La Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII

Posté par atempodiblog le 26 novembre 2022

141 anni fa nasceva il Papa dell’Enciclica sulla pace
La Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII
di Antonio Tarallo – ACI Stampa

La Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII dans Articoli di Giornali e News Papa-Roncalli

Il 25 novembre 1881 nasce a Sotto il Monte, un piccolo paese della provincia di Bergamo, Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, l’anima del Concilio Vaticano II,  il pontefice dell’Enciclica Pacem in terris. Pace, parola sempre attuale e quanto mai sospirata da tutti i popoli del globo terrestre.

Il recente conflitto Russia-Ucraina ha aperto uno scenario politico che il mondo aveva già vissuto e che – dopo la fine degli ‘60 e, soprattutto, dopo il crollo del muro di Berlino - non avrebbe mai immaginato di riavere nuovamente di fronte. Il ricordo non può che andare agli anni della cosiddetta “guerra fredda”, a quel contesto politico-storico-ideologico che ha segnato gli inizi degli anni ’60, quando – a seguito degli importanti avvenimenti storici quali la costruzione del muro di Berlino e, soprattutto, la “crisi di Cuba” (il dispiegamento da parte dell’URSS di missili nucleari nell’isola governata da Fidel Castro) – aveva portato il mondo sull’orlo di una terza guerra mondiale. Ed è in questo contesto che si inserisce l’ottava e ultima Enciclica di Papa Giovanni XXIII, la Pacem in terris (11 aprile 1963). Il testo di papa Roncalli si collocava sulla scia dei documenti pontifici del XX secolo sul tema della pace; fra i numerosi scritti, è doveroso ricordare quelli di Benedetto XV, la Lettera ai capi dei popoli belligeranti (1917) e la Pacem Dei (1920), l’Enciclica Ubi arcano (1922) di Pio XI; e, infine, i radiomessaggi di Pio XII nei quali veniva sottolineata la tragicità dell’ inutile strage del secondo conflitto mondiale.

“Pacem in terris”, nelle prime parole, già il senso dell’intera Enciclica in cui la pace è descritta, fin dall’inizio, come “anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi”. Il documento, nella sua immediatezza e semplicità di stile e – al contempo – profondità di argomentazione,  è uno dei testi più belli che il pontificato di Roncalli abbia mai prodotto.  Inoltre, il documento – sul piano pastorale – risultava più che originale: la Chiesa era chiamata – in pieno spirito del Concilio Vaticano II – a un grande impegno di dialogo con la società, superando pregiudizi, timori e tradizionali steccati. A tal proposito, vi è – infatti – un dato importante su cui focalizzare l’attenzione: i destinatari del documento. Giovanni XXIII si rivolge non solo agli uomini credenti, ma anche a quelli non credenti, “a tutti gli uomini di buona volontà”.  Inoltre, nella stessa Enciclica, è possibile riconoscere due fonti di ispirazione: la prima fonte, l’insegnamento tradizionale della Chiesa, naturalmente; la seconda, molto vicina alla personalità dello stesso pontefice, l’insegnamento della Chiesa in materia sociale; Roncalli, nel documento, farà riferimento ai “segni dei tempi”: dalla crescita del ruolo sociale della donna all’affermazione dei diritti dei lavoratori e dei diritti sociali in generale; dalla richiesta di dignità e di uguaglianza per i popoli in via di sviluppo al ruolo, sempre più importante, che l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) stava assumendo nel panorama della politica internazionale.

L’enciclica si compone di un’introduzione e di cinque capitoli: L’ordine tra gli esseri umani; Rapporti tra gli esseri umani e i poteri pubblici all’interno delle singole comunità politiche; Rapporti tra le comunità politiche; Rapporti degli esseri umani e delle comunità politiche con la comunità mondiale; Richiami pastorali. Le argomentazioni di Giovanni XXIII partono, prima di tutto, da un dato: è Dio a essere il fondamento di ogni ordine morale; ed è proprio su questo elemento che poggiano i diritti della persona; questi, però, comportano altrettanti doveri, indispensabili per regolare  i rapporti tra gli esseri umani: “Nella convivenza umana ogni diritto naturale in una persona comporta un rispettivo dovere in tutte le altre persone: il dovere di riconoscere e rispettare quel diritto. Infatti ogni diritto fondamentale della persona trae la sua forza morale insopprimibile dalla legge naturale che lo conferisce, e impone un rispettivo dovere. Coloro pertanto che, mentre rivendicano i propri diritti, dimenticano o non mettono nel debito rilievo i rispettivi doveri, corrono il pericolo di costruire con una mano e distruggere con l’altra” (I, L’ordine tra gli esseri umani).

Sono queste tematiche - personadiritti e doveri della persona, e di conseguenza, diritti e doveri delle nazioni - a confluire nel concetto di pace di papa Roncalli; sono questi i presupposti per poter  garantire al mondo la pace: “Riaffermiamo noi pure quello che costantemente hanno insegnato i nostri predecessori: le comunità politiche, le une rispetto alle altre, sono soggetti di diritti e di doveri; per cui anche i loro rapporti vanno regolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante, nella libertà. La stessa legge morale, che regola i rapporti fra i singoli esseri umani, regola pure i rapporti tra le rispettive comunità politiche” (III, Rapporti fra le comunità politiche). Grazie alle parole-chiave  verità, giustizia, solidarietà operante, e libertà, il concetto di pace contenuto nella Pacem in terris assume un carattere del tutto originale poiché non è soltanto una condizione dei rapporti fra paesi, bensì riguarda tutti i livelli dell’esistenza sociale, fino alla dimensione più intima per ogni persona: la pace, non è solo determinata dall’assenza di guerra, ma è piuttosto un insieme di relazioni – in armonia  - tra gli individui di una comunità e tra le stesse comunità che formano l’immensa famiglia umana.

L’enciclica si chiude con una preghiera che, allo stesso tempo, denota tutto il tono di una esortazione al mondo; Roncalli chiede al Signore di illuminare i governanti affinché “accanto alle sollecitudini per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il gran dono della pace”; chiede a Lui di accendere “le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, ad accrescere i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri, a perdonare coloro che hanno recato ingiurie; in virtù della sua azione, si affratellino tutti i popoli della terra e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace”.

Divisore dans San Francesco di Sales

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Celebri il Natale se Gesù nasce nel tuo cuore

Posté par atempodiblog le 25 novembre 2022

Celebri il Natale se Gesù nasce nel tuo cuore
Tratto da: Desiderio d’infinito. Vangelo per la vita quotidiana, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

Celebri il Natale se Gesù nasce nel tuo cuore dans Avvento Ges-fai-del-nostro-cuore-la-Tua-culla

[...] Il tempo di Avvento [...] è un periodo liturgico di quattro domeniche che ci prepara al Natale. Il mese di dicembre è vissuto freneticamente dall’intera società e noi rischiamo di passare accanto al mistero del Natale senza neppure sfiorarlo.

Ogni Natale è un avvenimento di grazia. Non è il semplice ricordo della venuta di Gesù nel mondo. E’ il mistero dell’incarnazione che si prolunga nella storia e nella vita di ogni uomo.

Tu vivi il Natale se Dio nasce nel tuo cuore. Tu sei quella culla nella quale Maria desidera deporre il piccolo Gesù. Se non si verifica questo grande avvenimento di grazia della nascita del Figlio di Dio nel tuo cuore, anche questo Natale sarà passato invano.

