I Magi ebbero una stella; noi abbiamo Maria

Posté par atempodiblog le 5 janvier 2021

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“I Magi ebbero una stella; noi abbiamo Maria, stella maris, stella Orientis. E oggi Le diciamo: Maria Santissima, stella del mare, stella del mattino, aiuta i tuoi figli”.

– 
San Josemaría Escrivá de Balaguer 

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A Christmas Carol (G. K. Chesterton)

Posté par atempodiblog le 27 décembre 2020

A Christmas Carol (G. K. Chesterton) dans Canti Chesterton-Madre-e-Figlio

Guardate il video che riproduce in musica una bella poesia natalizia di Chesterton! Ne vale la pena. (G. K. Chesterton – Il blog dell’Uomo Vivo)

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Natale, il giorno giusto per ricordare i cristiani perseguitati nel mondo

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2020

Natale, il giorno giusto per ricordare i cristiani perseguitati nel mondo
Cina e Corea del nord tra i paesi più a rischio. Ma sono il medio oriente e l’Africa i luoghi più sensibili ai soprusi e agli eccidi: là dove predica e agisce l’islamismo fondamentalista. Un appunto per la prossima visita del Papa in Iraq
di Claudio Cerasa – Il Foglio
Tratto da: Radio Maria

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E’ una domanda cruda ma è una domanda che in un giorno come questo occorre purtroppo porsi: il mondo si è dimenticato dei cristiani? Timothy Dolan, lo sapete, è il cardinale di New York e qualche giorno fa, sulle pagine del Wall Street Journal, ha scritto un articolo importante per denunciare un fatto che, complice il dramma della pandemia, i giornali di tutto il mondo quest’anno si sono spesso dimenticati di denunciare: la persecuzione dei cristiani nel mondo. Il governo americano, ha scritto Dolan, ha impedito a milioni di americani, per la prima volta nella loro vita, di fare quello che centinaia di migliaia di cristiani nel mondo non possono più fare, ovvero andare in chiesa, non per questioni legate alle strette anti pandemia, ma per questioni legate alla persecuzione del loro credo. Per milioni di cristiani perseguitati in tutto il mondo, ha scritto Dolan, l’impossibilità di andare in chiesa non è un’eccezione ma è una costante drammatica della loro esistenza.

I numeri sono impressionanti. Ogni mese, nei 50 paesi più a rischio in giro per il mondo, ci sono circa 300 cristiani che vengono imprigionati ingiustamente. In un paese come la Nigeria ogni anno ci sono più di 220 fedeli che vengono rapiti e imprigionati ingiustamente da gruppi di miliziani jihadisti. In un paese come l’Eritrea in questo momento ci sono più di 1.000 fedeli cristiani ingiustamente detenuti. In un paese come il Pakistan ogni anno si verificano circa 1.000 casi di conversioni forzate di ragazze e giovani donne cristiane e indù. In Eritrea il patriarca della Chiesa ortodossa, Abune Antonios, si trova agli arresti domiciliari dal 2007, senza che vi sia alcuna accusa provata nei suoi confronti. In Turchia, da anni, Recep Tayyip Erdogan ha scelto di ridurre lo spazio di libertà per i cristiani, trasformando per di più in moschee cattedrali e chiese come “Hagia Sophia” e “Chora”. In Cina il vescovo di Baoding, James Su Zhimin, è stato in carcere per quasi un quarto di secolo senza processo. In un paese come la Corea del nord si stima che vi siano circa 50.000 cristiani in questo momento nei campi di lavoro. In Nigeria, secondo la fondazione Gregory Stanton di Genocide Watch, sono più di 27.000 i cristiani uccisi dal 2009 a oggi per mano dei miliziani islamici.

Nel 1900 in tutto il medio oriente, come ricordato qualche settimana fa da Vincenzo Nigro su Repubblica, i cristiani erano il 12,7 per cento della popolazione: oggi sono il 4,2 per cento, e verso il 2050 scenderanno al 3,7 per cento. “Siria, Nigeria, Pakistan – ha detto in una recente intervista Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana – rappresentano per noi cristiani tre scenari diversi uniti da un trait d’union tragico: i cristiani perseguitati. In alcuni casi si tratta della persecuzione dei cristiani da parte di gruppi terroristici islamici (Siria, Nigeria), in un altro caso si tratta di un islam intollerante politicizzato (Pakistan). Ci sono certamente anche persecuzioni di cristiani da parte di sistemi politici comunisti come in Corea del nord e in Cina. Il mondo non si è dimenticato dei cristiani. Il mondo di oggi purtroppo odia i cristiani”.

Tra pochi mesi, a marzo, Papa Francesco sfiderà la pandemia e tornerà a viaggiare andando a visitare alcune città in Iraq: Baghdad, Erbil, Mosul, Qaraqosh. In Iraq, come denunciato giorni fa dall’arcivescovo caldeo Bashar Warda e come sa bene Papa Francesco, prima del 2003 c’erano oltre un milione e trecentomila cristiani, oggi ne sono rimasti meno di trecentomila. Marzo è lontano ma da qui a quell’appuntamento sarebbe prezioso se i vertici della chiesa decidessero di fare una piccola operazione verità provando a trovare un modo per ricordare che i cristiani perseguitati in medio oriente non sono perseguitati a causa dell’ineluttabile fato ma sono perseguitati a causa della violenza portata avanti dall’islamismo fondamentalista. Non sarà sufficiente denunciare questo fatto per permettere ai cristiani perseguitati di passare un buon Natale ma sarà necessario trovare un modo per farlo per ricordare al mondo che il fondamentalismo islamista non è un virus meno fatale di quello che tutto il mondo ha combattuto nel 2020.

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Il senso radicale di questo Natale

Posté par atempodiblog le 25 décembre 2020

Il senso radicale di questo Natale
Noi non aspettiamo qualcosa: aspettiamo qualcuno. Questa differenza è decisiva, radicalmente decisiva, lungo tutta la nostra vita
di Angelo Scola (Arcivescovo emerito di Milano, Cardinale di Santa Romana Chiesa del titolo dei Santi XII Apostoli) – Il Foglio
Tratto da: Radio Maria

Il senso radicale di questo Natale dans Articoli di Giornali e News Natale-di-Ges

La pandemia ci sta costringendo a ri-immettere nella nostra vita in termini seri la questione delle questioni. Con quali occhi potremo guardare al futuro?

