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“Il Crocifisso è vivo”: il card. Comastri parla del suo nuovo libro

Posté par atempodiblog le 27 février 2017

“Il Crocifisso è vivo”: il card. Comastri parla del suo nuovo libro
“Il Crocifisso è vivo”. E’ il titolo del nuovo libro del cardinale Angelo Comastri, pubblicato in questi giorni dalle Edizioni San Paolo. Il volume introduce i lettori alla “terapia della Misericordia”, raccontando storie di conversioni e trasformazioni di uomini raggiunti dalla forza della Croce. Un libro, dunque, particolarmente utile mentre ci avviciniamo al periodo quaresimale che ci condurrà alla Pasqua del Signore. Intervistato, per Radio Vaticana, da Alessandro Gisotti, il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, muove la sua riflessione dall’affermazione dello storico russo Aleksandr Solženicyn: “Gli uomini hanno dimenticato Dio”:

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R. – Solženicyn ha raccontato che quando era ragazzo, quindi negli anni ’20, ’22, ricordava che nel suo villaggio discutevano: “Ma perché ci sono capitate queste disgrazie nella Russia?”. Erano gli anni in cui si stava imponendo la dittatura feroce di Stalin. E lui ricordava che gli anziani dicevano: “Abbiamo abbandonato Dio, il resto è conseguenza”. Questo vale anche oggi. Viviamo in una società in cui dominano due caratteristiche. Oggi c’è violenza e scontentezza. La violenza è un po’ dovunque. Così anche la scontentezza è un po’ dovunque. Perché questa inquietudine? Dio è la trave che sostiene il tetto del senso della vita: se Dio è entrato nella storia, la storia ha una salvezza, ha uno sbocco positivo. Noi siamo sicuri che lo sbocco finale sarà la vittoria dei buoni. Allora, sapendo che il Crocifisso è vivo, cioè che Gesù è dentro la storia, è dalla parte nostra, sapendo questo, noi dobbiamo avere una grande speranza, una grande fiducia: il mondo può cambiare, il mondo si può rinnovare e, non solo, la vittoria dei buoni è assicurata.

D. – La Quaresima è vicina. Questo libro parla di Risurrezione fin dal titolo. Come prepararsi a questo tempo forte dell’anno?
R. – Il mondo nel quale viviamo potrebbe farci paura. Ci sono tanti elementi che possono anche infondere scoraggiamento. Allora, mi vengono in mente le parole che spesso mi diceva Madre Teresa: “Non serve a niente gridare ‘E’ buio, è buio!’ ”. Finché gridiamo ‘E’ buio, è buio!’ non si accende la luce. E lei diceva: “Accendiamo la luce. Anzi, diventiamo luce noi”. Allora, all’inizio della Quaresima, io credo che tutti dobbiamo riconoscere che abbiamo dentro di noi qualche zona d’ombra, tutti abbiamo qualche spazio in cui si è accumulata polvere. Quanto è bello ripulire l’anima, renderla più splendente, mandare più luce: questa è la Quaresima, in modo che il giorno di Pasqua possa essere non solo il ricordo della Risurrezione di Gesù ma anche un momento in cui noi ci avviciniamo alla Risurrezione di Gesù. Perché questo è il senso della Quaresima: farci diventare figli risorti.

D. – Lei sottolinea che la terapia che oggi serve agli uomini del nostro tempo è la misericordia di Dio. Questo tema della misericordia è molto presente nei Papi dopo il Concilio, in particolare in Giovanni Paolo II e Francesco. Perché secondo lei?
R. – Credo che il tema della misericordia sia un po’ il cuore del Vangelo. Oggi lo stiamo sottolineando più che scoprendo perché è nel cuore del Vangelo. Prendiamo il capitolo 15 di San Luca. L’evangelista racconta che un giorno la gente mormorava contro Gesù perché lo trovava troppo buono, troppo accondiscendente verso i peccatori e Gesù risponde con tre parabole, con le quali vuol dire: “Voi non sapete chi è Dio. Dio non è come lo pensate voi. Dio è come un pastore che ha 100 pecore, ne perde una, potrebbe dire: ‘99 mi bastano’. E invece va a cercare la pecora smarrita. Questo è Dio”. E Gesù conclude: “Ebbene in cielo si fa festa per un solo – un solo! – peccatore che si converte”. Poi, Gesù continua: “Dio è come una donna che ha 10 monete e ne perde una. Ebbene chi sono queste monete preziose? E’ l’uomo, l’uomo peccatore. La moneta perduta è l’uomo peccatore. E dice Gesù: “La donna butta all’aria tutta la casa. Ed è un’immagine di Dio per dire: Dio fa di tutto per ritrovarci. Poi, la parabola del Figliol prodigo è meravigliosa: il figlio sbatte la porta, scappa di casa va a finire nel porcile, più umiliante di così non si può immaginare! Ebbene, io sono convinto che Gesù quando raccontava questa parabola a un certo punto si è fermato, nel momento in cui ha detto: “Ma il figlio si pentì e disse: ‘Tornerò da mio padre’”. Io ho sempre immaginato che Gesù si sia fermato in questo momento e abbia detto: “Immaginate l’incontro”. Forse qualcuno avrà detto: “Una bella bastonata gliel’avrà data!”. Gesù risponde: “No, così ragionato gli uomini non Dio”. Il Padre lo vide da lontano, cioè il padre lo stava aspettando. Ed è bello il movimento dei verbi: “Il padre gli corse incontro, gli cadde sul collo e lo abbracciò con l’amore di un padre”. Quindi noi possiamo perdere le caratteristiche di figli, Dio non perde mai le caratteristiche di padre.

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Santa Teresa di Calcutta e la Medaglia Miracolosa

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2016

Santa Teresa di Calcutta e la Medaglia Miracolosa

Santa Teresa di Calcutta e la Medaglia Miracolosa dans Cardinale Angelo Comastri Madre_Teresa_di_Calcutta

Madre Teresa di Calcutta era una sostenitrice instancabile della medaglia miracolosa, ne portava sempre numerose con sé e ne distribuiva una quantità enorme. Prendeva una medaglia fra le mani, la baciava, si raccoglieva un attimo in preghiera e poi la regalava. La donava ai bambini con una caramella. Chi conosceva la Madre sapeva che aveva ricevuto un bene prezioso, perché quel gesto di predilezione faceva nascere come un legame indelebile con lei, che garantiva il suo ricordo e la sua intercessione alla Madonna nella preghiera.

Madre Teresa, di passaggio a Parigi, un giorno si recò a pregare proprio a Rue du Bac nella chiesa dove la Vergine apparve a Santa Catherine Labouré. Subito vi fu fermento fra le suore, perché venne riconosciuta e la superiora si affrettò ad andarle incontro per accoglierla degnamente. Non sapendo cosa offrirle di meglio, le chiese se poteva far preparare per lei un buon numero di medaglie perché le portasse con sé. E le chiese: «Quante ne desidera, Madre? 50, 100… o 300?». La Madre la guardò con quel sorriso fra il bonario e il birichino, poi chiese cordialmente: «Andrebbero bene… 30.000? Sì?».

Per diversi anni se le procurò dalle Figlie della Carità della Garbatella a Roma. In cambio, queste le chiesero un giorno di pregare perché Dio mandasse loro qualche vocazione, e quella stessa settimana arrivò una novizia. Madre Teresa donò una medaglietta anche a Mons. Comastri, che la incastrò nel suo anello da arcivescovo.

