Il Papa e la Madonna: dieci cose da sapere

Posté par atempodiblog le 9 décembre 2017

Il Papa e la Madonna: dieci cose da sapere
La devozione mariana accompagna il pontificato di Francesco sin dal suo esordio. Nel giorno del suo quinto atto di venerazione della statua dell’Immacolata in piazza di Spagna, ne ripercorriamo l’intensità e la profondità in dieci immagini.
di M. Michela Nicolais – Agenzia SIR

Il Papa e la Madonna: dieci cose da sapere dans Fatima Omaggio_all_Immacolata

Papa Francesco compie il suo quinto atto di venerazione davanti alla statua dell’Immacolata in piazza di Spagna, a Roma. La sua devozione mariana ha radici profonde: proviamo a ripercorrerla in dieci tappe.

Maria Immacolata. “Abbiamo bisogno delle tue mani immacolate, per accarezzare con tenerezza, per toccare la carne di Gesù nei fratelli poveri, malati, disprezzati, per rialzare chi è caduto e sostenere chi vacilla”. È un passo della preghiera pronunciata un anno fa, l’8 dicembre, in piazza di Spagna. All’omaggio all’Immacolata, appuntamento molto sentito dai romani, il Papa ha aggiunto la sua cifra personale visitando anche la basilica di Santa Maria Maggiore e l’icona della Salus Populi Romani, che Francesco venera anche prima della partenza per ogni viaggio apostolico e, quando possibile, anche al suo rientro. È lì, davanti al quadro della Madonna attribuito dalla tradizione a San Luca, che il Papa ha sostato il 14 marzo del 2013, il giorno dopo la sua elezione al soglio di Pietro.

La Madonna di Lujan. È stata nonna Rosa – personaggio largamente presente negli aneddoti della sua vita personale che il Papa cita spesso come esempio ai fedeli – ad introdurre il piccolo Jorge Mario Bergoglio all’amore per la Madonna. Da sacerdote e da vescovo, Francesco ha sempre celebrato i riti legati alle feste mariane. Da cardinale e arcivescovo, Bergoglio ha presieduto ogni 8 maggio le celebrazioni di Nostra Signora di Lujan, la Madonna più amata in Argentina. Nel suo stemma vescovile, cardinalizio e papale, figura in basso a sinistra una stella, simbolo della madre di Cristo e della Chiesa.

La Madonna che scioglie i nodi. Anche se devotissimo alle icone sudamericane della Vergine, è ad Augusta, in Germania, che Bergoglio ha scoperto l’immagine che avrebbe caratterizzato il suo culto mariano: la Madonna che scioglie i nodi. Nel 1986 vede un quadro, ex voto per la ricomposizione di un matrimonio in crisi, con Maria che schiaccia la testa al serpente mentre con le mani scioglie i nodi – simboli di unione coniugale – sorretta da due angeli. Nasce così la decisione di introdurre questa immagine in Argentina: nel 1996 ne incorona una riproduzione nella chiesa di San José del Talar a Buenos Aires.

Nostra Signora di Aparecida. Nel luglio 2013, in occasione del suo primo viaggio internazionale, incontrando l’episcopato brasiliano, la storia di Aparecida diventa la chiave di lettura per la missione della Chiesa. Dai tre pescatori che trovano l’immagine dell’Immacolata Concezione, secondo il Papa, si può imparare che “le reti della Chiesa sono fragili, forse rammendate; la barca della Chiesa non ha la potenza dei grandi transatlantici che varcano gli oceani. E tuttavia Dio vuole manifestarsi proprio attraverso i nostri mezzi, mezzi poveri”, come quelli della gente semplice.

La Madonna di Lourdes. Ai fedeli raccolti nei giardini vaticani per la recita del Rosario, a conclusione del mese di maggio, Papa Francesco ha suggerito un nuovo titolo con il quale rivolgersi alla Madonna. “Vergine della Prontezza”, l’ha chiamata il 30 ottobre 2014, raccogliendosi in preghiera davanti all’edicola votiva che riproduce il luogo dell’apparizione della Vergine a Lourdes. Il riferimento è il mettersi in cammino “in fretta” di Maria per far visita alla cugina Elisabetta: “Non ha perso tempo, è andata subito a servire”.

