Oltre Hitler. Prendere sul serio le parole di Grillo

Posté par atempodiblog le 20 mai 2014

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Gesù è il Verbo di Dio. Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio. La parola è uno degli aspetti che ci distingue da ogni altro essere vivente. Dunque le parole vanno prese sul serio. Accusato da Berlusconi di essere un nuovo Hitler, Grillo ha risposto che lui è “oltre Hitler”.

Chi era Hitler?  Uno che nella biblioteca privata aveva un bassorilievo raffigurante se stesso a braccetto di un cadavere e con il diavolo ben appoggiato col suo mento da caprone sulla sua spalla sinistra. Questa immagine raffigura bene il programma di governo di un uomo sedotto dalla morte che incedeva sicuro sotto la guida di Satana. Nel libro della Sapienza si legge: “Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si consumano per essa e con essa concludono alleanza, perché son degni di appartenerle”; “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono”.

Casaleggio fa propaganda di Grillo paragonandolo a Gesù: “Grillo è come il Messia”; il suo messaggio, afferma, proprio come un tempo quello di Gesù e degli apostoli, ci fa da guida per una nuova palingenesi: “una nuova democrazia diretta che eliminerà le barriere tra cittadino e Stato”.

Le parole vanno prese sul serio: abbiamo qualcuno che vuole essere votato perché oltre Hitler e perché nuovo Messia. Vale la pena di andare a votare e di parlarne con i ragazzi che sembrano interessati ad un simile profeta.

di Angela Pellicciari – La nuova Bussola Quotidiana

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Lettera a Giuliano Ferrara

Posté par atempodiblog le 2 octobre 2013

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Al Direttore,

viviamo affogati – come lei sa bene – nel sangue dei bambini abortiti, nel gelo di quelli congelati, nella desolazione dei vecchi abbandonati alle cure eutanasiche di infermieri, medici, parenti. Stiamo ripudiando – in nome della scienza – i nomi su cui da piccoli abbiamo imparato a sillabare: mamma e papà.

Un uomo, peccatore come tutti, chiamato ad essere papa, ci annuncia una notizia: Dio ci ama. Incredibile a credere! Dio ci ama omicidi come siamo, infedeli, violenti, ladri, invidiosi, avari. Dio ama proprio noi. E, se imbocchiamo la via del ritorno, ci perdona gratis. Wojtyla tanto sapeva questo, tanto captava il bisogno primordiale di misericordia, da trasformare la grande festa della prima domenica dopo Pasqua, la domenica in albis, nella domenica della misericordia.

di Angela Pellicciari

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Il Corriere cancella la storia

Posté par atempodiblog le 28 août 2013

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Telegiornali, giornali e politici non fanno che ripetere una cosa ovvia: le sentenze si eseguono. Quindi, questa la conclusione, Berlusconi è morto. Punto. Questa logica conseguenza, però, normalmente viene passata sotto silenzio. Si ripete solo come un mantra che le sentenze vanno rispettate, che siamo tutti uguali davanti alla legge, che non si possono fare eccezioni di sorta perché crollerebbero le basi dello stato di diritto.

Vero? Falso. Falso perché è falsa la premessa: non siamo tutti uguali. Tanto è così che nessun personaggio pubblico (per non dire nessun industriale) in Italia è mai stato sottoposto a processi senza fine come è capitato a Berlusconi da quando fa politica. Berlusconi è stato accusato di ogni possibile misfatto, compreso quello, davvero inimmaginabile, di aver divulgato sul giornale di famiglia il contenuto di UNA battuta relativa ad una banca (anche noi abbiamo una banca! pressappoco così diceva Fassino) ottenuta tramite intercettazioni telefoniche. Inimmaginabile per chi non ricordasse quante migliaia di battute su e di Berlusconi siano state pubblicate dai giornali grazie alle intercettazioni telefoniche cui è stato sistematicamente sottoposto. O per chi non ricordasse come il nostro presidente del Consiglio sia stato scrupolosamente spiato non per verificare la veridicità di illeciti da lui commessi, ma solo per scovare qualche comportamento (privato!) censurabile. Il caso Ruby insegna.

