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La solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù/ Giornata per la Santificazione dei Sacerdoti

Posté par atempodiblog le 11 juin 2026

Il Sacerdozio sia custodito nel Cuore di Gesù
La solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù/ Giornata per la Santificazione dei Sacerdoti
de La Redazione di Vatican News

Il Sacerdozio sia custodito nel Cuore di Gesù

La solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù – Giornata per la Santificazione dei Sacerdoti – viene celebrata il venerdì dopo la solennità del Corpus Domini. Quasi a suggerirci che l’Eucaristia/Corpus Domini, non è altro che il Cuore stesso di Gesù, di Colui che, con “Cuore” si prende “cura” di noi.

Il 20 ottobre 1672 il Sacerdote normanno Giovanni Eudes celebra per la prima volta la festa. Ma già in alcune mistiche tedesche del Medioevo – Matilde di Magdeburgo (1212-1283), Matilde di Hackeborn (1241-1298) e Gertrude di Helfta (1256-1302) – e del Beato domenicano Enrico Suso (1295 – 1366), si era coltivata la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Ma a diffonderne il culto, contribuiranno le rivelazioni ricevute dal Signore tramite la religiosa visitandina di Paray-le-Monial, Margherita Maria Alacoque (1647-1690).

Margherita Alacoque vive nel convento francese di Paray-le-Monial sulla Loira, dal 1671. Ha già fama di grande mistica quando, il 27 dicembre 1673, riceve la prima visita di Gesù che la invita a prendere all’interno del consesso dell’Ultima Cena il posto che fu di Giovanni, l’unico apostolo che fisicamente riposò il suo capo sul Petto di Gesù.

Riposare sul Petto di Gesù

Il mio Cuore divino è così appassionato d’amore per gli uomini che non potendo più racchiudere in Sé le fiamme della Sua ardente Carità, bisogna che Le spanda. Io ti ho scelta per questo grande disegno”, le dice.

L’anno successivo Margherita ha altre due visioni: nella prima c’è il Cuore di Gesù su un trono di fiamme, più lucente del sole e più trasparente del cristallo, circondato da una corona di spine; nell’altra vede Cristo sfolgorante di gloria, con il Petto da cui escono fiamme da ogni parte, tanto da sembrare una fornace.

Gesù le parla ancora e le chiede di fare la Comunione ogni primo venerdì per nove mesi consecutivi e di prostrarsi a terra per un’ora nella notte tra il giovedì e il venerdì. Nascono così le pratiche dei Nove venerdì e dell’Ora Santa di Adorazione. In una quarta visione poi, Cristo chiede l’istituzione di una festa per onorare il Suo Cuore e per riparare, attraverso la preghiera, le offese da Lui ricevute.

La festa è resa obbligatoria per tutta la Chiesa a partire dal 1856 con Pio IX. Nel 1995, san Giovanni Paolo II istituì in questo stesso giorno la Giornata mondiale di preghiera per la santificazione del clero, affinché Il Sacerdozio sia custodito nelle Mani di Gesù, anzi nel suo Cuore, per poterlo aprire a tutti.

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Preghiera al Sacro Cuore

Posté par atempodiblog le 1 juin 2026

Preghiera al Sacro Cuore

Preghiera al Sacro Cuore di Don Bruno Forte

Signore Padre Santo, il Tuo cuore divino si manifesta nella cura d’amore che riservi a ognuna delle Tue creature: per questo Ti adoro e Ti ringrazio, sentendomi anch’io avvolto da questo Tuo cuore, che per amore, e solo per amore, ha chiamato a esistere me e tutto ciò che esiste.

Signore Gesù Cristo, Figlio eterno di Dio, fatto uomo per noi, il Tuo cuore Ti spinse a donarTi fino alla suprema consegna della Croce, affinché, risorto alla vita, donassi a noi l’acqua viva dello Spirito, sgorgante dal Tuo cuore ferito d’amore, trafitto per noi. Sacro Cuore di Gesù innamorami sempre più di Te e fa’ che contagi questo amore a ogni cuore cui mi invii, in comunione con la Tua Chiesa, in cui il Tuo cuore batte vivo nel tempo.

Spirito Santo, che soffi nel cuore eterno del Dio che è Amore, e Ti riversi sul creato perché tutto esista e a tutti sia offerta la pienezza della vita e la misericordia che salva, vieni ad abitare nel mio cuore perché viva di Te e come foglia nel vento della Pentecoste accetti di andare dove Tu mi porti, per fare quello che Tu mi chiedi, sì da dare gioia al cuore dei Tre che sono Uno, come al mio piccolo cuore e a quello di ogni creatura che mi chiami ad amare e servire.

E Tu Maria, Vergine Madre, il cui cuore si disse tutto nell’Eccomi del Tuo atto di fede, docile a essere trafitto ai piedi della Croce del Tuo Figlio, intercedi per noi e aiutaci ad aprire la porta del cuore al divino Viandante, affinché si fermi a cenare con noi e noi con Lui possiamo pregustare la gioia e la bellezza del cielo e condividerla soprattutto coi poveri, fino a quando il grande Cuore di Dio Trinità vorrà accoglierci nell’oceano del Suo Amore, infinito ed eterno. Amen.

+ Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti – Vasto

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Il Cuor di Gesù vive nel cuore di Maria

Posté par atempodiblog le 1 juin 2026

Il Cuor di Gesù vive nel cuore di Maria

“Il Cuor di Gesù vive nel cuore di Maria, l’anima di Gesù nella sua anima, lo spirito di Gesù nel suo spirito; la memoria, l’intelletto, la volontà di Gesù sono viventi nella memoria, nell’intelletto, nella volontà di Maria; i suoi sensi interiori ed esteriori vivono nei sensi di Lei; le sue passioni nelle passioni di Lei; le sue virtù, i suoi misteri, i suoi divini attributi, tutti vivono nel cuore di Lei e regneranno sovranamente in Lei; vi opereranno affetti meravigliosi e incomprensibili a noi mortali, e v’imprimeranno l’immagine vivente di Gesù stesso.
Ecco perché noi possiamo dire con tutta verità: Maria SS. ha un cuore tutto divino. Ed è questo il Cuore ammirabile che deve formare l’oggetto delle nostre lodi e della nostra venerazione”.

San Giovanni Eudes

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Scolpiti nel Cuore di Gesù

Posté par atempodiblog le 1 juin 2026

Scolpiti nel Cuore di Gesù

L’amore ha la sua sede nel cuore e mai possiamo troppo amare il nostro prossimo, né eccedere in questo amore, purché risieda nel cuore; in quanto però alle sue dimostrazioni esterne possiamo errare ed eccedere, passando i limiti e le regole della ragione.

Il glorioso San Bernardo dice che la misura di amare Dio è di amarlo senza misura, anzi bisogna lasciare che questo amore stenda i suoi rami quanto più può; e quel che si dice dell’amor di Dio deve anche intendersi dell’amor del prossimo, sempre che l’amor di Dio sovrasti e tenga il primo luogo nel nostro cuore.

[...]

Che faremo un giorno quando, nell’eterna gloria, vedremo l’adorabilissimo Cuore di Gesù dalla Sacra Piaga del Suo Costato, tutto ardente dell’amore che ci porta?

Cuore nel quale, a caratteri di fuoco, tutti ci vedremo descritti?

