Una giornata con Maria Santissima/ La Madonna e i nostri svaghi

Posté par atempodiblog le 25 juillet 2026

Una giornata con Maria Santissima/ La Madonna e i nostri svaghi
Una volta in villeggiatura, al mare o in montagna… ricordiamoci però che non bisogna mai “andare in vacanza” dalla vita spirituale. Anche andando in vacanza la Madonna è sempre vicino a noi.
Tratto da: Un Segreto di Felicità. Filotea mariana  di Padre Francesco Maria Avidano, S. M.
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

Una giornata con Maria Santissima La Madonna e i nostri svaghi

Il Cristianesimo e la gioia
Coloro che ce lo rappresentano come la religione della tristezza, gli rendono un ben brutto servizio. Esso è invece la religione della bellezza e della gioia ed ha reso bello e tollerabile anche ciò che vi è di più insopportabile nella vita. E San Paolo si farà il banditore della gioia, e caratterizzerà il Cristianesimo con quelle parole: «Gaudete, iterum dico gaudete».

Se il Cristianesimo è la religione della gioia, perché è la religione della Redenzione, della riabilitazione, delle eterne speranze, lo è in particolare, perché è la religione della Vergine, di Colei che noi godiamo chiamare Causa nostræ laetitiæ; dolcezza e speranza nostra.

Il Cristianesimo dunque non ci proibisce la gioia e tutte le sue manifestazioni, purché oneste. Ecco l’unico limite oltre il quale non vi può essere vera gioia, perché comincia il regno del disordine e del rimorso. State allegri, ma non fate peccati, ecco come un gran Santo ha riassunto la legge della gioia cristiana, legge già formulata da San Paolo nel suo «Gaudete in Domino semper».

La Devozione a Maria è una ricca sorgente di vera gioia, la nostra dolce servitù; è una servitù d’amore e quindi di gioia. La nostra buona Padrona, non è un avaro capitalista che voglia sfruttare i suoi soggetti a tutto suo vantaggio. Ella ci permette e anzi ci comanda, a tempo e luogo, leciti divertimenti e liete ricreazioni, assicurandoci che anche divertendoci possiamo amarla e servirla.

Santifica le tue ricreazioni:
1) ricevendole da Maria;

2) facendole con Maria, cioè in modo che Ella possa parteciparvi e trovarsi bene.

Maria se è possibile vi presieda dal suo trono nei laboratori, dalla sua nicchia nei cortili e negli oratori.

Abbia parte alle tue ricreazioni:
pensa a Maria, parla a Maria, di Maria, sorridi a Maria, canta a Maria, parla e divertiti alla presenza di Maria, e così eviterai le mormorazioni e le malignità. Non parlerai sempre di te stesso, sarai benevolo con tutti, non sarai egoista, ti farai un piacere di accontentare gli altri, di prestar loro mille piccoli servizi.

Parla
La ricreazione è una palestra di virtù, è nella convivenza, è al contatto e nell’attrito con gli altri che si conosce la vera pietà, che manifestiamo se la nostra virtù è soda, se siamo insomma veri schiavi di Maria.

Santifica le tue vacanze
Siamo tutti di Maria, in ogni tempo e luogo, e quindi anche, e direi in modo speciale, nelle vacanze, quando è più difficile esserlo, e dove abbiamo maggiori occasioni di mostrare la nostra fedeltà verso di Lei. Quindi anche le nostre vacanze siano mariane.

1) Riceviamole da Maria, ammirando con gratitudine la generosità e la bontà con cui Essa tratta i suoi servi. Facciamo nostre le intenzioni con cui Ella ce le concede, cioè per ritemprare le nostre forze, onde proseguire con sempre maggior alacrità nel suo servizio. Prima perciò di partire per le vacanze va ai suoi piedi a ringraziarla e ad offrirle il tempo di riposo che ti dà, pregandola di trascorrerle senza pericolo. Se sei in collegio, giunto a casa, va quanto prima a rinnovare la tua offerta in qualche Santuario.

2) Trascorriamole con Maria
a) Fa partecipare Maria alle tue vacanze occupandoti di Lei: ornando i suoi altari, visitando i suoi santuari, leggendo con più agio libri mariani. Non partecipare a divertimenti o conversazioni ove Maria non possa seguirti. Che Maria non abbia ad arrossire e vergognarsi di te.

b) Prendi in esse Maria come modello: nella purità di intenzione, nella fuga dell’ozio e delle conversazioni mondane nella modestia del vestire, nella bontà e nello spirito di sacrificio, cercando di renderti utile a tutti, spargendo attorno a te quella gioia innocente, che è una predica continua ed efficace.

3) Siano mariane specialmente per l’intensificato apostolato:
a) Dell’esempio. Non trascurare le tue pratiche di pietà, ma moltiplicale e procura di associarti i tuoi amici nelle tue devozioni. Quanti che in collegio o in città facevano la comunione frequente, andati in campagna è molto se ascoltano la messa domenicale?

b) Della parola. Se non sei in grado di fare conferenze, sappi almeno dire a tempo e luogo una buona parola. Ripeti a tante anime che vanno in cerca di un cuore fedele, che han sete di pace, che vi è un cuore che le comprende, che le ama più di quanto nessuna creatura potrà mai fare.

Parla loro della felicità di amare Maria, di appartenere a Lei. Sono spesso anime buone, fatte per il Signore che solo l’educazione, l’ambiente e l’ignoranza tengono lontane da Lui.

c) Del libro. Tutti ormai hanno compreso la potenza della stampa. Sappi sacrificare qualche divertimento, qualche inutile leccornia, e acquista libri mariani, seminali attorno a te, dimenticali nelle case; siano la tua mancia, il tuo ricordo.

Oh, se Dio ti facesse la grazia di conquistare anche un’anima sola ad un più intenso amore verso la Madre sua, come potresti riguardarti fortunato!

Pensa al grande viaggio della vita, per il cui buon esito hai più che mai bisogno di Maria. Pensa all’ultimo viaggio dalla terra al Cielo, nel quale prega Nostra Signora della Buona Morte ad esserti guida e compagna.

Ringrazia Dio per i progressi della scienza che hanno reso oggi si comodi i viaggi.

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Per allontanare i fulmini e le tempeste

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2026

Per allontanare i fulmini e le tempeste

Il 23 luglio 1606 San Francesco di Sales, in Visita pastorale, si fermò nella cittadina di Flumet, situata fra alte e scoscese montagne, e là, con indicibile consolazione del suo spirito, consacrò una nuova chiesa, da poco costruita in onore di S. Teodolo.

A proposito di questo, disse in confidenza al suo confessore avergli Dio dato a conoscere, in quell’occasione quanto la Divina Maestà si compiaceva nell’essere invocata per intercessione di quel Santo, contro i fulmini e le tempeste.

