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Oggi la Chiesa celebra i 100 anni dalla canonizzazione di Santa Margherita Maria Alacoque

Posté par atempodiblog le 13 mai 2020

Oggi la Chiesa celebra i 100 anni dalla canonizzazione di Santa Margherita Maria Alacoque
Tre secoli dopo aver promosso la devozione al Sacro Cuore di Gesù, la veggente francese è stata canonizzata il 13 maggio 1920
di Philip Kosloski – Aleteia

Santa Margherita Maria Alacoque, apostola del Sacro Cuore dans Articoli di Giornali e News

Nel 1673, una religiosa visitandina francese di nome Margherita Maria Alacoque ha avuto delle visioni di Gesù, in cui Egli ha chiesto alla Chiesa di onorare il suo Sacro Cuore.

Se quella al Cuore di Gesù era una devozione antica, che affondava le radici ai primi secoli del cristianesimo, non era diffusa, e si è affermata solo dopo che l’approvazione da parte della Chiesa delle rivelazioni private alla religiosa.

Le sue rivelazioni non sono state accettate immediatamente. Ci sono voluti infatti quasi tre secoli perché la Chiesa canonizzasse Santa Margherita Maria, il 13 maggio 1920.

Nonostante i ritardi nell’approvazione ufficiale da parte della Chiesa, i messaggi di tutte le sue rivelazioni private sono diventati estremamente popolari. Uno dei motivi è il fatto che le parole e le immagini usate da Gesù nelle visioni parlavano dell’amore appassionato di Dio nei confronti dell’umanità.

Ad esempio, Santa Margherita Maria raccontava in questo modo ciò che era accaduto durante la prima visione:

“Una volta, davanti al santo Sacramento, con un po’ di tempo a disposizione, perché le mie incombenze me ne lasciavano assai poco, mi ritrovai tutta investita da questa presenza divina, così forte che mi dimenticai di me stessa e del luogo dov’ero. Allora mi abbandonai a questo divino Spirito, consegnando il mio cuore alla forza del suo amore. Lui mi fece riposare a lungo sul suo petto divino e lì mi fece scoprire le meraviglie del suo amore e i segreti inesplicabili del suo sacro Cuore, che mi aveva sempre tenuto nascosti”.

Poi Gesù parlò a Santa Margherita Maria mentre lei era vicina al suo Cuore:

“Il mio Cuore Divino è così appassionatamente innamorato [degli uomini] che non riesce più a contenere in sé le fiamme della sua ardente carità. Deve effonderle attraverso di te, e manifestarsi per arricchirli con i suoi preziosi tesori, che contengono tutte le grazie di cui hanno bisogno per essere salvati dalla perdizione”.

Gesù si rivelò anche con il suo Cuore fuori dal Corpo, a simboleggiare come Egli non potesse contenere il suo amore per noi e il suo Cuore gli uscisse letteralmente dal petto, simbolo del suo amore appassionato.

Gesù ha anche fatto alcune promesse a Santa Margherita Maria parlando di chi fosse stato devoto al suo Sacro Cuore:

“Io Ti prometto, nell’eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti coloro che si comunicheranno al Primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia del pentimento finale, quindi essi non moriranno nella mia disgrazia, né senza ricevere i Santi Sacramenti, e il mio Cuore in quell’ora estrema sarà il loro rifugio più sicuro”.

La rivelazione del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria è un grande promemoria per noi, e dissipa qualsiasi falsa immagine di Dio che possiamo avere. Non è un Dio distante, che cerca di distruggerci, ma un amante, che desidera la nostra anima, sperando di riempirla con la sua gioia.

Nel giorno in cui la Chiesa celebra i 100 anni della canonizzazione di Santa Margherita Maria Alacoque, dovremmo riflettere sulle varie immagini di Dio che abbiamo e pensare come Gesù ci offra il suo Cuore, desiderando che riposiamo su di esso.

Divisore dans San Francesco di Sales

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L’ora santa: Le parole di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque

Posté par atempodiblog le 9 avril 2020

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Due Cuori a cui consacrare la Chiesa, l’Italia e il mondo

Posté par atempodiblog le 29 mars 2020

Due Cuori a cui consacrare la Chiesa, l’Italia e il mondo
Il Papa ce lo ha indicato nella preghiera di venerdì: l’indicazione per questo tempo di prova è tornare a Dio: Gesù Crocifisso ed Eucarestia e la Madonna sono i tre pilastri a cui rivolgersi. Per questo diventa ancora più urgente che il Papa e i vescovi consacrino tutto il mondo al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria.
di Luisella Scrosati – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

Due Cuori a cui consacrare la Chiesa, l'Italia e il mondo dans Articoli di Giornali e News Santa-Padre-Francesco-con-Ges-e-Maria

Il Santo Padre che avanza da solo, claudicante, in una piazza San Pietro deserta, sotto la pioggia battente: è l’immagine più significativa della grande prova che il mondo intero e la Chiesa stanno vivendo. Se questa prova sarà purificazione o condanna, dipenderà da noi, dalla nostra volontà di cambiare vita, di convertirci, di tornare a Dio. Da ciascuno di noi, ma anche dalla Chiesa come Corpo, che è sale della terra e luce del mondo.

Il Papa, da solo, dopo l’ascolto della Parola di Dio, si è diretto verso i pilastri della Chiesa: il Signore Gesù, crocifisso e consegnatosi a noi nell’Eucaristia, e la Santissima Vergine. Si può dire che qui ci sia tutto il programma di una vera conversione. E’ vero, «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità»; la Chiesa stessa sta sperimentando che tanta agitazione, tanti programmi pastorali, tanti modi solo umani di andare incontro al dolore dell’uomo non resistono alla tempesta.

C’è un solo modo per farvi fronte: rivolgersi al Signore, tornare a Lui, destarlo dal sonno, nella certezza che egli è sulla barca con noi; riconoscere che, trascinati dai nostri progetti, che abbiamo sempre ritenuto geniali ed indispensabili, abbiamo finito per costringere il Signore a rincantucciarsi a poppa, nella parte posteriore della nave, anziché desiderare di vederlo a prua, per essere guidati da Lui. Ed ora, in questa fragilità, consapevoli di non esserci colpevolmente «fermati davanti ai tuoi richiami», ai richiami continui del Signore, chiediamo perdono e pietà.

Ripartiamo da qui. Ripartiamo da questo rivolgersi all’Eucaristia, al Crocifisso ed alla Madre. L’atto più umile e gradito a Dio che possiamo fare in questo momento, è consacrare la Chiesa universale, il mondo, la nostra Italia a quei due Cuori Santissimi, che sono tutta la forza e la vita della Chiesa, delle anime, del mondo. Che lo si sappia o no.

Un atto pubblico, solenne di consacrazione al Sacro Cuore di Gesù ed al Cuore Immacolato di Maria sarebbero il grande segno della vera direzione che si intende prendere, la raggiunta consapevolezza che il senso della vita della Chiesa è condurre lì, che i veri tesori della Chiesa scaturiscono da lì, che la protezione, il rifugio, la consolazione sono lì e da nessun’altra parte.

Consacrare la Chiesa, il mondo, l’Italia a questi due Cuori, significherebbe suggellare quella consapevolezza che Francesco ha espresso nella sua riflessione, e cioè che le nostre vite «sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia». E certamente lo sono tutte le persone che operano, pregano, soffrono, ma ancor più lo sono Gesù e Maria, che hanno fatto del nascondimento, dell’umiltà, della preghiera e del servizio silenzioso il pane della loro vita.

Forse è proprio per questo che noi, sempre così attratti dalle cose che appaiono, sempre attenti a dare peso solo a chi esibisce titoli e prerogative, sempre inclini ad acconsentire a ciò che più piace, secondo la logica del marketing, proprio noi, uomini e donne del XXI secolo, abbiamo bisogno di questo atto umile, ma potente.

