Andrai alla GMG Seoul 2027? Seminarista Coreano consiglia 3 Chiese da visitare in Corea del Sud

Posté par atempodiblog le 7 février 2026

Andrai alla GMG Seoul 2027? Seminarista Coreano consiglia 3 Chiese da visitare in Corea del Sud
In questi luoghi, la fede è stata vissuta con audacia e difesa con coraggio in mezzo alla persecuzione!
di Harumi Suzuki – ChurchPOP

Giornata Mondiale della Gioventù in Corea del Sud Andrew Sanguu Kang

Se hai intenzione di partecipare di persona alla Giornata Mondiale della Gioventù in Corea del Sud, il seminarista Andrew Sanguu Kang ha condiviso tre chiese che ogni pellegrino dovrebbe conoscere.

Attraverso i suoi social, il 29enne originario di Cheongju ha fatto conoscere questi luoghi che, lungi dall’essere semplici destinazioni turistiche, sono stati fondamentali per la nascita e la crescita del cattolicesimo in Corea. Custodiscono infatti il cuore della fede cattolica coreana, dove la storia, il martirio e la speranza parlano ancora oggi!

1. Cattedrale di Myeongdong: il Cuore Vivo della Fede di Seoul
Molti credono che Myeongdong sia solo una zona commerciale, ma in realtà è un luogo importante per il cattolicesimo coreano. I primi cattolici del paese si riunivano qui per ricevere lezioni di catechismo.

“Un fatto impressionante, perché chiunque poteva partecipare, nobile o schiavo: la fede apparteneva a tutti”.

Inaugurata nel 1898, la Cattedrale di Myeongdong, primo edificio in mattoni della Corea, è diventata il simbolo di una fede che stava gettando solide radici.

“Negli anni ’70 e ’80, durante la lotta per la democrazia, la Cattedrale è diventata un santuario di verità e coraggio, proteggeva i giovani che lottavano e attendevano la libertà. Questa chiesa ci ricorda che la fede è viva e che ancora oggi continua a dare coraggio e pace ai coreani”.

2. Santuario di Seosomun: dove la Fede si è rifiutata di Morire
Nel cuore di Seoul si trova uno dei luoghi di martirio più antichi e sacri del paese. Durante la dinastia Joseon, è stato teatro di esecuzioni pubbliche in cui innumerevoli cattolici sono stati uccisi solo perché credevano in Cristo.

“Laici, studiosi e persino madri hanno scelto la fede piuttosto che la paura. Il loro coraggio ha trasformato un luogo di morte nel fondamento della Chiesa cattolica coreana”.

Oggi, Seosomun è un luogo che invita a capire che la testimonianza dei martiri non appartiene solo al passato, ma che continua a parlarci ancora ad oggi!

“Nel silenzio di Seosomun, il loro coraggio parla ancora: la fede non può essere messa a tacere. La verità non muore mai”.

3. Santuario dei Martiri di Gapgot: una Fede che è arrivata via Mare
Per chi cerca un luogo più isolato, il Santuario di Gapgot sull’isola di Ganghwa è una tappa obbligata. Quest’isola era storicamente una fortezza che proteggeva la capitale, poi è diventata una porta per l’evangelizzazione.

“Quando la persecuzione ha reso impossibile viaggiare via terra, missionari e credenti sono arrivati segretamente via mare, sbarcando sulla spiaggia di Gapgot. Anche Sant’Andrea Kim, primo sacerdote coreano, è arrivato qui nel 1845 per aprire una rotta segreta per i missionari”.

Molti cattolici sono stati giustiziati in questo luogo per aver mantenuto la loro fede. Oggi, il santuario sorge dove i martiri hanno versato il loro sangue ed è ancora un punto di pellegrinaggio per coloro che desiderano approfondire la propria vita spirituale.

“Non è solo un luogo per guardare al passato, ma per pregare, rinnovare la fede e ringraziare Dio per il coraggio che la Chiesa ha avuto in Corea”.

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Harissa, “segno di unità e speranza”. Il santuario mariano simbolo del Libano

Posté par atempodiblog le 1 décembre 2025

Harissa, “segno di unità e speranza”. Il santuario mariano simbolo del Libano
Il santuario di Nostra Signora del Libano domina la costa di Jounieh dal 1908. Meta di pellegrinaggi, luogo di dialogo tra fedi e simbolo di coesione nazionale, continua a rappresentare un punto di riferimento spirituale per tutto il Paese
di Amerigo Vecchiarelli – Agenzia SIR

Nostra Signora del Libano

Sulla collina di Harissa, a 650 metri di altitudine, si erge la bianca statua della Vergine Maria, con le braccia aperte verso il mare e la città di Jounieh, distesa sulla costa sottostante. Il santuario di Nostra Signora del Libano, principale centro mariano del Paese, ha da poco superato i cento anni e continua ad attirare ogni anno una moltitudine di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

La collina fu scelta nel 1904, in occasione del cinquantesimo anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione.

La grande statua, realizzata a Parigi in bronzo e successivamente ricoperta di bianco, giunse in Libano nel 1906 e fu collocata su un piedistallo a spirale che ancora oggi domina la valle. Il santuario venne inaugurato nel 1908 e, da allora, ogni primo maggio apre il mese mariano con la festa dedicata a Nostra Signora del Libano.

Il luogo ha assunto nel tempo un significato profondo per i cristiani libanesi e per le comunità della diaspora, che conservano copie della statua in molte parti del mondo. Nelle vicinanze sorgono luoghi simbolici per la vita ecclesiale del Paese: la sede patriarcale maronita di Bkerké, la nunziatura apostolica, il convento dei Missionari di San Paolo, quello dei francescani, e le sedi dei patriarcati siro-cattolico e armeno-cattolico.

Il santuario è frequentato anche da fedeli musulmani, che nutrono una speciale venerazione per Maria, rendendo Harissa un punto di incontro spirituale per cristiani, musulmani e drusi. Non a caso, il Libano è spesso definito “il Paese di Maria”: il culto mariano è diffuso su tutto il territorio e la maggior parte delle chiese custodisce almeno un altare dedicato alla Madre di Dio. I maroniti, comunità cristiana più numerosa, mantengono una devozione profonda e radicata.

In un Paese dalle radici cristiane antiche ma segnato da conflitti e incertezze, Harissa rappresenta un forte valore simbolico. Sebbene il Libano resti la società più pluralista del Medio Oriente, il senso di vulnerabilità tra i cristiani – stimati oggi attorno al 35-40% della popolazione – è in aumento. In questo contesto, Nostra Signora del Libano diventa per molti un segno di conforto, continuità e speranza.

Nel 1997, durante la sua storica visita, Giovanni Paolo II celebrò la Messa proprio ad Harissa, definendo il Libano “un messaggio di tolleranza e apertura” per il mondo. Quelle parole restano ancora oggi un riferimento prezioso per una terra che, nonostante tutto, continua a cercare nella fede una via per il futuro.

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La Croce illumina il grande paesaggio, dirige lo sguardo e orienta il viaggiatore

Posté par atempodiblog le 14 septembre 2025

La Croce illumina il grande paesaggio, dirige lo sguardo e orienta il viaggiatore dans Citazioni, frasi e pensieri Krizevac

Chiunque abbia viaggiato, chiunque abbia camminato deve aver fatto questa osservazione: appena la terra si alza, appena si arriva su un’altura, non appena lo sguardo si allunga, appare la croce.

I campanili rendono la bellezza dei paesaggi: il loro numero è sempre importante; anche da un punto di vista pittoresco, per l’effetto dello sguardo.
Le campane generano con gli alberi, i fiumi e tutte le combinazioni della natura, un’armonia particolare che altri monumenti non producono. Sembra che la creazione senta il bisogno di essere dominata dalla croce ed essere rassicurata da essa.

Un paesaggio senza croce farebbe paura. Ogni creatura ha bisogno di un parafulmine.

Ora la storia è una montagna dalla cui cima l’uomo guarda il globo nel suo presente e nel suo passato.

È la croce che illumina il grande paesaggio, è lei che dirige lo sguardo, è lei che orienta il viaggiatore.

Tratto da “Les plateaux de la balance”di Ernest Hello

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Preghiera alla “Madonna del buon viaggio”

Posté par atempodiblog le 13 août 2025

Preghiera alla “Madonna del buon viaggio”
Questa preghiera è un modo per chiedere alla Madonna di accompagnarti e proteggerti durante il tuo viaggio, sia esso breve o lungo, di lavoro o spirituale. Puoi recitarla da solo o con i tuoi cari prima di partire.

Tratto da: Il giornalino di Radio Maria

Preghiera alla “Madonna del buon viaggio” dans Preghiere Benedizione-del-viaggio

O Vergine Santa e Madre nostra dolcissima, che invochiamo col nome di “Madonna del buon viaggio”, noi ci affidiamo a Te nel momento di affrontare la strada.