La Vergine del Rosario. In un tweet di qualche tempo fa, Francesco aveva confessato: “Il Rosario è la preghiera che accompagna sempre la mia vita; è anche la preghiera dei semplici e dei santi, è la preghiera del mio cuore”. Per il Papa, il Rosario è anche “una sintesi della Divina misericordia”, come ha spiegato al termine dell’anno giubilare. A tutte le persone che incontra, nelle udienze pubbliche e private, il Papa regala una corona del Rosario e alla preghiera del Rosario Francesco invita spesso i giovani. Contenevano un Rosario anche le “misericordine” fatte distribuire in piazza San Pietro nel novembre 2013, per una medicina che fa bene al cuore.

La Madonna di Guadalupe. “Il mio desiderio più intimo è fermarmi davanti alla Madonna di Guadalupe”. Francesco lo aveva confessato già sul volo di andata per l’Avana, in occasione del suo viaggio a Cuba e in Messico. Una volta entrato nel Santuario dedicato alla Vergine meticcia, il Papa ha sostato davanti alla sua immagine venti minuti in preghiera, da solo, prima della Messa.

La Madonna delle Lacrime. È il 5 maggio 2016, il giorno della Veglia per asciugare le lacrime, novità assoluta del calendario giubilare. Per l’occasione, a San Pietro, viene esposto il reliquiario della Madonna delle lacrime di Siracusa. Maria, assicura il Papa, “con il suo manto asciuga le nostre lacrime” e “ci accompagna nel cammino della speranza”.

La Madonna di Fatima. Circa dieci minuti, in piedi, in silenzio davanti alla statua della “Signora”. È una delle istantanee più commoventi del viaggio del Papa a Fatima, per proclamare santi i primi bambini non martiri della storia della Chiesa. La devozione per la Madonna di Fatima risale, del resto, all’inizio del ministero petrino di Francesco: al termine della Messa in occasione della Giornata mariana, il 13 ottobre 2013, il Papa ha affidato il suo pontificato alla Madonna di Fatima.

Madre della speranza. Se c’è un’immagine ricorrente nel pontificato di Francesco, e declinata con gli accenti della tenerezza, è quella di Maria “madre della speranza”, come l’ha definita nell’udienza del 10 maggio scorso. Il suo è un “istinto di madre che semplicemente soffre, ogni volta che c’è un figlio che attraversa una passione”. “Non siamo orfani: abbiamo una madre in cielo”, che “ci insegna la virtù dell’attesa, anche quando tutto sembra privo di senso”.

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«Maria non impedisce minimamente il contatto immediato dei credenti con Cristo, anzi lo facilita»

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2015

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12 ottobre: memoria liturgica di Nostra Signora Aparecida

«Maria non impedisce minimamente il contatto immediato dei credenti con Cristo, anzi lo facilita»
È una frase della Lumen gentium citata da Giovanni Paolo II nell’omelia della messa di consacrazione della Basilica di Nossa Senhora da Conceição Aparecida, il 4 luglio 1980. Riportiamo l’inizio di quell’omelia
Tratto da: 30Giorni

giovanni paolo e aparecida
Giovanni Paolo II durante la visita ad Aparecida il 4 luglio 1980

