Pietro è vivo!

Posté par atempodiblog le 16 mars 2013

Pietro è vivo! dans Fede, morale e teologia bergogliosuorelvira

La Chiesa è giovane in forza di gente che dona la vita, che dona il sangue, giorno dopo giorno senza paura, trovando il coraggio e la fedeltà nella comunione eucaristica, nell’incontro con il corpo crocifisso e risorto di Cristo, che a un certo momento trasforma anche il nostro corpo in Eucaristia: diventiamo più puliti, più generosi, più Gesù. Noi ci nutriamo di Lui e pian piano siamo rinnovati in Lui: non siamo più noi a vivere, ma Cristo vive in noi, rendendoci pane buono, spezzato per i fratelli. È questa offerta della tua vita che rende vivo il Popolo di Dio, tutto quello che fai di bene: il seminare sorrisi, bontà, parole positive, incoraggiamenti, la forza di portare le croci del fratello sulle tue spalle, il tuo sacrificio che si fa dono senza limiti…

Gli Apostoli hanno vissuto questo. Hanno seguito Gesù e dopo la Pentecoste, da quel Cenacolo, hanno cominciato ad annunciarlo a tutti: così è nata la Chiesa. E Pietro è rimasto sulla terra nella persona del Papa: chi non lo ha ancora avvicinato almeno una volta, non può capire il mistero luminoso di questa presenza viva che lo abita. Allora vai là, guardalo negli occhi e vedrai che Pietro è vivo, perché senti, avvicinandoti, che lì c’è la tenerezza di Dio, la bellezza di una presenza che rimane, che ti dà sicurezza. Lì senti una dimensione che non è più solo terra, che non è più solo momento storico; c’è qualcos’altro che va oltre ciò che vedi, è qualcun’altro che abita quella persona che incontri: è Pietro che continua a guidarci all’incontro con il Maestro.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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La suora “antidroga”: madre Elvira Petrozzi

Posté par atempodiblog le 10 février 2013

La suora “antidroga”
di Roberto Beretta – Il Timone (2000)

La conoscono tutti per nome: suor Elvira. Decisa, energica, intraprendente, ha fondato la Comunità Cenacolo, con decine di centri sparsi nel mondo. La sua idea: per guarire i drogati la prima medicina è il Rosario tre volte al giorno. Ed è un successo.

La suora “antidroga”: madre Elvira Petrozzi dans Madre Elvira Petrozzi suorelvirapetrozzi

Fino ai 46 anni è stata una suora “normale”: cuciniera e quindi maestra d’asilo. Poi (come Madre Teresa) ha cambiato abito ed è diventata famosa come “quella che salva i drogati con il rosario”. Suor Elvira Petrozzi ha 64 anni e nel 1983 ha fondato la Comunità Cenacolo in una ex villa settecentesca sulla collina sopra Saluzzo: la casa-madre di altre 30 (in Italia, Croazia, Bosnia, Francia, Austria, Usa, Santo Domingo, Messico, Brasile, Irlanda) che oggi ospitano 7 suore e 900 ragazzi e dalle quali sono passati 1800 tossicodipendenti in 17 anni. “Ma non vogliamo contare i successi – accoglie la fondatrice -. La prima cosa da scrivere, qui, è che l’amore salva”.

Suor Elvira: qual è la sua storia?
«Mio papa Antonio, etilista, è stato il primo drogato che mi è passato tra le mani. Eravamo 7 figli e io dovevo servirlo, aiutarlo a mangiare, a vestirsi. Mi vergognavo quando veniva a prendermi a scuola barcollando sulla bicicletta. Per questo dico sempre ai ragazzi che vivono gli stessi problemi in famiglia e poi ne ricavano dei traumi da risolvere con lo psicologo: Dio può rifare ogni cuore ferito. A me, per esempio, ha dato un cuore compassionevole».

E lei ha inventato la “Cristoterapia” per i drogati…
«Non l’ho mai chiamata così, veramente. Preferisco dire che vogliamo ripetere Cristo, che la nostra comunità propone Cristo come punto di partenza».

Ecco, lei rifiuta di separare gli ambiti: prima curo l’uomo – dicono invece altri “preti della droga” – poi semmai converto il cristiano.
«Ma questa è una distinzione che non regge. Dio non ha fatto così: prima creo il corpo e poi  lo spirito… L’uomo è un mistero che solo chi l’ha fatto conosce. E allora io mi metto in ginocchio per impararlo da lui. Perché nessun libro e nessuna psico-analisi possono arrivarci. Del resto, io ho solo continuato il sistema che ha fatto bene a me; incontrarmi con Gesù Cristo e il Vangelo, compresa la croce, mi ha portato ad essere una donna serena, libera, coraggiosa anche, senza paure. Il nostro metodo è quello della vita, che da duemila anni risana, da la gioia e restituisce la pace».

Il metodo, dite voi, della “resurrezione”…
«Difatti non chiamiamo i nostri centri “comunità terapeutiche” bensì “scuole di vita”. Noi orientiamo senza mezzi termini e anzi precediamo i giovani verso la costruzione della persona in quanto tale e in quanto figlio di Dio, voluto a sua immagine. È un’immagine che non si può distruggere, e noi lo constatiamo. Anzi la ricostruzione fa l’uomo migliore di prima».