Guidaci, Madre, nel nostro viaggio, affinché possiamo giungere a destinazione sani e salvi.

Proteggici da ogni pericolo e da ogni male che potremmo incontrare lungo il cammino.

Illumina la nostra mente e il nostro cuore, affinché possiamo affrontare ogni situazione con serenità e fiducia.

E mentre siamo in viaggio, ricordaci sempre la tua presenza materna e il tuo amore.

Sia benedetto il tuo nome “o Madonna del Buon Viaggio”, e sia sempre lodato il Signore, che ci ha donato una Madre così buona e premurosa. Amen.

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Un angolo di Praga ad Arenzano

Posté par atempodiblog le 11 août 2025

Un angolo di Praga ad Arenzano
di Dino Focenti e della Redazione di RC – Radici Cristiane

Un angolo di Praga ad Arenzano dans Apparizioni mariane e santuari Arenzano-e-il-Bambino-di-Praga

La devozione al Gesù Bambino di Praga è legata strettamente all’Ordine del Carmelo e furono propri i Carmelitani nel 1889, precisamente con padre Leopoldo Beccaro, a fondare nella cittadina ligure di Arenzano un convento intitolato a santa Teresa d’Avila. Successivamente padre Giovanni della Croce, il 25 settembre del 1900, decise di collocare nella chiesa del convento, sotto la statua della Madonna del Carmine, un piccolo quadro raffigurante Gesù Bambino di Praga. Immediatamente la devozione al piccolo Gesù attecchì e progredì, e il piccolo quadro fu sostituito da una statua, donata dalla marchesa Delfina Gavotti di Savona. Qualche anno dopo s’iniziò ad ampliare la Chiesa e nacque anche la Confraternita del santo Bambino Gesù di Praga, approvata da san Pio X nel 1903. S’iniziò anche a pubblicare il Messaggero di Gesù Bambino di Praga, un periodico che ha come finalità la diffusione della devozione a Gesù Bambino e, in quegli anni, la richiesta di offerte per completare la costruzione del Santuario.

Una data importante per la storia del Santuario di Arenzano fu il 7 settembre del 1924, quando il cardinale Merry del Val incoronò solennemente la statua di Gesù Bambino con una corona benedetta personalmente da Papa Pio XI. Nel 1962 si decise un ulteriore ampliamento del Santuario e i lavori furono ultimati nel 1966. Con il crollo del regime comunista dell’allora Cecoslovacchia, si è creato uno stretto legame tra il Santuario di Arenzano e la Chiesa di Santa Maria delle Vittorie a Praga, dove nel XVII partì la devozione al Gesù Bambino di Praga.

Una devozione che parte da santa Teresa d’Avila
Nella Spagna del XVI secolo iniziò a diffondersi la devozione alla regalità di Gesù Bambino. Fu allora che cominciarono a diffondersi delle raffigurazioni di Gesù non più adagiato nella culla, ma in piedi e su un trono. In questo periodo, in Spagna, visse e operò Santa Teresa d’Avila (1515-1582), la quale, per il suo grande amore verso l’umanità di Cristo, promosse la devozione carmelitana a Gesù Bambino. Ogni qual volta fondava un monastero, voleva che una statuetta del Bambino Gesù venisse messa in venerazione e che avesse pose e abiti diversi.
Erano tutti niños bellissimi, ai quali l’affetto delle monache dava una soprannome. Tra queste vi era una soprannominata El Fundador, vestita da re, con la mano destra benedicente e la sinistra nell’atto di sostenere il mondo. Dai Carmeli della Spagna la devozione si diffuse in tutti i Carmeli dell’Europa.

Il “Gesù Bambin di Praga”
La storia di quello che poi sarebbe stato il miracoloso Gesù Bambino di Praga inizia nel 1628. L’allora priore del convento dei carmelitani scalzi della città boema, padre Gianluigi dell’Assunta, preoccupato per l’estrema povertà della casa, ebbe un’ispirazione: incaricò i suoi confratelli di cercare una statua del Bambino Gesù per affidare a lui le sorti del convento. La statua venne offerta dalla principessa Polissena di Lobkowicz, che già si era distinta come benefattrice dei carmelitani di Praga. Raffigurava un bellissimo Gesù Bambino in abiti regali, ritto in piedi (dunque in quella nuova posizione diffusasi nella Spagna del XVI secolo), con il mondo nella mano sinistra e la destra in atto benedicente. Per ordine del priore, fu portata in noviziato e collocata sull’altare dell’oratorio.
Si era nella Guerra dei Trent’anni e l’esercito cattolico, fedele all’Imperatore, aveva sconfitto l’esercito ribelle, fedele invece al Principe Elettore del Palatinato, il calvinista Federico V. Per quella vittoria l’Imperatore Ferdinando II aveva un debito di grande riconoscenza con l’Ordine del Carmelo perché era stato proprio il generale dei carmelitani scalzi, il venerabile padre Domenico di Gesù Maria, a esortare i suoi soldati alla vittoria contro i protestanti. A seguito di quella vittoria, attribuita all’aiuto della Vergine Maria, nel 1624 i carmelitani furono chiamati a Praga e venne loro assegnata una chiesa ribattezzata appunto “Santa Maria della Vittoria”. Ma nel 1631 il Principe Elettore di Sassonia iniziò l’assedio della città. Molti fuggirono.
Il priore del convento, per prudenza, fece partire i novizi e anche colui che sarebbe poi diventato il grande apostolo della devozione al Gesù Bambino di Praga, padre Cirillo della Madre di Dio. Passò poco tempo e Praga capitolò. I soldati protestanti saccheggiarono chiese e conventi. Quando videro nell’oratorio la statuetta di Gesù Bambino Re gli mozzarono le mani con la spada e lo buttarono dietro l’altare. Così il Santo Bambino cadde fra i ruderi della Chiesa di Santa Maria delle Vittoria, dove rimase per lungo tempo, dimenticato in mezzo alle immondizie.
La Pace di Praga, firmata nel 1634, consentì il ritorno dei carmelitani nel loro convento. Ma nessuno ormai si ricordava più della statuetta. Nel 1637 ritornò anche padre Cirillo della Madre di Dio. La guerra ancora non era terminata. Gli svedesi ruppero gli accordi e assediarono nuovamente Praga. Intanto, padre Cirillo cercava la statuetta e grande fu la sua gioia quando riuscì a ritrovarla. Tutti i frati del convento poterono pregare con fervore Gesù Bambino e Praga uscì indenne dalla distruzione protestante. Da allora è continuata e si è diffusa in tutto il mondo la devozione al Gesù Bambino di Praga.

Il significato della Devozione
Fino al XVI secolo la devozione a Gesù Bambino si indirizzava prevalentemente o addirittura esclusivamente al Gesù Bambino nella culla, al momento della Natività. Cioè il Gesù Bambino della tenerezza, della debolezza e della “piccolezza”. A partire, invece, dal XVI secolo non c’è solo il Gesù Bambino che giace nella culla, ma anche il Gesù Bambino Re, con la corona sul capo e con il mondo nella mano. Dunque, non solo il Gesù Bambino nella sua naturale collocazione di infante (la culla), ma anche il Gesù Bambino che, in quanto Dio, è Re dell’universo intero.
È la convinzione che la signoria di Cristo è anche quella della tenerezza e della delicatezza, tratti tipici dell’infanzia. Il cristianesimo insegna che il giusto esercizio del potere da parte dell’autorità è un servizio al bene comune, che comporta un vero sacrificio. Comanda chi sa sacrificarsi, chi è disposto ad immolarsi per i suoi sudditi. Il capo è colui che va davanti agli eserciti, chi rischia di più. Più alta è l’autorità, più alta è la responsabilità. Il Dio che, incarnandosi, vive veramente l’esperienza dell’infanzia e che regna conservando anche la sua infanzia, è un Dio che serve. È un Dio che si fa piccolo per mettersi al servizio di tutti.

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Acquapendente: un gioiello medioevale

Posté par atempodiblog le 28 juillet 2025

Acquapendente: un gioiello medioevale
Dalla contessa Matilde di Canossa a papa Gregorio VII, da Federico Barbarossa a San Tommaso d’Aquino,… certo i grandi nomi non sono mancati ad Acquapendente, borgo dell’alta Tuscia laziale.
di Maddalena della Somaglia – Radici Cristiane

Acquapendente: un gioiello medioevale dans Fede, morale e teologia Borgo-di-Acquapendente

Incastonato tra colli e valli dell’alta Tuscia laziale, sorge un piccolo gioiello medievale: Acquapendente.
Le prime tracce di un centro abitato sembrano risalire ad epoca etrusca, ma i più antichi documenti scritti sono del IX secolo: Arisa, il nome del piccolo borgo a quei tempi, era situato sulla via Francigena, percorsa continuamente da pellegrini e commercianti in viaggio verso Roma. Nel X secolo, l’imperatore Ottone I, in alcuni documenti, cita Acquapendente come un piccolo borgo che ritroviamo, un secolo dopo, tra il 1077 e il 1080, donato a papa Gregorio VII dalla contessa Matilde di Canossa, il cui vasto feudo dall’Emilia, passando per la Toscana, comprendeva tutti i territori dell’alto Lazio fino al lago di Bolsena compreso.