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La tomba dei coniugi Wojtyła, meta di pellegrinaggi

Posté par atempodiblog le 8 novembre 2022

Servi di Dio
La tomba dei coniugi Wojtyła, meta di pellegrinaggi
Al cimitero di Rakowicki (Cracovia) sono sepolti i genitori di san Giovanni Paolo II. Per la vigilia di Tutti i Santi, anche il card. Dziwisz è andato a pregare sulla tomba dei coniugi Wojtyła. Un sepolcro visitato da migliaia di persone, segno del culto già diffuso verso questi due Servi di Dio.
di Wlodzimierz Redzioch – La nuova Bussola Quotidiana

La tomba dei coniugi Wojtyła, meta di pellegrinaggi dans Articoli di Giornali e News La-tomba-dei-coniugi-Wojty-a

Nel periodo in cui ricordiamo i nostri morti, tanta gente si reca sulle tombe di famiglia. Ma a Cracovia, al cimitero di Rakowicki, c’è una tomba particolare che viene visitata da migliaia di persone. È la tomba delle famiglie Wojtyła e Kaczorowski, dove sono sepolti i coniugi Emilia e Karol Wojtyła senior e il fratello del papa, Edmund. Queste visite sono un segno tangibile del culto dei genitori di san Giovanni Paolo II, oggi Servi di Dio.

Alla vigilia delle celebrazioni di Ognissanti, anche il cardinale Stanisław Dziwisz, insieme al suo segretario don Andrea Nardotto e alle suore del Sacro Cuore di Gesù (tra cui anche suor Tobiana), che servivano nell’appartamento pontificio, hanno visitato il cimitero di Rakowicki per pregare sulla tomba di Emilia, Karol ed Edmund Wojtyła (vedi foto, dell’Arcidiocesi di Cracovia).

La morte della mamma Emilia
Emilia Kaczorowska in Wojtyła morì il 13 aprile 1929. Lasciò il marito, Karol Wojtyła, e due figli: il maggiore Edmund e il giovane Karol junior, il futuro papa. Dopo la Messa funebre nella parrocchia di Wadowice la salma di Emilia fu portata a Cracovia, al cimitero di Rakowicki. Wojtyla senior fece seppellire Emilia in una tomba già esistente che apparteneva ai parenti della moglie e dove fu scritto: “Emilia Wojtyłowa, 26/03 1884 – 13/04 1929”. Il suo corpo è stato poi spostato in un’altra tomba, ma il suo nome e cognome da coniugata non sono stati rimossi dal monumento. Nel 1934, nella parte militare del cimitero furono costruite dal tenente Wojtyła le tombe delle famiglie Wojtyła e Kaczorowski ed è lì che si trova il corpo della mamma di Giovanni Paolo II.

La tragica morte di Edmund Wojtyła
Edmund Antoni Wojtyła era il figlio primogenito di Emilia e Karol Wojtyła. Nacque il 28 agosto 1906. Nel 1924, diede l’esame di maturità e successivamente, negli anni 1924-1929, studiò presso la Facoltà di Medicina dell’Università Jagellonica di Cracovia. Finì gli studi di Medicina discutendo la tesi del dottorato il 29 marzo 1930. Il giovane dottor Edmund Wojtyła cominciò a lavorare in un ospedale pediatrico a Cracovia; poi si trasferì nella città di Bielsko dove dal 1° aprile 1931 lavorò presso il locale ospedale. Nell’autunno del 1932, il dottor Wojtyła divenne il capo del reparto di malattie infettive. Poco dopo, fu portata all’ospedale una ragazza con la scarlattina. Tutti, anche i medici, avevano una terribile paura di contrarre la malattia, allora mortale. Solo Edmund si occupò della malata, facendo del suo meglio per salvarla. Ma, purtroppo, contrasse la malattia lui stesso e morì in pochi giorni. Per il giovane Karol, che aveva 12 anni, fu un momento drammatico. Come rivelò nella conversazione con André Frossard: “La morte di mia madre mi si è profondamente incisa nella memoria, e forse più ancora quella di mio fratello, a causa delle circostanze drammatiche in cui avvenne, e perché io ero più maturo”. Edmund fu sepolto nel cimitero di Bielsko, ma in seguito la sua bara fu trasferita nella tomba di famiglia nel cimitero di Rakowicki a Cracovia, a fianco della madre.

Non mi sono mai sentito così solo”
Nel 1938 Karol Wojtyła junior si trasferì con il padre a Cracovia. Vivevano in un modesto appartamento in via Tyniecka 10. Il giovane Karol lavorava nella fabbrica Solvay e ogni giorno portava a casa nelle gavette il cibo cucinato dagli amici, la famiglia Kydryński. Il 18 febbraio 1941 il giovane operaio Karol, di ritorno dal lavoro nelle cave, venne a prendere da mangiare per il padre dai Kydryński. Poi, con Maria Kydryńska, si diresse a casa: Maria doveva riscaldare la cena per Karol Wojtyła senior, ma quando entrarono nell’appartamento lo trovarono morto. Karol, piangendo, abbracciò Maria e disse tra le lacrime: “Non ero presente alla morte di mia madre, non ero presente alla morte di mio fratello, non ero presente alla morte di mio padre”. Chiamò subito un sacerdote e pregò tutta la notte inginocchiato accanto al corpo del padre defunto. Anni dopo, in una conversazione privata con un amico in Vaticano, Giovanni Paolo II ricordò quella notte dopo la morte del padre. “Non mi sono mai sentito così solo”, confessò. Il funerale ebbe luogo il 22 febbraio 1941 al cimitero di Rakowicki, dove Karol senior fu sepolto in una tomba accanto alla moglie e al figlio Edmund.

Le visite alla tomba dei genitori
Karol Wojtyła per tutta la vita andò in visita sulla tomba dei genitori e del fratello. Lo fece da sacerdote, vescovo, cardinale e anche da Papa. Probabilmente durante una di queste visite sono sgorgati dal cuore del figlio i versi della poesia dedicata alla madre.

«Sulla tua tomba bianca
fioriscono bianchi fiori della vita.
Oh, quanti anni sono stati senza di te,
quanti anni fa?
Sulla tua tomba bianca
da tanti anni già chiusa:
come se in alto qualcosa si innalzasse,
come la morte incomprensibile.
Sulla tua tomba bianca,
o madre, mio spento amore,
con tanto affetto filiale
faccio preghiera:
Dio, donale eterno riposo».

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Esperienze ordinarie di Paradiso

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2022

Esperienze ordinarie di Paradiso
Tratto da: Il Paradiso, di Padre Livio Fanzaga – Edizioni Ares

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Il paradiso è ciò che l’uomo desidera dal profondo del suo cuore. E’ la ragione per la quale è stato creato. E’ il fine ultimo della vita. E’ l’approdo della tormentata navigazione nel mare del tempo. Il golfo di luce del paradiso dà senso alle fatiche e alle traversie affrontate. Ogni uomo nasce crocifisso. Senza la gloria della resurrezione e la beatitudine eterna la vita avrebbe l’amaro sapore di una beffa. Se la vita è dolore, come insegnano l’esperienza e la saggezza dei popoli, che senso avrebbe se finisse, come osservava Pascal, con un paio di badilate di terra sulla fatidica bara? L’attesa del paradiso ha una sua logica razionale. Non è solo un desiderio insopprimibile, ma un postulato della ragione. Senza la prospettiva della vita eterna non varrebbe neppure la pena incominciare l’estenuante traversata. Il tentativo patetico di chi colloca il paradiso su questa terra per motivare la fatica di vivere, altro non è che una pietosa bugia, come l’ultima sigaretta offerta al condannato prima di sistemarsi sulla sedia elettrica. Il paradiso è l’unica risposta ragionevole e accettabile alla domanda che senso abbia una vita flagellata dal male e dalla sofferenza e votata inesorabilmente alla morte.