Che dire? Il Vangelo di ieri aveva parole sferzanti per i farisei. Quelli che parlano bene e agiscono male. I sepolcri imbiancati. In questa categoria primeggia, sembra a me, il Corriere della sera. Nell’editoriale di ieri Galli della Loggia spiegava come il centro destra non esista, non sia mai esistito e mai, di questo passo, esisterà. Partendo dalla constatazione -ovvia dal suo punto di vista- che al Cavaliere non restino che due strade: o l’Apocalisse (scritta con la maiuscola) o il Tramonto (anche questo scritto con la maiuscola), Galli faceva una diagnosi cupa: al centro destra con il Sole (maiuscolo) al tramonto non resta che la dissoluzione. Ergo: la parte “moderata” della nazione va incontro ad una profonda crisi di rappresentanza politica.

E qui viene il bello: Galli arriva a dire che la crisi dell’ala moderata viene da lontano e caratterizza “l’intera storia della Repubblica”. E così: “se ci si pensa con attenzione una tale area in settant’anni non ha espresso che due formazioni significative: l’Uomo Qualunque (che visse una brevissima stagione dal 1944 al 1947) e Forza Italia”. Davvero strabiliante! Galli non solo paragona Forza Italia, largamente maggioritaria per due decenni, ad un movimento marginale durato tre anni. Galli semplicemente ignora la storia di larghissima influenza, prestigio e risultati ottenuta dall’ala moderata al potere per un cinquantennio: la Democrazia Cristiana.

Galli mette la DC semplicemente fra parentesi. Parlando della crisi che –questa la tesi- caratterizzerebbe da sempre i moderati italiani, sostiene che questa crisi “per mezzo secolo è stata tenuta celata dalla presenza surrogata del partito cattolico, dalla Democrazia cristiana”. La DC infatti “aveva natura e origini diverse”. Delle due l’una: o il partito dei cattolici non è stato un partito moderato, affermazione che sembrerebbe azzardata, oppure il partito cattolico non va considerato parte dell’area moderata per l’anomalia di essere cattolico.

Il Corriere scorda non la storia repubblicana di settant’anni, ma la storia italiana di centocinquanta anni. L’Italia liberale e fascista –entrambe anticattoliche o, perlomeno, rette da anticattolici- non hanno nemmeno lontanamente procurato alla popolazione italiana le conquiste di libertà e benessere che hanno saputo garantire i cattolici in politica. Ma i cattolici, si sa, sono “surrogati” che per definizione non devono essere presi in considerazione.

Il Corriere insiste nel suggerire educatamente, dolcemente, insistentemente, la propria visione di come dovrebbe essere l’Italia. Diversa da quella che è. Guidata da chi e per fare gli interessi di chi?

di Angela Pellicciari – Il Tempo

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Un, due, tre stella!

Posté par atempodiblog le 31 juillet 2012

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Non sono ciellina e non conosco Formigoni. Da mesi assisto con crescente sgomento alle accuse echeggiate da tutti (praticamente tutti) i giornali contro il Governatore della Lombardia. Mentre parte della magistratura milanese gioca al gatto e al topo, il popolo dei giornalisti ha da tempo emesso la sentenza di colpevolezza nei suoi confronti. Cosa sta a fare ancora Formigoni ai piani alti del Pirellone? Perché non ha avuto il buon gusto di dimettersi? E perché non ha ancora risposto alle domande di Repubblica, secondo lo stile ormai collaudato del giornale?
Presentatori televisivi e commentatori radio lo ricordano in ogni possibile occasione: Formigoni è colpevole. E’ l’unica cosa che non si discute. Che è assodata. Ieri poco prima delle 19 su Sky un esperto che non so chi sia, sornione, alludeva scherzoso alla necessità che i siciliani adottino un comportamento lombardo. Escludendo, come ovvio, il governatore…
Rispetto all’ammiccante sorriso Sarkosy-Merkel ai danni di Berlusconi qui c’è di più. Qui c’è molto di più. Qui non c’è ombra di sorriso. C’è sprezzo.
Quando capita, perché capita, di fare il raffronto fra le varie regioni italiane, la Lombardia risulta sempre in testa. In testa a tutti i possibili test. Naturalmente perché in Lombardia c’è una terra che produce da sola buon governo, perché in quei casi la persona che da diciassette anni la governa non viene mai citata! Formigoni è cattolico. E come cattolico sa che la persecuzione suole accompagnare i seguaci di Gesù. Insieme al cento per uno e alla vita eterna.
Il problema al di là di tutto non è Formigoni. A rendergli giustizia e a consolarlo penserà lo Spirito Santo. Il problema siamo noi. Noi cattolici italiani. Non cattolici liberali, né democratici, né sociali, né progressisti. Cattolici e basta. Abbiamo lasciato Formigoni solo. Completamente solo. Todi uno, Todi due, Todi tre: dove stanno i cattolici, quando il più importante di loro, l’unico di loro che in politica conti qualcosa, il governatore della regione Lombardia, viene fatto a pezzi?
A cosa servono cattolici come questi? Che vengano i matrimoni omosessuali, le adozioni omosessuali, le sperimentazioni genetiche di ogni tipo! Noi che siamo puri e in grado di giudicare le persone (non gli atti di un governo, non i risultati di un governo), passiamo evidentemente il tempo a baloccarci con le camicie a fiori o con qualche giorno di vacanza ai Caraibi.
Se le cose stanno così è giusto che venga la fine della civiltà cristiana e, con essa, la fine del rispetto per l’uomo, per i figli, per la famiglia: ce lo meritiamo.

