Il “Divino Asilo Nido” del Monastero de “Las Descalzas Reales”: il tesoro ‘nascosto’, una collezione di circa 130 statuette del Bambino Gesù

Posté par atempodiblog le 10 janvier 2026

Una delle più grandi collezioni di statuette del Bambin Gesù
Il “Divino Asilo Nido” del Monastero de “Las Descalzas Reales”: il tesoro ‘nascosto’, una collezione di circa 130 statuette del Bambino Gesù
Da oltre quattro secoli, ogni volta che una dama dell’alta nobiltà entrava nel monastero come monaca di clausura portava con sé due figure: un crocifisso e una statuetta di Gesù Bambino. Questo stava a simboleggiare il suo sposalizio spirituale e il suo impegno nel prendersi cura della Figura divina.
Tratto da: infoCatólica

Il Divino Asilo Nido del Monastero de Las Descalzas Reales il tesoro nascosto una collezione di 1

Il Monastero de “Las Descalzas Reales” a Madrid ospita nel periodo natalizio, fino al 5 gennaio, il “Divino Asilo Nido”, una sala, chiusa durante il resto dell’anno, che custodisce più di 130 statuette del Bambino Gesù, una delle più grandi collezioni al mondo dedicate al Dio Bambino.

L’apertura di questo spazio, gestito dal “Patrimonio Nacional”, si inserisce in una tradizione che risale al XVI secolo e che riflette il valore storico, artistico e devozionale di questo convento madrileno.

Da oltre quattro secoli, ogni volta che una dama dell’alta nobiltà entrava nel monastero come monaca di clausura, portava con sé due simboli: un crocifisso e una statuetta di Gesù Bambino. Questo stava a simboleggiare il suo sposalizio spirituale e il suo impegno nel prendersi cura della Figura divina.

Nel corso degli anni, il convento è diventato “un archivio di arte sacra dal valore inestimabile”, come spiega la dottoressa in Storia dell’Arte e docente Ana María Poveda ad Álex Navajas per El Debate.

Una collezione di materiali diversi e di provenienze internazionali
Le statuette che compongono il “Divino Asilo Nido”, situato nell’ex ufficio della Badessa del monastero, sono realizzate con vari materiali come il legno policromo, la cera, l’avorio e il piombo. Alcune hanno conservato persino i capelli naturali, un dettaglio che aggiunge realismo e delicatezza a queste rappresentazioni sacre.

Le opere provengono da scuole d’arte spagnole, fiamminghe, napoletane e persino peruviane, a dimostrazione della diversità geografica e culturale di questa collezione. Molte di esse si distinguono per i loro abiti meticolosamente realizzati, che le religiose del monastero continuano a produrre e a rinnovare ad ogni Natale per accogliere i visitatori.

Tra le statuette più sorprendenti troviamo un Bambin Gesù vestito da sant’Isidoro l’Agricoltore, patrono di Madrid, e un altro vestito con gli abiti del re Filippo II, noto come “il Prudente”. Queste rappresentazioni riflettono lo stretto legame del Convento con la storia della Spagna e della monarchia ispanica.

L’eredità spirituale di Suor Margherita della Croce
Una delle figure chiave nello sviluppo di questa tradizione fu Suor Margarita della Croce (1567 – 1633), figlia dell’imperatore Massimiliano II e nipote di Filippo II. I documenti storici raccontano che la Suora trattava le sue statuette del Bambin Gesù come se fossero veri neonati: li cullava, lavorava a maglia abiti su misura per loro e, persino, li “nutriva” in maniera simbolica.

Questa pia pratica, che rafforzava il legame spirituale e simbolico che le monache intrattenevano con le rappresentazioni divine, perdura ancora ai giorni nostri. Le religiose del monastero continuano questo lavoro devozionale, vestendo e adornando le statuette ad ogni Natale, come segno del loro impegno spirituale.

Un monastero di fama internazionale
Il Monastero de “Las Descalzas Reales”, classificato come Bene di Interesse Culturale, ottenne, inoltre, il riconoscimento di Museo Europeo nel 1987. Fu fondato per volontà di Giovanna d’Austria (1535 – 1573), figlia minore dell’imperatore Carlo V e della principessa del Portogallo, che trasformò il palazzo, in cui lei stessa era nata e che apparteneva al tesoriere di suo padre, in un monastero di Clarisse.

La comunità religiosa delle Clarisse francescane arrivò nel 1559 e quest’ordine è conosciuto come quello delle “Francescane scalze”, appellativo che deriva dal fatto che le clarisse indossano semplici sandali durante qualsiasi periodo dell’anno. Giovanna d’Austria prese residenza nel convento al suo ritorno dal Portogallo e il suo corpo riposa nella cappella che occupa proprio lo spazio in cui nacque.

Il “Divino Asilo Nido” apre al pubblico soltanto durante il periodo natalizio, a causa della fragilità delle opere in esso contenute, e può essere visitato fino al 5 gennaio di ogni anno. Il “Patrimonio Nacional”, l’ente responsabile della conservazione del monastero di Madrid, invita, attraverso i suoi canali social, a scoprire questo affascinante spazio che, nel cuore di Madrid, custodisce uno dei tesori più insoliti e poco conosciuti, al grande pubblico, dell’arte sacra europea.

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Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa/ Maria Santissima Madre di Dio

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2026

Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa/ Maria Santissima Madre di Dio
di Padre Livio Fanzaga

Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Padre Livio e la Mamma del Cielo

La Vergine Maria ha generato il Figlio di Dio che è la nostra pace. L’espressione “Madre di Dio” è molto coraggiosa, ma deve essere intesa rettamente. I Padri conciliari, a Nicea e a Efeso, prima di affermare che Maria è la Madre di Dio hanno precisato qual è il significato di questa espressione cioè che quel Bambino che Maria ha generato è il Figlio di Dio, è il Verbo eterno generato dal Padre, che si è incarnato nel grembo della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo e ha assunto una natura umana. L’anima di Gesù e il suo corpo, uniti alla sua divinità, costituiscono l’unione ipostatica: la natura umana si unisce alla seconda Persona della Santissima Trinità.

L’Io di Gesù è divino. Nel Vangelo di Giovanni, infatti, risuona quest’Io, che richiama quello di Jahvè la cui voce si è manifestata a Mosé nel roveto ardente. Gesù, per attribuirsi la sua divinità e per affermare che il suo è un Io divino, in diverse espressioni del Vangelo di Giovanni riprende proprio l’espressione Io sono: “Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono»” (Gv 8, 58); o ancora: “Ve lo dico fin d’ora prima che accada, perché quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono” (Gv 13,19).

