Cosa vuol dire: ti perdono

Posté par atempodiblog le 2 septembre 2017

Cosa vuol dire: ti perdono

Cosa vuol dire: ti perdono dans Citazioni, frasi e pensieri Tolkien_e_Lewis
2 settembre, anniversario della nascita in Cielo di J.R.R. Tolkien

Dio ti benedica per la tua bontà. E [...] sii così generoso da regalarmi i dolori che ti ho causato, cosicché io possa condividere tutto ciò che di positivo ne verrà fuori. Non so se riesco a spiegarmi. Ma io credo che sia nel nostro potere, come cristiani, di fare effettivamente questi doni. L’esempio più semplice: se un uomo mi ha rubato qualcosa, io davanti a Dio affermo che gliel’ho regalato [...].

Sarebbe splendido, chiamati a giudizio, per rispondere a innumerevoli accuse di aver fatto del male al proprio fratello, scoprire inaspettatamente che molte male azioni non sono state compiute! E che invece si ha avuto una parte nel bene scaturito dal male. E non meno splendido sarebbe per chi ha dato. Un’eterna interazione di sollievo e gratitudine [...].

Che cosa accade quando il colpevole è genuinamente pentito, ma chi ha sofferto a causa sua è così profondamente risentito da non concedere il perdono? È un pensiero tanto terribile, da dissuadere chiunque dal correre il rischio di causare inutilmente il male.

da una lettera di J.R.R.Tolkien a C.S.Lewis dal quale si attendeva il perdono di un torto, da J.R.R. Tolkien, La realtà in trasparenza. Lettere, Bompiani, Milano, 2001, lettera 113, pp. 146-147
Tratto da: Il Centro culturale Gli scritti

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La festa. Il Perdono di Assisi, perenne «giubileo» della misericordia

Posté par atempodiblog le 22 juillet 2017

La festa. Il Perdono di Assisi, perenne «giubileo» della misericordia
Il 1° e 2 agosto la solennità legata all’indulenza plenaria nella chiesetta della Porziuncola. La chiusura dell’ottavo centenario del Perdono con la Messa del cardinale Parolin
di Giacomo Gambassi – Avvenire

La festa. Il Perdono di Assisi, perenne «giubileo» della misericordia dans Articoli di Giornali e News Porziuncola
La Porziuncola ad Assisi

«Voglio mandarvi tutti in Paradiso». Così gridò san Francesco annunciando al popolo di Assisi l’indulgenza plenaria concessa da papa Onorio III e legata alla piccola chiesa della Porziuncola che il mondo conosce come il Perdono di Assisi. Era il 2 agosto del 1216. E proprio fra il 1° e il 2 agosto di ogni anno viene celebrata la festa del Perdono che ha come fulcro la Basilica di Santa Maria degli Angeli, ai piedi della città di Assisi, meta di milioni di pellegrini che varcano la “porta sempre aperta” in perenne Giubileo per immergersi nella Porziuncola. L’indulgenza plenaria di Santa Maria degli Angeli – che anticipò il primo Anno Santo indetto da Bonifacio VIII nel 1300 – si può ottenere ogni giorno entrando nella Porziuncola (che significa “piccola porzione di terra”). E per la festa del Perdono di Assisi l’indulgenza si estende alle chiese parrocchiali e francescane di tutto il mondo.

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Papa Francesco lo scorso anno alla Porziuncola per gli ottocento anni del Perdono di Assisi

Si avvicina, quindi, la festa del Perdono di Assisi 2017 che quest’anno assume un significato particolare: si concludono infatti le celebrazioni dell’ottavo centenario del Perdono di Assisi inaugurato lo scorso 2 agosto dal cardinale Gualtiero Bassetti e impreziosito dal pellegrinaggio privato di papa Francesco alla Porziuncola due giorni dopo, il 4 agosto 2016. La Messa solenne di chiusura del giubileo del Perdono si terrà alle 11 del 2 agosto e sarà presieduta dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. L’Eucarestia verrà trasmessa in diretta da Padre Pio TV (visibile sul digitale terrestre nazionale al canale 145 e sulla piattaforma gratuita Tivùsat al canale 445) e con diffusione mondiale grazie all’emittente web Maria Vision Italia. Altra particolarità di quest’anno, che evidenzia il legame di tutta la Famiglia francescana con la festa, sarà il triduo di preparazione predicato dai ministri generali dei tre Ordini maschili (per i Frati Minori Cappuccini presiederà il vicario generale). Una condivisione che è in continuità con il cammino culminato nel Capitolo generalissimo celebrato insieme dalle Famiglie francescane.

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La Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi

La solennità del Perdono di Assisi sarà aperta alle 11 del 1° agosto da padre Michael Perry, ministro generale dei Frati Minori, il quale presiederà la solenne celebrazione eucaristica che terminerà con la processione di “Apertura del Perdono” perché da quel momento, cioè dalle 12 del 1° agosto fino alle 24 del 2 agosto, l’indulgenza plenaria concessa alla Porziuncola quotidianamente si estende a tutte le chiese parrocchiali sparse nel mondo, e anche a tutte le chiese francescane. Nel pomeriggio del 1° agosto sono in programma i primi Vespri presieduti, al termine del pellegrinaggio della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, dall’arcivescovo Domenico Sorrentino. Seguirà, come di consueto, l’offerta dell’incenso da parte del sindaco di Assisi, Stefania Proietti. La Veglia di preghiera serale, con la processione aux flambeaux, sarà guidata dall’arcivescovo José Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata.

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La Marcia francescana

Il 2 agosto sarà il giorno della grande festa. Le celebrazioni eucaristiche sono previste quasi ad ogni ora, tra cui quelle presiedute dal cardinale Parolin, dall’arcivescovo Sorrentino e da padre Claudio Durighetto, ministro provinciale dei Frati Minori dell’Umbria. In giornata è in programma anche l’arrivo di migliaia di giovani che partecipano alla XXXVII Marcia francescana sul tema “Un passo oltre”. Nella serata, alle 20, il concerto della banda della Gendarmeria Vaticana in piazza a cui seguirà lo spettacolo pirotecnico.

Il programma dettagliato è disponibile sul sito www.assisiofm.it. Dal 23 luglio al 15 settembre può essere visitata anche la mostra di arte contemporanea di Arturo Casanova e Rossella Vasta a cura di Barbara Rose dal titolo “A due a due. Kenosis e perdono” che sarà ospitata nel museo della Porziuncola.

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L’esercizio del perdono

Posté par atempodiblog le 25 avril 2017

L’esercizio del perdono dans Citazioni, frasi e pensieri Beato_Giustino_Maria_Russolillo

“E’ necessario l’esercizio del perdono per chiunque ci ha fatto soffrire: superiori, uguali e inferiori; interni ed esterni; sul punto d’onore, della tasca… In tutto! Per ogni offesa: … rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

Per chiunque ci avesse imbrogliati, traditi, criticati, un bel fascio; siano cose vere o false, o addirittura semplici nostre immaginazioni che ci hanno fatto ugualmente soffrire.