di Angela Pellicciari

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A bocce ferme

Posté par atempodiblog le 21 juin 2011

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A bocce ferme, a qualche giorno di distanza, mi sembra utile collegare qualche fatto.
Roma, si sa, è la capitale mondiale del cattolicesimo. A Roma c’è il papa. A Roma c’è un sindaco, che personalmente ho votato, proveniente dal centro-destra. Nel Lazio c’è un governatore, che personalmente ho votato, proveniente dal centrodestra. A Roma c’è stata sabato scorso una grande manifestazione di allegria omosessuale: il gay pride. Che cosa è un gay pride? Un’esibizione di comportamenti omosessuali. Un’ubriacatura di sesso cantata, ballata, sfrontata. Un’ostentata ridicolizzazione della chiesa, del papa e di quanti si azzardano a ricordare che Dio si è rivelato e ci ha indicato la strada della vita e della felicità.
Il gay pride: un preteso rispetto per tutti che impone a tutti l’approvazione del proprio modo di intendere la sessualità. Un diritto gridato ai comportamenti sessuali privati, comportamenti che nessuno mette in discussione, perché, appunto, privati. La negazione della legittimità dei sentimenti di pudore e di decoro di chi non apprezza la pubblica esibizione della vita sessuale, omo o etero che sia. L’obbligo per tutti di applaudire la mancanza del senso del limite e, quindi, di equilibrio.
Curioso. Curioso che tutto ciò sia sponsorizzato dall’ambasciatore statunitense che ha promosso il momento clou della manifestazione: l’esibizione di lady Gaga. Perché mai un ambasciatore dovrebbe promuovere una cantante che si fa portavoce della bellezza dell’omosessualità? Perché poi dovrebbe farlo proprio a Roma, la capitale del cattolicesimo dove la maggioranza della popolazione è cattolica? Viene da pensare che il mondo “illuminato”, quel mondo che già, utilizzando i Savoia all’epoca dell’unità d’Italia, ha provato ad insegnarci i canoni della civiltà, vale a dire la luce della morale progressista, viene da pensare che quel mondo continui imperterrito nella propria missione: dirozzare gli italiani, farli diventare moderni, far loro dimenticare l’attaccamento alla famiglia che da millenni ci distingue.
Non a caso nell’Humanum genus del 1884 Leone XIII scriveva che all’interno del mondo settario vengono scelte “persone che dichiarano e propongono di usare ogni accorgimento e artificio per soddisfare la moltitudine di sfrenata licenza”. E perché mai si dovrebbe diffondere la licenza? Per soggiogare la popolazione “al proprio potere arbitrario” e renderla così “facilmente incline all’ascolto”. Detto in una parola: per desiderio di potere. Perché la licenza rende gli uomini privi di volontà, quindi condizionabili.
Chiudo con due considerazioni. La prima: sono anni che il comportamento privato, ripeto, strettamente privato, di Berlusconi viene messo alla berlina e condannato dalla stampa (nazionale ed internazionale), dai politici e da moralisti di varia osservanza. Con che coerenza queste persone possono benedire, osannare, pubblicizzare, una manifestazione pubblica di “liberatoria” esibizione di vita sessuale?
Secondo: a sponsorizzare questa manifestazione hanno concorso il sindaco di Roma e il governatore del Lazio. Quando li ho votati non avrei immaginato che lo avrebbero fatto.

di Angela Pellicciari – Il Tempo

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Kiko Argüello ha composto una sinfonia dedicata al popolo ebraico in ricordo della Shoà

Posté par atempodiblog le 25 avril 2011

Kiko Argüello, fondatore con Carmen Hernandez del Cammino Neocatecumenale, ha appena composto una sinfonia dedicata al popolo ebraico in ricordo della Shoà.