Siccome non si può dividere in Gesù la Persona divina dalla natura umana, possiamo dire che aveva una conoscenza umana illuminata dalla scienza divina del Verbo; aveva una volontà umana intimamente congiunta a quella divina di Dio. La Teologia conciliare ha approfondito questi temi partendo proprio dai Vangeli per difendere la parte più preziosa del Cristianesimo, senza la quale sarebbe una religione come tutte le altre e cioè che Gesù è Dio.

I primi Concili hanno operato per difendere la fede cattolica dalle eresie che confluivano tutte nella medesima affermazione, cioè che Gesù era un uomo e il suo Io era umano. Queste eresie colpivano al cuore la fede cristiana che, invece, riconosce in Gesù il Figlio di Dio e gli attribuisce un Io divino. La Chiesa ha custodito la fede cattolica nel corso dei secoli, ma ha avuto delle crisi tremende come quella ariana che negava la divinità di Gesù Cristo. La Chiesa ha stroncato tutte le eresie che, comunque, ritornano nel corso della Storia; quella ariana, ad esempio, ha colpito il Cristianesimo in Occidente anche negli ultimi decenni, infatti, le correnti moderniste all’interno della Chiesa stessa negavano la divinità del Verbo e riducevano Gesù Cristo a un semplice uomo.

Che Cristo abbia una natura umana è fuori discussione, ma il suo Io è divino! Ecco, allora, perché i Padri conciliari hanno ribadito quest’espressione meravigliosa attribuita alla Vergine Maria: Theotókos, Madre di Dio. La Madonna ha generato un Bambino che il Figlio di Dio, il Verbo che si è fatto Carne; Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo. Tutti i Vangeli sinottici affermano con molta chiarezza la divinità di Gesù Cristo.

Un esempio bellissimo è nel brano in cui Pietro riconosce Gesù perché ha creduto in quello che è il cuore stesso del Cristianesimo e che tutti i pastori della Chiesa devono difendere, anche oggi:

Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?» Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?»  Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo. (Mt 16,13-23)

La fede cattolica afferma la divinità di Gesù Cristo e questa Verità di fede deve essere anche oggi testimoniata, affermata e difesa dalle tante eresie che attaccano il Cristianesimo. I pastori e i Magi hanno adorato il Bambino Gesù riconoscendolo Figlio di Dio fattosi uomo, proprio perché Maria stessa lo adorava con Giuseppe; allo stesso modo noi cristiani adoriamo Gesù perché è il Verbo che si è fatto Carne, non è un semplice uomo, un profeta.

La Madonna è stata definita Madre di Dio proprio perché è la prima che ha creduto che quel Bambino che aveva concepito era il Figlio di Dio. Nel momento dell’Annunciazione è racchiusa tutta la fede cattolica perché l’arcangelo Gabriele apre il mistero di Dio quando dice a Maria che avrebbe concepito un figlio per opera dello Spirito Santo e che quel bambino era proprio il Figlio di Dio.

I due misteri principali della fede cattolica sono tutti espressi nel momento dell’Annunciazione: la divinità del bambino che Maria avrebbe concepito verginalmente e la natura trinitaria di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il cuore della fede cattolica è nato nel momento dell’Annunciazione, nella rivelazione dell’angelo, nel cuore della Vergine Maria che è la prima cristiana.

La Madonna ha creduto alle parole dell’angelo che le ha rivelato che il Figlio del Padre sarebbe diventato uomo nel suo grembo per opera dello Spirito Santo. Ecco perché Elisabetta, appena incontra la cugina Maria, la saluta con l’espressione: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.

Chi non crede che Gesù è Dio non può ritenersi cristiano. Queste eresie sotterranee che negano la divinità di Gesù Cristo sono ancora latenti, lavorano ancora nelle menti della gente e la allontanano dalla Chiesa e dalle chiese. Queste eresie moderniste negano l’essenza della fede proprio perché riducono Gesù a semplice uomo. Nel nostro cuore dobbiamo coltivare un’intima unione con Gesù perché attraverso la sua natura umana entriamo in comunione con la sua divinità, attraverso la quale entriamo in comunione con il Padre. Gesù ci rivela i misteri di Dio Santissima Trinità con una sola natura divina. Dobbiamo conservare tutto questo nella fede e soprattutto nella preghiera, nell’adesione alla Parola di Dio e in modo particolare ai Vangeli che sono Parola del Verbo che si è fatto Carne.

Il nostro punto di riferimento sia la Vergine Maria la cui fede è la fede della Chiesa. La Chiesa nasce nel momento dell’Annunciazione, quando Maria dice il suo sì totale e incondizionato a Dio.

Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa.

Paolo VI disse che non può essere cristiano chi non è mariano, non è cattolico chi non ha la fede di Maria. La Madonna è la Madre della Chiesa e di tutti i credenti, è beata perché ha creduto. Che la fede di Maria sia la nostra fede!

La festa di Maria Santissima Madre di Dio cade proprio in apertura del nuovo anno proprio perché la Madre del Verbo lo illumini. La Madonna ci indica Gesù come unica Via, Verità e Vita. Maria ha creduto per prima al mistero della Santissima Trinità e al mistero della divinità del Verbo e, come Madre della Chiesa, custodisce questi misteri. Anche noi, sull’esempio di Maria, dobbiamo custodire queste Verità nei nostri cuori senza cedere alle seduzioni moderniste che ci fanno deviare dalla fede.

Come San Tommaso ripetiamo spesso nel corso della giornata la bellissima espressione che racchiude tutta la fede cattolica: mio Signore e mio Dio. Il Bambino Gesù è veramente il Figlio di Dio che si è fatto uomo, Maria e Giuseppe lo hanno adorato e sul loro esempio si sono prostrati i pastori e i Magi. L’adorazione del Bambino Gesù alla grotta di Betlemme sia il nostro atteggiamento interiore nei confronti di Cristo, Verbo che si è fatto Carne e seconda Persona della Santissima Trinità. Gesù è il Signore, è il Salvatore, è la luce del mondo, è la Via, la Verità e la Vita!

Il 25 dicembre 2012 la Madonna è apparsa a Medjugorje con Gesù Bambino tra le braccia e non ha dato il Messaggio, ma Gesù Bambino ha iniziato a parlare e ha detto: «Io sono la vostra pace, vivete i miei Comandamenti». Sono espressioni che ci dicono la profondità, la solidità e l’eternità della fede cattolica.