Solo l’esercizio del perdono attira su di noi una grande compiacenza da parte di Dio”.

del Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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Il desiderio di Gesù di celebrare la festa della Divina Misericordia quale rifugio di tutte le anime

Posté par atempodiblog le 23 avril 2017

Il desiderio di Gesù di celebrare la festa della Divina Misericordia quale rifugio di tutte le anime
Il Signore vuole che i sacerdoti in quel giorno parlino nell’omelia della Divina Misericordia e dimostrino l’inconcepibile Misericordia di Gesù
di Monsignor Józef Bart

Il desiderio di Gesù di celebrare la festa della Divina Misericordia quale rifugio di tutte le anime dans Fede, morale e teologia Divina_Misericordia

La festa della Divina Misericordia […] occupa nel Diario di Suor Faustina un posto centrale. Infatti Gesù già nella prima rivelazione ha fatto conoscere a Faustina la Sua volontà di istituire questa festa e di celebrarla la prima Domenica dopo Pasqua. La scelta di questa Domenica indica chiaramente che nei piani di Dio esiste uno stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e questa festa dedicata a far capire l’aspetto della Misericordia compreso nel mistero della nostra Redenzione.

Gesù richiede che questa festa sia preceduta dalla Novena che consiste nella recita della Coroncina alla Misericordia. Il Signore acclude a questa Novena la promessa: “Durante questa novena elargirà alle anime grazie di ogni genere” (Quaderni…, II, 197).

Gesù chiede che durante la Festa della Misericordia venga solennemente benedetta I’Immagine che rappresenta la stessa Divina Misericordia e chiede la venerazione pubblica di tale Immagine in quel giorno.

Oltre a questo, il Signore vuole che i sacerdoti in quel giorno parlino nell’omelia della Divina Misericordia e dimostrino alle anime l’inconcepibile Misericordia di Gesù nella sua Passione e in tutta l’opera della Redenzione.

La Festa della Divina Misericordia, secondo l’intenzione di Gesù, deve essere il giorno di riparazione e di rifugio per tutte le anime e specialmente per quelle dei poveri peccatori. In questo giorno, infatti, l’immensa generosità di Gesù si spande completamente sulle anime infondendo grazie di ogni genere e grado, senza alcun limite, anche le più impensabili.

Ne è la prova la grazia particolarissima che Gesù ha legato alla festa della Misericordia. Essa consiste nella totale remissione dei peccati che non sono stati ancora rimessi e di tutte le pene derivanti da questi peccati. La grandezza di questa grazia è in grado di ravvivare in noi la fiducia illimitata che Gesù desidera offrirci in questa giornata della Misericordia.

La peculiarità della festa della Divina Misericordia che la distingue da tutte le altre feste e da tutte le altre forme di culto sta:

1) Nell’universalità dell’offerta di Dio a tutti gli uomini, anche a quelli che fino a questo momento non hanno mai praticato il culto alla Divina Misericordia e cioè anche i peccatori che si sono convertiti. Essi sono chiamati a partecipare a tutte le grazie che Gesù ha promesso di elargire il giorno della Festa.

2) La perfezione e la straordinarietà della festa della Misericordia si rivela nel fatto che durante questa giornata vengono offerti agli uomini tutti i generi di grazie, sia spirituali che corporali, sia per i singoli, per le comunità e per l’umanità intera.

3) Infine tutti i gradi della grazia sono in questo giorno alla portata di tutti, “In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine” ( Quaderni…, II, 138). Proprio tale generosità di Gesù estesa contemporaneamente a tutte le anime è il motivo che permette di supplicare la Divina Misericordia con una grande ed illimitata fiducia per tutti i doni della Grazia che il Signore vuole distribuire durante questa festa.

Infatti, è proprio questa fiducia che apre a noi i tesori della misericordia. Ora è chiara la portata universale del desiderio di Gesù di celebrare questa festa quale rifugio di tutte le anime.

[...] ai sacerdoti che parleranno della Misericordia di Dio Gesù ha promesso che i peccatori induriti si inteneriranno alle loro parole. Questo vuol dire che le omelie incentrate sulla Divina Misericordia hanno un’efficacia straordinaria per la conversione dei peccatori.

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Il 23 aprile 2017 è la festa della Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 22 avril 2017

Il 23 aprile 2017 è la festa della Divina Misericordia
Fonte: Festa della Divina Misericordia
Tratto da: Santi e Beati

“Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia!

L’Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata otterrà piena remissione di colpe e castighi.

Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa”. (Gesù a S. Faustina)

Il 23 aprile 2017 è la festa della Divina Misericordia dans Beato Michele Sopocko Divina_Misericordia

È la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Płock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: 

Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia” (Q. I, p. 27).

Negli anni successivi – secondo gli studi di don I. Rozycki – Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.

La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina:

“Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore” (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.

Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l’istituzione della festa: 

Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (…). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre” (Q. II, p. 345).

La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che “elargirà grazie di ogni genere” (Q. II, p. 294).

Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:

- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;

- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

“Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l’azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all’immagine che è stata dipinta” (Q. II, p. 278).

La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

- In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene” (Q. I, p. 132) – ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno:

“la remissione totale delle colpe e castighi”.

Questa grazia – spiega don I. Rozycki – “è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest’ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (…). È essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l’ha innalzata al rango di “secondo battesimo”. È chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia” (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione – come dice don I. Rozycki – può essere fatta prima (anche qualche giorno). L’importante è non avere alcun peccato.

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che “riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia”, poiché‚ “in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto » (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;

- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni – sia alle singole persone sia ad intere comunità;

- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).

Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.

Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l’introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.

Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia – Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l’indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.

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Incontro con Gianna Jessen a La Spezia

Posté par atempodiblog le 29 mars 2017

Incontro con Gianna Jessen a La Spezia
della redazione di La Spezia Cronaca4

Gianna Jessen

Grande partecipazione ieri sera al teatro Palmaria del Canaletto, gremito di oltre quattrocento persone, per l’incontro con Gianna Jessen, la giovane donna americana sopravvissuta ad un aborto.

Era stata concepita da ventinove settimane e mezzo, e pesava poco più di un chilo. «Io sono viva grazie al potere di Gesù Cristo – racconta ad un pubblico attento e partecipe -. Non mi vergogno di essere cristiana. Gesù non è popolare, specialmente quando si tratta di parlare di Lui nello spazio pubblico. La classe intellettuale non lo trova sofisticato. Se non sono considerata sofisticata, va bene. Preferisco scegliere la saggezza. Non vedo perché dovrei raccontare una storia miracolosa e poi vergognarmi del Dio che ha compiuto il miracolo». L’aborto salino avviene per corrosione e il bambino viene espulso dal corpo della madre entro ventiquattr’ore dall’iniezione. Caso molto raro, Gianna non era morta quando venne alla luce. «Erano le sei di mattina, e il medico abortista di Planet Parenthood non c’era ancora. Così l’infermiera chiamò l’ambulanza. Ho un debito di gratitudine per l’infermiera!».

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Era solo l’inizio di una grande avventura. «Quando pesavo due chili dicevano che sarei morta. Ma io non muoio. Persino allora dicevano che quella bambina piccola aveva un incredibile desiderio di vivere. Fui poi trasferita ad una struttura affidataria, con persone orribili. Mi rinchiudevano in una stanza, che è molto traumatizzante per un bambino, perché non ha ancora la percezione del tempo. Mezz’ora può sembrare un anno. Finalmente, fui trasferita presso una persona bellissima, Penny. Avevo 17 mesi, pesavo 15 Kg. e mi era stata diagnosticata una paralisi cerebrale, causata dalla mancanza di ossigeno al cervello durante la procedura dell’aborto».