Non appena eletto imperatore nel 1155, Federico Barbarossa si impossessò della cittadina di Acquapendente, punto strategico per la sua posizione, e fece costruire una fortezza che dominava la città. Poco durò l’occupazione della cittadina da parte del Barbarossa, perché gli abitanti, restii ad una dominazione che, in quanto sudditi del Papa, non riconoscevano, si ribellarono nel 1166 e rasero al suolo il castello, di cui oggi rimane solo una torre.

Secondo la tradizione, l’avallo all’insurrezione venne dato dalla Madonna stessa che il 15 maggio di quell’anno, vista l’incertezza degli abitanti sul da farsi, li confermò nel loro intento, facendo fiorire davanti a due contadini un ciliegio completamente secco. Raggiunto dalla notizia del miracolo, papa Alessandro III incoraggiò i cittadini di Acquapendente e inviò truppe pontificie per sostenerli.
Ancora oggi, il 15 di maggio, si festeggia ogni anno l’anniversario del miracolo e della successiva vittoria con la festa dei “Pugnaloni”, durante la quale la statua della Madonna, intagliata nel legno del tronco di ciliegio che fiorì miracolosamente, viene portata in processione per l’intero paese.

Per chi entra dal nord, lungo l’antico cammino della via Francigena, si passa attraverso la porta della Ripa, ai piedi di un’antica fortezza fatta costruire nel XIII secolo per respingere i continui assedi provenienti dalle città di Orvieto e Siena. Questa fortezza, nel 1333, diventò un monastero contemplativo di Clarisse, tutt’ora esistente e dedicato a santa Chiara.

Entrando dalla porta a Ripa e percorrendo la via principale che attraversa tutto il borgo, si trova subito sulla sinistra il bellissimo complesso dedicato a san Francesco con una grande chiesa del XII secolo, un campanile a tre livelli degli inizi del 1500, un ampio convento e chiostro che ospitarono per secoli una comunità di frati minori. La chiesa ebbe sempre un ruolo importante nella vita della piccola cittadina, perché in essa venivano elette le cariche pubbliche quali i Priori e i Gonfalonieri. Il convento, come spesso succede oggi, è stato abbandonato dai frati e ceduto al Comune, che lo ha trasformato, insieme al chiostro, in zona espositiva. Varie opere d’arte sono ancora custodite tra la chiesa e la sacrestia, ma forse quelle che colpiscono di più sono le statue dei dodici Apostoli, lungo le pareti laterali, e quelle di san Giuseppe e di san Giovanni Battista, che incorniciano il presbiterio.

Non è tanto per la fama dello scultore, Giovanni Bulgarini da Piancastagnaio (tra il 1751 e il 1752), non particolarmente conosciuto, quanto per la loro imponenza e armonia in tutto il complesso. Ogni coppia di apostoli vegliava su di un altare, lungo l’abside, così da averne tre da un lato e tre dall’altro: su ogni altare una statua, un dipinto, un Crocifisso per la venerazione dei fedeli. Purtroppo oggi questi sei altari non esistono più perché la furia iconoclasta del post-Concilio li ha distrutti. Rimangono le pale, rimangono gli Apostoli, ma defraudati dell’intento con il quale erano stati realizzati: essere spettatori, vigili custodi del Santo Sacrificio della Messa che si celebrava su quegli altari e che ogni volta rinnova quanto si compì sul Calvario, sacrificio supremo del nostro Redentore al quale vari Apostoli personalmente assistettero.

Varie altre chiese e conventi sorgono nella piccola cittadina: la più grande è la concattedrale del Santo Sepolcro, dell’anno 1000 circa, che ospita la prima riproduzione del Sepolcro di Nostro Signore a Gerusalemme; la chiesa di Santa Vittoria, la più antica perché già nominata nei documenti del IX secolo e la più importante fino all’erezione della concattedrale nel 1649; la chiesa di Santa Caterina e la chiesa di Sant’Agostino con annesso convento (espropriato con un decreto della Repubblica Romana nel 1798 e oggi adibito a scuola elementare e uffici pubblici); la chiesa di San Giovanni risalente al 1149 con il convento, che domina tutta la città, fatto costruire da Ascanio Sforza nel 1535, divenuto il seminario della diocesi nel 1818 e attualmente adibito a casa di riposo per anziani; la chiesa di San Lorenzo e quella di Santo Stefano, nella piazza principale di Acquapendente.

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Sant’Anna d’Auray festeggia il suo 400° anniversario!

Posté par atempodiblog le 21 juillet 2025

Sant’Anna d’Auray festeggia il suo 400° anniversario!
Dal 25 al 27 luglio 2025, Sant’Anna d’Auray celebra il 400° anniversario delle apparizioni, con processioni e veglie, alla presenza del cardinale Sarah. Questa devozione risale al 1623, quando Yvon Nicolazic ricevette le apparizioni di Sant’Anna, portando alla costruzione di una cappella. Oggi, la basilica è il terzo santuario più grande di Francia, con 800.000 pellegrini che vi passano ogni anno.

di Tanguy Lavoisier  Aleteia

Sant’Anna d’Auray festeggia il suo 400° anniversario! dans Apparizioni mariane e santuari Santuario-Sant-Anna-d-Auray

Questo è l’evento di quest’anno 2025 per la Chiesa in Bretagna! Dal 25 al 27 luglio, il Santuario di Sant’Anna d’Auray celebra il 400° anniversario delle apparizioni dell’omonima santa patrona, nel bel mezzo dell’anno giubilare. Processioni, una festa per i giovani, una fiaccolata e animazioni sono previste per questi tre giorni di festa. Un evento così importante che il Papa ha voluto inviare un rappresentante, il cardinale Robert Sarah, che parteciperà ai festeggiamenti.

Per capire le origini di questa devozione alla madre della Vergine Maria, bisogna risalire al 1623, quando Yvon Nicolazic, un contadino bretone di Auray, assistette a una prima apparizione: una mano che reggeva una candela accesa. Le apparizioni continuarono per Yvon fino alla notte tra il 23 e il 24 luglio 1624, quando Sant’Anna gli chiese di ricostruire una cappella a lei dedicata, ma che era scomparsa da secoli. Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 1625, gli permise di scoprire, con i suoi vicini, il sito dell’antica cappella e di portare alla luce un’antica statua che rappresentava la stessa santa.

L’aura di Sant’Anna d’Auray
Da allora in poi, la storia delle apparizioni si diffuse in tutta la regione, sostenuta dal vescovo di Vannes e nel 1628 fu costruita una nuova cappella. Oggi, un’enorme basilica completata nel 1877 ha sostituito la cappella, che fu saccheggiata durante la Rivoluzione francese.

Perché l’aura di Sant’Anna d’Auray oggi va oltre la Bretagna e persino la Francia, diventando un importante luogo di pellegrinaggio. Molti vengono a chiedere l’intercessione della nonna di Gesù, considerata la patrona delle famiglie, delle madri e dei nonni. Una storia e una basilica che oggi attirano più di 800.000 pellegrini ogni anno, facendo di Sant’Anna d’Auray il terzo santuario più visitato in Francia dopo Lourdes e Lisieux.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze In immagini, scoprite il santuario di Sant’Anna d’Auray

Freccia dans Viaggi & Vacanze Il “Gran perdono” di Sant’Anna d’Auray

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Cilento. Novi Velia, il Sacro Monte: il santuario del cuore di Acutis

Posté par atempodiblog le 11 juillet 2025

Cilento. Novi Velia, il Sacro Monte: il santuario del cuore di Acutis
In questo luogo si recava pellegrino il futuro santo. In estate avviene la riapertura annuale della chiesa che si trova a 1700 metri di altezza
di Nicola Nicoletti – Avvenire

Cilento. Novi Velia, il Sacro Monte: il santuario del cuore di Acutis dans Apparizioni mariane e santuari Il-santuario-del-Sacro-Monte-di-Novi-Velia

A 1705 metri di altezza lo sguardo si perde tra le Isole Eolie e Capri dalla parte del mare, dall’altra si è immersi nel verde della macchia mediterranea. Siamo sul Sacro Monte di Novi Velia (Salerno), dove un santuario richiama da secoli pellegrini da tre regioni.