Anche il miracolo della beatificazione di Madre Teresa è legato alla medaglia miracolosa. Monica Besra, 35 anni, del Bengala Occidentale, soffriva di tumore al ventre, che le si era notevolmente gonfiato. Il 5 settembre 1998, nel primo anniversario della morte della Madre, una suora prese una medaglia miracolosa che era stata a contatto con il corpo di Madre Teresa, la legò intorno al ventre di Monica con uno spago e supplicò: «Madre, oggi è il giorno in cui sei andata in Cielo. Tu amavi i poveri, fa’ qualcosa per Monica, che deve curare i suoi cinque figli». Quella notte il tumore sparì.

Tratto da: SANTA TERESA DI CALCUTTA FB

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Comastri: figli preghino per la santità dei genitori

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2016

Comastri: figli preghino per la santità dei genitori
La Chiesa fa memoria oggi dei Santi Gioacchino ed Anna, genitori di Maria. Diverse le celebrazioni nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano dove, durante il triduo di preparazione, si è pregato particolarmente per la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia e per il viaggio in Polonia di Papa Francesco. A mezzogiorno, nella parrocchia vaticana ha presieduto una Messa il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano. Tiziana Campisi per Radio Vaticana gli ha chiesto di parlarci di questi due santi:

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R. – Non abbiamo grandi notizie storiche su Gioacchino ed Anna, però la grande notizia è Maria! E una figlia fa necessariamente riferimento ai genitori. Io mi sono sempre chiesto: dove possiamo trovare, nei Vangeli, qualcosa che rimandi ai genitori di Maria? E prendo due momenti.

L’Annunciazione: Maria era giovanissima, possiamo pensare fosse intorno ai 16-17 anni, non di più. Dopo l’Annuncio dell’Angelo, dopo questa proposta sensazionale che era il compimento di tutte le profezie che Maria conosceva, Maria senza esitazione dice: “Eccomi! Sono la schiava!”, perché la traduzione esatta è questa… “Sono la schiava del Signore. Avvenga di me secondo la Tua Parola”: cioè “Mi porti dove vuole il Signore”. Certamente in questa risposta di Maria ha agito la grazia di Dio, ma certamente c’è anche l’educazione ricevuta in famiglia, c’è il clima di fede che Maria ha respirato in famiglia, l’educazione all’ascolto che era tipica della famiglia israelitica. E Maria questo lo ha vissuto, prima di tutto, in famiglia.

Un altro momento, in cui io vedo certamente l’influsso del clima di fede che Maria ha respirato in famiglia: dopo l’Annunciazione Maria, senza esitazione, si mette in viaggio e va da Elisabetta, va a servire. Sicuramente lo stile del servizio lo aveva imparato in casa.

D. – La parrocchia di Sant’Anna in Vaticano si è preparata alla festa di oggi con un triduo, dedicando le preghiere alla Giornata mondiale della Gioventù e al viaggio che il Papa si appresta a compiere. Come accompagnare Papa Francesco?
R. – Lo accompagniamo con la nostra preghiera, non c’è dubbio. Ogni viaggio del Papa è una missione e quando il Papa va in missione ci va a nome di tutta la Chiesa, porta con sé tutta la Chiesa e in modo particolare quando il Papa va in mezzo ai giovani, che sono il futuro del mondo e il futuro della Chiesa.

Madre Teresa diceva: “La segnaletica della felicità oggi è tutta sbagliata!”. Perché la segnaletica del mondo e dei media soprattutto dice ai giovani: “Fate soldi, cercate divertimenti e sarete felici”. Non è vero! E lo dimostra l’inquietudine della gioventù, la stanchezza della gioventù, la droga e la droga non è altro che un tentare di uscir fuori, andar via, da una situazione in cui uno sta male.

“La segnaletica della felicità è tutta sbagliata!”. E il Papa va a Cracovia, va in mezzo ai giovani, per dare una segnaletica giusta. E siccome il Papa va nella terra di Giovanni Paolo II, mi sembra bello ricordare le parole che Giovanni Paolo II disse a Toronto, nel 2002, a conclusione della Giornata mondiale della Gioventù; disse allora ai giovani ed io ero presente e le ricordo ancora con emozione quelle parole: “Non siate come le lumache che lasciano dietro di sé soltanto la scia della bava: basta una pioggerella e cancella tutto… Lasciate dietro di voi un solco di bene”. Ed aggiunse queste parole bellissime: “Solo così sarete felici!”.

E Madre Teresa aggiungeva: “La felicità si trova non con i soldi, non con i divertimenti, ma si trova facendo del bene”. E aggiunge ancora Madre Teresa: “Io sfido chiunque, non troverete mai un egoista felice. Uscendo dall’egoismo si incontra Dio e la firma dell’incontro con Dio è la gioia”.

D. – I giovani, oggi, cosa possono chiedere ai Santi Gioacchino ed Anna?
R. – Dovrebbero chiedere, in modo particolare, il dono di santi genitori. Oggi molti figli sono orfani con genitori vivi e Gioacchino e Anna sono sicuramente due splendidi genitori. Io invito tutti i figli a pregare per la santità dei loro genitori, perché i genitori santi, i genitori buoni, i genitori che mandano la luce del Vangelo sono la più grande benedizione della famiglia e sono la vera ricchezza dei figli.

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Card. Comastri: vi racconto Madre Teresa, Santa della Misericordia

Posté par atempodiblog le 19 juin 2016

Card. Comastri: vi racconto Madre Teresa, Santa della Misericordia
“Ho conosciuto una Santa”. E’ il titolo del libro su Madre Teresa di Calcutta scritto dal card. Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, e pubblicato in questi giorni dalle Edizioni San Paolo. Nel volume, il porporato racconta i suoi tanti incontri con la futura Santa e offre al lettore una serie di storie, scritti e preghiere su Madre Teresa. Alessandro Gisotti, per Radio Vaticanaha chiesto al cardinale Angelo Comastri di raccontare l’esperienza straordinaria di essere stato così vicino alla fondatrice delle Missionarie della Carità:

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R. - Ritengo che incontrare Madre Teresa di Calcutta sia stato un grande dono da parte del Signore. Confesso che ogni volta che la incontravo mi metteva nel cuore una grande serenità. Mi sembrava quasi di sperimentare la presenza di Dio nella sua anima. Una volta mi incantò una definizione di un giornalista riguardo Madre Teresa che diceva così: “Madre Teresa è una finestra aperta e Dio si è affacciato a questa finestra e ha sorriso al mondo”. Da parte mia, la condivido pienamente perché ogni volta che la incontravo avevo quasi la sensazione fisica di avvicinare il Signore, di sentire il Signore che era evidentemente nella sua anima. Quando l’ultima volta l’ho salutata – era il 22 maggio del 1997 nella Casa sulla Via Casilina – era già malata, si vedeva che aveva pochissima forza. In quell’occasione le confidai la mia sofferenza perché la mia mamma era morta da pochi giorni. Le dissi: “Madre, mamma mi ha lasciato”. E lei, ricordo ancora, mi disse: “La tua mamma è in cielo. Ora, ti è più vicina di prima”, e aggiunse, “anche io andrò in cielo. Ti starò sempre vicina”. Queste parole per me sono di una consolazione straordinaria, perché Madre Teresa quando prometteva una cosa la faceva.

D. – Con la canonizzazione ora la sentiremo tutti davvero più vicina. Dal cielo può fare perfino di più di quanto ha fatto in modo straordinario sulla Terra?
R. – Non c’è dubbio. Giovanni Paolo II disse: “I santi in cielo non hanno bisogno di applausi. I santi ci chiedono soltanto di seguirli”. E Madre Teresa non si stanca di dirci: “Siate santi”. Ricordo quando mi dava qualche immaginetta: ci scriveva sempre: “Be holy (Sii santo)”. Quindi ci dice ancora la stessa cosa, perché l’unica cosa che conta è la santità. Per usare le sue parole: “L’unica valigia che porteremo di là è la valigia della carità”. Ricordo che quando mi disse queste parole, aggiunse: “Finché sei in tempo, riempila, perché è l’unica valigia che porterai con te”.