Per questo lei fa recitare il rosario tre volte al giorno? Come le medicine.
«No: come i pasti. Come si nutre il corpo per lavorare, così la preghiera sostiene la gioia, la speranza, la pace. Sì, noi abbiamo uno spiccato affetto per la Madonna. È importante avere dei modelli e il nostro primo – soprattutto per la donna ma anche per i ragazzi – è lei».

Ma perché tre volte al giorno?
«A Lourdes, a Fatima e anche a Medjugorje (dove abbiamo una forte comunità da oltre 10 anni), la Vergine continua a raccomandare il rosario. Evidentemente in quella preghiera c’è un potenziale misterioso e nascosto che guarisce. Io lo consiglio ai giovani in difficoltà, alle coppie che si scontrano: cominciate a dire il rosario. Con tutto il rispetto per le scienze umane, credo che non siano sufficienti a guarire le piaghe del tossico. La corona guarisce la psiche, è una forza che passa nelle vene. È una presenza, non solo un segno».

La vostra regola è molto esigente, a volte dura.
«Sì, sì. Ci sono state indagini in proposito: è la comunità più severa. Perché? Perché c’è la croce. Perché noi parliamo di croce e invitiamo e aiutiamo i ragazzi a portarla. Quando escono dalla comunità facciamo una festa in cui consegno a tutti proprio il crocifisso e il rosario: il primo perché lo incontreranno subito e il secondo per difendersi dalle difficoltà. Li abbiamo accolti in ginocchio e li congediamo in piedi».

Ma questi ragazzi sono deboli anche psicologicamente: non c’è il rischio di creare un’altra dipendenza?
«Beata e benedetta dipendenza! Anzitutto so che non violo la loro libertà, perché la vera libertà è conoscere chi ti ha creato, anzi è un loro diritto e un nostro dovere trasmettergli la verità tutt’intera. Certo, è una verità che proponiamo in maniera molto graduale e differenziata, perché ciascuno ha la sua esperienza. Però a noi non basta la guarigione, vogliamo la salvezza. Se li togliamo dalla droga e basta, saranno ancora dei disperati».

Da lei nessuno paga rette. Perché?
«Questa di non accettare contributi dalle istituzioni pubbliche è davvero la mia scelta più bella. Perché significa essere coerenti: qui i ragazzi capiscono che noi crediamo davvero alla paternità di Dio quando vedono arrivare i camion di provvidenza grazie ai quali mangiano ogni giorno. E poi anche per rispetto verso di loro: i contributi statali sono soldi di tutti, perché la società deve pagare per questi ragazzi? Non sono mica in sedia a rotelle, non gli mancano intelligenza o forza… Sono loro semmai che devono pagare, facendo sacrifici e lavorando».

Chi sono allora i tossici per lei?
«A me sembrano degli urlatori che vogliono annunciare alla nostra società qualcosa di più grande e vero, di più duraturo. Vuoi che Dio non conosca il motivo di una piaga così dilagante come la droga? I tossici nascondono una profezia in loro, noi – soprattutto noi cristiani – dobbiamo leggerne il messaggio. Anche se non posso non dire che stanno percorrendo un doloroso calvario pure per colpa nostra: abbiamo infatti lasciato dietro di noi e davanti a loro la confusione, la menzogna della vita, il tutto e subito, la cultura per l’arrivismo e il potere, per l’avere».

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Messaggio di Madre Elvira per il nuovo anno

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2013

Messaggio di Madre Elvira per il nuovo anno dans Madre Elvira Petrozzi suorelvira

Abbiamo appena vissuto un tempo “forte” che ci ha ricordato il dono della vita. Il Natale ci ha messi in ascolto di noi stessi, della nostra storia, che è diventata anche la storia di “Dio con noi”: è una realtà così bella, così affascinante! Se pensiamo che abbiamo ricevuto non solo il dono dell’esistenza, ma anche la “grazia” dell’incontro con Dio Padre, che ci ridà pace.
Spesso incontro dei ragazzi che mi dicono: “Ho fatto tante cose nella vita, ma i miei problemi, i miei vuoti sono rimasti ancora dentro di me”. Forse si dimentica troppo facilmente che il perché dei nostri sbagli non sta solo nella testa: il problema sta nella mia vita. E la mia vita è sostenuta dalla vita di Dio che c’è in me, che è la vita della grazia, la vita dello Spirito. Quando dico “Spirito” non voglio che pensiate a qualcosa di lontano, di irreale: la vita dello Spirito sei tu, il tuo dolore, la tua capacità di amare, di soffrire, di inventare, di volere… siamo noi! La nostra volontà non si vede, ma c’è; il nostro amore verso tante persone non si vede, ma c’è… è quella, la tua parte più importante! Ed è la parte più sensibile, più vulnerabile. Quando ci vengono in mente le cose che ci rattristano, dovremmo avere il coraggio di viverle anche nel cuore: non solo nella testa, ma nella compassione, nel dolore, nella lotta interiore… allora si apre il cielo, si entra in quel mistero che è la vita, dove Il perché di tutto ciò che è avvenuto te lo può rivelare solo Colui che conosce il tuo cuore, il tuo travaglio, l’identità profonda del tuo essere: non solo cos’hai fatto, ma chi sei!
Chi ti ha creato? Noi abbiamo un Creatore, che lo crediamo o no: se siamo, se esistiamo, è solo perché Lui ci ama così tanto da darci, nell’amore, la vita oggi, in questo momento!
E questa esistenza è un viaggio, noi siamo in pellegrinaggio con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che credono nella vita, nell’amore, nel perdono. E siamo tanti, perché so che ci siete anche voi: siete uomini e donne che credono nella vita, siete gente che crede nell’amore, un amore che è compassione, che è perdono, che ricomincia, un amore che è fedele! Quante persone cercano queste realtà, anche se non credono in Dio! Noi abbiamo la fortuna che tutto questo non solo lo conosciamo e lo cerchiamo, ma possiamo recepirlo, crederlo e viverlo, incontrando il nostro Creatore.
Questo è il modo in cui vogliamo cominciare quest’anno: desideriamo consacrare a Dio e a Maria ogni secondo, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, ogni istante di quel tempo che comunque va avanti, con noi o senza di noi. Noi non possiamo fermare la storia: il tempo continua e trascina tutto e tutti. Ma possiamo e vogliamo consacrare a Dio ogni settimana, ogni giornata, ogni mese dell’anno, in modo da non avere più spazi in cui lasciar passare la tristezza, la solitudine, la rabbia, la violenza, la disperazione. E anche quando peccherai, non importa perché ti sarai messo sulla strada di Dio: cadi, Lui ti rialza perché sei nella Sua strada. Quante volte? Mille volte al giorno! Perché sei sulla strada della luce, della verità, dell’amore vero, perché noi cerchiamo la speranza e Lui è la speranza; vorremmo avere fiducia e Lui è la fiducia, l’amore, la gioia, la verità, la libertà… Lui è tutto ciò di cui abbiamo ed avremo bisogno.
Buon anno a tutti voi; sia benedetto dal Signore e trascorra sotto lo sguardo materno di Sua Madre Maria!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo 

