Papa Francesco: La pace di Gesù, l’umorismo in mezzo alle persecuzioni

Posté par atempodiblog le 21 mai 2019

Papa Francesco: La pace di Gesù, l’umorismo in mezzo alle persecuzioni
Alla messa nella casa santa Marta, papa Francesco dice che la pace si può vivere anche nelle “tribolazioni”, come indica l’ottava beatitudine: “Beati voi quando vi insulteranno…”. Il “dono della pace” – diverso dagli “ansiolitici” – porta con sé la fortezza, la capacità di “sopportare” tutto. E fa « sorridere il cuore ».
della Redazione di AsiaNews

Papa Francesco: La pace di Gesù, l’umorismo in mezzo alle persecuzioni dans Commenti al Vangelo Papa-Francesco-messa-a-Casa-santa-Marta

La “pace di Gesù”, donata da Gesù, ha il potere di far vivere dentro una vita “di persecuzione, di tribolazione”, senza perdere mai “il senso dell’umorismo”. Lo ha detto papa Francesco questa mattina nella sua omelia alla messa in Casa santa Marta.

Commentando le due letture di oggi – Atti 14, 19-28, in cui si parla delle difficoltà vissute da san Paolo a Listra, e il vangelo, Giov. 14, 27-31, in cui Gesù dona la “sua” pace ai discepoli – il pontefice ha sottolineato che “tribolazioni” e “pace” possono andare insieme, come suggerito dalla “ultima beatitudine”: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”.

“La pace di Gesù – ha detto – va con questa vita di persecuzione, di tribolazione…. Una pace che nessuno può togliere, una pace che è un dono, come il mare che nel profondo è tranquillo e nella superficie ci sono le ondate. Vivere in pace con Gesù è avere questa esperienza dentro, che rimane durante tutte le prove, tutte le difficoltà, tutte le tribolazioni”.

Il “dono della pace” – diverso dagli “ansiolitici” – porta con sé la fortezza, la capacità di “sopportare” tutto, di “portare sulle spalle”: “Sopportare: una parola che noi non capiamo bene cosa vuol dire, una parola molto cristiana, è portare sulle spalle. Sopportare: portare sulle spalle la vita, le difficoltà, il lavoro, tutto, senza perdere la pace. Anzi portare sulle spalle e avere il coraggio di andare avanti. Questo soltanto si capisce quando c’è lo Spirito Santo dentro che ci dà la pace di Gesù”.

Questo “dono promesso da Gesù”, ha concluso papa Francesco, fa « sorridere il cuore »: “La persona che vive questa pace mai perde il senso dell’umorismo. Sa ridere di sé stessa, degli altri, anzi della propria ombra, si ride di tutto… Questo senso dell’umorismo che è tanto vicino alla grazia di Dio. La pace di Gesù nella vita quotidiana, la pace di Gesù nelle tribolazioni e con quel pochino di senso dell’umorismo che ci fa respirare bene. Che il Signore ci dia questa pace che viene dallo Spirito Santo, questa pace che è propria di Lui e che ci aiuta a sopportare, portare su, tante difficoltà nella vita”.

Publié dans Commenti al Vangelo, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La storia di Emilia che non abortì

Posté par atempodiblog le 18 mai 2019

La storia di Emilia che non abortì
Tratto da: Frammenti Cattolici Vivi

La storia di Emilia che non abortì dans Aborto Emilia-Wojtyla

“Lei deve abortire signora. Non ha nessuna alternativa purtroppo”. Queste furono le durissime parole dei medici per la terza gravidanza di Emilia che sbiancò e si appoggiò al braccio del marito. Continuarono: “È malata ai reni e il suo cuore è appeso ad un filo… rischiate di morire entrambi. Nelle sue condizioni non riuscirà a portare a termine la gravidanza, il suo bambino, per il quale vuole sacrificare la sua vita, morirà”.

La salute di Emilia cominciò a vacillare sin dalla seconda gravidanza; era soggetta a fortissimi mal di schiena che la costringevano a letto per giorni interi. I medici dicevano che aveva i reni compromessi. Emilia non prese in considerazione l’idea dell’aborto nemmeno un attimo. Sì affidò a Dio.

Quel bambino nacque il 18 maggio 1920 in Polonia col nome di Karol Josef Wojtyla.

Emilia visse ancora per nove anni sopportando il dolore con fede, col sorriso, senza parlare mai dei suoi disturbi. Il resto della storia lo conosciamo.

Publié dans Aborto, Fede, morale e teologia, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

È Beata Maria Guadalupe Ortiz, esempio di santità “semplice”

Posté par atempodiblog le 18 mai 2019

È Beata Maria Guadalupe Ortiz, esempio di santità “semplice”
Insegnante di chimica e missionaria in Messico dopo l’incontro folgorante con San Josemaría Escrivà, la nuova Beata è la prima laica dell’Opus Dei a salire agli onori degli altari a Madrid. Alla cerimonia, in rappresentanza del Papa, il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, card. Angelo Becciu
di Roberta Barbi – Vatican News

Card. Becciu: Beata M. Guadalupe, luce del mondo come vuole Gesù dans Articoli di Giornali e News Beatificazione-di-M-Guadalupe

Una santità semplice, raggiunta con il sudore dell’operosità, con la soddisfazione della fatica e con un sorriso da sfoggiare sempre, anche durante la malattia. Questa era Maria Guadalupe Ortiz de Landazuri, la nuova Beata che fin da giovanissima decise di vivere mettendo Gesù al centro del suo mondo, perché “non si è cristiani con l’orologio in mano”, come ricorda il card. Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi: “Essere cristiani non si limita ai momenti che passiamo in chiesa – ammonisce – lì ti raccogli in preghiera e sperimenti quell’unione con Dio che vivi poi tutto il resto della giornata”.

San Josemaría, il secondo padre
Educata alla fede, fin da piccola Maria Guadalupe si dimostra una buona cristiana, piena di forza d’animo e coraggio, ereditati dal padre militare. Ma la santità è un’altra cosa. Rimasta orfana presto, nel 1944 incontra Josemaría Escrivà e si sente “toccata dalla fede”. L’incontro con lui le cambia la vita: inizia a frequentare il primo centro femminile dell’Opus Dei dove scopre di poter amare e glorificare Dio nell’ordinario, con il lavoro quotidiano. Dopo pochi anni lui si fida a tal punto da inviarla come missionaria in Messico a costruire una nuova casa e a portare il messaggio dell’Opera tra quelle popolazioni. Le viene affidato un terreno pieno di rovi dove sorgeva un vecchio zuccherificio; chiunque sarebbe scappato a gambe levate, ma lei si rimbocca le maniche e in poco tempo riesce a farlo fiorire, non solo letteralmente. Con il fondatore, poi, il rapporto epistolare è fitto e profondo, le lettere tra i due sono oltre 300: “L’ultima lettera è di qualche giorno prima che lui morisse – ricorda il porporato – quando c’è questo rapporto così bello e spirituale, le lettere sono necessarie, perché un’anima ha bisogno di esprimersi, di confidarsi. Lei ogni tanto racconta che il padre le aveva raccomandato di fare meglio qualche cosa, in maniera molto caritatevole, la sentiva come una spinta necessaria”.

18 maggio: una data da ricordare
È singolare la ricorrenza di questa data nella vita di Maria Guadalupe. Il 18 maggio 1923, all’età di sette anni, si accosta per la prima volta alla Prima Comunione. Per lei bambina è un’esperienza fortissima. Esattamente 20 anni dopo, il 18 maggio 1944, va a vivere in un centro dell’Opus Dei: la scelta della sua vita è chiara, ma tanta strada ha ancora da fare. All’epoca insegnava chimica in un liceo di Madrid. Lei stessa, allora, annotò nel suo diario questa curiosa coincidenza di date. Tre anni dopo, il 18 maggio 1947, fa l’incorporazione definitiva nell’Opera e inizia a occuparsi a tempo pieno della formazione della donna, viaggiando continuamente. Ancora un 18 maggio, ma del 1950, circa un paio di mesi dopo il suo arrivo in quel Paese, viene celebrata la prima Messa nella nuova casa dell’Opera a Città del Messico, che Maria Guadalupe era stata mandata a fondare. Si trattava di una residenza per studentesse universitarie. E oggi, il 18 maggio 2019, la sua cerimonia di Beatificazione.

Un rapporto particolare con la morte
La vita non risparmia nulla a Maria Guadalupe che a 20 anni sa già bene che cos’è la morte di una persona cara, per averla vissuta da vicino. Suo padre, militare, all’inizio della guerra civile spagnola, viene condannato alla fucilazione. Lei ha occasione di passare del tempo con lui prima dell’esecuzione della condanna, gli dona serenità, lo prepara, in qualche modo, al passaggio necessario per giungere all’incontro con Dio. È un momento di maturazione per entrambi, tant’è vero che lei riuscirà poi addirittura a perdonare gli assassini di suo padre, come solo i Santi sanno fare. Vivrà un nuovo strappo nel cuore quando, nel 1975, anche il suo secondo padre, il futuro San Josemaría Escrivà, muore, ma lei, già molto malata, lo seguirà neppure un mese dopo con una serenità incredibile. “I Santi hanno questa serenità perché durante la vita hanno creato un rapporto bello, vero, confidenziale con Dio, lo hanno sentito vicino ogni giorno di più – conclude il card. Becciu – è allora che la morte viene vissuta per quello che è: un mistero, un passaggio che ci conduce all’incontro con Colui che tutta la vita abbiamo amato e che ci ha amato. Allora non possiamo che imparare dai Santi a stare sereni, anche nella morte”.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni, San Josemaria Escriva' de Balaguer, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Mese di maggio indimenticabile/ Rinverdire la recita del santo Rosario

Posté par atempodiblog le 1 mai 2019

Mese di maggio indimenticabile/ Rinverdire la recita del santo Rosario
di padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Il Rosario è l’occasione per immergersi nella Madonna dans Anticristo ff965t

Cari amici, in questo mese di maggio dobbiamo rinverdire la recita del santo Rosario, non solo individualmente, ma anche nelle famiglie e nelle parrocchie. La Madonna nelle sue apparizioni dà una grande importanza alla recita del santo Rosario. Accogliamo col cuore l’invito della Regina della pace. Faremo un mese di Maggio indimenticabile.

