Sottomettersi l’uno all’altro

Posté par atempodiblog le 23 mai 2013

Sottomettersi l’uno all’altro dans Francesco Agnoli fogliealvento

Un coniuge che pesasse sulla bilancia tutti gli errori dell’altro coniuge, e contabilizzasse ogni sbaglio del suo compagno di vita, sarebbe un cristiano?

Francesco Agnoli: Una grande santa educatrice, Teresa Verzeri, scriveva a sua sorella, che ogni tanto le scriveva parlando dei difetti del marito, “sicuramente tuo marito ha grandi difetti, io che ti conosco ti posso dire che li hai anche tu!”. Diceva “sottomettiti” e la parola, come quella che è nel libro di Costanza Miriano, detta così all’uomo di oggi dà molto fastidio eppure il matrimonio, posso dirlo anch’io per la mia esperienza, è continuamente un sottomettersi l’uno all’altro, perché non si può andare avanti, a meno che non ci sia disparità di un carattere santo accanto ad un caratteraccio. Ma di solito non è così… di solito si sta un po’ sulla stessa barca. Bisogna sottomettersi l’uno all’altro, bisogna, nel matrimonio, costantemente piegare il capo una volta l’uno una volta l’altro, c’è chi lo piega di più… però sostanzialmente bisogna cercare di essere sottomessi l’uno all’altro.

Rosanna Brichetti Messori: Anche perché in realtà noi siamo convinti che l’altro debba, come dire, venire incontro ai nostri bisogni e se l’altro non viene incontro… noi ci lamentiamo e non capiamo invece che il segreto vero, io naturalmente credo che ci ho messo cinquant’anni per capirlo, è andare noi incontro all’altro, cioè non pretendere, accettare l’altro com’è. Invece di pretendere che l’altro venga incontro a noi e ci capisca sempre.

Tratta da una conversazione radiofonica

Publié dans Francesco Agnoli, Riflessioni, Rosanna Brichetti Messori, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura, con Lei imparerai a pregare.

Posté par atempodiblog le 21 mai 2013

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura con Lei imparerai a pregare.
del card. Angelo Comastri – Novena a Maria

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura, con Lei imparerai a pregare. dans Cardinale Angelo Comastri cardangelocomastri

Oggi molti non credono più nella preghiera: pensano che sia inutile, pensano che sia sterile, pensano che sia tempo sprecato. F. Nietsche è arrivato a lanciare una velenosa provocazione, quando ha detto: “è vergognoso pregare!”.

Certamente per chi crede soltanto nell’orgoglio… è vergognoso pregare! Per chi toglie l’orizzonte dell’eternità e mutila la vita privandola di un futuro al di là di questa vita… è vergognoso pregare! Per chi crede di essere “Dio” e di aver preso il posto di “Dio”… è vergognoso pregare!

Ma chi sente la fragilità della vita, chi avverte il bisogno di una luce che dia senso all’esistenza, chi capisce che dietro il sole e la luna e le stelle e i fiori e i monti e il mare… c’è un Creatore amante della vita e desideroso di trasmettere a tutti la sua infinita gioia, la preghiera è come il respiro che dà ossigeno all’anima e fa correre senza paura nelle strade contorte della vita quotidiana.

Ma soprattutto chi ha incontrato Maria… non può più smettere di pregare. Maria è la donna che ha sentito, più di tutti, il fascino di Dio e la sua esistenza è arrivata a lambire l’Eterno, l’Infinito, l’Onnipotente.

Maria, più di ogni altra creatura, ci può insegnare a pregare: amichevolmente ti consiglio di lasciare che la sua mano materna prenda la tua mano e ti accompagni nel viaggio che porta tra le braccia di Dio: braccia che ti aspettano per darti l’abbraccio che ti manca e che, senza saperlo, desideri da sempre.

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura: con Lei imparerai a pregare.

Publié dans Cardinale Angelo Comastri, Mese di maggio con Maria, Preghiere, Stile di vita | Pas de Commentaire »

San Bernardino, l’innamorato di Siena

Posté par atempodiblog le 20 mai 2013

L’innamorato di Siena
La vita di San Bernardino è costellata di episodi che illustrano la sua grande devozione verso la Madonna.
di Bianca Maria Veneziani – Madre di Dio
 

San Bernardino, l’innamorato di Siena dans Stile di vita sanbernardinoemaria 

San Bernardino da Siena [ricordato il 20 Maggio] ci è stato tramandato da una radicatissima tradizione come il predicatore del Santo Nome di Gesù [effigiato nel trigramma JHS, “Jesus hominum Salvator - Gesù Salvatore degli uomini”che accompagna fin dalle origini l’immagine del Santo].
Possiamo essere però certi che i suoi contemporanei non lo stimarono meno come devoto e cantore innamorato di Maria. I suoi più antichi biografi ci assicurano che fra Bernardino coltivò verso la Madre del Signore un’autentica devozione filiale e confidenziale. La vita del Santo senese, infatti, è costellata di episodi che illustrano questa sua devozione; a cominciare dal fatto che tutte le più importanti date della sua vita coincidono con la Natività della Vergine, l’8 Settembre: così per la nascita [avvenuta a Massa Marittima nel 1380], il Battesimo, l’entrata in Noviziato e la Prima Professione religiosa tra i Frati Minori Francescani, la Prima Messa e il primo Discorso al popolo.
Il nome stesso gli fu imposto dai pii genitori perché egli fosse, come San Bernardo, devoto della Madonna. Rimasto presto orfano, la sua fanciullezza trascorse in casa degli zii paterni a Siena, la Città che i contemporanei si compiacevano chiamare “Vetus Civitas Mariae Virginis”, l’antica Città della Vergine Maria.
Si racconta che una sera Bernardino, ormai grandicello, uscendo per la consueta passeggiata serale, si sia limitato a dire alla buona zia Pia e alla cugina Tobia, che si prendevano cura di lui, che “sarebbe andato a trovare la sua amanza, ché gli pareva non poter riposare senza averla prima veduta!…”. Un fulmine a ciel sereno non avrebbe potuto lasciarle più sorprese, anche perché sapevano bene che quelle “pratiche di mondo” non potevano lasciare tranquille le persone per bene… Cugina Tobia venne a sapere che ogni sera Bernardino usciva da Porta Camollia, un luogo che non godeva punto buona fama. Decise quindi di pedinarlo; ed una volta lo seguì alla lontana, senza perderlo di vista. Possiamo ben immaginare quale fu la sua meraviglia al vedere il giovane cugino inginocchiato dinanzi ad una pia immagine della Vergine cui il tempo non riusciva a cancellare un angelico sorriso! Bernardino era innamorato della Regina del Cielo. 