D. – Nel libro, i capitoli sono intervallati da preghiere di Madre Teresa o da preghiera a cui lei teneva tanto e recitava quotidianamente …
R. - Potremmo dire che la preghiera è il segreto di Madre Teresa di Calcutta.  Quando Pérez de Cuéllar (allora Segretario generale delle Nazioni Unite) la presentò all’Onu con parole un po’ altisonanti dicendo:  “Vi presento la donna più potente della Terra. Lei è veramente le Nazioni Unite perché nel suo cuore ci sono i poveri di tutto il mondo”, la Madre rispose: “Io sono soltanto una suora che prega”, e aggiunse “pregando, Gesù mi mette il suo amore nel cuore. Io vado a portarlo ai poveri di tutto il mondo, ai poveri che incontro”. Poi ebbe il coraggio di dire: “Pregate anche voi e vi accorgerete dei poveri che avete accanto, forse sul pianerottolo della vostra stessa casa”.

D. – Madre Teresa aveva una straordinaria capacità di comunicazione con tutti. Lei ricorda in particolare la figura della principessa Diana …
R. - Sì. La madre accolse con tanto affetto la Principessa Diana, ma non tanto perché era una principessa, ma perché era una figlia di Dio. E quando ci fu qualche cautela presentata alla Madre nei confronti di Diana, lei disse: “Io non ho mai ricevuto la Principessa Diana: io ho ricevuto sempre l’infelice Diana”. Questo è molto bello. Lei sapeva chinarsi sulla sofferenza di tutti, principi o non principi, poveri o non poveri perché erano tutti figli di Dio, come deve essere per tutti.

D. – Dei tanti incontri che lei ha potuto aver con Madre Teresa cosa le resta?
R. - Ogni incontro era bello; ogni incontro era ricco. Però il primo incontro è quello che ricordo in modo straordinario soprattutto quando dissi alla Madre: “Da lei mi aspettavo che mi chiedesse quanta carità fai …” E lei ricordo che mi rispose: “E tu credi che io potrei fare la carità? Potrei andare dai poveri se non pregassi? È pregando che Gesù mi mette l’amore nel cuore. Io vado a portarlo ai poveri che incontro nel mio cammino”, e aggiunse: “Ricordati bene  – muovendo il dito – che senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri”.

D. – Beatificata da San Giovanni Paolo II, apostolo della Divina Misericordia, viene canonizzata da Papa Francesco nel Giubileo della Misericordia. Possiamo dire che è la testimone più forte forse dei nostri tempi della misericordia di Dio?
R. - Quando un giornalista tentò di fotografare gli occhi della madre – ero presente –  chiedemmo: “Perché insiste? Sta infastidendo la Madre”, e il giornalista: “Voglio fotografare gli occhi: non ho mai visto occhi così felici. Vorrei, in qualche modo, cogliere il segreto della gioia di questi occhi”. Ricordo che la suora che era accanto tradusse alla Madre in inglese. La Madre rispose: “Il segreto è tanto semplice: i miei occhi sono felici perché le mie mani asciugano tante lacrime. Faccia anche lei così: abbia degli occhi felici come i miei”.

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Comastri: vi racconto Karol Wojtyla, il Papa della Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 2 avril 2016

Comastri: vi racconto Karol Wojtyla, il Papa della Divina Misericordia
Ricorre [...] l’11.mo anniversario della morte di San Giovanni Paolo II. Significativamente, quest’anno la ricorrenza cade nella vigilia della Festa della Divina Misericordia, istituita da Karol Wojtyla, proprio come avvenne per la sua morte, il 2 aprile del 2005. Sul legame tra Giovanni Paolo II e la Misericordia, cuore del Giubileo voluto da Papa Francesco, Alessandro Gisotti [di Radio Vaticanaha intervistato il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano:

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R.  – Vorrei partire da un episodio accaduto pochi giorni prima della partenza per il Cielo di Giovanni Paolo II. Era il 30 marzo del 2005, era mercoledì, l’ultimo della sua vita. Tutti sapevamo che il Papa si era aggravato e quindi eravamo un po’ in apprensione, stavamo tutti pregando per questo motivo. Verso mezzogiorno mi avvisano: “Si è aperta la finestra dell’appartamento!”. Io chiaramente uscii dal mio ufficio, corsi in Piazza San Pietro e a mezzogiorno vidi che il Papa si affacciò. Non riuscì a dire una parola; alzò solamente la mano destra e tracciò un grande Segno di Croce che fu il suo testamento, il suo saluto alla Chiesa, il saluto al mondo.

Ho saputo dopo cosa accadde quella mattina. Appena svegliato Giovanni Paolo II ha sussurrato – perché parlava soltanto in maniera afona, appena percettibile – a suor Tobiana e a don Stanislao Dziwisz: “Oggi è mercoledì”. Ma non hanno dato peso alle parole. Passato un po’ di tempo, ha detto di nuovo: “Oggi è mercoledì”. Ancora una volta hanno ignorato le parole del Papa. Alle 10 ha detto con un tono un po’ autoritario: “Oggi è mercoledì e io mi alzo!”. Evidentemente si sono spaventati di fronte a questa decisione del Papa e hanno tentato di dissuaderlo. Il Papa in modo irremovibile ha detto: “Oggi è mercoledì ed io mi alzo perché la gente viene e io non voglio deluderla”. Stava morendo e pensava agli altri.

Quando morì erano i primi Vespri della Festa della Divina Misericordia. Si potrebbe pensare laicamente si trattasse di una coincidenza, ma le coincidenze non esistono: era una delicatezza della Divina Misericordia! Il Papa che tanto aveva parlato e tanto si era speso per far conoscere questo volto bello di Dio, il volto misericordioso, veniva accolto nella Comunione dei Santi proprio nel giorno della Divina Misericordia che lui aveva voluto.

D. – In che modo secondo lei si esprimeva al meglio l’essere testimone di Misericordia in Giovanni Paolo II?

R. - La testimonianza della Misericordia di Giovanni Paolo II mi piace sintetizzarla in due lampade: quella del perdono, fino all’eroismo, e quella dell’annuncio della verità, perché perdono e verità sono due lampade che vengono dalla Misericordia. La lampada del perdono: pensate che subito dopo l’attentato, quando il Papa era in un lago di sangue, appena ha ripreso un pochino la conoscenza le prime parole che ha detto sono state: “Perdono il fratello che mi ha sparato”. Chiamare in quel momento “fratello” Alì Aĝca richiede un bel coraggio, una bella fede, una bella testimonianza. Ma non solo.

Quando il Papa si è ripreso non ha organizzato proteste, scioperi, vendette … soltanto preghiera; preghiera e perdono. Qui si vede il volto bello del cattolicesimo.

Ma c’è un’altra lampada: quella della verità. Giovanni Paolo II ha fatto brillare questa lampada con tre Encicliche meravigliose ma anche con tantissimi discorsi. L’Enciclica Vertitas Splendor, l’Enciclica Evangelium Vitae e Fides et ratio. Giovanni Paolo II ha gridato la verità perché la verità è un servizio di Misericordia! Perché il peccato è male e fa male! E non dimentichiamo che Gesù, il misericordioso, Colui che ha detto: “Io sono venuto per i peccatori…”, ha aggiunto anche: “… affinché si convertano”. Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di tenere accese entrambe le lampade: quella del perdono, perché Dio è sempre pronto a perdonare, come ripete molto spesso Papa Francesco, “Dio è sempre pronto a perdonare! Però attenti, il perdono di Dio ci entra dentro quando il cuore si apre”.