“Cari figli, oggi vi invito a cominciare a dire il Rosario con fede viva, così io potrò aiutarvi. Voi, cari figli, desiderate ricevere grazie, ma non pregate, io non vi posso aiutare dato che voi non desiderate muovervi. Cari figli, vi invito a pregare il Rosario; il Rosario sia per voi un impegno da eseguire con gioia, così comprenderete perché sono da così tanto tempo con voi: desidero insegnarvi a pregare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!” .(12 giugno  1986)

“Figlioli, la preghiera opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il rosario e pregate; pregate finché la preghiera diventi un’ incontro gioioso con il vostro Salvatore. Sono con voi e intercedo e prego per voi, figlioli”. (25 aprile 2001).

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Fede, morale e teologia, Medjugorje, Mese di maggio con Maria, Padre Livio Fanzaga, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La ricorrenza. Santa Caterina da Siena, da 80 anni patrona d’Italia

Posté par atempodiblog le 29 avril 2019

La ricorrenza. Santa Caterina da Siena, da 80 anni patrona d’Italia
Lunedì 29 aprile la festa liturgica della domenicana messaggera di pace, consigliera dei Papi e fustigatrice della politica. A Siena, sua città natale, 700 bambini in piazza cantano per lei
di  Giacomo Gambassi – Avvenire

La ricorrenza. Santa Caterina da Siena, da 80 anni patrona d'Italia dans Articoli di Giornali e News Santa-Caterina

Il libro e il giglio sono le “icone” di santa Caterina da Siena. Richiamano la dottrina e la purezza, “virtù” che accompagnano la mistica toscana vissuta nel Trecento che aveva descritto Cristo come un ponte gettato tra il Paradiso e la terra. Una similitudine a cui la religiosa domenicana si affida nel Dialogo della Divina Provvidenza, capolavoro della letteratura spirituale che con l’Epistolario e la raccolta delle Preghiere ha fatto sì che venisse proclamata dottore della Chiesa il 4 ottobre 1970 per volontà di Paolo VI, sette giorni dopo Teresa d’Avila. E 80 anni fa, nel 1939, Pio XII la volle patrona d’Italia con Francesco d’Assisi perché considerata «a buon diritto il decoro e la difesa della patria e della religione».

Lunedì 29 aprile, giorno della sua morte e della sua festa liturgica, inizieranno a Siena le celebrazioni in onore di Caterina che in greco significa “donna pura”. Secondo il programma varato dal Comitato cateriniano coordinato dall’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Antonio Buoncristiani, il 29 aprile avrà come fulcro il Santuario a lei dedicato in Fontebranda, nella contrada dell’Oca, che incorpora l’antica dimora dei Benincasa, casa natale di Caterina. Alle 11 è prevista la prima Messa; alle 16 la narrazione teatrale “La vita di santa Caterina e di Beatrice di Pian degli Ontani”; alle 18.30 l’Eucaristia.

I festeggiamenti proseguiranno sabato 4 maggio alle 12 quando verrà deposto un omaggio floreale al monumento della «piissima vergine»; alle 21.15 si terrà in Cattedrale il concerto del coro “Guido Chigi Saracini”. Domenica 5 maggio alle 9.30 l’appuntamento è in piazza del Campo da cui partirà il corteo delle contrade che giungerà al Santuario di Santa Caterina. Qui, alle 10, nel portico dei Comuni d’Italia avverrà l’offerta dell’olio per la lampada votiva da parte della cittadina di Arcidosso in rappresentanza dei Comuni dell’arcidiocesi. Alle 11, nella Basilica di San Domenico a Siena dove si conserva la reliquia della testa, si svolgerà la Messa solenne presieduta dal cardinale Ennio Antonelli, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la famiglia. E da lì alle 16.30 partirà la processione con la reliquia che si concluderà in piazza del Campo dove alle 17.30 sono previste la benedizione all’Italia e all’Europa e i saluti del sindaco di Siena e del rappresentante del Governo italiano, intervallati dal coro dei 700 bambini delle scuole cittadine che eseguiranno l’inno italiano, quello europeo e l’inno a santa Caterina. La sbandierata delle 17 contrade del Palio con la sfilata dei reparti militari farà calare il sipario sulla giornata.Festeggiamenti anche a Roma, dove la patrona d’Italia morì il 29 aprile 1380: nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva, che custodisce il suo corpo, il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata, presiederà lunedì alle 18 la Messa in sua memoria, mentre alle 9 è fissato un omaggio floreale al monumento della santa a Castel Sant’Angelo.

«Messaggera di pace» l’aveva definita Giovanni Paolo II che la volle compatrona d’Europa anche per quel suo continuo peregrinare nel continente che aveva l’intento di sollecitare la riforma interiore e l’unità della Chiesa assieme alla riconciliazione tra gli Stati. E sempre papa Wojtyla la chiamò «mistica della politica» per sottolineare la sua attenzione alla cosa pubblica contrassegnata anche da forti moniti. Ricordava la consacrata che il potere di governare è un «potere prestato» da Dio e invitava a essere «uomini giusti» non «passionati né per amor proprio e bene particolare, ma con bene universale fondato sulla pietra viva Cristo dolce Gesù».

In Caterina il genio femminile ha trovato un suggello che le assicurò un ruolo di primo piano nella comunità ecclesiale del tempo: infatti, ad esempio, fu chiamata dal Papa a predicare ai cardinali in Concistoro. Semianalfabeta, non andò mai a scuola; eppure sarebbe diventata una prolifica autrice di scritti dalla «sapienza infusa», dalla «lucida, profonda ed inebriante assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede», spiegò Paolo VI proclamandola dottore della Chiesa. Benché i genitori intendessero darla in sposa già a 12 anni, Caterina Benincasa, spinta da una visione di san Domenico, entrò nel Terz’Ordine domenicano, nel ramo femminile detto delle Mantellate (per l’abito bianco e il mantello nero). Trasformò la sua stanza in una cella dedicandosi alla preghiera e alle opere di carità, soprattutto verso i poveri e i malati. Da sola imparò a leggere; poi anche a scrivere. E la stanzetta si fece cenacolo di una “bella brigata” di seguaci. Li chiamavano “Caterinati”. E, come ha sottolineato Benedetto XVI, «fu protagonista di un’intensa attività di consiglio spirituale nei confronti di ogni categoria di persone: nobili e uomini politici, artisti e gente del popolo, persone consacrate, ecclesiastici, compreso Gregorio XI che in quel periodo risiedeva ad Avignone e che Caterina esortò energicamente ed efficacemente a fare ritorno a Roma».

Al centro di un «matrimonio mistico» con Cristo che le donò un anello, ricevette le stimmate. Nella spiritualità della patrona d’Italia rientra anche il dono delle lacrime che, osservava Ratzinger, «esprimono una squisita, profonda sensibilità e la capacità di provare commozione e tenerezza». Papa Francesco aveva invitato a pregare santa Caterina da Siena al termine dell’udienza generale del 29 aprile 2015. La sua esistenza – aveva sottolineato Bergoglio – faccia comprendere a voi, cari giovani, il significato della vita vissuta per Dio; la sua fede incrollabile aiuti voi, cari ammalati, a confidare nel Signore nei momenti di sconforto; e la sua forza con i potenti indichi a voi, cari sposi novelli, i valori che veramente contano nella vita familiare».

