Iosep Av

Posté par atempodiblog le 19 mars 2017

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Dov’è lo sposo di Maria [nel Paradiso dantesco], essendo ella Vergine e Madre, ma anche sposa e consacrata? Di San Giuseppe si dice che sia l’uomo del silenzio, perché i Vangeli che parlano di lui (Matteo e Luca) non ne riportano espressioni verbali.

Iosep Av dans Fede, morale e teologia Iosep_Av

Dante conosce benissimo la meditazione su San Giuseppe, dunque con le iniziali dei versi successivi (19, 22, 25, 28, 31, 34, 37) formal’acrostico IOSEP AV, il saluto a Giuseppe come lo pronunciavano i medievali. È la presenza nascosta di Giuseppe accanto a Maria.

Tratto da: 2 learning advanced

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Marzo con san Giuseppe

Posté par atempodiblog le 2 mars 2016

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In tempi difficili per la Chiesa Pio IX, volendo affidarla alla speciale protezione del santo patriarca Giuseppe, lo dichiarò «Patrono della Chiesa cattolica».

Questo patrocinio deve essere invocato ed è necessario tuttora alla Chiesa non soltanto a difesa contro gli insorgenti pericoli, ma anche soprattutto a conforto del suo rinnovato impegno di evangelizzazione nel mondo e di rievangelizzazione.

Nel mese di Marzo particolarmente dedicato a San Giuseppe vogliamo raccomandarci, dunque, alla protezione di colui al quale Dio stesso «affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi e più grandi», impariamo al tempo stesso da lui a servire l’«economia della salvezza».

Tratto da: Porziuncola. Una porta sempre aperta

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La divina unione tra la Madonna e il glorioso San Giuseppe

Posté par atempodiblog le 1 août 2015

Il santo proposito di San Giuseppe

Il fatto che l’Evangelista, pur evidenziando il proposito di verginità di Maria, la presenti ugualmente come sposa di Giuseppe costituisce un segno della attendibilità storica di ambedue le notizie. Si può supporre che tra Giuseppe e Maria, al momento del fidanzamento, vi fosse un’intesa sul progetto di vita verginale. Del resto, lo Spirito Santo, che aveva ispirato a Maria la scelta della verginità in vista del mistero dell’Incarnazione e voleva che questa avvenisse in un contesto familiare idoneo alla crescita del Bambino, poté ben suscitare anche in Giuseppe l’ideale della verginità.

Giovanni Paolo II

La divina unione tra la Madonna e il glorioso San Giuseppe dans Fede, morale e teologia 2zss09j

La divina unione tra la Madonna e il glorioso San Giuseppe

Ora qual divina unione tra nostra Signora ed il glorioso san Giuseppe! Unione, che faceva, che quel bene de’ beni eterni nostro Signore, fosse ed appartenesse a san Giuseppe, così come apparteneva a Maria, non secondo la natura, che aveva presa nelle viscere della nostra gloriosa Vergine; natura, che era stata formata dallo Spirito Santo del purissimo sangue di Lei; ma secondo la grazia, la quale lo rendeva partecipe di tutti i beni della sua cara sposa, e la quale faceva che egli andasse meravigliosamente crescendo nella perfezione; e ciò per la comunicazione continua, che aveva con nostra Signora, la qual possedeva tutte le virtù in così alto grado, che nessun altra né candida, né pura creatura vi può giungere.

Nientedimeno il glorioso san Giuseppe era quello, che maggiormente vi si approssimava; e siccome si vede uno specchio ricevere i raggi del sole dal riverbero d’un altro specchio, e rimandarli cosi al vivo che non si potrebbe quasi giudicare qual sia quello, che li riceve immediatamente dal sole, o quello, che non li riceve se non per riflesso; parimente nostra Signora era come un purissimo specchio opposto ai raggi del Sole di giustizia: raggi, che apportavano nell’anima sua tutte le virtù nella loro perfezione; quali perfezioni, e virtù facevano un riflesso così perfetto in san Giuseppe, che pareva quasi  ch’egli fosse così perfetto, o che avesse le virtù in sì alto grado, come le aveva la Vergine santissima.

Ma in particolare (per non deviare dal nostro proposito) in qual grado pensiamo noi che avesse la verginità, quella virtù, che ci rende simili agli angioli? Se la santissima Vergine non fu solamente vergine tutta pura, e tutta candida; ma come canta la santa Chiesa nel responsorio delle lezioni dei mattutini, santa ed immacolata verginità, cioè che era la stessa verginità: quanto pensiamo noi che quel che fu eletto da parte dell’eterno Padre per custode della sua verginità, o per dir meglio per compagno (poiché ella non aveva bisogno d’esser guardata da altri, che da se medesima) quanto dico, doveva egli esser grande in questa virtù?

Ambedue avevano fatto voto d’osservar verginità in tutto il tempo della lor vita, ed ecco che Iddio vuole che siano uniti col legame di un santo matrimonio, non già per farli disdire, né pentirsi del voto; ma per confermarli, e fortificarli l’un l’altro a perseverare nella santa impresa; e per questo lo fecero ancora di viver verginalmente insieme in tutto il resto della lor vita.

Tratto da: Trattenimenti spirituali di San Francesco di Sales Vescovo e Principe di Ginevra Volume unico. – Brescia : Tipografia Pasini nel Pio Istituto di S. Barnaba, 1830, pp. 363 – 364.

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Cliccare per approfondire:

2e2mot5 dans Diego Manetti Giuseppe prescelto come sposo della Vergine (di Maria Valtorta)
2e2mot5 dans Diego Manetti Sposalizio della Vergine col santo Giuseppe (della venerabile Suor Maria di Gesù de Agreda)
2e2mot5 dans Diego Manetti San Giuseppe: custode fedele di Gesù e Maria (di Sant’Agostino Roscelli)

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Sposalizio della Santa Vergine con Giuseppe (23 gennaio)

Posté par atempodiblog le 23 janvier 2015

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Sposalizio di Maria, fontana di Hohen Markt (Vienna), di Antonio Corradini

Dice Gesù a Maria Valtorta (05/09/1944):

«Che dice il libro della Sapienza cantando le lodi di essa? Nella sapienza è infatti lo spirito d’intelligenza, santo, unico, molteplice, sottile”. E continua enumerandone le doti, terminando il periodo con le parole: …che tutto può, tutto prevede, che comprende tutti gli spiriti, intelligente, puro, sottile. La sapienza penetra con la sua purezza, è vapore della virtù di Dio… per questo nulla in lei vi è d’impuro… immagine della bontà di Dio. Pur essendo unica può tutto, immutabile come è rinnovella ogni cosa, si comunica alle anime sante e forma gli amici di Dio e i profeti”. (Sap. 7, 22-27)

Tu hai visto come Giuseppe, non per cultura umana ma per istruzione soprannaturale, sappia leggere nel libro sigillato della Vergine intemerata, e come rasenti le profetiche verità col suo vedere” un mistero soprumano là dove gli altri vedevano unicamente una grande virtù. Impregnato di questa sapienza, che è vapore della virtù di Dio e certa emanazione dell’Onnipotente, si dirige con spirito sicuro nel mare di questo mistero di grazia che è Maria, si intona con Lei con spirituali contatti in cui, più che le labbra, sono i due spiriti che si parlano nel sacro silenzio delle anime, dove ode voci unicamente Dio e le percepiscono coloro che a Dio sono grati, perché servi a Lui fedeli e di Lui pieni.