«Le femministe radicali dicono che l’aborto riguarda i diritti delle donne. Ma se conta solo questo, dove erano i miei diritti? Perché i diritti delle donne valgono solo se abortiste? Perché non vengo invitata alle marce per le donne in USA? Perché non vogliono sentire parlare una donna che non odia gli uomini?».

«E se il figlio è disabile? Questo argomento si sente spesso, a proposito dell’aborto. Ma è la più alta manifestazione di arroganza. Chi sei tu, persona sana, che si permette di giudicare? Come puoi tu decidere della mia qualità della vita? Che ne sai, che sono infinitamente più felice di chi ha tutte le capacità umane? Trovo anche interessante il fatto che non sarei disabile se non fossi stata sottoposta ad aborto…»

«Considero la paralisi un grande dono. Ho avuto problemi neurologici, specie negli ultimi anni, con grandi difficoltà di equilibrio. Sembra sia effetto diretto del trauma al cervello durante la nascita. Cammino zoppicando, ma in USA vivo una vita normale, guido la macchina, etc. Per camminare ho bisogno di tenermi al braccio di qualcuno, perché è come se il mio cervello mi dicesse “fermati”. Non so se si può guarire. Ma non mi arrenderò mai. Non mi importa se dovrò gattonare fino in cielo».

«E’ un grande onore gattonare fino in paradiso appoggiandomi al braccio forte di Gesù. Voi siete capaci di alzarvi e camminare liberamente? Allora fatemi un favore, non lamentatevi. Il senso dell’equilibrio ha così tanti effetti. Vi è stato dato un grande dono, riconosctelo! Grazie Gesù! Non è popolare parlare di Gesù. Ma se la gente non riesce a capire perché sei felice nonostante abbia sempre bisogno del braccio di qualcuno, questo significa che vogliono sentire parlare di Gesù. Se devo attraversare tutto questo affinché una sola persona debba conoscere Gesù, rifarei tutto dall’inizio. E’ un onore».

«Quando mi diagnosticarono la paralisi, dissero alla cara Penny che sarei rimasta paralizzata tutta la vita. Ma sottovalutavano il potere di una donna buona. E a Dio niente è impossibile. Penny pregava per me e faceva fisioterapia per me tre volte al giorno. Cominciai a tenere su il collo sulla testa. “Farà solo quello”, dicevano. Poi cominciai a gattonare, poi a camminare. Dieci anni fa, ho corso due maratone. Non sono un atleta. Ma non è questo il punto, il punto è completarle. Ci misi sette ore, a Londra otto. Erano rimasti solo i servizi medici. Ora vorrei scalare una montagna. Non contemplo la sconfitta. Se continuo a considerare la cima della montagna nella mia mente, vinco».

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«Poi venni adottata dalla figlia della madre affidataria. Così, molto inusualmente, Penny diventò mia nonna. Ma rimasi legata a lei come madre. Credo che Dio sapeva che il mio spirito si sarebbe infranto se mi fossi staccata da Penny. Per il resto, la mia adozione è stata una sfida. Già da bambina ero incompresa. Non veniva apprezzata la mia forte volontà. Era considerata sfidante. Ma ero abbastanza dolce, se posso dirlo di me stessa. Ci vuole una volontà forte per sopravvivere ad un aborto, imparare a camminare e re-imparere, dopo un’operazione alla spina dorsale a dieci anni, viaggiare, raccontare questa storia, parlare di Gesù. Se avete un bambino con una volontà forte, non rimproveratelo, ma educatelo. Di fronte ad una forte pressione, gran parte delle persone scappano, chi ha volontà forte resiste».

«Mi chiedono sempre: “Hai mai incontrato tua madre? E’ stato un incontro commovente, come in un film? Stavo nel mezzo di un evento come questo. Mentre salutavo tutti, una donna si avvicinò, senza preavviso. “Ciao, sono tua madre”, disse. Immediatamente iniziai a pregare tra me. “Aiutami Gesù!”. Sentivo come se l’universo mi stesse cadendo addosso. Ma sapevo che la mia battaglia non è contro di lei, come so che la mia battaglia non è contro una donna che ha avuto uno o più aborti, o contro un uomo che ha pagato per un aborto. Se volete essere liberi da un aborto fatto, pregate Gesù. Lui è morto sulla croce anche per quell’aborto. Perché non accettare questa possibilità di misericordia? Se avete avuto un aborto, non interpretate la mia voce come una condanna. Sarebbe una voce sbagliata. Dovete invece ascoltarla come voce della grazia, che è Gesù. Tornando all’incontro con mia madre, le risposi: “Sono cristiana e ti perdono”. “Non voglio il tuo perdono”, replicò la madre, aggiungendo: “sei una disgrazia per la mia famiglia” e iniziò a parlar male di mio padre, adirata. In quel momento, Dio mi disse che cosa fare. “Sono cristiana e ti perdono, ma non ti permetterò di parlarmi oltre in quel modo”, dissi. Me ne alzai e andai via. Perché vi racconto questo? Perché non possiamo essere definiti dalla nostra origine. Forse avete avuto una vita difficile. Ma non siete obbligati a essere vittime. Il vittimismo porta ad una prigione interiore. Tu puoi essere il primo della tua famiglia a fare qualcosa. E’ Gesù che mi definisce. Sta a voi scegliere, oggi, se volete vivere come vittime o nella vittoria».

«Chiedo scusa a tutti gli uomini da parte delle femministe, che vi dipingono come cattivi solo perché uomini. Certo, siamo uguali in valore e dignità, ma anche differenti. Questo è ovvio, ma, per qualche motivo, oggi bisogna parlare anche di cose ovvie, perché non tutti le percepiscono. Ci sono tante donne che hanno piacere a essere donne. Credo che il fatto di non permettere alle donne di essere tali e agli uomini di essere tali abbia creato molti problemi. Non mi dà fastidio se un uomo mi aiuta in quanto donna. Le donne sono fatte per essere adorate. Alcune delle donne più arrabbiate che ho incontrato sono semplicemente arrabbiate con un solo uomo, che non ha avuto cura di lei, tipicamente il padre. Perché era passivo o non coraggioso o violento o negligente o rimaneva in silenzio quando non doveva. Per questo, hanno voluto punire gli uomini».

«Uomini, voi siete fatti per essere coraggiosi, non passivi. Siete fatti per difendere uomini e bambini, non per usarci e abbandonarci. Potreste considerare di sposare una donna prima di andare a letto con lei. Non voglio essere usata e dimenticata. Voglio un uomo d’onore. E’ possibile guardare le donne con un cuore puro. Forse siete stati promiscui, o dipendenti dalla pornografia. Ma, se non volete essere questo tipo di uomo, chiedetelo a Gesù. Parlategli di tutto questo, ditegli che non riuscite a essere l’uomo che vorreste. Chiedetegli cuore puro e mente pura. Ve li darà. C’è molto più potere nella purezza che nell’impurezza».