«Viva la Madre di Dio e nostra senza peccato concepita! Viva la Vergine Immacolata, la Signora Aparecida!».
Da quando ho messo piede in terra brasiliana, nei vari luoghi per dove sono passato, ho udito questo canto. Esso è, nell’ingenuità e semplicità delle sue parole, un grido dell’anima, un saluto, un’invocazione piena di filiale devozione e fiducia verso colei che, essendo vera Madre di Dio, ci fu data dal Figlio suo Gesù nel momento estremo della sua vita (cfr. Gv 19, 26) per essere nostra madre.
In nessun altro luogo questo canto assume tanto significato e ha tanta intensità quanto in questo luogo dove la Vergine, più di due secoli fa, venne incontro in maniera singolare alla gente brasiliana.
Da allora, a ragione si svolgono qui le ansie di questa gente; da allora, qui pulsa il cuore cattolico del Brasile. Meta di incessanti pellegrinaggi da tutto il Paese, questa è, come è stato detto, la «capitale spirituale del Brasile».
È un momento particolarmente emozionante e felice del mio pellegrinaggio brasiliano, questo, nel quale con voi, che rappresentate qui tutto il popolo brasiliano, ho il mio primo incontro con la Signora Aparecida.
Preparandomi spiritualmente a questo pellegrinaggio alla Aparecida, ho letto con religiosa attenzione la semplice e incantevole storia dell’immagine che qui veneriamo. L’inutile fatica dei tre pescatori in cerca di pesce nelle acque del Paraíba, in quel lontano 1717. L’inaspettato ritrovamento del corpo e poi della testa della piccola immagine di ceramica annerita dal fango. La pesca abbondante che seguì al ritrovamento. Il culto, subito iniziato, a Nostra Signora della Concezione nelle sembianze di quella statua bruna, affettuosamente chiamata “la Aparecida” (apparsa). Le abbondanti grazie di Dio per quelli che qui invocano la Madre di Dio.
Dal primitivo e grezzo oratorio – l’“altare di legno” dei vecchi documenti – alla cappella che lo sostituì, dalle varie successive aggiunte fino all’antica Basilica del 1908, i templi materiali sorti qui sono sempre opera e simbolo della fede del popolo brasiliano e del suo amore alla santissima Vergine.
Sono noti i pellegrinaggi, ai quali nel corso dei secoli prendono parte persone di tutte le classi sociali e delle più diverse e lontane regioni del Paese. L’anno scorso furono più di cinque milioni e cinquecentomila i pellegrini che passarono di qui. Che cosa cercavano gli antichi pellegrini? Che cosa cercano i pellegrini di oggi? Proprio quello che cercavano nel giorno, più o meno remoto, del battesimo: la fede e i mezzi per alimentarla. Cercano i sacramenti della Chiesa, soprattutto la riconciliazione con Dio e l’alimento eucaristico. E ripartono fortificati e riconoscenti alla Signora, Madre di Dio e nostra.
Moltiplicandosi in questo luogo le grazie e i benefici spirituali, Nostra Signora della Concezione Aparecida viene solennemente incoronata nel 1904, e, esattamente cinquant’anni fa, nel 1930 viene proclamata patrona principale del Brasile. Più tardi, nel 1967, spetta al mio venerato predecessore Paolo VI concedere a questo santuario la “rosa d’oro”, volendo con questo gesto onorare la Vergine e questo luogo sacro, e stimolare il culto mariano.
Veniamo ai nostri giorni. Di fronte alla necessità di un tempio più grande e più adeguato per rispondere alle esigenze dei pellegrini sempre più numerosi, ecco l’audace progetto di una nuova Basilica. Anni di lavoro incessante per la costruzione dell’imponente edificio. E oggi, superate non poche difficoltà, la splendida realtà che contempliamo.

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Il segreto di Aparecida

Posté par atempodiblog le 22 juillet 2013

Il segreto di Aparecida
di Antonio Socci – Libero

Il segreto di Aparecida dans Nostra Signora Aparecida izyy

Sulla copertina di “Time”, uscita mentre il Santo Padre è in viaggio per il Brasile, c’è una sua foto con questo titolo: “The People’s Pope”. Cioè il Papa della gente o meglio “il Papa del popolo”.
Si può dire in effetti che Francesco incarna, nel suo esempio, nel suo insegnamento, nella sua storia e nella sua figura di pastore quella “vera teologia della liberazione” che per anni Joseph Ratzinger e Giovanni Paolo II hanno annunciato.
Mentre mostravano gli errori della “teologia della liberazione” che si era diffusa negli anni Settanta in Sudamerica, quella di teologi come Gustavo Gutierrez, Camillo Torres, i fratelli Leonardo e Clodoveo Boff, poi Jon Sobrino e altri, che s’illudevano di realizzare il Vangelo abbracciando le analisi marxiste, la lotta di classe e la rivoluzione. Un errore drammatico.

LA SVOLTA DI BOFF
Di recente proprio uno di loro, Clodoveo Boff, è intervenuto per dare ragione alla Chiesa di Ratzinger, di Giovanni Paolo II e quindi – lo vedremo – di Bergoglio.