Siccome favoriva sempre la pietà in tutte le cose, fece allora distribuire a parecchie persone alcuni pezzetti di bronzo d’una campana, anticamente benedetta da S. Teodolo, perché una pia tradizione popolare, confermata dall’esperienza, riferiva che il suono delle campane, contenenti un poco di quel metallo, valeva ad allontanare i fulmini e le tempeste.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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I Papi e lo scapolare di san Simone Stock – «Non un amuleto ma segno per il mondo»

Posté par atempodiblog le 15 juillet 2026

I Papi e lo scapolare di san Simone Stock – «Non un amuleto ma segno per il mondo»
di Donatella Coalova – Avvenire

San Simone Stock e la sua vita eremitica vissuta in un tronco di un albero

Il 16 luglio, la festa della Madonna del Carmelo fa risplendere sulle terre e sugli animi riarsi il sorriso benedicente del cielo, come fresca rugiada, come la nuvola portatrice di pioggia che il profeta Elia vide arrivare proprio dal monte Carmelo, segno di un Dio che si fa carico delle nostre arsure.

Secondo la tradizione dell’Ordine carmelitano, il 16 luglio 1251 la Madonna apparve a san Simone Stock, allora priore generale dell’Ordine stesso, e gli donò lo scapolare, promettendo salvezza a chi l’avesse indossato. La devozione presto ebbe vasta diffusione fra i fedeli e fu approvato, nel corso dei secoli, da diversi Pontefici, da Giovanni XXII (Papa dal 1316 al 1334) a san Giovanni XXIII che, quando era nunzio apostolico in Francia, disse: «Per mezzo dello scapolare io appartengo alla famiglia del Carmelo e apprezzo molto questa grazia come l’assicurazione di una specialissima protezione di Maria». San Paolo VI, in uno scritto del 12 ottobre 1964, parlava dell’«encomiabile consuetudine di indossare il distintivo proprio del Carmelo, ossia il sacro scapolare, in segno di continua tutela della Vergine del Carmine».

Nel libro “Dono e mistero”, Giovanni Paolo II ricorda che nella sua città natale «c’era sulla collina un convento di Carmelitani. Gli abitanti di Wadowice lo frequentavano in gran numero e ciò non mancava di riflettersi in una diffusa devozione per lo scapolare della Madonna del Carmine. Anch’io lo ricevetti, credo all’età di dieci anni, e lo porto tuttora». È stata conservata una foto commovente del grande Pontefice, scattata quando lavorava a Zakrzówek, come operaio in una cava di pietra collegata con la fabbrica chimica Solvay. La II Guerra mondiale infuriava, i nazisti avevano chiuso l’università dove Karol studiava, fare l’operaio fu per lui una scelta necessaria sia per mantenersi, sia per evitare la deportazione ai lavori forzati in Germania. A queste sofferenze, si aggiungevano i lutti personali. Stroncati da malattie senza scampo, via via erano mancati tutti i membri della sua famiglia: nel 1929 era morta la madre, nel 1932 il fratello Edmund, nel 1941 il padre. A 21 anni Karol era completamente solo. C’è chi trasforma il dolore in rivolta e bestemmia contro Dio e chi lo vive come un’occasione per stare con amore vicino al Cristo Crocefisso, insieme a Maria ai piedi della croce. Il giovane operaio della Solvay, a torso nudo, con un paio di pantaloni consunti e un berrettaccio in testa, era sostenuto dalla forza della fede. Sul petto aveva lo scapolare del Carmelo. San Giovanni Paolo II mostrò il suo amore per lo scapolare anche in un’altra circostanza molto dolorosa: l’attentato in piazza San Pietro. Già steso sul tavolo operatorio, raccolse le sue ultime forze per raccomandare ai medici di non levarglielo di dosso. Esattamente 25 anni fa, nel 2001, ormai anziano, il santo Papa polacco scrisse un intenso, affettuoso Messaggio ai carmelitani. In esso affermava che il patrimonio mariano del Carmelo «è divenuto, nel tempo, attraverso la diffusione della devozione del santo scapolare, un tesoro per tutta la Chiesa. Per la sua semplicità, per il suo valore antropologico e per il rapporto con il ruolo di Maria nei confronti della Chiesa e dell’umanità, questa devozione è stata profondamente e ampiamente recepita dal popolo di Dio, tanto da trovare espressione nella memoria del 16 luglio, presente nel Calendario liturgico della Chiesa universale».

Naturalmente lo scapolare non è un amuleto che garantisce una protezione magica, né una garanzia automatica di salvezza che dispensa dal vivere i doveri della vita cristiana. Non a caso nel Messaggio papa Wojtyla sottolineava che questa devozione mariana «deve costituire un “abito”, cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana, intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei sacramenti e il concreto esercizio delle opere di misericordia spirituale e corporale. In questo modo lo scapolare diventa segno di “alleanza” e di comunione reciproca tra Maria e i fedeli: esso, infatti, traduce in maniera concreta la consegna che Gesù, sulla croce, fece a Giovanni, e in lui a tutti noi, della Madre sua, e l’affidamento dell’apostolo prediletto e di noi a lei, costituita nostra Madre spirituale».

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Marcel Nguyễn Tân Văn, il “cuore dei sacerdoti”

Posté par atempodiblog le 12 juillet 2026

Marcel Nguyễn Tân Văn, il “cuore dei sacerdoti”
di Larry Peterson – Fear Not

Marcel Nguyễn Tân Văn e santa Teresina del Bambin Gesù

[…] Un giorno Marcel si trovò vicino a un tavolo pieno di libri e chiese a Dio di aiutarlo a trovare un libro adatto da leggere. Chiudendo gli occhi, stese la mano verso la pila di testi e scelse una copia di Storia di un’Anima, di Santa Teresina. Non aveva mai sentito parlare di lei, ma la sua vita stava per cambiare per sempre.
Marcel Nguyễn Tân Văn iniziò a leggere Storia di un’Anima e scoppiò a piangere. La semplicità dell’amore di Teresina per Gesù lo travolse, e la sua devozione verso la santa divenne intensa.
Il “Piccolo Fiore” apparve persino molte volte a Marcel. Divenne la sua maestra, la sua compagna costante, e lo chiamò perfino “fratellino”. Gli disse che non sarebbe mai diventato sacerdote, ma che sarebbe diventato un “apostolo nascosto dell’Amore”, fonte fondamentale di sostegno spirituale per i sacerdoti missionari. Sarebbe diventato il “cuore dei sacerdoti”.

Divisore dans San Francesco di Sales

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Gli occhi di Maria, i prodigi nell’Italia invasa da Napoleone

Posté par atempodiblog le 9 juillet 2026

Gli occhi di Maria, i prodigi nell’Italia invasa da Napoleone
1796: Napoleone invade l’Italia e più di cento immagini della Madonna e non solo si animano in tutto il Paese. È un prodigio attestato da migliaia di testimoni, sul cui significato storico, culturale e spirituale indagano Rino Cammilleri e Vittorio Messori nel saggio Gli occhi di Maria.
di Fabio Piemonte – La nuova Bussola Quotidiana

Gli occhi di Maria

È il 9 luglio 1796, l’esercito di Napoleone Bonaparte invade lo Stato Pontificio. Più di cento immagini sacre, la maggior parte mariane, si ‘animano’, ovvero muovono gli occhi o cambiano colore ed espressione. Si tratta di una concatenazione di eventi prodigiosi raccontata con dovizia di particolari nell’inchiesta Gli occhi di Maria (Ares 2023, pp. 312) condotta da Rino Cammilleri e Vittorio Messori. Nel saggio, ora ripubblicato in una nuova edizione aggiornata, Cammilleri ricostruisce le tappe più significative di questa vicenda con oggettività e competenza sotto il profilo storico per poi interrogarsi sul suo significato, in dialogo con l’amico Messori.