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Fede, nutrimento della vita

Posté par atempodiblog le 7 novembre 2012

Fede, nutrimento della vita dans Fede, morale e teologia madreelvirapetrozzi

La fede non è un qualcosa che si può maneggiare e farne quello che vogliamo noi; la fede è Qualcuno dentro di noi che opera e cambia la nostra vita: è dentro di noi lo Spirito Santo, il Signore che è la vita, che dà la vita! Dobbiamo vivere questa certezza perché noi non saremmo qui e nulla esisterebbe senza la fede. Impariamo poco alla volta, parlando, ascoltando, lavorando, studiando… in tutto ciò che viviamo ogni giorno, a concretizzare la nostra fede. In ogni situazione che accade ripetiamo nel cuore: io credo in Dio! Se impariamo ad appoggiarci a Lui, se ci affidiamo a Lui, saremo tanto più buoni, tanto più sorridenti, tanto più capaci di volerci bene. Dobbiamo saper vivere la forza della fede, la luce della fede, la gioia della fede. La fede è la bussola che ci guida in tutta la giornata, la fede ci trasforma, ci cambia. Spesso mi domando: come mai abbiamo ancora tante paure? A che punto è la nostra fede? Se crediamo, la Parola ci dice che l’Amore e la Luce di Dio scacciano la paura: «Nell’ Amore non c’è timore». Ma Gesù per me esiste? Gesù è risorto? Gesù è vivo? Lo vedete voi con i vostri occhi? No! Però con gli occhi del cuore, con la vita di dentro sappiamo che sì, è vivo, esiste, è risorto, lo vedo.
“Credo in un solo Dio”: questa verità deve entrarci dentro, ognuno deve sentirsela dentro perché è un fatto, una realtà. Noi abbiamo contemplato, conosciuto e visto tutto quello che si professa nel Credo: un Dio che scende, si incarna, si fa vicino, il Crocifisso Risorto, il Figlio, lo Spirito Santo, il Padre… sono Persone che ci danno la vita, quella vera. Dobbiamo far passare queste parole della fede dalla bocca al cuore ripetendo: “Credo, credo, credo”. La fede diventa così il nutrimento della vita: ci nutriamo di qualcosa di prezioso che vive dentro di noi e che ci sazia l’anima. E poi pian piano quando il “Credo” sarà sceso nel cuore, quando sarà il respiro del nostro cuore, sentiremo il desiderio di testimoniare a tutti che se “Credo in Dio” la vita è più bella, più vera, più luminosa, più serena! La fede è la vera ricchezza della vita!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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La vita cristiana

