Gli interventi di Maria

Posté par atempodiblog le 11 mars 2026

Gli interventi di Maria
di San don Luigi Orione

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12 marzo, memoria liturgica di san Luigi Orione

“Opponiamo ai cannoni i ‘Rosari’ e mettiamo le mani giunte al posto di quelle che impugnano le armi che uccidono. La preghiera è sempre stata la forza dei deboli e la Chiesa ha vinto con essa le sue battaglie.

Sempre la Madonna fu invocata dai popoli e sempre accorse…

Quando sembrava che tutto fosse perduto e che il demonio, con i suoi satelliti, avesse la vittoria, c’è stato invece il trionfo di Dio, della religione, dei buoni attraverso gli speciali interventi di Maria. Anche nel campo delle battaglie morali, basti pensare a Lourdes ed a Fatima: la Madonna interviene e chiama a Dio le anime”.

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Missionari e missionarie di Don Orione: “Noi restiamo qui, non possiamo abbandonare i nostri ragazzi disabili, le mamme, i bambini, i poveri”

Posté par atempodiblog le 25 février 2022

EUROPA/UCRAINA  Missionari e missionarie di Don Orione: “Noi restiamo qui, non possiamo abbandonare i nostri ragazzi disabili, le mamme, i bambini, i poveri”

Missionari e missionarie di Don Orione: “Noi restiamo qui, non possiamo abbandonare i nostri ragazzi disabili, le mamme, i bambini, i poveri” dans Articoli di Giornali e News Ucraina

Roma (Agenzia Fides Don Giovanni Carollo, direttore della provincia religiosa “Madre della Divina Provvidenza” dei Figli della Divina Provvidenza (Don Orione) da cui dipende la missione orionina in Ucraina, in contatto con i sacerdoti di Don Orione presenti a Kiev e a Leopoli, nel comunicato inviato a Fides riporta le notizie che gli arrivano dai confratelli.

Don Moreno Cattelan, che si trova a Kiev, riferisce che “è in vigore la legge marziale, si raccomanda di mantenere la calma e se suona l’allarme raggiungere i rifugi. Nella notte è stato bombardato l’aeroporto militare della città, situato nei pressi della casa orionina. Molte persone stanno lasciando la capitale formando lunghi incolonnamenti di auto. Non è semplice reperire carburante”.

“Anche a Leopoli (L’viv) sono suonate più volte le sirene  fa sapere Don Fabio Cerasa , c’è un traffico pazzesco, perché tutti stanno scappando. Noi siamo qui in casa. I distributori di carburante sono presi d’assalto, così come i bancomat. L’aeroporto è stato già chiuso”. Don Egidio Montanari, sempre da L’viv, riferisce che “l’attacco è su tutta la nazione, da questa mattina continuano a suonare le sirene antiaeree, non abbiamo ancora sentito esplosioni ma credo che ci sia un pericolo di bombardamento dell’aeroporto della città, perché stanno facendo questo in varie città dell’Ucraina. Noi restiamo qui, non possiamo abbandonare il campo, la casa e soprattutto i nostri ragazzi disabili perché hanno solo noi. Vediamo come evolverà la situazione ».
Nel frattempo si è deciso che Don Moreno Cattelan lasci Kiev per raggiungere i confratelli a L’viv così da stare tutti insieme. Ma avendo solo metà serbatoio, si incontreranno a metà strada per poi rientrare a L’viv.

Questa mattina anche le Piccole Suore Missionarie della Carità (Don Orione) sono riuscite a mettersi in contatto con le suore che si trovano a Kharkiv, città tra le più colpite dall’attacco russo, e nella vicina Korotycz. Suor M. Kamila da Kharkiv ha riferito che sono state svegliate nella notte dal rumore degli spari. La situazione è molto delicata. Il Cardinale ha chiesto alle Suore orionine delle due comunità di riunirsi tutte a Korotyc, perché ritenuta più sicura. Alle Suore, appartenenti alla provincia polacca, è stato chiesto se preferivano rientrare in Polonia, ma tutte hanno scelto di rimanere accanto alle mamme, ai bambini e ai poveri che assistono. Come i sacerdoti orionini anche le suore hanno chiesto di pregare.

I superiori generali dei Figli della Divina Provvidenza (Don Orione) e delle Piccole Suore Missionarie della Carità, don Tarcisio Vieira e Madre M. Mabel Spagnuolo hanno manifestato alle religiose e ai sacerdoti orionini e alla popolazione ucraina la vicinanza di tutta la Famiglia Carismatica Orionina, assicurando preghiere per la pace.

(SL) (Agenzia Fides 24/02/2022)

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65 anni della Madonnina di Monte Mario

Posté par atempodiblog le 5 juin 2018

65 anni della Madonnina di Monte Mario
Storia di un voto e di una promessa mantenuta. Incoraggiati da Pio XII, i romani pregano e fanno un voto a Maria Salus Populi Romani perché la città sia risparmiata dallo scontro finale tra tedeschi e alleati
di Emanuela Campanile – Vatican News

65 anni della Madonnina di Monte Mario dans Articoli di Giornali e News Giovani_del_centro_don_Orione

Italia, 1944. Gli alleati sbarcano ad Anzio nel gennaio di quello stesso anno, la Linea Gustav è spezzata, i tedeschi arretrano, gli americani avanzano verso Roma. La capitale è ancora nelle mani dei tedeschi, si teme uno scontro frontale, decisivo, che travolga Roma con tutta la sua realtà umana, storica, archeologica e di fede. Il timore  è grandissimo.