Dalla Basilicata, Calabria e provincia di Salerno arrivano in estate, da soli o in compagnia, famiglie e parrocchie sulla cima del Gelbison.«Abbiamo scelto che il Sacro Monte fosse chiesa giubilare della diocesi di Vallo della Lucania e che, accompagnati della presenza di Maria, sia possibile riconciliarsi vivendo un’esperienza di silenzio e preghiera». Portando un mazzo di fiori il vescovo di Vallo della Lucania, Vincenzo Calvosa, ha accolto i fedeli nei giorni scorsi, quando il santuario si è riaperto dopo la chiusura annuale. In inverno, quando la neve imbianca la vetta del monte, le porte della chiesa sono chiuse, riaprono l’ultima domenica di maggio sino alla seconda domenica di ottobre, i mesi di Maria.

E quassù, per pregare e trovare aria fresca e leggera, arrivava con la mamma Carlo Acutis. Il ragazzo in vacanza nel Cilento, partiva da Centola, paesino originario dei nonni materni non lontano dal mare cristallino di Palinuro. Grazie agli anziani del paese aveva scoperto questo rifugio come di nido d’aquila che custodiva la chiesetta dedica a Maria, un’occasione unica per passeggiare tra castagni e faggi.

La storia del luogo di culto richiama avvenimenti di un passato incerto e di fede antica. La prima notizia sicura è del 1323, quando Tommaso Marzano, barone di Novi, acquista dal vescovo di Capaccio, Filippo Santomagno, il Santuario per donarlo ai celestini, monaci benedettini che aveva chiamato a Novi Velia all’inizio del secolo. Non è sbagliato pensare che già in precedenza, grazie al monachesimo italo greco, una cappella fosse frequentata dai pastori. Monaci eremiti, amante dei luoghi semplici e nascosti, i monaci avrebbero diffuso già dal Mille il culto mariano. Dai Celestini nel 1800 il santuario passa alla Chiesa diocesana che ne ha fatto il principale luogo di preghiera.

Statua-Madonna-con-Bambino-Novi-Velia-Cilento dans Fede, morale e teologia

Alla riapertura di quest’anno i fedeli hanno avuto la sorpresa di vedere il restauro della statua. Il lavoro ha ripulito il simulacro in legno della Madonna con il Bambino tra le braccia, riportando i colori originari, scoperti sotto gli strati sovrapposti delle tempere. Adesso don Aniello Panzariello, don Walter Santomauro e don Antonio De Marco aspettano i pellegrini saliti anche a piedi, per accompagnarli nel cammino di speranza del Giubileo sulla vetta del Gelbison, tra la pace della natura e le canzoni dei pellegrini.

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Il riposo in Dio

Posté par atempodiblog le 30 juin 2025

Il riposo in Dio
Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Il riposo in Dio dans Fede, morale e teologia Vacanze-cristiane

I mesi estivi possono essere un momento di grazia per un vero riposo, che non è solo quello del corpo. Infatti abbiamo bisogno di riposare anche nella mente e nel cuore, per poter riprendere la forza e la serenità di affrontare il nuovo anno di lavoro.

Per questo è necessario innanzi tutto dedicare il tempo alla preghiera personale, perché, come dice la Regina della pace, la preghiera, quando è esperienza di Dio, diventa per noi “gioia e riposo”.

Anche il contatto con la natura, dopo un anno trascorso nel chiuso delle case e dei luoghi di lavoro, allieta l’anima e la apre alla contemplazione della bellezza e della grandezza dell’opera divina.

“Trovate la pace nella natura e scoprirete Dio, il Creatore, al quale potrete rendere grazie con tutte le creature”.

Dedichiamo il tempo anche a qualche buona lettura, in particolare del Vangelo, in modo tale che “nel silenzio lo Spirito Santo vi parli e possa convertirvi e cambiarvi”.

Le vacanze possono così diventare un tempo di grazia, durante il quale il cuore “anela a Dio Creatore”, che è “il vero riposo della vostra anima e del vostro corpo”.

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Meraviglie di Scozia

Posté par atempodiblog le 2 juin 2025

Meraviglie di Scozia
di Annamaria Scavo – Radici Cristiane

Meraviglie di Scozia dans Stile di vita Meraviglie-di-Scozia

In questa parte della Gran Bretagna, il difficile è decidere cosa non vedere.
Come rinunciare alle morbide colline del Dumfries e Galloway al sud, o alle selvagge montagne delle Highlands con i grandi laghi in cui esse si specchiano, o alle isole al largo della costa occidentale della Scozia, quella di Arran nell’estuario del Clyde la romantica Skye, alcune attrezzate per le tipiche vacanze, altre erme e solitarie, per chi ama immergersi nella natura.
Quale che sia il personale interesse, la storia, l’arte, la flora, la fauna, non si può restare delusi.
Ci sono antichi castelli, case sontuose aperte al pubblico, gallerie, musei, giardini, musei della scienza interattivi, ferrovie con treni a vapore, escursioni in battello sui laghi e in mare, acquari e parchi faunistici, distillerie e tant’altro.
Ognuna delle sue regioni offre qualcosa di peculiare.

Edimburgo
Le due città principali, Edimburgo e Glasgow, stupiscono per i loro contrasti di architettura e di ambienti.
A Edimburgo, un bellissimo percorso – il celeberrimo Miglio Reale – lega i due castelli storici, vicoli medievali, gli edifici vittoriani restaurati e gli edifici settecenteschi della New Town. Alla fine del Miglio Reale però, proprio davanti allo stupendo castello di Hollyrood, si deve patire un vero e proprio “pugno nell’occhio”: la nuova sede del Parlamento, per fortuna visibile solo all’ultimo momento nonostante le sue grandi dimensioni.
Qui si mescolano duemila anni di storia e il centro storico offre magnifici esempi di eleganza artistica che arrivano fino al XVII secolo, mentre la parte moderna (costruita a partire dal XVIII secolo) è un modello di urbanistica. Proprio per questa suggestiva fusione tra la Vecchia Città medievale e il neoclassico piano edilizio della Nuova Città, Edimburgo è protetta dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità.
Capitale dall’eleganza, città dei festival per antonomasia, Edimburgo è anche una delle città più famose d’Europa per il suo stile di vita. Lega la sua fama all’ospitalità, ai tanti negozi e centri commerciali, ai festival dell’estate, agli eccellenti musei e ai monumenti.
Le centinaia di pub e il carattere studentesco della città, consentono di respirarvi una continua atmosfera di festa.
La regione situata ai lati di Edimburgo, i Lothians, si potrebbero chiamare, in contrasto alle Highlands, le “Lowlands” (basse terre) della Scozia.
Una costa magnifica, un elenco interminabile di curiosità e paesaggi sbalorditivi rendono questa regione ideale per le passeggiate anche in bicicletta.

