La droga è una beffa che il diavolo fa all’uomo

Posté par atempodiblog le 11 juillet 2017

La droga è una beffa che il diavolo fa all’uomo dans Citazioni, frasi e pensieri droga

L’uomo ha bisogno della trascendenza. Solo Dio basta, ha detto Teresa d’Avila. Se Lui viene a mancare, allora l’uomo deve cercare di superare da sé i confini del mondo, di aprire davanti a sé lo spazio sconfinato per il quale è stato creato. Allora, la droga diventa per lui quasi una necessità. Ma ben presto scopre che questa è una sconfinatezza illusoria – una beffa, si potrebbe dire, che il diavolo fa all’uomo.

Benedetto XVI

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Girare una frittata per amore di Dio: l’esempio di Fra Lorenzo della Resurrezione

Posté par atempodiblog le 6 juin 2016

Un mistico ai fornelli
Girare una frittata per amore di Dio: l’esempio di Fra Lorenzo della Resurrezione
di Pane e focolare

Girare una frittata per amore di Dio: l’esempio di Fra Lorenzo della Resurrezione dans Cucina e dintorni

Ho scoperto un personaggio straordinario, un religioso carmelitano del 1600 che non è ancora salito agli onori degli altari ma è venerabile, cioè è stato emanato il decreto sull’eroicità delle sue virtù. Credo che lo metterò nella mia personale “top 10” dei modelli di vita cristiana da imitare. E’ Fra Lorenzo della Risurrezione. Vi racconto brevemente la sua vita, e scoprirete perché ne parlo in questo blog.

Nicolas Herman (questo era il suo nome) nasce nel 1614 in un piccolo villaggio della Lorena, si arruola giovanissimo e combatte nella Guerra dei Trent’Anni, ma rimane ferito e lascia l’esercito.  Si reca allora a Parigi e trova un impiego come cameriere in una casa nobiliare, ma è un servitore così maldestro che rompe piatti e bicchieri e viene spesso punito. Triste e solo, cerca conforto nella cattedrale di Notre-Dame: pregando, medita di farsi religioso ed entra nell’Ordine dei Carmelitani, con il nome di Fra Lorenzo della Risurrezione.

Il convento dei Carmelitani a Parigi
Il convento dei Carmelitani a Parigi

I suoi superiori lo mettono al lavoro in cucina. Il convento è molto grande, deve preparare il cibo per più di cento religiosi; l’edificio è anche in espansione e deve dare da mangiare anche ai muratori che lavorano in convento; in più ci sono sempre lunghe file di poveri che bussano alla porta dei frati, all’ora di pranzo.

L’impegno è notevole: appena terminata la preparazione del pranzo deve già cominciare quella  della cena, spesso da solo o con un numero insufficiente di aiutanti. Quanti si sarebbero lamentati di questo! Ma Fra Lorenzo accoglie con pazienza l’incarico e decide che anche nella cucina del convento può esercitare l’esercizio paziente e santificante della “presenza di Dio”.

 dans Santa Teresa d'Avila

Racconta a un amico: «Nel trambusto della mia cucina, dove a volte più persone mi parlano assieme di cose diverse, possiedo Dio, così tranquillamente come se fossi in ginocchio davanti al SS. Sacramento. Non è necessario avere grandi cose da fare. Io rigiro la mia frittata nella padella per amore di Dio e quando l’ho fatta, se non mi rimane nient’altro, mi chino per terra e adoro il mio Dio che mi ha concesso la grazia di farla, dopo di che mi rialzo più felice di un re. Non c’è bisogno di nessuna raffinatezza, non c’è che da cominciare con bontà e semplicità».  E quando qualche distrazione lo distoglie da quella concentrazione, gli basta ogni tanto uno sguardo alla statuetta della Madonna che tiene in cucina.

 dans Stile di vita

Fra Lorenzo realizza in quella cucina – giorno dopo giorno – il miracolo della santità e mette in pratica in modo molto personale la dottrina dei grandi mistici carmelitani. C’è infatti una frase di Santa Teresa d’Avila, rivolta alle sue monache, che gli piaceva tanto: «Coraggio, figliole mie! Non affliggetevi se l’obbedienza vi impiegherà in opere esteriori. Vi mettesse pure in cucina, il Signore verrebbe anche tra le pentole, ad aiutarvi, interiormente ed esteriormente». Ed infatti Fra Lorenzo incontra Dio ogni giorno, nella sua cucina, tra le sue pentole.