L’appello di Pio XII
In quell’anno la festa titolare del Santuario del Divino Amore cade il 28 maggio, e Papa Pio XII invita tutti i romani a pregare la Madonna, ad affidarsi a Lei perché Roma venga risparmiata da questo scempio fratricida. Tra gli amici e gli ex-allievi di don Orione che accolgono le parole del Pontefice, presente anche Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI: “Ma il voto – domanda e suggerisce – volete farlo voi o volete farlo fare alla città?”. La risposta è unanime, tutta Roma sarà coinvolta.

Il voto di tutta la città
Sguinzagliati per le vie e per le piazze di Roma, i giovani della Congregazione fondata del Santo canonizzato da Giovanni Paolo II nel maggio 2004, riescono a raccogliere un milione e 100 mila firme. Con Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, come promotore e intermediario, la lunga lista viene fatta recapitare in Vaticano e, in pochissimi giorni, si ha il via libera. Il 4 giugno del 1944, nella chiesa di Sant’ Ignazio, viene pronunciato il voto dal decano dei prefetti di Roma. La capitale è risparmiata così come la sua gente che non dimenticherà di adempiere le promesse fatte alla Vergine ‘Salus Populi Romani’.

Roma è risparmiata, le parole del Papa
La domenica seguente, l’11 giugno, lo stesso Pio XII si reca nella chiesa di Sant’Ignazio, ‘ai piedi di Maria, Madre del Divino Amore’. Con quel “Diletti figli e figlie”, inizia il suo discorso di ringraziamento alla Madonna:

“La nostra Madre Immacolata ancora una volta ha salvato Roma da gravissimi imminenti pericoli (…) siamo stati testimoni di una incolumità, che ci deve empire l’animo di tenera gratitudine verso Dio e la sua purissima Madre”

L’adempimento del voto
La conversione del cuore, un’opera caritativa e un segno di culto. Queste le tre promesse per onorare il Voto fatto e che, con lo sguardo della fede, vennero adempiute con l’aiuto della Provvidenza a partire da una telefonata. A chiamare direttamente la Segreteria di Stato in Vaticano, facendo presente la grave situazione dei numerosi minori soli che vagavano per le strade della città, fu il generale statunitense Mark Clark.
Da qui, il coinvolgimento della Congregazione di don Orione che accettò le due strutture messe a disposizione – ancora oggi Centro dell’Opera e dove sorge appunto la Statua della Madonnina – prendendosi cura di centinaia di orfani e mutilatini.

La costruzione della Madonnina ‘Salus Populi Romani’
Percorsero in lungo e in largo le vie e le piazze della città per trovare quanto più materiale possibile e realizzare una statua dedicata alla Vergine. Ad impegnarsi nella raccolta, ancora i giovani del « Don Orione » dopo che lo scultore Arrigo Minerbi, a cui fu commissionata l’opera, disse: « datemi del rame e vi farò una statua bellissima ». Una grande statua che vegliasse sulla città di Roma era dunque il segno di culto scelto per concludere l’adempimento del voto.

Lo scultore e il volto di Maria
Salvato dal rastrellamento degli ebrei nell’ottobre ’43, grazie alla Piccola Opera di Don Orione, Minerbi accettò con grande entusiasmo l’incarico affidatogli. Ma nel momento di realizzare il volto della Vergine, esitò. Che tratti darle? Pensò allora al detto popolare ‘i primogeniti matrizzano’ (assomigliano alle madri) e decise quindi di procedere ispirandosi al volto della Sacra Sindone. Di rame, ferro e ottone, ricoperta con la tecnica dei fogli d’oro, la statua è alta 9 metri con una mano che indica il cielo e l’altra protesa in avanti. Dal 4 giugno del 1953 è posizionata sulla collina di Monte Mario. E’ bellissima, luminosa per essere vista mentre continua a vegliare sulla città eterna e la sua gente.

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Il cardinale Schuster: «Il diavolo ha paura della nostra santità»

Posté par atempodiblog le 12 mai 2017

Il cardinale Schuster: «Il diavolo ha paura della nostra santità»
di Susanna Manzin – Comunità Ambrosiana

Il cardinale Schuster: «Il diavolo ha paura della nostra santità» dans Fede, morale e teologia Cardinale_Schuster

Nelle ultime parole del beato cardinale ai seminaristi, il suo invito alla santità. Che riecheggia quanto scrive don Chautard ne “L’anima di ogni apostolato”. Vuoi che le tue opere abbiano frutto? Diventa santo. Solo così il demonio indietreggerà.

Mettendo ordine tra le carte e i fascicoli accumulati negli anni, mi capita tra le mani un foglio, distribuito ai ragazzi dell’oratorio di Sant’Ambrogio. Il foglio contiene, oltre agli appuntamenti della Settimana Santa, una frase del beato card. Schuster, Arcivescovo di Milano. Era il 14 agosto 1954, e ai Seminaristi che gli chiedevano un saluto disse così:

«Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi. Ha paura, invece, della nostra santità».

Si spense 16 giorni dopo, il 30 agosto 1954. L’impressionante corteo che accompagnò la salma del cardinale Schuster da Venegono a Milano avrebbe confermato che “quando passa un Santo, tutti accorrono al suo passaggio”.

«Il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi». Per carità, è bello vedere i ragazzi che giocano a calcio in oratorio, luoghi di aggregazione sani, grazie ai quali tanti giovani sono strappati alla solitudine o a cattive compagnie (reali o virtuali). Se il parroco proietta buoni film, come Cristiada, possiamo parlare di un utilizzo del cinema per la Nuova Evangelizzazione.

