Matteo, l’infiltrato di Dio tra i giovani

Posté par atempodiblog le 5 juin 2016

Matteo, l’infiltrato di Dio tra i giovani
La storia del diciannovenne per il quale l’aricidiocesi di Brindisi-Ostuni ha da poco aperto la causa di beatificazione. Il suo impegno per portare Cristo ai coetanei iniziò con un sogno di Padre Pio
di Mimmo Muolo – Avvenire

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Un sogno gli ha cambiato la vita. La malattia e la sofferenza gliene hanno dispiegato pienamente il senso. La morte l’ha resa indelebile non solo per i suoi cari, ma un giorno anche per tutta la Chiesa. Matteo Farina, il giovane di cui recentemente l’aricidiocesi di Brindisi-Ostuni ha aperto la causa di beatificazione, è una figura che colpisce.

Il sogno che gli cambia la vita avviene quando matteo aveva nove anni (era nato ad Avellino il 19 settembre 1990, ma poi si era trasferito con la famiglia a Brindisi). Mentre si preparava alla Prima Comunione, Padre Pio gli rivela:

“Se sei riuscito a capire che chi è senza peccato è felice, devi farlo capire agli altri, in modo che potremo andare tutti insieme, felici, nel Regno dei Cieli”.

Da quel momento l’indicazione del santo cappuccino diventerà la bussola. Soprattutto nei rapporti coni suoi coetanei. Scriverà qualche tempo dopo nel suo diario:

“Spero di riuscire a realizzare la mia missione di ‘infiltrato’ tra i giovani, parlando loro di Dio (illuminato proprio da Lui). Osservo che chi mi sta intorno per entrare tra loro silenzioso come un virus e contagiarli di una malattia senza cura, l’Amore”.

Purtroppo proprio una malattia (questa volta senza metafore) è in agguato. Si manifesta all’improvviso, con forti mal di testa, nel settembre 2003. E sarà l’inizio di una Via Crucis che condurrà Farina a salire sul proprio personale Golgota il 24 aprile 2009, giorno della sua morte, dopo diverse operazioni al cervello, anche in cliniche estere, per cercare di asportare il tumore.

La sofferenza, però, non ne ferma la voglia di vivere (si fidanza con Serena che gli sarà accanto fino alla fine) e lo slancio missionario.
“Matteo – scrive la postulatrice della causa di beatificazione, Francesca Consolini – è sempre attento alle relazioni con gli altri, in particolare con gli amici”. Per lui “l’amicizia è promozione del bene dell’altro, aiuto altruistico, incoraggiamento e sostegno”. E anche gli ‘antipatici’, o coloro che a motivo della sua fede lo bollano come ‘il moralizzatore’ non sono esclusi dalla cerchia delle sue relazioni. Nel diario tutto questo è descritto con grande profondità e anche con una certezza:

“Quando senti che non ce la fai, stringi i denti. Dio non ti ha lasciato solo”.

Matteo, conclude la postulatrice, testimonia con la sua vita le parole di Giovanni Paolo II alla Gmg del 2000:

“In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità”.

Ed è significativo che la sua causa di beatificazione sia stata aperta nell’anno della Gmg di Cracovia.

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Genoveffa de Troia e i tre “no”

Posté par atempodiblog le 4 janvier 2016

I tre “no”  di Genoveffa de Troia
Vita, insegnamento e spiritualità di un’anima distesa sulla Croce
di fr. Leonardo Triggiani – Voce di Padre Pio

Genoveffa de Troia e Padre Pio

Genoveffa nacque a Lucera (Foggia) il 21 dicembre 1887 da Pasquale De Troia e Vincenza Terlizzi. La piccola era tanto malferma in salute che si temeva di perderla da un momento all’altro. A quattro anni apparve una piaga sulla sua gamba destra, che mai accennò a guarire. Col passare degli anni, le piaghe si moltiplicarono sempre più sul suo corpo che divenne tutto una piaga: il piede destro, un moncherino attaccato all’arto da una sottilissima lamina di sostanza che dava la sensazione di un imminente distacco; le ossa mostravano fori profondi; il cranio, lentamente roso, aveva l’aspetto di un crivello.

Genoveffa fu la prima di cinque figli. Quando nacque, anche se malaticcia, arricchì la sua povera casa, fece sentire ricchi i suoi genitori. Venuta l’età della scuola, dovette rinunciarvi, anche a motivo di salute, oltre che di povertà. I suoi l’affidarono alle Suore della Carità residenti nell’ex convento dei Frati Cappuccini in Lucera, perché apprendesse qualcosa di utile per la vita, e le Suore le affidarono anche il compito di tenere pulita la chiesetta conventuale. Lei accettò di buon animo, perché ciò le dava la possibilità di stare vicino al tabernacolo.

Mai un lamento sfuggì dalle sue labbra: «Viva Gesù! Tutto per Gesù!» – erano le parole che le fiorivano sulla bocca allorché si acuivano i dolori.

