Lettera del Santo Padre Francesco al popolo ucraino a nove mesi dallo scoppio della guerra

Posté par atempodiblog le 26 novembre 2022

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AL POPOLO UCRAINO A NOVE MESI DALLO SCOPPIO DELLA GUERRA

Lettera del Santo Padre Francesco al popolo ucraino a nove mesi dallo scoppio della guerra dans Articoli di Giornali e News Papa-Francesco-lettera-agli-ucraini


Cari fratelli e sorelle ucraini!

Sulla vostra terra, da nove mesi, si è scatenata l’assurda follia della guerra. Nel vostro cielo rimbombano senza sosta il fragore sinistro delle esplosioni e il suono inquietante delle sirene. Le vostre città sono martellate dalle bombe mentre piogge di missili provocano morte, distruzione e dolore, fame, sete e freddo. Nelle vostre strade tanti sono dovuti fuggire, lasciando case e affetti. Accanto ai vostri grandi fiumi scorrono ogni giorno fiumi di sangue e di lacrime.

Io vorrei unire le mie lacrime alle vostre e dirvi che non c’è giorno in cui non vi sia vicino e non vi porti nel mio cuore e nella mia preghiera. Il vostro dolore è il mio dolore. Nella croce di Gesù oggi vedo voi, voi che soffrite il terrore scatenato da questa aggressione. Sì, la croce che ha torturato il Signore rivive nelle torture rinvenute sui cadaveri, nelle fosse comuni scoperte in varie città, in quelle e in tante altre immagini cruente che ci sono entrate nell’anima, che fanno levare un grido: perché? Come possono degli uomini trattare così altri uomini?

Nella mia mente ritornano molte storie tragiche di cui vengo a conoscenza. Anzitutto quelle dei piccoli: quanti bambini uccisi, feriti o rimasti orfani, strappati alle loro madri! Piango con voi per ogni piccolo che, a causa di questa guerra, ha perso la vita, come Kira a Odessa, come Lisa a Vinnytsia, e come centinaia di altri bimbi: in ciascuno di loro è sconfitta l’umanità intera. Ora essi sono nel grembo di Dio, vedono i vostri affanni e pregano perché abbiano fine. Ma come non provare angoscia per loro e per quanti, piccoli e grandi, sono stati deportati? È incalcolabile il dolore delle madri ucraine.

Penso poi a voi, giovani, che per difendere coraggiosamente la patria avete dovuto mettere mano alle armi anziché ai sogni che avevate coltivato per il futuro; penso a voi, mogli, che avete perso i vostri mariti e mordendo le labbra continuate nel silenzio, con dignità e determinazione, a fare ogni sacrificio per i vostri figli; a voi, adulti, che cercate in ogni modo di proteggere i vostri cari; a voi, anziani, che invece di trascorrere un sereno tramonto siete stati gettati nella tenebrosa notte della guerra; a voi, donne che avete subito violenze e portate grandi pesi nel cuore; a tutti voi, feriti nell’anima e nel corpo. Vi penso e vi sono vicino con affetto e con ammirazione per come affrontate prove così dure.

E penso a voi, volontari, che vi spendete ogni giorno per il popolo; a voi, Pastori del popolo santo di Dio, che – spesso con grande rischio per la vostra incolumità – siete rimasti accanto alla gente, portando la consolazione di Dio e la solidarietà dei fratelli, trasformando con creatività luoghi comunitari e conventi in alloggi dove offrire ospitalità, soccorso e cibo a chi versa in condizioni difficili. Ancora, penso ai profughi e agli sfollati interni, che si trovano lontano dalle loro abitazioni, molte delle quali distrutte; e alle Autorità, per le quali prego: su di loro incombe il dovere di governare il Paese in tempi tragici e di prendere decisioni lungimiranti per la pace e per sviluppare l’economia durante la distruzione di tante infrastrutture vitali, in città come nelle campagne.

Cari fratelli e sorelle, in tutto questo mare di male e di dolore – a novant’anni dal terribile genocidio dell’Holodomor –, sono ammirato del vostro buon ardore. Pur nell’immane tragedia che sta subendo, il popolo ucraino non si è mai scoraggiato o abbandonato alla commiserazione. Il mondo ha riconosciuto un popolo audace e forte, un popolo che soffre e prega, piange e lotta, resiste e spera: un popolo nobile e martire. Io continuo a starvi vicino, con il cuore e con la preghiera, con la premura umanitaria, perché vi sentiate accompagnati, perché non ci si abitui alla guerra, perché non siate lasciati soli oggi e soprattutto domani, quando verrà forse la tentazione di dimenticare le vostre sofferenze.

In questi mesi, nei quali la rigidità del clima rende quello che vivete ancora più tragico, vorrei che l’affetto della Chiesa, la forza della preghiera, il bene che vi vogliono tantissimi fratelli e sorelle ad ogni latitudine siano carezze sul vostro volto. Tra poche settimane sarà Natale e lo stridore della sofferenza si avvertirà ancora di più. Ma vorrei tornare con voi a Betlemme, alla prova che la Sacra Famiglia dovette affrontare in quella notte, che sembrava solo fredda e buia. Invece, la luce arrivò: non dagli uomini, ma da Dio; non dalla terra, ma dal Cielo.

La Madre sua e nostra, la Madonna, vegli su di voi. Al suo Cuore Immacolato, in unione con i Vescovi del mondo, ho consacrato la Chiesa e l’umanità, in particolare il vostro Paese e la Russia. Al suo Cuore di madre presento le vostre sofferenze e le vostre lacrime. A lei che, come ha scritto un grande figlio della vostra terra, «ha portato Dio nel nostro mondo», non stanchiamoci di chiedere il dono sospirato della pace, nella certezza che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37). Egli dia compimento alle giuste attese dei vostri cuori, sani le vostre ferite e vi doni la sua consolazione. Io sono con voi, prego per voi e vi chiedo di pregare per me.

Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

Roma, San Giovanni in Laterano, 24 novembre 2022


Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Esercitare violenza contro una donna o sfruttarla è un crimine

Posté par atempodiblog le 25 novembre 2022

 Esercitare violenza contro una donna o sfruttarla è un crimine dans Citazioni, frasi e pensieri No-alla-violenza-sulle-donne

Esercitare violenza contro una donna o sfruttarla non è un semplice reato, è un crimine che distrugge l’armonia, la poesia e la bellezza che Dio ha voluto dare al mondo.

Papa Francesco

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Papa Francesco I, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Papa Francesco: udienza, “campionati in Qatar favoriscano fraternità e pace”

Posté par atempodiblog le 23 novembre 2022

Papa Francesco: udienza, “campionati in Qatar favoriscano fraternità e pace”
“Preghiamo per la pace nel mondo e per la fine di tutti i conflitti”. “Tanti ucraini soffrono il martirio dell’aggressione”
di M. Michela Nicolais – Agenzia SIR

Papa Francesco: udienza, “campionati in Qatar favoriscano fraternità e pace” dans Articoli di Giornali e News Mondiali-di-calcio-Qatar-2022

“Desidero inviare il mio saluto ai giocatori, ai tifosi e agli spettatori che seguono da vari continenti i campionati mondiali di calcio che si stanno giocando in Qatar”. Lo ha detto il Papa, al termine dell’udienza di oggi, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana.
“Possa questo importante evento essere occasione di incontro e armonia tra le naizoni, favorendo la fraternità e la pace tra i popoli”, l’auspicio di Francesco.

“Preghiamo per la pace nel mondo e per la fine di tutti i conflitti, con un pensiero particolare per la terribile sofferenza del caro e martoriato popolo ucraino”, l’appello del Papa.

“E pensiamo alla martoriata Ucraina”, ha proseguito: “Questo sabato ricorre l’anniversario del terribile genocidio di Holodomor, lo sterminio per la fame del 1932-33 causato artificialmente da Stalin. Preghiamo per le vittime di questo genocidio, e preghiamo per tanti ucraini – bambini, donne, anziani, giovani – che oggi soffrono il martirio dell’aggressione”.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Gioco e vita, di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Sport | Pas de Commentaire »

Il Papa: affidiamo alla Madonna i popoli dove regnano guerra e miseria

Posté par atempodiblog le 18 octobre 2022

Il Papa: affidiamo alla Madonna i popoli dove regnano guerra e miseria
In un tweet dall’account @Pontifex, Francesco chiede di unirsi in preghiera per l’Ucraina e gli altri Paesi dove si consumano tragedie quotidiane, insieme al milione di bambini che oggi partecipa al Rosario per la pace nel mondo. L’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre coinvolge i piccoli di asili, parrocchie, scuole e famiglie dei cinque continenti
di Salvatore Cernuzio – Vatican News

Il Papa: affidiamo alla Madonna i popoli dove regnano guerra e miseria dans Articoli di Giornali e News Santo-Rosario-per-la-Pace

C’è l’Ucraina martoriata, ma anche lo Yemen, la Siria, la Libia, il Myanmar, i Paesi di Africa e Medio Oriente, e tutti quei luoghi “dove regnano guerra, violenza e miseria” al centro dei pensieri del Papa che chiede di unirsi in preghiera per queste popolazioni insieme al milione di bambini che oggi recita il Rosario per la pace nel mondo. In un tweet dall’account in nove lingue @Pontifex, raggiungendo contemporaneamente milioni di persone in ogni angolo del globo, Francesco invita a unirsi all’iniziativa lanciata ogni anno dalla Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre:

#PreghiamoInsieme ai bambini di tutti i continenti che oggi recitano il Rosario per la pace nel mondo. Affidiamo all’intercessione della Madonna il martoriato popolo ucraino e le altre popolazioni dove regnano guerra, violenza e miseria. #1millionchildrenpraying

Il ricordo all’Angelus
Già dopo l’Angelus di domenica scorsa, ribadendo l’angoscia ricorrente per la popolazione ucraina, finita negli ultimi giorni sotto una nuova pioggia di fuoco, il Papa aveva ricordato questo evento mondiale di preghiera.