Nella Penisola sono in programma alcune iniziative per celebrare l’80° anniversario della proclamazione di santa Caterina a patrona d’Italia. Oltre alla sua diocesi natale, quella di Città di Castello in Umbria ospiterà lunedì 29 aprile alle 18.30 una Messa solenne per la santa presieduta dal vescovo Domenico Cancian nella chiesa di San Domenico dove è custodito il corpo di un’altra domenicana, la beata Margherita. La celebrazione è stata dal convegno “Caterina una vita tra fede e impegno civile” con don Andrea Czortek (“I domenicani a Città di Castello nel Medioevo”) e suor Annalisi Bini (“Caterina da Siena: attualità di una patrona”). Intanto il movimento “Laici & Cristiani” annuncia che nel giorno della festa liturgica della santa sarà recapitato ai 950 parlamentari italiani il testo della “Preghiera per l’Italia” scritta e benedetta dalle suore di clausura domenicane. «L’iniziativa – afferma il presidente Marco Palmisano – è un invito ai nostri legislatori affinché assumano la responsabilità di fronte a Dio delle loro azioni, non tradendo mai le aspettative del popolo italiano, per un presente di pace, di lavoro e di concordia sociale». Il testo verrà accompagnato dall’immagine della mistica senese e da una locandina con i dieci Comandamenti.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

San Luigi Maria Grignion di Montfort

Posté par atempodiblog le 28 avril 2019

Santo del giorno
San Luigi Maria Grignion di Montfort
Tratto da: La nuova Bussola Quotidiana

San Luigi Maria Grignion di Montfort dans Fede, morale e teologia Montfort

San Pio X non solo raccomandò di leggere il Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, uno dei capolavori di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), ma accordò per iscritto la Benedizione Apostolica “a tutti quelli che leggeranno questo Trattato”. Negli anni ’40 il giovane Karol Wojtyla, allora operaio nelle cave di pietra della Solvay, portava sempre con sé il libriccino del Montfort, da cui imparò il significato dell’autentica devozione alla Madonna: “Mentre prima mi trattenevo nel timore che la devozione mariana facesse da schermo a Cristo invece di aprirgli la strada – scriverà poi san Giovanni Paolo II – […] compresi che accadeva in realtà ben altrimenti. Il nostro rapporto interiore con la Madre di Dio consegue organicamente dal nostro legame col mistero di Cristo”. Proprio il Trattato ispirò al papa polacco il motto Totus Tuus, le due parole iniziali della consacrazione a Gesù per le mani di Maria.

Secondo di diciotto figli, Luigi nacque in Bretagna da una famiglia profondamente cristiana. Dopo gli studi al collegio dei gesuiti di Rennes, nel 1692 si trasferì al seminario parigino di San Sulpizio: nell’occasione il padre gli offrì il cavallo, ma il giovane preferì percorrere a piedi (tratto costante del suo futuro apostolato) i circa 350 km tra Rennes e Parigi e nel tragitto donò tutto quello che aveva ai mendicanti. Divenne sacerdote nel 1700 e l’anno successivo andò a Poitiers, dove iniziò a operare come cappellano dell’ospedale, che fungeva pure da ospizio per anziani e senzatetto. Più volte fu costretto a lasciare il nosocomio e la città a causa dell’ostilità di alcuni dirigenti, a cui faceva da contraltare l’affetto degli ultimi, che arrivarono a scrivere una lettera al superiore del Montfort: “Noi, quattrocento poveri, vi supplichiamo molto umilmente, per il più grande amore e la gloria di Dio, di farci ritornare il nostro venerabile pastore, colui che ama tanto i poveri, il signor Grignion”.

In quella fase conobbe Maria Luisa Trichet, la beata che divenne la prima delle Figlie della Sapienza, il ramo femminile monfortano a cui si affiancò poi quello maschile della Compagnia di Maria. Nel 1703 vide la luce la sua prima opera teologica, L’Amore dell’Eterna Sapienza, dove il Montfort espone la centralità della croce nella vita del cristiano e spiega che Gesù lo si ama poco perché lo si conosce poco: “Conoscere Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, è sapere abbastanza. Sapere tutto e non conoscere Lui, è non saper nulla”. Lo scritto è un caposaldo della sua dottrina, perché vi indica già la vera devozione a Maria come “il più meraviglioso dei segreti” e come la via più semplice e diretta “per acquistare la Divina Sapienza”, che consiste appunto nell’appartenenza totale a Cristo, approdo necessario per sviluppare tutte le potenze dell’anima.

Non trovando pace a Poitiers, dove l’ardente predicatore sperimentò le prime forti avversioni di parte del clero, da lui affrontate sempre in spirito di umiltà e obbedienza, andò in pellegrinaggio per consiglio da papa Clemente XI, che lo nominò missionario apostolico e gli disse: “Nelle sue diverse missioni, insegni con forza la dottrina al popolo e ai ragazzi e faccia rinnovare solennemente le promesse battesimali”. Le sue terre di missione furono soprattutto la natìa Bretagna e la Vandea, dove il santo si profuse nell’insegnamento del catechismo e in grandi manifestazioni pubbliche di culto, che culminavano spesso nell’innalzamento di una croce, senza dimenticare le riproduzioni del Calvario da lui promosse, come quella monumentale di Pontchateau, terminata dopo 15 mesi di lavoro di centinaia di persone provenienti da ogni parte della Francia e dall’estero, prima che i suoi nemici convincessero re Luigi XIV a farla distruggere con il pretesto della sicurezza nazionale. Verrà per due volte ricostruita, l’ultima dopo la devastazione dei rivoluzionari francesi.

L’apostolato del Montfort si rivelò fondamentale in un’epoca in cui il cattolicesimo si trovava attaccato in Francia da giansenisti e protestanti vari, deisti e razionalisti, che egli affrontò con carità e vigore, trasmettendo al popolo le verità di fede, anche attraverso canti popolari da lui composti per accendere ancora di più i cuori dell’amore di Dio. E in tutto questo la sua mariologia, chiaramente cristocentrica, è stata decisiva: “È dunque sicuro – scrive nel Trattato - che la conoscenza di Gesù Cristo e la venuta del suo regno nel mondo non saranno che la conseguenza necessaria della conoscenza della santa Vergine e della venuta del regno di Maria, che lo ha messo al mondo la prima volta e che lo farà risplendere la seconda”.

Per saperne di piùL’amore dell’Eterna SapienzaTrattato della vera devozione alla Santa Vergine, Il segreto di Maria, Il segreto ammirabile del Santo Rosario, Preghiera infuocata

Publié dans Fede, morale e teologia, Riflessioni, San Luigi Maria Grignion de Montfort, Stile di vita | Pas de Commentaire »

‘Cristo vive’: l’annuncio ai giovani per il bene del mondo

Posté par atempodiblog le 3 avril 2019

‘Cristo vive’: l’annuncio ai giovani per il bene del mondo
L’esortazione apostolica di papa Francesco, seguita al Sinodo dei giovani è stata diffusa oggi. Il mondo dei giovani ha dei nemici che li rendono “schiavi”: pubblicità, la bellezza come apparenza, la divisione col mondo degli adulti, una globalizzazione che “omogenizza”. L’annuncio cristiano è il modo più efficace per mettere le basi ad un rinnovamento profondo della società. Una “pastorale giovanile popolare” che accoglie ed accompagna anche chi non vive la fede.
di padre Bernardo Cervellera – AsiaNews

‘Cristo vive’: l’annuncio ai giovani per il bene del mondo dans Articoli di Giornali e News Papa-in-cammino-con-i-giovani

L’esortazione apostolica “Cristo vive”, resa pubblica oggi da papa Francesco, a conclusione del Sinodo sui giovani dello scorso ottobre è un annuncio forte e deciso che solo in Gesù Cristo si trova la risposta alle inquietudini, alle contraddizioni e al desiderio di felicità in cui sono immersi i giovani oggi. Ed è anche affermato con chiarezza che essendo i giovani “l’adesso di Dio”, l’attenzione verso di loro è il modo più efficace per mettere le basi ad un rinnovamento profondo della società. Il lunghissimo documento (53 pagine; 299 paragrafi) spazia dalla condizione giovanile nel mondo contemporaneo al modo con cui una Chiesa “vecchia” e “chiusa” li guarda; dal valore che ha l’annuncio di Cristo, ai pericoli a cui i giovani sono sottoposti nel nostro mondo contemporaneo che li sfrutta, li condiziona, li usa, li oppone al mondo degli adulti; fino al risvegliare nella Chiesa l’accompagnamento non solo dei giovani cristiani, ma di ogni giovane, perché scopra la sua vocazione come persona nel lavoro, nel matrimonio fra uomo e donna, nell’impegno sociale, in una speciale consacrazione.

Nel testo si susseguono parti scritte come una lettera rivolta a un “tu”, a parti rivolte a tutti; sezioni piene di lirismo (come quelle sull’amore di Dio e di Cristo per la persona del giovane) ad altre più analitiche (come quelle sul discernimento).

Il cap. IV, “Il grande annuncio per tutti i giovani” mi sembra essere il più importante. Anche il papa dice che in quelle pagine vuole annunciare “la cosa più importante”, quella che “non dovrebbe mai essere taciuta”. Questa verità è l’amore di Dio, paragonato a quello di una madre, di un padre, di un innamorato, e l’amore di Cristo che dando sé stesso per noi, ci fa comprendere che “non abbiamo prezzo”. Insieme alla preghiera allo Spirito Santo, questa parte fa piazza pulita di una certa pastorale giovanile in cui si nasconde l’identità cristiana e per facilitare l’incontro coi giovani riduce e annacqua ogni proposta. Invece – ed è un altro punto molto importante – papa Francesco invita ogni giovane ad essere missionario, ad “andare e portare Cristo in ogni ambiente” (n. 177).