Il desiderio del paradiso ha una sua razionalità. E’ radicato profondamente nella natura umana nella quale si riflette l’ immagine divina. L’uomo, creato capace di Dio, è stato ordinato fin dal principio al paradiso. L’ Eden originario, dove l’uomo godeva della divina amicizia e di doni straordinari, prima fra tutti quello dell’immortalità, è una profezia del paradiso. La condizione esistenziale dei progenitori dell’umanità era un’attesa della beatitudine eterna. Non c’è da meravigliarsi che le tematiche connesse al paradiso attraversino le culture più diverse. Senza il paradiso, quello vero, che la Parola di Dio ci ha rivelato, la vita umana sarebbe un’ombra subito dissipata e lo stesso cammino storico dell’umanità sarebbe un correre inutile verso il nulla. Il Paradiso è necessario perché la vita umana abbia un senso e la storia uno sbocco. Come il mondo ha bisogno di un Dio creatore per essere razionale e intelligibile, così il mistero della nostra esistenza, assediata dal dolore e dalla morte, ha bisogno della speranza della vita eterna per essere sopportabile.

La ragione può ipotizzare l’esistenza di una felicità ultraterrena a partire dalle considerazioni sulla natura umana, orientata alla trascendenza, e sui desideri del cuore impregnati di infinito. Ma è la Parola di Dio che afferma esplicitamente che l’uomo è stato creato per il paradiso. Nel mirabile affresco, nel quale delinea il grandioso piano della creazione e della redenzione, S. Paolo così si esprime: “In lui (Cristo) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi, mediante Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà” (Ef 1, 4-5). Per l’apostolo c’è una vera e propria predestinazione dell’uomo al paradiso, dove gli uomini sono figli adottivi di Dio in Cristo Gesù. Il Padre crea ogni uomo mediante Gesù Cristo e in vista di Lui, perché sia santo e immacolato davanti a Lui nella carità.

Il fine per cui Dio crea gli uomini è la gloria del cielo. Il catechismo tradizionale sintetizzava l’insegnamento millenario della Chiesa con parole di una semplicità disarmante. “Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e per goderlo per sempre nell’altra in paradiso”. La dottrina cattolica ha rigettato l’opinione di Calvino sulla doppia predestinazione, come se Dio creasse gli uomini alcuni per il paradiso e altri per l’inferno (cfr Institutio, 3.221.5). E’ aberrante per il concetto stesso di divinità, come per la dignità dell’uomo creato libero, che Dio decida con un decreto eterno che alcuni siano predestinati alla vita eterna e altri alla dannazione eterna. L’amore di Dio ha creato gli angeli e gli uomini perché partecipino alla gloria e alla gioia della Santissima Trinità. Il raggiungimento della meta è un dono di grazia, ma passa attraverso la libera scelta di ognuno. Decidersi per il paradiso è dunque ciò che l’uomo deve fare nel tempo della vita perché raggiunga il suo fine ultimo.

Non solo l’uomo è creato per il paradiso, ma lo sperimenta già qui sulla terra, grazie al dono dello Spirito Santo. La presenza dello Spirito nel cuore dell’uomo fa sì che il desiderio della felicità eterna si faccia strada nel groviglio dei desideri carnali e tenga viva la speranza della luce anche nei momenti più oscuri. Lo Spirito Santo è l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori. La sua azione intima e silenziosa fa pregustare, nel tempo del pellegrinaggio, la gioia del cielo, acuendone sempre più il desiderio. La certezza del paradiso proviene indubbiamente dall’atto di fede, che crede fermamente nella divina rivelazione, in particolare alle parole di Gesù al riguardo. Tuttavia la verità della fede è confortata dall’esperienza della vita cristiana, che, in quando avvolta dall’amore di Dio e dalla sua grazia, fa pregustare la felicità del cielo. Dio, nella sua sublime sapienza nel guidare le anime, le infiamma per il paradiso facendo pregustare quella che S. Paolo chiama la “caparra” della vita eterna.

“In Lui (Cristo) siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà –a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo, che era stato promesso, il quale è la caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria” (Ef 1, 11-14). Nella visione paolina, prima di conseguire la completa redenzione in cielo, il cristiano può già sperimentare su questa terra un “anticipo” (“caparra”) della gloria e della gioia future. Non si tratta un dono particolare riservato ad alcune anime privilegiate, ma della normalità della vita cristiana, in quanto permeata e guidata dallo Spirito Santo (cfr Rm 8, 14- 17).

Tuttavia l’esperienza del paradiso può anche assumere il significato di una grazia particolare, che Dio concede, in determinati momenti della loro vita, a delle anime privilegiate. Al riguardo assumono uno straordinario valore le esperienze mistiche di alcuni santi, che Dio concede non solo come dono personale, ma anche per la edificazione del popolo cristiano. Si tratta indubbiamente di esperienze straordinarie, che però confermano la vita cristiana ordinaria vissuta sotto la guida dello Spirito. L’anima sposa, accesa dall’amore di Dio, vorrebbe sciogliere i vincoli della carne per poter unirsi subito a  Cristo sposo. La vita sulla terra appare un esilio insopportabile e la morte una liberazione. “Mòro perché non moro” (“Muoio perché non muoio”) recita il celebre ritornello di una poesia di S. Teresa d’Avila. “ Morte, orsù, dunque, affrettati, scocca il tuo dardo d’oro! Quella che in ciel tripudia, quella è la vira vera; ma poiché invan raggiungerla, senza morir, si spera, morte, crudel non essere, dammi il il Tesor che imploro!” (S. Teresa d’Avila – Poesie- Desiderio del Cielo).

Non bisogna tuttavia pensare che i mistici abbiano trascorso l’intera vita in questa continua tensione amorosa. Anche loro hanno avuto momenti, a volte lunghi, di oscurità e di aridità. Dio conduce le anime non solo con infinita sapienza, ma anche con straordinaria dolcezza. Ciò che Dio concede come dono straordinario ad alcune anime, non lo nega come esperienza ordinaria a tutte quelle anime che aprono il cuore al suo amore. Non c’è anima aperta ai tocchi della grazia nella quale Dio non versi qualche goccia del suo amore purissimo. Si tratta di momenti speciali, che sono delle vere e proprie perle preziose da conservare gelosamente nel segreto del cuore lungo il cammino della vita. Quando si è sperimentata, anche per un solo istante, la dolcezza del paradiso non la si dimentica più.

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Vale la pena ricalcare l’esempio dei santi

Posté par atempodiblog le 31 octobre 2022

Vale la pena ricalcare l’esempio dei santi dans Citazioni, frasi e pensieri Marcia-dei-santi

I santi sono persone e non personaggi immaginari come i supereroi. Vale la pena ricalcarne l’esempio perché sono stati uomini, donne e bambini che hanno lottato contro il mondo per essere fedeli al Signore. Loro ci insegnano che la santità non richiede forze e poteri sovrumani.