sanbernardinodasiena dans Stile di vita
Sano di Pietro, San Bernardino da Siena

Nel nome di Maria
Si narra che, trovandosi un giorno fra Bernardino a predicare a L’Aquila, mentre spiegava dal pulpito il senso biblico della “Donna vestita di sole e coronata di stelle”, apparve sopra di lui una stella di straordinario fulgore: era la Vergine Immacolata che si compiaceva di concedere un raggio della sua luce al cantore delle sue glorie.
Ripetutamente la Vergine si degnò apparirgli; ma la grazia più singolare che Bernardino ottenne dalla “Celeste fidanzata” fu senza dubbio quella di poter vincere la resistenza dei più ostinati peccatori, parlando loro di Maria.
Predicatore instancabile, nel suo vagabondare a piedi attraverso tutta l’Italia divenne ovunque molto popolare. Gli fu offerto di diventare Vescovo per ben tre volte; ma egli rifiutò, poiché avrebbe così dovuto abbandonare ciò che egli sentiva come la sua principale vocazione, quella del missionario itinerante.
Il Santo senese si serviva nella sua predicazione di immagini popolari, in modo da incidere più efficacemente nel cuore dei suoi uditori; come quella della cipolla, tenuta insieme foglia a foglia, per spiegare la necessità dell’unione e della concordia.
Apostolo del nome di Gesù, e nel nome di Maria, San Bernardino ricorda ancora oggi come recuperare all’Italia valori cristiani e pratica religiosa che sono l’eredità più preziosa della storia millenaria del nostro Paese.

Publié dans Stile di vita | Pas de Commentaire »

La potenza della preghiera

Posté par atempodiblog le 18 mai 2013

“Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”.
Don Luigi Giussani

La potenza della preghiera dans Antonio Socci antoniosocci

L’Italia è dentro una crisi economica e finanziaria e c’è una parolina magica che tutti ripetono ma in maniera quasi impotente, possono soltanto ripeterla come un mantra, evocarla, ma non si realizza mai. Tutti parlano della famosa “crescita”. Tutti si arrabattono a dare una ricetta, ma sembrano girare a vuoto perché ciò che manca al nostro paese è l’anima, in senso cristiano. L’anima cristiana di un popolo che da anni l’elite intellettuale è impegnata a deridere.
Alcuni filosofi ritenevano che la violenza fosse generatrice di costruzione, invece è solo generatrice di male. La violenza sta nel cuore dell’uomo e farla tracimare all’esterno significa contribuire personalmente al male nel mondo.
Dopo la seconda guerra mondiale l’Italia era al tappeto, non c’erano risorse, non c’erano capitali, era ed è un paese poverissimo di materie prime, non c’erano fonti energetiche, c’erano rovine da ricostruire e bocche da sfamare… quindi nessuna prospettiva… e invece l’Italia divenne una delle principali potenze mondiali…ciò che tenne unite tutte le persone superstiti fu la fede. Infatti, con la preghiera si è risolto tutto.
Oggi, però, ci siamo dimenticati della potenza della preghiera. Dopo la guerra, l’Italia era devastata sul piano umano e morale, oltre che materiale. Usciva come paese sconfitto e quindi non contava quasi niente nelle relazioni internazionali. Andando ancora indietro di qualche anno ci accorgiamo che dopo l’unità d’Italia a milioni partirono per l’America perché c’era, già a quel tempo, fame e miseria. Umanamente non è spiegabile che un paese senza speranza in pochi anni si è risollevato ed è diventato una potenza economica.

Un popolo che ama Dio rinasce da ogni catastrofe e supera qualunque crisi. Un esempio storico è dato dal Duomo di Milano, simbolo di questa prospera città.

Sunto di una conferenza di Antonio Socci

divisore dans Medjugorje

Per approfondire la storia del Duomo di Milano iconarrowti7 Un popolo e il suo Duomo

Publié dans Antonio Socci, Don Luigi Giussani, Preghiere, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Papa Francesco: il problema non è essere peccatori, ma non lasciarsi trasformare dall’amore di Cristo

Posté par atempodiblog le 17 mai 2013

Il problema non è essere peccatori, il problema è non lasciarsi trasformare nell’amore dall’incontro con Cristo: è questo, in sintesi, quanto ha detto il Papa nell’omelia presieduta stamani a Santa Marta. Hanno partecipato alla celebrazione alcuni dipendenti dei Musei Vaticani.
di Sergio Centofanti – Radio Vaticana

Papa Francesco: il problema non è essere peccatori, ma non lasciarsi trasformare dall'amore di Cristo dans Fede, morale e teologia papaemammadelcielo

Al centro dell’omelia, il Vangelo odierno in cui Gesù risorto per tre volte chiede a Pietro se lo ama. “E’ un dialogo d’amore, fra il Signore e il suo discepolo”, spiega Papa Francesco che ripercorre la storia degli incontri di Pietro con Gesù: da quel primo “Seguimi” al nome nuovo “Ti chiamerai Cefa, Pietra”, ovvero la sua missione e – sottolinea – anche se “Pietro non aveva capito niente … la missione c’era”. Poi, quando Pietro lo riconosce come il Cristo e subito dopo dice no alla via della croce, con Gesù che risponde: “Allontanati, Satana!” e “lui accetta questa umiliazione”. Pietro – afferma il Papa – spesso “credeva di essere uno bravo”, nel Getsemani è “focoso” e “prende la spada” per difendere Gesù, ma poi lo rinnega tre volte. E quando Gesù lo fissa con quello sguardo “tanto bello” – nota il Papa – Pietro piange. “Gesù in questi incontri va come maturando l’anima di Pietro, il cuore di Pietro”, lo matura nell’amore. Così Pietro quando sente che Gesù per tre volte gli chiede: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?”, si vergogna, perché si ricorda di quando per tre volte ha detto di non conoscerlo:

“Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse ‘Mi vuoi bene?’. Questo dolore, questa vergogna … Un uomo grande, questo Pietro … peccatore, peccatore. Ma il Signore gli fa sentire, a lui e anche a noi, che tutti siamo peccatori. Il problema non è essere peccatori: il problema è non pentirsi del peccato, non avere vergogna di quello che abbiamo fatto. Quello è il problema. E Pietro ha questa vergogna, questa umiltà, no? Il peccato, il peccato di Pietro, è un fatto che con il cuore grande che aveva Pietro, lo porta ad un incontro nuovo con Gesù, alla gioia del perdono”.

