La Salette è un invito alla gioia

Posté par atempodiblog le 10 septembre 2013

La Salette è un invito alla gioia dans Apparizioni mariane e santuari 3sfi

“La Salette è un invito alla gioia di un mondo riconciliato con Dio. La Vergine Maria piange affinché, per la conversione dei peccatori e la Misericordia di Dio, torni il sorriso sui visi e le montagne si ricoprano di grano”.

S.E. Mons. Guy de Kerimel

Una città... da favola: Bergamo, gioiello dell'Alta Italia dans Viaggi & Vacanze sb0nxu

2e2mot5 dans Diego Manetti Novena a Nostra Signora di La Salette (da recitarsi dal 10 al 18 settembre).

 

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Il mistero di quelle lacrime da La Salette a Siracusa

Posté par atempodiblog le 2 septembre 2013

Lo scrittore francese Léon Bloy (1846-1917) è noto per un’affermazione, continuamente citata: «Vi è una sola tristezza, quella di non essere santi». Qui lo ricordiamo quale “difensore”delle apparizioni di La Salette (Francia), per cui scrisse “pagine di fuoco” (cf G. Vigini [a cura di], La tristezza di non essere santi, Paoline 1998, pp. 142, H 8,26). A La Salette (1846) la Vergine pianse lungamente. Questo pianto è stato messo in relazione con la lacrimazione di Siracusa (foto: il Santuario). Si tratta dell’immagine in terracotta del Cuore immacolato di Maria di cui si ricorda il 60° dell’evento in questo 2013: lacrimò dal 29 agosto al 1° settembre del 1953 (cf l’agile volumetto, fresco di stampa, di Annalisa Lorenzi: Lacrime. Breve storia della Madonnina di Siracusa, San Paolo 2013, pp. 128, H 10,00). Riguardo a questo fatto unico nella storia recente, Pio XII in un accorato radiomessaggio si chiedeva: «Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh, le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Cristo?».

Preghiera alla Vergine de La Salette dans Apparizioni mariane e santuari mammadelcielo

Parole forti, che richiamano alcune espressioni di Bloy: «Una lacrima di Maria è qualcosa davvero! Una lacrima della Purissima per me, pover’uomo sommerso nel diluvio della collera e del pentimento divini! Una lacrima della Rosa mistica per me… Perché lei ha pianto come suo Figlio ha versato il suo sangue, cioè per ciascun uomo in particolare, giudicato da lei e da lui prezioso come tutti i mondi» (Méditations d’un solitaire). E ancora: «Provate a immaginarvi una madre senza macchia di parecchi miliardi di figli lebbrosi agonizzanti, singhiozzanti nelle torture, votati alla morte più infame, coperti del fango più immondo. Solo lei rimasta pura e spettatrice intemerata della loro perdizione. Questo dappertutto e in tutti i secoli…» (Introduction à la vie de Mélanie).

Tratto da: Madre di Dio

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Supplica alla Madonna delle Lacrime

Il mistero di quelle lacrime da La Salette a Siracusa dans Apparizioni mariane e santuari xkiq

Madonna delle lacrime,
abbiamo bisogno di Te:
della luce che si irradia dai Tuoi occhi,
del conforto che emana dal Tuo cuore,
della Pace di cui sei Regina.
Fiduciosi ti affidiamo le nostre necessità:
i nostri dolori perchè Tu li lenisca,
i nostri corpi perchè Tu li guarisca,
i nostri cuori perchè Tu li converta,
le nostre anime perchè Tu le guidi a salvezza.
Degnati, o Madre buona,
di unire le Tue lacrime alle nostre
affinché il Tuo divin Figlio
ci conceda la grazia…(esprimere)
che con tanto ardore noi Ti chiediamo.
O Madre d’Amore,
di Dolore e di Misericordia,
abbia pietà di noi.

dell’Arcivescovo Ettore Baranzini

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Maria porta sempre a Dio

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2012

“Tutto nella Vergine Santissima mi portava ad adorare e ad amare il mio Gesù”.
Melania Calvat di La Salette

Our Lady and the Child Jesus

Maria è l’eco di Dio, che non fa che ripetere Dio. Se tu dici Maria, Ella risponde Dio”.
San Luigi Maria Grignion de Montfort

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Novena a Nostra Signora di La Salette (da recitarsi dal 10 al 18 settembre).

Posté par atempodiblog le 10 septembre 2012

Novena a Nostra Signora di La Salette (da recitarsi dal 10 al 18 settembre). dans Apparizioni mariane e santuari 2w56alu

O nostra Signora di La Salette, vera Madre addolorata, ricordati delle lacrime che hai versato per me sul Calvario; ricordati anche della cura che hai sempre avuto per me nel sottrarmi alla giustizia di Dio e guarda se, dopo aver fatto tanto per questo tuo figlio, puoi abbandonarlo. Rianimato da tale consolante pensiero, mi prostro ai tuoi piedi, nonostante le mie infedeltà e ingratitudini. Non respingere la mia preghiera, o Vergine riconciliatrice, ma convertimi e fammi la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa, e anche di consolare Te con una santa vita, affinché io possa un giorno contemplarti in Cielo. Così sia.

Nostra Signora di La Salette, riconciliatrice dei peccatori, ottienimi la grazia di san­tificare le feste e la domenica, giorno del Signore, come Egli chiede ai suoi figli. Intercedi inoltre, Madre addolorata, affin­ché sia estirpato dalla nostra Patria il grave peccato della bestemmia.

Nostra Signora di La Salette, prega per me che ricorro a Te.

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Apocalypse Bloy

Posté par atempodiblog le 16 juillet 2012

Apocalypse Bloy
Paradossale, provocatore, antisemita. La tigre Léon, che scoprì la fede e da cristiano anticlericale dichiarò guerra al moderno.
di Marina Valensise – Il Foglio
Fonte: Radio Maria