La Madonna muove gli occhi per la prima volta nel dipinto che la raffigura ad Ancona. Ne è testimone lo stesso Napoleone che ne rimane profondamente scosso e chiede che la stessa venga coperta e portata via. Napoleone arriva ad Ancona perché la città adriatica, a seguito di un armistizio imposto al pontefice, era diventata un porto francese. Subito impone una taglia e la confisca di tutti gli ori e gli argenti delle chiese. La versione ufficiale diffusa dai giacobini locali era quella secondo cui erano i preti a fomentare il fanatismo religioso popolare.

Eppure il fenomeno si protrae per mesi. Prima la Madonna di San Ciriaco ad Ancona, poi quelle dell’Archetto di via San Marcello e di via delle Muratte a Roma. Soltanto nella Città Eterna si animano centouno icone. Marchesi e popolani vedono Maria mentre «abbassa gli occhi sugli astanti per poi riportarli in alto»; non è cosa di un momento, la Vergine dell’Archetto lo fa per mesi, giorno e notte. Lo stesso fenomeno è osservato per cinque, sei mesi, a Frosinone, Veroli, Torrice, Ceprano, Frascati, Urbania, Mercatello, Calcata, Todi, tutte città dello Stato Pontificio. Interessa complessivamente centoventidue icone mariane.

Centinaia di migliaia i testimoni oculari dei prodigi che non riguardano solo gli occhi di Maria, ma anche i colori spesso sbiaditi di tali immagini sacre che prendono le sfumature delicate di una persona viva. Di qui si formano «lunghe fila di migliaia di fedeli, scalzi, ceri in mano, recitano rosari e litanie. I confessionali sono stracolmi; malintenzionati e delinquenti si convertono e fanno voto di cambiar vita». Il papa, tramite il cardinale Giulio della Somaglia, fa istruire un procedimento giuridico teso ad accertare e certificare i fatti. Sono migliaia le testimonianze raccolte, le prime ottantasei concordano a tal punto che diviene superfluo procedere oltre; si trascrivono per scrupolo un altro migliaio di dichiarazioni giurate.

La sentenza del 28 febbraio 1797 conferma la verità dei fatti e il 9 luglio è indetta la festa liturgica dei Prodigi della Vergine a perenne memoria di questo speciale intervento di Maria a protezione dell’indipendenza del Papa e della Città Santa.

Riprendendo le fonti storiche Cammilleri annota nel dettaglio l’immagine mariana interessata, il lasso temporale in cui il movimento degli occhi è stato osservato e il numero di testimoni. Nel merito lo storico De Felice, pur essendo scettico riguardo a tali miracoli, confessa che non poteva trattarsi di una montatura, in quanto vi sono tra questi anche «casi di una tale ingenuità da rendere impensabile che dietro a essi vi fossero dei “registi”, per sprovveduti che fossero». Questa vicenda ha avuto senza dubbio di miracoloso, a suo giudizio, «il clamore suscitato in tutta Italia e in buona parte dell’Europa».

Sono in tanti i testimoni inizialmente scettici, compresi i sacerdoti, che poi però si trovano a dover constatare «il prodigioso moto» arrendendosi all’evidenza di quanto vedono coi propri occhi. Tra le testimonianze illustri spicca quella del celebre architetto Giuseppe Valadier, il quale osserva il prodigio in ben sei immagini, tra cui le icone mariane di via del Corso, di via della Vittoria e quella della Madonna dei Miracoli in Piazza del Popolo. Egli testimonia: «All’improvviso mi avviddi che le pupille di ambedue gli occhi gradatamente, e con moto lento e posato si elevarono e si nascosero sotto le palpebre superiori, in guisa tale però che ancor appariva qualche porzione della luce degli occhi. Confesso il vero, che mi sentii in quell’atto ripieno di una grande dolcezza e tenerezza interna, onde agli occhi mi si affacciarono le lagrime. Fu altresì osservato da mia moglie, da mia sorella, dal servitore e da quante altre persone ivi erano presenti». Quanto osservato, prosegue l’architetto del neoclassicismo, è «un movimento totalmente prodigioso da non attribuirsi a cause naturali ed estrinseche, bensì all’opera di Dio. È successo quando a Dio piacque di manifestare un tanto portento».

Solo per le strade del centro storico di Roma si contano oggi circa seicento Madonnelle. Trastevere è stato il primo rione della Capitale ad accogliere il culto mariano. Perciò i suoi abitanti sono stati tra i più accaniti oppositori degli invasori giacobini, difendendo strenuamente quelle edicole mariane, al punto che molte chiese nascono proprio quali ex voto per accogliere le immagini delle Madonnelle, da Santa Maria in Vallicella al Santuario del Divino Amore. Tra queste rientra anche la Vergine dell’Archetto, la prima a muovere gli occhi a Roma il 9 luglio 1796. Sotto tale edicola una sedicenne storpia dalla nascita viene guarita.

Se la storiografia ufficiale si è occupata di questi eventi liquidandoli quale «psicosi collettiva, illusione di massa, sbocco inevitabile della paura per i giacobini», fa riflettere quanto verbalizza la Chiesa stessa che, dinanzi a tali fenomeni, si premura di vagliarli sempre con occhio critico e attento: «Un’illusione che accomunasse tanta gente e in tanti luoghi diversi non sarebbe un prodigio superiore a quello che codesto Tribunale ha dovuto riconoscere?». E sul significato spirituale di tali fatti prodigiosi Messori afferma: «La Vergine volle far sentire la sua presenza materna proprio all’inizio della via crucis che la modernità avrebbe fatto percorrere alla Chiesa».

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze  Gli occhi di Maria

Freccia dans Viaggi & Vacanze Immagini della Vergine Maria in Italia che hanno mosso gli occhi

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La morte di san Josemaría nel racconto di Álvaro del Portillo

Posté par atempodiblog le 26 juin 2026

“Cerco di arrivare alla Trinità del Cielo attraverso un’altra trinità, quella della terra: Gesù, Maria e Giuseppe. Sono raggiungibili più facilmente”.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

San Josemaría Escrivá de Balaguer

La morte di san Josemaría nel racconto di Álvaro del Portillo
Riportiamo il racconto del beato Álvaro del Portillo sul 26 giugno 1975, giorno della morte di san Josemaría. Il testo è preso dal libro “Intervista sul Fondatore dell’Opus Dei”.
Fonte: OPUS DEI

Il 26 giugno 1975, ultimo giorno della sua vita terrena, il Padre si alzò alla solita ora. Celebrò la Santa Messa votiva della Madonna alle sette e cinquantatré minuti nell’oratorio della Santissima Trinità, assistito da don Javier Echevarría. Alla stessa ora celebrai anch’io nella Sacrestia Grande, perché quella mattina il nostro Fondatore desiderava andare con don Javier e con me a Castelgandolfo per salutare le sue figlie di Villa delle Rose: eravamo infatti in procinto di lasciare Roma. Ciò fa capire che stava fisicamente bene e che niente faceva prevedere ciò che di lì a poco sarebbe successo.
Verso le nove e trentacinque, il Padre uscì in macchina alla volta di Castelgandolfo accompagnato da don Javier Echevarría, da Javier Cotelo alla guida, e da me. Appena fuori del garage, iniziammo a recitare i misteri gaudiosi del santo Rosario. Terminammo prima di arrivare al raccordo anulare e cominciammo a conversare: tra l’altro egli disse che quel pomeriggio saremmo potuti andare a Cavabianca, la nuova sede del nostro Centro internazionale di formazione, perché desiderava vedere alcuni particolari dell’oratorio di Nostra Signora degli Angeli, che egli stesso aveva suggerito per rendere più armoniosa la decorazione e più raccolto e devoto l’ambiente.
Il viaggio durò più del solito, a causa di un ingorgo lungo il raccordo. Faceva molto caldo. Javier Cotelo gli parlò di alcuni suoi nipoti, che erano stati a Roma qualche tempo prima. Il Padre lo ascoltò con attenzione e si interessò affettuosamente anche ad altre vicende della sua famiglia.