Il Signore non abbandona la sua promessa, quando gli aveva detto “Tu sei pietra”, e ora gli dice: “Pasci il mio gregge” e “consegna il suo gregge ad un peccatore”:

“Ma Pietro era peccatore, ma non corrotto, eh? Peccatori, sì, tutti: corrotti, no. Una volta ho saputo di un prete, un buon parroco che lavorava bene; è stato nominato vescovo, e lui aveva vergogna perché non si sentiva degno, aveva un tormento spirituale. E se n’è andato dal confessore. Il confessore lo ha sentito e gli ha detto: ‘Ma non ti spaventare. Se con quella grossa che ha fatto Pietro, lo hanno fatto Papa, tu vai avanti!’. E’ che il Signore è così. Il Signore è così. Il Signore ci fa maturare con tanti incontri con Lui, anche con le nostre debolezze, quando le riconosciamo, con i nostri peccati …”.

Pietro “si è lasciato proprio modellare” dai “tanti incontri con Gesù” e questo – afferma il Papa – “serve a tutti noi, perché noi siamo sulla stessa strada”. “Pietro è un grande” – ribadisce – non “perché sia uno bravo” ma perché “è un nobile, ha un cuore nobile, e questa nobiltà lo porta al pianto, lo porta a questo dolore, a questa vergogna e anche a prendere il suo lavoro di pascere il gregge”:

“Chiediamo al Signore, oggi, che questo esempio della vita di un uomo che si incontra continuamente con il Signore e il Signore lo purifica, lo fa più maturo con questi incontri, ci aiuti a noi ad andare avanti, cercando il Signore e incontrandolo, facendo un incontro con Lui. Ma più di questo è importante lasciarci incontrare dal Signore: Lui sempre ci cerca, Lui è sempre vicino a noi. Ma tante volte, noi guardiamo dall’altra parte perché non abbiamo voglia di parlare con il Signore o di lasciarci incontrare con il Signore. Incontrare il Signore, ma più importante è lasciarci incontrare dal Signore: questa è una grazia. Ecco la grazia che ci insegna Pietro. Chiediamo oggi questa grazia. Così sia”.

Publié dans Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La gioia della gratuità

Posté par atempodiblog le 17 mai 2013

La gioia della gratuità dans Chiara Amirante lagioiadellagratuit

Quando le relazioni sono inquinate dalle nostre pretese ed attese su come gli altri dovrebbero comportarsi nei nostri confronti ci sentiamo continuamente feriti perché le nostre aspettative vengono per lo più disilluse; diventiamo incapaci di vedere e apprezzare altri gesti di amore nei nostri confronti. Quando non ci aspettiamo più niente dagli altri impariamo finalmente a dare valore a tutto quanto le persone ci donano e sappiamo gioirne sinceramente.

Chiara Amirante

Publié dans Chiara Amirante, Citazioni, frasi e pensieri, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La sorella maggiore…

Posté par atempodiblog le 17 mai 2013

“Chi di voi vorrà essere il più grande, chi di voi vorrà essere il primo, si faccia servo di tutti… servo di tutti”. ♪♫ ♪

La sorella maggiore... dans Sorriso lasorellapigrande

Publié dans Sorriso, Stile di vita | Pas de Commentaire »

150mila firme per una domenica “libera” dal lavoro

Posté par atempodiblog le 15 mai 2013

150mila firme per una domenica libera” dal lavoro

150mila firme per una domenica “libera” dal lavoro dans Riflessioni ricordatidisantificarel

Centocinquantamila no alle aperture domenicali. Tre volte tante le firme che sarebbero bastate per una legge d’iniziativa popolare. La campagna “Libera la domenica”, promossa da Confesercenti e Federstrade, e sostenuta da tante altre associazioni del mondo cattolico e sindacale, ha raggiunto il suo primo traguardo. Tantissime firme, depositate ieri in Parlamento, per restituire alle Regioni il potere di regolamentare gli orari degli esercizi commerciali. E soprattutto la necessità di adattarli alle esigenze territoriali, aprendo la domenica solo se necessario.

La liberalizzazione nelle aperture introdotta dal decreto Salva Italia del governo Monti, infatti, non ha portato gli sperati aumenti dei consumi e nemmeno dell’occupazione. Anzi, secondo Confesercenti, nel 2012 hanno chiuso 135mila piccole imprese e nel solo primo trimestre di quest’anno altre 23mila. E la prospettiva a cinque anni è ancora nera: 80mila Pmi in meno. In più le famiglie, che hanno speso lo scorso anno 40 miliardi in meno, nel 2013 tireranno la cinghia per altri 13 miliardi (-1,6%). Aprire sette giorni su sette, insomma, ha avvantaggiato, secondo i commercianti, solo la grande distribuzione, togliendo tempo inoltre al riposo, alla famiglia, alla cura dello spirito. Per questo le associazioni del commercio e il mondo cattolico si sono mobilitate, perché si torni a considerare la domenica il giorno della festa e degli affetti e non un altro semplice giorno di lavoro. A discapito di figli e nipoti. L’iniziativa ha anche un altro obiettivo: consentire, chiudendo alla domenica, alle piccole botteghe di vicinato di sopravvivere. Cioè non alzare la saracinesca la domenica, per continuare ad aprire domani. Impossibile per i piccoli esercizi delle città, difatti, competere con la turnazione dei grandi centri commerciali e con l’aumento dei costi dovuto ai dipendenti che lavorano nei festivi. I dati, ma anche le testimonianze di quasi l’80% dei commessi, confluite nel libro bianco Il profumo della domenica, lo dimostrano: la vendita al dettaglio è scesa del 25% lo scorso anno e nei primi mesi del 2013 è già al -6%.

Va restituito il valore alla domenica e a tutti qui momenti della vita diversi dal lavoro. Il messaggio del presidente di Confesercenti, Marco Venturi, è semplice: va messo su una bilancia ciò che si guadagna aprendo alla domenica, in termini economici, e ciò che si perde, non solo nel bilancio dell’attività, ma nelle gioie dalla vita in comunità. «L’esistenza è fatta di tanti momenti diversi – dice – la famiglia, il lavoro, gli amici, la religione, la città in cui vivi», che vanno coltivati e salvaguardati. In più, già nel 1994 gli italiani hanno detto no con un referendum alle liberalizzazioni degli orari nel commercio, «una decisione ignorata» e dimenticata dalla politica, sostiene. Ed oggi si è davanti ad «uno scippo di competenze del governo Monti», che ha assegnato a livello centrale una opzione in realtà attribuita alle Regioni. «Chiediamo di far tornare il potere di intervento a livello locale – precisa – anche perché sinora l’unico risultato avuto con le liberalizzazioni è stato quello di spostare quote di consumi dai piccoli negozi alla grande distribuzione». Tra i primi ad aderire all’iniziativa anche il nuovo ministro per lo Sviluppo Economico Fabio Zanonato. Per questo i promotori, sperano di poter «coinvolgere anche il resto del nuovo esecutivo, fino a far arrivare al premier Enrico Letta questa volontà popolare».