Ma certamente non basta. Soprattutto non basta per fare indietreggiare il demonio. Certamente il beato card. Schuster aveva letto un classico della spiritualità cristiana, “L’anima di ogni apostolato” di Don Chautard (ed. Di Giovanni – per info www.libreriasangiorgio.it), un testo molto utilizzato anche nella formazione in Alleanza Cattolica. Don Chautard riporta le parole del can. Timon-David, direttore tra la prima e la seconda metà dell’800 dell’Oeuvre de la Jeunesse:

«Banda, teatro, proiezioni, cinema ecc., io non disprezzo tutto questo. Anzi, in principio credevo anch’io che fossero indispensabili; invece sono solamente stampelle che si usano in mancanza di meglio.

Ora, più vado avanti, più il fine ed i mezzi diventano soprannaturali, poiché vedo sempre più che le opere fondate sull’elemento umano sono destinate a perire e che soltanto l’opera che ha lo scopo di portare a Dio gli uomini mediante la vita interiore, è benedetta dalla Provvidenza».

Ogni mezzo che usiamo per l’evangelizzazione ha bisogno di essere sorretto dalla vita interiore. Sia Dom Chautard che il beato Schuster avevano colto l’essenziale: «vuoi che le tue opere abbiano frutto? Diventa santo. Solo così il demonio indietreggerà».

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L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842)

Posté par atempodiblog le 20 janvier 2015

Il raggio che unisce Parigi a Roma nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte porta il nome di Alfonso Ratisbonne
L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842)

L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842) dans Alfonso Maria Ratisbonne Alfonso-Ratisbonne

Un candore divino, che prima abbaglia e poi attira nelle trame dolcissime della sua purezza. La Madonna del Miracolo raffigurata nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, appare così, come l’emblema di un’arte che trasuda grazia, tanto che, anche per chi non crede, sarà difficile restare indifferente davanti a tale bellezza. In pieno centro storico, a due passi da Via Veneto, la Basilica e Santuario mariano di Sant’Andrea delle Fratte è da secoli meta di devoti e turisti, i primi attratti dalla fama della “Lourdes romana”, come la definì Papa Benedetto XV, i secondi, credenti o meno, affascinati dalla sua preziosità barocca. Cupola e campanile sono opera del Borromini, mentre all’interno, ai lati dell’Altare maggiore, si stagliano maestosi i due angeli in marmo che Bernini realizzò per Ponte Sant’Angelo, ma che Papa Clemente IX preferì non esporre alle intemperie.

Il 27 novembre si festeggia la Beata Vergine della Medaglia Miracolosa, un culto che nasce nel cuore di Parigi, per diffondersi in tutto il mondo, ma che con Sant’Andrea delle Fratte ha un legame tutto speciale. Prima di scoprirlo, è necessario ricordare cosa accadde il 27 novembre 1830 in Rue du Bac, una via non molto distante dal Louvre. In questa data la Madonna apparve a Santa Caterina Labouré, suora delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, per affidarle il compito di realizzare e diffondere la Medaglia Miracolosa. Nella visione, i piedi di Maria erano poggiati sul globo terrestre e schiacciavano la testa a un serpente. Le dita delle mani erano ricoperte di anelli, ornati di gemme preziose di varie misure dalle quali si sprigionavano, verso il basso, raggi luminosi di diversa intensità, a seconda della dimensione delle pietre. I raggi, disse la Madonna, erano il simbolo delle Grazie da Lei sparse su quanti gliene domandavano.

La suora vide poi formarsi intorno a Maria un quadro ovale, mentre dalla Sua mano destra a quella sinistra apparve, in semicerchio, la scritta: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Era la rivelazione dell’immagine frontale della Medaglia Miracolosa. Una voce disse alla Santa: “Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia…”. Santa Caterina vide anche il rovescio della medaglia, circondata da una corona di dodici stelle che ricordano il passo dell’Apocalisse: “Una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo” (Ap, 12, 1). È la corona della Madre di Dio che, come regina del Cielo e della Terra, ha potere sulla creazione e tutto ottiene da Dio. Al centro vi erano la lettera “M”, monogramma di Maria, sormontata da una croce con la lettera “I”, monogramma di Gesù. Al di sotto, i Sacri Cuori di Gesù e della Madonna, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trafitto da una spada. Dopo alcune difficoltà, la medaglia venne realizzata da un orafo e, in pochi anni, guarigioni e conversioni furono così tante, che fu necessario coniarne milioni di copie. Oggi, al numero civico 140 di Rue du Bac, sorge un santuario con la Cappella della Medaglia Miracolosa, che ogni anno attira pellegrini in cerca di grazie.

Il raggio che unisce Parigi a Roma nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte porta il nome di Alfonso Ratisbonne, un giovane ebreo che il 20 gennaio 1842 ricevette, proprio in questo santuario, la grazia della conversione. Alfonso, che apparteneva a una ricca famiglia di banchieri, non aveva mai praticato la religione ed era dedito soltanto ai piaceri della vita. Nel corso di un viaggio che l’avrebbe portato sino a Costantinopoli, fu costretto, da una serie di imprevisti, a fermarsi a Roma, città che non avrebbe mai voluto visitare perché cuore del cattolicesimo e sede del papa. Per un semplice atto di cortesia verso il barone Teodoro de Bussière, amico del fratello maggiore (anni prima convertitosi al cattolicesimo), accettò di portare al collo la Medaglia Miracolosa e di recitare la preghiera di San Bernardo: “Ricordati piissima Vergine”.