Andrà avanti per trent’anni a fare sempre le stesse cose, ma è così felice che a volte afferma d’essere stato ingannato da Dio: era entrato in convento per far penitenza, persuaso oltretutto che sarebbe stato punito per la sua goffaggine, come era accaduto in quella casa di nobili dove aveva lavorato. Al contrario, vi aveva trovato un Padrone che lo colmava di dolcezze interiori.

Un testimone ha dichiarato: «Aveva una cura particolare nel servire i suoi confratelli in tutto ciò che faceva, provvedendoli di tutto il necessario… considerava un piacere accontentarli, come se fossero stati degli angeli!». Così si applicava tenacemente ai suoi fornelli, per fare felici i suoi commensali. Di sé stesso, diceva di sentirsi «come un grandissimo delinquente invitato a mangiare alla tavola del Re dei cieli, e servito perfino dalle Sue mani».

Un mistico ai fornelli: impariamo da lui, noi che magari sbuffiamo un po’ quando tutti i giorni ci mettiamo a cucinare per i nostri famigliari!

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Papa: anzianità è vocazione, non ora di tirare remi in barca

Posté par atempodiblog le 11 mars 2015

Papa: anzianità è vocazione, non ora di tirare remi in barca
La società tende a scartare gli anziani, ma il Signore non ci scarta, “ci chiama a seguirlo in ogni età della vita”. Lo ha detto Papa Francesco all’udienza generale in Piazza San Pietro, durante la quale ha proseguito la riflessione sui nonni, iniziata mercoledì scorso, concentrandosi in particolare sul valore e sull’importanza del loro ruolo nella famiglia.
di Giada Aquilino – Radio Vaticana

Papa: anzianità è vocazione, non ora di tirare remi in barca dans Fede, morale e teologia ildtlk

Le famiglie accolgano le persone anziane “con riconoscenza”, per ricevere la loro testimonianza di saggezza “necessaria alle giovani generazioni”. Questa l’esortazione del Papa che, immedesimandosi, ha subito voluto condividere una riflessione con la piazza gremita:

“Anch’io sono nell’età dei nonni
“Anch’io appartengo a questa fascia di età. Quando sono stato nelle Filippine, i filippini, gli abitanti delle Filippine, il popolo filippino mi salutava, dicendo ‘Lolo Kiko’, cioè nonno Francesco”.

Eppure, ha aggiunto, la società di oggi tende a scartare gli anziani: ma “di certo non il Signore”:

“Il Signore non ci scarta mai. Lui ci chiama a seguirlo in ogni età della vita, e anche l’anzianità contiene una grazia e una missione, una vera vocazione del Signore. L’anzianità è una vocazione. Non è ancora il momento di ‘tirare i remi in barca’”.

La vecchiaia ci è data per pregare, la preghiera degli anziani è un dono
Riflettendo sul brano evangelico di Luca dedicato alla presentazione di Gesù al Tempio da parte di Maria e Giuseppe, quando Simeone e Anna – “vecchi straordinari” – dimenticarono “il peso dell’età” e scoprirono nel Bambino Gesù “una nuova forza, per un nuovo compito: rendere grazie e rendere testimonianza per questo Segno di Dio”, il Pontefice ha invitato a diventare “poeti della preghiera”. Abbiamo bisogno – ha detto – di “anziani che preghino, perché la vecchiaia ci è data proprio per questo”, la loro preghiera è un “grande dono”:

“La preghiera degli anziani e dei nonni è un dono per la Chiesa, è una ricchezza! Una grande iniezione di saggezza anche per l’intera società umana: soprattutto per quella che è troppo indaffarata, troppo presa, troppo distratta”.