«Giovani donne, non serve andare dietro ai ragazzi, mendicando la loro attenzione e approvazione. E’ lui che dovrebbe portarvi in giro, pagarvi quello che mangiate, essere fantastico. E’ lui che deve cacciarci. E’ nel suo sangue, gli dovete solo dare la chance di essere uomo. Forse state pensando che non so quello che dico. Potete prendere questa verità o ignorarla, ma non potrete dire che non vi è stato detto. Forse queste cose non sono popolari. Ma non sono sopravvissuta all’aborto per essere popolare. Ho attraversato l’inferno, posso sopportare anche qualcosa in più».

Rispondendo ad una domanda di Giorgio Celsi, presidente nazionale e fondatore dell’associazione “Ora et labora per la vita”, che organizza veglie di preghiera all’esterno di ospedali dove si praticano aborti, la Jessen ha incoraggiato alla testimonianza pubblica, «pacifica e gentile. Credo sia cruciale l’avvicinarsi in spirito di amore, dignità e grazia alle persone che sono in crisi, tra cui quelle sull’orlo di un aborto. Ascoltare è fondamentale. Durante una contro-manifestazione ad una marcia per la vita, alcune gridavano per i diritti donne. Ho iniziato anch’io a gridare verso di loro: “Non capite quanto siete amate da Gesù? Non importa quello che è successo, Gesù vi ama ancora!”. Le ho choccate. Si aspettavano che le insultassi a mia volta».

Prima di Gianna Jessen ha parlato il dottor Paolo Migliorini, già primario di ostetricia e ginecologia all’ospedale di Massa. Negli anni ’70, dopo l’approvazione della legge sull’aborto, «per superficialità ed opportunismo», divenne medico abortista, conforme alla moda radical-chic. «Iniziai a pormi la questione morale, ma con molta pigrizia. Poi ebbi la fortuna/sfortuna di fare un taglio cesareo su cadavere e il bambino che ho estratto dal ventre materno ora ha trentatre anni. Mia moglie mi regalò un libro: “Ipotesi su Gesù”. Mi fece riflettere e capire che la strada per avere un perdono era molto difficile, ma era solo quella della misericordia di Dio». «L’attacco all’obiezione di coscienza c’è sempre stato. Ma adesso probabilmente la politica e la lobby abortista hanno acquisito consapevolezza che i medici sempre più frequentemente smetteranno di fare aborti. Chi fa aborti fa un’esperienza devastante, che alla lunga lo costringere a smettere. Si potrebbe proporre che ai sostenitori della legge abortista venga insegnato come si fa, e poi gli aborti li fanno loro. Per questo sono molto preoccupati». «Un episodio particolare? Riguarda una studentessa universitaria che abortì anche per mia responsabilità. Lei non voleva, ma tutti attorno a lei volevano che abortisse. Dopo alcuni mesi, la madre mi chiese aiuto perché la figlia aveva problemi psichiatrici. Mi fece leggere una lettera che la ragazza aveva scritto a se stessa, con la grafia e gli errori di ortografia di un bambino delle elementari: “Cara mamma, sono molto dispiaciuto che non ci siamo potuti conoscere, ma sono ancor più dispiaciuto che non ci potremo mai incontrare, perché, dove sono io, le mamme che uccidono i propri bambini non possono venire”».

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Introdotta dal presidente Mario Polleschi, una volontaria del Centro di Aiuto alla Vita della Spezia, Anna, ha letto la lettera scritta nel 2013 da una signora spezzina, che non se l’è sentita di venire a portare la propria testimonianza dal vivo. Rimasta incinta del quarto figlio e avendo perso il lavoro un anno prima, Paola sembrava non avere alternative all’aborto, specie secondo l’opinione dei suoi conoscenti. Però era titubante. Trovò un opuscolo del CAV e rimase stupita della tempestività con cui una volontaria rispose alla sua richiesta di aiuto, anche materiale. “Spiegai in breve la mia situazione – dice la lettera -, e vedevo che lei capiva. I miei dubbi, però rimasero. Il giorno fissato per l’aborto chimico utilizzando la pillola RU486, mi recai in ospedale e, per una serie di coincidenze fortunate – o forse il Signore mise la sua mano -, ebbi modo di prendere coscienza della mia volontà. Con mia sorpresa mi senti meglio, allora capii… Il medico arrivò in ritardo, e questo mi diede modo di pensare. L’infermiera mi diede la pastiglia per la “revisione”, il modo in cui i medici chiamano l’aborto. Dietro sua insistenza, la misi in bocca. Mi chiese di bere l’acqua davanti a lei e me lo chiese insistentemente. Non ci riuscii e la sputai. In una frazione di secondo, io ed il mio bambino avevamo deciso per la vita . Fu un momento forte, definibile come istinto di sopravvivenza di mio figlio, già presente”.

A trarre la riflessione finale è stato don Franco Pagano, rettore del seminario, che ha portato i saluti del vescovo Luigi Ernesto Palletti. «Viviamo di messaggi rapidi, di risposte senza radici. Viviamo di emozioni che non ci permettono di cambiare noi, figurarsi il mondo. Portiamo nel cuore, senza giungere a conclusioni affrettate, quanto abbiamo ascoltato oggi! In ogni situazione Dio ci vuole lasciare un messaggio. Da sacerdote, non di rado incontro persone che sono state coinvolte in un aborto. Si può sempre vedere la presenza del Signore, che dà un’opportunità di grazia anche per chi ha vissuto un’esperienza di morte. Il male non si vince opponendo altre male, ma costruendo il bene. Approfittiamo di questa opportunità di riflessione, davvero ricca, che ci è stata data proprio in Quaresima per dare nuova forza al nostro cammino!».

Due giovani volontari dell’associazione ProVita hanno presentato un filmato sulla settima Marcia nazionale per la vita, a cui parteciperà anche Gianna Jessen. Si terrà a Roma sabato 20 maggio, e un pullman verrà organizzato in partenza anche dalla Spezia.

L’incontro è stato presentato da Simona Amabene, giovane originaria di Roverano, che ha fondato la “Costola Rosa”, opera di evangelizzazione orientata ad aiutare le donne a fare esperienza dell’amore di Dio.

Al termine, una lunga fila si è creata verso il palco per poter parlare personalmente con Gianna Jessen, che si è intrattenuta a lungo in teatro.

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Un cristiano non può dire: me la pagherai

Posté par atempodiblog le 8 février 2017

Udienza generale. Un cristiano non può dire: me la pagherai. Ampia sintesi di Radio Vaticana
Papa Francesco ha tenuto stamane l’udienza generale in Aula Paolo VI proseguendo la catechesi sulla speranza cristiana. “Mercoledì scorso – ha detto – abbiamo visto che san Paolo, nella Prima Lettera ai Tessalonicesi, esorta a rimanere radicati nella speranza della risurrezione (cfr 5,4-11), con quella bella parola ‘saremo sempre con il Signore’. Nello stesso contesto, l’Apostolo mostra che la speranza cristiana non ha solo un respiro personale, individuale, ma comunitario, ecclesiale. Tutti noi speriamo. Tutti noi abbiamo speranza, ma anche comunitariamente”.