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Era un tranquillo pomeriggio di fine estate, un sabato, il 19 settembre 1846, e aveva appena finito di piovere quando due pastorelli dell’Isère che badavano alle mucche sul Planeau, una montagna delle Alpi a 1.800 metri a metà strada tra Grenoble e Gap, videro d’improvviso una palla di luce posarsi sul fondo di una vallata.
Sembrava un sole caduto a mezza costa. S’avvicinarono e scorsero una donna seduta, il viso nascosto tra le mani, i gomiti sulle ginocchia. La Signora piangeva. Li guarda, si alza in piedi e continuando a piangere si rivolge loro: “Avvicinatevi figli miei. Non abbiate paura: sono qui per annunciarvi una grande notizia”. È alta, bella, luminosa. Porta una tunica lunga fino ai piedi e un grembiule da contadina stretto in vita, ha uno scialle incrociato sul petto e i capelli raccolti in una cuffia. Lo scialle, come pure la testa e i piedi sono orlati di rose e sul capo risplende la luce abbagliante di una sorta di diadema. Le spalle invece sono avvolte in una lunga catena a maglie larghe, mentre dal collo le pende una catenina con appeso un crocefisso, che finisce sui lati del braccio più corto in un martello e in una tenaglia.
I due pastorelli restano senza parole. Maximin Giraud, 11 anni, tipo sveglio, birbantello, orfano di madre e inviso alla matrigna, osserva la visione senza credere ai suoi occhi. Per prendere confidenza, si mette a far girare il cappello sulla punta del bastone e inizia a lanciare dei sassolini sotto i piedi della Signora, che levita sull’erba verde del prato. La sua compagna di pascolo è un po’ più grande di lui, ha quattordici anni, si chiama Mélanie Calvat, è la quarta figlia dei dieci avuti da un boscaiolo che vive di espedienti, vicino di casa del pastore che ha assoldato Maximin. Lei però diversamente da lui è una tipa schiva, taciturna, timida, al punto che la madre, che è proprio amorevolissima, l’aveva soprannominata “la muta, la lupa, la selvaggia”. Anche lei perfettamente analfabeta… mai andata a scuola, parla solo dialetto, e vive in mezzo ai prati all’aria aperta, badando alle mucche e alle pecore, soffrendo il freddo e la fame, mangiando pane e formaggio. Sono questi due bambini poverissimi, innocenti, incolti, sguarniti di tutto, di affetto, di ricchezza, di cultura, “le cere vergini” scelte da Maria Vergine per trasmettere loro il suo messaggio a La Salette. Per annunciare l’ira di suo figlio Gesù Cristo nei confronti di un popolo di miscredenti, che da cent’anni ha abbandonato la preghiera girando le spalle alla chiesa, e perciò adesso deve aspettarsi solo fame e malattie; stenti, guai e carestie, a meno che non ritorni alla fede. “Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio figlio. Esso è cosi forte che non posso più sostenerlo”, dice infatti la Madonna ai pastorelli del Delfinato. Maria Vergine soffre per loro e per tutta l’umanità. E li invita a pregare continuamente suo figlio, perché non li abbandoni alla loro sorte di miscredenti. Nel suo messaggio ai due pastorelli analfabeti, la Madonna spiega pure cos’è che appesantisce tanto il braccio di suo figlio: è l’attivismo sfrenato, l’operosità senza fede, la rinuncia a Dio, causa prima delle sue lacrime e del suo pianto. “Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservata il settimo, e voi non me lo volete concedere… anche i carrettieri non sanno fare altro che bestemmiare il nome di mio figlio”, dice la Madonna in lacrime, prima di lanciare la sua profezia apocalittica annunciando il castigo dei colpevoli. “Se il raccolto si guasta la colpa è vostra, le patate continueranno a marcire, il grano seminato sarà mangiato dagli insetti, e quello che maturerà cadrà in polvere al momento della battitura”. Carestia e morte, e una nuova strage degli innocenti fra le braccia dei loro genitori sono i segni della punizione divina che solo la conversione e il ritorno alla fede potranno evitare.
La Madonna di La Salette è la Vergine riconciliatrice dei peccatori, scriverà alla fine del secolo J. K. Huysman, scrittore convertito e grande esploratore della mistica cristiana, nel suo romanzo autobiografico sulla cattedrale di Chartre. È la Vergine venuta per le anime che amano il dolore e riveriscono la sofferenza di Cristo, nella loro devozione al sacrificio del Dio fatto uomo morto in croce.
L’apparizione della Vergine a La Salette è la seconda di una serie che per tutto l’Ottocento costella di miracoli la France profonde, scossa dai postumi della rivoluzione. Segue di sedici anni le cinque apparizioni dell’Immacolata a Parigi, davanti agli occhi di Catherine Labouré, una novizia del convento delle Figlie della Carità, nella rue du Bac, poi beatificata, e dalle quali scaturì la Medaglia Miracolosa, pegno di protezione e sorgente di grazia. E precede di dodici anni l’apparizione in una grotta di Lourdes di fronte a Bernadette Soubirous, un’altra povera pastorella dei Pirenei. Nel 1871 la Madonna comparve di nuovo in Francia davanti a quattro bambini di Pontmain nella Loira, durante l’avanzata delle truppe prussiane; e cinque anni dopo, nel 1876, ricomparve a Pellevoisin, nei pressi di Chàteauroux di fronte alla contadina Estelle Faguette. Ma il miracolo di La Salette, col suo messaggio profetico, col suo monito apocalittico alla Francia postgiacobina e decristianizzata, con la sua messa in guardia contro i mali del positivismo, dell’abbandono della chiesa, del tradimento del Vangelo, e col suo invito estremo a convertirsi per evitare il castigo divino, darà adito a una lunga controversia che segnerà per sempre la vita dei pastorelli di Corps, e non solo la loro.
Intanto passeranno sei anni prima che la chiesa prenda posizione. Il primo maggio 1852 il vescovo di Grenoble, considerata veritiera la testimonianza dei pastorelli, ordinerà la costruzione di un santuario a La Salette, ancora oggi meta di un impervio pellegrinaggio religioso. I due bambini però andranno incontro a un’esistenza difficile. Maximin, abbandonato a se stesso, cadrà nelle grinfie dei fanatici legittimisti, sostenitori di un sedicente figlio di Luigi XVI. Accusato di frode, peregrinerà da un seminario all’altro, finché non finirà per arruolarsi in Vaticano come guardia pontificia, prima di convertirsi, in modo però fallimentare, al commercio di liquori e fare quindi ritorno al suo paesello alpestre dopo la Guerra franco-prussiana. Li, nel 1875, di fronte a una folla di devoti mariani, ripeterà per l’ultima volta il suo racconto dell’apparizione di vent’anni prima, morendo in grazia di Dio a soli quarant’anni. Mélanie Calvat, invece, pagò ancora di più le confidenze della Madonna. Novizia nel convento delle suore della Provvidenza, vedrà negarsi i voti dal nuovo vescovo di Grenoble per la troppa vanità o troppa superbia connessa all’essere diventata un’attrazione pubblica, e finirà segnata dal misticismo profetico degli integralisti cattolici che la trasformeranno in un oggetto di culto. “La missione dei pastorelli è conclusa, inizia quella della chiesa” proclama nel 1855 monsignor Ginoulhiac cercando di imporre una sterzata, ma nel frattempo la corrente mélanista è nata, fondata sulle parole di Mélanie e orchestrata in primo luogo dal profetismo apocalittico di Léon Bloy.
Perché oltre a cambiare la vita dei due pastorelli di Corps l’apparizione della Madonna a La Salette doveva cambiare anche quella di Léon Bloy, il più radicale degli scrittori cattolici francesi, l’integralista spregiatore dell’ateismo illuministico, il grande solitario nelle lettere di fine Ottocento, il cristiano anticlericale, apocalittico denunciatore di un mondo senza Dio, in marcia verso l’autodissoluzione, che dunque urge allertare, redimere, correggere o quantomeno, ma attivamente, fustigare. Nasce infatti col miracolo di La Salette la crociata cristiana di Léon Bloy e la sua battaglia teologica condotta sul filo di un’esegesi appassionata dove l’interpretazione dell’Antico Testamento nutre la comprensione del Nuovo, e dove i segni della profezia biblica si inverano nel messaggio cristiano. E’ una battaglia che molto deve all’incontro col predicatore Tardif de Moidrey, maestro nell’interpretazione figurale dell’Antico Testamento, e che segue passo passo le profezie di Mélanie Calvat. Léon Bloy interpreta e rielabora tutti i messaggi diffusi nel corso della sua vita dalla pastorella aspirante suora e novizia errante, così semplice di spirito da ignorare persino la differenza tra i sessi, da quando entra giovanissima al Carmelo di Darlington, in Inghilterra, dove resta dal 1856 al 1860, a quando approda a Cefalonia, fra le suore della Compassione di Marsiglia, sino al soggiorno italiano, a Castellammare di Stabia, dove resterà per 17 anni, scrivendo i suoi “segreti” e cercando di fondare la regola di un nuovo ordine religioso, che però sarà sempre osteggiato dal Vaticano, anche se questo era quanto le aveva detto la Madonna: “E’ giunto il tempo dei tempi, la fine delle fini”, tradurrà Léon Bloy. “E’ tempo che vengano a illuminare la terra… gli apostoli degli ultimi tempi, i fedeli discepoli di Gesù Cristo che hanno vissuto nel disprezzo del mondo e di se stessi, nella povertà e nell’umiltà, nel silenzio, nell’orazione e nella mortificazione, nella castità e nell’unione con Dio, nella sofferenza e ignoti al mondo”. Dopo un soggiorno a Cannes, Mélanie approda a Chalons sur Saone, e lì in rotta di collisione con le autorità ecclesiastiche finirà in tribunale contro il vescovo di Autun, finché nel 1892 non torna in Italia, nelle Puglie, dopo varie peregrinazioni a Messina, accolta dal canonico Annibale di Francia, e ancora a Diou, nell’Atlier, dove inizia a scrivere lo straordinario romanzo della sua vita, per finire i suoi giorni nel 1940 in Altamura, dove oggi è sepolta ai piedi di un bassorilievo della Madonna che l’accoglie in cielo.
Sarà Léon Bloy il mélanista più accanito di Francia. Per tutta la vita cercherà di interpretare le parole e le visioni della povera pastorella scelta dalla Madonna per affidarle il suo segreto e annunciare un cristianesimo assoluto. Cercherà di dimostrare come lungi dall’essere una rozza selvaggia Mélanie fosse in realtà “un prodigio di santità sotto le sembianze del nulla, ignorante per quanto si può su tutto ciò che gli uomini insegnano ma terribilmente sapiente di ciò che solo Dio può insegnare”. Nel 1879 Léon Bloy ha trentatré anni quando sale per la prima volta in pellegrinaggio a La Salette e trova la sua strada mistico-teologica in cui incanalare la sua ansia di assoluto. Per rendersene conto, bisogna leggere “Il miracolo di La Salette” (Edizioni Medusa, 328 pagine, 25 euro), un libro appena uscito, a cura di Mario Porro, con prefazione di Alessandro Zaccuri, che raccoglie la prima traduzione dei tre scritti incompiuti sull’apparizione della Madonna (“Il Simbolismo dell’apparizione”; “Colei che piange”, e “L’Introduzione alla vita di Mélanie”), offrendo una testimonianza preziosa del lavorio teologico che ispira uno dei grandi accusatori dei tempi moderni, fustigatore di quelle “cloache di impurità” che sono diventati i sacerdoti moderni, e della miseria contemporanea in cui annaspa l’umanità bestiale, ridotta ormai in balla di una cieca brama di ricchezze e indifferente al Vangelo e al sacrificio di Cristo.

Ma chi era Léon Bloy? E cosa lo spinse a farsi interprete dei sogni, della visione, della “sapienza assoluta” di Mélanie, l’ancella del Sacro Cuore di Gesù, che non ha bisogno di comprendere, perché “sa per scienza infusa, primordiale, come Adamo ed Eva prima del peccato”, e soffre enormemente conoscendo “la miseria spirituale e l’insufficienza del Clero”? Era il figlio di un ingegnere ateo e anticlericale di Périgueux e di un’ardente cattolica di origine spagnola e soprattutto un cabalista nato, uno che credeva nei numeri, nel significato esoterico del grande firmamento divino che presiede la creazione, e dunque la nascita dell’uomo e la sua missione in terra. Era nato nel 1846 lo stesso anno in cui la Madonna è apparsa ai pastorelli di Corps. E questo per lui è già un prodigio in sé. E vivrà fino al 1917. Dopo essere “montato” a Parigi dalla natia Dordogna, come un qualsiasi Rastignac in cerca di fortuna, era cresciuto nella bohème letteraria del Quartiere latino, bazzicando la rivolta antiborghese nei circoli socialisti ispirati da Blanqui, e maturando come “un comunardo prima della Comune”. Nel 1867, l’incontro con Barbey d’Aurevilly segna per lui una svolta. Del romantico narratore legittimista sensibile al soprannaturale e molto in voga fra i decadenti, Baudelaire suo contemporaneo scriverà: “Vero cattolico, evocava la passione per sconfiggerla, cantando, piangendo, e gridando in mezzo alla tempesta, piantato come Ajace su uno scoglio di desolazione, aveva sempre l’aria di dire al suo rivale uomo, fulmine, dio o materia – ‘Portami via, o io porto via te’, non poteva nemmeno più mordere su una specie assopita i cui occhi restano chiusi di fronte ai miracoli dell’eccezione”. Eppure quel giovane provinciale in cerca di fortuna Barbey d’Aurevilly ebbe un’influenza determinante. Farà di Bloy il suo segretario, ricompensandolo con una formazione di prim’ordine, che presto sfocerà nella conversione, anzi nel ritorno alla fede perduta “a quindici anni, età in cui vediamo aggirarsi quel gran leone con la testa di porco della Pubertà”.
Forte del suo appoggio, Bloy si mette a scrivere per riviste militanti, dando sfogo al suo sdegno esorbitante, a una vena di inquisitore intransigente, pronto a dare battaglia alle chimere dell’illuminismo, all’egalitarismo, al progresso, e a confutare come una perniciosa illusione il dogma dell’autodeterminazione e della libertà di coscienza di origine protestante, nel tentativo strenuo di scongiurare il naufragio dell’umanità in balia della decristianizzazione e afflitta dalla rincorsa al profitto come fine ultimo dell’esistenza e scopo in sé. Sentite per esempio come sviluppa la parafrasi del messaggio della Madonna sessant’anni dopo il miracolo di La Salette: “La domenica si lavorò sempre di più e, soprattutto, si fecero lavorare i poveri. La Bestemmia divenne una toga virile, anche per le donne, un segno di forza e di indipendenza, come il tabacco o l’alcol. Si ambì a essere cani, figli di cane e persino nipoti di maiale, in tutte le epoche dell’anno indistintamente, e tale ambizione fu soddisfatta”. Sono parole scritte cent’anni fa, che però sembrano fotografare il nostro oggi. Bloy insomma è un grande reazionario apparentemente fuori tempo massimo, che continua a fare sentire la sua voce a dispetto del tempo. E’ l’ultimo profeta disarmato dell’epoca moderna, un dolorista nato, alfiere della sofferenza necessaria, “uomo di guerra”, come amava dire di sé, che rivolge il suo furore contro i potenti, gli ipocriti, i seduttori di anime, straziato com’è dalla pietà per gli umili, gli oppressi, i sofferenti. E’ un vinto della storia, perfetta incarnazione della rabbia disperata di un sopravvissuto in lotta contro il mondo pur sapendo che la sua è una battaglia perduta, anzi impossibile. “Un mostro così forte ha bisogno di settant’anni per finire di fermentare”, dirà di lui nel 1942 Ernst Jünger. Non si sbagliò per niente, e infatti ora ci siamo. L’ufficiale della Wehrmacht in servizio a Parigi durante l’occupazione nazista, scrittore in proprio e collezionista di insetti, berrà di quel francese purosangue tutto l’antisemitismo sulfureo, leggendone le profezie apocalittiche all’insegna della rivoluzione bolscevica, e trovando nèi suoi scritti e nella perfezione del suo stile l’affinità profonda di un conservatore spietato, “malgrado i suoi scatti maniaci e ciechi contro tutto ciò che è germanico”. Jünger sarà un lettore esaltato di Léon Bloy, sino a diventarne il mallevadore infernale: “Non è ancora un classico, ma un giorno lo diventerà” annuncia nel “Diario parigino”, a settant’anni dalla sua morte”. Ci vorrà ancora del tempo perché decada tutto ciò che all’inizio vi era di transitorio, assicura l’ufficiale tedesco, trovando in quel francese austero, solitario e sordo al progresso un “eremita antimoderno” al quale votare un culto devoto per “l’intangibilità dell’autore rispetto al domino della tecnica”.
Per quanto postumo, non poteva riscuotere elogio migliore Léon Bloy, anche a costo di finire nel comparto dei reietti, degli i scrittori violenti, scandalosi, non commestibili, da maneggiare con cura, o non toccare affatto. Quando Roberto Calasso vent’anni fa pubblicò “Dagli Ebrei la salvezza”, pamphlet antisemita fra i più esplosivi dell’Ottocento (tesi: avendo gli Ebrei rifiutato il Messia, non resta loro che il suo esatto contrario, il danaro, l’altra faccia della divinità, e la sua croce), la grande germanista Renata Colorni per protesta si licenziò dall’Adelphi, e il grandissimo Sergio Quinzio contestò sul Corriere della Sera il giudizio sommario fornito da Guido Ceronetti e da Mario Andrea Rigoni (“Non lo si può ridurre a ‘delirio selvaggio’ (…) senza un minimo di partecipazione alle tragiche domande che Bloy affrontò nelle sue pagine e nella sua vita”). Eppure, il primo a pagare tanto scandalo e tanta originalità di pensiero fu lo stesso Bloy che visse una vita grama, mendica, solitaria, afflitto da lutti, vedovanze, figli in fasce morti di fame, pur di servire la sua natura ostica e coltivare la sua fama di uomo insopportabile. Appena gli presentavano qualcuno, lo salutava subito dandogli dell’imbecille. Era il suo modo di testare gli sconosciuti. Nato povero, vissuto di stenti, tormentato dalla penuria, s’era dato come pseudonimo Cam Marchenoir, sintesi biblica del male e del negativo. Era un tipo violento, scontroso, odiatore del buon senso e del luogo comune. Quando venne arruolato da Barbey d’Aurevilly, si mise a scrivere un inno alla controrivoluzione, scegliendo Maria Antonietta come punto di fuga per la sua rilettura visionaria della storia, che molto deve al mito degli eroi di Carlyle. Quel pamphlet tradotto sempre da Adelphi, si legge ancora oggi come l’estrema apologia dell’ultima regina di diritto divino ghigliottinata dalla “canaglia”, implacabile atto d’accusa contro il principio della sovranità popolare e il tribunale rivoluzionario che ne consegue. A nulla valse tanto ardore. I legittimisti rimasero inorriditi dalla violenza dello stile, dalla passione degli argomenti.
Reietto ed emarginato, Léon Bloy continuò la sua battaglia contro il mondo moderno!, nutrendola di profetismo, dell’esegesi biblica in chiave simbolica e figurata, e canalizzando la sua foga antimoderna nel provvidenzialismo religioso, in cui ritrovare la predicazione di Bossuet, l’irrazionalismo teocratico di Joseph deMaistre, avvolgendo il suo furore nella spessa coltre di luci e tenebre della grande tradizione cristiana che fa dell’espiazione la via maestra per entrare nella città celeste. E’ questo a fare di Bloy un immenso inattuale, è questo il paradosso grazie al qual e più di chiunque altro, riesce a cogliere l’angustia del mondo in cui viviamo.