L’11 marzo ha rilasciato un’intervista, al giornale brasiliano “Folha de S. Paulo”, annunciata con questo titolo: “Irmão de Leonardo Boff defende Bento 16 e critica Teologia da Libertação”.
Clodoveo Boff, facendo riferimento a quanto scrisse l’allora cardinale Ratzinger, dice: “egli ha difeso il progetto essenziale della teologia della liberazione: l’impegno per i poveri a causa della fede. Allo stesso tempo, ha criticato l’influenza marxista. La Chiesa non può avviare negoziati per quanto riguarda l’essenza della fede: non è come la società civile dove la gente può dire quello che vuole. Siamo legati ad una fede e se qualcuno professa una fede diversa si autoesclude dalla Chiesa. Fin dall’inizio ha avuto chiara l’importanza di mettere Cristo come il fondamento di tutta la teologia”.
Invece “nel discorso egemonico della teologia della liberazione”, riconosce Clodoveo Boff, “ho avvertito che la fede in Cristo appariva solo in background. Il ‘cristianesimo anonimo’ di Karl Rahner era una grande scusa per trascurare Cristo, la preghiera, i sacramenti e la missione, concentrandosi sulla trasformazione delle strutture sociali”.
Il teologo ha concluso con un ricordo personale molto significativo: “Negli anni ’70 il card. Eugenio Sales mi ha ritirato la certificazione per l’insegnamento della teologia presso l’Università Cattolica di Rio. Sales mi ha affabilmente spiegato: ‘Clodoveo, penso che ti sbagli. Fare del bene non basta per essere cristiani, l’essenziale è confessare la fede’. Aveva ragione, infatti la Chiesa è diventata irrilevante. E non solo essa, ma Cristo stesso”.
Se dunque “quella” teologia della liberazione è naufragata, insieme ai sistemi marxisti, è cresciuta  la “vera” teologia della liberazione. Proprio Ratzinger ne è stato un forte promotore e Bergoglio ne è il frutto maturo.
E qui si scopre di nuovo il filo rosso che lega i due uomini di Dio. E’ noto infatti che Bergoglio fu in America Latina uno dei più accorati sostenitori di questa via indicata dalla Chiesa, cioè l’abbraccio dei poveri, sia nella vita materiale che in quella spirituale, la denuncia delle ingiustizie profonde che opprimevano tanti popoli, ma con l’annuncio del Vangelo e non dell’ideologia marxista.
Quel legame porta fino al Conclave del marzo scorso. E’ proprio il viaggio di papa Francesco in Brasile, per la Giornata mondiale della gioventù, che permette di scoprirlo. Lo ha fatto notare Lucio Brunelli con un articolo sul sito “Terre d’America” di Alver Metalli.