La dolcezza del Dio che si fa bambino riporta tutti noi all’età dell’innocenza, cioè agli anni della prima infanzia. In proposito mi è rimasto impresso un episodio accadutomi a Venezia. Vicino a San Marco c’è una scuola materna. La suora che allora la guidava mi aveva più volte invitato a visitarla per farmi incontrare i bambini e, tenace, rinnovava continuamente l’invito. Un giorno dal mio studio dove stavo ricevendo, sento un gran vociare salire dal cortile del patriarchìo. Scendo giù e trovo la suora, tutta contenta, attorniata da almeno un centinaio di bimbi seduti per terra. Uno di loro, deciso, mi chiama vicino con un cenno della mano e mi pone una domanda del tipo: Cosa fa un vescovo? Poi a occhi sgranati per la meraviglia, mi ascolta con estrema serietà. Ecco cos’è l’innocenza, pensai. Sintesi mirabile di stupore e di serietà.

“Diversamente dai bambini, noi adulti, nel nostro modo di muoverci quotidiano, siamo abituati a separare lo stupore dalla serietà”

Riandando poi a quell’incontro, ho fatto una considerazione. Diversamente dai bambini, noi adulti per svariati motivi, nel nostro modo di muoverci quotidiano, siamo abituati a separare lo stupore dalla serietà. Nel momento in cui veniamo presi, attratti da qualcuno o qualcosa che desta la nostra meraviglia, abbandoniamo quella serietà che l’impegno con la realtà sempre comporta. Al contrario, quando dobbiamo essere seri perché la circostanza lo esige, perdiamo ogni senso di meraviglia. La nostra è, di solito, un’esperienza di divisione a livello affettivo; quel livello cioè che precede la scelta, ma mette in campo la modalità di giudicare e di agire in ogni aspetto della nostra esistenza.

Per capire il Natale bisogna anzitutto subirne l’attrattiva. Bisogna lasciarsi colpire dal dato, dall’avvenimento che esso è. Andando poi fino in fondo e con serietà a quello che implica. Se Natale ci propone il dato di Dio che si fa Bambino, noi non possiamo ridurlo a cose che sono dell’ordine delle conseguenze. Per dirlo con il cardinal Biffi, non possiamo celebrare la festa rimuovendo il Festeggiato. A Natale – scrissi un anno nella tradizionale Lettera che l’Arcivescovo di Milano manda ai bambini – noi non aspettiamo qualcosa (i regali, i dolci ecc.) ma aspettiamo qualcuno. E mi riferii ad esperienze a loro molto familiari, come l’attesa del papà o della mamma la sera, al ritorno dal lavoro. O all’attesa gioiosa dell’arrivo di un fratellino…

Questa differenza tra l’attesa di qualcosa o di qualcuno è altrettanto decisiva, radicalmente decisiva, anche per noi adulti, lungo tutta la nostra vita. Perché? Pensiamo per un istante al grave travaglio dovuto alla pandemia che stiamo vivendo, ma pensiamo alla tragedia delle guerre dimenticate, in Africa come nel Medio oriente, in atto in questo momento. Pensiamo alla crescita esponenziale del numero dei poveri, anche tra noi: debolezza di solidarietà e vanificazione della sussidiarietà. O al dolore straziante delle centinaia di persone morte in solitudine e a quello dei loro familiari…

“Per dirlo con il cardinal Biffi, non possiamo celebrare la festa rimuovendo il Festeggiato”

Tutto dentro e intorno a noi grida il bisogno di un senso. Anche se normalmente dai pulpiti della televisione o dei new media la questione viene silenziata. Anche se di fronte a una prova che mette in gioco le cose ultime il senso non può non essere – lo si sappia o meno, e lo si voglia o meno – domanda religiosa. Con un’immagine molto suggestiva George Steiner, l’agnostico pensatore ebreo recentemente scomparso, paragona la notte oscura dei valori che le società del primo mondo stanno vivendo al venerdì e al sabato santo. Viviamo la tragedia del venerdì e la lunga attesa del sabato; ma molti sono convinti che il messia non verrà e il sabato continua.

Riformuliamo il grido parafrasando san Paolo: “Chi ci libererà da questo sapore di morte che sta attraversando questo nostro tempo?” Con quali occhi noi potremo guardare al futuro? La pandemia ci sta costringendo a ri-immettere nella nostra vita in termini seri la questione delle questioni. La storia dell’Occidente – ma si può dire la storia di ogni popolo – è sempre stata mossa ed è tuttora mossa, magari in forma idolatrica, dal reperimento della X con la maiuscola che possa trasformare ogni circostanza, anche la più negativa, in una occasione di lavoro su noi stessi e sulla vita sociale. Ecco chi aspettiamo a Natale. Aspettiamo un Dio che si fa bimbo, riunifica la nostra esperienza vitale, coniugando sapientemente meraviglia e serietà. Un bimbo che è venuto per amore e, da adulto, per amore ha sfidato una passione terribile e una morte ignominiosa, sulla croce dei malfattori. Un uomo che, essendo figlio di Dio, ha voluto soffrire su di sé ogni nostro peccato per restituirci quella prospettiva di eternità inscritta nel nostro essere ad immagine di Dio. La relazione con Dio, costitutiva di ogni uomo, inesorabilmente ci parla di immortalità e di risurrezione della carne. Proprio perché abbiamo questo legame con Dio, noi siamo destinati a durare in eterno.