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Maria, madre piena d’amore

Posté par atempodiblog le 2 décembre 2011

Maria, madre piena d'amore dans Apparizioni mariane e santuari oj045j

“Maria, madre piena d’amore, con le sue lacrime ha mostrato la tristezza per il male morale dell’umanità. Con le sue lacrime ci aiuta meglio a comprendere la dolorosa gravità del peccato, del rifiuto di Dio, ma anche la fedeltà appassionata che suo Figlio nutre verso i fratelli: Lui, il Redentore, il cui amore è ferito dalla dimenticanza e dal rifiuto… Ella ha compassione delle difficoltà dei suoi figli e soffre nel vederli allontanarsi dalla Chiesa di Cristo”.

Giovanni Paolo II

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Preghiera alla Vergine de La Salette

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2011

Preghiera alla Vergine de La Salette dans Apparizioni mariane e santuari mammadelcielo

Ricordati o Nostra Signora de La Salette delle lacrime che hai versato per noi sul Calvario. Ricordati anche della continua sollecitudine che hai per noi, tuo popolo, affinché nel nome di Cristo Gesù ci lasciamo riconciliare con Dio. Dopo aver fatto tanto per noi tuoi figli, Tu non puoi abbandonarci.
Confortati dalla tua tenerezza, o Madre, noi Ti supplichiamo, malgrado le nostre infedeltà e ingratitudini.
Accogli le nostre preghiere, o Vergine Riconciliatrice, e converti i nostri cuori al tuo Figlio. Ottienici la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare anche Te con una vita dedicata alla gloria di Dio e all’amore dei nostri fratelli.
Amen.

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Nostra Signora de La Salette

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2010

Notre-Dame delle altezze
da « Pellegrino a quattro ruote » di P. Livio Fanzaga

Nostra Signora de La Salette dans Apparizioni mariane e santuari pellegrinoaquattroruote

La Salette: tra cielo e terra

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Non saprei dire con esattezza quante volte sono stato a La Salette, essendo la località facilmente raggiungibile dal Nord Italia. Mi ricordo però molto bene la prima volta, quando decisi il pellegrinaggio a metà degli anni novanta, nel momento in cui in Italia ferveva la campagna per un referendum sull’apertura dei negozi alla domenica. Le parole della Santa Vergine (“Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e non me lo si vuole concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio”) mi erano rimaste impresse nel cuore e mi avevano fatto comprendere come fosse importante anche per la società civile il rispetto della domenica, il giorno del Signore, per ottenere la benedizione di Dio e la sua protezione.

In quell’occasione mi era capitata un’esperienza singolare che ho interpretato come un segno del Cielo, a causa del quale questo santuario mi è sempre stato particolarmente caro. Appena arrivato in cima al pianoro, sono sceso lungo il valloncello dove sgorga l’acqua della sorgente e, dopo essermi lavato le mani e aver bevuto dell’acqua, mi sono recato in chiesa che, nonostante numerosi pellegrini che si trovavano nei pressi del santuario, in quel momento era completamente vuota. Approfittando della circostanza ho raggiunto l’altare, quindi ho girato intorno ad esso, verso destra, per leggere un versetto della Sacra Scrittura che era già aperta sul leggio. Mi cadde sotto gli occhi un versetto del Salmo 25 al versetto 6 che, con mia grande meraviglia, suonava così: “Lavo nell’innocenza le mie mani e giro attorno al tuo altare, Signore, per far risuonare voci di lode e per narrare tutte le tue meraviglie”.  Ho compreso subito che non poteva trattarsi di un caso (come sarebbe stato possibile?) e ho subito pensato che, nonostante i soliti sondaggi manipolati, il referendum sulla liberalizzazione del lavoro domenicale non sarebbe passato. E così fu.  Ritornato a Radio Maria, ho coniato per l’occasione un “spot” da mandare in onda più volte al giorno, che suonava così: “Cari amici, piuttosto che entrare in un negozio alla domenica, sparatevi!”. Non so se in Cielo abbiano gradito, ma qui in terra ci siamo divertiti assai.

Quando giungi al termine della scalata, sull’accogliente radura detta Les Baisses, dove sorge il santuario, ti si presenta davanti uno spettacolo grandioso che gli occhi non si saziano di contemplare. E’ proprio vero che la Madonna non sceglie mai a caso i luoghi dove ella vuole incontrare gli uomini. Le montagne si elevano maestose, il silenzio è solenne, la solitudine del luogo è popolata di mistero. Non c’è posto più adatto per dimenticare le cose effimere della terra e riflettere sull’eternità che ci chiama. Qui la Madonna ha convocato noi peccatori perché potessimo udire la voce di Dio nell’intimo del nostro cuore.

La Madonna si sfoga con due bambini

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Parcheggiata senza difficoltà la quattrouote, mi si apre dinanzi un ampio spazio sul quale è stato edificato il santuario con un centro di accoglienza moderno ed efficiente, capace di dare ospitalità a centinaia di pellegrini.  A La Salette non ci sono né case, né alberghi, né negozi, salvo quello del santuario e questa è una caratteristica piuttosto unica, che l’avvicina al Laus. In questi luoghi di montagna nel corso dei secoli la popolazione è più diminuita che aumentata. La Chiesa ha l’aspetto solido e arcigno delle montagne che la circondano, mentre i due campanili che l’affiancano mi fanno pensare a quelli, ormai universalmente famosi, della parrocchia di Medjugorje.

Arrivando al piazzale antistante la chiesa,  l’occhio va spontaneamente verso il valloncello sulla sinistra, dove i pellegrini fanno la fila per inginocchiarsi in preghiera e bere l’acqua della sorgente. Lì è il centro focale, il luogo dell’apparizione, dove la Madonna è scesa dal cielo e si è posata su questa nostra povera terra. La prima volta che sono arrivato a La Salette sono rimasto profondamente colpito dalla statua in bonzo della Madonna, seduta sulle pietre poste attorno alla fontana, del tutto asciutta in quella stagione, con le braccia appoggiate alle ginocchia e  il volto fra le mani, mentre si abbandona a un pianto dirotto. Così l’hanno vista da lontano Melania e Massimino, dopo che il globo di luce, più sfavillante del sole, si era aperto, mostrando questa mirabile visione.

Il messaggio della Santa Vergine a La Salette è racchiuso in questa immagine di dolore sommesso e quasi inconsolabile. E’ la Madre che versa lacrime sulla sorte dei suoi figli che, avendo abbandonato la via di Dio, si espongono ai più severi castighi. Tuttavia ciò che trafigge il cuore, nonostante la innegabile severità del messaggio, è la sofferenza quasi disperata della Madonna che piange sui nostri peccati. Ogni volta che vado a La Salette sento il bisogno di inginocchiarmi accanto a quella statua e, ben consapevole che piange anche per i peccati di oggi, mi chiedo quando faremo in modo che lei alzi il suo volto per donarci un sorriso. Maria che piange è un invito alla conversione che non ammette dilazioni. Le lacrime della Madonna a La Salette, come a Siracusa, come a Civitavecchia parlano da sole. Con la differenza che a La Salette non era una statua a piangere, ma la Madonna viva e presente. Sì, se è vero che in cielo si fa festa per i peccatori pentiti, deve anche essere vero che si soffre per quelli che si perdono.

