La fede di una mamma salva il figlio dalla droga

Posté par atempodiblog le 10 novembre 2014

La fede di una mamma salva il figlio dalla droga
Grazie alla Comunità Cenacolo e a Maria, Andrea che era perduto ora è libero dalla droga e aiuta gli altri
Roma, 08 Novembre 2014 (Zenit.org)
Fonte: Comunità Cenacolo

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Sono Andrea e ho trent’anni. Quando sono nato a Perugia mia madre aveva diciannove anni, e per occuparsi di me smise di studiare. Dopo due anni scoprì che mio padre la tradiva e che era tossicodipendente; tuttavia, io ero un bambino sereno, stavo spesso con i nonni perché mia madre lavorava. A cinque anni mia madre incontrò un altro uomo: per stare con lui e allontanarci dai problemi siamo andati a vivere a Marsiglia, in Francia. Essendo piccolo non capivo questo cambiamento, non avevo punti di riferimento e tutto era nuovo sia per me che per mia madre; ricordo che a volte piangevo perché volevo ritornare in Italia. Dopo due anni nacque mia sorella: tutte le attenzioni erano orientate su di lei e io mi sentivo solo e trascurato. Dentro di me sentivo crescere fortemente il rifiuto verso mio padre a causa del suo abbandono, e anche questo mi ha portato ad essere sempre più irrequieto e bugiardo. Nonostante questo mondo interiore già sofferente, a scuola sapevo farmi accettare da tutti. Quando la sorella minore di mia madre morì a causa della droga avevo dieci anni: ero il suo primo nipote e l’amavo tanto. Per la mia sensibilità non riuscii ad accettare la sua morte e iniziai a ribellarmi in famiglia, litigando spesso con mia madre che ritenevo responsabile di tutti i miei problemi. A tredici anni iniziai a frequentare ragazzi più vecchi di me che mi portarono a fare le prime esperienze con l’alcool, la droga… Per non sentirmi inferiore a loro, anzi, per sentirmi più forte ho iniziai a rubare e a spacciare. La mia voglia di indipendenza mi faceva spesso cambiare scuola e lavoro perché rifiutavo qualsiasi forma di autorità.

Dopo una forte delusione affettiva iniziai con le droghe pesanti: non credevo più nell’amore. Tradivo chiunque mi desse fiducia, diventando violento e falso, mentendo anche a me stesso. Ebbi problemi con la polizia che mi arrestò per spaccio. Decisi così di tornare in Italia per “girare pagina”. Mio nonno cercava di aiutarmi facendomi fare dei colloqui in varie comunità, nonostante io non volessi. Dopo diversi anni, ritrovai un giorno per strada mio padre in pessime condizioni. Confrontandomi con lui, capii che ciò che avevo cercato in quegli anni nelle false amicizie e nelle cose del mondo era quello che non avevo avuto da lui: il suo amore. Mi ritrovai a vivere una vita fatta di illusioni, schiavo di una sostanza e pieno di paure. Pensando a mia zia in cielo, gridai a Dio per chiedergli aiuto. Tornai da mia madre che nel frattempo si era convertita; lei mi fece conoscere un sacerdote che mi indicò la Comunità Cenacolo come mia unica speranza. Fin dai colloqui e dalle giornate “di prova” sentii che avevo trovato il mio posto, grazie ai sorrisi dei ragazzi e all’amore di un’anziana suora, suor Piera, che a mia madre disse: «Non preoccuparti, mamma, tuo figlio ce la farà: la tua fede l’ha salvato!».

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Sono entrato nella fraternità “Pastorelli di Fatima” a Pagno. Il primo anno è stato molto difficile, ma il sostegno dei fratelli mi ha dato la forza di andare avanti. Piano piano mi sentivo sempre meglio. Iniziavo a riaprire gli occhi accorgendomi delle cose belle della vita. I fratelli, con la loro amicizia, mi hanno insegnato a non scappare più davanti alle difficoltà, ma a mettermi in ginocchio affidando tutto a Dio. Attraverso i nostri sacerdoti nel sacramento della Confessione ho incontrato la Misericordia del Signore ed il Suo perdono. Dopo un anno sono stato trasferito a Lourdes, dove sono rimasto per più di tre anni “vicino” alla Madonna. In questo luogo benedetto, attraverso i vari impegni quotidiani, la vita di fraternità e l’amore di Maria, ho trovato finalmente il senso della mia vita. Ho capito che per essere felice dovevo donarmi agli altri. Facendo l’“angelo custode”, aiutando i ragazzi giovani a ritrovare una vita piena di speranza e di gioia, ho imparato anch’io a portare la mia croce ogni giorno con il sorriso. Alla grotta di Massabielle ho sempre trovato la pace nei momenti di lotta, l’amore e la consolazione di una buona Madre che mi ha fatto sentire di essere un figlio suo amato.

In questi anni ci sono stati tanti miracoli: uno dei più grandi è stata l’esperienza con mia madre, nella quale abbiamo potuto condividere tutto il nostro passato; l’altro miracolo è stato aver ricevuto una lettera da parte di mio padre in cui mi chiedeva perdono. E poi, la possibilità di poter passare una giornata in Comunità insieme a lui, dandogli quell’abbraccio di perdono che Madre Elvira ci ha insegnato. Ringrazio Madre Elvira per il suo sì che mi ha ridonato la gioia di vivere e tanti desideri puliti. Qui ho imparato ad accogliere la croce, abbracciando la mia vita e quella di chi vive con me.