Nata in una famiglia povera, tanto povera da essere costretta a cambiare ben 14 volte abitazione tra Lucera e Foggia: inadempiente nel pagamento della pigione perché povera, veniva sistematicamente sfrattata e sloggiata. Fu sofferente al punto da restare immobile e incollata al suo lettino per 44 anni. Genoveffa aveva compreso bene lo spirito delle beatitudini evangeliche, tanto da rispondere a chi le chiedeva come stava: «Sto bene perché soffro, starei male se non soffrissi».

Per comprendere il messaggio di Genoveffa, è necessaria una carellata sui suoi dolori. Si può dire che ella la croce l’ha trovata nella culla, l’ha portata in vita e l’ha lasciata nella tomba! Fin da piccola, consegnò la sua anima a Dio e il suo corpo ai dolori! Già dalla nascita era apparso un corpicino da nulla, al quale il medico previde non più di 24 ore di vita. Per questo fu subito battezzata e cresimata.

«La gioia di Dio bussa alla porta dei sofferenti, non per deriderli, ma per compiervi la sua paradossale opera di trasfigurazione» (Paolo VI). E Dio ha bussato spesso alla porta di Genoveffa, tanto che qualcuno non ha esitato a definirla la «Novella Rita da Cascia», per via degli interminabili anelli di tutta una catena di dolori fisici e morali.

Padre Pio, esperto sulla via della croce, diceva di Genoveffa: «È un’anima prediletta di Gesù distesa da molti anni sulla croce».

Tre “no” hanno caratterizzato la sua pur lunga giornata terrena. A quattro anni, strani dolori e piaghe per il corpo. In uno dei tanti viaggi all’Incoronata dove la mamma annualmente la portava per implorare la guarigione della figlia, una voce l’avvolge e le dice: «Tu non guarirai mai».

A 11-12 anni, stando dalle suore a Lucera, chiede di diventare una di loro. Proprio una suora le dice chiaro il secondo no: «Tu non sarai mai suora».

A 16-17 anni, nella chiesa di sant’Anna a Lucera, mentre spolvera l’altare, una voce le dice chiaro il terzo no: «Ti metterai a letto e non ti alzerai mai più».

Sono tre “no” uno più pesante dell’altro che avrebbero distrutto qualsiasi fibra e intelligenza. Lei ne esce rafforzata.

Genoveffa aveva l’abitudine, quasi scrupolosa, di non lasciare mai nessuno senza risposta: così per le lettere che riceveva, così per le preghiere che le venivano richieste. E quando prometteva di pregare – cosa, questa, che lei faceva sempre – s’impegnava a farlo sul serio, persona per persona. Non bastandole, per questo, le ore del giorno, ricorreva a quelle della notte. Gli amici non la lasciavano mai troppo tempo sola. Aveva il segreto di una parola semplice, chiara, nutrita di teologia, anche se illetterata.

Genoveffa era convinta che è bello servire Dio, è ancora più bello servirlo nel dolore fino alla morte. E la sua “Via crucis” durò 44 anni, durante i quali i suoi amici hanno assistito al progressivo sbocciare di un fiore di affascinante bellezza.

L’11 dicembre 1949, alle ore 10,35, Genoveffa si addormentò in terra e si risvegliò in cielo. Dal 25 aprile 1965 il suo corpo riposa nella chiesa dell’Immacolata dei Padri Cappuccini in Foggia. Il 7 marzo 1992, il Papa ha solennemente proclamato esservi assoluta certezza circa l’eroicità delle virtù di Genoveffa. A partire da quel radioso mattino, Genoveffa gode del titolo di “Venerabile”. Tutto lascia sperare di vedere presto l’umile Terziaria Cappuccina di Via Briglia nella gloria degli altari.

Genoveffa insegna che l’ora meglio impiegata della nostra vita è quella in cui amiamo di più il Signore, come lo scopo della nostra vita è di realizzare il sogno che Dio ha concepito sulla nostra culla, ricordando che la vita ci è data per fabbricare per noi la virtù e per gli altri la felicità. Genoveffa, benché analfabeta, questo l’aveva capito molto bene e ne fece il programma della sua vita: beneficò gli altri, santificò se stessa!

A 66 anni anni dalla sua morte, dopo una lunga interminabile vita crocifissa, dopo che la Chiesa ha proclamato l’eroicità delle sue virtù e l’ha detta Venerabile, lei – Genoveffa – l’umile sofferente di Via Briglia a Foggia, dice a noi ancora pellegrini quaggiù “gementi e piangenti in una valle di lacrime”: «Beati quelli che nel cuore della notte credono nello splendore dell’alba». 

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«Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà»

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2015

bambini recitano rosario

Da ormai 10 anni il 18 ottobre Aiuto alla Chiesa che Soffre invita i bambini di tutto il mondo a pregare insieme il Rosario.

L’iniziativa è nata nel 2005 a Caracas in Venezuela. Mentre un gruppo di bambini pregava, alcune donne presenti hanno avvertito la presenza della Vergine. Una di loro si è ricordata allora della promessa di Padre Pio: «Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà».

Ecco perché Ti chiediamo di pregare insieme ai Tuoi figli e nipoti, lunedì 18 ottobre in un qualunque momento della giornata.