Ah!, diremo allora al Salvatore: “È possibile che mi abbiate tanto amato, e che abbiate voluto scolpirmi nel vostro Cuore?”.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua

Posté par atempodiblog le 30 avril 2026

Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua
di Padre Livio Fanzaga – Il miracolo della conversione, Ed. Piemme

Maggio mese di Maria

“Poi disse al discepolo: ecco tua Madre” (Gv 19, 27). Dopo aver indicato alla Madre i figli, indica ai figli la loro nuova Madre. Non basta che Maria ci accolga come figli e si prenda cura di noi, ma è necessario che noi accettiamo il dono di Gesù, accettandola nella nostra vita come Madre.

“Da quel momento il discepolo la prese con sé” (Gv 19, 27). L’apostolo Giovanni diviene l’esempio di come ogni credente deve aprirsi con gratitudine alla presenza di Maria nella sua vita. Non accoglierLa significa privarsi di un aiuto del quale ha avuto bisogno anche il Figlio di Dio nel tempo del suo pellegrinaggio terreno. Accogliere la Madre di Dio significa accogliere il Figlio di Dio.

Chi lascia che la Madonna guidi la sua vita, si mette nelle migliori condizioni di seguire Gesù. Al contrario chi non l’accetta, respinge anche il Figlio che Lei ha concepito e generato. All’inizio della redenzione Maria ci ha donato Gesù. Al suo compimento dell’opera della salvezza Gesù ci ha donato Maria. Gesù e Maria vengono accolti o respinti insieme.

Considera, caro amico, la grande opportunità che ti viene data di affrontare il tuo viaggio verso il porto dell’eternità con a fianco la soave presenza di Maria. E’ un viaggio pericoloso, durante il quale si può perire. Il naufragio della perdizione eterna è una possibilità che ti segue come un’ombra fino all’ultimo istante. L’impero delle tenebre non lascia nulla di intentato pur di inghiottirti nell’abisso.

Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua.

Lei entrerà dolcemente nella tua vita, illuminandola con la sua luce, rallegrandola con il suo sorriso, proteggendola con la sua divina fortezza. Se tu la prendi per mano, Lei non ti lascerà mai. Se rallenti, ti aspetta; se cadi, ti rialza; se sei stanco, ti prende in braccio; se ti perdi, ti viene a cercare. Se non ti allontanerai dal suo Cuore materno, sarai sempre al sicuro.

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Maria, la Madre dell’evangelizzazione

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2025

Card. Victor Manuel Fernández
Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede

La Madre dell’evangelizzazione
Perché Maria è la prima evangelizzatrice?

Conferenza per l’incontro con sacerdoti, religiose e seminaristi latinoamericani
che studiano a Roma (12 dicembre 2025).

Maria, la Madre dell’evangelizzazione dans Commenti al Vangelo Maria-la-Madre-dell-evangelizzazione

ES - IT ]

Maria è la Stella dell’evangelizzazione perché oggi è la prima evangelizzatrice. Ma diciamo di più: è la Madre dell’evangelizzazione. Cercheremo di fondare questa affermazione attraverso alcuni preziosi testi della Bibbia e del Magistero.

Con Lei vengono Cristo e lo Spirito
Cominciamo con Lc 1,39-45, dove viene narrata la visita di Maria a Elisabetta. Qui viene mostrato l’atteggiamento di Elisabetta nei confronti di Maria quando la riceve. Questo atteggiamento è importante perché è effetto dell’azione dello Spirito Santo che ha mosso Elisabetta in quel momento: «Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce» (Lc 1,41-42a). E così, piena della luce e del fuoco dello Spirito, pronuncia tre frasi. Mossa dallo Spirito Santo, Elisabetta chiama Maria con lo stesso elogio che usa per Cristo: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). Li riconosce come inseparabili. Ma subito dopo, sempre mossa dallo Spirito, aggiunge: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» (Lc 1,43). A che cosa devo? (“chi sono io?”). Anche questo atteggiamento di umiltà e venerazione nei confronti di Maria è effetto dell’azione dello Spirito. E la terza frase è: «E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,45). Loda Maria per la sua fede e per questo la chiama “beata”. Nel Vangelo di Luca questa parola non esprime uno stato d’animo, ma esprime la santità: i beati sono quelli che hanno già un posto in cielo (cfr. Lc 6,20-22; Mt 5,3-12). Ma cosa c’entra questo con l’evangelizzazione?

Notiamo che tutto questo accade a Elisabetta perché lei si è avvicinata a Gesù ed è stata riempita dello Spirito Santo. Ma Gesù è giunto a Elisabetta perché Maria, inseparabile da Cristo, lo ha portato: «Benedetta tu…, benedetto» (Lc 1,42). Questo accade anche oggi, e avviene spesso nella pietà popolare latinoamericana, quando un’immagine di Maria visita una casa, o si avvicina a un malato in ospedale, o quando un ragazzo invita un amico ad andare a piedi verso un santuario mariano. Lei come madre dona Cristo e da Lui sgorga per noi lo Spirito Santo.

Piena del Vangelo
Maria evangelizza anche per un altro motivo. Perché conserva nel suo cuore tutto il Vangelo. Ricordiamo che due volte il Vangelo di Luca dice che Maria meditava attentamente tutte queste cose e le conservava nel suo cuore (cfr. Lc 2,19.51). Notate bene, due verbi: le custodiva, le metteva nel suo cuore come se fosse uno scrigno di tesori. Le meditava anche, cioè assaporava il significato, la grandezza, il valore di tutto ciò che Gesù faceva e diceva. Che bello che Maria sia quel libro vivente e luminoso, dove possiamo trovare tutto, tutta la storia di Gesù e il suo significato più profondo! Allora, in quel cuore della Madre c’è Gesù, tutta la sua storia, c’è tutto il Vangelo, perché Maria è stata testimone di tutto, dall’incarnazione e dalla nascita fino alla morte in croce e alla risurrezione, passando per tutta la vita. A lei non è sfuggito nulla, da brava Madre, non le sfuggiva alcun dettaglio. Dopo trent’anni vissuti insieme nella casa di Nazareth, quante cose sa Maria che non sono nemmeno scritte nei Vangeli, perché in realtà il Vangelo più completo, l’unico integrale, è nel cuore di Maria.

Maria collega il Vangelo alla nostra vita
Ma lei non ha dentro di sé solo la storia di Gesù. Ha anche la tua. Nel capitolo 12 dell’Apocalisse, dove appare la figura di Maria in cielo, si dice che lei ha dato alla luce Gesù (Ap 12,5), e alla fine la menziona come madre del «resto dei suoi figli» (Ap 12,17). Cioè, per lei, Gesù e noi, che siamo il resto dei suoi figli, sono due realtà inseparabili. E per questo lei contempla anche tutta la tua storia, da quando ti sei formato nel grembo di tua madre, mentre crescevi nella tua infanzia e adolescenza, ogni tua gioia e ogni tua sofferenza, tutto, dal primo all’ultimo istante della tua vita, tutto è custodito nel suo cuore di Madre, che ti dice come disse a Juan Diego: «Non sono forse qui, io che sono tua madre? […]. Non sei forse nell’incavo del mio mantello, nella piega delle mie braccia?»[1] Per questo Maria, che ha contemplato il Vangelo, custodisce anche nel suo cuore la tua vita molto concreta. Così può unire le due cose: può mettere in contatto il Vangelo con la tua vita, può far sì che il Vangelo tocchi la tua esistenza concreta. E questo non è forse evangelizzare?