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Quaresima: un cammino verso la Pasqua

Posté par atempodiblog le 5 mars 2014

In questa Quaresima proviamo a non vivere solo di piacere, perché il piacere dura un istante, mentre noi abbiamo il diritto di vivere la gioia vera. Sono certa che qualcuno ha già fatto l’esperienza che rinunciando al piacere di quel “cioccolatino” che voleva tanto mangiarsi, di quella “consolazione” che Quaresima: un cammino verso la Pasqua dans Fede, morale e teologia elvira-marzo-okvoleva prendersi … ha provato la gioia, che non è passeggera, che dura tutta la vita! Dobbiamo essere generatori di gioia, e ne siamo capaci perché siamo in grado di dirci dei no”: magari cadiamo dieci volte, ma poi c’é quel momento che riusciamo a dirci di no” ed é una vittoria straordinaria!

Lì si genera la gioia, e non solo per noi. Gestiamo bene la nostra libertà in questi quaranta giorni! La Quaresima è un cammino, un percorso per arrivare a festeggiare nel giorno di Pasqua la nostra fede, un cammino di morte e Risurrezione! Noi possiamo dire di averlo già percorso questo passaggio, questo esodo verso la libertà: prima della Comunità eravamo nella morte, ora non più, perché l’“Alba della Risurrezione” sta sfolgorando su quelle tenebre e le sta vincendo! Il cammino quaresimale che percorreremo insieme sarà, se lo vogliamo, se lo crediamo, uno sperimentare la guarigione da ogni vero, profondo e interiore malessere. In questa “traversata del deserto” vogliamo dare spazio al silenzio della testa, dei sentimenti e del cuore. Ripuliamoci dalle banalità, dagli interessi, dalle ambizioni e dalle motivazioni “malate” del nostro fare e del nostro vivere. Diamo voce, spazio e vigore alla Carità! Per tanti di noi la parola Carità significa fare l’elemosina, dare qualcosa a qualcuno, ma non è così. La Carità è una persona con un volto, una voce, un cuore: è Dio Padre che in Suo Figlio Gesù si è fatto conoscere, vedere, ascoltare, toccare, facendosi uomo, persona come ciascuno di noi. Qualcuno dice che è un mistero, ma Gesù è l’unica verità luminosa, reale, operante, attuale in coloro che accolgono se stessi, alzando il capo e piegando le ginocchia, in un abbandono fiducioso e sereno a Colui che ci salva. Pertanto, percorrendo questo “deserto” é importante rendere attento l’orecchio del cuore per sentire, ascoltare, accogliere, con sorpresa a volte, i festosi, danzanti rintocchi delle campane che già ci annunceranno che Gesù, quel giovane crocifisso, Figlio di Maria di Nazareth, risorgerà! Il Signore della Vita ci accompagni, doloroso e luminoso, sofferente e misericordioso, forte e buono verso la luce sfolgorante della sua Vittoria.

di Suor Elvira Petrozzi

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Abbiamo un incontro che ci attende

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2013

Abbiamo un incontro che ci attende dans Fede, morale e teologia Caro_Ges_Bambino

Abbiamo un incontro che ci attende, che non si conclude con il Natale. Ciascuno di noi ha qualcosa che desidera nel cuore, qualcosa di vero, di bello, di grande. E per star bene fuori, dobbiamo chiedere dei doni dentro di noi. Quello che facciamo a volte ci delude perché non lo abbracciamo con il nostro essere ma  lo tolleriamo, come qualcosa fuori di noi, che non ci appartiene e quindi non ci nutre, non dà gioia al nostro cuore.  Stiamo attenti che anche Gesù Bambino non diventi un momento fuori di noi. Deve essere Qualcuno che ci dà delle risposte dentro, Qualcuno che ci dà la forza di fare scelte vere. Invito tutti voi a non pensare alle cose negative che abbiamo dentro; facciamo un bel sorriso a Gesù! Lasciamo cadere tutte le ombre, lasciamo che se ne vadano da noi, scegliamo di stare nella Luce, di vivere lo splendore della Luce che porteranno gli angeli alla Sua nascita.

E il regalo che dobbiamo chiedere a Gesù deve essere innanzitutto quello di voler star bene con noi stessi, di essere in pace con noi, sereni, entusiasti con la nostra stessa vita! Proviamo a vivere tutto questo alla presenza di Gesù: Lui viene sulla “terra” della nostra vita per dare la Sua di vita a noi, per mettere se stesso nelle nostre mani. Chissà se saremo capaci di accoglierlo: vogliamo o non vogliamo avere con noi Gesù?!

Quando c’è Lui, c’è tutto! Soprattutto sperimenteremo una qualità di vita, di gioia, di amore, di pace che mai prima abbiamo vissuto. Sono duemila anni che questa storia si ripete e c’è gente che ancora lascia Gesù fuori dalla porta come un mendicante … Lui è fuori, alla porta del nostro cuore, sta bussando proprio perché sa che senza di Lui noi facciamo un “buco nell’acqua”, abbiamo sempre l’amaro in bocca, anche quando ci sembra di aver realizzato cose importanti: un dialogo profondo, un’amicizia vera… dopo un po’ tutto sfuma! Durano poco le cose senza Gesù. Prima cosa allora: incontrare Gesù, aprirgli la porta e lasciarlo entrare in casa nostra. E vedremo che tutte le cose belle e autentiche, appoggiate a Lui, diventeranno gioia viva, speranza viva, pace vera: la vera gioia del Natale.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Diventare il Cuore di Dio

Posté par atempodiblog le 1 juin 2013

Diventare il Cuore di Dio dans Citazioni, frasi e pensieri suorelvirapetrozzicomun