È possibile aderire all’iniziativa anche sui social network, attraverso l’hashtag #UnMilioneDiBimbi

Tratto da: Aiuto alla Chiesa che Soffre

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San Pio e san Leopoldo «confessori» del Giubileo della Misericordia

Posté par atempodiblog le 11 août 2015

Pio e Leopoldo

«Sarà probabilmente uno degli eventi più partecipati del prossimo Anno santo della Misericordia l’ostensione dei corpi di padre Pio e dell’altro santo cappuccino Leopoldo Mandic, decisa da papa Francesco per sottolineare l’importanza del ministero del confessore. I due religiosi cappuccini, infatti, avevano file interminabili di fedeli davanti ai loro confessionali, ma certamente saranno di molto superiori, davvero chilometriche, quelle per entrare in San Pietro dal 10 febbraio prossimo, Mercoledì delle Ceneri, data d’inizio dell’ostensione». Così l’Huffington Post, nota fonte di sicuro «laica», ma non smentita. Dunque Francesco in occasione del Giubileo della Misericordia offrirà ai cattolici l’esempio di due «confessori», nel senso proprio di coloro che hanno amministrato per gran parte della loro vita il sacramento della penitenza, san Pio e san Leopoldo Mandic. Quest’ultimo passava anche 16 ore al giorno nella sua celletta-confessionale, nel Convento di Padova che ora è suo Santuario.

San Pio da Pietrelcina è arcinoto. Non si può dire lo stesso di padre Leopoldo Mandic, che però papa Francesco ha voluto insieme al Santo delle stimmate e della lunga diatriba anche interna alla Chiesa prima di essere definitivamente indicato come Santo, da Giovanni Paolo II. Ciò non era un fatto scontato, viste le difficoltà che padre Pio aveva incontrato anche presso le autorità vaticane quasi per tutta la sua vita, per tante ragioni di carattere generale e anche di singolarità del tutto sua.

La Chiesa ha sempre avuto tempi lunghi per riconoscere fenomeni strani, pur osservati e testimoniati da tanti, quando si tratta del problema della soprannaturalità di essi. Per san Pio, poi, si verificarono anche intrecci con faccende nelle quali egli non aveva alcuna colpa, ma erano in ballo anche problemi di interessi giganteschi, come affari di banche nelle quali entravano anche interessi di diocesi e di ordini religiosi, come accadde a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60, che aggiunsero alle diffidenze del passato, sotto Pio XI e successori alternati singolarmente con pro e contro: Pio XI contro, Pio XII pro, Papa Giovanni contro (anche se non fu del tutto vero, ma dipese da informazioni scorrette fatte giungere fino al Papa), Paolo VI pro…

In particolare ebbero difficoltà anche i gruppi di preghiera dei devoti di padre Pio nelle diocesi del Veneto: l’arcivescovo di Padova, monsignor Girolamo Bortignon, cappuccino anche lui, fu molto severo con i seguaci del Confratello Cappuccino, e ci furono episodi di scontri fortissimi. Un solo esempio: nella cittadina di Montagnana un viceparroco di grande energia, don Giuseppe C., a metà anni ’50, alla richiesta di Giovanni Scarparo, un devoto di Montagnana, in provincia di Padova, di benedire i locali ove si svolgevano le preghiere del gruppo padre Pio, rispose alla lettera così in dialetto: «Se el me chiede de benedire el so’ mascio (il suo maiale) lo fasso volentieri, ma quel locale mai!».

Ormai sono cose passate, e a parte qualche rimestatura polemica, di qualcuno che cerca di vedere ombre dove finalmente sono rimaste sicure soltanto le luci, san Pio da Pietrelcina è noto a tutti, e non sorprende il fatto che Francesco, attento alla modernità come pochi, ma contemporaneamente solido sulla base dell’autentica religiosità popolare, lo abbia scelto anche come testimone del prossimo Giubileo, più di ogni altro dedicato esplicitamente alla Misericordia: «Dio perdona sempre – una delle sue consuete affermazioni forti – mentre noi qualche volta ci dimentichiamo di chiederGli perdono».

Diversa è la vicenda, e la vita, e la missione di san Leopoldo Mandic. Ma di grande interesse, e ancora forse poco nota al di là dei confini dei devoti, la sua figura minuta – era alto poco più di un metro e 40 – vale la pena di conoscerla. Tra l’altro, e come a sorpresa, risulta che ancora nei primi decenni del secolo scorso egli è stato un apostolo dell’unità delle Chiese, e il problema ecumenico è stato un tema cui ha dedicato molta della sua preghiera e della sua attività di apostolo della misericordia e del perdono senza limiti.

di Giovanni Gennari – Vatican Insider

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Padre Pio e la Madonna di Pompei

Posté par atempodiblog le 8 mai 2015

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Padre Pio aveva una “stima grandissima” di Bartolo Longo, originario della provincia di Brindisi e fondatore del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, e lo incoraggiava nelle sue iniziative.

In occasione dei 50 anni delle stimmate il Cappuccino ricevette da un devoto napoletano un bouquet di rose rosse, ne prese una e disse al donatore: “porta alla Madonna di Pompei questa rosa per me”.

