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Continuerei a sperare in Te

Posté par atempodiblog le 15 février 2020

Continuerei a sperare in Te

Continuerei a sperare in Te dans Misericordia San-Claudio-de-la-Colombi-re

Signore, ecco davanti a Te un’anima, che si trova in questo mondo per sperimentare la tua meravigliosa Misericordia e farla risplendere al cospetto del Cielo e della terra.

Gli altri Ti rendano pure gloria dimostrando, con la loro fedeltà e la loro costanza, quanto è potente la tua grazia e quanto Tu sei dolce e generoso verso coloro che ti sono fedeli; io, da parte mia, ti darò gloria col far conoscere a tutti quanto sei buono con i peccatori.

A tutti dirò che la tua Misericordia è tanto al di sopra di ogni umana malizia, che nessuna cattiveria avrà il potere di stancarla; che nessuna ricaduta, per vergognosa e grave che sia, dovrà indurre il peccatore a disperare del tuo perdono.

Sì, amabile Redentore, Ti ho gravemente offeso, ma Ti ingiurierei ancora più pesantemente, se pensassi che non sei abbastanza buono da darmi il tuo perdono.

Il tuo e mio nemico, invano, ogni giorno, mi tende nuove insidie; mi potrà far perdere tutto, ma non la speranza nella tua Misericordia.

Anche se fossi ricaduto cento volte e le mie colpe fossero cento volte più terribili di quel che sono, continuerei a sperare in Te.

San Claudio de la Colombière

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Michal Sopocko: testimone della misericordia

Posté par atempodiblog le 15 février 2014

Michal Sopocko: testimone della misericordia dans Beato Michele Sopocko Padre-M-Sopocko

16 febbraio [...] memoria del Beato Michal Sopocko (1888-1975), “testimone della misericordia” e direttore spirituale di Santa Faustina Kowalska che ha accompagnato nel suo straordinario cammino per diffondere il culto della misericordia.

La religiosa polacca e il Beato Michal si incontrarono per la prima volta a Vilnius: oggi, infatti, nella capitale della Lituania, è possibile fare un vero e proprio “pellegrinaggio della misericordia” fra i luoghi da loro frequentati.

Tra questi spicca una casetta di legno, nella quale Santa Faustina ricevette un centinaio di volte la visita di Gesù. La casetta, sorprendentemente sopravvissuta all’era sovietica, è stata trasformata dal cardinale Audrys Backis, arcivescovo di Vilnius, in un piccolo santuario, che accoglie varie reliquie di Santa Faustina e del Beato.

Padre Sopocko, sacerdote polacco e fondatore della Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso, nacque a Nowosady. Studiò Teologia presso le Università di Vilnius e di Varsavia, concludendo gli studi nel 1926 con un dottorato in Teologia morale.

Diventato direttore spirituale al seminario di Vilnius, nel 1928 cominciò ad insegnare Teologia pastorale all’Università di Vilnius e al seminario di Białystok. Dal1918 al 1932 è stato anche cappellano dell’esercito polacco.

Nei suoi scritti, il Beato Sopocko pose le basi teologiche per le nuove forme di culto della Divina Misericordia. Scrisse in particolare lettere di formazione per le Suore di Gesù Misericordioso, la nuova congregazione religiosa per la quale ha redatto le costituzioni, secondo le indicazioni di Suor Faustina. Basandosi sui testi della futuro santa, ha anche composto delle preghiera alla Misericordia.

A proposito di padre Sopocko, Cristo stesso disse a Faustina: “Ecco l’aiuto visibile per te sulla terra. Egli ti aiuterà a fare la Mia volontà sulla terra” (Diario, 53) e la Santa in un altro passo del suo Diario spiega anche come padre Sopocko era un apostolo della misericordia, nonostante l’opposizione.

“O mio Gesù, Tu vedi quanta riconoscenza ho per don Sopocko – scrive – che ha portato tanto avanti la tua opera. Quell’anima così umile ha saputo resistere a tutte le tempeste e non si è scoraggiata per le contrarietà” (Diario, 1586).

Per contro, nel proprio diario lo stesso padre Sopocko descrisse come ha riscoperto la misericordia, attraverso Santa Faustina: “Ci sono delle verità che conosciamo, di cui si sente parlare e di cui si parla spesso, ma che non si comprende. È stato così per me, per quanto riguarda la verità sulla misericordia divina. Bisognava che una semplice suora, Suor Faustina, della Congregazione delle Suore di Nostra Signora della Misericordia, guidata da un’intuizione, me ne parlasse”.

“All’inizio non sapevo bene cosa fosse tutto – scrive ancora Sopocko – ascoltavo, dubitavo, mi ponevo delle domande. È solo alcuni anni dopo che ha capito l’importanza di questa opera, l’immensità di questa idea”.

Prende quindi la sua decisione: “La fiducia nella Divina Misericordia, la propagazione del culto di questa misericordia tra gli uomini sarà d’ora in poi il fondamento essenziale della mia vita, con l’aiuto di questa misericordia incommensurabile”.

Dopo la morte di Faustina nel 1938, il Beato cercò di compiere fedelmente ciò che Cristo aveva chiesto. “Il Vangelo non consiste nel predicare che i peccatori dovrebbero diventare buoni, ma che
 Dio è buono per i peccatori”, sosteneva.

Padre Sopocko morì in pieno Anno Santo, il 15 febbraio 1975. Una curiosità: nello stesso giorno morì nell’anno 1682 il direttore spirituale di Santa Margherita Maria Alacoque, il gesuita Claude La Colombière, noto promotore della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Mera coincidenza?

Fu proclamato beato a Białystok, in Polonia, vicino al confine lituano, domenica 28 settembre del 2008.

In quell’occasione, durante l’Angelus a Castel Gandolfo, Papa Benedetto XVI aveva ricordato che fu proprio per suggerimento del suo “confessore e guida spirituale”, che Santa Faustina “descrisse le proprie esperienze mistiche e le apparizioni di Gesù Misericordioso nel ben noto Diario”.

“Anche grazie ai suoi sforzi – aveva spiegato – venne dipinta e trasmessa al mondo l’immagine con la scritta Gesù, confido in Te”, la cui realizzazione fu seguita molto attentamente da Santa Faustina. Nascosta in Bielorussia durante l’oppressione sovietica, questa “sorgente” misteriosa alla quale Cristo ci invita a venire ad attingere la Misericordia, è esposta oggi nel santuario della Chiesa della Santissima Trinità a Vilnius.