Grazie a tutti i bambini e le bambine che partecipano! Ci uniamo a loro e affidiamo all’intercessione della Madonna il martoriato popolo ucraino e le altre popolazioni che soffrono per la guerra e ogni forma di violenza e di miseria.

Scuole, famiglie, parrocchie da tutto il mondo
Alla campagna di Acs sono invitati i bambini di parrocchie, asili, scuole e famiglie, ai quali viene fornito un pacchetto informativo gratuito con istruzioni su come recitare il Rosario, brevi meditazioni sui Misteri del Rosario e altri materiali – tutti disponibili online – insieme alle immagini da colorare, in 26 lingue diverse.

Piacenza: Dio ha il controllo anche su guerre e malvagità
Lo scopo dell’iniziativa, spiega in un comunicato il presidente della Fondazione, il cardinale Mauro Piacenza, “è implorare pace e unità in tutto il mondo, incoraggiando bambini e giovani a confidare in Dio nei momenti difficili”. Il tema scelto è l’“amore del Padre per il mondo”, rappresentato anche dal poster della campagna che presenta due mani aperte che racchiudono il globo e lo sostengono insieme ai bambini di ogni continente. “Queste mani simboleggiano il Padre divino che ha creato il mondo nell’amore e che desidera salvare tutti i popoli e condurli a Sé sani e salvi”, dice Piacenza. “Guardando intorno a noi le guerre e le malvagità, le persecuzioni, le malattie e le paure che gravano sul nostro mondo, la gente potrebbe chiedersi: Dio ha davvero il controllo? Sì lo ha, ma dobbiamo anche tendergli le nostre mani tese e aggrapparci a lui”.

Collegati dai cinque continenti
È dal 2005, con un primo gruppi di bambini riuniti in un santuario a Caracas, che Acs organizza il Rosario per pregare per i Paesi afflitti dalle tragedie. Ampia la partecipazione registrata nelle precedenti edizioni, anche quest’anno l’iniziativa – trasmessa in diretta da Fatima – sembra aver raccolto una risposta globale: dalla stessa Ucraina, dove la Chiesa greco-cattolica ha tradotto i testi in ucraino e organizzerà il Rosario in tutto il Paese, all’Argentina, dove i bambini non si riuniscono un solo giorno ma hanno deciso di fare un’intera novena. Dal e il Kenya, dove 45 scuole hanno assicurato la loro ‘presenza’ spirituale, alla Nigeria, piagata dalle alluvioni e da un ennesimo rapimento di un sacerdote, dove 60 chiese e scuole in diverse diocesi reciteranno la coroncina.

Barta: “L’amore trionfa sulla violenza”
“Alcune delle reazioni più positive che abbiamo avuto sono arrivate proprio dalle regioni dove la pace è più necessaria”, spiega padre Martin M. Barta, assistente ecclesiastico internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre. “È particolarmente commovente sapere che ci sono bambini in Iraq, Siria, Bielorussia o Myanmar che pregano insieme a coloro che si radunano a Fatima, in Portogallo, in Canada o negli Stati Uniti. Ci fa sperare che l’amore che viene dalla fede possa trionfare sulla violenza”.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Cardinale Mauro Piacenza, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Papa Francesco: riscoprire le giaculatorie, “messaggini” a Dio

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2022

Papa Francesco: riscoprire le giaculatorie, “messaggini” a Dio
All’Angelus il Papa raccomanda di pregare costantemente perché l’amore per Dio non si raffreddi. C’è bisogno di dedicare quotidianamente del tempo a Lui, e, se si è molto indaffarati, il cuore può essergli vicino ricorrendo alle tradizionali brevi preghiere, spesso in rima, recitate in particolare dagli anziani e facili da memorizzare, che si possono ripetere spesso durante la giornata
di Tiziana Campisi – Vatican News

Papa Francesco: riscoprire le giaculatorie, “messaggini” a Dio dans Articoli di Giornali e News Papa-Francesco

Se il Signore venisse oggi sulla terra “vedrebbe, purtroppo, tante guerre, povertà e disuguaglianze”, ma anche “grandi conquiste della tecnica, mezzi moderni e gente che va sempre di corsa, senza fermarsi mai”, ma troverebbe chi gli dedica tempo e affetto, chi lo mette al primo posto? È l’interrogativo che Papa Francesco fa riecheggiare all’Angelus in piazza San Pietro – dove si sono radunati 20mila fedeli - richiamando la pagina del Vangelo in cui Gesù domanda preoccupato se troverà fede al suo ritorno.

Noi, spesso, ci concentriamo su tante cose urgenti ma non necessarie, ci occupiamo e ci preoccupiamo di molte realtà secondarie; e magari, senza accorgerci, trascuriamo quello che più conta e lasciamo che il nostro amore per Dio si vada raffreddando, si raffreddi poco a poco. Oggi Gesù ci offre il rimedio per riscaldare una fede intiepidita. Qual è? La preghiera.

La preghiera costante
Francesco definisce la preghiera “la medicina della fede, il ricostituente dell’anima” ma raccomanda “che sia una preghiera costante”. Come si fa per una cura da seguire, che è bene osservare “con costanza e regolarità” per stare meglio, e per una pianta, che per sopravvivere necessita periodicamente di acqua, così è per la preghiera.

Non si può vivere solo di momenti forti o di incontri intensi ogni tanto per poi “entrare in letargo”. La nostra fede si seccherà. C’è bisogno dell’acqua quotidiana della preghiera, c’è bisogno di un tempo dedicato a Dio, in modo che Lui possa entrare nel nostro tempo, nella nostra storia; di momenti costanti in cui gli apriamo il cuore, così che Egli possa riversare in noi ogni giorno amore, pace, gioia, forza, speranza; nutrire, cioè, la nostra fede.

Le giaculatorie rimedio di preghiera nella vita frenetica
E se Gesù parla “della necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”, mentre invece non si trova il tempo per farlo, Francesco suggerisce “una pratica spirituale sapiente, anche se oggi un po’ dimenticata”, osservata in particolare dagli anziani: quella della recita delle giaculatorie, “brevissime preghiere, facili da memorizzare” che si possono “ripetere spesso durante la giornata, nel corso delle varie attività, per restare “sintonizzati” con il Signore”.

Facciamo qualche esempio. Appena svegliati possiamo dire: “Signore, ti ringrazio e ti offro questo giornata”, questa è una piccola preghiera; poi, prima di un’attività, possiamo ripetere: “Vieni, Spirito Santo”; e tra una cosa e l’altra pregare così: “Gesù, confido in te e ti amo”. Piccole preghierine ma che ci mantengono in contatto con il Signore.

Le risposte di Dio per noi nel Vangelo
Così come si inviano messaggi alle persone cui si vuol bene, con le giaculatorie, piccole formule di preghiera, spiega il Papa, il cuore rimane connesso con Dio, che offre le sue risposte nel Vangelo, “da tenere sempre sotto mano e da aprire ogni giorno, per ricevere una Parola di vita diretta a noi”. Il Pontefice, inoltre, torna sul consiglio dato tante volte di portate con sè un piccolo Vangelo tascabile, da aprire spesso e leggere. Quindi ha concluso invocando l’aiuto di Maria perché “ci insegni l’arte di pregare sempre, senza stancarci”.

Al termine della preghiera mariana il Pontefice ha annunciato che il Sinodo sulla sinodalità avrà due sessioni, una dal 4 al 29 ottobre 2023, l’altra nell’ottobre del 2024, ha poi ricordato la beatificazione di questo pomeriggio, a Boves, di due sacerdoti, martiri della fede, uccisi dai nazisti, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, e ha parlato dell’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che martedì coinvolgerà nella recita del Rosario un milione di bambini. Francesco ha inoltre accennato alla Giornata mondiale del rifiuto della miseria, che ricorre domani.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Il Papa telefona a don Michele, il prete dj dei rave in chiesa: bravo

Posté par atempodiblog le 7 août 2022

Il Papa telefona a don Michele, il prete dj dei rave in chiesa: bravo
Il colloquio, tenuto riservato dal sacerdote di Montesanto, è avvenuto il 4 agosto. Il Pontefice si è informato sulle attività innovative che avvicinano i giovani alla chiesa
di Marco Santoro – Corriere del Mezzogiorno

Il Papa telefona a don Michele, il prete dj dei rave in chiesa: bravo dans Articoli di Giornali e News Don-Michele-Madonna-Montesanto

«Pronto, non è uno scherzo, sono il Papa». Così il Pontefice ha esordito chiamando don Michele Madonna, 48 anni, parroco napoletano della comunità di Santa Maria di Montesanto, ex disc jockey, noto per le sue innovative attività di pastorale giovanile come il «rave» di un mese fa cui hanno partecipato centinaia di ragazzi, ballando tutta la notte musica cristiana remixata in chiave disco alternata con momenti di preghiera comunitaria. La telefonata è avvenuta giovedì 4 agosto, ma don Michele  attivissimo sui social  non ha voluto finora raccontare in pubblico l’episodio, trapelato oggi dalla ristretta cerchia di collaboratori che ne sono venuti a conoscenza.