La crisi continua a colpire famiglie ed imprese. Il mercato dell’illegale è sempre più una piaga da estirpare. Aprire più ore alla settimana, in questo quadro, non è così più garanzia di maggiori consumi e di ripresa dell’economia. Sulla crescita, poi, pesa una pressione fiscale nel nostro Paese vicina al 54% e, continua Confesercenti, perciò va scongiurato l’aumento dell’Iva al 22%, perché deprimerebbe il Pil «con una perdita di due miliardi attraverso la flessione dei consumi» e ridurrebbe il gettito fiscale di 300 milioni di euro. Le aperture domenicali non aiutano affatto a far vendere, sottolinea il segretario generale Mauro Bussoni, «rischiano invece di far aumentare la desertificazione commerciale dei nostri centri cittadini». Va capito, in sostanza, che tipo di geografia commerciale si vuol dare all’Italia, «noi contestiamo i presupposti di questo cambiamento – conclude infatti Bussoni – va ripristinato il diritto al riposo, alla vita in famiglia almeno alla domenica».

liberaladomenica dans Stile di vita

Domenica libera, il Libro bianco dei lavoratori

Molti sono messaggi anonimi lasciati sui social network nelle pagine dedicate a “Libera la domenica”. Altri sono lettere che descrivono i pensieri delle commesse dei centri commerciali e delle vie dello shopping nelle città d’arte. Il libro bianco che raccoglie oltre ottocento messaggi di dipendenti contrari alle aperture selvagge dei negozi sono, come lo definisce in apertura del volume monsignor Giancarlo Maria Bregantini, il presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, «un grido di dolore» che spiega come possano sentirsi i genitori a lasciare in casa i figli nel giorno in cui invece potrebbero passare del tempo insieme. «Il cuore di una madre è straziato – dice il vescovo metropolita di Campobasso-Boiano – e il suo lavoro sarà un costante nervosismo». Da queste pagine, in cui tante storie di adolescenza, di passeggiate nel parco, di momenti vissuti in casa si scontrano con la necessità di dover lavorare sette giorni su sette, trapela tanta malinconia. «Si sente la nostalgia – continua il prelato – per una bella Messa vissuta insieme, di una passeggiata carica di emozioni d’amore, di un abbraccio più prolungato».

C’è bisogno di rendere la società a misura d’uomo, sembrano dire le testimonianze del libro “Profumo della domenica”. Serve un giorno di riposo «da dedicare alla famiglia – scrive infatti Mauro Rendina, orologiaio – bisogna lavorare per vivere, non vivere per lavorare». Casa, riposo, figli, ma anche preghiera. «Il Signore ha fatto il settimo giorno per riposare e nutrire la fede», ricorda Anna Veltro, responsabile di una sanitaria. Sulla stessa lunghezza d’onda Emanuele Tomassetti: «L’uomo è anche chiamato al riposo e alla festa. Per noi la festa è e deve restare la domenica». Contro le aperture domenicali, quasi tutte le mamme. I toni sono accorati, vogliono restare a casa almeno nei giorni festivi per non perdersi «i momenti più belli della crescita dei figli», sostiene Valentina Pancaldi.

Le richieste possono apparire banali: portare nel parco i figli, giocare con loro, uscire a visitare un museo. «Chiedo semplicemente di non dover rinunciare ai miei bambini – scrive in forma anonima una dipendente di un negozio -. E questo può accedere solo la domenica». Vorremmo vedere almeno un giorno a settimana i nostri figli, supplica il team di commessi del negozio di scarpe di via Candia nella Capitale, «oggi si apre dal lunedì alla domenica e i negozi sono vuoti. Qualcosa non torna». Ripesca invece immagini del suo passato Maria Lembo, a capo di una bottega in via Eritrea a Roma, ricordando «i pranzi in famiglia, la condivisione delle idee, il dialogo in casa che oggi viene a mancare. Quante volte non posso accompagnare nemmeno i miei bimbi a Messa, perché debbo correre in negozio!». Non solo i genitori, ma anche i nonni ci perdono dal lavoro domenicale. «Ricordo con gioia e malinconia le passeggiate a Villa Borghese con i miei – scrive Mario Carbutti che a Roma gestisce un ingrosso di biciclette – oggi tutto questo per i miei nipoti è messo in discussione».

Stare insieme la domenica, significa anche, per chi crede, nutrire l’anima. Ridare senso al Giorno del Signore, è una costante nei messaggi dei lavoratori. «Ritorniamo al valore cristiano della domenica dedicata alla preghiera» sottolinea così il tabaccaio Antonio Lala.

di Alessia Guerrieri – Avvenire

Publié dans Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Umorismo

Posté par atempodiblog le 14 mai 2013

Auguri Benedetto  dans Articoli di Giornali e News benedettoxvipapaemerito

“La gioia profonda del cuore
è anche il vero presupposto dello ‘humour’;
e così lo ‘humour’,
sotto un certo aspetto,
è un indice,
un barometro della fede”.

(Benedetto XVI)

Umorismo dans Citazioni, frasi e pensieri maritain

“Una civiltà senza umorismo si prepara il suo funerale”.

Jacques Maritain

fryderykfranciszekchopi dans Sorriso

“Chi non ride mai non è una persona seria”.

Fryderyk Franciszek Chopin

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Sorriso, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Marcia per la Vita: 40mila in piazza, con papa Francesco benedicente

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

Marcia per la Vita: 40mila in piazza, con papa Francesco benedicente dans Aborto papafrancescomarciaperl

Marcia per la Vita ha portato oggi a Roma 40mila persone, che il Papa ha salutato al Regina Coelie ha poi incontrato avvicinandosi al corteo sulla papamobile in via della Conciliazione. L’accoglienza di Papa Francesco rappresenta, secondo i promotori dell’evento, il più alto riconoscimento per l’iniziativa e la conferma della sensibilità del Pontefice ai principi non negoziabili, a cominciare dal diritto alla vita.