Glasgow
Glasgow si va progressivamente trasformando in una delle più importanti città britanniche per l’architettura, la cultura e lo shopping. I vecchi edifici sono stati trasformati in variopinti e moderni centri commerciali e i numerosi musei ospitano le collezioni d’arte più eterogenee, non sempre certo in armonia col resto del paesaggio urbano e col buon gusto.
C’è spazio per gli appassionati di musica e di balletto, e chi voglia contattare il passato navale e commerciale della città, si troverà a suo agio al Glasgow Harbour.
A sud della città, nel verde della valle del fiume Clyde, cittadine, deliziosi villaggi e, soprattutto, il sito di New Lanark, Patrimonio mondiale Unesco.
New Lanark è un villaggio scozzese sul fiume Clyde, a circa due chilometri dalla città dì Lanark, ove nel 1786 David Dale costruì dei cotonifici e le case per i lavoratori. Nel 1800 le fabbriche e l’intero villaggio vennero venduti ad un consorzio di cui faceva parte anche il genero di Dale, Robert Owen, un filantropo e riformatore sociale di ispirazione socialista.
New Lanark divenne allora una fiorente impresa economica ed un’epitome del socialismo utopistico. Ci vivevano 2500 persone, fra cui 500 bambini (ma il lavoro minorile, contrariamente a ciò che accadeva nel resto del Paese, a New Lanark era abolito).
I cotonifici di New Lanark sono stati in funzione fino al 1968. Dopo un periodo di declino, nel 1974 fu fondato il New Lanark Conservation Trust, allo scopo di impedire la distruzione del villaggio. Ora la maggior parte degli edifici è stata restaurata ed il villaggio è divenuto un’importante attrazione turistica. Dal 2001, esso è uno dei quattro siti in Scozia definiti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Le isole esterne
Per un itinerario assolutamente particolare e di avventura, è interessante spingersi verso le isole esterne, le lontane Orcadi, Shetland ed Ebridi Esterne.
Si arriva, volendo anche in aereo, a Mainland, la principale isola delle Orcadi.
Sono isole prevalentemente basse e verdeggianti, tranne Hoy, animata da colline ondulate e brughiere (in norreno, la lingua degli antichi norvegesi, Hoy significa “isola alta”). Ci si immerge in luoghi di pace ineguagliata, con la possibilità in più di scoprire molte cose.
A Skara Brae, ad esempio, sulla costa occidentale dell’isola, si trova il più importante sito preistorico delle Orcadi.
Poi, dirigendosi verso nord, si incontrano colonie di uccelli marini sulle spettacolari scogliere del Capo Marwick Head, la città di Stromness e il suo museo, diversi agglomerati preistorici e, in particolare, i menhir di Brodgar, enorme cerchio di menhir circondato da un fossato che suscita grande emozione e il tumulo di Maes Howe, una tomba megalitica di almeno 2.500 anni prima di Cristo con iscrizioni runiche e incisioni lasciate successivamente dai vichinghi. Si dice contenesse un tesoro.
La tradizione la considera abitata da un “goblin”, un folletto maligno potentissimo denominato Hogboy, nome probabilmente derivato dal termine norvegese Hagbuie, ‘Fantasma della Tomba’.
Il gruppo dei monumenti neolitici nelle Orcadi, che comprende siti di sepoltura, tombe e pietre circolari, datato tra il 3000 il 2000 a.C., offre un’importante descrizione della cultura preistorica e come tale è stato incluso fra i Patrimoni dell’Umanità protetti dall’Unesco.
Le Shetland, a 180 chilometri dalla costa, sono un mondo a parte con una sua distinta cultura nella quale sono presenti forti influenze scandinave. Qui abbondano i resti di insediamenti dell’età della pietra e dell’età del bronzo.
In questo arcipelago è incantevole la costa: e ce ne sono circa 1500 chilometri! Il capo di Esha Ness è senza ripari e offre una vista spettacolare, oltre a essere un punto di partenza fantastico per camminate.
Le onde si infrangono sulle scogliere di granito rosso in un contrasto inusuale e suggestivo.
I traghetti approdano tutti a Lerwick, città principale delle Shetland. Lì è bello percorrere le strade strette della città, visitare l’interessante museo, il forte che risale al periodo di Oliver Cromwell, l’antica torre di Clickimin Broch e i siti archeologici di Old Scatness Broch e Jarlshof, assai ampio quest’ultimo e datato età del bronzo con insediamenti successivi fino al Medioevo.
A Mousa Broch si può ancora ammirare la torre rotonda meglio conservata di Gran Bretagna (ha duemila anni).
Nelle isole il fascino di splendide riserve naturali, come quella di Loch of Siggie e magiche visioni di scogliere o selvaggi paesaggi marini a Eshaness.
Le Ebridi Esterne, all’estremità occidentale dell’Atlantico, rappresentano i cuore della cultura gaelica.
Offrono panorami incantevoli, con spiagge di sabbia candida, lasciate allo stato selvaggio, laghi, brughiere e machair, pascoli marini che si ricoprono di una moltitudine di fiori selvatici.
Non mancano i siti molto antichi e i menhir. Il più spettacolare è a Calanais.
Quaranta miglia a ovest delle Ebridi esterne, al largo della costa scozzese nord-occidentale, si trova l’arcipelago di St. Kilda, formato da quattro piccole isole.
L’arcipelago vanta le scogliere pit alte della Gran Bretagna (1300 piedi) e la colonia di sule più grande del mondo. Le sule sono uccelli tuffatori, dal corpo affusolato, le ali appuntite, le zampe corte, il becco pronunciato tagliente.
Sono alte 87-100 cm ed hanno un’apertura alare di 165-180 cm.
Durante la stagione della riproduzione, sulle isole dell’arcipelago nidificano 800.000 uccelli marini.
Nel 1930 la popolazione di St. Kilda, ridotta a sole 36 persone residenti sull’isola di Hirta, ottenne di andarsene. Le condizioni di vita sull’isola erano durissime, a fonte principale di alimentazione erano le sule e le pecore di razza Soay.
Gli uccelli venivano catturati servendosi di lunghissime corde, con le quali ci si calava dalle vertiginose scogliere dell’isola. La prova era difficile e indispensabile per i giovani che volevano prendere moglie, dovevano dimostrare di saper mantenere la famiglia.
L’isolamento degli abitanti era interrotto solo dall’arrivo di qualche rara nave che assicurava viveri essenziali e medicinali. La posta veniva chiusa in una robusta scatola di legno munita di galleggiante affidata alle onde dell’Atlantico. Il più delle volte riusciva a raggiungere il destinatario.
Approdare a questo affascinante arcipelago è tuttora difficile. Il vento nelle Ebridi esterne soffia forte due giorni su tre e impedisce la traversata o, se cambia direzione, una volta arrivati costringe a ripartire in tutta fretta dall’unica baia. Pare che esista un esclusivo “St. Kilda Club” che riunisce chi è riuscito a passare almeno una notte su una delle isole.

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Il nunzio Cavalli: Medjugorje luogo di grazia scelto dal Signore per farsi incontrare

Posté par atempodiblog le 16 janvier 2025

Il nunzio Cavalli: Medjugorje luogo di grazia scelto dal Signore per farsi incontrare
Intervista con l’arcivescovo visitatore apostolico inviato da Papa Francesco nella parrocchia delle presunte apparizioni: è lui a leggere preventivamente i messaggi attribuiti alla “Regina della Pace” e ad autorizzarne la pubblicazione
di Andrea Tornielli – Vatican News
Tratto da: Radio Maria

Il nunzio Cavalli: Medjugorje luogo di grazia scelto dal Signore per farsi incontrare dans Andrea Tornielli Radio-Vaticana-Andrea-Tornielli-e-il-Nunzio-Apostolico-Cavalli

«Medjugorje è un posto normale, senza alcuna cosa speciale ed è divenuto per grazia un luogo spirituale dove le persone vengono da ogni parte del mondo. Vengono, e lì cominciano a pregare». Lo afferma in un’intervista con i media vaticani l’arcivescovo Aldo Cavalli, 78 anni, lecchese, una vita trascorsa al servizio della Santa Sede nelle nunziature, che nel novembre 2021 è stato inviato da Papa Francesco come visitatore apostolico nel piccolo paese della Bosnia ed Erzegovina divenuto negli ultimi quarant’anni uno dei centri mariani più visitati del mondo. Il 2024 è stato un anno importante per Medjugorje: lo scorso maggio il Dicastero per la dottrina della fede ha pubblicato le nuove norme sui presunti fenomeni soprannaturali che facilitano il via libera alla devozione senza impegnare la Santa Sede nella dichiarazione di soprannaturalità. E a settembre è stata divulgata la nota intitolata “La Regina della Pace”, dedicata all’esperienza spirituale di Medjugorje, che assegna al fenomeno mariano il “nulla osta”, cioè il riconoscimento più alto tra quelli previsti dalle nuove norme. Da allora i “presunti messaggi” che i veggenti ricevono vengono pubblicati «con approvazione ecclesiastica».

Già da qualche anno lei vive nella parrocchia di Medjugorje e incontra i pellegrini. Qual è stata la sua esperienza?
A Medjugorje non ero mai stato. Però sono italiano, e come tanti del mio Paese avevo avuto contatti con chi ci era andato. Sempre notavo, quando tornavano da Medjugorje, che queste persone erano più impegnate a livello spirituale e umano: in chiesa, nelle catechesi, nel fare il bene. Erano molto più impegnate di prima. Ora sono lì da tre anni: è un luogo normale, senza nessuna cosa speciale ed è divenuto per grazia un luogo spirituale dove le persone vengono da ogni parte del mondo. Vengono e lì cominciano a pregare. Entrano in comunione con il Signore Gesù e la Vergine Maria li accompagna. È un pregare semplice: vogliono cambiare vita, vivere meglio di prima, vogliono risolvere o affrontare bene i problemi che hanno. Un cambiamento che si chiama conversione, che si attua in particolare nel sacramento della penitenza. Questo accade normalmente a Medjugorje.

Che cosa la colpisce guardando ai tanti pellegrini?
Arrivano giovani e adulti. Vengono senza alcuna sponsorizzazione. Arrivano tutti con uno scopo: incontrare il Signore e la Vergine Maria. Non trovano niente da vedere o da visitare: come turismo religioso siamo a zero. Ma qui giovani e adulti cominciano a pregare. Ero appena arrivato, a febbraio di tre anni fa, e mi trovavo tra le panchine all’aperto dietro la chiesa. Viene una famiglia latinoamericana, con un ragazzo quindicenne che era un ribelle, un vero ribelle! Dopo appena cinque minuti è venuto a confessarsi… e i genitori lo guardavano sorpresi. È un luogo di grazia che il Signore ha scelto per farsi incontrare. Il nulla osta del Papa vuol dire: andate, andate, andate! Andate lì perché è un luogo di grazia, dove si incontra il Signore e il Signore ti incontra.