Padre Sopocko “si fece conoscere come zelante sacerdote, educatore e propagatore del culto della Divina Misericordia” aveva aggiunto Benedetto XV, concludendo: “Per questa beatificazione si rallegra, nella casa del Padre, il mio amato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II. È stato lui ad affidare il mondo alla Divina Misericordia”, facendo riferimento al Pontefice polacco non ancora beatificato in quel momento.

Per Papa Wojtyla, la Divina Misericordia era, infatti, il limite posto da Dio al male. Così, le tragedie del XX secolo, non hanno fermato la diffusione del messaggio dell’amore misericordioso, quasi a significare che l’amore ha l’ultima parola.

di Anita Bourdin
Traduzione dal francese a cura di Paul De Maeyer
Tratto da: Zenit

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Santa Margherita Maria Alacoque

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2013

Santa Margherita Maria Alacoque

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Qui sopra, Margherita, a soli quattro anni, impara a pregare nel castello di Corcheval

Nacque nel 1647 nella diocesi di Autun in Francia. Accolta tra le suore della Visitazione di Paray-le-Monial, percorse rapidamente la via della perfezione. Ricevette mistiche rivelazioni, particolarmente sulla devozione verso il Cuore di Gesù, e lavorò molto per introdurne il culto nella Chiesa. Morì il 17 ottobre del 1690.

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Con gli occhi fissi sul campanile della chiesa, dove sa che Gesù è presente, Margherita è assorta nella preghiera e non sente i richiami del fratello

È il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni evangelista. La venticinquenne Suor Margherita Maria è raccolta in adorazione davanti al SS. Sacramento nella cappella del monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, in Francia. All’improvviso il suo corpo diventa insensibile, mentre lo spirito si ravviva e acquista una lucidità fuori del comune. In lei sta avvenendo qualcosa di straordinario. Riferisce: “mi sentii tutta investita dalla divina presenza”. Poi vide Lui, circonfuso di luce e di gloria, e raccolse il suo messaggio: “Questo mio Cuore brucia di tanto amore per te e per gli uomini che non posso più contenerlo. È necessario che sia fatto conoscere a tutti, perché tutti siano ricolmi dei miei benefici”. È l’inizio di una serie di manifestazioni visibili di Gesù che, per circa tre anni, si ripeteranno ogni primo venerdì del mese. Grazie straordinarie che infiammano una esistenza, tutto sommato, ordinaria. La vita di suor Margherita, infatti, fino a quel giorno non aveva proprio nulla di particolare, se non povertà, sofferenze e anonimato.

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Margherita Maria entra nel monastero della Visitazione il 25 maggio 1671

Nata nel 1647, in uno sperduto villaggio francese, è la quinta di sette figli. La sua giovinezza non è facile: rimasta orfana di padre all’età di otto anni, Margherita cresce “senz’altra educazione che quella che veniva dalla servitù e dai contadini”, come ella stessa riferisce nella sua Autobiografia. La madre, spesso malata, è in balia di alcuni parenti che si comportano in modo rozzo e dispotico, non risparmiando insulti e perfino maltrattamenti. La convivenza con la famiglia paterna è “una guerra continua”, Margherita e sua madre sono “ridotte alla più dura schiavitù”. Per le gravi ristrettezze economiche viene affidata a una comunità di clarisse: vi rimane solo due anni a causa di una grave malattia reumatica che rischia di immobilizzarla: “Le ossa doloranti sembravano conficcarsi nella pelle per tutto il corpo”, scriverà più tardi. Guarisce e in lei si fa strada, tenacemente, il richiamo della vita consacrata. Ostacolata dai familiari che la spingono al matrimonio ha qualche incertezza: è il periodo della mondanità, dei vestiti eleganti, delle feste e dei ricevimenti, ma poi il richiamo dello Sposo celeste è troppo forte e insistente.

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Margherita Maria, immersa nella preghiera, si dimentica di controllare che l’asina e il puledro non bruchino nell’orto del monastero. Ma gli animali non combinano nessun guaio

Il 20 giugno 1671, a 24 anni, Margherita entra nel convento di Paray-le-Monial, nell’ordine contemplativo delle Visitandine. Qui vivrà per 19 anni, fino alla morte. La vita in convento non è facile. Spesso viene umiliata dalle consorelle che la considerano sbadata, squilibrata, “visionaria”. Alcune, nel sentire ciò che ella riferisce della sua vita spirituale, si indignano, la trattano da pazza, da posseduta dal demonio: arrivano a spruzzarle addosso dell’acqua benedetta. La stessa Margherita teme di essere ingannata e di ingannare a sua volta: “Piangevo in continuazione, non riuscendo in alcun modo a sottrarmi alla potenza di quello Spirito sovrumano che agiva in me”. Intanto continuano le straordinarie rivelazioni che procurarono a suor Margherita sofferenze e incomprensioni.

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Gesù appare a Margherita Maria

Nella più celebre delle visioni Gesù le si mostrò con il petto aperto, dentro il quale essa vide il Cuore divino consumato da fiamme e circondato di spine. In uno dei colloqui lo Sposo le chiede di farsi apostola della riparazione e di impegnarsi per istituire la festa del Sacro Cuore il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini. Così farà, con l’aiuto provvidenziale di un altro santo, il gesuita Claudio de la Colombière, suo direttore spirituale. Le rivelazioni non la esaltano. Lo stesso Sposo la mette in guardia: “Non fare nulla senza l’approvazione di chi ti guida, per avere con te l’autorità dell’obbedienza”. Quando si tratta di scegliere tra un comando di Gesù e quello della Superiora non ha dubbi: preferisce obbedire alla Superiora. Umiltà e obbedienza, preghiera e sacrificio. La sua vita ascetica ha dei tratti impressionanti. Scrive: “Legavo il mio corpo con corde nodose, serrando così forte che, a mala pena, riuscivo a respirare e mangiare. Lasciavo le corde tanto a lungo in quello stato che alla fine esse affondavano nella carne che vi ricresceva sopra; e quando andavo a toglierle, le dovevo strappare a viva forza e fra immani sofferenze”. Altrove, narrando una delle sue esperienze mistiche, Margherita confessa: “Ero convinta che nella mia vita non ci fossero abbastanza sofferenze, né sufficienti umiliazioni e nulla sembrava bastare alla mia immensa voglia di patire. La sofferenza maggiore era quella di non soffrire abbastanza”.