«Voglio restare informato»
Papa Francesco ha conversato con il parroco, chiedendogli dettagli sulle sue attività  che nei mesi scorsi hanno avuto ampia eco sui media, non solo cattolici  e raccomandandogli di tenerlo informato anche in futuro sul suo lavoro. Don Michele Madonna, nato nel 1974, è diventato sacerdote a 30 anni. Figlio del proprietario di una discoteca, fino a 23 anni ha fatto il dj e ora rivolge ai giovani e a quanti si sentono “lontani” dalla chiesa molte iniziative pastorali fuori dagli schemi tradizionali, come le confessioni svolte lungo le strade del quartiere, proprio per andare incontro a coloro che non frequentano abitualmente i luoghi di culto. Il suo territorio è popoloso e difficile: nel rione di Montesanto, il mese scorso, ha fatto scalpore l’episodio della 12enne sfregiata al volto dall’ex fidanzatino di 16 anni.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Sacramento dell’Ordine, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Medjugorje, il Papa ai giovani: in vacanza con Gesù il cuore è in pace

Posté par atempodiblog le 3 août 2022

Medjugorje, il Papa ai giovani: in vacanza con Gesù il cuore è in pace
Francesco ha inviato un messaggio ai partecipanti del Festival della Gioventù iniziato ieri nella cittadina mariana e in programma fino al 6 agosto: seguite Cristo per avere coraggio, compassione e speranza
di Alessandro De Carolis – Radio Vaticana
Tratto da: Radio Maria

Medjugorje, il Papa ai giovani: in vacanza con Gesù il cuore è in pace dans Apparizioni mariane e santuari In-vacanza-con-Ges-il-cuore-in-pace

È una questione di direzione la vita. Specie quando si fa dura, tra ingiustizie di oggi e ferite di ieri, aspettative disilluse, è importante “sapere in che direzione andare perché ci sono tanti traguardi ingannevoli che promettono un futuro migliore”, ma certamente c’è una direzione che non delude, quella verso Gesù che assicura a chi lo segue di offrire “ristoro””. Il Papa prende spunto dal versetto del Vangelo di Matteo, che dà il titolo all’incontro, per scrivere alle ragazze e ai ragazzi che da ieri si trovano a Medjugorje per il Festival della Gioventù 2022.

Muoversi con lo stile di Gesù
“Venite e imparate da me”, dice Cristo agli apostoli, ed è “un invito – afferma Francesco – a muoversi, a non restare fermi, congelati e impauriti davanti alla vita, e ad affidarsi a Lui”. “Sembra facile – osserva ancora – ma nei momenti bui viene naturale chiudersi in sé stessi. Gesù invece vuole tirarci fuori, perciò ci dice ‘Vieni’”. Camminare con Lui, scrive ancora il Papa, insegna a non basarsi solo sulle proprie forze, ad assumere il “suo modo di pensare, vedere ed agire”, ad avere dentro coraggio, compassione e speranza.

Il posto più speciale
Nell’affidare a Maria i giovani, Francesco ne ricorda l’appellativo di “Stella del mare”, il “segno di speranza sul mare agitato che – dice – ci guida verso il porto della pace”. In questo momento, “nel cuore dell’estate – conclude – il Signore vi invita ad andare in vacanza con Lui, nel luogo più speciale che c’è: il proprio cuore”.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Medjugorje, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita, Viaggi & Vacanze | Pas de Commentaire »

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ai partecipanti del Festival della Gioventù – Medjugorje, 1-6 agosto 2022

Posté par atempodiblog le 2 août 2022

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ai partecipanti del Festival della Gioventù – Medjugorje, 1-6 agosto 2022
Fonte: Medjugorje.hr
Tratto da: Radio Maria

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ai partecipanti del Festival della Gioventù – Medjugorje, 1-6 agosto 2022 dans Apparizioni mariane e santuari Papa-Francesco-Medjugorje

Carissimi!

In quel tempo, come ci dice l’evangelista Matteo, Gesù rivolgendosi a tutti disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero.» (Mt 11, 28-30). Come in quel tempo, così anche oggi Gesù si rivolge a tutti voi, cari giovani, e attraverso il motto del Festival di quest’anno, ispirato dal Vangelo appena menzionato, vi rivolge il Suo invito: «Imparate da me e troverete ristoro».

Il Signore rivolge queste Sue parole non solo agli apostoli o ad alcuni Suoi amici, ma a tutti coloro che sono stanchi e oppressi. Lui sa quanto può essere dura la vita e che ci sono molte cose che opprimono il nostro cuore: numerose delusioni, ferite del passato, pesi che portiamo, ingiustizie che sopportiamo e numerose incertezze e preoccupazioni. Di fronte a tutto questo, si trova Gesù che ci rivolge il Suo invito: «Venite a me e imparate da me». Questa chiamata richiede cammino e fiducia, e non ci permette di stare fermi, rigidi e impauriti davanti alle sfide della vita. Sembra facile, ma nei momenti bui semplicemente ci ripieghiamo su noi stessi. È proprio da questa solitudine che Gesù vuole farci uscire, per questo ci dice: «Vieni».

La via d’uscita è nella relazione con il Signore, nel guardare Colui che ci ama veramente. Però non basta soltanto uscire da sé stessi, bisogna anche sapere in che direzione andare, perché ci sono tante offerte ingannevoli che promettono un futuro migliore, ma ci lasciano sempre di nuovo nella solitudine. Per questo motivo il Signore ci indica dove andare: «Venite a me».

Cari amici, andate da Lui con il cuore aperto, prendete il suo giogo e imparate da Lui. Andate dal Maestro per diventare i Suoi discepoli ed eredi della Sua pace. Prendete il Suo giogo con il quale scoprirete la volontà di Dio e diventerete partecipi del mistero della Sua croce e risurrezione. Il «giogo» di cui Cristo parla è la legge d’amore, è il comandamento che ha lasciato ai Suoi discepoli: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi (Gv, 15,12). Perché la vera medicina, per le ferite dell’uomo, è una vita fondata sull’amore fraterno, che trova la propria sorgente nell’amore di Dio.

Camminando insieme a Lui e seguendoLo, imparerete da Lui. Lui è il Signore che non impone agli altri un peso che Lui stesso non porta. Si rivolge agli umili, ai piccoli e ai poveri perché Egli stesso si è fatto povero e umile. Se vogliamo davvero imparare, dobbiamo umiliarci e riconoscere la nostra ignoranza e arroganza, in quei momenti in cui pensiamo di poter ottenere tutto da soli e con le nostre forze, e soprattutto avere l’orecchio aperto per le parole del Maestro. In questo modo conosciamo il Suo cuore, il Suo amore, il Suo modo di pensare, vedere ed agire. Ma essere vicini al Signore e seguirLo richiede coraggio.

Carissimi, non abbiate paura, andate da Lui con tutto ciò che portate nel proprio cuore. Egli è l’unico Signore che offre vero ristoro e vera pace. Seguite l’esempio di Maria, Sua e nostra Madre, che vi condurrà a Lui. Affidatevi a Lei, che è la Stella del mare, il segno di speranza sul mare agitato che ci conduce verso il porto della pace. Colei, che conosce Suo Figlio, vi aiuterà ad imitarLo nella vostra relazione con Dio Padre, nella compassione del prossimo e nella consapevolezza di ciò che siamo chiamati a fare: essere figli di Dio. In questo momento, nel cuore dell’estate, il Signore vi invita ad andare in vacanza con Lui, nel luogo più speciale che esista, che è il vostro stesso cuore.

Cari giovani, mentre in questi giorni riposate in Gesù Cristo, vi affido tutti alla Beata Vergine Maria, alla nostra Madre celeste, affinché con la Sua intercessione ed esempio possiate prendere su di voi il dolce e leggero giogo della sequela di Cristo. Vi accompagni lo sguardo di Dio Padre che vi ama, affinché negli incontri con gli altri, possiate essere i testimoni della pace che riceverete in cambio come dono. Prego per quest’intenzione evi benedico, raccomandandomi alle vostre preghiere.