La sapienza del Giusto, che aumenta per l’unione e vicinanza con la Tutta Grazia, lo prepara a penetrare nei segreti più alti di Dio e a poterli tutelare e difendere da insidie d’uomo e di demone. E intanto lo rinnovella. Del giusto fa un santo, del santo il custode della Sposa e del Figlio di Dio.

Senza sollevare il sigillo di Dio, egli, il casto, che ora porta la sua castità ad eroismo angelico, può leggere la parola di fuoco scritta sul diamante virginale dal dito di Dio, e vi legge quello che la sua prudenza non dice, ma che è ben più grande di quel che lesse Mosè sulle tavole di pietra. E, perché occhio profano non sfiori il Mistero, egli si pone, sigillo sul sigillo, arcangelo di fuoco sulla soglia del Paradiso, entro il quale l’Eterno prende le sue delizie passeggiando al rezzo della sera” e parlando con Quella che è il suo amore, bosco di gigli in fiore, aura profumata di aromi, venticello di freschezza mattutina, vaga stella, delizia di Dio. La nuova Eva è lì, davanti a lui, non osso delle sue ossa né carne della sua carne, ma compagna della sua vita, Arca viva di Dio, che egli riceve in tutela e che a Dio egli deve rendere pura come l’ha ricevuta.

“Sposa a Dio” era scritto in quel libro mistico dalle pagine immacolate… E quando il sospetto, nell’ora della prova, gli fischiò il suo tormento, egli, come uomo e come servo di Dio, soffrì, come nessuno, per il sospettato sacrilegio. Ma questa fu la prova futura. Ora, in questo tempo di grazia, egli vede e mette sé al servizio più vero di Dio. Dopo verrà la bufera della prova, come per tutti i santi, per esser provati e resi coadiutori di Dio.

Cosa si legge nel Levitico (Lev, 16, 2-4)? Dì ad Aronne tuo fratello di non entrare in ogni tempo nel santuario che è dietro al Velo dinanzi al propiziatorio che copre l’Arca, per non morire – ché Io apparirò nella nuvola sopra l’oracolo, se prima non avrà fatto queste cose: offrirà un vitello per il peccato e un montone in olocausto, indosserà la tunica di lino e con brache di lino coprirà la sua nudità”.

E veramente Giuseppe entra, quando Dio vuole e quanto Dio vuole, nel santuario di Dio, oltre il velo che cela l’Arca sulla quale si libra lo Spirito di Dio, e offre sé e offrirà l’Agnello, olocausto per il peccato del mondo e l’espiazione di esso peccato. E questo fa, vestito di lino e con mortificate le membra virili per abolirne il senso, che una volta, al principio dei tempi, ha trionfato ledendo il diritto di Dio sull’uomo, e che ora sarà conculcato nel Figlio, nella Madre e nel padre putativo, per tornare gli uomini alla Grazia e rendere a Dio il suo diritto sull’uomo. Fa questo con la sua castità perpetua.

Non vi era Giuseppe sul Golgota? Vi pare non sia fra i corredentori? In verità vi dico che egli ne fu il primo e che grande è perciò agli occhi di Dio. Grande per il sacrificio, la pazienza, la costanza e la fede. Quale fede più grande di questa, che credette senza aver visto i miracoli del Messia?

Sia lode al mio padre putativo, esempio a voi di ciò che in voi più manca: purezza, fedeltà e perfetto amore. Al magnifico lettore del Libro sigillato, istruito dalla Sapienza a saper comprendere i misteri della Grazia ed eletto a tutelare la Salvezza del mondo contro le insidie di ogni nemico».

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San Giuseppe, l’uomo del “sogno”

Posté par atempodiblog le 17 janvier 2015

San Giuseppe, l’uomo del “sogno”

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In sogno riceve dall’angelo l’avvertimento di salvare Maria e Gesù da Erode, in sogno di riportarli in Israele, cessato il pericolo. Un Santo molto amato da Papa Francesco, non una novità, che stavolta però si arricchisce di una confidenza:

Vorrei anche dirvi una cosa molto personale. Amo molto San Giuseppe, perché è un uomo forte è silenzioso. Nel mio tavolo ho un’immagine di San Giuseppe che dorme. E mentre dorme si prende cura della Chiesa. Sì! Può farlo. Lo sappiamo.

Quando ho un problema, una difficoltà io scrivo un foglietto e lo metto sotto San Giuseppe, perché lo sogni! Questo significa: pregate per questo problema”.

Papa Francesco, 16 gennaio 2015 – Manila
Tratto da: Radio Vaticana

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«La forza del presepe». Meditare il Natale con Papa Francesco

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2014

«La forza del presepe». Meditare il Natale con Papa Francesco
Tratto da: La Civiltà Cattolica (Quaderno N°3947 del 06/12/2014, pag.417-422)

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«Ci avviciniamo al presepe, dove albeggia “una grande luce” (Mt 4,16) […], una luce nascosta nel silenzio di Nazaret e nella pace notturna di Betlemme; eppure presto si manifesterà a tutte le genti (Is 60,1-3; Mt 2,2-9) e ai discepoli (Mt 17,12; Lc 2,32). È la luce del mondo (Gv 8,12; 9,5; 12,46), la luce in cui dobbiamo camminare per esserne figli (Gv 12,36)». Queste sono le parole con le quali iniziava una meditazione dell’allora p. Jorge Mario Bergoglio su Dio visto come luce, raccolta nel volume Nel cuore di ogni padre (Milano, Rizzoli, 2014, p. 159).

«Ci avviciniamo»: come per Ignazio di Loyola, così per Papa Francesco meditare non significa solamente «considerare» o «ragionare», ma soprattutto farsi presenti alla scena del mistero, essere testimoni anche grazie all’immaginazione. Se non si vede la scena della Natività, non si vede la luce. E se la luce non si vede, essa diventa un puro contenuto intellettuale, incapace di toccare il cuore e la sensibilità. Bisogna vivere quella che Papa Francesco ha definito la «teologia del “come se”» (ivi, 199), propria di sant’Ignazio, quella che ci fa entrare nella tensione della presenza: «come se fossi presente». In questo modo possiamo davvero sentirci nel presepe. Questo ci sembra un invito valido per il Natale: proviamo a entrare nella scena del mistero della Natività, sperimentiamo la pace notturna di Betlemme e il silenzio che domina la notte.

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La «luce nascosta». Facciamo «come se» fossimo lì presenti, nella grotta di Betlemme. Quale luce vediamo? La luce abbagliante di un sole invitto che splende accecando con la sua gloria e imponendo adorazione per il solo fatto di risplendere come un faro?