L’esempio di Benedetto XVI
In tale prospettiva, un pensiero al suo predecessore:

“Guardiamo a Benedetto XVI, che ha scelto di passare nella preghiera e nell’ascolto di Dio l’ultimo tratto della sua vita”.

Anziani, esempio di fedeltà coniugale
Soffermandosi sulla Giornata per gli anziani, svoltasi l’anno scorso in Piazza San Pietro, Francesco ha voluto ricordare non solo “le storie di anziani che si spendono per gli altri”, ma anche quelle di coppie salde nella loro unione, giunte per festeggiare anche i 50 o 60 anni di matrimonio:

“E’ importante farlo vedere ai giovani che si stancano presto; è importante la testimonianza degli anziani nella fedeltà”.

L’invito del Papa è stato allora a riflettere su questo periodo della vita “diverso dai precedenti”, che va forse anche inventato “perché le nostre società non sono pronte, spiritualmente e moralmente”, a dare ad esso il suo pieno valore. Anche la spiritualità cristiana “è stata colta un po’ di sorpresa”: occorre quindi “delineare una spiritualità delle persone anziane”, perché se “una volta” non era così normale avere tempo a disposizione, oggi – ha proseguito – “lo è molto di più”. D’altra parte gli anziani, pregando, possono “ringraziare il Signore per i benefici ricevuti e – ha aggiunto – riempire il vuoto dell’ingratitudine che lo circonda”:

“Possiamo intercedere per le attese delle nuove generazioni e dare dignità alla memoria e ai sacrifici di quelle passate. Noi possiamo ricordare ai giovani ambiziosi che una vita senza amore è una vita arida. Possiamo dire ai giovani paurosi che l’angoscia del futuro può essere vinta. Possiamo insegnare ai giovani troppo innamorati di sé stessi che c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

Incoraggiamento ai giovani
Perché i nonni e le nonne formano quella che il Papa ha definito una “‘corale permanente di un grande santuario spirituale”, in sostegno alla “comunità che lavora e lotta nel campo della vita”. La preghiera, poi, “purifica incessantemente il cuore”, prevenendo l’indurimento del cuore nel risentimento e nell’egoismo:

“Com’è brutto il cinismo di un anziano che ha perso il senso della sua testimonianza, disprezza i giovani e non comunica una sapienza di vita! Invece com’è bello l’incoraggiamento che l’anziano riesce a trasmettere al giovane in cerca del senso della fede e della vita”!

Chiesa sfidi cultura scarto, per abbraccio tra giovani e anziani
Questa è dunque la “missione dei nonni”, la “vocazione degli anziani”, secondo il Pontefice, perché – ha spiegato – “le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale, per i giovani”, che comprendono tale importanza: lo stesso Francesco, ha confessato, conserva ancora nel breviario le parole che la nonna gli scrisse il giorno dell’ordinazione sacerdotale.

“Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani”.

Santa Teresa
Nei saluti finali nelle varie lingue, il Papa ha tra l’altro rivolto un penisero particolare ai pellegrini della Corea: conserva – ha detto – “un vivo ricordo” della visita dell’agosto scorso nel Paese asiatico. Ai pellegrini di lingua italiana, la sollecitazione in questo tempo quaresimale “ad impegnarsi nella costruzione di una società a misura d’uomo in cui – ha sottolineato – ci sia spazio per l’accoglienza di ciascuno, soprattutto quando è anziano, ammalato, povero e fragile”. Infine ha menzionato “il vigore spirituale” di Santa Teresa di Gesù, nel quinto centenario della nascita ad Ávila. Al termine dell’udienza i partecipanti al pellegrinaggio carmelitano “Cammino di Luce” hanno portato al Pontefice il bastone della Santa, che Francesco ha toccato “con amore e gioia”, ha raccontato padre Antonio González, segretario generale dell’organizzazione per l’anniversario.