Qualche giorno dopo padre Pio morì e la rosa, rimasta fresca, si richiuse in un bocciolo, che si conserva ancora.

Tratto da: La voce di padre Pio

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Il 26 aprile 1968 nacque in Cielo “la Signorina Americana”

Posté par atempodiblog le 26 avril 2015

La storia di Maria Pyle
Il 26 aprile 1968 nacque in Cielo “la Signorina Americana”
Padre Pio: “Il convento non è per te”
Tratto da: Padre Pio Blogspot

Il 26 aprile 1968 nacque in Cielo “la Signorina Americana” dans Discernimento vocazionale 123rtdt

Conosciuta a San Giovanni Rotondo come la “Signorina Americana”, nacque nel New Jersey il 17 aprile 1888 da una ricca famiglia di religione protestante e fu battezzata col nome di Adelia. Dotata di fervida intelligenza, fin dall’infanzia ricevette una formazione molto ricca: coltivò con grande profitto la musica, il canto, le lingue estere e la pedagogia. Quando giunse a New York la pedagogista italiana Maria Montessori,  Adelia seguì le sue lezioni con interesse:  tra le due nacque una prima amicizia e in seguito una grande collaborazione che portò la Pyle in Europa.

Nel “Vecchio Mondo”
Fu nel vecchio mondo che Adelia conobbe più da vicino la religione cattolica e, trovando interesse in essa le risposte da sempre cercate,  dopo una formazione curata dei padri Gesuiti  nel 1918 a Barcellona si fece battezzare ricevendo il nome di Maria. Suo vivo desiderio era ora quello di avere un padre spirituale che la guidasse sulla via della perfezione. Nel 1923 giunse a Roma con la Montessori e qui sentì parlare per la prima volta dello stimmatizzato del Gargano.

“Figlia mia, non andare più in giro. Fermati qui”
Il 2 ottobre di quello stesso anno, trovandosi a Capri in vacanza con la Montessori,  partì insieme ad un’amica rumena per San Giovanni Rotondo. Qui, il 4 ottobre, nella chiesetta di Santa Maria delle Grazie, incontrò padre Pio da Pietrelcina: a 35 anni Maria trovò il suo direttore spirituale. Di quel primo incontro Maria ricordava «Ci guardammo soltanto,  poi caddi in ginocchio e dissi “Padre!”. Sul mio capo si poso la mano stimmatizzata del Padre che mi disse: “Figlia mia, non andare più in giro, Fermati qui”».

“Il convento non è per te”
Alla scuola di Padre Pio Maria procedette celermente nella via della perfezione cristiana, vivendo una Fede viva, una Speranza ferma e una Carità ardente. Ma non ancora soddisfatta, chiese a Padre Pio di diventare religiosa in una congregazione francescana.
La risposta del Padre fu subitanea e inequivocabile: “Il convento non è per te: iscriviti al Terz’Ordine!”. Vestì il saio francescano, ricevendolo dalle mani dello stesso padre Pio, il 24 agosto 1924 e il 6 settembre dell’anno seguente fu ammessa alla professione col nome di Suor Pia. Indosso, fino alla morte, sempre e solo un saio francescano ed osservò in maniera perfetta i consigli evangelici.

La casa della carità
Per essere più vicina al suo padre spirituale si fece costruire una casa nei pressi del Convento di Santa Maria delle Grazie. La sua divenne “la casa della carità”, sempre aperta a tutti. Suoi speciali ospiti furono i Genitori del santo frate. Venuti a visitare il figlio nel natale del 1928, Mamma Peppa si ammalò gravemente e morì il 3 gennaio 1929. La permanenza del Zi’ Grazio fu frequente e prolungata; morì nella stessa stanza dove la sua consorte si era spenta circa venti anni prima; assistito giorno e notte dal santo figlio, il papà di padre Pio morì il 7 ottobre 1946.

“Un futuro davvero bello”
Un giorno sorpresa in lacrime, Maria confessò candidamente al Padre di essere preoccupata per la sorte della sua casa dopo la sua morte. Padre Pio le disse “Anche se questa casa dovesse crollare, verrebbe ricostruita pietra su pietra e destinata ad un uso che è bello e buono”.

Nella casa del padre celeste
Per conformarsi più perfettamente al padre San Francesco e al suo Padre Spirituale, Maria rinunziò a tutto nominando erede dei suoi beni materiali la Provincia di Sant’Angelo dei Frati Cappuccini. Maria precedette il Padre Spirituale in Paradiso: morì alle 23:20 del 26 aprile 1968.

La sua casa oggi
La casa è custodita dai Frati Cappuccini responsabili del “Servizio Animazione Vocazionale” e, come promesso da padre Pio, è oggi “destinata ad un uso che è bello e buono”; è un luogo di spiritualità e accoglienze vocazionale. Accoglie i giovani in ricerca vocazionale e piccoli gruppi per giornate di ritiro.