Santo Padre, Cardinal Bassetti, voi tutti Vescovi d’Italia e del mondo, consacrate la Chiesa, il mondo, la nostra amata nazione al sacro Cuore ed al Cuore Immacolato. Imprimete una svolta nelle nostre vite, rovesciate le logiche mondane, abbattete ogni falsa sicurezza in ciò che non può salvare. Testimoniate con questo atto pubblico, davanti al mondo, dove bisogna volgere il cuore, dove trovare pace e salvezza.

«Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua» (Ger. 2, 13). Duplice è la colpa che ci ha condotto nella tempesta e duplice è la strada del ritorno: tornare al Cuore di Cristo, sorgente di acqua viva, ed al Cuore Immacolato della Madre sua e nostra, che è cisterna sovrabbondante di grazia, integra, incorrotta ed incorruttibile.

Preghiamo, offriamo, agiamo perché in questo tempo martoriato, spunti una potente luce per la Chiesa e per il mondo. Facciamo sentire che c’è un popolo che attende questa consacrazione. Inviamo messaggi accorati e rispettosi ai nostri pastori: ciascuno al proprio vescovo, al Presidente della CEI, il Cardinal Bassetti (segreteria.arcivescovo@diocesi.perugia.it), al Cardinale Vicario di Roma De Donatis (vicariodiromasegreteria@vicariatusurbis.org), perché esponga la nostra richiesta al Santo Padre.

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Consacrazione, vescovi italiani: seguite il Portogallo

Posté par atempodiblog le 24 mars 2020

Consacrazione, vescovi italiani: seguite il Portogallo
I vescovi del Portogallo e della Spagna stanno compiendo un atto salvifico epocale con la Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. Supplichiamo i nostri vescovi italiani di imitarli domani. ll Signore sta permettendo, nella sua infinita misericordia, che tocchiamo con mano la grande fragilità dell’uomo, della sua salute, dei suoi sistemi economici, delle sicurezze terrene. E lo sta facendo comprendere al mondo intero. Si tratta di un grande avvertimento, che sarebbe colpevole e foriero di conseguenze funeste non accogliere.
di Luisella Scrosati – La nuova Bussola Quotidiana

Consacrazione, vescovi italiani: seguite il Portogallo dans Articoli di Giornali e News Maria-Immacolata

In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede…”. Sono le ultime parole della seconda parte del segreto di Fatima, parole che da oltre un secolo fanno sì che in qualche modo si debba guardare al Portogallo con particolare attenzione, per cogliere i segnali della direzione da prendere di fronte ai tanti cambiamenti che hanno sconvolto il mondo e scosso la fede di intere nazioni. In Portogallo c’è un fenomeno molto particolare, che si registrava in Italia, ancora ai tempi di don Camillo: si può essere atei, comunisti, mangiapreti, ma quando si tira in ballo Lei, la Santissima Vergine di Fatima, si tira giù il cappello, in segno di rispetto.

Ed anche oggi, mentre c’è trepidazione per quello che sta accadendo a livello sanitario, ma ancor più per le decisioni che sono state prese a livello politico ed ecclesiale, una luce ci viene sempre da lì, dal Portogallo.

Domani, festa dell’Annunciazione della B. V. Maria, il Cardinale D. António Marto, vescovo di Leiria-Fatima, al termine del Santo Rosario che sarà pregato alle 18.30 (19.30 italiane) al Santuario di Fatima (e trasmesso qui), rinnoverà la consacrazione del Portogallo al Sacro Cuore di Gesù ed al Cuore Immacolato di Maria. E con loro ci saranno anche i vescovi spagnoli.

La prima consacrazione risale al 13 maggio del 1931, quando i vescovi, alla presenza di trecentomila fedeli, cercarono rifugio nel Cuore Immacolato per essere risparmiati dalla peste del comunismo, che stava invadendo l’Europa, in particolare la vicina Spagna. E la Madonna non fece mancare la sua speciale protezione: la guerra civile non coinvolse il Portogallo e a questa nazione furono risparmiate le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. La consacrazione venne rinnovata sette anni dopo, per mantenere il voto che i vescovi portoghesi avevano pronunciato nel 1936: essi avevano chiesto di essere risparmiati dai comunisti; “in cambio” avrebbero rinnovato la consacrazione, per far conoscere al mondo intero la potenza della mediazione di Maria Santissima. I vescovi portoghesi avevano preso alla lettera le parole che la Madonna aveva indirizzato a Lucia il 13 giugno 1917: «Non ti scoraggiare, Io non ti abbandonerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio»Dio ha stabilito un rifugio, come accadde con Noè, per salvare i suoi dalle tempeste del mondo; chi entra in questo rifugio non perisce.

In quegli anni fu sotto gli occhi di tutti l’eccezionalità del Portogallo, rispetto al resto dell’Europa. Il Cardinale Cerejeira ammise candidamente che “se vediamo i due anni che sono passati dal nostro voto, non si può non riconoscere che la mano invisibile di Dio ha protetto il Portogallo, risparmiandolo dalla furia della guerra e dalla piaga del comunismo ateo”.

Il 2 dicembre 1940, in piena guerra, Suor Lucia confidò in una lettera a Pio XII la ragione per cui il Portogallo veniva preservato dalla strage: “Santo Padre, Nostro Signore concede una speciale protezione al nostro Paese in questa guerra, per via della Consacrazione della Nazione, compiuta dai prelati portoghesi, al Cuore Immacolato di Maria, come prova delle grazie che verrebbero concesse ad altre nazioni se anch’esse si consacrassero a Lei”.

La Madonna ha chiesto questa consacrazione esplicitamente anche all’Italia. Il 19 settembre 1995, sette mesi dopo le lacrimazioni di sangue, la Madonna apparve alla famiglia Gregori, dicendo: “La vostra Nazione è in pericolo… Consacratevi tutti a me, al mio Cuore Immacolato, e io proteggerò la vostra Nazione sotto il mio manto ora pieno di grazie. Ascoltatemi, vi prego, vi supplico! Io sono la vostra Madre celeste, vi prego non mi fate piangere ancora nel vedere tanti miei figli morire per le vostre colpe non accettandomi e permettendo che Satana agisca”.

Quello che leggete, allora, non è un semplice articolo, ma un accorato appello, un misero eco di quel “vi supplico!”, pronunciato dalla Madonna. Il Signore sta permettendo, nella sua infinita misericordia, che tocchiamo con mano la grande fragilità dell’uomo, della sua salute, dei suoi sistemi economici, delle sicurezze terrene. E lo sta facendo comprendere al mondo intero. Si tratta di un grande avvertimento, che sarebbe colpevole e foriero di conseguenze funeste non accogliere. Di fronte a questa situazione, che ci ha colto tutti d’improvviso, Dio ci tende ancora una volta una mano, ci offre un rifugio: il Cuore Immacolato di Sua Madre.

I vescovi del Portogallo stanno compiendo un atto salvifico epocale: chiediamo, supplichiamo i nostri vescovi italiani di imitarli. Al più presto. E’ soprattutto ai nostri Pastori che questo aiuto del Cielo è indirizzato: afferrino questa mano materna, che li potrà trarre fuori dalla situazione difficile in cui ci troviamo e che sta paralizzando la vita della nostra Chiesa italiana. Lasciamo da parte le dispute teologiche e i ragionamenti umani e, con semplicità e candore, obbediamo alla richiesta di nostra Madre.

Uniamoci il 25 marzo alle 19.30 italiane alla preghiera del Santo Rosario che verrà pregato a Fatima e all’atto di consacrazione. Consacriamo noi stessi, le nostre famiglie, le nostre parrocchie, le nostre città e imploriamo la Madonna perché tocchi i cuori e le menti dei nostri Vescovi, perché anche loro compiano questo atto dal quale potrà dipendere la vita e salvezza eterna di milioni di persone.