Il 20 gennaio 1842 Ratisbonne accompagnò Teodoro nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte e, mentre l’amico era a colloquio con il parroco, decise di visitarla. Terminato l’incontro con il prete, Teodoro ritrovò Alfonso inginocchiato e in lacrime davanti alla cappella di San Michele. Stringendo tra le mani la Medaglia Miracolosa, in seguito raccontò di essere stato attratto da una luce sfolgorante e di aver visto la Vergine Maria, così com’è nella medaglietta, in piedi sull’altare della cappella. Nonostante la Madonna non gli avesse detto nulla, Alfonso comprese l’orrore della sua vita di peccato e capì anche la bellezza della religione cattolica. Il 31 gennaio, nella Chiesa del Gesù, fece abiura pubblica e ricevette il battesimo, prendendo anche il nome Maria. Divenne gesuita e lavorò insieme al fratello maggiore, fondatore della Congregazione di Nostra Signora di Sion a Gerusalemme.

Nel 1848 l’altare dell’apparizione, dedicato a San Michele, venne consacrato alla Beata Vergine Maria, in ricordo della Medaglia Miracolosa che Ratisbonne indossava al momento della conversione. Tra i santi e beati che hanno pregato davanti al dipinto della Madonna del Miracolo: san Giovanni Bosco, santa Teresina di Gesù Bambino, san Luigi Orione, san Massimiliano Kolbe.

Ricorda
Il beato Giovanni Paolo II, in visita pastorale nel 1982, disse:

“Spalancate le porte del vostro cuore al Signore. Non temete. L’amore di Dio non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare. Egli offre l’aiuto necessario. Poi c’è Maria, che come dice sant’Alberto Magno, distribuisce a tutti, tutti i beni”.

di Laura Guadalupi – Zenit

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Il Santuario “Madonna della Guardia” di Genova – Bolzaneto

Posté par atempodiblog le 29 août 2013

La Liguria ha diversi Santuari di rilievo regionale. Qui citiamo i principali: anzitutto, la “Madonna della Guardia”, che è indubbiamente il Santuario più rappresentativo; poi: Nostra Signora della Misericordia a Savona, Santa Maria delle Vigne a Genova, Nostra Signora del Monte a Genova – San Fruttuoso, Nostra Signora di Montallegro presso Rapallo, Nostra Signora del Deserto a Millesimo (Savona).

Il Santuario “Madonna della Guardia” di Genova – Bolzaneto
Tratto da: Madre di Dio

“Santuario principe della ligure terra”, come lo chiamò il Papa genovese Benedetto XV, la “Madonna della Guardia” ha una storia tutta particolare per il fatto che è la memoria di una duplice manifestazione della Vergine: al contadino Benedetto Pareto il 29 agosto 1490 e, nel 1856, ai devoti in preghiera nella “Cappella dell’Apparizione” della prima chiesa del 1530. Questa seconda apparizione diede la spinta decisiva alla costruzione dell’attuale grandiosa Basilica (e Opere di Carità annesse), inaugurata nel 1890.

Si è calcolato che oggi, in tutto il mondo, la “Madonna della Guardia” è onorata in 278 tra Santuari, Parrocchie, Cappelle, edicole a lei dedicate.

Il Santuario “Madonna della Guardia” di Genova - Bolzaneto dans Apparizioni mariane e santuari tqv5
Visione d’insieme del Santuario della Guardia, sul Monte Figogna sopra Genova.

In un immaginario ‘racconto’ fatto dall’umile veggente di Livellato, un paesino della Val Polcevera, bella e ridente valle ad occidente di Genova, la “Madonna della Guardia” è descritta come

  • una Madonna dagli occhi aperti [proprio perché è la Vergine con il Bambino in braccio a far da guardia dall’alto del Monte Figogna (804 m.), detto già “della guardia”, perché sulla cima vi era una postazione per l’avvistamento dei nemici di ogni tipo…];
  • una Madonna che guarisce, a cominciare dallo stesso veggente Benedetto Pareto; ma sono innumerevoli le guarigioni (nello spirito e nel corpo) che qui si ottengono da sempre: gli ex-voto in argento sono stati tanti che, a più riprese, i Rettori del Santuario li fusero per ricavarci vasi sacri, grossi candelabri e varie suppellettili, per un peso calcolato in quintali;
  • una Madonna che coinvolge, intanto già i giovani che si adoperarono per la costruzione della prima Cappella; e poi, via via, una schiera di devoti raccolti nella “Compagnia della Guardia”, ‘custodi’ come la Vergine del patrimonio di fede e dei valori Cristiani in ogni tempo;
  • una Madonna missionaria, la cui devozione fu sempre affidata ai migranti che da Genova sono salpati, varcando gli Oceani per raggiungere ogni parte mondo…

La “Novena e Festa della Guardia” si tiene dal 20 al 29 Agosto (giorno dell’Apparizione), rinnovando spiritualmente il “percorso di esperienza di fede” del primo pellegrino-veggente, Benedetto Pareto.