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Margherita Maria, maestra delle novizie, riceve in dono da esse un disegno del Sacro Cuore

A poco a poco, nella comunità, la diffidenza nei suoi confronti viene vinta, l’indifferenza scossa: si capisce che Margherita, oltre ad avere il privilegio di comunicazioni straordinarie da parte di Dio, è una religiosa ricca di esperienza e degna di fiducia. Viene così eletta Maestra delle novizie. Le giovani allieve l’amano e la ammirano: “Ci farà diventare sante, anche nostro malgrado”, afferma una di loro. Il 22 luglio 1690 comincia gli esercizi spirituali che dureranno quaranta giorni. In un ultimo gesto di offerta affida la sua vita al Cuore di Gesù.

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Papa Clemente XIII istituisce il 6 febbraio 1765 la festa del Sacro Cuore e Pray-le-Monial diviene meta di pellegrinaggi

L’8 ottobre si ammala. Il medico è convinto che guarirà anche questa volta. Margherita sa invece che la sua ora è venuta e chiede gli ultimi sacramenti. Le sue ex novizie la vegliano di continuo. A una di esse chiede di bruciare tutto quello che il suo confessore le aveva chiesto di scrivere sulla sua esperienza spirituale. La giovane è esitante: sa che tutti quei manoscritti sono un vero tesoro per la Congregazione e per la Chiesa e allora le chiede di rinunciare anche a quest’ultimo desiderio e di lasciare la decisione alla Superiora. La Maestra delle novizie, sul letto di morte, obbedisce a una sua alunna. Muore poco dopo, il 17 ottobre, a 43 anni, pronunciando il nome di Gesù.
All’indomani della morte, dietro richiesta di numerosi fedeli che desideravano avere qualche ricordo di Margherita, alcune consorelle entrarono nella sua celletta in cerca di piccoli oggetti: non fu trovato nient’altro che il libro delle Regole e il flagello. Margherita, che aveva contemplato la bellezza e la pienezza del cielo, parlando cuore a cuore con il suo Signore, era ricca solo di Dio, e questo le bastava: “Il cuore divino è un oceano pieno di tutte le cose buone; lì le anime povere possono gettare le loro necessità: è un oceano pieno di gioia dove far annegare tutta la nostra tristezza, un oceano di umiltà dove far annegare il nostro orgoglio, un oceano di misericordia per quelli che sono nell’angoscia, un oceano d’amore in cui immergere le nostre miserie” (S. Margherita Maria Alacoque). Memoria Liturgica: 16 ottobre.

di Alessandro Belano fdp
Tratto dalla Rivista “Don Orione Oggi” (2004)
In questo articolo (fonte 30Giorni) alcune immagini di Mauro Cavallini, tratte dal libro “Santa Margherita Maria”, Editions du Signe, Strasbourg 2000.

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FEDE E DEVOZIONE: «Non temere nulla. Io regnerò malgrado i miei nemici» Gesù a S. Margherita M. Alacoque

Posté par atempodiblog le 7 juin 2013

FEDE E DEVOZIONE: «Non temere nulla. Io regnerò malgrado i miei nemici» Gesù a S. Margherita M. Alacoque
di Giovanni Ricciardi
Tratto dalla Rivista 30 Giorni – marzo – 2011

Tratto da: Luci sull’Est

«Non temere nulla. Io regnerò malgrado i miei nemici e chiunque cercherà di opporsi»

«La Santissima Vergine», scrive a proposito della propria infanzia, «si è sempre presa una gran cura di me; ricorrevo a lei in tutte le necessità, e lei mi ha tirato fuori da grandi pericoli».

Così Gesù a santa Margherita Maria Alacoque

FEDE E DEVOZIONE: «Non temere nulla. Io regnerò malgrado i miei nemici» Gesù a S. Margherita M. Alacoque dans Fede, morale e teologia sacrocuoregesu

«Ecco il mio Cuore dove siete nati, voi fedeli, voi mia Chiesa, come Eva è nata dal costato di Adamo. Vedete come la lancia lo ha aperto, affinché vi fosse aperta la porta del Paradiso». Nella prima metà del Trecento, sant’Antonio da Padova, in una sua omelia, sembra anticipare una devozione, quella al Sacro Cuore, che ha avuto negli ultimi secoli della storia della Chiesa un’enorme diffusione, legata alla figura di santa Margherita Maria Alacoque.

Questa suora dell’Ordine della Visitazione, fondato nel 1610 da san Francesco di Sales, nei 43 anni della sua breve vita conobbe grazie straordinarie. A lei Gesù apparve più volte: l’aveva scelta, le disse, per far conoscere a tutto il mondo il Suo Sacro Cuore, sorgente del Suo amore infinito per gli uomini.

Era nata nel 1647 a Lauthecourt, un borgo nel cuore della Francia a pochi chilometri da Paray-le-Monial, il luogo dove poi trascorse la sua vita religiosa. Era la quinta figlia di Claude Alacoque, avvocato e notaio del re Luigi XIV.

Fu cresciuta prima nel castello di Corcheval, in casa di una madrina, e poi in un collegio diretto dalle suore clarisse di Charolles. Qui imparò a pregare e ad amare Gesù così ardentemente che le suore le concessero di fare la prima comunione a nove anni, un’eccezione per quei tempi. L’adorazione del Santissimo Sacramento, il Rosario: questo era ciò che più commuoveva e attirava la piccola Margherita. «La Santissima Vergine», scrive a proposito della propria infanzia, «si è sempre presa una gran cura di me; ricorrevo a lei in tutte le necessità, e lei mi ha tirato fuori da grandi pericoli».

La protezione speciale della Madonna l’accompagnerà soprattutto durante la lunga malattia che la vide costretta a letto per quattro anni, dai dieci ai quattordici, e in quelli che seguirono, fino al suo ingresso nel monastero.

Furono anni difficili, in cui Margherita perse il papà e una sorella e divenne, per così dire, “straniera” in casa sua. I parenti che la mamma aveva chiamato per amministrare i loro beni infatti privarono lei e Margherita di ogni libertà, trattandole come delle serve. Quando Margherita chiedeva un vestito decoroso per andare a messa, glielo rifiutavano e lei era costretta a farselo prestare da un’amica. Inoltre, spesso non le permettevano neanche di uscire. «Non sapevo dove rifugiarmi», scrive la santa, «se non in qualche angolo del giardino o della stalla dove mi fosse possibile mettermi in ginocchio e aprire il cuore con le lacrime a Dio».