Melania e Massimino si erano conosciuti solo il giorno prima. Ambedue pascolavano quattro mucche: la fanciulla era pastorella di professione, il ragazzo al contrario era stato imprestato dal padre a un vicino per non oltre una settimana. Il Cielo aveva disposto gli avvenimenti in modo tale che si trovassero solo loro due proprio in quel luogo, in quel giorno e in quell’ora. Il tutto a loro insaputa e come se ogni minimo particolare fosse dipeso dagli uomini. Melania aveva quindici anni, non sapeva né leggere né scrivere e non conosceva quasi nulla di catechismo. Di carattere timido e taciturno, era però modesta nel contegno e limpida nello sguardo. Massimino aveva undici anni, anch’egli era privo di ogni istruzione umana e religiosa e per di più aveva un carattere incostante e leggero. Però era sincero, generoso, puro e compassionevole.

Guardo le statue dei due bambini mentre corrono verso l’apparizione e concludo che, se gli uomini guardano le apparenze, la Madonna guarda i moti profondi del cuore. Si è molto discusso e si discute sull’esito della vita dei due veggenti de La Salette. Si è anche molto malignato, come sono soliti fare gli uomini, non esclusi gli ecclesiastici.

Melania ha cercato di entrare in diversi conventi, ma senza mai riuscire a inserirsi in modo stabile in una comunità religiosa. Ha vagato un po’ ovunque, finché non è approdata in Italia, dove ha concluso la sua vita travagliata. Qualcuno si chiede tutt’ora se fosse una mistica o una mitomane. La sua autobiografia, come la sua rivelazione del segreto affidatole dalla Madonna, hanno sollevato polemiche e riserve. Un santo che la conosceva bene, Annibale di Francia, ha intessuto su di lei due panegirici, dove non esita a presentarla come una donna di eccezionale santità:

“Calma, serena, tranquilla, consumata nella virtù e nel patire, appariva di fuori come se nulla patisse; garbatissima e delicata nel tratto, nelle maniere, nel parlare; e come se in Lei gli estremi si armonizzassero; era raccolta e socievole, umile e contegnosa, amabile e riservata, forte e arrendevole, e appariva più che adulta e matura colei che pur era una bambina! Era davvero semplice come la colomba e semplice come il serpente…Era vissuta povera, solitaria, penitente, desiderosa che tutti la dimenticassero, raccolta solo in Dio….Addio, anima bella, addio creatura di amore, tutta formata di Amore, del purissimo, del santissimo Amore di Gesù Sommo Bene! Addio, vergine vigilante e prudente! Quando nel colmo della notte lo sposo ti chiamò, ti gli comparisti dinnanzi con la mistica lampada ben fornita di olio e di splendore”.

Massimino a sua volta ha cercato di seguire la via del sacerdozio, entrando in diversi seminari, senza tuttavia mai raggiungere la meta, a causa della sua irrequietezza e della sua incorreggibile sbadataggine. Tuttavia lasciò ovunque dietro di sé una scia di fede semplice ma forte e di pietà profonda. Nella sua vita vagabonda ci sono anche alcuni mesi trascorsi a Roma come soldato del Papa, essendosi arruolato negli zuavi pontifici. Ovunque si è recato, ha condotto una vita irreprensibile e al di sopra di ogni sospetto. La sua morte prematura a soli 40 anni è stata esemplare per la rassegnazione e l’abbandono alla volontà di Dio. Ricevette gli ultimi sacramenti, rispose alle preghiera e prima di spirare chiese un po’ di acqua di La Salette. Mi è sempre un po’ dispiaciuto che di questi due fedeli testimoni di Maria non sia stata introdotta la causa di beatificazione. La loro vita forse non è “politicamente corretta”, ma è perfettamente coerente con le beatitudini. Abbiamo bisogno di santi di questo tipo.

“Venite avanti, bambini miei; non abbiate paura; io sono qui per annunziarvi una grande notizia”. Un po’ più in là ecco un nuovo blocco di statue, con la Madonna in piedi, col volto rigato di lacrime, mentre i due bambini le stanno in piedi davanti, quasi attaccati alla sua veste, mentre il cane ai piedi di Massimino sonnecchia ignaro della visione celeste. E’ un particolare che attira la mia attenzione e che mi conferma che i cani non hanno un’anima capace di Dio. La Madonna, come il più delle volte ama fare, sceglie dei bambini ignoranti, ma puri d’animo, per inviare i suoi messaggi al mondo. Su di essi lascia sempre impresso un segno di umiltà e di trasparenza che li accompagna per tutta la loro vita.

A La Salette si è verificata una sola apparizione e il messaggio, dato parte in francese e parte in dialetto locale, è lo sfogo amaro della Madre per i suoi figli che disprezzano la religione, bestemmiano Dio, profanano il giorno del Signore, irridono la Messa, e in Quaresima “vanno alla macelleria come cani”. Mi chiedo che cosa direbbe se dovesse descrivere ciò che facciamo oggi con la più assoluta superficialità e incoscienza. Le parole di Maria a La Salette sono quelle di una madre severa e amorosa nel medesimo tempo. La gente le ha accolte, salendo sul monte a migliaia nei mesi successivi, dando inizio a un rinnovamento dei costumi così impressionante da ottenere una rapida approvazione da parte della Chiesa.

“Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciar cadere il braccio di mio Figlio; esso è così grave e pesante che non posso più sostenerlo”. I castighi preannunciati sono la carestia e quindi la fame, a causa dei raccolti andati a male, e soprattutto un’epidemia che colpirà i bambini al di sotto dei sette anni “che moriranno tra le braccia di coloro che li terranno” . Tuttavia il messaggio non è senza speranza. Infatti “se si convertiranno le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano e le patate si troveranno seminate da loro stesse”. Non vi è dubbio che i dieci segreti di Medjugorje siano ben più gravi, in quanto in gioco vi è la stessa sopravvivenza del mondo, mormoro fra me in piedi davanti alla statua della Madonna che parla ai bambini. Tuttavia il messaggio è sempre lo stesso: senza Dio per l’uomo non c’è né futuro né vita eterna. La Madonna lo sta ripetendo da due secoli e ormai siamo alla stretta finale. Sono pochi però quelli che si scuotono e rispondono alla chiamata.

Quasi alla sommità del valloncello ecco l’ultima scena. La Madonna, raggiunta l’altura, sosta qualche momento e poi si eleva dal suolo un metro e mezzo circa. Guarda verso il cielo, poi volge i suoi occhi verso l’Italia e verso Roma. I bambini la seguono e le si affiancano, poi la visione incomincia gradualmente a dissolversi. Rimane alla fine una grande luce e poi più nulla. Anch’io mi colloco nella medesima posizione di Melania, davanti alla statua, per guardare il volto della Santa Vergine. Non ci sono più le lacrime, ma è sempre molto triste. Mi dirigo verso il piazzale sulla sinistra della chiesa, dove vedo un tavolino e alcune sedie. Mi metto comodo con l’intento di leggere un libretto che ho portato con me. Lo apro, mentre di tanto in tanto sollevo gli occhi verso la statua di bronzo della Santa Vergine in piedi sul piedestallo, in procinto di lasciare la terra. E’ lontana una ventina di metri circa.

Mi sembra tuttavia che invece di rivolgere lo sguardo in alto, oltre le vette dei monti, la statua della Madonna stia guardando verso la mia direzione. Mi sfrego gli occhi per vederci meglio, ma la sensazione non mi abbandona affatto. “Che cosa vorrà?”, mi dico, incominciando a inquietarmi. Non vorrei infatti ricevere qualche tirata d’orecchie. Faccio un rapido esame di coscienza, mentre al timore subentra una certa gioia. Mi fa piacere che la Madonna si sia accorta dei miei sudati 500 Km sulla quattroruote, mentre a lei basta un attimo per scendere dal cielo sulla terra e risalire. Decido di leggere qualche pagina del mio libretto. Ogni tanto alzo gli occhi, ma lei è sempre là che sembra interessata a quel che leggo. Dopo una ventina di minuti getto la spugna e decido di entrare in Chiesa a pregare davanti al Santissimo. Mi chiedo se per caso la mia vista non stia facendo capricci.  Una cosa è certa: le altre volte che mi sono recato a La Salette, mi sono puntigliosamente collocato nel medesimo posto, ma il viso della Madonna era rivolta verso il cielo.

Questa singolare esperienza mi ha lasciato un po’ soprappensiero finché non sono riuscito a farmene una ragione. Credo che la Madonna guardasse verso il tavolino dove ero seduto perché stavo leggendo la più poetica ed estasiata descrizione che mai sia stata fatta della sua divina bellezza. L’autrice di questa pagina immortale è Melania Calvat.

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Anniversario dell’apparizione della Madonna a La Salette

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2010

E’ l’anniversario dell’apparizione della Madonna a La Salette. Le  parole accorate della Santa Vergine sono di grande attualità:

Anniversario dell'apparizione della Madonna a La Salette dans Apparizioni mariane e santuari lasalette

« Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo.
Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, mi è stato affidato il compito di pregarlo continuamente per voi; voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, mai potreste compensare la pena che mi sono presa per voi.
Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio.
Coloro che guidano i carri non sanno imprecare senza usare il nome di mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono il braccio di mio Figlio ».

di Padre Livio Fanzaga

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La Salette. Cittadella del sacro, bastione delle Alpi.

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2010

La Salette.
Cittadella del sacro, bastione delle Alpi.
di Lucetta Scaraffia

La Salette. Cittadella del sacro, bastione delle Alpi. dans Apparizioni mariane e santuari lasalette

La zona che circonda le montagne della Salette non è di forte presenza turistica: si vedono le tracce di un turismo povero e austero, senza impianti di risalita, un turismo che sembra appartenere al passato. Del resto, anche il santuario non fa eccezione. Anzi, il primo aggettivo che viene in mente per definirlo è proprio questo: <<austero>>.

lasalette dans La Salette

Se ripenso al mio viaggio-pellegrinaggio al santuario della Salette, nelle Alpi francesi, il ricordo più forte che mi si affaccia alla mente è quello di un gruppo non numeroso di fedeli che canta il Tantum ergo , a conclusione dei vespri, di fronte alle statue dei due pastorelli testimoni dell’apparizione, a pochi passi dal santuario, in mezzo a pascoli di alta montagna, privi di alberi e arbusti, sormontati da cime rocciose con tracce di neve. Se quasi tutti i santuari sono stati eretti in luoghi alti, quasi per essere più vicini al cielo e proteggere gli abitati circostanti, questo infatti è l’unico famoso e importante situato proprio in alta montagna, a quasi duemila metri di altitudine, in un paesaggio maestoso di vette che lo fanno assomigliare più a un rifugio che a un luogo di pellegrinaggio.

