10 frasi di giovani santi per una santità senza età

Posté par atempodiblog le 16 septembre 2015

10 frasi di giovani santi per una santità senza età
Perché non si tratta di un ideale bello e nobile, riservato solo a pochi “eletti”
di Rafael Pérez del Solar
Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti
Tratto da: Aleteia

papa francesco giovani

Quando ero bambino, mia nonna aveva la sana abitudine di portarmi sempre alla Messa domenicale. Devo riconoscere che all’epoca non capivo cosa accadeva nell’Eucaristia e mi annoiavo abbastanza. Per questo, ho preso l’abitudine (per intrattenermi) di osservare le grandi immagini di legno o di gesso collocate ai lati dell’altare o nelle navate laterali della chiesa. Raffiguravano tutte persone che indossavano un abito: sacerdoti, suore e religiosi, dal volto serio e allo stesso tempo mistico.

In questo modo, mi sono fatto un’idea di quello che era la santità: un ideale molto bello e nobile, ma riservato ad alcuni “eletti” e che implicava il fatto di essere come minimo sacerdote o monaco.

Alla fine dell’adolescenza, tuttavia, ho conosciuto maggiormente Dio e ho scoperto a poco a poco la ricchezza della Chiesa, la sua varietà di carismi e l’immensa diversità dei santi che esistevano nel pianeta. Le loro testimonianze hanno acceso in me l’ideale che il cambiamento del mondo passi per la santità di ciascuno e per la testimonianza dell’Amore di Cristo.

Papa Francesco ci spiega il significato della santità:

“La santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano… Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova”.

Quanto è importante ricordare e curare questo dono di Dio, quel fuoco iniziale di chi incontra Dio fin da giovane! Sono i cuori giovani che portano con sé ogni entusiasmo e ogni forza per lottare per gli ideali che il Signore ha seminato nei nostri cuori.

Pier Giorgio Frassati, Chiara Luce Badano, Nennolina, Maria Goretti, Domenico Savio, Teresina di Lisieux, Giacinta e Francesco Marto, Laurita Vicuña, Santa Agnese e la Beata Imelda (e tanti altri giovani santi!), ciascuno di loro, in base al proprio stato di vita e alla propria età e consapevole delle proprie fragilità, è stato un giovane con un grandissimo amore per Dio, assolutamente convinto che l’Amore per Gesù e per gli altri sia ciò che cambia davvero i cuori e il mondo.

Ecco una piccola rassegna che ci può spingere a conoscere la loro vita e il loro esempio.

venerabile meo

Nennolina era una bambina che andava a scuola e scriveva lettere a Gesù che dettava alla sua mamma. È tornata alla casa del Padre dopo una grave malattia ad appena 7 anni.

san domenico savio

Domenico era chierichetto della Messa domenicale alla quale assisteva, ha fatto parte dell’Oratorio di Don Bosco e ha imparato fin da piccolo a compiere sacrifici alla Vergine e a vivere l’austerità. È tornato alla casa del Padre a 14 anni.

beato frassati

Pier Giorgio era un giovane laico di spiritualità domenicana che aiutava i bisognosi e faceva alpinismo con i suoi amici. È tornato alla casa del Padre a 24 anni.

beata chiara luce

Chiara “Luce” è stata una ragazza del Movimento dei Focolari che giocava a tennis, faceva escursioni e praticava il nuoto. È tornata alla casa del Padre a 18 anni dopo un cancro alle ossa e offrendo a Gesù la sua malattia.

imelda lambertini

Imelda Lambertini è stata una giovane religiosa domenicana del XIV secolo, entrata in convento da bambina e tornata alla casa del Padre dopo aver ricevuto la Prima Comunione a 13 anni.

sant'agnese

Sant’Agnese era una ragazza molto bella che ha deciso di offrire la propria vita e la propria verginità a Dio. Nel corso della persecuzione del V secolo, venne condannata a morte quando si scoprì che era cristiana.

beata laura

Laurita Vicuña frequentava una scuola salesiana e ha offerto la sua vita a Dio per la conversione della madre, che viveva in una condizione di peccato. È tornata alla casa del Padre a 12 anni dopo aver ascoltato il pentimento della madre.

beata giacinta

Giacinta e Francesco sono stati due dei piccoli testimoni delle apparizioni della Madonna a Fatima. Sono tornati alla casa del Padre rispettivamente a 9 e 10 anni.

santa teresina

Teresina era una giovane monaca carmelitana che dall’età di 14 anni ha imparato a offrire preghiere per i peccatori. L’anno successivo è entrata nella vita religiosa, scrivendo poi la Storia di un’anima. È tornata alla casa del Padre a 24 anni.

santa goretti

Maria Goretti era una giovane laica che ha subito il martirio per difendere la sua purezza, perdonando il suo assassino prima di morire, a 11 anni.

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La testimonianza dei coniugi Martin: la santità della tenerezza

Posté par atempodiblog le 19 mars 2015

La testimonianza dei coniugi Martin
Zelia e Luigi presto santi: la santità della tenerezza
di Matteo Liut - Avvenire

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Louis Martin e Zélie Guérin (Basilica Nostra Signora delle Vittorie, Parigi)

Quando si conobbero ad Alençon Luigi Martin (1823-1894) e Zelia Guerin (1931-1877) capirono che il loro progetto di vita andava vissuto assieme, ma non s’immaginavano che avrebbero dovuto quasi “convertirsi” per capire a pieno il senso del matrimonio. Dopo essersi sposati il 13 luglio 1858, infatti, vivevano quasi come due consacrati, proprio perché entrambi, prima di incontrarsi, pensavano alla vita da religiosi. Poi grazie a una guida spirituale capirono il grande valore della chiamata alla generazione della vita e, sempre insieme, si aprirono a questo dono: ebbero nove figli, anche se solo cinque femmine arrivarono all’età adulta. Quattro di queste entrarono nel Carmelo, la quinta scelse un’altra congregazione religiosa. La più piccola, nata nel 1873, morì giovanissima, ma la sua incredibile esperienza spirituale la portò a essere riconosciuta come santa e dottore della Chiesa: si tratta di santa Teresa di Lisieux.

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Cappella dei coniugi Martin presso Nostra Signora delle Vittorie di Parigi (inaugurata il 16/01/2012)

Luigi era un orologiaio e Zelia realizzava merletti, quindi la loro situazione economica era buona, ma in casa Martin lo stile era all’insegna dell’essenzialità, della semplicità, ma anche della dolcezza, della delicatezza e della tenerezza. Virtù che santa Teresina raccontò di riconoscere molto bene nel padre. La partecipazione alla vita della parrocchia, ai sacramenti e l’impegno verso gli ultimi erano la “corona” di una quotidianità vissuta nella condivisione di gioie e dolori ma anche nell’entusiasmo di veder crescere il nucleo domestico. Per Zelia non vi era impegno più affascinante ed entusiasmante dello stare accando ai propri figli e la morte di alcuni di loro era stata accolta con serenità pur nella sofferenza. Zelia morì a 45 anni di tumore, Luigi 17 anni dopo, consumato dalla sclerosi ma sempre fedele al progetto che aveva condiviso fin dall’inizio con la moglie.

Il loro messagigo è chiaro: anche fare i genitori è una vocazione che va coltivata, fatta crescere, custodita e sostenuta spiritualmente. Ora, sempre insieme, la Chiesa li riconoscerà santi.

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L’esperienza del Natale

Posté par atempodiblog le 20 décembre 2014

L’esperienza del Natale
del Card. Angelo Comastri – Tu sei Trinità

L’esperienza del Natale dans Cardinale Angelo Comastri 33xy6bl

Teresa di Lisieux racconta nel suo manoscritto che un Natale coincise con il momento della sua conversione: era il Natale del 1886, l’anno prima del suo pellegrinaggio a Loreto. Cosa accadde in quel Natale? Racconta Teresa: “Andammo in chiesa a vedere il Dio debole e quel Dio debole mi donò una grande forza. Ricevetti la comunione e nella comunione ricevetti la forza di Dio”. E’ paradossale questo linguaggio di Teresa di Lisieux. Ma cosa accadde in quel Natale? Lo racconta lei stessa.

Uscendo dalla messa di mezzanotte, ritornarono a casa; Teresa era l’ultima figlia, vezzeggiata da tutti, in particolare dal padre; ma il padre era stanco, quella notte; arrivato a casa, non aveva voglia di assistere alla gioia semplice e spontanea della bambina che apriva i vari pacchetti dei regali e uscì in questa esclamazione: “Meno male che è l’ultimo anno”.