D. – L’uomo e il mondo contemporaneo hanno tanto bisogno della Misericordia, scriveva San Giovanni Paolo II nella Dives in misericordia, la sua seconda Enciclica del 1980, dopo la Redemptor hominis. Perché secondo lei ritorna questa esigenza urgente di Misericordia, negli ultimi Pontefici in particolare?

R. - Giovanni Paolo II, proprio nella Dives in misericordia, cita il capitolo nono della Gaudium et spes dove è scritto: “Il mondo di oggi si presenta potente e debole, capace di operare il meglio ma anche il peggio mentre gli si apre davanti la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell’odio”. Il mondo di oggi si sta rendendo conto che il pregresso realizzato dalla scienza non è sufficiente per rendere felice l’umanità. L’uomo ha bisogno di una verità che gli riempie il cuore; ha bisogno di un amore che sani le ferite, di una Misericordia che sani le sue ferite. E questo lo può fare soltanto la Misericordia di Dio. Ecco perché in questo momento è particolarmente urgente e indispensabile l’annuncio della Misericordia a questa umanità ferita, come ama dire Papa Francesco.

L’annuncio che Dio è misericordioso è sicuramente una medicina straordinaria. L’uomo moderno che credeva di poter diventare superuomo, come sognava Nietzsche, invece si accorge di essere un pover’uomo che ha bisogno della mano misericordiosa di Dio. Ecco perché a mio umile giudizio è straordinariamente attuale l’annuncio della Misericordia. E Papa Giovanni Paolo II lo capiva, Papa Benedetto lo capiva, Papa Francesco ne ha fatto – possiamo dire – lo slogan del suo Pontificato.

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Card. Comastri: Papa Francesco pone l’Anno della Misericordia sotto il manto protettore di Maria

Posté par atempodiblog le 15 août 2015

Card. Comastri: Papa Francesco pone l’Anno della Misericordia sotto il manto protettore di Maria
Nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria in Cielo, Papa Francesco reciterà l’Angelus alle 12.00 insieme ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Sull’importanza di questa festa e il legame tra Jorge Mario Bergoglio e la Madre di Dio, Alessandro Gisotti [di Radio Vaticana] ha intervistato il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano:

scioglie nodi

R. – Oggi questa festa è particolarmente attuale, anche per la nostra società e per il momento che stiamo vivendo. C’è un grande culto del corpo, una idolatria del corpo, ma purtroppo staccato dall’anima. E’ dall’anima bella che parte la bellezza del corpo! Maria era bella dentro; Maria era bella nei suoi sentimenti, Maria era bella nella sua umiltà, Maria era bella nella sua generosità, Maria era bella nella sua dedizione totale a suo Figlio, al Salvatore, ed è quella bellezza che in qualche modo è affiorata nel corpo e ha giustificato la sua assunzione. Ora, il Papa tutto questo lo sa: Papa Francesco lo sa e lo crede e lo vive – possiamo dire – con la semplicità di un bambino, ed è questo un fatto molto bello, dal quale possiamo trarre grandi insegnamenti. Il Papa molto spesso fa riferimento alla nonna, perché doveva essere, in casa, l’anello della tradizione di fede – gli ha insegnato a pregare – un personaggio di riferimento della sua infanzia, dalla quale ha ricevuto sicuramente anche l’amore per la Madonna.

D. – La devozione mariana di Francesco, appunto, nasce fin da bambino: pensiamo alla Vergine di Lujan, a Buenos Aires. Questo lo vediamo anche dal modo in cui il Papa parla di Maria: in modo semplice, filiale, come si parla in famiglia della mamma …
R. – Certamente. Il Papa esprime la sua devozione alla Madonna nelle formule più semplici. Vedere il Papa che, quando torna da un viaggio, va a portare un mazzo di fiori a Santa Maria Maggiore: già questo fatto dice la sua semplicità. Ed essendo semplice, parla: parla subito al cuore, trasmette subito il messaggio e ci dice con estrema chiarezza che il Papa si sente un figlio aggrappato alla mamma, un figlio che ha bisogno di raccontare alla mamma la sua storia, i suoi viaggi, le sue fatiche, i suoi impegni. Questo è il senso di quel mazzolino di fiori che lui porta sull’altare.

D. – Personalmente, cosa la colpisce della devozione che Francesco ha per la Vergine?
R. – Più volte ho riflettuto su una devozione tipica che il Papa ha portato a Buenos Aires e poi ha portato nel mondo: la devozione alla “Madonna che scioglie i nodi”. Chi non ha qualche nodo nella vita? Chi non ha qualche nodo da sciogliere? Allora è bello immaginare Maria e immaginare la mamma come Colei che prende un groviglio e che, con pazienza, cerca di scioglierlo, di dipanarlo e di far ritornare la bellezza della vita normale, della vita che tutti vorremmo vivere. Io penso a un particolare della vita della Madonna: Maria a Cana. Un matrimonio, un nodo: viene a mancare il vino. E Maria scioglie il nodo. Ma lo fa con una delicatezza estrema. Maria si rivolge a Gesù, ma non dice: “Devi fare un miracolo!”, no. Lo stile di Maria è lo stile della delicatezza, lo stile dell’umiltà. Semplicemente dice: “Figlio, non hanno più vino”. La risposta di Gesù è una risposta che sicuramente la Madonna in quel momento non poté capire in tutta la profondità ed era una prova di fede anche per Lei: “Non è ancora giunta la mia ora”. Maria capì successivamente qual era l’ora di cui parlava Gesù in quel momento; ma la sua risposta è di una bellezza straordinaria. Maria non si scoraggia. Dice ai servi, semplicemente: “Qualunque cosa vi dirà, voi fatela”. E questo abbandono semplice, umile è il terreno in cui sboccia il miracolo, il terreno in cui si scioglie il nodo.

D. – L’Anno della Misericordia inizierà, per decisione di Papa Francesco, l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione. Il Papa mette questo Giubileo sotto il segno, anzi, forse sotto il manto protettore di Maria…
R. – L’Immacolata è il progetto iniziale di Dio. Dio ci vorrebbe tutti immacolati, puri dentro, e questa bellezza originaria che, adesso è venuta a mancare nella storia per il peccato umano, è ricominciata con Maria. Aprendo il Giubileo della Misericordia nel giorno dell’Immacolata, il Papa ci dice: “Questo è il sogno di Dio”, e possiamo tutti fare un passo per avvicinarci al sogno di Dio. Lasciamoci condurre da Maria. Lasciamoci portare da Lei: Maria ci indicherà la strada della misericordia, la strada nella quale possiamo recuperare tutti la bellezza che abbiamo perduto. Dio è pronto; la porta è aperta: entriamo!

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L’esperienza del Natale

Posté par atempodiblog le 20 décembre 2014

L’esperienza del Natale
del Card. Angelo Comastri – Tu sei Trinità

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Teresa di Lisieux racconta nel suo manoscritto che un Natale coincise con il momento della sua conversione: era il Natale del 1886, l’anno prima del suo pellegrinaggio a Loreto. Cosa accadde in quel Natale? Racconta Teresa: “Andammo in chiesa a vedere il Dio debole e quel Dio debole mi donò una grande forza. Ricevetti la comunione e nella comunione ricevetti la forza di Dio”. E’ paradossale questo linguaggio di Teresa di Lisieux. Ma cosa accadde in quel Natale? Lo racconta lei stessa.

Uscendo dalla messa di mezzanotte, ritornarono a casa; Teresa era l’ultima figlia, vezzeggiata da tutti, in particolare dal padre; ma il padre era stanco, quella notte; arrivato a casa, non aveva voglia di assistere alla gioia semplice e spontanea della bambina che apriva i vari pacchetti dei regali e uscì in questa esclamazione: “Meno male che è l’ultimo anno”.