Grazie alle nuove norme volute da Papa Francesco, ora il procedimento per esaminare e pronunciarsi su questi casi punta più sui frutti spirituali.
Il Dicastero per la Dottrina della fede ha esaminato due punti che sono documentabili. Il primo riguarda i frutti. A Medjugorje vengono da ogni parte del mondo, in migliaia e migliaia. Quest’anno sono venuti due milioni di persone adulti e giovani. Quasi 50.000 preti sono venuti per pregare, per convertirsi. Poi altri frutti molto importanti sono le tante vocazioni. Tante persone che pregano. Il secondo elemento che è stato esaminato sono i messaggi. Ogni messaggio è stato confrontato con la nostra fede e si è constatato che i messaggi vi corrispondono. Frutti molto positivi, e i messaggi positivi per la fede: questo ha permesso di dire che Medjugorje è un luogo di grazia.

Lei è personalmente coinvolto nella pubblicazione dei messaggi che vengono divulgati una volta al mese. Che cosa accade concretamente?
È molto semplice: quando c’è un messaggio, chi l’ha ricevuto lo scrive e me lo invia nella lingua in cui scrive, cioè il croato. Me lo traducono subito in italiano. Questo processo è molto interessante: ci sono almeno due mediazioni umane molto importanti: per quello che parliamo sempre di “presunti messaggi” anche se siamo in favore al punto che alla fine del messaggio scriviamo: “con approvazione ecclesiastica”. Ma attenzione, i messaggi sono definiti “presunti” perché passano attraverso due mediazioni umane: non scrive la Madonna, scrive la persona che riceve. La seconda mediazione è la traduzione dal croato all’italiano: sono due lingue totalmente differenti. Noi diciamo che il messaggio va bene, che corrisponde alla fede e invitiamo a leggerlo e meditarlo perché è positivo. Non aggiunge nulla alla Rivelazione, però arricchisce. Aiuta a vivere meglio la fede oggi.

Sappiamo che nessuna rivelazione privata, dunque nessuna delle apparizioni mariane, aggiunge niente alla Rivelazione. Quale atteggiamento dobbiamo avere e quali rischi evitare? Perché talvolta c’è il rischio di lasciarsi prendere da un eccesso di curiosità verso i “segreti”, una curiosità un po’ apocalittica.
Il Dicastero per la Dottrina della fede lo scorso maggio ha pubblicato delle norme che sono fondamentali per capire la decisione su Medjugorje. Ha ricordato che prima cosa la Rivelazione, la Parola di Dio, è solo la Bibbia è che questa Rivelazione si è conclusa con l’Apocalisse. Ciò non toglie che lo Spirito Santo si possa servire di messaggi e di rivelazioni private affidate a persone e che servono per attuare meglio l’unica vera Rivelazione. Tutto questo non aggiunge niente alla Rivelazione, ma può essere utile. Ecco l’importanza dei messaggi. Possono essere utili per attuare oggi la Rivelazione che il Signore ha fatto una volta per sempre.

Lei ha conosciuto i veggenti di Medjugorje? Li ha incontrati?
Sì. E posso dire che sono persone semplici, hanno la loro famiglia, hanno i problemi che ha ogni famiglia.

Scusi se la interrompo: qualcuno aveva fatto un’obiezione per il fatto che nessuno di loro era diventato prete o suora…
Ma ognuno ha la sua vocazione! Sono persone semplici, persone buone. Non ho niente da dire. Ci vediamo spesso, prendiamo il caffè insieme. Sono persone che crescono nella fede, ognuno alla propria maniera, e diventano sapienti, sempre più sapienti. Sto in contatto con loro: non sono diventati preti o suore e ognuno ha la sua missione, la sua vita di famiglia.

Che cosa ha imparato in questi tre anni trascorsi nella parrocchia di Medjugorje?
Che lì c’è la grazia. Ho imparato che il Signore, con la sua grazia, ci segue sempre. Ho imparato che il Signore nella nostra vita ha un piano e ci accompagna. Ci vuole bene.

A Medjugorje la Madonna si è definita “Regina della Pace”. Un messaggio quanto mai attuale in questo nostro tempo.
Uno dei primi presunti messaggi, del 1981, è molto profondo a questo proposito. Dice: pace, pace, pace che regni la pace. Attenzione: non tra di noi, ma innanzitutto tra Dio e noi, e poi anche tra di noi. Questo è fondamentale. Quando gli ebrei sono usciti dall’Egitto, Dio ha detto tramite il profeta Mosè: se volete vivere liberi, ci sono alcune regole da seguire, sono i Comandamenti. Dio per la pace è fondamentale. Nei comandamenti ci vengono dette poche cose per vivere: rispettare la vita e non uccidere, la famiglia è fondamentale punto di riferimento, rispettiamoci a vicenda. Se viviamo così viviamo in pace. Se invece non viviamo così ci sono le guerre.

Un’altra caratteristica che rende particolarmente attuale il messaggio di Medjugorje è il fatto che la presunta apparizione sia avvenuta in una terra dove convivono religioni diverse e che è stata segnata in tempi recenti da violenze terribili. Ci sono messaggi che toccano questo tema. Che cosa può dire in proposito?
La parola che usiamo è dialogo. Dia logos, dialogo tra di noi, ma logos vuol dire: io ti presento la mia identità, ti presento il mio modo di vivere, di pensare, di credere, di attuare. Tu mi presenti la tua identità. Dialogando ci conosciamo, ognuno mantenendo la sua identità. Se perdiamo l’identità, non dialoghiamo più. E allora viene la tragedia. Lì ci sono diverse religioni, diversi modi di vivere. Dobbiamo dialogare. E lì noi a Medjugorje abbiamo una identità chiara: il Signore Gesù Cristo è per noi l’unico Signore.

Le nuove norme pubblicate lo scorso maggio dal Dicastero per la Dottrina della fede sono espressione dell’animo pastorale di Papa Francesco e corrispondono all’atteggiamento di grande attenzione verso la fede dei semplici e la devozione popolare. Quanto è importante questo aspetto?
Dobbiamo mettere dei punti di riferimento di fede molto forti. La fede popolare si arricchisce mettendo come punto di riferimento la Madre di Dio e punto di riferimento assoluto, il Signore Gesù Cristo. La Madre di Dio che ti accompagna a questo incontro. Quando la gente semplice viene con tutti i suoi problemi, si incontra con la Madre di Dio che ha sofferto come loro. L’immagine della Vergine Addolorata c’è in quasi tutte le parrocchie: lei che ha sofferto come te, e ti accompagna al Signore Gesù che ti dà la forza per vivere bene. Cambiare vita non è lasciare la famiglia, lasciare il lavoro… quando ritorni nella vita di prima, sei cambiato dentro. Sai che con il Signore posso affrontare i problemi. Ecco la fede dei semplici. Ecco il Rosario, l’Eucaristia e l’adorazione eucaristica. La scorsa estate avevo davanti a me 30/40 mila giovani che stavano in adorazione in un silenzio assoluto. Lì, in quel pane trasformato, c’è la presenza reale, sostanziale del Signore Gesù Cristo. Lui mi guarda, io lo guardo, Lui mi parla, io gli parlo. Quante persone mi han detto: io lì ho sentito il Signore che mi ha parlato.

Da quanto ci ha raccontato e da quanto abbiamo letto nella Nota del Dicastero sul fenomeno di Medjugorje, si può concludere rivolgendo l’invito a tutti di compiere questo pellegrinaggio?
Il documento vuol dire in modo ben chiaro: andate a Medjugorje perché è un luogo di grazia.

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La Nazareth croata

Posté par atempodiblog le 12 décembre 2024

La Nazareth croata
Il Santuario mariano della Santa Casa a Tersatto, in Croazia, è il più antico e più importante della Croazia occidentale: è sorto sul colle ove nel 1291 venne posata la Santa Casa, ivi miracolosamente trasportata dagli angeli, poi scomparsa nel 1294 e ricomparsa, sempre misteriosamente, nei pressi di Ancona (ora nel Santuario di Loreto).
di Luigi Walter Veroi Radici Cristiane

La Nazareth croata dans Apparizioni mariane e santuari Tersatto

Tersatto (Trsat in croato) è un sobborgo a sud della città di Fiume (Rijeka), situato su una collina adiacente all’autostrada che sovrasta la città. Da lì si può ammirare un panorama sulla città di Fiume e sul prospiciente golfo del Quarnaro sino alle isole di Veglia (Krk) e Cherso (Cres).
Tersatto è noto anche come la “Nazareth croata”, per il Santuario mariano più antico e più importante della Croazia occidentale, sorto sul colle ove nel 1291 venne posata la Santa Casa, ivi miracolosamente trasportata dagli angeli, poi scomparsa nel 1294 e ricomparsa, sempre misteriosamente, nei pressi di Ancona (ora nel Santuario di Loreto).