Un cristiano non può dire: me la pagherai dans Commenti al Vangelo Papa_Francesco

Sostenersi nella speranza
“Per questo, lo sguardo viene subito allargato da Paolo a tutte le realtà che compongono la comunità cristiana, chiedendo loro di pregare le une per le altre e di sostenersi a vicenda. Aiutarci a vicenda. Ma non solo aiutarci nei bisogni, nei tanti bisogni della vita quotidiana, ma aiutarci nella speranza, sostenerci nella speranza.

E non è un caso che cominci proprio facendo riferimento a coloro ai quali è affidata la responsabilità e la guida pastorale. Sono i primi ad essere chiamati ad alimentare la speranza, e questo non perché siano migliori degli altri, ma in forza di un ministero divino che va ben al di là delle loro forze. Per tale motivo, hanno quanto mai bisogno del rispetto, della comprensione e del supporto benevolo di tutti quanti”.

Vicinanza a chi è scoraggiato
“L’attenzione poi viene posta sui fratelli che rischiano maggiormente di perdere la speranza, di cadere nella disperazione. Ma noi sempre abbiamo notizie di gente che cade nella disperazione e fa cose brutte, no? La ‘dis-speranza’ li porta a tante cose brutte… Il riferimento è a chi è scoraggiato, a chi è debole, a chi si sente abbattuto dal peso della vita e delle proprie colpe e non riesce più a sollevarsi. In questi casi, la vicinanza e il calore di tutta la Chiesa devono farsi ancora più intensi e amorevoli, e devono assumere la forma squisita della compassione, che non è avere pietà: la compassione è patire con l’altro, soffrire con l’altro, avvicinarmi a quello che soffre con una parola, una carezza, ma che venga dal cuore, eh? Quella è la compassione! Hanno bisogno del conforto e della consolazione. Questo è quanto mai importante: la speranza cristiana non può fare a meno della carità genuina e concreta.

Lo stesso Apostolo delle genti, nella Lettera ai Romani, afferma con il cuore in mano: «Noi, che siamo i forti – che abbiamo la fede, la speranza o non abbiamo tante difficoltà – abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi» (15,1). Portare, eh? Portare le debolezze altrui. Questa testimonianza poi non rimane chiusa dentro i confini della comunità cristiana: risuona in tutto il suo vigore anche al di fuori, nel contesto sociale e civile, come appello a non creare muri ma ponti, a non ricambiare il male col male, a vincere il male con il bene, l’offesa con il perdono: il cristiano mai può dire: me la pagherai. Mai! Questo non è un gesto cristiano! L’offesa si vince con il perdono; a vivere in pace con tutti. Questa è la Chiesa! E questo è ciò che opera la speranza cristiana, quando assume i lineamenti forti e al tempo stesso teneri dell’amore. E l’amore è forte e tenero. E’ bello”.

Nessuno impara a sperare da solo
“Si comprende allora che non si impara a sperare da soli. Nessuno impara a sperare da solo. Non è possibile. La speranza, per alimentarsi, ha bisogno necessariamente di un “corpo”, nel quale le varie membra si sostengono e si ravvivano a vicenda. Questo allora vuol dire che, se speriamo, è perché tanti nostri fratelli e sorelle ci hanno insegnato a sperare e hanno tenuto viva la nostra speranza. E tra questi, si distinguono i piccoli, i poveri, i semplici, gli emarginati. Sì, perché non conosce la speranza chi si chiude nel proprio benessere: spera soltanto nel suo benessere e quello non è speranza: è sicurezza relativa; non conosce la speranza chi si chiude nel proprio appagamento, chi si sente sempre a posto… A sperare sono invece coloro che sperimentano ogni giorno la prova, la precarietà e il proprio limite. Sono questi nostri fratelli a darci la testimonianza più bella, più forte, perché rimangono fermi nell’affidamento al Signore, sapendo che, al di là della tristezza, dell’oppressione e della ineluttabilità della morte, l’ultima parola sarà la sua, e sarà una parola di misericordia, di vita e di pace. Chi spera, spera di sentire un giorno questa parola: ‘Vieni, vieni da me, fratello; vieni, vieni da me, sorella, per tutta l’eternità’”.

Senza lo Spirito Santo non si può avere speranza
“Cari amici, se — come abbiamo detto — la dimora naturale della speranza è un “corpo” solidale, nel caso della speranza cristiana questo corpo è la Chiesa, mentre il soffio vitale, l’anima di questa speranza è lo Spirito Santo. Senza lo Spirito Santo non si può avere speranza. Ecco allora perché l’Apostolo Paolo ci invita alla fine a invocarlo continuamente. Se non è facile credere, tanto meno lo è sperare. E’ più difficile sperare che credere, eh? E’ più difficile. Ma quando lo Spirito Santo abita nei nostri cuori, è Lui a farci capire che non dobbiamo temere, che il Signore è vicino e si prende cura di noi; ed è Lui a modellare le nostre comunità, in una perenne Pentecoste, come segni vivi di speranza per la famiglia umana. Grazie”.

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27 novembre 2016: apertura dell’Anno Giubilare Calasanziano

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2016

27 novembre 2016: apertura dell’Anno Giubilare Calasanziano

27 novembre 2016: apertura dell'Anno Giubilare Calasanziano dans Articoli di Giornali e News Anno_Giubilare_Calasanziano

Stemma_Vaticano dans Cardinale Mauro Piacenza

PAENITENTIARIA APOSTOLICA

Prot. N. 215/16/1

BEATISSIMO PADRE
Pedro Aguado Cuesta, Preposito Generale dell’Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie, ESPONE rispettosamente che Giuseppe Calasanzio, per educare i bambini e gli adolescenti nell’amore e nella sapienza del Vangelo creò le scuole popolari in questa Città di Roma,
nell’anno 1597; e nell’anno 1617 fondò la Congregazione dei Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie, approvata in seguito da Papa Paolo V, e da Papa Gregorio XV elevata a Ordine Religioso, l’anno 1621. Il Fondatore stesso, insigne per la sua innocenza di vita e miracoli, fu iscritto
nei fasti dei Santi da Papa Clemente XIII, l’anno 1767; e nell’anno 1948 fu proclamato dal servo di Dio, Papa Pio XII, celeste Patrono davanti a Dio di tutte le scuole popolari cristiane del mondo.

Per far sì che la divina larghezza possa dilatarsi ancor più e possa produrre frutti spirituali più abbondanti a favore dei membri di tutta la Famiglia Calasanziana e di tutti i fedeli cristiani, questo reverendissimo supplicante implora umilmente il dono di un Giubileo speciale, per celebrare
degnamente il giorno del duplice anniversario; cioè i 400 anni della fondazione dell’Ordine da San Giuseppe Calasanzio, e il 250 anniversario dell’iscrizione nell’albo dei Santi del suo insigne Fondatore.
Che Dio, etc.

Giorno 10 Novembre 2016

LA PENITENZIERIA APOSTOLICA, in virtù delle facoltà concesse dal Santissimo Padre Francesco, concede benignamente, dal 27 Novembre del 2016 fino al giorno 27 Novembre del 2017, Anno Calasanziano, l’indulgenza plenaria annessa, alle seguenti condizioni (confessione sacramentale,
comunione eucaristica e una preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice), che potranno guadagnare i fedeli cristiani, veramente pentiti, e stimolati dalla carità, in tutte le chiese, luoghi di culto, santuari e parrocchie, dove si trova l’Ordine delle Scuole Pie – che si può applicare anche, in
forma di suffragio, alle anime dei fedeli del Purgatorio -, se devotamente parteciperanno alle celebrazioni giubilari, per lo meno durante uno spazio di tempo adeguato -, elevando umili preci a Dio, a favore della propria fedeltà alla vocazione cristiana, per chiedere per le vocazioni sacerdotali e
religiose, e in difesa dell’istituzione della famiglia umana, che termineranno con la Preghiera del Padre Nostro, il Simbolo della Fede, ed altre invocazioni alla Santissima Vergine Maria.