Kiko Argüello ha composto una sinfonia dedicata al popolo ebraico in ricordo della Shoà dans Angela Pellicciari kikoarguello

Kiko suona bene la chitarra, ha fatto decine di canti per aiutare la preghiera dei fratelli durante le celebrazioni liturgiche, ma non è un musicista.

Quando mi vengono i dubbi sull’esistenza di Dio, penso che Kiko e Carmen non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto se Dio non esistesse. In poco più di 40 anni sono sorti 78 seminari, 4000 donne del Cammino sono entrate nei monasteri di clausura, migliaia di coppie con tantissimi figli sono disponibili ad andare in missione in ogni parte del mondo, 600 delle quali già partite. E adesso la sinfonia. San Paolo dice che è Dio a suscitare il volere e l’operare. Fatto sta che Kiko ha concepito un trittico sinfonico il cui tema centrale è la sofferenza degli innocenti e lo ha realizzato in pochissimo tempo: «Ho visto che mi sorgeva spontaneo dire come doveva suonare il fagotto, o l’oboe, o l’arpa». Lo scandalo della sofferenza degli innocenti ha portato a metà degli anni ’60 un Kiko appena convertito a vivere insieme agli zingari in una borgata di Madrid. Non voleva predicare, non voleva aiutare nessuno, voleva solo stare ai piedi della croce degli ultimi fra gli ultimi. A distanza di mezzo secolo, la sofferenza degli innocenti, di Gesù e di Maria, ha portato Kiko a comporre musica e il suo è un intento catechetico: la sinfonia è eseguita all’interno di una celebrazione liturgica in cui la Parola si intreccia con la musica. Dopo aver ascoltato il concerto, l’incaricato delle relazioni tra la chiesa cattolica e il popolo ebraico rabbino Rosen, visibilmente commosso, ha raccontato un dialogo chassidico: ci sono due amici e l’uno chiede all’altro: «Boris, tu mi ami? Certo che ti amo. Boris, tu sai quello che mi fa soffrire? Ma come posso sapere cosa ti fa soffrire? E allora, Boris, se non sai cosa mi fa soffrire, come puoi dire che mi ami?». Rosen ha aggiunto: «Questa opera musicale ha una grande intuizione, perché ha saputo – anche se è un’opera cristiana – esprimere l’identità ebraica, la sofferenza ebraica e la speranza ebraica». La sofferenza degli innocenti è stata eseguita in questa Settimana Santa alla Domus Galilaeae (il Centro internazionale del Cammino neocatecumenale sul lago di Tiberiade) da un’orchestra e un coro di 120 musicisti del Cammino provenienti da Spagna, Italia e Polonia: il martedì di fronte ad un pubblico di 800 arabi, il giovedì davanti a 900 ebrei, fra cui cinque rabbini. Arabi ed ebrei hanno avuto una reazione analoga: attenzione, stupore, commozione. Kiko pensa che questa sinfonia possa avvicinare gli atei a Dio ed immagina che la musica unita alla Parola possa toccare il cuore dei pagani. Immagina di continuare a New York, Berlino, ovunque, utilizzando la sinfonia-catechesi come luogo di incontro nell’atrio dei pagani. Quell’atrio del tempio di Gerusalemme in cui era permesso l’accesso anche ai pagani che si interrogavano su Dio. « A Dio nulla è impossibile » dice l’angelo Gabriele a Maria annunciandole l’incarnazione di Dio nel suo seno. A Dio nulla è impossibile e la fantasia dello Spirito Santo è inesuaribile: in questo caso si è servita di una toccante sinfonia composta da Kiko Argüello che non è musicista. Buona Pasqua.

di Angela Pellicciari – Il Tempo

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Per il nostro bene riconosciamo il male

