Visitiamo Gesù in questa novena

Posté par atempodiblog le 19 décembre 2021

Visitiamo Gesù in questa novena dans Avvento Santa-Famiglia

Ecco l’amabilissimo Gesù che sta per nascere nella nostra commemorazione delle prossime feste; e poiché nasce per visitarci da parte dell’Eterno Padre, e i pastori e i Re verranno reciprocamente a visitarlo nella sua culla, visitatelo voi pure in questa novena, carezzatelo, alloggiatelo nel vostro cuore, adoratelo frequentemente, imitate la sua umiltà, la sua povertà, la sua obbedienza e mansuetudine: pigliate una delle sue care lacrime e mettetela sul vostro cuore, affinché il vostro cuore non senta più altra tristezza che quella che rallegra questo Bambino.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Il Papa: san Giuseppe insegna il silenzio, lo spazio in cui lo Spirito parla e consola

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2021

Il Papa: san Giuseppe insegna il silenzio, lo spazio in cui lo Spirito parla e consola
Nella quarta catechesi dedicata alla figura del padre terreno di Gesù, Francesco invita a imparare da lui la dimensione dell’interiorità che permette alla voce di Dio dentro di noi di esprimersi: ci aiuta a guarire il nostro parlare ed evitare “adulazione, bugia e calunnia”
di Alessandro Di Bussolo – Vatican News

Il Papa: san Giuseppe insegna il silenzio, lo spazio in cui lo Spirito parla e consola dans Articoli di Giornali e News san-Giuseppe

Impariamo da Giuseppe, che nei Vangeli non parla mai, ma fa, a coltivare il silenzio, per lasciare spazio alla Parola di Dio e permettere allo Spirito Santo di rigenerarci e di guarire la nostra lingua, perché non ferisca più i fratelli. Impariamo da lui ad unire al silenzio l’azione. E’ l’invito rivolto a tutti da Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale di oggi, la quarta dedicata alla figura del padre terreno di Gesù. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Il suo silenzio lascia spazio a Gesù, Parola fatta carne
In un Aula Paolo VI vestita a festa in questo cammino verso il Natale, accanto al presepe allestito dai giovani di Gallio, il Papa parla di san Giuseppe come “uomo del silenzio”, dopo aver illustrato l’ambiente in cui è vissuto, il suo ruolo nella storia della salvezza e il suo essere giusto e sposo di Maria. E’ importante, aggiunge a braccio, “pensare al silenzio in quest’epoca” nella quale sembra non abbia valore. E ricorda che “i Vangeli non ci riportano nessuna parola di Giuseppe di Nazaret”, non perché fosse taciturno, ma per “lasciare spazio alla presenza della Parola fatta carne, a Gesù”, come sottolinea anche sant’Agostino. Possiamo dire, aggiunge ancora Francesco uscendo dal discorso preparato, “che il ‘pappagallismo’, parlare come pappagalli, continuamente, diminuisce un po’”.

Recuperiamo la dimensione contemplativa della vita
Ma, prosegue Francesco “il silenzio di Giuseppe non è mutismo; è un silenzio pieno di ascolto, un silenzio operoso, un silenzio che fa emergere la sua grande interiorità”. E Gesù, nella casa del falegname di Nazaret, è cresciuto a questa “scuola”, cercando sempre “spazi di silenzio nelle sue giornate”, invitando i suoi discepoli a fare la stessa esperienza.

“Come sarebbe bello se ognuno di noi, sull’esempio di San Giuseppe, riuscisse a recuperare questa dimensione contemplativa della vita spalancata proprio dal silenzio”.

Ma tutti noi sappiamo per esperienza che non è facile: il silenzio un po’ ci spaventa, perché ci chiede di entrare dentro noi stessi e di incontrare la parte più vera di noi.

Senza questo allenamento, il nostro parlare si ammala
Impariamo da San Giuseppe, è l’invito del Pontefice, “a coltivare spazi di silenzio, in cui possa emergere un’altra Parola, cioè Gesù: quella dello Spirito Santo che abita in noi e che porta Gesù”.