“George Steiner paragona la notte oscura dei valori che le società del primo mondo stanno vivendo al venerdì e al sabato santo”

Per la fede cristiana la vita eterna incomincia dal battesimo, ricevuto magari nella primissima infanzia e poi progressivamente rimosso dalla memoria, per terminare in quello che la grande tradizione cristiana ha sempre chiamato “il Cielo”, dove i rapporti con Dio, con gli altri e con noi stessi saranno stabilmente rigenerati dentro un’esperienza di amore ricevuto e donato. “Fratelli tutti” ci ha ricordato Papa Francesco. Essere amati, per poter a nostra volta amare ed affrontare la vita di quaggiù che, pur nell’inevitabile dialettica di luce e di ombre, è caparra di eternità.

“Io, ma non più io: è questa la formula dell’esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della risurrezione dentro al tempo”: Benedetto XVI ha sintetizzato con una potente inarrivabile espressione l’esperienza cui il Natale ci abilita. Contemplare nel Natale il mistero dell’Incarnazione significa immergere occhi e cuore in un Dio che si fa bambino per condividere la nostra esperienza fino in fondo, fino a dare la vita e a inabissarsi negli “inferi” gustando l’amaro dello svuotamento totale. Proprio per questo egli ora ci sta attirando con la forza della sua risurrezione nel luogo del bene, della giustizia, della verità e della pace.

Mai come quest’anno sentiamo vere le parole di Eliot nel suo Viaggio dei Magi: “…Ci trascinammo per tutta quella strada per una Nascita o una Morte? Vi fu una Nascita, certo, ne avemmo prova e non avemmo dubbio. […] per noi questa Nascita fu come un’aspra ed amara sofferenza. Tornammo ai… nostri regni… fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli. Io sarei lieto di un’altra morte.

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Buon Natale di Gesù a tutti!

Posté par atempodiblog le 25 décembre 2020

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Consacrazione alla Vita della Grazia e Carità Progressiva

Posté par atempodiblog le 25 décembre 2020

Consacrazione alla Vita della Grazia e Carità Progressiva
del Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

Consacrazione alla Vita della Grazia e Carità Progressiva dans Don Giustino Maria Russolillo Stringersi-a-Maria-e-a-Ges

Ecco ci è nato un bambino, ci è stato dato un figlio! Dalla vergine Maria immacolata, divenuta vera madre di Dio, ci è nato il bambino, un Figlio! Dal Signore Dio, il Padre altissimo, l’eterno ci è stato dato. O santa Maria, madre di Dio, ottienimi, perenne, il natale di Gesù nella mia vita! O Dio Padre, concedimi perennemente il dono del tuo Figlio!

Vorrei il tuo cuore di vergine madre di Dio, o santa Maria per questo bambino! Vorrei il tuo spirito d’amore, Dio Padre di nostro Signore Gesù Cristo, per questo tuo Figlio! Come posso portarlo nelle mie braccia, come posso stringerlo al mio cuore essendo così misero e freddo nella carità divina? Pensaci e provvedici tu, o Maria, o divin Padre, o Spirito Santo!

Mi unisco agli angeli nell’andar cantando ovunque: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli”, poiché ecco tra noi il suo divin Verbo incarnato! Solo tu, o Gesù, sei tutta la gloria di Dio! Poiché tu, immagine sostanziale del Padre, riveli tutte le perfezioni della divinità, anche attraverso la tua umanità! Comincia dal tuo primo apparire tra noi, o uomo Dio bambino!

Vieni a vivere in me, o uomo Dio Gesù, e serviti di tutto il mio essere per glorificare il Padre; rivela attraverso la mia vita esteriore le divine perfezioni, metti a servizio delle divine opere tutta la facoltà e atti miei, e ricolma della tua divina lode di gloria di amore tutto il mio interno.

Mi unisco agli angeli nell’andar cantando ovunque: “Pace agli uomini”, poiché è venuto l’agnello di Dio, colui che toglie i peccati, nostra guerra di ribellione al Signore; colui che spezza le catene della nostra infelicità di schiavi del demonio; colui che soddisfa per tutti i nostri debiti con la giustizia divina, quale nostro riparatore e salvatore.

Tu solo porti la pace agli uomini, o Gesù! Tu solo puoi, e tu solo vuoi consolare ogni cuore desolato, e sollevare ogni spirito umiliato; tu solo ci unisci alla ss. Trinità e ci comunichi il bene divino di cui si appaga il cuore. In te, unico mediatore, avviene l’abbraccio eterno tra Dio e l’uomo. Sei tu, Gesù, la gloria di Dio in persona, la pace dell’uomo in persona.

O Gesù metti e fa’ tu stesso in me la buona volontà; quella che vuole solamente il bene, la volontà che in tutto e sempre vuole te e solo te, e vuole te personalmente in tutte le cose, e vuole te direttamente, intensamente, esclusivamente e nulla può piacerle fuori di te, nulla può distrarla da te, o Gesù, metti e fa’ tu stesso in me questa volontà tutta santa e divina.

Con gli angeli voglio annunziare a tutti gli uomini questo gaudio unico e sommo della tua incarnazione, o divin Verbo e Figlio di Dio Padre e della vergine Maria. Fa splendere questa luce a tutti i giacenti nelle ombre del peccato, a tutti i languenti nelle penombre della tiepidezza, e aiuta tutti i fratelli a venire a te, Gesù, a ricevere la vita divina che sei venuto a portare!

Venite a vedere, o anima mia, o miei sensi, fantasia e sentimenti! Venite a vedere o mio intelletto, memoria e volontà! Venite a vedere, o mio coscienza, ragione e liberta! Venite a vedere questo divin Verbo incarnato! Restiamo a contemplare per tutta la vita quest’uomo Dio Gesù! Entriamo nelle sfere del mistero dell’incarnazione, sino al tuo natale nel mistero delle sfere celesti della gloria del paradiso!

Accoglietemi o san Giuseppe mio, o ss. vergine Maria, come vostro schiavo d’amore, a servire per tutta la mia vita questo Dio bambino, e concedetemi di crescere nella sua conoscenza e servizio d’amore, sì da poter essere l’amico della sua giovinezza eterna, il discepolo della sua dottrina, l’apostolo del suo nome, il sacerdote del suo sangue, il prediletto del suo cuore.