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Leone XIV: il mondo non si salva affilando le spade ma nel perdono, accogliendo tutti

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2026

Leone XIV: il mondo non si salva affilando le spade ma nel perdono, accogliendo tutti
Nella Solennità di Maria Madre di Dio, il Papa presiede la Messa nella Basilica vaticana e, all’inizio del nuovo anno, incoraggia a vivere liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, aperti allo spirito di fratellanza senza calcoli e senza paura. E, in prossimità della fine del Giubileo della speranza, l’invito è di accostarsi al presepe, nella fede, come al luogo della pace disarmata e disarmante per eccellenza
di Antonella Palermo – Vatican News

Sua Santità Papa Leone XIV

“Nella gioia dell’Ottava del Santo Natale veneriamo Maria Santissima Madre di Dio, che ha dato al mondo il Principe della pace, colui che ci riconcilia nel suo amore”

Fin dall’Atto penitenziale della Messa presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro, in campo c’è la pace, così preziosa e così fragile, dono ricevuto ma da chiedere costantemente, poiché costantemente posto a rischio dalle bramosie dell’uomo. Nella 59ma Giornata Mondiale della Pace che si celebra oggi, 1 gennaio, la liturgia si fa canto di lode per la verginità feconda grazie alla quale Dio ha voluto donare agli uomini, come recita la preghiera di colletta all’inizio della celebrazione, i beni della salvezza eterna. È quel paradosso rimarcato ieri sera ai Primi Vespri.

Freccia dans Viaggi & Vacanze IL TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA DI SUA SANTITA’ LEONE XIV

Un anno nuovo, una vita nuova
Nell’omelia, commentando le letture bibliche, il Pontefice ricorda, di fronte a 5.500 fedeli presenti in basilica e alla Chiesa tutta, la bellissima benedizione del Signore espressa nel Libro dei Numeri ed evidenzia il rapporto tra Dio e il popolo di Israele, la dimensione sacra e feconda del dono, la promessa di una terra in cui vivere e crescere senza più ceppi e catene: insomma, una rinascita.

All’inizio del nuovo anno, la Liturgia ci ricorda che ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà. Ed è bello pensare in questo modo all’anno che inizia: come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre ci accompagna.

Sentire l’abbraccio paterno di Dio
Citando la Gaudium et spes , il Papa evoca il destino meraviglioso promesso dal Creatore.

All’inizio dell’anno, mentre ci mettiamo in cammino verso i giorni nuovi e unici che ci attendono, chiediamo al Signore di sentire in ogni momento, attorno a noi e su di noi, il calore del suo abbraccio paterno e la luce del suo sguardo benedicente, per comprendere sempre meglio e avere costantemente presente chi siamo e verso quale destino meraviglioso procediamo. Al tempo stesso, però, anche noi diamogli gloria, con la preghiera, con la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà.

Il mondo non si salva eliminando i fratelli
Il Papa agostiniano ricorda quanto il Padre della Chiesa scriveva in uno dei suoi sermoni in cui parlava della totale gratuità dell’amore di Dio, tratto fondamentale di un amore disarmato e disarmante. Parole quanto mai opportune in un tempo, come quello attuale, insidiato da progetti bellici ciechi e senza scrupoli. Le spade dell’antichità sono le sofisticate armi di oggi.

E questo per insegnarci che il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura.

Maria, l’incontro tra la sua realtà disarmata e quella di Dio
Leone tratteggia la bellezza di Maria, discepola umile che ha accompagnato la missione di Gesù fino alla croce. E lo ha fatto con un atteggiamento di sana arrendevolezza e passività che diventa docilità del cuore dove l’amore può raggiungere e trasformare completamente. Lo spiega il Papa:

Lei ha abbassato ogni difesa, rinunciando ad aspettative, pretese e garanzie, come sanno fare le mamme, consacrando senza riserve la sua vita al Figlio che per grazia aveva ricevuto, perché a sua volta lo ridonasse al mondo. Nella Maternità Divina di Maria vediamo così l’incontro di due immense realtà “disarmate”: quella di Dio che rinuncia ad ogni privilegio della sua divinità per nascere secondo la carne (cfr Fil 2,6-11) e quella della persona che con fiducia ne abbraccia totalmente il volere, rendendogli l’omaggio, in un atto perfetto d’amore, della sua potenza più grande: la libertà.

Guardare al Presepe
Il volto, una delle parole che più ricorrono nell’omelia di oggi. Perché la fede in Gesù Cristo è contemplare Dio fatto carne. In quella Natività, suggerisce il Successore di Pietro, immergersi. L’invito segue un’ampia citazione di San Giovanni Paolo II che il Papa fa sua. Erano le parole pronunciate alla fine del Giubileo del 2000, quando parlava del grande dono del perdono ricevuto e donato, nel ricordo dei martiri. Questa gioia che ne scaturisce deve spronare a una coraggiosa disponibilità” per ripartire nel cammino di ogni giorno. Così conclude oggi il Papa:

In questa Festa solenne, all’inizio del nuovo anno, in prossimità della conclusione del Giubileo della speranza, accostiamoci al Presepe, nella fede, come al luogo della pace “disarmata e disarmante” per eccellenza, luogo della benedizione, in cui fare memoria dei prodigi che il Signore ha compiuto nella storia della salvezza e nella nostra esistenza, per poi ripartire, come gli umili testimoni della grotta, «glorificando e lodando Dio» (Lc 2,20) per tutto ciò che abbiamo visto e udito. Sia questo il nostro impegno, il nostro proposito per i mesi a venire, e sempre per la nostra vita cristiana.

La preghiera universale con l’invocazione per la pace
Nell’introduzione alle intenzioni della Preghiera universale, si menzionano gli eredi del Regno in cui risplende la pienezza della pace. E la supplica per ottenere la pace si fa esplicita ancora una volta da parte dell’assemblea: Il Dio della pace allontani da ogni popolo l’orrore della guerra, faccia tacere il rumore delle armi, doni armonia e concordia al mondo intero. Il pensiero va in particolare ai governanti perché siano ispirati da Dio con propositi di giustizia e di pace. Siano orientati, è la preghiera della Chiesa, verso opere e gesti di fraternità con azioni concrete per la salvaguardia e la cura del creato.

I doni dell’offertorio, portati dai cantori della stella che nei Paesi di aerea germanofona raccolgono fondi per l’infanzia missionaria, vedono sfilare due famiglie con tre e quattro figli verso l’altare. Ci sono anche tre giovani, due ragazze e un ragazzo, con gli abiti dei Magi, alla processione. Sì, i giovani, il futuro. I giovani assetati di pace e speranza. Quella speranza simboleggiata dall’effige lignea, proveniente dalla parrocchia di San Marco di Castellabate (SA) e posizionata per i giorni di chiusura del Giubileo accanto all’altare della Confessione in San Pietro, dove, al termine della celebrazione eucaristica, il Vescovo di Roma sosta alcuni istanti per un omaggio e un ulteriore intimo affidamento.