Guardando a Gesù, alla Sua libertà, alla bellezza della Sua umanità piena di luce e di coraggio, ci viene da chiederci: “È autentico il mio modo di parlare, è autentico il mio agire?”.
Essere autentici non viene sempre naturale; dobbiamo volerlo, perché qualche volta anche noi siamo come i farisei e viviamo in modo falsato. Dobbiamo allora trovare la sorgente dell’autenticità, della verità, della trasparenza e quella fonte di vita si trova “nel cuore”. Dio è il Cuore. Il Suo cuore è in noi e noi viviamo in Lui.
Anche noi allora dobbiamo diventare “cuore”: mentre parli deve parlare il cuore, che è verace. Il cuore non si vede però ci fa vivere: quando smettesse di battere, saresti morto. Il cuore è ciò che ti fa vivere… e non soltanto la vita di fuori, ma ancor di più la verità, la libertà, la bellezza, l’umiltà… Tutto parte di lì e se si ammala il cuore, si ammala tutto.
Per questo Gesù, che vede nel cuore, ci fa capaci di uno stile di vita verace, autentico, pulito, luminoso! Lui può farlo, perché ha dato la vita per noi; sta a noi fidarci, lasciarci guidare, non soffocare gli appelli del Suo Cuore dentro di noi, nell’intimo della nostra coscienza.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Pietro è vivo!

Posté par atempodiblog le 16 mars 2013

Pietro è vivo! dans Fede, morale e teologia bergogliosuorelvira

La Chiesa è giovane in forza di gente che dona la vita, che dona il sangue, giorno dopo giorno senza paura, trovando il coraggio e la fedeltà nella comunione eucaristica, nell’incontro con il corpo crocifisso e risorto di Cristo, che a un certo momento trasforma anche il nostro corpo in Eucaristia: diventiamo più puliti, più generosi, più Gesù. Noi ci nutriamo di Lui e pian piano siamo rinnovati in Lui: non siamo più noi a vivere, ma Cristo vive in noi, rendendoci pane buono, spezzato per i fratelli. È questa offerta della tua vita che rende vivo il Popolo di Dio, tutto quello che fai di bene: il seminare sorrisi, bontà, parole positive, incoraggiamenti, la forza di portare le croci del fratello sulle tue spalle, il tuo sacrificio che si fa dono senza limiti…

Gli Apostoli hanno vissuto questo. Hanno seguito Gesù e dopo la Pentecoste, da quel Cenacolo, hanno cominciato ad annunciarlo a tutti: così è nata la Chiesa. E Pietro è rimasto sulla terra nella persona del Papa: chi non lo ha ancora avvicinato almeno una volta, non può capire il mistero luminoso di questa presenza viva che lo abita. Allora vai là, guardalo negli occhi e vedrai che Pietro è vivo, perché senti, avvicinandoti, che lì c’è la tenerezza di Dio, la bellezza di una presenza che rimane, che ti dà sicurezza. Lì senti una dimensione che non è più solo terra, che non è più solo momento storico; c’è qualcos’altro che va oltre ciò che vedi, è qualcun’altro che abita quella persona che incontri: è Pietro che continua a guidarci all’incontro con il Maestro.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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La suora “antidroga”: madre Elvira Petrozzi

Posté par atempodiblog le 10 février 2013

La suora “antidroga”
di Roberto Beretta – Il Timone (2000)

La conoscono tutti per nome: suor Elvira. Decisa, energica, intraprendente, ha fondato la Comunità Cenacolo, con decine di centri sparsi nel mondo. La sua idea: per guarire i drogati la prima medicina è il Rosario tre volte al giorno. Ed è un successo.

La suora “antidroga”: madre Elvira Petrozzi dans Madre Elvira Petrozzi suorelvirapetrozzi

Fino ai 46 anni è stata una suora “normale”: cuciniera e quindi maestra d’asilo. Poi (come Madre Teresa) ha cambiato abito ed è diventata famosa come “quella che salva i drogati con il rosario”. Suor Elvira Petrozzi ha 64 anni e nel 1983 ha fondato la Comunità Cenacolo in una ex villa settecentesca sulla collina sopra Saluzzo: la casa-madre di altre 30 (in Italia, Croazia, Bosnia, Francia, Austria, Usa, Santo Domingo, Messico, Brasile, Irlanda) che oggi ospitano 7 suore e 900 ragazzi e dalle quali sono passati 1800 tossicodipendenti in 17 anni. “Ma non vogliamo contare i successi – accoglie la fondatrice -. La prima cosa da scrivere, qui, è che l’amore salva”.

Suor Elvira: qual è la sua storia?
«Mio papa Antonio, etilista, è stato il primo drogato che mi è passato tra le mani. Eravamo 7 figli e io dovevo servirlo, aiutarlo a mangiare, a vestirsi. Mi vergognavo quando veniva a prendermi a scuola barcollando sulla bicicletta. Per questo dico sempre ai ragazzi che vivono gli stessi problemi in famiglia e poi ne ricavano dei traumi da risolvere con lo psicologo: Dio può rifare ogni cuore ferito. A me, per esempio, ha dato un cuore compassionevole».

E lei ha inventato la “Cristoterapia” per i drogati…
«Non l’ho mai chiamata così, veramente. Preferisco dire che vogliamo ripetere Cristo, che la nostra comunità propone Cristo come punto di partenza».

Ecco, lei rifiuta di separare gli ambiti: prima curo l’uomo – dicono invece altri “preti della droga” – poi semmai converto il cristiano.
«Ma questa è una distinzione che non regge. Dio non ha fatto così: prima creo il corpo e poi  lo spirito… L’uomo è un mistero che solo chi l’ha fatto conosce. E allora io mi metto in ginocchio per impararlo da lui. Perché nessun libro e nessuna psico-analisi possono arrivarci. Del resto, io ho solo continuato il sistema che ha fatto bene a me; incontrarmi con Gesù Cristo e il Vangelo, compresa la croce, mi ha portato ad essere una donna serena, libera, coraggiosa anche, senza paure. Il nostro metodo è quello della vita, che da duemila anni risana, da la gioia e restituisce la pace».