Cuore Immacolato di Maria, intercedi per noi.

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Una fatica preziosa

Posté par atempodiblog le 28 juin 2019

Una fatica preziosa
Nella festa del Sacratissimo Cuore di Gesù la Giornata di santificazione sacerdotale
di Nicola Gori – L’Osservatore Romano

A colloquio con il cardinale Stella
Ogni anno, nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, si celebra la Giornata di santificazione sacerdotale, legata alla figura di padre Mario Venturini, che dedicò la sua vita e il suo apostolato alla santificazione del clero e fondò, nel 1926, la congregazione di Gesù Sacerdote. Ne parla il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, in quest’intervista a «L’Osservatore Romano»

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Eminenza, per la Giornata mondiale di santificazione sacerdotale di quest’anno, la Congregazione per il clero ha pensato di proporre alle diocesi un tempo di riflessione sulle omelie delle messe crismali di Papa Francesco, recentemente pubblicate. Qual è il senso di questa scelta?
La Giornata mondiale di santificazione sacerdotale rappresenta un’importante occasione di approfondimento, di preghiera, ma anche di condivisione fraterna tra i sacerdoti. Quest’anno, durante la messa crismale celebrata in San Pietro, il 18 aprile scorso, Papa Francesco ha desiderato fare dono ai sacerdoti di un libretto intitolato La nostra fatica è preziosa per Gesù, che raccoglie le sette omelie rivolte ai preti durante le messe crismali celebrate dall’inizio del pontificato. Si tratta di messaggi particolarmente intensi, che il Santo Padre ha voluto indirizzare ai preti con affetto e con tenerezza, proprio come un padre fa con i figli, e che si rivolgono alle fatiche apostoliche dei sacerdoti, indicando loro un orizzonte spirituale e pastorale per la missione. Rileggendole oggi, si può cogliere come da questo magistero dedicato ai preti emerga un vero e proprio profilo sacerdotale, che è possibile rinvenire già nell’omelia della prima messa crismale presieduta da Papa Francesco, il 28 marzo 2013: «Il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando i suoi nomi incisi nel cuore».

È una bella immagine, che ritrae il sacerdote come pastore del popolo di Dio. Cosa è richiesto ai preti, oggi, per vivere secondo questo profilo?
Papa Francesco ha spesso insistito sullo specifico della chiamata sacerdotale, che consegna al prete l’impegno di essere un pastore a immagine del Cristo; in particolare, nelle omelie delle messe crismali ha messo in evidenza che il pastore è unto dallo Spirito per ungere, a sua volta, la vita di coloro che gli sono stati affidati, con la gioia del Vangelo e la consolazione dell’amore di Dio. Nella recente omelia per la messa crismale di quest’anno, commentando il vangelo di Luca, Papa Francesco ha evidenziato i quattro gruppi cui era destinata, in modo preferenziale, l’unzione del Signore, cioè i poveri, i prigionieri, i ciechi e gli oppressi; così come Gesù mostrava loro vicinanza e si faceva carico della loro situazione — ha affermato il Santo Padre — così anche noi «non dobbiamo dimenticare che i nostri modelli evangelici sono questa “gente”, questa folla con questi volti concreti, che l’unzione del Signore rialza e vivifica. Essi sono coloro che completano e rendono reale l’unzione dello Spirito in noi, che siamo stati unti per ungere». Si tratta di un’unzione che richiede l’offerta della propria vita, cioè — per riprendere le parole del Papa — «ungiamo distribuendo noi stessi, distribuendo la nostra vocazione e il nostro cuore». In tal senso, con la sobrietà e l’umiltà della loro vita, poi — e riprendo una delle intenzioni dell’Apostolato della preghiera di questo mese — sono chiamati a impegnarsi in un’attiva solidarietà verso i più poveri, diventando così un segno vivo della presenza di Cristo, che offre la vita per il suo popolo. Quando un sacerdote vive così, la bussola del suo cuore punta su questi due amori: Dio e il popolo. Egli non è attaccato a se stesso né alle cose di questo mondo, ma, anzi, attraverso la povertà, la castità e l’obbedienza, in fondo esprime questa libertà interiore che lo fa essere per gli altri, senza legare niente e nessuno a sé. Mi ha colpito, al riguardo, l’omelia che Papa Francesco ha pronunciato sabato 15 giugno, per le esequie del nunzio in Argentina, monsignor Léon Kalenga Badikebele; il Papa ha parlato del «congedo del pastore», cioè del sano distacco «di chi è abituato a non essere attaccato ai beni di questo mondo, a non essere attaccato alla mondanità», di colui che si congeda per affidare ad altri la prosecuzione del cammino «come se dicesse: “vegliate su voi stessi e su tutto il gregge”. Vegliate, lottate; siete adulti, vi lascio soli, andate avanti». Ecco, la vita del sacerdote è un respiro di libertà, nel quale ci si consegna a Dio e ogni giorno si compiono passi di congedo prima dell’incontro finale con il Signore. Certamente, si tratta di una missione non sempre facile, sia a motivo della complessità dei contesti sociali e culturali odierni che per il fatto di esigere una stabile maturità psico-affettiva, una robusta capacità interiore nel fronteggiare le fatiche e le difficoltà, un tratto relazionale di serenità e autenticità e, naturalmente, una solida spiritualità radicata nella relazione personale con Gesù e la sua parola.

Questa base umana e spirituale di partenza viene raccomandata anche nella “Ratio fundamentalis” e appartiene soprattutto alla fase iniziale della formazione. Poi, lungo il cammino, insorgono talvolta numerose difficoltà. Quali sono gli ostacoli più importanti per il prete, oggi?
Direi, anzitutto, che proprio pensando alle contrarietà e agli impedimenti che si affacciano sul percorso di vita sacerdotale, il dicastero ha voluto proporre le omelie delle messe crismali, che si caratterizzano come messaggi aderenti alla realtà e a ciò che i sacerdoti sperimentano nel ministero e nel più profondo del loro cuore. A questo proposito, mi permetterei di dire: leggiamo e meditiamo ciò che il Papa dice e scrive e non ciò che, talvolta, i mezzi di comunicazione lasciano passare, spesso evidenziando aspetti secondari o estraendo dal contesto qualche frase che possa servire a creare un effetto da scoop; se ci si accosta con orecchio attento alla parola dal Papa si coglie un’accorata e sofferta attenzione del pastore verso le fatiche dei sacerdoti e l’amore con cui egli desidera accompagnarli. Per esempio, alla stanchezza del prete Papa Francesco ha dedicato parole davvero preziose, che ristorano il cuore dei sacerdoti i quali incontrano, soprattutto oggi, difficoltà di vario genere. Essi vivono infatti l’affaticamento per le attività apostoliche, ma anche quella che il Santo Padre ha definito «la stanchezza della speranza», che appesantisce il cuore e lo fa diventare — per usare un’immagine biblica — come una cisterna screpolata. Gli ostacoli sono tanti; in certi contesti l’avanzata del secolarismo rende irrilevante la fede e la predicazione del Vangelo; in altri, le comunità cristiane subiscono la violenza della persecuzione; i mutamenti sociali e culturali degli ultimi anni hanno ridimensionato il peso per così dire sociale della Chiesa e, se ciò la spoglia dalla pretesa dell’egemonia e la restituisce alla semplicità del Vangelo, è altrettanto vero che ne rende più difficile la missione, e richiede continui aggiornamenti di pensiero, di linguaggi e di presenza nel mondo. A questi ambiti, diciamo per lo più sociologici, si aggiungono quelli della vita personale e spirituale del sacerdote: le crisi che egli attraversa nei cambiamenti d’età, le incomprensioni, gli scoraggiamenti, talvolta la fatica della relazione col vescovo e con i confratelli, l’aridità nella vita di preghiera. Si tratta di aspetti che possono indebolire il vigore del cammino, su cui vale la pena di soffermarsi insieme, facendoli diventare non solo temi di discussione, ma anche spazi di condivisione all’interno dei presbiterii diocesani.