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Il bene nascosto

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2020

A proposito di san Giuseppe
Il bene nascosto
di Andrea Monda – L’Osservatore Romano

Il bene nascosto dans Andrea Monda San-Giuseppe

Gesù, il Verbo incarnato di Dio, nasce in una grotta. [...] celebrando il Natale 2020, lo ricorderanno nel mondo oltre due miliardi di cristiani. Il numero fa impressione ma non si deve cadere nella trappola di una visione “muscolare” della fede, il cristianesimo non ha mai avuto buoni rapporti con i grandi numeri. A Betlemme Gesù nasce “fuori casa” perché l’imperatore Augusto, all’epoca l’uomo più potente del mondo, aveva indetto un censimento, voleva cioè contare tutti i suoi sudditi. È sempre la logica di Babele: gli uomini come mattoni, sudditi che “contano” solo se possono essere contati, calcolati, misurati (ed eventualmente scartati). È la logica esattamente opposta a quella del Dio della Bibbia che si china su ciascuno dei suoi figli, che lascia il grande numero, 99, per andare a cercare quell’unica (e insostituibile) pecorella che ha smarrito la strada. Quella pecora è piccola, non si vede, si trova come in un cono d’ombra, ma è proprio lei che spinge il Signore della Storia a muoversi, a operare meraviglie, a compiere il miracolo della salvezza.

Questo stile piccolo e nascosto di Dio splende anche nella scena di Betlemme, un’immagine piena di ombra, come si addice a una grotta. È lì che Dio ha scelto di nascere, di diventare uomo, anzi bambino, per ripercorrere tutte le esperienze che rendono l’esistenza veramente umana: vero Dio e vero uomo. E se l’uomo ha vissuto su questo mondo abitando per migliaia di anni nelle caverne, allora è giusto ripartire proprio da lì, dall’ombra fredda e inospitale di una grotta. Tutto di quella vicenda rivela lo stile discreto di Dio che non mostra i muscoli al centro della scena ma si presenta piccolo e fragile ai margini della storia, nelle periferie del mondo. La Palestina, piccola provincia ai confini dell’impero, Maria la giovane vergine di Nazaret («cosa di buono può venire da lì?» Esclama l’apostolo Natanaele) e ora Betlemme, «il più piccolo capoluogo di Giuda» (Mt 2, 6) e poi i pastori, i primi a incontrare Gesù e infine la piccola famiglia, Maria e, soprattutto Giuseppe, il più in ombra di tutti. Un uomo che per lo più fa due cose: tacere e sognare (e prestare fede ai suoi sogni).

Centocinquanta anni fa il Papa Pio IX ha dichiarato san Giuseppe patrono della Chiesa universale e l’8 dicembre scorso, in occasione dell’anniversario, Papa Francesco ha pubblicato e donato al mondo una intensa, profonda lettera apostolica, intitolata Patris corde, “con cuore di padre”, un testo da leggere e approfondire perché rivela molto del fenomeno della paternità ma, ancora di più, spiega agli uomini, attraverso la figura del falegname di Nazaret, molti aspetti del mistero dell’esistenza umana. Lo dice chiaramente il Papa all’inizio della lettera quando scrive che vuole condividere con il lettore «alcune riflessioni personali su questa straordinaria figura, tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi». Questo desiderio, dice il Papa, è cresciuto durante i mesi di pandemia e, citando il discorso pronunciato il 27 marzo durante la Statio Orbis in piazza San Pietro, Francesco ci ha ricordato come abbiamo potuto sperimentare, proprio in questi tempi drammatici, che «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni — solitamente dimenticate — che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. […] Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti». Tutte queste persone sono “tanti san Giuseppe” e, dice il Papa, nel padre putativo di Gesù «possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza».

Questo tema della “santità della porta accanto”, o “della classe media della santità”, espressione che il Papa prende in prestito dal romanziere francese Joseph Malègue (e dal suo capolavoro Augustin) è molto caro a Francesco che spesso ne fa accenno, ma appunto in modo discreto, tra le righe dei suoi discorsi e dei suoi gesti. Al ritorno del viaggio del febbraio 2019 ad Abu Dhabi parlando con i giornalisti fece notare che non si era trattato di un viaggio “storico”, un momento “grande” della storia, perché ogni vita umana è grande, anche quella dell’ultimo della terra, e possiede una dignità immensa e immortale. Il fatto è che Papa Bergoglio è convinto che la storia degli uomini è sospinta ed elevata non dai “grandi” della storia, ma dalla «gente meccanica e di piccolo affare» come direbbe Manzoni o come intuisce Edith Stein nel cuore del momento più buio del XX secolo quando scrive: «Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi. Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile. Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato».

Il più bel film di questo duro 2020 che volge al termine è senz’altro La vita nascosta di Terrence Malick dedicato alla figura di Franz Jagerstatter, contadino austriaco, beatificato nel 2007, un “san Giuseppe” del Novecento che pagò con la vita la sua personale, silenziosa, resistenza al nazismo. Il titolo del film è preso da una frase della scrittrice inglese George Eliot che esprime in modo efficace questo pensiero che il vero bene è quello che spesso non si vede, non fa clamore, ma esiste e resiste: «Il bene a venire del mondo — scrive la Eliot — dipende in parte da azioni di portata non storica; e se le cose per voi e per me non vanno così male come sarebbe stato possibile lo dobbiamo in parte a tutti quelli che vissero con fede una vita nascosta e riposano in tombe che nessuno visita».

È la logica degli Hobbit del capolavoro di Tolkien, Il signore degli anelli, per cui il piccolo Merry, un personaggio apparentemente “minore” del romanzo, ad un certo punto afferma: «Il terreno nella Contea è profondo. Tuttavia ci sono cose ancora più profonde e più alte; e se non fosse per loro, un giardiniere non potrebbe curare il suo giardino in quella che lui chiama pace», intuendo che la pace nel mondo è assicurata non dalle grande potenze ma dall’operare nascosto di tante piccole mani, le stesse mani che un altro personaggio del libro, Elrond, celebra con queste parole: «Spesso questo è il corso degli eventi che muovono le ruote del mondo: sono piccole mani a metterli in movimento, perché vi sono costrette, mentre gli occhi dei grandi stanno guardando da un’altra parte». Erode il Grande cercava nel posto sbagliato perché il suo cuore era distorto e accecato dalla logica della forza e del potere, mentre lo sguardo dei pastori e dei magi si lascia guidare dalle stelle e trova la “grandissima gioia” (Mt 2, 11) in una piccola grotta alle porte di Betlemme.