No, vediamo la luce del Signore che è «luce nascosta», scrive Bergoglio; che è kindly light, «luce gentile», gli farebbe eco il beato John Henry Newman. Non è luce accecante, abbagliante, ma luce che si approssima, come la luce di una fiaccola che aiuta nel cammino. La luce, per Bergoglio, non suscita innanzitutto una contemplazione statica, ma apre il cammino. «Camminate mentre avete la luce», scrive l’evangelista Giovanni (12,35). Ecco allora che la «forza del presepe» consiste nell’innescare un processo, nell’iniziare un cammino.

Per Bergoglio, dunque, il mistero del Natale è intimamente dinamico: sveglia la coscienza intorpidita, riscuote l’animo e ci mette in partenza da pellegrini che credono con la fede salda di chi non svende la propria coscienza. Questo percorso, avverte, diventa autentico soltanto quando non rimane intrappolato nel chiacchiericcio alienante. Il mondo della «chiacchiera» nuoce al silenzio del cammino nella Notte santa (cfr J. M. Bergoglio, La forza del presepe. Parole sul Natale, Bologna, Emi, 2014, 23-34). «La strada che il presepe ci prospetta è diversa da quella vagheggiata dalla nostra ambizione» (ivi, 48). 

In questo cammino raccolto si diventa «figli della luce». P. Bergoglio scriveva che la luce «ci trasforma non soltanto avvolgendoci da fuori, ma cambiandoci il cuore, i desideri, l’amore (At 22,6.9.11.13; 9,3; 12,7)» (Id., Nel cuore di ogni padre…, cit., 159). Essere figli significa essere generati e rigenerati da questa luce: essa ci cambia persino i desideri, riorienta la nostra direzione di vita.

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I «figli della luce». Chi è in grado di essere generato dalla luce? «A ricevere questa luce sono i semplici, i fedeli: i pastori, i magi, Elisabetta, Zaccaria, Simeone, Anna, Giuseppe, Maria. Vengono tutti convocati dalla luce, nell’apparente penombra, nella mediocrità di una vita comune» (ivi, 160). È come se qui ci venisse detto: se credi di vivere sotto i riflettori, di vivere una vita illuminata dal successo o da una verità avvertita come possesso, la luce nascosta del Natale non potrà toccarti. «Davanti al presepe si sgretolano tante delle nostre cose che forse brillavano molto, oppure che credevamo importanti, solide! Ma a volte quel luccichio, quell’importanza e quella solidità non hanno alcun altro fondamento se non il pantano delle nostre ambizioni, che crollano davanti a colui che non ha esitato ad annullarsi fino alla morte e morte di croce» (Id., La forza del presepe…, cit., 48).

Solo la «classe media della santità», per citare Joseph Malègue, scrittore tanto caro a Papa Francesco, è in grado di farsi raggiungere da questa luce che rigenera. È davanti «alla semplicità, quasi quotidiana, del presepe» che si fa esperienza della gloria. Chi preferisce la «luce convenzionale» che ha imparato a usare da sempre, non sa aprire la porta al Signore che bussa (cfr Id., Nel cuore di ogni padre…, cit., 160). Davanti al «bambino che piange» prende corpo e forma l’immagine apocalittica del Signore che viene. Sono dunque «i semplici, i giusti, a comprendere che colui che è venuto a calcare la terra fu “la tua destra e il tuo braccio e la luce del tuo volto, perché tu li amavi” (Sal 44,4)» (ivi, 161).

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Una luce che risveglia. E allora ecco — prosegue Bergoglio in una meditazione sulla vocazione —, proprio «così, come siamo, con la nostra vita quotidiana, le nostre lealtà e i nostri peccati, le nostre aspirazioni e le nostre tentazioni, ci conviene avvicinarci al presepe di Gesù nel desiderio che la sua grazia ci tocchi e ci aiuti a continuare a crescere nel suo servizio. E, come schiavi indegni, rinnoviamo la nostra speranza contemplando come in mezzo alla senescenza della famiglia umana ci sia stato dato un bambino. La nostra carità apostolica potrà irrobustirsi davanti alla solitudine di una vergine, più feconda di chiunque altro, e al suo calore materno. E se guardiamo all’uomo che si assume il peso di colui che non ha generato, san Giuseppe, troveremo incoraggiamento ad avere più fede nella nostra peculiare paternità religiosa» (ivi, 254 s).

Essere dunque nella «compagnia di Gesù» significa innanzitutto proprio questo: essere come siamo, leali e peccatori, sapendo che «quel bambino sarà il nostro salvatore» (ivi, 252). E così assumerci le nostre responsabilità generative nei confronti del mondo che abbiamo intorno.

Il nostro compito, dunque, meditando come se fossimo presenti al presepe, è di svegliarci alla luce gentile del Signore che nasce, e imparare a camminare nel mondo. Sperimentare «l’infinita soavità e dolcezza della divinità» (Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, n. 124) non ci deve spingere a «fare la tenda» nel presepe, ma a metterci in cammino, a crescere con Gesù che cresce e non resta bambino nella grotta. «È ancora il Natale — prosegue Bergoglio — a suggerirci l’inizio di una vita nuova in ciascuno di noi, con tutta la speranza di una crescita che vi è connessa: “È tempo di svegliarvi”, ci ricorda san Paolo (Rm 12,11). Pensiamo qualche volta al mistero per cui due dei quattro evangelisti fanno partire la loro “Buona notizia” con l’incarnazione e il Natale del Signore? E al fatto che uno di loro, Luca, insista tanto sul mistero che “il Bambino cresceva”, come successivamente dirà — negli Atti degli Apostoli — che la Chiesa cresceva? […] Conserviamo ancora la speranza con cui l’abbiamo intrapresa [la vita religiosa e apostolica] allora? O forse l’abbiamo riposta, come facciamo con le cose che vediamo di tanto in tanto finché si scordano? Abbiamo la preoccupazione di “crescere” giorno dopo giorno nel servizio del Signore, di rinnovare il nostro cuore, di mantenerci in “formazione permanente”?» (J. M. Bergoglio, Nel cuore di ogni padre…, cit., 253).

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Lo sguardo vigile di Giuseppe. Contemplare il presepe stando lì come se si fosse presenti significa anche comprendere ciò che accade. Guardiamo a ciò che ha fatto Giuseppe: si è assunto «il peso di colui che non ha generato» (ivi, 255). Non è una definizione comune del patriarca, del padre putativo di Gesù. Eppure è chiaramente una definizione chiave. Bergoglio intuisce che la generatività di Giuseppe consiste proprio nella sua capacità di allevare un figlio non generato da lui, di aver accolto sostanzialmente una realtà non uscita né dal proprio corpo né dalla propria mente. Si è fatto carico del disegno di Dio, portandone il peso.