I membri della Famiglia Calasanziana che, a causa della malattia o per altre gravi cause, sono impediti ad assistere alle celebrazioni giubilari, possono conseguire l’Indulgenza Plenaria, nel luogo dove si sentono impediti, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, e con l’intenzione di adempiere, non
appena possibile le tre solite condizioni, unendosi spiritualmente ai sacri riti, e offrendo i loro dolori, o le incomodità della propria vita, a Dio misericordioso.
Per fare in modo che l’accesso all’ottenimento del perdono divino – per mezzo delle chiavi della Chiesa – risulti più facile, a favore della carità pastorale questa Penitenzieria chiede che i sacerdoti dell’Ordine Giubilare si prestino con animo generoso alla celebrazione della Penitenza, e all’amministrazione frequente della Comunione ai malati.

Valido per il presente Anno Calasanziano. Nonostante qualunque contraria disposizione.

MAURO Card. PIACENZA
Penitenziere Maggiore

KRZYSZTOF NYKIEL
Reggente

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Misericordia, parola nel deserto

Posté par atempodiblog le 21 novembre 2016

Misericordia, parola nel deserto
Oltre centomila fedeli in piazza San Pietro per la chiusura del Giubileo della Misericordia. «Ma lasciamo aperta la porta del perdono» ha detto il Papa.
di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera

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«Riscoprire il centro, ritornare all’essenziale» del Vangelo oltre la tentazione del potere e «le appaganti sicurezze offerte dal mondo». Tra i settantamila di piazza San Pietro si fa silenzio, mentre Francesco si avvicina alla facciata della Basilica per chiudere la Porta Santa e con essa il Giubileo della Misericordia, qualche istante di raccoglimento e poi quasi solo il rumore di cardini e battenti.

In realtà l’Anno Santo non era cominciato qui, l’8 dicembre 2015, ma nove giorni prima nel Centrafrica in guerra civile, con i caschi blu dell’Onu intorno alla cattedrale di mattoni rossi, impastati con la terra del fiume Ubangi: il Papa che il 29 novembre dell’anno scorso apre per la prima volta una Porta Santa fuori da Roma e definisce Bangui «capitale spirituale» di un mondo afflitto dal «virus dell’inimicizia», quella che ha più volte definito la «terza guerra mondiale combattuta a pezzi». E ora, nell’omelia della messa conclusiva, è come se Francesco riepilogasse il senso di un Giubileo aperto in tutte
le diocesi del mondo (2.089 circoscrizioni, più di diecimila Porte Sante) e che «fuori dal fragore delle cronache», fa notare, ha visto arrivare a Roma più di 21 milioni di pellegrini (21.292.926). Un Giubileo sobrio, alieno da «kermesse» e grandi eventi e attento alla preghiera più che all’indotto, perché la Chiesa torni all’essenziale: «Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce. La forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio».

La piazza è gremita, sono arrivati anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi. Francesco alza lo sguardo e sillaba: «La misericordia, portandoci al cuore del Vangelo, ci esorta a rinunciare ad abitudini e consuetudini che possono ostacolare il servizio al regno di Dio, a trovare il nostro orientamento solo nella perenne e umile regalità di Gesù e non nell’adeguamento alle precarie regalità e ai mutevoli poteri di ogni epoca». Il Giubileo in questo senso non è finito, stamattina sarà diffusa la lettera apostolica Misericordia et misera : «Anche se si chiude la Porta Santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo. Dal costato squarciato del Risorto scaturiscono fino alla fine dei tempi la misericordia, la consolazione e la speranza». Francesco ha voluto che l’Anno Santo si chiudesse nel giorno della solennità di «Cristo Re dell’Universo».

Ma Gesù alla fine «appare senza potere e senza gloria: è sulla croce, dove sembra più un vinto che un vincitore». E di fronte a questa «regalità paradossale», ci possono essere tre possibili reazioni che Francesco riassume con tre immagini della Crocifissione. C’è il buon ladrone che «non si è chiuso in se stesso» ma con i suoi peccati «ha chiesto di essere ricordato e ha provato la misericordia di Dio», l’immagine del Giubileo. E poi ci sono due tentazioni. La prima è quella del «popolo che stava a vedere», la tentazione di tenere le distanze invece di «avvicinarsi e farsi prossimi» a chi soffre. La
seconda, «la più terribile», è quella di coloro che chiedono a Gesù di salvare se stesso, come fece Satana: «È un attacco diretto all’amore: “salva te stesso”, non gli altri, prevalga l’io con la sua forza, la sua gloria, il suo successo».

È la tentazione del potere, del denaro. Intervistato dall’emittente dei vescovi, Francesco dice: «Il nemico più grande di Dio è il denaro. Perché il denaro è l’idolo, in questo mondo sembra che comandi. Il denaro è uno strumento fatto per servire, la povertà è al cuore del Vangelo e Gesù parla di questo scontro: Dio e il denaro, due signori, due padroni. Il diavolo sempre entra per le tasche. Si deve lottare per fare una Chiesa povera per i poveri, secondo il Vangelo. Si deve lottare». Poi rispondendo a una domanda sul segreto che lo mantiene pieno di energie alla soglia degli 80 anni ha spiegato: «Io prego: quello mi aiuta tanto. Poi dormo bene: è una grazia del Signore. Dormo come un legno. Il giorno delle scosse del terremoto, non ho sentito nulla».

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Papa Francesco: “Ogni mafia è oscura!”

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2016

Papa Francesco: “Ogni mafia è oscura!”
Tratto da: Radio Vaticana

Papa Francesco: “Ogni mafia è oscura!” dans Citazioni, frasi e pensieri Papa_Francesco

Papa Francesco: “[...] Ma quante volte la gente ha fiducia in una persona o in un’altra e questo trama il male per distruggerlo, per sporcarlo, per farlo venire a meno…

E’ il piccolo pezzetto di mafia che tutti noi abbiamo alla mano; quello che si approfitta della fiducia del prossimo per tramare il male, è un mafioso! ‘Ma, io non appartengo a …’: ma questa è mafia, approfittare della fiducia … E questo copre la luce. Ti fa oscuro. Ogni mafia è oscura!”.

Il Papa ha quindi messo l’accento sulla tentazione del litigare sempre con qualcuno, il piacere di litigare anche con chi non ci ha fatto “nulla di male”.

“Sempre – ha constatato – cerchiamo qualcosina per litigare. Ma alla fine stanca, litigare: non si può vivere. E’ meglio lasciar passare, perdonare”, “far finta di non vedere le cose … non litigare continuamente”:

“Un altro consiglio che dà questo Padre ai figli per non coprire la luce: ‘Non invidiare l’uomo violento e non irritarti per tutti i suoi successi, perché il Signore ha in orrore il perverso, mentre la sua amicizia – del Signore – è per i giusti’[...]”.