La Marcia per la Vita è iniziata al Colosseo con i saluti dei numerosi rappresentanti di movimenti pro-life giunti da tutto il mondo, tra i quali Jeanne Monahan, presidente della March for Life di Washington, Lila Rose, considerata dall’organizzazione abortista Planned Parenthood come la nemica numero uno, Geoffrey Strickland, di Priest for Life, il dottor Xavier Dor, medico condannato 15 volte in Francia per aver lottato contro l’aborto, Blondine Serieyx, rappresentante della Manif pour tous francese, Antony Burkhard, rappresentante di Droit de naitre, altra associazione francese impegnata nella difesa della vita e Federica Iannace Swift, dell’irlandese Youth Defence .

La nostra Marcia è quella di un popolo della vita che, difendendo la vita, vuole infondere nuova vita in una società che si decompone e muore“, ha detto Virginia Coda Nunziante, portavoce dell’evento, nel suo discorso di apertura. Ha parlato anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha denunciato la “strage degli innocenti” che si consuma con l’aborto. Il primo cittadino ha seguito il corteo fino a Piazza Venezia. Ha percorso invece  tutto il tragitto della Marcia, dal Colosseo a Castel Sant’Angelo, Sua Emin. il card. Raymond Leo Burke, il quale, nell’adorazione eucaristica tenutasi alla vigilia, ha definito la manifestazione “espressione di fede cattolica e atto di servizio alla società in cui viviamo e al suo bene comune“.

La Marcia si è svolta in un clima pacifico e festoso, in un tripudio di bandiere, di slogan e di cartelli grandi e piccoli inneggianti alla vita e contro la legislazione abortista vigente in Italia e altri Paesi del mondo. Tantissimi i giovani e le famiglie con bambini, a testimoniare che non di battaglia di retroguardia si tratta, ma di lotta per un avvenire e una società più giusti.

Foltissimo il numero dei religiosi presenti, tra i quali l’Istituto del Verbo Incarnato, i Francescani dell’Immacolata e gli Orionini, questi ultimi guidati dal loro superiore generale don Flavio Peloso. ,

Hanno partecipato alla Marcia, rigorosamente apartitica e senza slogan e simboli politici, diversi parlamentari, tra cui Maurizio Gasparri, Giorgia Meloni, Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Stefano De Lillo, Carlo Casini e Paola Binetti.

La manifestazione si è conclusa in piazza san Pietro, dove il Papa, che già aveva salutato la Marcia per la Vita nel suo Regina Coeli, è sceso tra la folla incontrando i partecipanti.

Fonte: Marcia Nazionale per la Vita

Publié dans Aborto, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Proclamati santi i martiri di Otranto

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

E’ più facile staccare la mia testa dal mio corpo, che il cuore dal mio Signore”. (Duca di Gordon)

Proclamati santi i martiri di Otranto  dans Stile di vita martiriotrantovaticano

I Martiri di Otranto ufficialmente santi. La gioia di una comunità in festa

Nella celebrazione in Piazza San Pietro la canonizzazione di Antonio Primaldo e Compagni, uccisi dai turchi nel 1480. Papa Francesco nell’omelia: “Dove trovarono la forza? La fede fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano”

Tratto da: OtrantoToday – Lecceprima.it

divisore dans Medjugorje

Publié dans Stile di vita | Pas de Commentaire »

Messaggio del Papa per la “Mariatona” mondiale di Radio Maria

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

Messaggio del Papa per la “Mariatona” mondiale di Radio Maria dans Papa Francesco I radiomaria

Messaggio audio di Papa Francesco per l’Iniziativa della prima Mariatona” mondiale di Radio Maria che si conclude oggi. Il messaggio è rivolto alle emittenti che ritrasmettono in spagnolo i programmi di Radio Vaticana. La “Mariatona” è un grande evento radiofonico che prevede il collegamento delle 65 Radio Maria operanti nei 5 continenti per alcuni momenti di preghiera e di condivisione con lo scopo di promuovere il sostegno spirituale e materiale di queste emittenti. La mobilitazione ha come slogan: “Aiutiamo la Madonna ad aiutarci!”. Di seguito il messaggio del Papa:

“Queridos hermanos, hijos queridos, sobre todo los enfermos…
Cari fratelli, figli carissimi, soprattutto i malati, carcerati, anziani, persone abbandonati, poveri, maltrattati e sfruttati. In tante periferie esistenziali, si ascolta la Voce del Vescovo di Roma, attraverso Radio Vaticana, la Radio del Papa. A tutti voi desidero di cuore avvicinarmi e accarezzarvi con l’amore e la speranza che ci regala Gesù risorto. In questa occasione benedico specialmente la Mariatona della famiglia mondiale di Radio Maria. Incoraggio tutte le persone di buona volontà di questi 65 Paesi del mondo nei 5 continenti che partecipano a queste giornate missionarie”.

Tratto da: Radio Vaticana

Publié dans Papa Francesco I, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Maria nostra Madre

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

Maria nostra Madre
Maria è madre di Cristo ma anche Madre nostra e di tutta la Chiesa
di Don Aldo Galli – Holy Queen

Maria nostra Madre dans Fede, morale e teologia marianostramadre

Il viaggio della nostra vita sarà sempre più bello se fatto in compagnia di Maria, Madre di Cristo. Il Figlio di Dio non solo ci ha donato il suo Spirito per la nostra pace, ma anche la Madre quale canale di ineffabile letizia spirituale. Come discepoli della dottrina cattolica vibrano in noi sentimenti di gioia nel constatare che la Madonna è un mistico arcobaleno che attraversa e illumina, con la dolcezza e la soavità del suo fulgore, la vita e la missione della Chiesa nonché la storia delle singole anime, dei popoli e delle intere nazioni. Se la maternità fisica di Maria si estende dal momento della annunciazione fino alla nascita del Salvatore, la sua maternità spirituale si dispiega senza limiti di spazio e di tempo su tutto l’arco della desiderata alleanza tra Dio e l’umanità sempre in vista di una letizia perenne e tutta divina. S. Bernardo sintetizza dicendo che il Figlio di Dio, pensiero di pace nel cuore del Padre divenne la nostra pace tra le braccia di Maria.