«Venne la Casa della Beata Vergine Maria»
In ricordo di quella sosta vi è ancora una iscrizione scolpita all’inizio della scalinata di oltre 500 gradini, che dalla città sale al Santuario, detta Petar Kruži (nome del capitano croato che la fece costruire nel 1531 come ex voto per consentire ai marinai di accedere al Santuario). Il testo dell’iscrizione recita: «Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazareth a Tersatto l’anno 1291 allì 10 di maggio et si partì allì 10 di dicembre 1294».
Durante le maggiori affluenze estive dei fedeli (non solo croati, ma anche sloveni, italiani, austriaci e tedeschi) le S. Messe vengono celebrate all’aperto, in una spianata di fronte all’attiguo convento dei Francescani.
Anche papa Giovanni Paolo II si recò qui pellegrino l’8 giugno 2003. A ricordo di quell’evento, sul piazzale che fronteggia la chiesa, vi è ora un’imponente statua del Pontefice in preghiera.
In un’apposita cappella sono conservati gli ex voto (comprese molte stampelle), che testimoniano la riconoscenza alla Madonna per le numerose guarigioni e per gli scampati naufragi per Sua intercessione.
Questo centro di spiritualità mariana della Croazia (secondo per numero di pellegrini, dopo quello di Marija Bistrica a nord di Zagabria) è stato riconosciuto dai vescovi della provincia ecclesiastica fiumana quale Santuario familiare per gli inizi legati alla presenza della Santa Casa, mentre nel 1930 papa Pio XI gli conferì il titolo di basilica minore.

Le approvazioni dei Pontefici
A partire da Clemente V (1305-1314), che con una Bolla del 18 luglio 1310 confermò indirettamente l’autenticità della Santa Casa, molti Papi fecero riferimento alla miracolosa traslazione.
Nel 1367 papa Beato Urbano V (1362-1370), di ritorno da Avignone, passò per Loreto, ove trovò molti pellegrini croati che erano venuti a pregare la Madonna, perché ritornasse presso di loro con la sua Casa. Commosso da tale fede, inviò a Tersatto il francescano padre Bonifacio da Napoli con una icona della Madonna con bambino di origine bizantina attribuita a S. Luca («per calmare il loro dolore»), ritenuta miracolosa, e da allora posta ed onorata sopra l’altare maggiore del Santuario di Tersatto (attualmente, per motivi di sicurezza, l’originale è custodito nel tesoro del convento). Nel 1715, un decreto del Vaticano autorizzò l’incoronazione di quell’immagine e sul capo della Madonna e del Bambino furono poste due corone alla presenza di una delegazione del Parlamento croato.
Nel 1419 papa Martino V concesse ai conti Frangipane di erigere il santuario, che avrebbero gestito i frati Francescani. In un documento pontificio chiamato Breve del 1° giugno 1515, papa Leone X dichiarò che la storia della traslazione miracolosa era comprovata da testimoni degni di fede. Si legge nel testo:

«È provato da testimoni degni di fede che la Santa Vergine, dopo aver trasportato per l’onnipotenza divina la sua immagine e la propria casa da Nazareth in Dalmazia, quindi nella foresta di Recanati e nel campo di due fratelli, la fece deporre per il ministero degli Angeli sulla pubblica via, ove trovasi tuttora e dove l’Altissimo, per i meriti della Santissima Vergine, continua a operare miracoli».

Papa Clemente XII (1730-1740) mandò una commissione a Nazareth e a Tersatto per verificare le misure dell’edificio, risultate tutte coincidenti, e concedendo ai pellegrini che visitavano Tersatto speciali indulgenze.

Il beato papa Pio IX (che nel 1854 dichiarò il dogma dell’Immacolata Concezione) fu nativo dell’anconetano e fu miracolato nella Santa Casa di Loreto, dove fece voto di abbracciare la vita ecclesiastica, se fosse stato guarito da una grave malattia. Proprio lui identificò a Tersatto il primo luogo in cui “sostò” la Santa Casa di Nazareth nel 1291, dopo la prima miracolosa traslazione. Questa la sua dichiarazione solenne nella Bolla Inter Omnia del 26 agosto 1852:

«Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata molto lontano, oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia».

Papa Leone XIII, in occasione del VI centenario della traslazione nel 1894, pubblicò l’enciclica Felix Lauretana Civitate del 23 gennaio 1894, scrivendo che «per benignissimo consiglio di Dio fu trasportata miracolosamente in Italia». [...]

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Fra Emiliano Antenucci: “Quella del Silenzio è la Madonna dei tempi moderni”

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2023

Parla il rettore del Santuario aperto 3 anni fa per custodire un’effige sempre più amata nel mondo
Fra Emiliano Antenucci: “Quella del Silenzio è la Madonna dei tempi moderni”
di Nicoletta Giorgetti – Maria con te

Fra Emiliano Antenucci: “Quella del Silenzio è la Madonna dei tempi moderni” dans Apparizioni mariane e santuari Santuario-Vergine-del-Silenzio

Contro le chiacchiere inutili che non muovono al discernimento. Contro il frastuono della modernità, che ci ovatta i sensi e lo spirito. Contro la calunnia, l’invidia, la tentazione facile di sparlare degli altri. Da tre anni la Madonna del silenzio sta lì, nel cuore della Marsica, e, con quel dito accostato dolcemente alle labbra, ci invita ad ascoltare prima di aprire la bocca. Ci insegna, appunto, il prezioso dono del silenzio, che “è la lingua di Dio, il linguaggio dell’amore, il gemito dei santi, la penna colorata degli artisti, la nota fondamentale dei musicisti, la brezza leggera del vento, il canto della natura, il sussurro degli angeli, il palpito del cuore, l’ultimo grido dei defunti”.
Parole di fra Emiliano Antenucci, il cappuccino instancabile che papa Francesco ha voluto a rettore del santuario della Vergine del Silenzio di Avezzano, in provincia de L’Aquila.
L’unico al mondo, che guarda a questo piccolo paradiso incastonato nel verde dell’Abruzzo con fede e speranza. E non è un modo di dire, perché, “a tre anni dall’apertura del santuario, arrivano lettere, e-mail, richieste di contatto da Paesi sempre più lontani”, racconta, con una gioia che viene dal cuore, fra Emiliano.
Della comunità messicana innamorata della Madonna del Silenzio, del resto, abbiamo già parlato su Maria con te, mentre quello che non sapevamo è che la dolcezza della Vergine che invita a tacere e a discernere prima di (s)parlare è arrivata persino in Corea.
“Il legame con il Sudamerica è consolidato e quasi fisiologico”, conferma padre Antenucci, “considerata anche la vicinanza tra la Vergine di Guadalupe e la Madonna del Silenzio: entrambe portano un messaggio di speranza, di conforto e consolazione. “Io sono con te”, disse la Madonna quando apparve a Juan Diego. Che è ciò che la Vergine del Silenzio dice a chi si rivolge a Lei: con la mano sinistra indica il silenzio e il Cielo; con la destra dice: “Fermati, calmati, aspetta. Ci sono io accanto a te”. La novità sono le richieste di “contatto” dalla Corea, dalla Cina e da altri luoghi lontani, molto lontani da noi, non solo geograficamente”.

Cosa chiedono alla Vergine del Silenzio le persone che guardano, dunque, a Lei da ogni parte del mondo?
“La gente ha sete di silenzio, di spiritualità, di meditazione. E trova tutto questo nella Madonna del Silenzio. Che è la Madonna dei tempi moderni”.

In che senso?
“Perché è la Madonna che va contro il chiacchiericcio di tanti ciarlatani e invita tutti a fare discernimento prima di giudicare, prima di parlare. O sparlare. Ci sprona a fare silenzio e, nel silenzio, ad ascoltare, seguendo il suo stesso esempio: la descrizione che il Vangelo fa della Madonna è di una donna che tace. Nei momenti salienti della vita di Gesù, Maria resta in silenzio. Nella nascita, sotto la Croce. Persino nel Corano Maria è chiamata ‘la silenziosa’”.