«Riassumendo — afferma il Papa —, si direbbe che a Giuseppe sia stato detto qualcosa del genere: ricevi la missione di Dio, lasciati guidare da Dio, abbraccia la difficoltà, per salvare il Salvatore. Giuseppe salva la buona fama di Maria, la stirpe di Gesù, l’integrità del bambino, il suo radicamento in terra d’Israele, ma al tempo stesso è stato il primo che Dio ha salvato da una coscienza di giustizia non aperta ai disegni di Dio, da un piano di vita isolato, da una vita, forse senza tante tribolazioni, senza però il conforto di tenere Dio tra le braccia» (ivi, 269).

Facendosi tenere in braccio da Giuseppe, Dio lo ha salvato «da una coscienza di giustizia non aperta ai disegni di Dio». Questa frase ci fa riflettere. A volte i credenti pretendono di avere una chiara e distinta consapevolezza di ciò che è giusto, attribuendo senza umiltà a Dio l’origine del loro senso di giustizia. In realtà, ci dice Bergoglio, solamente tenere in braccio Dio, cioè avere con lui un’esperienza intima, può aprire il nostro cuore ai suoi disegni, senza farli coincidere forzatamente con i nostri. Solo un’esperienza mistica della verità fatta persona — e non di una dottrina o di una legge o di una idea — può permetterci di dischiudere la nostra mente alla giustizia di Dio senza sentircene padroni. «Lo sguardo vigile di san Giuseppe» (ivi, 274) è quello del custode che intuisce di dover allevare e «salvare il Salvatore» della sua stessa vita.

Per Papa Francesco, anche noi, come Giuseppe e Maria, dobbiamo farci carico della speranza evangelica, accoglierla tra le nostre mani e consegnarla a tutto il popolo, specialmente nei tempi difficili e di crisi. Il mistero da contemplare è anche un impegno da vivere a favore di tutti. Non ci spinge solo all’interiorità, ma a farci carico della vita della gente, specialmente delle parti più deboli della società: lavorando, pregando, lottando, non incrociando mai le braccia, accostandoci alle persone di fronte alle quali vengono chiuse le porte, per aprirne loro delle altre, sostenendo gli anziani sofferenti e assimilando la loro saggezza, crescendo i bambini…

Scriveva il Papa in un’altra sua meditazione natalizia: «Nella lotta quotidiana, nella battaglia del momento e nella guerra del tempo, dobbiamo soffrire, e ciò richiede quest’atteggiamento di pazienza e costanza, di resistenza. Non siamo soli e apparteniamo a una famiglia. In seno a quella famiglia troviamo la dottrina, la sicurezza, l’affetto fecondo» (Id., La forza del presepe…, cit., 21 s).

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In una periferia dell’Impero. Da quanto si è detto si comprende perché le considerazioni natalizie di Jorge Mario Bergoglio non hanno nulla di «ideale» e fiabesco, ma sono sempre estremamente realistiche. La tenerezza della Natività coincide con «la forza del presepe»: non richiama mondi infantili e filastrocche. Per il Papa, Betlemme è il luogo di un servizio molto concreto, dove Maria, Giuseppe e tutti noi che contempliamo siamo chiamati a servire Dio e ad accudirlo nelle persone che ci stanno accanto, nello spazio ordinario e a volte ristretto delle cose di tutti i giorni. È molto caro al Papa il motto gesuitico: «Questo è divino: non lasciarsi costringere da ciò che è grande e tuttavia lasciarsi contenere da ciò che è piccolo» (Id., Nel cuore di ogni padre…, cit., 85). La radice di questo motto è proprio il Figlio del Dio di cui non si può pensare nulla di maggiore, che si è fatto piccolo bambino. Nell’orizzonte del Regno di Dio l’infinitesimale può essere infinitamente grande e l’immensità può essere una gabbia. Sembra un paradosso, ma non per Dio che si è fatto carne. Il grande progetto si realizza nel gesto minimo, nel piccolo passo: Dio è nascosto in ciò che è piccolo e in ciò che sta crescendo, anche se noi non siamo in grado di vederlo.

Un’ultima considerazione: nel corso degli anni, la contemplazione del Natale e la «forza del presepe» hanno molto affinato la sensibilità di Papa Francesco e lo hanno portato a comprendere che Dio, centro dell’universo e Signore della storia, si è fatto bambino in silenzio, illuminato da una «luce nascosta» in una periferia dell’Impero. Egli si manifesta a poveri pastori che vivono e sperimentano la periferia della vita. Proprio il significato profondo del Natale lo spingerà a considerare che gli eventi davvero centrali non avvengono mai al «centro», ma nelle periferie, siano esse geografiche o esistenziali.

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A san Giuseppe

Posté par atempodiblog le 31 mars 2014

“San Giuseppe è il Padre putativo e Custode di Gesù, è il primo e il più santo degli artigiani, è l’amico del Sacro Cuore. Dopo Maria il più amato e Colui che più ama”.

San Leonardo Murialdo

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A san Giuseppe
del Beato Giustino M. Russolillo

O san Giuseppe mio, gradisci che il tuo schiavo di amore si unisca a tutta la santa Chiesa, ai tuoi devoti e religiosi, e soprattutto ai sacratissimi cuori di Gesù e di Maria, nell’onorarti.

Tu il rappresentante del Padre e dello Spirito
Santo, tu il vergine sposo di Maria, il vergine padre di Gesù, tu il viceré del regno di Dio e il ministro
primo dei divini tesori!

Te solo, e per sempre, la SS. Trinità ha messo a capo di tutta la santa Famiglia, la sola che sussisterà in eterno, destinata ad accogliere, come suoi membri, tutti gli eletti a te pertanto affidati!

Tu, in persona di Gesù bambino, di Gesù adolescente, di Gesù giovane e di Gesù nostro capo, hai avuto, nella tua casa, cresciuto con il tuo sudore, e portato sulle tue braccia tutti gli eletti!

Ammettimi nella tua famiglia a titolo di schiavo
di amore e come cosa tutta tua; rendimi utilissimo al regno di Gesù e di Maria, carissimo ai loro cuori, intimissimo della loro vita.

Per riuscirvi devo e voglio vivere secondo le intenzioni e le disposizioni del tuo spirito, tutto umiltà e docilità di ubbidienza, tutto fedeltà e generosità di amore, sotto l’amorevole protezione di Dio.

Ebbene, san Giuseppe mio, come mi riconosco obbligato a te, con Gesù e Maria, di tutte le grazie avute sinora, così da te, con Gesù e Maria, mi aspetto tutte le altre che mi faranno degno della divina unione.

Ottienimi, con il tuo patrocinio, di glorificare Dio nel servizio della santa Chiesa in generale e della mia famiglia di anime in particolare, con l’umiltà della tua mente, con la carità del tuo cuore.

Specialmente, poi, ti chiedo e mi aspetto da te, per me e per tutti i miei fratelli, la grazia della perseveranza finale, con una santa morte, di contrizione e carità perfetta e l’immediato ingresso in Paradiso.