A Villa delle Rose
Verso le dieci e mezzo arrivammo finalmente a Villa delle Rose. Alcune figlie sue lo attendevano nel garage. Il nostro Fondatore aveva portato, come al solito, alcuni regali: quella volta erano un’anatra di cristallo lavorato e un pacchetto di caramelle. Il Padre aveva l’abitudine di “smistare” sempre i regali che riceveva.
Mentre percorrevamo il corridoio disse che quelle erano le sue ultime ore a Roma prima dell’estate: ufficialmente ormai non c’era per nessuno, tranne che per le sue figlie. Andò a salutare il Signore, rimanendo inginocchiato per alcuni momenti dinanzi al Tabernacolo, baciò la croce di legno e si incamminò verso il “Soggiorno dei ventagli”, in cui avrebbe avuto luogo l’incontro.
Nell’entrare, rivolse un saluto al quadro della Madonna. È una pittura a olio in cui il Bambino appare pettinato con cura, con le guance colorite e paffute, mentre si stringe al grembo della Madre che gli offre una rosa tea. Questo quadro proviene da casa Escrivá e si trovava nella stanza del Centro di via Diego de León dove morì la madre del nostro Fondatore. La divina Provvidenza volle che la “Virgen del Niño peinadico” (la “Vergine del Bambino ben pettinato”) ricevesse anche uno degli ultimi sguardi del Fondatore.
Le sue figlie risposero con voce squillante al saluto del Padre e gli dissero che erano molto contente di vederlo. Lui commentò sorridendo: «Che bella voce avete!». Poi si sedette su una sedia, cedendo a me la poltrona coi braccioli che gli avevano preparato. Ripeté che stava per lasciare Roma e aggiunse: «Avevo un gran desiderio di venire. In queste ultime ore di permanenza a Roma stiamo risolvendo alcune faccende in sospeso; cosicché per gli altri ormai non ci sono: solo per voi».
La riunione fu breve: durò meno di venti minuti, perché cominciò a sentirsi male. Prima di concludere rinnovò l’atto di amore alla Chiesa e al Papa già pronunciato in tante occasioni. Pochi minuti dopo il senso di malessere cominciò ad aumentare. Don Javier e io lo accompagnammo nella stanza del sacerdote, dove si ritirò per un momento con noi due. Noi, come anche le direttrici del Centro, insistevamo perché riposasse un po’ di più, ma egli non volle, forse per ricordarci ancora una volta che i sacerdoti dell’Opus Dei debbono trattenersi nei Centri femminili solo il tempo indispensabile allo svolgimento del ministero. Quando sembrò che si fosse ripreso, decise di ritornare subito a Roma. Passammo dall’oratorio, dove sostò nuovamente alcuni istanti per congedarsi dal Signore. Mentre andava verso il garage, si interessò alle figlie sue che gli andarono incontro e disse con il buon umore abituale: «Scusatemi, figlie mie, per il fastidio che vi ho dato». Poi, salito in macchina, salutò affettuosamente quelle che gli aprivano la porta del garage: «Addio, figlie mie». Erano circa le undici e venti.

Ritorno a Villa Tevere “per breviorem”
Lasciava villa delle rose indubbiamente stanco, ma sereno e contento. Attribuì quel malore al caldo. Chiese a Javier Cotelo di portarlo a Roma per breviorem, scegliendo la strada più corta. Nel frattempo riprese a parlare con noi tre, ma fu una conversazione un po’ discontinua, a dire il vero, perché noi eravamo impazienti di arrivare quanto prima a Villa Tevere, per farlo riposare ancora. Javier guidò veloce, ma allo stesso tempo con dolcezza, per evitare un nuovo eventuale malore: arrivammo a casa in poco più di mezz’ora.
Alle undici e cinquantasette entrammo nel garage di Villa Tevere. Sulla porta ci aspettava un membro dell’Opera. Il Padre scese rapidamente dall’auto, allegro in volto; i suoi movimenti apparivano sciolti, tanto che si girò cercando di richiudere personalmente lo sportello. Ringraziò il figlio suo che l’aveva aiutato ed entrò in casa.
Salutò il Signore nell’oratorio della Santissima Trinità e fece una genuflessione lenta, devota, accompagnata come sempre da un atto d’amore. Salimmo quindi nel mio studio, cioè la stanza in cui egli era solito lavorare; pochi secondi dopo aver varcato la soglia, esclamò: «Javi!». Don Javier Echevarría era rimasto indietro a chiudere la porta dell’ascensore e il nostro Fondatore gridò più forte: «Javi!»; poi con voce più fioca: «Non mi sento bene». E subito si accasciò al suolo.