Esiste una rete misteriosa del bene che sorregge il mondo e anche se ogni tanto può accadere che attorno ad alcuni personaggi o eventi, questa rete affiori e si mostri, per un attimo, visibile, in realtà per lo più essa si dipana e opera nell’oscurità, al contrario del male che è sempre fragoroso e ha bisogno del clamore ma poi finisce per non resistere e si consuma nel momento stesso in cui si mostra. Questo è un discorso che sottolinea in modo evidente la grande responsabilità che grava sulle spalle di chi è chiamato al delicato compito dell’informazione soprattutto nel mondo contemporaneo sempre alla ricerca di “eventi” che in quanto tali, fagocitano se stessi. Quale rete tra le due, quella del bene o quella del male, è giusto raccontare, illustrare, illuminare? Quale telegiornale avrebbe inviato una troupe per raccontare la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme? La “grandiosa” rete del male infatti sembra più facile da raccontare, si impone da sé, mentre il bene deve essere intuito, ricercato, scoperto. Il problema è che la speranza è senz’altro più faticosa della disperazione. La strada della speranza è più impegnativa, richiede creatività, ma è anche la strada per permette una lettura e un racconto della realtà più corretta, come ha ricordato il Papa nel discorso alla Curia del 21 dicembre: «Una lettura della realtà senza speranza non si può chiamare realistica», questo può scontrarsi con la mentalità di tanta informazione secondo la quale «i problemi vanno a finire subito sui giornali, questo è di tutti i giorni, invece i segni di speranza fanno notizia solo dopo molto tempo, e non sempre». Il bene va quindi intuito come un barlume che resiste anche nel buio; ci vuole speranza e la consapevolezza che anche la crisi si sviluppa all’interno dell’azione dello Spirito Santo, allora, dice il Papa «anche davanti all’esperienza del buio, della debolezza, della fragilità, delle contraddizioni, dello smarrimento, non ci sentiremo più schiacciati, ma conserveremo costantemente un’intima fiducia che le cose stanno per assumere una nuova forma, scaturita esclusivamente dall’esperienza di una Grazia nascosta nel buio».

Nascosta nel buio della grotta di Betlemme, splende la grazia del Natale, ai cristiani il compito di abbeverarsi a quella luce e trasmetterla, raccontarla, possibilmente senza guastarne la freschezza, svilirne la forza, disperderne il profumo. Edith Stein parlava di profeti e di santi. Forse a questi si possono aggiungere i poeti: di queste persone, umili strumenti di “qualcosa” più grande, abbiamo bisogno per cogliere il bene che opera nel mondo e raccontarlo, rimettendolo in circolo. È quello che ha fatto san Giuseppe, l’oscuro falegname, poeta e sognatore, di Nazaret.

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Non si può visitare il figlio senza visitare la madre

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2020

Non si può visitare il figlio senza visitare la madre dans Citazioni, frasi e pensieri Maria-e-Ges

Voi non potete levare la statua della madre e lasciare il neonato. Non potete sospendere il neonato a mezz’aria; insomma, non potete fare una statua a un neonato. Egualmente non potete sospendere nel vuoto l’idea del neonato, o pensare a lui senza pensare alla madre. Non potete visitare il figlio senza pensare alla madre. Non potete visitare il figlio senza visitare la madre; non potete, nella comune vita umana, avvicinare il bambino se non attraverso la madre.

Gilbert Keith Chesterton

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Una mistica ape

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2020

Una mistica ape dans Avvento Natale-San-Francesco-di-Sales

Serviamoci bene del tempo, per acquistare la beata eternità. State attorno al Bambino di Betlemme e, baciando i suoi piccoli piedi, pregatelo che sia il vostro Re: imparate da Lui ad essere umile, semplice ed amabile. Siate una mistica ape, che non abbandona mai il suo caro, piccolo Re, ma compone il suo miele vicino a Lui, in Lui e per Lui.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Come prepararsi alla festa del Natale del Signore

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2020

Come prepararsi alla festa del Natale del Signore dans Avvento RWJH1532

La Madonna mi ha insegnato a prepararmi alla festa del Natale del Signore. L’ho vista oggi senza il Bambino Gesù e mi ha detto:

«Figlia Mia, procura di essere mite e umile affinché Gesù che dimora continuamente nel Tuo cuore possa riposare. Adoralo nel tuo cuore. Non uscire dai tuo raccoglimento interiore. Ti otterrò, figlia Mia, la grazia di questo genere di vita interiore, di modo che senza che abbandoni la tua intimità, possa adempiere all’esterno tutti i tuoi doveri con maggior precisione. Rimani continuamente con Lui nel tuo cuore. Egli sarà la tua forza. Con le creature mantieni quei rapporti che la necessità ed i tuoi doveri esigono. Sei un’abitazione gradita del Dio vivente, nella quale Egli dimora continuamente con amore e compiacimento, e la viva presenza di Dio, che senti in maniera più viva ed evidente, ti confermerà, figlia Mia, in ciò che ti ho detto. Cerca di comportarti così fino al giorno di Natale ed in seguito Egli ti farà conoscere come dovrai trattare con Lui e come unirti a Lui».