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A Betlemme, vicino alla Madonna/ Per meglio amare la Divina Bontà

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2025

A Betlemme vicino alla Madonna per meglio amare la Divina Bontà

Mio Dio, perché vivremo noi l’anno venturo se non per meglio amare la Divina Bontà?

O il Signore levi noi dal mondo o levi il mondo da noi; o Egli ci faccia morire, o ci faccia amare la sua morte più della nostra vita.

Quanto desidererei vedervi a Betlemme, vicino alla Madonna!

A lei sola conviene maneggiare quel piccolo Bambino, ma la sua carità è tanto grande, da lasciarlo vedere, toccare e baciare a chi vuole; domandateglielo, ve lo darà; e avendolo ottenuto, rubategli nascostamente una di quelle goccioline che stillano dai suoi occhi.

È meraviglioso quanto giovi quel liquore ad ogni sorta di mal di cuore…

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Il nostro nome in fondo a quel Cuore divino

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2025

Santo Bambinello nel Cuore

Andate alla sacra grotta, dove il nostro Salvatore c’insegna tante virtù col suo silenzio; e che cosa non ci dice tacendo?… Mentre si strugge d’amore per noi, il suo piccolo Cuore dovrebbe veramente infiammare il nostro.

Vedete quanto amorosamente porta scritto il vostro nome in fondo a quel Cuore divino, che palpita sulla paglia per l’affettuosa passione del vostro avanzamento nella virtù, e non manda un sol sospiro verso il Padre suo, nel quale voi non abbiate parte, né una sola aspirazione, che non sia per il vostro bene.

La calamita attira il ferro e l’ambra la paglia e il fieno; quanto a noi, o siamo ferro per durezza, o paglia per fragilità, ci dobbiamo unire a questo Bambinello, che è un vero tira cuori.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
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Il Santo Natale e il Paradiso

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2025

Il Santo Natale e il Paradiso
Il Natale è la prima visione di Dio concessa all’uomo; il Paradiso sarà l’ultima, definitiva ed eterna
di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana
Tratto da: 
Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Santo Natale

I sacerdoti oggi parlano raramente dell’inferno e del Paradiso, quasi temendo che il richiamo ai novissimi possa apparire fuori tempo o inadatto alla sensibilità contemporanea. Eppure, proprio queste realtà ultime ricordano all’uomo il fine per cui è stato creato e il destino irrevocabile verso cui la sua anima è orientata.

Il silenzio su inferno e Paradiso non rende queste realtà ultime meno vere né meno decisive; al contrario, le rende pericolosamente dimenticate. Tacere sui novissimi, significa oscurare il senso stesso dell’esistenza umana, che non si esaurisce nel tempo ma è protesa verso l’eternità. Ma l’eternità non è soltanto una realtà futura: essa getta la sua ombra e la sua luce nel tempo presente, nella nostra quotidianità.

San Gregorio Magno insegna che «la vita presente è come un seme: ciò che ora si semina, nell’eternità si raccoglie» (Moralia in Iob, XXV, 16). Ogni atto, ogni scelta, ogni orientamento del cuore prepara già ora il raccolto eterno. Come ricorda sant’Alfonso Maria de’ Liguori, «l’eternità dipende da un momento, e quel momento è il presente» (Apparecchio alla morte, Considerazione I). Così nel momento presente, noi incontriamo l’eternità.

Il mondo in cui viviamo ci offre tempi, luoghi e immagini che prefigurano ciò che potranno essere l’inferno e il Paradiso e ci aiutano a comprendere, almeno per analogia, cosa significhi vivere lontani da Dio o vivere in unione con Lui.

Per avere un’idea dell’inferno non occorre sforzare l’immaginazione: basta leggere i giornali, seguire le cronache quotidiane, osservare con attenzione la realtà che ci circonda. La violenza diffusa, la menzogna sistematica, l’inganno elevato a norma, l’infelicità profonda che abita cuori apparentemente sazi, costituiscono la cifra drammatica della nostra epoca. L’inferno, potremmo dire, è attorno a noi. Non si tratta certo dell’inferno in senso proprio, ma di una sua inquietante anticipazione: un mondo in cui l’uomo, rifiutando la verità e l’amore di Dio, sperimenta già la solitudine, il vuoto e una sofferenza che si traduce spesso in disperazione, anche se mascherata.

Ma se il nostro tempo offre immagini così numerose che evocano le sofferenze dell’inferno, esso non è privo di segni e momenti che rimandano alle gioie del Paradiso. Uno di questi momenti simbolici è il Santo Natale, un mistero divino che ci offre una delle immagini più alte del Paradiso anticipato nel tempo.

Contempliamo il Presepe. In una grotta povera, in un bambino deposto in una mangiatoia, il cielo si apre sulla terra. Lì dove tutto sembra fragile e insignificante, Dio si rende visibile e vicino. Il presepe ce lo ricorda con semplicità e profondità.

Gesù che viene al mondo è circondato dalla Madonna e da san Giuseppe e forma con loro la Sacra Famiglia, modello di tutte le famiglie della terra. Gli angeli cantano la gloria di Dio sopra la capanna di Betlemme; i pastori e i Re Magi adorano il Verbo fatto carne. Tutte le famiglie che, nella notte di Natale, si raccolgono attorno al Santo Presepe, che hanno la grazia di prepararlo e offrirlo al Signore, partecipano, anche se spesso in modo inconsapevole, a questa gioia che ha la sua sorgente nella vita soprannaturale irradiata dalla Sacra Famiglia.

Il Natale, con il calore e l’affetto che palpabilmente trasmette a chi lo vive con cuore semplice e sincero, ci ricorda che esiste un ambiente soprannaturale; che l’ambiente soprannaturale per eccellenza è il Cielo; che il Cielo è la nostra vera patria e il luogo di eterna felicità al quale ogni uomo è chiamato e, se corrisponde alla Grazia, è destinato ad arrivare. La pace e la gioia spirituale che il Natale accende nei cuori sono una prefigurazione della felicità eterna del Paradiso, dove l’anima sarà completamente immersa nel possesso e nel godimento di Dio.

Il Paradiso è una realtà che supera ogni immaginazione: è la pienezza di tutti i beni desiderabili, l’estasi eterna della visione beatifica. I secoli si succederanno ai secoli senza diminuire la felicità degli eletti; anzi, la certezza di possedere eternamente il Bene supremo ne accrescerà senza fine la dolcezza.