Offriva la sua vita per la Chiesa e per il Papa
Ricorremmo a tutti i mezzi possibili, spirituali e medici. Non appena mi resi conto della gravità della situazione, gli impartii l’assoluzione e l’Unzione degli Infermi, come aveva ardentemente desiderato: respirava ancora. Molte volte ci aveva supplicato appassionatamente di non privarlo di questo tesoro.
Fu un’ora e mezzo di lotta, piena di amore filiale: respirazione artificiale, ossigeno, iniezioni, massaggi cardiaci. Nel frattempo, ripetei più volte I’assoluzione. Sotto la direzione medica di don José Luis, ci davamo il turno con alcuni membri del Consiglio generale: Dan Cummings, Fernando Valenciano, Umberto Farri, Giuseppe Molteni e il dott. Juan Manuel Verdaguer. Non potevamo credere che fosse giunta l’ora di quel grandissimo dolore. Continuavamo a sperare contro ogni speranza. Telefonai alla direttrice centrale e le chiesi di far riunire urgentemente nei loro oratori tutte quelle che abitavano a Villa Sacchetti: bisognava pregare con grande intensità, almeno dieci minuti, per un’intenzione molto urgente. Intanto continuavamo a tentare l’impossibile. Non riuscivamo a convincerci che fosse venuto meno. Tuttavia, nonostante i nostri sforzi, il Padre non si riprese dal collasso cardiaco. Ci rassegnammo quando vedemmo che l’elettrocardiogramma era piatto.
All’una e mezzo uscii dalla stanza e invitai gli altri membri del Centro del Consiglio Generale, che stavano nell’attigua Sala delle riunioni a pregare e a piangere sommessamente, a venire a pregare dinanzi ai resti del nostro amatissimo Fondatore.
Per noi era senz’altro una morte improvvisa; per il nostro Fondatore, invece, quel momento era indubbiamente venuto maturando – oserei dire – più nell’anima che nel corpo, perché di giorno in giorno offriva sempre più spesso la propria vita per la Chiesa e per il Papa.
Ritengo che evidentemente il padre presentisse la morte: negli ultimi tempi ripeteva spesso che ormai sulla terra era soltanto d’intralcio, mentre dal Cielo avrebbe potuto aiutarci molto meglio. Ci addolorava moltissimo sentirlo parlare così – con quel suo tono forte, sincero, umile -, perché, mentre lui riteneva di essere divenuto un fastidio, per noi era un tesoro insostituibile.
Egli non aveva mai dato alcun peso al proprio stato di salute, tuttavia negli ultimi anni l’insufficienza renale e cardiaca si era acutizzata; ben sappiamo che non temeva la morte né era attaccato alla vita terrena: l’assidua meditazione dei Novissimi, fin dalla gioventù, aveva preparato giorno dopo giorno il suo cuore innamorato alla contemplazione della Trinità Beatissima.
Già da parecchi anni offriva a Dio la propria vita, «e mille vite se le avessi», per la santa Chiesa e per il Papa. Questa era l’intenzione di ogni sua Messa e lo fu anche di quella che celebrò il 26 giugno 1975: quel giorno il Signore accettò tale offerta.
Il nostro Fondatore ci aveva confidato più volte che chiedeva al Signore la grazia di morire senza dar fastidio: per affetto verso i suoi figli, avrebbe voluto evitare loro i fastidi di una lunga malattia. Dio accolse anche questa sua richiesta ed egli morì – secondo lo spirito che aveva predicato fin dal 1928 – lavorando per il Signore, ut iumentum!
Alle tre avevo telefonato anche al Cardinale Segretario di Stato per informarlo della morte del nostro Fondatore. Il cardinal Villot ne fu molto scosso, mi fece le condoglianze con grande affetto e mi assicurò che lo avrebbe detto subito al Papa, malgrado in quel momento stesse riposando. Questo fu il primo annuncio ufficiale della scomparsa del Fondatore; da quel momento in poi la notizia poteva considerarsi ormai pubblica e iniziò subito a circolare a Roma e in tutto il mondo.

Devozione al Fondatore dell’Opus Dei
Fin dallo stesso pomeriggio del giorno 26 cominciò dunque ad accorrere gente di tutti gli ambienti sociali, che voleva esprimere il proprio dolore e pregare. Raccogliemmo commoventi testimonianze di profondissimo amore verso il nostro Fondatore e dichiarazioni unanimi che dimostravano la comune certezza di trovarsi dinanzi al corpo di un santo. Insigni personalità della Chiesa e della vita civile, impiegati, operai, giovani e anziani, madri di famiglia con i bambini in braccio: tutti volevano «vedere il Padre».
L’oratorio era pervaso da un’atmosfera di intensa preghiera e di sereno dolore, difficile da descrivere a parole. Anche i più piccini, condotti per mano dai genitori, contemplavano senz’alcun cenno di timore il volto sereno del Padre.
Mentre si susseguivano le Messe, una fiumana di persone affluiva alla camera ardente. Tra i primi venne mons. Benelli, Sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano, in rappresentanza del Papa. Rimase anch’egli a lungo raccolto in preghiera, su di un inginocchiatoio, di fronte al corpo del nostro Fondatore. Arrivarono anche cardinali, vescovi e sacerdoti, ambasciatori. persone di alto livello sociale e gente modesta, e moltissimi membri dell’Opera, cooperatori e amici. E mostravano il proprio dolore e l’affetto sostando per ore in orazione dinanzi alle spoglie del Fondatore.
In quei giorni furono di grande consolazione le affettuose risposte del Santo Padre Paolo VI alle notizie da me inviategli in qualità di Segretario Generale dell’Opera. Tramite mons. Benelli, il Papa espresse tutto il proprio dolore e disse che anch’egli spiritualmente pregava accanto al corpo di «un figlio così fedele» alla santa Madre Chiesa e al Vicario di Cristo. Prima del funerale pubblico giunse a Villa Tevere un telegramma proveniente dalla Sede Apostolica. Il Romano Pontefice voleva rinnovare le espressioni del proprio cordoglio, assicurare che stava offrendo suffragi per l’anima del Fondatore e confermare la propria persuasione che egli era un’anima eletta e prediletta da Dio; concludeva impartendo la Benedizione apostolica a tutta l’Opera. Com’è consueto, il telegramma recava la firma del cardinale Segretario di Stato, che si univa a sua volta con tutto il cuore al nostro dolore e ai sentimenti di Paolo VI, il quale desiderava farci giungere al più presto quelle righe.
Poco tempo dopo ricevemmo un’altra prova di affetto da parte del Santo Padre: una lettera, a testimoniare più diffusamente l’intensità del dolore del Papa e del suo affetto verso il nostro Fondatore e verso l’Opus Dei. Il cardinale Segretario di Stato spiegava che Sua Santità aveva celebrato la santa Messa del 27 giugno in suffragio per il Padre e che con il passare dei giorni non si erano attenuati la sua preghiera e il suo dolore per la perdita subita dalla Chiesa in seguito al transito al Cielo del nostro Fondatore. Infine confermava che avrebbe continuato a pregare affinché il Signore ci concedesse di essere sempre fedeli allo spirito che il Fondatore, per Volontà divina, ci aveva trasmesso.
Alla Sede Centrale dell’Opus Dei giunsero migliaia di telegrammi e di lettere provenienti dai cinque continenti: oltre alle espressioni del più sentito dolore, veniva concordemente affermata la convinzione che fosse morto un santo, uno dei grandi fondatori suscitati nella Chiesa dallo Spirito Santo.

Il Padre
Il Fondatore fu sepolto nella cripta dell’oratorio di Santa Maria della Pace, il 27 giugno 1975, all’indomani della sua morte. Il 4 ottobre 1957 egli aveva dettato a Jesús Pedro Álvarez Gazapo le parole che desiderava fossero incise sulla propria tomba, anche se poi specificò che era soltanto un desiderio e che avremmo potuto decidere noi liberamente. Sono queste:

IOSEPHMARIA ESCRIVA DE BALAGUER Y ALBAS
PECCATOR
ORATE PRO EO

Divisore blog

GENUIT FILIOS ET FILIAS
Riguardo a queste ultime parole, disse sorridendo: “potete aggiungerle, se volete”. Io pensai, davanti a Dio, che non potevamo trascrivere la prima parte, tanto più che il nostro Fondatore aveva lasciato a noi questa decisione. Per lungo tempo egli aveva amato firmare così: “Josemaría, peccatore” o “il peccatore Josemaría”; aveva dato di se stesso questa definizione: “un peccatore che ama Gesù Cristo”. Davvero una grande lezione di umiltà per tutti noi; ma a me sembrò che non saremmo stati dei buoni figli se avessimo inciso sulla sua tomba un’espressione del genere.
Interpretando il desiderio di tutti, disposi che sulla lastra tombale venissero riportate, in lettere di bronzo dorato, solamente queste parole: EL PADRE. Più in alto sarebbe andato il cerchio con la croce iscritta, sigillo dell’Opera, e in basso, sulla destra, le date di nascita e di morte.
Da allora incominciò un ininterrotto pellegrinaggio sulla tomba del nostro Fondatore, al quale i fedeli di ogni nazione e condizione affidavano le loro richieste e i loro propositi di rinnovamento interiore.

