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Canto a Maria

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2024

Canto a Maria
“Canto a Maria” che la Madonna stessa avrebbe ispirato ad Alphonsine Mumureke, una delle veggenti di Kibeho
Fonte: Diego Manetti Radio Maria

30° anniversario delle apparizioni della Vergine a Kibeho dans Antonio Socci Madonna-di-Kibeho

Madre del Verbo, Maria
Sei anche nostra Madre, Maria
Dispensatrice di Grazie, Maria
Ci hai colmato dei tuoi doni, Maria
Perché ci hai scelti, Maria
Tra i figli del nostro tempo, Maria
Possa tu darci la tua benedizione, Maria
Perché noi agli altri la comunichiamo, Maria
Noi figli di Kibeho, Maria
Noi ti chiediamo la fraternità, Maria
E l’amore per sempre, Maria
Come tu stessa ci hai detto, Maria

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Le apparizioni di Nostra Signora dei Dolori a Kibeho (Rwanda)

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Canti, Kibeho, Preghiere | Pas de Commentaires »

Il messaggio di Nostra Signora di Banneaux

Posté par atempodiblog le 6 janvier 2021

Il messaggio di Nostra Signora di Banneaux
La traccia mariana ci conduce in Belgio, e più precisamente al Santuario di Notre Dame de Banneux (Belgio). In questo luogo Maria è apparsa otto volte: le apparizioni tra gli uomini rispondono a un preciso disegno di Dio. Che attraverso i messaggi della Vergine vuole portare alla salvezza tutta l’umanità.
di Diego Manetti
Tratto da: La nuova Bussola Quotidiana

Il messaggio di Nostra Signora di Banneaux dans Apparizioni mariane e santuari Vergine-di-Banneux

La traccia mariana che questa volta esaminiamo ci conduce in Belgio, e più precisamente a Banneux, per un ciclo di otto apparizioni che ci mostreranno come la presenza della Madonna tra gli uomini negli ultimi due secoli risponda a un preciso disegno di Maria che con sempre maggior premura di fa presente e offre messaggi per mettere in guardia l’umanità dagli attacchi del Demonio. Ci troviamo dunque a Banneux: si tratta di un piccolo borgo situato nel comune di Louveigné, distante una ventina di chilometri da Liegi, nelle Ardenne. Il nome “Banneux”, letteralmente “(luogo) banale”, indica la natura del posto, reso insignificante – per lo meno fino a un certo punto, e agli occhi del mondo – da una dilagante povertà che costringe gli abitanti a una vita di fatica e di sacrifici.  Nel 1914 il villaggio muta denominazione, assumendo quella di Notre-Dame de Banneux per soddisfare un voto che gli abitanti hanno fatto chiedendo protezione alla Madonna dalle distruzioni del Primo conflitto mondiale. Ed effettivamente la Vergine ascolta le preghiere dei poveri di Banneux – contadini e minatori, per lo più – e ottiene dal Signore la grazia per cui il borgo attraversa indenne la guerra senza incappare in quella spirale di morte e distruzione che colpisce i villaggi vicini.

Ma veniamo ora ai fatti. Siamo nel 1933. In una frazione di Banneux, La Fange – “il fango”, a indicare la natura paludosa della zona -, vive una povera famiglia: il padre, Julien Beco, è operaio, mentre la moglie, Louise, accudisce i sette figli (che in seguito diventeranno undici, con la nascita di altri 4 bambini). La più grande di questi si chiama Mariette. È nata il 25 marzo 1921 e ha dunque appena 12 anni ma, come primogenita, è chiamata ad assumersi pesanti responsabilità nell’aiutare la madre a badare alla casa e alla numerosa prole. Una condizione di vita che poco si concilia con gli impegni di studio della bambina che, così, si trova presto in ritardo di due anni rispetto ai suoi coetanei. Altrettanto lacunosa è la preparazione catechistica, tanto che lo stesso cappellano di Banneux rimprovera più volte la piccola (e innocente) Mariette. I genitori, persone operose e oneste, ma non religiose, non si preoccupano affatto della scarsa educazione alla fede della figlia, dovendo impegnarsi nella dura lotta per affrontare le necessità quotidiane. La vita sembra scorrere come sempre, per Mariette, che dai genitori ha ereditato un forte senso del lavoro e un profondo spirito di sacrificio, ma che manca di una fede genuina e profonda, tanto da saltare anche la messa festiva oltre che le lezioni di catechismo per non incorrere nei rimbrotti del parroco, preoccupato per la scarsa applicazione della fanciulla. Ma ecco che, domenica 15 gennaio 1933, accade qualcosa che renderà Banneux qualcosa di affatto “banale”, rendendo anzi la località nota in tutto il mondo, fino a oggi.

È dunque domenica 15 gennaio 1933. Un mese particolarmente freddo, tanto che neve e ghiaccio hanno ricoperto la piccola frazione dove vivono i Beco, in una povera abitazione ai margini del bosco. Ormai è sera, è quasi ora di cena e Mariette sta guardando fuori dalla finestra della cucina, in attesa che il fratello Julien faccia ritorno a casa. All’improvviso, nel buio del giardino, vede, a pochi metri dalla casa, la figura di una Bella Signora, avvolta di una luce splendente. Dopo averla osservata meglio, la bambina chiama la mamma, dicendole che in giardino è apparsa una donna di una bellezza e una eleganza mai viste prima. La Signora indossa infatti una veste bianca ornata da un nastro blu che le cinge la vita, mentre la testa è coperta da un velo bianco e trasparente. Mariette nota anche una rosa d’oro sul suo piede destro e un rosario – che sembra fatto anch’esso d’oro – sulla mano destra. La Signora ha le mani giunte come se pregasse.  La bambina intuisce subito che deve trattarsi della Madonna e, presa la corona del Rosario che aveva trovato per strada qualche tempo prima, comincia a recitare alcune “Ave Maria”, senza distogliere lo sguardo dalla figura che, nel frattempo, le fa come un cenno con la mano destra, come invitandola a uscire e a raggiungerla. La madre di Mariette però, che scorge invece solo un’ombra indistinta, credendo forse che si tratti di qualche spirito o fantasma, si spaventa e impedisce alla figlia di uscire, serrando l’ingresso a chiave. Mariette, che si era diretta verso l’uscio di casa, torna precipitosamente alla finestra, ma rimane delusa nell’accorgersi che la Bella Signora non c’è più e che il giardino è nuovamente sprofondato nel buio della serata invernale.

Il giorno successivo la Bella Signora non compare, così il giorno dopo ancora, martedì 17 gennaio, Mariette si reca da don Jamin, il parroco, per raccontargli l’accaduto. Il parroco non dà molto credito al racconto della bambina, pensando che magari si sia immaginata una statua della Madonna di Lourdes nel giardino di casa propria, mescolando le ombre della notte con la suggestione e la fantasia tipiche di quell’età. Il sacerdote resta però colpito dal fatto che Mariette ha ripreso a frequentare le lezioni di catechismo, come se qualcosa fosse davvero cambiato in lei. Si giunge così a mercoledì 18 gennaio. Verso le sette di sera, dunque alla stessa ora di domenica, Mariette esce di casa, senza di nulla. Incuriosito dallo strano comportamento della figlia, il padre la segue e, stupito, la trova in ginocchio sul sentiero che conduce alla siepe del giardino, intenta a pregare a bassa voce, rivolta in direzione del luogo dove, tre giorni prima, aveva visto la Bella Signora. D’un tratto, la Donna le appare su una piccola nube grigia che la tiene sollevata dal terreno. La bambina continua a pregare sottovoce, con il rosario in mano, tenendo lo sguardo verso l’alto, in direzione della Signora la quale, sorridendo dolcemente, muove le labbra come se pregasse. Dopo circa venti minuti di preghiera, l’apparizione chiede a Mariette di seguirla. La piccola veggente si alza e, varcato il cancello della proprietà dei Beco, si incammina lungo la strada. Per due volte, durante il breve tragitto, Mariette cade in ginocchio, in estasi, pregando alcune “Ave Maria” prima di rialzarsi e proseguire il cammino. A un certo punto, giunta presso una sorgente che scorre lungo la strada, Mariette si inginocchia, una terza volta, sull’orlo del fossato, mentre la Bella Signora resta sospesa sulla scarpata, dicendole: “Immergi le mani nell’acqua”. Immediatamente, la bambina obbedisce, facendo però scivolare il suo rosario nella gelida acqua della sorgente.

La Signora prosegue: “Questa sorgente è riservata a me”, per poi salutarla: “Buona sera, arrivederci” e somparire quindi, lentamente, sollevandosi in cielo, sopra gli alberi circostanti. Mariette rientra in casa, felice per quella che pare la promessa di un ulteriore incontro – la Signora le ha infatti detto “arrivederci” prima di lasciarla. Il padre, stupito per l’accaduto, si reca dal parroco per informarlo sui fatti. Don Jamin è però a Liegi. Appena il parroco viene a sapere di esser stato cercato da Julien Beco, si reca egli stesso a casa della famiglia, dove però trova la piccola Mariette già a letto. Prima che faccia ritorno in parrocchia, Julien gli chiede di incontrarlo il giorno dopo per potersi accostare ai sacramenti. La cosa colpisce assai il sacerdote poiché, dopo che Mariette gli aveva raccontato dell’apparizione, aveva chiesto proprio la conversione del padre – notoriamente poco propenso alla devozione e alla preghiera – come segno della veridicità degli eventi.