Poi anche la mamma si ammalò e poté guarire solo grazie all’amore, alle cure e alle preghiere di Margherita, che nel frattempo cresceva e iniziava a chiedersi quale fosse la volontà di Dio per lei. La mamma avrebbe voluto vederla sposata e madre di famiglia, ma il desiderio più profondo di Margherita era quello di consacrarsi al Signore: «Mi consumavo dal desiderio d’amarlo», dirà più tardi.

A 22 anni ricevette la cresima, aggiungendo al suo nome di battesimo quello di Maria, e qualche anno più tardi, vincendo finalmente le resistenze della famiglia, riuscì a coronare il sogno di farsi suora, con il suo ingresso nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, il 25 maggio 1671.

«Come una tela in attesa del pittore»
Al suo ingresso nel monastero si trovò smarrita in mezzo ai riti e alle formule latine che non capiva. Chiese allora alla maestra delle novizie di insegnarle a pregare. Lei le rispose: «Mettiti davanti a Nostro Signore, come una tela in attesa del pittore». Suor Margherita Maria non comprese subito, e mentre, tempo dopo, andava riflettendo in cuor suo sul senso di quelle parole, udì una voce interiore che le disse: «Vieni, t’insegnerò». In quel momento, ricorda la santa, Gesù le si fece vicino donandole una grande pace. A tutto avrebbe pensato Lui.

Il suo amore per Gesù la spingeva a passare in preghiera davanti al Santissimo Sacramento molte più ore delle sue consorelle, che iniziavano a guardarla con diffidenza e sospetto; pensavano che volesse mettersi in mostra, e così le affidavano i lavori più umili, per tenerla “coi piedi per terra”. Ad esempio, la mandavano nel prato del monastero a sorvegliare un’asina con il suo puledro, per badare che non andassero a brucare nell’orto. Una volta, suor Margherita Maria, immersa nella preghiera, se ne dimenticò, ma, nonostante questo, con grande sorpresa delle altre suore, gli animali non combinarono nessun guaio.

La vita continuava, divisa tra preghiera e lavoro. A suor Margherita Maria fu affidata l’infermeria del monastero, ed era a volte costretta a soffrire per la durezza con cui le superiore la trattavano. Margherita non rispondeva alle accuse e cercava di essere obbediente in ogni piccola cosa.

Discepola prediletta del Sacro Cuore

Tutto questo fu il preludio alla prima apparizione e rivelazione del Sacro Cuore a suor Margherita Maria, e alla missione affidatale di farlo conoscere al mondo, che avvenne il 27 dicembre del 1673: «Il mio divino Cuore», le disse Gesù, «è tanto appassionato d’amore per gli uomini e per te in particolare che, non potendo più contenere in sé stesso le fiamme del suo ardente amore, sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo e di manifestarsi a loro per arricchirli dei suoi preziosi tesori che ti svelerò e che contengono le grazie santificanti».

A partire da quel giorno Gesù le apparve molte altre volte. Durante un’apparizione del 1674, Gesù le chiese due cose semplici e concrete: comunicarsi tutti i primi venerdì del mese e passare un’ora in preghiera tutti i giovedì dalle 23 alle 24, in ricordo delle sue sofferenze nell’Orto degli ulivi, e per chiedere misericordia per i peccatori. Preghiera e sacramenti, dunque: le vie ordinarie che aprono alla grazia di Dio. Cioè al suo Sacro Cuore.

A queste pratiche, per tutti coloro che le avessero seguite, Gesù aggiunse delle promesse, chiedendo a suor Margherita Maria di farle conoscere al mondo. Margherita non sapeva come fare, circondata com’era dalla diffidenza delle sue consorelle, che non le permettevano neppure di farsi un’immagine del Sacro Cuore e di esporla pubblicamente. Ma Gesù la incoraggiava. In una delle sue apparizioni le disse: «Non temere nulla. Io regnerò malgrado i miei nemici e chiunque cercherà di opporsi». «Questo mi consolava molto», aggiunge la santa nella sua autobiografia, «perché non desideravo altro che di vederLo regnare. Affidai, quindi, a Lui la cura di difendere la sua causa, mentre io avrei sofferto in silenzio».

E infatti, ben presto le si offerse un aiuto, nella persona del padre gesuita Claude La Colombière, che fu per molti anni il suo direttore spirituale, riconobbe come ispirate veramente da Dio le rivelazioni ricevute da suor Margherita Maria, la incoraggiò, sostenne la sua causa presso le superiore della Visitazione e si fece egli stesso apostolo della devozione al Sacro Cuore.

A poco a poco, prima il suo monastero, poi alcune famiglie, infine moltissimi già nel corso della vita di santa Margherita Maria aderirono alla devozione al Sacro Cuore, che dopo la sua morte conobbe una diffusione straordinaria, tanto che, a meno di cento anni dalla scomparsa di Margherita Maria, Clemente XIII, sollecitato a istituire per tutta la Chiesa una festa del Sacro Cuore, apprese con stupore che nel mondo esistevano già 1.090 confraternite ad esso consacrate, e si convinse a concedere questa festa il 6 febbraio del 1765.

Fu poi papa Leone XIII a raccogliere pienamente il messaggio di santa Margherita Maria, consacrando il mondo intero al Sacro Cuore l’11 giugno del 1899. Venti anni dopo, a Parigi, sulla collina di Montmartre, dove san Dionigi aveva subito il martirio insieme ai suoi compagni, fu consacrata la grande Basilica del Sacro Cuore che domina la capitale della Francia.
Parallelamente a questi atti pubblici, si diffuse sempre più in tutto il mondo cattolico la devozione al Sacro Cuore.

Quanto a Margherita Maria, la sua vita si concluse, negli ultimi anni, con una crescente richiesta di consigli spirituali e con un sempre più cospicuo numero di persone che volevano vedere e toccare colei che aveva visto e toccato, come Tommaso, il Cuore di Gesù. Ma questo non faceva che aumentare il suo desiderio di vivere in disparte, l’aspirazione che aveva riassunto in una sua frase: «Tutto da Dio e niente da me; tutto di Dio e niente di me; tutto per Dio e niente per me». Questa frase era la semplice risposta alle parole amorose che Gesù le aveva rivolto direttamente poco tempo prima: «Io sono la tua vita e tu non vivrai più che in me e per me».