Racconto di Don Álvaro del Portillo sul 26 giugno 1975, riportato nel libro “Intervista sul Fondatore dell’Opus Dei”. Edizioni ARES, 1992.

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Scolpiti nel Cuore di Gesù

Posté par atempodiblog le 1 juin 2026

Scolpiti nel Cuore di Gesù

L’amore ha la sua sede nel cuore e mai possiamo troppo amare il nostro prossimo, né eccedere in questo amore, purché risieda nel cuore; in quanto però alle sue dimostrazioni esterne possiamo errare ed eccedere, passando i limiti e le regole della ragione.

Il glorioso San Bernardo dice che la misura di amare Dio è di amarlo senza misura, anzi bisogna lasciare che questo amore stenda i suoi rami quanto più può; e quel che si dice dell’amor di Dio deve anche intendersi dell’amor del prossimo, sempre che l’amor di Dio sovrasti e tenga il primo luogo nel nostro cuore.

[...]

Che faremo un giorno quando, nell’eterna gloria, vedremo l’adorabilissimo Cuore di Gesù dalla Sacra Piaga del Suo Costato, tutto ardente dell’amore che ci porta?

Cuore nel quale, a caratteri di fuoco, tutti ci vedremo descritti?

Ah!, diremo allora al Salvatore: “È possibile che mi abbiate tanto amato, e che abbiate voluto scolpirmi nel vostro Cuore?”.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Papa Leone ha inserito Gandalf nella sua Prima Enciclica: una Citazione di Tolkien in “Magnifica Humanitas”

Posté par atempodiblog le 26 mai 2026

Papa Leone ha inserito Gandalf nella sua Prima Enciclica: una Citazione di Tolkien in “Magnifica Humanitas”
Il Paragrafo 213 di Magnifica Humanitas ha appena reso la Terra di Mezzo parte della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica!
di ChurchPOP

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Il Paragrafo 213 di Magnifica Humanitas ha appena reso la Terra di Mezzo parte della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica! All’interno del quinto capitolo di Magnifica Humanitas (sì, proprio un’Enciclica Papale) la nota a piè di pagina numero 187 recita:

“J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli. Il ritorno del re, parte III, libro cinque, capitolo IX, New York 1965, 190”.

Nel paragrafo 213, per respingere la tentazione di considerare le forze dell’IA e della tecnologia così grandi da rendere le nostre scelte fondamentalmente inutili, Leone XIV cita uno dei più famosi discorsi di Gandalf:

“Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare”.

Poi il Santo Padre aggiunge:
“La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione”.

Il Paragrafo Integrale di Magnifica Humanitas che cita Tolkien:
213. “Uno scrittore cattolico del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien, per bocca di uno dei protagonisti di un suo romanzo, ha descritto così la nostra responsabilità: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare». [187] La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione. Per questo vale la pena fermarsi e considerare alcuni aspetti di come, ciascuno nel proprio ambito, possiamo collaborare alla sua costruzione. Senza pretendere di esaurire il tema, propongo cinque piste di responsabilità quotidiana e pubblica: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo e il multilateralismo”.

Tolkien era un cattolico devoto che andava a Messa ogni giorno. Amava definire Il Signore degli Anelli “un’opera fondamentalmente religiosa e cattolica”. Papa Francesco l’aveva citato ad una Messa di mezzanotte di Natale, in una veglia eucaristica e in una lettera pastorale.

Ma Leone XIV ha fatto qualcosa di nuovo! Ha inserito Tolkien in un’Enciclica, la più alta forma di magistero ordinario (insegnamento) che la Chiesa può produrre. Ciò significa che, da adesso, le parole di Gandalf fanno ufficialmente parte della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Sarà citato nelle aule dei seminari e nei documenti di teologia per decenni…

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Gesù ci ha donato Maria come madre. Un dono che continua nella storia della Chiesa

Posté par atempodiblog le 9 mai 2026

Il compito materno della Madre misericordiosa

Gesù ci ha donato Maria come madre Un dono che continua nella storia della Chiesa

L’invocazione della Divina Misericordia nel momento conclusivo della propria vita è la chiave che apre la porta del Paradiso.
La Chiesa nell’Ave Maria ci insegna ad affidarci, nell’ora della nostra morte, a Maria, perché ci ottenga la grazia del pentimento e ci difenda dall’assalto finale.

La recita quotidiana dell’Ave Maria col cuore ha come primo effetto quello di farti comprendere come si snoda la parabola dell’esistenza alla luce della fede. Essa non è un lento e inarrestabile progredire verso la vecchiaia e la tomba, ma è un cammino verso l’eternità. In questo modo si svela dinanzi agli occhi della tua anima la straordinaria bellezza e grandezza della vita e incomincerai a ringraziare Dio per un dono di cui non ve n’è uno più grande, perché è il presupposto di tutti gli altri. Troverai che ogni tappa del cammino umano è un’occasione preziosa che devi far fruttificare col massimo impegno. Invece di lamentarti del tempo che passa veloce e inesorabile, ti impegnerai a investire ogni istante in qualcosa di utile per l’eternità. […]

La grazia di una contrizione perfetta apre le porte del Paradiso all’anima infiammata dal puro amore di Dio. Ma come conseguire questa perfezione di carità, ti chiederai, immersi come siamo nel pantano maleodorante del male?

Questo, caro amico, è un miracolo che la Tutta Santa può compiere nella tua vita se tu ti affidi a Lei. Il suo compito materno è quello di presentarti a Dio rivestito della veste candida della sposa. Da solo non potresti aspirare a una meta così elevata e tanto meno raggiungerla.

Se tu però ti metterai nelle mani della Madre misericordiosa, Lei provvederà a sanare le ferite, a purificarti dalle sozzure e, lavorando su di te giorno dopo giorno, ti rivestirà del suo splendore di grazia.

Affidando alla misericordia di Maria il tuo cammino di santità e chiedendoLe la grazia inestimabile della perseveranza finale, osa chiedere anche che il momento della tua morte sia quello dell’incontro gioioso della tua anima sposa con Gesù Cristo suo sposo.

Tratto da: Il Volto della Misericordia, di Padre Livio Fanzaga. SUGARCO EDIZIONI

Divisore dans San Francesco di Sales

Gesù ci ha donato Maria come madre. Un dono che continua nella storia della Chiesa

[…] Lo diceva anche il Montfort, ed è stata una delle sue eccelse intuizioni, che nessuna grazia ci arriva se non passa per Maria: la misericordia del Padre, che si esprime nel Figlio, ci viene donata attraverso il Cuore di Maria. In questo senso la Madonna è Madre di misericordia, perché ha generato il Figlio e ci dona le grazie di Cristo che passano attraverso di Lei.

Per concludere questa riflessione sul rapporto fra la Vergine e la Divina Misericordia, vorrei sottolineare che Maria stessa è un dono fattoci dalla misericordia di Dio.