I beni spirituali sono inesauribili, come dimostrano le amicizie spirituali che nascono sulla terra. Quando queste amicizie durano nel tempo e rimangono sempre nuove, senza sazietà, è segno che sono di origine divina. E in Paradiso queste amicizie saranno riannodate, così come i legami familiari con i nostri cari, ritrovati alla luce di Dio, per non più separarci da loro. I Beati vivono nella gioia inesauribile di amare e di essere amati, in una vita che fiorisce continuamente senza conoscere noia né stanchezza.

Ma dopo la visione intuitiva di Dio, ciò che accrescerà maggiormente la gioia dei Beati sarà la contemplazione dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo, Verbo Incarnato, e della sua Santissima Madre, la Beatissima Vergine Maria, Regina degli angeli, dei santi e del Paradiso stesso. Le melodie del Paradiso saranno quelle intonate dagli Angeli a Betlemme per cantare la gloria di Dio e la pace in terra agli uomini di buona volontà. Ma coloro che in terra furono uomini di buona volontà, perché amarono Dio, oggi ascolteranno con commozione queste melodie in Cielo.

Così, mentre il mondo mostra ogni giorno le ferite dell’inferno che l’uomo costruisce quando si allontana da Dio, il Natale ci ricorda che il Paradiso comincia ogni volta che Dio viene accolto. Tra queste due anticipazioni – una di luce e una di tenebra – l’uomo è chiamato a scegliere. La scelta dell’eternità si gioca nel tempo, nelle decisioni quotidiane, nel modo in cui crediamo, adoriamo, speriamo ed amiamo, come la Madonna a Fatima ci ha invitato a fare.

Natale è l’anticipo storico di ciò che il Paradiso è in modo eterno: la comunione piena tra Dio e l’uomo. San Gregorio di Nissa insegna che l’anima è stata creata con un desiderio infinito, capace di essere colmato solo da Dio (De vita Moysis, II, 232-239). Il Natale accende nel cuore una pace fragile e ancora esposta alle ferite; il Paradiso è quella stessa pace portata a compimento, senza più dolori né separazioni.

San Tommaso d’Aquino afferma che la felicità suprema dell’uomo consiste nella visione di Dio (Summa Theologiae, I-II, q.3). A Natale, Dio si lascia vedere in un volto umano; in Paradiso l’uomo vedrà Dio senza veli. Il Natale è la prima visione di Dio concessa all’uomo; il Paradiso sarà l’ultima, definitiva ed eterna.

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Il presepe, un libro aperto

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2025

Il presepe, un libro aperto
Durante il tempo di Avvento si prepara il presepe ed è molto salutare dedicare dei momenti della giornata in cui sospendere tutte le occupazioni per riflettere e meditare davanti ad esso. Don Dolindo Ruotolo ci dà qualche spunto di riflessione che può aiutare ciascuno di noi nella crescita spirituale.
di Serafino de Virginis – Cristianesimo Cattolico
Tratto da: Radio Maria

Il presepe

San Francesco d’Assisi ha dato vita al presepe, a questa piccola rappresentazione plastica del grande mistero della nascita di Gesù, Salvatore del mondo, in una povera stalla. Tante famiglie cristiane preparano il loro presepe nel salotto e dedicano tanto tempo alla costruzione delle casette, dei vari ambienti naturali come il deserto, le montagne, i prati, i ruscelli, i laghetti, il villaggio con tutti i personaggi che lavorano, i bimbi che giocano, le stalle con gli animali… e soprattutto si costruisce con tanto amore e devozione la grotta dove nella notte di Natale nascerà il Bambinello. Il presepe aiuta ad innalzare la nostra mente a Dio.

Bisogna perciò accostarsi al presepe con una visione di fede, pregando e meditando sul mistero dell’Incarnazione del Verbo. Accostarsi al presepe solo per ammirarne l’arte di colui che lo ha costruito rende sterile la nostra devozione. Meditiamo, dunque, con don Dolindo su quanti insegnamenti può darci il presepe. Il presepe rappresenta un piccolo mondo. Il bambino lo ammira estasiato, e non sa che in realtà le rocce che si innalzano maestose sono solo un ammasso di giornali dipinti, i ruscelli sono dei semplici tubi e che nel giro di qualche settimana tutto verrà disfatto e riposto negli scatoli.

Nella Novena di Natale don Dolindo scrive:
«Ecco l’immagine viva di questo mondo: noi ci viviamo dentro e lo consideriamo da bambini. Il suo movimento, la sua bellezza, la sua luce ci appaiono come l’unico fascino della nostra vita, e molte volte dimentichiamo che qui ci siamo di passaggio e che abbiamo tutti il dovere di perfezionarci, di migliorarci per il Cielo e passare oltre. Verrà anche per il mondo il gran giorno nel quale tutto si sfascerà, e tutto ciò che è stato nel nostro “presepe” apparirà nella sua realtà: un poco di polvere, d’illusione, di fantasmagoria e nulla più».

Riflettiamo inoltre, che tutto il presepe viene costruito solamente per Gesù che ne è il centro. Tutti i personaggi vengono posizionati nei loro luoghi di lavoro, nelle loro casette, sui prati; i personaggi privilegiati sono gli umili pastorelli, poiché il loro posto è proprio vicino alla grotta. Non appena nasce Gesù ci sembra di scorgere la gioia anche in questi pupazzetti, soprattutto in quelli più vicini alla grotta. Ora, quando termina il periodo natalizio cosa succede a tutti i personaggi? Viene tolto Gesù dalla greppia e tutti i personaggi vengono rimessi negli scatoli in attesa dell’anno prossimo.

Scrive don Dolindo:
«Guardiamo nel mondo come nel presepe. Tutti si muovono per la loro via, ognuno si forma, nel suo “presepe”, un ambiente isolato e sogna una vita di grandezze; eppure tutti ci siamo per un unico scopo: conoscere Dio, perfezionarci, raggiungere Lui. Se togliete dalla nostra vita questa grande realtà […] esso si risolve in nulla».

Tutti ammiriamo con meraviglia la graziosità dei vari personaggi del presepe, ma raramente riflettiamo sul fatto che l’artista ha “tormentato” il legno per riuscire a scolpire il pupazzetto. Quanti colpi di scalpello ha dovuto dare a quel pezzetto di legno! «Quando noi ci vediamo tribolati, è segno che siamo “legno” un poco duro – scrive don Dolindo – che opponiamo alla misericordia di Dio la resistenza delle nostre grandi miserie, ed è segno che Dio vuol fare di noi qualche cosa di più bello e di più perfetto».