A proposito delle fatiche dei sacerdoti, Papa Francesco, parlando di recente all’assemblea dei vescovi italiani, ha affermato che «i sacerdoti si sentono continuamente sotto attacco mediatico» oppure «sono condannati a causa di alcuni errori e reati di alcuni loro colleghi».
Naturalmente, la costellazione di fatti che si riferiscono alle miserie di alcuni preti, ripresa e talvolta sottolineata dai media, non può che creare sconcerto nei fedeli e nell’opinione pubblica. Tuttavia, il rischio è che oggi si assolutizzi il dato negativo e lo si generalizzi frettolosamente, associando la figura e lo stesso vocabolo “prete” a un profilo ambiguo, o addirittura oscuro. In realtà, però, nella Chiesa la stragrande maggioranza dei sacerdoti opera offrendo generosamente la propria vita, impiegando le migliori energie per l’annuncio del Vangelo e per la cura del popolo di Dio, e spendendosi accanto alle persone in difficoltà, ai giovani, agli anziani, agli ammalati, ai poveri. Mi ha colpito il video-messaggio che Papa Francesco ha voluto fare qualche giorno fa per lanciare una preghiera — in questo mese di giugno — per i sacerdoti, affermando: «Molti si mettono in gioco fino alla fine offrendosi con umiltà e gioia. Sono sacerdoti vicini disposti a lavorare sodo per tutti. Rendiamo grazie per il loro esempio e la loro testimonianza». Sono preti che lavorano quotidianamente nel silenzio, talvolta nell’incomprensione o chiamati a fare i conti con la solitudine e con l’apparente infruttuosità del loro ministero; come ha raccomandato Papa Francesco, questi sacerdoti hanno bisogno di vicinanza, di ascolto, di accompagnamento, anzitutto da parte del vescovo, ma — vorrei dire — in generale da parte del proprio presbiterio, delle comunità cristiane e delle famiglie.

In che modo la comunità cristiana può accompagnare e sostenere il cammino dei sacerdoti?
Ci sono tanti suggerimenti e diversi consigli e vie da seguire per contrastare gli errori e gli scandali; tuttavia, sento di poter dire che il primo antidoto dovrebbe essere quello di far sentire amati i nostri sacerdoti, di abitare con affetto e discrezione le loro solitudini, di non giudicarli in modo spietato, di non farli sentire sotto pressione esigendo che siano quasi come delle “macchine” distributrici di servizi sacri e, soprattutto, di voler loro un bene sincero. A essi dobbiamo mostrare gratitudine e sostegno, e il primo modo per farlo, probabilmente, è amarli con semplicità e tenerezza. Al riguardo, proprio in questi giorni, inaugurando un’importante struttura terapeutica presso l’ospedale Francesco Miulli di Acquaviva delle Fonti in Puglia, in presenza di autorità e di una bella comunità di laici rappresentativi, ho voluto ricordare — come spesso faccio — l’importanza dell’amore per i sacerdoti, del sostegno spirituale e morale nel loro ministero e della necessità di capirne le fragilità e di perdonare loro qualche momento di oscurità e di scoraggiamento. Assicuro che fa tanto bene ai sacerdoti sentire, per esempio, una parola di lode delle loro omelie o del buon esito di qualche celebrazione particolare come le Prime Comunioni o, ancora, del successo che proprio in questa stagione estiva può avere l’attività con i ragazzi come il Grest. Fa un grande bene ai sacerdoti di sentire che dentro della loro umana debolezza c’è chi li accompagna con la preghiera, con il riconoscimento del loro servizio e con l’incoraggiamento a non desistere nelle prove e nelle difficoltà. Questa Giornata di santificazione del clero, perciò, sia occasione di preghiera perché il Cuore Sacro di Gesù, sorgente e rifugio di ogni esistenza sacerdotale, accompagni i passi dei sacerdoti con la potenza della grazia divina.

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Sacro Cuore di Gesù/ Si celebra oggi 28 giugno l’amore offerto da Dio all’uomo

Posté par atempodiblog le 28 juin 2019

Sacro Cuore di Gesù/ Si celebra oggi 28 giugno l’amore offerto da Dio all’uomo
Sacro Cuore di Gesù, si celebra oggi 28 giugno il grande amore offerto dal figlio di Dio agli uomini per i quali è venuto sulla terra e dai quali è stato crocefisso.
di Matteo Fantozzi – Il Sussidiario

Sacro Cuore di Gesù/ Si celebra oggi 28 giugno l’amore offerto da Dio all’uomo dans Fede, morale e teologia Sacro-Cuore

La storia che è strettamente legata al culto del Sacro Cuore di Gesù è quella che rispecchia un legame indissolubile tra la Chiesa e l’amore incondizionato che Gesù ha offerto agli uomini, offrendosi in sacrificio sulla croce. Un’amore che continua anche dopo tutti i peccati che gli essere umani continuano a compiere nella vita di tutti i giorni. Il culto del Sacro Cuore di Gesù oggi è una realtà che come secoli addietro è strettamente collegato alla possibilità dell’uomo di redimersi attraverso l’amore di Dio. Storicamente vi sono differenti testimonianze che dimostrano che già nel medioevo vi era una forma di adorazione del Sacro Cuore. Ma a darle concretezza e istituzionalizzazione vi furono quattro apparizioni di Gesù alla santa Margherita Alacoque, che iniziarono nella notte del 27 dicembre del 1673. Gesù appare con il mano il cuore, folgorante di luce e con una croce posizionata al centro. La figura del Salvatore presenta i segni delle stigmate che sono a loro volta avvolti nelle fiamme. Le visioni si susseguirono nel 1674 e si conclusero con quella del 16 giugno del 1675 nel quale Gesù non solo espresse il suo dolore per i peccati e i comportamenti empi dei fedeli, ma invitò Margherita Alacoque a istituire una festa in onore del Sacro Cuore, il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini. In questo modo ha origine la festività con le due prime consacrazioni che si ebbero nel 1685 e 1686 presso il Monastero di Paray-le-Monial. In poco tempo il luogo divenne meta di culto e molte congregazioni si svilupparono intorno alla visione della santa Margherita.

Nei secoli la festa inizialmente fu osteggiata da alcuni Papi e considerata per certi aspetti una forma di idolatria. Ma la diffusione del culto e l’aumento dei fedeli che ogni anno si recavano presso il convento, spinse nel 1856 Papa Pio IX a rendere universale la festività per tutta la chiesa cattolica. Fu stabilito così che la ricorrenza sarebbe caduta il terzo venerdì dopo la Pentecoste. L’ufficializzarsi del culto ha portato alla diffusione di cappelle, oratori e chiese in onore del Sacro Cuore di Gesù sparse in tutto il mondo cattolico.

Sacro Cuore di Gesù, come si festeggia l’evento
In base al calendario liturgico, la festa del Sacro Cuore di Gesù nel 2019 cade il 28 giugno. È un momento molto importante per la chiesa dato che nella sua celebrazione si sottolinea quel legame di amore che è il fondamento del mondo cristiano. Inoltre durante la festività viene celebrata anche la Gionata di santificazione sacerdotale. In ogni chiesa nella giornata di venerdì vengono celebrate messe in onore della Sacro Cuore, con le Litanie del Sacro Cuore.