Lo si capisce salendo per la strada tutta curve, che a un certo punto abbandona pini e arbusti per snodarsi nel paesaggio spoglio delle alte cime: quando compare da lontano, nella montagna deserta, più che un santuario sembra un monastero tibetano, severo e inaccessibile.

La Salette oggi è facilmente accessibile in automobile – naturalmente nella buona stagione, perché penso che ben diverso penso sia percorrere questa strada d’inverno con la neve – ma per decenni il santuario è stato noto per essere di difficile accesso. E le peripezie del percorso, raccontate da molti famosi pellegrini, facevano parte del suo fascino sugli intellettuali della prima metà del Novecento, come la coppia Maritain. E sono convinta che abbia avuto un ruolo, nell’affermarsi di questo luogo di pellegrinaggio così nuovo e disagiato, anche la contemporanea nascita della passione per l’alpinismo: proprio nelle montagne lì accanto, infatti, si trovano i rifugi più antichi (di metà Ottocento) della Francia, segno di un precoce sviluppo della passione per le scalate.

La zona che circonda le montagne della Salette, però, non è di forte presenza turistica: si vedono le tracce di un turismo povero e austero, senza impianti di risalita, un turismo che sembra appartenere al passato. Del resto, anche il santuario non fa eccezione. Anzi, il primo aggettivo che viene in mente per definirlo è proprio questo: austero. La basilica ottocentesca e l’ampio edificio moderno che la affianca, destinato all’accoglienza dei pellegrini, si stagliano solitari nel panorama montano deserto: non un bar, non un venditore di souvenir, di rosari, di statuette di Maria. Niente di quella vita mercantile e profana che di solito circonda i luoghi di pellegrinaggio, distrae i pellegrini dalla preghiera, ma anche li conforta, riconducendoli al piano quotidiano e materiale a cui dovranno tornare. Qui gli oggetti religiosi – e rigorosamente solo quelli, nessun foulard o braccialettino, o giocattolo per i bambini lasciati a valle – vengono venduti dagli stessi missionari che gestiscono il santuario, in un negozio moderno e grande, ma severo, che viene aperto solo negli intervelli fra le funzioni religiose, così come il bar e la tavola calda selfservice, moderni e tristissimi. L’austerità è data anche dal fatto che tutta la vita del luogo dipende totalmente dai ritmi della giornata religiosa: un altoparlante avverte quando stanno per iniziare le funzioni, e da quel momento tutto ciò che non è preghiera viene sospeso.

È totalmente assente quell’atmosfera da festa paesana, allegra e un po’ commerciale, che di solito circonda i santuari, a ricordare che siamo anche fatti di carne, e non solo di spirito, e che il pellegrinaggio è sempre stato anche un’occasione di svago e d’incontro.

I rigoristi saranno contenti, io un po’ meno: mi sembra che questo rigore tolga anche vitalità alla fede.

Vado volentieri ai vespri, ma non mi piace essere obbligata a farlo da una voce autoritaria che decide del mio tempo. I pellegrini che arrivano con i pullman – in verità, non moltissimi – si adeguano agli ordini dell’altoparlante senza fiatare, sembra quasi per obbligo. Sì, si tratta di un santuario particolare, e non solo perché si trova in alta montagna: traspare molto chiaramente la sensazione che si vuole tenere tutto sotto controllo, senza lasciare nessuno spazio all’iniziativa individuale. Anche io ero arrivata là non solo per devozione, ma anche per capire qualcosa di più della storia di questo santuario, che stavo studiando e che presentava molti aspetti strani: per prima cosa, la dinamica dell’apparizione, molto diversa da quelle che si sono susseguite nella Francia dell’Ottocento. La Madonna, secondo il racconto dei due pastorelli, era vestita in un modo stranissimo, che – come si vede dalle prime immagini che erano state disegnate su suggerimento delle loro parole – somiglia più a una divinità orientale che alla Vergine Maria.

I due pastorelli, a differenza degli altri veggenti ottocenteschi, hanno fatto una brutta fine: il maschio, pur divenuto zuavo del papa, è morto giovane di cirrosi epatica, mentre la più longeva Melania è passata da un convento all’altro, fornendo versioni sempre diverse dei ‘segreti’ di cui l’avrebbe messa a parte Maria, per arrivare a morire nel sud dell’Italia.

Ma, soprattutto, l’apparizione sarebbe stata fin da principio ‘riconosciuta’ da gruppi esoterici di impronta satanica: la prima miracolata era stata infatti Adèle Chevalier, la compagna di bagordi e di messe nere dell’abbé Boullan, noto satanista lionese. E non è certo un caso che si siano precipitati sul luogo dell’apparizione intellettuali di dubbia reputazione cattolica o discussi, come lo stesso Boullan, ma anche come lo scrittore Huysmans, suo seguace, e Bloy, anch’egli attratto dal mondo esoterico, o Tardif de Moidrey e Louis Massignon. Ma Huysmans si è poi convertito, e così Bloy, che ha attirato al santuario anche i coniugi Maritain, rimasti sempre così legati a questo luogo di pellegrinaggio che, in occasione del centenario dell’apparizione, quando il futuro Paolo VI era favorevole a farlo passare sotto silenzio, Jacques riuscì a fargli superare le sue esitazioni. La sorveglianza speciale dei missionari della Salette si spiega dunque con il timore che arrivino sul posto – come già è accaduto – falsi devoti, e che da luogo di pellegrinaggio cristiano si trasformi in santuario esoterico. Non so giudicare dell’autenticità delle apparizioni, né so se i pastorelli fossero ingenui e sinceri come li rappresentano le statue sul prato davanti al santuario, ma una cosa è certa: i luoghi sacri sono creati anche dalla devozione di chi vi si reca, dalle tante preghiere rivolte in quel luogo. E senza dubbio Dio scrive diritto anche sulle righe storte: lo provano senza alcun dubbio le numerose conversioni avvenute intorno a questo luogo. Per questo quelle parole del canto che precede la benedizione della sera, risonanti davanti al bellissimo paesaggio di montagna, mi sono rimaste nel cuore. E l’avere avvertito con tanta intensità la sensazione di trovarmi accanto al mistero è per me la conferma del fatto, non secondario, che il santuario della Salette è veramente un luogo sacro.

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Rallegra i nostri cuori

Posté par atempodiblog le 24 mai 2010

Rallegra i nostri cuori dans Fede, morale e teologia laus

Padre Caterini ci ricorda che, quando dirigeva i pelle­grinaggi dall’Italia a La Salette, si fermava per la messa e il pranzo nel devoto Santuario di N.S. del Laus. Qui si venera una bellissima statua in marmo bianco: la Madonna con un braccio tiene Gesù Bambino e con l’altro allontana da noi un frutto. La spiegazione è semplice: ci allontana il frutto della morte, e ci offre Gesù, il frutto della vita. Del resto, la prima volta che nel Vangelo si incontra il nome del­la Madonna, è subito indicato come un annuncio di gioia.
L’Angelo dell’Annunciazione dice a Maria: rallegrati… gioisci, o piena di grazia! Quando poi va da S. Elisabetta, riempie quella casa di una gioia sconfinata: persino il bambino in seno a S. Elisabetta sussulta di gioia. E Maria can­ta la sua gioia col suo festoso Magnificat! Ecco che cos’è la devozione alla Madonna, causa nostrae laetitiae.
È una bella invocazione nelle Litanie lauretane: Cau­sa nostrae laetitiae. La devozione alla Madonna, oltre a tutto quello che stiamo dicendo in questo mese, ha un non so che di festoso, di gioioso, che non hanno le altre devo­zioni. Tutti i 31 giorni del suo bel mese, sono i giorni di festa. Basta entrare in un Santuario mariano: quant’aria di festa con le campane, i fiori, gli stendardi. I Santi hanno detto che perfino il nome rallegra e ricorrono a quel cu­rioso artificio: Ave – Eva. « Eva » rappresenta le spine, il dolore, il pianto; « Ave » rappresenta le rose, la gioia, il can­to. Eva ci ha fatto perdere il paradiso quaggiù; Ave ce lo ha riportato, portando Gesù. Eva ha aperto la valle delle lacrime; Maria ha aperto la valle della felicità.

FIORETTO: Cercherò di vivere la presenza di Gesù e di Maria, fonti della vera gioia. Pregherò se la tristezza è in agguato.

GIACULATORIA: Madre della gioia, prega per noi e per tutti i figli tuoi.

Fonte: Viviamo maggio con Maria – Sacerdoti del S. Cuore (Dehoniani)

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Protegge i suoi figli

Posté par atempodiblog le 22 mai 2010

Protegge i suoi figli dans Apparizioni mariane e santuari medagliamiracolosa

L’epoca delle grandi apparizioni inizia però dal 1830 con la Medaglia Miracolosa, che la Madonna fa coniare per proteggere i suoi figli che la portano devotamente, invocandola: « O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi ». Poi si susseguono le quat­tro più belle apparizioni, che sono come i quattro vange­li della Vergine. Tutte custodiscono dei segreti ed hanno tutte un messaggio di preghiera e di conversione.
La Salette (1846) – La Madonna appare a 1800 metri d’altezza sulle Alpi francesi, a due pastorelli: Melania e Massimino. Maria conferma loro la sua divina maternità, dicendo che non può più trattenere il braccio del suo di­vino Figlio che minaccia di castigare il mondo per i trop­pi peccati. Ha compiuto anche là vari prodigi e guarigio­ni a conferma del fatto.
Lourdes (1858) – La Madonna appare per ben 18 vol­te a Bernadette in una grotta; conferma il dogma della Immacolata Concezione e fonda qui la sua città prodigio, dove tuttora guarisce miracolosamente tanti corpi e tante anime malate.
Fatima (1917) – La Madonna appare sei volte a tre pa­storelli: Giacinta, Francesco e Lucia, e lancia il suo acco­rato lamento: « Ci sono troppe anime che vanno all’inferno, perché non c’è chi prega e si sacrifica per loro! ». Concede il privilegio di fare una buona morte a coloro che segui­ranno la pia pratica dei Primi cinque Sabati del mese e dimostra di essere Signora di tutti i popoli in quanto dice che il suo Cuore Immacolato dovrà trionfare in tutto il mondo.

FIORETTO: Le richieste della Madonna devono essere da me ascoltate. Sarò fedele alla recita del santo Rosario in spirito di penitenza e di riparazione.

GIACULATORIA: « Tu dei cristiani sei la retta via, dona a noi la luce e così sia ».

Fonte: Viviamo maggio con Maria – Sacerdoti del S. Cuore (Dehoniani)

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I segreti de La Salette

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2009

I segreti de La Salette
Tratto dal libro « I segreti de La Salette » di Mons. Antonio Galli – Sugarco Edizioni

I segreti de La Salette dans Anticristo lasalette
IL MESSAGGIO DI MELANIA CALVAT

Melania, sto per dirti qualcosa che non dirai a nessuno. Il tempo della collera di Dio è arrivato, se, quando avrai detto ai popoli ciò che ho detto adesso e che ti dirò di dire ancora; se, dopo ciò, essi non si convertiranno, non si farò penitenza e non si cesserà di lavorare la domenica e si continuerà a bestemmiare il santo nome di Dio, in una parola, se la faccia della terra non cambia, Dio si vendicherà contro il popolo ingrato e schiavo del demonio. Il mio Figlio sta per manifestare la sua potenza.