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Papa Francesco alla Porziuncola: Il mondo ha bisogno di perdono, troppi covano odio

Posté par atempodiblog le 5 août 2016

Papa Francesco alla Porziuncola: Il mondo ha bisogno di perdono, troppi covano odio dans Commenti al Vangelo Papa_Porziuncola

Perché dovremmo perdonare una persona che ci ha fatto del male? Perché noi per primi siamo stati perdonati, e infinitamente di più. Non c’è nessuno fra noi, qui, che non sia stato perdonato. Ognuno pensi… pensiamo in silenzio le cose brutte che abbiamo fatto e come il Signore ci ha perdonato. La parabola ci dice proprio questo: come Dio perdona noi, così anche noi dobbiamo perdonare chi ci fa del male. E’ la carezza del perdono. Il cuore che perdona. Il cuore che perdona accarezza.

Tanto lontano da quel gesto: “me la pagherai!”. Il perdono è un’altra cosa. Precisamente come nella preghiera che Gesù ci ha insegnato, il Padre Nostro, quando diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). I debiti sono i nostri peccati davanti a Dio, e i nostri debitori sono quelli a cui anche noi dobbiamo perdonare.

[...]

Dio si impietosisce, cioè prova un sentimento di pietà unito alla tenerezza: è un’espressione per indicare la sua misericordia nei nostri confronti. Il nostro Padre, infatti, si impietosisce sempre quando siamo pentiti, e ci rimanda a casa con il cuore tranquillo e sereno dicendoci che ci ha condonato ogni cosa e perdonato tutto. Il perdono di Dio non conosce limiti; va oltre ogni nostra immaginazione e raggiunge chiunque, nell’intimo del cuore, riconosce di avere sbagliato e vuole ritornare a Lui. Dio guarda al cuore che chiede di essere perdonato.

Il problema, purtroppo, nasce quando noi ci troviamo a confrontarci con un nostro fratello che ci ha fatto un piccolo torto. La reazione che abbiamo ascoltato nella parabola è molto espressiva: «Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”» (Mt 18,28). In questa scena troviamo tutto il dramma dei nostri rapporti umani. Quando siamo noi in debito con gli altri, pretendiamo la misericordia; quando invece siamo in credito, invochiamo la giustizia! E tutti facciamo così, tutti. Non è questa la reazione del discepolo di Cristo e non può essere questo lo stile di vita dei cristiani. Gesù ci insegna a perdonare, e a farlo senza limiti: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (v. 22). Insomma, quello che ci propone è l’amore del Padre, non la nostra pretesa di giustizia. Fermarsi a questa, infatti, non ci farebbe riconoscere come discepoli di Cristo, che hanno ottenuto misericordia ai piedi della Croce solo in forza dell’amore del Figlio di Dio. Non dimentichiamo, dunque, le parole severe con le quali si chiude la parabola: «Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello» (v. 35).

[...]

Il mondo ha bisogno di perdono; troppe persone vivono rinchiuse nel rancore e covano odio, perché incapaci di perdono, rovinando la vita propria e altrui piuttosto che trovare la gioia della serenità e della pace.

Papa Francesco
La meditazione del Papa alla Porziuncola 2e2mot5 dans Diego Manetti testo integrale

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Il Papa ai giovani italiani: il programma di vita è fare ponti

Posté par atempodiblog le 28 juillet 2016

Il Papa ai giovani italiani: il programma di vita è fare ponti
In Polonia si è vissuta una serata di musica e spettacolo rivolta ai giovani italiani. Momento culminante dell’evento, denominato ‘Live da Cracovia’ e organizzato dal Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della Conferenza episcopale italiana, è stato l’intervento video in diretta di Papa Francesco che ha risposto alle domande di tre giovani. Il Santo Padre ha esortato i giovani ad andare oltre le ferite, a vincere “il terrorismo delle chiacchiere” e a costruire ponti di pace.
di Amedeo Lomonaco – Radio Vaticana

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La paura è un trauma che può lasciare delle cicatrici ma non cancellare gli orizzonti, la voglia di andare oltre. E’ questo il senso della risposta del Papa ad una ragazza che ha raccontato di non essere salita per puro caso a bordo di uno dei due treni che lo scorso 23 luglio si sono scontrati in Puglia provocando la morte di 23 persone:

La saggezza riesce a leggere le cicatrici
La ragazza, che conosceva una delle vittime – uno dei due macchinisti – ha detto che l’incidente ferroviario l’ha particolarmente sconvolta. Queste le parole del Papa:

“Quello che è successo a te è una ferita; alcuni sono stati feriti nell’incidente – nel corpo, no? – e tu sei stata ferita nel tuo animo, nel tuo corpo, nel tuo cuore e la ferita si chiama “paura”… Tu hai subito uno shock, uno shock che non ti fa stare bene, ti fa male ma questo shock ti dà anche l’opportunità di andare oltre… La vita è piena di cicatrici. La saggezza, la saggezza umana… è proprio questo: portare avanti le cose belle e le cose brutte della vita”.

Terrorismo delle chiacchiere
Contro quello che il Papa ha definito “terrorismo delle chiacchiere”, la forza più grande è il perdono. Sono queste le parole che Papa Francesco ha rivolto ad una ragazza trasferitasi in Italia da bambina e vittima di bullismo. Il Santo Padre si è rivolto così a questa giovane che ha detto di aver tentato anche il suicidio:

“La crudeltà è un atteggiamento umano che è proprio alla base di tutte le guerre, di tutte. La crudeltà che non lascia crescere l’altro, la crudeltà che uccide l’altro… Le chiacchiere sono un terrorismo. è una cosa che noi dobbiamo vincere.

Come si vince, questo?  Si può perdonare totalmente? E’ una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Noi, da noi stessi, noi non possiamo. è una grazia che ti dà il Signore, il perdono… E anche, c’è un altro atteggiamento che va proprio contro questo terrorismo della lingua, siano le chiacchiere, gli insulti e tutto questo: è l’atteggiamento della mitezza”.

I ponti uniscono, i muri dividono
Rispondendo alla terza domanda rivolta da un giovane che era a Monaco di Baviera lo scorso 22 luglio – quando è stato compiuto l’attentato costato la vita a 10 persone – il Pontefice ha affermato che i ponti sono la via per la pace:

“La pace costruisce ponti, l’odio è il costruttore dei muri. Tu devi scegliere, nella vita: o faccio ponti, o faccio muri. I muri dividono e l’odio cresce… I ponti uniscono.

Quando tu stringi la mano a un amico, a una persona, tu fai un ponte umano.  Invece, quando tu colpisci un altro, insulti un altro, tu costruisci un muro. Io voglio vedere tanti ponti umani … Ecco, così: alzate bene le mani … E’ così. Questo è il programma di vita: fare ponti, ponti umani”.

Il saluto dalla finestra dell’arcivescovado
Affacciandosi dalla finestra dell’arcivescovado, il Papa ha infine ricordato un giovane volontario polacco alla Giornata mondiale della gioventù morto recentemente di cancro. Come grafico ha dato un prezioso contributo. “Questo ragazzo che ha lavorato tanto per la Gmg – ha detto il Santo Padre – adesso è in Cielo, con Gesù. Lì lo incontreremo un giorno”.