Teresa si sentì ferita, stava per piangere.

“A un certo punto”, racconta lei stessa, “mi feci forza, andai incontro al papà, cominciai ad aprire i piccoli regali gioiosamente e ritornò la festa nella mia famiglia”.

Commenta Teresa: “Feci un atto di umiltà e sentii la carità di Dio che mi entrava nel cuore e da quel momento fui felice”.

E’ l’esperienza del Natale, l’esperienza di umiltà che diventa accoglienza dell’amore. Se potessimo vivere un’esperienza di amore vero, proveremmo anche noi la gioia di Dio. Se vivessimo l’amore come dono, l’amore come gratuità, l’amore come oblio di se stessi, troveremmo il Paradiso fin da quaggiù.

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Preghiera a Madre Teresa di Calcutta

Posté par atempodiblog le 5 septembre 2014

Madre Teresa dei poveri
Tratto da: Madre Teresa. Una goccia d’acqua pulita. Del Card. Angelo Comastri, Ed. Paoline

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Madre Teresa dei poveri!
Mentre la società del benessere
spinge a moltiplicare i consumi,
tu hai spinto il mondo
a moltiplicare l’amore per i poveri:
così ci hai ricordato che la gioia
non si compra con i soldi,
ma si ottiene dando amore
e spendendo la vita per gli altri.

Madre Teresa degli ultimi!
Il tuo passo veloce è andato sempre
verso i più deboli e i più abbandonati
per contestare in silenzio coloro che sono
ricchi di potere e di egoismo:
l’acqua dell’ultima cena
è passata nelle tue mani instancabili
indicando a tutti coraggiosamente
la strada della vera grandezza.

Madre Teresa di Gesù!
Tu hai sentito il grido di Gesù
nel grido degli affamati del mondo
e hai curato il corpo di Cristo
nel corpo piagato dei lebbrosi.
Madre Teresa, prega affinchè diventiamo
umili e puri come Maria
per accogliere nel nostro cuore
l’amore che rende felici.
Amen

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Un cuore totalmente rinnovato dal pentimento e dal perdono

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2013

Atto di carità
“Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa; perché sei bene infinito e nostra eterna felicità;
e per amore tuo amo il prossimo come me stesso e perdono le offese ricevute.
Signore, che io ti ami sempre più”.

Un cuore totalmente rinnovato dal pentimento e dal perdono dans Cardinale Angelo Comastri 2ytnoysAndando a fare il prete nel carcere mi sentii nuovamente libero, nuovamente realizzato come prete e, soprattutto, come strumento della misericordia e del perdono di Dio.

[…] Mi dissero che nel settore dove prestavo il mio servizio di sacerdote c’era un detenuto piuttosto pericoloso, aveva sgozzato con le forbici da cucina la sua amante dopo aver avuto con lei diversi figli.

In occasione del Santo Natale dell’anno 1969, chiesi al direttore del carcere di poter entrare nelle singole celle per portare l’augurio di buon Natale ai detenuti, insieme a un pacchetto di sigarette e un pacco di biscotti. Ottenni il permesso.

Quando giunsi alla cella dove c’era il detenuto pericoloso, provai un po’ di paura ed esitai prima di entrare, pur essendo accompagnato da una guardia carceraria. Varcai la soglia e dissi: “Buon Natale a tutti! Vi lascio un piccolo segno di amicizia nel ricordo dei Magi che portarono i loro doni a Gesù nella grotta di Betlemme”.

Non feci in tempo a finire il mio saluto, che un denso sputo mi raggiunse dritto sul volto e mi lasciò quasi paralizzato. Non veniva dal detenuto pericoloso, ma da un giovane, lo seppi dopo, che con un calcio aveva ucciso la sua donna e il bambino che portava in grembo. Feci un passo indietro, pulii il volto con il fazzoletto e poi, un po’ impacciato, balbettai: “Sono venuto nel nome di Gesù e nel Suo nome rinnovo l’augurio di ogni bene. Arrivederci e buon Natale”. In quel momento vidi il detenuto pericoloso alzarsi dal tavolaccio sul quale era coricato e venirmi incontro con passo deciso. Esclamai dentro di me: “Mio Dio! Che ho detto di male?” e mi preparai a ricevere qualche altro insulto, se non peggio. L’uomo invece si fermò davanti a me e mi fissò con uno sguardo non cattivo e poi mi disse: “Perché non hai reagito? In questo mondo se non ti difendi vieni schiacciato, reagisci e non fare il coniglio”.

Io risposi: “Credo nel perdono, credo che la bontà è più forte della cattiveria, questo è l’insegnamento di Gesù e io voglio viverlo fino in fondo”. Il detenuto pericoloso esclamò: “Gesù! Gesù! Ma chi è Gesù?” E aggiunse: “Ma perché non mi chiami a colloquio quando ritorni qui?”. Risposi: “Lo faccio volentieri. Ci vediamo mercoledì prossimo”.

Il mercoledì successivo lo feci chiamare e mi ritrovai davanti a lui, che era quasi un gigante, per riprendere il colloquio aperto in un contesto drammatico. Gli tesi la mano per stringere la sua, ma egli rifiutò, diceva: “Con questa mano ho ucciso, è sporca di sangue e non posso stringere la tua mano che tocca il Corpo del Signore”. Questo gesto mi impressionò e mi commosse profondamente.

A quel primo colloquio ne seguirono altri, nei quali mi raccontò la sua triste storia e mi spiegò come era arrivato al feroce delitto, concluse: “la strada del male è in discesa. Bisogna fermarsi subito, altrimenti accade l’irreparabile, come è accaduto a me”.

Dopo vari incontri, ebbi l’ardire di dirgli: “perché non ti confessi? Gesù è felice di perdonarti”. La sua reazione fu: “Mai! Gesù non può perdonarmi. Io sono peggio di Giuda”.

[...] Dopo vari mercoledì, finalmente decise di inginocchiarsi per fare la Santa Confessione, mi raccontò tutta la storia del delitto e, a un certo punto, i suoi singhiozzi erano così intensi che le sue spalle sussultavano violentemente. A me sembrava in quel momento di rivivere la scena di Gesù che dalla Croce perdona il ladrone pentito. Mi sentivo indegno di quell’ora di luce e di misericordia. Dissi tra me: “Valeva la pena di diventare prete solo per vivere questo momento”. Salutando il detenuto pericoloso gli dissi: “Domenica prossima vieni alla Santa Messa nella rotonda, farai la tua prima nuova Comunione”, “non lo so se verrò. E’ troppo quello che ho ricevuto, perché io…” e mi mostrò ancora una volta le mani, nelle quali vedeva impresso il terribile delitto.

La domenica successiva venne alla Santa Messa e, al momento della Comunione, si avvicinò all’Altare. Quando mi trovai davanti a lui e alzai la mano dicendo: “Corpo di Cristo”, il detenuto pericoloso mi prese improvvisamente la mano e la riempì di lacrime dicendo: “Padre, non posso, non sono degno!”. E io: “Gesù ti ha perdonato. La tua anima è stata lavata dal Sangue di Cristo”. Restammo per alcuni minuti in quell’atteggiamento, tra lo stupore di tutti e poi finalmente Gesù entrò in quel cuore totalmente rinnovato dal pentimento e dal perdono.