È utile sapere che…
Accoglie i pellegrini che desiderano integrare il loro pellegrinaggio visitando i luoghi dove è vissuta la figlia spirituale prediletta dal Padre e dove i genitori del santo Frate hanno concluso i loro giorni. La casa sorge nei pressi del Santuario “Santa Maria delle Grazie”. È facile da raggiungere: uscendo dal Santuario a destra, verso il Piazzale Forgione; si riconosce facilmente per la caratteristica torretta tonda.

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Non giudichiamo, preghiamo per le persone che si sono tolte la vita

Posté par atempodiblog le 17 octobre 2013

 Non giudichiamo, preghiamo per le persone che si sono tolte la vita dans Diego Manetti j7bs

Tre anni fa, al termine di un incontro in Piemonte, mi avvicina una donna e mi dice che vorrebbe parlarmi. Mi racconta del figlio che si è suicidato a 19 anni, si è impiccato, lasciato dalla ragazza.

Purtroppo questo qua dell’affettività è un motivo ricorrente per il semplice fatto che i nostri giovani che non hanno un centro nella vita si attaccano l’uno all’altro, due solitudini che pensano di completarsi. E spesso l’altro diventa tutto… “sei la mia vita”, “sei il mio tutto”… son sciocchezze. Ma che sei il mio tutto? Il mio Tutto è Dio. E’ l’Infinito. Tu sei una cosina piccola come me, come fai ad essere il mio tutto? Appena appena me ne rendo conto vado in crisi e se tu mi rifiuti io mi sento perso. Per queste persone così fragili il suicidio è l’unica scelta.

Bèh, questa donna mi chiama e mi dice “puoi venire a casa mia a parlare?” e così ci siam trovati lì a parlare. Sapete la cosa che mi ha stupito? Uno dice “ma chi più di una madre può amare un figlio?”, ma io ho notato una cosa, che questa donna aveva risentimento nei confronti del figlio. Non me l’ha detto, lo sentivo dalle parole… come dire: “come ti sei permesso di toglierti la vita e lasciarmi qui!”, che poco poco è quello che pensiamo quando diciamo “perché ho perso i miei cari?” e li vorremmo tirare indietro.

Io mi son permesso di dire a questa signora “preghi per poter perdonare suo figlio”, lei si è arrabbiata e ha detto “ma come? Io amo mio figlio! Tu non sai…” e io di rimando “ma scusi, scusi… si fidi. Dica una piccola preghiera, ogni giorno, ‘Gesù mio, perdonami’, ‘Gesù mio, perdonami’. Avvolgi tutti nel perdono”. E lei: “io ho già perdonato!”. Io “perdonare è una cosa che solo Dio sa fare, chiedi, ogni giorno, la grazia di perdonare”. Ha masticato amaro e me ne sono andato a casa.

Dopo un anno mi telefona e mi dice: “avevi ragione, io ho cominciato a fare questa preghiera senza crederci e poco a poco è venuto fuori che io avevo rabbia verso mio figlio perché se n’era andato. Dopo un po’ che pregavo ‘Gesù mio, perdonami’, ‘Gesù mio, perdonami’, ho cominciato a sentirmi in pace. Sono andata a confessarmi, sono ritornata a Messa, adesso canto nel coro”.

E’ un mistero che ci lega a quelli che non ci sono più e spesso lo prendiamo dalla parte degli uomini e non dalla parte di Dio. Detto questo, preghiera per tutti quelli che hanno finito la vita nel suicidio. […] Noi non sappiamo nella coscienza di chi si toglie la vita quale possibilità si gioca nell’ultimo istante. Una donna andò a confessarsi da Padre Pio in preda all’angoscia perché il marito si era tolto la vita e Padre Pio la ricevette e questa donna sfoga il suo dolore da Padre Pio e dice: “mio marito è perso” e Padre Pio gli dice “no”, lei “ma si è buttato dal ponte” e lui “ah no, perché tra il ponte e l’acqua c’è stato il tempo di un ‘Gesù mio’”. La Misericordia di Dio è un mistero. Non giudichiamo, preghiamo per le persone che si sono tolte la vita, perché la Misericordia di Dio è più grande della nostra misura. Non diamo per perso nessuno.

Tratto da una catechesi audio di Diego Manetti

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Il Purgatorio è il luogo in cui ci si strugge nel desiderio di incontrare l’Amato

Posté par atempodiblog le 17 octobre 2013

Il Purgatorio è il luogo in cui ci si strugge nel desiderio di incontrare l'Amato dans Festa dei Santi e dei fedeli defunti lff9

Un episodio raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio: «Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all’altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l’altare fosse fra Leone, poiché era l’ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico: “Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l’altare”.

Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde”: “Non sono fra Leone”, “e chi sei?”, chiedo io. “Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato. L’ubbidienza mi dette l’incarico di tenere pulito e ordinato l’altare maggiore durante l’anno di prova. Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all’altare senza riverire il Santissimo conservato nel tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Mi raccomando…”.“Io credendo di essere generoso verso quell’anima sofferente, esclamai: “vi starai fino a domattina alla Messa conventuale”.