Il metodo, dite voi, della “resurrezione”…
«Difatti non chiamiamo i nostri centri “comunità terapeutiche” bensì “scuole di vita”. Noi orientiamo senza mezzi termini e anzi precediamo i giovani verso la costruzione della persona in quanto tale e in quanto figlio di Dio, voluto a sua immagine. È un’immagine che non si può distruggere, e noi lo constatiamo. Anzi la ricostruzione fa l’uomo migliore di prima».

Per questo lei fa recitare il rosario tre volte al giorno? Come le medicine.
«No: come i pasti. Come si nutre il corpo per lavorare, così la preghiera sostiene la gioia, la speranza, la pace. Sì, noi abbiamo uno spiccato affetto per la Madonna. È importante avere dei modelli e il nostro primo – soprattutto per la donna ma anche per i ragazzi – è lei».

Ma perché tre volte al giorno?
«A Lourdes, a Fatima e anche a Medjugorje (dove abbiamo una forte comunità da oltre 10 anni), la Vergine continua a raccomandare il rosario. Evidentemente in quella preghiera c’è un potenziale misterioso e nascosto che guarisce. Io lo consiglio ai giovani in difficoltà, alle coppie che si scontrano: cominciate a dire il rosario. Con tutto il rispetto per le scienze umane, credo che non siano sufficienti a guarire le piaghe del tossico. La corona guarisce la psiche, è una forza che passa nelle vene. È una presenza, non solo un segno».

La vostra regola è molto esigente, a volte dura.
«Sì, sì. Ci sono state indagini in proposito: è la comunità più severa. Perché? Perché c’è la croce. Perché noi parliamo di croce e invitiamo e aiutiamo i ragazzi a portarla. Quando escono dalla comunità facciamo una festa in cui consegno a tutti proprio il crocifisso e il rosario: il primo perché lo incontreranno subito e il secondo per difendersi dalle difficoltà. Li abbiamo accolti in ginocchio e li congediamo in piedi».

Ma questi ragazzi sono deboli anche psicologicamente: non c’è il rischio di creare un’altra dipendenza?
«Beata e benedetta dipendenza! Anzitutto so che non violo la loro libertà, perché la vera libertà è conoscere chi ti ha creato, anzi è un loro diritto e un nostro dovere trasmettergli la verità tutt’intera. Certo, è una verità che proponiamo in maniera molto graduale e differenziata, perché ciascuno ha la sua esperienza. Però a noi non basta la guarigione, vogliamo la salvezza. Se li togliamo dalla droga e basta, saranno ancora dei disperati».

Da lei nessuno paga rette. Perché?
«Questa di non accettare contributi dalle istituzioni pubbliche è davvero la mia scelta più bella. Perché significa essere coerenti: qui i ragazzi capiscono che noi crediamo davvero alla paternità di Dio quando vedono arrivare i camion di provvidenza grazie ai quali mangiano ogni giorno. E poi anche per rispetto verso di loro: i contributi statali sono soldi di tutti, perché la società deve pagare per questi ragazzi? Non sono mica in sedia a rotelle, non gli mancano intelligenza o forza… Sono loro semmai che devono pagare, facendo sacrifici e lavorando».

Chi sono allora i tossici per lei?
«A me sembrano degli urlatori che vogliono annunciare alla nostra società qualcosa di più grande e vero, di più duraturo. Vuoi che Dio non conosca il motivo di una piaga così dilagante come la droga? I tossici nascondono una profezia in loro, noi – soprattutto noi cristiani – dobbiamo leggerne il messaggio. Anche se non posso non dire che stanno percorrendo un doloroso calvario pure per colpa nostra: abbiamo infatti lasciato dietro di noi e davanti a loro la confusione, la menzogna della vita, il tutto e subito, la cultura per l’arrivismo e il potere, per l’avere».

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Messaggio di Madre Elvira per il nuovo anno

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2013

Messaggio di Madre Elvira per il nuovo anno dans Madre Elvira Petrozzi suorelvira