I capitoli 5 e 6 mostrano che il mondo dei giovani ha dei nemici che li rendono “schiavi”: è l’enfasi che nella nostra società si mette sui giovani per usarli come oggetto di desiderio nella pubblicità, nella riduzione della bellezza ad apparenza; nel coltivare una perenne adolescenza senza decisioni e responsabilità; in una globalizzazione che “omogenizza” ogni persona e non la fa essere se stessa; nell’opporre il mondo dei giovani a quello degli adulti. Da questo punto di vista si comprende che questa esortazione apostolica – e il Sinodo correlato – non sono solo un modo perché la Chiesa recuperi il mondo giovanile che sembra aver perduto, ma contribuisca a liberare i giovani da modelli falsi che annientano la capacità di “inquietudine” e di progetto per avvilirli in una filosofia da “divano”: “Non confondete la felicità con un divano e non passate tutta la vostra vita davanti a uno schermo. Non riducetevi nemmeno al triste spettacolo di un veicolo abbandonato. Non siate auto parcheggiate, lasciate piuttosto sbocciare i sogni e prendete decisioni. Rischiate, anche se sbaglierete. Non sopravvivete con l’anima anestetizzata e non guardate il mondo come se foste turisti. Fatevi sentire! Scacciate le paure che vi paralizzano, per non diventare giovani mummificati. Vivete!” (n. 143). In questo modo la fede diventa non un’opzione fra tante, ma l’opzione per risvegliare i veri frutti della giovinezza.

Un ultimo aspetto che trovo fondamentale è la proposta di una “pastorale giovanile popolare” (nn. 230-segg). In essa non si radunano solo i giovani cattolici, già introdotti nella fede, ma si raccolgono e si accompagnano giovani contraddittori, alla ricerca, “con i loro dubbi, traumi, problemi e la loro ricerca di identità, con i loro errori, storie, esperienze del peccato e tutte le loro difficoltà” (n. 234).

Infine, è importante la sottolineatura dell’orizzonte in cui far vivere il discernimento vocazionale: nella ricerca di ciò a cui mi chiama il Signore (come lavoro, nel matrimonio o nella verginità), è messa in luce sempre la dimensione sociale, il fatto che la propria felicità non è staccata dal bene per il mondo: “La tua vocazione ti orienta a tirare fuori il meglio di te stesso per la gloria di Dio e per il bene degli altri” (n. 257). Insomma, essere cristiani non è una carriera, ma è più efficace della carriera.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Carlo Acutis. Mons. Sorrentino (Assisi): “Un vero maestro della rete del bene”

Posté par atempodiblog le 3 avril 2019

Carlo Acutis. Mons. Sorrentino (Assisi): “Un vero maestro della rete del bene”
Sabato 6 aprile il corpo del ragazzo, morto a 15 anni per una leucemia fulminante, sarà traslato nel santuario della Spogliazione di Assisi. Nell’esortazione apostolica post-sinodale, “Christus vivit”, Papa Francesco lo indica ai giovani come modello per un uso positivo dei nuovi mezzi di comunicazione. Al vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, che ha scritto il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”, chiediamo di parlarci di questi due testimoni di santità, di epoche diverse, ma accomunati dall’amore per l’Eucaristia e i poveri e dalla capacità di conquistare i cuori
di Gigliola Alfaro – Agenzia SIR

Carlo Acutis. Mons. Sorrentino (Assisi): “Un vero maestro della rete del bene” dans Articoli di Giornali e News Venerabile-Carlo-Acutis

“Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita. Sono contento di morire perché ho vissuto la mia vita senza sciupare neanche un minuto di essa in cose che non piacciono a Dio”. Queste alcune delle frasi più note di Carlo Acutis, il giovane venerabile morto a soli 15 anni per una leucemia fulminante, il cui corpo, sabato 6 aprile, sarà sepolto nel santuario della Spogliazione ad Assisi. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit”, offre ai giovani Carlo Acutis come modello per un uso positivo dei nuovi mezzi di comunicazione. Sul ragazzo e San Francesco mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, ha scritto il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”. A lui chiediamo di parlarci di questi due testimoni di santità.

Eccellenza, il corpo di Carlo sarà traslato dal cimitero di Assisi al santuario della Spogliazione: come mai questa scelta?
Il santuario della Spogliazione è legato al gesto del giovane Francesco che si spogliò di tutto fino alla nudità per esprimere il suo amore a Cristo e mettersi al servizio ai poveri. Per giungere a quella scelta radicale il giovane assisano non era stato solo. Il suo vescovo Guido lo aveva consigliato e guidato. Davvero una bella esperienza di accompagnamento. Proprio per questo, scrivendomi in occasione dell’erezione del nuovo santuario, Papa Francesco lo qualificò “luogo propizio per il discernimento vocazionale dei giovani”. Mi è sembrato che la presenza delle spoglie mortali di Carlo in questo santuario potesse essere di grande incoraggiamento ai giovani. Li aiuta a porsi l’interrogativo sul senso della vita e ad affrontare coraggiosamente il problema della vocazione.

San Francesco e Carlo Acutis sono due testimoni di epoche molto diverse. Cosa li accomuna?
In realtà, la distanza e la diversità tra San Francesco e Carlo sono notevoli. Non avrei immaginato nemmeno di poterli mettere a confronto, se non me lo avesse suggerito il fatto che il corpo di Carlo giunge in un luogo tanto segnato dalla presenza di Francesco. Ancor più mi ha convinto a parlarne congiuntamente un’esperienza che mi capitò l’estate scorsa a Seattle con alcuni giovani americani. Volendo presentare la bellezza di Gesù e del Vangelo, mi servii di san Francesco, ma anche di Carlo. E mi venne spontaneo cercare il “filo” che li univa. Ricordo l’interesse di quei giovani. È vero, le diversità tra i due sono tante. Ma c’è anche tanto che li accomuna. Li unisce certamente l’amore per l’Eucaristia.

Francesco si estasiava di fronte al mistero del Figlio di Dio che ogni giorno – com’egli diceva – scende dal suo “trono regale” sui nostri poveri altari. Il giovane Carlo faceva di tutto per non mancare alla messa e all’adorazione quotidiana. Ideò una mostra sui “miracoli eucaristici”. Diceva dell’Eucaristia che era la sua “autostrada per il cielo”. Altro elemento è l’amore per i poveri: se Francesco di Assisi li mise al centro del suo cuore, Carlo Acutis, per quanto possibile alla sua età, non si limitò a fare delle elemosine, ma considerò i poveri dei veri amici. Al suo funerale se ne presentarono tanti e la stessa mamma se ne meravigliò. Carlo li aveva amati e serviti senza metterlo in mostra. Un amore sincero, discreto, operoso, come dev’essere l’amore secondo il Vangelo.

San Francesco ci offre un modello di santità radicale, che può sembrare difficile da raggiungere. Carlo, invece, ci mostra “la santità della porta accanto”: secondo Lei è più alla portata dei giovani di oggi questo santo dei “nativi digitali”?
Chi guarda Francesco non può non ammirarlo. Non a caso tanti – talvolta anche non credenti – si inchinano al suo genio, che illumina tanti aspetti dell’esistenza. Magari si dimentica che egli fu innamorato di Cristo, ma lo si ammira per il suo messaggio sulla pace, sulla custodia del creato, sul rispetto degli altri. È il Santo che seppe dialogare con il sultano in tempo di crociate. Una santità davvero straordinaria. Carlo imboccò la strada di una santità del quotidiano, vivendo come un normalissimo giovane del nostro tempo, ma con la limpidezza degli occhi e del cuore, mettendo in tutte le cose il sapore del Vangelo. Nel mio libro, riferendomi al lettore – ma lo dico anche a me stesso! –, rivolgo un invito: se non sai fare come Francesco, almeno fa’ come Carlo!

Papa Francesco, nell’esortazione apostolica post-sinodale dedicata ai giovani “Christus vivit”, porta l’esempio del venerabile Carlo Acutis, che, in modo creativo e geniale, “ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”. Quanto Carlo può aiutare a parlare di Gesù ai ragazzi dell’era dei social network?
Carlo è un trascinatore. Specie dei giovani. È incredibile come, in poco tempo, sia ormai conosciuto in tutto il mondo. Proprio il suo essere un “nativo digitale”, con un grande talento per l’informatica, affascina. I giovani abituati a smanettare con i telefonini lo sentono uno di loro. Al tempo stesso, colgono la differenza. Hanno in Carlo un testimone di come si possa vivere nel mondo di internet senza esserne travolti, governando la rete e non subendola. Facendone anzi una rete di bontà, posta ad arginare quell’inondazione di negatività che purtroppo miete tante vittime. Internet, di per sé, è neutrale. Si presta al bene e al male. Carlo è un vero maestro di una rete del bene.

Il Papa, mettendo in guardia dal rischio dell’omologazione, frutto dei meccanismi del consumo e dello stordimento, ricorda una frase di Carlo: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Quanto Carlo, nella sua breve vita, ha saputo, in modo originale, seguire la sua strada verso la santità?
L’originalità di Carlo è nella sua stessa santità. Il suo è un modo semplice, feriale, di fare il bene. Egli spiega così che la santità non è fatta di cose straordinarie. Giustamente mette in guardia dal rischio di arrendersi al “così fanno tutti”.

Il Vangelo non intrappola, non incatena, al contrario lascia che si sprigionino i desideri più profondi, quelli che hanno a che fare non con l’effimero, ma con l’eterno. I desideri che ci portano verso una vera libertà. E, dunque, ci fanno essere profondamente noi stessi, davvero “originali”, capaci di una vita bella, autentica, generosa.