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Nel piccolo cielo dell’anima

Posté par atempodiblog le 4 novembre 2013

Nel piccolo cielo dell'anima dans Citazioni, frasi e pensieri dlua

Quelli che sanno rinchiudersi nel piccolo cielo della loro anima, ove abita Colui che la creò e che creò pure tutto il mondo, e si abituano a togliere lo sguardo e a fuggire da quanto distrae i loro sensi, vanno per buona strada e non mancheranno di arrivare all’acqua della fonte”.

Santa Teresa d’Avila

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Breve ritratto di Santa Teresa d’Avila, dottore della Chiesa

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2013

Breve ritratto di Santa Teresa d’Avila, dottore della Chiesa dans Libri coec

Santa Teresa d’Avila, riformatrice del Carmelo, fondatrice dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Una donna che poteva dire, nel pieno della sua poderosa attività: “Non mi ricordo d’essermi mai lagnata. In questo senso, io non sono affatto donna. Ho il cuore duro”. Ma il suo cuore non era duro; era grande, e la magnanimità, unita alla umiltà, forma il carattere di questa grande mistica, che avvertiva costantemente accanto a sé la presenza di Dio e al tempo stesso, da grande asceta, la vicinanza del demonio.

Usciva da un’importante famiglia spagnola, nel tempo in cui la Spagna dominava il mondo. Il fratello del suo padrino fu il primo Viceré del Perù.
Entrata giovanissima nel Carmelo, fino a quarant’anni condusse una vita religiosa molto mitigata, per non dire mediocre, senza ardore di santità. Ma nel 1555, la carmelitana tiepida cessò di vivere per sé, e in lei cominciò a vivere Dio. Trasverberata dal fuoco divino, non conobbe incertezze, non ebbe debolezze, non temette avversità, persecuzioni e persino condanne, da parte dei “Carmelitani Calzati”, i quali le opposero una durissima resistenza.

Ella diceva: “Nostro Signore chiede e ama anime coraggiose, per quanto umili. Nella vita spirituale occorre intraprendere grandi cose”. Da parte sua, intraprese “grandi cose” attuando la riforma del Carmelo, anzi la fondazione di nuovi conventi, maschili e femminili, nei quali l’ascetismo non fosse una parola priva di significato.

Si mise a viaggiare, ella che amava la vita comoda, sopportando fatiche e disagi, nonostante la sua salute malferma e i continui disturbi. Ferita a una gamba, si rivolgeva a Dio con schiettezza di donna risoluta: “Signore, dopo tante noie, ci voleva anche questo guaio!”. Dio le rispose: “Teresa, io tratto così i miei amici”. E lei, di rimando: “Ah, Dio mio, ora capisco perché ne avete così pochi!”.

Qual fosse la sua attività d’instancabile fondatrice di Carmeli riformati, lo si può apprendere dalla Vita scritta da lei stessa: uno dei libri di avventura spirituale più coloriti e più sinceri. Fu la “mamma” di tutti i Carmelitani Scalzi, che si lasciarono guidare da lei, guidata da Dio per mezzo di visioni e intimi colloqui. Fu maestra di mistici, come il poeta San Giovanni della Croce. Fu direttrice di coscienze. Scrisse al Re Filippo II e ai personaggi più autorevoli della Spagna. Si occupò di tutto e, da brava madre, pensò anche alla parte economica delle sue fondazioni. “Teresa senza la grazia di Dio - diceva - è una povera donna. Con la grazia di Dio, una forza. Con la grazia di Dio e molti denari, una potenza”. E Santa Teresa fu veramente una potenza, che trascinò gran numero di anime elette nel vortice della sua passione mistica e ascetica. Fu definita “l’onore della Spagna e della Chiesa”. Ma più che onore, bisognerebbe parlare di amore, perché Santa Teresa morta nel 1582, a sessantasette anni fu esempio perfetto di “sposalizio spirituale” con Dio ed è stata proclamata dottore della Chiesa.