Non è facile riconoscere questa Voce, che molto spesso è confusa insieme alle mille voci di preoccupazioni, tentazioni, desideri, speranze che ci abitano; ma senza questo allenamento che viene proprio dalla pratica del silenzio, può ammalarsi anche il nostro parlare. Esso, invece di far splendere la verità, può diventare un’arma pericolosa. Infatti le nostre parole possono diventare adulazione, vanagloria, bugia, maldicenza, calunnia.

Gesù: chi calunnia il prossimo è omicida
Se il Libro del Siracide ricorda che “ne uccide più la lingua che la spada”,  Gesù lo ha detto chiaramente, sottolinea Papa Francesco: “chi parla male del fratello e della sorella, chi calunnia il prossimo, è omicida”. E l’apostolo Giacomo, nella sua Lettera, sviluppa il tema del potere, positivo e negativo, della parola: “Dalla medesima bocca – scrive -escono benedizioni e maledizioni”.

“Questo è il motivo per cui dobbiamo imparare da Giuseppe a coltivare il silenzio: quello spazio di interiorità nelle nostre giornate in cui diamo la possibilità allo Spirito di rigenerarci, di consolarci, di correggerci”.

Non dico di cadere in un mutismo, no. Silenzio. Ma tante volte, ognuno di noi guardi dentro, tante volte stiamo facendo un lavoro e quando finiamo subito cerchiamo il telefonino per fare un’altra… sempre stiamo così. E questo non aiuta, questo ci fa scivolare nella superficialità.

Giuseppe ha unito al silenzio l’azione
La profondità del cuore “cresce col silenzio, silenzio che non è mutismo – completa il discorso a braccio il Papa – ma che lasci spazio alla saggezza, alla riflessione e allo Spirito Santo. Noi abbiamo paura dei momenti di silenzio, non abbiamo paura! Ci farà tanto bene”. E il beneficio del cuore che ne avremo, spiega, “guarirà anche la nostra lingua, le nostre parole e soprattutto le nostre scelte”. Infatti, conclude Francesco, Giuseppe ha unito al silenzio l’azione, “non ha parlato, ma ha fatto”, mettendo in pratica l’ammonimento di Gesù ai discepoli: “Non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. Il suo consiglio finale è “parlare giusto, mordersi un po’ la lingua che fa bene qualche volta, invece di dire stupidaggini”.

La preghiera: insegnaci a riscoprire le parole che edificano
In conclusione il Pontefice regala, come nelle precedenti catechesi sul patrono della Chiesa universale, una preghiera.

“San Giuseppe, uomo del silenzio, tu che nel Vangelo non hai pronunciato nessuna parola, insegnaci a digiunare dalle parole vane, a riscoprire il valore delle parole che edificano, incoraggiano, consolano, sostengono. Fatti vicino a coloro che soffrono a causa delle parole che feriscono, come le calunnie e le maldicenze, e aiutaci a unire sempre alle parole i fatti. Amen”.

La preghiera per le vittime dell’esplosione ad Haiti
Al termine dell’udienza, Papa Francesco ricorda la tragedia avvenuta ieri ad Haiti, causata dallo scoppio di un’autocisterna che trasportava carburante a Cap-Haitien. Circa 70 le vittime, tra cui numerosi bambini, e decine i feriti. “Povero Haiti – commenta – una dietro l’altra, è un popolo in sofferenza… Preghiamo per Haiti: è gente buona, gente brava, gente religiosa ma sta soffrendo tanto”. Francesco si dice “vicino agli abitanti di quella città e ai familiari delle vittime come pure ai feriti”, e invita i fedeli a unirsi “nella preghiera per questi nostri fratelli e sorelle così duramente provati”.

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Chesterton e Il paradosso della grotta

Posté par atempodiblog le 10 décembre 2021

Chesterton e Il paradosso della grotta
di Fabio Trevisan – L’Uomo Vivo
Tratto da: Radio Maria FB