A Roma, presso San Giovanni in Laterano
La memoria della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, il 16 luglio 2022

Papa Francesco

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Articoli di Giornali e News Festival della Gioventù – Medjugorje

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Articoli di Giornali e News, Commenti al Vangelo, Medjugorje, Papa Francesco I | Pas de Commentaire »

Il Papa: la Chiesa non impone precetti ma è casa di riconciliazione

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2022

Il Papa: la Chiesa non impone precetti ma è casa di riconciliazione
Nella chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli a Edmonton, Francesco ammette che “nulla può cancellare la dignità violata, il male subìto, la fiducia tradita”. Tuttavia  precisa  occorre ripartire, guardando a Gesù crocifisso. Invita a cooperare per una riconciliazione che non sia una sorta di pace calata dall’alto per assorbimento dell’altro, ma annuncio di Cristo in libertà e carità
di Antonella Palermo – Vatican News

Il Papa: la Chiesa non impone precetti ma è casa di riconciliazione dans Fede, morale e teologia Papa-Francesco-il-misericordioso

Amico e pellegrino. Così ha vissuto Gesù, così Papa Francesco sta entrando nella terra delle popolazioni indigene del Canada. Ferito e con il senso di vergogna che “mai deve cancellarsi”, per il dolore causato anche da tanti cristiani ai danni delle peculiarità culturali delle comunità autoctone, il Pontefice rimette a fuoco il principio guida dell’educazione: la promozione dei talenti e non l’imposizione di qualcosa di preconfezionato. Si sofferma sul significato autenticamente evangelico di riconciliazione: non tanto un’opera nostra  osserva  ma un dono che sgorga dal Crocifisso.

In un luogo sacro di dialogo e servizio
I quattro pali della tepee, la tenda indigena, sormontano l’altare. In questa ‘casa’, chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli  una delle più antiche della città  Francesco arriva per il secondo incontro tanto atteso della sua visita nel Paese nordamericano. Un gruppo di autoctoni scandisce ritmi tradizionali sui tamburi, il Papa entra con l’ausilio della sedia a rotelle e poi siede sotto i simboli della tepee. Padre Susai Jesu, OMI lo accoglie mentre risuonano gli applausi e lo ringrazia a nome della comunità parrocchiale e degli indigeni: “Da molti anni è un luogo sacro di incontro, dialogo, riconciliazione e servizio”, dice. Qui, come il Papa riconosce, confluiscono autoctoni e discendenti degli antichi colonizzatori e la fede cattolica è espressa nel contesto della cultura aborigena. Reduce da due anni di lavori di restauro per riparare i danni di un incendio, è diventata casa spirituale per molti immigrati e rifugiati che si sono stabiliti a Edmonton. “Desideriamo camminare insieme a Lei e andare nei luoghi di dolore per offrire la guarigione che Gesù porta”.

La Chiesa, una casa aperta e inclusiva
Il Papa si compiace dell’opera portata avanti nella parrocchia dove le azioni concrete necessarie per un efficace processo di risanamento delle ferite della storia  e auspicate nell’ambito degli incontri con gli indigeni in Vaticano nella primavera scorsa  sono già state avviate. Ringrazia anche per la vicinanza a tanti poveri con opere di carità. Da qui si leva l’invito a recuperare il senso etimologico di ‘riconciliazione’, sinonimo di Chiesa: “fare di nuovo un concilio”. Essa deve essere “casa per tutti”, scandisce Francesco all’inizio e alla fine del discorso.

Ecco una casa per tutti, aperta e inclusiva, così come dev’essere la Chiesa, famiglia dei figli di Dio dove l’ospitalità e l’accoglienza, valori tipici della cultura indigena, sono essenziali: dove ognuno deve sentirsi benvenuto, indipendentemente dalle vicende trascorse e dalle circostanze di vita individuali.

Cosa è l’educazione
È la zizzania all’origine di tante operazioni dannose, ricorda il Papa che qualche ora prima a Maskwacis ha chiesto “perdono con dolore” per il male subìto dalle popolazioni indigene e il cui pensiero lo ferisce. Poi torna a chiarire lo spirito che dovrebbe guidare l’opera educativa:

Mi ferisce pensare che dei cattolici abbiano contribuito alle politiche di assimilazione e affrancamento che veicolavano un senso di inferiorità, derubando comunità e persone delle loro identità culturali e spirituali, recidendo le loro radici e alimentando atteggiamenti pregiudizievoli e discriminatori, e che ciò sia stato fatto anche in nome di un’educazione che si supponeva cristiana. L’educazione deve partire sempre dal rispetto e dalla promozione dei talenti che già ci sono nelle persone. Non è e non può mai essere qualcosa di preconfezionato da imporre, perché educare è l’avventura di esplorare e scoprire insieme il mistero della vita.

E qui il Papa aggiunge un ringraziamento speciale ai vescovi che si sono adoperati per organizzare la visita in queste terre. “Una Conferenza episcopale unita fa cose grandi, dà molti frutti”, ha precisato.

È Gesù che ci riconcilia
Francesco si fa ispirare dall’immagine dell’altare della chiesa che assomiglia a un tronco d’albero con rami che si alzano per sostenerlo. Il tema dell’albero è caro agli indigeni: una simbologia che rimanda al significato vitale della terra e delle radici. Liturgicamente, sull’altare Gesù ci riconcilia nell’Eucaristia, abbracciando tutto il creato. Facendo riferimento al discorso che in questo Paese pronunciò San Giovanni Paolo II nel 1984, Bergoglio cita anche la simbologia dei punti cardinali applicati al significato cristologico di Gesù che avvolge l’universo e riconcilia tutte le cose. Un’opera, la riconciliazione, che è una grazia da chiedere, non tanto un nostro risultato, dirà più avanti.

La riconciliazione operata da Cristo non è stata un accordo di pace esterno, una sorta di compromesso per accontentare le parti. Nemmeno è stata una pace calata dal cielo, arrivata per imposizione dall’alto o per assorbimento dell’altro. L’Apostolo Paolo spiega che Gesù riconcilia mettendo insieme, facendo di due realtà distanti un’unica realtà, una cosa sola, un solo popolo. E come fa? Per mezzo della croce (cfr Ef 2,14). È Gesù che ci riconcilia fra di noi sulla croce, su quell’albero di vita, come amavano chiamarlo gli antichi cristiani.

“Immagino la fatica in chi ha sofferto tremendamente”
Nelle parole di Papa Francesco si percepisce l’altissima consapevolezza del male subìto da queste comunità da parte di “uomini e donne che dovevano dare testimonianza di vita cristiana”. Aver attraversato l’oceano, peraltro in condizioni di fragilità fisica, lo dimostra. Lo stile di parresìa del Pontefice spicca ancora in questi passaggi:

Nulla può cancellare la dignità violata, il male subìto, la fiducia tradita. E nemmeno la vergogna di noi credenti deve mai cancellarsi. Ma occorre ripartire e Gesù non ci propone parole e buoni propositi, ma la croce, quell’amore scandaloso che si lascia infilzare i piedi e i polsi dai chiodi e trafiggere la testa di spine. Ecco la direzione da seguire: guardare insieme Cristo, l’amore tradito e crocifisso per noi; guardare Gesù, crocifisso in tanti alunni delle scuole residenziali. Se vogliamo riconciliarci tra di noi e dentro di noi, riconciliarci con il passato, con i torti subiti e la memoria ferita, con vicende traumatiche che nessuna consolazione umana può risanare, lo sguardo va alzato a Gesù crocifisso, la pace va attinta al suo altare.

Il Signore lascia liberi
Citando l’apostolo Paolo, il Papa rimarca che la Chiesa è ”corpo vivente di riconciliazione”. E torna a precisare che alla radice degli atteggiamenti a cui la Chiesa ha contribuito alimentando discriminazioni nei confronti degli autoctoni in queste regioni, c’è stata la seduzione della mondanità:

Questo atteggiamento è duro a morire, anche dal punto di vista religioso. Infatti, sembrerebbe più conveniente inculcare Dio nelle persone, anziché permettere alle persone di avvicinarsi a Dio. Ma non funziona mai, perché il Signore non agisce così: egli non costringe, non soffoca e non opprime; sempre, invece, ama, libera e lascia liberi. Egli non sostiene con il suo Spirito chi assoggetta gli altri, chi confonde il Vangelo della riconciliazione con il proselitismo. Perché non si può annunciare Dio in un modo contrario a Dio. Eppure, quante volte è successo nella storia! Mentre Dio semplicemente e umilmente si propone, noi abbiamo sempre la tentazione di imporlo e di imporci in suo nome. È la tentazione mondana di farlo scendere dalla croce per manifestarlo con la potenza e l’apparenza.

“Non capiti più nella Chiesa di fare così”
Lo scandisce a chiare lettere il Papa: “Gesù sia annunciato come Egli desidera, nella libertà e nella carità ».

Ogni persona crocifissa che incontriamo non sia per noi un caso da risolvere, ma un fratello o una sorella da amare, carne di Cristo da amare. La Chiesa, Corpo di Cristo, sia corpo vivente di riconciliazione!

Gli echi della Fratelli tutti sono ben visibili nelle parole pronunciate dal Papa nella chiesa del Sacro Cuore dei Primi popoli. Ancora una precisazione di cosa sia davvero la Chiesa:

È il luogo dove si smette di pensarsi come individui per riconoscersi fratelli guardandosi negli occhi, accogliendo le storie e la cultura dell’altro, lasciando che la mistica dell’insieme, tanto gradita allo Spirito Santo, favorisca la guarigione della memoria ferita.