Santa Faustina Kowalska

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Natale, ogni sacerdote potrà celebrare fino a quattro Messe

Posté par atempodiblog le 18 décembre 2020

Natale, ogni sacerdote potrà celebrare fino a quattro Messe
Per favorire la partecipazione dei fedeli in tempo di Covid, il prefetto della Congregazione del Culto divino, Robert Sarah, ha firmato un decreto che dà ai vescovi la possibilità di consentire ai sacerdoti di celebrare quattro Messe per le solennità di Natale, Maria SS. Madre di Dio ed Epifania. Permesse altre concessioni nei giorni feriali (due Messe), nonché nelle domeniche e feste di precetto (tre Messe).
di Nico Spuntoni – La nuova Bussola Quotidiana

Natale, ogni sacerdote potrà celebrare fino a quattro Messe dans Articoli di Giornali e News Sacerdote

Nelle stesse ore in cui il Governo prepara misure ulteriormente restrittive in vista dei giorni festivi e prefestivi che sembrano spianare la strada ad una sorta di lockdown natalizio tra il 24 dicembre e il 3 gennaio, si muove la Congregazione del Culto divino per agevolare e mettere in sicurezza la partecipazione dei fedeli alla liturgia. In un decreto firmato dal cardinale prefetto, Robert Sarah, e dal segretario, l’arcivescovo Arthur Roche, viene concesso all’«Ordinario del luogo, per motivi del perdurare del contagio generale con il cosiddetto Covid-19, di consentire quest’anno nel periodo natalizio di celebrare quattro Messe nel giorno di Natale, nel giorno di Maria Santissima Madre di Dio e dell’Epifania ai sacerdoti residenti nelle loro diocesi, ogni volta che lo ritengano necessario a beneficio dei fedeli».

Il Codice di Diritto Canonico al canone 905 sancisce che «non è consentito al sacerdote celebrare più di una volta al giorno», affidando all’Ordinario del luogo la facoltà, «nel caso vi sia scarsità di sacerdoti», di «concedere che i sacerdoti, per giusta causa, celebrino due volte al giorno e anche, se lo richiede la necessità pastorale, tre volte nelle domeniche e nelle feste di precetto».

L’Ordinamento Generale del Messale Romano permette che «nel Natale del Signore tutti i sacerdoti» per «motivi particolari, suggeriti o dal significato del rito o dalla solennità della festa» possano «celebrare o concelebrare più volte nello stesso giorno». Fu Papa Alessandro II a decretare il divieto delle celebrazioni ripetute nello stesso giorno, mettendo fine ad una consuetudine inaugurata a partire dal pontificato di Leone III e incontrando il favore di san Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae. Papa Innocenzo III confermò la decisione del suo predecessore, regolandone anche le eccezioni nel giorno della Natività e in caso di gravi necessità: nel 1204, intervenendo su una pratica d’uso antico (se ne parlava già nei sacramentari di San Gelasio e San Gregorio Magno) e comune soprattutto nelle città ma generalmente riservata ai vescovi, prescrisse che ogni sacerdote potesse celebrare tre Messe nel giorno di Natale.

La trinazione della Messa nella solennità del Natale simboleggia la nascita eterna dal Padre, quella terrena da Maria e quella spirituale nel cuore dei giusti per mezzo della carità. Il decreto della Congregazione del Culto divino concede così un’eccezionale deroga al numero massimo di Messe da celebrare il 25 dicembre ma anche l’1 e il 6 gennaio.

L’aumento del numero delle celebrazioni era stata la strada indicata lo scorso marzo dalla Conferenza episcopale polacca per scongiurare il pericolo di assembramenti nelle chiese e, al tempo stesso, per non sospendere il diritto alla libertà di culto come avvenuto altrove. In Italia, nonostante la stretta annunciata dal Governo tra la Vigilia e Capodanno, l’accesso alle funzioni liturgiche non sarà impedito e le disposizioni del cardinale Robert Sarah intendono favorire la partecipazione e la sicurezza dei fedeli in un momento in cui si avverte più che mai il bisogno di immergersi nel Mistero della nascita del Signore.

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Con Gesù tra le braccia di Maria

Posté par atempodiblog le 15 décembre 2020

Con Gesù tra le braccia di Maria dans Avvento Con-Maria-Santissima-verso-il-santo-Natale-di-Ges

“Di solito mi abbandono, cerco di farmi piccolo e di mettermi nelle braccia della Madonna. E dico al Signore: Gesù, fammi un po’ di posto! Dovreste vedere quanto spazio c’è per tutti e due tra le braccia di tua Madre! E basta”.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

santo-Natale dans Citazioni, frasi e pensieri

Prepariamoci ad accogliere Gesù/ Domani inizia la novena di Natale (da recitarsi dal 16 al 24 dicembre)

Vi segnalo quella del Beato Giustino Maria Russolillo, per recitarla cliccare freccia dans Don Giustino Maria Russolillo Novena di Natale

Buon-Natale dans Preghiere

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Permettiamo così al Signore di donarci la vera gioia

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2020

Permettiamo così al Signore di donarci la vera gioia
Il nostro cuore è in attesa della salvezza, sappiamo che sta arrivando e non sarà il vaccino, perché è solo il Signore che consolerà i nostri cuori. La vera gioia è ormai alle porte della storia e coinvolgerà tutto e per sempre, quindi anche noi, i cuori spezzati, chi sente il peso del passato e del peccato. Purché saremo umili, sapendo cogliere i segni che ci dona il Signore. Fino a provocare ammirazione, lasciando chi ci guarda, stupiti dalla luce che emaniamo.
di Christopher Zielinski, Padre Abate dell’Abbazia di Nostra Signora del Pilastrello (Lendinara) – La nuova Bussola Quotidiana

Permettiamo così al Signore di donarci la vera gioia dans Avvento Permettiamo-cos-al-Signore-di-donarci-la-vera-gioia

Questa III domenica di Avvento è caratterizzata da una parola che la percorre con insistenza e questa parola è “gioia”. Non si tratta di una gioia qualsiasi, di un semplice sentimento di felicità dato da una bella notizia che rende felice il cuore per un attimo. La gioia che prorompe in questa domenica deriva dalla consapevolezza della Chiesa di sapere che è ormai vicina la nascita del Signore, che la vera gioia è ormai alle porte della storia e che coinvolgerà tutto e per sempre, e quindi anche noi ne saremo coinvolti e immersi.

È l’antifona di ingresso che subito apre la porta del nostro cuore alla gioia: «Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi. Il Signore è vicino».