Tratto da: Mille santi del giorno di Piero Bargellini, Vallecchi Editore

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Prendere per maestro San Giuseppe

Posté par atempodiblog le 27 mars 2013

Prendere per maestro San Giuseppe dans Citazioni, frasi e pensieri sangiuseppe

Di San Giuseppe ecco che cosa dice Santa Teresa d’Avila, nella sua autobiografia: “Chi non trova maestro che gli insegni a pregare, prenda per maestro questo glorioso santo, e non sbaglierà strada”. —Il consiglio viene da un’anima esperta. Seguilo.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

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San Giuseppe è sempre pronto ad aiutarci

Posté par atempodiblog le 19 mars 2013

San Giuseppe è sempre pronto ad aiutarci dans Citazioni, frasi e pensieri sangiuseppe

“Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso San Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare…”.

Santa Teresa d’Avila

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Santa Teresa d’Avila (di Gesù)

Posté par atempodiblog le 15 octobre 2012

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Non è facile riassumere in poche parole la profonda e articolata spiritualità teresiana. Vorrei menzionare alcuni punti essenziali. In primo luogo, santa Teresa propone le virtù evangeliche come base di tutta la vita cristiana e umana: in particolare, il distacco dai beni o povertà evangelica, e questo concerne tutti noi; l’amore gli uni per gli altri come elemento essenziale della vita comunitaria e sociale; l’umiltà come amore alla verità; la determinazione come frutto dell’audacia cristiana; la speranza teologale, che descrive come sete di acqua viva. Senza dimenticare le virtù umane: af­fabilità, veracità, modestia, cortesia, allegria, cultura. In secondo luogo, santa Teresa propone una profonda sintonia con i grandi personaggi biblici e l’ascolto vivo della Parola di Dio. Ella si sente in consonanza soprattutto con la sposa del Cantico dei Cantici e con l’apostolo Paolo, oltre che con il Cristo della Passione e con il Gesù Eucaristico.

La Santa sottolinea poi quanto è essenziale la preghiera; pregare, dice, “significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama” (Vita 8, 5) . L’idea di santa Teresa coincide con la definizione che san Tommaso d’Aquino dà della carità teologale, come “amicitia quaedam hominis ad Deum”, un tipo di amicizia dell’uomo con Dio, che per primo ha offerto la sua amicizia all’uomo; l’iniziativa viene da Dio (cfr Summa Theologiae II-ΙI, 23, 1). La preghiera è vita e si sviluppa gradualmente di pari passo con la crescita della vita cristiana: comincia con la preghiera vocale, passa per l’interiorizzazione attraverso la meditazione e il raccoglimento, fino a giungere all’unione d’amore con Cristo e con la Santissima Trinità. Ovviamente non si tratta di uno sviluppo in cui salire ai gradini più alti vuol dire lasciare il precedente tipo di preghiera, ma è piuttosto un approfondirsi graduale del rapporto con Dio che avvolge tutta la vita. Più che una pedagogia della preghiera, quella di Teresa è una vera « mistagogia »: al lettore delle sue opere insegna a pregare pregando ella stessa con lui; frequentemente, infatti, interrompe il racconto o l’esposizione per prorompere in una preghiera.

