Papa: governi combattano tratta, crimine vergognoso. Appello per i Rohinya

Posté par atempodiblog le 8 février 2017

Papa: governi combattano tratta, crimine vergognoso. Appello per i Rohinya
Oggi, nella memoria di Giuseppina Bakhita, la schiava sudanese diventata santa, si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, quest’anno dedicata in particolare a bambini e adolescenti. Il Papa lo ha ricordato all’udienza generale.
di Sergio Centofanti – Radio Vaticana

Papa: governi combattano tratta, crimine vergognoso. Appello per i Rohinya dans Fede, morale e teologia Bakhita

Papa Francesco lancia un appello forte, incoraggiando “tutti coloro che in vari modi aiutano i minori schiavizzati e abusati a liberarsi da tale oppressione”:

“Auspico che quanti hanno responsabilità di governo combattano con decisione questa piaga, dando voce ai nostri fratelli più piccoli, umiliati nella loro dignità. Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine vergognoso e intollerabile”.

Pregare S. Giusepppina Bakhita per tutti i migranti
Papa Francesco ha quindi parlato di Santa Giuseppina Bakhita, che da bambina fu vittima della tratta:

“Questa ragazza schiavizzata in Africa, sfruttata, umiliata non ha perso la speranza e portò avanti la fede e finì per arrivare come migrante in Europa. E lì sentì la chiamata del Signore e si fece suora.

Preghiamo Santa Giuseppina Bakhita per tutti, per tutti i migranti, i rifugiati, gli sfruttati che soffrono tanto, tanto”.

Appello per i Rohinya
Parlando “di migranti cacciati via, sfruttati”, Francesco prega “in modo speciale per i nostri fratelli e sorelle Rohinya”, “cacciati via dal Myanmar, che vanno da una parte all’altra perché non li vogliono”:

“E’ gente buona, gente pacifica … non sono cristiani, sono buoni, sono fratelli e sorelle nostri. E’ da anni che soffrono: sono stati torturati, uccisi, semplicemente per portare avanti le loro tradizioni, la loro fede musulmana … Preghiamo per loro e vi invito a pregare per loro il nostro Padre che è nei Cieli, tutti insieme, per i nostri fratelli e sorelle Rohinya”.

Grazie al Comitato della Giornata contro la tratta
Il Papa chiede un applauso a Santa Giuseppina Bakhita e saluta il Comitato della Giornata mondiale di preghiera contro la tratta delle persone, presente in Aula Paolo VI:

“Grazie per quello che fate!”.

Nessuno resti indifferente al grido dei bambini schiavizzati
Infine, invita i giovani a imitare Giuseppina Bakhita: il suo esempio – dice – accresca in voi “l’attenzione per i vostri coetanei più svantaggiati e in difficoltà”. Ieri in un tweet, il Papa ha affermato: “Ascoltiamo il grido di tanti bambini schiavizzati. Nessuno resti indifferente al loro dolore”.

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Giornata antitratta nel nome di Santa Giuseppina Bakhita

Posté par atempodiblog le 8 février 2016

Giornata antitratta nel nome di Santa Giuseppina Bakhita
“Rompere le pesanti catene” e “l’intollerabile vergogna” di chi ancora oggi compra e vende esseri umani. Sono le parole che il Papa ha usato ieri all’Angelus per ricordare la seconda Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, che si celebra oggi nel mondo, un triste fenomeno più volte denunciato da Francesco. La data dell’8 febbraio coincide con la memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, la schiava sudanese divenuta religiosa canossiana.
di Alessandro De Carolis – Radio Vaticana

Giuseppina Bakhita

Quella bimbetta non si era mai messa un vestito addosso fin dal giorno in cui i due ceffi erano sbucati dal nulla tra i campi sbarrandogli il passo e puntandogli un coltellaccio al fianco, per poi portarsela via come si ruba una gallina da un pollaio. Quel giorno in cui la sua vita viene risucchiata in un incubo quella bimbetta di 9 anni per la paura dimentica tutto, perfino il suo nome e quello di mamma e papà con i quali viveva serena.