TUTTO COMINCIA CON MARIA
Brunelli, sottolineando “l’insolito destino” che “continua a legare il papa regnante e il papa emerito” – oltre all’affetto e alla stima personale – indica un luogo significativo: il santuario mariano di Aparecida, che è il cuore cristiano del Brasile.
E’ lì, ai piedi della Madonna, che papa Francesco andrà a pregare il 24 luglio prima di recarsi all’appuntamento con due milioni di giovani. E proprio in quel santuario si era recato Benedetto XVI il 13 maggio 2007, attorniato da una folla immensa. Perché ad Aparecida era in corso la quinta conferenza generale dell’episcopato dell’America Latina e dei Caraibi.
“Fu quell’assemblea” spiega Brunelli “a consacrare la figura dell’arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio, come leader continentale della Chiesa latinoamericana. La sua reputazione di uomo di Dio era già nota. La sua condotta di vita, lo spazio che riservava alla preghiera, il rifiuto del lusso e l’attenzione evangelica ai poveri, erano tratti ben conosciuti da molti suoi confratelli. Non a caso molti di loro lo avevano già votato nel conclave del 2005. Ma ad Aparecida i vescovi latinoamericani (e non solo loro) scoprirono anche le capacità di ‘governo’ di Bergoglio”.
Egli infatti era stato eletto alla presidenza della commissione che doveva scrivere il documento finale, un compito delicato perché doveva indicare la strada per una Chiesa complessa, nel continente più cattolico del mondo e proprio mentre erano in corso tumultuosi cambiamenti (il baratro del default argentino, l’impetuosa crescita economica brasiliana).
Bergoglio riuscì a far esprimere in armonia tutte le diverse sensibilità e – dice Brunelli – “valorizzò insieme la devozione popolare e le istanze più autentiche della teologia della liberazione, depurata dalla crosta ideologica degli anni 70”.
Nell’omelia che pronunciò lì ad Aparecida il 16 maggio 2007, dopo la partenza di papa Benedetto, si vede davvero in anticipo  – sottolinea Brunelli – tutto papa Francesco:  “Lo Spirito proietta la Chiesa verso le periferie, non solo le periferie geografiche del mondo conosciuto della cultura, ma le periferie esistenziali. Lo Spirito ci giuda, ci conduce sulla strada verso ogni periferia umana: quella della non conoscenza di Dio … dell’ingiustizia, del dolore, della solitudine, della mancanza di senso… ”.
In una successiva intervista a “30 Giorni” ringraziò esaltò papa Benedetto per aver voluto valorizzare il contributo di tutti. Poi concluse: “Il documento di Aparecida non si esaurisce in se stesso, non chiude, non è l’ultimo passo, perché l’apertura finale è sulla missione. L’annuncio e la testimonianza dei discepoli. Per rimanere fedeli bisogna uscire. Rimanendo fedeli si esce. Questo dice in fondo Aparecida ”.
Brunelli osserva: “Non è azzardato affermare che proprio ad Aparecida si nasconda parte del segreto dell’elezione di Bergoglio al soglio pontificio. Furono alcuni cardinali brasiliani, a partire dal suo amico Claudio Hummes, arcivescovo emerito di San Paolo, i primi a promuovere la sua candidatura durante l’ultimo conclave. Molti forse ricordano la foto di Francesco, dopo l’elezione, su un mini bus insieme ad altri allegri porporati. Seduto accanto a lui c’era il cardinale di Aparecida, Raymundo Damasceno Assis. ‘Nel momento in cui scattarono quella foto – ci ha confidato – ricordavamo con il nuovo papa il clima fraterno vissuto durante l’assemblea dei vescovi del continente, e lo stavo giusto invitando a tornare ad Aparecida, in occasione della Giornata mondiale della gioventù’ ”.
Il nuovo papa disse subito sì: voleva tornare lì da Maria, colei da cui tutto comincia.

PAROLA DI NEMICO
Proprio il nemico giurato di Bergoglio, l’intellettuale argentino Horacio Verbitsky, quello che ha definito il nuovo papa “una disgrazia, per l’Argentina e per il Sudamerica”, fa capire che Francesco, atteso in Brasile da un mare di persone, sarà un vero segno di rinascita cristiana.
Infatti ha irosamente dichiarato al “Fatto quotidiano” che “il suo populismo di destra è l’unico che può competere con il populismo di sinistra. Immagino che il suo ruolo nei confronti del nostro continente sarà simile a quello di Wojtyla verso il blocco sovietico del suo tempo, sebbene ci siano differenze fra le due epoche e i due uomini. Bergoglio combina il tocco populista di Giovanni Paolo II con la sottigliezza intellettuale di Ratzinger. Ed è più politico di entrambi”.
Significa che è e sarà un grande Papa. Né di destra né di sinistra: di Cristo.

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Nostra Signora Aparecida

Posté par atempodiblog le 11 juin 2013

Nostra Signora Aparecida
Anno 1717. Dalle acque del fiume Paraíba emerge una statuetta della Vergine ricoperta di fango. È l’inizio della devozione di un intero popolo
di Stefania Falascala – 30Giorni

Il tempio fu inaugurato il 26 giugno del 1745 con l’invocazione di Nostra Signora Aparecida.
Il 16 giugno del 1930 papa Pio XI dichiarò Nostra Signora Aparecida patrona del Brasile.
Il 4 luglio del 1980, l’attuale Basilica, che ha dimensioni appena inferiori a quelle di San Pietro in Vaticano, fu consacrata da Giovanni Paolo II.

Nostra Signora Aparecida dans Apparizioni mariane e santuari aparecida

«Nostra Signora Aparecida!