Un altro tema caro alla Santa è la centralità dell’umanità di Cristo. Per Teresa, infatti, la vita cristiana è relazione personale con Gesù, che culmina nell’unione con Lui per grazia, per amore e per imitazione. Da ciò l’importanza che ella attribuisce alla meditazione della Passione e all’Eucaristia, come presenza di Cristo, nella Chiesa, per la vita di ogni credente e come cuore della liturgia. Santa Teresa vive un amore incondizionato alla Chiesa: ella manifesta un vivo “sensus Ecclesiae” di fronte agli episodi di divisione e conflitto nella Chiesa del suo tempo. Riforma l’Ordine carmelitano con l’intenzione di meglio servire e meglio difendere la “Santa Chiesa Cattolica Romana”, ed è disposta a dare la vita per essa (cfr Vita 33, 5).

Un ultimo aspetto essenziale della dottrina teresiana, che vorrei sottolineare, è la perfezione, come aspirazione di tutta la vita cristiana e meta finale della stessa. La Santa ha un’idea molto chiara della “pienezza” di Cristo, rivissuta dal cristiano. Alla fine del percorso del Castello interiore, nell’ultima “stanza” Teresa descrive tale pienezza, realizzata nell’inabitazione della Trinità, nell’unione a Cristo attraverso il mistero della sua umanità.

Cari fratelli e sorelle, santa Teresa di Gesù è vera maestra di vita cristiana per i fedeli di ogni tempo. Nella nostra società, spesso carente di valori spirituali, santa Teresa ci insegna ad essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione, ci insegna a sentire realmente questa sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore, questo desiderio di vedere Dio, di cercare Dio, di essere in colloquio con Lui e di essere suoi amici. Questa è l’amicizia che è necessaria per noi tutti e che dobbiamo cercare, giorno per giorno, di nuovo. L’esempio di questa Santa, profondamente contemplativa ed efficacemente operosa, spinga anche noi a dedicare ogni giorno il giusto tempo alla preghiera, a questa apertura verso Dio, a questo cammino per cercare Dio, per vederlo, per trovare la sua amicizia e così la vera vita; perché realmente molti di noi dovrebbero dire: “non vivo, non vivo realmente, perché non vivo l’essenza della mia vita”. Per questo il tempo della preghiera non è tempo perso, è tempo nel quale si apre la strada della vita, si apre la strada per imparare da Dio un amore ardente a Lui, alla sua Chiesa, e una carità concreta per i nostri fratelli.

Benedetto XVI

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La preghiera

Posté par atempodiblog le 2 février 2011

La preghiera dans Citazioni, frasi e pensieri 2e1av5t

“La preghiera, altro non è che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo di essere amati”.

Santa Teresa d’Avila

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Fidarsi di Dio in ogni circostanza

Posté par atempodiblog le 15 octobre 2010

Fidarsi di Dio in ogni circostanza, anche nelle avversità. Una preghiera di santa Teresa di Gesù esprime ciò mirabilmente:

Fidarsi di Dio in ogni circostanza dans Citazioni, frasi e pensieri avilav

« Niente ti turbi, niente ti spaventi.
Tutto passa, Dio non cambia.
La pazienza ottiene tutto.
Chi ha Dio non manca di nulla.
Dio solo basta ».

Catechismo della Chiesa Cattolica

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L’umiltà vera

Posté par atempodiblog le 21 mars 2010

L'umiltà vera dans Fede, morale e teologia avilar

Santa Teresa D’Avila (1515-1582), la grande riformatrice del Carmelo, pone l’umiltà, cioè la comprensione di ciò che noi siamo in realtà davanti a Dio alla base del suo <<castello mistico>>, che è la nostra anima nella cui intimità incontriamo Dio con la preghiera: finché non abbiamo un’umiltà vera, nostro Signore, proprio per il nostro bene, non ci eleverà molto in alto, per non esporci a crolli disastrosi.
Ma l’umiltà è anche il vertice di questo <<castello>>: infatti, allo sbocco di tutto il cammino di preghiera vi è un’umiltà che Dio infonde direttamente nell’anima, e che supera infinitamente quella acquistata mediante i nostri sforzi aiutati dalla grazia.
Vi è anche una falsa umiltà, che angoscia, che mantiene nell’aridità, nell’oscurità, nella ripugnanza per la preghiera, che genera inquietudine ed agitazione: in realtà è odio e risentimento verso se stessi, unito a sfiducia nella misericordia divina. L’umiltà vera non inquieta e non agita, ed è invece accompagnata da gioia e da pace.