Schiava
Così ci pensano i mercanti di schiavi arabi, non a rivestirla ma a ribattezzarla. “Bakhita”, la chiamano, “fortunata”. Atroce sberleffo per quella piccola nata nel 1869 in un villaggio del Darfur, nel Sud Sudan, diventata adesso carne di scambio, condita da fame e frustate, merce umana che passa di mano in mano sui mercati di El Obeid e Khartoum. Un giorno, mentre è al servizio di un generale turco, le viene inciso un “tatuaggio” a colpi di lama sul corpo, 114 tagli, e le ferite coperte di sale perché così restino in rilievo…

La luce
Bakhita sopravvive a tutto e un giorno un raggio di luce colpisce l’inferno. Callisto Legnami si chiama l’agente consolare che la acquista dai trafficanti di Khartoum e quel giorno Bakhita-Fortunata indossa per la prima volta un vestito, entra in una casa, la porta viene chiusa e 10 anni di brutalità inenarrabili restano sulla soglia.

Due anni dura l’oasi quando il funzionario italiano, che la tratta con affetto, è costretto a rimpatriare sotto l’incalzare della rivoluzione mahdista. Bakhita ricorderà di quel momento: “Osai pregarlo di condurmi in Italia con sé”. Callisto Legnami accetta e nel 1884 Bakhita sbarca sulla penisola dove per la piccola ex schiava c’è ad attenderla un destino inimmaginabile. Diventa la bambinaia di Alice, la figlia dei coniugi Michieli, amici del Legnami, che abitano a Zianigo, frazione di Mirano Veneto.

Libera
Nel 1888 la coppia che la ospita deve partire per l’Africa e per 9 mesi Bakhita e Alice vengono affidate alle Suore Canossiane di Venezia. Dopo il corpo, Bakhita comincia a rivestire anche l’anima. Conosce Gesù, impara il catechismo, si affranca per sempre dalla sua condizione di “oggetto” cosicché quando la signora Michieli torna in Italia a riprendersi figlia e bambinaia, Bakhita si oppone: non la seguirà in Africa. La donna non accetta ma né il Patriarca di Venezia, Domenico Agostini, né il procuratore del re ai quali si rivolge le danno ragione: in Italia, le dicono, “non si fa mercato di schiavi”.

Suor “Moreta”
Il 9 gennaio 1890 dallo stesso Patriarca di Venezia Bakhita riceve Battesimo, Cresima e Prima Comunione con il nome di Giuseppina, Margherita, Fortunata. Nel 1893 entra nel noviziato delle Canossiane, tre anni dopo pronuncia i voti e per ben 45 anni sarà cuoca, sacrestana e soprattutto portinaia del convento di Schio, dove lei imparerà a conoscere la gente e la gente ad apprezzare il docile sorriso, la bontà e la fede di quella “morèta”, “moretta”, e i ragazzini a voler assaggiare la “suora di cioccolata”.

“Bacio le mani ai negrieri”
Per tutta Schio è una giornata di lutto quando Giuseppina Bakhita muore l’8 febbraio 1947, sopraggiunta a causa di una polmonite. Fortunata davvero la sua vita e lo dirà lei stessa: “Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani, perché, se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa”.

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Le due valigie di Santa Giuseppina Bakhita

Posté par atempodiblog le 8 février 2015

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“Me ne vado, adagio adagio, verso l’eternità… Me ne vado con due valigie: una, contiene i miei peccati, l’altra, ben più pesante, i meriti infiniti di Gesù Cristo.
Quando comparirò davanti al tribunale di Dio, coprirò la mia brutta valigia con i meriti della Madonna, poi aprirò l’altra, presenterà i meriti di Gesù e dirò all’Eterno Padre: ‘Or giudicate quello che vedete”.

Santa Giuseppina Bakhita

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L’8 febbraio si celebra Santa Giuseppina Bakhita

Posté par atempodiblog le 8 février 2014

L’8 febbraio si celebra Santa Giuseppina Bakhita
Fonte: Il Sussidiario

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Il giorno 8 febbraio la Chiesa cattolica celebra la memoria di Santa Giuseppina Bakhita. Nata a Oglassa (Sudan) nel 1869, fu rapita da bambina e ripetutamente venduta nel mercato degli schiavi a diversi padroni, visse pertanto una vita segnata dalla violenza e dai soprusi. Una sua autobiografia racconta che all’età di nove anni, mentre passeggiava per i campi della vasta regione del Darfur, sbucarono due stranieri armati che minacciandola le puntarono un acuminato coltello al fianco, intimandole di seguirli. Venne così venduta nel mercato degli schiavi ed iniziò a passare da un padrone all’altro, vivendo momenti di tragica violenza e privazioni. Venne addirittura marchiata con un rito tribale ed efferato che prevedeva la pratica di circa 120 tagli di coltello, sparsi lungo tutto il corpo.