La terza apparizione – ormai possiamo così definirle, visto che la stessa Mariette non ha più dubbi sul fatto che le stia apparendo la Vergine – avviene il giorno successivo, giovedì 19 gennaio. Indossato un pesante cappotto per ripararsi dal freddo, la veggente va a inginocchiarsi in giardino verso le sette di sera, sulla neve gelata, come il giorno prima. Dopo alcuni minuti di preghiera a voce sommessa, la piccola allarga le braccia ed esclama: “Eccola!”. Quindi, fattasi coraggio, domanda alla Donna: “Chi siete, mia Bella Signora?”.  E la Signora risponde: “Io sono la Vergine dei Poveri”. L’espressione non è casuale, neppure per Mariette e gli abitanti della zona, poiché il bosco limitrofo alla sorgente era proprio detto “dei poveri” in quanto vi si poteva tagliare legna gratuitamente, in ragione delle gravi condizioni di miseria in cui versava la popolazione della zona. A quel punto Mariette si alza e, seguendo la Madonna, compie il percorso della sera precedente, inginocchiandosi nei tre punti dove era caduta in estasi il giorno prima. Giunta nei pressi della sorgente, domanda alla Vergine perché Ella abbia detto che quella sorgente sia riservata per Lei.

La Madonna le risponde, sorridendole: “Questa sorgente è per tutte le nazioni … (per dare sollievo) agli ammalati”. Mariette ripete, scandendole come per meglio ricordarsele, queste parole, dicendoLe: “Grazie, grazie!”. La Vergine si congeda quindi dalla bambina, con l’implicita promessa di tornare – “Pregherò per te, arrivederci!” -, scoparendo poi in cielo, al di sopra degli abeti circostanti la sorgente. E’ importante notare come questo saluto contenga una doppia promessa: da una parte l’impegno a tornare, in quell’arrivederci che sa di un appuntamento che presto si rinnoverà; ma, soprattutto, la promessa a esser sempre accando a Mariette nella preghiera: “pregherò per te” le dice infatti la Vergine, indicando così il suo ruolo di celeste Mediatrice di grazia presso Dio.

Il giorno successivo, venerdì 20 gennaio, alla solita ora la veggente si reca in giardino per pregare il rosario, in ginocchio sulla nece, come nei giorni precedenti. Questa volta sono presenti diversi vicini, fedeli e curiosi, poiché la voce delle presunte apparizioni ha cominciato a spargersi nei dintorni.  Dopo la preghiera del Rosario, ecco che l’esclamazione di Mariette annuncia l’arrivo della Madonna: “Eccola!”. La bambina le domanda: “Che cosa desiderate, mia Bella Signora?”. La risposta non si fa attendere: “Desidererei una piccola cappella”. Con queste parole, la Madonna rinnova una richiesta che tante volte abbiamo visto caratterizza le apparizioni mariane, laddove la Vergine richiede la costruzione di un edificio sacro che possa restare a memoria della traccia del Suo passaggio tra gli uomini e costituire altresì meta di pellegrinaggio, luogo di preghiera e di devozione, nel quale ricevere le numerose grazie che la Madonna concede a quanti la invocano con fiducia filiale. La Vergine traccia quindi un segno di croce con la mano, benedicendo così la piccola, prima di scomparire in cielo. Provata dalle intense emozioni, oltre che dalle avverse condizioni climatiche, Mariette perde i sensi. Julien, il padre, si fa aiutare da un vicino di casa e la riporta in casa, mettendola a letto, affinché possa riposare. Dopo di che, il signor Beco si ferma a riflettere sugli avvenimenti di quei giorni, profondamente commosso per quanto sta toccando il cuore della figlia. Oltre che il proprio.

Dal giorno successivo, 21 gennaio 1933, fino al 10 febbraio compreso, Mariette si ripresenta all’appuntamento con la Signora tutte le sere verso la stessa ora – le 19 -, a volte da sola, altre accompagnata dal padre. La stagione è la più fredda dell’anno e il gelo e la neve non sembrano dare tregua alla regione. Eppure la bambina non si arrende e ogni sera si inginocchia in giardino, pregando, in attesa della Bella Signora. Non è stata forse Lei a dire: “Arrivederci”? Perché dunque non dovrebbe tornare? E non si è forse presentata come “Vergine dei Poveri”? Come potrebbe dunque dimenticarsi di Mariette, figlia di una delle famiglie più povere del borgo di Banneux? La piccola non si arrende, dunque, e persevera nella preghiera, per quanto la Madonna non le appaia più. E a chi proverà a farle notare che forse è tutto finito – e che magari si è trattato solo di un inganno o di una fantasia – lei replicherà sempre, con tono pacato ma deciso: “Devo uscire, devo andare perché è Lei che mi chiama!”, dando così prova di una fede matura, solida, capace di nutrirsi di sacrificio, attesa e pazienza. Finché tale fede sarà premiata e la Madonna tornerà nuovamente ad apparirLe, l’11 febbraio 1933.

Prima di esaminare la quinta apparizione, quella dell’11 febbraio, appunto, vorrei riflettere su questa data. L’11 febbraio 1933 è infatti il 75° anniversario delle apparizioni di Lourdes. Non è un caso, se notiamo gli elementi che accomunano le apparizioni di Banneux e quelle, famose in tutto il mondo, che hanno reso Lourdes cara a milioni di fedeli nel mondo. Anzitutto, la Madonna si presenta in entrambi i casi a una bambina: da una parte la piccola Bernardette, dall’altra Mariette. Entrambe sono adolescenti – 12 anni ha Mariette, 14 Bernardette nel 1858, al tempo delle apparizioni -, sono di povera famiglia e non hanno cultura né formazione religiosa.  Sia a Lourdes sia a Banneux, inoltre, è presente l’elemento dell’acqua, sia nella fonte che l’Immacolata indica a Bernardette, sia nella sorgente che la Vergine dei Poveri mostra a Mariette. L’acqua è dunque un elemento comune di particolare rilievo. Essa indica la purificazione dell’uomo, la sua rinascita interiore, rimandando al lavacro battesimale. È come se la Madonna indicasse la necessità per i fedeli di “lavare” il loro cuore dal peccato e da quanto inquina la loro anima. Numerosissime sono le conversioni che, accadute a Lourdes, testimoniano come siano anzitutto le guarigioni interiori quelle grazie che la Madonna riversa a piene mani sui pellegrini, ben più dei miracoli fisici. Basti pensare che quelli ufficialmente riconosciuti sono circa una settantina, contro le migliaia di conversioni e di “ritorni alla fede” che invece hanno inciso e profondamente trasformato una moltitudine di cuori. Anche da questo punto di vista si può individuare un parallelismo tra Lourdes e Banneux, poiché pure nel santuario belga sono accadute e accadono numerose conversioni, accompagnate pure da alcune guarigioni fisiche straordinarie.

Torniamo dunque a quell’11 febbraio 1933. Mariette si trova inginocchiata in giardino, intonro alle sette di sera, mentre la luna piena risplende in cielo e illumina il paesaggio circostante. Sono presenti alcuni fedeli che accompagnano la veggente nella preghiera del rosario. A un certo punto, la bambina si alza di scatto – la Madonna le è apparsa, finalmente! – e si dirige verso la sorgente, inginocchiandosi nei tre medesimi punti dove già è caduta in estasi nelle precedenti apparizioni. Giunta alla fonte, immerge le mani nell’acqua e si fa il segno della croce. La Vergine le dice: “Io vengo ad alleviare la sofferenza”. La veggente la ringrazia, mentre la Madonna la saluta, secondo l’espressione ormai abituale – “arrivederci” – per poi scomparire in cielo.  La sesta apparizione avviene a distanza di pochi giorni. È mercoledì 15 febbraio 1933. Alla Madonna che le appare, Mariette chiede un segno, come suggeritole dal parroco, per provare l’autenticità di quegli avvenimenti soprannaturali. A quella richiesta la Madonna replica: “Credete in me, e io crederò in voi”. Confida quindi un segreto a Mariette, la quale si mette a piangere. Prima di allontanarsi, la Vergine aggiunge ancora: “Pregate molto. Arrivederci”.

Per comprendere la risposta della Madonna alla richiesta di Mariette occorre fare un passo indietro, accennando, in estrema sintesi, a un altro celeste avvenimento che prepara le apparizioni di Banneux. Mi sto riferendo alle apparizioni di Beauraing, piccolo villaggio del vescovado di Namur, in Belgio. Qui la Madonna apparve 33 volte a cinque piccoli veggenti di età compresa tra i 9 e i 15 anni, nella riproduzione di una grotta di Lourdes, a partire dal 29 novembre 1932. L’ultima delle apparizioni di Beaureing avvenne il 3 gennaio 1933, appena 12 giorni prima dell’inizio di quelle di Banneux. A conferma della soprannaturalità degli avvenimenti che avevano investito i 5 fanciulli, i fedeli avevano offerto una novena di preghiere per richiedere un segno dal Cielo. La novena era terminata il 16 gennaio 1933. Il segno era stato dato addirittura con un giorno di anticipo, poiché già il 15 gennaio aveva avuto inizio un nuovo corso di apparizioni, a Banneux, appunto, a conferma che la Madonna stava riservando una attenzione tutta particolare al Belgio.

Alla luce di questa premessa possiamo forse capire meglio perché la Madonna dica a Mariette: “Credete in me, e io crederò in voi”. E’ la risposta di una Mamma che dice ai propri figli di smetterla di chiedere segni e prove, per cominciare invece ad avere fiducia, abbandonandosi sereni tra le braccia materne. La richiesta di un segno porta anzi la Madonna quasi a ribaltare la prospettiva, esortando i fedeli stessi a dare un segno: “Credete in me”. L’unico segno che infatti possiamo offrire alla Vergine è quello di una fede sincera, tenera, filiale. Solo se daremo segno di una tale fiducia nella Madonna, Lei stessa potrà concederci un segno ne maggiore, ovvero la Sua fiducia in noi: “Io crederò in voi”. Vale a dire: invece di attendere passivamente segni dal cielo – atteggiamento che anche Gesù nel Vangelo ben stigmatizza, dicendo che la sua generazione non avrà altro segno che quello di Giona, alludendo alla sua morte e risurrezione – iniziate voi stessi a essere un segno (per sé e per gli altri), mostrando quella fede e quella fiducia in Gesù che la Madonna è venuta a chiedere ai suoi figli. Solo con tale fede potremo ricevere tutte le grazie e le benedizioni che la Madonna continuamente intercede per noi presso Dio.