Posté par atempodiblog le 17 février 2012

La vita cristiana dans Amicizia

Ciò che ciascuno di noi sta cercando è l’amicizia vera: la verità, l’onestà, l’amore.
Il Signore stesso ci ha dato la nostalgia della comunione, dell’amicizia tra di noi; Lui ha messo dentro di noi la nostalgia del bene, della comprensione, di saper amare, perdonare, ricominciare con gioia.
La vita bella, la vita vera si realizza con cose piccole. I nostri ragazzi sono felici proprio perché si scoprono buoni. E ognuno di noi ha ricevuto il grandioso dono della coscienza, che ci dice la verità. Anche quando siamo cattivi, possiamo rimediare, la coscienza ci dice come fare: chiedendo perdono! Tutti sbagliano ed è naturale, ma non dobbiamo tenerci il “broncio”, covare rancore, rabbia, vendetta.
La nostra è una Comunità in cui ci vogliamo bene e lo facciamo attraverso le nostre povertà, perché tutti sbagliamo e nessuno è autorizzato a puntare il dito. Quando arriviamo al Cenacolo mettiamo in comune le nostre pochezze, non guardiamo chi è più buono, chi è più intelligente, chi lavora di più… mettiamo in comune quello che ci umilia, i nostri sbagli, le nostre povertà, i nostri fallimenti e lasciamo che sia Dio a risollevarci, a perdonarci e a unirci, facendo di noi la Sua famiglia.
Quanti tradimenti hanno subito i nostri giovani, quante lacrime nascoste hanno versato: é lì che sono nate le paure, il mutismo, la solitudine, la timidezza.
Per rendere felici i giovani basta far loro incontrare quello che veramente cercano: la pace, la verità senza maschere, la forza per vivere la bontà, l’umiltà, la pazienza reciproca, il saperci perdonare…. in una parola: la vita cristiana.
I nostri giovani in Comunità hanno sperimentato cosa vuol dire la fatica del lavoro, la misericordia di Dio, l’amore, l’amicizia vera tra di loro, il rispetto. Si sono conosciuti, aiutati, hanno visto che veramente la vita non era solo quella che stavano vivendo prima, hanno incontrato dei ragazzi come loro che volevano bene a loro disinteressatamente, che si correggevano l’un l’altro, che vivevano persino l’ansia di non far fallire il fratello, di lottare a tutti i costi perché non ritornasse nelle tenebre del suo passato. Tutto questo è amicizia! E senza magari neanche pensarci, è nato in loro l’amore per la vita: pensando agli altri, Dio ha donato a loro un amore nuovo alla vita.
Impariamo allora dai giovani che il nostro vero bene, la nostra felicità non è quello che ci esalta, ma è l’essere fratelli, sorelle, amici leali, senza ambizioni di arrivare chissà dove, ma in fondo, da soli! La felicità è fatta di cose semplici, piccole, che fanno stare bene il cuore.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Da dove la vita ci ha feriti

Posté par atempodiblog le 20 juin 2011

Da dove la vita ci ha feriti dans Citazioni, frasi e pensieri spiritosanto

Lo Spirito Santo vuole trasformarci partendo proprio da dove la vita ci ha feriti, dobbiamo solo dargli il permesso di entrare, di agire.

Suor Elvira – Comunità Cenacolo

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Aiutare Gesù a portare la croce

Posté par atempodiblog le 7 avril 2011

Aiutare Gesù a portare la croce dans Citazioni, frasi e pensieri suorelvira

Facciamo in modo che Gesù sia contento di stare in mezzo a noi: preghiamo, viviamo la Via Crucis con Lui, uniti a Lui; vogliamo aiutarlo a portare la Sua Croce che è la croce dell’umanità, la croce di tutti i bambini del mondo, la croce di tutti gli anziani che muoiono soli con tanta ansia e paura, la croce di tanti giovani malati, di tante famiglie divise, di tanti giovani drogati, delle nostre famiglie, delle guerre, di tutti. Tutta l’umanità ha delle croci e noi vogliamo alleviarle aiutando Gesù, dicendogli: “Gesù, fidati di me, ti voglio aiutare a portare la croce, la croce di tutti”.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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La Quaresima

Posté par atempodiblog le 3 mars 2011

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La Quaresima è il tempo speciale che ci conduce al cuore della Fede Cristiana, al momento della nostra salvezza: il Triduo Pasquale della morte e Risurrezione di Gesù. La Quaresima è anche l’immersione in quel dolore universale che ha vissuto Gesù, un dolore che Lui ha accolto amando e ha così reso strumento di salvezza per tutta l’umanità. È come se il dolore che anche voi avete vissuto, la vostra tristezza, la vostra angoscia… tutto si sia accumulato sulla vita di Gesù. Lui ha voluto assorbire tutti i nostri dolori, proprio perché ha voluto dargli significato, forza; e quel dolore si è trasformato in amore. Uno l’ha tradito, uno l’ha venduto, gli altri sono scappati, l’hanno lasciato solo. È stato perseguitato fin dal primo giorno della sua nascita e sempre, anche durante la sua vita pubblica, ha vissuto persecuzioni, è dovuto scappare perché lo volevano lapidare… ha dovuto “ingoiare”, tacere, soffrire. Gesù ha assunto tutto il dolore dell’umanità che è scesa sulla terra, che scenderà ancora sulla terra, che vivrà sulla terra. Dobbiamo essere capaci di rispondere a questo amore.

Il vero amore nasce dal dolore. Sono sicura che ciascuno di noi ha pregato di più, ha cercato di più l’amore e la vita proprio quando eravamo in crisi, tristi, quando stavamo soffrendo. Ogni volta che soffriamo nella verità, impariamo ad amare. Ma ad una condizione: che non troviamo subito una “pattumiera”, cioè che non appena abbiamo qualcosa di doloroso dentro, a causa di un rimprovero, un’umiliazione, una correzione… lo andiamo a “scaricare” su qualcun altro.