Tutta la Chiesa è nella gioia, allora, e anche le nostre case lo rivelano preparandosi alla festa, pur nelle molte difficoltà e preoccupazioni che stiamo vivendo a causa della crisi sanitaria ed economica in cui siamo costretti a vivere questo tempo di vicinanza al Natale. Il nostro cuore è in attesa della salvezza, sappiamo che sta arrivando e non sarà il vaccino a darci la gioia, perché è il Signore che consolerà i nostri cuori (l’annuncio di domenica scorsa) in quanto verrà nella nostra storia, perché sarà il “Dio-con-noi”.

È il profeta Isaia, nella prima lettura ad annunciare per primo, in questa domenica, la gioia: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli». Si tratta di una gioia piena perché è nel Signore, profonda perché è dell’anima e avvolgente perché salva. È indicata con termini sponsali, quindi di relazione intima, di amore e donazione, per sempre. Colpisce anche la ricchezza con cui Isaia descrive questo rapporto nuziale, si parla di diadema e di gioielli. Si tratta di una ricchezza che provoca ammirazione e suscita stupore per la sua bellezza. La gioia del Signore, allora, è davvero un dono prezioso che lascia, chi ci guarda, ammirati per la luce che promana dal nostro volto perché ci rende belli se riflettiamo la bellezza del Signore che è in noi, se non la deturpiamo con il nostro egoismo e soprattutto col nostro peccato.

Il monastero, la comunità cristiana e la Chiesa tutta respirano di questa bellezza che promana da Dio soprattutto quando vive nei tempi forti della liturgia come l’Avvento, perché la grazia di questi momenti apre maggiormente il nostro cuore a ricevere il Signore, il quale, come ci ricorda ancora Isaia, è «mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia». Riguarda, quindi, proprio noi da vicino, perché proprio noi ci sentiamo soprattutto in questo periodo particolare, miseri e a volte col cuore spezzato dalle delusioni della vita, oppure schiavi e prigionieri delle nostre paure, del nostro passato o dei nostri errori. Siamo, allora, nella gioia, ma attendiamo la sua pienezza, la sua rivelazione compiuta, il suo avvento pieno.

È il salmo responsoriale che realizza quanto annunciato dal profeta nella prima lettura. «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza» di Isaia, diventa: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» nel cantico di Maria. L’umiltà diventa il nuovo centro, la consapevolezza che tutto deriva da Dio e che noi siamo solo delle sue creature. Ma al tempo stesso Maria può dire che «d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata». Lo sguardo di Dio tocca la sua creatura e le permette di avere una visione su tutta la storia, una visione di beatitudine. Il centro del cantico lo troviamo in questa espressione: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono». All’umiltà di Maria corrisponde la consapevolezza della grandezza di Dio che si rivela nella sua misericordia senza limiti, di generazione in generazione, purché si accetti di stare sotto la sua luce, purché non restiamo abbagliati dalle luci artificiali e apparenti che ci portano lontano da Dio ma sappiamo cogliere i segni che ci dona il Signore.

Un segno concreto di vita e di speranza per il mio monastero è la presenza di una nuova professione monastica che spinge alla gioia di sapersi pensati e amati da Dio. È una voce giovane, entusiasta, e discreta che si aggiunge al nostro coro monastico che canta nel deserto dando testimonianza alla Luce, perché tutti possano credere e gioire nel Signore.

Lasciamo che il Signore ci possa raggiungere con il suo amore, con i segni di speranza che lascia lungo la nostra strada e che ci invitano alla gioia.

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L’augurio del Papa per questo Natale: “Fatevi stupire dal sorriso di Dio”

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2020

L’augurio del Papa per questo Natale: “Fatevi stupire dal sorriso di Dio”
Il Papa ci spiega cosa intende per “farsi stupire”. E aggiunge: “Portate questo augurio ai vostri cari a casa, specialmente ai malati e ai più anziani: che sentano la carezza del vostro sorriso”
di Gelsomino Del Guercio – Aleteia

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Lasciamoci accarezzare da un sorriso, il sorriso di Dio. Per questo Natale così diverso da tutti gli altri, Papa Francesco ci consegna un augurio speciale. Lo annuncia nel libro ‘Ti auguro il sorriso per tornare alla gioia‘ (edito da Libreria pienogiorno in collaborazione con l’Editrice Vaticana).

«Carissimi – esordisce il Papa – scambiamoci questo augurio, che vale per sempre: a Natale, partecipando alla Liturgia, e anche contemplando il presepio, lasciamoci stupire dal sorriso di Dio, che Gesù è venuto a portare. È Lui stesso, questo sorriso».

Il “regalo” che ci ha consegnato Gesù
Come Maria, come Giuseppe e i pastori di Betlemme, «accogliamolo, lasciamoci purificare, e potremo anche noi portare agli altri un umile e semplice sorriso. Portate questo augurio ai vostri cari a casa – è il pensiero di Natale che rivolge a tutti noi Papa Francesco – specialmente ai malati e ai più anziani: che sentano la carezza del vostro sorriso. È una carezza. Sorridere è accarezzare, accarezzare con il cuore, accarezzare con l’anima. E rimaniamo uniti nella preghiera».

Il sorriso più “potente” del Bambino Gesù
Il sorriso di Dio è un tutt’uno con la Natività. Quando guardiamo un neonato, osserva il Papa, «siamo portati a sorridergli, e se anche sul suo piccolo viso sboccia un sorriso, allora proviamo un’emozione semplice, ingenua. Il bambino risponde al nostro sguardo, ma il suo è un sorriso molto più “potente”, perché è nuovo, è puro, come acqua di sorgente, e in noi adulti risveglia un’intima nostalgia d’infanzia».

Questo è avvenuto «in modo unico» tra Maria e Giuseppe e Gesù. «La Vergine e il suo sposo, con il loro amore, hanno fatto sbocciare il sorriso sulle labbra del loro bambino appena nato. Ma quando ciò è accaduto, i loro cuori sono stati riempiti di una gioia nuova, venuta dal Cielo. E la piccola stalla di Betlemme si è come illuminata».