La Chiesa non è un un’idea da inculcare
La riconciliazione è il frutto della preghiera e delle storie condivise  dice il Papa  un cammino con Dio che procede nel quotidiano. Un cammino fatto di compassione e tenerezza, sapendo che la casa di Dio, il tabernacolo, è la sua tenda allestita per noi:

Questa è la via: non decidere per gli altri, non incasellare tutti all’interno di schemi prestabiliti, ma mettersi davanti al Crocifisso e davanti al fratello per imparare a camminare insieme. Questa è la Chiesa e questo sia: il luogo dove la realtà è sempre superiore all’idea. Questa è la Chiesa e questo sia: non un insieme di idee e precetti da inculcare alla gente, ma una casa accogliente per tutti! Questo è la Chiesa e questo sia: un tempio con le porte sempre aperte dove tutti noi, templi vivi dello Spirito, ci incontriamo, ci serviamo e ci riconciliamo.

Publié dans Fede, morale e teologia, Misericordia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Le parole di Papa Francesco sulla vita

Posté par atempodiblog le 25 juin 2022

Le parole di Papa Francesco sulla vita
Nei suoi nove anni di Pontificato, Francesco ha pronunciato parole molto chiare sulla difesa della vita nascente che, afferma, è legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. La vita, osserva, va difesa sempre: quella dei nascituri come quella degli anziani e dei malati o di chi rischia di morire per fame o sul lavoro o sui barconi dei migranti
di Vatican News

Le parole di Papa Francesco sulla vita dans Aborto Papa-Francesco-benedice-una-donna-incinta

La Chiesa difende la vita, in particolare la vita di chi non ha voce. Nella Chiesa – ricorda il Papa in “Evangelii gaudium” - c’è un segno che non deve mai mancare: “l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via” (EG 195). È l’attenzione preferenziale per i più deboli.

Al fianco dei più deboli e dei diritti umani
“Tra questi deboli, di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione – sottolinea Francesco – ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo. Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. È un fine in sé stesso e mai un mezzo per risolvere altre difficoltà. Se cade questa convinzione, non rimangono solide e permanenti fondamenta per la difesa dei diritti umani, che sarebbero sempre soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno” (EG 213).

Non è progressista eliminare una vita umana
Papa Francesco ha parole chiare: “Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a ‘modernizzazioni’. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie, particolarmente quando la vita che cresce in loro è sorta come conseguenza di una violenza o in un contesto di estrema povertà. Chi può non capire tali situazioni così dolorose?” (EG 214). Il Papa ha parole molto forti: l’aborto “è un crimine. È fare fuori uno per salvare un altro. È quello che fa la mafia” (Conferenza stampa durante il volo di ritorno dal Messico, 17 febbraio 2016). “È come affittare un sicario per risolvere un problema” (Udienza generale,10 ottobre 2018).

Aborto, problema umano non religioso
Il Papa lo ha ripetuto più volte che il problema dell’aborto “non è un problema religioso: noi non siamo contro l’aborto per la religione. No. È un problema umano” (Conferenza stampa durante il volo di ritorno da Dublino, 26 agosto 2018). E spiega: “L’aborto è un omicidio. L’aborto… senza mezze parole: chi fa un aborto, uccide. Prendete voi qualsiasi libro di embriologia, di quelli che studiano gli studenti nelle facoltà di medicina. La terza settimana dal concepimento, alla terza settimana, tante volte prima che la mamma se ne accorga, tutti gli organi stanno già lì, tutti, anche il DNA. Non è una persona? È una vita umana, punto. E questa vita umana va rispettata (…) Scientificamente è una vita umana. I libri ci insegnano. Io domando: è giusto farla fuori, per risolvere un problema? Per questo la Chiesa è così dura su questo argomento, perché, se accetta questo, è come se accettasse l’omicidio quotidiano” (Conferenza stampa durante il volo di ritorno da Bratislava, 15 settembre 2021).

I piccoli gettati dagli spartani
“Da bambino, alla scuola – ricorda il Papa – ci insegnavano la storia degli spartani. A me sempre ha colpito quello che ci diceva la maestra, che quando nasceva un bambino o una bambina con malformazioni, lo portavano sulla cima del monte e lo buttavano giù, perché non ci fossero questi piccoli. Noi bambini dicevamo: ‘Ma quanta crudeltà!’. Fratelli e sorelle, noi facciamo lo stesso, con più crudeltà, con più scienza. Quello che non serve, quello che non produce va scartato. Questa è la cultura dello scarto, i piccoli non sono voluti oggi” (Omelia a San Giovanni Rotondo, 17 marzo 2018).

Difendere ogni vita, sempre
Francesco ricorda che stare dalla parte della vita non vuol dire occuparsene solo al suo inizio o alla sua fine, ma significa difenderla sempre: “Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici. Quando parliamo dell’uomo, non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana. È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente” (Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dall’associazione Scienza e vita, 30 maggio 2015).

La misericordia è per tutti
Il Papa sottolinea il dramma che vivono le donne e a chi lo accusa di non avere misericordia risponde così: “Il messaggio della misericordia è per tutti, anche per la persona umana che è in gestazione. È per tutti. Dopo aver fatto questo fallimento, c’è misericordia pure, ma una misericordia difficile, perché il problema non è nel dare il perdono, il problema è nell’accompagnare una donna che ha preso coscienza di avere abortito. Sono drammi terribili. Una volta ho sentito un medico che parlava di una teoria secondo cui – non mi ricordo bene… – una cellula del feto appena concepito va al midollo della mamma e lì c’è una memoria anche fisica. Questa è una teoria, ma per dire: una donna quando pensa a quello che ha fatto… Io ti dico la verità: bisogna essere nel confessionale, e tu lì devi dare consolazione, non punire niente. Per questo io ho aperto la facoltà di assolvere [dal peccato di] aborto per misericordia, perché tante volte – ma sempre – devono incontrarsi con il figlio. E io consiglio, tante volte, quando piangono e hanno quest’angoscia: “Tuo figlio è in cielo, parla con lui, cantagli la ninna nanna che non hai cantato, che non hai potuto cantargli”. E lì si trova una via di riconciliazione della mamma con il figlio. Con Dio già c’è: è il perdono di Dio. Dio perdona sempre. Ma la misericordia è anche che lei [la donna] elabori questo. Il dramma dell’aborto. Per capirlo bene, bisogna essere in un confessionale. È terribile » (Conferenza stampa durante il volo di ritorno da Panama, 28 gennaio 2019).

Publié dans Aborto, Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Misericordia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Oltre l’amarcord, per diventare «santi della porta accanto»

Posté par atempodiblog le 13 juin 2022

Oltre l’amarcord, per diventare «santi della porta accanto»
di fr. Francesco Dileo, OFM Cap. – Voce di Padre Pio

Oltre l’amarcord, per diventare «santi della porta accanto» dans Articoli di Giornali e News San-Padre-Pio-da-Pietrelcina-Francesco-Forgione

Amarcord. Ricordo bene ogni dettaglio dell’indimenticabile giornata del 16 giugno di 20 anni fa. Anch’io, sacerdote da appena due anni, ero tra i tantissimi concelebranti che facevano corona all’ormai anziano e affaticato Giovanni Paolo II mentre, dinanzi a una incalcolabile assemblea di fedeli riunita in Piazza San Pietro e in via Della Conciliazione, dichiarava al mondo intero di iscrivere Padre Pio «nell’Albo dei Santi».

Non potevo neppure immaginare, all’epoca, che il Signore mi avrebbe riservato l’onore e l’onere di servire quel Santo appena proclamato come rettore del Santuario nel quale egli ha svolto quasi tutto il suo ministero sacerdotale e in cui, ancor oggi, continua ad attrarre milioni di pellegrini, con la prospettiva di richiedere la sua intercessione per ricevere grazie materiali e spirituali.

Così, per me e per tutti coloro che compongono la Fraternità di San Giovanni Rotondo, quel ricordo rappresenta uno stimolo, più che alla commemorazione, all’impegno.

L’impegno è a custodire l’eredità che ci ha lasciato Padre Pio. E questa eredità – ci disse Benedetto XVI durante la sua visita pastorale del 21 giugno 2009 – «è la santità». Ciò significa che dobbiamo sentire come trasmessa a noi la «missione grandissima» che Dio ha affidato al nostro santo Confratello quando gli ha chiesto: «Santificati e santifica» (cfr. Epist. III, pp. 1009-1010). Siamo chiamati, dunque, non solo noi frati, ma tutti coloro che si definiscono e vogliono essere davvero devoti di san Pio da Pietrelcina, a seguire le sue orme sulla strada della vita virtuosa, ben sapendo che il nostro esempio di coerenza evangelica è il metodo più efficace – molto più delle parole, anche di quelle di uomini dotti o dal linguaggio accattivante – per ottenere che anche altri ci seguano nel cammino che conduce all’eterna beatitudine.

Lo espresse molto bene Paolo VI, anch’egli santo, nell’esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi: «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» (41). E ce lo fa capire anche lo stesso Padre Pio, quando citando san Paolo scrive: «Mi sforzerò, colla divina grazia, di esser un buon sacerdote religioso, da arrivare un giorno a poter dire coll’apostolo, senza tema di mentire: Imitatores mei estote sicut et ego Christi» (Epist. I, p. 556).