“Ora io mi ritiro. Voi - ha affermato infine il Papa – dovete fare il vostro dovere, che è fare chiasso tutta la notte, e far vedere la vostra gioia cristiana, la gioia che il Signore vi dà di essere la comunità che segue Gesù”.

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Apertura Gmg. Dziwisz ai giovani: vincete l’odio con la misericordia

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2016

La fiamma della misericordia avvolga il mondo
Apertura Gmg. Dziwisz ai giovani: vincete l’odio con la misericordia
L’attesa per la Gmg è finita. In un tweet lanciato sull’account@Pontifex Francesco scrive: “Cari giovani rimaniamo uniti nella preghiera perché questa GMG sia ricca di frutti spirituali. Ci vediamo domani!”. Questa sera dopo le 19 il Santo Padre ai è recato, come sua abitudine alla vigilia di un viaggio apostolico all’estero,  alla Basilica di Santa Maria Maggiore per sostare in preghiera davanti all’immagine della Vergine e chiedere la benedizione del Signore. Lo riferisce il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi.Contemporaneamente con una grande Messa nel parco Blonia nel centro di Cracovia,  la 31.ma Giornata Mondiale della Gioventù, incentrata sulla Misericordia, si è aperta ufficialmente. Centinaia di migliaia di giovani – almeno 90 mila gli italiani – si sono radunati per la celebrazione, presieduta dal cardinale Stanislaw Dziwisz, storico segretario di San Giovanni Paolo II, “artefice” delle Gmg e ora Patrono delle Giornate. All’inizio della Messa a Cracovia questo pomeriggio, il cardinale Dziwisz ha chiesto di pregare per il sacerdote ucciso nell’attacco alla chiesa vicino Rouen.
Da Cracovia, il servizio dell’inviato di Radio Vaticana, Alessandro Gisotti

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Un mosaico di volti, un mosaico di popoli, uniti dalla fede, dalla gioia di ritrovarsi insieme nel nome di Gesù. E’ un segnale straordinario quello che arriva da Cracovia: la fraternità è possibile, la convivenza non è un sogno anche quando – come succede in questi giorni – la violenza e il terrore si susseguono fino a ferire il cuore dell’Europa. A Blonia, il grande parco di Cracovia legato inscindibilmente alla figura di San Giovanni Paolo II, il cardinale Dziwisz ha sottolineato quanto oggi più che mai i giovani possano essere portatori del linguaggio dell’amore, della solidarietà e della pace.

Vincere la violenza con la fiamma della misericordia
Ai ragazzi, venuti da ogni angolo del mondo, e che in queste ultime ore hanno sfidato la pioggia battente e il passaggio dei controlli di sicurezza – comprensibilmente stringenti dopo gli ultimi fatti di violenza in Germania e in Francia – è andato il benvenuto nella “Capitale della Divina Misericordia” da parte dello storico segretario di Karol Wojtyla:

“Cari amici, benvenuti a Cracovia!”

Veniamo da regioni del mondo dove la gente vive in pace, ha detto il porporato, ma – ha annotato – ci sono anche ragazzi che vengono da “regioni del mondo dove ci sono violenze e cieco terrorismo”, dove i cristiani “sono crudelmente perseguitati”.

Per questo, richiamando Santa Faustina Kowalska, il cardinale Dziwisz ha esortato i giovani a far sìi che la “fiamma dell’amore”, la fiamma della misericordia avvolga il mondo per vincere l’egoismo, la violenza e l’ingiustizia. Quindi ha esortato i giovani ad ascoltare la “voce di Papa Francesco” che proprio a Cracovia ha voluto che si celebrasse con la Gmg, il Giubileo dei giovani.

Nel segno di Karol Wojtyla l’apertura della Gmg di Cracovia
Canti festosi hanno contraddistinto l’apertura della Gmg fin dal primo pomeriggio. Un evento incentrato sulla figura di Giovanni Paolo II con il pellegrinaggio della scintilla della misericordia che ha toccato i luoghi di Cracovia legati a Papa Wojtyla fino ad arrivare al parco Blonia. La “Gmg dei due Papi”, dunque, di Francesco nella terra di Giovanni Paolo II ha preso il via nel segno della Divina Misericordia.

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Papa a Domenicani: credibilità Chiesa passa attraverso la misericordia

Posté par atempodiblog le 19 juillet 2016

Papa a Domenicani: credibilità Chiesa passa attraverso la misericordia
La credibilità della Chiesa passa attraverso la misericordia: scrive, così, Papa Francesco in un messaggio a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, inviato ai Padri Domenicani, riuniti a Bologna per il loro Capitolo generale.
di Isabella Piro  – Radio Vaticana

Papa a Domenicani: credibilità Chiesa passa attraverso la misericordia dans Fede, morale e teologia Papa_Francesco

Misericordia, architrave della Chiesa
“L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale deve essere avvolto dalla tenerezza e nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia”: scrive così il Papa nel suo messaggio indirizzato a Fra Bruno Cadoré, Maestro generale dell’Ordine dei Predicatori, noti anche come Padri Domenicani.

“La credibilità della Chiesa – sottolinea il Pontefice – passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole che dona vita nuova ed infonde coraggio, per guardare al futuro con speranza”.

Riscoprire l’urgenza della solidarietà e del perdono
Ricordando, poi, la figura di San Domenico, “instancabile apostolo della grazia e strenuo difensore della verità”, il Pontefice auspica che i suoi seguaci possano testimoniare la misericordia “incarnandola nella vita” e divenendo “segno della vicinanza e della tenerezza di Dio, affinché anche l’odierna società riscopra l’urgenza della solidarietà, dell’amore e del perdono”.

Gli 800 anni dell’Ordine dei Predicatori
In programma a Bologna dal 16 luglio al 5 agosto, il Capitolo generale dei Priori Provinciali dell’Ordine dei Predicatori si svolge nel contesto del Giubileo straordinario della misericordia e dell’ottavo centenario della conferma dell’Ordine da parte di Papa Onorio III.

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Papa Francesco: Ci fa bene fare un esame di coscienza su come preghiamo il Padre

Posté par atempodiblog le 16 juin 2016

Papa Francesco: Ci fa bene fare un esame di coscienza su come preghiamo il Padre
Tratto da: Radio Vaticana

Papa Francesco: Ci fa bene fare un esame di coscienza su come preghiamo il Padre dans Fede, morale e teologia Papa_Francesco

“Pregare il Padre perdonando tutti, dimenticando le offese – ha evidenziato – è la migliore preghiera che tu possa fare”:

“E’ buono che alcune volte facciamo un esame di coscienza su questo. Per me Dio è Padre, io lo sento Padre? E se non lo sento così, ma chiedo allo Spirito Santo che mi insegni a sentirlo così.

Ed io sono capace di dimenticare le offese, di perdonare, di lasciar perdere e se no, chiedere al Padre ‘ma anche questi sono i tuoi figli, mi hanno fatto una cosa brutta… aiutami a perdonare’?.

Facciamo questo esame di coscienza su di noi e ci farà bene, bene, bene. ‘Padre’ e ‘nostro’: ci dà l’identità di figli e ci dà una famiglia per ‘andare’ insieme nella vita”. 

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