Teresa si sentì ferita, stava per piangere.

“A un certo punto”, racconta lei stessa, “mi feci forza, andai incontro al papà, cominciai ad aprire i piccoli regali gioiosamente e ritornò la festa nella mia famiglia”.

Commenta Teresa: “Feci un atto di umiltà e sentii la carità di Dio che mi entrava nel cuore e da quel momento fui felice”.

E’ l’esperienza del Natale, l’esperienza di umiltà che diventa accoglienza dell’amore. Se potessimo vivere un’esperienza di amore vero, proveremmo anche noi la gioia di Dio. Se vivessimo l’amore come dono, l’amore come gratuità, l’amore come oblio di se stessi, troveremmo il Paradiso fin da quaggiù.

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Novena a Nostra Signora delle Vittorie

Posté par atempodiblog le 28 avril 2014

Un giorno di maggio del 1883, a Lisieux, il beato Luigi Martin – padre di Teresa – chiese che fosse celebrata nella Basilica di Nostra Signora delle Vittorie una novena di messe per la figlia, gravemente malata. Teresa aveva dieci anni e anche lei “si era rivolta alla Madre del Cielo; la pregò con tutto il cuore di avere finalmente pietà di lei…”. Dopo essere stata guarita in un istante dal sorriso della Vergine, dirà: “Ci voleva un miracolo e fu Nostra Signora delle Vittorie che lo fece”.

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Novena a Nostra Signora delle Vittorie

Vergine Maria,

Voi che un tempo avete guarito con un sorriso colei che sarebbe diventata santa Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo, degnateVi ancor oggi di ascoltare le nostre insistenti richieste.

Sollecito la misericordia di Vostro Figlio per … (esporre l’intenzione di preghiera: per una guarigione, una riconciliazione, la mia conversione o quella di un’altra persona, ecc.). Confido fermamente nella bontà del Vostro Cuore Immacolato che ha pietà di tutte le sofferenze umane.

So che accoglierete la mia richiesta, se è conforme alla volontà del Divin Padre, poiché non avete abbandonato Gesù ai piedi della Croce e che Egli vi ha proclamato nostra Madre.

Amen

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L’amore a chi non ci sta simpatico

Posté par atempodiblog le 6 janvier 2014

L’amore a chi non ci sta simpatico dans Citazioni, frasi e pensieri 30kfssx

“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,43-44). Certo, nel Carmelo non s’incontrano nemici, ma in realtà ci sono delle simpatie; ci si sente attratte da quella sorella mentre un’altra ti farebbe fare un lungo giro per evitare d’incontrarla, così, senza accorgersene, ella diventa un soggetto di persecuzione. Ebbene, Gesù mi dice che questa sorella debbo amarla, debbo pregare per lei, quando anche il suo modo di comportarsi mi portasse a credere che ella non mi ami: “Se amate coloro che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso”.

E non basta amare, bisogna provarlo. Naturalmente siamo felici di fare un dono a un amico, ci piace soprattutto fare delle sorprese, ma ciò non è la carità, poiché anche i peccatori lo fanno. Ecco cosa Gesù mi insegna ancora: “Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo”. Dare a tutte coloro che chiedono, è meno dolce che offrirsi spontaneamente col cuore… Se è difficile dare a chiunque chiede, lo è ancora di più lasciar prendere del proprio senza richiederlo. O Madre mia, dico che è difficile, dovrei dire piuttosto che sembra difficile, poiché il giogo del Signore è dolce e leggero (Mt 11,30). Quando l’accettiamo, ne sentiamo subito la dolcezza ed esclamiamo col salmista: “Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore” (Sal 119,32). Solo la carità può dilatare il mio cuore, Gesù. Da quando questa dolce fiamma lo consuma, corro con gioia nella via del tuo comandamento nuovo (Gv 13,34).

[Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa Manoscritto autobiografico C, 15v°-16r°]
Tratto da: Una casa sulla Roccia

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La carità non deve restare affatto chiusa nel fondo del cuore

Posté par atempodiblog le 30 septembre 2013

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“La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, non stupirsi delle loro debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che essi praticano, ma soprattutto ho capito che la carità non deve restare affatto chiusa nel fondo del cuore”.

Santa Teresa di Lisieux

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I Papi e la piccola Teresa di Gesù Bambino

Posté par atempodiblog le 30 septembre 2013

Tutti i pontefici del Novecento sono stati affascinati dalla fede semplice della santa di Lisieux. Basata sulla assoluta necessità della grazia
di Giovanni Ricciardi – 30Giorni

I Papi e la piccola Teresa di Gesù Bambino dans Fede, morale e teologia g1kr

Il 20 novembre 1887, santa Teresa del Bambin Gesù incontrò, a 15 anni, papa Leone XIII (1878-1903) nel corso di un pellegrinaggio organizzato dalla diocesi di Lisieux, chiedendogli con ingenua audacia il permesso di entrare nel Carmelo in anticipo sull’età prescritta. Il Papa le ripose in modo lapidario: «Bene. Entrerete se Dio lo vorrà». Il vecchio Pontefice non poteva immaginare che la vicenda di questa fanciulla avrebbe tanto segnato i pontificati dei suoi successori. Tutti i papi del Novecento sono infatti toccati, in un modo o nell’altro, dal “passaggio” di Teresa. Primo fra tutti, Pio XI, che la beatificò nel 1923 e la canonizzò due anni dopo, nominandola poi, nel 1927, patrona delle missioni. La storia di Teresa s’intreccia particolarmente con quella di papa Montini, che fu battezzato il giorno stesso della morte della piccola suora di Lisieux. Ma la prima intuizione della straordinarietà di Teresa si deve senz’altro a Pio X (1903-1914), il papa di cui il 4 agosto prossimo ricorre il centenario dell’elezione.

d52u dans RiflessioniPio X: «La più grande santa dei tempi moderni»
Erano passati solo dieci anni dalla morte di Teresa che Pio X ricevette in dono l’edizione francesce dell’Histoire d’une âme e, tre anni più tardi, nel 1910, la traduzione italiana dell’autobiografia della santa. Traduzione che allora era già alla sua seconda edizione. Pio X non ebbe esitazioni riguardo a Teresa e accelerò per questo l’introduzione della causa di beatificazione, che si data al 1914 e che fu uno degli ultimi atti del suo pontificato. Ma, già qualche anno prima, incontrando un vescovo missionario che gli aveva donato un ritratto di Teresa, il Papa aveva osservato: «Ecco la più grande santa dei tempi moderni». Un giudizio che poteva apparire temerario, anche perché Teresa non aveva allora e non ha a tutt’oggi soltanto estimatori. La semplicità della sua dottrina spirituale, semplicemente imperniata sull’assoluta necessità della grazia, faceva storcere il naso a non pochi ecclesiastici. Nella temperie di un cattolicesimo intriso di giansenismo, una spiritualità tutta imperniata sulla fiducia e sull’abbandono docile alla misericordia di Dio appariva in contrasto con il rigore di un’ascesi centrata sulla rinuncia e sul sacrificio di sé. L’eco di questo “sospetto” verso la dottrina di Teresa giunse così fino alle orecchie del Papa. Il quale, una volta, replicò con decisione ad uno di questi detrattori: «La sua estrema semplicità è la cosa più straordinaria e degna d’attenzione in quest’anima. Ristudiate la vostra teologia».

Tra le altre cose, Pio X era rimasto grandemente impressionato da una lettera che Teresa aveva scritto il 30 maggio del 1889 alla cugina Maria Guérin, la quale, per motivi di scrupolo, si asteneva dalla comunione: «Gesù è là nel tabernacolo apposta per te, per te sola, e arde dal desiderio di entrar nel tuo cuore […]. Comunicati spesso, molto spesso. Ecco il solo rimedio se vuoi guarire». Era allora un atteggiamento diffuso lo scrupolo eccessivo nell’accostarsi all’eucaristia, e la risposta di Teresa apparve al Papa un incoraggiamento a combattere questo atteggiamento. Ed è possibile che i due decreti di Pio X, Sacra Tridentina Synodus, sulla comunione frequente, e Quam singulari, sulla comunione ai bambini, siano stati influenzati della lettura degli scritti teresiani.