Storia, devozione e folklore del Santuario “Madonna della Guardia”

Un antico documento giurato del 1530 riferisce, 40 anni dopo il fatto miracoloso – nell’italiano colorito dell’epoca – la storia dell’Apparizione della Vergine al contadino Benedetto Pareto:

“1530, 15 Januarii. – Memoria del principio quale hebbe la chiesa della Madonna della Guardia posta sul monte di Figonia nella valle di Poncevera. Si dice e resta à memoria e notitia appresso alli huomini di Livellato, et altrui di questa valle. Ritrovandosi circa li anni del Sig.re 1490 Benedetto da Pareto della villa di Livellato sopra il d.o monte a segare il fieno, e mentre aspettava che li fusse portato da mangiare da sua casa stava alle volte guardando se veniva alcuno de suoi vidde venire una donna pensando fusse sua moglie, et accostandosi li vidde uno splendore attorno che quasi li dette terrore, e restò spaventato alquanto accostandosi più si incominciò a parlare con simili parole dicendoli Benedeto accostati à me, e non temere che io sono la regina del cielo, e madre di Gesù Xto il d.o Benedeto respirò alquanto, e pigliò animo la d.a Sig.ra incominciò a dire sai che cosa io voglio che tu facci fabbricare una cappella à nome mio in questo luogo […].

Restò d.o Benedeto amirato pensando sopra questo fatto, e quasi satio non sentendo più la fame quando poi la perse di vista si partì, e discese giù dal monte, e andò alla sua casa, e ricontò alla sua moglie tutto il fatto delli ragionam.ti e promessa fatta à d.a Sig.ra di fabricare la capella intendeva di dare principio il di seguente, sentendo la sua moglie questo lo riprese, e disuase lei donna altera e brava dicendoli insino à quest’hora voi sete stato tenuto p semplice da tutti come ineffetto era, et hora sarete tenuto p balordo, e matto affatto […]”.

Il documento continua narrando che il veggente, ormai convinto dalla moglie a non pensare più di erigere alla Vergine la Cappella promessa, l’indomani – mentre si stava recando nuovamente sul monte a tagliare il fieno – cadde da un albero di fico e fu quasi ridotto in fin di vita [“…cascò dall’albero che quasi era tutto fracassato e rotto, braccie, testa, gambe, e tutta la vita in modo tale che non si poteva movere…”]. La Vergine gli apparve allora in sogno, promettendogli di guarirlo, se avesse mantenuto la promessa fatta. Così fu, con buona pace della moglie che ne rimase finalmente convinta essa pure…

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La Vergine appare a Benedetto Pareto
Gruppo statuario ligneo nella nicchia di A. Canepa
del Santuario–Basilica N. S. della Guardia.

Sempre grande è stata la devozione dei Genovesi alla “Madonna della Guardia”; che la diffusero in tutto il mondo.

Figura eccezionale di devoto fu don Niccolò Olivieri, originario di queste parti, vissuto nella prima metà del sec. XIX, che tanto si adoperò per liberare poveri schiavi africani dai negrieri. Partendo da Marsiglia per l’Africa, sempre ripeteva: “Salgo prima alla ‘mia’ Madonna della Guardia, per farmi aiutare da lei…”.

Altro grande devoto fu il Servo di Dio don Francesco Montebruno (un don Bosco genovese dell’800) che univa l’amore per la ‘Madonna della Guardia’ con quello per i ragazzi a rischio, attirati in città dalla prima industrializzazione selvaggia, lasciati vaganti, senza arte né parte, in cerca di un pezzo di pane. Mentre sul Figogna animava la costruzione dell’attuale magnifico Santuario, giù a Genova metteva in moto risorse e persone per la formazione professionale di migliaia di ragazzi e ragazze. I suoi “Artigianelli” hanno diradato la schiera degli emarginati e arricchito l’umanità di uomini e donne onesti e responsabili.

Più recentemente, il neo-Santo Don Luigi Orione salì spesso a questo Santuario, ogni volta che doveva prendere importanti decisioni. Passò un’intera notte in preghiera, inginocchiato al freddo, davanti al cancello della Cappella dell’Apparizione, prima di buttarsi nella grande avventura dell’acquisto del Paverano, un grande edificio dove sognava di accogliere tanti poveri e malati. E la Madonna non l’ha abbandonato: oggi il Paverano, con i suoi 650 Ospiti e 400 Operatori, è la più grande espressione della carità presente in Genova. [Una bella statua di Don Orione, lo riproduce inginocchiato sul gradino della Cappella, come quella notte].

E conosciamo tutti come il Santo Luigi Orione abbia voluto costruire a Tortona, nell’alessandrino, un magnifico Santuario dedicato, appunto, a “Nostra Signora della Guardia”, innalzando sulla torre campanaria alta 70 metri una statua della Vergine alta 14 metri (la più grande in bronzo del mondo).

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Interno del Santuario di “Nostra Signora della Guardia”.

Nell’800 da Genova partirono molti emigranti verso il “Nuovo Mondo”, in cerca di un futuro migliore, portando con sé, sempre, la “Madonna della Guardia”. Nel ‘filone missionario’ si inserì anche Don Orione; così, dopo Bernal [= Bernol ?] (Buenos Aires, in Argentina), in tanti altri Paesi del mondo la “Madonna della Guardia” fu fatta conoscere: in Libia, in Alaska, nell’America del Nord, in India, nella Repubblica Centroafricana, in Tanzania, nel Burundi, in Costa d’Avorio, in Australia, ecc.