Carlo amava dire: “Non io, ma Dio”. In un mondo che cerca di accantonare Dio e mettere noi, con il nostro smisurato ego, davanti a tutto, quanto un ragazzino morto a soli 15 anni insegna a tutti?
Impressionante la maturità spirituale di Carlo. La sua scelta radicale di Dio riecheggia quella di Francesco d’Assisi nell’atto della spogliazione: “Non più padre Pietro di Bernardone ma Padre nostro che sei nei cieli”. Francesco non aveva più nulla, ma aveva ormai frate sole, sora luna, sora acqua, frate focu… Aveva tutto, perché aveva Dio. Carlo, senza gesti clamorosi, fece altrettanto. Entrambi si spogliarono di sé e si riempirono di Dio. Oggi insieme, nel santuario della Spogliazione, si fanno educatori dei giovani, proponendo Gesù come segreto della vita.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Cristianesimo

Posté par atempodiblog le 28 mars 2019

Cristianesimo
Senza di esso l’identità europea non è neppure immaginabile, eppure oggi è oggetto di un’infastidita emarginazione. Con gravi conseguenze
di Ernesto Galli della Loggia – Corriere della Sera

Cristianesimo dans Articoli di Giornali e News Basilica

Nella stragrande maggioranza noi europei abbiamo nomi che vengono dalla tradizione giudaico-cristiana; la stessa cosa vale per un grandissimo numero di nomi di luoghi e di centri abitati, specie di quelli più piccoli. Ancora: per secoli, chiese, basiliche, abbazie, monasteri hanno rappresentato — e in più di un caso rappresentano ancora — punti di riferimento essenziali per la vita religiosa, economica, artistica, per l’esperienza civile degli europei. Neppure si contano, infine, le nostre case sia pure abitate da atei militanti dove non vi sia tutt’ora un’immagine, un quadro, un oggetto, un ricordo che si riallacci alla tradizione di cui sopra.

Insomma, nel bene e anche nel male (che esiste sempre in tutte le cose umane) il Cristianesimo ha plasmato come nessun altro fatto la storia del nostro Continente. Senza di esso l’identità europea non è neppure immaginabile. Ciò nonostante da tempo nei suoi confronti le istituzioni dell’Unione Europea, il mainstream politicamente corretto che nei suoi più importanti Paesi caratterizza i media, l’università, gli ambienti della cultura e della politica, in genere il mondo delle élite, mostra un’indifferenza venata di larvata ostilità: ad esempio considerando una violazione del principio di laicità la presenza cristiana nello spazio pubblico a qualsiasi titolo essa sia. Perfino se si tratta di esporre a Natale un presepio nell’atrio di un municipio.

Si verifica così un fenomeno paradossale: il dato religioso, tenuto nella massima considerazione quando si tratta di religioni diverse da quella cristiana, in quest’ ultimo caso, invece, è oggetto perlopiù di un’infastidita rimozione/emarginazione. Con due gravi conseguenze: di non accrescere certo le simpatie per l’Europa in vaste cerchie delle popolazioni del continente che anche se magari lontane dalla pratica religiosa non sono tuttavia disposte a staccarsi dalla tradizione cristiana, e di regalare quindi ai nemici dell’Europa l’ennesimo facile argomento di propaganda.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

L’onore tributato alla Beata Vergine

Posté par atempodiblog le 11 janvier 2019

L'onore tributato alla Beata Vergine dans Citazioni, frasi e pensieri Ges-e-Maria

Non voglio appartenere a una religione in cui mi è permesso avere un crocifisso. Lo stesso sentimento mi coglie intorno alla questione molto controversa dell’onore tributato alla Beata Vergine. Coloro che non apprezzano quel culto, hanno tutti i diritti di non essere cattolici, ma dai cattolici, o da coloro che si definiscono tali, desidero che l’idea non solo sia gradita ma amata e amata ardentemente, e più di tutto proclamata con orgoglio.

Gilbert Keith Chesterton – Autobiografia

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Fede, morale e teologia, Gilbert Keith Chesterton, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Papa: La famiglia di Nazareth è santa perché ‘centrata su Gesù’

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2018

Papa: La famiglia di Nazareth è santa perché ‘centrata su Gesù’
All’Angelus, papa Francesco sottolinea “lo stupore e l’angoscia” vissuti da Maria e Giuseppe nella ricerca del loro Figlio. “Stupirsi è il contrario del dare tutto per scontato”. “Dovremmo provare angoscia quando per più di tre giorni ci dimentichiamo di Gesù”. La preghiera per tutte le famiglie del mondo, specie quelle dove “mancano la pace e l’armonia”. Un’Ave Maria per la Repubblica democratica del Congo.
della Redazione di AsiaNews

Papa: La famiglia di Nazareth è santa perché ‘centrata su Gesù’ dans Commenti al Vangelo Papa-Francesco-e-l-albero-di-Natale

“La famiglia di Nazareth è santa: perché era centrata su Gesù, a Lui erano rivolte tutte le attenzioni e le sollecitudini di Maria e di Giuseppe”: così papa Francesco ha riassunto il senso della festa di oggi, della Santa Famiglia, nella domenica fra Natale e Capodanno. Parlando ai numerosi pellegrini in piazza san Pietro, il pontefice ha anzitutto citato il vangelo di oggi (Lc 2,41-52), del ritrovamento di Gesù fra i dottori del tempio, dopo tre giorni di ricerca.

“Alla vista del Figlio – ha spiegato il papa – Maria e Giuseppe «restarono stupiti» (v. 48) e la Madre gli manifestò la loro apprensione dicendo: «Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» (ibid.)”.

“Lo stupore e l’angoscia sono i due elementi sui quali vorrei richiamare la vostra attenzione. Nella famiglia di Nazareth non è mai venuto meno lo stupore, neanche in un momento drammatico come lo smarrimento di Gesù: è la capacità di stupirsi di fronte alla graduale manifestazione del Figlio di Dio. È lo stesso stupore che colpisce anche i dottori del tempio, ammirati «per la sua intelligenza e le sue risposte» (v. 47)”.

“Stupirsi e meravigliarsi è il contrario del dare tutto per scontato, è il contrario dell’interpretare la realtà che ci circonda e gli avvenimenti della storia solo secondo i nostri criteri. Stupirsi è aprirsi agli altri, comprendere le ragioni degli altri: questo atteggiamento è importante per sanare i rapporti compromessi tra le persone, ed è indispensabile anche per guarire le ferite aperte nell’ambito familiare”.

“Quando ci sono i problemi nelle famiglie, diamo per scontato che abbiamo ragione noi e chiudiamo la porta agli altri… Quando avete dei problemi con qualcuno in famiglia, pensate alle cose buone che ha la persona con cui avete i problemi e questo aiuterà a guarire le ferite nell’ambito familiare”.

“Il secondo elemento che vorrei cogliere dal Vangelo è l’angoscia che sperimentarono Maria e Giuseppe quando non riuscivano a trovare Gesù. Questa angoscia manifesta la centralità di Gesù nella Santa Famiglia. La Vergine e il suo sposo avevano accolto quel Figlio, lo custodivano e lo vedevano crescere in età, sapienza e grazia in mezzo a loro, ma soprattutto Egli cresceva dentro il loro cuore; e, a poco a poco, aumentavano il loro affetto e la loro comprensione nei suoi confronti. Ecco perché la famiglia di Nazareth è santa: perché era centrata su Gesù, a Lui erano rivolte tutte le attenzioni e le sollecitudini di Maria e di Giuseppe”.

“Quell’angoscia che essi provarono nei tre giorni dello smarrimento di Gesù, dovrebbe essere anche la nostra angoscia quando siamo lontani da Lui. Dovremmo provare angoscia quando per più di tre giorni ci dimentichiamo di Gesù, senza pregare, senza leggere il Vangelo, senza sentire il bisogno della sua presenza e della sua consolante amicizia.

E tante volte passano i giorni senza che io ricordi Gesù… Maria e Giuseppe lo cercarono e lo trovarono nel tempio mentre insegnava: anche noi, è soprattutto nella casa di Dio che possiamo incontrare il divino Maestro e accogliere il suo messaggio di salvezza. Nella celebrazione eucaristica facciamo esperienza viva di Cristo; Egli ci parla, ci offre la sua Parola che illumina il nostro cammino, ci dona il suo Corpo nell’Eucaristia da cui attingiamo vigore per affrontare le difficoltà di ogni giorno”.

“Torniamo a casa – ha ribadito – con queste due parole: stupore e angoscia”.

“Preghiamo per tutte le famiglie del mondo, specialmente quelle in cui, per vari motivi, mancano la pace e l’armonia. E le affidiamo alla protezione della Santa Famiglia di Nazareth”.

Dopo la preghiera dell’Angelus, Francesco ha chiesto a tutti i presenti di recitare un’Ave Maria per la Repubblica democratica del Congo, segnata da violenze prima delle elezioni, che si tengono oggi, e da un’epidemia di ebola, che non permetterà ad alcune zone di votare.