Benedetto XV: «Contro la presunzione di raggiungere con mezzi umani un fine soprannaturale»
Pio X non ebbe il tempo di seguire l’iter della causa di beatificazione. Il suo successore, Benedetto XV (1914-1922), lo accelerò ulteriormente. Il 14 agosto 1921 proclamò il decreto sulle virtù eroiche della piccola Teresa e, per la prima volta, un papa usò l’espressione “infanzia spirituale” per riferirsi alla “dottrina” della santa di Lisieux: «L’infanzia spirituale» disse il Papa «è formata da confidenza in Dio e da cieco abbandono nelle mani di Lui […]. Non è malagevole rilevare i pregi di questa infanzia spirituale sia per ciò che esclude sia per ciò che suppone. Esclude infatti il superbo sentire di sé; esclude la presunzione di raggiungere con mezzi umani un fine soprannaturale; esclude la fallacia di bastare a sé nell’ora del pericolo e della tentazione. E, d’altra parte, suppone fede viva nella esistenza di Dio; suppone pratico omaggio alla potenza e misericordia di Lui; suppone fiducioso ricorso alla provvidenza di Colui, dal quale possiamo ottenere la grazia e di evitare ogni male e di conseguire ogni bene. […] Auguriamo che il segreto della santità di suor Teresa di Gesù Bambino non resti occulto a nessuno».

Pio XI: «La stella del mio pontificato»
Pio XI (1922-1939), più di ogni altro papa, fu accompagnato per tutta la vita, anche prima dell’elezione al soglio di Pietro, da una profonda devozione verso la piccola Teresa. Quando era ancora nunzio apostolico a Varsavia, teneva sempre sul tavolo la Storia di un’anima; lo stesso continuò a fare dopo essere divenuto arcivescovo di Milano. Durante il suo pontificato Teresa fu elevata, con grande rapidità, all’onore degli altari. Beatificata il 29 aprile del 1923; canonizzata il 17 maggio del 1925, nel corso dell’Anno Santo; il 14 dicembre 1927 fu proclamata, insieme a san Francesco Saverio, patrona universale delle missioni cattoliche. Sia la beatificazione che la canonizzazione furono le prime del pontificato di Achille Ratti. E già l’11 febbraio del 1923, nel discorso tenuto in occasione dell’approvazione dei miracoli necessari per la beatificazione, osservava: «Miracolo di virtù in questa grande anima, da farci ripetere col Divino Poeta: “cosa venuta di cielo in terra a miracol mostrare” […]. La piccola Teresa si è fatta Ella pure una parola di Dio […]. La piccola Teresa del Bambino Gesù vuol dirci che ci è facile modo di partecipare a tutte le più grandi ed eroiche opere dello zelo apostolico, mediante la preghiera». Ai pellegrini francesi accorsi a Roma per la beatificazione di Teresa, disse: «Eccovi alla luce di questa Stella – come noi amiamo chiamarla – che la mano di Dio ha voluto far risplendere all’inizio del nostro pontificato, presagio e promessa di una protezione, di cui noi stiamo facendo la felice esperienza».

All’intercessione di Teresa papa Ratti attribuì in seguito una protezione speciale in momenti cruciali del suo pontificato. Nel 1927, in uno dei frangenti più duri della persecuzione contro la Chiesa cattolica in Messico, affidò quel Paese alla protezione di Teresa: «Quando la pratica religiosa sarà ristabilita in Messico», scriveva ai vescovi, «desidero che venga riconosciuta in santa Teresa di Gesù Bambino la mediatrice della pace religiosa nel vostro Paese». A lei si rivolse per implorare la soluzione del duro contrasto tra la Santa Sede e il governo fascista nel 1931, che portò l’Azione cattolica italiana a un passo dalla soppressione: «Mia piccola santa, fate che per la festa della Madonna tutto venga regolarizzato». La controversia giunse a soluzione il 15 agosto di quello stesso anno. Già alla fine dell’Anno Santo 1925 papa Ratti aveva inviato a Lisieux, in calce a una sua fotografia, un’espressione eloquente: «Per intercessionem S. Theresiae ab Infante Iesu protectricis nostrae singularis benedicat vos omnipotens et misericors Deus». E, nel 1937, al termine della lunga malattia da cui fu colpito negli ultimi anni di pontificato, ringraziò pubblicamente colei «la quale così validamente e così evidentemente è venuta in aiuto al sommo Pontefice e ancor sembra disposta ad aiutarlo: Santa Teresa di Lisieux». Non poté coronare il desiderio di recarsi personalmente a Lisieux negli ultimi mesi della sua vita. Alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale il pontificato passava nelle mani di Pio XII (1939-1958), che ben conosceva e apprezzava la piccola santa.

Pio XII: «Far valere davanti a Dio la povertà spirituale di una creatura peccatrice»
«Figlia di un cristiano ammirevole, Teresa ha imparato sulle ginocchia paterne i tesori di indulgenza e di compassione che si nascondono nel cuore del Signore! […] Dio è un Padre le cui braccia sono costantemente rivolte ai figli. Perché non rispondere a questo gesto? Perché non gridare senza posa verso di lui la nostra immensa angoscia? Bisogna fidarsi della parola di Teresa, quando invita, sia il più miserabile che il più perfetto, a non far valere davanti a Dio che la debolezza radicale e la povertà spirituale di una creatura peccatrice». Così papa Pacelli esprimeva, nel radiomessaggio dell’11 luglio 1954, in occasione della consacrazione della Basilica di Lisieux, il cuore della “via dell’infanzia spirituale” indicata da Teresa. Egli tenne per tutta la vita rapporti epistolari con il Carmelo di Lisieux. L’inizio di questa corrispondenza data al 1929, al tempo della nunziatura apostolica a Berlino, quando spedì a Lisieux una lettera di ringraziamento per aver ricevuto la prima edizione tedesca della Storia di un’anima. Fu poi più volte incaricato da Pio XI di recarsi al Carmelo di Teresa per presiedere alcune funzioni speciali in sua vece. Quando si recò a Buenos Aires, nel 1934, come legato pontificio al Congresso eucaristico internazionale, portò con sé una reliquia di Teresa a cui aveva affidato la sua missione. Per tutto il pontificato si mantenne in contatto per lettera con suor Agnese e suor Celina, le sorelle di Teresa che ancora vivevano nel Carmelo di Lisieux.

Giovanni XXIII: «La piccola Teresa ci conduce alla riva»
Santa Teresa la Grande [Teresa d’Avila, ndr], io l’amo molto… ma la Piccola: ella ci conduce alla riva […]. Bisogna predicare la sua dottrina così necessaria». Così Giovanni XXIII (1958-1963) si rivolgeva a un sacerdote che gli aveva offerto una collezione di ritratti della piccola Teresa. A Lisieux Angelo Roncalli si recò cinque volte, soprattutto nel periodo della sua nunziatura a Parigi, ma anche quando era ancora delegato apostolico in Bulgaria. Da pontefice si soffermò a lungo su Teresa durante l’udienza generale del 16 ottobre 1960. In quell’occasione disse: «Grande fu Teresa di Lisieux per aver saputo, nella umiltà, nella semplicità, nell’abnegazione costante, cooperare alle imprese e al lavoro della grazia per il bene di innumerevoli fedeli. A questo proposito il Santo Padre, volendo dare una adeguata similitudine, si compiaceva ricordare quanto più volte egli ebbe modo di osservare, nel porto di Costantinopoli. Giungevano colà ingenti navi da carico, che però non riuscivano, data la natura dei fondali, ad avvicinarsi alle banchine. Ecco quindi, accanto ad ogni grande nave, procedere presso i moli un battello, la cui presenza poteva, a prima vista, sembrare superflua, ed era invece preziosissima, poiché esso assolveva il compito di trasbordare le merci alla grande riva».

Paolo VI: «Sono nato alla Chiesa il giorno in cui la santa nacque al cielo»
Durante una visita ad limina del vescovo di Sées, la diocesi in cui Teresa nacque, papa Montini (1963-1978) ebbe a dire: «Sono nato alla Chiesa il giorno in cui la santa nacque al cielo. Questo le dice quali sono gli speciali legami che ad essa mi vincolano. Mia madre mi ha fatto conoscere santa Teresa di Gesù Bambino ch’ella amava. Ho già letto parecchie volte l’Histoire d’une âme, la prima volta in gioventù». Già nel 1938 scriveva alle monache del Carmelo di Lisieux confessando di «seguire da lunga data e col più vivo interesse lo sviluppo del Carmelo di Lisieux». E aggiungeva «di avere una grande devozione a santa Teresa, della quale conservo una piccola reliquia sul tavolo di lavoro».