Posté par atempodiblog le 15 avril 2011

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“Tu seguimi”: così dice Gesù a Pietro nell’apparizione sul lago di Tiberiade (Giovanni 21, 22). E Pietro segue Cristo: crocifisso anche lui, anche se a testa in giù, non ritenendosi degno di essere trattato come il Maestro. Durante i primi tre secoli dell’era cristiana diventare papa equivaleva ad un’assicurazione sul martirio. Dal IV all’VIII secolo, fino alla creazione dello stato pontificio, i papi sono esposti ai capricci spirituali del dispotismo imperiale bizantino.
Baluardo di civiltà e di libertà, la chiesa eredita e porta a compimento l’universalità romana: “Qui non c’è più greco o giudeo, circoncisione o in circoncisione, barbaro o scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti”, scrive Paolo ai colossesi. Nella devastazione della parte occidentale dell’impero, è la chiesa (con i papi che la guidano) che per otto secoli regge l’urto delle invasioni. I monaci evangelizzano e romanizzano i barbari, impedendo la dispersione del patrimonio culturale classico.
Tanto grande è il prestigio del papato, tale è l’affetto e la gratitudine che circondano questa istituzione, che è proprio un papa, Leone III, a dar vita nella notte di Natale dell’800, a quella novità storica radicale che è il Sacro Romano Impero.
Al passaggio del primo millennio la chiesa ha ultimato l’evangelizzazione dei barbari e l’Europa cristiana ha una vitalità prorompente che esploderà nella costruzione, ovunque, di splendide cattedrali, abbazie, conventi; nell’invenzione delle università; nella formazione di nuovi ordini religiosi al servizio delle più varie esigenze della popolazione povera.
Nel XIV secolo all’endemico conflitto con l’imperatore (il potere temporale non ha mai tollerato l’autonomia di quello spirituale), si aggiunge quello col re di Francia ed il papato, in un’epoca di incipiente nazionalismo e di scarso eroismo, si trasferisce ad Avignone: il medio evo è finito. Da allora la chiesa è nuovamente, e apertamente, sotto attacco. La catastrofe religiosa, culturale, economica, artistica e politica della Riforma, divide la cristianità, introduce un nuovo tipo di assolutismo e conduce ad un odio manifesto per la chiesa cattolica, “papista”. Odio, disprezzo, guerra, menzogna, si riversano contro la chiesa e contro i papi. Bisognerà aspettare tre secoli però, perché la violenza dell’odio anticattolico raggiunga Roma e l’Italia. Nel 1870, con l’osanna di tutte le potenze protestanti, liberali e massoniche, la Roma universale e cattolica cade. Il papa è prigioniero in Vaticano. Nel 1929 torna la libertà, ma non si interrompono i tentativi di far tacere il pontefice. Stalin si chiederà ironicamente quante divisioni abbia il papa, sta di fatto che è proprio un papa a dare il colpo di grazia al comunismo sovietico.
Con papa Wojtyla Roma torna ad essere quello che è sempre stata: una città universale. Basta vedere il video dei funerali di Giovanni Paolo II: tre Presidenti degli Stati Uniti in ginocchio davanti alla sua salma e tutto il mondo, alla lettera, convenuto a Roma per rendergli omaggio. Ma papa Wojtyla, il giramondo araldo di Dio, prima di essere esaltato, era stato calunniato in ogni modo. Avevano persino provato, e  in più occasioni, a toglierlo di mezzo: troppo scomodo.
Adesso ricominciamo. Il papa non sta zitto: il papa deve essere azzittito. Messo in condizioni di non nuocere. Il papa va difendendo la popolazione africana dalle cure per lei preparate da un mondo spietato che vuole comandare e decidere quanti figli debbano essere messi al mondo? Il papa è un pericoloso avversario la scienza ed è urgente che chieda scusa. Il papa combatte i pedofili all’interno della chiesa, giungendo a riaprire un caso dolorosissimo di un fondatore di un ordine ramificato e potente come i Legionari di Cristo? Il papa protegge i pedofili.
Niente di nuovo sotto il sole. Gesù è accusato di cacciare i demoni col potere di Satana: a Pietro è chiesto di non avere paura e di seguirlo. A noi che non siamo Pietro è chiesto di avere un po’ di cervello e, per il nostro bene, saper discernere dove sta il male e chi lo difende.