In questo momento così solenne, così eccezionale, voglio aprire davanti a voi, o Madre, il cuore di questo popolo, in mezzo al quale avete voluto dimorare in un modo tanto speciale […]. Desidero aprire davanti a voi il cuore della Chiesa e il cuore del mondo al quale questa Chiesa fu mandata dal vostro Figlio. Desidero aprirvi anche il mio cuore […]. Maria! Io vi saluto e vi dico “Ave”! In questo santuario, dove la Chiesa del Brasile vi ama, vi venera e vi invoca come Aparecida, come a lei rivelata e data in modo particolare! Come sua Madre e Patrona! […] Come modello di tutte le anime che possiedono la vera sapienza e, nello stesso tempo, la semplicità del bimbo e quell’intima fiducia che supera ogni debolezza e ogni sofferenza!».
(Preghiera di Giovanni Paolo II nella Basilica di Aparecida, 4 luglio 1980)

La storia
Era il 1554. Un gruppo di gesuiti guidato da padre José de Anchieta arrivò a San Paolo con il desiderio di trasmettere il tesoro della fede cristiana agli indios Tupi e Guaraní. Fondarono San Paolo, che diventò un importante centro di evangelizzazione. I missionari insegnavano con molto fervore la devozione alla Vergine Maria, mettendo in rilievo il ruolo che lei, come Madre di Dio, ha avuto nell’opera della redenzione. Tutti i pomeriggi c’era la catechesi e si pregava il santo rosario. In molti villaggi e città si diffusero le confraternite del rosario, si facevano processioni e novene.
Arriva il 1717. Il governatore della capitania di San Paolo, don Pedro de Almeida, è in viaggio verso Minas Gerais e deve passare per la Valle del Paraíba. Per l’alimentazione del governatore e della sua comitiva era stato chiesto ai pescatori del posto che portassero la maggior quantità possibile di pesci.
I pescatori, tra cui Domingo Martins, Juan Alves e Felipe Pedroso, presero le loro canoe, andarono verso il fiume Paraíba e cominciarono a pescare. Lanciarono le reti più e più volte ma non riuscirono a prendere niente. Navigarono per circa sei chilometri lungo il fiume, fino al porto di Itaguassú. Buttarono di nuovo le reti ma l’unica cosa che presero fu una statuetta ricoperta di fango e senza la testa. Quando la ributtarono in acqua apparve la sua testa e scoprirono che era l’immagine di Nostra Signora della Concezione. I pescatori tornarono a casa con una grande quantità di pesci e molto sorpresi da quanto era accaduto. Felipe Pedroso conservò l’immagine a casa sua per circa sei anni e nel 1733 la regalò a suo figlio. Questi fece costruire un oratorio e vi pose l’immagine della Vergine.
Presto cominciarono ad accadere prodigi straordinari e la fama della Vergine si diffuse spontaneamente. Il numero di pellegrini che venivano dai villaggi vicini era molto cresciuto e la piccola cappella di Itaguassú non era più sufficiente a contenerli. Così il vicario della parrocchia di Guaratinguetá fece costruire una cappella più grande nel Morro dos Coqueiros. Il tempio fu inaugurato il 26 giugno del 1745 con l’invocazione di Nostra Signora Aparecida. Il numero di pellegrini continuò ad aumentare e la devozione si estese in tutto il Brasile. Molte chiese e cappelle vennero dedicate a Nostra Signora Aparecida e ovunque era invocata come Madre e Patrona. Nel 1852 venne fatta una nuova costruzione e nel 1888 un’altra ancora. Nel 1904 l’immagine fu solennemente incoronata e nel 1908 il tempio fu elevato a Basilica minore. Il 16 giugno del 1930 papa Pio XI dichiarò Nostra Signora Aparecida patrona del Brasile. Nel 1946 ebbe inizio la costruzione dell’attuale Basilica. Nel 1967, per commemorare i 250 anni del rinvenimento dell’immagine nelle acque del fiume, papa Paolo VI inviò una rosa d’oro che fu posta ai piedi del trono. Il 4 luglio del 1980, l’attuale Basilica, che ha dimensioni appena inferiori a quelle di San Pietro in Vaticano, fu consacrata da Giovanni Paolo II.

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Per approfondire: iconarrowti7 La Madonna Aparecida regina e patrona del Brasile

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Il vero figlio di Maria è un cristiano che prega

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2011

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So che, qualche tempo fa, per un increscioso incidente si ruppe la piccola immagine di Nostra Signora Aparecida. Mi dissero che tra i tanti frammenti furono trovate intatte le due mani della Vergine unite in preghiera. Ciò è come un simbolo: le mani giunte di Maria in mezzo alle rovine sono un invito ai suoi figli a dare spazio nelle loro vite alla preghiera, all’assoluto di Dio, senza il quale tutto il resto perde senso, valore e efficacia. Il vero figlio di Maria è un cristiano che prega.