Questi accenni basterebbero a significare il profondo legame tra Paolo VI e la piccola Teresa. Più volte, da papa, egli intervenne sulla figura e sulla dottrina della santa di Lisieux. Nel 1973, in occasione del centenario della nascita della santa, scrisse una lettera a monsignor Badré, allora vescovo di Bayeux e Lisieux, condensando in poche pagine il suo pensiero su Teresa. Realismo e umiltà sono i due concetti più espressamente sottolineati da papa Montini a proposito di Teresa: «Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo insegna a non contare su se stessi, sia che si tratti di virtù o di limitatezza, ma sull’amore misericordioso di Cristo, che è più grande del nostro cuore e ci associa all’offerta della sua passione e al dinamismo della sua vita». A proposito della vita di Teresa, che accettò il limite umano e culturale del chiostro, essa insegna, secondo Paolo VI, che «l’inserzione realista nella comunità cristiana, ove si è chiamati a vivere l’istante presente, ci sembra una grazia sommamente desiderabile per il nostro tempo». Teresa visse la sua personale via di santità in mezzo a un ambiente pieno di limiti. Tuttavia «essa non attese, per iniziare ad agire, un modo di vita ideale, un ambiente di convivenza più perfetto, diciamo piuttosto che essa ha contribuito a cambiarli dal di dentro. L’umiltà è lo spazio dell’amore. La sua ricerca dell’Assoluto e la trascendenza della sua carità le hanno permesso di vincere gli ostacoli, o piuttosto di trasfigurare i suoi limiti».
Paolo VI aveva già sottolineato il tema dell’umiltà in Teresa in un’udienza tenuta il 29 dicembre 1971: «Umiltà tanto più doverosa quanto più la creatura è qualche cosa, perché tutto dipende da Dio, e perché il confronto fra ogni nostra misura e l’Infinito obbliga a curvare la fronte». Quest’umiltà non è disgiunta in Teresa da una «infanzia piena di fiducia e di abbandono».
In un discorso pronunciato il 16 febbraio 1964, nella parrocchia di San Pio X, il Papa sottolineava con chiarezza quanto aveva praticato ed insegnato santa Teresa di Gesù Bambino riguardo alla fiducia che dobbiamo avere nella bontà di Dio, abbandonandoci pienamente alla sua Provvidenza misericordiosa: «Uno scrittore moderno assai noto conclude un suo libro affermando: tutto è grazia. Ma di chi è questa frase? Non del ricordato scrittore, perché anch’egli l’ha attinta – e lo dice – da altra sorgente. È di santa Teresa di Gesù Bambino. L’ha posta in una pagina dei suoi diari: “Tout est grâce”. Tutto può risolversi in grazia. Del resto anche la santa carmelitana non faceva che riecheggiare una splendida parola di san Paolo: “Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum”. Tutta la nostra vita può risolversi in bene, se amiamo il Signore. Ed è ciò che il Pastore Supremo augura a quanti lo ascoltano».

Giovanni Paolo I: «Con somma semplicità e andando all’essenziale»
Papa Luciani non ebbe il tempo, nei trentatré giorni del suo pontificato, di parlare di Teresa. Lo aveva fatto però in due importanti occasioni quando era patriarca di Venezia: quando, il 10 ottobre del 1973 tenne una conferenza in occasione del centenario della nascita di Teresa, e nella lettera alla santa nel libro Illustrissimi. Qui, Albino Luciani racconta di aver letto per la prima volta la Storia di un’anima quando aveva diciassette anni: «Fu per me un colpo di fulmine», scrisse. E rivela l’aiuto ricevuto da Teresa quando, giovane prete, si era ammalato di tubercolosi ed era stato ricoverato in sanatorio. «Mi vergognai di provare un po’ di paura», ricorda Luciani: «Teresa ventitreenne fino allora sana e piena di vitalità – mi dissi –, fu inondata di gioia e di speranza, quando sentì salire alla bocca la prima emottisi. Non solo, ma, attenuando il male, ottenne di portare a termine il digiuno con regime di pane secco e acqua, e tu vuoi metterti a tremare? Sei sacerdote, svegliati, non fare lo sciocco». Nella conferenza del 1973, il futuro Giovanni Paolo I sottolineava l’insegnamento di Teresa: «Essa, avendo acuta intelligenza e doni speciali, ha visto chiarissimo nelle cose di Dio e si è anche espressa chiarissimamente, cioè con somma semplicità e andando all’essenziale». Teresa non cercò esperienze diverse da quelle che il cristianesimo del suo tempo le offriva. Come scrive padre Mario Caprioli, non cercò esperienze straordinarie: «Confessione a sei anni, la preparazione alla prima comunione in famiglia, il pellegrinaggio – che per Teresa furono altamente istruttivi –, il monastero, cioè la vita religiosa coi voti, la regola, l’austerità» (M. Caprioli, I papi del XX secolo e Teresa di Lisieux, p. 349). «Oggi» commentava a questo proposito Luciani «sotto pretesto di rinnovamenti, si tende talvolta a svuotare tutte queste cose del loro valore. Teresa non sarebbe d’accordo, a mio avviso».


Giovanni Paolo II: Teresa di Gesù Bambino dottore della Chiesa universale
Proclamando, nel 1997, Teresa di Lisieux dottore della Chiesa universale, terza donna a ottenere questo titolo dopo Teresa d’Avila e Caterina da Siena, Giovanni Paolo II ha di fatto raccolto l’eredità dei suoi predecessori.

L’attualità di quel gesto può essere espressa nelle parole che don Luigi Giussani rivolgeva al Papa in piazza San Pietro durante l’incontro dei movimenti ecclesiali il 30 maggio 1998: «Al grido disperato del pastore Brand nell’omonimo dramma di Ibsen (“Rispondimi, o Dio, nell’ora in cui la morte m’inghiotte: non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo per conseguire una sola parte di salvezza?”) risponde l’umile positività di santa Teresa del Bambin Gesù che scrive: “Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce in me”».

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Novena delle rose in onore di santa Teresina del Bambin Gesù e del Volto Santo

Posté par atempodiblog le 22 septembre 2013

“Passerò il mio Cielo a fare del bene sulla terra. Farò scendere una pioggia di rose”.

Questa novena può essere recitata in preparazione della festa della Santa, il 1 ottobre, dal 22 al 30 settembre, o in qualsiasi momento per le proprie necessità. L’unica condizione per la validità della novena è che sia fatta tutta intera con determinazione, con costanza e senza interruzione per nove giorni consecutivi.

Novena delle rose in onore di santa Teresina del Bambin Gesù e del Volto Santo dans Preghiere 6dsn
Santa Teresina nella Basilica di Nostra Signora delle Vittorie, Parigi

Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l’anima della vostra serva Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa vostra Santa Serva, concedetemi  la grazia che ardentemente desidero (qui si formula la grazia che si vuol ricevere), se è conforme alla vostra santa volontà e per il bene della mia anima.
Aiutate la mia fede e la mia speranza, o Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo; realizzate ancora una volta la vostra promessa di passare il vostro cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Si recitano 24 “Gloria al Padre…” in ringraziamento a Dio dei doni concessi a Teresa nei ventiquatro anni della sua vita terrena. Segue ad ogni “Gloria” l’invocazione “Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, prega per noi”.

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Faustina sogna santa Teresina

Posté par atempodiblog le 22 septembre 2013

Faustina sogna santa Teresina dans Santa Faustina Kowalska tgdq

Desidero annotare un sogno che feci su Santa Teresa del Bambino Gesù. Ero ancora novizia ed avevo certe difficoltà, che non mi riusciva di risolvere. Erano difficoltà interne collegate con difficoltà esterne. Avevo fatto parecchie novene a vari santi, ma la situazione diveniva sempre più pesante. Le mie sofferenze per questa ragione erano talmente grandi, che non sapevo più come continuare a vivere, ma improvvisamente mi venne l’idea di pregare Santa Teresa del Bambino Gesù.

Cominciai la novena a questa santa, poiché prima di entrare in congregazione avevo molta devozione per lei. Adesso l’avevo un po’ trascurata, ma trovandomi in questa necessità, di nuovo cominciai a pregarla con grande fervore. Il quinto giorno della novena sogno Santa Teresa, ma come se fosse stata ancora sulla terra. Mi nascose la consapevolezza che era santa e cominciò a dirmi parole di conforto; che non mi rattristassi a motivo di quella questione, ma avessi più fiducia in Dio. Mi disse: «Anch’io ho sofferto molto». Ma io non ero molto convinta che lei avesse sofferto molto e le dissi: «A me sembra che tu non soffra per niente». Ma Santa Teresa rispose assicurandomi che aveva sofferto molto e mi disse: «Sappia, sorella, che fra tre giorni lei risolverà la sua questione nel modo migliore». Dato che io non ero molto propensa a crederle, tutto ad un tratto si fece conoscere come santa.