Quell’anima urlò: “Crudele!”. Poi cacciò un grido e sparì. Quel grido lamento mi produsse una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell’anima immediatamente in Paradiso, la condannai a rimanere un’altra notte nelle fiamme del Purgatorio».

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Breve novena a San Pio da Pietrelcina

Posté par atempodiblog le 15 septembre 2013

Breve preghiera a San Pio da Pietrelcina utilizzabile come novena in preparazione della festa del Santo (23 settembre)

Breve novena a San Pio da Pietrelcina dans Padre Pio 20fx3zr

O San Pio da Pietrelcina, che tanto hai amato e imitato Gesù, donami di amarlo con tutto il cuore. Fa’ che come te ami la preghiera, donami una tenera devozione alla Madonna, ottienimi la grazia  che desidero, se è conforme alla Santa Volontà di Dio  e per il bene della mia anima. Amen.

Pater, Ave, Gloria

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“La scorciatoia per il Cielo? È Maria”

Posté par atempodiblog le 1 mai 2013

“La scorciatoia per il Cielo? È Maria”
di Maria Di Lorenzo – Madre di Dio

“La scorciatoia per il Cielo? È Maria” dans Padre Pio padrepiomadonnages

Padre Pio da Pietrelcina fu un grande maestro di devozione mariana, espressa con accenti teneri e straordinari nelle molte lettere che egli ha scritto ai suoi figli spirituali, dove la Madonna viene definita la “purissima conchiglia da cui è venuta fuori la Persona divina del Verbo incarnato”.

Espressivo dipinto della devozione di Padre Pio alla Vergine.Un bambino di sette anni, Matteo Pio Colella, figlio di un medico dell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, viene colpito improvvisamente da una meningite fulminante. È il 20 gennaio 2000. Dopo una nottata di febbrili tentativi per salvargli la vita, i medici si arrendono, visto il progressivo e inarrestabile deterioramento delle funzioni vitali. La letteratura scientifica internazionale in questi casi documenta la mortalità quando cinque organi vengono compromessi e nel piccolo Matteo sono ben nove gli organi collassati: non resta che pregare.
Nel Santuario di San Giovanni Rotondo si organizza una veglia di preghiera, una catena orante a cui partecipano tante persone, tutti devoti di Padre Pio. Si invoca il miracolo per questo bambino in fin di vita. E il miracolo, per intercessione del beato, arriva. Il bimbo si sveglia dal coma e dopo un po’ è lì che gioca tutto tranquillo con la sua playstation nel reparto di rianimazione. Nonostante i danni che ha subìto, il suo fisico non presenta strascichi e, quel che risulta veramente incomprensibile, non ha nessuna lesione cerebrale. Matteo risulta guarito, in maniera subitanea e perfetta, dopo le preghiere al Beato di Pietrelcina.
È questo il miracolo ufficialmente riconosciuto dalle Autorità vaticane che lo condurrà presto alla gloria degli altari, la notizia attesa lungamente dai fedeli di tutto il mondo: Padre Pio diventa Santo.

Figlio dell’obbedienza
Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, sono poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna.
I
l soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro Santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in Convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i Superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.

Padre Pio rapito nella contemplazione dell'Ostia mentre celebra l'Eucarestia nel Convento di San Giovanni Rotondo.
Padre Pio rapito nella contemplazione dell’Ostia mentre celebra l’Eucarestia
nel Convento di San Giovanni Rotondo.

Nel 1916 i Superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel Convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il Cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei Santi più amati dell’ultimo secolo.

Camera da letto nella masseria dei Forgione, a Piana Romana (Pietrelcina).
Camera da letto nella masseria dei Forgione, a Piana Romana (Pietrelcina).

Itinerario mistico con Maria
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.

Matteo Pio Colella tra mamma Maria Lucia Ippolito e babbo Antonio. Sulla destra, il fratello maggiore Alessandro.
Matteo Pio Colella tra mamma Maria Lucia Ippolito e babbo Antonio. 
Sulla destra, il fratello maggiore Alessandro.

Da lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”.Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a recitare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà, la pazienza, il silenzio, la purezza, la carità. “Vorrei avere una voce così forte – diceva – per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del Rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.

Veduta esterna della Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo, monumento della carità dei devoti di Padre Pio in tutto il mondo.
Veduta esterna della Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo,
monumento della carità dei devoti di Padre Pio in tutto il mondo.

La “clientela” mondiale di Padre Pio
Su di lui in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che, approssimativamente, sono più di 200 le biografie a lui dedicate solo in italiano. Fra le più belle segnaliamo Padre Pio. Fede Sofferenza Amore (Edizioni Dehoniane, Roma), frutto della penna di P. Gabriele Amorth, famoso esorcista e mariologo, che di Padre Pio è stato figlio spirituale e lo ha conosciuto molto bene. Altrettanti numerosi sono video e cd-rom dedicati alla sua figura, audiovisivi realizzati in maggior parte dalla San Paolo, fra cui Padre Pio, il frate delle stimmate, a cura di Bruno Simonetto, con interessanti testimonianze di coloro che conobbero in vita il “crocifisso” del Gargano.
“Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato il Padre con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale: per la sua canonizzazione in piazza San Pietro si attende una folla oceanica, pari se non superiore a quella che il 2 maggio 1999 partecipò al rito della sua beatificazione.
Perché tanta devozione per questo san Francesco del Sud? Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così: “Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi – è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.