Potreste chiedervi che importanza abbia tutto questo, ma vi chiedo di prestare attenzione perché è estremamente bello. È importante che ci sia qualcuno che ricordi la tua storia. A volte potresti pensare che chi conosce tutto sia tua moglie, tuo marito, tua sorella, il tuo amico. Ma quante cose ci sono che quella persona non sa della tua storia, dei tuoi dubbi, delle tue sofferenze? Maria sì, conosce e custodisce tutto questo. Tu stesso dimentichi molte cose, o rimangono in una sorta di penombra interiore, o tu stesso preferisci dimenticarle. Sembra che alla fine tutta la tua storia svanirà nell’oblio. Ma lei, la Madre, conserva tutto nel suo cuore, custodisce lì tutto ciò che hai vissuto e conosce bene il significato di ogni cosa e di ogni momento. Lei non dimentica. E per questo, ogni volta che vai a pregare, a conversare con lei, lei potrà capire più di chiunque altro ciò che le dici e anche ciò che non le dici, alla luce del Vangelo. Perché lei può leggere ogni tuo momento nel contesto di tutto ciò che hai vissuto. Per questo, connettendoti con Maria, la tua vita riceve dal Vangelo quella luce di cui hai bisogno per capire il tuo cammino personale.

Evangelizzati dal volto della Madre
In modo misterioso, senza parole, grazie all’azione segreta dello Spirito Santo, senza che nessuno glielo insegni o glielo spieghi, molte persone semplici ricevono nel loro intimo il messaggio del Vangelo guardando Maria, e così vengono evangelizzate. Per questo diciamo che il Popolo fedele non si allontana da Cristo, né dal Vangelo, quando si trova di fronte a lei, ma riesce a leggere «in quell’immagine materna tutti i misteri del Vangelo».[2] (cfr. MPF 77)

Il Documento di Aparecida lo esprimeva così, riferendosi al pellegrino che arriva davanti a un’immagine di Maria:

«L’arrivo è un incontro d’amore. Lo sguardo del pellegrino si posa su un’immagine che simboleggia la tenerezza e la vicinanza di Dio. L’amore si ferma, contempla il mistero, gode in silenzio. [...] Un breve istante condensa una viva esperienza spirituale».[3]

«Contempla il mistero». Vediamo come lo spiega la Nota dottrinale Mater populi fidelis offrendo diversi esempi concreti di ciò che vive un fedele semplice e sofferente quando trova in Maria il Vangelo:

«Perché, in quel volto materno, vede riflesso il Signore che ci cerca (cf. Lc 15,4-8), che viene incontro a noi con le braccia aperte (cf. Lc 15,20), che si ferma davanti a noi (cf. Lc 18,40), che si curva su di noi e ci solleva verso la sua guancia (cf. Os 11,4), che ci guarda con amore (cf. Mc 10,21) e che non ci condanna (cf. Gv 8,11; Os 11,9). Nel suo volto materno, molti poveri riconoscono il Signore che “ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” (Lc 1,52). Questo volto di donna canta il mistero dell’Incarnazione. In questo volto della Madre, trafitta dalla spada (cf. Lc 2,35), il Popolo di Dio riconosce il mistero della Croce, e in quel volto, illuminato dalla luce pasquale, percepisce che Cristo è vivo. Ed ella, che ricevette in pienezza lo Spirito Santo, è colei che sostiene gli apostoli riuniti in preghiera nel Cenacolo (cf. At 1,14)» (MPF 77).

Cioè, senza leggere o studiare il testo di Luca 15, nel volto di Maria riconoscono la misericordia e la tenerezza del Padre Dio. Senza leggere il testo di Osea 11, guardando Maria sentono che quel Padre li solleva verso la sua guancia. Senza leggere il racconto della Passione, in Maria trafitta dalla spada leggono il mistero della Croce redentrice. Senza leggere i racconti della risurrezione né seguire corsi accademici sul Mistero pasquale, nel volto di Maria scoprono che Cristo è vivo e che c’è speranza. Molti intellettuali non comprendono questo, perché tutto ciò ha una logica diversa: è qualcosa che avviene in modo segreto, misterioso, mistagogico, simbolico, che a volte la persona stessa che lo vive non sa spiegare, ma nell’incontro con Maria è stata illuminata dal Vangelo. Anche per questo Maria è evangelizzatrice.

Quindi, ci troviamo di fronte a una chiarificazione estremamente importante, fondamentale per una Mariologia sana: non è che Dio sia distante e Maria ci dia quella vicinanza che Dio non ha. Per favore, non dirlo. È esattamente il contrario: è impossibile per Maria essere più vicina a noi del Padre, di Cristo, dello Spirito Santo. Assolutamente no. Ciò che accade è che in lei, nel suo volto di Madre, possiamo facilmente scoprire la vicinanza di Dio, che è Colui che raggiunge la profonda intimità dei nostri cuori. In lei riconosciamo quell’amore del Padre di cui il Vangelo ci parla, la tenerezza di Cristo e la potenza dello Spirito che leggiamo nei testi del Vangelo. Lei è la trasparenza del nostro Dio vicino, misericordioso e compassionevole, come presentato nel Vangelo.

Madre della grazia
Maria però non è evangelizzatrice solo perché in lei riceviamo il messaggio del Vangelo, ma anche perché con il suo aiuto materno ci aiuta ad accoglierlo con il cuore e a viverlo. Questa è opera della grazia, e noi ci chiediamo cosa c’entri Maria con tutto questo. Ella non può meritare per noi la grazia santificante, perché «nessuno può meritare la grazia prima per un altro, se non Cristo solo».[4] Ella stessa ha ricevuto la grazia «in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano»[5]. Tuttavia, molti dottori hanno spiegato che è ragionevole (congruo) che Dio ascolti un’intercessione[6] e agisca ascoltandola, perché è sua volontà. Per questo motivo può voler liberamente riversare la sua grazia esaudendo il desiderio della Madre che prega per i suoi figli. In questo modo la Madre viene incorporata nella sua opera, in quella che viene solitamente chiamata «mediazione partecipata».[7] Questo desiderio di amore materno aveva una forza particolare quando lei offriva la sua sofferenza accanto alla Croce dell’unico Redentore (cfr. MPF 32).

D’altra parte, vediamo cosa spiega la Nota dottrinale Mater populi fidelis, quando afferma:

«Lei, con la sua intercessione, può implorare per noi gli impulsi interiori dello Spirito Santo, che chiamiamo “grazie attuali”. Si tratta di quegli aiuti dello Spirito Santo che operano anche nei peccatori al fine di disporli alla giustificazione, e altresì in coloro che sono già giustificati dalla grazia santificante, al fine di stimolarli alla crescita. In tale senso preciso, si deve interpretare il titolo di “Madre della grazia”. Maria umilmente collabora affinché possiamo aprire il cuore al Signore, il quale è l’unico che può giustificarci con l’azione della grazia santificante [...]. Questa è opera esclusiva dello stesso Signore, tuttavia non esclude che, attraverso l’azione materna di Maria, i fedeli possano raggiungere quelle parole, immagini e stimoli differenti che li aiutano ad andare avanti nella vita, e a preparare, a disporre il cuore per la grazia che il Signore infonde, come anche a crescere nella vita di grazia, ricevuta gratuitamente» (MPF 69). «Maria sviluppa così un’azione singolare per aiutarci ad aprire i nostri cuori a Cristo e alla sua grazia santificante, che eleva e guarisce. Quando lei comunica suscitando diverse “mozioni”, queste devono essere sempre intese come stimoli per aprire le nostre vite all’Unico che opera nel più intimo del nostro essere» (MPF 70).