Promesse del Sacro Cuore
Negli scritti di santa Margherita Maria Alacoque si trovano numerose promesse fatte da Gesù ai devoti del suo Sacro Cuore. Quelle qui elencate, dedotte dalle lettere della santa, ci ricordano in modo sintetico e facile le grazie legate a questa devozione

  • Concederò le grazie necessarie al loro stato di vita.
  • Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie, li consolerò nelle afflizioni.
  • Sarò il loro rifugio in vita e specialmente in morte.
  • Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche e imprese.
  • I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia.
  • Le anime tiepide diverranno fervorose.
  • Le anime ferventi saliranno presto a grande perfezione.
  • La mia benedizione scenderà nei luoghi dove sarà esposta e venerata l’immagine del mio Sacro Cuore.
  • Ai sacerdoti e a coloro che opereranno per la salvezza delle anime, darò la grazia di commuovere i cuori più induriti.
  • Le persone che propagano questa devozione avranno il loro nome scritto per sempre nel mio Cuore.
  • A tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi, darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna.

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Santa Margherita Maria Alacoque, apostola del Sacro Cuore

Posté par atempodiblog le 8 juin 2012

Santa Margherita Maria Alacoque, apostola del Sacro Cuore
Una prediletta di Dio è stato lo strumento per portare il culto del Sacro Cuore nel mondo.
di Veronica Rasponi – Radici Cristiane

Santa Margherita Maria Alacoque, apostola del Sacro Cuore dans Articoli di Giornali e News

“È qui che ti voglio”. Era il 25 maggio 1671 e Margherita, dopo aver girato vari monasteri, era appena arrivata nel convento della Visitazione di Paray-le-Monial. Il Signore la vuole in questo luogo perché da quella piccola cittadina della Francia centrale Egli vuole diffondere al mondo intero la devozione al suo Sacratissimo Cuore.

Una Francia in pericolo
La Francia di quegli anni era imbevuta di spirito giansenista, il fervore dei fedeli si era molto raffreddato e anche nei conventi il sottile veleno dell’eresia era riuscito ad alterare il vero spirito del Vangelo.

Il Signore cercava un’anima che gli appartenesse totalmente e Margherita non si tirò mai indietro: nello spazio di pochi anni, venne preparata, al crogiuolo della sofferenza e della mortificazione, alla grande missione che Gesù aveva preparato per lei: essere l’apostola del Sacro Cuore.
Pochi anni dopo la sua morte, più di 300 confraternite erano dedicate al Sacro Cuore e il 6 febbraio 1756 Clemente XIII ne istituì la festa che venne estesa alla Chiesa universale dal beato Pio IX nel 1865.

Prescelta da Cristo
Ma chi era Margherita Alacoque? Era nata il 22 luglio 1647 nella diocesi di Autun, in Francia, da Claudio Alacoque, giudice e notaio regio, e da Filiberta Lamyn. Fin dalla più tenera età, la bruttezza del peccato la faceva inorridire. Tale era il suo desiderio di riparare le offese che venivano fatte a Dio con il peccato che, ancora giovanissima (tra i 5 e i 7 anni), pronunciò il voto di castità perpetua.
All’età di otto anni, rimasta orfana di padre, Margherita venne affidata alle suore di Santa Chiara. Dalle suore, Margherita ricevette all’età di nove anni la prima Comunione. Questo primo contatto con Gesù segnò profondamente la sua anima che da quel momento non riuscì più a trovar gusto per nessun divertimento.
Desiderava tanto rimanere per sempre dalle suore di Santa Chiara ma improvvisamente una malattia la costrinse a letto e la mamma decise di riportarla a casa. “Le ossa doloranti sembravano conficcarsi nella pelle per tutto il corpo” raccontava successivamente Margherita che per quattro anni non poté neanche camminare. Nulla portava sollievo al suo stato tanto che la madre decise di fare un voto alla Santissima Vergine promettendole che, se fosse guarita, sarebbe divenuta una delle sue figlie. Non appena il voto venne formulato, la piccola Margherita guarì.
Rinata al mondo, Margherita iniziò a sentire tutto il fascino della libertà, delle occasioni mondane, dei discorsi futili, degli abiti eleganti. Ma Dio aveva altri disegni su quella figlia prediletta e voleva fosse tutta per Lui. Cominciò dunque a prepararla conducendola amorosamente per un lungo cammino nel quale non mancarono grandi prove ma anche grazie e consolazioni indicibili.
Ma finalmente, vinte le forti resistenze familiari, riuscì ad entrare nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial. Il 25 agosto 1671 ebbe luogo la Vestizione della nuova postulante al quale venne dato il nome di Margherita Maria. Gesù continuava ad arricchire la sua prediletta di copiosi doni che lei stessa chiedeva talvolta di diminuire per non sembrare diversa dalle altre suore e poter vivere meglio il nascondimento e lo spirito di umiltà.
Poco a poco, in mezzo alle prove che non le faceva mancare, il Signore cominciava a parlare del suo Sacro Cuore all’umile visitandina: nei periodi più gravi egli offriva il suo Cuore come rifugio e asilo; nel suo Cuore le anime avrebbero trovato tranquillità, consolazioni e ogni attrattiva; il suo Cuore regnava nei tormenti, trionfava nell’umiltà. E così l’animo di Margherita Maria cominciava ad infiammarsi e a far conoscere l’amore del Sacro Cuore di Gesù.
Immersa nel Cuore di Gesù, Margherita Maria desiderava ardentemente il disprezzo, l’abiezione, la dimenticanza degli uomini per essere conforme allo Sposo crocifisso. Era ormai pronta alla prima grande rivelazione del Signore.

La prima apparizione
Questa avvenne nel 1673, nel giorno della festa di S. Giovanni Evangelista. Margherita Maria era in preghiera davanti al Santissimo Sacramento quando, come lei stessa scriverà, «il Divin Cuore mi fu presentato come in un trono di fiamme, più sfolgorante di un sole e trasparente come un cristallo, con la piaga adorabile; esso era circondato da una corona di spine (…) e sormontato da una croce (…). E mi fece vedere come l’ardente desiderio di essere amato dagli uomini e di ritrarli dalla via della perdizione, dove Satana li precipita in molti, gli aveva fatto concepire questo disegno di manifestare il suo Cuore agli uomini, con tutti i tesori di amore, di misericordia, di grazie, di santificazione e di salvezza, che esso conteneva, affinché tutti coloro i quali volessero rendergli e procurargli tutto l’onore e la gloria che possono, fossero arricchiti con abbondanza e profusione di quei divini tesori del Cuore di Dio che ne era la sorgente.