Publié dans Commenti al Vangelo, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Santo Natale, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Santi e Beati del 2018: doni dell’amore di Dio alla Chiesa

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2018

Santi e Beati del 2018: doni dell’amore di Dio alla Chiesa
L’anno che sta per chiudersi è stato prodigo dell’amore di Dio che ha donato alla Chiesa molti nuovi Santi e Beati, chiamati con il loro esempio a illuminare le vite di ognuno di noi. Ben 19 le cerimonie di beatificazione nel 2018 e 7 i nuovi Santi canonizzati il 14 ottobre scorso in piazza San Pietro
Roberta Barbi – Vatican News

Santi e Beati del 2018: doni dell’amore di Dio alla Chiesa dans Fede, morale e teologia I-Beati-martiri-di-Algeria
I Beati martiri di Algeria

La fine di un anno è tradizionalmente tempo di bilanci, di riflessione su quello che c’è stato – o non c’è stato – di buono, su quello che si può fare meglio e su quello che si può iniziare a fare. È anche il tempo della raccolta dei doni dell’amore del Signore alla Sua Chiesa, che si è arricchita di nuovi Beati e di 7 Santi: tra loro un Papa, molti sacerdoti e religiose, ma anche tanti laici, a dimostrazione che la santità è davvero alla portata di tutti, come ricorda Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate:

“Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, ‘la classe media della santità’”.

Ripercorriamo quindi insieme quest’anno, facendoci guidare dagli insegnamenti di tante splendide figure e dalle immagini delle cerimonie: un modo in più per ringraziare il Signore di quanto ricevuto e facciamoci accompagnare in questo viaggio nella santità dalle parole di Papa Francesco.

I Martiri di guerra, quando dall’odio nasce l’amore
“Santo Stefano fu il primo a seguire le orme del divino Maestro con il martirio; morì come Gesù affidando la propria vita a Dio e perdonando i suoi persecutori. Due atteggiamenti: affidava la propria vita a Dio e perdonava. Mentre veniva lapidato disse: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,59). Sono parole del tutto simili a quelle pronunciate da Cristo in croce: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc 23, 46). L’atteggiamento di Stefano che imita fedelmente il gesto di Gesù, è un invito rivolto a ciascuno di noi ad accogliere con fede dalle mani del Signore ciò che la vita ci riserva di positivo e anche di negativo”. (Angelus Solennità Santo Stefano 26 dicembre 2018)

Il 2018 si è aperto con la Beatificazione, il 3 febbraio, di Teresio Olivelli, ucciso “in odium fidei” dai nazisti nel campo di Hersbruck. Durante la Seconda Guerra Mondiale, al fronte si adoperò per soccorrere i commilitoni fisicamente e spiritualmente, scrivendo la preghiera “Facci liberi”. Durante la rivoluzione in Madagascar, invece, venne ucciso Luciano Botovasoa, terziario francescano che durante le persecuzioni alla chiesa volle restare accanto ai missionari francesi. È stato beatificato il 15 aprile nell’isola. Era stato ordinato solo due anni prima, Janos Brenner, il sacerdote ungherese beatificato il 1° maggio, e che fu ucciso dal regime comunista locale in un’imboscata mentre portava l’Eucaristia a un malato. Due le cerimonie di beatificazione collettive: quella del 10 novembre a Barcellona di Teodoro Del Olmo e di 15 compagni - tra sacerdoti della Congregazione di San Pietro in Vincoli e laici solidali – annoverati tra le vittime cristiane della guerra civile spagnola; e quella dell’8 dicembre scorso di Pietro Claverie, vescovo di Oran, e 18 compagni, più noti come i Martiri di Algeria che, negli anni più bui del fondamentalismo islamico nel Paese, scelsero di non abbandonare la propria gente.

I Missionari: come gli apostoli inviati nelle periferie del mondo
“Ambienti umani, culturali e religiosi ancora estranei al Vangelo di Gesù e alla presenza sacramentale della Chiesa rappresentano le estreme periferie, gli “estremi confini della terra”, verso cui, fin dalla Pasqua di Gesù, i suoi discepoli missionari sono inviati, nella certezza di avere il loro Signore sempre con sé (cfr Mt 28,20; At 1,8). In questo consiste ciò che chiamiamo missio ad gentes. La periferia più desolata dell’umanità bisognosa di Cristo è l’indifferenza verso la fede o addirittura l’odio contro la pienezza divina della vita”. (Messaggio Giornata Missionaria mondiale 20 maggio 2018)

Il 26 maggio è stata beatificata una piccola religiosa dal cuore grande: così chiamavano Leonella Sgorbati nella missione di Mogadiscio (Somalia) dove trascorse molti anni. In quella terra martoriata, il tabernacolo nella casa delle suore era l’unica presenza viva di Cristo nel Paese. Morì da martire perdonando il suo assassino. Fu a lungo missionaria in Bolivia anche Santa Nazaria Ignazia March Mesa, fondatrice delle Suore Missionarie Crociate della Chiesa, che dedicò la vita alla preghiera per la perseveranza dei religiosi e per lo spirito apostolico dei sacerdoti. Il 27 ottobre sono diventati Beati Tullio Maruzzo, sacerdote dei Frati minori missionario in Guatemala, e il suo catechista Luis Obdulio. Furono uccisi in un agguato nella foresta nel corso dell’ondata di violenza che colpì il Paese per l’indipendenza dalla Spagna.

La cura dei malati, il vero volto della tenerezza di Dio
“Le cure che sono prestate in famiglia sono una testimonianza straordinaria di amore per la persona umana e vanno sostenute con adeguato riconoscimento e con politiche adeguate. Pertanto, medici e infermieri, sacerdoti, consacrati e volontari, familiari e tutti coloro che si impegnano nella cura dei malati, partecipano a questa missione ecclesiale. È una responsabilità condivisa che arricchisce il valore del servizio quotidiano di ciascuno”. (Messaggio Giornata Mondiale Malato 26 novembre 2017)

Infermiera e scrittrice, inventò per prima nella sua Polonia l’assistenza domiciliare dei malati anche da un punto di vista spirituale: queste le virtù di Anna Chrzanowska, amica di Giovanni Paolo II, beatificata il 28 aprile. Hanno condiviso, invece, l’esperienza della malattia facendone la propria croce da offrire al Signore altri due nuovi Santi e una nuova Beata. Quest’ultima è Carmen Rendíles Martínez, fondatrice delle Suore Ancelle di Gesù, beatificata il 16 giugno. Era nata priva del braccio sinistro ma non di forza e vitalità che la portarono a incarnare il modello della vera santità quotidiana. C’è poi San Francesco Spinelli, toccato dalla grazia di Dio che lo ha guarito miracolosamente da una lesione alla colonna vertebrale mentre era in preghiera. Da allora si occupò nel suo ministero quasi esclusivamente dei malati più sofferenti cui portava la Parola e la carezza del Signore. Infine, San Nunzio Sulprizio, deceduto a 19 anni per un cancro alle ossa. Nella sua breve vita, che trascorse quasi interamente in ospedale, insegnò catechismo ai piccoli ricoverati assieme a lui e pregò molto offrendo il proprio dolore per la conversione dei peccatori.

Le martiri della purezza, gigli bianchi macchiati di sangue
“Tutti noi nella vita siamo passati per momenti in cui questa virtù è molto difficile, ma è proprio la via di un amore genuino, di un amore che sa dare la vita, che non cerca di usare l’altro per il proprio piacere. È un amore che considera sacra la vita dell’altra persona: io ti rispetto, io non voglio usarti, io non voglio usarti”. (Discorso ai giovani durante visita pastorale a Torino 21 giugno 2015)

Ci sono anche due novelle Santa Maria Goretti tra i Beati del 2018. La slovacca Anna Kolesárová, beatificata il Primo settembre, fu uccisa in casa davanti alla sua famiglia da un soldato del regime che avrebbe voluto approfittare di lei; la romena Veronica Antal, beatificata il 22 settembre, fu uccisa da un fanatico che voleva violare una suora: tale, infatti, si considerava lei pur in un Paese in cui erano stati soppressi tutti gli ordini religiosi. Oggi è venerata da cattolici e ortodossi.

I Beati “immagini di Cristo per questo mondo”
“La nostra storia ha bisogno di ‘mistici’: di persone che rifiutano ogni dominio, che aspirano alla carità e alla fraternità. Uomini e donne che vivono accettando anche una porzione di sofferenza, perché si fanno carico della fatica degli altri. Ma senza questi uomini e donne il mondo non avrebbe speranza”. (Udienza generale 21 giugno 2017)

Ci sono poi due nuove Beate che ebbero un contatto particolarmente ravvicinato con il Signore anche durante la vita terrena. Maria Crocifissa del Divino Amore (beatificata il 2 giugno), figlia spirituale di Padre Pio attraverso il quale il Signore le parlò e la portò a fondare la Congregazione delle Suore Apostole del Sacro Cuore. Si occupava, in particolare, dell’insegnamento ai giovani. Alfonsa Maria Eppinger, beatificata il 9 settembre, aveva estasi molto lunghe e prostranti, visioni sulla politica e sul futuro della Chiesa. Fondò le Suore del Santissimo Salvatore. Il religioso lituano Michaľ Giedrojć, vissuto nel 1400, aveva, invece, frequenti attacchi del demonio e visioni del futuro. Papa Francesco ne ha riconosciuto le virtù eroiche e la conferma del culto da tempo immemorabile (Beatificazione equipollente) il 7 novembre.