Parigi, questa città macchiata da ogni sorta di crimini, perirà infallibilmente, Marsiglia sarà inghiottita poco tempo dopo. Quando queste cose succederanno, il disordine sarò completo sulla terra; il mondo si abbandonerà alle sue empie passioni.

Il Papa sarà perseguitato da ogni parte, gli si sparerà addosso, lo si vorrà mettere a morte, ma non gli potranno far nulla. Il Vicario di Cristo trionferà ancora una volta.

I sacerdoti, i religiosi e i vari servi del mio Figlio saranno perseguitati e molti moriranno per la fede in Gesù Cristo. Regnerà in quel tempo una grande fame.

Dopo che saranno avvenute tutte queste cose, molte persone riconosceranno la mano di Dio su di loro e si convertiranno e faranno penitenza dei loro peccati.

Un grande Re salirà sul trono e regnerà per alcuni anni. La religione rifiorirà e si spanderà su tutta la terra e la fertilità sarà grande, il mondo, contento di non mancare di nulla, ricomincerà con i suoi disordini e abbandonerà Dio e si darò in braccio alle sue passioni criminali.

Vi saranno anche dei ministri di Dio e delle spose di Gesù Cristo che si abbandoneranno ai disordini e questa sarà una cosa terribile; ìnfine un inferno regnerà sulla terra: sarà allora che nascerà l’Anticristo da una religiosa, ma guai ad essa; molte persone gli crederanno perché si dirà venuto dal cielo; il tempo non è molto lontano, non passeranno due volte 50 anni.

Figlia mia, tu non dirai ciò che ti ho detto, tu non dirai, se devi dirlo un giorno, tu non dirai quello che riguarda ciò, infine non dirai nulla finché non ti permetto di dirlo.

Prego il Santo Padre di darmi la sua santa Benedizione.
Melania Matthieu, pastorella de La Salette.
Grenoble, 6 luglio 1851

P.S.: Secondo l’abbé Corteville, la frase «due volte 50 anni» sarebbe stata aggiunta da Melania. Ritengo interessante però notare che quei cento anni ci porterebbero al 1951. Ora esiste un noto vaticinio della beata Caterina Emmerick, morta nel 1827, secondo la quale cinquanta o sessant’anni prima del 2000 frotte di demoni sarebbero uscite dall’inferno e lasciate libere di scorrazzare per la terra. Dobbiamo purtroppo constatare, a nostre spese, che nella seconda metà del secolo XX, Satana si è veramente scatenato, precipitando il mondo in un abisso di orrori e di tenebre.
La fotocopia del segreto di Melania, come più avanti quella del segreto di Massimino, fa parte della documentazione a corredo della tesi di laurea su La Salette dell’abbé Michel Corteville.

Il segreto rivelato da Melanie a Mons. Ginoulhiac

Melania, vengo a dirvi alcune cose che voi non rivelerete a nessuno, finché non sia io a dirvi di comunicarle. Se dopo che avrete annunciato al popolo tutto ciò che vi ho manifestato e tutto ciò che vi dirò ancora di rendere noto, se dopo ciò il mondo non si converte, in li una parola se la faccia della terra non cambia in meglio, arriveranno grandi sventure, giungerà una grande fame e nel tempo stesso una grande guerra, prima in tutta la Francia, in seguito nella Russia e in Inghilterra: dopo queste rivoluzioni si diffonderà una gran fame in tre parti del mondo, nel 1863, durante la quale si compirancio molti crimini, soprattutto nelle città; ma guai agli ecclesiastici, ai religiosi, alle religiose, perché sono essi che attirano sulla terra i mali maggiori. Mio Figlio li punirà in modo terribile; dopo queste guerre e queste carestie i popoli riconosceranno per un po di tempo che è la mano dell’Onnipotente a colpirli e ritorneranno ai loro doveri religiosi e sarà resa la pace, ma per breve tempo.

Le persone consacrate a Dio dimenticheranno i loro doveri religiosi e cadranno in preda a un grande rilassamento, fino a dimenticarsi di Dio e infine tutto il mondo dimenticherà il suo Creatore. Sarà allora che cominceranno di nuovo i castighi. Dio, irritato, colpirà il mondo intero infallibilmente in questo modo: un uomo malvagio regnerà in Francia. Egli perseguiterà la Chiesa, si chiuderanno le chiese, verrano incendiate. Scoppierà una grande carestia, accompagnata dalla peste e dalla guerra civile. In quel tempo Parigi sarà distrutta, Marsiglia inondata, e sarà sempre in quel tempo che i veri servi di Dio riceveranno la corona dei martiri per essere rimasti fedeli. Il Papa e i ministri [di Dio] subiranno la persecuzione. Ma Dio sarà con essi, il Pontefice otterrà la palma del martirio insieme ai religiosi e religiose. Che il sovrano Pontefice prepari le armi e si tenga pronto a marciare in difesa della religione di mio Figlio. Che domandi incessantemente la forza dello Spirito Santo, come pure le persone consacrate a Dio, poiché la persecuzione religiosa si scatenerà dovunque e molti sacerdoti, religiosi e religiose diverranno apostati. Oh! Quale grande offesa al mio Figlio da parte dei ministri e delle spose di Gesù Cristo! Dopo quella persecuzione non ve ne sarà un’altra [simile] sino alla fine del mondo.
Seguiranno tre anni di pace, poi avverrò la nascita e il Regno dell’Anticristo, il quale sarà terribile al massimo. Egli nascerò da una religiosa di un Ordine molto severo. Quella religiosa sarà considerata la più santa del monastero [il padre dell'Anticristo sarò un vescovo ecc.] Qui la Vergine mi donò la regola [degli Apostoli degli ultimi tempi], poi mi rivelò un altro segreto sulla fine dei mondo. Le religiose che dimoreranno nello stesso convento [dove è la madre dell'Anticristo] saranno accecate,finché non si accorgeranno che era l’inferno a guidarle. Per la fine del mondo non passeranno che due volte 40 anni.

LA MATERNA APOCALISSE DELLA MADRE DI DIO

1. «Melania, quello che sto per dirti ora non sarà sempre un segreto: lo puoi pubblicare nel 1858.

2. I sacerdoti, i ministri di mio Figlio, i sacerdoti, con la loro vita cattiva, con le loro irriverenze e le loro empietà nel celebrare i santi Misteri, con l’amore per il denaro, l’amore per gli onori ed i piaceri, i sacerdoti sono diventati cloache di impurità. Sì, i preti provocano la vendetta, e vendetta pende sulle loro teste. Siano maledetti i preti e le persone consacrate a Dio che, con la loro infedeltà e la loro vita cattiva, crocifiggono di nuovo mio Figlio! I peccati delle persone consacrate a Dio gridano al Cielo e richiamano vendetta, ed ora ecco la vendetta alle loro porte, giacché non si trova più alcuno che invochi misericordia e perdono per la gente non ci sono più anime generose; ora non c’è più nessuno degno di offrire la Vittima Immacolata all’Eterno in favore del mondo.

3. Dio colpirà in una maniera senza pari!

4. Guai agli abitanti della terra! Dio vuoterà la sua ira e nessuno sarà in grado di sfuggire a tanti mali tutti in una volta.

5. I capi, i condottieri del popolo di Dio, hanno dimenticato la preghiera e la penitenza, e il demonio ha ottenebrato le loro menti; essi sono divenuti quelle stelle erranti che l’antico diavolo con la sua coda trascinerà alla rovina. Dio abbandonerà gli uomini a se stessi e manderà castighi uno dopo l’altro per più di 35 anni.

6. La società è alla vigilia dei più terribili flagelli e dei più grandi eventi; ci si deve aspettare di essere governati da una verga di ferro e di bere il calice dell’ira di Dio.

7. Che il Vicario di mio Figlio, il Sovrano Pontefice Pio IX, non lasci Roma dopo il 1858; che egli sia fermo e generoso, faccia la battaglia con le armi della Fede e dell’amore. Io sarò con lui.

8. Che si guardi da Napoleone; il suo cuore è doppio, e quando egli vorrà essere papa e imperatore allo stesso tempo, Dio lo abbandonerà. Egli è l’aquila che, desiderando di alzarsi sempre più, cadrà sulla spada che lui voleva usare per forzare le popolazioni ad esaltano.

9. L’Italia sarà punita per la sua ambizione nel volere scuotersi il giogo del Signore dei Signori: così essa sarà consegnata alla guerra: sangue scorrerà da tutte le parti: chiese saranno chiuse o dissacrate: preti, religiosi saranno cacciati; essi saranno messi a morte e ad una morte crudele. Molti abbandoneranno la fede e il numero dei sacerdoti e dei religiosi che si separeranno dalla vera religione sarà grande: persino dei vescovi saranno trovati tra queste persone.

10. Che il papa stia in guardia contro gli operatori di miracoli, giacché è venuto il tempo in cui avverranno i più straordinari prodigi sulla terra e in cielo.

11. Nell’anno 1864, Lucifero ed un gran numero di demoni saranno sciolti dall’inferno: a poco a poco essi aboliranno la fede, e questo anche in persone consacrate a Dio; essi li accecheranno a tal punto che senza una grazia speciale, queste persone prenderanno lo spirito di questi angeli cattivi: numerose case religiose perderanno completamente la fede e causeranno la dannazione di molte anime.

12. Libri cattivi abbonderanno sulla terra e gli spiriti di oscurità spargeranio da ogni parte un universale rilassamento in tutto ciò che concerne il servizio di Dio. Essi avranno un grandissimo potere sulla natura: ci saranno chiese per servire questi spiriti [la Setta di Satana. NdR].
La gente sarà trasportata da un posto all’altro da questi spiriti cattivi, e persino i sacerdoti perché essi non avranno vissuto secondo lo spirito del Vangelo, che è spirito di umiltà, carità e zelo per la gloria di Dio. I morti e i giusti saranno fatti risorgere. [Cioè: questi morti assumeranno l'aspetto di anime giuste che una volta vissero sulla terra, con lo scopo di sedurre gli uomini più facilmente: ma non saranno altro che il demonio, sotto queste facce, predicheranno un altro Vangelo, contrario a quello vero di Gesù Cristo, negando l'esistenza del paradiso. Tutte queste anime appariranno unite ai loro corpi. Così ha poi aggiunto Melania]. Ci saranno straordinari prodigi dovunque, perché la vera fede è stata spenta ed una falsa luce illumina il mondo. Guai ai principi della Chiesa che saranno occupati solo ad accumulare ricchezze su ricchezze, a difendere la propria autorità e a dominare con orgoglio!