Ma bisognava onorarlo sotto la figura di questo Cuore di carne, di cui Egli voleva che l’immagine fosse esposta e portata su di me e sul cuore per potervi imprimere il suo amore e riempirlo di tutti i doni di cui esso era colmo e per distruggervi tutti i movimenti sregolati».
A questa visione, Margherita Maria aggiunse anche le parole pronunciate da Nostro Signore: «Il mio Divin Cuore è tanto appassionato d’amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo più contenere in se stesso le fiamme del suo ardente Amore, sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo e di manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori che ti scoprirò e che contengono le grazie santificanti e in ordine alla salvezza, necessarie per ritrarli dal precipizio della perdizione. Per portare a compimento questo mio disegno ho scelto te, abisso d’indegnità e di ignoranza, affinché appaia chiaro che tutto si compie per mezzo mio». Dopo queste parole Gesù chiese a Margherita Maria il suo piccolo cuore e dopo averlo inabissato nella fornace del Cuore divino, lo restituì a lei che per tutta la vita arse di quel fuoco né fu mai liberata dal dolore provato allora.
In un primo venerdì del mese di qualche mese dopo ebbe luogo una seconda apparizione. Era la festa della Visitazione, il 2 luglio 1674. Il Sacro Cuore le si presentò come un sole sfolgorante di vivissima luce.
In quell’occasione Gesù le manifestò ciò che avrebbe voluto da lei e le svelò i segreti del Suo Cuore. Qualche tempo dopo, durante l’esposizione del Santissimo Sacramento, le si presentò nuovamente Gesù, tutto splendente di gloria con le sue piaghe sfolgoranti come cinque soli. Le disse: «Sono tormentato dalla sete che gli uomini mi onorino nel Santissimo Sacramento: ma non si trova quasi nessun mortale che tenti di estinguere la mai sete e di rispondere al mio amore (…)
Questo mi fa soffrire più di tutto ciò che ho patito nella mia Passione, mentre se, in cambio, mi rendessero almeno un po’ di amore, stimerei poco ciò che ho fatto per loro e vorrei, se fosse possibile, fare ancora di più. Invece non ho dagli uomini che freddezze e ripulse alle infinite premure che mi prendo per far loro del bene». E aggiunse: «Tu almeno supplisci al loro ingratissimo abbandono».
Dopo aver aperto il suo Cuore dal quale scaturì una fiamma ardente che investì Margherita Maria, le spiegò cosa doveva fare: ricevere la Santa Comunione quanto più spesso le fosse concesso dall’obbedienza ma comunque ogni primo venerdì del mese; ogni notte tra il giovedì e il venerdì un’ora di adorazione prostrata a terra in ricordo dell’angoscia mortale patita nel giardino degli Ulivi.
Dopo questa visione, Margherita Maria subì ulteriori prove, sia fisiche che spirituali. Satana stesso ottenne il permesso di tentarla ad eccezione che sulla purezza. Ma il Signore che vegliava sulla sua sposa, le concesse finalmente una guida per la sua anima: il padre gesuita Claudio de la Colombière. A lui, il Signore volle che Margherita Maria manifestasse i tesori del Suo Cuore affinché ne divulgasse il valore e l’utilità.

La grande rivelazione del culto al Sacro Cuore
Ma la grande rivelazione doveva ancora arrivare. Era nell’ottava del Corpus Domini del 1675 mentre Margherita Maria si trovava in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Gesù le apparve e, aprendo il suo Sacratissimo Cuore, le disse:

«Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini, che non ha niente risparmiato, così da esaurirsi e consumarsi per dichiarare il suo amore, invece la maggior parte di loro mi ricompensano con l’ingratitudine, la disonestà, i sacrilegi, l’indifferenza e il disprezzo che mi dimostrano in questo sacramento di amore. La pena e il cruccio aumentano per essere trattato in tal modo anche dalle anime a me consacrate.
Per cui ti chiedo che il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini sia istituita una solennità speciale per onorare il mio Cuore: in questo giorno i fedeli dovranno comunicarsi e nel tempo stesso si dovrà fare onorevole ammenda, in riparazione alle ingiurie inferte durante questi giorni al Santissimo Sacramento. Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere copiosamente le predilezioni del suo amore su quelli che mi renderanno tali onori e saranno promotori di tale devozione presso altri».
Seguendo le indicazione del suo Sposo, Margherita Maria riferisce tutto al padre la Colombière che le chiese di mettere tutto per iscritto. Il 21 giugno di quello stesso anno i due celebrarono per la prima volta la festa del Sacro Cuore e si consacrarono a lui. Ma il beato la Colombière doveva presto lasciare Paray-le-Monial perché l’obbedienza lo inviava in Gran Bretagna.
Il dolore fu grande per la nostra Santa anche perché le prove non mancavano: il Signore le chiese di offrirsi come vittima della sua giustizia per riparare tutte le offese e le mancanze di carità e di obbedienza della sua comunità. Anche le pene fisiche la colpivano duramente. Ma in un momento di particolari angustie il Signore la consolò affidandola ad un fedele angelo custode che non l’avrebbe mai lasciata.
Nel frattempo, anche la madre superiora venne spostata e al suo posto arrivò a Paray-le-Monial madre Peronne-Rosalie Greyfié. Tra i primi atti, ella venne chiamata dal Signore stesso a voler scrivere l’atto solenne di donazione di tutto ciò che possedeva Margherita Maria al suo Sposo, ciò che ella fece il 31 dicembre 1678. In quell’occasione, la Santa si incise il nome di Gesù sul cuore.
Ma il Signore voleva unirla sempre di più alla sua passione ed un giorno, mentre riceveva la Santa Comunione, le offrì una corona di spine. Da quel momento il mal di testa non l’abbandonò mai, ma suor Margherita Maria era felice perché queste sofferenze la univano sempre più al Divin Cuore di Gesù.
Intanto la devozione al Sacro Cuore iniziava a diffondersi all’interno del convento e all’esterno tramite gli altri conventi della Visitazione e tramite l’apostolato del padre la Colombière. Margherita Maria ricevette ancora la promessa dall’adorabile Cuore di Gesù che in virtù del suo amore «concederà la grazia della penitenza finale a quanti per nove mesi consecutivi si accostino il primo venerdì del mese al sacro convito; essi non moriranno in disgrazia né senza aver ricevuti i santi sacramenti: negli ultimi istanti il mio Cuore offrirà loro un asilo sicuro».