I sacerdoti, uomini dell’incontro con Gesù
“I consacrati e le consacrate sono chiamati innanzitutto ad essere uomini e donne dell’incontro. La vocazione, infatti, non prende le mosse da un nostro progetto pensato “a tavolino”, ma da una grazia del Signore che ci raggiunge, attraverso un incontro che cambia la vita. Chi incontra davvero Gesù non può rimanere uguale a prima. Egli è la novità che fa nuove tutte le cose”. (Giubileo Vita consacrata 2 febbraio 2016)

C’è un Papa tra i nuovi Santi del 2018: Paolo VI, pontefice sobrio e misurato, grande difensore della vita nascente, che non dimenticava mai di essere “un sacerdote, innanzitutto”. Poi mons. Oscar Arnolfo Romero Galdámez, amico dei poveri e della pace, e per questo inviso al partito nazionalista del Salvador che lo fece uccidere durante la Messa. Ma sono molti i sacerdoti santi, anche meno conosciuti, come San Vincenzo Romano che nella Napoli di primo Ottocento era noto come il “prete faticatore”: andava a caccia dei covi dove si nascondevano i malviventi e predicava per strada con croce e campanello. Oppure Jean-Baptiste Foque, beatificato il 30 settembre, che tanto fece per la sua Marsiglia fondando addirittura l’ospedale di San Giuseppe, ancora oggi fiore all’occhiello della sanità francese. Infine ricordiamo Tiburcio Arnáiz Muñoz (beatificato il 20 ottobre), il gesuita che nelle periferie spagnole proponeva gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio anche a poveri e analfabeti.

Le suore, protagoniste della storia unica e originale che Dio scrive
“Alla fine dei Vangeli c’è un altro incontro con Gesù che può ispirare la vita consacrata: quello delle donne al sepolcro. Erano andate a incontrare un morto, il loro cammino sembrava inutile. Anche voi andate nel mondo controcorrente: la vita del mondo facilmente rigetta la povertà, la castità e l’obbedienza. Ma, come quelle donne, andate avanti, nonostante le preoccupazioni per le pesanti pietre da rimuovere (cfr Mc 16,3). E come quelle donne, per primi incontrate il Signore risorto e vivo, lo stringete a voi (cfr Mt 28,9) e lo annunciate subito ai fratelli, con gli occhi che brillano di gioia grande (cfr v. 8). Siete così l’alba perenne della Chiesa”. (Omelia Concelebrazione eucaristica per i consacrati 2 febbraio 2018)

Ricevette in sogno il Bambino Gesù che la chiamava a occuparsi dei poveri, Clara Fey, che a questo apostolato dedicò l’intera vita, fondando ad Aquisgrana, in Germania, anche la Congregazione delle Suore del Povero Bambino Gesù. È stata beatificata il 5 maggio. Fondò, invece, le Figlie di Maria Immacolata – le Marianiste –Maria della Concezione, di origini nobili e di famiglia ricca, si spogliò di tutto fin da piccola portando la Parola di Dio ai contadini con la sua “piccola società”. La sua beatificazione è del 10 giugno. Anche Clelia Merloni, beatificata il 3 novembre, fu una madre superiora che iniziò ad avvicinarsi alla vita monacale con alcune amiche con cui educava i bambini alla gioia. Fondò, poi, l’Istituto delle Suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù. Santa Maria Caterina Kasper, fondatrice delle Povere Ancelle di Gesù, invece, aveva il carisma di occuparsi dei poveri perché era stata povera anch’essa, tanto da dover essere aiutata economicamente dai parrocchiani per fondare il nuovo istituto. Continuò a coltivare i campi fino alla morte. Fu una semplice suora dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, infine, Maria Felicia di Gesù Sacramentato, beatificata il 23 giugno dopo una vita dedita alla cura di bambini e anziani: il suo “cammino della perfezione”, la sua personale via verso la santità. Quella che anche ognuno di noi è chiamato a trovare e seguire. Magari, possiamo iniziare proprio nel 2019.

Publié dans Fede, morale e teologia, Misericordia, Papa Francesco I, Riflessioni, Sacramento dell’Ordine, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Gli uomini del Natale

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2018

Gli uomini del Natale
Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana. Commento ai vangeli festivi Anno A, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

Buon Natale a tutti!!! dans Amicizia zldkdi

“Pace in terra agli uomini che Dio ama”. La luce, la gioia, e la pace. Sono le parole chiave del vangelo di Natale. Sono i doni di Dio agli uomini. Il Bambino Gesù li deporrà nel tuo cuore natalizio. Gusterai la pace celeste, se sarai in pace con la tua coscienza. Per questo hai bisogno di chiedere il perdono a Dio e di ottenerlo. Il sacramento della confessione, se ti accosterai con cuore sincero, ti darà la pace. Sentire che Dio è un padre compassionevole ci dà una grande pace. Guarda al Bambino Gesù come ti sorride e ti tende le mani. Certamente lo sa che sei un peccatore. Tuttavia ti allarga le braccia: corri verso di Lui. E’ Gesù la nostra pace. Il suo perdono, la sua comprensione, la sua misericordia sono un balsamo per il nostro cuore inquieto e pieno di paure.

Guardati intorno e fatti carico di questo mondo senza pace. Quante famiglie divise e lacerate! Quanto odio, vendette, sopraffazioni e prepotenze! Quante maldicenze, invidie e gelosie! In un mondo dove Dio è sempre meno presente, anche l’amore è sempre più raro. Quando Dio diminuisce, l’io umano cresce, con tutti i suoi egoismi, le sue brame e le sue pretese. Senza amore, la vita sulla terra sta diventando un gelido inverno. I più forti divorano i più deboli. L’uomo è lupo all’uomo.

Chi salverà il mondo? Gli uomini del Natale!

Coloro che porteranno nel cuore la luce, la gioia, la pace e l’amore. E’ questo l’esercito della speranza. E’ questo l’esercito della speranza. E’ questo l’esercito della vittoria. Anche tu diventa in questo Natale un soldato dell’armata celeste della pace e dell’amore.

Publié dans Fede, morale e teologia, Libri, Misericordia, Padre Livio Fanzaga, Santo Natale, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La bella notizia raccontata da uno che era stato ateo e bestemmiatore

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2018

La bella notizia raccontata da uno che era stato ateo e bestemmiatore
Scrisse Giovanni Papini il 25 dicembre 1955: “Se nella sventura non ti abbandonerai a lamenti né a bestemmie, esulta perché significa che il Salvatore è nel tuo cuore”
di Antonio Gaspari – Zenit

La bella notizia raccontata da uno che era stato ateo e bestemmiatore dans Articoli di Giornali e News Giovanni-Papini

Stiamo parlando di Giovanni Papini un indomabile polemista, sempre pronto ad azzuffarsi, litigò con Prezzolini e con Benedetto Croce.

Scrisse Prezzolini di Papini: “Sentii subito che era un genio”. Ma bisognava ribellarsi alla sua aggressività “per poterci stare insieme”.

Papini nel frattempo lavorò al Tempo di Roma occupandosi della terza pagina. Aveva già scritto la sua autobiografia spirituale Un uomo finito e  L’uomo Carducci, quando, alla fine della Prima Guerra mondiale soffrì una profonda crisi spirituale.

In quel contesto scrisse di nascosto La Storia di Cristo. Impensabile per uno come lui ateo e bestemmiatore. Neanche la moglie poteva crederci.

Ad aiutarlo nella conversione miracolosa fu l’allora direttore della Civiltà Cattolica e stimato scrittore, padre Giuseppe De Rosa

Nonostante il grande talento venne tenuto fuori  dall’Accademia d’Italia. Suo principale oppositore era il futurista Filippo Tommaso Marinetti.

Nonostante i tanti nemici ottenne la prestigiosa cattedra di Letteratura italiana all’Università di Bologna, già ricoperta da Giosuè Carducci e da Giovanni Pascoli, ma dovette rinunciarvi per una malattia agli occhi.

Si rifiutò di presiedere l’Accademia d’Italia, per protesta contro l’assassinio di Giovanni Gentile.

Divenne terziario francescano con il nome di fra Bonaventura e morì a Firenze cieco e paralizzato, l’8 luglio 1956.

Nel 1955 scrisse una bellissima poesia sul Natale che ci fa piacere riproporre ai lettori:

La bella notizia del 25 dicembre 1955

Anche se Cristo nascesse
mille e diecimila volte
a Betlemme,
a nulla ti gioverà
se non nasce almeno una volta
nel tuo cuore. 

Ma come potrà accadere 
questa nascita interiore? 
Eppure questo miracolo nuovo 
non è impossibile 
purché sia desiderato e aspettato. 

Il giorno nel quale non sentirai 
una punta di amarezza 
e di gelosia dinanzi alla gioia 
del nemico o dell’amico, 
rallegrati perché è segno 
che quella nascita è prossima. 

Il giorno nel quale non sentirai 
una segreta onda di piacere 
dinanzi alla sventura e alla caduta altrui, 
consolati perché la nascita è vicina. 

Il giorno nel quale sentirai il bisogno 
di portare un po’di letizia a chi è triste 
e l’impulso di alleggerire il dolore o la miseria 
anche di una sola creatura, 
sii lieto perché l’arrivo di Dio è imminente. 

E se un giorno sarai percosso 
e perseguitato dalla sventura 
e perderai salute e forza, 
figli e amici 
e dovrai sopportare l’ottusità, 
la malignità e la gelidità 
dei vicini e dei lontani, 
ma nonostante tutto non ti abbandonerai 
a lamenti né a bestemmie 
e accetterai con animo sereno il tuo destino, 
esulta e trionfa perché il portento 
che pareva impossibile 
è avvenuto 
e il Salvatore è già nato nel tuo cuore. 