Travestendosi, invece, da zombi, demoni, fantasmi e quant’altro per Halloween si può dare ai giovani la sensazione che gli spiriti maligni siano divertenti, amichevoli e che non ci sia nulla di sbagliato nel volerli emulare.

Padre Michell Joe B. Zerrudo

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Onoriamo i santi perché seguono Dio e sono degni delle nostre imitazioni e devozioni

Posté par atempodiblog le 29 octobre 2022

Onoriamo i santi perché seguono Dio e sono degni delle nostre imitazioni e devozioni dans Citazioni, frasi e pensieri Rev-fr-Marius-P-Roque
Padre Marius P. Roque (20/09/1962 – 26/04/2021)

Smettetela di vestirvi da fantasmi, vampiri o streghe. Cambiamo questa tradizione. Se guardi “Halloween”, la radice della parola è “hallow” che significa “holy”. Ecco perché il primo di novembre è il giorno di tutti i santi. Onoriamo i santi perché seguono Dio e sono degni delle nostre imitazioni e devozioni.

+Rev. padre Marius P. Roque

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Il Papa: affidiamo alla Madonna i popoli dove regnano guerra e miseria

Posté par atempodiblog le 18 octobre 2022

Il Papa: affidiamo alla Madonna i popoli dove regnano guerra e miseria
In un tweet dall’account @Pontifex, Francesco chiede di unirsi in preghiera per l’Ucraina e gli altri Paesi dove si consumano tragedie quotidiane, insieme al milione di bambini che oggi partecipa al Rosario per la pace nel mondo. L’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre coinvolge i piccoli di asili, parrocchie, scuole e famiglie dei cinque continenti
di Salvatore Cernuzio – Vatican News

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C’è l’Ucraina martoriata, ma anche lo Yemen, la Siria, la Libia, il Myanmar, i Paesi di Africa e Medio Oriente, e tutti quei luoghi “dove regnano guerra, violenza e miseria” al centro dei pensieri del Papa che chiede di unirsi in preghiera per queste popolazioni insieme al milione di bambini che oggi recita il Rosario per la pace nel mondo. In un tweet dall’account in nove lingue @Pontifex, raggiungendo contemporaneamente milioni di persone in ogni angolo del globo, Francesco invita a unirsi all’iniziativa lanciata ogni anno dalla Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre:

#PreghiamoInsieme ai bambini di tutti i continenti che oggi recitano il Rosario per la pace nel mondo. Affidiamo all’intercessione della Madonna il martoriato popolo ucraino e le altre popolazioni dove regnano guerra, violenza e miseria. #1millionchildrenpraying

Il ricordo all’Angelus
Già dopo l’Angelus di domenica scorsa, ribadendo l’angoscia ricorrente per la popolazione ucraina, finita negli ultimi giorni sotto una nuova pioggia di fuoco, il Papa aveva ricordato questo evento mondiale di preghiera.

Grazie a tutti i bambini e le bambine che partecipano! Ci uniamo a loro e affidiamo all’intercessione della Madonna il martoriato popolo ucraino e le altre popolazioni che soffrono per la guerra e ogni forma di violenza e di miseria.

Scuole, famiglie, parrocchie da tutto il mondo
Alla campagna di Acs sono invitati i bambini di parrocchie, asili, scuole e famiglie, ai quali viene fornito un pacchetto informativo gratuito con istruzioni su come recitare il Rosario, brevi meditazioni sui Misteri del Rosario e altri materiali – tutti disponibili online – insieme alle immagini da colorare, in 26 lingue diverse.

Piacenza: Dio ha il controllo anche su guerre e malvagità
Lo scopo dell’iniziativa, spiega in un comunicato il presidente della Fondazione, il cardinale Mauro Piacenza, “è implorare pace e unità in tutto il mondo, incoraggiando bambini e giovani a confidare in Dio nei momenti difficili”. Il tema scelto è l’“amore del Padre per il mondo”, rappresentato anche dal poster della campagna che presenta due mani aperte che racchiudono il globo e lo sostengono insieme ai bambini di ogni continente. “Queste mani simboleggiano il Padre divino che ha creato il mondo nell’amore e che desidera salvare tutti i popoli e condurli a Sé sani e salvi”, dice Piacenza. “Guardando intorno a noi le guerre e le malvagità, le persecuzioni, le malattie e le paure che gravano sul nostro mondo, la gente potrebbe chiedersi: Dio ha davvero il controllo? Sì lo ha, ma dobbiamo anche tendergli le nostre mani tese e aggrapparci a lui”.

Collegati dai cinque continenti
È dal 2005, con un primo gruppi di bambini riuniti in un santuario a Caracas, che Acs organizza il Rosario per pregare per i Paesi afflitti dalle tragedie. Ampia la partecipazione registrata nelle precedenti edizioni, anche quest’anno l’iniziativa – trasmessa in diretta da Fatima – sembra aver raccolto una risposta globale: dalla stessa Ucraina, dove la Chiesa greco-cattolica ha tradotto i testi in ucraino e organizzerà il Rosario in tutto il Paese, all’Argentina, dove i bambini non si riuniscono un solo giorno ma hanno deciso di fare un’intera novena. Dal e il Kenya, dove 45 scuole hanno assicurato la loro ‘presenza’ spirituale, alla Nigeria, piagata dalle alluvioni e da un ennesimo rapimento di un sacerdote, dove 60 chiese e scuole in diverse diocesi reciteranno la coroncina.

Barta: “L’amore trionfa sulla violenza”
“Alcune delle reazioni più positive che abbiamo avuto sono arrivate proprio dalle regioni dove la pace è più necessaria”, spiega padre Martin M. Barta, assistente ecclesiastico internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre. “È particolarmente commovente sapere che ci sono bambini in Iraq, Siria, Bielorussia o Myanmar che pregano insieme a coloro che si radunano a Fatima, in Portogallo, in Canada o negli Stati Uniti. Ci fa sperare che l’amore che viene dalla fede possa trionfare sulla violenza”.

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Papa Francesco: riscoprire le giaculatorie, “messaggini” a Dio

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2022

Papa Francesco: riscoprire le giaculatorie, “messaggini” a Dio
All’Angelus il Papa raccomanda di pregare costantemente perché l’amore per Dio non si raffreddi. C’è bisogno di dedicare quotidianamente del tempo a Lui, e, se si è molto indaffarati, il cuore può essergli vicino ricorrendo alle tradizionali brevi preghiere, spesso in rima, recitate in particolare dagli anziani e facili da memorizzare, che si possono ripetere spesso durante la giornata
di Tiziana Campisi – Vatican News

Papa Francesco: riscoprire le giaculatorie, “messaggini” a Dio dans Articoli di Giornali e News Papa-Francesco

Se il Signore venisse oggi sulla terra “vedrebbe, purtroppo, tante guerre, povertà e disuguaglianze”, ma anche “grandi conquiste della tecnica, mezzi moderni e gente che va sempre di corsa, senza fermarsi mai”, ma troverebbe chi gli dedica tempo e affetto, chi lo mette al primo posto? È l’interrogativo che Papa Francesco fa riecheggiare all’Angelus in piazza San Pietro – dove si sono radunati 20mila fedeli - richiamando la pagina del Vangelo in cui Gesù domanda preoccupato se troverà fede al suo ritorno.