Sentiamo come diretta a ciascuno di noi questa esortazione e sforziamoci di ripeterla, con lo stile di vita, a quanti si aspettano di vedere in noi la gioia di essere «nel mondo», ma non «del mondo» (cfr. Gv 17,13-14), ricordando che «nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana» (Francesco, Gaudete et exultate, 6).

Non spaventiamoci per questo compito a cui tutti siamo chiamati. Non temiamo di essere provocati e di lasciarci coinvolgere dalla parola “santità”. Giovanni Paolo II, canonizzato dalla Chiesa che ha servito come pastore universale, ci incoraggia e ci rincuora: «Questo ideale di perfezione non va equivocato come se implicasse una sorta di vita straordinaria, praticabile solo da alcuni “geni” della santità. Le vie della santità sono molteplici, e adatte alla vocazione di ciascuno» (Novo millennio ineunte, 31).

Ecco perché Papa Francesco ci invita a guardare agli esempi, molto più imitabili, che provengono dalla cosiddetta «santità “della porta accanto”», che lui vede «nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere» (Gaudete et exultate, 7).

Diventare anche noi «santi della porta accanto» è il modo migliore per onorare Padre Pio, per essere suoi fedeli confratelli o suoi autentici devoti.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Padre Pio, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Nora e Paola, catechiste con disabilità cognitive e vere testimoni di fede

Posté par atempodiblog le 13 juin 2022

Nora e Paola, catechiste con disabilità cognitive e vere testimoni di fede
di Annalisa Teggi – Aleteia

Nora e Paola, catechiste con disabilità cognitive e vere testimoni di fede dans Articoli di Giornali e News Nora-e-Paola-catechiste-con-disabilit-cognitive-e-vere-testimoni-di-fede

In una chiesa della diocesi di Milano è stato accolto l’invito di Papa Francesco: “La partecipazione attiva alla catechesi delle persone con disabilità costituisce una grande ricchezza per la vita di tutta la parrocchia”.

Catechiste, per donare agli altri il bene ricevuto

La fede ci chiede di essere testimoni, di mostrare con la nostra presenza la compagnia di un Dio – Padre – che ci ha tolto dal buio. Non è dunque questione di competenze, ma di esperienza. E chi di noi potrebbe mai sentirsi all’altezza di spiegare la Buona Novella, se fosse questione di argomentazioni, di condotta irreprensibile, di purezza intellettuale?Eppure spesso è questo l’inciampo, finiamo per ridurre proprio quella fede, che sinceramente professiamo, a una materia oggetto di dissertazione più che di esperienza. Proprio per questo è davvero benvenuta l’iniziativa  della parrocchia di Sant’Antonio Maria Zaccaria nel quartiere Chiesa Rossa a Sud di Milano che ha chiesto a due persone con disabilità cognitive di essere catechiste. E la formulazione di quest’ultima frase ha un senso preciso.Il passo non è stato quello del “vogliamo includervi”, ma del “volete aiutarci?”. E tra l’una e l’altra prospettiva c’è un abisso, l’abisso della libertà della persona che non deve sentirsi semplicemente tirata dentro, ma guardata per l’unicità preziosa del contributo che può portare.

Nora Buccheri e Paola Colombo hanno detto sì a questa proposta, da un anno sono catechiste della classe 5 elementare. Perché hanno accettato?

Sono contenta di fare la catechista perché posso trasmettere ai bambini le cose importanti che quando ero piccola hanno affascinato anche me.
Paola Colombo – intervistata da Radio Marconi

Imparare coi bambini
Paola e Nora, entrambe affette da disabilità cognitive, fanno parte da molti anni dell’associazione Fede e Luce che, si potrebbe semplificare, si occupa di inclusione sociale delle persone con disabilità. Ma l’esperienza di questa comunità è soprattutto quella di un’amicizia tra famiglie,

Fede e Luce è sorta con l’intento di sottrarre le famiglie a questa tentazione di isolarsi, di tagliarsi fuori dalla vita “normale”, perché pian piano scoprano che proprio il loro figlio più fragile può essere fonte di solidarietà e di unione con gli altri. Per questo mi piace chiamare Fede e Luce un “cammino” di persone molto diverse fra loro (genitori, persone disabili e amici di ogni età e di ogni ceto) che si fanno prossime le une alle altre, senza distinzione fra chi dà e chi riceve, perché tutti danno e ricevono allo stesso tempo.
Mariangela Bertolini – da Fede e Luce

La referente milanese di questa associazione è Liliana Ghiringhelli che conosce Nora e Paola da tantissimi anni. E’ stata lei a proporre loro di fare le catechiste. All’inizio, l’impatto coi bambini le ha ‘sconvolte’ – aggettivo scelto da Paola, cioé è stato un assalto tumultuoso di vivacità. Dopo un anno di affiancamento con una catechista esperta, oggi Nora e Paola seguono la loro classe del catechismo in piena autonomia. Nelle parole prima riportate, Paola ha ricordato che la fede passa da cuore a cuore (dono agli altri qualcosa che ha cambiato me). Nora aggiunge a questo orizzonte un altro tassello essenziale:

Sto vivendo questi mesi con gioia, come un dono del Signore e lo sto facendo perché sto crescendo anche io, perché insegnare ai bambini da anche a me la carica di imparare.
Nora Buccheri intervistata da Radio Marconi

Sintetica e centrata. Nel vivo del compito educativo anche l’educatore cresce. Vale per la scuola (ogni bravo insegnante torna a casa avendo imparato qualcosa di inaspettato dai suoi alunni). Ma nel caso della fede ha un valore ancora più essenziale. Ci si tiene desti a vicenda, ci si fa compagnia a vicenda nel vivere la compagnia di Dio, nell’andarci a fondo.

Accolto l’invito di Papa Francesco
A quanto pare la classe del catechismo di Nora e Paola è quella in cui i bambini ascoltano in modo più disciplinato. E forse questo significa che la presenza di queste due donne che visibilmente mostrano le proprie fragilità ai bambini è motivo di vero incontro. (Quel tipo di incontro da cui sgorga un paragone con le proprie fragilità interiori). Tra adulti ci si può accontentare di un discorso ben argomentato sull’inclusività, l’infanzia è un tempo di sguardo spudorato sulla realtà e sugli altri. La diversità incuriosisce subito il bambino, che è capace di domande poco accomodanti.

L’orizzonte strettamente meritocratico, di eccellenza ed efficienza, che prevale in altri contesti, salta per aria col cristianesimo che è accoglienza senza riserve. La persona è un bene totale, cioé vale tutto di lei, anche i sui inciampi. Ed è questo che nella classe di Nora e Paola evidentemente si vive e non ha bisogno di essere spiegato. Liliana Ghiringhelli, colei che ha azzardato l’ipotesi di questo progetto di inclusione, ha spiegato che la scintilla le è venuta dal modo in cui Papa Francesco ha ribaltato la prospettiva dell’accoglienza dei disabili nella Chiesa.

«In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione» (Evangelii Gaudium, 120). Perciò anche le persone con disabilità, nella società come nella Chiesa, chiedono di diventare soggetti attivi della pastoralee non solo destinatari. «Tante persone con disabilità sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare.

Ci sono ancora molte cose che impediscono loro una cittadinanza piena. L’obiettivo è non solo assisterli, ma la loro partecipazione attiva alla comunità civile ed ecclesiale. È un cammino esigente e anche faticoso, che contribuirà sempre più a formare coscienze capaci di riconoscere ognuno come persona unica e irripetibile» (Fratelli tutti, 98). Infatti, la partecipazione attiva alla catechesi delle persone con disabilità costituisce una grande ricchezza per la vita di tutta la parrocchia. Esse infatti, innestate in Cristo nel Battesimo, condividono con Lui, nella loro particolare condizione, il ministero sacerdotale, profetico e regale, evangelizzando attraversocon e nella Chiesa.

Pertanto, anche la presenza di persone con disabilità tra i catechisti, secondo le loro proprie capacità, rappresenta una risorsa per la comunità.(Dal Messaggio del Santo Padre in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità – 2020)

Si può dire, senza timore di smentita, che il mondo non sta ancora al passo coraggioso della visione comunitaria che la Chiesa testimonia. Certo, anche dentro la Chiesa molti passi devono essere fatti perché queste parole di Papa Francesco si traducano in opere reali.

Ma Nora e Paola ci sono. Nel loro piccolo spazio educativo dissodano una fetta arida di terra, ammorbidiscono le zolle dure con la loro voce semplice che dice l’essenziale senza fronzoli: vieni a conoscere Gesù, vieni a vedere chi sei incontrando Chi ti ha amato da sempre.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Il Papa: “La vecchiaia ha una bellezza unica: camminiamo verso l’Eterno”

Posté par atempodiblog le 10 juin 2022

Il Papa: “La vecchiaia ha una bellezza unica: camminiamo verso l’Eterno”
Udienza Generale del Papa. “Nicodemo. Come può un uomo nascere quando è vecchio?”.
di Veronica Giacometti – ACI Stampa

Il Papa: “La vecchiaia ha una bellezza unica: camminiamo verso l’Eterno” dans Commenti al Vangelo Papa-Francesco

Il Papa, continua il ciclo di catechesi sulla Vecchiaia, incentrando la sua riflessione sul tema ‘Nicodemo’. “Come può un uomo nascere quando è vecchio?”. Da una Piazza San Pietro calda e assolata il Pontefice commenta: “Tra le figure di anziani più rilevanti nei Vangeli c’è Nicodemo. Nel colloquio di Gesù con Nicodemo emerge il cuore della rivelazione di Gesù e della sua missione redentrice”.