Una singolare nota di colore consente di aggiungere a quest’elenco il gesto del primo astronauta italiano, l’ing. Franco Malerba, che portò con sé – missione simbolica di universalismo planetario – l’immagine della “Madonna della Guardia” sullo Shuttle in orbita spaziale attorno alla terra. Tornato felicemente dal viaggio spaziale, venne alla ‘Guardia’ a ringraziare la Vergine e a deporre la sua testimonianza fra gli ex-voto…

Tra gli altri più noti Santuari mariani della Liguria vanno annoverati:

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Il Papa, il mio più dolce e più grande amore

Posté par atempodiblog le 12 mars 2013

Il Papa, il mio più dolce e più grande amore dans Citazioni, frasi e pensieri sanluigiorione

«Ed ora, ad uno ad uno e insieme, spiritualmente abbracciandovi “in osculo sancto”, vi conforto alla virtù, o figlioli miei, che siete l’anima mia. E vi esorto ad avere sempre grandissima confidenza nella Divina Provvidenza, e ad amarvi, figlioli miei, ad amarvi insieme, e ad amarvi tanto, e ad amare le Anime, le Anime!, cercando specialmente gli umili e i piccoli abbandonati. Questo è il desiderio affocato dell’anima mia; ma, prima ancora il mio più dolce e più grande amore è il Papa, cioè Cristo: il Papa, per me e per Voi, è Gesù Cristo stesso: “il dolce Cristo in terra”, diceva Caterina da Siena.

Amare il Papa è amare Gesù Cristo. Onde dobbiamo avere a singolarissima grazia del Cielo di logorare, di consumare e dare la vita umilmente e fedelissimamente, ai piedi della Chiesa e per la Santa Chiesa, per i Vescovi e per il Papa.  E così, fedeli all’azione interiore e misteriosa dello Spirito e di quella eterna Verità che ci fa liberi: guidati dal magistero autentico, vivo e solo infallibile della Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica e romana: in uno spirito di amore, di comunione soave, sacra, fraterna: i Figli della Divina Provvidenza aiutando Iddio, credano, sperino, lottino, soffrano, amino!».

San Luigi Orione

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La fede non mi parla che di speranza

Posté par atempodiblog le 18 janvier 2013

La fede non mi parla che di speranza dans Citazioni, frasi e pensieri speranzacaridefunti

“La Fede mi fa sentire la vicinanza dei miei cari defunti, come si sente nel silenzio il battito del cuore di un amico che veglia su di noi. La persuasione che presto mi incontrerò con i loro sguardi mi incoraggia a vivere in modo da non dover arrossire dinanzi a loro e non mi rincresce più lasciar questo mondo. O Fede! Come consoli l’anima in questi giorni in cui tutto è mestizia e dolore! Ogni foglia che cade mi avverte che la vita si dilegua: ogni rondine che emigra mi ricorda i miei cari che lasciano la terra per l’eternità e mentre la natura non mi parla che dolore, la fede non mi parla che di speranza”.

San Luigi Orione

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Pazienti in stato vegetativo sorridono, si muovono e sono coscienti

Posté par atempodiblog le 7 novembre 2012

«Che ne sanno le gemelle Kessler dello stato vegetativo? I miei pazienti sanno essere felici»
Dopo la rivelazione delle due famose soubrette del loro mortifero patto d’amore, il primario del Centro don Orione di Bergamo, Giovanbattista Guizzetti, ci racconta cosa significhi curare e stare accanto ogni giorno a delle persone in stato vegetativo. «Non sono soprammobili. Occorre reimparare a relazionarsi con loro».
di Elisabetta Longo – Tempi.it
Tratto da: La Bussola Quotidiana

Pazienti in stato vegetativo sorridono, si muovono e sono coscienti dans Articoli di Giornali e News giovanbattistaguizzetti

Le gemelle Kessler, le famose ballerine della tv spensierata degli anni Sessanta, nel numero di Chi in edicola [nel febbraio 2012], raccontano di un patto tra loro, “un patto d’amore”, che consisterebbe nello “staccare le macchine” qualora una delle due si trovasse a cadere in stato vegetativo. «Se una di noi si ridurrà allo stato vegetativo, l’altra l’aiuterà a uscire di scena». Ma L’amore fraterno e familiare, quello di sangue che non si riesce mai a dimenticare, a detta del primario del centro Don Orione di Bergamo, Giovanbattista Guizzetti, è un altro.

Guizzetti lavora ogni giorno a stretto contatto con una trentina di persone in stato vegetativo: «Il più delle volte, quando si fa riferimento allo stato vegetativo, non si sa di cosa si stia parlando. Si pensa a persone trasformate in soprammobili inermi, e invece si tratta di imparare a capire il loro linguaggio, di avere un nuovo vocabolario per parlare con loro». Quando un nuovo malato arriva nella struttura bergamasca, non si tratta solo di dover accogliere lui, di prestare cure e assistenza sanitaria a lui, ma a tutta la famiglia. «Ci prendiamo carico di tutti e quindi ci sentiamo anche noi parte di quella famiglia che sta prendendo parte a un grande dolore. E con i parenti impariamo a riconoscere il loro nuovo modo di comunicare, che passa da un movimento impercettibile di una mano o di una palpebra. Una smorfia, che qualcuno taccerebbe come un tic, può essere invece una risposta a una domanda che si è fatta, a uno sguardo di affetto, un modo per manifestare uno stato d’animo, perché sì, mettiamocelo in testa, una persona in stato vegetativo prova sentimenti e emozioni esattamente come noi sani».