Parigi: la Basilica di Montmartre
Tra i tanti luoghi che ricordano la festività del Sacro Cuore di Gesù vi è Parigi. La capitale francese nei secoli si è sempre caratterizzata tra un connubio di esoterismo e religiosità. Camminando tra gli ampi viali si rimane colpiti dalla bellezza estetica dei palazzi, dall’equilibrio di ogni singola via che si innesta in una ramificazione di strade e vicoli caratterizzati per essere un mondo intriso di cultura. Le chiese dalle guglie sottili e che puntano verso il cielo, simbolo delle prime forme di gotico, risaltano in ogni angolo della città. Ma se si guarda verso la collina di Montmartre si rimase piacevolmente impressionati da una costruzione, per certi aspetti più moderna e con tre cupole che risplendono alla luce del sole. Sulla collina più alta della città sorge infatti la Basilica del Sacro Cuore la cui costruzione iniziò nel 1873. Anche in essa si nota il connubio di una città che ha sempre voluto ricordare la sua storia, ma senza dimenticare la fede. La chiesa infatti fu edificata per rendere omaggio ai caduti francesi durante la guerra franco-prussiana e per questo dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

Gli altri Santi di oggi
Il 28 giugno la Chiesa Cattolica ricorda i seguenti Santi e beati: San Giovanni Southwouth; Santa Lucia Wang Cheng; Santa Maria Du Zhaozhi; San Paolo I; Beata Maria Pia Mastena e Beato Eimerardo.

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Cent’anni da Fatima e della Vergine non ne abbiamo ancora abbastanza (altro che Rosario “divisivo”)

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2017

Cent’anni da Fatima e della Vergine non ne abbiamo ancora abbastanza (altro che Rosario “divisivo”)
Solo grazie a Maria la fede cristiana può calarsi totalmente nella storia. Come dimostrano le apparizioni in Portogallo e, oggi, le preghiere dei polacchi
di Valerio Pece – Tempi

Cent’anni da Fatima e della Vergine non ne abbiamo ancora abbastanza (altro che Rosario “divisivo”) dans Apparizioni mariane e santuari polonia-rosario-confini-2-ansa

«Una volta che pregavo per la Polonia, udii queste parole: “Amo la Polonia in modo particolare e, se ubbidirà al Mio volere, l’innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia ultima venuta”». Così scriveva santa Faustina Kowalska sul suo Diario della Divina Misericordia. Era il 1938. Nessuno può sapere se l’iniziativa partita dai laici polacchi e prontamente appoggiata dalla locale Conferenza episcopale (parliamo del milione di fedeli che sabato 7 ottobre hanno recitato il Rosario lungo il confine: una catena umana lunga 3.500 chilometri) sia proprio quella “scintilla” di cui parla suor Faustina Kowalska. È molto probabile, però, che la commovente impresa del popolo polacco servirà a chiudere definitivamente i conti con una certa teologia mariana, quella «che negli ultimi Cinquanta anni ha subìto un’amarissima epoca glaciale», per usare l’espressione del noto teologo tedesco George Söll. Il tempo, insomma, avrebbe dato ragione ai fedeli legati alla Tradizione, strappando Maria da un certo “minimalismo teologico”.

La crisi però è durata molto, forse troppo. Grave l’allarme lanciato da padre De la Potterie, biblista belga, secondo cui «è un fatto indiscutibile che la Mariologia non trovi quasi più posto nei programmi di studio teologico», perché, come ammette il teologo spagnolo Ignacio Calaguig, «venne rifiutata dai trattati dei teologi progressisti». Già nel ’79 il francescano Antonio Baslucci parlava della crisi mariologica come di «un vero iconoclastismo teologico ai danni della pietà cristiana», mentre René Laurentin, la più grande autorità mondiale in materia, più recentemente ha riferito di una mariologia «ormai ridotta a uno scheletro, a un ectoplasma». Anche il cardinal Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, parlò di atteggiamento “schifiltoso” da parte di molti teologi, tanto che in una famosa udienza, a chi si mostrava incredulo di fronte alla potenza del Rosario, pur ripiegando sul suo proverbiale umorismo rispose con un significativo riferimento biblico: «Naam siro, grande generale, per guarire dalla lebbra disdegnava il bagno nel Giordano suggerito da Eliseo. Qualcuno fa come Naaman: “Sono un gran teologo, un cristiano maturo, che respira Bibbia a pieni polmoni, e mi si propone il Rosario?”».

Gli allarmi lanciati da molti teologi dicono che la débâcle della mariologia post-conciliare è stata deleteria, al punto che non ne ha risparmiato una certa involuzione nemmeno l’operato di figure di indubbio fascino e carisma. Dopo essersi schierato a favore di divorzio e aborto, il frate servita (e poeta) David Maria Turoldo, sulla piazza del valtellinese santuario mariano di Tirano, con un gesto eclatante, «per indicare che col Concilio tutto si rinnova – così racconta lo scrittore toscano Tito Casini – ha spezzato la corona del Rosario». Proprio quel Rosario («salterio dei poveri e compendio di tutto il vangelo» secondo le parole di Pio XII) che è la preghiera che sta maggiormente a cuore alla Madonna, se è vero che a Lourdes e a Fatima è apparsa con il Rosario in mano chiedendone la recita. Perfino gli scritti di monsignor Tonino Bello, per molti altri versi figura straordinaria, non può dirsi che abbiano aiutato la mariologia a risollevarsi dalla “svolta antropologica” rahneriana, quella che ha portato la teologia a misurare Maria non più alla perfezione di Dio, ma all’imperfezione dell’uomo. Nel suo Maria donna dei nostri giorni (San Paolo, 1993) il vescovo pugliese per anni presidente di Pax Christi scriveva di un’adolescente da immaginare «mentre nei meriggi d’estate risale dalla spiaggia, in bermuda». Di una «donna feriale» che «come tutte le mogli avrà avuto momenti di crisi nel rapporto con suo marito, del quale, taciturno com’era, non sempre avrà capito i silenzi», e che nella casa di Elisabetta «pronunciò il più bel canto della teologia della liberazione». Siamo molto lontani dalla “Donna vestita di sole”, dalla Theotókos, dall’Immacolata, colei che distruggerà ogni eresia schiacciando la testa del serpente.

Sono i frutti a dire che la mariologia moderna – sulla carta più fondata biblicamente, più elevata spiritualmente e più ricca pastoralmente – abbia palesemente fallito. Un voluminoso studio del clarettiano padre Angel Pardilla indica che, tra il 1965 e il 2005, proprio gli istituti più innervati della nuova teologia mariana sono stati pressoché dimezzati: dai Servi di Maria (che hanno perduto il 61 per cento) ai Monfortiani (scesi del 51 per cento). Senza contare i Missionari Oblati di Maria (-40 per cento) e i Marianisti (-54 per cento). Nell’approfondita indagine di padre Pardilla in realtà un’eccezione esisteva: l’unico istituto di impronta mariana in continua crescita, in effetti mantenutosi fedele alla mariologia di sempre, erano i Francescani dell’Immacolata. L’ordine è stato commissariato nel 2013.

De Maria numquam satis, su Maria non si dirà mai abbastanza, tanto che «se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani» (Paolo VI). Se i polacchi fedeli a Maria sono addirittura arrivati ad essere sotto attacco, bisognerebbe riflettere non poco su quanto scriveva Henry Newman, che da teologo anglicano qual era confessò di essere stato tenuto lontano dalla Chiesa cattolica per quella che la Riforma protestante chiamava con dispregio “mariolatria”. Nel suo Ipotesi su Maria Vittorio Messori ricorda che il cardinal Newman, da buon inglese empirico, venne convertito al cattolicesimo semplicemente dall’osservazione dei fatti. «Se diamo uno sguardo all’Europa – scriveva il beato Henry Newman – vediamo che hanno smesso di adorare il suo Divin Figlio, per passare ad un banale umanesimo, non i popoli che si sono distinti per la devozione a Maria, ma proprio quelli che l’hanno rifiutata. I cattolici, ingiustamente accusati di adorare una creatura al posto del Creatore, lo adorano ancora. Mentre i loro accusatori, che avevano preteso di adorare Dio con maggior purezza e fedeltà alla scrittura, hanno cessato di adorarLo».

