San Bonaventura, il santo che ci invita a vivere la gioia della grazia
Posté par atempodiblog le 14 juillet 2026
San Bonaventura, il santo che ci invita a vivere la gioia della grazia
Tratto da: Radio Maria GT

Ogni 15 luglio la Chiesa Cattolica celebra San Bonaventura, teologo e filosofo francescano del XIII secolo, che raggiunse le vette spirituali della mistica. Fu anche vescovo di Albano (Italia) e cardinale.
San Bonaventura è stato insignito del titolo di Dottore della Chiesa, e gli studiosi si riferiscono a lui come al “Dottore Serafico” in virtù della grandezza dei suoi scritti, sempre accesi d’amore e di fede, e di immenso giovamento per la vita spirituale e intellettuale.
Il teologo che sorrideva
Giovanni Fidanza, San Bonaventura, nacque a Bagnoregio, in Italia, nel 1221. Dopo aver ricevuto l’abito dell’Ordine francescano, studiò all’Università di Parigi, in Francia, dove anni dopo avrebbe insegnato Teologia e Sacra Scrittura, mostrando una profonda conoscenza dei rapporti tra filosofia, teologia e fede.
Bonaventura dedicava molto tempo alla preghiera e allo studio. I suoi discepoli e confratelli dicevano che portava sempre sul volto un discreto e sereno sorriso, riflesso della sua anima in cerca di Dio.
“La gioia spirituale è il miglior segno che la grazia abita in un’anima.” (San Bonaventura)
La finezza del suo spirito lo portò a crescere sempre di più nell’adorazione dell’incommensurabile grandezza di Dio, ma gli creò anche alcune difficoltà di natura spirituale. Fra’ Bonaventura iniziò a considerarsi indegno, pieno di mancanze, e per questo a volte smetteva di comunicarsi. Arrivò a vedere in sé stesso solo i propri peccati e difetti, diventando preda dei suoi scrupoli.
Dio allora gli mostrò che la sua misericordia va oltre i calcoli umani.
Racconta la tradizione che in uno di quei giorni in cui Fra’ Bonaventura aveva deciso di non accostarsi alla comunione, un angelo portò un pezzetto di una delle Ostie consacrate dall’altare fino alla sua bocca.
Dopo di ciò, Bonaventura non fu più lo stesso e tornò a comunicarsi normalmente, sapendosi peccatore ma, prima di tutto, amato, profondamente amato da Dio.
Così il Signore si servì di quell’esperienza di purificazione e misericordia per mostrargli che il suo cammino puntava verso l’ordine sacerdotale.
Eco dello Spirito Santo
Una delle opere più importanti di San Bonaventura fu il “Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo”, una brillante summa – cioè compendio – di teologia scolastica.
Una volta Papa Sisto IV (1471-1484), riferendosi a quest’opera, disse: “Il modo in cui [San Bonaventura] si esprime sulla teologia indica che lo Spirito Santo parlava per bocca sua”.
L’Università di Parigi
Mentre il santo era insediato come Maestro all’Università di Parigi, visse sia gli anni di fioritura teologica e filosofica – fu collega di insegnamento di San Tommaso d’Aquino – sia i periodi pieni di conflitti e tensioni tra i membri della comunità accademica.
Subì l’ostilità contro i francescani e gli eccessi delle dispute intellettuali sulla natura della teologia e il suo rapporto con la filosofia e la ragione.
La situazione arrivò a tal punto che ai francescani fu tolto l’insegnamento. Fortunatamente, Papa Alessandro IV intervenne, e dopo un’attenta indagine restituì tutte le cattedre ai figli di San Francesco, a partire da quella dello stesso Bonaventura. Nel 1257 lui e San Tommaso d’Aquino ottennero il dottorato.
Lavorando per San Francesco d’Assisi
Nello stesso anno, 1257, Bonaventura fu eletto Ministro generale dei Frati Minori. Nel prendere l’incarico si trovò davanti a un Ordine diviso tra chi chiedeva una severità inflessibile e chi voleva mitigare la regola originale.
In quel contesto il santo tornò alle fonti e iniziò a scrivere la Vita di San Francesco d’Assisi (Legenda Maior).
Si racconta che in quei giorni San Bonaventura ricevette la visita di San Tommaso, che aveva saputo di ciò che il francescano stava scrivendo. Il Dottore Angelico, San Tommaso, arrivato alla sua cella lo trovò in piena contemplazione e decise di ritirarsi dicendo: “Lasciamo che un santo lavori per un altro santo”.
Al fianco del Papa
In seguito San Bonaventura fu nominato Vescovo di Albano e chiamato subito a Roma. Papa Gregorio X lo creò cardinale e gli affidò la preparazione dei temi del Concilio ecumenico di Lione – sull’unità con gli ortodossi greci – al quale partecipò attivamente.
Rinunciò all’incarico di Ministro generale del suo Ordine e poco tempo dopo partì per la Casa del Padre, nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1274 a Lione, in Francia.
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