Ancora, possiamo notare come le apparizioni mariane non possano intendersi isolatamente da quel grande mosaico che segna gli ultimi due secoli della nostra storia, secondo la tesi di Jean Guitton, grande filosofo cattolico e Accademico di Francia, per cui – da Rue du Bac, Parigi, nel 1830, fino a Fatima, 1917 – si snoderebbe un percorso di apparizioni mariane che mira a svelare il piano dell’attacco satanico al mondo contemporaneo. Ecco, credo che anche Banneux possa rientrare a pieno titolo in questo disegno mariano che ha lo scopo, attraverso apparizioni sempre più frequenti della Madonna, di invitare il mondo alla conversione, a ritornare a Dio, difendendosi dagli assalti del demonio che vuol spingere il mondo all’autodistruzione e l’umanità alla dannazione eterna. Perché dico questo? Anzitutto per il legame tra Lourdes e Banneux, che già ho cercato di mettere in luce soprattutto in riferimento alla sorgente d’acqua e al tema della guarigione (dell’anima e del corpo). Legame che a quanto pare si estende anche a Beaureing, laddove le apparizioni avvengono in una riproduzione della grotta di Lourdes e si legano poi a Banneux, come abbiamo appena visto, poiché le visioni di Mariette sono proprio la conferma richiesta con solenne novena di preghiere in seguito alle apparizioni di Beaureing, quale segno e conferma della soprannaturalità degli avvenimenti che hanno coinvolto i 5 giovani veggenti tra la fine del 1932 e l’inizio del 1933.

Torniamo ora al ciclo delle apparizioni, esaminando la settima. È lunedì 20 febbraio. Lo scenario è quello abituale: neve, freddo, ghiaccio. Mariette si trova in ginocchio in giardino, in preghiera. A un tratto la Vergine le appare, e la conduce, come al solito, presso la sorgente, al limitare del bosco. Là giunta, la Madonna sorride alla piccola veggente, quindi le dice: “Mia cara bambina, prega molto”. A quel punto la Madonna si fa seria, congedandosi con il solito: “Arrivederci”. Trascorrono poi alcuni giorni, prima dell’ottava e ultima apparizione, che ha luogo la sera di giovedì 2 marzo 1933. È una serata piovosa ma, all’inizio della recita della terza corona del rosario, ecco che improvvisamente la pioggia smette di cadere, il cielo si rasserena e si possono vedere innumerevoli stelle che rischiarano la notte nascente. Appena la Madonna appare a Mariette, ecco che la veggente la accoglie tendendole le braccia. Notiamo come l’attesa sempre più lunga che precede l’apparizione – questa volta la veggente ha dovuto aspettare la recita di tre corone del rosario – sia un modo concreto di condurre Mariette a quella preghiera intensa che la Madonna stessa è venuta a chiedere. La Vergine le dice: “Io sono la Madre del Salvatore, la Madre di Dio”. Il viso della Madonna è coperto da un velo di profonda tristezza, soprattutto quando pronuncia una grave raccomandazione: “Pregate molto”. Quindi con la mano destra traccia un segno di croce sulla bambina, per poi salutarla e congedarsi definitivamente dicendole: “Addio”.

Il commiato di questa ottava apparizione indica chiaramente che si è chiuso un ciclo: “Addio” dice infatti la Madonna, per significare che ha detto a Mariette quello che il Cielo l’ha incaricata di dire, affidandole i messaggi che, per suo tramite, sono rivolti al mondo intero. Già nel mese di maggio di quel 1933 viene posta la prima pietra della cappella nel giardino dei Beco, inaugurando il piccolo edificio sacro il 15 agosto dello stesso anno. Il vescovo di Liegi attese però qualche tempo, secondo la prudenza che contraddistingue la usuale prassi della Chiesa in materia di apparizioni mariane, prima di pronunciarsi. Nella lettera pastorale del 19 marzo 1942 diede quindi piena autorizzazione a praticare il culto alla “Madonna di Banneux”. Ricevuto incarico dalla Santa Sede di approfondire l’esame sulla soprannaturalità dei fatti, lo stesso vescovo, mons. Kerkhofs, riconobbe come autentiche e senza riserve le otto apparizioni della “Vergine dei Poveri” a Mariette Beco. Si apriva così la strada per l’espansione del culto, attraverso la posa, l’8 agosto 1949, della prima pietra del nuovo santuario che sarebbe sorto sul luogo delle apparizioni.

Mariette scelse di vivere la propria esistenza senza clamori né visibilità, all’insegna di quella poverta di spirito che la Madonna era venuta a insegnarle in quel di Banneux, scegliendo poi di sposarsi e metter su famiglia. Per introdurre alcune riflessioni sul messaggio di Banneux, ritengo utile riportare alcuni passi della lettera pastorale che, datata 22 agosto 1949 e firmata dal vescovo di Liegi, mons. Louis-Joesph Kerkhofs, sancì il riconoscimento ufficiale delle apparizioni di Banneux: “…crediamo veramente che la santa Vergine è apparsa e ha parlato a Banneux. A due riprese, prima nel 1942 e poi nel 1947, abbiamo riconosciuto ufficialmente, con qualche riserva, la realtà delle apparizioni di Banneux. Oggi, dopo due nuovi anni di preghiere e di osservazione, noi in coscienza crediamo di poter e dover riconoscere senza riserve questa realtà, cioè la realtà delle otto Apparizioni della santa Vergine a Mariette Beco, che hanno avuto luogo il 15, il 18, il 19 e il 20 gennaio, l’11, il 15 e il 20 febbraio e il 2 marzo 1933. Dedicando il futuro santuario alla Regina delle Nazioni, noi vogliamo allo stesso tempo rispondere al messaggio e al desiderio della nostra augusta Visitatrice, rendere omaggio alla sua regalità e sottolineare il legame tra la sua visita e la consacrazione del mondo al suo Cuore Immacolato. Del resto non è forse servire gli interessi di tutti i popoli, così giustamente preoccupati del loro avvenire e della loro sicurezza, orientare il loro sguardo e il loro cuore verso Colei che è la Regina delle Nazioni e la Regina della Pace?”.

Credo che questa citazione sia di grande aiuto per cogliere il valor profondo delle apparizioni di Banneux. Come il vescovo di Liegi riconosce, la Madonna è “Regina delle Nazioni”. Questo titolo lascia intendere che il messaggio consegnato a Mariette Beco non vale solo per il Belgio, bensì per il mondo stesso. La Bella Signora si presenta infatti come Vergine dei Poveri non intendendo con questo soltanto i poveri in senso materiale – come gli abitanti di Banneux, ad esempio, sempre impegnati in una dura lotta per la sopravvivenza quotidiana – ma anzitutto i poveri in spirito. La Madonna è cioè venuta per essere la Regina dei Cuori in quanti, distaccandosi dai beni terreni, riescono a liberare il loro cuore, scoprendo di non possedere niente e di avere bisogno di tutto, anzi di Colui che è il solo Tutto capace di saziare la sete d’infinito che è propria del cuore dell’uomo. Maria è dunque “Regina delle Nazioni” in quanto è “Vergine dei Poveri”, intendendosi con questi tutti coloro che, nel mondo, scelgono di rinunciare a tutto pur di conquistare il Regno dei Cieli.

È una scelta del cuore, tanto che il vescovo stesso evidenzia il legame che sussiste tra tali apparizioni e il tema della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: consacrarsi al Cuore della Madonna significa abbandonarsi totalmente alla Vergine, rinunciando con ciò in tutto e per tutto al Maligno, alle sue opere e seduzioni, aspirando a quel distacco da Satana che, nella sua assolutezza, fu proprio in terra solo di Maria, in quanto Immacolata. Quando tutto il mondo avrà imboccato la strada della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, ecco che la Madonna sarà la Regina di tutti i cuori, e tramite essa nel mondo potrà regnare la vera pace, tanto che il vescovo stesso anticipa felicemente i tempi odierni indicando la Madonna come “Regina della Pace”. Con il titolo di Regina della Pace si allude senz’altro a una grande verità di fede che interessa ogni uomo: solo Dio dona la vera pace (Gesù ha ben detto di esser venuto per donare una pace vera, che non è quella del mondo, no?), e la Madonna è venuta tra gli uomini proprio per invitare l’umanità a riconciliarsi con Dio e a ottenere così la vera pace interiore, quella che il mondo non può assolutamente togliere né minacciare.

Il richiamo alla pace riporta però anche alla prospettiva specifica del Belgio. Notiamo infatti il parallelismo tra le apparizioni e i fatti storici più rilevanti del periodo. In particolare, il 30 gennaio 1933 ha inizio il Cancellierato di Adolf Hitler; la vittoria alle elezioni del 5 marzo 1933 del Partito Nazional-Socialista consolida poi il potere di Hitler, il quale prepara la completa eliminazioni dei poteri parlamentari nelle settimane successive. Facciamo un salto avanti, fino all’inizio della Seconda guerra mondiale, per notare come proprio il Belgio faccia le spese dell’espansionismo tedesco, e come proprio in Belgio si combatta, nel 1944, una delle battaglie più sanguinose, quella delle Ardenne, ovvero le zone delle foreste del Belgio in cui si trova anche Banneux: combattutasi tra il 16 dicembre 1944 e il 28 gennaio 1945, causerà oltre 150.000 morti tra i due schieramenti, e risulterà decisiva nella controffensiva che gli Alleati scateneranno per abbattere il Terzo Reich e sancire la fine del Nazionalsocialismo. Ecco forse perché la Madonna invita a più riprese Mariette alla preghiera, assumendo una espressione preoccupata, seria, tesa a mettere in guardia sulla serietà degli eventi futuri.