La devozione a Maria è fonte di vita cristiana profonda, è fonte di impegno nei confronti di Dio e dei fratelli. Rimanete alla scuola di Maria, ascoltate la sua voce, seguite i suoi esempi. Come abbiamo ascoltato nel Vangelo, essa ci guida verso Gesù: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5). Come una volta a Cana di Galilea, fa presenti al Figlio le difficoltà degli uomini, ottenendo da lui le grazie desiderate. Preghiamo con Maria e per mezzo di Maria: ella è sempre la “Madre di Dio e nostra”.

Giovanni Paolo II

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Per approfondire:
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 La Madonna Aparecida regina e patrona del Brasile

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La Madonna Aparecida regina e patrona del Brasile

Posté par atempodiblog le 22 octobre 2011

Quando si parla della devozione mariana nell’America Latina, quasi sempre si pensa alla Madonna di Guadalupe. Questo santuario, con i suoi 14 milioni di pellegrini, è infatti il più visitato in tutto il mondo. Ma poco si parla in Italia del grande santuario brasiliano della Vergine Aparecida – la Vergine Apparsa – che con i suoi 8 milioni e mezzo di visitatori annuali è il secondo delle Americhe e uno dei più visitati al mondo.
di Juan Miguel Montes – Radici Cristiane (ottobre 2005)

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Santuário Nacional de Nossa Senhora da Conceição Aparecida

Un santuario sul fiume
Adagiato nell’imponente panorama della valle del fiume Paraiba, la quale si estende ai piedi delle grandiose catene montuose che dal litorale si inoltrano nell’immenso territorio brasiliano, il Santuario di Aparecida, grazie alle sue dimensioni (può ospitare 45.000 fedeli), è visibile da una lunga distanza quando si viaggia sull’autostrada che da Sao Paulo porta a Rio de Janeiro.
Nonostante queste grandi dimensioni, il santuario nel suo interno è disposto in modo tale che da ogni angolo sia ben visibile la statuetta di 30 cm di altezza in terracotta oscura, che costituisce il vero magnete delle grandi moltitudini che vi affluiscono.
Da quasi tre secoli, precisamente dall’alba del 17 ottobre 1717, quando fu ripescata in modo prodigioso nelle acque del fiume, questa piccola statuetta ascolta le gioie e le sofferenze, le suppliche e i ringraziamenti del popolo brasiliano.

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Storia di una radicata devozione mariana
Il prodigioso fatto della sua “apparizione” accade dopo tutta una nottata di pesca infruttuosa da parte dei pescatori del fiume. Solo tre di loro, fra i quali un certo Joao Alves, avevano deciso di insistere nel lanciare le loro reti nel generoso Paraiba che finora non aveva mai negato loro il necessario per sussistere.
Finché Alves, in un suo ulteriore e ostinato tentativo, sente che qualcosa è rimasta impigliata nella rete. Era una statuetta decapitata della Madonna dell’Immacolata Concezione di terracotta oscura.
Butta ancora la rete e questa volta ne viene fuori la testina. Poi Alves convince gli altri due pescatori di lanciare anche loro le reti, avverandosi una seconda “pesca miracolosa” della storia, con grande abbondanza di grossi pesci di buona qualità.
Incollata la tesa al corpo, la statua rimase per dieci anni nella casa di Alves, oggetto di venerazione di tutta la famiglia che pregava davanti a Lei il rosario ogni giorno.
I figli di Alves, ricevuta la statuetta in eredità decisero di esporla alla venerazione della gente in una nicchia di legno all’interno di una cappellina e subito incominciò una lunga trafila di miracoli che risale da allora fino ai giorni nostri.
Una fama di immagine miracolosa che mette al cento la devozione mariana di milioni di cattolici sudamericani. Ma fu soltanto nel 1888 che una grande chiesa venne costruita in Suo onore: la cosiddetta “vecchia basilica”, in uno stile architettonico che ancora riecheggia quello molto bello portato in Brasile dai colonizzatori portoghesi, e il quale ha suoi esemplari più magnifici nei templi di San Salvador di Baia e di Minas Gerais.
Nel 1967 fu conclusa, in un vago stile neoromanico, la enorme “basilica nuova” di cui abbiamo parlato prima. Essa non è bella né graziosa nel suo gigantismo, ma il suo grande valore sta nel fatto che, ospitando oggi la sacra immagine, è divenuta la capitale mariana del Brasile, il cuore palpitante di questo grande movimento devozionale intorno ad Aparecida.
La basilica è retta dai padri redentorista e il suo territorio costituisce una diocesi che spesso ha avuto a capo un cardinale.