Maria, madre della Chiesa
Non c’è bisogno di sottolineare come Maria sia stata inserita per volontà divina nella realtà della Chiesa perché Maria è la Vergine fatta Chiesa. Cristo, Chiesa e Maria formano come una trinità terrestre di salvezza la cui sorgente è la trinità del cielo: Padre, Figlio e Spirito Santo. Rimane per noi consolante il fatto che la stassa Chiesa si è sempre dimostrata mariana: Maria è il suo respiro e la sua gioia.
A
l riguardo giova ricordare alcune tra le più importanti date di questo trionfo ecclesiale di Maria attraverso i secoli. Il 22 giugno 431 la Chiesa, nel Concilio di Efeso in Asia Minore glorificava la Madonna nella sua missione dichiarandola Madre di Dio (teotokos). L’8 dicembre 1854 Papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, esaltando la Vergine nella sua anima tutta pura e piena di grazia.
Il 1 novembre 1950 Papa Pio XII la Madonna viene glorificata anche nel suo corpo mediante il riconoscimento dell’Assunzione al Cielo. Nel 1954, sempre ad opera di Papa Pacelli, la Madonna viene celebrata come Regina dell’Universo”, mentre Paolo VI il 21 novembre 1965 dichiarò Maria Madre della Chiesa”.
Come l’aurora tende a diventare pieno giorno, così anche la presenza di Maria tra il suo popolo di elezione continua ad espandersi provvidenzialmente. Nel 1984 Papa Giovanni Paolo II, a conclusione dell’anno santo straordinario, affida tutto il mondo a Maria Madre degli uomini e dei popoli” mentre il 1 febbraio 1985 nella sua visita in Perù incorona la Vergine come Nostra Signora dell’Evangelizzazione”. Il 7 giugno 1987 viene indetto uno speciale anno mariano perché la Vergine della Fiducia e della Tenerezza possa preparara l’umanità ad una nuova nascita spirituale di Cristo nelle anime in vista dell’anno 2000, principio del terzo millennio della storia della salvezza.

Maria, madre dei cristiani
Qualora volessimo poi leggere la mediazione della Madonna in prospettiva individuale saremmo costretti ad ammettere che Maria è elemento indispensabile per la vita e per la gioia del cristiano. Papa Paolo VI parlando ai fedeli di Cagliari radunati nel loro santuario di Bonaria disse che non possiamo essere cristiani se non siamo mariani. Il Divin Redentore volle sul Calvario legare sua madre a ogni singolo uomo, rappresentato da Giovanni (cf. Gv 19,27) per cui fin da quel momento la Madre di Gesù ha abbracciato e abbraccia continuamente nel suo inesauribile amore tutti coloro che le sono stati affidati.
Il cristiano e il santo, quale prolungamento di Cristo nel tempo, è la combinazione di due componenti vitali: lo Spirito Santo e Maria Vergine, similmente a Cristo concepito in Maria per opera del medesimo Spirito. In base a questi principi si può legittimamente pensare che lo Spirito Santo, primo attore della nostra santità, lavorerà tanto più in noi tanto più vi troverà la sua mistica sposa: Maria. Una delle espressioni più forti e dolci di un grande devoto di Maria, San Luigi Grignon de Montfort, è questa: «dove c’è molto amore e molta presenza di Maria si riceve molto Spirito Santo; dove c’è poco amore e poca presenza della Madonna si riceve poco Spirito Santo».
Dando ascolto al linguaggio delle nostre impressioni vien voglia di affermare che la Madonna, Madre dell’umanità, è una provvidenza dinamica di letizia anche per le singole nazioni. Secondo Papa Woytyla, il quale ha voluto cominciare il suo pontificato nel nome di Maria, la Madonna non solamente è agli inizi della salvezza, ma è all’origine di ogni tempo migliore. Nel suo primo viaggio in Polonia nel 1979, disse che il cuore di questa madre «pulsa con tutti gli appuntamenti della storia, con tutte le vicende della vita nazionale». Forse, consapevoli di questo, alcune città medievali (come Firenze e Venezia) incominciavano il loro anno civile non partendo dal primo gennaio bensì il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione. In Sicilia tale usanza durò fino al 1603.
Maria ci è stata donata da Dio in vista delle nostre più acute necessità: San Bernardo diceva: «se é piena di grazia in sé stessa, è per poter essere ripiena di favori per noi». È buona, potente, conosce i bisogni di tutti, i dolori umani, Ella è assunta in Cielo, ma non è lontana da noi. È con Cristo, ma lo è per noi. Abbiamo bisogno della vergine perché c’è tanto necessaria la semplicità e lo spirito d’infanzia, e non è da pessimisti se affermiamo che ci siamo complicati la vita strutturando l’esistenza di ipocrisia e di doppiezza tanto che qualcuno ha voluto sentenziare che la sola realtà del mondo è l’apparenza. Per questo sentiamo di ritornare nell’anima trasparenti e sinceri come quando eravamo bambini, come quando – vicini alla mamma terrena – si invocava la Madonna con l’Ave Maria. La Vergine tutta piena di luce e di trasparente bellezza ci invita a questa innocenza interiore. Abbiamo bisogno di ritrovare Dio come nostro amico e salvatore, Dio fonte di luce e di ogni bene, norma di giustizia, garanzia di pace, sorgente di grazia e di gaudio.
La Madonna è l’ostensorio dell’altissimo. Il suo ufficio, anche dal cielo, è quello di farci una continua donazione del suo figlio Gesù. Un nostro primo dovere verso di Lei è dunque quello della preghiera: dobbiamo pregare la Madonna e invocarla perché Ella, come nel Vangelo, interviene per noi presso il Figlio Divino e ottiene da lui miracoli che l’andamento ordinario delle cose per sé non ammetterebbe. Molti teologi sostengono infatti che Maria sia la mediatrice di tutte le grazie. Lo stesso ha detto Papa Benedetto XVI: «Non c’è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di Nostra Signora» (Omelia per la canonizzazione di fra Antônio de Sant’Ana Galvão). Antonio Rosmini, grande filosofo e grande devoto della Vergine, ci spiega che «se Gesù non può negare nulla a Maria è perché Ella è sua Madre e se Maria non può negare nulla a noi è perché siamo suoi figli». Se dunque le siamo sinceramente devoti, possiamo restare certi che non ci verrà meno quanto abbiamo bisogno per la nostra salvezza.

divisore dans Medjugorje

I DOCUMENTI PONTIFICI MARIANI DOPO IL VATICANO II

iconarrowti7 DOCUMENTO CONCILIARE Lumen Gentium” (1964) – Capitolo VIII: La Beata Vergine Maria madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa (52-69). Sul filo della Sacra Scrittura e con riferimenti ai testi più significativi della secolare tradizione della Chiesa, il testo presenta Maria nel disegno divino della salvezza, la relazione tra Maria e la Chiesa, il culto che per lei si ha nella Chiesa.