Il Sacro Cuore e il Re Sole
Ma non fu l’ultima rivelazione. Doveva ancora arrivare il messaggio che il Sacro Cuore inviava attraverso la sua serva al Re di Francia Luigi XIV: il Signore chiedeva di regnare a corte, soprattutto nel cuore del Re; voleva che la sua immagine fosse dipinta nei vessilli, fosse cesellata sulle armi, perché tornassero vittoriose; voleva fosse costruito un tempio in cui si esponesse l’immagine del Sacro Cuore, perché ricevesse la consacrazione e le preghiere del Re e di tutta la corte; infine, aveva scelto lui medesimo come suo amico fedele affinché ottenesse dalla Santa Sede una messa in suo onore e tutti gli altri privilegi inerenti alla devozione al Sacro Cuore.
Ma, come sappiamo, Luigi XIV non fu un novello Costantino e la Francia, nello spazio di un secolo, sprofondò nell’orrore della Rivoluzione Francese, i Borbone persero il trono e il suo pronipote, Luigi XVI, fu ghigliottinato.
Margherita Maria aveva ormai compiuto la sua missione. Nella continua ricerca dell’umiltà e del nascondimento, chiese che venissero bruciate tutte le lettere e il diario che aveva scritto su ordine del padre Rolin: non voleva che niente rimanesse della sua memoria.
Afflitta per aver così poco amato il Signore durante la sua vita, pregava le sorelle di ottenere per lei perdono da Dio e, per compensare la sua negligenza, di amarlo loro per tutta la vita. Invocando il Santissimo nome di Gesù, Margherita Maria chiuse gli occhi il 17 ottobre 1690. La sua missione era compiuta: il Sacro Cuore di Gesù, dopo aver conquistato il suo cuore, avrebbe trionfato sul mondo.

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Accoglienza reliquie di S. Margherita Maria Alacoque e S. Claudio de la Colombière

Posté par atempodiblog le 14 mars 2012

Accoglienza reliquie di S. Margherita Maria Alacoque e S. Claudio de la Colombière dans Articoli di Giornali e News

Nei giorni 16/17/18 presso la chiesa del Sacro Cuore in contrada Cappella Bianchini in Torre del Greco si terrà l’evento dell’accoglienza e Adorazione delle Reliquie di S. Margherita Maria Alacoque e S. Claudio La Colombière.

Santa Margherita Maria Alacoque, vergine, entrata tra le monache dell’Ordine della Visitazione della beata Maria, corse in modo mirabile lungo la via della perfezione; dotata di mistici doni e particolarmente devota al Sacratissimo Cuore di Gesù, fece molto per promuoverne il culto nella Chiesa. A Paray-le-Monial nei pressi di Autun in Francia, il 17 ottobre, si addormentò nel Signor.