Allora la gioia inondò la mia anima e le dissi: «Tu sei santa?». Ed essa mi rispose: «Si, sono santa ed abbi fiducia che quella questione la risolverai fra tre giorni». E io le dissi: «Santa Teresina, dimmi, andrò in Paradiso?». Mi rispose: «Sorella, lei andrà in Paradiso». «E sarò santa?». Mi rispose: «Sarai santa». «Ma, Teresina, sarò santa come te, suglialtari?». Ed essa mi rispose: «Sì, sarai santa come me, ma devi avere molta fiducia in Gesù». E poi le chiesi se mio padre e mia madre andranno in Paradiso, se [frase non ultimata]. Mi rispose: «Ci andranno». E domandai ancora: «E le mie sorelle ed i miei fratelli andranno in Paradiso?». Mi rispose che dovevo pregare molto per loro e non mi diede una risposta precisa. Compresi che avevano bisogno di molte preghiere.

Questo è un sogno e come dice un proverbio polacco «Sen mara, a Bég wiara – il sogno è una chimera, mentre Dio è certezza». Però, come mi aveva detto, il terzo giorno risolsi quella difficile questione con grande facilità. Per quanto concerne quella questione, si avverò tutto alla lettera come mi aveva detto. Questo è un sogno, ma ha avuto un suo significato.

Santa Faustina Kowalska

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Una piccola via

Posté par atempodiblog le 26 mai 2013

Una piccola via dans Rosanna Brichetti Messori teresinadelbambinges

[...] Teresa di Gesù Bambino [...] Innamorata com’è di Gesù, il 9 giugno 1895, Festa della Santissima Trinità, la piccola Teresa soffre acutamente, poiché l’amore del Signore “da tutte le parti è misconosciuto, respinto; i cuori nei quali tu desideri prodigarlo si volgono verso le creature..invece di gettarsi tra le tue braccia ed accogliere il tuo Amore infinito”. Per rimediare atanta stoltezza ed ingratitudine e consolare il cuore del Signore, Teresa offre se stessa affinché tutto questo Amore non rimanga respinto, rimanendo non realizzato, ma possa vicariamente riversarsi nel suo cuore, consumandolo e incendiandolo in un fuoco d’amore, come fanno i raggi del sole concentrati sulla paglia da una lente. La lente è il suo stesso atto offerta all’Amore Misericordioso.
Ed ecco quel che accade subito dopo: “Ah, da quel giorno felice, mi sembra che l’Amore mi penetri e mi circondi, mi sembra che ad ogni istante questo Amore Misericordioso mi rinnovi, purifichi la mia anima e non vi lasci nessuna traccia di peccato, perciò non posso temere il purgatorio” (Ms A 84 r°).
Teresa ha così la prova che l’Amato Dio, altro non desidera che di essere corrisposto da un “tu” che sappia accogliere il suo appassionato Amore. Affascinata da Gesù, si ritrova nel cuore di Dio, e ne conosce in se stessa il nome: Amore che ricolma l’Amato, Amato che Lo accoglie totalmente, Amore che circonda e unisce e rinnova senza posa.Dio, essendo Amore, non può essere altro che Trinità.

di Padre Angelo del Favero - Zenit, il mondo visto da Roma

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Santa Teresina del Bambin Gesù ha scoperto una “piccola via”, quella dell’abbandono totale al Padre nell’assimilazione completa a Gesù Cristo. Una via in cui conta non ciò che si fa, ma ciò che si è. E che conduce l’anima dapprima alla perfezione e poi al Cielo.
di Rosanna Brichetti Messori – Il Timone

teresinadilisieux dans Santa Teresa di Lisieux

C’è un’esperienza spirituale che mi ha molto aiutata e che vorrei condividere con voi. Una autentica scoperta che mi è stata donata in momenti difficili e che è diventata da molto tempo un punto di riferimento essenziale per la mia fede. Si tratta di quel percorso spirituale noto come “la piccola via” di S. Teresa di Gesù Bambino, S. Teresina, come spesso viene chiamata per distinguerla da un’altra grande carmelitana, la fondatrice dell’ordine, S. Teresa d’Avila.
Era, questa Teresina, null’altro, agli occhi del mondo, che una giovane monaca normanna morta di tisi a soli ventiquattro anni in quel Carmelo di Lisieux in cui era entrata, dopo molte insistenze e con un permesso speciale, a soli quindici anni. Nulla aveva fatto che sembrasse rilevante. Le era solo riuscito di fare per qualche tempo l’assistente della maestra delle novizie. Eppure, nel silenzio e nella preghiera, nell’umiltà e nella ascesi di una malattia che l’aveva braccata sempre più da vicino, in una aridità interiore che era quasi una costante della sua vita, aveva vissuto un singolare itinerario mistico. Un cammino che l’avrebbe portata non solo ad essere proclamata santa, quasi a furor di popolo, a poco più di vent’anni dalla sua morte ma che le sarebbe valso il titolo di “dottore della Chiesa” riservato da sempre solo ai grandi Maestri dello spirito.
Perché tutta questa attenzione nei suoi confronti? Che cosa ha detto di nuovo e di diverso, rispetto alla grande tradizione contemplativa in cui aveva scelto di inserirsi, questa figlia del Carmelo? Il motivo sta tutto proprio in quella “piccola via dritta, molto breve, una piccola via tutta nuova” di cui abbiamo detto, che si rivelò assai valida per lei ma nella quale la Chiesa ha riconosciuto una spiritualità singolare e importante che giunge nel cuore stesso del cristianesimo. Semplice ed essenziale: dunque, utile non solo per una monaca come Teresa, ma anche per i molti che, conoscendola, volessero praticarla. È la via dell’abbandono totale al Padre nell’assimilazione completa a Gesù Cristo. Una via in cui ciò che conta davvero non è ciò che si fa, ma ciò che si è. Un itinerario in cui si intuisce che ciò che Dio chiede è sempre e soprattutto una adesione piena e fiduciosa al Suo amore. Un cammino in cui la sofferenza ha la sua parte, come è avvenuto per Gesù, e come, del resto, è inevitabile per ogni uomo, ma che non è fine a se stessa. Una spoliazione di sé che ha come scopo di introdurre in un ordine ancor più misterioso. Dirà dell’itinerario ascetico di Teresa lo storico Daniel Rops: «In lei la sofferenza stessa trovava il suo senso non più in una accettazione penitenziale, ma in una specie di uragano d’amore che travolgeva l’anima intera, portandola a raggiungere quello che Gesù stesso ha voluto sopportare per amore degli uomini».
Ma procediamo con calma, per meglio capire ciò che Teresa stessa comprese sempre più e sempre meglio nel corso della sua breve vita. Figlia di due genitori profondamente credenti – sono stati fatti santi anch’essi, prima coppia di sposi nella storia della Chiesa – sorella ultimogenita di altre quattro che sceglieranno esse pure di entrare in monastero, Teresa fin dalla più tenera età fu oggetto di predilezione divina. Emotivamente fragile, certamente ipersensibile, soprattutto dopo la morte della madre persa a soli quattro anni, sperimentò tuttavia fin da piccola la presenza divina nella sua vita che si espresse in una chiamata precocissima alla vita religiosa e in due guarigioni improvvise – a dieci e a tredici anni – che la trassero da situazioni di penosa sofferenza fisica e morale.
Quando riuscì finalmente ad entrare in Carmelo, era animata dal desiderio di farsi santa e di offrire la sua vita di preghiera e di penitenza per la salvezza di molti. La routine monastica, dura e senza sconto alcuno, anche se prevista, le fece tuttavia ben presto capire che da sola non ce l’avrebbe mai fatta. Conscia della propria debolezza, fece di questa il suo punto di forza: “Chi è molto piccolo venga a me” aveva letto nei Proverbi (IX, 4). “Come una madre accarezza il suo bambino, così io vi consolerò e vi cullerò sulle ginocchia” le aveva confermato Isaia (LXVI, 13-12). Da quel momento capirà che la santità cui aspira “non consiste in questa o quella pratica” bensì “in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli fra le braccia di Dio, coscienti della nostra debolezza e fiduciosi fino all’audacia nella sua bontà di Padre”. Paragonando la vita di fede ad una scala di cui è impossibile all’uomo solo salire anche il primo gradino, trova un compagno di strada, un “ascensore” (“le tue braccia, Gesù”) che le comunicheranno quella forza soprannaturale che la cingerà, lei piccola, e la innalzerà verso la grandezza divina. È l’infanzia spirituale che il vangelo considera indispensabile per entrare nel Regno. Ma non è ancora tutto. Teresa conosce la scienza della Croce e l’umiltà che si abbandona all’aiuto divino per viverla. Ma non ha ancora piena coscienza del mistero d’Amore che dietro ad essa si cela. Lo apprenderà durante la messa della festa della Trinità, nel 1895, nel corso della quale le verrà dato di comprendere come accettare la Croce sia una generosità ammirevole ma inadeguata a ciò che Dio è. Questa visione, infatti, è ancora nell’ordine della giustizia e non in quello della misericordia. Occorre fare come Gesù, cioè offrire tutto se stesso, con pienezza, all’Amore. Questo soltanto è in grado di ristabilire l’ordine rotto dal peccato permettendo a Dio “di non più comprimere le ondate d’infinita tenerezza” che il disprezzo di coloro che lo negano e che lo ignorano impedisce di sgorgare dal suo cuore. Da questo momento, il proposito della giovane monaca sarà “vivere in un atto di perfetto Amore”, martire, cioè testimone, non della giustizia ma della misericordia divina.
E su questa strada il cammino continuerà ancora. Così, Teresa capirà sempre meglio come questo Amore al quale si è offerta senza nulla tenere per sé sia una forza missionaria potentissima: l’anima, incandescente d’amore, non deve fare altro che dire a Gesù “attraetemi!” e “tutte le anime che essa ama sono trascinate dietro di lei”. È una conseguenza naturale, dice la santa, della sua attrazione verso Gesù.
E questo è anche il ruolo vero, il mistero profondo, lo scopo della Chiesa che, proprio per questo, le si rivela come fornita di un cuore nel quale palpita l’Amore eterno che attende risposta, il principio unico di ogni autentica vocazione. In essa, infatti, ognuno è chiamato all’impegno di fede con carismi diversi, secondo vocazioni che sembrano tra loro differenziarsi. In realtà, tuttavia, ognuna di esse sussiste e opera davvero solo se è sostenuta dalla vocazione più profonda, cioè da questa risposta totale all’Amore. Per questo, alla fine, Teresa potrà dire di aver trovato la sua autentica vocazione proprio essendo “Amore nel cuore della Chiesa, mia Madre”. Sarà proprio questa pienezza di adesione all’Amore Misericordioso che le consentirà, pur restando carmelitana, di vivere nella Chiesa, cogliendone tutte le vocazioni, nella loro fonte originaria.
Vertici mistici mirabili nella loro semplicità. Capaci di riscattare qualunque vita, anche quelle più assediate dal dolore, dalla malattia, dal fallimento. Anche le nostre, magari meno tragiche, ma appesantite dalla fatica della fedeltà quotidiana. Un’ottica che toglie di mezzo ogni ostacolo interiore, ogni superfluo nella vita spirituale. Che anima ogni cosa vivificandola con l’Amore. A un solo patto: che non si abbia paura di questa apertura totale e senza misura, di questa assimilazione piena a Gesù. Che ci si fidi di quanto Dio opererà nel cuore che con generosa pienezza gli si affiderà. Non potranno che venirne un bene e una gioia sempre più grandi, accompagnati da frutti di apostolato sorprendenti e imprevedibili.