Abbiamo appena vissuto un tempo “forte” che ci ha ricordato il dono della vita. Il Natale ci ha messi in ascolto di noi stessi, della nostra storia, che è diventata anche la storia di “Dio con noi”: è una realtà così bella, così affascinante! Se pensiamo che abbiamo ricevuto non solo il dono dell’esistenza, ma anche la “grazia” dell’incontro con Dio Padre, che ci ridà pace.
Spesso incontro dei ragazzi che mi dicono: “Ho fatto tante cose nella vita, ma i miei problemi, i miei vuoti sono rimasti ancora dentro di me”. Forse si dimentica troppo facilmente che il perché dei nostri sbagli non sta solo nella testa: il problema sta nella mia vita. E la mia vita è sostenuta dalla vita di Dio che c’è in me, che è la vita della grazia, la vita dello Spirito. Quando dico “Spirito” non voglio che pensiate a qualcosa di lontano, di irreale: la vita dello Spirito sei tu, il tuo dolore, la tua capacità di amare, di soffrire, di inventare, di volere… siamo noi! La nostra volontà non si vede, ma c’è; il nostro amore verso tante persone non si vede, ma c’è… è quella, la tua parte più importante! Ed è la parte più sensibile, più vulnerabile. Quando ci vengono in mente le cose che ci rattristano, dovremmo avere il coraggio di viverle anche nel cuore: non solo nella testa, ma nella compassione, nel dolore, nella lotta interiore… allora si apre il cielo, si entra in quel mistero che è la vita, dove Il perché di tutto ciò che è avvenuto te lo può rivelare solo Colui che conosce il tuo cuore, il tuo travaglio, l’identità profonda del tuo essere: non solo cos’hai fatto, ma chi sei!
Chi ti ha creato? Noi abbiamo un Creatore, che lo crediamo o no: se siamo, se esistiamo, è solo perché Lui ci ama così tanto da darci, nell’amore, la vita oggi, in questo momento!
E questa esistenza è un viaggio, noi siamo in pellegrinaggio con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che credono nella vita, nell’amore, nel perdono. E siamo tanti, perché so che ci siete anche voi: siete uomini e donne che credono nella vita, siete gente che crede nell’amore, un amore che è compassione, che è perdono, che ricomincia, un amore che è fedele! Quante persone cercano queste realtà, anche se non credono in Dio! Noi abbiamo la fortuna che tutto questo non solo lo conosciamo e lo cerchiamo, ma possiamo recepirlo, crederlo e viverlo, incontrando il nostro Creatore.
Questo è il modo in cui vogliamo cominciare quest’anno: desideriamo consacrare a Dio e a Maria ogni secondo, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, ogni istante di quel tempo che comunque va avanti, con noi o senza di noi. Noi non possiamo fermare la storia: il tempo continua e trascina tutto e tutti. Ma possiamo e vogliamo consacrare a Dio ogni settimana, ogni giornata, ogni mese dell’anno, in modo da non avere più spazi in cui lasciar passare la tristezza, la solitudine, la rabbia, la violenza, la disperazione. E anche quando peccherai, non importa perché ti sarai messo sulla strada di Dio: cadi, Lui ti rialza perché sei nella Sua strada. Quante volte? Mille volte al giorno! Perché sei sulla strada della luce, della verità, dell’amore vero, perché noi cerchiamo la speranza e Lui è la speranza; vorremmo avere fiducia e Lui è la fiducia, l’amore, la gioia, la verità, la libertà… Lui è tutto ciò di cui abbiamo ed avremo bisogno.
Buon anno a tutti voi; sia benedetto dal Signore e trascorra sotto lo sguardo materno di Sua Madre Maria!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo 

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Fede, nutrimento della vita

Posté par atempodiblog le 7 novembre 2012

Fede, nutrimento della vita dans Fede, morale e teologia madreelvirapetrozzi

La fede non è un qualcosa che si può maneggiare e farne quello che vogliamo noi; la fede è Qualcuno dentro di noi che opera e cambia la nostra vita: è dentro di noi lo Spirito Santo, il Signore che è la vita, che dà la vita! Dobbiamo vivere questa certezza perché noi non saremmo qui e nulla esisterebbe senza la fede. Impariamo poco alla volta, parlando, ascoltando, lavorando, studiando… in tutto ciò che viviamo ogni giorno, a concretizzare la nostra fede. In ogni situazione che accade ripetiamo nel cuore: io credo in Dio! Se impariamo ad appoggiarci a Lui, se ci affidiamo a Lui, saremo tanto più buoni, tanto più sorridenti, tanto più capaci di volerci bene. Dobbiamo saper vivere la forza della fede, la luce della fede, la gioia della fede. La fede è la bussola che ci guida in tutta la giornata, la fede ci trasforma, ci cambia. Spesso mi domando: come mai abbiamo ancora tante paure? A che punto è la nostra fede? Se crediamo, la Parola ci dice che l’Amore e la Luce di Dio scacciano la paura: «Nell’ Amore non c’è timore». Ma Gesù per me esiste? Gesù è risorto? Gesù è vivo? Lo vedete voi con i vostri occhi? No! Però con gli occhi del cuore, con la vita di dentro sappiamo che sì, è vivo, esiste, è risorto, lo vedo.
“Credo in un solo Dio”: questa verità deve entrarci dentro, ognuno deve sentirsela dentro perché è un fatto, una realtà. Noi abbiamo contemplato, conosciuto e visto tutto quello che si professa nel Credo: un Dio che scende, si incarna, si fa vicino, il Crocifisso Risorto, il Figlio, lo Spirito Santo, il Padre… sono Persone che ci danno la vita, quella vera. Dobbiamo far passare queste parole della fede dalla bocca al cuore ripetendo: “Credo, credo, credo”. La fede diventa così il nutrimento della vita: ci nutriamo di qualcosa di prezioso che vive dentro di noi e che ci sazia l’anima. E poi pian piano quando il “Credo” sarà sceso nel cuore, quando sarà il respiro del nostro cuore, sentiremo il desiderio di testimoniare a tutti che se “Credo in Dio” la vita è più bella, più vera, più luminosa, più serena! La fede è la vera ricchezza della vita!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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La vita cristiana