Fonte: PositanoNews

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Perdonare i nemici

Posté par atempodiblog le 15 février 2012

Perdonare i nemici dans Fede, morale e teologia 

Nulla più mi persuade che è difficile perdonare, quanto l’esperienza che mi insegna che non esiste quasi niente di più raro. Il nostro Maestro ha perdonato lui stesso in faccia a tutti, nella maniera più generosa e nelle circostanze più difficili. I suoi apostoli e i suoi primi discepoli si sono segnalati nell’imitare tanto esempio. Eppure chi di noi compie tanto bene questo dovere? Non parlo dei mondani, che si vantano delle loro vendette e che, lungi dall’obbedire al precetto del Vangelo, si comportano verso i loro nemici come se ci fosse un precetto di odiarli a morte. Perfino tra quanti fanno professione di virtù, c’è cosa più rara che vedere chi perdona sinceramente, chi loda quelli che lo criticano,chi prega per quanti lo perseguitano, chi si affretta a servire quanti turbano la sua quiete e in tutti gli incontri gli mettono i bastoni tra le ruote? Vero è che, una volta che ci siamo impegnati nella vita devota, ci guardiamo bene dal dire che vogliamo vendicarci; ma spesso non tralasciamo di farlo, mai mancando di dichiarare che non vogliamo alcun male al nemico. Ma, come se dopo questa precauzione tutto ci fosse permesso, sparliamo di lui in tutto quello che sappiamo, e spesso anche in quello che non sappiamo; esageriamo l’ingiustizia e la violenza del suo comportamento; ci appaghiamo nel far notare i suoi difetti; rievochiamo il ricordo delle sue azioni passate. Voglio che non si dica nulla che non sia vero, e che non sia già di dominio pubblico; cioè che non vi sia né calunnia né maldicenza; ma certamente la carità non può non esserne ferita; si tratta sempre di vendetta.
I devoti cercano con cura il loro risentimento con qualche pretesto specioso, di zelo o di giustizia. Ma molto pochi sono quelli che cercano di soffocarlo. I viziosi palesi si vendicano apertamente; i devoti di professione qualche volta si vendicano in modo occulto, senza farsene accorgere, e molto spesso senza che loro stessi se ne accorgano; gli uni ricorrono alle armi e alla violenza per darsi soddisfazione, altri talvolta lo fanno col silenzio e con moderazione. Infine, alcuni che sono i meno propensi al vendicarsi personalmente, spesso sono molto lieti di vedersi vendicati: godiamo nel vedere che uno che voleva farci del male è caduto lui stesso nella trappola che ci stava tendendo; apprendiamo con piacere che la sua condotta viene condannata dalla gente onesta; ci rallegriamo delle disgrazie che gli capitano. Non dico soltanto che comportarsi così non è amare come Gesù Cristo ci ordina; è palese che è un odiare e un volere il male; anzi, dico che è compiere una vera e propria vendetta.
La vendetta non consiste nell’uccidere, colpire, spargere sangue; tutte queste cose si possono compiere per un principio di giustizia, e alcune addirittura per un motivo di amore e di carità. Vendicarsi è provare piacere nella sventura di un nemico; è trovare gioia e consolazione in ciò che l’affligge, sia che siamo noi gli autori dei suoi mali, sia che questi vengano da altri. Secondo sant’Agostino: Vindicari non est aliud nisi delectari vel consolari de alieno malo. Ma non è vero che poche persone sono esenti da questi sentimenti, e che è molto difficile difendersene?
Talvolta siamo in difficoltà nel trovare i mezzi di esercitare il nostro fervore; invidiamo ai santi le occasioni che hanno avuto di far brillare la loro virtù; rimpiangiamole persecuzione della Chiesa, che sono state tanto favorevoli ai primi fedeli. Vade riconciliare fratri tuo: andate a riconciliarvi con vostro fratello. Andate verso quel nemico che vi perseguita, che vi maltratta; e senza compulsare le regole del mondo, che vi dispenseranno da compiere il primo passo, senza dar retta alla natura che vi sollecita vendetta, convincetelo: con la vostra mitezza, con la vostra facilità nel cedergli su tutto, con ogni genere di arrendevolezza, a desistere dalla sua collera e ad amarvi in Gesù Cristo. Se poi non avete nemici, o se le circostanze sono tali che la prudenza non vi permette di comportarvi così, imponete a voi stessi questa legge indispensabile di vivere con quanti no vi amano, che invidiano la vostra fortuna, o la vostra gloria, che vi disprezzano, che parlano di voi con poca carità e riservatezza; di vivere, dico, con loro come se voi ignoraste tutte queste cose, come se foste persuaso del contrario. Vagliate le loro virtù e le loro buone qualità per poterne parlare nelle conversazioni; cercate le occasioni per rendere loro servizio, e consideratevi fortunati quando ne avrete trovate; eccitate il vostro cuore ad amarli, ad augurare loro il bene, ad affliggervi dei loro mali, rallegrarvi dei loro successi; fateli oggetto delle vostre preghiere; chiedete per loro ciò che credete sia loro più necessario e più utile; rendete mille grazie a Dio per tutti i beni che ha loro dato; infine, che l’amore di Gesù Cristo vi induca a fare per loro tutto quello che l’amore naturale più sincero e più tenero vi farebbe compiere per un amico o un fratello. Ecco come conquistarvi il cuore di Dio, come presto arrivare a una santità molto eminente.
Sono buone opere una messa ascoltata, elemosina fatta con un’intenzione molto pura, un servizio reso per carità cristiana; ma un servizio reso a un nemico; un’elemosina data per lui, una messa ascoltata per ottenergli qualche grazia, sono azioni eroiche, capaci di attirare su di noi le più grandi benedizioni.E per difficile che sia, questo mezzo è pur sempre nelle nostri mani e alla portata di ogni genere di persona. Non tutti hanno beni a sufficienza per essere molto generosi con i poveri;; le austerità suppongono la salute, Che Dio non a tutti data; occorre tempo libero, per fare lunghe preghiere, e alcuni sono impegnati in occupazioni che non danno loro questo tempo;ma per perdonare e per amare i nemici, per cercare di accattivarseli, per pregare per loro, per parlarne bene in ogni occasione, per prendere parte a tutto ciò che li riguarda, basta il cuore. Vero è che bisogna averlo grande: i cuori meschini non sanno cos’è perdonare.
Nessuna mente creata può comprendere quanto un peccato mortale irriti Dio. La punizione di Adamo e di tutta la sua discendenza condannata a morte per una semplice disubbidienza; Gesù Cristo abbandonato e consegnato al furore degli uomini e dei demoni per essersi reso simile al peccatore, benché fosse del tutto esente dal peccato; infine l’inferno, dove Dio ha precipitato gli angeli per tormentarveli eternamente, insieme agli uomini colpevoli: tutto ciò ci fa comprendere quanto il peccato lo adira contro quelli che lo commettono.
Non bisogna meravigliarsene. Non è molto strano che una piccola creatura tratta dal nulla si sollevi contro colui che l’ha plasmata; che un uomo osi prendersela con il suo Dio; che disprezzi questa Maestà infinita; che non tema di offendere l’Onnipotente?
Se un motivo c’è di meravigliarsi, è che tolleri con tanta pazienza che tutti i giorni si specchi con incredibile audacia, e che non distrugga con l’uomo tutto l’universo, da lui creato soltanto per l’uso dell’uomo stesso.
Ma più sorprendente è che, pur essendo in effetti tanto e tanto giustamente irritato, egli dimentica tutta la sua collera non appena noi stessi abbiamo dimenticato le ingiurie che ci sono state fatte, o che le abbiamo perdonate: Dimittite et dimittebitur vobis. Volete sapere come potete piegare la mia giustizia, dopo aver offeso la mia misericordia? Lasciatevi piegare voi stessi in favore dei vostri nemici; sacrificatemi il vostro risentimento. Con questo solo sacrificio espirete le vostre colpe: Dimittite et dimittetur vobis.San Claudio de la Colombière s.j.

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Paray le Monial

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2008

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« Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e li ha ricolmati di tutti i benefìci, ma in cambio del suo amore infinito, anziché trovare gratitudine, incontrò invece dimenticanza, indifferenza, oltraggi, e questi arrecatigli talora anche da anime a lui obbligate con il più stretto debito di speciale amore ».

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Attorno al 1661 la Vergine apparve a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). La santa ebbe numerose altre visioni della Madonna e di Gesù, il quale nel 1673 gli mostrò il suo Sacro Cuore. Margherita, quinta dei sette figli del notaio Alacoque, alla morte del padre, nel 1655, venne messa in pensionato a Charolles presso le clarisse, dove scoprì la vita religiosa e maturò il desiderio di imitarla.
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La santa mistica divenne una delle anime elette di Dio, al quale offrì sé stessa come ostia di immolazione alla santa giustizia. Gesù le chiese di far celebrare una specifica festa per onorare il suo Cuore.
[...]
Paray le Monial non è conosciuta solo per la sua magnifica Basilica del tredicesimo secolo; è oggi nota in tutto il mondo grazie al messaggio del Cuore di Gesù. Dal 1673 al 1675, Gesù appare ad una giovane religiosa del Monastero dell’Ordine della Visitazione, Margherita Marie Alacoque, svelandole « questo cuore che ha tanto amato gli uomini ». Padre Claude La Colombière, superiore dei Gesuiti, autentifica l’esperienza mistica della giovane religiosa.
[...]
Tra le altre cose, Gesù ha detto alla Santa:
« Io ti prometto, nell’eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti coloro che si comunicheranno al Primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà il loro asilo sicuro in quell’ora estrema ».

Per approfondire Paray le Monial dans Apparizioni mariane e santuari iconarrowrk7 http://www.mariadinazareth.it/santa%20margherita%20maria%20alacoque.htm

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