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Santa Teresina e la Vergine del sorriso (13 maggio 1883)

Posté par atempodiblog le 13 mai 2013

Santa Teresina e la Vergine del  sorriso (13 maggio 1883) dans Riflessioni teresinaelaverginedelso

Spesso si dice che santa Teresa del Bambin Gesù non ebbe mai segni, nulla di straordinario, nella sua vita… in realtà non è vero. Dio da a ogni anima dei segni… chi fa un sogno, chi vede gli occhi di un immagine muoversi e così via… i segni sono importanti, come afferma anche padre De la Potterie.

Teresa di Lisieux, gravemente ammalata, tanto da far temere per la sua vita, fu miracolosamente guarita il 13 maggio 1883, domenica di Pentecoste, dall’intervento della Santissima Vergine.

Teresina vide la statua viva e maternamente sorridente, nello splendore della sua eterna giovinezza. Anche su questa vita eccezionale la Santa Vergine ha posto il sigillo di santità. D’altra parte come avrebbe potuto essere la santa dell’infanzia spirituale senza avere la Madonna come Maestra? E non è forse la Madonna colei che ci dona il Bambino Gesù?

Sunto di una riflessione di padre Livio Fanzaga

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Teresa maestra di teologia

Posté par atempodiblog le 10 novembre 2012

Una “rivoluzione” per una delle sante più conosciute. Quel «del Bambin Gesù» rendeva la sua “piccola via” una pratica spirituale, ma Teresa è stata grande in dottrina, non semplice modello di spiritualità: lo attesta con un’indagine storiografica e filologica di Gianni Gennari, qui noto per i suoi “Lupus in pagina”, teologo con studi a Roma, Parigi e Friburgo. Esce questa settimana da Lindau Teresa di Lisieux. Il fascino della santità: i segreti di una dottrina ritrovata (pp. 616, euro 38), con la traduzione letterale dagli originali dei Manoscritti.
di Lorenzo Fazzini – Avvenire

Teresa maestra di teologia dans Fede, morale e teologia teresadilisieux

Teresa non più la Santa dell’«infanzia», ma della divinizzazione dell’uomo. Un vero «rovesciamento teologico»?
«La via di Teresa, che lei dice “piccola”, è sì ispirata a l’Enfant, ma questo vuol dire Figlio e il modello è Gesù, Enfant de Dieu, un Dio che in Lui si offre alla creatura invadendola con il suo Amore infinito e “divinizzandola” per grazia. Teresa parla di “appropriazione” del Fuoco divino, lo Spirito Santo che “brucia nel Cuore della Chiesa” e che la possiede trasformandola in sé: “Nel Cuore della Chiesa mia madre io sarò l’Amore, così sarò tutto!”. Per Giovanni Paolo II e Benedetto XVI questo è lo specifico di Teresa, così aperta all’invasione di Dio da essere capace di amarLo con il suo stesso amore anche nella “notte” dello spirito: sorella dei peccatori, dei lontani, degli atei, dei disperati. Una dottrina ecclesiale e per nulla clericale, ove la Chiesa è vista come Corpo Mistico anticipando di 55 anni la Mystici Corporis di Pio XII. La sua mariologia vede Maria “più madre che regina”. C’è anche una visione liberante dell’essenza profonda della preghiera».

La vicenda dei Manoscritti di Teresa manipolati sembra un copione di Dan Brown. Perchè tutto è stato così ingarbugliato?
«Le sorelle l’avevano sempre vista come la piccola, guidata da loro, ma il suo unico “direttore” è stato Gesù. Dopo 50 anni il primo a rendersene conto fu l’abbé André Combes, teologo all’Institut Catholique e alla Sorbona di Parigi e alla Lateranense nei 4 anni di studi a Lisieux (1946-1950), ove scoprì le manipolazioni compiute in buona fede che hanno portato tutti all’interpretazione di Teresa come la santa dell’“infanzia spirituale” sul modello del bimbo, e non su quello del “Figlio”, Gesù. Infatti Teresa mai ha parlato di “infanzia spirituale”, e tra le mille e più sue citazioni bibliche non c’è il celebre “se non diventerete come bambini” di Matteo 18, 3. Per occultare questo fatto, oggi dimostrato ed ammesso, sono stati commessi dei veri “crimini” storiografici in buona fede, ma falsando tutta la visione teologica di Teresa, poi recuperata da Combes e oggi accolta da Giovanni Paolo II che ha voluto Teresa “Dottore della Chiesa”, contraddicendo un forte “no” di Pio XI e del cardinale Pacelli, poi Pio XII, nel 1932. La nuova via di Teresa, con una teologia non cattedratica, è sostenuta da una sua visione dell’azione dello Spirito Santo».