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Preghiera al Patriarca S. Giuseppe per la virtù interiore

Posté par atempodiblog le 19 mars 2014

Preghiera al Patriarca S. Giuseppe per la virtù interiore dans Preghiere kd7kmt

O Glorioso Patriarca S. Giuseppe, io Vi saluto come l’Eletto di Dio fra tutti gli uomini, come ricolmo di tutti i lumi, doni, privilegi e grazie dell’Altissimo, fino dal seno materno.  Il vostro cuore fu sempre un giardino fiorito delle più prelibate virtù, e lo spirito Santo Vi partecipò con la più grande abbondanza la sua divina santità. Voi foste modello ed esemplare della vita interiore, dacché non solo eravate esteriormente oggetto di edificazione a tutti, ma interiormente piaceste talmente al Sommo Dio, che Vi scelse a Sposo della Immacolata Vergine Maria, e a Padre Vergine del Verbo fatto Uomo, Gesù.

O Gloriosissimo Patriarca, io povero peccatore volendo tutto convertirmi a Dio, a Voi ricorro per supplicarvi che mi siate Maestro e Guida della virtù interiore.

A che mi gioveranno tutti gli esercizi di pietà e tutte le pratiche religiose, tutte le fatiche, tutti i sacrifici, qualunque osservanza, e la stessa frequenza dei Sacramenti, se la mia intenzione non è retta, se il mio interno non è sincero, se non cerco di piacere veramente a Dio?

Che mi gioverà ogni cosa ed ogni devozione, se internamente accarezzo le mie passioni, e non mi risolvo con ferma volontà a finirla coi miei peccati?

O amorosissimo Santo! Attraetemi Voi interiormente al divino servizio! Illuminate il mio intelletto e attirate la mia volontà al puro Amore di Gesù. Fate che non cerchi gli applausi, le ammirazioni, le simpatie, le soddisfazioni dell’amor proprio, ma Gesù solo, nudo e Crocifisso! Ottenetemi un vero spirito di orazione e di mortificazione, un vero distacco da tutto, e da tutti, una vera e angelica illibatezza di costumi, ed una profonda umiltà di cuore, affinché per questa strada regia e sublime della Croce e della virtù interiore, io arrivi alla bella unione di puro amore con Gesù, nostro Sommo ed unico Bene.

Patriarca amorosissimo, questa grande Grazia Vi domando per amore di Gesù Bambino, per quegli abbracci e divini baci che Vi diede, e per amore della Immacolata Vostra Sposa Maria.  Esauditemi, esauditemi! Amen, amen.

Pater, Ave, Gloria, Requiem.

Sant’Annibale Maria Di Francia

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Le tre virtù nelle quali il glorioso san Giuseppe ha grandemente brillato

Posté par atempodiblog le 19 mars 2014

Le tre virtù nelle quali il glorioso san Giuseppe ha grandemente brillato dans Citazioni, frasi e pensieri jhd7yg

Che Santo è il glorioso san Giuseppe! Non è soltanto il Patriarca, ma il capo di tutti i Patriarchi; non è semplicemente Confessore, me più di confessore, perché nella sua confessione è inclusa la dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e di tutti gli altri santi. E’ dunque a ragione che viene paragonato alla palma, che è la regina degli alberi, e che possiede la qualità della verginità. Quella dell’umiltà e quella della costanza e del coraggio, tre virtù nelle quali il glorioso san Giuseppe ha grandemente brillato; e se si osasse fare paragoni, molti sarebbero pronti a sostenere che supera tutti gli altri santi in queste tre virtù.

San Francesco di Sales – Trattenimenti Spirituali

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Novena a san Giuseppe

Posté par atempodiblog le 10 mars 2014

Novena a san Giuseppe dans Citazioni, frasi e pensieri v4ms02

“Con tutta la venerazione ti saluto o S. Giuseppe mio, e con te glorifico la SS. Trinità che ti ha scelto ad essere il Vergine Sposo do Maria SS.”.

“O San Giuseppe, fate della mia anima, la dimora preferita di Gesù e Maria”.

“San Giuseppe accoglimi nella tua sfera di umiltà tutta nascondimento e penombra”.

del Beato Giustino M. della Santissima Trinità Russolillo

Una città... da favola: Bergamo, gioiello dell'Alta Italia dans Viaggi & Vacanze sb0nxu

2e2mot5 dans Diego Manetti Novena a San Giuseppe (da recitarsi dal 10 al 18 marzo)

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Il santo proposito di San Giuseppe

Posté par atempodiblog le 7 mars 2014

Il fatto che l’Evangelista, pur evidenziando il proposito di verginità di Maria, la presenti ugualmente come sposa di Giuseppe costituisce un segno della attendibilità storica di ambedue le notizie.

Si può supporre che tra Giuseppe e Maria, al momento del fidanzamento, vi fosse un’intesa sul progetto di vita verginale. Del resto, lo Spirito Santo, che aveva ispirato a Maria la scelta della verginità in vista del mistero dell’Incarnazione e voleva che questa avvenisse in un contesto familiare idoneo alla crescita del Bambino, poté ben suscitare anche in Giuseppe l’ideale della verginità.

Giovanni Paolo II

Per approfondire freccetta.jpg Una catechesi di Giovanni Paolo II su San Giuseppe

Il santo proposito di San Giuseppe dans Citazioni, frasi e pensieri 33lnqfs

In forza della continua comunione che aveva con la Madonna, che possedeva tutte le virtù in un grado così eccelso che nessun’altra creatura potrebbe giungervi, tuttavia il glorioso San Giuseppe era quello che le si avvicinava maggiormente…

Tutti e due avevano fatto voto di conservare la verginità per tutta la vita; ed ecco che Dio vuole che siano uniti dal vincolo di un santo matrimonio, non per farli cedere o pentire del loro voto, ma per confermarlo e fortificarsi reciprocamente per perseverare nel loro santo proposito; perciò continuarono a vivere insieme in modo verginale tutto il resto della loro vita…

[…] Non c’è alcun dubbio, mie care Sorelle: San Giuseppe fu più valoroso di Davide ed ebbe una sapienza superiore a quella di Salomone; tuttavia, vedendolo ridotto a fare il falegname, chi avrebbe potuto pensarlo, se non fosse stato illuminato dalla luce celeste, tanto teneva chiusi i doni di cui Dio lo aveva arricchito?… È dunque fuor di dubbio che san Giuseppe è stato arricchito di tutte le grazie e di tutti i doni che richiedeva l’incarico che l’eterno Padre gli voleva affidare…

San Francesco di Sales – Trattenimenti Spirituali

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L’ammirabile umiltà di San Giuseppe

Posté par atempodiblog le 7 mars 2014

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La sua umiltà fu il motivo per il quale, come spiega san Bernardo, pensò di lasciare la Madonna quando La vide incinta; San Bernardo dice che san Giuseppe fece in se stesso questo ragionamento: «E che cosa è questo? lo so che Ella è vergine, perché insieme abbiamo riconfermato il voto di conservare la nostra verginità e purità, al quale sono certissimo che Ella non vuol mancare; l’altra parte io vedo ch’Ella sta per diventare madre. Come si possono conciliare insieme la maternità e la verginità, ossia che la verginità non impedisca la maternità? Oh! Dio! – certo deve aver detto a se stesso -, non sarà forse Lei quella gloriosa Vergine di cui par­lano i profeti, che concepirà e sarà madre del Messia? Ma, se è così, Dio non voglia ch’io rimanga con Lei, io che ne sono tanto indegno; è meglio che segreta­mente l’abbandoni a motivo della mia indegnità e che non abiti più a lungo in Sua compagnia». Sentimenti questi di un’ammirabile umiltà.