Per questo la vediamo salda a Pentecoste, accompagnando la preghiera degli apostoli affinché si aprissero all’arrivo dello Spirito Santo (cfr. At 1,14). Lo stesso fa ora, non solo attraverso il suo esempio e la sua intercessione, ma anche attraverso “parole, immagini e stimoli” che lei, come Madre, sa come farci arrivare. Lo abbiamo visto nel corso di tutta la storia dell’evangelizzazione.

La Madre incarnata nelle nostre vite
Maria è evangelizzatrice anche per un altro motivo. Perché i deboli, i sofferenti, i poveri e i feriti riconoscono in Maria una di loro, e per questo non hanno paura di lei, si affidano docilmente a lei, si lasciano evangelizzare da lei. Ricordiamo che i vescovi latinoamericani dicevano ad Aparecida che i poveri «incontrano la tenerezza e l’amore di Dio nel volto di Maria».[8] Vediamo come lo spiega la Nota Mater populi fidelis:

«Il Popolo semplice e povero non separa la Madre gloriosa da Maria di Nazaret, che incontriamo nei Vangeli. Al contrario, riconosce la semplicità dietro la gloria, e sa che Maria non ha cessato di essere una di loro. È colei che, come ogni madre, ha portato suo figlio in grembo, lo ha allattato, lo ha cresciuto amorevolmente con l’aiuto di San Giuseppe, e non le sono mancati gli scossoni e i dubbi della maternità (cf. Lc 2,48-50). È colei che canta al Dio che “ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1,53), colei che soffre con gli sposi che sono rimasti senza vino per la loro festa (cf. Gn 2,3), che sa correre a dare una mano alla cugina che ne ha bisogno (cf. Lc 1,39-40), che si lascia ferire, come trafitta da una spada a causa della storia del suo popolo, di cui suo Figlio è “segno di contraddizione” (Lc 2,34); è colei che capisce cosa significa essere un migrante o un esule (cf. Mt 2,13-15), che nella sua povertà può offrire solo due piccoli colombi (cf. Lc 2,24) e che sa cosa vuol dire essere disprezzati per appartenere alla famiglia di un povero falegname (cf. Mc 6,3-4). I popoli sofferenti riconoscono Maria che cammina al loro fianco e per questo cercano la Madre per implorare il suo aiuto» (MPF 78).

Lei non solo intercede per noi, affinché possiamo aprire il nostro cuore a Cristo, ma è anche un segno potente e bello della vicinanza di Dio che è veramente Dio con noi. Ella ci permette di smettere di sentire Dio come qualcuno lontano, incapace di comprendere e condividere le nostre vite, e in questo modo ammorbidisce i nostri cuori affinché il Signore possa compiere la sua opera in noi.

Prima e massima collaboratrice dell’opera della Redenzione
Per tutte queste ragioni, Maria evangelizza, ma non redime. La Bibbia dice con estrema chiarezza: «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12). L’unico Redentore è Cristo e usare questa parola per riferirsi a Maria può complicare troppo le cose. Quando parliamo di parole, titoli o espressioni usate dal Popolo di Dio, è importante distinguere bene ciò che chiamiamo “pietà popolare”: alcuni gruppi sviluppano un’intera argomentazione per difendere alcune espressioni, ed è loro diritto farlo, ma questa non è la pietà popolare, perché non si tratta di espressioni usate dalla grande maggioranza del Popolo di Dio. I fedeli semplici non usano un linguaggio tecnico fatto di titoli e dogmi, ma manifestano il loro apprezzamento per Maria in altro modo, come quando nel pellegrinaggio del Rocío in Andalusia dicono: “Che bella che sei!”, o soprattutto quando in America Latina la chiamano “Mamita” o “Mamacita”. Non abbiamo una parola più bella per Maria: Madre di Dio, Madre della Chiesa, Madre della grazia, Madre dell’evangelizzazione: Madre…

Tuttavia, ricordiamo ciò che afferma il documento Mater populi fidelis quando sostiene che se per ogni credente la sua «cooperazione con Cristo diventa tanto più fruttuosa quanto più si lascia trasformare dalla grazia, a maggior ragione ciò si deve affermare di Maria, in un modo unico e supremo […]. Lei è la Madre che ha dato al mondo l’Autore della Redenzione e della grazia, che è rimasta ferma sotto la Croce (cf. Gv 19,25), soffrendo insieme al Figlio, offrendo il dolore del suo cuore materno trafitto dalla spada (cf. Lc 2,35). Lei è rimasta unita a Cristo dall’Incarnazione alla Croce e alla Resurrezione in un modo esclusivo e superiore a quanto potesse accadere a qualsiasi credente» (MPF 32).

Da qui deriva che lo stesso documento sostiene testualmente che Maria è la «prima e massima collaboratrice dell’opera della Redenzione e della grazia» (MPF 22) e che «esiste una singolare collaborazione di Maria all’opera salvifica che Cristo compie nella sua Chiesa» (MPF 42).

Evangelizzazione integrale
Ma se parliamo di Maria e dell’evangelizzazione, non possiamo dimenticare che la Chiesa propone un’evangelizzazione integrale, che non separa la fede dalla vita concreta e dalla dignità delle persone. Lo vediamo in Maria quando, nonostante avesse ricevuto il tremendo annuncio dell’angelo, corse senza indugio ad aiutare sua cugina Elisabetta (cfr. Lc 1,39-40). Questo è il suo cuore evangelizzatore, che non si accontenta di darci il massimo, che è Gesù Cristo. Come vera Madre piena d’amore, si preoccupa di tutta la nostra vita, nel corpo e nell’anima, e non separa la fede dalla promozione delle persone.

Lo vediamo anche nell’atteggiamento di servizio e compassione che ha mostrato alle nozze di Cana (cfr Gv 2,1-11) e oggi continua a rivolgersi a Gesù per dirgli: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Questo testo ci mostra Maria come interceditrice, ma non solo per i nostri bisogni spirituali, ma anche di fronte alle più svariate necessità delle nostre famiglie.

Lei, solidale con le sofferenze dei poveri, loda Dio perché «ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati» (Lc 1,52-53).

Alcune perle di Francesco
In quest’ultima parte riprenderemo brevemente alcuni paragrafi mariani tratti da tre documenti di Papa Francesco.

In Christus vivit si trova una descrizione di Maria nel Vangelo come Madre preoccupata per l’evangelizzazione. Dice così: «Maria era la ragazza con un’anima grande che esultava di gioia (cfr Lc 1,47), era la fanciulla con gli occhi illuminati dallo Spirito Santo che contemplava la vita con fede e custodiva tutto nel suo cuore (cfr Lc 2,19,51). Era quella inquieta, quella pronta a partire [...]. Con la sua presenza, è nata una Chiesa giovane, con i suoi Apostoli in uscita per far nascere un mondo nuovo (cfr At 2,4-11)» (ChV 46-47).

In Evangelii gaudium Papa Francesco capovolge l’espressione “Maria ci porta a Cristo” e dice qualcosa di sorprendente: «Ai piedi della croce, nell’ora suprema della nuova creazione, Cristo ci conduce a MariaCi conduce a lei perché non vuole che camminiamo senza una madre» (EG 285).

Cioè, Cristo ha voluto che tutta la sua opera salvifica avesse una Madre, una presenza e un volto materno, e per questo Cristo ci porta a lei, che «cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio» (EG 286).

Infine, in Gaudete et exsultate ci invita ad avvicinarci a lei senza timore per ricominciare sempre: «Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci» (GE 176).

Per questo, continua, «la Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede» (ibid).  Basta ripetere più volte quelle parole che abbiamo imparato da bambini. Diciamole ora insieme: «Ave Maria…».