Posté par atempodiblog le 17 février 2012

La vita cristiana dans Amicizia

Ciò che ciascuno di noi sta cercando è l’amicizia vera: la verità, l’onestà, l’amore.
Il Signore stesso ci ha dato la nostalgia della comunione, dell’amicizia tra di noi; Lui ha messo dentro di noi la nostalgia del bene, della comprensione, di saper amare, perdonare, ricominciare con gioia.
La vita bella, la vita vera si realizza con cose piccole. I nostri ragazzi sono felici proprio perché si scoprono buoni. E ognuno di noi ha ricevuto il grandioso dono della coscienza, che ci dice la verità. Anche quando siamo cattivi, possiamo rimediare, la coscienza ci dice come fare: chiedendo perdono! Tutti sbagliano ed è naturale, ma non dobbiamo tenerci il “broncio”, covare rancore, rabbia, vendetta.
La nostra è una Comunità in cui ci vogliamo bene e lo facciamo attraverso le nostre povertà, perché tutti sbagliamo e nessuno è autorizzato a puntare il dito. Quando arriviamo al Cenacolo mettiamo in comune le nostre pochezze, non guardiamo chi è più buono, chi è più intelligente, chi lavora di più… mettiamo in comune quello che ci umilia, i nostri sbagli, le nostre povertà, i nostri fallimenti e lasciamo che sia Dio a risollevarci, a perdonarci e a unirci, facendo di noi la Sua famiglia.
Quanti tradimenti hanno subito i nostri giovani, quante lacrime nascoste hanno versato: é lì che sono nate le paure, il mutismo, la solitudine, la timidezza.
Per rendere felici i giovani basta far loro incontrare quello che veramente cercano: la pace, la verità senza maschere, la forza per vivere la bontà, l’umiltà, la pazienza reciproca, il saperci perdonare…. in una parola: la vita cristiana.
I nostri giovani in Comunità hanno sperimentato cosa vuol dire la fatica del lavoro, la misericordia di Dio, l’amore, l’amicizia vera tra di loro, il rispetto. Si sono conosciuti, aiutati, hanno visto che veramente la vita non era solo quella che stavano vivendo prima, hanno incontrato dei ragazzi come loro che volevano bene a loro disinteressatamente, che si correggevano l’un l’altro, che vivevano persino l’ansia di non far fallire il fratello, di lottare a tutti i costi perché non ritornasse nelle tenebre del suo passato. Tutto questo è amicizia! E senza magari neanche pensarci, è nato in loro l’amore per la vita: pensando agli altri, Dio ha donato a loro un amore nuovo alla vita.
Impariamo allora dai giovani che il nostro vero bene, la nostra felicità non è quello che ci esalta, ma è l’essere fratelli, sorelle, amici leali, senza ambizioni di arrivare chissà dove, ma in fondo, da soli! La felicità è fatta di cose semplici, piccole, che fanno stare bene il cuore.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Da dove la vita ci ha feriti

Posté par atempodiblog le 20 juin 2011

Da dove la vita ci ha feriti dans Citazioni, frasi e pensieri spiritosanto

Lo Spirito Santo vuole trasformarci partendo proprio da dove la vita ci ha feriti, dobbiamo solo dargli il permesso di entrare, di agire.

Suor Elvira – Comunità Cenacolo

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Aiutare Gesù a portare la croce

Posté par atempodiblog le 7 avril 2011

Aiutare Gesù a portare la croce dans Citazioni, frasi e pensieri suorelvira

Facciamo in modo che Gesù sia contento di stare in mezzo a noi: preghiamo, viviamo la Via Crucis con Lui, uniti a Lui; vogliamo aiutarlo a portare la Sua Croce che è la croce dell’umanità, la croce di tutti i bambini del mondo, la croce di tutti gli anziani che muoiono soli con tanta ansia e paura, la croce di tanti giovani malati, di tante famiglie divise, di tanti giovani drogati, delle nostre famiglie, delle guerre, di tutti. Tutta l’umanità ha delle croci e noi vogliamo alleviarle aiutando Gesù, dicendogli: “Gesù, fidati di me, ti voglio aiutare a portare la croce, la croce di tutti”.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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La Quaresima

Posté par atempodiblog le 3 mars 2011

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La Quaresima è il tempo speciale che ci conduce al cuore della Fede Cristiana, al momento della nostra salvezza: il Triduo Pasquale della morte e Risurrezione di Gesù. La Quaresima è anche l’immersione in quel dolore universale che ha vissuto Gesù, un dolore che Lui ha accolto amando e ha così reso strumento di salvezza per tutta l’umanità. È come se il dolore che anche voi avete vissuto, la vostra tristezza, la vostra angoscia… tutto si sia accumulato sulla vita di Gesù. Lui ha voluto assorbire tutti i nostri dolori, proprio perché ha voluto dargli significato, forza; e quel dolore si è trasformato in amore. Uno l’ha tradito, uno l’ha venduto, gli altri sono scappati, l’hanno lasciato solo. È stato perseguitato fin dal primo giorno della sua nascita e sempre, anche durante la sua vita pubblica, ha vissuto persecuzioni, è dovuto scappare perché lo volevano lapidare… ha dovuto “ingoiare”, tacere, soffrire. Gesù ha assunto tutto il dolore dell’umanità che è scesa sulla terra, che scenderà ancora sulla terra, che vivrà sulla terra. Dobbiamo essere capaci di rispondere a questo amore.

Il vero amore nasce dal dolore. Sono sicura che ciascuno di noi ha pregato di più, ha cercato di più l’amore e la vita proprio quando eravamo in crisi, tristi, quando stavamo soffrendo. Ogni volta che soffriamo nella verità, impariamo ad amare. Ma ad una condizione: che non troviamo subito una “pattumiera”, cioè che non appena abbiamo qualcosa di doloroso dentro, a causa di un rimprovero, un’umiliazione, una correzione… lo andiamo a “scaricare” su qualcun altro.

Quand’è che impareremo ad amare? Quando saremo capaci di soffrire come Gesù. Il dolore, la sofferenza i momenti bui vengono a tutti, ma ricordiamoci che, superata questa prova, noi siamo più liberi, più forti, soprattutto più buoni. L’amore vero non è quando tutti ci vogliono bene, ma quando noi scegliamo di voler bene. Quando ci lamentiamo invece, è come se ci sporcassimo la coscienza, e in più ci indeboliamo, perdiamo quota. Quando uno si viene a lamentare da te, dovresti avere il coraggio di dirgli: “Va a dirlo a Gesù, io non posso fare niente, posso solo indebolirti”. Perché spesso diciamo a noi stessi che stiamo soffrendo a causa di questo… di quello… e invece no! Soffriamo perché abbiamo sparso del negativo, perché non abbiamo saputo accogliere una situazione, un’osservazione. A casa nostra, lo sapete, si impara a guardarsi negli occhi con la persona interessata, ma prima bisogna pregare per tre giorni per quel fratello, per quella sorella; poi, dopo gli si va incontro, ma con un altro spirito, con un’altra pace, con la consapevolezza che io non sono meno povero e mancante dell’altro!