Dopo la Santa Mesa lo chiamai, e gli dissi ancora parole di fiducia e di speranza. Egli replicò: “Ora  la vita che mi resta devo spenderla per dire grazie a Gesù per il perdono che mi ha regalato”.

del Cardinale Angelo Comastri – Dio scrive dritto. L’avventura umana e spirituale di un cardinale

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Maria e il ricordo dei defunti, un grande richiamo al Cielo

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2013

Maria e il ricordo dei defunti, un grande richiamo al Cielo dans Cardinale Angelo Comastri jaj4

Giovanni Peduto: C’è un legame, un rapporto tra Maria e le anime dei defunti?

Mons. Angelo Comastri: Certamente, Maria è la Regina del Paradiso, è la Regina dei Santi, come noi la chiamiamo. E noi desideriamo che tutte le anime siano in Paradiso, e anche quelle del Purgatorio sono orientate al Paradiso. Certamente, Maria è in Cielo assieme ai Santi accanto a Gesù e accanto alla Santissima Trinità; è chiaro che nel mese di novembre Maria è un grande richiamo al Cielo, così come anche il ricordo dei Defunti è un richiamo al Cielo, perché viviamo in un’epoca di grande amnesia dell’eternità.

Oggi sembra che l’umanità abbia dimenticato il destino ultimo. Per questo, quando si dimentica il Paradiso, il mondo diventa inferno, il mondo diventa invivibile. Il richiamo dell’Aldilà è indispensabile non per alienarci, ma per farci vivere bene l’“aldiquà”.

Tratto da: Radio Vaticana

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Madre Teresa, una donna scomoda

Posté par atempodiblog le 5 septembre 2013

Madre Teresa, una donna scomoda
di Angelo Comastri – Toscana Oggi

Madre Teresa, una donna scomoda dans Aborto 7sbo

Madre Teresa di Calcutta è diventata beata a tempo di record: appena sei anni dopo la sua morte! E ormai tutti la considerano una «santa». Tuttavia non dimentichiamo che Madre Teresa è una persona «scomoda». Così come è scomodo un limpido raggio di luce quando illumina una parete ammuffita; come è scomoda una persona onesta dentro una combriccola di ladroni; come è scomodo un cuore umile in un raduno di arroganti; come è scomodo un «povero» all’ingresso di una discoteca; come è scomoda una mamma, con due bambini in braccio, davanti ad una clinica per aborti.

Madre Teresa è scomoda! Ne volete una prova? Lasciamola parlare. Ecco una sua affermazione chiara, ma tanto scomoda: «Se nel vostro Paese permettete l’aborto, allora diventate un Paese molto povero. Tanto povero da aver paura anche di bambini».

Ecco un altro pensiero luminoso ma controcorrente, che ella rivolse a un gruppo di lebbrosi: «Ogni volta che Dio guarda il palmo della Sua mano, vi ci vede disegnati. Per questo ogni vita umana è preziosa: sì, anche voi lebbrosi siete preziosi agli occhi di Dio!».

Ecco una presentazione di Maria che è, nello stesso tempo, originalissima e fedelissima: «La Madonna fu la prima “dama della carità”. Ma, prima di esserlo, si svuotò completamente di se stessa e si offrì come serva del Signore».

Ecco una sua norma di vita che, nell’attuale società violenta e prepotente, può avere il sapore dell’ingenuità e invece è una perla di autentica sapienza: «Preferirei commettere degli errori con gentilezza e compassione piuttosto che operare miracoli con scortesia e durezza».

Ecco, infine, una coraggiosa lettura della povertà umana: «I poveri hanno fame di pane, ma soprattutto hanno fame di Dio. La più grande disgrazia dell’India è di non conoscere Gesù Cristo: e, senza Gesù Cristo, non si conosce il valore della vita umana».

Chi è, allora, Madre Teresa. Ella è una «innamorata di Cristo», è una donna «folgorata dal Crocifisso», nel quale ha visto il Volto di Dio come «Volto di Amore» e ha sentito la sete di Dio come «sete di Amore». E ha risposto all’amore con tutta la sua vita: senza esitazione, senza risparmio, senza mezze misure. E ha cercato i poveri per amarli con l’Amore di Dio e per consolarli con l’unica vera buona notizia, che è questa: «Dio ti ama». A tutti, infatti, ella ripeteva instancabilmente: «God is Love», Dio è amore!
Il segreto di Madre Teresa sta tutto qui: ed è – vale la pena ricordarlo – il segreto stesso del cristianesimo. Potessimo capirlo! Potessimo viverlo tutti un pochino di più!

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Maria

Posté par atempodiblog le 13 août 2013

Maria
La grandezza della Madonna è radicata nel Vangelo.
E’ Cristo che ci offre sua Madre come dono. Rifiutandolo, si rifiuta anche il Messia.
Intervista a Monsignor Angelo Comastri.
di Edoardo Caprino – Il Timone

Maria dans Cardinale Angelo Comastri ahp
Chiesa della Sainte-Trinité, Parigi

«Mi sto sempre più convincendo che il tentativo di marginalizzare la Madonna non nasce dal desiderio di mettere Cristo al centro, ma da un subdolo complesso di gelosia nei confronti della Donna, chiamata da Dio a sostenere un ruolo particolarissimo accanto al Salvatore».
Così risponde in esclusiva al Timone Monsignor Angelo Comastri, Vicario Generale della Città del Vaticano, già Delegato Pontificio per il Santuario di Loreto. Monsignor Comastri, finissimo teologo, ha dato da poco alla stampa per le Edizioni Tau un pamphlet intitolato “La Madonna non è un optional”. Un titolo provocatorio e accattivante. Abbiamo rivolto all’autore alcune domande.

Ritiene che nella Chiesa vi sia una tendenza – da parte di alcuni – a considerare secondaria la figura della Mamma di Gesù?
«È una tendenza che definirei “complesso di Napoleone”. Napoleone Bonaparte nacque il 15 agosto 1769, il giorno in cui la Chiesa da secoli ricorda l’Assunzione di Maria in cielo. Napoleone fu molto irritato per questa coincidenza, perché la grande festa mariana dirottava l’attenzione verso la Madonna, mentre lui voleva che in quel giorno tutta l’attenzione fosse rivolta alla sua persona. Non solo. Il 15 agosto la Chiesa legge il Vangelo del Magnificat, nel quale Maria di Nazareth ha il coraggio di dire: “Dio ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”(Lc 1,51-52). Era troppo! Napoleone non poteva sopportare che il giorno del suo compleanno qualcuno si azzardasse a ricordare che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti tarlati. Napoleone abolì la festa dell’Assunta. Ma passarono pochi anni e, dopo la disfatta di Waterloo, il Magnificat di Maria tornò a essere letto dai pulpiti francesi, perché Dio non è un rivale dell’uomo ma è l’unico suo amico. E Maria non è una rivale di Gesù, ma è la via umile e obbediente che conduce a Lui».

Con vigore lei scrive che la devozione a Maria è nata col Vangelo. Su quali basi poggia questo convincimento?
«Quando è iniziata la devozione mariana? La domanda è legittima. La devozione a Maria inizia con il cristianesimo stesso. L’angelo Gabriele dice a Maria: “Gioisci, o piena di grazia! Il Signore è con te”(Lc 1,28). Con queste parole, inizia la devozione mariana. Chi può negare l’evidenza di questo fatto? E quando Maria si presenta ad Elisabetta dopo il lungo viaggio della Galilea verso la Giudea, accade un altro fatto singolare. Elisabetta sente il saluto di Maria e avverte che il bambino “salta” di gioia nel grembo, mentre un fremito di Spirito Santo la attraversa e le suggerisce parole di rara bellezza e di sorprendente impegno. È la seconda espressione di devozione mariana.
Non si venga allora a dire – come talvolta accade – che la devozione mariana è nata dopo tanti secoli, per una specie di infatuazione mariana della Chiesa Cattolica. No, questo non è vero. La devozione verso Maria è registrata nel Vangelo ed è nata con il Vangelo.