Victor Manuel Card. Fernández


[1] J.L. Guerrero Rosado, Nican Mopohua: Qui si racconta… il grande evento, Cuautitlán 2003, nn. 23, 119.

[2]  Francesco, Esort. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 285AAS 105 (2013), 1135.

[3] Consiglio Episcopale Latinoamericano, V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi (Aparecida, 13-31 maggio 2007), n. 259.

[4] S. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 114, a. 6, co.

[5] Pio IX, Cost. ap. Ineffabilis Deus (8 dicembre 1854): Pontificis Maximi Acta. Pars prima, Romae 1854, 616: «… la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale» (DH 2803); Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium (21 novembre 1964), n. 53: AAS 57 (1965), 58: «Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo».

[6] S. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 114,  a. 6, ad 3.

[7]  S. Giovanni Paolo II, Carta enc. Redemptoris Mater (25 marzo 1987), n. 38: AAS 79 (1987), 411-412; cf. Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Lumen gentium, n. 62: AAS 57 (1965), 63.

[8] Consiglio Episcopale Latinoamericano, V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi (Aparecida, 13-31 maggio 2007), n. 265.

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Cristo regna dalla Croce/ La potenza d’amore che emana da quel Cuore trafitto

Posté par atempodiblog le 23 novembre 2025

Cristo regna dalla Croce/ La potenza d’amore che emana da quel Cuore trafitto
di Padre Livio Fanzaga – La pazienza di Dio. Vangelo per la vita quotidiana, Ed. Piemme

Cristo re dell'universo dans Anticristo Cristo-Re-dell-Universo

Il potere del maligno è stato sconfitto
La festa della regalità universale di Gesù Cristo riveste un valore straordinario, se la cogliamo nel suo genuino significato. Essa vuole affermare una verità evangelica fondamentale e cioè che il mondo, caduto fin dal principio sotto il potere del maligno a causa del peccato, è stato redento. Il giogo con cui satana teneva assoggettati gli uomini è stato spezzato e ora è Gesù Cristo il Re dei re e il Signore dei signori, come lo chiama l’Apocalisse.

San Paolo sintetizza con una frase molto efficace l’opera della redenzione, quando afferma che per mezzo del suo Figlio diletto il Padre “ci ha liberati dal potere delle tenebre”. Anche Gesù fa spesso allusione al potere tenebroso del maligno, che incombe in modo particolare nel momento della passione. Egli ne conosce molto bene la forza e si guarda bene dal sottovalutarla. Non esita infatti a chiamare satana “il principe di questo mondo”, mentre l’apostolo Giovanni afferma che “tutto il mondo è posto sotto il potere del maligno”.

Ebbene, Gesù è quel “forte” sul quale il principe di questo mondo non ha nessun potere. Egli lo caccerà fuori dal regno che gli appartiene per diritto di creazione e di redenzione. Con la venuta di Cristo e il compimento della salvezza “il principe d questo mondo è stato giudicato”.

Cristo è Re, ma si è conquistato il Regno sconfiggendo satana. Ed è proprio sotto la croce che il duello immane ha vissuto il suo momento culminante. […]

Siamo stati liberati dalla croce
Gli uomini hanno costruito i regni con la forza delle armi e del denaro. Perfino le religioni a volte si sono imposte con questi metodi. Gesù al contrario ha riconquistato il mondo al Padre mediante la sofferenza e l’amore. Gesù in croce infligge il colpo mortale al potere del maligno perché oppone la sua obbedienza alla disobbedienza, la sua umiliazione alla ribellione, la sua mitezza alla violenza, il suo perdono all’odio distruttore.

È respingendo il male col bene che Gesù ha vinto l’immane duello e ha ottenuto la più grande delle vittorie. Quando satana, infliggendo a Gesù il supplizio della croce, credeva di averlo vinto per sempre; quando pensava di aver compiuto il suo grande capolavoro facendo l’uomo complice del più nefando e orrendo dei delitti, ecco che invece viene vinto dalla potenza d’amore che emana da quel Cuore trafitto. […]

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Rubare il cuore a Gesù

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2025

Rubare il cuore a Gesù dans Citazioni, frasi e pensieri Sacro-Cuore-di-Gesu

San Francesco di Sales si lasciava illuminare soprattutto dalla richiesta di Gesù: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29).

In questo modo, diceva, nelle cose più semplici e ordinarie rubiamo il cuore al Signore: «Sarà contento di noi solo se avremo cura di servirlo bene nelle cose importanti e di rilievo come nelle piccole e insignificanti; sia con le une che con le altre, possiamo rapirgli il cuore […].

I piccoli gesti quotidiani di carità, un mal di testa, un mal di denti, un lieve malessere, una stranezza del marito o della moglie, un vaso rotto, un dispetto, una smorfia, la perdita di un guanto, di un anello, di un fazzoletto; quel piccolo sforzo per andare a letto presto la sera e alzarsi al mattino di buon’ora per pregare, per fare la comunione; quella piccola vergogna che si prova a fare in pubblico un atto di devozione; a farla breve, tutte le piccole contrarietà accettate e abbracciate con amore fanno infinitamente piacere alla Bontà divina».

Ma, in definitiva, la chiave della nostra risposta all’amore del Cuore di Cristo è l’amore per il prossimo: «un amore stabile, costante, immutabile, che, non soffermandosi sulle inezie, né sulle qualità o sulle condizioni delle persone, non è soggetto a cambiamenti o ad antipatie. [...]

Nostro Signore ci ama senza interruzione, sopporta i nostri difetti come le nostre imperfezioni; dobbiamo quindi fare lo stesso nei confronti dei nostri fratelli, senza mai stancarci di sopportarli».

Papa Francesco

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Santa Margherita Maria Alacoque. La capacità di amare dice chi siamo veramente

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2025

Santa Margherita Maria Alacoque. La capacità di amare dice chi siamo veramente
di Matteo Liut – Avvenire

Santa Margherita Maria Alacoque. La capacità di amare dice chi siamo veramente dans Fede, morale e teologia Santa-Margherita-Maria-Alacoque

È il cuore il centro della nostra identità: è lì che troviamo la verità di noi stessi perché la nostra capacità di amare dice chi siamo veramente.

Allo stesso modo è il cuore di Cristo il luogo dove possiamo toccare con mano il volto autentico di Dio. Di un Dio che si fa compagno di strada soprattutto quando si tratta di affrontare sofferenze, ferite, limiti della vita.

Ecco perché quella al Sacro Cuore è una delle devozioni più sentite ancora oggi: ci parla di un’umanità consolata, amata, salvata. E la salvezza non passa dalle nostre capacità intellettuali – sebbene esse siano fondamentali –, ma dal centro del nostro mondo, dal cuore, appunto.

Di questo messaggio profetico fu portatrice santa Margherita Maria Alacoque, religiosa e mistica del XVII secolo. Nel momento in cui il mondo sembrava aver trovato la “luce della ragione” questa testimone del Vangelo indicò proprio la via del cuore.

Nata nel 1647 in Francia, entrò a 24 anni tra le Visitandine e da religiosa visse numerose esperienze ascetiche e mistiche legate al Sacro Cuore di Gesù, la cui festa si diffuse proprio grazie a lei (oltre che a san Giovanni Eudes). Fu però incompresa da superiori e compagne, fino a quando trovò una guida illuminata nel beato Claudio La Colombière, il quale la spinse a descrivere le proprie esperienze nell’autobiografia. Morì nel 1690 e fu canonizzata nel 1920.