 Padre Pio bacia la statua della Madonna di Fatima.
Padre Pio bacia la statua della Madonna di Fatima.

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Gesù ti ripete: “ti sono rimessi molti peccati perché molto hai amato”

Posté par atempodiblog le 20 novembre 2012

Gesù ti ripete: “ti sono rimessi molti peccati perché molto hai amato” dans Citazioni, frasi e pensieri padrepiocroceamore

«Non hai tu da tempo amato il Signore? Non Lo ami tutt’ora? Non brami di amarLo per sempre? Dunque nessun timore. Anche ammesso tu avessi commesso tutti i peccati di questo mondo, Gesù ti ripete: ti sono rimessi molti peccati perché molto hai amato”».

San Pio da Pietrelcina

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Il principe della risata e Padre Pio

Posté par atempodiblog le 5 novembre 2012

Il principe della risata e Padre Pio dans Mario Palmaro totpadrepioecampanini

“Un collega che ama il Padre ma, come Walter Chiari, non vuoi venire da lui perché sa che dovrebbe cambiare vita, è Totò” conti­nuò a raccontare Campanini. “Quando ci incontriamo parliamo sempre del Padre, e ogni volta Totò si entusiasma e mi dice: ‘Por­tami da lui’. Ma non si combina mai. Solo una volta avevamo fis­sato il giorno. Sia io che lui avevamo del tempo libero e si poteva fare il viaggio. Quando gli domandai a che ora saremmo partiti, rimase in silenzio e poi mi disse con molta franchezza: ‘Carlo, io non posso venire dal Padre. Non sono ancora preparato. Ho certi appetiti che non riesco a scacciare. Quando finiranno, andrò da Padre Pio’. Ingenuamente gli risposi: ‘Attento: alla radio hanno detto che nel mondo muoiono 250.000 persone al giorno, e che il 30 per cento muore di morte improvvisa, quindi è pericoloso per la tua anima fare certi calcoli…’. Totò, da buon napoletano, è molto superstizioso e cominciò a danzare per la stanza facendo le corna. ‘Ho capito’ gli dissi. ‘Non toccherò più questo argomento’”.

Tratto da: preghiereagesuemaria.it – Padre Pio, la vita e i miracoli, il mistero

tombatot dans Padre Pio

“E quindi di Padre Pio non volle più parlare. Poi però la storia cosa ci dice? Che, purtroppo, Totò morì a Roma nella notte del 15 aprile 1967 a causa di un infarto. La salma fu portata nella Chiesa di Sant’Eligio e ricevette una semplice benedizione perché essendo in una condizione di disordine matrimoniale non gli fu permesso di celebrare un vero e proprio funerale. Ecco, l’unica nota lieta in questa storia che sembra finire male è che però forse Padre Pio riuscì, noi questo ce lo auguriamo di cuore (noi preghiamo anche per questo), a intercedere in qualche modo per questo Totò, che lo voleva incontrare ma quando lo avrebbe detto lui. Infatti, secondo la figlia di Totò (Liliana De Curtis), sembra che le ultime parole di Totò, prima di morire, siano state queste ‘ricordatevi che sono cattolico, apostolico e romano’. Quindi forse alla fine, riacciuffandolo per i capelli, Padre Pio riuscì ad aiutare pure Totò che non era andato a trovarlo.
Questo piccolo quadretto ci fa capire che la cosa essenziale della vita è salvezza delle anime, la salvezza della nostra anima. E Padre Pio questo lo aveva ben presente”.

Mario Palmaro – Radio Maria

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Maria, Rifugio dei peccatori

Posté par atempodiblog le 23 septembre 2012

Maria, Rifugio dei peccatori dans Padre Pio 2f0dtgz

Padre Pio raccontava volentieri una leggenda che metteva in risalto l’amore della Madonna per i peccatori:

«Un giorno, Nostro Signore, facendo un giro in Paradiso, vide certe facce equivoche e ne chiese spiegazione a S. Pietro: — Come mai son riusciti a entrare qua dentro? Mi pare che tu non sorvegli bene la porta. — Pietro, tutto mortificato, risponde: — Signore, io non ci posso fare niente.
Come? Non ci puoi far niente? La chiave ce l’hai tu! Fa’ il tuo dovere. Sta’ più attento!
Dopo qualche giorno il Signore fa un altro giro e vede altri inquilini dalla faccia poco raccomandabile: — Pietro, ho visto certe altre facce! Si vede che tu non controlli bene l’entrata.
E Pietro: — Signore, io non ci posso far niente! E non ci puoi far niente neanche tu.
E il Signore: — Neanche io? Oh questa è grossa!
Sì, neanche tu! È tua Madre che ha un’altra chiave! È tua Madre che li fa entrare».