iconarrowti7 PAOLO VI: Signum magnum (1967) – In questa esortazione apostolica, Papa Paolo VI approfondisce due punti della dottrina e della devozione mariana che gli stanno particolarmente a cuore: i dati biblici su Maria e il vero senso della devozione a Maria nella dottrina della Chiesa.
Quindi definisce la Maternità spirituale universale di Maria come una verità di fede cattolica e, come tale, creduta e accettata dalla Chiesa.

iconarrowti7 PAOLO VI: Marialis cultus (1974) – Scopo di questa esortazione apostolica è richiamare il popolo cristiano alla giusta devozione verso la Vergine Maria in un momento storico particolare, quando in alcuni ambiti della chiesa le pie pratiche mariane vengono trascurate. Nella liturgia il culto della Madre di Dio occupa un posto di rilievo, che non può essere dimenticato. Maria è un modello di donna forte, di piena umanità, ben diversa da come certe immagini sentimentali la descrivono. Il papa raccomanda poi di riprendere in modo più consapevole la recita del santo rosario, secondo una tradizione molto diffusa prima del Concilio Vaticano II, ma che ora deve essere meglio motivata.

iconarrowti7 GIOVANNI PAOLO II: Redemptoris Mater (1987) – In questa enciclica dettata da una precisa occasione storica (l’indizione ufficiale dell’Anno Mariano 1987-1988) vengono approfonditi alcuni fondamentali aspetti della persona di Maria e della sua funzione nel mistero di Cristo e della Chiesa. Il Papa si ricollega con questa Enciclica al magistero dettato dal Concilio Vaticano II, secondo cui Maria è lo strumento offerto da Dio per aiutare l’uomo a comprendere il mistero di Cristo e della Chiesa; inoltre, lo stesso Concilio indicava la Madonna come la compagna prediletta dalla Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno verso Cristo Signore.

Publié dans Fede, morale e teologia, Mese di maggio con Maria, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Giulio Andreotti: “momenti dei miei anni giovanili”

Posté par atempodiblog le 8 mai 2013

Momenti dei miei anni giovanili

Giulio Andreotti: “momenti dei miei anni giovanili” dans Stile di vita giulioandreotti

Ma il sentire Pio XI protestare ad alta voce e, ancor più, vederlo piangere, mi turbò talmente che svenni. Ho ancora il ricordo del vano della finestra in cui restai fino al termine dell’udienza quando monsignore ci ricaricò nella sua capace automobile S.C.V. – che chiamava carrozza – e ci disse di pregare molto perché i cattivi smettessero di contrastare il Papa «che con loro era stato troppo buono»
di Giulio Andreotti – 30Giorni

piazzacapranica dans Stile di vita
Piazza Capranica, su cui si affaccia la chiesa di Santa Maria in Aquiro, in una foto d’epoca

Nel frasario popolare di noi romani, durante i miei anni giovanili, quando si era di fronte a un fatto improvviso non positivo si era portati a dire: «Gesù mio, che succede?». Nella Chiesa del Gesù, invece, dalla vecchia zia presso cui abitavamo ero condotto ad ascoltare le prediche di un oratore brillantissimo che richiamava tanti fedeli. Se avessi dovuto riassumerle non ci sarei riuscito. Però tra i toni abilmente modulati e il forte coinvolgimento dell’uditorio ero preso anche io da un interesse non effimero. Ricordo ancora l’emozione per alcuni temi: l’amicizia di Gesù con Lazzaro richiamato in vita; la moltiplicazione dei pani; i contadini che per prendersi la terra uccidevano gli esattori e lo stesso figlio del padrone.
Rispetto a questa oratoria (che più tardi avrei definito da Ermete Zacconi o Ruggero Ruggeri) quella domenicale del mio parroco – nella chiesa dei Somaschi a piazza Capranica – era una esercitazione da sordomuti. Più che un commento al Vangelo del giorno – come si cominciò a fare parecchi anni dopo – parlava di Gesù Bambino; dei miracoli; di Gesù che si commuove e piange. Oltretutto lo capivo senza bisogno, come accadeva per padre Venturini, di farmi spiegare quasi tutto, lungo la strada del ritorno a casa.
Nella stessa chiesa di Santa Maria in Aquiro, nel primo pomeriggio dei giorni festivi, venivano a farci lezioni di catechismo seminaristi dell’attiguo Collegio Capranica, molto accreditato perché vi si erano formati ecclesiastici illustri.
Ospite del Collegio era anche il prefetto delle Cerimonie pontificie monsignor Carlo Respighi che – capii più tardi il perché – veniva chiamato Ubique, cioè dovunque. Era infatti di una attività prodigiosa. A parte il potere di ordinare al Papa di alzarsi o di stare seduto, era anche Magister del Collegium Cultorum Martyrum e come tale presiedeva le “Stazioni quaresimali”, che andavano da Santa Sabina, il mercoledì delle Ceneri, a San Pancrazio, la domenica successiva alla Pasqua (si chiamava allora in Albis, e ora di “Gesù misericordioso”). Don Carlo ci associò in cinque o sei, non solo in questi quasi due mesi dell’anno, ma anche in altre sue mansioni, comprese le Cappelle papali a San Pietro e alcuni eventi nei Palazzi apostolici.
Così presi a tornare con piena legittimità là dove nel 1927 eravamo stati estromessi essendoci inseriti surrettiziamente in un pellegrinaggio di giovani belgi. Sia pur bonariamente Pio XI ci aveva definito abusivi.