Quand’è che impareremo ad amare? Quando saremo capaci di soffrire come Gesù. Il dolore, la sofferenza i momenti bui vengono a tutti, ma ricordiamoci che, superata questa prova, noi siamo più liberi, più forti, soprattutto più buoni. L’amore vero non è quando tutti ci vogliono bene, ma quando noi scegliamo di voler bene. Quando ci lamentiamo invece, è come se ci sporcassimo la coscienza, e in più ci indeboliamo, perdiamo quota. Quando uno si viene a lamentare da te, dovresti avere il coraggio di dirgli: “Va a dirlo a Gesù, io non posso fare niente, posso solo indebolirti”. Perché spesso diciamo a noi stessi che stiamo soffrendo a causa di questo… di quello… e invece no! Soffriamo perché abbiamo sparso del negativo, perché non abbiamo saputo accogliere una situazione, un’osservazione. A casa nostra, lo sapete, si impara a guardarsi negli occhi con la persona interessata, ma prima bisogna pregare per tre giorni per quel fratello, per quella sorella; poi, dopo gli si va incontro, ma con un altro spirito, con un’altra pace, con la consapevolezza che io non sono meno povero e mancante dell’altro!

Pregando per il fratello o la sorella, noi permettiamo a Dio di essere Lui a prendersi cura di quella situazione e se Dio parla al cuore di nostro fratello, allora lui impara molto di più che se gli spieghiamo noi le cose. Quando si prega e si soffre avviene il miracolo, perché c’è il passaggio dal tuo cuore al cuore di Gesù e dal cuore di Gesù a quello del fratello.

Viviamo bene questo tempo di Quaresima, come tempo prezioso di preghiera; impariamo a parlare a Gesù nella preghiera senza paura, anche nel dolore, con verità, perché solo così la nostra libertà si apre e diventa spazio infinito. Se non preghiamo rimane il vuoto, e poi in quel vuoto triste e buio ci cadiamo dentro noi. Invece la preghiera è pace, è nutrimento, è pienezza e ci fa vivere nella luce, ci fa allargare gli orizzonti, ci fa incontrare quel Crocifisso Risorto che il nostro cuore attende e cerca in tutte le gioie della vita.
Buona Quaresima a ciascuno di voi!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Essere veri missionari

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2010

Essere veri missionari dans Madre Elvira Petrozzi suorelvira

Essere veri missionari significa innanzitutto “ripetere” Gesù.
Il vero, grande missionario del Padre è stato Lui: si è scomodato, ha lasciato la sua natura divina e si è rivestito della nostra povera natura umana soffrendo esattamente come noi il sonno, la fame, la persecuzione, le umiliazioni…
Dobbiamo prima di tutto credere a quella sorgente di Amore e di Vita che è Gesù di Nazaret. Lui ha dato se stesso per noi e lo ha fatto con libertà, con gioia, con coraggio, con tanto Amore.
E noi ora possiamo attingere alla sua vita per donare la nostra a tutti quelli che incontriamo.
Tutti allora siamo chiamati a vivere la missione, questo grandioso ed affascinante viaggio per uscire da noi stessi, il viaggio del dono di sé per Amore. C’è qualcuno infatti che pensa che essere missionari significhi soltanto partire per andare in terre lontane ad aiutare i più poveri, ma in realtà questa è soltanto una scusa; mentiamo a noi stessi e agli altri, rimanendo chiusi nei nostri egoismi, nelle nostre paure, nei nostri pensieri. Così facciamo il bene soltanto quando ne abbiamo in cambio una gratificazione personale, ma questo è un grande fallimento, è sminuire la nostra umanità con tutti i doni che Dio le ha fatto.
Aiutiamo invece il nostro prossimo preoccupandoci non soltanto di quello che facciamo, ma soprattutto di quello che siamo. Essere missionari significa entrare in noi stessi, scoprire la nostra vita, viverla in pienezza e donarla con Amore e per Amore, con tenerezza, con pazienza, con gioia, con coraggio, con entusiasmo e con nel cuore la certezza che, così, di vite ne ritroveremo cento, mille… perché lo ha promesso Gesù.
L’uomo quando conta soltanto sulle proprie forze non è capace di questo amore gratuito e disinteressato ed è per questo che essere veri missionari significa “avere i calli alle ginocchia”, mettere al centro della propria esistenza la preghiera, il dialogo con Gesù.
Vogliamo essere missionari che affidano se stessi ed il proprio operato alla Vergine Maria: colei che ha saputo formare ed educare, amare e servire, proteggere e difendere Suo Figlio Gesù, il primo e vero Missionario. A Lei, Regina delle Missioni, chiediamo di intercedere per la nostra Madre Chiesa e per la sua missione universale nel mondo di oggi.

di Suor Elvira Petrozzi . Comunità Cenacolo

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Professare con gioia “credo”