Tratto da: San Pio da Pietrelcina.org

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Il mistero della sesta stimmate di Padre Pio

Posté par atempodiblog le 20 septembre 2012

Il mistero della sesta stimmate di Padre Pio
di Andrea Tornielli - Settimanale OGGI

Il mistero della sesta stimmate di Padre Pio dans Andrea Tornielli

C’è un segreto che lega Padre Pio a Karol Wojtyla. Segreto gelosamente custodito da entrambi, ma che documenta il profondo legame mistico che legava il santo stimmatizzato del Gargano e il prete polacco poi diventato Papa; e questo nonostante i due si siano incontrati solo una volta nella vita. Segreto che Padre Pio da Pietrelcina rivelò al giovane sacerdote nel 1948, quando si recò a San Giovanni Rotondo per conoscerlo.

“QUELLA CHE FA PIÙ MALE”
A rivelare il contenuto del dialogo tra il cappuccino e il futuro Giovanni Paolo II è un intimo amico di quest’ultimo, il cardinale Andrej Deskur. Wojtyla gli confidò: «Con Padre Pio abbiamo parlato solo delle stimmate. L’unica richiesta che ho fatto: quale stigmata gli faceva più male. Ero convinto fosse quella del cuore. Padre Pio mi ha sorpreso dicendo: “No, più male mi fa quella della spalla, di cui nessuno sa e che non è neppure curata”. È quella che faceva più male». Di quella «sesta piaga» sulla spalla di Padre Pio (le altre conque erano le stimmate alle mani e ai piedi, la ferita al costato), nessuno aveva mai saputo nulla fino alla morte del santo. Stefano Campanella, studioso e portavoce dei frati di San Giovanni Rotondo, conferma: «Non risulta che il santo frate ne abbia parlato a qualcuno, ad eccezione del futuro Papa, o che abbia lasciato qualche testimonianza o accenno scritto. Solo una volta confidò a fra’ Modestino Fucci, frate laico suo compaesano, “che uno dei suoi più grandi dolori era quello che provava quando si cambiava la maglia“». Ma Modestino non colse la portata di quella rivelazione, credendo che il dolore fosse causato dalla piaga sul costato. Solo tre anni dopo la morte del santo, il 4 febbraio 1971, cominciò a capire. Il padre guardiano del convento lo aveva infatti incaricato di sigillare in apposite buste di nylon gli indumenti di Padre Pio. E lui si era ritrovato tra le mani una maglia di lana usata dal frate con le stimmate, nella quale si notava «un segno evidente di un’ecchimosi circolare di circa dieci centimetri di diametro, all’inizio della spalla destra, vicino alla clavicola». Il dolore tremendo che Pio lamentava quando doveva togliersi la maglia, doveva essere causato perciò da quella misteriosa piaga, di cui nessuno era a conoscenza. Una piaga sempre rimasta invisibile. Fra’ Modestino ricorda in quel momento di aver letto in passato «una preghiera in onore della spalla di nostro Signore, apertagli dal legno durissimo della croce che, scoprendogli tre sacratissime ossa, gli aveva procurato acerbissimo dolore».

LÌ PORTAVA IL PATIBULUM
[...] [La] Sindone [...] Sul telo di lino nel quale, per la tradizione, sarebbe stato avvolto il corpo di Gesù, e che porta misteriosamente impressa l’impronta del cadavere di un uomo crocifisso in maniera identica al racconto evangelico, si possono scorgere chiaramente «ecchimosi ed escoriazioni di forma quadrangolare, dovute a uno strumento ruvido e pesante». Sono le ferite ed escoriazioni provocate sulle spalle dal trasporto del patibulum, l’asse orizzontale della croce. Il segno di questo trasporto s’è dolorosamente impresso anche sulla spalla di Padre Pio. Solo Wojtyla ebbe il privilegio di conoscere quella ferita nascosta. Solo a lui il santo frate aveva voluto rivelare il segreto, quella ferita nascosta, la stigmata che lo faceva soffrire di più. E che nessuno aveva mai visto, né avrebbe potuto potuto vedere in seguito.

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20 settembre: anniversario della stimmatizzazione di padre Pio

Posté par atempodiblog le 20 septembre 2012

“Era la mattina del 20 settembre, dopo la celebrazione della Santa Messa mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue”.

San Pio da Pietrelcina

 20 settembre: anniversario della stimmatizzazione di padre Pio dans Padre Pio

Questo segno di croce, che rappresenta la piaga del costato del venerato Padre Pio, fu disegnato dalle sue stesse mani. Padre Pio lo tracciò su un biglietto da visita del Cardinale Augusto Silj. 

Prof. Giorgio Festa, Prima relazione, 28 ottobre 1919

Nella regione anteriore del torace sinistro, circa a due dita trasverse al di sotto della papilla mammaria, presenta un’ultima e più interessante lesione, in forma di croce capovolta.

L’asta longitudinale misura all’incirca 7 cm. di lunghezza. L’asta trasversale della croce è lunga circa 4 cm.

Sotto i miei stessi occhi da questa lesione gemono gocce di sangue in quantità molto più rimarchevole che non dalle altre.

Dal libro: Omaggio a Padre Pio
Fonte: sanpiodapietrelcina.org

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