Gesù dice a Nicodemo che per “vedere il regno di Dio” bisogna “nascere dall’alto”. “Non si tratta di ricominciare daccapo a nascere, di ripetere la nostra venuta al mondo, sperando che una nuova reincarnazione riapra la nostra possibilità di una vita migliore. Questa ripetizione è priva di senso. Anzi, essa svuoterebbe di ogni significato la vita vissuta, cancellandola come fosse un esperimento fallito, un valore scaduto, un vuoto a perdere. No, non è questo. Questa vita è preziosa agli occhi di Dio: ci identifica come creature amate da Lui con tenerezza », dice Francesco.

“Nicodemo fraintende questa nascita, e chiama in causa la vecchiaia come evidenza della sua impossibilità: l’essere umano invecchia inevitabilmente, il sogno di una eterna giovinezza si allontana definitivamente, la consumazione è l’approdo di qualsiasi nascita nel tempo”, continua Papa Francesco.

“L’obiezione di Nicodemo è molto istruttiva per noi  ne è convinto il Papa  Possiamo infatti rovesciarla, alla luce della parola di Gesù, nella scoperta di una missione propria della vecchiaia. Infatti, essere vecchi non solo non è un ostacolo alla nascita dall’alto di cui parla Gesù, ma diventa il tempo opportuno per illuminarla, sciogliendola dall’equivoco di una speranza perduta. La nostra epoca e la nostra cultura, che mostrano una preoccupante tendenza a considerare la nascita di un figlio come una semplice questione di produzione e di riproduzione biologica dell’essere umano, coltivano poi il mito dell’eterna giovinezza come l’ossessione – disperata – di una carne incorruttibile. Perché la vecchiaia è – in molti modi – disprezzata? Perché porta l’evidenza inconfutabile del congedo di questo mito, che vorrebbe farci ritornare nel grembo della madre, per ritornare sempre giovani nel corpo”.

Per il Papa “in attesa di sconfiggere la morte, possiamo tenere in vita il corpo con la medicina e la cosmesi, che rallentano, nascondono, rimuovono la vecchiaia. Naturalmente, una cosa è il benessere, altra cosa è l’alimentazione del mito. Non si può negare, però, che la confusione tra i due aspetti ci sta creando una certa confusione mentale”. « Tanti interventi chirurgici per apparire più giovani”. Il Papa cita anche la Magnani quando dice che le rughe sono un simbolo di esperienza, maturità. « Si diventa solo giovani di faccia, ma quello che conta è il cuore », dice il Papa a braccio.

“La vita nella carne mortale è una bellissima ‘incompiuta’: come certe opere d’arte che proprio nella loro incompiutezza hanno un fascino unico. Perché la vita quaggiù è “iniziazione”, non compimento: veniamo al mondo proprio così, come persone reali, per sempre. Ma la vita nella carne mortale è uno spazio e un tempo troppo piccolo per custodire intatta e portare a compimento la parte più preziosa della nostra esistenza nel tempo del mondo”, dice il Papa durante questa catechesi.

Per Francesco “la vecchiaia ha una bellezza unica: camminiamo verso l’Eterno”. Il Papa poi sottolinea in ultimo “la tenerezza” dei vecchi, Dio è così, sa “accarezzare” e la vecchiaia ci aiuta a capire la tenerezza di Dio. “Andiamo avanti e guardiamo i vecchi, messaggeri di una vita vissuta”.

Publié dans Commenti al Vangelo, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Partecipare alla diffusione del Vangelo nel mondo

Posté par atempodiblog le 22 mai 2022

Oggi pomeriggio, a Lione, sarà beatificata Paolina Maria Jaricot, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede, per il sostegno alle missioni. Questa fedele laica, vissuta nella pima metà dell’Ottocento, è stata una donna coraggiosa, attenta ai cambiamenti dei tempi con una visione universale della missione della Chiesa. Il suo esempio susciti in tutti il desiderio di partecipare, con la preghiera e la carità, alla diffusione del Vangelo nel mondo. Un applauso alla nuova Beata!

Papa Francesco

Partecipare alla diffusione del Vangelo nel mondo dans Beata Pauline Marie Jaricot Pauline-Marie-JARICOT

Pauline Mare Jaricot aveva Gesù Cristo come “il migliore amico”

Lyon (Agenzia Fides– Suor Pauline, della Famiglia Missionaria di Nostra Signora, fa parte della comunità che abita e vive nella casa di Pauline Jaricot, la Maison de Lorette, oggi luogo per scoprire la vita della fondatrice dell’Opera per la Propagazione della Fede ma anche e soprattutto luogo di preghiera che custodisce il carisma della prossima beata.

Qual è la spiritualità di Pauline Jaricot?
Ci sarebbero mote cose da dire. Fin da piccola amava pregare nelle chiese, davanti a Gesù Eucarestia: a lei piaceva andare a parlargli in modo molto semplice, come se fosse il suo miglior amico. Tra l’altro, da qui possiamo vedere la chiesa di san Nizier, dove lei andava spesso a pregare: lì Gesù le ha addirittura parlato, lei sentiva la sua voce. Gesù l’ha aiutata molto.

Pauline quanti anni aveva in quel momento?
Tutto ciò è avvenuto dopo la sua conversione. Lei si è convertita a 17 anni. Andava spesso a pregare nella cappella di Fourvière. La basilica attuale non esisteva ancora, c’era solamente una piccola cappella con una statua dorata della Vergine, installata nel 1852. Quando Pauline aveva 17 anni non c’era neppure questa statua, ma lei andava spesso a pregarci nella cappella in cui lei si è consacrata a Gesù. Lei ha fatto voto di castità e si è consacrata anche alla Vergine Maria a 17 anni, dopo la sua conversione.

Meditava molto?
Sì, lei contemplava. Contemplava Gesù e Maria perché poi possa viverne anche lei, perché passi nella sua vita. E questo per lei era molto importante.

Per Pauline cosa significava l’Eucarestia?
Pauline ha scritto un libretto quando aveva circa 20 anni sull’ “Amore infinito nella Divina Eucarestia” in cui mostra il suo amore per l’Eucarestia e il suo amore per la Chiesa e per i sacerdoti, per far comprendere loro la grande missione che hanno davanti a Gesù. L’Eucarestia… Per lei si trattava di avere più fiducia. Gesù non lo vediamo, è nascosto nell’ostia consacrata. Non lo vediamo. Lui può anche comunicarsi a noi senza che noi sentiamo la sua voce ma può ispirarci delle buone azioni da fare, delle buone idee. Ed è importante questo dialogo, questo incontro con Gesù, che è presente e che può guidarci. Che vuole guidarci nella nostra vita.

Come Gesù parlava a Pauline attraverso l’Eucarestia? Come lei sentiva questa presenza?
Quando entriamo in una chiesa non è difficile, basta fare silenzio in sé e pensare a Gesù che è presente davanti a noi, pregarlo semplicemente e di dirgli quello che abbiamo nel nostro cuore, quello che abbiamo voglia di condividere con Lui, come a un amico. E poi… a volte è un po’ misterioso. Restiamo nel silenzio e poi a volte Gesù… abbiamo l’impressione che non succeda nulla… e a volte Gesù agisce in modo invisibile nella nostra vita. Ed è questo che Pauline sentiva in modo così intenso, è per questo che le piaceva passare del tempo in chiesa.

Qual era il ruolo di Maria in tutto questo?
Maria è quella che ci conduce fino a Gesù, più concretamente, possiamo dire, perché è una creatura umana, anche se è l’Immacolata Concezione, è veramente umana come noi. Lei ci guida verso Gesù per aiutarci a conoscerlo meglio, ad amarlo meglio. È veramente nostra madre, che ci accompagna passo a passo per avvicinarci.

Cos’era la felicità per Pauline?
Penso che la felicità per Pauline fosse fare la volontà di Dio: in ogni cosa – come tutti i santi – ha voluto lasciarsi guidare da Lui. Lei aveva molte idee, era molto intraprendente, ma al tempo stesso chiedeva sempre aiuto per poter fare veramente quello che Dio voleva, per fare quello che Lui aspettava da lei.

E quindi lei ha passato molto tempo nella sua vita a cercare di unificare la sua personalità e le sue capacità con la volontà di Dio?
Esattamente, quello che Dio si aspettava da lei. D’altra parte, è così che troviamo la pace, perché siamo sicuri di ricoprire una missione che Dio ci affida. Su questa terra non siamo che di passaggio, siamo fatti per il cielo e l’obiettivo è di amare come Dio, di lasciarsi guidare da lui per quanto più bene possibile perché è per questo che siamo stati creati. Questo le ha permesso di mantenere una grande pace in mezzo a tutte le prove che ha vissuto, perché Pauline ha sofferto molto e ha incontrato molto contraddizioni. Il fatto di avere consapevolezza che aveva chiesto aiuto e che voleva fare la volontà di Dio e che aveva fatto del suo meglio, le dava una grande pace e le ha anche permesso di perdonare tutti quelli che l’hanno fatta soffrire, perché sapeva che era permesso da Dio e che nulla accade senza il suo permesso.