Posté par atempodiblog le 8 juillet 2010

Professare con gioia “credo” dans Fede, morale e teologia suorelvirapetrozzi

Ultimamente, quando sento pregare o cantare il Credo, risuonano fortemente in me le parole di questa preghiera, sento vibrare profondamente l’anima. Dicendo “credo” il cuore si pacifica, si rasserena, si fortifica nella certezza che la mia vita e quella della Comunità stanno in mani sicure: credo in Dio Padre, credo in Gesù Cristo, credo nello Spirito Santo… Sono parole che dicono la verità della nostra vita che è la fede: è nell’appoggiarci a Qualcun’altro, è nel dare fiducia a Lui che la nostra storia sperimenta quella serenità che nasce dalla certezza di essere stati desiderati da sempre dal Padre Creatore, rigenerati continuamente e redenti dal Figlio Salvatore, abbracciati e accompagnati ogni giorno dallo Spirito Santo Amore.
In ogni situazione della vita dobbiamo lasciare sgorgare dall’anima questa parola che deve diventare il respiro del nostro cuore, il nutrimento della nostra vita di dentro: nella gioia credo, nel dolore credo, nella salute credo, nella malattia credo, nei momenti di luce credo, nei momenti di tenebra credo… credo… credo!
“Credo” è un annuncio che deve abitare il nostro essere, radicarsi nel profondo del cuore per poi andare in tutto il mondo, e noi siamo quelli che dobbiamo portarlo: la nostra vita rinata deve annunciare e testimoniare che il Padre c’è, che il Risorto è vivo, che lo Spirito Santo dà continuamente vita e respiro ad ogni cosa.
La fede in Dio rigenera una storia nuova dentro di noi, una storia bella, ci apre alla speranza che è possibile cambiare. Noi che siamo continuamente con lo sguardo rivolto al passato, che non siamo capaci di sganciarci da tutto quello che ci ha fatto soffrire e ci ha umiliati, sperimentiamo che consegnando il nostro “ieri” alla misericordia di Dio possiamo vivere un “oggi” diverso, che ogni giorno è un giorno nuovo, un giorno vivo, con colori e possibilità nuove che si aprono alla nostra libertà vera.
Ma perché avvenga in noi il miracolo della risurrezione dobbiamo essere seri nella preghiera, più puliti nell’immaginazione, nei pensieri, dobbiamo aiutarci a non banalizzare il tempo che doniamo a Dio: tante volte siamo lì ma chissà a cosa pensiamo, a volte siamo così lontani e con tanta zavorra del passato addosso; altre volte siamo spaventati, agitati, confusi… Così facendo facciamo un grande torto a Gesù perché il nutrimento vero non è solo stare lì davanti a Lui, ma è accoglierlo, è vivere Lui, è consegnare a Gesù il nostro vissuto fatto di luci e di ombre, dicendo “Io credo in Dio, in Gesù, nello Spirito Santo”.
La nostra vita dipende dalla qualità della nostra preghiera, dalla qualità della nostra fede. Dico spesso alle nostre giovani suore che fare le cose solo perché ci hanno detto di farle è uno spreco, è una tristezza, è un dovere morto, e se le facciamo solo per dovere che donne siamo, che suore siamo? La fede non è un peso da portare, un dovere pesante da compiere, ma è un dono che ti spalanca gli orizzonti, che genera servizio gratuito, gioioso e fedele, che ti fa correre e ti fa volare nell’amore.
Professare con gioia “credo” significa essere uomini e donne autenticamente liberi, dinamici, immersi nella gioia che si fa servizio a tutti: è aver scoperto la vera grandezza della vita!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Vivere la vita nella luce della fede

Posté par atempodiblog le 3 juin 2010

Vivere la vita nella luce della fede dans Fede, morale e teologia suorelvirapetrozzi

Siamo immersi nello Spirito Santo, che abbraccia quotidianamente il tempo della nostra vita. Lo Spirito Creatore rinnova e fa nuove le cose tutti i giorni, e oggi quella creazione nuova che Lui opera siamo noi.
Dio desidera entrare nelle radici della nostra storia, nelle stagioni della nostra vita passata e spesso ferita, perché l’incontro vero con Lui è il germoglio di una creazione nuova, è la primavera perenne del cuore.
Quando vado al mare mi piace mettere la maschera per guardare in profondità: ci sono a volte rocce che sporgono dall’acqua, ma poi osservo sotto e vedo che c’è una montagna che non finisce più. Anche le nostre radici sono così: noi siamo solo piccole e povere creature, ma alla radice della nostra esistenza, prima di tutto, c’è la grandezza dello Spirito Santo che è amore.
Per questo prendiamo in mano la nostra vita e accorgiamoci che è un dono prezioso, riconosciamo la nostalgia profonda di amare che portiamo nell’intimo di noi, perché siamo nati dall’amore. Non tradiamo questa aspirazione profonda della nostra esistenza. Le resistenze nascoste che a volte abbiamo ancora, che zittiamo e rifiutiamo, le vinciamo se ci apriamo a Dio con libertà e coraggio: la paura se ne va, e noi scopriamo nella fede di avere un cuore che batte per gli altri, una vita capace di donarsi nella gratuità, nella purezza e nella fedeltà.
Se non abitiamo e viviamo nell’amore, ci perdiamo a vivere per le cose, per qualcosa fuori di noi: una buona posizione sociale, un lavoro che ti fa fare carriera, il denaro, il potere… ma la nostra vera e unica realizzazione è amare; se uno non ama non vive la sua ragion d’essere, rimane incompleto, rimane nella morte!
È per questo che abbiamo bisogno di vivere la vita nella luce della fede. La fede sveglia la carità e rende la vita dinamica e vera: vita che agisce, che soffre, che serve, che si dona! Dico spesso ai giovani che questa è la vera guarigione del cuore: quando passiamo dal “mendicare”, come poveri “pezzenti”, l’amore degli altri al saperlo donare. E l’amore non è solo fare l’elemosina, dare qualcosa, ma è dare se stessi gratuitamente nel servizio. Così facendo ti accorgi che ciò che fai per gli altri è un bene innanzitutto per te, in te si accende una luce nuova.
Noi abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi e continuiamo a credervi, perché solo l’incontro con Lui trasforma il cuore, la mente e la vita dell’uomo, e noi questo miracolo della vita che rinasce lo vediamo da tanti anni con i nostri occhi. La fede è credere che Dio agisce dentro di noi, è vedere, non solo sentire: sono persone vive che cambiano, giovani che decidono di perdonare e di perdonarsi, famiglie che ricominciano a sperare, occhi e volti che tornano a splendere di luce dopo tanti anni passati al buio. Questo è il miracolo dell’amore di Dio che genera in noi il desiderio di amare.
Il mondo ha sete di questo amore vero, i giovani d’oggi cercano questa qualità di amore pulito, e noi possiamo donarlo incominciando con dei piccoli gesti concreti: con un sorriso, con il silenzio dinanzi a una provocazione, con il chiedere scusa e il tendere la mano al fratello per vivere la pace nonostante le “nostre” ragioni…
Quando abbiamo di fronte la possibilità di scegliere il bene, facciamolo.
Ne siamo capaci, e ne saremo felici!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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C’è su di noi e per noi un Amore immenso e fedele!