Tre anni del santuario dedicato alla Madonna del Silenzio: come si sta preparando a quest’anniversario?
“Accogliendo una reliquia preziosissima: un frammento della camicia intrisa di sangue di Rosario Livatino, il giudice siciliano ammazzato a 37 anni dalla mafia agrigentina. Il primo magistrato beato nella storia della Chiesa. Martire per la giustizia e uomo santo nella fede. ‘Un testimone esemplare, coraggioso, che ha testimoniato il Vangelo fino al martirio’, come ha sottolineato il Vescovo di Avezzano, monsignor Giovanni Massaro, che ha celebrato la Santa Messa insieme a me e a don Calogero Manganello, della diocesi di Agrigento: è stato lui a portare la reliquia ai piedi della Vergine del Silenzio, dov’è rimasta per due giorni. Un dono grandissimo per me…”.

C’è una ragione particolare?
Avendo lavorato in carcere, dove mi reco tuttora periodicamente per ascoltare, spesso, le confessioni di “pezzi grossi” della mafia, ho sempre avuto un’ammirazione profonda, una venerazione per il “giudice ragazzino”, il suo coraggio, la sua fede, la sua forte devozione a Maria che traspare dalle sue agende. Ho visitato la sua terra, il luogo in cui è stato assassinato. E ho scolpite nella mente le sue parole, che poi sono state il suo testamento spirituale: ‘Quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili’”.

Quale traccia ha lasciato il beato Livatino ad Avezzano?
“Ai piedi della Madonna del Silenzio ha lasciato un messaggio o, meglio, un invito a praticare ‘un silenzio d’amore, non un silenzio d’onore’, che è quello, distorto, caro ai mafiosi”.

In tema di bilanci, invece, cosa può raccontarci? Di quali gioie è stato sinora testimone?
“A parte le guarigioni dello spirito di cui continuo a essere felice testimone, un fatto mi ha reso particolarmente contento, di recente: abbiamo siglato una sorta di gemellaggio con una parrocchia di Madrid, la parrocchia intitolata a Santa Maria del Silenzio, fondata da due Sacerdoti sordomuti. A fare da tramite è stata Suor Veronica Amata Donatello, che si occupa della Pastorale dei sordomuti per conto della Cei. Grazie a lei è arrivato qui dalla Spagna un nutrito gruppo di sordomuti: prima sono venuti alla Madonna del Silenzio, poi sono andati dal Papa. A breve incontrerò anche il Movimento dei sordi cattolici: li ho invitati ad Avezzano. Non dimentichiamo, poi, le numerose e preziose testimonianze di tanti personaggi qui al santuario: giornalisti, uomini e donne dello spettacolo, della cultura, della legalità, oltre a illustri personalità del Clero, naturalmente”.

Quante meraviglie, fra Emiliano, sotto lo sguardo di Maria: per la terza volta, il santuario è pronto a celebrarle?
“Certamente: la prima domenica di agosto ci sarà la festa della Madonna del Silenzio, per il terzo anno consecutivo. Una festa che si aprirà con l’invito a portare una rosa alla Vergine, perché la rosa è il fiore più caro a Maria, poi la Santa Messa, la processione e i momenti di riflessione”.

Una speranza guardando al futuro?
“Che un giorno possa venire ad Avezzano anche Papa Francesco, che tanto ama la Madonna del Silenzio. Del resto, il santuario lo ha voluto lui”.

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Il segreto del riposo

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2023

Il segreto del riposo
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

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Il segreto del riposo non sta tanto nelle ferie, ma nell’organizzazione della giornata.
Una giornata in cui preghiera e lavoro si alternano, consentono di alzarsi al mattino pieni di creatività.
Finché la Madonna mi concede la salute e la gioia di servirla, vado avanti volentieri.
Una volta ho sognato che Gesù mi ha portato con sé a visitare l’Universo. Ci spostavamo rapidamente con la velocità del pensiero.
Da allora ho pensato che per viaggiare c’è tutta l’eternità.

Il segreto del riposo dans Citazioni, frasi e pensieri Just-like-this-dough-you-can-rise-if-you-rest

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A Cracovia il più grande altare gotico del mondo è dedicato all’Assunta

Posté par atempodiblog le 16 août 2022

A Cracovia il più grande altare gotico del mondo è dedicato all’Assunta
Una monumentale opera in legno particolarmente cara a Giovanni Paolo II
di Wlodzimierz Redzioch – ACI Stampa

A Cracovia il più grande altare gotico del mondo è dedicato all'Assunta dans Articoli di Giornali e News L-altare-maggiore-dedicato-all-Assunzione

Non tutti sanno che il più grande altare gotico si trova in una chiesa a Cracovia: la basilica dell’Assunzione di Maria Vergine.

La chiesa si trova presso la Piazza Grande della storica città sulla Vistola, già capitale della Polonia. La prima chiesa costruita in questo luogo all’inizio del XIII secolo venne distrutta durante le invasioni dei Tartari e sulle sue fondamenta venne edificata in stile gotico l’attuale chiesa che nel corso dei secoli fu modificata secondo gli stili di varie epoche fino all’Art Nouveau.

E in questo scrigno dell’arte si trova un vero gioiello: l’altare di Veit Stoss, conosciuto come altare di Santa Maria (Ołtarz Mariacki). E’ un pentattico, il che significa che si compone di una parte centrale con figure scolpite, una coppia di ali interne mobili e una coppia di ali esterne fisse. Tutte le ali sono decorate con rilievi in legno scolpiti, dipinti e dorati nei quali vengono rappresentati episodi della vita di Cristo e della Vergine. Questo gioiello dell’arte scultorea gotica fu voluto e pagato dai cittadini di Cracovia ed intagliato tra il 1477 e il 1489 dallo scultore tedesco Veit Stoss (in polacco Wit Stwosz), che si trasferì nella città e ivi rimase per i successivi 20 anni.

L’Altare di Veit Stoss è alto circa 13 m e largo 11 quando i pannelli del trittico sono completamente aperti. Le figure, scolpite in modo realistico, sono alte 2,7 m, ciascuna fu intagliata da un tronco d’albero di tiglio. Altre parti dell’altare sono fatte di legno di quercia e il fondale è in legno di larice. Quando sono chiusi, i pannelli mostrano 12 scene della vita di Gesù e Maria.

La scena centrale dell’altare mostra la morte della Madre di Gesù in presenza dei dodici Apostoli. La scena superiore presenta l’Assunzione della Madonna e in cima, già fuori dalla cornice principale, si vede l’incoronazione di Maria, affiancata dalle figure di san Stanislao e di sant’Adalberto.

Va detto che il giorno 15 agosto la Chiesa latina festeggia l’Assunzione di Maria al cielo, mentre quel giorno nella Chiesa ortodossa e nella Chiesa cattolica di rito bizantino si celebra la Dormizione di Maria. L’uso del termine « dormizione » (in latino dormitio) è legato alla dottrina che dice che Maria non sarebbe veramente morta, ma sarebbe soltanto sprofondata in un sonno, dopodiché sarebbe stata assunta in cielo. Anche se, dal punto di vista temporale, Dormizione e Assunzione non sono la stessa cosa, le due ricorrenze liturgiche coincidono. E nello splendido altare di Cracovia si affiancano una sopra l’altra.

Alla Basilica di Santa Maria fu legato in modo particolare, fin dalla sua giovinezza, Karol Wojtyła. Lì pregava spesso quando visitava i suoi parenti in via Floriańska. Negli anni 1952-1958 confessava nella Basilica: il suo confessionale si trovava nella cappella di Nostra Signora della Porta dell’Aurora di Vilnius. Il suo confessionale si trova ancora nella navata sud. Già da Pontefice durante i suoi pellegrinaggi in Polonia, Giovanni Paolo II ha visitato la Basilica tre volte: il 9 giugno 1979, il 13 agosto 1991, il 16 giugno 1999. Durante il suo primo pellegrinaggio in Patria, il Santo Padre pronunciò nella Basilica le parole piene di commozione: “Avrei rimorsi di coscienza se stando a Cracovia non avessi visitato la Basilica di Santa Maria, se non fossi entrato in questo magnifico tempio, di cui è difficile parlare concisamente. C’è tanta bellezza in essa, tanta espressione, tanta atmosfera orante, tanto mistero mariano e tanta raffinatezza! Sono anche lieto che all’ingresso ci si possa inchinare alla Madonna di Częstochowa, incoronata alla fine del pellegrinaggio dell’Arcidiocesi di Cracovia. E da lì, camminando lungo la chiesa, guardare il trittico di Veit Stoss e ammirarlo: questa bellezza gotica che il passato ci ha lasciato nel cuore stesso di Cracovia”.

Oggi tutti coloro che visitano questo tempio mariano di Cracovia possono ammirare il monumentale altare con le scene della Dormizione e dell’Assunzione della Madonna che è stato recentemente sottoposto ad un accurato restauro ed è tornato al suo originale splendore.

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