Qualsiasi fosse il tipo di relazione che si aveva con la persona caduta in stato vegetativo non vale più. Bisogna ricominciare da capo, bisogna costruire un nuovo tipo di relazione, e non c’è tempo per stare a pensare a un elenco di cose che non si potranno più fare, perché il malato è lì, nel letto, e ha bisogno di tutto. «C’è Antonio, uno dei nostri ricoverati, che in questi giorni non sta bene. L’ho visto un mattino con un’espressione del tutto diversa sul volto, l’abbiamo notato sia io che gli infermieri. Allora ho chiamato in ospedale, per prenotare una radiografia all’addome, perché presumevo avesse un’occlusione intestinale. Dall’altra parte del telefono mi è stato chiesto, come avessi fatto ad accorgermi del suo malessere, visto che Antonio non è in condizione di parlare. L’ho semplicemente guardato in faccia, ho risposto».

«Nessuno si augura che un familiare si possa trovare in quella condizione, ma bisogna reimparare ad amarlo, anche avendo coscienza del fatto che bisogna passare attraverso le cinque fasi di elaborazione del dolore». Ogni sabato all’istituto Don Orione vanno in visita un gruppo di donne di Brugherio, che per un paio d’ore fanno compagnia ai malati e alle loro famiglie. L’anno scorso, durante una riunione, una di loro ha detto che pensava che la condizioni di quei malati in stato vegetativo fosse di pienezza e di felicità. «Il giorno dopo la caposala mi ha fermata per chiedermi se fossi d’accordo con quella affermazione, che le sembrava priva di un appiglio con la realtà, ne era del tutto scandalizzata. Qualche giorno dopo un’infermiera portò una malata che aveva perso l’uso della parola in seguito a un trauma cranico, a fare degli esami, dei test per provare una cura nuova. Quello stesso giorno, la malata riprese l’uso della parola e la prima frase che disse all’infermiera fu “dite a mio marito che sono felice”. A dimostrazione che dentro quei corpi stesi nei letti e non più autosufficienti c’è vita, sentimenti e tutto quello che ci rende umani».

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Catechismo e carità

Posté par atempodiblog le 12 mars 2011

Catechismo e carità dans Riflessioni sanluigiorione

L’Opera della Divina Provvidenza è cominciata sette anni fa in un giorno di Quaresima, e propriamente con un po’ di Catechismo ad un ragazzo che piangeva, fuggito d’in chiesa.
Quel figliuolo divenne poi buono e più cristiano, ed ora, benché soldato, ricorda ancora con piacere quel giorno tempestoso e felice per lui.
Ma e dopo lui quanti figliuoli col Catechismo e colla grazia del Signore divennero più buoni e più cristiani!
Ah l’efficacia del Catechismo! Sapete o figliuoli, che cosa sia e che cosa importi il Catechismo? Gesù trasformò da capo a fondo la società: la trasformò nelle idee, nei costumi, nelle leggi, in tutto.
E con qual mezzo visibile? Con un mezzo semplicissimo. Udite. Chiamò intorno a sé dodici poveri pescatori e, dopo avere per tre anni scritto il Catechismo nella loro mente e nel loro cuore, disse: « Andate, ammaestrate tutti i popoli: insegnate loro ciò che io ho insegnato a voi, e i vostri successori proseguano l’opera vostra fino al termine de’ tempi ».
E così fecero, e il mondo divenne cristiano.
Ed oggi che fa la Chiesa? Mette in mano de’ suoi Missionari la Croce, e nell’altra un piccolo libro, il Catechismo, e li manda in mezzo ai barbari, ai selvaggi e i barbari e i selvaggi entrano a migliaia sotto le pacifiche tende della Chiesa.
Il mondo fu convertito e si converte colla grazia divina e col Catechismo.
Come il Cristianesimo nacque e si stabilì colla predicazione semplice e pura del Vangelo, ossia col Catechismo, così lo dobbiamo conservare e ravvivare fra i popoli
O figliuoli, pregate! – Alla vostra preghiera la dottrina di Gesù rientrerà ancora nelle famiglie e nelle scuole come il primo elemento di educazione morale, come l’insegnamento più necessario e base d’ogni altro.
Pregate, o padri e madri, pregate! La gioventù nostra, massime delle città, fuorvia spaventosamente; ma alla vostra voce il Signore avrà pietà di tanti poveri illusi! Avrà pietà delle lagrime della sua Chiesa, ché, novella Rachele, piange desolata la strage di tanti figli traviati e miseramente travolti nell’empietà!
Volete forse il segreto per guadagnarvi l’affetto e trascinarvi dietro le turbe dei ragazzi? – Eccovelo, il grande segreto: vestite la carità di Gesù Cristo!
Per piantare e tener viva l’opera del Catechismo una cosa sola basta: – la carità viva di Gesù! Tutti gli ostacoli cadono, tutto si ottiene, quando chi fa il Catechismo ha la carità di Gesù Cristo.
Se sarete scelti all’alto privilegio di aiutare il vostro parroco a fare il Catechismo, domandate al Signore che vi dia carità grande. Quella carità paziente e benigna, umile, garbata, che tutto soffre, tutto spera, tutto sostiene, e non viene mai meno.
Ripieni di questa carità, andate in cerca dei fanciulli che la domenica specialmente vanno errando per le vie e per le piazze, guadagnateli con questa carità: non stancatevi mai, dissimulate i difetti, sappiate soffrire e compatire tanto.
Abbiate un sorriso, una parola soave, amabile per tutti, senza differenze, o figli miei, fatevi tutti a tutti per portare tutte le anime a Gesù. Siate pronti per un’anima a dare la vita e a dare mille vite per un’anima! Colla dolcezza di Gesù voi, o cari figliuoli, vincerete e guadagnerete tutti i fanciulli del vostro paese.
La carità del Signore Nostro Crocifisso, ecco il segreto, o anime dei miei figlie de’ miei fratelli, ecco l’arte di tirare a noi, di toccare i cuori, di convertire, di illuminare e di educare i fanciulli, speranza dell’avvenire e delizia del Cuore di Dio!
Carità viva! carità grande! carità sempre! e rinnoveremo la gioventù! Oh quanti poveri figliuoli ho conosciuto sviati, disonesti, arrabbiati contro noi preti… che ci odiavano senza conoscerci,… giovani creduti incorreggibili. eppure non avevano bisogno che d’una buona parola, d’una parola santa di carità, di uno sguardo dolce per essere vinti…
Carità viva! carità grande! carità sempre! Colla carità faremo tutto, senza carità faremo niente!
Oh vieni! o carità santa e ineffabile di Gesù e vinci e guadagna il cuore di tutti e vivi grande e affocata nella povera anima mia!