Il richiamo alla guerra permette di mettere in luce un ulteriore legame, quello tra Banneux e Fatima. Anzitutto nel nome della Consacrazione al Cuore Immacolato, che il vescovo di Liegi richiama proprio avendo ben presente l’invito fatto dalla Regina del Rosario ai tre pastorelli affinché attraverso la consacrazione della Russia (e del mondo) al Suo Cuore Immacolato il mondo potesse avere la tanto sospirata pace, scongiurando il pericolo di un secondo conflitto mondiale e gli orrori del Comunismo. La storia portò purtroppo con sé sia l’una che l’altra delle terribili realtà profetizzate dalla Madonna, in quanto l’uomo non volle accogliere nel profondo del proprio cuore l’invito alla conversione rivolto dalla Vergine a una umanità sempre più spinta dinnanzi al bivio tra la vita e la morte, tra il fare del mondo un giardino rigoglioso oppure ridurlo a un cumulo di macerie. Ecco dunque che la prospettiva della Seconda guerra mondiale lega in qualche modo Fatima e Banneux, laddove il Belgio sembra esser messo in guardia in modo speciale dalle conseguenze dell’ascesa politica di Hitler.

Il messaggio di Banneux non vale solo per il Belgio di quegli anni, ma deve poter valere anche per noi, se crediamo che ogni apparizione della Madonna abbia un valore storico ma anche uno universale, tale cioè da restare valido aldilà di un determinato contesto spazio-temporale. In questo caso, l’invito alla preghiera e al farsi poveri in spirito pare essere il cuore di un messaggio che interpella anche noi, oggi.  A Banneux la Madonna è dunque venuta per ricordarci ancora una volta che Ella, serva amorosa di Gesù, è Mediatrice di grazie per gli uomini e ci indica la sorgente di ogni grazia, cioè suo figlio Gesù suscitando in noi la fede e la preghiera necessarie per riconoscere e accogliere il Figlio di Dio come Re di tutti i cuori.  Certo, presentandosi come “Regina dei Poveri”, la Madonna si pone in linea con lo spirito di carità che anima il Vangelo, tutto intriso di richiami a un amore operoso verso i fratelli meno fortunati, secondo la missione che Gesù stesso ha affidato alla sua Chiesa (“I poveri li avrete sempre con voi”, Mt 26, 11). Tuttavia, come già abbiamo sottolineato, il cuore del messaggio riguarda l’interiorità dell’uomo ben più che la precarietà della vita economica: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt 5, 3). Che in gioco ci sia la guarigione del cuore dell’uomo paiono dimostrarlo le numerose conversioni che sono avvenute proprio a Banneux per intercessione della Vergine dei Poveri, che nel richiedere incessanti preghiere ai fedeli ha forse di mira proprio di chiedere anche preghiere di intercessione da parte di ognuno di noi in favore della conversione dei peccatori. Invito che costituirebbe un ulteriore elemento di raccordo con Fatima, laddove la Madonna aveva espressamente detto che un grande numero di anime andava dannata poiché non vi era alcuno che pregasse per loro quando’esse ancora potevano salvarsi.

Credo che questo invito alla preghiera possa valere ancor più per noi oggi, chiamandoci a fidarci della Madonna, senza troppi ragionamenti né obiezioni (tipiche di chi non è affatto povero in spirito…), ma semplicemente abbandonandosi alla volontà di Dio tramite Maria. Quello a “pregare molto” è un invito che fin da subito viene preso sul serio a Banneux, tanto che nel 1934 viene fondata sul posto l’Unione Internazionale di Preghiere, approvata dal vescovo di Liegi nello stesso anno. Il programma di preghiera prevede la recita del Rosario completo, ogni sera intorno alle 19 presso la cappellina delle apparizioni, per proseguire poi con la recita delle invocazioni. L’Unione si è diffusa nel mondo (anche in Italia, dove il Movimento Madonna dei Poveri di Milano vi aderisce fin dal 1950) portando così decine di migliaia di fedeli ad alimentare ogni giorno quel grande fiume di preghiera che è partito da Banneux e si è diffuso in tutto il mondo. Uniamoci anche noi alla preghiera alla Vergine dei Poveri, certi che la Madonna non mancherà di assisterci nella preghiera, secondo quanto ha promesso a Mariette Beco: “Pregherò per te”. Certi di questa comunione di affetto e di preghiera con la Madre di Dio, ci rivolgiamo supplici alla Vergine dei Poveri perché venga in nostro aiuto:

Nostra Signora di Banneux, Madre del Salvatore Madre di Dio, Vergine dei Poveri, tu che hai detto: « Credete in me, io crederò in voi », noi riponiamo in te tutta la nostra fiducia. 

Degnati di ascoltare le preghiere che ti rivolgiamo, abbi pietà di tutte le miserie spirituali e temporali, ridona ai peccatori i tesori della fede, dai sollievo agli ammalati, allevia la sofferenza, prega per noi e, per la tua intercessione, ottieni che il regno di Cristo Re si estenda a tutte le nazioni. 

Vergine dei Poveri, prega con noi (si ripete tre volte) e con tutti i membri della tua Unione Internazionale di Preghiere.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena alla Santa Vergine dei Poveri di Banneux (da recitarsi dal 6 al 14 gennaio)

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Madre Teresa e la santa Comunione sulla mano

Posté par atempodiblog le 5 septembre 2020

Madre Teresa e la santa Comunione sulla mano/ Per quanto concerne il ricevere la Santa Comunione nella mano, una chiarificazione sulla presunta dichiarazione di Madre Teresa: “La cosa che più mi rattrista…”
Fonte: Testo © Mother Teresa Center of the Missionaries of Charity

 Madre Teresa e la santa Comunione sulla mano dans Diego Manetti Madre-Teresa

Riguardo al modo di ricevere la Santa Comunione, la Chiesa dichiara: “Nonostante debba essere rispettato il diritto di ogni fedele di ricevere, se lo desidera, la Santa Comunione sulla lingua, se un comunicante desiderasse ricevere il Sacramento della Comunione sulla mano, in circoscrizioni dove la Conferenza Episcopale con il riconoscimento della Santa Sede, ne abbia dato il permesso, l’Ostia Sacra dovrà essere amministrata al richiedente. Comunque, è necessario assicurarsi attentamente che l’Ostia consacrata sia consumata dal comunicante alla presenza del sacerdote, in modo da evitare che qualcuno si allontani con le Specie Eucaristiche nella sua mano. Nel caso esistesse il rischio di una profanazione, la Comunione non deve essere posta sulla mano dei fedeli”. (Dalla CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI – ISTRUZIONE Redemptionis Sacramentum; in materia di argomenti da osservare o evitare riguardo alla Santissima Eucarestia)

Madre-Teresa dans Fede, morale e teologia

Madre Teresa non avrebbe mai contraddetto i dettami della Chiesa. Riguardo al modo in cui ricevere la Santa Comunione, ha scritto alle sue consorelle: “Questo è come il permesso dei Vescovi dato alcuni anni fa per ricevere la Santa Comunione nella mano. E’ permesso, ma non è un ordine,… come Missionarie della Carità, noi abbiamo scelto di ricevere la Santa Comunione sulla lingua. Se qualcuno vi interroga su questo, non entrate in discussione – “che ogni spirito dia gloria a Dio” – ma preghiamo che tutto sia fatto per la maggior gloria di Dio e il bene della Chiesa”.

Voi riportate questa citazione “Ovunque vada nel mondo intero, la cosa che maggiormente mi rattrista è vedere la gente ricevere la Comunione nella mano.” Questa dichiarazione non ci sembra autentica. Non abbiamo mai sentito Madre Teresa proferire queste parole e nemmeno le abbiamo mai incontrate nei suoi scritti. Una cosa che Madre Teresa soleva ripetere molto spesso era: “…Il più grande distruttore della pace oggigiorno è l’aborto, perché è una guerra contro il bambino, un diretto omicidio di un bambino innocente, ucciso dalla sua stessa madre…il più grande distruttore dell’amore e della pace è l’aborto.”

Divisore dans San Francesco di Sales

Ricorda
Si può dare la comunione in mano ai fedeli? Sì, a condizione che…

Ostia-santa dans Madre Teresa di Calcutta

Non intendo fare alcuna “crociata” contro la pratica di dare la comunione in mano ai fedeli che la richiedano, perché quello che dice la Chiesa, nostra madre, vale. Però non bisogna dimenticare che la Chiesa dice che tu puoi prendere la comunione con la mano e poi devi metterla in bocca, subito lì, davanti al sacerdote. Quindi i sacerdoti devono essere molto vigilanti in questo senso, richiamando eventuali fedeli che non dovessero consumare immediatamente la particola. E’ questo il momento in cui ci deve essere l’osservazione: se si applica la norma liturgica correttamente, il pericolo che un’ostia sia trafugata si riduce sensibilmente, sconfessando con ciò la tesi per cui dare la comunione in mano favorirebbe di per sé i furti di ostie.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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L’importanza di fare bene le omelie

Posté par atempodiblog le 21 décembre 2014

Rileggiamo con calma l’insegnamento del Romano Pontefice (Benedetto XVI) nel n.59 de la Verbum Domini: «Già nell’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis, avevo ricordato che in relazione all’importanza della Parola di Dio si pone la necessità di migliorare la qualità dell’omelia. Essa infatti “è parte dell’azione liturgica”; ha il compito di favorire una più piena comprensione ed efficacia della Parola di Dio nella vita dei fedeli»

L’omelia non è l’occasione per rivolgersi ai fedeli e comunicare loro qualcosa di diverso dai testi sacri letti. È “parte dell’azione liturgica”, non una aggiunta opzionale. La sua finalità è quella di “favorire una più piena comprensione ed efficacia della Parola di Dio nella vita dei fedeli”.