13. Il Vicario di mio Figlio dovrà soffrire molto, perché per un po’ la Chiesa sarà soggetta a grandi persecuzioni. Sarà l’ora delle tenebre: la Chiesa passerà una spaventosa crisi.

14. Dimenticata la santa fede di Dio, ogni individuo vorrà guidarsi da solo ed essere superiore ai suoi pari. L’autorità civile ed ecclesiastica sarà abolita, l’ordine e la giustizia saranno calpestati sotto i piedi. Si vedranno solo omicidi, odio, gelosia, menzogna e discordia, senza amore per la patria e per la famiglia.

15. Il Santo Padre soffrirà molto. Io sarò con lui fino alla fine per ricevere il suo sacrificio.

16. I malvagi faranno vari attentati alla sua vita, senza riuscire ad accorciare i suoi giorni; ma né lui né il suo successore vedranno il trionfo della Chiesa di Dio.

17. I governanti civili avranno tutti lo stesso scopo, che sarà quello di abolire e far sparire ogni principio religioso, per far strada al materialismo, all’ateismo, allo spiritismo e a vizi di tutti i tipi.

18. Nell’anno 1865, l’abominazione sarà vista nei luoghi santi; nei conventi, i fiori della Chiesa diverranno putridi e il diavolo si stabilirà come re di tutti i cuori. Coloro che sono a capo di comunità religiose stiano in guardia con le persone che devono ricevere, perché il diavolo userà tutta la sua malizia per introdurre negli Ordini religiosi persone date al peccato, giacché disordini e amore ai piaceri carnali saranno sparsi su tutta la terra.

19. La Francia, l’Italia, la Spagna e l’Inghilterra saranno in guerra; sangue scorrerà per le strade; il francese combatterà col francese, l’italiano con l’italiano; poi ci sarà una guerra generale che sarà spaventosa. Per un po’ Dio non si ricorderà più della Francia e dell’italia, perché il Vangelo di Gesù Cristo non è più conosciuto. I malvagi sguinzaglieranno tutta la loro malizia; persino nelle case ci saranno omicidi e mutui massacri.

20. Con il primo fulmineo colpo della sua spada, le montagne e tutta la natura tremeranno di spavento, perché i disordini e i crimini degli uomini stanno squarciando la volta dei cieli. Parigi sarà bruciata e Marsiglia inghiottita; numerose grandi città saranno scosse e inghiottite dai terremoti; tutto sembrerà perduto; si vedranno solo assassinii; si udranno strepito di armi e bestemmie. I giusti soffriranno molto; le loro preghiere, la loro penitenza e le loro lacrime saliranno fino al Cielo e tutto il popolo di Dio chiederà perdono e misericordia e chiederà il mio aiuto ed intercessione. Allora Gesù Cristo, per un atto della sua giustizia e per la sua grande misericordia verso i giusti, comanderà ai suoi angeli di mettere a morte tutti i suoi nemici.
In un colpo i persecutori della Chiesa di Gesù Cristo e tutti gli uomini dediti al peccato periranno e la terra diventerà come un deserto.
Poi, ci sarà la pace, la riconciliazione di Dio con gli uomini; Gesù Cristo sarà servito, adorato e glorificato; la carità fiorirà ovunque. I nuovi re saranno il braccio destro della Santa Chiesa, che sarà forte, umile, pia, povera, zelante, imitante le virtù di Gesù Cristo. Il Vangelo sarà predicato ovunque e gli uomini faranno grandi passi nella fede, perché ci sarà unità tra gli operai di Gesù Cristo e gli uomini vivranno nel timor di Dio.

21. Ma questa pace tra gli uomini non durerà molto: 25 anni di raccolti abbondanti faranno dimenticare loro che i peccati degli uomini sono la causa di tutti i guai che capitano sulla terra.

22. Un precursore dell’Anticristo, con le sue milizie prese da molte nazioni, muoverà guerra contro il vero Cristo, il solo Salvatore del mondo; egli spargerà molto sangue e cercherà di annullare il culto di Dio per essere considerato come un Dio.

23. La terra sarà colpita da castighi di ogni genere [oltre alla peste e alla carestia, che saranno diffuse, aggiunto da Melania]: ci saranno guerre fino all’ultima guerra, che sarà poi mossa dai dieci re dell’Anticristo, re che avranno un disegno comune e saranno gli unici governanti del mondo. Prima che questo accada, ci sarà una specie di falsa pace nel mondo: la gente penserà solo a divertirsi; i malvagi si lasceranno andare a ogni sorta di peccato; ma i figli della Santa Chiesa, i figli della vera fede, i veri miei imitatori, cresceranno nell’amore di Dio e nelle virtù a me più care.
Felici le anime umili guidate dallo Spirito Santo! o combatterò con loro fino a che essi raggiungeranno la pienezza della maturità.

24. La natura implora vendetta a causa degli uomini e trema di spavento, aspettando quello che deve accadere alla terra macchiata di crimini.

25. Trema, terra, e tu che professi di servire Gesù Cristo, mentre interiormente tu adori te stesso, trema! Perché Dio ti consegnerà al suo nemico, perché i luoghi santi sono in uno stato di corruzione; molti conventi non sono più le case di Dio, ma pascoli per Asmodeo e la sua gente.

26. Sarà in questo periodo che l’Anticristo nascerà da una monaca ebrea, una falsa vergine che sarà in comunicazione con l’antico serpente, maestro d’impurità; suo padre sarà un vescovo [in francese: Ev.] alla nascita vomiterà bestemmie, avrà denti; in una parola, questo sarà il demonio incarnato: emetterà grida terrificanti. farà prodigi, vivrà di impurità.
Egli avrà fratelli che, benché non demoni incarnati come lui, saranno figli del male; all’età di dodici anni saranno notati per le prodi vittorie che otterranno; presto essi saranno ognuno a capo di eserciti, assistiti da legioni dell’inferno.

27. Le stagioni cambieranno, la terra produrrà solo frutti cattivi: i corpi celesti perderanno la regolarità dei loro movimenti: la luna rifletterà solo una tenue luce rossastra; l’acqua ed il fuoco determineranno moti sconvolgenti alla sfera della terra, facendo inghiottire montagne e città; ecc.

28. Roma perderà la fede e diverrà la sede dell’Anticristo.

29. I demoni dell’aria, insieme all’Anticristo, opereranno grandi prodigi sulla terra e nell’aria, e gli uomini diverranno ancora più pervertiti: Dio avrà cura dei suoi servi fedeli e degli uomini di buona volontà: il Vangelo sarà predicato dovunque; tutti i popoli e tutte le nazioni conosceranno la verità.
Io rivolgo un pressante appello alla terra: faccio appello ai veri discepoli di Dio che vive e regna nei Cieli; faccio appello ai veri imitatori di Cristo fatto uomo, l’unico vero Salvatore degli uomini; faccio appello ai miei figli, ai miei veri devoti, coloro che mi si sono donati così che io possa condurli al mio divino Figlio, coloro che io porto come se fossero nelle mie braccia, coloro che hanno vissuto nel mio spirito. Infine, faccio appello agli apostoli degli ultimi tempi, i fedeli discepoli di Gesù Cristo che hanno vissuto nel disprezzo del mondo e di se stessi, in povertà e umiltà, in disprezzo e silenzio, in preghiera e mortificazione, in castità e in unione con Dio, in sofferenza e sconosciuti al mondo. E ora per loro di emergere e di venire ad illuminare la terra. Andate, mostrate di essere i miei cari figli; io sono con voi ed in voi, perché la vostra fede sia la luce che vi illumina in questi tempi cattivi. Possa il vostro zelo rendervi famelici della gloria e dell’onore di Gesù Cristo. Combattete, figli della luce! Voi, i pochi che vedono a questo proposito, giacché il tempo dei tempi, la fine delle finì, è vicina.

31. La Chiesa sarà eclissata; il mondo sarà in costernazione. Ma ci sono Enoch ed Elia, pieni dello spirito di Dio; essi predicheranno con il potere di Dio, e gli uomini di buona volontà crederanno in Dio, e molte anime saranno confortate; essi faranno un grande progresso per virtù dello Spirito Santo e condanneranno gli errori diabolici dell’Anticristo.

32. Guai agli abitanti della terra! Ci saranno guerre sanguinose e carestie; pesti e malattie contagiose: ci saranno spaventosi acquazzoni e moria di animali; tuoni che demoliranno città; terremoti che inabisseranno paesi; voci saranno sentite nell’aria; gli uomini batteranno la testa contro il muro; essi invocheranno la morte, ma la morte costituirà il loro tormento; il sangue scorrerà da tutte le parti. Chi potrebbe farcela se Dio non accorcia il tempo della prova? Al sangue, alle lacrime, alle preghiere dei giusti. Dio diverrà meno severo; Enoch ed Elia verranno messi a morte; la Roma pagana sparirà; il fuoco del Cielo cadrà e consumerà tre città, tutto l’universo sarà colpito dalla paura, e molti si lasceranno sedurre, perché essi non adorano il vero Cristo vivente in mezzo a loro. E ora, il sole si sta oscurando; solo la fede sopravviverà.

33. Il tempo è vicino; l’abisso si sta aprendo. Ecco il re dei re delle tenebre. Ecco la bestia con i suoi sudditi, sedicente salvatrice del mondo. In orgoglio, egli si leverà verso il Cielo per andare su fino in Paradiso; ma egli sarà soffocato dal respiro di San Michele arcangelo. Egli cadrà, e la terra che per tre giorni sarà stata in continuo cambiamento aprirà il suo petto infiammato; egli sarà gettato per sempre con tutti i suoi seguaci negli eterni abissi dell’inferno.
Allora, l’acqua e il fuoco purificheranno la terra e consumeranno le opere dell’orgoglio degli uomini, e ogni cosa sarà rinnovata. Dio sarà servito e glorificato ».

IL SEGRETO DI MASSIMINO

Il 19 settembre 1846 noi abbiamo visto una bella Signora. Noi non abbiamo detto che quella Signora fosse la Santa Vergine, ma abbiamo sempre detto che era una bella Signora. Io non so se fosse la Santa Vergine o un’altra persona, ma oggi credo che fosse la Santa Vergine. Ecco ciò che quella Signora mi ha detto.

Se il mio popolo continua, ciò che sto per dirti arriverò al più presto, se cambia un poco, sarà più tardi. La Francia ha corrotto l’universo, un giorno sarà punita. La fede si spegnerà in Francia. Un terzo della Francia non praticherà più la religione o quasi. L’altra parte la praticherà ma non bene. [...] In seguito le nazioni si convertiranno e la fede si riaccenderà dovunque. Una grande contrada dell’Europa del Nord, ora protestante, si convertirà e sull’esempio di quella contrada anche le altre nazioni del mondo si convertiranno. Prima che questo accada si verificheranno nella Chiesa grandi turbamenti e poco dopo il Santo Padre, il papa, sarà perseguitato. Il suo successore sarà un pontefice che nessuno s’aspetta. Poco dopo giungerà una grande pace, ma non durerà a lungo. Un mostro verrà a turbarla. Tutto quello che vi dico accadrà nel prossimo secolo o al più tardi negli anni del duemila [Massimino Giraud]. Ella mi ha detto di dirlo qualche tempo dopo.