Con l’“evento-Fatima”, di cui oggi, venerdì 13 ottobre 2017, si ricordano solennemente i 100 anni dall’ultima apparizione, siamo spettatori di una religione totalmente calata nella storia, in cui a Covra da Iria oltre 70 mila persone hanno assistito al miracolo del sole, e dove Maria ha mostrato l’Inferno ai tre piccoli pastorelli. Chi nega l’Inferno – che, come affermava Karl Ranher, esiste solo «sulla carta ma non nella realtà» – si appella alla “dottrina della Misericordia”, in forza della quale sussisterebbe un’incompatibilità tra l’infinita bontà di Dio e la possibilità di una dannazione eterna. Paradossalmente, però, a scompaginare le carte è proprio colei che la Chiesa presenta come l’“Apostola della Divina Misericordia”, santa Faustina Kowalska, la suora polacca canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II. La sua impressionante descrizione dell’Inferno (dove sarebbe stata trasportata da un angelo), esattamente come quella di Lucia di Fatima, a un occhio appena attento, della tanto strattonata Divina Misericordia costituirebbe proprio un segno tangibile. Sarebbe, cioè, l’antidoto contro il veleno somministrato con la negazione di quel dogma di fede (l’Inferno è de fide, piaccia o no a Eugenio Scalfari, che con uno zelo degno di miglior causa su Repubblica ha affermato che il Santo Padre in persona lo avrebbe «abolito»). Il ricordare all’uomo la necessità impellente della sua conversione nonché il suo possibile destino eterno in caso di ostinato rifiuto di Dio – esattamente il cuore del messaggio di Fatima – non può, dunque, non essere considerato “misericordia”, per giunta salvifica.

Nel 1967 la stessa suor Lucia piangeva calde lacrime sul calo della devozione al Cuore Immacolato di Maria. Intrigante, sul punto, è il racconto del vescovo slovacco Paolo Hnilica, colui che si batté per inserire la condanna del comunismo nella Costituzione dogmatica Gaudium et Spes e che nel 1984, secondo la richiesta fatta dalla Vergine a Fatima, si recò sulla Piazza Rossa di Mosca per consacrare segretamente la Russia al Cuore Immacolato di Maria. Così scriveva monsignor Hnilinca: «Nel giorno del 50esimo anniversario delle apparizioni incontrai suor Lucia insieme con il Vescovo di Fatima, il quale ci invitò a visitare le tombe dei due Beati, Francesco e Giacinta. Il vescovo mi tirò la veste e disse: “Guardi Lucia!”. La guardai e vidi che piangeva amaramente. E il vescovo: “Piange perché sua cugina Giacinta sul letto di morte le disse: ‘Lucia, ricordati di quello che ha detto la Madonna: Vengo presto a prendervi, tu rimarrai più a lungo con l’unico scopo di diffondere la devozione al Cuore Immacolato di Maria’”. Il vescovo continuò: “Suor Lucia piange perché si sente fallita”».

I cattolici polacchi – e quelli italiani che su invito dell’Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani (Aiasm) il 13 ottobre pregheranno il Rosario in tutta Italia – hanno semplicemente compreso quella verità che Vittorio Messori ha così sintetizzato: «Se dimentichiamo quella radice umana che è Maria, il messaggio di Gesù si degrada in spiritualismo, moralismo, come dimostra la drammatica deriva protestante. Oggi, quando è in gioco la stessa possibilità di credere, è urgente ritrovare la presenza di una Donna che tiene al riparo dall’errore e rafforza le basi della fede». Quella Maria che oggi fa così paura, diventata improvvisamente “divisiva” anche tra gli stessi cattolici, non è il «tumore del cattolicesimo» (secondo la devastante espressione dell’osannato Karl Barth), ma nient’altro che la materna difesa e la precisa conferma della più pura e genuina cristologia. È per questo che su Maria, nemica di tutte le eresie, non si dirà mai abbastanza.

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Le apparizioni di Medjugorje, l’evento più significativo dei tempi moderni

Posté par atempodiblog le 24 juin 2017

Le apparizioni di Medjugorje, l’evento più significativo dei tempi moderni
Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Le apparizioni di Medjugorje, l'evento più significativo dei tempi moderni dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje

Le apparizioni di Medjugorje sono l’evento più significativo dei tempi moderni, che si collocano al crocevia fra un millennio e l’altro, al centro di un drammatico combattimento escatologico fra la Donna vestita di sole e il dragone infernale. La nostra generazione ne è coinvolta e nessuno può illudersi di sfuggire alla decisione di fare una scelta di campo.

La Regina della pace è qui da così tanto tempo per contrastare la tenebra della menzogna e della morte, che ha avvolto il mondo e che prepara la sua distruzione. Dal quel 24 Giugno 1981, quando la Madonna è apparsa sulla collina con un Bambino in braccio, il mondo ha fatto un cambiamento radicale. E’ crollato il comunismo e le chiese incatenate dal dragone sono state liberate. L’Occidente al contrario sta apostatando dalla fede, nella luciferina illusione di creare un mondo senza Dio, dove l’uomo è l’assoluto padrone. La Chiesa è ovunque perseguitata e indebolita nella sua testimonianza dalla tiepidezza e dal modernismo.

La Regina della pace è instancabile nell’invitarci alla preghiera e alla conversione, per essere decisi e forti nella fede e per essere delle piccoli luci che brillano nelle tenebre del mondo. La nostra risposta deve essere generosa, fedele e perseverante. La vittoria del suo Cuore Immacolato incomincia nel cuore di ognuno di noi.

Ascoltiamo i suoi messaggi, pieni di sapienza e di santità e mettiamoli in pratica. Non lasciamoci sorprendere come gli apostoli nel Getzemani, che dormivano nell’ora dell’impero delle tenebre. Vegliamo e preghiamo. Liberiamoci dai lacci con i quali il demonio ci imprigiona. Scarichiamo dalla nostra vita le zavorre inutili, perché questo tempo è un punto di svolta. Mettiamoci a disposizione della nostra Regina, come apostoli generosi, per la grande battaglia della fede, per la salvezza delle anime, per un futuro di pace.

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Consanguinei di Gesù

Posté par atempodiblog le 16 juin 2016

Consanguinei di Gesù
di Pippo Corigliano

Consanguinei di Gesù dans Fede, morale e teologia cuore_di_Ges_e_di_Maria

Il mese di giugno è in singolare sintonia con il tema del Giubileo della Misericordia anche perché le feste del Cuore di Gesù e di Maria ci riportano all’amore misericordioso di Dio.

Sant’Agostino (De sancta virginitate,6) dice che «Maria cooperò col suo amore alla nascita nella Chiesa dei fedeli, membra di quel Capo di cui ella è madre secondo il corpo». E’ un motivo in più per considerarci «consanguinei» di Gesù, come diceva San Josemaría Escrivá: «Figli miei sapete perché vi voglio così bene? Perché vedo scorrere in voi lo stesso sangue di Gesù».

Questa «fisicità» del considerarci figli di Maria e fratelli di Gesù ci aiuta nell’identificazione con Cristo. Lo Spirito Santo è l’ autore di questa identificazione. Quello stesso Spirito che ha inondato l’anima e il corpo di Maria per farci pervenire Gesù. «Lo Spirito come il vento, soffia dove vuole» (Gv. 3,8) vien detto a Nicodemo: a me tocca non frapporre ostacoli e tenere le finestre del mio animo ben aperte a questa benefica corrente.

La lettura quotidiana del Vangelo e di un libro spirituale, la frequente confessione e la santa comunione, l’orazione mentale e la recita del rosario, assieme alle altre pratiche sono le finestre spalancate, sono l’alimento del bambino che sono io che ha bisogno di pasti frequenti. Tanto più frequenti quanto più piccolo è il bambino.