Lasciamo, dunque, che Dio, il divino artista, possa scalpellare la nostra anima per renderla perfetta per il Paradiso, anche se ciò ci farà soffrire. Il centro del presepe è la grotta con il Bambinello adagiato nella mangiatoia, con la divina Madre che adora il suo tesoro e san Giuseppe, qual giglio di purezza, posto accanto a Maria e Gesù per custodirli. Quanti pensieri sorgono nella nostra mente nel contemplare la grotta! Quanti sospiri al divin Pargoletto!

Nella Vigilia di Natale, nell’attesa trepidante della nascita del Bambinello ripetiamo a Gesù le dolci frasi insegnateci da don Dolindo:
«Vieni, Signore, riforma Tu i nostri poveri pensieri.
Vieni, ammantaci di giustizia fra tanto dilagare di crudeltà.
Vieni, donaci la purezza.
Vieni, santifica i nostri dolori nella tua Volontà.

Vieni, sottomettici alla tua Legge con amore di figli, affinché siamo degni di servirti, amandoti.
Vieni, Gesù dolcissimo, e come Tu ti sei rivestito di umana carne nel seno di Maria, così rivesti noi, poveri peccatori, di Te.
Vieni! Tu puoi trasformare questa povera vita in ricchezza divina».

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Il tuo Natale di fuoco

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2025

Luce del mondo

«Gesù Signore, dammi il tuo Natale / di fuoco interno nell’umano gelo, / tutta una pena in celestiale pace / che fa salva la gente e innamorata / del Cielo se nel cuore pur le parla».

Clemente Rebora

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La grazia dello Spirito Santo non conosce lunghi indugi

Posté par atempodiblog le 22 décembre 2025

La visitazione di Maria ad Elisabetta

“In quei giorni Maria si alzò e partì in fretta per la montagna verso una città della Giudea ed entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta” (Lc 1,39-40).

È di regola che tutti coloro che vogliono essere creduti, forniscano le prove. Così l’Angelo che annunziava i misteri, per indurre a credere Maria con un esempio, aveva annunziato a Lei, che era vergine, la maternità di una donna anziana e sterile, mostrando così che Dio può tutto ciò che vuole.

Appena Maria ebbe appreso questa notizia, non certo per mancanza di fede nella profezia, né per incertezza sulla veridicità dell’annunzio, e neppure perché avesse dei dubbi su quel precedente che l’Angelo le aveva riferito, ma lieta e sollecita per il compimento di un dovere, partì, frettolosa, alla volta della montagna.

Ormai ricolma di Dio, dove poteva andare in fretta se non in alto? La grazia dello Spirito Santo non conosce lunghi indugi…

di Sant’Ambrogio

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La nascita di Gesù raccontata dalla Venerabile Maria di Ágreda

Posté par atempodiblog le 21 décembre 2025

La nascita di Gesù raccontata dalla Venerabile Maria di Ágreda
di Miriam – I primi sabati di Fatima
Fonte: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Suor Maria di Gesù di Ágreda (1602-1665) è una religiosa dell’Ordine delle Concezioniste Francescane, mistica e scrittrice della Spagna del XVII secolo. Dopo la professione dei voti, cominciò ad avere prove fisiche e morali che si susseguivano in lei con tale intensità che, come essa stessa confessò, per oltre 40 anni provò dolori di morte ma senza morirne, insieme a doni eccezionali, sia esteriori (poi venuti meno) che interiori. Suor Maria scrisse varie opere d’edificazione spirituale, la più nota delle quali è la «Mistica Città di Dio», una sorta di biografia della Madonna, da cui è stato estratto il racconto della nascita di Gesù.

Il parto indolore della Madre di Dio dans Commenti al Vangelo Il-parto-indolore-della-Madre-di-Dio

“Maria santissima e Giuseppe entrarono in questo alloggio preparato per loro… Questo era tutto fatto di macigni naturali e rozzi senza alcuna particolarità ed era tale che gli uomini lo giudicarono adatto solo come rifugio di animali; l’eterno Padre, però, l’aveva destinato ad essere abitazione e riparo del suo stesso Figlio…

San Giuseppe accese del fuoco con gli attrezzi che a tale scopo aveva portato con sé. E poiché il freddo era grande, vi si avvicinarono per riceverne un po’ di sollievo; mangiarono il povero cibo che avevano portato con incomparabile gioia delle loro anime, sebbene la Regina del cielo e della terra, essendo prossima l’ora del suo parto divino, fosse tanto assorta e rapita nel mistero che non avrebbe mangiato niente, se non si fosse frapposta l’obbedienza al suo sposo.

Una volta terminato di mangiare, ringraziarono il Signore come facevano sempre. Dopo essersi trattenuti per breve tempo in tale ringraziamento e nel parlare tra loro dei misteri del Verbo incarnato, la prudentissima Vergine, che sapeva già vicina l’ora del suo felicissimo parto, pregò il suo sposo Giuseppe di ritirarsi a riposare e a dormire un poco, perché la notte era già molto avanzata.

Il santo uomo ubbidì alla sua sposa e le chiese che ella pure facesse lo stesso; a tal fine aggiustò e preparò con i panni portati con sé una mangiatoia piuttosto larga, posta in terra per gli animali che vi si riparavano. Lasciando così sistemata in questa sorta di letto Maria santissima, il santo Giuseppe si ritirò in un angolo della grotta, dove cominciò a pregare.

Subito fu visitato dallo Spirito divino e sentì una forza soavissima e straordinaria da cui fu rapito ed elevato in un’estasi in cui gli fu mostrato tutto ciò che avvenne in quella notte nella fortunata grotta, perché non riprese i sensi fino a che non lo chiamò la divina sposa.

La Regina delle creature, nel luogo in cui si trovava, fu nel medesimo tempo mossa da una forte chiamata dell’Altissimo con un’efficace e dolce trasformazione, che la sollevò al di sopra di tutte le cose create, e sentì nuovi effetti del potere divino; questa estasi fu infatti una delle più belle ed ammirabili della sua santissima vita…

Dal talamo verginale, dunque, il bambino Dio nacque solo e senz’altra cosa materiale o corporea che lo accompagnasse.

La volontà divina fu che la prima volta la beatissima Madre vedesse il suo Figlio, uomo-Dio, glorioso nel corpo.

Già era tempo che la prudentissima ed accorta Signora chiamasse il suo fedelissimo sposo san Giuseppe… Conveniva, tuttavia, che anche con i sensi del corpo vedesse, toccasse, venerasse e adorasse il Verbo incarnato prima di qualsiasi altro mortale, perché egli solo era fra tutti eletto come dispensatore fedele di così eccelso mistero.