Tratto da: Collationes

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L’importanza di fare bene le omelie
di Radio Vaticana

(20/12/2014) Con il benestare di Papa Francesco, è stato redatto dalla Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti un “direttorio omiletico”. Costituito da due parti – una dedicata all’omelia in ambito liturgico e l’altra focalizzata sull’arte della predicazione – il documento ambisce a fornire a sacerdoti e seminaristi le coordinate metodologiche e contenutistiche da tener conto nel preparare e pronunciare un’omelia. Federico Piana ne ha parlato con Sergio Tapia-Velasco, docente alla Facoltà di Comunicazione sociale della Pontificia Università della Santa Croce e coordinatore del corso “Ars praedicandi”:

R. – In realtà, tutto inizia con Giovanni Paolo II quando nel 1990 convoca un Sinodo per studiare come si possa migliorare la formazione dei sacerdoti, dei seminaristi. Già in quel momento è venuta fuori  l’idea di fare qualcosa per aiutare i sacerdoti a predicare meglio. Poi, Papa Benedetto in due momenti importanti – sempre a conclusione di un Sinodo, quello dell’Eucaristia, che ha portato poi all’uscita dell’Esortazione “Sacramentum Caritatis” nel 2007 – parlò di queste omelie che risultavano noiose, perché in realtà erano troppo generiche o astratte e non parlavano ai fedeli. E’ stato lo stesso Benedetto che ha chiesto – dopo il Sinodo sulla Parola di Dio nel 2010, scrivendo questa Esortazione Apostolica “Verbum Domini”, al numero 60 – ai responsabili della Congregazione del Culto Divino l’opportunità di redigere un Direttorio Omiletico. Il Direttorio è un tipo di documento, diciamo così, speciale che viene non soltanto a studiare un argomento dal punto di vista teorico, ma cerca di dare una direzione.

D. – In concreto di cosa si tratta?
R. – Si tratta di linee guida che possono ispirare sia il sacerdote che già si trova a esercitare il ministero della Parola, e richiamano soprattutto la responsabilità dei rettori dei seminari nel preparare in questa bella ma anche difficile arte della predicazione i loro seminaristi. Senz’altro tutti possiamo migliorare, ma chi si sta preparando al sacerdozio deve prendersi sul serio nella preparazione in questo ambito.

D. – Come deve essere fatta una omelia “doc”?
R. – Porsi le domande giuste per strutturare l’omelia: che cosa interessa veramente i fedeli? Che cosa dice veramente il testo? Che cosa ha detto questa lettura al mio cuore? Come dice Papa Francesco, è importante non rispondere a domande che nessuno si pone: l’inter-lectio ha proprio lo scopo di “inter-leggere” e capire che cosa dice il testo, cosa hanno bisogno di ascoltare i fedeli e cosa ha detto il testo a me stesso? Altrimenti l’omelia risulta non autentica. L’importante è avere una domanda di partenza e poi si può strutturare il discorso seguendo la retorica classica, ma sempre attenti alle forme di comunicazione contemporanea.

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Napoli e la devozione dei “sabati privilegiati” all’Immacolata

Posté par atempodiblog le 4 janvier 2014

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Il primo sabato dopo il 30 dicembre la chiesa del Gesù Vecchio a Napoli si riempie di fedeli che partecipano in massa alla devozione annuale del istituita due secoli fa dal venerabile don Placido Baccher, un sacerdote dalla figura mite e dalla religiosità eroica, sostenuto per tutta la propria travagliata esistenza dalla fede nell’Immacolata.

di Gianandrea de Antonellis

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Per leggere del venerabile Placido Baccher e della devozione dei “sabati privilegiati” all’Immacolata cliccare qui 2e2mot5 dans Diego Manetti “A Gesù per Maria”

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Sulle tracce di Maria: Notre Dame du Laus

Posté par atempodiblog le 2 juin 2013

Sulle tracce di Maria: Notre Dame du Laus
di Diego Manetti

Sulle tracce di Maria: Notre Dame du Laus dans Apparizioni mariane e santuari 1zg7v2v

Ogni primo sabato del mese, su Radio Maria, va in onda alle 22.45 un programma condotto da Diego Manetti e titolato “Sulle tracce di Maria”. Si tratta di un cammino che, puntata dopo puntata, porta gli ascoltatori nei tanti santuari dedicati alla Madonna. Per gentile concessione dell’autore, seguiremo anche noi questo cammino, pubblicando la trascrizione di ogni puntata del programma, non appena terminata. Oggi iniziamo con la puntata andata in onda ieri sera che, dopo una introduzione che spiega il senso di questo itinerario, ci porta nel santuario di  Notre Dame du Laus, Nostra Signora del Lago.
Tratto da: La nuova Bussola Quotidiana

SULLE TRACCE DI MARIA

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Vorrei anzitutto provare a rendere ragione del titolo scelto per questa trasmissione che tiene compagnia a tutti gli ascoltatori di Radio Maria il primo sabato di ogni mese dalle ore 22,45 alle 24,00. “Sulle tracce di Maria” allude chiaramente all’intenzione che questa iniziativa si propone, ovvero di seguire – passo dopo passo – il cammino di Maria tra gli uomini, ripercorrendo alcune delle più importanti tracce che la Vergine ha lasciato nel mondo, ovvero i santuari a Lei dedicati.

Perché i santuari mariani sono le “tracce” del cammino della Madonna nel mondo? Perché essi non nascono per libera iniziativa dell’uomo, non sono cioè il frutto dell’inventiva del popolo, ma rappresentano anzitutto una risposta della devozione popolare a una iniziativa che Dio stesso tramite Maria ha assunto rivolgendo un invito, una chiamata, un messaggio a un determinato popolo in un certo momento della storia. E questo è tanto più vero se si considera che moltissimi santuari mariani sono sorti in località dove hanno avuto luogo apparizioni, dove la Vergine Maria ha cioè scelto di presentarsi a uno o più veggenti per consegnare loro un messaggio o un insegnamento da diffondere alla parrocchia, al paese, alla gente.

Basta nominare Lourdes per comprendere quanto ciò sia vero: Lourdes, che oggi è una delle mete di pellegrinaggi religiosi più frequentata al mondo. Lourdes, a cui accorrono milioni di persone ogni anno – malati e non, credenti e non solo – alla ricerca di un segno, di un miracolo – nel corpo, ma ancor più spesso nell’anima. Ebbene, Lourdes è diventato ciò che oggi è a partire dalle apparizioni il cui privilegio Maria Santissima. riservò a una umile e semplice ragazzina di metà Ottocento: Bernadette. Da quell’11 febbraio 1858, quando tutto ebbe inizio, a oggi, dopo oltre 150 anni, la devozione all’Immacolata Concezione si è radicata nella fede e nel cuore delle decine di milioni di pellegrini che a Lourdes si sono recati da tutto il mondo, animati dalla speranza di un conforto e di un incontro personale con la Mamma del Cielo. La splendida basilica dell’Immacolata, dedicata a Notre Dame de Lourdes, è sorta come risposta del popolo a una precisa richiesta della Vergine che aveva fatto sapere per bocca di Bernadette di desiderare che sul luogo delle apparizioni fosse costruita una cappella e che là il popolo si recasse in processione e in preghiera.

Osservare la Basilica di Lourdes oggi non significa solo ammirare uno splendido quanto imponente esempio di architettura religiosa, quanto piuttosto vuol dire scorgere l’immagine concreta della risposta che i fedeli hanno dato a un preciso invito che Maria aveva loro rivolto in quel luogo. Significa dunque scorgere un segno della presenza di Maria nel mondo. Un segno che chiamiamo “traccia” perché è come se fosse uno dei molti passi che hanno segnato il cammino dell’Immacolata per le vie del mondo nel corso dei due millenni intercorsi dalla morte di Cristo al presente.

Ora, se si trattasse di scorgere solamente una traccia del passato, probabilmente non varrebbe la pena di affaticarsi a compiere un simile percorso. Invece, c’è ben di più. Si tratta infatti di scorgere le tracce di una presenza che è viva ancora oggi – prova ne sono i milioni di pellegrini che tuttora vanno a Lourdes o nei diversi santuari mariani sparsi per il mondo – e che soprattutto si collega a messaggi e segni che, affidati a uno o più veggenti particolari, indirizzati a una certa parrocchia o a un determinato paese, hanno però una valenza universale, capace di travalicare i confini della nazione e del tempo d’origine. Così, sempre per restare all’esempio di Lourdes – ben comprensibile per la grande popolarità di cui tale santuario gode presso il popolo dei fedeli – non si può negare che il messaggio della Vergine Maria sulla necessità di fare penitenza e di pregare per i peccatori abbia una attualità e una portata tali da renderlo importante e vero anche per noi, oggi. Ecco perché vale la pena di percorrere le tracce di questo cammino mariano, esplorando i luoghi delle apparizioni – quando queste ci sono state – oppure illustrando i caratteri specifici della devozione a Maria che hanno originato una pietà popolare particolarmente attenta a questo o quell’attributo mariano.

IL CRITERIO DI SCELTA
I santuari mariani sono moltissimi e la scelta non si presenta affatto semplice. Se decidessimo anche solo di privilegiare quelli che sono legati ad apparizione mariane ne avremmo centinaia tra i quali poter spaziare, contando che alle apparizioni mariane già riconosciute dalla Chiesa si aggiungono le molte che ancora sono in attesa di riconoscimento ma che, nei luoghi in cui sarebbero accadute, hanno visto crescere e diffondersi negli anni una profonda devozione mariana. Un esempio in merito può essere ad esempio Ghiaie di Bonate, dove la Madonna si presenta come “Regina della Famiglia”, attraverso una serie di apparizioni avvenute nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, alla piccola Adelaide Roncalli, di appena sette anni. Ebbene, queste apparizioni sono ancora in attesa di riconoscimento, e tuttavia la risposta della gente è stata immediatamente positiva e nel tempo è venuta consolidandosi attraverso le migliaia di pellegrini che ogni anno raggiungono la piccola cappella edificata sul luogo delle apparizioni.