Nella mia corsa forsennata nell’impiegare inutilmente il tempo, queste pratiche sono il rimedio che non me lo fa sprecare e agevolano l’identificazione con Cristo.

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Mary’s Heart

Posté par atempodiblog le 4 juin 2016

Maria, Madre di Gesù,
dammi il Tuo cuore,
tanto bello, tanto puro,
tanto immacolato, tanto pieno d’amore e d’umiltà,
cosicché io possa ricevere Gesù nel Pane della Vita,
amarLo come Tu l’hai amato e servirlo sotto le spoglie del più Povero dei Poveri.

Beata Madre Teresa di Calcutta

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Questo canto è una preghiera scritta da Madre Teresa. E’ pregata dalle Missionarie della Carità per preparare i loro cuori a ricevere Gesù nei più poveri dei poveri.

O Mary, Mother of Jesus,
Give me your heart
That I might receive Jesus.

Give me your heart,
So beautiful, so pure,
So immaculate, so full of love and humility.

Give me your heart,
To love Him as you loved Him,
And serve Him as you served Him,
In the distressing disguise of the poorest of the poor.

In the Bread of Life,
In the poorest of the poor,
In distressing disguise,
In Christ our Lord.

Mary’s Heart – Danielle Rose

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Il Cuore divino e umano di Gesù

Posté par atempodiblog le 3 juin 2016

Il Cuore divino e umano di Gesù
Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Sacro Cuore

L’immagine di Gesù che indica il Cuore, circondato di spine e fiammeggiante di amore, è uno dei segni più potenti del cristianesimo.

Così infatti è apparso a S. Margherita Maria Alacoque pronunziando parole che non potranno mai più essere dimenticate: “Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e dai quali non riceve che ingratitudine e disprezzo”.

Dio è amore prodigo e senza confini e lo ha manifestato ai nostri occhi annebbiati attraverso il Cuore di suo Figlio, che ha portato a compimento l’opera della redenzione fino al colpo di lancia che gli ha trafitto il Cuore, perché rimanesse come testimonianza di amore fino alla fine dei secoli.

In questo mese guardiamo a quel Cuore e chiediamo la grazia di comprendere che diventare cristiani significa cambiare il cuore. Se il cuore non si apre a Dio per accogliere il suo amore e non si rivolge al prossimo per donarlo a sua volta, non siamo ancora diventati cristiani.

La vera rivoluzione che trasformerà il mondo in un angolo di paradiso è quella che incomincia dal cambiamento dei cuori. Se i cuori degli uomini rimangono orgogliosi, duri e impietosi la vita sulla terrà sarà un inferno, nonostante tutte le illusorie conquiste del progresso.

Guardiamo al Cuore di Gesù umile, mite e misericordioso e lasciamo che la forza del suo amore guarisca i nostri cuori malati.

Come Gesù, teniamo il cuore in mano e cambieremo in meglio il mondo.

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Mi consacro al Tuo cuore, o Maria

Posté par atempodiblog le 27 juin 2014

“La Vergine Madre del Verbo Incarnato è il tipo supremo della corrispondenza del cuore dell’uomo al Cuore divino”.

Mi consacro al Tuo cuore, o Maria dans Don Giustino Maria Russolillo Maria-SS

“La via sei Tu, o Maria! Per mezzo tuo Egli è venuto a noi, s’è dato a noi, per mezzo Tuo noi andremo e ci daremo a Lui! Prendimi tutto, o Maria, per formarmi tutto di Gesù, per darmi tutto a Gesù, per unirmi tutto a Gesù. Prendimi tutto, o Maria, perché tutto mi offro a Te. Al Tuo cuore mi affido, mi consacro, confido! Formami secondo il Tuo cuore, tutt’amore per Gesù e tutto degno delle Sue compiacenze!”.

“Devo avvolgerLo tutto col mio amore questo dolce Signore vivente in Te, o Maria, Suo cielo, Sua reggia, Suo trono, Suo altare, Suo ciborio e ostensorio. E perciò mi consacro al Tuo cuore, o Maria, e alla vita di orazione del Tuo cuore!”.

Beato Giustino Maria Russolillo

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Amare Gesù con il cuore di Maria

Posté par atempodiblog le 17 juin 2014

Giugno: il mese dedicato al Cuore di Gesù. Come ricambiare l’immenso amore che Gesù ha avuto per noi? Ecco il segreto che san Massimiliano ci suggerisce: amare Gesù con il cuore di Maria.

Amare Gesù con il cuore di Maria dans Citazioni, frasi e pensieri 2nv6wm1

Per noi militi dell’Immacolata, l’unico sprone della nostra attività deve essere l’amore al Santissimo Cuore di Gesù.
Che cosa significa Santissimo Cuore di Gesù? Tutti sappiamo che il cuore è il simbolo dell’amore, anche se l’essenza dell’amore è nella volontà. Simbolo di amore è anche il cuore di Gesù. In lui conosciamo l’amore di Gesù.  Tutto si conosce dagli effetti  E Gesù diceva  che l’albero buono si riconosce dai frutti buoni (cfr Mt 7, 17-20). L’amore del cuore di Gesù lo riconosciamo da tanti atti di amore. Tutto ciò che ci circonda è espressione  dell’Amore di Gesù. Tutto  scaturisce dall’amore di Dio. Il Santissimo Sacramento è frutto dell’amore di Dio. Tutta la vita di Gesù e la sua attività è frutto dell’amore del Santissimo Cuore. L’anima che guarda attentamente  tutte queste manifestazioni di amore, vorrebbe ricompensare l’amore con l’amore. Sappiamo però, per esperienza che siamo molto deboli. E qui si manifesta l’amore del Cuore di Dio, che ci dà la sua santissima Madre, perché con il suo Cuore possiamo amare Gesù. Già non con il nostro povero cuore, ma con il cuore Immacolato di Lei. L’amore dell’Immacolata è l’amore più perfetto, con il quale una creatura può amare Dio. Con questo cuore dunque cerchiamo di amare sempre più il Cuore di Gesù e questo sia il nostro più grande scopo. Cercare di conquistare a Lei non solo molte anime, ma il maggior numero possibile e unirle quanto prima  per mezzo di Lei al sacratissimo Cuore di Gesù. Dapprima conquistare il proprio cuore e  poi gli altri. E questo sia il nostro più grande scopo.

Conferenza di Padre Kolbe ai suoi frati a Niepokalanów il 28 giugno 1936
Tratto da: Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe

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L’amore che Gesù Cristo ci porta

Posté par atempodiblog le 2 juin 2014

L'amore che Gesù Cristo ci porta dans Citazioni, frasi e pensieri qns26o

“Oh, se intendessimo l’amore che arde per noi nel Cuore di Gesù!… Ci ha tanto amati, che se mettessimo insieme tutto l’amore di cui sono capaci gli uomini, i Santi e gli Angeli, non arriveremmo che alla millesima parte dell’amore che Gesù Cristo ci porta”.

Sant’Alfonso Maria de Liguori

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Santa Margherita Maria Alacoque

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2013

Santa Margherita Maria Alacoque

Santa Margherita Maria Alacoque dans Paray le Monial Qui-sopra-Margherita-a-soli-quattro-anni-impara-a-pregare-nel
Qui sopra, Margherita, a soli quattro anni, impara a pregare nel castello di Corcheval

Nacque nel 1647 nella diocesi di Autun in Francia. Accolta tra le suore della Visitazione di Paray-le-Monial, percorse rapidamente la via della perfezione. Ricevette mistiche rivelazioni, particolarmente sulla devozione verso il Cuore di Gesù, e lavorò molto per introdurne il culto nella Chiesa. Morì il 17 ottobre del 1690.