Posté par atempodiblog le 29 janvier 2010

C’è su di noi e per noi un Amore immenso e fedele! dans Fede, morale e teologia suorelviraeilpapa

La vita è bellissima e io sono tanto contenta di esserci.
Prima di tutto desidero dire grazie a mia madre e a mio padre, perché mi hanno permesso di vivere e poi ringrazio tutti perché non sono sola: c’è attorno a me la vita preziosa di tante persone… siamo in tanti ad essere stati creati ed amati!
Sappiate che dobbiamo solo accoglierla, la vita, accoglierla e gioirne.
A volte non sorridiamo più, perché pensiamo di non essere amati. Ma non è vero! C’è su di noi e per noi un Amore immenso e fedele!
Apri le porte allora, per lasciar passare la luce, di modo che tu veda quella luce!
Lasciala filtrare anche negli spazi più intimi, e ad un certo momento quel raggio di luce si farà strada, per dire anche a te che ti senti rifiutato: ti amo, ti amo alla follia!
È un dono che ci fa Colui che ci ha creato: soltanto apriamoGli la porta; dobbiamo accogliere, dobbiamo dire “Sì, così sia”. E quando siamo pieni di amore, siamo anche ricolmi di felicità e ci viene la voglia di dare gioia a tutti, di “rimboccarci le maniche” e di servire la vita.
E prima di tutto, servi te stesso. Prima di uscire di casa, sorridi alla tua vita e lascia che quel sorriso ti doni un volto nuovo, un volto sereno, un volto di pace e di gratitudine per tutto quello che il Signore ti ha dato.
Allora “entrerai” nella vita, sarai capace di donarti, di servire anche gli altri, di restituire l’Amore ricevuto. È una “legge” dell’Amore: se non lo doni, allora non lo riconosci, non ti accorgi di quanto ne stai ricevendo… e poi incominci a pensare a qualche modo per trovarlo, lo vai a cercare chissà dove, elemosini l’affetto, la comprensione, la stima… ma questo è dipendenza ed egoismo, è la morte del cuore!
Vuol dire che quando siamo un po’ amareggiati e chiusi, è perché non stiamo amando e non stiamo servendo; è lì la radice della tristezza.
È un’esperienza che abbiamo fatto tutti, ma oggi possiamo scegliere, perché abbiamo vissuto anche la gioia, la speranza, il bene, il dono di noi!
A volte sembra che tutto svanisca, che sia stato solo un sogno… ma non è vero. Noi siamo nati per amare, non per mendicare l’amore e abbiamo sperimentato che Colui che ci ha creati, ci dà Amore senza misura: è Lui la sorgente inesauribile della Vita.
Facciamo questi passi di verità e di coraggio. Il Signore fa grandi cose: le ha fatte e le farà ancora, per noi e per tutti quelli che Gli aprono le porte del cuore.
Il “segreto” è la fiducia in Lui, è la fede che, come dice Gesù, smuove le montagne.
Quella fede sicura che è bene, è forza, è libertà, è amore, è servizio, è stupore… è vita!

di Suor Elvira Petrozzi -Comunità Cenacolo

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Aprire la porta del cuore a Dio