San Francesco di Sales – Trattenimenti spirituali

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San Giuseppe, maestro di vita interiore

Posté par atempodiblog le 2 mars 2014

San Giuseppe, maestro di vita interiore dans Citazioni, frasi e pensieri 25iodjb

San Giuseppe è realmente un padre e signore che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesse e accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto. Dall’intimità con lui si scopre inoltre che il santo Patriarca è maestro di vita interiore: ci insegna infatti a conoscere Gesù, a convivere con Lui, a sentirci parte della famiglia di Dio. San Giuseppe ci insegna tutto ciò apparendoci così come fu: un uomo comune, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagna la vita con lo sforzo delle sue mani. E anche questo fatto ha per noi un significato che è motivo di riflessione e di gioia.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Sposalizio della Vergine col santo Giuseppe

Posté par atempodiblog le 23 janvier 2014

Sposalizio della Vergine col santo Giuseppe
Tratto da: Mistica città di Dio, della venerabile Suor Maria di Gesù de Agreda

Sposalizio della Vergine col santo Giuseppe dans Libri wtf5tx
Sposalizio della Vergine – San Nicola alla Carità (Napoli)

Si celebrano le nozze di Maria santissima col santo e castissimo Giuseppe.

752. Nel giorno in cui la nostra principessa Maria compiva quattordici anni, si radunarono gli uomini della tribù di Giuda e della stirpe di Davide, da cui discendeva la celeste Signora, i quali si trovavano allora in Gerusalemme. Fra gli altri fu chiamato Giuseppe nativo di Nazaret, che soggiornava nella stessa città santa, perché era uno di quelli della stirpe regale di Davide. Aveva trentatré anni, una bella figura e un aspetto attraente, ma di incomparabile modestia e serietà; dotato di santissime inclinazioni, era soprattutto castissimo nelle opere e nei pensieri e, fin dal dodicesimo anno d’età, aveva fatto voto di castità. Era parente della vergine Maria; in terzo grado, e di vita purissima, santa ed irreprensibile agli occhi di Dio e degli uomini.

753. Dopo essersi riuniti nel tempio, quegli uomini non sposati pregarono il Signore insieme con i sacerdoti, perché tutti fossero guidati dal suo divino Spirito in ciò che dovevano fare. A quel punto, l’Altissimo ispirò al cuore del sommo sacerdote di far si che a ciascuno dei giovani ivi raccolti si ponesse una verga secca nelle mani e che tutti poi domandassero con viva fede a sua Maestà di rivelare con tale mezzo chi aveva scelto come sposo di Maria. Siccome il buon odore della virtù ed onestà di questa vergine, nonché la fama della sua bellezza, dei suoi beni e della sua condizione sociale, come pure il fatto che fosse la figlia primogenita e unica nella sua casa, era già manifesto a tutti, ciascuno ambiva la buona sorte di averla come sposa. Solo l’umile e rettissimo Giuseppe, tra i presenti, si reputava indegno di un bene così grande; ricordandosi del voto di castità che egli aveva fatto e riproponendosene in cuor suo la perpetua osservanza, si rassegnò alla divina volontà, rimettendosi a ciò che volesse disporre di lui, nutrendo tuttavia venerazione e stima per l’onestissima giovane vergine Maria più di chiunque altro.

754. Mentre facevano questa orazione, tutti quelli là radunati videro fiorire solo la verga in mano a Giuseppe. Nello stesso tempo, una colomba candidissima, scendendo dall’alto circonfusa di ammirabile splendore, si posò sopra il capo del santo. Contemporaneamente Dio gli parlò nell’intimo con queste parole: «Giuseppe, servo mio, Maria sarà la tua sposa: accettala con attenzione e rispetto, perché ella è gradita ai miei occhi, giusta e purissima d’anima e di corpo, e tu farai tutto quello che ti dirà». Essendosi il cielo dichiarato con quel segno, i sacerdoti diedero alla vergine Maria san Giuseppe, come sposo eletto da Dio. Chiamandola per celebrare le nozze, la prescelta uscì fuori come il sole, più bella della luna. Alla presenza di tutti, il suo aspetto apparve superiore a quello di un angelo, di incomparabile bellezza, onestà e grazia, e i sacerdoti la sposarono con il più casto e santo degli uomini, Giuseppe.

755. La divina Principessa, più pura delle stelle del firmamento, in lacrime e seria come una regina, con umiltà ma anche con maestà – poiché Maria riuniva in sé tutte queste perfezioni – prese congedo dai sacerdoti, domandando loro la benedizione, come anche alla maestra, e perdono alle compagne, ringraziando tutti per i benefici ricevuti da loro nel tempio. Fece tutto ciò con la più profonda umiltà, misurando con molta prudenza le parole, perché in tutte le occasioni parlava poco e con molta sapienza. Si allontanò così dal tempio, non senza grande dispiacere di lasciarlo contro la propria intenzione e il proprio desiderio. In compagnia di alcuni dei ministri che tervivano nel tempio nelle cose temporali – laici dei più autorevoli – col suo sposo Giuseppe si avviò a Nazaret città ale della felicissima coppia. Sebbene san Giuseppe fosse nato in quel luogo, seguendo quanto l’Altissimo aveva disposto per mezzo di alcune vicende, era andato a vivere qualche tempo a Gerusalemme, per migliorare la sua condizione come infatti avvenne, divenendo sposo di colei che era stata scelta da Dio stesso per essere sua madre.

756. Arrivati a Nazaret, dove la Principessa del cielo aveva i suoi beni e le case dei suoi fortunati genitori, furono ricevuti e visitati da tutti gli amici e i parenti con grida di giubilo e applausi, come si usa fare in tali occasioni. Avendo santamente adempito all’obbligo naturale dei contatti e delle relazioni, i due santissimi sposi Giuseppe e Maria, liberi da impegni, restarono a casa loro. Secondo l’usanza introdotta fra gli Ebrei, nei primi giorni del matrimonio era previsto che gli sposi si prendessero un po di tempo per verificare, nella convivenza, le abitudini e l’indole di entrambi, in modo da potersi conformare meglio l’uno all’altra.

757. In tali giorni il santo Giuseppe disse alla sua sposa Maria: «Sposa e signora mia, io rendo grazie all’altissimo Dio per il favore di avermi destinato senza merito ad essere vostro sposo, mentre mi giudicavo indegno della vostra compagnia; ma sua Maestà, che quando vuole può sollevare il povero, mi ha usato questa misericordia. Quindi io desidero che voi mi aiutiate, come spero dalla vostra discrezione e virtù, a dargli il contraccambio che gli devo, servendolo con rettitudine di cuore. A tal fine mi riterrete vostro servo, e col vero affetto con cui vi stimo, vi chiedo che vogliate supplire a molta parte del capitale e di altre doti che mi mancano, le quali mi sarebbero utili per essere vostro sposo; ditemi, signora, qual è la vostra volontà perché io l’adempia».