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Con gli occhi fissi sul campanile della chiesa, dove sa che Gesù è presente, Margherita è assorta nella preghiera e non sente i richiami del fratello

È il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni evangelista. La venticinquenne Suor Margherita Maria è raccolta in adorazione davanti al SS. Sacramento nella cappella del monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, in Francia. All’improvviso il suo corpo diventa insensibile, mentre lo spirito si ravviva e acquista una lucidità fuori del comune. In lei sta avvenendo qualcosa di straordinario. Riferisce: “mi sentii tutta investita dalla divina presenza”. Poi vide Lui, circonfuso di luce e di gloria, e raccolse il suo messaggio: “Questo mio Cuore brucia di tanto amore per te e per gli uomini che non posso più contenerlo. È necessario che sia fatto conoscere a tutti, perché tutti siano ricolmi dei miei benefici”. È l’inizio di una serie di manifestazioni visibili di Gesù che, per circa tre anni, si ripeteranno ogni primo venerdì del mese. Grazie straordinarie che infiammano una esistenza, tutto sommato, ordinaria. La vita di suor Margherita, infatti, fino a quel giorno non aveva proprio nulla di particolare, se non povertà, sofferenze e anonimato.

Margherita-Maria-entra-nel-monastero-della-Visitazione-il-25-mag dans San Claudio de la Colombière
Margherita Maria entra nel monastero della Visitazione il 25 maggio 1671

Nata nel 1647, in uno sperduto villaggio francese, è la quinta di sette figli. La sua giovinezza non è facile: rimasta orfana di padre all’età di otto anni, Margherita cresce “senz’altra educazione che quella che veniva dalla servitù e dai contadini”, come ella stessa riferisce nella sua Autobiografia. La madre, spesso malata, è in balia di alcuni parenti che si comportano in modo rozzo e dispotico, non risparmiando insulti e perfino maltrattamenti. La convivenza con la famiglia paterna è “una guerra continua”, Margherita e sua madre sono “ridotte alla più dura schiavitù”. Per le gravi ristrettezze economiche viene affidata a una comunità di clarisse: vi rimane solo due anni a causa di una grave malattia reumatica che rischia di immobilizzarla: “Le ossa doloranti sembravano conficcarsi nella pelle per tutto il corpo”, scriverà più tardi. Guarisce e in lei si fa strada, tenacemente, il richiamo della vita consacrata. Ostacolata dai familiari che la spingono al matrimonio ha qualche incertezza: è il periodo della mondanità, dei vestiti eleganti, delle feste e dei ricevimenti, ma poi il richiamo dello Sposo celeste è troppo forte e insistente.

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Margherita Maria, immersa nella preghiera, si dimentica di controllare che l’asina e il puledro non bruchino nell’orto del monastero. Ma gli animali non combinano nessun guaio

Il 20 giugno 1671, a 24 anni, Margherita entra nel convento di Paray-le-Monial, nell’ordine contemplativo delle Visitandine. Qui vivrà per 19 anni, fino alla morte. La vita in convento non è facile. Spesso viene umiliata dalle consorelle che la considerano sbadata, squilibrata, “visionaria”. Alcune, nel sentire ciò che ella riferisce della sua vita spirituale, si indignano, la trattano da pazza, da posseduta dal demonio: arrivano a spruzzarle addosso dell’acqua benedetta. La stessa Margherita teme di essere ingannata e di ingannare a sua volta: “Piangevo in continuazione, non riuscendo in alcun modo a sottrarmi alla potenza di quello Spirito sovrumano che agiva in me”. Intanto continuano le straordinarie rivelazioni che procurarono a suor Margherita sofferenze e incomprensioni.

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Gesù appare a Margherita Maria

Nella più celebre delle visioni Gesù le si mostrò con il petto aperto, dentro il quale essa vide il Cuore divino consumato da fiamme e circondato di spine. In uno dei colloqui lo Sposo le chiede di farsi apostola della riparazione e di impegnarsi per istituire la festa del Sacro Cuore il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini. Così farà, con l’aiuto provvidenziale di un altro santo, il gesuita Claudio de la Colombière, suo direttore spirituale. Le rivelazioni non la esaltano. Lo stesso Sposo la mette in guardia: “Non fare nulla senza l’approvazione di chi ti guida, per avere con te l’autorità dell’obbedienza”. Quando si tratta di scegliere tra un comando di Gesù e quello della Superiora non ha dubbi: preferisce obbedire alla Superiora. Umiltà e obbedienza, preghiera e sacrificio. La sua vita ascetica ha dei tratti impressionanti. Scrive: “Legavo il mio corpo con corde nodose, serrando così forte che, a mala pena, riuscivo a respirare e mangiare. Lasciavo le corde tanto a lungo in quello stato che alla fine esse affondavano nella carne che vi ricresceva sopra; e quando andavo a toglierle, le dovevo strappare a viva forza e fra immani sofferenze”. Altrove, narrando una delle sue esperienze mistiche, Margherita confessa: “Ero convinta che nella mia vita non ci fossero abbastanza sofferenze, né sufficienti umiliazioni e nulla sembrava bastare alla mia immensa voglia di patire. La sofferenza maggiore era quella di non soffrire abbastanza”.

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Margherita Maria, maestra delle novizie, riceve in dono da esse un disegno del Sacro Cuore

A poco a poco, nella comunità, la diffidenza nei suoi confronti viene vinta, l’indifferenza scossa: si capisce che Margherita, oltre ad avere il privilegio di comunicazioni straordinarie da parte di Dio, è una religiosa ricca di esperienza e degna di fiducia. Viene così eletta Maestra delle novizie. Le giovani allieve l’amano e la ammirano: “Ci farà diventare sante, anche nostro malgrado”, afferma una di loro. Il 22 luglio 1690 comincia gli esercizi spirituali che dureranno quaranta giorni. In un ultimo gesto di offerta affida la sua vita al Cuore di Gesù.

Papa-Clemente-XIII-istituisce-il-6-febbraio-1765-la-festa-del-Sa
Papa Clemente XIII istituisce il 6 febbraio 1765 la festa del Sacro Cuore e Pray-le-Monial diviene meta di pellegrinaggi

L’8 ottobre si ammala. Il medico è convinto che guarirà anche questa volta. Margherita sa invece che la sua ora è venuta e chiede gli ultimi sacramenti. Le sue ex novizie la vegliano di continuo. A una di esse chiede di bruciare tutto quello che il suo confessore le aveva chiesto di scrivere sulla sua esperienza spirituale. La giovane è esitante: sa che tutti quei manoscritti sono un vero tesoro per la Congregazione e per la Chiesa e allora le chiede di rinunciare anche a quest’ultimo desiderio e di lasciare la decisione alla Superiora. La Maestra delle novizie, sul letto di morte, obbedisce a una sua alunna. Muore poco dopo, il 17 ottobre, a 43 anni, pronunciando il nome di Gesù.
All’indomani della morte, dietro richiesta di numerosi fedeli che desideravano avere qualche ricordo di Margherita, alcune consorelle entrarono nella sua celletta in cerca di piccoli oggetti: non fu trovato nient’altro che il libro delle Regole e il flagello. Margherita, che aveva contemplato la bellezza e la pienezza del cielo, parlando cuore a cuore con il suo Signore, era ricca solo di Dio, e questo le bastava: “Il cuore divino è un oceano pieno di tutte le cose buone; lì le anime povere possono gettare le loro necessità: è un oceano pieno di gioia dove far annegare tutta la nostra tristezza, un oceano di umiltà dove far annegare il nostro orgoglio, un oceano di misericordia per quelli che sono nell’angoscia, un oceano d’amore in cui immergere le nostre miserie” (S. Margherita Maria Alacoque). Memoria Liturgica: 16 ottobre.

di Alessandro Belano fdp
Tratto dalla Rivista “Don Orione Oggi” (2004)
In questo articolo (fonte 30Giorni) alcune immagini di Mauro Cavallini, tratte dal libro “Santa Margherita Maria”, Editions du Signe, Strasbourg 2000.

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