Altro criterio di scelta poteva essere ancora quello cronologico, a partire dai santuari più antichi o alla cui origine sta una apparizione mariana accaduta nei tempi più remoti. Un esempio in tal senso può essere la Basilica di Saragozza, dedicata alla Virgen del Pilar, ovvero alla Vergine che sarebbe apparsa a San Giacomo Apostolo durante una tappa del suo cammino di evangelizzazione per la Spagna, intorno all’anno 40 d.C. Ma l’ordine cronologico rischierebbe forse di risultare un tantino arido, forse addirittura costringente rispetto alla possibilità di spaziare con più libertà verso i santuari e i luoghi di devozione mariana che paiono rivestire maggiore importanza e significatività per noi oggi.

Alla fine, ho dunque scelto un criterio che oserei definire evangelico, ovvero quello del “vieni e vedi”, come disse Gesù ai primi apostoli. Che cosa intendo dire con “vieni e vedi”? Intendo dire che occorre anzitutto stare dinnanzi ai fatti, che occorre fare esperienza di ciò che si desidera testimoniare e condividere con gli altri, con i fratelli nella fede. Ecco perché nella estate ci alcuni anni fa mi sono recato in pellegrinaggio in diversi santuari mariani in Francia, Spagna, Portogallo, proseguendo un cammino che avevo cominciato qualche tempo prima a Medjugorje e poi proseguito in Italia nelle diverse località ove si trovi un santuario o un sito di devozione mariana. Mi sono recato in pellegrinaggio – affrontando la fatica di un viaggio di oltre 5.000 km in macchina in appena una decina di giorni – per andare a vedere di persona quello di cui avevo sentito parlare. A vedere cioè la profonda fede che animava la gente del posto, a verificare con mano lo stato delle cose, a respirare l’aria che avevano respirato certi pellegrini secoli prima, a calpestare le pietre sulle quali avevano camminato alcuni veggenti tempo addietro, alla ricerca – appunto – di quelle tracce che Maria aveva lasciato nella storia.

HO VISTO, E HO CREDUTO
Ho visto, cioè ho incontrato persone, ho messo gli occhi negli sguardi dei fedeli che – da ogni parte del mondo – erano giunti a Lourdes, a Fatima, a Saragozza, a La Salette, a Laus, etc. E ho sperimentato che la fede che aveva accolto nel passato – al tempo delle apparizioni in quel luogo o comunque in un certo momento storico – il messaggio di Maria, era la stessa che si respirava al presente. Sono andato, ho visto, ho creduto.

Ma “vieni e vedi” non è solo il metodo che ho seguito per scegliere le mete di questo grande pellegrinaggio. E’ anche la strada che desidero percorrere nel rivolgermi a quanti, il primo sabato di ogni mese, vorranno seguire questo appuntamento su “Radio Maria”. Vorrei cioè invitare ognuno di voi a seguirmi in quei santuari che io stesso ho visitato, tentando di condividere con voi la mia testimonianza, indagando con ognuno di voi le tracce di quel cammino di Maria che ha anche e senza dubbio attraversato quei posti. Dopo questi santuari – sono parecchi, senz’altro sufficienti per il cammino di almeno un anno di trasmissione – potremo andare a quelli in cui, pur non essendoci stato di persona, si rinvengono segni e testimonianze di quel cammino di Maria di cui abbiamo parlato e la cui importanza è tale che non possono essere tralasciati.

IL PUNTO DI PARTENZA: LAUS

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Il primo santuario di cui vorrei parlare è quello dedicato a Notre Dame du Laus, Nostra Signora del Lago. E’ stata la tappa finale del pellegrinaggio che ho compiuto in quella estate – era il 2008 – eppure forse la più significativa. Perché è stata la provvidenza a guidarmici. Ricordo infatti che mi trovavo – con gli amici che mi accompagnavano – al santuario di La Salette. Nei pressi del santuario, dissetandoci alla fonte della Vergine, ho incontrato alcuni pellegrini provenienti da Bergamo. I quali mi hanno detto che stavano compiendo proprio un pellegrinaggio di un paio di giorni a La Salette dopo esser stati a Notre Dame de Laus. Conoscevo il posto per sentito dire, perché sapevo che si trattava di apparizioni molto particolari – durate oltre 50 anni! – e il cui riconoscimento da parte della Chiesa era così recente (risaliva infatti a maggio 2008) che rappresentava un sicuro motivo di ulteriore interesse.

I due amici – perché quando si incontrano pellegrini che condividono le stesse ragioni di un cammino sui luoghi della fede non si può fare a meno di chiamarli “amici” – mi hanno indicato la strada. Il posto si trovava a circa un’ora da La Salette, mi dissero, prodigandosi anche in spiegazioni e indicazioni per facilitarmi il percorso. Per negligenza mia, non prestai loro molto ascolto pensando che, invece di ritenere le molte e complicate informazioni stradali che mi stavano fornendo, avrei potuto senz’altro affidarmi al navigatore satellitare. Al momento di ripartire con l’automobile ho però avuto l’amara sorpresa: tra le centinaia di località riportate sulle mappe memorizzate nel sistema di navigazione – delle quali moltissime indicate come “Notre Dame de…” – non una corrispondeva a Laus, il cui nome risultava sconosciuto al navigatore. Beh, in fondo non era una tappa prevista, e poi ci si poteva tornare anche un’altra volta.

Però, pensai, il fatto di aver ricevuto questa indicazione dai due amici bergamaschi di passaggio non poteva essere un semplice caso, ma amavo leggerlo come un invito che la Madonna ancora ci rivolgeva per andare a visitarla in un’ultima tappa prima del rientro a casa, nel Monferrato Casalese. Ma come fare a raggiungere il posto? L’alternativa era una: affidare tutto a Maria. Se Lei ci chiamava a Laus, allora ci avrebbe anche indicato la strada. Così, tutto affidando a Dio, siamo partiti per tornare a casa, dicendoci: “Se è destino che si vada a Laus, ci andremo…”. Dopo un’ora di viaggio, improvvisamente, la mia attenzione è colpita da una piccola indicazione fissata a bordo strada “N.D. de Laus”… Ci siamo! Ecco il segnale che cercavamo… appena 9 km, e raggiungeremo anche l’ultima tappa di questo viaggio. Quasi non ci credevo, così lontano, eppure così vicino, proprio sulla strada di casa (eppure le indicazioni che mi avevano dato i due amici incontrati a La Salette mi avevano fatto pensare che fosse molto più complesso il tragitto per giungere a destinazione…). Insomma, sembrava davvero una meta della provvidenza. E questo l’ha resa ancor più speciale di altri santuari che pure hanno una tradizione di devozione mariana molto forte.

Ma un altro è il motivo per cui ho deciso di sceglierlo come santuario di apertura della trasmissione, quasi a inaugurare il nostro cammino. Si tratta del fatto che all’interno della Chiesa che ricorda le apparizioni che ebbero luogo in quella località dal 1664 al 1718 si ritrova un’indicazione tanto semplice quanto significativa: “Questa Chiesa è stata edificata per volontà della Madonna”. Così, senza tanti fronzoli e retorica, si diceva allora – e lo si è potuto leggere fino a oggi – questa grande verità: è Maria che fa, l’uomo poi è chiamato a rispondere. Il santuario – quello di Laus, e assieme a quello ogni altro santuario al mondo – è dunque la risposta dell’uomo a un invito o a una richiesta precisa operata dalla Madonna, in un dato spazio e in un dato momento della storia dell’umanità. Mi è sembrato dunque giusto partire da quella che pareva essere una traccia esplicita di quel cammino di Maria tra gli uomini cui più volte abbiamo accennato.

Infine, ultimo – ma non in ordine di importanza – motivo per privilegiare Laus è il recente riconoscimento delle apparizioni, sulle quali la Chiesa si è ufficialmente pronunciata solo nel maggio del 2008. Ma ben prima di tale riconoscimento, migliaia erano i pellegrini che annualmente si recavano nella piccola località francese. Scegliere Laus significa dunque indicare l’apertura a raccontare anche di quelle realtà il cui giudizio di veridicità la Chiesa deve ancora pronunciare, benché già si vedano frutti di devozione e di conversione che lasciano presumere la bontà del fenomeno nel suo complesso.

A tal proposito credo che possa giovare ricordare quanto il Cardinale Joseph Ratzinger, poi diventato papa col nome di Benedetto XVI, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, diceva a Vittorio Messori in merito alle apparizioni in “Rapporto sulla fede” (Ed. Paoline 1985): “Nessuna apparizione è indispensabile alla fede, la Rivelazione è terminata con Gesù Cristo, Egli stesso è la rivelazione. Ma non possiamo certo impedire a Dio di parlare a questo nostro tempo, attraverso persone semplici e anche per mezzo di segni straordinari che denunciano l’insufficienza delle culture che ci dominano, marchiate di razionalismo e di positivismo… Uno dei segni del nostro tempo è che le segnalazioni di “apparizioni” mariane si stanno moltiplicando nel mondo…”. Nel corso della trasmissione accadrà dunque di riferirsi anche a santuari sorti in luoghi dove le apparizioni di Maria ancora attendono il riconoscimento della Chiesa. Nella piena obbedienza alla Chiesa e nella totale fedeltà al suo Magistero lo faremo dunque dandone conto in termini di pura testimonianza umana, senza richiedere alcun impegno o riconoscimento di fede né intendendo in alcun modo indirizzare, valutare o prevenire il giudizio della Chiesa stessa in merito, desiderando semplicemente illustrare la devozione e le testimonianze di fede raccolti in tali luoghi. Che, a onor del vero, saranno pochi. Ma almeno, cari ascoltatori, sapete fin d’ora come regolarvi. Da parte mia, avrò la massima cura nel distinguere i diversi casi e nel mettere in luce lo stato di fatto rispetto al riconoscimento delle apparizioni che di volta in volta ci potrà accadere di dover illustrare o riportare.