di Angela Pellicciari – Il Tempo

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Domenica in famiglia

Posté par atempodiblog le 19 mars 2011

Domenica in famiglia dans Angela Pellicciari preghierafamiliare

Perfino l’Inghilterra che, insieme agli Stati Uniti, guida da sempre la danza del progresso verso un mondo felice senza regole, perfino l’Inghilterra sta facendo marcia indietro e scoprendo che la famiglia è un valore. Nel senso che rende. Rende in sicurezza sociale e rende perché fa risparmiare soldi allo stato.
Adesso, da noi, stiamo scoprendo che, “per far ripartire la macchina dello stato”, bisogna smettere di fare festa la domenica. Bisogna cioè smantellare quel poco che resta della famiglia.
Siamo davvero convinti che rendere tutti i giorni uguali faccia bene all’economia? Siamo convinti che impedire ad un padre o una madre di passare la domenica coi figli pregando, pranzando, chiacchierando e giocando, sia un ostacolo alla crescita? C’è qualcosa che viene prima del lavoro e dei soldi, ed è la vita. E questa bisogna imparare a gestirla bene. Per farlo c’è bisogno di tempo e di tener conto delle “parole” (i dieci comandamenti) che ci sono state rivolte. Parole che Dio ci ha dato perché fossimo felici: per metterci in grado di schierarci dalla Sua parte, e cioè dalla parte della vita.
Il limite, i comandamenti, sono un regalo di Dio all’uomo. “Ricordati di santificare le feste”: ricordati che non sei Dio, ricordati che l’esistenza non ti appartiene di diritto ma ti è stata regalata. Ricordati che senza Dio diventi schiavo: dei soldi, del potere, del vuoto di una vita senza differenze, senza ruoli, senza stagioni, senza attese; ricordati che lo stesso benessere è un dono di Dio.
Costantino, il primo imperatore cristiano, queste cose le sapeva. E infatti la legislazione romana con lui cambia: non solo diventa proibito bollare in faccia i condannati ai lavori forzati a ai giochi del circo non essendo più lecito deturpare il volto umano fatto ad immagine della bellezza celeste, non solo sono proibiti il concubinaggio e la separazione delle famiglie di schiavi, non solo vengono vietati i giochi gladiatori e la crocifissione, ma viene introdotta la “legge domenicale” che stabilisce il riposo per i tribunali ed i lavoratori manuali.
Il tempo non è tutto uguale. Il tempo è scandito da feste: di Pasqua in Pasqua, di domenica in domenica. Il tempo non è vuoto. Il tempo è pieno del senso dell’attesa: attesa del giorno di riposo. Fino al riposo pieno e totale dove non ci sarà più né morte né lutto. La domenica, la festa, a quel tempo rimandano. Per questo ne abbiamo bisogno: per custodire il senso della vita e la speranza.
L’abolizione della domenica non dà una scossa all’economia. Dà una scossa alla persona e a quello che resta della famiglia. La signora Brambilla sarà ministro della repubblica, ma queste cose, che non riguardano la vita degli animali, non le sa. Nei quasi due millenni d’Italia cattolica abbiamo prodotto una tale infinità d’opere d’arte che ci permetterebbero, con un turismo gestito bene, di essere i primi al mondo. Il Bel Paese non è diventato tale abolendo i giorni di festa.

di Angela Pellicciari – Il Tempo

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Il cristianesimo rende liberi

Posté par atempodiblog le 26 janvier 2011

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La chiesa ha una missione che ha dell’incredibile: i cristiani annunciano che la morte è vinta dalla risurrezione di Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto in croce perché noi non morissimo più. Questo messaggio di felicità al di là dell’immaginabile, che incarna una speranza molto superiore a qualsiasi aspettativa avessimo potuto concepire nei nostri sogni più arditi, quando raggiunge il cuore di un uomo, lo trasforma. Perché lo rende libero dalla paura. Da quella paura della morte che condiziona tutte le nostre scelte.
Il cristianesimo rende liberi. Toglie il peso dell’oppressione del peccato, cioè della lontananza da Dio. E questo, quando succede, si vede.

Angela Pellicciari

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Così salvai la mia vita dopo il Sessantotto

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2011

Così salvai la mia vita dopo il Sessantotto
di Angela Pellicciari
Tratto da: Liberal

Così salvai la mia vita dopo il Sessantotto dans Angela Pellicciari angelapellicciari

Raccontare la propria vita a sconosciuti, sconosciuti che per di più non si hanno davanti agli occhi, non è cosa facile. Ci proverò perché mi è stato chiesto e perché mi sembra giusto rispondere alla richiesta. La mia vita è legata al Cammino neocatecumenale nel senso che è rinata grazie alla predicazione e all’affetto di Kiko e Carmen. Questo avveniva quando avevo 23 anni e mi ero letteralmente persa.

Avevo cercato la giustizia e la verità, ma lontano da Dio che non conoscevo, e mi ero imbattuta nel ’68 vissuto con passione come se fosse una missione. Ribelle per temperamento e storia, ero precipitata senza accorgermene in un vortice distruttivo di non senso e disprezzo per me stessa e per gli altri.