La difficoltà di sorridere
Gesù, sottolinea Papa Francesco, «è il sorriso di Dio. È venuto a rivelarci l’amore del Padre, la sua bontà, e il primo modo in cui l’ha fatto è stato sorridere ai suoi genitori, come ogni neonato di questo mondo»: è questa l’essenza dell’augurio che il Papa ci consegna per questo Natale. 2020.

«A volte diventa difficile sorridere, per tanti motivi – conclude Francesco -. Allora abbiamo bisogno del sorriso di Dio: Gesù, solo Lui ci può aiutare. Solo Lui è il Salvatore, e a volte ne facciamo esperienza concreta nella nostra vita».

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Amare l’Immacolata, la via per imitare Gesù

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2020

Amare l’Immacolata, la via per imitare Gesù
Durante l’ultimo anno ci siamo avvicinati di più all’Immacolata? L’abbiamo servita? È cresciuto il nostro amore per Lei e perciò per il SS. Cuore di Gesù? Se non ci sono stati progressi, non bisogna scoraggiarsi ma volgersi ancora alla Vergine perché prepari il nostro cuore a purificarsi, accogliere suo Figlio nella Santa Comunione e guadagnare a Lei altre anime. Da un insegnamento di san Massimiliano Maria Kolbe sul significato di vivere come consacrati all’Immacolata.

Novena a Maria SS. Immacolata dans Avvento Maria-Immacolata

La Nuova Bussola Quotidiana pubblica ampi estratti di due meditazioni scritte da padre Massimiliano Maria Kolbe nel 1938 rispettivamente per il mensile Rycerz Niepokalanej (Il Cavaliere dell’Immacolata) e per la sua versione per bambini, il Rycerzyk Niepokalanej (Il Piccolo Cavaliere dell’Immacolata).

Botti di Capodanno, l'appello dei medici degli ospedali: “E' una tradizione negativa e pericolosa” dans Articoli di Giornali e News Santo-Natale

Si sta avvicinando ancora un’altra volta l’annuale solennità, così cara al cuore, dell’Immacolata Concezione.
Noi, consacrati in proprietà all’Immacolata nelle schiere della sua Miliziadiamo uno sguardo all’intero anno trascorso dall’ultima sua festa e interroghiamoci personalmente:

- Durante quest’anno ci siamo avvicinati di più all’Immacolata?

- Il nostro amore verso di Lei è cresciuto?

- Ci siamo avvicinati maggiormente al SS. Cuore di Gesù attraverso l’Immacolata?

- Ci intratteniamo con più familiarità con Gesù nel tabernacolo? e più ancora dopo averlo ricevuto nella S. Comunione?

- L’amore di Gesù ci attrae verso la croce e ci spinge a contraccambiarlo con un amore disposto al sacrificio, a nostre, spese, con la sofferenza accettata per Lui?

In caso affermativo, ringraziamo di cuore l’Immacolata per le sorgenti di grazie che Ella ha impetrato per noi dal SS. Cuore di Gesù e ha riversato su di noi.

Se invece non vediamo dei grandi progressi nell’amore divinonon scoraggiamoci, ma umiliamoci, chiediamo sinceramente perdono all’Immacolata per non aver approfittato a sufficienza delle sue grazie; preghiamola di chiedere perdono al Salvatore, di offrire la giusta riparazione al SS. Cuore di Gesù e di volgere la nostra trascuratezza, la nostra ingratitudine in un bene ancora più grande, in modo che perfino le cadute divengano realmente per noi altrettanti gradini verso una più alta perfezione (per questo solo, infatti, Gesù le ha permesse); e con piena fiducia, con una fiducia illimitata nella sua particolare protezione, lasciamoci guidare da Lei in modo sempre più perfetto.

Ella ci insegnerà il modo di poter - giorno dopo giorno, ora dopo ora, istante dopo istante, nel fedele adempimento dei nostri doveri ordinari e nell’impegno di conformarci alla volontà di Dio – ella ci insegnerà il modo di poter manifestare il nostro amore verso il Cuore divino: un amore generoso, mediante il compimento della sua volontà, nonostante le difficoltà, i sacrifici e le croci (…) [SK 1233].

(…) Allora come prepararci alla festa dell’Immacolata? Come fare per trascorrerla nel modo migliore? Innanzi tutto, laviamo la nostra anima nel sacramento della penitenza, per togliere le macchie del peccato: così facendo essa diventa, almeno un poco, simile all’Immacolata. Inoltre, supplichiamo l’Immacolata affinché prepari il nostro cuore ad accogliere in modo degno il suo divin Figlio Gesù, presente nel Santissimo Sacramento dell’altare: accostiamoci alla Santa Comunione in questo giorno dell’Immacolata Concezione, dedicato a Lei.

Dopo la Santa Comunione pregheremo nuovamente l’Immacolata affinché voglia Lei stessa tener compagnia a Gesù presente nella nostra anima e renderlo così felice come nessuno è mai riuscito a fare finora. La pregheremo affinché Ella voglia offrire a Gesù la giusta riparazione sia per le nostre attuali infedeltà sia per i numerosi torti che Egli subisce nel mondo intero da parte dei peccatori. Ancora, rinnoviamo il nostro atto di consacrazione all’Immacolata. (…) Infine, riflettiamo un poco per chiederci se finora abbiamo servito l’Immacolata con sufficiente entusiasmo (…). Gesù ama assai coloro che lo imitano nell’amore verso la Sua purissima Madre.

E finalmente, per amare con maggiore ardore l’Immacolata, ci impegneremo a pensare a Lei, a leggere e a conversare su di Lei, affinché ciascuno di noi possa conoscerla e amarla sempre di più e possa guadagnare a Lei schiere sempre più numerose di altre anime. La pregheremo soprattutto negli istanti di dubbio, nei momenti di tentazione e di tristezza. Confidando nell’Immacolata, l’anima non ha paura di nulla, non indietreggia di fronte a nessun dovere, fosse pure arduo, assai arduo. [SK 1234]

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