Noi, spesso, ci concentriamo su tante cose urgenti ma non necessarie, ci occupiamo e ci preoccupiamo di molte realtà secondarie; e magari, senza accorgerci, trascuriamo quello che più conta e lasciamo che il nostro amore per Dio si vada raffreddando, si raffreddi poco a poco. Oggi Gesù ci offre il rimedio per riscaldare una fede intiepidita. Qual è? La preghiera.

La preghiera costante
Francesco definisce la preghiera “la medicina della fede, il ricostituente dell’anima” ma raccomanda “che sia una preghiera costante”. Come si fa per una cura da seguire, che è bene osservare “con costanza e regolarità” per stare meglio, e per una pianta, che per sopravvivere necessita periodicamente di acqua, così è per la preghiera.

Non si può vivere solo di momenti forti o di incontri intensi ogni tanto per poi “entrare in letargo”. La nostra fede si seccherà. C’è bisogno dell’acqua quotidiana della preghiera, c’è bisogno di un tempo dedicato a Dio, in modo che Lui possa entrare nel nostro tempo, nella nostra storia; di momenti costanti in cui gli apriamo il cuore, così che Egli possa riversare in noi ogni giorno amore, pace, gioia, forza, speranza; nutrire, cioè, la nostra fede.

Le giaculatorie rimedio di preghiera nella vita frenetica
E se Gesù parla “della necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”, mentre invece non si trova il tempo per farlo, Francesco suggerisce “una pratica spirituale sapiente, anche se oggi un po’ dimenticata”, osservata in particolare dagli anziani: quella della recita delle giaculatorie, “brevissime preghiere, facili da memorizzare” che si possono “ripetere spesso durante la giornata, nel corso delle varie attività, per restare “sintonizzati” con il Signore”.

Facciamo qualche esempio. Appena svegliati possiamo dire: “Signore, ti ringrazio e ti offro questo giornata”, questa è una piccola preghiera; poi, prima di un’attività, possiamo ripetere: “Vieni, Spirito Santo”; e tra una cosa e l’altra pregare così: “Gesù, confido in te e ti amo”. Piccole preghierine ma che ci mantengono in contatto con il Signore.

Le risposte di Dio per noi nel Vangelo
Così come si inviano messaggi alle persone cui si vuol bene, con le giaculatorie, piccole formule di preghiera, spiega il Papa, il cuore rimane connesso con Dio, che offre le sue risposte nel Vangelo, “da tenere sempre sotto mano e da aprire ogni giorno, per ricevere una Parola di vita diretta a noi”. Il Pontefice, inoltre, torna sul consiglio dato tante volte di portate con sè un piccolo Vangelo tascabile, da aprire spesso e leggere. Quindi ha concluso invocando l’aiuto di Maria perché “ci insegni l’arte di pregare sempre, senza stancarci”.

Al termine della preghiera mariana il Pontefice ha annunciato che il Sinodo sulla sinodalità avrà due sessioni, una dal 4 al 29 ottobre 2023, l’altra nell’ottobre del 2024, ha poi ricordato la beatificazione di questo pomeriggio, a Boves, di due sacerdoti, martiri della fede, uccisi dai nazisti, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, e ha parlato dell’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che martedì coinvolgerà nella recita del Rosario un milione di bambini. Francesco ha inoltre accennato alla Giornata mondiale del rifiuto della miseria, che ricorre domani.

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Giubileo. Pompei celebra i 150 anni dell’arrivo di Bartolo Longo, apostolo del Rosario

Posté par atempodiblog le 30 septembre 2022

Giubileo. Pompei celebra i 150 anni dell’arrivo di Bartolo Longo, apostolo del Rosario
Il beato trasformò la valle che oggi ospita il santuario mariano. L’arcivescovo prelato Caputo: quanto mai attuale, svolse anche un importante ruolo sociale e civile
di Loreta Somma  – Avvenire

Giubileo. Pompei celebra i 150 anni dell'arrivo di Bartolo Longo, apostolo del Rosario dans Apparizioni mariane e santuari Santuario-Pompei

Ricordare il 150° anniversario dell’arrivo di Bartolo Longo a Pompei non perché sia una commemorazione, pur solenne, ma perché diventi occasione di un rinnovato impegno alla sua sequela. È questo il senso delle iniziative pensate per celebrare l’evento che cambiò per sempre la Valle di Pompei, che nel 1872, quando il giovane avvocato pugliese vi giunse per amministrare le proprietà della contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco, era paludosa, abitata da pochi contadini e soggetta alle scorrerie dei briganti.

Mentre si aggirava per quelle campagne, si ritrovò in una località particolarmente inospitale, tanto da meritare il nome di Arpaia (da Arpie). Il pensiero del suo recente passato di perdizione non lo abbandonava e il Longo continuava a chiedersi come avrebbe fatto a salvarsi.

Mentre rimuginava questi pensieri, sentì una voce dentro di sé, una sorta di “illuminazione interiore”: «Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo!». Queste parole gli si scolpirono dentro e si propose di non lasciare quella Valle senza aver propagato il Rosario.

Fu così che cominciò con il catechizzare i contadini, poi, con l’appoggio del vescovo di Nola, sotto la cui giurisdizione ricadeva allora la Valle di Pompei, costruì il Santuario dedicato alla Madonna del Rosario, le opere di carità che ancora oggi accolgono centinaia di bambini, ragazzi, madri e donne in difficoltà, anziani, diversamente abili, poveri, ex tossicodipendenti e migranti e la città della Nuova Pompei, diventata comune autonomo per il suo instancabile impegno.

Fu grazie a lui che ci furono l’ufficio postale e telegrafico, la stazione ferroviaria, la fontana pubblica, le case per gli operai. Come ha affermato, l’arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo, nella conferenza stampa di presentazione del Cammino giubilare longhiano: «Longo fu sì uomo della Madonna e apostolo del Rosario, ma ebbe anche un indiscutibile ruolo sociale e civile. Bartolo Longo parlava ai contemporanei e continua a parlare all’uomo del nostro tempo».

Per rimarcare anche quest’aspetto, in occasione dell’Anno giubilare il prelato ha rivolto una lettera alla città e ai fedeli che, fin dal titolo “Dall’illuminazione interiore di Bartolo Longo uno slancio per Pompei e un modello per il mondo”, esprime l’idea che celebrare un fatto storico non sia una scelta fine a se stessa.

«Abbiamo bisogno – ha aggiunto monsignor Caputo – di guardare all’esempio del beato, qui ed ora, in un tempo di difficoltà gravi: dalla guerra in Ucraina alla complessa uscita dalla crisi sanitaria, dalla povertà in continuo aumento, anche nel nostro Paese, alla crescente conflittualità che corrode la società». Le parole e l’esempio del fondatore di Pompei possono essere di guida e di sprone ai nostri contemporanei e per questo un’equipe di studiosi sta lavorando con passione e impegno all’Edizione Critica degli scritti di Bartolo Longo, della quale tra breve sarà pubblicato il volume introduttivo. Il presule ha anche annunciato la concessione dell’indulgenza plenaria, dall’ottobre 2022 fino alla fine di ottobre 2023, alle solite condizioni.