NOTRE DAME DE LAUS

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Tutto ciò premesso, veniamo ora senza indugio alla prima tappa del nostro percorso. Laus si trova a poche decine di chilometri dal confine con il Piemonte, sulle Alpi Marittime del Delfinato francese. Nel santuario di Notre Dame de Laus – che in lingua occitana significa “Nostra Signora del Lago” – si fa memoria delle apparizioni che per ben 54 anni, dal 1664 al 1718, segnarono la vita di una povera pastorella del luogo, di scarsa cultura e di semplici costumi, che la Madonna stessa – oggi a Laus venerata come “rifugio dei peccatori” e “Madre della riconciliazione” – scelse per farne uno straordinario strumento della grazia divina. Tale fanciulla è Benoît Rencurel, Benedetta, che la Chiesa ha riconosciuto nel 1872 come venerabile per tramite di Pio IX, in attesa di poterla elevare, al pari di altri grandi veggenti mariani, all’onore degli altari. Quello di Laus è un messaggio molto particolare, rivolto a tutta l’umanità, benché annunciato da una piccola località francese per bocca di una umile pastorella.

Vediamo di conoscere meglio la protagonista di questa meravigliosa storia. Benedetta Rencurel era nata il 17 settembre 1647 a Saint Etienne. Rimasta precocemente orfana, come si usava all’epoca venne inviata a servizio presso una benestante famiglia del posto, i Jullien, con l’incarico di occuparsi del gregge. Ragazza dolce e sensibile, crebbe sviluppando in sé una grande operosità unita a profonda bontà d’animo, pur essendo però di carattere fermo e risoluto verso il bene. Amante della preghiera fin dalla tenera età, prediligeva in modo particolare la preghiera del Santo Rosario. Al “Vallon des Fours”, cioè il Vallone dei Forni, una località posta sulle alture prossime al villaggio di St. Etienne, Benedetta era solita condurre il gregge al pascolo. Il posto deve il nome al fatto che le montagne limitrofe erano ricche di una terra gessosa che veniva cotta in enormi forni scavati nella terra al fine di ricavarne una calce di ottima qualità. Proprio nei pressi di tale pascolo, nel maggio del 1664, apparve a Benedetta una bellissima Signora con un Bambino per mano, scomparendo dopo poco, senza dire una parola. A questa prima apparizione – all’epoca Benedetta non aveva ancora 17 anni – ne seguirono altre, sempre “silenziose”, quasi a voler avvicinare con dolcezza e pazienza la ragazza, per farle accogliere con cuore aperto e sicuro quanto la Provvidenza andava preparando.

Un po’ alla volta, passo passo, la bella Signora prese confidenza, se così possiamo dire, con la fanciulla, iniziando a parlarle, intessendo un dialogo fatto di domande e risposte, offrendole conforto e rassicurandola rispetto a quanto desidera da lei, esortandola dolcemente ad aprirsi di più a Dio e agli altri. Pur volendo vivere questo straordinario avvenimento nella più grande umiltà, presto Benedetta non riesce più a mantenere il riserbo su quanto le sta accadendo, confidandosi con i familiari. La notizia inizia a girare per il paese e presto vengono coinvolte anche le autorità le quali, timorose che possano circolare idee foriere di menzogna e causa di disordini, esigono spiegazioni.

A quel punto la bella Signora domanda che si faccia una processione di tutto il popolo del Vallone dei Forni, rivelando finalmente il suo nome – “Mi chiamo Maria”, afferma, ed è il 29 agosto 1664 – e dicendo che non sarebbe più apparsa per un certo tempo. Trascorre infatti un mese prima che la Madonna – che ormai si è rivelata come tale – appaia ancora a Benedetta, in una località poco distante dalle prime apparizioni. Questa volta ha un messaggio preciso per la fanciulla: “Figlia mia, salite la costa del Laus. Là troverete una cappella dove sentirete profumo di violetta”. Il giorno dopo, la giovane veggente, animata di profonda fiducia in quanto Maria le ha detto, si reca alla ricerca di quanto indicatole. Seguendo i profumi di violetta che la Madonna aveva preannunciato, Benedetta scopre una cappellina dedicata a Notre Dame de Bon Rencontre. Aperto con ansia e trepidazione l’ingresso della cappellina, ecco che ad attenderla vi trova la Madonna stessa. La cappella, deserta e abbandonata da tempo, si presenta assai desolante, con l’altare ricoperto di polvere. La Madonna rivela un nuovo messaggio: “Desidero far costruire qui una chiesa più grande in onore del mio adorato Figlio; e questo sarà luogo di conversione per numerosi peccatori, e un luogo dove io vi apparirò molto spesso”.

Dal 19 marzo 1665 (festa di San Giuseppe) accorrono a Laus migliaia di pellegrini da tutta la Francia. Il 18 settembre 1665 avviene il riconoscimento diocesano del fenomeno delle apparizioni, principalmente sulla spinta di una guarigione a dir poco prodigiosa che restituisce il completo uso delle gambe a una signora inferma. Nell’ottobre del 1665 comincia infine la costruzione della chiesa come richiesto dalla Madonna che desiderava un luogo di culto e di preghiera sul sito della cappellina originaria di Notre Dame “de bon rencontre”.

BENEDETTA
Le apparizioni di Laus durarono in tutto 54 anni – un tempo straordinariamente lungo, capace di rispondere alle obiezioni che oggi si levano contro quelle apparizioni mariane che sono giudicate inammissibili da molti proprio per la loro durata (il riferimento, ovvio, è a Medjugorje, come facilmente si comprende)-: dapprima si susseguirono praticamente tutti i giorni, poi con scadenza mensile più o meno regolare. Dopo alcuni anni dalle prime apparizioni, precisamente nel 1672, Benedetta andò ad abitare stabilmente a Laus, in una modesta abitazione che ancora oggi è possibile vedere. In questa misera casetta, la ragazza, istruita da Maria SS. nelle Verità della fede, passava ore in preghiera, alternando momenti di profondo raccoglimento ad altri di pesanti vessazioni diaboliche e di accanita lotta contro il Demonio. Demonio che non tarda a manifestarsi anche fisicamente per svelare il motivo di tanto odio contro Benedetta, poiché ella “è causa per me della perdita di molte anime”. In ciò ricordando le vicende di Santa Faustina Kowalska che, nel `900, analoga ira diabolica susciterà proprio a ragione delle innumerevoli anime strappate al demonio. Benedetta scelse dunque di sottoporsi a severe penitenze corporali, conducendo un’esistenza dallo stile assai rigoroso ed austero. Tutto questo per meglio affrontare le prove spirituali che il Signore permetteva le fossero poste innanzi e per preparare il suo spirito a rendere testimonianza alle molte migliaia di pellegrini che cominciavano ad accorrere da tutta la Francia.

Nel luglio del 1673, durante un momento di preghiera ai piedi di Gesù Crocifisso, ha l’apparizione di Gesù stesso, inchiodato alla Croce, ricoperto di sangue. Da quel momento, molte volte e per molti anni Benedetta avrà il dono di rivivere la Passione di Nostro Signore, soffrendone i dolori nel proprio corpo. Ma le prove non sono finite: nel 1692 le truppe del duca di Savoia invadono la regione francese, costringendo Benedetta – obbediente in questo a quanto richiesto dalla Vergine stessa – a lasciare Laus, rifugiandosi a Marsiglia, per farvi ritorno in seguito e trovare solo distruzione e rovina.

Frattanto, venuto a mancare il suo confessore, incomincia per Benedetta un grave tempo di prova e di solitudine, durante il quale perde molto del sostegno fin lì avuto – da più parti infatti ci si lamenta del fatto che la grande devozione espressa dal popolo a Laus coincide con l’abbandono e la scarsa pratica tipica delle limitrofe realtà parrocchiali, suscitando invidia e malumori -, soprattutto quando giungono al santuario dei preti giansenisti che le negano persino la Comunione e la Messa quotidiana. Addirittura si tenterà di allontanarla da Laus, cercando forse in tal modo di porre fine al fenomeno delle apparizioni, giungendo a progettare di rinchiuderla in un convento. Tali persecuzioni segneranno l’esistenza di Benedetta per circa venti anni.

Nonostante le pressioni esterne, Benedetta non sceglie la strada della consacrazione religiosa, non è infatti chiamata a farsi suora, ma ad assolvere il compito che la Madonna stessa le ha assegnato: incontrare i pellegrini, parlare con loro, offrendo ad ognuno i consigli richiesti e gli aiuti necessari, secondo l’ispirazione che Dio le concedeva. Cosa che non avrebbe potuto fare stando rinchiusa in un convento. Benedetta si prende dunque a cuore la missione ricevuta dalla Santissima Vergine: quella di preparare i peccatori a ricevere il sacramento della Penitenza. Pertanto, incoraggia spesso i sacerdoti addetti al santuario a ricevere i pellegrini con dolcezza, pazienza e carità, dimostrando una bontà particolare per i più grandi peccatori, onde incitarli a pentirsi.