Dunque, quella del suo libro è un’operazione-verità…
«Dal 1956, cioè dal momento in cui, realizzando il progetto di Combes, che nel 1950 proprio per questo fu cacciato dal Carmelo, si recuperano i veri scritti, la verità si è imposta, anche se permangono resistenze, come documento nel libro, nascondendo documenti e fatti anche gravi del passato. Perciò il volume ha un duplice fine: la storia della vicenda complessa dei testi di Teresa e la dottrina spirituale e teologale della Santa di Lisieux, Patrona delle Missioni, “Dottore dell’amore” come ha proclamato Giovanni Paolo II e “maestra specialmente dei teologi”, come disse Benedetto XVI, nell’Udienza del 6 aprile 2011, che mi ha dato la spinta decisiva a riprendere il discorso, per me vitale da più di 50 anni, come si legge nel Postscriptum».

Lei scrive che Teresa è una risposta ai “maestri del sospetto”, Marx Freud Nietzsche. Perchè?
«Sì, anche questo, e non solo. Teresa annuncia che la grandezza di Dio si è offerta tutta alla creatura che si lascia divinizzare dalla Grazia. Il detto “Tutto è grazia”, divulgato da Bernanos ne Il diario di un curato di Campagna, è proprio di Teresa. L’uomo-creatura diventa figlio di Dio nell’invasione dello Spirito: il teologo Von Balthasar scrisse che la dottrina di Teresa è una vera pneumatologia. L’uomo, creatura che si lascia divinizzare dall’invasione, è tutt’altro che “alienato” (come sostenevano Feuerbach e Marx), tutt’altro che rivale di un Padre che lo “castra” negandogli felicità e amore (vedi Freud), tutt’altro che Superuomo che annuncia la morte di Dio (cfr. Nietzsche). Cristologia e antropologia vanno di pari passo: una modernità di Teresa in anticipo di quasi un secolo. Alcuni testi del Vaticano II, di Paolo VI e in particolare di Benedetto XVI (penso al n. 10 di Caritas in veritate), paiono ispirati a Teresa, sorella dei peccatori, dei disperati, degli atei in ricerca della verità, per i quali offre la sua prova finale».

È però un dato che gli ultimi due papi hanno rivalutato Teresa in chiave teologica. Vero?
«Sì. Essi l’hanno esaltata come Dottore e Maestra dei teologi proprio grazie alla riscoperta dei veri testi ed al superamento di tante resistenze che per rispetto del Carmelo e anche di certa tradizione avevano per tanti anni prodotto i malintesi dell’“infanzia spirituale” a sfondo psicologistico, sentimentale e fatto solo di piccole cose. La rivalutazione è restituzione a Teresa dei doni di luce e di grazia che il Signore le ha elargito e che Lei ha accolto senza riserva: questa è la santità cristiana…».

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Un nuovo Volto dell’Amore di Dio

Posté par atempodiblog le 20 octobre 2012

Meditiamo questa pagina di Daniel-Ange sulla vita di Teresa di Gesù Bambino:

Un nuovo Volto dell'Amore di Dio dans Padre Stefano Igino Silvestrelli santateresadelbambinges

«Una sera d’autunno 1894, sola nella sua bianca cella, durante il gran silenzio notturno, Teresa apre “a caso” il quaderno di Celina con le preziose citazioni dell’Antico Testamento che conosce appena.
Una parola le diviene incandescente: “Se qualcuno è piccolo…”. Nel suo cuore si produce un tilt. Quel “piccolo” è per lei, certamente.
È il suo nome. Non sarà una chiamata personale? Come Mosè presso il roveto, anche lei si avvicina per intendere meglio.
E Dio le svela il suo segreto d’amore: “Come una madre accarezza il figlio…”. Quella sola frase equivale a un concerto! “Mai parole più tenere, melodiose sono venute a rallegrare la mia anima”.
Gesù, dunque, non è soltanto Fidanzato, Sposo, Amico – per quanto unico –, il Diletto. Egli è una Madre! E a che cosa il cuore di una madre è più vulnerabile se non precisamente alla vulnerabilità del proprio bambino? Più è sprovveduto, gracile e fragile, più ella si sentirà senza difesa davanti a lui.
L’amore di Dio per Teresa sarà allora una tenerezza che prende su di sé la debolezza di lei, che fa sua la miseria di lei. Sì, Teresa intuisce che Dio ama in questo modo, anzi che è l’unico a poter amare in questo modo. Certamente, lo sapeva anche prima; ma improvvisamente la conoscenza passa dalla testa al cuore, che subito si dilata immensamente. La Sapienza eterna si rivela come a Mosè desideroso di vedere la gloria di Dio e di conoscere il Nome che è al di sopra di ogni altro nome: “Ho compassione” (Es 33, 19).
Teresa riceve qui non la non la soluzione di un suo problema, ma una nuova luce su Dio: un nuovo Volto del suo Amore. Dio ama con un amore di misericordia, di compassione. Questo mistero la affascina. Non può più vedere le cose di Dio e degli uomini nella stessa maniera di prima: d’ora in poi tutto sarà visto in questa unica luce. Come attraverso un prisma. Perciò in lei tutto si pacificherà e si unificherà.
‘Amore’ sulle labbra di Teresa sarà sinonimo di misericordia. “La misericordia è accordata ai piccoli”. Accordata e armonizzata» (Frère Daniel-Ange, La “piccola via” per ritrovare il sorriso, p. 39-40).

Impariamo anche noi da Teresa, proclamata non a caso Dottore della Chiesa, la grande sapienza di localizzare la perfezione non sulla sommità di un altissimo monte, ma nella valle dell’umiltà, nell’infanzia dello spirito. Questo vale per tutti, indistintamente, a qualsiasi spiritualità apparteniamo.

p. Stefano Igino Silvestrelli

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Una straordinaria conversione dovuta alla Madonna di Fatima e a Santa Teresina del Bambin Gesù

Posté par atempodiblog le 2 octobre 2012

Jacques Fesch

Prima “angelo”, dopo schiavo dei vizi, assassino condannato alla ghigliottina, con un pentimento sincero, Jacques Fesch diventa fervente apostolo e muore da santo. Infatti, mezzo secolo dopo la Chiesa francese propone di portarlo dal patibolo agli altari.

La storia di Jacques Fesch (6-4-1930 + 1-10-1957) è adatta a riempirci di fiducia nella misericordia divina, ottenuta per la mediazione della Vergine Rifugio dei Peccatori.
Nato a Parigi, questo giovane brillante, figlio di una famiglia agiata – da genitori belgi più precisamente – Fesch ha una infanzia serena e una prima adolescenza molto promettente. I testimoni della sua Prima Comunione ci dicono di aver visto quel giorno “un angelo”.

Fede perduta, cattive influenze e la rapina frustrata…

Eppure a 17 anni perde la fede e l’idealismo, volendo soltanto i piaceri. Incomincia una vita sbandata, ha un figlio naturale da una donna che abbandonerà, sposandosi poi civilmente ad un’altra giovane che ha messo incinta. Si ribella refrattario ai lavori che i suoi genitori gli trovano, ed ad un certo punto non pensa ad altro che a futili avventure in compagnia di cattive amicizie. Abbandona la seconda ragazza e vuole partire alla volta dei mari tropicali, chiedendo ai suoi genitori di finanziargli questa oziosa impresa. I soldi gli saranno negati e, Fesch ribollente di risentimento, diverrà il protagonista del dramma che segnerà nel bene e nel male la sua storia.
Decide di assaltare, nei dintorni del Teatro dell’Opera di Parigi, un cambiavalute amico di suo padre, con la certezza che quest’ultimo avrebbe poi restituito i soldi rubati. Allo scopo di spaventare il malcapitato commerciante si arma di una pistola scarica, ma i suoi complici lo convincono di infilarvi qualche pallottola.
Fesch, ormai schiavo delle sue passioni e delle cattive influenze, dà loro retta. Compie maldestramente la rapina. Il cambiavalute reagisce, parte un colpo e Fesch riesce soltanto a ferire se stesso. Accecato dalla paura, si mette a correre per la strada. Un drappello di persone guidato da un agente della polizia gli corre dietro. Fesch si infila in un cortile senza uscita, cambia senso di marcia e tenta, tanto inutilmente quanto disperatamente, di rompere la barriera dei suoi inseguitori. Senza mirare nessuno, con la mano ferita all’interno dell’impermeabile preme istintivamente il grilletto, uccidendo un poliziotto. Gli altri lo intercettano ed è fortemente malmenato, rischiando di morire linciato.

Nella prigione, lettura delle apparizioni di Fatima: il miscredente diventa uomo di fede!