Quattro anni dopo, sulla fine di maggio 1931, ero con il circoletto Respighi nell’aula del Concistoro in un’udienza di fedeli che venivano a esprimere solidarietà con l’Azione cattolica, i cui circoli erano stati invasi dalle organizzazioni fasciste. Sul momento non capii assolutamente di che si trattasse; ma il sentire Pio XI protestare ad alta voce e, ancor più, vederlo piangere, mi turbò talmente che svenni. Ho ancora il ricordo del vano della finestra in cui restai fino al termine dell’udienza quando monsignore ci ricaricò nella sua capace automobile S.C.V. – che chiamava carrozza – e ci disse di pregare molto perché i cattivi smettessero di contrastare il Papa «che con loro era stato troppo buono». Impiegai dieci anni o giù di lì a capire che cosa volesse dire tutto questo. Per me il 1929 sarebbe rimasto memorabile solo per la curiosità di veder aperto tutto il Portone di bronzo che era rimasto chiuso per metà fin dal settembre 1870 (il giorno dell’arrivo dei piemontesi, come diceva zia Mariannina).
Il catechismo insegnato secondo il modulo cosiddetto di Pio X ci presentava Gesù come la seconda persona della Santissima Trinità; e non erano concetti di facile assimilazione. Si era però attratti da Gesù bambino anche perché per il Natale si preparava a casa, ma anche a scuola (la mia era statale), una poesiola che si andava a recitare nella chiesa dell’Ara Coeli sul Campidoglio. Per esattezza i primi due anni mi misi in fila, ma arrivato alla scaletta mi ritrassi intimidito. Ce la feci nel 1929 ed è stata la mia prima sortita da un pulpito. Se non ricordo male la ripetei una o due volte.
L’ora di religione, prevista dal Concordato, formalizzò l’insegnamento catechistico che però di fatto già prima nelle elementari veniva largamente impartito. Arrivato nel 1937 all’Università ebbi nella Federazione cattolica (Fuci) l’insegnamento organico sia nei Gruppi del Vangelo – con un biblista coltissimo, don Primo Vannutelli – sia nella Conferenza di San Vincenzo che ci portava nella borgata di Pietralata a fare un po’ di assistenza scolastica a quei ragazzini. Qui imparai che Cristo è carità, è amore. Materialmente potevamo dare ben poco, salvo qualche ripetizione; ma ricevevamo moltissimo. Lo considero un momento determinante per la mia vita.
Altro coefficiente formativo fu l’appartenenza alla Lega missionaria studenti, l’organizzazione messa in piedi dai Gesuiti per divulgare le attività della Chiesa nei Paesi più lontani. Devo dire che, al riguardo, ho approfondito anche la conoscenza geopolitica del mondo più in queste riunioni che a scuola. Ci facevano anche fare piccole tesine e molti anni dopo io potei più di tanti colleghi politici capire bene, ad esempio, quel che accadeva in Indocina, area che mi era stata assegnata dalla Lega.
Studiando le missioni più che altrove ci si accosta a Gesù amore, ma l’impatto va oltre questo angolo missionario specifico.

santamariainaracoeli
La chiesa di Santa Maria in Ara Coeli dove da sempre si venera la statua di legno del Santo Bambino

Non nascondo che a più riprese io sono stato turbato dalla lettura di quel passo del Vangelo in cui Gesù indica al giovane che chiede l’iter da seguire una strada che lo spaventa e lo fa fuggire.
Forse i sacerdoti con cui ho avuto rapporti si ispiravano tutti a modelli transattivi e non mi hanno mai chiesto quel che non ero capace di dare.
Oltre alla Fuci, io devo tanto alla Congregazione mariana di Sant’Andrea al Quirinale, cui appartenni durante il liceo. Era diretta da un monsignore della Segreteria di Stato (Antonio Colonna) di cui ho capito meglio in seguito il modello formativo. Si arrivava a Gesù attraverso la devozione alla Madonna, anzi alla Sacra Famiglia, dando a san Giuseppe il ruolo dovuto. In proposito, sul momento mi parve una bizzarria la frequenza con cui tornava a parlarci di Gesù, Giuseppe e Maria «più che di sant’Antonio».
Ma anche monsignor Colonna aveva come idea guida la concezione di Gesù amore (Deus charitas est).
Più tardi, quando mi trovai coinvolto nella vita politica, particolarmente in due direzioni trovai la conferma di questa centralità dell’amore: nel ripudio di ogni discriminazione e nell’obbligo di cooperazione allo sviluppo dei Paesi più poveri.
Per il resto, più avanzo negli anni – e sono ben oltre il preveduto – più non dimentico alla sera di recitare la preghierina insegnatami dalla zia: «Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l’anima mia».

Publié dans Stile di vita | Pas de Commentaire »

Mariathon: aiutiamo la Madonna ad aiutarci (8-10 maggio 2013)

Posté par atempodiblog le 7 mai 2013

In questi giorni siamo chiamati a testimoniare quello che Radio Maria ci dona ogni giorno con le sue trasmissioni, portando la luce, la pace e la gioia nei cuori.

Mariathon: aiutiamo la Madonna ad aiutarci (8-10 maggio 2013) dans Amicizia mariatonaradiomaria

In questi giorni facciamo il nostro pezzo di strada da casa alla posta o da casa alla banca e cerchiamo anche di diffondere e invitare la gente a fare la mariatona.

radiomariamariatona dans Stile di vita

- Tutte le Radio Maria del mondo si preparano per organizzare la Mariatona -

Noi la faremo Mercoledì 8 – Giovedì 9  – Venerdì 10 Maggio.

Ci mobiliteremo per raccogliere fondi per diffondere Radio Maria nel mondo e per aiutare le Radio Maria dei paesi più poveri. Aiutiamo la Madonna ad aiutarci.

- In preparazione della Mariatona vorrei rendervi partecipi di questa e-mail:

Salve,

sono straniera,di origine africana ,del Camerun ove vivo in questo momento.Mi sono interessata a radio maria e a medjugorje quando ero in ITALIA.Le scrivo per incorragiarla ,lei con tutti quelli che vi aiutano,e vi sostengono  per incorragiarvi.Che le mamma celeste vi colma di grazia e vi benedica,vi ricopra del suo manto virginale e prottetore.

In questo momento, sono provata dalla malattia ,lo stesso per la mia famiglia .Vorrei che lei ci ricordi in preghiera e durante le messe che celebrerà.

LA RINGRAZIO DI CUORE PER TUTTI GLI SFORZI CHE FATE PER SOSTENERE QUELLI CHE VI CHIAMANO IN SOCCORSO E VI CHIEDONO AIUTO.

NON CI DIMENTICHATE , la prego.

Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

aiutareradiom

Bollettino postale
Per aiutare Radio Maria con un versamento tramite conto corrente postale, i riferiementi sono i seguenti:

Conto Corrente Postale n° 14 52 22 21
intestato a: Associazione Radio Maria A.P.S.
casella postale 209 – 22036 Erba (CO)

SOLO PER LA SVIZZERA:
Conto Corrente Postale 69-7191-8
Banca Raiffaisen, Filiale di Mendrisio

Bonifico bancario
Per sostenere Radio Maria tramite un bonifico bancario, il conto corrente di riferimento è:

Banca Intesa Sanpaolo Spa
Filiale di Erba (CO)
IBAN: IT 27 W 03069 51270 100000015864

Per versamenti dall’estero:
BIC:BCITITMM

Per altre modalità di donazione visita iconarrowti7 mariathon.org

Publié dans Amicizia, Stile di vita | Pas de Commentaire »

12345...14
 

Neturei Karta - נ... |
eternelle jardin |
SOS: Ecoute, partage.... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Cehl Meeah
| le monde selon Darwicha
| mythologie