Il Santo Curato d’Ars soleva dire: “Non è il peccatore che torna a Dio per chiederGli perdono, ma è Dio che rincorre il peccatore e lo spinge a tornare da Lui”, aggiungendo: “Per ricevere il sacramento della penitenza, ci vogliono tre cose, aggiungeva lo stesso santo: la Fede che ci rivela Dio presente nel sacerdote, la Speranza che ci fa credere che Dio ci farà la grazia del perdono, la Carità che ci porta ad amare Dio e che ci insinua nel cuore il rimorso di averLo offeso”. Con lo stesso spirito, Benedetta incoraggia i confessori affinché avvertano i penitenti di non avvicinarsi alla Santa Comunione se non dopo una buona confessione, preparata da un esame di coscienza fatto alla luce dei dieci Comandamenti e del Discorso della Montagna. Non è un compito facile quello che la Vergine ha assegnato a Benedetta: ha a che fare con giovani corrotti, fanciulle di facili costumi, nobilotti ingiusti e viziosi, sacerdoti e monaci infedeli ai sacri voti. Ma a tutti Benedetta infonde il desiderio di riconciliarsi con Dio, orientando anche i peccatori più recalcitranti ad affidarsi alla misericordia di Gesù attraverso l’apertura del cuore dinnanzi al confessore. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1645: “Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell’amore misericordioso di Dio verso il peccatore.” Benedetta si sacrifica per i peccatori, sostenendo e accompagnando con la sua preghiera la loro confessione, senza risparmiarsi sacrifici e penitenze severe per riparare i loro peccati e ottenere grazie per essi.

Dalla Pentecoste del 1718 la salute di Benedetta peggiorò drasticamente, fino alla morte avvenuta la sera del 28 dicembre, festa dei Santi Innocenti, all’età di 71 anni. Sepolta davanti all’Altare Maggiore del Santuario, le sue spoglie mortali giacciono ancora oggi proprio sotto la lampada il cui olio serve a ungere i molti devoti che, in cerca di sollievo per malattie e sofferenze del corpo e dell’anima, giungono a Laus da ogni parte della Francia e da moltissimi Paesi d’oltre confine.

I PROFUMI E L’OLIO
Morta Benedetta, la devozione alla Vergine di Laus non venne meno e anzi seppe resistere alla furia della Rivoluzione Francese. Molti furono i vescovi a riconoscere la soprannaturalità dell’apparizione, incoraggiando i fedeli a recarsi in pellegrinaggio presso il santuario di Laus, finché, per opera di Pio IX, Benedetta Rencurel venne proclamata Venerabile, nel 1872.

A Benedetta, donna umile e ignorante, la Madonna affidò un messaggio di grande valore spirituale, invitando la gente del posto per suo tramite a recarsi là in pellegrinaggio, chiedendo l’edificazione del santuario, esortandola a guidare, accogliere e confortare i pellegrini. Segno tangibile dell’amorosa presenza di Maria in quel luogo fu il soavissimo profumo che, ancora oggi, si può sentire nel Santuario. Il fenomeno degli effluvi profumati di Laus è stato indagato anche dalla scienza, senza però raggiungere un verdetto incontrovertibile o esaustivo. Da notare la cura che ancora oggi si presta a permettere di fruire di questo fenomeno tutto particolare evitando di mettere fiori e piante profumate nel santuario e nei suoi pressi, in modo che ogni profumo sia immediatamente riconducibile a quella dolce scia che Maria ha lasciato dietro di sé apparendo a Laus.

Il Santuario di Notre Dame de Laus conserva ancora oggi al proprio interno la cappella originaria detta di “Notre Dame de Bon Rencontre”, dove la vergine apparve a Benedetta. Nell’abside della cappella, davanti al Tabernacolo dell’Altare Maggiore, arde la lampada nel cui olio i pellegrini sono soliti intingere le dita della mano destra per farsi il segno della croce. Come la Madonna stessa aveva promesso alla veggente, se questo olio fosse stato utilizzato con profondo spirito di fede nei confronti dell’onnipotenza di Gesù, esso avrebbe procurato numerose guarigioni, fisiche e spirituali, come in effetti avviene ormai da oltre tre secoli. Oggi il santuario è affidato al clero diocesano coadiuvato dai Frati di San Giovanni.

IL MESSAGGIO
Le apparizioni di Laus rappresentano un invito all’umiltà, alla fiducia, e insegnano che Dio sceglie gli umili (Benedetta è una pastorella, come Bernadette, come i pastorelli di Fatima…). E’ Maria stessa che la educa alla fede, ponendo una grande sapienza in un animo intriso di preghiera e sincera devozione. I segni lasciati da Maria sono aiuti per la fede dei pellegrini, e confermano l’amorosa cura con cui Maria segue l’umanità che Cristo le ha affidato fin da quando, in croce, disse: “Ecco tuo figlio”, invitando Maria ad accogliere come tale non solo Giovanni, ma ogni uomo.

In occasione del riconoscimento ufficiale delle apparizioni, domenica 4 maggio 2008, Festa dell’Ascensione, mons. Jean-Michel di Falco-Leandri, vescovo della diocesi di Gap-Embrun, ha sottolineato come il messaggio di Laus sia improntato all’esaltazione della riconciliazione – degli uomini con Dio e tra di loro – e della misericordia divina.

Un riconoscimento che è giunto dopo molti anni, mentre già tanti fedeli accorrevano a Laus, un santuario così significativo da far dire a Jean Guitton che si trattava di “uno dei tesori più nascosti e più potenti della storia d’Europa”. Un tesoro che oggi richiama annualmente circa 130.000 pellegrini.

Giova ancora ricordare le parole di mons. Di Falco-Leandri: “Le apparizioni avvengono perché Cristo, Maria e i santi sono vivi, perché la Comunione dei Santi non è una parola vuota, perché il Cielo si interessa della terra. Ma le apparizioni non sono fotografie del Cielo; noi continuiamo infatti a camminare nella fede, senza vedere Dio faccia a faccia. (…) Il Santuario di Notre Dame du Laus non è dunque una finestra aperta sul Cielo, ma una strada aperta verso una vita quotidiana da vivere secondo lo stile di Benedetta”.

LA PREGHIERA
Venerando a Laus la Vergine Maria come “rifugio dei peccatori” e “Madre della Riconciliazione”, la migliore preghiera per concludere sembra il “Memorare” di San Bernardo.

Ricordati, o piissima Vergine Maria,
che non si è mai inteso al mondo
che alcuno abbia fatto ricorso a te
per implorare il tuo aiuto
e sia stato abbandonato.

Anch’io, animato da tale confidenza,
a Te ricorro, Vergine Madre purissima,
e vengo in ginocchio dinnanzi a Te,
peccatore avvilito e affranto.

Tu, che sei la Madre del Verbo,
non respingere la mia povera voce,
ma ascolta benevola ed esaudisci

Amen

Per eventuali richieste dell’olio, si può contattare:
Recteur Pére Bertrand Gournay
Sanctuaire Notre Dame du Laus
05130 Saint Etienne – Le Laus (France)

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Le apparizioni al Santuario francese di Laus, segno della continua predilezione di Cristo per gli umili

Posté par atempodiblog le 20 mai 2013

Il mariologo, padre Stefano De Fiores: le apparizioni al Santuario francese di Laus, segno della continua predilezione di Cristo per gli umili
Benedetta Capelli – Radio Vaticana (5/05/2008)

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“Un messaggio di grande attualità centrato sulla riconciliazione”. È quanto ha detto mons. Jean-Michel di Falco-Leandri, vescovo di Gap et d’Embrum, in occasione del riconoscimento ufficiale delle apparizioni mariane nel Santuario di Notre-Dame du Laus, sulle Alpi francesi. Visioni che si verificarono a partire dal 1664 per ben 54 anni ad una pastorella di 16 anni chiamata Benedetta Rencurel. Ma qual è il significato di questo riconoscimento?

R. – È una questione di ordine regionale, perché queste apparizioni non hanno avuto un grande successo internazionale, ma sono rimaste praticamente cisrcoscritte alla regione delle Alpi del Delfinato. Quello che impressiona in queste apparizioni è il fatto che Benedetta abbia ricevuto molte apparizioni della Vergine, dal dicembre fino all’agosto del 1664 ha assistito a 240 apparizioni di Maria. Quindi, sono in qualche modo un anticipo di quello che avverrà presumibilmente a Medjugorje, dove è apparsa per migliaia e migliaia di volte.

D. – Guardando la storia della pastorella Benedetta si evidenziano analogie con la storia di Bernardette?

R. – Le analogie sono poche, a dire la verità, perché a Lourdes Bernardette ha assistito a 18 apparizioni, mentre qui il fenomeno è continuato
molto, molto più a lungo. Quindi, non c’è analogia in questo senso, se non che è sempre apparsa Maria. Il messaggio che fa incontrare Lourdes con Laus è la costruzione del Santuario, per venire in pellegrinaggio. Una differenza è poi che la Madonna non appare a Benedetta come l’Immacolata Concezione, ma come una Regina, quindi coronata e risplendente di luce nel volto, in modo particolare tenendo sulle braccia Gesù Bambino.

D. – Questo riconoscimento avviene nel 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes. Ci può essere in questo un legame?

R. – Sono delle coincidenze. La Francia è di nuovo in primo piano per quanto riguarda queste apparizioni, che però saranno superate tutte da Lourdes dove sono avvenuti dei miracoli constatabili, ma dove si è assistito soprattutto a quel rinnovamento della vita cristiana, che certamente non ci sarebbe stato in tanti pellegrini, senza il riconoscimento di Lourdes. Si spera che anche questo riconoscimento possa far parte di un pellegrinaggio a più vasto raggio.

D. – Bernardette e Benedetta, entrambe pastorelle, entrambe depositarie nella loro semplicità di un messaggio della Vergine di riconciliazione e di misericordia…

R. – Questo fa parte delle preferenze di Gesù per i piccoli, per gli umili. Quindi, questo risponde a questa legge storico-salvifica che recupera anche i frammenti lasciati in disparte, quelli che sono considerati « zero » nella società, e che invece vengono scelti dal Signore per delle grandi cose, che nello stesso tempo obbligano il veggente o la veggente a non vantarsi, perché tutto in loro è opera di Dio, che manifesta in loro la sua potenza e la sua gloria.

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Per approfondire:

 2e2mot5 dans Diego Manetti  Le apparizioni del Laus

 2e2mot5 dans Diego Manetti  Benedetta Rencurel è un fiore umile e prezioso nel giardino della santa Chiesa

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