Uscì dall’estasi per volontà della sua divina sposa e, ripresi i sensi, la prima cosa che vide fu il bambino Dio nelle braccia della sua Madre vergine, appoggiato al suo sacro volto e adagiato sul suo petto. Qui lo adorò tra le lacrime con profondissima umiltà. Gli baciò i piedi con tale giubilo ed ammirazione che gli sarebbe venuta meno la vita, se questa non gli fosse stata conservata dalla forza divina, ed avrebbe perso i sensi, se in quella circostanza non gli fosse stato necessario farne uso.

Dopo che il santo Giuseppe ebbe adorato il bambino, la prudentissima Madre chiese licenza al suo medesimo Figlio di sedersi e lo avvolse in fasce e pannicelli, che il suo sposo le porgeva con incomparabile riverenza, devozione e delicatezza. Così fasciato, la stessa Madre divina lo depose nella mangiatoia, dopo aver posto un po’ di paglia e di fieno su una pietra per adagiarlo nel primo letto che Dio fatto uomo ebbe sulla terra al di fuori delle braccia di sua madre.

Subito da quelle campagne venne con somma prontezza, per volontà divina, un bue. Entrato nella grotta si unì all’asinello che la medesima Regina aveva portato. Ella comandò loro di adorare, con la riverenza di cui erano capaci, il loro Creatore e di riconoscerlo tale. Gli umili animali obbedirono al comando della loro Signora e si prostrarono davanti al bambino, lo riscaldarono col proprio fiato e gli prestarono l’ossequio negato dagli uomini.

Così, Dio fatto uomo fu avvolto in panni e posto nella mangiatoia, fra gli animali, adempiendosi miracolosamente la profezia che dice: «Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende»”.

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San Giuseppe presso il Bambino Gesù

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2025

San Giuseppe e il Bambino Gesù

“Lingua umana non vale a descrivere i sensi di San Giuseppe presso il Bambino Gesù e neppure un angelo saprebbe ridire la felicità del Santo Patriarca, quando Maria Santissima, volendo rendere meno duro il giaciglio al Pargoletto divino, lo pose fra le braccia di San Giuseppe.

Egli lo ricevette colle ginocchia a terra dalle mani dell’Augusta Vergine, se lo strinse al seno con inesprimibile amore e rispetto, lo bagnò di lacrime, lo coprì di baci, l’offrì all’Eterno Padre come il riscatto del suo popolo, la speranza e la gioia di Israele.

Oh, quanto si stimò fortunato l’umile figlio di Davide! Più ricco dei suoi antenati, in mezzo a tanta povertà Egli possedeva il più prezioso Tesoro del Cielo; la sua gloria eclissava tutta quella della sua stirpe.

Egli poteva contemplare con i suoi occhi, stringere al suo cuore quell’Emmanuele, che Davide salutava da lontano, con gli accenti profetici, come suo Signore e suo Dio”.

di San Bernardo di Chiaravalle

Botti di Capodanno, l'appello dei medici degli ospedali: “E' una tradizione negativa e pericolosa” dans Articoli di Giornali e News Santo-Natale

Buon-Natale dans Preghiere
Freccia dans Riflessioni Novena di Natale (da recitarsi dal 16 al 24 dicembre)

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Leone XIV: siamo molto di più dei nostri problemi e dei nostri guai, siamo figli amati da Dio!

Posté par atempodiblog le 6 décembre 2025

Leone XIV: siamo molto di più dei nostri problemi e dei nostri guai, siamo figli amati da Dio!
Il Concerto di Natale con i Poveri alla presenza del Papa
di Angela Ambrogetti – ACI Stampa

Concerto per i poveri alla presenza del Santo Padre Leone XIV

“La musica è come un ponte che ci conduce a Dio. Essa è capace di trasmettere sentimenti, emozioni, fino ai moti più profondi dell’animo, portandoli in alto, trasformandoli in una ideale scalinata che collega la terra e il cielo.

Sì, la musica può elevare il nostro animo!

Non perché ci distrae dalle nostre miserie, perché ci stordisce o ci fa dimenticare i problemi e le situazioni difficili della vita, ma perché ci ricorda che non siamo solo questo:

siamo molto di più dei nostri problemi e dei nostri guai, siamo figli amati da Dio!”.

Leone XIV ha ringraziato così chi ha collaborato al Concerto con i poveri, con una battuta a Michael Bublé per il suo italiano.

La musica come gioia “non è un caso che la festa del Natale sia ricchissima di canti tradizionali, in ogni lingua, in ogni cultura. Come se non si potesse celebrare questo Mistero senza musica, senza inni di lode.

Del resto, il Vangelo stesso ci dice che mentre Gesù nasceva nella stalla di Betlemme, in cielo c’era un grande concerto di angeli! E chi ha ascoltato quel concerto? A chi sono apparsi gli angeli? Ai pastori, che vegliavano di notte per fare la guardia al loro gregge”.

Oltre al suo grazie, il Papa ha concluso: “in questo tempo di Avvento, prepariamoci all’incontro con il Signore che viene! Facciamo in modo che i nostri cuori non si appesantiscano, non siano tutti presi da interessi egoistici e preoccupazioni materiali, ma che siano svegli, attenti agli altri, a chi ha bisogno; siano pronti ad ascoltare il canto d’amore di Dio, che è Gesù Cristo.

Sì, Gesù è il canto d’amore di Dio per l’umanità.

Ascoltiamo questo canto! Impariamolo bene, per poterlo cantare anche noi, con la nostra vita”.

Il grazie del Papa al Cardinale Vicario Baldo Reina, al Cardinale Konrad Krajewski e il Dicastero per il Servizio della Carità, come pure le diverse realtà caritative che si sono impegnate a collaborare per la realizzazione di questo evento.
Al Coro della Diocesi di Roma guidato dal Maestro Mons. Marco Frisina, insieme alla Nova Opera Orchestra, a Michael Bublé e a Serena Autieri.

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Un Avvento e un Natale di speranza

Posté par atempodiblog le 3 décembre 2025

Gesù che viene ad abitare nel nostro cuore e nella nostra vita 
Un Avvento e un Natale di speranza

Sia Maria ad accompagnarci e a farci strada nel cammino verso il Natale di Suo Figlio, Lui che è in persona la speranza del mondo
+ Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti – Vasto

Verso il Santo Natale

Che significa vivere l’Avvento? Tempo di attesa, di desiderio e di preparazione al Natale del Dio con noi, l’Avvento è per eccellenza il tempo in cui accogliere la sfida della speranza, in particolare quella riposta nel Dio che non solo non è stanco degli uomini, ma ha il coraggio di cominciare sempre di nuovo con loro nell’amore.