Una storia sentimentale finita nel peggiore dei modi mi aveva gettato in una disperazione cupa che mi rendeva difficile, la mattina, iniziare la giornata. A vent’anni la mia vita doveva ancora cominciare e per me era già finita. Questo il contesto in cui Dio ha deciso di farsi conoscere. Una notte, mentre prendevo in mano i pezzi della mia vita (soffrivo di una lucida forma di pazzia, era come se il mio io fosse “andato in pezzi” e non riuscissi più a convivere con me stessa), mentre contemplavo la catena dei “peccati” che inesorabilmente mi aveva condotto al punto in cui ero, mentre in una parola toccavo il fondo dell’angoscia, mi è apparso come un mare di fuoco. Un fuoco vivo. Sapevo che in quel mare c’era Dio. Ma come potevo incontrarlo?

L’ascolto della predicazione in una catechesi per adulti mi ha ridato speranza: mi veniva annunciato che Dio è amore. Che Dio mi amava così come ero e mi donava gratuitamente la possibilità di essere guarita dalle ferite e liberata dalla disperazione. Quell’amore che avevo cercato con tutte le mie forze senza riuscire ad incontrarlo mi veniva incontro come l’Assoluto e si faceva garante della possibilità di amare.

Il Cammino è la comunità. La comunità è quanto avevo cercato senza trovarla. La comunità è un gruppo di fratelli che non si sono scelti, che casualmente (ma il caso non esiste, è Provvidenza) si sono trovati ad ascoltare insieme una predicazione, l’hanno accolta, ed hanno acconsentito a fare un percorso di conversione insieme. Insieme vuol dire conoscendo le debolezze gli uni degli altri, le insopportabilità, le insofferenze, le stoltezze, le idiosincrasie, le invidie, le gelosie, eppure continuare a riunirsi perlomeno due volte a settimana per pregare e passare una giornata al mese insieme in “convivenza”. Tutto questo è possibile perché c’è Dio come garante. Perché piano piano si impara a volersi bene. Perché si impara il perdono. Perché si impara, anche, a dare la vita. Sia nel senso di metterla a disposizione per l’evangelizzazione, sia nel senso di mettere al mondo tutti i figli che la generosità di Dio manda.

Il Cammino è come un fiume che risana. Risana e rende possibile la vita insieme. A cominciare dalle coppie che non si separano. Dalle famiglie che si riuniscono. Dai figli che restano in comunità, nonostante il mondo vada da un’altra parte, perché vedono l’eroicità della fede dei loro genitori. Imparano che la fede non è una sovrastruttura e che non si tratta di prediche: si tratta di vivere nella quotidianità comportamenti impossibili alle sole forze umane.

Quanto a me, con gli anni, anzi, con i decenni, la mia vita è stata risanata. Da tutti i punti di vista, a cominciare dalla sessualità. Essendo separata, ero chiamata a vivere in castità. Ma senza un concreto e costante aiuto di Dio, bisognosa di affetto come sono, mi sarebbe stato impossibile praticarla. Mi è stato dato anche –e a cinquant’anni!- un discreto successo professionale. Quando molti vanno in pensione ho cominciato una nuova attività: quella di storica e di saggista. Ho visto che è possibile morire sperando nella risurrezione e non dubitare dell’amore di Dio in agonie lunghe mesi. Terrorizzata da sempre dalla morte che mi fa orrore e che nessuna catechesi del mondo è riuscita a farmi sembrare “naturale”, mi è stato concesso di vivere un’esperienza di tumore che avrebbe potuto essere molto seria (anche se poi così non è stato) in pace.

Che dire? Il Cammino è un fiume in piena. Ricco di acque. E’ una seria “iniziazione per adulti” alla fede, stracarico di frutti: itineranti, famiglie in missione, seminaristi e preti (più di 70 sono i seminari del Cammino nelle varie parti del mondo), monache di clausura (circa 4000 le sorelle entrate in convento), missioni ad gentes, evangelizzazione a tappeto di tutti i quartieri delle città, missioni popolari: fratelli che vanno due a due (come insegnato da Gesù) ad annunciare (come, fino a qualche tempo fa’, facevano solo i testimoni di Geova) dappertutto -nelle strade, negli ospedali, nelle giardini pubblici, ovunque- che il regno dei cieli è arrivato con la vittoria sulla morte di Gesù. Il Cammino è anche una predicazione inesauribile, assistita in modo manifesto dagli incredibili doni dello Spirito Santo. La predicazione di Kiko e Carmen è sempre fresca, nuova, profonda. Esistenziale, viva. Come l’ultima immagine che Kiko ci ha consegnato per il Family Day di Madrid (di cui è stato l’inventore): il mondo, ha detto, ci vuole far credere che la nostra vita sia come un transatlantico che non va da nessuna parte. Ma non è vero. “Non è vero che questo transatlantico sta fermo in un mare oscuro. Non è vero che la nave che è la nostra vita non va da nessuna parte! La nostra nave sta camminando verso la Gerusalemme celeste”.