Il Suo rapporto con Maria è fatto di tenerezze, come quelle tra un figlio e la propria mamma. Quanto ha influito sua madre nella sua devozione mariana?
«Quando morì la mia mamma, il 5 maggio 1997, sentii un vivissimo desiderio di ringraziarla pubblicamente per avermi guidato nel cammino della fede e, in particolare, per avermi educato ad una autentica devozione mariana. Scrissi queste parole: “Mamma! Sei stata veramente mamma, totalmente mamma, meravigliosamente mamma, è per te la mia benedizione più cara, la mia benedizione più forte, la mia benedizione di figlio. Ti benedico, o mamma, perché mi hai dato la vita in tempo di guerra, in tempo di paura, in tempo di grandi dolori. Ti benedico, o mamma, perché mi hai guidato nella via della fede: tu, per prima mi hai parlato di Dio riempiendo la casa di luce e di preghiera. Vedrò sempre la corona del tuo rosario, il libro delle tue devozioni e sentirò sempre la tua “Ave Maria”, dolce colloquio di mamma con la Mamma, tenace preghiera di mamma per il figlio”. Attraverso la mamma ho capito la Madonna; sperimentando la tenerezza del cuore della mamma, ho intuito l’immensa riserva di bontà del cuore della Madonna. Ed ho capito perché l’ultimo dono di Gesù, prima di morire, sia stato proprio il dono della Sua Mamma. E ho anche capito che, rifiutando questo dono, si rischia di non capire più Gesù».

Maria e l’Immacolata Concezione: un Dogma non sempre compreso, ma Lei parla di tre indizi nelle Sacre Scritture. Può illustrarceli?
«Primo indizio: il racconto del peccato originale termina con un annuncio: “Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua discendenza e la sua discendenza: essa ti schiaccerà il capo mentre tu lo insidierai al calcagno”(Gn 3,15). Come mai si parla di inimicizia tra il demonio e la donna? E perché il Messia (“la discendenza della donna”) viene presentato in stretta unione con la donna? Questo legame tra la donna e il Salvatore è inspiegabile senza un ruolo e una posizione straordinaria di questa donna.
Secondo indizio: le parole dell’Annunciazione. L’Angelo si presenta a Maria e dice: “Rallegrati o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28). Come era possibile chiamare Maria “Piena di grazia”, se in lei ci fosse stata una minima ombra di peccato? Le parole dell’Angelo esprimono una posizione di singolarità della Vergine di Nazareth. Terzo indizio: il saluto di Elisabetta e la risposta di Maria. Elisabetta la saluta così: “Benedetta tu tra le donne” (Lc 1,42). Se Maria è benedetta fra le donne, non può esserci altro motivo se non quello di una straordinaria adesione alla Volontà di Dio.

E infine le parole profetiche di Maria: “Dio ha guardato la piccolezza della sua serva, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente… d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,46-50). Sono parole straordinariamente impegnative ed inspiegabili con una normale santità: in Maria c’è qualcosa di unico. Per questo la Chiesa ha definito verità di fede la Concezione di Maria senza ombra di peccato originale».

Il silenzio di Maria è ancora oggi una lezione?
«Maria appare una donna silenziosa, ma Maria ascolta. Ascolta perché è umile. Ascolta perché il suo cuore è libero, è puro. Notate: nell’Annunciazione Maria dice poche ed essenziali parole; a Betlemme nessuna parola; a Cana pochissime parole; nella vita pubblica e ai piedi della croce nessuna parola. Perché? Perché Maria è una donna attenta a cogliere tutti i segnali della volontà di Dio per rinnovare quotidianamente il sì gioioso della sua obbedienza. Maria obbedisce a Dio. Che grande lezione di sapienza. Maria ha veramente scelto la parte migliore. Sarà una grande grazia anche per noi se riusciremo a fare altrettanto.

Lei parla di Maria come del “primo fiore della primavera del mondo”. Cosa intende?
«Gesù ritornerà! Sarà una festa stupenda per tutti i figli di Dio. Come sarà il popolo dei redenti? Come saranno i nuovi cieli e la nuova terra? È impossibile dirlo. Accanto a Gesù, ci è stato fatto dono di vedere Maria. Ella è il primo fiore della primavera del mondo: è la prima creatura. Perchè tutto questo? Perché Maria è – per usare un’espressione cara a san Francesco – “la Vergine fatta Chiesa”. Voglio azzardare una domanda: “Che cosa fa ora Maria in Cielo?” La risposta non può essere che questa: “Maria fa la Madre” E la Madre non può fare altro che pensare ai figli; la Madre, infatti, non può avere altra gioia all’infuori della gioia dei suoi figli.

Quanto è decisivo per la Chiesa riscoprire sempre più l’importanza e la grandezza di Maria?
«Dopo la resurrezione, troviamo Maria al centro della comunità dei discepoli. Come caratteristica di questa primordiale comunità cristiana si legge che: “erano assidui e concordi nella preghiera” Chi li rendeva assidui e non permetteva che si disperdessero? Chi li rendeva concordi nella preghiera per prepararsi a ricevere il “Dono” promesso da Gesù? Certamente era Maria: Maria, donna di fede (Lc 1,45) li contagiava con la sua fede. E la Chiesa è chiamata a ritornare nel Cenacolo per ricevere lo Spirito Santo; ed è spinta fuori dal Cenacolo, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo. Tutto questo non può avvenire senza Maria».

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Mettiti in cammino con Maria e non aver paura, con Lei imparerai a pregare.

Posté par atempodiblog le 21 mai 2013

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura con Lei imparerai a pregare.
del card. Angelo Comastri – Novena a Maria

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura, con Lei imparerai a pregare. dans Cardinale Angelo Comastri eprbj5

Oggi molti non credono più nella preghiera: pensano che sia inutile, pensano che sia sterile, pensano che sia tempo sprecato. F. Nietsche è arrivato a lanciare una velenosa provocazione, quando ha detto: “è vergognoso pregare!”.

Certamente per chi crede soltanto nell’orgoglio… è vergognoso pregare! Per chi toglie l’orizzonte dell’eternità e mutila la vita privandola di un futuro al di là di questa vita… è vergognoso pregare! Per chi crede di essere “Dio” e di aver preso il posto di “Dio”… è vergognoso pregare!

Ma chi sente la fragilità della vita, chi avverte il bisogno di una luce che dia senso all’esistenza, chi capisce che dietro il sole e la luna e le stelle e i fiori e i monti e il mare… c’è un Creatore amante della vita e desideroso di trasmettere a tutti la sua infinita gioia, la preghiera è come il respiro che dà ossigeno all’anima e fa correre senza paura nelle strade contorte della vita quotidiana.

Ma soprattutto chi ha incontrato Maria… non può più smettere di pregare. Maria è la donna che ha sentito, più di tutti, il fascino di Dio e la sua esistenza è arrivata a lambire l’Eterno, l’Infinito, l’Onnipotente.

Maria, più di ogni altra creatura, ci può insegnare a pregare: amichevolmente ti consiglio di lasciare che la sua mano materna prenda la tua mano e ti accompagni nel viaggio che porta tra le braccia di Dio: braccia che ti aspettano per darti l’abbraccio che ti manca e che, senza saperlo, desideri da sempre.

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura: con Lei imparerai a pregare.