758. La divina sposa ascoltò questo discorso con cuore umile ed affabile severità nel volto, e rispose al santo: «Signor mio, io sono lieta che l’Altissimo, per mettermi in questa condizione, si sia degnato di assegnarmi voi per sposo e signore, e che il servire voi mi sia stato confermato dalla manifestazione della sua divina volontà. Però, se me lo permettete, vi dirò le intenzioni e i pensieri, che a tal fine desidero comunicarvi». L’Altissimo intanto disponeva con la sua grazia il cuore retto e sincero di san Giuseppe e, per mezzo delle parole di Maria santissima, lo infiammò di nuovo di divino amore. Egli così le rispose: «Parlate, signora, il vostro servo vi ascolta». In questa occasione la Signora del mondo era assistita dai mille angeli della sua custodia in forma visibile, come aveva loro richiesto. Ciò era dovuto al fatto che l’Altissimo, affinché la purissima vergine operasse in tutto con maggior grazia e merito, permise che ella sentisse il rispetto e la considerazione con cui doveva parlare al suo sposo, pur lasciandola nella sua naturale ritrosia ed esitazione che sempre aveva avuto a parlare con gli uomini da sola, cosa che fino allora non aveva mai fatto, se non casualmente qualche volta col sommo sacerdote.

759. Gli angeli santi ubbidirono alla loro Regina e l’assistettero, manifestandosi solo alla sua vista. In loro compagnia parlò al suo sposo san Giuseppe, dicendo: «Signore e sposo mio, è giusto che diamo lode e gloria con ogni devozione al nostro Dio e creatore, infinito nella sua bontà e incomprensibile nei suoi giudizi, che con noi poveri ha manifestato la sua grandezza e misericordia, scegliendoci per essere al suo servizio. Io mi considero, fra tutte, la creatura più debitrice a sua Altezza e, anzi, lo sono più di tutte insieme, perché, meritando meno, ho ricevuto dalla sua liberalissima mano più di loro. Nella mia tenera età, costretta dalla forza di questa verità che la luce divina mi comunicò rivelandomi il disinganno di tutto il visibile, mi consacrai a Dio con voto perpetuo d’essere casta nell’anima e nel corpo. Sono sua, e lo riconosco mio sposo e Signore, con volontà immutabile di mantenere la mia promessa di castità. Per adempiere ciò, signor mio, desidero che mi aiutiate, perché nel resto io sarò vostra serva fedele, ed avrò cura della vostra vita quanto durerà la mia. Accettate, signore e sposo mio, questa santa determinazione e confermatela con la vostra, perché come offerta gradita al nostro Dio eterno, egli ci riceva entrambi quale sacrificio di soave odore, e ci conceda di giungere insieme ai beni eterni che speriamo».

L’intimo giubilo di Giuseppe per le parole della sua divina sposa

760. Il castissimo sposo Giuseppe, pieno d’intimo giubilo per le parole della sua divina sposa, le rispose: «Signora mia, dichiarandomi i vostri pensieri e casti propositi, avete aperto e sollevato il mio cuore, che io non volli manifestarvi prima di conoscere il vostro. Anch’io mi considero, fra gli uomini, debitore al Signore più di tutte le altre creature, perché da molto tempo mi ha chiamato con la sua vera luce, affinché l’amassi con rettitudine di cuore. Voglio, signora, che sappiate che a dodici anni anch’io ho fatto promessa di servire l’Altissimo in castità perpetua. Così ora torno a confermare il medesimo voto, per non invalidare il vostro; anzi, alla presenza di sua Altezza, vi prometto di aiutarvi, per quanto dipende da me, perché in tutta purezza lo serviate e lo amiate secondo il vostro desiderio. Io sarò, con il concorso della grazia, vostro fedelissimo servo e compagno, e vi supplico che accettiate il mio casto affetto e mi riteniate vostro fratello, senza mai dar luogo ad altro lecito amore, fuorché quello che dovete a Dio e poi a me». In questo colloquio l’Altissimo riconfermò nel cuore di san Giuseppe la virtù della castità e l’amore santo e puro che doveva alla sua santissima sposa Maria. Così il santo gliene portava in grado eminentissimo, e la stessa Signora con il suo prudentissimo conversare glielo aumentava dolcemente, elevandogli il cuore.

761. Con la virtù divina con cui il braccio dell’Onnipotente operava nei due santissimi e castissimi sposi, sentirono entrambi incomparabile giubilo e consolazione. La divina Principessa offrì a san Giuseppe di corrispondere al suo desiderio, come colei che era signora delle virtù e, senza difficoltà, praticava in tutto ciò che esse hanno di più sublime ed eccellente. Inoltre l’Altissimo diede a san Giuseppe rinnovata castità e padronanza sulla natura e sulle sue passioni, perché, senza ribellione né istigazione ma con ammirabile e nuova grazia, servisse la sua sposa Maria e, in lei, la volontà e il beneplacito del Signore. Subito distribuirono i beni ereditati da san Gioacchino e da sant’Anna, genitori della santissima Signora. Ella ne offrì una parte al tempio dove era stata, l’altra la distribuì ai poveri e la terza l’assegnò al santo sposo Giuseppe, perché l’amministrasse. Per sé la nostra Regina si riservò solo la cura di servirlo e di lavorare in casa, perché, quanto agli scambi con l’esterno e alla gestione dei beni, degli acquisti o delle vendite, la vergine prudentissima se ne esentò sempre.

762. Nei suoi primi anni, san Giuseppe aveva appreso il mestiere di falegname, come il più onesto e adatto per guadagnarsi da vivere, essendo povero di beni di fortuna. Perciò domandò alla sua santissima sposa se aveva piacere che egli esercitasse quel mestiere per servirla e per guadagnare qualcosa per i poveri, poiché era necessario lavorare senza vivere nell’ozio. La Vergine prudentissima diede a san Giuseppe la sua approvazione, avvertendolo che il Signore non li voleva ricchi, bensì poveri e amanti dei poveri, e che fossero loro rifugio fin dove il loro capitale lo permettesse. Fra i due santi sposi nacque presto una santa contesa, riguardo a chi dei due dovesse prestare ubbidienza all’altro come a superiore. Ma Maria santissima, che fra gli umili era umilissima, vinse in umiltà, né consenù che, essendo l’uomo il capo, si pervertisse l’ordine della natura. Così volle ubbidire in tutto al suo sposo Giuseppe, chiedendogli solamente il consenso per fare l’elemosina ai poveri del Signore; e il santo le diede il permesso di farla.