Mio Santo Padre, la vostra benedizione ad una delle vostre pecore.
Massimino Giraud,
Grenoble, 3 luglio 1851

Fonte: medjugorje.altervista.org

fiorellini dans Apparizioni mariane e santuari

iconarrowti7 dans La Salette Descrizione della Madonna fatta da Melania Calvat

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La più bella descrizione della Madonna

Posté par atempodiblog le 24 septembre 2007

 

Descrizione della Madonna fatta da Melania Calvat

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La Vergine Santissima era molto alta e ben proporzionata. Sembrava essere tanto leggera che sarebbe bastato un soffio a farla muovere, però era immobile e molto stabile. La sua fisionomia era maestosa, imponente come sono i signori di questa terra. Imponeva una timidezza rispettosa, mentre la Sua maestà, che imponeva rispetto misto ad amore, attirava a Lei. Il Suo sguardo era dolce e penetrante, i Suoi occhi sembrava che parlassero con i miei, ma la conversazione proveniva da un profondo e vivo sentimento d’amore verso questa attraente bellezza che mi liquefaceva. La dolcezza del Suo sguardo, l’aria di bontà incomprensibile facevano intendere e sentire che Ella attirava a sé per donarsi. Era un’espressione d’amore che a parole non si può esprimere e nemmeno con le lettere dell’alfabeto. L’abito della Vergine SS. era bianco e argentato, molto splendente. Non aveva nulla di materiale, era fatto di Luce e di Gloria variato e scintillante. Sulla terra non vi sono espressioni né paragoni da poter fare. La Vergine SS. era tutta bella e tutta fatta d’amore. Guardandola, io languivo per fondermi in Lei. Dai Suoi ornamenti, come dalla Sua Persona, da tutto trapelava la maestà, lo splendore, la magnificenza fulgente, celeste, fresca, nuova come una vergine. Sembrava che la parola amore sfuggisse dalle Sue labbra argentee e pure. Aveva l’apparenza di una mamma affettuosa, piena di bontà, di amabilità, di amore per noi, di compassione e di misericordia. La corona di rose che portava sulla testa era così bella, così brillante da non potersene fare un’idea. Le rose, di diversi colori, non erano di questa terra. Era un insieme di fiori che circondava il capo della Vergine SS. proprio in forma di corona; ma le rose cambiavano e si ricambiavano. Poi, dal centro di ogni rosa, usciva una luce così bella che rapiva, e faceva sì che la loro bellezza risplendesse. Dalla corona di rose uscivano come dei rami d’oro e tanti piccoli fiori misti a brillanti. Il tutto formava un diadema che da solo brillava più del nostro sole terreno. La Vergine portava una preziosissima Croce sospesa al collo. Questa croce sembrava d’oro; dico d’oro per non dire un pezzo d’oro. A volte ho visto degli oggetti dorati con alcune sfumature, ciò che faceva ai miei occhi un effetto più di un semplice pezzo d’oro. Su questa bella Croce piena di luce, vi era il Cristo Nostro Signore con le braccia stese sulla Croce. Quasi alle due estremità della Croce, vi erano da una parte un martello e dall’altra una tenaglia. Il Cristo era color carne naturale ma riluceva con grande splendore, e la luce che usciva da tutto il Suo corpo sembrava come dardi lucentissimi che mi infiammavano il cuore per il desiderio di perdermi in Lui. A volte il Cristo sembrava morto, aveva la testa inclinata e il corpo rilassato, quasi cadesse se non fosse stato trattenuto dai chiodi che lo fissavano sulla Croce. Io ne avevo una viva compassione. Avrei voluto comunicare al mondo intero il Suo amore sconosciuto e infondere nelle anime dei mortali, il più sentito amore e la più viva riconoscenza verso un Dio che non aveva assolutamente bisogno di noi, per essere quello che è, ciò che era e ciò che sempre sarà. E tuttavia, oh amore incomprensibile per l’uomo, si è fatto uomo, ha voluto morire, si morire per poter meglio scrivere nelle nostre anime e nella nostra memoria il pazzo amore che ha per noi. Oh! Come mi sento infelice nel constatare la mia povertà di espressione nel riferire l’amore del Nostro buon Salvatore ha per noi. Ma d’altra parte come siamo felice di poter sentire meglio ciò che non possiamo esprimere. Altre volte il Cristo sembrava vivo. Aveva la testa dritta, gli occhi aperti e sembrava sulla Croce di Sua volontà. A volte anche pareva che parlasse, sembrava mostrasse che era in Croce per noi, per amor nostro, per attirarci al Suo amore, che ha sempre un nuovo amore per noi. Che il Suo amore dell’inizio, dell’anno 33, è sempre quello di oggi e lo sarà sempre. Mentre mi parlava la Vergine SS. piangeva ininterrottamente. Le sue lacrime cadevano l’una dopo l’altra lentamente, fin sopra le ginocchia, poi, come scintille di luce, sparivano. Erano splendide e piene d’amore, avrei voluto consolarla e non farla piangere ma mi sembrava che Ella avesse bisogno di mostrare le Sue lacrime per meglio manifestare il Suo amore dimenticato dagli uomini. Avrei voluto gettarmi fra le Sue braccia e dirle « Mia buona Madre non piangete, io voglio amarvi per tutti gli uomini della Terra », ma mi sembrava che mi rispondesse « Ve ne sono molti che non mi conoscono ». Ero fra la morte e la vita vedendo da un lato tanto amore, tanto desiderio di essere amata e dall’altro tanta freddezza e indifferenza. Oh! Madre mia tutta bella e tanto amabile, amore mio, cuore del mio cuore. Le lacrime della nostra tenera Madre, lungi dal diminuire la Sua Maestà di Regina e Sovrana, sembravano invece renderla più bella, più potente, più piena d’amore, più materna, più attraente. Avrei mangiato le Sue lacrime che facevano sobbalzare il mio cuore di compassione e di amore. Veder piangere una madre, ed una tale Madre, senza adoperare tutti i mezzi possibili per consolarla, per cambiare i Suoi dolori in gioia, si può comprendere? Oh! Madre, più che buona, Voi siete stata formata di tutte le prerogative di cui Dio è capace. Voi avete, in un certo senso, esaurito la potenza di Dio. Voi siete buona ed ancora buona della bontà di Dio stesso. Dio formandovi, come Suo capolavoro celeste e terrestre, Si è reso ancora più grande. La Vergine SS. Aveva un grembiule giallo, ma che dico giallo? Aveva il grembiule più luminoso di più soli messi insieme. Non era una stoffa materiale ma un composto di Gloria, e questa Gloria era risplendente di una bellezza che rapiva. Tutto nella Vergine Santissima mi portava ad adorare e ad amare il mio Gesù in tutti i dettagli della Sua vita mortale. La Vergine SS. Aveva due catene, una un po’ più larga dell’altra. A quella più stretta era sospesa la Croce di cui ho parlato sopra. Queste catene, non posso chiamarle diversamente, erano come raggi di Gloria, di un gran chiarore che variava e scintillava. Le scarpe, poiché così bisogna chiamarle, erano bianche, ma di un bianco argenteo, brillante e attorno vi erano delle rose. Queste rose erano di una bellezza abbagliante e dal centro di ognuna usciva come una fiamma di luce bellissima e gradevolissima. Sulle scarpe vi era un fermaglio d’oro, ma non oro di questo mondo bensì del Paradiso. La visione della Vergine SS. era di per se un intero Paradiso. Lei aveva con se tutto quanto poteva dare soddisfazione poiché si dimenticava questa Terra. La Madonna era circondata da due luci. La prima a Lei più vicina arrivava fino a noi e brillava con vivissimo splendore. La seconda luce si spandeva un po’ più attorno alla bella Signora e noi ci trovavamo immersi in essa ed era immobile, cioè non brillava e molto più luminosa del nostro sole terrestre. Tutte queste luci non facevano male agli occhi e non affaticavano la vista. Oltre queste luci e tutto questo splendore, vi erano altri fasci di luce o altri raggi di sole come se nascessero dal corpo della Vergine, dai suoi abiti, dappertutto. La voce della bella Signora era dolce, incantava, rapiva e faceva bene al cuore, saziava, appianava ogni ostacolo, calmava, addolciva. Mi sembrava come se volessi sapere e saziarmi della Sua bella voce e il mio cuore pareva ballare o volerLe andare incontro per struggersi in Lei. Gli occhi della SS. Vergine, nostra tenera Madre, non possono essere descritti da lingua umana. Per parlarne occorrerebbe un serafino, più ancora, occorrerebbe la lingua stessa di Dio, di quel Dio che formò la Vergine Immacolata capolavoro della Sua Onnipotenza. Gli occhi della augusta Maria sembravano mille e mille volte più belli dei brillanti, dei diamanti, delle pietre preziose più ricercate, brillavano come due soli, erano dolci come la stessa dolcezza, limpidi come uno specchio. In quei Suoi occhi si vedeva il Paradiso, attiravano a Lei, sembrava che Ella volesse donarsi e attirare. Più la guardavo, più desideravo guardarla, e più la guardavo più l’amavo e l’amavo con tutte le mie forze. Gli occhi della bella Immacolata erano come la porta di Dio, laddove si vedeva tutto quanto poteva inebriare l’anima. Quando i miei occhi si incontravano con quelli della Madre di Dio e mia sentivo dentro di me una gioiosa rivoluzione d’amore ed una protesta d’amarla e di struggermi d’amore. Guardandoci i nostri occhi a loro modo si parlavano e l’amavo talmente che avrei voluto abbracciarLa proprio nell’intimo stesso di quegli occhi che mi intenerivano l’anima e sembravano attrarla e farla fondere con la Sua. I Suoi occhi comunicavano un dolce tremito a tutto il mio essere e temevo di fare il più piccolo movimento per paura che Le potesse essere minimamente sgradevole. La sola vista dei Suoi occhi sarebbe bastata per costituire il Cielo di un beato, sarebbe bastata per far entrare un’anima nella pienezza della Volontà dell’Altissimo per tutti gli avvenimenti che capitano nel corso della vita mortale. Sarebbe bastata per far fare a quest’anima degli atti di lode, di ringraziamento, di riparazione, di espiazione. Questa visione da sola concentra l’anima in Dio e la rende come una morta vivente che guarda tutte le cose della terra, anche quelle che sembrano più serie, come se fossero semplici giochi di bambini. L’anima vorrebbe soltanto sentir parlare di Dio e di tutto ciò che riguarda la Sua gloria. Il peccato è il solo male che lei vede sulla terra, se Dio non la sostenesse ne morirebbe di dolore. Amen.

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