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Papa Leone XIV ha consacrato il mondo al Cuore Immacolato di Maria

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2025

Papa Leone XIV ha consacrato il mondo al Cuore Immacolato di Maria dans Articoli di Giornali e News Papa-Leone-XIV-e-la-Madonna-di-Fatima

Papa Leone XIV ha consacrato il mondo al Cuore Immacolato di Maria davanti all’immagine di Nostra Signora di Fatima. L’atto di consacrazione è stato compiuto al termine della Santa Messa conclusiva del Giubileo di Spiritualità Mariana, in piazza San Pietro.

Fonte: Vatican News

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La proposta del cardianle Burke/ Riparare i peccati, al via la preghiera alla Madonna di Fatima

Posté par atempodiblog le 7 octobre 2025

La proposta del cardianle Burke/ Riparare i peccati, al via la preghiera alla Madonna di Fatima
Nove settimane di preghiera dall’8 ottobre al 10 dicembre, giorno in cui cadrà il centenario della Grande Promessa del Cuore Immacolato di Maria. È l’invito del cardinale Burke volto a esaudire la Madonna e diffondere la pratica dei primi sabati: per la pace e la salvezza.
di Ermes Dovico – La nuova Bussola Quotidiana

La proposta del cardianle Burke/ Riparare i peccati, al via la preghiera alla Madonna di Fatima dans Apparizioni mariane e santuari Card-Burke-e-Fatima

Continuano a sorgere nuove iniziative nella Chiesa cattolica in vista dell’ormai imminente centenario dell’apparizione di Pontevedra (Spagna), avvenuta il 10 dicembre 1925. Quel giorno, Gesù Bambino e Maria Santissima apparvero alla venerabile Lucia dos Santos (1907-2005), la più grande dei tre veggenti di Fatima, per spiegarle per la prima volta in cosa consiste la Comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Una devozione a cui la Madonna aveva solo accennato otto anni prima alla Cova da Iria, nell’apparizione del 13 luglio 1917 (giorno della rivelazione delle tre parti del segreto di Fatima), quando promise che sarebbe tornata a chiedere sia la Comunione riparatrice sia la consacrazione della Russia al proprio Cuore Immacolato. Quella del 10 dicembre 1925 a Pontevedra, dove Lucia si trovava come postulante presso le Dorotee, fu appunto la prima tappa di un nuovo ciclo di apparizioni, per portare a compimento il disegno celeste.

In occasione della ricorrenza, il cardinale Raymond Leo Burke ha lanciato la proposta di una speciale preghiera alla Madonna di Fatima, da iniziare mercoledì 8 ottobre e proseguire fino al giorno del centenario – mercoledì 10 dicembre – per un totale dunque di nove settimane. Si tratta di recitare una preghiera giornaliera scritta dallo stesso porporato statunitense (clicca qui per il testo in italiano), con la quale ci si impegna a praticare la devozione dei primi sabati. È stata creata anche una pagina Internet (guadalupeshrine.org/fatima/) dove è possibile scaricare il testo della preghiera in più lingue e anche la lettera con cui il cardinale Burke presenta la sua proposta, ripercorrendo i passaggi principali di come si arrivò alla Grande Promessa del Cuore Immacolato di Maria.

Qui ci limitiamo a ricordare il culmine dell’apparizione di Pontevedra, dove la Madre celeste mostrò a Lucia il proprio Cuore addolorato e chiese di essere consolata, spiegando i tratti essenziali della devozione dei primi sabati: «Guarda, figlia mia, il mio Cuore coronato di spine che gli uomini ingrati a ogni momento mi conficcano, con bestemmie e ingratitudini. Tu, almeno, cerca di consolarmi, e di’ che tutti quelli che per cinque mesi, nel primo sabato, si confesseranno ricevendo poi la santa Comunione, diranno un Rosario e mi faranno 15 minuti di compagnia meditando sui 15 misteri del Rosario, con l’intenzione di darmi sollievo, io prometto di assisterli, nell’ora della morte, con tutte le grazie necessarie alla salvezza di queste anime».

In rivelazioni successive, venendo incontro alle necessità pratiche di molti fedeli, Gesù spiegò a suor Lucia che per l’adempimento della devozione avrebbe considerato valida anche la Confessione di otto giorni o più («purché, quando Mi ricevono, siano in grazia e abbiano l’intenzione di riparare il Cuore Immacolato di Maria»; 15 febbraio 1926); inoltre disse che la devozione può essere praticata, in via eccezionale, la domenica che segue il primo sabato del mese, ma solo «per giusti motivi, che sta ai sacerdoti giudicare» (29-30 maggio 1930).

Al netto di quest’ultima eccezione, ricapitoliamo le condizioni generali: 1) Confessarsi il primo sabato del mese o entro otto giorni (o più) prima o anche dopo, purché si riceva l’Eucaristia in grazia. Al confessore va comunicata l’intenzione di riparare le offese al Cuore Immacolato di Maria: se ci si dimentica di esplicitare questa intenzione, si può recuperare alla Confessione seguente; 2) comunicarsi ogni primo sabato, per cinque mesi consecutivi; 3) recitare il Rosario; 4) dopo la preghiera, fare compagnia alla Madonna per un altro quarto d’ora, meditando su uno o più misteri del Rosario (suor Lucia era solita meditarne uno per volta. Ci si può aiutare leggendo un brano della Bibbia o uno scritto spirituale sul mistero che si intende contemplare).

Il fine della devozione dei primi sabati è evidentemente la salvezza delle anime, come detto dalla Madonna stessa. Al contempo, la Santa Vergine ha spiegato come questa devozione sia necessaria per la pace in terra: lo era nel 1917, al tempo della Prima Guerra Mondiale e della rivoluzione bolscevica, capace di spargere «i suoi errori per il mondo» (perciò Maria aveva anche chiesto la consacrazione della Russia, adempiuta con grave ritardo); continua ad esserlo oggi, quando rischiamo un conflitto nucleare; e continuerà ad esserlo fino alla seconda e definitiva venuta di Cristo.

Ieri come oggi, infatti, rimane necessario riparare i peccati, un concetto fondamentale ricordato più volte dal cardinale Burke nella sua lettera. I peccati che offendono i Sacri Cuori di Gesù e Maria richiedono riparazione sia ai fini dell’eternità (la nostra salvezza) che della nostra vita quaggiù. «Siamo profondamente consapevoli – scrive Burke – di come quegli stessi peccati sconvolgano l’ordine della vita nella società, risultando in conflitti civili all’interno delle nazioni e in guerre tra le nazioni, e in attacchi violenti contro la vita umana, il matrimonio e la famiglia, e contro la libertà di praticare la religione in molte nazioni. Gli agenti di quell’ideologia totalmente malvagia che è l’ateismo comunista continuano a diffondere le sue menzogne velenose assieme al loro frutto: la distruzione e la morte».

Contro questi frutti cattivi, c’è una sola risorsa: la nostra conversione a Dio. E un mezzo privilegiato per questa conversione è proprio la pratica dei primi sabati, preludio al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Divisore dans San Francesco di Sales

Preghiera quotidiana in preparazione al
Centenario dell’Apparizione di Gesù Bambino e della Sua Madre Vergine
alla Venerabile Serva di Dio Lucia dos Santos
dall’8 ottobre al 10 dicembre 2025

O Vergine Madre di Dio e mia diletta Madre, Nostra Signora di Fatima e del Sacratissimo Rosario, io contemplo il Tuo Cuore Addolorato e Immacolato trafitto con così tante spine dall’ingratitudine e dai terribili peccati dei tuoi figli. Io sono profondamente e perennemente dispiaciuto di come i miei peccati hanno offeso il Tuo Divin Figlio e Te, Sua Madre Innocente. Con cuore umile e contrito, desidero riparare le offese – grandi e piccole – inferte al Tuo Cuore dai peccati dei Tuoi figli.