(CD/EG)  (Agenzia Fides)

Publié dans Beata Pauline Marie Jaricot, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Santità: Il primato di Dio sull’io

Posté par atempodiblog le 15 mai 2022

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI
Titus Brandsma – Lazzaro, detto Devasahayam – César de Bus – Luigi Maria Palazzolo – Giustino Maria Russolillo -
Charles de Foucauld - Maria Rivier – Maria Francesca di Gesù Rubatto – Maria di Gesù Santocanale – Maria Domenica Mantovani

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Santità: Il primato di Dio sull’io

Piazza San Pietro
Domenica, 15 maggio 2022

[Multimedia]

Santità: Il primato di Dio sull’io dans Beato Charles de Foucauld Canonizzazione-don-Giustino-Maria-Russolillo


Abbiamo ascoltato alcune parole che Gesù consegna ai suoi prima di passare da questo mondo al Padre, parole che dicono che cosa significa essere cristiani: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Questo è il testamento che Cristo ci ha lasciato, il criterio fondamentale per discernere se siamo davvero suoi discepoli oppure no: il comandamento dell’amore. Fermiamoci sui due elementi essenziali di questo comandamento: l’amore di Gesù per noi – come io ho amato voi – e l’amore che Lui ci chiede di vivere – così amatevi gli uni gli altri.

Anzitutto come io ho amato voi. Come ci ha amato Gesù? Fino alla fine, fino al dono totale di sé. Colpisce vedere che pronuncia queste parole in una notte tenebrosa, mentre il clima che si respira nel cenacolo è carico di emozione e preoccupazione: emozione perché il Maestro sta per dare l’addio ai suoi discepoli, preoccupazione perché annuncia che proprio uno di loro lo tradirà. Possiamo immaginare quale dolore Gesù portasse nell’animo, quale oscurità si addensava sul cuore degli apostoli, e quale amarezza vedendo Giuda che, dopo aver ricevuto il boccone intinto dal Maestro per lui, usciva dalla stanza per inoltrarsi nella notte del tradimento. E, proprio nell’ora del tradimento, Gesù conferma l’amore per i suoi. Perché nelle tenebre e nelle tempeste della vita questo è l’essenziale: Dio ci ama.

Fratelli, sorelle, che questo annuncio sia centrale nella professione e nelle espressioni della nostra fede: «non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi» (1 Gv 4,10). Non dimentichiamolo mai. Al centro non ci sono la nostra bravura, i nostri meriti, ma l’amore incondizionato e gratuito di Dio, che non abbiamo meritato. All’inizio del nostro essere cristiani non ci sono le dottrine e le opere, ma lo stupore di scoprirsi amati, prima di ogni nostra risposta. Mentre il mondo vuole spesso convincerci che abbiamo valore solo se produciamo dei risultati, il Vangelo ci ricorda la verità della vita: siamo amati. E questo è il nostro valore: siamo amati. Così ha scritto un maestro spirituale del nostro tempo: «prima ancora che qualsiasi essere umano ci vedesse, siamo stati visti dagli amorevoli occhi di Dio. Prima ancora che qualcuno ci sentisse piangere o ridere, siamo stati ascoltati dal nostro Dio che è tutto orecchie per noi. Prima ancora che qualcuno in questo mondo ci parlasse, la voce dell’amore eterno già ci parlava» (H. Nouwen, Sentirsi amati, Brescia 1997, 50). Lui ci ha amato per primo, Lui ci ha aspettato. Lui ci ama, Lui continua ad amarci. E questa è la nostra identità: amati da Dio. Questa è la nostra forza: amati da Dio.

Questa verità ci chiede una conversione sull’idea che spesso abbiamo di santità. A volte, insistendo troppo sul nostro sforzo di compiere opere buone, abbiamo generato un ideale di santità troppo fondato su di noi, sull’eroismo personale, sulla capacità di rinuncia, sul sacrificarsi per conquistare un premio. È una visione a volte troppo pelagiana della vita, della santità. Così abbiamo fatto della santità una meta impervia, l’abbiamo separata dalla vita di tutti i giorni invece che cercarla e abbracciarla nella quotidianità, nella polvere della strada, nei travagli della vita concreta e, come diceva Teresa d’Avila alle consorelle, “tra le pentole della cucina”.  Essere discepoli di Gesù e camminare sulla via della santità è anzitutto lasciarsi trasfigurare dalla potenza dell’amore di Dio. Non dimentichiamo il primato di Dio sull’io, dello Spirito sulla carne, della grazia sulle opere. A volte noi diamo più peso, più importanza all’io, alla carne e alle opere. No: il primato di Dio sull’io, il primato dello Spirito sulla carne, il primato della grazia sulle opere.

L’amore che riceviamo dal Signore è la forza che trasforma la nostra vita: ci dilata il cuore e ci predispone ad amare. Per questo Gesù dice – ecco il secondo aspetto – «come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Questo così non è solo un invito a imitare l’amore di Gesù; significa che possiamo amare solo perché Lui ci ha amati, perché dona ai nostri cuori il suo stesso Spirito, lo Spirito di santità, amore che ci guarisce e ci trasforma. Per questo possiamo fare scelte e compiere gesti di amore in ogni situazione e con ogni fratello e sorella che incontriamo, perché siamo amati e abbiamo la forza di amare. Così come io sono amato, posso amare. Sempre, l’amore che io compio è unito a quello di Gesù per me: “così”. Così come Lui mi ha amato, così io posso amare. È così semplice la vita cristiana, è così semplice! Noi la rendiamo più complicata, con tante cose, ma è così semplice.

E, in concreto, che cosa significa vivere questo amore? Prima di lasciarci questo comandamento, Gesù ha lavato i piedi ai discepoli; dopo averlo pronunciato, si è consegnato sul legno della croce. Amare significa questo: servire e dare la vitaServire, cioè non anteporre i propri interessi; disintossicarsi dai veleni dell’avidità e della competizione; combattere il cancro dell’indifferenza e il tarlo dell’autoreferenzialità, condividere i carismi e i doni che Dio ci ha donato. Nel concreto, chiedersi “che cosa faccio per gli altri?” Questo è amare, e vivere le cose di ogni giorno in spirito di servizio, con amore e senza clamore, senza rivendicare niente.

E poi dare la vita, che non è solo offrire qualcosa, come per esempio alcuni beni propri agli altri, ma donare sé stessi. A me piace domandare alle persone che mi chiedono consiglio: “Dimmi, tu dai l’elemosina?” – “Sì, Padre, io do l’elemosina ai poveri” – “E quando tu dai l’elemosina, tocchi la mano della persona, o butti l’elemosina e fai così per pulirti?”. E diventano rossi: “No, io non tocco”. “Quando tu dai l’elemosina, guardi negli occhi la persona che aiuti, o guardi da un’altra parte?” – “Io non guardo”. Toccare e guardare, toccare e guardare la carne di Cristo che soffre nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle. È molto importante, questo. Dare la vita è questo. La santità non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore quotidiano. Sei una consacrata o un consacrato? – ce ne sono tanti, oggi, qui – Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato o sposata? Sii santo e santa amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore, una donna lavoratrice? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli, e lottando per la giustizia dei tuoi compagni, perché non rimangano senza lavoro, perché abbiano sempre lo stipendio giusto. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Dimmi, hai autorità? – e qui c’è tanta gente che ha autorità – Vi domando: hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali» (Cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate, 14). Questa è la strada della santità, così semplice! Sempre guardare Gesù negli altri.

Servire il Vangelo e i fratelli, offrire la propria vita senza tornaconto – questo è un segreto: offrire senza tornaconto –, senza ricercare alcuna gloria mondana: a questo siamo chiamati anche noi. I nostri compagni di viaggio, oggi canonizzati, hanno vissuto così la santità: abbracciando con entusiasmo la loro vocazione – di sacerdote, alcuni, di consacrata, altre, di laico – si sono spesi per il Vangelo, hanno scoperto una gioia che non ha paragoni e sono diventati riflessi luminosi del Signore nella storia. Questo è un santo o una santa: un riflesso luminoso del Signore nella storia. Proviamoci anche noi: non è chiusa la strada della santità, è universale, è una chiamata per tutti noi, incomincia con il Battesimo, non è chiusa. Proviamoci anche noi, perché ognuno di noi è chiamato alla santità, a una santità unica e irripetibile. La santità è sempre originale, come diceva il beato Carlo Acutis: non c’è santità di fotocopia, la santità è originale, è la mia, la tua, di ognuno di noi. È unica e irripetibile. Sì, il Signore ha un progetto di amore per ciascuno, ha un sogno per la tua vita, per la mia vita, per la vita di ognuno di noi. Cosa volete che vi dica? Portatelo avanti con gioia. Grazie.


Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

Publié dans Beato Charles de Foucauld, Commenti al Vangelo, Don Giustino Maria Russolillo, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

12345...43