Pregando per il fratello o la sorella, noi permettiamo a Dio di essere Lui a prendersi cura di quella situazione e se Dio parla al cuore di nostro fratello, allora lui impara molto di più che se gli spieghiamo noi le cose. Quando si prega e si soffre avviene il miracolo, perché c’è il passaggio dal tuo cuore al cuore di Gesù e dal cuore di Gesù a quello del fratello.

Viviamo bene questo tempo di Quaresima, come tempo prezioso di preghiera; impariamo a parlare a Gesù nella preghiera senza paura, anche nel dolore, con verità, perché solo così la nostra libertà si apre e diventa spazio infinito. Se non preghiamo rimane il vuoto, e poi in quel vuoto triste e buio ci cadiamo dentro noi. Invece la preghiera è pace, è nutrimento, è pienezza e ci fa vivere nella luce, ci fa allargare gli orizzonti, ci fa incontrare quel Crocifisso Risorto che il nostro cuore attende e cerca in tutte le gioie della vita.
Buona Quaresima a ciascuno di voi!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Essere veri missionari

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2010

Essere veri missionari dans Madre Elvira Petrozzi suorelvira

Essere veri missionari significa innanzitutto “ripetere” Gesù.
Il vero, grande missionario del Padre è stato Lui: si è scomodato, ha lasciato la sua natura divina e si è rivestito della nostra povera natura umana soffrendo esattamente come noi il sonno, la fame, la persecuzione, le umiliazioni…
Dobbiamo prima di tutto credere a quella sorgente di Amore e di Vita che è Gesù di Nazaret. Lui ha dato se stesso per noi e lo ha fatto con libertà, con gioia, con coraggio, con tanto Amore.
E noi ora possiamo attingere alla sua vita per donare la nostra a tutti quelli che incontriamo.
Tutti allora siamo chiamati a vivere la missione, questo grandioso ed affascinante viaggio per uscire da noi stessi, il viaggio del dono di sé per Amore. C’è qualcuno infatti che pensa che essere missionari significhi soltanto partire per andare in terre lontane ad aiutare i più poveri, ma in realtà questa è soltanto una scusa; mentiamo a noi stessi e agli altri, rimanendo chiusi nei nostri egoismi, nelle nostre paure, nei nostri pensieri. Così facciamo il bene soltanto quando ne abbiamo in cambio una gratificazione personale, ma questo è un grande fallimento, è sminuire la nostra umanità con tutti i doni che Dio le ha fatto.
Aiutiamo invece il nostro prossimo preoccupandoci non soltanto di quello che facciamo, ma soprattutto di quello che siamo. Essere missionari significa entrare in noi stessi, scoprire la nostra vita, viverla in pienezza e donarla con Amore e per Amore, con tenerezza, con pazienza, con gioia, con coraggio, con entusiasmo e con nel cuore la certezza che, così, di vite ne ritroveremo cento, mille… perché lo ha promesso Gesù.
L’uomo quando conta soltanto sulle proprie forze non è capace di questo amore gratuito e disinteressato ed è per questo che essere veri missionari significa “avere i calli alle ginocchia”, mettere al centro della propria esistenza la preghiera, il dialogo con Gesù.
Vogliamo essere missionari che affidano se stessi ed il proprio operato alla Vergine Maria: colei che ha saputo formare ed educare, amare e servire, proteggere e difendere Suo Figlio Gesù, il primo e vero Missionario. A Lei, Regina delle Missioni, chiediamo di intercedere per la nostra Madre Chiesa e per la sua missione universale nel mondo di oggi.

di Suor Elvira Petrozzi . Comunità Cenacolo

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Professare con gioia “credo”