763. In questi giorni il santo Giuseppe, riconoscendo con nuova luce del cielo le doti della sua sposa Maria, la sua rara prudenza, umiltà, purezza e tutte le sue virtù superiori ad ogni suo pensare ed immaginare, ne restò nuovamente stupito e, con gran giubilo del suo spirito, non cessava con ardenti affetti di lodare il Signore, rendendo-gli ancor più grazie per avergli data tale compagnia e tale sposa superiore ad ogni suo merito. Perché poi quest’opera risultasse in tutto perfettissima, l’Altissimo fece si che la Principessa del cielo infondesse con la sua presenza, nel cuore del suo sposo, un timore ed un rispetto così grande che non è assolutamente possibile spiegare a parole. A provocare ciò in Giuseppe era un certo splendore, come raggi di luce divina, che emanava dal volto della nostra Regina, dal quale traspariva anche una maestà ineffabile che sempre la accompagnava. Le succedeva infatti come a Mosè quando scese dal monte, ma con tanta maggiore intensità, perché si intratteneva con Dio più a lungo e più intimamente.

764. Subito Maria santissima ebbe una visione divina dal Signore, in cui sua Maestà le disse: «Sposa mia dilettissima ed eletta, vedi come io sono fedele nelle mie parole con quelli che mi amano e mi temono. Corrispondi dunque ora alla mia fedeltà, osservando la legge come mia sposa, in santità, purezza e in tutta perfezione. In ciò ti aiuterà la compagnia del mio servo Giuseppe che io ti ho dato. Ubbidisci a lui come devi ed attendi alla sua consolazione, perché tale è la mia volontà». Maria santissima rispose: «Altissimo Signore, io vi lodo e magnifico per i vostri ammirabili consigli e per la vostra provvidenza verso di me, indegna e povera creatura. Il mio desiderio è di ubbidirvi e compiacervi come vostra serva più debitrice a voi di ogni altra creatura. Concedetemi dunque, Signor mio, il vostro favore divino, perché in tutto mi assista e mi governi secondo il vostro maggior compiacimento, affinché, come vostra serva, attenda anche agli obblighi dello stato in cui mi ponete, senza mai vagare fuori dai vostri ordini e dal vostro volere. Datemi la vostra approvazione e benedizione; con essa riuscirò a ubbidire al vostro servo Giuseppe e a servirlo come mi comandate voi, mio creatore e mio Signore».

765. Su questi divini appoggi si fondò la casa e il matrimonio di Maria santissima e di Giuseppe. Dall’8 settembre, data delle nozze, fino al 25 marzo dell’anno seguente, giorno in cui avvenne l’incarnazione del Verbo, i due santi sposi vissero nel modo in cui l’Altissimo li andava rispettivamente predisponendo all’opera per cui li aveva scelti. La divina Signora ordinò poi gli oggetti personali e quelli della sua casa come dirò nei capitoli seguenti.

766. A questo punto però, non posso còntenere oltre il mio affetto senza congratularmi per la fortuna del più felice degli uomini, san Giuseppe. Da dove vi è venuta, o uomo di Dio, tanta beatitudine e tale buona sorte che ha fatto sì che solo di voi, tra i figli di Adamo, si potesse dire che Dio stesso fosse vostro e così solamente vostro da essere ritenuto vostro unico figlio? L’eterno Padre vi dona sua figlia; il divin Figlio vi dona la sua vera Madre e lo Spirito Santo vi consegna e vi affida la sua sposa, ponendovi in sua vece. In tal modo tutta la santissima Trinità vi concede e vi dà in custodia per vostra legittima consorte la sua diletta, unica e fulgida come il sole. Conoscete voi, mio santo, la vostra dignità ed eccellenza? Comprendete che la vostra sposa è la Regina e signora del cielo e della terra, e voi siete depositario dei tesori inestimabili di Dio? Considerate, o uomo divino, il vostro impegno e sappiate che, se gli angeli e i serafini non sono invidiosi, sono però meravigliati ed estatici per la vostra sorte e per il mistero racchiuso nel vostro matrimonio. Ricevete dunque le congratulazioni per tanta felicità in nome di tutto il genere umano. In un certo senso, voi siete l’archivio contenente il registro delle divine misericordie, signore e sposo di colei di cui solo Dio è maggiore, per cui vi ritroverete, fra gli uomini e fra gli stessi ricco e nella prosperità. Ricordatevi però della nostra povertà e miseria, e di me, il più vile verme della terra, che desidero essere vostra fedele devota, beneficata e favorita dalla vostra potente intercessione.

Insegnamento della Regina del cielo

767. Figlia mia, dalla mia esemplare condotta nello stato del matrimonio in cui l’Altissimo mi pose, tu vedi condannati i pretesti che adducono, non essendo perfette, le anime che condividono tale condizione nel mondo. Niente è impossibile a Dio, né a chi con viva fede spera in lui e si rimette in tutto alla sua divina disposizione. Io vivevo in casa del mio sposo con la stessa perfezione con cui servivo nel tempio, perché cambiando stato non mutai l’affetto, né il desiderio e la premura di amare e servire Dio, ma anzi l’aumentai, perché niente mi trattenesse dai miei obblighi di sposa. Fu per questo che ebbi maggiore assistenza dal favore divino che, con la sua mano onnipotente, dispose ed aggiustò tutte le cose in sintonia con i miei desideri. Altrettanto farebbe il Signore con tutte le creature, se da parte loro corrispondessero adeguatamente. Esse invece incolpano lo stato del matrimonio ingannando così se stesse, perché l’impedimento a non essere perfette e sante non è dato dallo stato, ma dai pensieri e dalla sollecitudine vana ed eccessiva a cui si abbandonano, non cercando di piacere al Signore, ma preferendo il loro compiacimento.

768. Se nel mondo non vi è scusa per sottrarsi al dovere di attendere alla perfezione delle virtù, meno ve ne sarà nello stato religioso per gli uffici e i servizi che in esso si svolgono. Non ti pensare mai ostacolata dal tuo ufficio di superiora, perché Dio ti ha posto in tale stato per mezzo dell’obbedienza e non devi mai diffidare della sua assistenza e della sua protezione. Infatti quel giorno egli si fece carico di darti forze ed aiuti, perché tu potessi attendere nello stesso tempo all’obbligo di superiora e a quello particolare della perfezione con cui devi amare il tuo Dio e Signore. Fa’ in modo dunque di vincolarlo col sacrificio della tua volontà, umiliandoti con pazienza in tutto ciò che ordina la sua divina Provvidenza. Se non glielo impedirai, io ti assicuro la sua protezione e che, per esperienza, conoscerai sempre la potenza del suo braccio nel guidarti e nel dirigere perfettamente tutte le tue azioni.

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San Giuseppe merita il tuo affetto

Posté par atempodiblog le 19 mars 2012

San Giuseppe merita il tuo affetto dans Citazioni, frasi e pensieri zlavsp

Ama molto San Giuseppe, amalo con tutta l’anima, perché è la persona, assieme a Gesù, che ha amato di più la Madonna e che più è stato in rapporto con Dio: colui che più lo ha amato, dopo nostra Madre.

- Merita il tuo affetto, e ti conviene frequentarlo, perché è Maestro di vita interiore, ed è molto potente presso il Signore e presso la Madre di Dio.

Forgia, 554

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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