Potrei dire di più? Posso solo aggiungere che non ho esagerato.

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Ridicoli moralismi

Posté par atempodiblog le 23 novembre 2010

Ridicoli moralismi dans Angela Pellicciari angelapellicciari

“Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri”: così diceva il duca D’Aragua ne I Viceré di De Roberto. Fare gli affari nostri è lo sport degli italiani 150 anni dopo la loro unificazione. Solo che ciascuno scambia gli affari suoi per l’esercizio del pubblico interesse.
Penso che l’accanimento giudiziario di cui è oggetto l’onorevole Berlusconi sia evidente al di là di ogni possibile dubbio. Penso anche che l’elenco -che comincia ad essere lungo- dei salvatori della patria autoproclamatisi tali o come tali invocati da autorevoli storici e giornalisti, abbia il piccolo particolare di non aver nulla a che fare con l’espressione della volontà popolare. Fautori di un governo tecnico sono anzitutto Massimo D’Alema e Gianfranco Fini. Guarda caso accomunati da un passato antidemocratico che l’uno (D’Alema) non ha mai sconfessato, mentre l’altro (Fini) si è affrettato a farlo all’improvviso durante un viaggio in Israele. In quell’occasione Fini ha definito Mussolini “male assoluto” mentre fino a poco tempo prima apostrofava il dittatore fascista come il più grande statista del XX secolo. Fra il male assoluto e il grande statista Fini non ha gettato ponti: non si capisce quindi come un uomo maturo sui cinquant’anni possa passare da una valutazione all’altra senza colpo ferire.
All’inizio dell’estate il Corriere ha cominciato la campagna di cui oggi vediamo gli effetti maturi: governo tecnico. Tutti dentro meno Berlusconi. E perché? Per quello che vale ho votato Berlusconi convinta e convinta lo rivoterei. Mi si rinfaccia spesso: come fai, tu che sei cattolica, a votare per un uomo la cui vita privata è così sfacciatamente immorale?
Questa domanda presuppone un’ignoranza radicale di cosa sia il cattolicesimo. Che non è moralismo. Siamo una nazione in cui ogni desiderio individuale viene scambiato per diritto. In cui ciò che è liberamente scelto diventa automaticamente lecito. Ricorriamo quotidianamente ad una massa di maghi ed oroscopi. Siamo immersi nella pornografia e, a sentire don Di Noto, i siti pedopornografici sono decine di migliaia. Abbondiamo di satanisti ed organizziamo viaggi di piacere nei luoghi dell’orrore dove una ragazzina è stata ammazzata e ci scandalizziamo perché un uomo ricco organizza festini?
Il punto è un altro. Il punto è che abbiamo smesso di collegare la morale alla conoscenza, riducendoci alla pratica di un ridicolo ed opprimente moralismo di massa. Abbiamo smesso di interrogarci sul bene e sul male e siamo solo capaci di emettere giudizi di condanna senza mettere in discussione la nostra condotta. E’ vero: siamo una nazione allo sfascio. Ma lo siamo perché abbiamo smesso di far funzionare il cervello. La morale è il frutto della conoscenza, non il contrario.
Siamo diventati una nazione senza Dio. Una nazione che ha dimenticato la buona notizia: Gesù è venuto per salvare i peccatori. Cioè noi. La patria del cattolicesimo ha compiuto un’apostasia di massa e non sa nemmeno più cosa sia il peccato. Abbiamo scordato che il peccato ci toglie la vita perché ci separa da Dio autore della vita. E così un prete, durante l’omelia al funerale della ragazza assassinata, può augurarsi che “le bestie” che hanno compiuto un simile misfatto non facciano parte della comunità dei fedeli locali. Ma come? La buona notizia è che Gesù è venuto per quelle bestie. Perché quelle bestie possano cambiare vita e smettere di essere tali.
Non è possibile uscire dalla crisi che, prima che economica, è culturale e morale, senza tornare a Dio. Senza ricordare che i comandamenti sono la via per la vita. E che infrangerli procura l’infelicità e la morte. A mio modo di vedere non è giustificando una cultura vitalista e pagana che si fa l’interesse di Berlusconi e di tutti noi. Conviene chiamare le cose col loro nome: la verità e la vita fanno a pugni col peccato.

di Angela Pellicciari – Il Tempo

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