Non sei più solo, non sarai più solo.
Il buio della notte fiammeggerà
come se mille stelle chiomate
giungessero da ogni punto del cielo
a festeggiare l’incontro
della tua breve giornata umana
con la divina eternità.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni, Santo Natale, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Il mistero del Natale

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2018

L’avvenimento centrale della storia
Il mistero del Natale
“Sì, esiste un senso, e il senso non è una protesta impotente contro l’assurdo. Il Senso ha potere: è Dio. Un Dio che si è fatto nostro prossimo e ci è molto vicino. E’ mai possibile una cosa del genere?”
di Benedetto XVI  (Roma, piazza San Pietro, 17 dicembre 2008)
Tratto da: Il Foglio (24 Dicembre 2018)

Incoraggiamo le tradizioni natalizie dans Fede, morale e teologia w06oas

Cari fratelli e sorelle! Iniziano proprio oggi i giorni dell’Avvento che ci preparano immediatamente al Natale del Signore: siamo nella Novena di Natale che in tante comunità cristiane viene celebrata con liturgie ricche di testi biblici, tutti orientati ad alimentare l’attesa per la nascita del Salvatore. La Chiesa intera in effetti concentra il suo sguardo di fede verso questa festa ormai vicina predisponendosi, come ogni anno, ad unirsi al cantico gioioso degli angeli, che nel cuore della notte annunzieranno ai pastori l’evento straordinario della nascita del Redentore, invitandoli a recarsi nella grotta di Betlemme. Là giace l’Emmanuele, il Creatore fattosi creatura, avvolto in fasce e adagiato in una povera mangiatoia (cfr Lc 2,13-14).

Per il clima che lo contraddistingue, il Natale è una festa universale. Anche chi non si professa credente, infatti, può percepire in questa annuale ricorrenza cristiana qualcosa di straordinario e di trascendente, qualcosa di intimo che parla al cuore. E’ la festa che canta il dono della vita. La nascita di un bambino dovrebbe essere sempre un evento che reca gioia; l’abbraccio di un neonato suscita normalmente sentimenti di attenzione e di premura, di commozione e di tenerezza. Il Natale è l’incontro con un neonato che vagisce in una misera grotta. Contemplandolo nel presepe come non pensare ai tanti bambini che ancora oggi vengono alla luce in una grande povertà, in molte regioni del mondo? Come non pensare ai neonati non accolti e rifiutati, a quelli che non riescono a sopravvivere per carenza di cure e di attenzioni? Come non pensare anche alle famiglie che vorrebbero la gioia di un figlio e non vedono colmata questa loro attesa? Sotto la spinta di un consumismo edonista, purtroppo, il Natale rischia di perdere il suo significato spirituale per ridursi a mera occasione commerciale di acquisti e scambi di doni! In verità, però, le difficoltà, le incertezze e la stessa crisi economica che in questi mesi stanno vivendo tantissime famiglie, e che tocca l’intera l’umanità, possono essere uno stimolo a riscoprire il calore della semplicità, dell’amicizia e della solidarietà, valori tipici del Natale. Spogliato delle incrostazioni consumistiche e materialistiche, il Natale può diventare così un’occasione per accogliere, come regalo personale, il messaggio di speranza che promana dal mistero della nascita di Cristo.

Tutto questo però non basta per cogliere nella sua pienezza il valore della festa alla quale ci stiamo preparando. Noi sappiamo che essa celebra l’avvenimento centrale della storia: l’Incarnazione del Verbo divino per la redenzione dell’umanità. San Leone Magno, in una delle sue numerose omelie natalizie, così esclama: “Esultiamo nel Signore, o miei cari, ed apriamo il nostro cuore alla gioia più pura. Perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova redenzione, l’antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l’alto mistero della nostra salvezza, che, promesso, all’inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine” (Homilia XXII). Su questa verità fondamentale ritorna più volte san Paolo nelle sue lettere. Ai Galati, ad esempio, scrive: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge…perché ricevessimo l’adozione a figli” (4,4). Nella Lettera ai Romani evidenzia le logiche ed esigenti conseguenze di questo evento salvifico: “Se siamo figli (di Dio), siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (8,17). Ma è soprattutto san Giovanni, nel Prologo del quarto Vangelo, a meditare profondamente sul mistero dell’Incarnazione. Ed è per questo che il Prologo fa parte della liturgia del Natale fin dai tempi più antichi: in esso si trova infatti l’espressione più autentica e la sintesi più profonda di questa festa e del fondamento della sua gioia. San Giovanni scrive: “Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis / E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).

A Natale dunque non ci limitiamo a commemorare la nascita di un grande personaggio; non celebriamo semplicemente ed in astratto il mistero della nascita dell’uomo o in generale il mistero della vita; tanto meno festeggiamo solo l’inizio della nuova stagione. A Natale ricordiamo qualcosa di assai concreto ed importante per gli uomini, qualcosa di essenziale per la fede cristiana, una verità che san Giovanni riassume in queste poche parole: “il Verbo si è fatto carne”. Si tratta di un evento storico che l’evangelista Luca si preoccupa di situare in un contesto ben determinato: nei giorni in cui fu emanato il decreto per il primo censimento di Cesare Augusto, quando Quirino era già governatore della Siria (cfr Lc 2,1-7). E’ dunque in una notte storicamente datata che si verificò l’evento di salvezza che Israele attendeva da secoli. Nel buio della notte di Betlemme si accese realmente una grande luce: il Creatore dell’universo si è incarnato unendosi indissolubilmente alla natura umana, sì da essere realmente “Dio da Dio, luce da luce” e al tempo stesso uomo, vero uomo. Quel che Giovanni, chiama in greco “ho logos” – tradotto in latino “Verbum” e in italiano “il Verbo” – significa anche “il Senso”. Quindi potremmo intendere l’espressione di Giovanni così: il “Senso eterno” del mondo si è fatto tangibile ai nostri sensi e alla nostra intelligenza: ora possiamo toccarlo e contemplarlo (cfr 1Gv 1,1). Il “Senso” che si è fatto carne non è semplicemente un’idea generale insita nel mondo; è una “Parola” rivolta a noi. Il Logos ci conosce, ci chiama, ci guida. Non è una legge universale, in seno alla quale noi svolgiamo poi qualche ruolo, ma è una Persona che si interessa di ogni singola persona: è il Figlio del Dio vivo, che si è fatto uomo a Betlemme.

A molti uomini, ed in qualche modo a noi tutti, questo sembra troppo bello per essere vero. In effetti, qui ci viene ribadito: sì, esiste un senso, ed il senso non è una protesta impotente contro l’assurdo. Il Senso ha potere: è Dio. Un Dio buono, che non va confuso con un qualche essere eccelso e lontano, a cui non sarebbe mai dato di arrivare, ma un Dio che si è fatto nostro prossimo e ci è molto vicino, che ha tempo per ciascuno di noi e che è venuto per rimanere con noi. E’ allora spontaneo domandarsi: “E’ mai possibile una cosa del genere? E’ cosa degna di Dio farsi bambino?”. Per cercare di aprire il cuore a questa verità che illumina l’intera esistenza umana, occorre piegare la mente e riconoscere la limitatezza della nostra intelligenza. Nella grotta di Betlemme, Dio si mostra a noi umile “infante” per vincere la nostra superbia. Forse ci saremmo arresi più facilmente di fronte alla potenza, di fronte alla saggezza; ma Lui non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore. Si è fatto piccolo per liberarci da quell’umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo.

Cari fratelli e sorelle, il Natale è un’opportunità privilegiata per meditare sul senso e sul valore della nostra esistenza. L’approssimarsi di questa solennità ci aiuta a riflettere, da una parte, sulla drammaticità della storia nella quale gli uomini, feriti dal peccato, sono perennemente alla ricerca della felicità e di un senso appagante del vivere e del morire; dall’altra, ci esorta a meditare sulla bontà misericordiosa di Dio, che è venuto incontro all’uomo per comunicargli direttamente la Verità che salva, e per renderlo partecipe della sua amicizia e della sua vita. Prepariamoci, pertanto, al Natale con umiltà e semplicità, disponendoci a ricevere in dono la luce, la gioia e la pace, che da questo mistero si irradiano. Accogliamo il Natale di Cristo come un evento capace di rinnovare oggi la nostra esistenza. L’incontro con il Bambino Gesù ci renda persone che non pensano soltanto a se stesse, ma si aprono alle attese e alle necessità dei fratelli. In questa maniera diventeremo anche noi testimoni della luce che il Natale irradia sull’umanità del terzo millennio. Chiediamo a Maria Santissima, tabernacolo del Verbo incarnato, e a san Giuseppe, silenzioso testimone degli eventi della salvezza, di comunicarci i sentimenti che essi nutrivano mentre attendevano la nascita di Gesù, in modo che possiamo prepararci a celebrare santamente il prossimo Natale, nel gaudio della fede e animati dall’impegno di una sincera conversione.

Buon Natale a tutti!

Publié dans Avvento, Fede, morale e teologia, Misericordia, Riflessioni, Santo Natale, Stile di vita | Pas de Commentaire »

12345...80
 

Neturei Karta - נ... |
eternelle jardin |
SOS: Ecoute, partage.... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Cehl Meeah
| le monde selon Darwicha
| La sainte Vierge Marie Livr...