Gesù in croce ci ha donato Maria come madre, una madre bellissima, dolcissima, sempre presente, che ci ama con amore infinito.

Un dono che continua nella storia della Chiesa, poiché le migliaia di apparizioni della Madonna testimoniano la presenza della Madre misericordiosa nei momenti difficili delle persone, delle comunità, delle nazioni, del mondo intero.

Gesù ci ha dato dalla croce sua Madre e ce la rende continuamente presente, di generazione in generazione. Lei stessa dunque un segno della Divina Misericordia.

Tratto da: La Divina Misericordia, di Padre Livio Fanzaga con Saverio Gaeta. SUGARCO EDIZIONI

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Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua

Posté par atempodiblog le 30 avril 2026

Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua
di Padre Livio Fanzaga – Il miracolo della conversione, Ed. Piemme

Maggio mese di Maria

“Poi disse al discepolo: ecco tua Madre” (Gv 19, 27). Dopo aver indicato alla Madre i figli, indica ai figli la loro nuova Madre. Non basta che Maria ci accolga come figli e si prenda cura di noi, ma è necessario che noi accettiamo il dono di Gesù, accettandola nella nostra vita come Madre.

“Da quel momento il discepolo la prese con sé” (Gv 19, 27). L’apostolo Giovanni diviene l’esempio di come ogni credente deve aprirsi con gratitudine alla presenza di Maria nella sua vita. Non accoglierLa significa privarsi di un aiuto del quale ha avuto bisogno anche il Figlio di Dio nel tempo del suo pellegrinaggio terreno. Accogliere la Madre di Dio significa accogliere il Figlio di Dio.

Chi lascia che la Madonna guidi la sua vita, si mette nelle migliori condizioni di seguire Gesù. Al contrario chi non l’accetta, respinge anche il Figlio che Lei ha concepito e generato. All’inizio della redenzione Maria ci ha donato Gesù. Al suo compimento dell’opera della salvezza Gesù ci ha donato Maria. Gesù e Maria vengono accolti o respinti insieme.

Considera, caro amico, la grande opportunità che ti viene data di affrontare il tuo viaggio verso il porto dell’eternità con a fianco la soave presenza di Maria. E’ un viaggio pericoloso, durante il quale si può perire. Il naufragio della perdizione eterna è una possibilità che ti segue come un’ombra fino all’ultimo istante. L’impero delle tenebre non lascia nulla di intentato pur di inghiottirti nell’abisso.

Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua.

Lei entrerà dolcemente nella tua vita, illuminandola con la sua luce, rallegrandola con il suo sorriso, proteggendola con la sua divina fortezza. Se tu la prendi per mano, Lei non ti lascerà mai. Se rallenti, ti aspetta; se cadi, ti rialza; se sei stanco, ti prende in braccio; se ti perdi, ti viene a cercare. Se non ti allontanerai dal suo Cuore materno, sarai sempre al sicuro.

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L’unica rivoluzione di cui il mondo ha bisogno è quella dell’amore

Posté par atempodiblog le 24 avril 2026

La possibilità che l’amore cambi anche il cuore più indurito
Oggi sono qui per dirvi qualcosa di molto semplice: nessuno è escluso dall’amore di Dio! Ognuno di noi, con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze, continua a essere prezioso agli occhi del Signore.

Possiamo dirlo con certezza, perché Gesù ci ha rivelato questo in ogni incontro, in ogni gesto e in ogni parola. Persino arrestato, condannato e messo a morte senza alcuna colpa, Lui ci ha amato sino alla fine, mostrando di credere nella possibilità che l’amore cambi anche il cuore più indurito.

Papa Leone XIV, Visita alla prigione di Bata (22 aprile 2026)

“Ci ha amati”, l’Enciclica del Papa sul Sacro Cuore di Gesù dans Articoli di Giornali e News Sacro-Cuore-di-Ges

La rivoluzione di cui il mondo ha bisogno
L’unica rivoluzione di cui il mondo ha bisogno è quella dell’amore. Oggi siamo in grado di comprendere, meglio che in passato, che è la sola che può salvarlo. Passa attraverso il cambiamento di ogni cuore, di ogni famiglia, di ogni rapporto umano.

E’ però necessario che si attinga alla Fonte della Misericordia che Dio ha fatto sgorgare sulla Terra. Questa fonte inesauribile è il Cuore misericordioso di Gesù.

Tratto da: Il Volto della Misericordia, di Padre Livio Fanzaga. SUGARCO EDIZIONI

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Un segreto della vita cristiana: La presenza di una Madre lungo l’intero cammino della vita

Posté par atempodiblog le 20 avril 2026

Non si può stare neutrali o distaccati dalla Madre, altrimenti perdiamo la nostra identità di figli e la nostra identità di popolo, e viviamo un cristianesimo fatto di idee, di programmi, senza affidamento, senza tenerezza, senza cuore. Ma senza cuore non c’è amore e la fede rischia di diventare una bella favola di altri tempi.

La Madre, invece, custodisce e prepara i figli. Li ama e li protegge, perché amino e proteggano il mondo. Facciamo della Madre l’ospite della nostra quotidianità, la presenza costante a casa nostra, il nostro rifugio sicuro. Affidiamole ogni giornata. Invochiamola in ogni turbolenza. E non dimentichiamoci di tornare da lei per ringraziarla.

Papa Francesco

Affidamento a Maria

Un segreto della vita cristiana: La presenza di una Madre lungo l’intero cammino della vita
di Padre Livio Fanzaga – Il miracolo della conversione, Ed. Piemme

È giunto il momento di svelarti un segreto della vita cristiana, che ti ricolmerà di una gioia immensa. La presenza di una Madre lungo l’intero cammino della vita.

La figura di Maria è fondamentale nel cristianesimo perché è la Madre del Signore e la prima credente. È per la sua fede che il Verbo si è fatto carne e ha compiuto l’opera della redenzione. Forse tu l’hai conosciuta solo come una figura di valore, una donna eccezionale degna madre di un così grande Figlio.

Ora però devi conoscerla più da vicino e farla entrare nella tua vita perché ha un compito così importante che neppure immagini.

Infatti, la Madre di Gesù ha ricevuto la missione di essere anche tua madre. Come hai una madre sul piano biologico, così Dio ha voluto che ne avessi una sul piano spirituale.

Lei ti ha preso in consegna fin dal momento del tuo concepimento e puoi essere certo che ti seguirà fino al termine della tua vita, affinché tu giunga felicemente alla meta. Senza che te ne rendessi conto, ti ha seguito nel tempo dei tuoi sbandamenti, preservandoti da pericoli ancora più gravi, e ha silenziosamente preparato la tua conversione.

Ora è necessario che tu ti avvicini al suo cuore e che ti lasci prendere per mano.

Lei ti guiderà con dolce fermezza, aiutandoti a sfuggire a tutte le insidie del serpente. Ti assicuro che, accogliendola nella tua vita e accettando di essere suo figlio, supererai tutti i pericoli e vincerai tutte le battaglie. La tua vita sarà coronata di gloria, quando lei stessa ti accoglierà in Cielo.