Il mese di ottobre, dedicato proprio al Santo Rosario, inizia a Pompei nella gioia di questo Giubileo. Dal 1° ottobre, tutti i giorni feriali, alle 6.30, con diretta su Tv2000, ci sarà il “Buongiorno a Maria ». Domenica 2 ottobre, sarà il cardinale coreano Lazzaro You Heung-sik a presiedere la recita solenne della Supplica alla Vergine del Rosario e della Messa che la precede (diretta su Tv2000 e Canale 21, a partire dalle 10.30). Mercoledì 5 ricorrerà la festa liturgica del beato Bartolo Longo. Il 19 ottobre, incontro per ricordare il XX anniversario della Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, con l’arcivescovo Domenico Sorrentino e la presidente del Movimento dei Focolari, Margaret Karram.

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La porta stretta

Posté par atempodiblog le 21 août 2022

Il Vangelo della XXI domenica del tempo ordinario (Lc 13, 22-30)
La porta stretta
di Fulvia Sieni – L’Osservatore Romano

La porta stretta dans Beato Charles de Foucauld La-porta-stretta

Arrivando oggi a Betlemme e volendo entrare nella Basilica della Natività, siamo costretti ad abbassarci, quasi ad inchinarci poiché il portale di ingresso alla grande chiesa, sorta sul luogo dove si fa memoria della nascita di Gesù, è piccolo, basso e stretto. Le ragioni delle sue dimensioni sono rintracciabili nella necessità di evitare che crociati o nemici entrassero nel luogo sacro sulle loro cavalcature, ma la teologia simbolica, che sempre precede la costruzione dei luoghi di culto, ci ricorda due cose importanti tra tutte: la kenosi, la discesa e il farsi piccolo di Gesù nella sua incarnazione e la necessità di imitarlo in questa via di umiltà, di farci piccoli come Lui per entrare nel Regno dei Cieli.

È la porta stretta annunciata da Gesù nel Vangelo quella da attraversare per essere accolti dal Padrone di casa, colui che «quando apre nessuno può chiudere e quando chiude nessuno può aprire» (cf. iv Antifona Maggiore di Avvento O Clavis David nella Novena di Natale).

«Dio non ha vincolato la salvezza alla scienza, all’intelligenza, alla ricchezza, ad una lunga esperienza, a particolari doti che non tutti hanno ricevuto. No. L’ha vincolata a ciò che tutti possono avere, che è alla portata di tutti […]. Questo è ciò che ci vuole per guadagnare il cielo: Gesù lo vincola qui, all’umiltà, al farsi piccoli, al cercare l’ultimo posto, all’obbedienza o, come dice altrove, alla povertà di spirito, alla purezza del cuore, all’amore della giustizia, allo spirito di pace» (C. De Foucauld).

La Parola della pagina del Vangelo di questa xxi domenica del tempo ordinario non si può addomesticare, dobbiamo riconoscerglielo: «Sforzatevi» (agonízesthe), più propriamente «“lottate” per entrare per la porta stretta, perché molti — ve lo dico — cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (Lc 13,24). Gesù va dritto al punto e ci ricorda che c’è una lotta da fare, un combattimento da affrontare per varcare la soglia benedetta del Regno dei Cieli.

È molto di più che un’esortazione: il Signore ci sta dando un’indicazione di cammino, ci sta suggerendo la modalità con cui affrontare la vita.

In fondo il Regno dei Cieli è come la Terra Promessa per Israele: era un dono per il popolo da parte del Dio che l’aveva promessa ad Abramo e aveva liberato il popolo dalla schiavitù in Egitto, ma era anche un compito, una conquista che Israele ha ottenuto un pezzettino alla volta, combattendo e contro i popoli che già la abitavano.

«Nell’ultimo giorno molti che si ritenevano dentro si scopriranno fuori, mentre molti che pensavano di essere fuori saranno trovati dentro» (Agostino).

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A Cracovia il più grande altare gotico del mondo è dedicato all’Assunta

Posté par atempodiblog le 16 août 2022

A Cracovia il più grande altare gotico del mondo è dedicato all’Assunta
Una monumentale opera in legno particolarmente cara a Giovanni Paolo II
di Wlodzimierz Redzioch – ACI Stampa

A Cracovia il più grande altare gotico del mondo è dedicato all'Assunta dans Articoli di Giornali e News L-altare-maggiore-dedicato-all-Assunzione

Non tutti sanno che il più grande altare gotico si trova in una chiesa a Cracovia: la basilica dell’Assunzione di Maria Vergine.

La chiesa si trova presso la Piazza Grande della storica città sulla Vistola, già capitale della Polonia. La prima chiesa costruita in questo luogo all’inizio del XIII secolo venne distrutta durante le invasioni dei Tartari e sulle sue fondamenta venne edificata in stile gotico l’attuale chiesa che nel corso dei secoli fu modificata secondo gli stili di varie epoche fino all’Art Nouveau.

E in questo scrigno dell’arte si trova un vero gioiello: l’altare di Veit Stoss, conosciuto come altare di Santa Maria (Ołtarz Mariacki). E’ un pentattico, il che significa che si compone di una parte centrale con figure scolpite, una coppia di ali interne mobili e una coppia di ali esterne fisse. Tutte le ali sono decorate con rilievi in legno scolpiti, dipinti e dorati nei quali vengono rappresentati episodi della vita di Cristo e della Vergine. Questo gioiello dell’arte scultorea gotica fu voluto e pagato dai cittadini di Cracovia ed intagliato tra il 1477 e il 1489 dallo scultore tedesco Veit Stoss (in polacco Wit Stwosz), che si trasferì nella città e ivi rimase per i successivi 20 anni.

L’Altare di Veit Stoss è alto circa 13 m e largo 11 quando i pannelli del trittico sono completamente aperti. Le figure, scolpite in modo realistico, sono alte 2,7 m, ciascuna fu intagliata da un tronco d’albero di tiglio. Altre parti dell’altare sono fatte di legno di quercia e il fondale è in legno di larice. Quando sono chiusi, i pannelli mostrano 12 scene della vita di Gesù e Maria.

La scena centrale dell’altare mostra la morte della Madre di Gesù in presenza dei dodici Apostoli. La scena superiore presenta l’Assunzione della Madonna e in cima, già fuori dalla cornice principale, si vede l’incoronazione di Maria, affiancata dalle figure di san Stanislao e di sant’Adalberto.

Va detto che il giorno 15 agosto la Chiesa latina festeggia l’Assunzione di Maria al cielo, mentre quel giorno nella Chiesa ortodossa e nella Chiesa cattolica di rito bizantino si celebra la Dormizione di Maria. L’uso del termine « dormizione » (in latino dormitio) è legato alla dottrina che dice che Maria non sarebbe veramente morta, ma sarebbe soltanto sprofondata in un sonno, dopodiché sarebbe stata assunta in cielo. Anche se, dal punto di vista temporale, Dormizione e Assunzione non sono la stessa cosa, le due ricorrenze liturgiche coincidono. E nello splendido altare di Cracovia si affiancano una sopra l’altra.