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La Madonna Aparecida unisce sotto la Sua corona tutti i brasiliani
Forse il miracolo della Madonna Aparecida più rinomato è quello che vide per protagonista uno schiavo nero di nome Zaccaria. Costui viveva in una piantagione di caffè quando scappò in cerca di libertà.
Preso da un capitano di schiavi in un bosco vicino San Paolo, passando dinanzi alla cappellina della Madonna Aparecida, Zaccaria implorò la Sua protezione. Immediatamente si aprirono le catene e davanti a un tale fatto, il capitano lo lasciò andare.
Forse anche per via di esso era molto devota della Madonna Aparecida la principessa Isabella (figlia dell’ultimo imperatore, Pedro II di Braganza), chiamata “La Redentrice”, perché a lei è dovuta la legge di liberazione della schiavitù nel periodo che tenne la reggenza del Paese.
Isabella regalò alla Madonna Aparecida la preziosa corona di oro e diamanti estratti dalle viscere del Brasile, la quale simboleggia la regalità di Maria sul grande Paese cattolico.
Con tale gioiello la Madonna venne ufficialmente incoronata nel 1904 sotto il pontificato di San Pio X.
Il 16 luglio 1930 Pio XI la dichiarò Patrona del Brasile in un decreto firmato dal Cardinale Eugenio Pacelli, Segretario di Stato e futuro Pio XII.
il 75° anniversario di questo evento è stato recentemente commemorato con una lettera del Cardinale Sodano, attuale Segretario di Stato, a nome di Benedetto XVI, nella quale si celebra la “straordinaria ripercussione della provvidenziale decisione, in vista dell’attuale estensione di tale devozione nella Terra della Santa Croce” (così è noto il Brasile dal tempo della sua scoperta).
Il Santo Padre si augura inoltre “che la Regina e Patrona del Brasile sia sempre più riconosciuta e lodata come Madre di Dio Nostro Signore e Madre nostra, affinché la sua potente intercessione serva da guida sicura che ci porti tutti a Gesù Cristo, nostro Salvatore”.

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Atti simbolici di una grande crisi
Purtroppo, la molto significativa statuetta è stata oggetto delle furie distruttive già capitate ad altre famose sacre immagini come, per esempio, la Pietà di San Pietro, vittima di un attentatore pazzo.
La Madonna Aparecida fu fatta a pezzi da un protestante il 16 maggio 1978, facendo sprofondare nello sconcerto il gigante latinoamericano. Se il desiderio era spegnere la sua devozione, bisogna dire che l’effetto è stato esattamente l’opposto e il Santuario, che oggi conserva l’originale perfettamente restaurato, è meta di un numero sempre crescente di pellegrini: dai 7 milioni del 2000 agli 8,5 milioni del 2004.
Altri due gravi attentati sacrileghi si sono verificati intorno alla Madonna di Aparecida: il 12 ottobre 1995, il giorno della sua festa, il pastore evangelico Sergio Von Halden ha preso a calci una replica della statuetta davanti a milioni di telespettatori e un altro protestante cercò di colpire l’originale con una pietra nell’aprile 1999, non riuscendo perché protetto da un vetro blindato.
Purtroppo la nazione cattolica più popolosa della terra, la nazione che ancora devota si raccoglie così numerosa ai piedi della Madonna Aparecida, ha attraversato un lungo periodo di crisi di fede.
Il cattolicesimo, anche perché molte volte presentato come una mera sociologia, ha perso milioni di appartenenti a tutto vantaggio di sètte e chiese che intercettano l’indubbia appetenza del sacro esistente nel popolo brasiliano.
Ed è proprio alla intercessione della Madonna Aparecida che è giusto affidare il cattolicesimo brasiliano, così ricco di speranze e potenzialità per la Chiesa in tutto il mondo.

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