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Il senso della Consacrazione alla Vergine Maria

Posté par atempodiblog le 25 février 2013

A Cristo per Maria
Il senso della Consacrazione alla Vergine Maria
Consacrarsi alla Madonna vuol dire consegnarsi docilmente a Lei, affinché ci aiuti a camminare nella via di Cristo, che Ella ha percorso tutta.
del Card. Angelo Comastri – Mensile Mariano Madre di Dio

Il senso della Consacrazione alla Vergine Maria dans Cardinale Angelo Comastri cardinaleangelocomastri

La Consacrazione o l’Affidamento a Maria è una dichiarata disponibilità a lasciarsi condurre da Maria. Dove? A Cristo. Maria, infatti, conduce a Cristo perché tutta la sua vita è relativa a Lui e non ha senso senza di Lui.

Ecco perché la Consacrazione a Maria è un atto dinamico; cioè, è un impegno a camminare. Consacrarsi a Maria, infatti, non significa demandare a Lei quel che dovremmo fare noi: no, non è così. Consacrarsi a Maria vuol dire consegnarsi docilmente a Lei, affinché ci aiuti a camminare nella via di Cristo, che Ella ben conosce perché l’ha percorsa tutta. Ecco perché non esiste consacrazione vera, se non c’è disponibilità al cammino di fede.

Dalla maternità divina di Maria parte un cammino: Maria, infatti, è Madre del Redentore e umile ancella del Signore. E vivendo da umile ancella del Signore, Maria è diventata nostra Madre nell’ordine della grazia. Il Concilio Vaticano II, nella ‘Lumen gentium’, approfondisce il senso di queste affermazioni quando scrive: « Anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede » (cfr. LG, n. 58).

Sono parole molto dense: partendo dal dono della maternità divina, Maria ha fatto un vero viaggio di fede; al termine di questo viaggio, Gesù La chiama dall’alto della Croce e La addita come Madre dei credenti, affinché accompagni tutti i discepoli nella stesso cammino di fede.

È doveroso concludere: Maria è una scelta di Dio! La presenza di Maria è ben precisata nella storia della salvezza; per cui, rifiutare Maria è rifiutare una parte della storia della salvezza, così come è custodita e raccontata dalla Scrittura.

Ecco perché consacrarsi a Maria non significherà mai creare un’alternativa a Dio: no, perché Maria è la via percorsa da Cristo per arrivare a noi ed è la via donata da Cristo per arrivare a Lui.

Tutto questo non è meravigliosamente bello, affascinante, incoraggiante?

madonnasacrocingolo dans Fede, morale e teologia
G. Pisano, Madonna del Sacro Cingolo – Cattedrale di Prato.

La ‘cintura’ di lino

Lasciamoci, ancora una volta, aiutare dalla Scrittura, ed esattamente da una pagina di Geremia, dove si parla di una singolare cintura. Scrive il profeta: « Il Signore mi parlò così: ‘Va’ a comprarti una cintura di lino e mettila ai fianchi senza immergerla nell’acqua’. Io comprai la cintura secondo il comando del Signore e me la misi ai fianchi.

Poi la parola del Signore mi fu rivolta una seconda volta: ‘Prendi la cintura che hai comprato e che porti ai fianchi e va’ subito verso l’Eufrate e nascondila nella fessura di una pietra’. Io andai e la nascosi presso l’Eufrate, come mi aveva ordinato il Signore. Ora, dopo molto tempo, il Signore mi disse: ‘Alzati, va’ verso l’Eufrate e prendi di là la cintura che ti avevo comandato di nascondervi’. Io andai verso l’Eufrate, cercai e presi la cintura dal luogo dove l’avevo nascosta: ed ecco, la cintura era marcita, non era più buona a nulla.

Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: ‘Dice il Signore: in questo modo ridurrò in marciume la grande gloria di Giuda e di Gerusalemme. Questo popolo malvagio, che rifiuta di ascoltare le mie parole, che si comporta secondo la caparbietà del suo cuore e segue altri dèi per servirli e per adorarli, diventerà come questa cintura, che non è più buona a nulla. Poiché, come questa cintura aderisce ai fianchi di un uomo, così io volli che aderisse a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda – parola del Signore – perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode e mia gloria; ma non mi ascoltarono’  » (Ger 13, 1-11).

Maria è stata una cintura che non si è marcita, perché Ella ha sempre aderito al Signore, pur essendo immersa nelle acque dell’Eufrate, cioè nelle acque limacciose di questo mondo. La fede della Santa Vergine è rimasta integra; anzi, ha progredito e camminato continuamente: Maria è una cintura pienamente aderente alla volontà di Dio.

Che la cintura della nostra fede, seguendo Maria, non marcisca mai!

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Il testamento di Alessandro Serenelli

Posté par atempodiblog le 23 février 2013

In ricordo di Maria Goretti
Il testamento di Alessandro
L’assassino ravveduto della martire innocente e l’umile, anziana madre analfabeta della vittima avevano appreso tutto del
Cristianesimo. – Una lezione da imparare.
del Card. Angelo Comastri – Mensile Mariano Madre di Dio

Il testamento di Alessandro Serenelli dans Cardinale Angelo Comastri cardangelocomastri>

Alessandro Serenelli, a motivo dell’età (allora si era considerati adulti a 21 anni), non venne condannato all’ergastolo, ma a trent’anni di reclusione.

Il suo cammino spirituale fu duro. Egli fu tentato di disperazione, anche di togliersi la vita; lo salvarono la certezza del perdono di Marietta e le sue ultime consolanti parole: « Lo voglio con me in Paradiso! ».

Alessandro morì a Macerata, nell’Infermeria dei Padri Cappuccini, il 6 maggio 1970.

Questo il suo testamento, da meditare e far conoscere: « Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia giovinezza infilai una strada falsa: la via del male che mi condusse alla rovina. Vedevo attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue quella via, senza darsi pensiero: ed io pure non me ne preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva. Consumai a vent’anni il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo.

Maria Goretti, ora Santa, fu l’Angelo buono che la Provvidenza aveva messo avanti ai miei passi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per me, suo uccisore.

mammaassuntaealessandro dans Riflessioni
Mamma Assunta e Alessandro Serenelli, nel giugno 1954.

Seguirono trent’anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita. Accettai la sentenza meritata; rassegnato espiai la mia colpa. Maria fu veramente la mia luce, la mia Protettrice; col suo aiuto mi diportai bene e cercai di vivere onestamente, quando la società mi riaccettò tra i suoi membri. I figli di San Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro, non come servo, ma come fratello. Con loro convivo dal 1936.

Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio Angelo protettore e alla sua cara mamma, Assunta.

Coloro che leggeranno questa mia lettera-testamento vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male, di seguire il bene, sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione coi suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, l’unica via sicura in tutte le circostanze, anche le più dolorose della vita. Pace e bene! – f.to: Alessandro Serenelli ».

E mamma Assunta? Tornata a Corinaldo, prese alloggio presso il buon Parroco don Francesco Bernacchia.

Di lei si ricorda in particolare l’episodio del suo incontro con Alessandro, nel Natale del 1934, dopo più di cinque anni da quando lui era uscito dal carcere di Alghero, l’11 marzo 1929, vivendo come ramingo poiché la vita da ex-carcerato non è mai stata facile per nessuno.

All’assassino di sua figlia che, tremante, le si presentò in casa del Parroco a Corinaldo e le chiese: « Mi riconoscete, Assunta? » – rispose: « Certo, figlio mio! ». E alla richiesta di perdono: « Mi perdonate, Assunta? » – rispose ancora: « Ti ha perdonato Marietta! Ti ha perdonato Dio! Vuoi che non ti perdoni io? ». E si abbracciarono.

Questa è una scena di assoluta grandezza: l’uccisore di una bambina innocente e l’umile, anziana madre analfabeta della vittima avevano imparato tutto del Cristianesimo e del segreto della vita.

Ce ne fossero tante di mamme così!

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