Alla Basilica di Santa Maria fu legato in modo particolare, fin dalla sua giovinezza, Karol Wojtyła. Lì pregava spesso quando visitava i suoi parenti in via Floriańska. Negli anni 1952-1958 confessava nella Basilica: il suo confessionale si trovava nella cappella di Nostra Signora della Porta dell’Aurora di Vilnius. Il suo confessionale si trova ancora nella navata sud. Già da Pontefice durante i suoi pellegrinaggi in Polonia, Giovanni Paolo II ha visitato la Basilica tre volte: il 9 giugno 1979, il 13 agosto 1991, il 16 giugno 1999. Durante il suo primo pellegrinaggio in Patria, il Santo Padre pronunciò nella Basilica le parole piene di commozione: “Avrei rimorsi di coscienza se stando a Cracovia non avessi visitato la Basilica di Santa Maria, se non fossi entrato in questo magnifico tempio, di cui è difficile parlare concisamente. C’è tanta bellezza in essa, tanta espressione, tanta atmosfera orante, tanto mistero mariano e tanta raffinatezza! Sono anche lieto che all’ingresso ci si possa inchinare alla Madonna di Częstochowa, incoronata alla fine del pellegrinaggio dell’Arcidiocesi di Cracovia. E da lì, camminando lungo la chiesa, guardare il trittico di Veit Stoss e ammirarlo: questa bellezza gotica che il passato ci ha lasciato nel cuore stesso di Cracovia”.

Oggi tutti coloro che visitano questo tempio mariano di Cracovia possono ammirare il monumentale altare con le scene della Dormizione e dell’Assunzione della Madonna che è stato recentemente sottoposto ad un accurato restauro ed è tornato al suo originale splendore.

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Santa Filomena da Mugnano del Cardinale

Posté par atempodiblog le 13 août 2022

Santa Filomena da Mugnano del Cardinale
di Vatican News

Santa Filomena da Mugnano del Cardinale dans Beata Pauline Marie Jaricot Santa-Filomena

Filomena martire cristiana?
Il culto di Santa Filomena e anche tutti gli interrogativi sulla sua identità hanno origine a Roma il 25 maggio del 1802 durante gli scavi nella Catacomba di Priscilla sulla via Salaria, quando vengono scoperte le ossa di una giovane di tredici o quattordici anni e un vasetto contenente un liquido ritenuto sangue della Santa. Il loculo era chiuso da tre tegole di terracotta su cui era inciso: “LUMENA PAX TE CUM FI”. Si credette che, per inavvertenza, fosse stato invertito l’ordine dei tre frammenti risalenti tra il III e il IV sec d.C. e che si dovesse leggere: « PAX TE / CUM FI / LUMENA” cioé: « La pace sia con te, Filomena ». I diversi segni decorativi intorno al nome inoltre – soprattutto la palma e le lance – portarono ad attribuire queste ossa ad una martire cristiana dei primi secoli. All’epoca, infatti, si riteneva che la maggior parte dei corpi presenti nelle Catacombe risalissero alle persecuzioni dell’epoca apostolica.

Santa-Filomena-da-Avellino dans Fede, morale e teologia

Le reliquie e i prodigi a Mugnano del Cardinale
Furono queste reliquie ad essere in seguito portate, per richiesta del sacerdote nolano Francesco De Lucia, a Mugnano del Cardinale, in provincia di Avellino, nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, dove sono tuttora. Qui i primi miracoli raccontati proprio da mons. De Lucia. Attirato da quanto succedeva Papa Leone XII concesse al Santuario la lapide originaria che Pio VII aveva fatto trasferire nel lapidario Vaticano. Nel 1833, in questo contesto, si inserì la « Rivelazione » di suor Maria Luisa di Gesù che contribuì a diffondere il culto di Santa Filomena in Europa e in America. Personaggi noti come Paolina Jaricot, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario vivente, e il santo Curato d’Ars ricevettero la guarigione completa dei loro mali per intercessione della santa e ne divennero ferventi devoti.

La biografia secondo Suor M. Luisa di Gesù
E’ proprio il racconto di suor Maria Luisa a svelare la storia della Santa. La suora affermò che la vita di Filomena le era stata narrata per “rivelazione” dalla santa stessa. Filomena sarebbe stata figlia di un re della Grecia convertitosi al cristianesimo e per questo divenuto padre. A 13 anni consacrò a Dio con voto la sua castità verginale. Fu allora che l’imperatore Diocleziano dichiarò guerra a suo padre: la famiglia si vide costretta allora a trasferirsi a Roma per trattare la pace. L’imperatore si innamorò della fanciulla, ma al suo rifiuto la sottopose ad una serie di tormenti da cui sempre fu salvata fino alla definitiva decapitazione. Due ancore, tre frecce, una palma e un fiore sono i simboli, raffigurati sulle tegole del cimitero di Priscilla, che furono interpretati come simboli del martirio. Ma uno studio più approfondito dei reperti archeologici attestò l’assenza della scritta martyr e fece decadere la possibilità della morte per martirio; inoltre nell’ampolla trovata accanto ai resti si provò che non vi fosse sangue ma profumi tipici delle sepolture dei primi cristiani. In definitiva il corpo era di una fanciulla morta nel IV secolo sul cui sepolcro erano state utilizzate tegole con iscrizioni di un precedente sepolcro. La Sacra Congregazione dei Riti nella Riforma Liturgica degli anni ’60 tolse allora dal calendario il nome di Filomena. Ma il culto rimase.

La Devozione resta
La “Santina” del Curato D’Ars, come molti chiamano Santa Filomena, fu venerata in particolare da San Pio da Pietrelcina sin da bambino. La chiamava “la principessina del Paradiso” e a chi osava mettere in discussione la sua esistenza, rispondeva che i dubbi erano frutto del demonio e ripeteva: “Può pure darsi che non si chiami Filomena! Ma questa Santa ha fatto dei miracoli e non è stato il nome che li ha fatti!”. Tutt’oggi Filomena intercede per molte anime e numerosi fedeli si recano a pregare davanti alle sue spoglie. E’ considerata la protettrice degli afflitti e dei giovani sposi e molte volte ha donato la gioia della maternità a madri sterili.

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Monsignor Jan Sobilo: “Il Rosario è l’Arma più Potente contro il male”

Posté par atempodiblog le 10 août 2022

Monsignor Jan Sobilo: “Il Rosario è l’Arma più Potente contro il male”
Vescovo Ucraino: “Il Rosario è l’Arma più Potente contro il male”! Queste sono state le toccanti parole di Mons. Jan Sobilo, Vescovo ausiliare della Diocesi di Kharkiv-Zaporizhia, durante il 33° Mladifest!

di ChurchPOP

Monsignor Jan Sobilo: “Il Rosario è l’Arma più Potente contro il male” dans Fede, morale e teologia Vescovo-Ucraino-Il-Rosario-l-Arma-pi-Potente-contro-il-male

Monsignor Jan Sobilo ha parlato lo scorso 2 agosto, secondo giorno del 33° Mladifest, davanti alle migliaia di giovani che hanno partecipato al Festival Internazionale della Gioventù a Medjugorje.

Vescovo Ucraino: “Il Rosario è l’Arma più Potente contro il male”
“Ogni peccato grave è come un terribile missile che distrugge città e persone in una guerra. In altre parole, a causa dei miei peccati gravi sono anche responsabile della continuazione della guerra. (…) Ma con la mia conversione posso distruggere questa arma dello spirito maligno. La mia preghiera del cuore e il digiuno nell’umiltà e nel silenzio hanno il potere di fermare le guerre.