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2010

Aprire la porta del cuore a Dio dans Fede, morale e teologia suorelvirapetrozzi

A volte incontro tra i giovani qualcuno che mi dice: “Ma io non lo vedo e non lo sento quel Dio vivo, quel Risorto di cui ci parli”. Me lo dicono con aria di sfida, ma soprattutto con un misto di tristezza e desiderio sul volto, quasi coscienti che hanno bisogno di vedere, di toccare e di sentire quel Dio vivo, per tornare a vivere anche loro. Io rispondo loro: “Ma tu gli hai aperto la porta? Hai provato a dire per un momento: Signore, ho bisogno di te!”.
La porta del cuore ha una maniglia sola, quella di dentro, e solo noi possiamo nella libertà aprire a Lui che bussa, che desidera entrare per farci felici, perché la nostra gioia sia piena. E se entra Lui, dopo un lungo inverno ricomincia la primavera: il cuore si spalanca in un bel sorriso. Dico sempre ai ragazzi che la prima cosa che dobbiamo fare quando ci svegliamo al mattino è un bel sorriso alla nostra vita, a quello stupendo dono del quale dobbiamo essere innamorati: la vita che ti è regalata per un nuovo giorno. E così il sole entra dalla parete del tuo cuore, e di lì illumina tutto. Perché piangere allora? è finito il tempo del buio, della tristezza, della disperazione, della paura: Gesù è risorto e non ci lascia  soli, ci dona lo Spirito Santo, l’Amore con cui il Padre lo ama e con cui Lui ci ha amato.
Spesso ci domandiamo: “Ma l’amore dov’è? Cos’è?”
L’amore è un cammino con tanti passi che coinvolge tutto il nostro essere: dobbiamo entrare in questo sentiero dell’amore e cominciare a camminare nel perdono, nella bontà, nella misericordia, nella pazienza…
L’amore deve cominciare dalla testa, da un pensiero limpido, fresco e pulito; poi ci sono gli occhi che devono parlare di speranza, di gioia, di positivo; poi le orecchie che devono ascoltare in modo nuovo; poi la bocca per sorridere e infondere coraggio al dono della vita, per vivere un silenzio di pace che guarisce le nostre reazioni istintive e che parla più di tante parole… e poi tutta la nostra vita impara la novità di un linguaggio fatto di gesti autentici, veri e gratuiti.
Quanti santi hanno avuto il coraggio di cambiare: persone con una violenza interiore senza fine ad un certo momento sono diventate dolcissime, miti, silenziose, perché hanno lasciato lavorare lo Spirito Santo in loro. Guardando a loro possiamo dire che l’amore esiste, che lo Spirito Santo non è un fantasma ma una presenza viva che ci trasforma realmente.
Ho sempre pensato allo Spirito Santo come a un bambino buono e vivace, pieno di fantasia e di vita, che inventa sempre tante cose belle, nuove e vere, una dopo l’altra: questo è l’Amore. E per incontrare questo bambino è necessario chinarci, farci bambini anche noi: ecco perché ai nostri giovani proponiamo di “piegare” le ginocchia nella preghiera, di riconoscersi piccoli e bisognosi, per incontrare la Verità dell’Amore. Senza quell’incontro non siamo capaci di gesti umani autentici: né di sorridere, né di piangere, né di gesti di bontà, di misericordia, di pazienza, di pace.
Per questo lasciamoci invadere da questa luce, da questo fuoco, da questo amore, dalla sua presenza: tutto quello di cui abbiamo bisogno è lo Spirito Santo.
Lui è il datore dei doni e desidera farci dei regali straordinari: vuole operare la trasformazione del nostro cuore, del nostro passato, vuole guarire le radici profonde dalle quali veniamo per donarci la pace con noi stessi.
Invochiamolo in questo tempo con insistenza: Lui, che è sceso su Maria e sugli Apostoli, scenda su di noi e ci renda uomini e donne nuovi, risorti con Cristo.

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo

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Suor Elvira e suor Cornelia

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2010

La Comunità Cenacolo di suor Elvira

Suor Elvira e suor Cornelia dans Madre Elvira Petrozzi suorelvira

Sulla strada che sale da Bijakovici, verso il Krizevac (a Medjugorje si trova tutto in un fazzoletto di spazio), ci troviamo di fronte prima il Campo della Vita e poi il Campo della Gioia: le due case, rispettivamente quella maschile e quella femminile, aperte qui da suor Elvira Petrozzi, per tutti solo suor Elvira, fanno parte della Comunità Cenacolo, con sede principale a Saluzzo, in provincia di Cuneo, e fondazioni in quindici Paesi nel mondo.
I fabbricati delle  due fraternità, molto belli e costruiti in pietra con l’impegno di tanti giovani ospiti che si sono avvicendati, comprendono il refettorio, le stanze da letto, la lavanderia, i laboratori, la palestra, l’ambulatorio, le graziose cappelle, dove si celebra l’Eucarestia, avvengono gli incontri di preghiera e i colloqui con i ragazzi. Suor Elvira, che si occupa dal 1982 del recupero dei tossicodipendenti, proponendo, tramite la preghiera e il digiuno (in comunità non si bevono alcolici, non esiste la tv, non si fuma), la scoperta della bellezza della vita cristiana, ha deciso di venire a Medjugorje nel 1991, per la particolare grazia che il villaggio delle apparizioni dona ai giovani in cerca della verità. I giovani che vi abitano, e che hanno qualcosa di autentico da raccontare riguardo alla loro conversione, danno volentieri testimonianza ai pellegrini.

I piccoli « miracoli » di suor Cornelia

suorcornelia dans Medjugorje

Suor Cornelia Kordic e, prima di lei, sua sorella suor Josipa, morta il 10 aprile 2004, sono altri segni tangibili di come la maternità di Maria germini a Medjugorje altre madri, capaci di amore e accoglienza. Suor Cornelia accoglie orfani e anziani soli.
La sua arma: il sorriso con cui coinvolge chiunque le capiti a tiro e l’abbandono fiducioso alla Provvidenza. Non ha rendite fisse né conti in banca, questa piccola suora dei Balcani, eppure ogni giorno sfama più di duecento persone.

Fonte: OGGI

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Permettere a Dio di agire in noi

Posté par atempodiblog le 2 janvier 2010

Permettere a Dio di agire in noi dans Citazioni, frasi e pensieri madreelvira

Non pregare vuol dire vivere soli e vivere male, mentre pregare vuol dire permettere a Dio di agire in noi, di donarci quello di cui veramente la nostra vita ha bisogno.

Suor Elvira – Comunità Cenacolo

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