Ecco Jacques Fesch a soli 22 anni, brillante ragazzo di buona famiglia, segnalato a tutta la nazione quale vile assassino. Il sindacato di polizia, inferocito dal crimine, chiede ed ottiene la pena di morte: Fesch dovrà essere decapitato nella ghigliottina cinque anni dopo. Ma sono cinque anni di mirabile conversione e stupefacente crescita spirituale, delle quali Fesch ci lascerà scritti che toccano alte vette di vita mistica.
Fesch, nei suoi scritti autobiografici e nelle sue lettere, ci racconta che agli inizi del suo periodo in carcere, restando ateo come all’epoca del delitto, prendeva in giro lo zelo del suo buon avvocato che faceva di tutto per strapparlo alla morte e, prima ancora, per avvicinarlo a Dio. Un bel giorno riceve un libro su Fatima: “… Soprattutto Le apparizioni di Fatima lette e rilette – gli hanno chiarito la coscienza e i doni della grazia hanno compiuto il lavoro”. A partire da Fatima, Fesch incomincia a ripensare la sua vita, a trovare il senso del suo calvario accanto al Signore “come il buon ladrone messo in croce”. Offre i suoi sacrifici, sulla scia dei pastorelli, per la conversione dei peccatori, coltivando la devozione al Cuore Immacolato di Maria come mezzo sicuro per immergersi nell’Amore divino. Egli ci ripete più volte l’importanza che ebbe Fatima nella sua conversione. In otto mesi di carcere, profondamente pentito dei suoi trascorsi, il giovane immaturo e miscredente diviene un uomo di grande fede.

“Devo affidarmi interamente  al Cuore Immacolato di Maria”

L’amore alla Madonna diventa ardente: “… io mi sento piuttosto chiamato ad avere una particolare devozione per la Vergine Maria. Se posso così esprimermi, ho l’impressione che Ella mi sia più accessibile, d’avere con lei relazioni più intime, e non sento mai meglio gli effetti della preghiera che quando recito un’Ave… La Vergine è più vicina alla nostra umanità col Suo Cuore di Madre che ha sofferto mille torture… Ella ha in mano la mia salvezza, devo affidarmi interamente al suo Cuore Immacolato.”.
E, davanti al disprezzo degli uomini e nell’isolamento del carcere, la Madonna lo consola. Allora egli scrive: “Non vi sono più ingiustizie, non più problemi, ma soltanto un formidabile slancio verso l’amore di Dio. Tu diventi fratello di tutti quelli che soffrono e sai che le tue pene non sono che una forma di croce altrettanto preziosa agli occhi del Signore di quelle che portano il monaco nel suo chiostro o il missionario tra i suoi selvaggi”. A tutti sorprende la serenità con cui questo ragazzo, che una volta era inebriato di piaceri, abbraccia il suo tragico destino: “Ho un grande desiderio di donare qualcosa a Gesù, prima di donargli la testa… nonostante le mie pene, io sono felice, perché mi è dato di potermi purificare e di presentarmi davanti a Lui un po’ meno indegno…”.
Si ritiene vittima di un’ingiustizia perché “davanti a Dio non ho previsto né voluto le conseguenze del mio primo atto. Ho agito assolutamente senza consapevolezza e pertanto involontariamente”, eppure si rassegna così risolutamente alla sentenza del tribunale, che afferma di non voler essere graziato, perché teme di non raggiungere più le vette spirituali attinte nella sofferenza: “… se ne avessi la possibilità, non cambierei la mia sorte con quella di un re del petrolio…”.

Il convertito e fervente apostolo conosce la “piccola via”  di Santa Teresina del Bambin Gesù

Prima figlio scapestrato e marito infedele, ora Fesch fa di tutto per convertire i suoi familiari. Le lettere per loro dal carcere sono tanto piene di zelo quanto prive di rispetto umano: “Papà lo scompiglio, lo incalzo, lo minaccio, non disdegnando la profezia con gli accenti degni del grande Isaia, e deve esserne sbalordito.” Alla fine vedrà i suoi sforzi in larga misura coronati dal successo. “Ecco in fondo quale era il mio destino, illustrare magnificamente le conseguenze dei peccati di una famiglia incredula”.
Dopo Fatima, Jacques Fesch scopre nel carcere gli scritti di Santa Teresa di Gesù Bambino, e la “piccola via” insegnata dalla santa di Lisieux lo trasformerà ancora di più nel “buon ladrone”. “Amo la sua piccola via e la sua fiducia in Dio, il suo zelo… “. A tratti le riflessioni che ci ha lasciato sembrano veramente simili a quelle della dottoressa della Chiesa: “Devo dare la mano alla Santa Vergine e lasciarmi condurre là dove vuole portarmi. Con lei non ho paura; per quanto amaro sia il calice, sono davvero sicuro che, da buona mamma qual è, vi metterà qualche goccia di miele”. “Ho fatto delicatamente scivolare la mia destra nella mano della Santa Vergine e la sinistra in quella della piccola Santa Teresa.”
Chiederà segretamente di morire l’1 ottobre 1957, sessantesimo della morte di Santa Teresina, e verrà accontentato dalla inconsapevole Giustizia francese.

“Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve” (Sl. 51, 9)

Offrendo la sua vita come umile purificazione per amore di Dio, Fesch stupisce tutti. Anche il presidente della Francia René Cotty vuole complimentarsi con lui per quello che è divenuto. Il suo confidente spirituale (l’avvocato) e il cappellano del carcere, sono sempre più sorpresi. Alcuni testimoni dei suoi ultimi sofferti ma sereni giorni, dicono che Fesch giunse al patibolo avendo recuperato l’innocenza e che “morì da santo”.
Lo scrittore Plinio Corrêa de Oliveira compose una bella preghiera per chiedere la grazia del ripristino dell’innocenza: “Madre mia, fai di me la piena realizzazione di quel figlio senza macchia che sarei stato se non ci fosse stata tanta miseria. Ricordati di quel Davide e di tutta la dolcezza che vi avevi depositato…”. Ecco una lezione, quella di Jacques Fesch, che mostra come Dio esaudisca sempre “un cuore pentito ed umiliato”, fino a farlo diventare un nuovo Davide rinato dalla morte del peccato, e che ci fa vedere pure come, aprendoci fiduciosi alla misericordia divina anche nella più triste situazione, troviamo spalancate le porte di Colui che afferma di essere venuto più per i peccatori che per i giusti.

Nota: Le notizie e citazioni di questo articolo sono tratte dal libro “Jacques Fesch racconta la sua vita”, di Giacomo Maria Medica, Ed. Elle Di Ci, 1988.

Fonte: Associazione Luci sull’Est

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Il segreto di Santa Teresa di Lisieux

Posté par atempodiblog le 2 août 2012

Il segreto di Santa Teresa di Lisieux dans Libri

Famosa infatti è l’affermazione di Santa Teresa del bambin Gesù di non volersi conquistare il Paradiso, quasi fosse alla portata delle nostre povere opere, perché nessuna azione umana è esente da macchia e da egoismo per poterlo ottenere. Che fare dunque? Non resta, lei afferma, che rubare, come il buon ladrone, la gloria del Cielo. Accettando fino in fondo la nostra povertà e inadeguatezza e presentandoci a Dio a “mani vuote”, dovremo necessariamente sperare nella Sua infinita misericordia.

E’ molto consolante questo insegnamento della giovane religiosa, perché non v’è dubbio che il Maligno, con la sua sottilissima astuzia, riesca anche a trasformare il desiderio di santità in una particolare tentazione, “la tentazione della perfezione”, sotto la quale non di rado si nasconde il nostro io egoistico, duro a morire e abilissimo a insinuarsi anche nei propositi più elevati. Tuttavia questo non significa che debba mancare l’impegno per la santità. Essa però è la perfezione dell’amore. Dio, afferma la santa, “vuole essere amato”. Egli è il “piccolo Mendicante” che cerca persone che siano disposte ad accogliere tutto il suo amore. La santità dunque non consiste in queste o quelle pratiche e opere, ma “nella docilità del cuore che ci fa diventare piccoli e umili nelle braccia di Dio, consapevoli delle nostre debolezze e fiduciosi, fino alla temerarietà, nella Sua bontà paterna”. Una radicale decisione di affidamento: questo -mi dico- è il vero segreto della santità di quest’anima straordinaria.

Tratto da: Pellegrino a quattro ruote — Padre Livio Fanzaga

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