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San Giovanni Bosco racconta la morte di san Giuseppe e la sua sepoltura

Posté par atempodiblog le 7 mars 2026

San Giovanni Bosco racconta la morte di san Giuseppe e la sua sepoltura
Tratto dal libro di san Giovanni Bosco: Vita di san Giuseppe, sposo di Maria Santissima, padre putativo di Gesù Cristo
Fonte: Informazione Cattolica

Novena a San Giuseppe dans Preghiere San-Giuseppe

“Nunc dimittis servum tuum Domine, secundum verbum tuum in pace, quia viderunt oculi mei salutare tuum” (“Adesso lascia, o Signore, che se ne vada in pace il tuo servo secondo la tua parola: perché gli occhi miei hanno veduto il Salvatore dato da te”, LC. II,29).

L’ultimo momento era giunto, Giuseppe fece uno sforzo supremo per alzarsi e adorare Colui che gli uomini consideravano quale suo figlio, ma che Giuseppe conosceva per suo Signore e Dio. Egli voleva gettarsi ai suoi piedi e domandarGli la remissione dei suoi peccati. Ma Gesù non permise che egli s’inginocchiasse, e lo ricevette nelle sue braccia.
Così poggiando il venerando capo sul Divin petto di Gesù con le labbra vicino a quel cuore adorabile spirava Giuseppe, dando agli uomini un ultimo esempio di fede e di umiltà.
Era il diciannovesimo giorno di marzo, l’anno di Roma 777, il venticinquesimo dalla nascita del Salvatore.
Gesù e Maria piansero sulla fredda spoglia di Giuseppe, e fecero presso di lui la mesta veglia dei morti.
Gesù lavò egli stesso questo corpo verginale, gli chiuse gli occhi e gli incrociò le mani sul petto; poi lo benedisse per preservarlo dalla corruzione della tomba, e pose a sua custodia gli angeli del Paradiso.
I funerali del povero operaio furono modesti come modesta era stata tutta la sua vita. Ma se parvero tali in faccia alla terra ebbero per altro così grande onore che non vantarono certamente i più gloriosi imperatori del mondo, giacché ebbero presso l’augusta salma il Re e la Regina del Cielo Gesù e Maria.
Il corpo di Giuseppe fu deposto nel sepolcro dei suoi padri, nella valle di Giosafat, tra la montagna di Sion e quella degli Oliveti.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena a San Giuseppe (da recitarsi dal 10 al 18 marzo)

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Primo schema della “Filotea. Introduzione alla vita devota”

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2026

Primo schema della “Filotea. Introduzione alla vita devota”

San Francesco di Sales Filotea

Il 24 gennaio 1604, predicando S. Francesco di Sales in occasione di un’Indulgenza che cadeva il giorno di S. Timoteo, parlò si efficacemente dello zelo di questo santo Vescovo per la salute del suo popolo, che parecchie persone ne furono commosse, fra le quali Luisa di Chàtel, nativa di Normandia, che il signor di Charmoisi aveva sposata a Parigi.
Educata alla Corte, dalla sua giovinezza, questa dama possedeva tutti i vantaggi che il mondo stima, e la sua educazione e le sue belle qualità nutrivano nell’anima sua lo spirito del mondo e mantenevano nel suo cuore l’amore della vanità, opposto alla grazia del cristianesimo:
commossa però dalle parole del nostro Santo venne a gettarsi ai suoi piedi, per manifestargli il desiderio che aveva concepito di convertirsi e darsi a Dio senza riserva.
Il santo Pastore la ricevette come una pecorella smarrita, che dal deserto della vanità torna all’ovile della devozione; cominciò per metterle in iscritto i suoi consigli; e queste lettere formarono in seguito il primo abbozzo dell’ammirabile libro dell’Introduzione alla vita divota (primo schema della Filotea).

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
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Maria a Pontmain/ La via da percorrere per la salvezza è quella della preghiera

Posté par atempodiblog le 16 janvier 2026

Maria a Pontmain/ La via da percorrere per la salvezza è quella della preghiera
Tratto da: La profezia che non finisce. Il filo rosso dei prodigi e dei misteri che nasce da Fatima. Di Savero Gaeta e Andrea Tornielli. Ed. PIEMME

La Madonna a Pontmain

17 gennaio, giorno dell’apparizione […] Viene infatti spontaneo chiedersi quale sia la motivazione della costante presenza della Madonna nella storia dell’umanità, in particolare negli ultimi due secoli.

La risposta, ragionevole e semplice nel contempo, è il profondo desiderio che la Vergine ha di aiutarci, chiedendoci però – come segno della nostra buona volontà – la nostra adesione alle sue richieste.

In uno dei canti mariani più noti e popolari, Santa Maria del cammino, si implora:

“Vieni, o Madre, in mezzo a noi. Vieni Maria quaggiù”.

Lei continua a venire, ma pochi – persino dopo averla invitata – sono poi disposti a riconoscerne la presenza, ad ammettere che quanto vivamente richiesto è stato davvero da Lei corrisposto. […]

«Senza dubbio», spiega padre Livio Fanzaga, «la sequenza di quanto videro i bambini a Pontmain si può raccontare proprio come una sacra rappresentazione, di quelle che nel Medioevo venivano sceneggiate nelle chiese.

Dapprima l’apparizione della Vergine, la cui figura fu poi contornata da un ovale blu con quattro candele spente (due in prossimità delle ginocchia e due all’altezza delle spalle). Il suo vestito era azzurro scuro, trapunto di stelle d’oro, e le mani con le palme rivolte in avanti, in segno di accoglienza (come, nella Medaglia miracolosa).

Mentre tutti i presenti intonavano il Magnificat, le Litanie lauretane e la Salve Regina, su uno striscione bianco ai piedi di Maria si andò componendo la già citata scritta (che oggi è riportata tutt’intorno all’abside della basilica):

“Ma pregate figli miei; Dio vi esaudirà in poco tempo; mio Figlio si lascia commuovere”.

Ella sembrava muovere le labbra per pronunciare queste parole, ma la voce non si udiva. Dopo un po’ le parole sparirono e il volto della Madonna assunse un’espressione di immenso dolore.

A questo punto le comparve sul petto una croce rossa, sulla quale c’era Gesù tutto sanguinante, e sulla sommità la scritta “Gesù Cristo” anch’essa rossastra».

È da notare che, poco prima, una suora aveva iniziato a guidare la recita delle ventisei invocazioni ai martiri giapponesi, composta dai Fratelli delle Scuole cristiane e allora molto popolare in quelle zone, per contare le quali si utilizzava una coroncina rossa.

In sostanza ciò che Maria ci dice a Pontmain è che, anche nelle situazioni più drammatiche, la via da percorrere per la salvezza è quella della preghiera. Preghiera personale e preghiera comunitaria.

Verso la fine dell’anno Don Michel Guérin potrà scrivere al vescovo: «Non mi è possibile contare il numero dei pellegrini che da ogni parte della Francia vengono qui a invocare Maria e a iniziare una vita sinceramente cristiana.

Non ho mai visto nella mia lunga vita qualcosa di più edificante. È una festa continua.

Tutti i giorni, dalle cinque del mattino fino al vespro, si celebrano Messe, senza interruzione, sui tre altari della nostra chiesa».

Cinque mesi dopo l’apparizione, il 29 giugno, si sarebbe registrato il primo miracolo, la guarigione del piccolo poliomelitico Emilio Gratien.

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