Posté par atempodiblog le 8 juillet 2010

Professare con gioia “credo” dans Fede, morale e teologia suorelvirapetrozzi

Ultimamente, quando sento pregare o cantare il Credo, risuonano fortemente in me le parole di questa preghiera, sento vibrare profondamente l’anima. Dicendo “credo” il cuore si pacifica, si rasserena, si fortifica nella certezza che la mia vita e quella della Comunità stanno in mani sicure: credo in Dio Padre, credo in Gesù Cristo, credo nello Spirito Santo… Sono parole che dicono la verità della nostra vita che è la fede: è nell’appoggiarci a Qualcun’altro, è nel dare fiducia a Lui che la nostra storia sperimenta quella serenità che nasce dalla certezza di essere stati desiderati da sempre dal Padre Creatore, rigenerati continuamente e redenti dal Figlio Salvatore, abbracciati e accompagnati ogni giorno dallo Spirito Santo Amore.
In ogni situazione della vita dobbiamo lasciare sgorgare dall’anima questa parola che deve diventare il respiro del nostro cuore, il nutrimento della nostra vita di dentro: nella gioia credo, nel dolore credo, nella salute credo, nella malattia credo, nei momenti di luce credo, nei momenti di tenebra credo… credo… credo!
“Credo” è un annuncio che deve abitare il nostro essere, radicarsi nel profondo del cuore per poi andare in tutto il mondo, e noi siamo quelli che dobbiamo portarlo: la nostra vita rinata deve annunciare e testimoniare che il Padre c’è, che il Risorto è vivo, che lo Spirito Santo dà continuamente vita e respiro ad ogni cosa.
La fede in Dio rigenera una storia nuova dentro di noi, una storia bella, ci apre alla speranza che è possibile cambiare. Noi che siamo continuamente con lo sguardo rivolto al passato, che non siamo capaci di sganciarci da tutto quello che ci ha fatto soffrire e ci ha umiliati, sperimentiamo che consegnando il nostro “ieri” alla misericordia di Dio possiamo vivere un “oggi” diverso, che ogni giorno è un giorno nuovo, un giorno vivo, con colori e possibilità nuove che si aprono alla nostra libertà vera.
Ma perché avvenga in noi il miracolo della risurrezione dobbiamo essere seri nella preghiera, più puliti nell’immaginazione, nei pensieri, dobbiamo aiutarci a non banalizzare il tempo che doniamo a Dio: tante volte siamo lì ma chissà a cosa pensiamo, a volte siamo così lontani e con tanta zavorra del passato addosso; altre volte siamo spaventati, agitati, confusi… Così facendo facciamo un grande torto a Gesù perché il nutrimento vero non è solo stare lì davanti a Lui, ma è accoglierlo, è vivere Lui, è consegnare a Gesù il nostro vissuto fatto di luci e di ombre, dicendo “Io credo in Dio, in Gesù, nello Spirito Santo”.
La nostra vita dipende dalla qualità della nostra preghiera, dalla qualità della nostra fede. Dico spesso alle nostre giovani suore che fare le cose solo perché ci hanno detto di farle è uno spreco, è una tristezza, è un dovere morto, e se le facciamo solo per dovere che donne siamo, che suore siamo? La fede non è un peso da portare, un dovere pesante da compiere, ma è un dono che ti spalanca gli orizzonti, che genera servizio gratuito, gioioso e fedele, che ti fa correre e ti fa volare nell’amore.
Professare con gioia “credo” significa essere uomini e donne autenticamente liberi, dinamici, immersi nella gioia che si fa servizio a tutti: è aver scoperto la vera grandezza della vita!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Vivere la vita nella luce della fede

Posté par atempodiblog le 3 juin 2010

Vivere la vita nella luce della fede dans Fede, morale e teologia suorelvirapetrozzi

Siamo immersi nello Spirito Santo, che abbraccia quotidianamente il tempo della nostra vita. Lo Spirito Creatore rinnova e fa nuove le cose tutti i giorni, e oggi quella creazione nuova che Lui opera siamo noi.
Dio desidera entrare nelle radici della nostra storia, nelle stagioni della nostra vita passata e spesso ferita, perché l’incontro vero con Lui è il germoglio di una creazione nuova, è la primavera perenne del cuore.
Quando vado al mare mi piace mettere la maschera per guardare in profondità: ci sono a volte rocce che sporgono dall’acqua, ma poi osservo sotto e vedo che c’è una montagna che non finisce più. Anche le nostre radici sono così: noi siamo solo piccole e povere creature, ma alla radice della nostra esistenza, prima di tutto, c’è la grandezza dello Spirito Santo che è amore.
Per questo prendiamo in mano la nostra vita e accorgiamoci che è un dono prezioso, riconosciamo la nostalgia profonda di amare che portiamo nell’intimo di noi, perché siamo nati dall’amore. Non tradiamo questa aspirazione profonda della nostra esistenza. Le resistenze nascoste che a volte abbiamo ancora, che zittiamo e rifiutiamo, le vinciamo se ci apriamo a Dio con libertà e coraggio: la paura se ne va, e noi scopriamo nella fede di avere un cuore che batte per gli altri, una vita capace di donarsi nella gratuità, nella purezza e nella fedeltà.
Se non abitiamo e viviamo nell’amore, ci perdiamo a vivere per le cose, per qualcosa fuori di noi: una buona posizione sociale, un lavoro che ti fa fare carriera, il denaro, il potere… ma la nostra vera e unica realizzazione è amare; se uno non ama non vive la sua ragion d’essere, rimane incompleto, rimane nella morte!
È per questo che abbiamo bisogno di vivere la vita nella luce della fede. La fede sveglia la carità e rende la vita dinamica e vera: vita che agisce, che soffre, che serve, che si dona! Dico spesso ai giovani che questa è la vera guarigione del cuore: quando passiamo dal “mendicare”, come poveri “pezzenti”, l’amore degli altri al saperlo donare. E l’amore non è solo fare l’elemosina, dare qualcosa, ma è dare se stessi gratuitamente nel servizio. Così facendo ti accorgi che ciò che fai per gli altri è un bene innanzitutto per te, in te si accende una luce nuova.
Noi abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi e continuiamo a credervi, perché solo l’incontro con Lui trasforma il cuore, la mente e la vita dell’uomo, e noi questo miracolo della vita che rinasce lo vediamo da tanti anni con i nostri occhi. La fede è credere che Dio agisce dentro di noi, è vedere, non solo sentire: sono persone vive che cambiano, giovani che decidono di perdonare e di perdonarsi, famiglie che ricominciano a sperare, occhi e volti che tornano a splendere di luce dopo tanti anni passati al buio. Questo è il miracolo dell’amore di Dio che genera in noi il desiderio di amare.
Il mondo ha sete di questo amore vero, i giovani d’oggi cercano questa qualità di amore pulito, e noi possiamo donarlo incominciando con dei piccoli gesti concreti: con un sorriso, con il silenzio dinanzi a una provocazione, con il chiedere scusa e il tendere la mano al fratello per vivere la pace nonostante le “nostre” ragioni…
Quando abbiamo di fronte la possibilità di scegliere il bene, facciamolo.
Ne siamo capaci, e ne saremo felici!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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