Proprio in quanto tempo della speranza, l’Avvento è la scuola di cui abbiamo tutti bisogno di fronte alla tentazione della sfiducia e della resa, che l’angoscia di questi tempi di crisi, segnati da violenze e da conflitti, potrebbe insinuare nei nostri cuori, in maniera più forte della volontà e dell’impegno di preparare un domani migliore.

È l’attesa del Dio che viene a precisare il volto del futuro che possiamo e dobbiamo attendere e preparare con speranza. C’è un futuro che possiamo progettare e prevedere, dilatazione del nostro presente agli orizzonti del domani che siamo in grado di portare a compimento, e c’è un futuro indeducibile e nuovo, che ci viene incontro al di là di ogni calcolo e di ogni misura.

In questo futuro la fede riconosce l’Avvento del Dio fedele, illuminato dalla promessa nella storia della salvezza e in particolare dalla resurrezione di Gesù dai morti. Se in ogni attesa utopica l’uomo è solo davanti al suo domani, chi crede nell’Avvento di Dio e aspetta il Suo ritorno sa di potergli andare incontro nella comunione del popolo di Dio con inequivocabili segnali d’attesa.

La speranza della fede sa cogliere questi segnali e li affida alle infinite possibilità dell’amore di Dio, riconoscendovi motivi di fiducia e stimoli all’impegno. È una speranza umile, ma fiduciosa nella promessa del Dio che è venuto a visitarci:

essa si fonda non in qualcosa che si possieda, ma in Qualcuno che viene ad abitare il cuore e la vita di chi si apra a Lui.

La speranza teologale ci apre ad accogliere il Figlio amato per cui vale la pena di vivere, fondando il cammino di ogni giorno sulla parola della Sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20).

È questa la speranza cui ci ha richiamato il Giubileo che va a concludersi: una speranza di cui il mondo dell’inizio del terzo millennio ha più che mai bisogno per vivere e dare senso alle opere e ai giorni. Di essa possiamo nutrirci alimentandoci al cibo solido della Parola di Dio. Meditare ogni giorno i testi della liturgia dell’Avvento, tradurre questo ascolto in gesti di carità e di servizio, può essere la forma concreta per vivere questa speranza, cui ci chiama il Dio che viene e di cui è modello luminoso la Vergine Maria, Madre della speranza che non delude.

Sia Lei ad accompagnarci e a farci strada nel cammino verso il Natale di Suo Figlio, Lui che è in persona la speranza del mondo!

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Il Paradiso era tra le sue braccia

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2024

Il Paradiso era tra le sue braccia dans Citazioni, frasi e pensieri Mamma-Maria-e-il-Bambino

Ogni madre, quando abbraccia una nuova vita nata da lei, alza gli occhi al cielo per ringraziare Dio del dono che ancora una volta ha reso giovane il mondo. Ma c’è una madre, la Madonna, che non alzò lo sguardo. Maria guardò in basso, verso Gesù Bambino, perché il Paradiso era tra le sue braccia.

del venerabile Fulton John Sheen

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Perché sant’Alfonso dice che i pastori, accorrendo alla mangiatoia, trovarono nel viso di Gesù un “morso” di Paradiso?

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2024

Perché sant’Alfonso dice che i pastori, accorrendo alla mangiatoia, trovarono nel viso di Gesù un “morso” di Paradiso?
Fonte: Il Cammino dei Tre Sentieri

Perché sant’Alfonso dice che i pastori, accorrendo alla mangiatoia, trovarono nel viso di Gesù un “morso” di Paradiso? dans Canti Adorazione-dei-pastori

Una strofa del celebre canto Quanno nascette ninno di sant’Alfonso Maria de’ Liguori recita così: “Correttero i Pasture a la Capanna; Là trovajeno Maria / Co Giuseppe e a Gioja mia; / E ‘n chillo Viso / Provajeno no muorzo e Paraviso.” Che tradotto dal significa: “Corsero i Pastori alla Capanna e là trovarono Maria con Giuseppe e la Gioia mia e in quel viso provarono (cioè gustarono) un morso di Paradiso.”

Soffermiamoci sul termine “muorzo”, cioè “morso”. “Morso” sta significare “boccone”, ovvero un qualcosa che si gusta come antipasto. Ebbene, questa espressione alfonsiana ci presenta due importanti verità.

La prima verità è che scegliendo Cristo noi possiamo vivere un “morso”, cioè un “anticipo” di Paradiso già su questa terra. In che senso? Non nel senso che la vita cristiana faccia sparire qualsiasi prova o sofferenza, tutt’altro, visto che il cristiano deve uniformarsi al Cristo crocifisso, bensì che la sofferenza che comunque ci tocca, con Cristo, acquista senso e diventa alternativa a qualsiasi disperazione, cioè a qualsiasi assenza di speranza. Infatti, ciò che ci sembra negativo, alla luce di Dio, non è tale, anzi.

Giovanni Pascoli (1855-1912) nel suo La mia sera scrive: “O stanco dolore, riposa! / La nube del giorno più nera / fu quella che vedo più rosa / nell’ultima sera.” Certamente Pascoli, in considerazione delle sue idee, non alludeva alla risposta cristiana; ma è interessante come poeticamente ci dica che non bisogna mai disperare…perché anche un giorno “nero” può produrre una nube “rosa” nell’ultima sera.

La seconda verità che ci fa capire l’espressione alfonsiana “…in quel viso provarono un morso di Paradiso” è che la vita cristiana è gusto ed è bellezza, infatti il morso richiama l’assaporamento. La Verità cattolica è Bellezza. Cristo va conosciuto, ma non per collocarlo all’interno di una serie di grandi maestri e pensatori; no! Cristo va conosciuto (e bisogna conoscerlo: guai a costruirsi un Cristo a proprio uso e consumo), ma per amarlo, cioè per gustarlo. Con Lui, solo con Lui, la vita si illumina di splendore. Splende ciò che non ha in sé una luce propria, ma è capace di riflettere la luce che le viene donata. Lo splendore rende bello tutto, perché è quel luccichio che definisce e fa risaltare tutto, anche i dettagli più nascosti.

Diceva santa Teresina che è bello pensare che anche un piccolo ed insignificante gesto come raccattare un ago da terra, se fatto per amore di Cristo, rimane scolpito nell’eternità nella serie dei gesti santi. E quindi quel piccolissimo gesto diverrà nell’eternità più importante di qualsiasi gesto che il mondo avrà potuto ritenere eroico ma fatto senza l’amore di Cristo. Dunque, con Gesù la vita di ognuno di noi può splendere. Dunque, ecco perché sant’Alfonso dice che quando i pastori andarono alla capanna scoprirono nel viso di quel Bambino “…nu muorzo e Paraviso”.

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