Dopo una lunga serie di trattative, alla quinta vendita, venne ceduta al console italiano Callisto Legnami che, mosso a pietà di quella indifesa e violata ragazzina, iniziò a trattarla con dignità e profondo rispetto. Finalmente la Santa ricevette in dono un vestito col quale potersi coprire e ripararsi dal freddo che aveva lungamente patito. A seguito delle vicissitudini politiche del periodo, il console decise di lasciare il Darfur e di fare ritorno in patria, portando con sé la piccola schiava che lo aveva supplicato di poterlo seguire. Giunti in Italia, il console regalò la giovane Bakhita ad una famiglia di amici dove diventerà la bambinaia della piccola Alice. Ed in quella circostanza maturò l’incontro con Cristo e la sua conversione. La mamma di Alice, infatti, dovette partire per l’Africa ed affidò la piccola bambina alle cure del collegio diretto dalle Suore Canossiane di Venezia. Bakhita rimase così in Italia, e nel gennaio del 1890 ricevette dal patriarca di Venezia i sacramenti che si conferiscono ai cristiani, assumendo il nome di Giuseppina Margherita Fortunata (che in arabo si traduce Bakhita). Qualche anno dopo entrò nel noviziato delle Canossiane, ove pronunciò i solenni voti, ricoprendo i ruoli umili di cuoca, portinaia e sacrestana.

Grazie al ruolo di portinaia, servizio che le permetteva di stare in contatto con la gente del luogo, iniziò ad essere benvoluta ed amata da tutti, grazie ai suoi modi cordiali, alla sua voce pacata ed il volto sempre sorridente e cordiale. Il suo carattere e la sua fama di santità presto si diffusero e giunsero anche a conoscenza dei suoi superiori, così la superiora generale dell’ordine chiese a Bakhita di rilasciare un’intervista ad una maestra canossiana laica. Quest’ultima raccolse tutte le dichiarazioni rilasciate dalla suora africana e le pubblicò in un libro che fece il giro del mondo. In breve tempo, la fama di Bakhita si diffuse e moltissime comitive giungevano a Schio per conoscerla e poterle scambiare qualche veloce battuta, visto che parlava soltanto in dialetto veneto.

Nel 1933 iniziò a viaggiare per l’Italia per tenere delle conferenze per far propaganda missionaria e venne ricevuta anche da Benito Mussolini, a Roma. Nel 1939 iniziarono a manifestarsi per lei dei gravi problemi di salute, che la condussero lentamente alla morte avvenuta l’8 febbraio del 1947.

A soli 12 anni dalla morte della religiosa venne avviato il processo di beatificazione e nell’ottobre del 2000 venne canonizzata dall’allora Sua Santità Papa Giovanni Paolo II. Il miracolo, necessario per l’avvio della pratica della canonizzazione, fu quello della guarigione di una donna brasiliana affetta da ulcerazioni agli arti inferiori, attribuito a Suor Bakhita. La donna miracolata era affetta da una forma avanzata di diabete, che le causava delle ulcerazioni infette alle gambe, che avrebbero condotto all’amputazione degli arti inferiori. Così nel 1992, in preda alla disperazione, in occasione di una riunione nella cattedrale di Santos invocò l’intercessione dell’allora beata Suor Bakhita e una volta tornata a casa si accorse che qualcosa che era cambiata. Le profonde ferite, che lasciavano scoperte le ossa delle gambe, si erano rimarginate e la pelle si era risanata, come se fosse rinata nuova. La guarigione, attribuita alla suora canossiana, venne ritenuta inspiegabile e così la donna miracolata poté partecipare, nel 2000, alla canonizzazione della santa africana.

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Bontà e zelo missionario

Posté par atempodiblog le 8 février 2013

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“Coraggio, ci faremo sante e missionarie stando qui e salveremo tante anime.
Loro vanno a insegnare il catechismo, io starò in chiesa a pregare, perchè lo facciano bene”.

Santa Giuseppina Bakhita

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Desiderio di Dio

Posté par atempodiblog le 8 février 2012

Desiderio di Dio dans Citazioni, frasi e pensieri 2zofcp5

Vedendo il sole, la luna e le stelle, dicevo tra me: “Chi è mai il Padrone di queste belle cose?”. E provavo una voglia grande di vederlo, di conoscerlo e di prestargli omaggio.

Santa Giuseppina Bakhita

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La morte ci porta a Dio

Posté par atempodiblog le 8 février 2011

La morte ci porta a Dio dans Citazioni, frasi e pensieri dzyoev

“Quando una persona ama tanto un’altra, desidera ardentemente di andarle vicino: dunque perché aver tanto paura della morte? La morte ci porta a Dio”.

Santa Giuseppina Bakhita

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