San Luigi Orione

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Don Luigi Guanella presto Santo. Firmati dal Papa i decreti che porteranno alla Beatificazione numerosi martiri

Posté par atempodiblog le 1 juillet 2010

Don Luigi Guanella presto Santo. Firmati dal Papa i decreti che porteranno alla Beatificazione numerosi martiri dans Articoli di Giornali e News Beato-Giustino-Maria-della-Santissima-Trinit-Russolillo-di-Pianura-Napoli

La Chiesa vedrà presto canonizzato uno dei cosiddetti “Santi della carità”, il Beato Luigi Guanella. Lo ha deciso Benedetto XVI che questa mattina, nell’udienza concessa al prefetto del la Congregazione delle Cause dei Santi, l’arcivescovo Angelo Amato, ha firmato la promulgazione dei Decreti che riguardano anche il riconoscimento dei miracoli per quattro futuri Beati e il martirio per numerosi sacerdoti, religiosi e religiose uccisi in gran parte durante la Guerra civile spagnola e sotto il regime nazista in Germania. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Don Bosco, don Guanella, don Orione. E’ una stagione esaltante, per la Chiesa italiana e non solo, quella che va tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Non c’è quasi parte del nord e del centro della Penisola che non venga toccata direttamente o indirettamente dalla carità di queste straordinarie figure di sacerdoti. Don Guanella, che prestò verrà proclamato Santo, è originario di una località vicino Sondrio, dove nasce nel 1842. A 24 anni è sacerdote, incontra don Bosco a Torino, viene toccato da quell’onda di carità che trasforma le miserie sociali in una molla di solidarietà e riscatto. Nel 1881, fonda i Servi della Carità e le Figlie di Santa Maria della Provvidenza che da Como si diffondono presto nel resto d’Italia e oltre, in America, Asia, Africa. Nel gennaio del 1915, la Marsica, in Abruzzo, è devastata da un drammatico terremoto. Don Guanella è lì a portare soccorso e al suo fianco c’è don Orione. Pochi mesi dopo, si spegne a Como. Paolo VI lo proclama Beato nel 1964.

A cavallo tra l’Otto e il Novecento si svolgono anche le vite dei quattro Venerabili Servi e Serve di Dio per i quali sono stati riconosciuti i miracoli che li porteranno presto agli onori degli altari. Si tratta del sacerdote Giustino Maria Russolillo, parroco di Pianura e fondatore della Società delle Divine Vocazioni (1891-1955), delle religiose Maria Serafina del Sacro Cuore di Gesù, fondatrice dell’Istituto delle Suore degli Angeli (1849-1911), Alfonsa Clerici, suora professa della Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue di Monza (1860-1930) e Cecilia Eusepi, del Terz’Ordine Secolare dei Servi di Maria, quest’ultima spentasi appena 18.enne nel 1928.

Il vescovo Giovanni Scheffler, ungherese di nascita (1887), apre la pagina dolorosa dei membri della Chiesa per i quali i decreti promulgati dal Papa riconoscono il martirio. Vescovo di Satu Mare, in Romania, muore in una prigione di Bucarest nel 1952, sotto la dittatura comunista. Martiri della Guerra civile in Spagna sono invece Giuseppe Maria Ruiz Cano, Jesús Annibale Gómez Gómez, Tommaso Cordero Cordero e altri 13 compagni, della Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, uccisi in odio alla fede durante la persecuzione religiosa del 1936, allo stesso modo di Carmelo Maria Moyano Linares e nove compagni dell’Ordine Carmelitano. Vittima del nazismo con due compagni, sacerdoti diocesani, è Giovanni Prassek, che viene ucciso ad Amburgo nel 1943. Più lontano nel tempo il martirio della francese Margherita Rutan, suora professa della Congregazione delle Suore Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli, che muore a Dax nel 1794, in pieno clima antiecclesiale fomentato dalla Rivoluzione francese.

I decreti firmati da Benedetto XVI riconoscono infine le virtù eroiche del Servo di Dio Basilio Martinelli, sacerdote professo della Congregazione delle Scuole della Carità (1872 -1962), delle Serve di Dio Maria Antonia di San Giuseppe, fondatrice del Beaterio degli Esercizi di Buenos Aires (1730-1799), la lituana Maria Casimira Kaupas, fondatrice della Congregazione delle Suore di San Casimiro (1880-1940), l’italiana Maria Luisa Gertrude Prosperi, badessa del Monastero dell’Ordine di San Benedetto di Trevi (1799-1847), la spagnola Maria Teresa Maria Carmen Albarracín, religiosa professa delle suore di Maria Immacolata Missionarie Claretiane (1927-1946) e l’italiana Maria Plautilla, religiosa professa delle Piccole Suore Missionarie della Carità (1913-1947).

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