Nel Tuo amore materno, Tu mi hai insegnato, attraverso la Tua figlia, la Venerabile Serva di Dio Lucia dos Santos, il modo per riparare i peccati mediante la Devozione dei Primi Sabati. In occasione del 100° anniversario della Tua apparizione, assieme al Bambin Gesù, alla Venerabile Serva di Dio, il 10 dicembre del 1925, io mi impegno ad osservare il Primo Sabato del mese in sincera riparazione dei peccati attraverso la confessione sacramentale dei miei peccati, la degna ricezione della Santa Comunione, la preghiera di cinque decine del Santo Rosario e tenendoTi compagnia per quindici minuti meditando i misteri del Rosario. Ti prego, intercedi per me, affinché la mia pratica della Devozione dei Primi Sabati possa contribuire alla salvezza di tante anime e alla pace nel mondo.

Aiutami anche a portare ad altri il Tuo messaggio della Devozione dei Primi Sabati per la Riparazione. In obbedienza al Tuo consiglio materno, possa la Chiesa, in tutto il mondo, offrirTi questo atto d’amore di cuori umili e contriti in sincera riparazione per i peccati commessi.

Io dono totalmente il mio cuore al Tuo Cuore Addolorato e Immacolato e, con Te, faccio riposare per sempre il mio cuore nel Sacratissimo Cuore di Gesù. Con tutto il mio cuore, io offro questa preghiera a Lui che, solo, è la nostra salvezza. Amen.

Raymond Leo Cardinal BURKE
8 settembre 2025
Festa della Natività della Beata Vergine Maria

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“Solitudine e unicità”

Posté par atempodiblog le 2 octobre 2025

“Solitudine e unicità”

“Siamo unici perché è Dio, il nostro Creatore, il nostro Redentore, che ci rende unici, irripetibili”. San Carlo Acutis

In un compito scolastico, l’insegnante chiese a Carlo e ai suoi compagni di classe di disegnare qualcosa che li descrivesse al meglio. Carlo ha deciso di rappresentarsi così:
Disegnò una foglia, curata nei minimi dettagli, in cui spiccava il colore verde, che rappresentava per lui la vita. Ma all’interno del verde, ha incluso anche il giallo. Per lui, il giallo della foglia rappresentava il momento del tramonto, l’arrivo dell’autunno, quando le foglie iniziano a cadere.
Da un lato, vedeva la sua vita rappresentata da quell’area verde; sentiva tutta la sua forza, e voleva usarla tutta per Dio, per Cristo, perché tutti potessero conoscerLo e amarLo. Dall’altra parte, il giallo indicava il tramonto, il che significava che sentiva che la vita era davvero fugace e ne percepiva la caducità.
Era consapevole che da un momento all’altro la vita terrena poteva spegnersi, chiudendosi come il sipario di un palcoscenico, dove gli attori escono dalla scena di questo mondo. Ma la speranza e l’ottimismo non lo hanno mai abbandonato, perché sapeva che anche se questa vita terrena è destinata a finire, subito dopo ci presenteremo davanti a Dio, per vivere eternamente accanto a Lui.

Si descriveva con queste semplici parole: “Solitudine e unicità”.
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Taken and translated (by FSCAP) from “Spiritual Insight: Riflessioni e appunti degli esercizi spirituali di Carlo Acutis” by Antonia Salzano Acutis with Fr. Giovanni Emidio Palaia, page 139. (Piemme, 2025)
Fonte: FSCAP

“Solitudine e unicità” dans Fatima La-foglia-disegnata-da-San-Carlo-Acutis-a-scuola

Un libro raccoglie appunti, riflessioni, disegni inediti di San Carlo Acutis
A colloquio con uno degli autori che ci racconta i pensieri profondi di Carlo
di Veronica Giacometti – ACI Stampa

“Spiritual Insight”/ Edizioni Piemme è uno dei quattro volumi ufficiali che raccontano la storia, la vita e i pensieri di San Carlo Acutis. Il volume è stato scritto e redatto da Antonia Salzano Acutis, la mamma di Carlo e da don Giovanni Emidio Palaia, accademico della Pontificia Accademia di Teologia e della Pontificia Accademia Mariana Internazionale e scrittore. Il libro è prezioso perché raccoglie riflessioni e appunti dagli esercizi spirituali di San Carlo Acutis. E anche disegni inediti.

Con noi ne ha parlato proprio lo stesso autore, don Giovanni Emidio Palaia. “San Carlo Acutis è stato un ragazzo che ha vissuto solo 15 anni. Ma questi 15 anni li ha saputi vivere in perfetta armonia con tutta la sua umanità e la sua vivacità. Ma anche e subito da questo libro si vede, si chiama “Spiritual insight”. Io ho voluto che ci fosse un titolo per tutte le lingue, che rimanesse uguale. Carlo ha avvertito sin da bambino, il desiderio di pregare, di stare in silenzio. Questo volume nello specifico, rispetto agli altri, raccoglie diverse esperienze, appunti, note, testimonianze e disegni che Carlo ha redatto in uno dei luoghi più belli della cristianità, che è La Verna, dove San Francesco ricevette le stimmate…. Carlo si recava per 15 / 30 giorni a La Verna, partecipava due volte alla Santa Messa. Leggeva e meditava la Parola di Dio e aveva con sé un libretto degli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, stampato proprio a Milano dalla Comunità di San Fedele. E ha imparato molto presto che così come noi esercitiamo il corpo, ci impegniamo tanto per avere un buon fisico, una buona salute, abbiamo anche un organismo spirituale e bisogna imparare ad utilizzarlo e a valorizzarlo con la grazia di Dio, i sacramenti, la Parola. Carlo capiva, ci vuole silenzio e preghiera”, dice Don Palaia ai microfoni di ACI stampa / EWTN News.

“Questo è un libro che ha richiesto tantissimi anni di lavoro da parte mia personalmente e della mamma del santo Carlo Acutis e ci ha aiutato anche il padre, il signor Andrea, e hanno partecipato tutti i familiari, perché ho avuto la possibilità di conoscere quasi tutti i compagni di scuola di Carlo, i professori, i parenti e abbiamo cercato di raccogliere le note personali di Carlo dal computer”, continua Don Giovanni Emidio nel racconto di questa stesura.

A un certo punto della sua ricerca lo scrittore è riuscito a trovare dei disegni inediti di Carlo, di cui ha deciso di svelare solo alcuni dei commenti di Carlo.

“Iniziamo da una foglia, che si vede proprio nel libro. Venne richiesto a Carlo di rappresentare la sua vita con un’immagine e lui ha disegnato una foglia che è in alcune parti verde. Il verde, così come il libro richiama la vita, richiama la speranza. Sappiamo oggi, ci dicono gli scienziati, che noi tendiamo sempre a cercare il colore verde che è un colore che ci rassicura, ma nella foglia poi compare anche il giallo che non ricorda più la vita, ma il tramonto, la fine. Mi ha colpito da subito che aveva circondato la foglia da quasi una raggiera, una luce. Cioè, noi siamo come persone umane, create a immagine e somiglianza di Dio, splendenti se siamo nella grazia di Dio, se ci nutriamo di Dio. Ha scritto per descriversi due parole che qui vengono riportate con i suoi commenti e le parole sono solitudine e unicità. Perché ciascuno di noi, per conoscere se stesso, per conoscere Dio, per interiorizzare la sua parola, ha bisogno di silenzio e solitudine”, continua Palaia nell’intervista da ACI Stampa / EWTN News.