[…] I soldati con cui comunico spesso, ultimamente mi dicono che nei momenti più terribili in cui le persone perdono la speranza, l’aiuto viene dal Cielo. Si rendono conto che la preghiera, il digiuno, e il manto della Purissima Vergine Maria che li avvolge, li proteggono dalle ferite e dalla morte. (…) I nostri soldati si affidano a un’arma molto potente: la corona del rosario. Capita spesso di vederli con il rosario al collo che tengono vicino al cuore. Il rosario è, infatti, molto simile alla fionda di David e alla cinque pietre che teneva nella borsa e che ha usato per sconfiggere Golia.

[…] Il male oggi sembra potente come Golia, e a volte pensiamo che sia impossibile sconfiggerlo e che ci mancano forza e armi. Ma recitando il rosario, la confessione frequente, la Santa Comunione e la parola di Dio, Dio vince grazie alla nostra preghiera e fedeltà. Ecco perché il nostro compito oggi è restare fedeli alla Madre di Dio ed essere fedeli a Dio che può tutto, anche nelle circostanze più difficili di questa guerra”.

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Nicaragua, Ortega alza ancora il tiro: il vescovo Álvarez prigioniero in curia

Posté par atempodiblog le 9 août 2022

Nicaragua, Ortega alza ancora il tiro: il vescovo Álvarez prigioniero in curia
di Alessandra D’Andria – Avvenire
Tratto da: Radio Maria

Nicaragua, Ortega alza ancora il tiro: il vescovo Álvarez prigioniero in curia dans Articoli di Giornali e News Preghiamo-per-il-Nicaragua

L’immagine ha commosso il mondo. Portando in mano l’Eucaristia nell’ostensorio, Rolando Álvarez si fa spazio a fatica tra la folla di agenti sommossa. Il vescovo si rivolge ai poliziotti dedicando loro la canzone El amigo, quindi si inginocchia con le mani alzate, prega, poi rientra nella curia di Metagalpa ed Estelí, «perché abbiamo sempre rispettato le forze di sicurezza e continueremo a farlo». La scena è accaduta giovedì quando al pastore è stato impedito di uscire per celebrare la Messa. Novantasei ore dopo, monsignor Álvarez è ancora prigioniero nella sua stessa diocesi insieme a sei sacerdoti e altrettanti laici. La sua “colpa” è quella di aver diffuso un video su Twitter in cui invitava il governo di Daniel Ortega a rispettare la libertà religiosa dopo la chiusura di otto emittenti cattoliche diocesane e l’assalto alla cappella del Bimbo Gesù di Praga di Sébaco. Il gesto gli è valsa un’indagine, annunciata venerdì dalla stessa vice-presidente e moglie del leader, Rosario Murillo, per «incitamento all’odio» e di «organizzazione di gruppi violenti ». «In realtà non so bene per quale ragione mi hanno messo sotto inchiesta», ha spiegato il vescovo che ha ricevuto la totale solidarietà della Conferenza episcopale nicaraguense e delle altre Chiese del Continente. A monsignor Álvarez vogliamo esprimere «la nostra fraternità, amicizia e comunione episcopale», si legge nel comunicato diffuso dai vescovi nazionali. Mentre il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), attraverso il presidente, Miguel Cabrejos, ha espresso il «profondo dolore» per «gli ultimi fatti, come l’assedio a sacerdoti e vescovi, l’espulsione degli esponenti delle comunità religiose, la profanazione dei templi e la chiusura delle radio». Da parte sua, monsignor Álvarez non si scoraggia e ogni giorno, alle 12, celebra la Messa via Facebook in prega per la pace.

Il confinamento agli “arresti domiciliari” del vescovo di Metagalpa ed Estelí è l’ultimo atto di un’escalation di repressione di Ortega nei confronti della Chiesa cattolica. Quest’ultima è ormai l’unica voce libera rimasta nel Paese dopo la sfilza di arresti di oppositori e attivisti per i diritti umani. Il punto di svolta sono state le proteste pacifiche del 2018 per chiedere un cambiamento al presidente, combattente contro la dittatura del clan Somoza negli anni Settanta e trasformato in caudillo dopo il ritorno al potere nel 2007. Il governo ha risposto con il pugno di ferro. Almeno 350 persone sono morte nella repressione delle dimo-strazioni, come ha rilevato la Commissione interamericana per i diritti umani. Negli anni successivi, i media indipendenti sono stati costretti al silenzio e le manifestazioni vietati. Gli intellettuali – inclusi molti compagni d’armi del presidente nel movimento sandinista, nazionalista e socialisteggiante – sono stati costretti all’esilio. La congiuntura è ulteriormente peggiorata con le presidenziali dello scorso novembre. Ortega ha corso senza rivali reali, tutti preventivamente chiusi con cella. Dall’inizio del quarto mandato consecutivo, il leader ha attuato un giro di vite nei confronti della Chiesa. A marzo è stato espulso il nunzio, Waldemar Stanislaw Sommertag, protagonista di due falliti intenti di dialogo tra il governo e l’opposizione. Poi sono cominciate le chiusura delle emittenti cattoliche, il taglio dei fondi all’Università dei gesuiti e la rimozione della personalità giuridica alle organizzazioni caritative della Chiesa. A luglio, perfino le Missionarie della Carità sono state espulse. Due sacerdoti – Manuel Salvador García e Leonardo Urbina – sono rinchiusi in carcere con accuse arbitrarie. Monsignor Álvarez potrebbe essere il prossimo.

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Il Papa telefona a don Michele, il prete dj dei rave in chiesa: bravo

Posté par atempodiblog le 7 août 2022

Il Papa telefona a don Michele, il prete dj dei rave in chiesa: bravo
Il colloquio, tenuto riservato dal sacerdote di Montesanto, è avvenuto il 4 agosto. Il Pontefice si è informato sulle attività innovative che avvicinano i giovani alla chiesa
di Marco Santoro – Corriere del Mezzogiorno

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«Pronto, non è uno scherzo, sono il Papa». Così il Pontefice ha esordito chiamando don Michele Madonna, 48 anni, parroco napoletano della comunità di Santa Maria di Montesanto, ex disc jockey, noto per le sue innovative attività di pastorale giovanile come il «rave» di un mese fa cui hanno partecipato centinaia di ragazzi, ballando tutta la notte musica cristiana remixata in chiave disco alternata con momenti di preghiera comunitaria. La telefonata è avvenuta giovedì 4 agosto, ma don Michele  attivissimo sui social  non ha voluto finora raccontare in pubblico l’episodio, trapelato oggi dalla ristretta cerchia di collaboratori che ne sono venuti a conoscenza.

«Voglio restare informato»
Papa Francesco ha conversato con il parroco, chiedendogli dettagli sulle sue attività  che nei mesi scorsi hanno avuto ampia eco sui media, non solo cattolici  e raccomandandogli di tenerlo informato anche in futuro sul suo lavoro. Don Michele Madonna, nato nel 1974, è diventato sacerdote a 30 anni. Figlio del proprietario di una discoteca, fino a 23 anni ha fatto il dj e ora rivolge ai giovani e a quanti si sentono “lontani” dalla chiesa molte iniziative pastorali fuori dagli schemi tradizionali, come le confessioni svolte lungo le strade del quartiere, proprio per andare incontro a coloro che non frequentano abitualmente i luoghi di culto. Il suo territorio è popoloso e difficile: nel rione di Montesanto, il mese scorso, ha fatto scalpore l’episodio della 12enne sfregiata al volto dall’ex fidanzatino di 16 anni.

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