di Padre Livio Fanzaga – I vizi capitali e le contrapposte virtù

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Si tenda sempre alla meta

Posté par atempodiblog le 22 mai 2009

 Si tenda sempre alla meta dans Citazioni, frasi e pensieri davilae

«Importando molto conoscere come incominciare, dico che si deve prendere una risoluzione ferma e decisa di non mai fermarsi fino a che non si sia raggiunta quella fonte. Avvenga quel che vuole avvenire, succeda quel che vuole succedere, mormori chi vuol mormorare, si fatichi quanto bisogna faticare: ma a costo di morire a mezza strada, scoraggiati per i molti ostacoli che si presentano, si tenda sempre alla meta, ne vada il mondo intero! » (Cam. 21, 2; cfr. ivi 21,7-8).

Santa Teresa d’Avila

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Preghiera e difficoltà

Posté par atempodiblog le 11 janvier 2008

Se continuate a trovar difficoltà nel pregare, vorrei rassicurarvi, siete sulla buona strada. E c’è da temere di quel cristiano, di quel religioso, che nella preghiera trova tutto liscio. Solo in Paradiso sarà facile pregare, perché allora Dio stesso con la sua luce sfolgorante attuerà le nostre deboli potenze, fatte capaci di « lumen gloriae » di contemplarlo. Quaggiù no!

Se da queste riflessioni vi portaste via la convinzione che pregare è « difficile », avreste trovato un antidoto contro il veleno dello scoraggiamento che proprio intorno all’arte di pregare continua a fare le sue vittime . A comune conforto cito una esperta in materia che di orazione se ne intendeva: S. Teresa d’Avila.

Ella ha scritto così divinamente della preghiera, …sembrerebbe che dovesse pregare con grande facilità. Non fu così sentite: « Ohimé, spessissimo, e per anni interi, io sono meno occupata di Dio e dei buoni pensieri che della smania di veder fluire l’ora dell’orazione. Stavo in attesa del momento in cui l’orologio avrebbe suonato. Avrei allora preferito la più rude penitenza alla pena di dovermi raccogliere ai piedi di Nostro Signore, e non saprei dire qual terribile lotta dovessi sostenere contro il demonio e le mie perverse abitudini per portarmi all’oratorio; entratavi, poi, ero presa da una tristezza mortale e dovevo far ricorso a tutto il mio coraggio (che a quanto si dice non è poco) per padroneggiarmi e mettermi a pregare. Finalmente Dio veniva in mio aiuto, e dopo essermi fatta violenza, provavo spesso consolazioni più grandi che nei giorni in cui ero meglio disposta ». Pensate: questo stato di cose, dice la Santa le durò per circa 14 anni.

Constatare tutto ciò ci fa bene! Bisogna tenere a portata di mano certe testimonianze perché, ci mostrano dei grandi Santi alle prese con le nostre stesse difficoltà, e noi ricaviamo incoraggiamento ad andare avanti. Se anime di questa portata sono state così provate, perché meravigliarci se anche noi sentiamo le stesse difficoltà?! « Chi vuole dedicarsi all’orazione deve immaginarsi di coltivare un terreno ingrato e coperto di rovi, per farne il giardino del Signore. Dapprima il divin Seminatore strappa le cattive erbe e al loro posto ne semina di buone. Tocca poi a noi, come giardinieri, di lavorare con l’aiuto di Dio, per far crescere queste pianticelle, e d’innaffiarle spesso perché abbiano a portar fiori leggiadri, il cui profumo torni gradito a N.S.. Se così è, il buon Pastore visiterà spesso le sue care aiuole e vi prenderà le sue delizie.

Fonte: comeunafonte

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