Nel libro si parla anche dell’affetto e la devozione di Carlo Acutis verso la Madonna, in modo speciale Carlo era particolarmente affascinato dalle apparizioni di Fatima. “Nel libro c’è una sua immaginetta proprio del cuore immacolato di Maria, come aveva detto anche Papa Ratzinger, il centro del messaggio di Fatima è la devozione al cuore immacolato di Maria. E Carlo aveva capito che la devozione al cuore immacolato di Maria ha uno scopo ben preciso e non è solo quello di fare la prima comunione i primi 5 sabati dei mesi. Lui aveva intuito che meditando il mistero della vita di Cristo e di Maria nel Rosario si finisce per innamorarsi di Maria. E quando ci si innamora di Maria ci si innamora del cuore più bello dell’umanità e più gradito a Dio. Noi ci auguriamo appunto che la testimonianza di Carlo possa aiutare tanti ragazzi innanzitutto ad amare la vita. Carlo scoppiava di vita e oggi invece tanti ragazzi nel mondo pensano al suicidio, vanno in depressione molto presto”, conclude infine Palaia.

Questo libro è davvero uno strumento utile per pregare, meditare, pensare e conoscere questo nuovo Santo che Dio ci ha regalato.

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Ricorrere, ogni giorno, alla Vergine Santissima

Posté par atempodiblog le 13 septembre 2025

Ricorrere, ogni giorno, alla Vergine Santissima dans Citazioni, frasi e pensieri Beata-Vergine

Ricorri con tutta confidenza, ogni giorno, alla Vergine Santissima. La tua anima e la tua vita ne usciranno rinvigorite. Lei ti renderà partecipe dei tesori che custodisce nel Suo Cuore, perché “non si è mai udito al mondo che qualcuno sia ricorso alla sua protezione e sia stato abbandonato”.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Siracusa, le lacrime di Maria ancora «refrigerio di speranza e di amore»

Posté par atempodiblog le 2 septembre 2025

Siracusa, le lacrime di Maria ancora «refrigerio di speranza e di amore»
di Alessandro Ricupero – Avvenire

Siracusa, le lacrime di Maria ancora «refrigerio di speranza e di amore» dans Apparizioni mariane e santuari La-Madonna-delle-Lacrime-di-Siracusa

«Le lacrime non sono forse un linguaggio di estremo impatto emotivo che trasmettono con immediatezza la capacità di umanità profonda di chi le versa? Maria, Gesù, i santi sono capaci di piangere. La domanda: lo siamo anche noi?». Se lo è chiesto il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, che ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa nell’ultimo giorno dell’anniversario della Lacrimazione di Maria nella città siciliana.

Dal 29 agosto al 1 settembre del 1953, da un quadretto in gesso del Cuore Immacolato di Maria, posto come capezzale in un’abitazione in via degli Orti, sgorgarono lacrime umane. Un evento prodigioso che fu accertato anche da una commissione scientifica.

«La mariofania avvenuta qui a Siracusa è una storia di popolo. I destinatari del messaggio delle lacrime sono stati tutti i cittadini di Siracusa, un’intera città. Tutti hanno potuto vedere e asciugare il volto in pianto di Maria» ha detto Makrickas, che ha aggiunto: «A tutti apparve chiaro non solo che quel liquido fossero lacrime umane ma che quelle fossero anche le lacrime di Maria e che quel linguaggio così misterioso a tutti chiedesse qualcosa di importante. Come ci chiedesse un cammino di conversione e di preghiera, come il sentimento di compassione verso la sofferenza altrui, come il riconoscimento dell’importanza della famiglia e dell’accoglienza della vita nascente, come la gioia di appartenere a una comunità cittadina destinataria dell’evento miracoloso».

Il cardinale ha ricordato che lo scorso maggio papa Leone XIV ha visitato il santuario di Genazzano «ribadendo la sua fiducia alla Madonna del Buon Consiglio con le parole del Vangelo “Qualsiasi cosa vi dica fatela”. Questo è il suggerimento saggio e sapiente di Maria: realizzare e mettere in pratica la parola di Gesù.

Maria piange con tutti i suoi figli che nella storia soffrono, amano, credono e sperano. Il suo pianto è un messaggio di vicinanza e di consolazione.
Come non pensare che le lacrime di Maria siano state da Lei versate per portare un refrigerio di speranza e di amore».

Ieri la conclusione di giornate molto intense, organizzate dal rettore don Aurelio Russo, ricche di pellegrinaggi (in particolare quello dei giovani), momenti di preghiera, le Messe al mattino in via degli Orti e nel tempio mariano. Tutto è iniziato con la celebrazione per la benedizione del cotone e l’apertura della teca che custodisce la sacra immagine.

«Il cotone non ha tanto il significato che a qualunque costo deve risolvere i nostri problemi – ha detto l’arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto – il cotone deve assumere il significato di essere uniti con Maria alla Passione di Gesù: viviamo con intensità il mistero del dono della Passione per compiere il mistero della sua volontà nella nostra vita». Durante l’anniversario hanno celebrato la Messa il vescovo della diocesi di Bauchi (Nigeria) Hilary Nanman Dachelem, e poi i vescovi di Noto e Ragusa, Salvatore Rumeo e Giuseppe La Placa.

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Giovanni Eudes. Il cuore di Dio è il luogo che dona la vera pace

Posté par atempodiblog le 19 août 2025

“Non devi mai separare ciò che Dio ha così perfettamente unito. Gesù e Maria sono così intimamente legati l’uno con l’altro che chi vede Gesù guarda Maria; chi ama Gesù, ama Maria; chi ha la devozione per Gesù, ha la devozione per Maria”.

San Giovanni Eudes

Giovanni Eudes. Il cuore di Dio è il luogo che dona la vera pace dans Citazioni, frasi e pensieri San-Giovanni-Eudes

Giovanni Eudes. Il cuore di Dio è il luogo che dona la vera pace
di Matteo Liut – Avvenire
Tratto da: Radio Maria

Non cerchiamo altro se non amore: tutti abbiamo bisogno di un abbraccio che accoglie e consola. E solo nel cuore di Dio trova pace il nostro cuore.

Nel XVII secolo san Giovanni Eudes intuì che la devozione per i sacri cuori, di Maria e di Gesù, portava con sé proprio questo messaggio: la fede cristiana è un’esperienza che sgorga dal cuore, centro dell’intera esistenza e quindi è una dimensione totalizzante, che spinge alla testimonianza.

Nato nel 1601 a Ri, in Normandia, nel 1625 venne ordinato sacerdote per la Congregazione dell’Oratorio di Gesù e Maria Immacolata di Francia. Nel suo ministero a Caen si dedicò ai malati di peste (ammalandosi anch’egli e guarendo) ma il suo autentico “carisma” si espresse nelle missioni parrocchiali.

Nel 1643 fondò la Congregazione di Gesù e Maria per rispondere all’esigenza di offrire una valida formazione al clero e nel 1651 nacque la congregazione femminile: l’Ordine di Nostra Signora della Carità.

Si dedicò anche a recuperare le ragazze dalla strada e fondò una Congregazione di religiose per dare loro assistenza, l’ordine di «Nostra Signora della Carità del Rifugio».

Fu autore di diverse opere, la più conosciuta delle quali è «Il cuore ammirabile della Madre di Dio».

Morì nel 1680 ed è stato proclamato santo nel 1925 da papa Pio XI.

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