Chesterton e Il paradosso della grotta dans Avvento Natale-con-Chesterton

A Natale si contempla il paradosso della grotta, ovvero di un Dio Signore dei Cieli e della Terra che si è fatto Uomo piccolo, nascosto e protetto nel grembo santissimo di Maria, senza guardie del corpo né sontuosi troni regali. Il pagliericcio pregno di umori animali fa da cuscino al suo capo sotto lo sguardo tenero e apprensivo di San Giuseppe: così indifeso, così incapace se non di piangere, è un Dio che si affida alle cure terrene dell’uomo come un qualsiasi bambino. Come ricorda suggestivamente Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) nel saggio L’Uomo eterno, il bambino Gesù riassume lo scherzo paradossale di un Dio le cui mani che avevano fatto il sole e le stelle erano troppo piccole per arrivare alle grosse teste degli animali (il bue e l’asinello nell’iconografia ideale del presepe). Come è potuto accadere questo ? Come questo mistero incarnato sia potuto passare attraverso un mirabile e santo Fiat di una Sua creatura? Difficile penetrare ed esaurire razionalmente questo potente mistero: la ragione, senza tuttavia smettere di argomentare, non può che farsi illuminare dalla luce della fede come una fiaccola in una caverna a Betlemme portata innanzi dagli umili pastori. Un Dio così umile, così infinitamente piccolo rivela in questo modo strabiliante la Sua grandezza e propone così, in questo modo apparentemente banale e semplicemente terreno, la Sua àncora di salvezza. Non è così naturale ed immediato, se non con l’avvento di Gesù, mettere in relazione Dio con un infante. Faceva notare ancora Chesterton che l’onnipotenza e l’impotenza, la divinità e l’infanzia, formano in definitiva una sorta di epigramma che un milione di ripetizioni non farà diventare banale. Non è sragionato chiamarlo unico. Betlemme è superlativamente il luogo in cui gli estremi si toccano.

Noi fedeli cristiani chiediamo a Natale di poter scorgere i tratti di questo Uomo chiamato Cristo e lo chiediamo alla Madre, a Maria con il beneplacito di Giuseppe suo sposo. Molti Santi più degnamente di noi lo hanno chiesto e qualcuno di loro è stato esaudito al punto che la premurosa Madre ha acconsentito di metterLo nelle loro braccia e di poterLo cullare e contemplare. Questo è potuto accadere poiché, citando ancora Chesterton, non potete visitare il figlio senza visitare la madre; non potete, nella comune vita umana, avvicinare il bambino senza avvicinare la madre. Dobbiamo o lasciare Cristo fuori del Natale, o il Natale fuori di Cristo, o dobbiamo ammettere che quelle sante teste son troppo vicine perché le aureole non debbano insieme confondersi e sovrapporre. Il centro della nostra attenzione, Gesù bambino, assume un angolo visivo più allargato che l’immaginazione cattolica ha colto in ogni particolare presepe: quel piccolo Essere divino nella culla ci fa abbracciare l’intera umanità dei poveri peccatori che implorano in adorazione il perdono e credono in quel potente paradosso avvenuto nella grotta. Possiamo e dobbiamo aggiungere qualcosa di autentico e di personale nella nostra rappresentazione sacra del presepe poiché noi tutti siamo chiamati a rendere presente quel Santo mistero nella nostra vita. Lo dobbiamo fare con solerzia e solenne tranquillità, consci che quella che sarà la nostra proiezione natalizia avrà una felice ripercussione, un riverbero del Bene che abbiamo ricevuto visitando quella povera stalla, stando davanti a quei piccoli piedi ed a quelle piccole mani che tanto hanno amato il Creato. Sarà un fantastico e prodigioso incanto che potrà liberare un mondo che si è costruito con l’illusione di poter fare a meno di Lui e che ne ha pagato le tristi conseguenze anche sociali. Gesù bambino, con la Sua divina umanità, ci sorprende ancora ed attende che noi umilmente ci prostriamo ai Suoi piedi per poter cogliere quel Suo Regale abbassamento, aprendoci così alla prospettiva di un vero mondo nuovo. Come espresse efficacemente lo scrittore londinese citato precedentemente: “Cristo non soltanto era nato allo stesso livello dell’umanità, ma anche più basso. Il primo atto del dramma divino non solo non fu recitato su nessun palco posto al di sopra degli spettatori, ma in un oscuro palco col sipario calato… nel Mistero di Betlemme era il cielo che stava sotto la terra”.

In questo straordinario mondo capovolto dove la prospettiva celeste si coglie abbassando umilmente lo sguardo, lo spettacolo della Sacra Famiglia non avviene sul palcoscenico mondano. I Santi Attori di questa Sacra Rappresentazione non si dispongono in alto, sopra i nostri occhi, come in una comune pièce teatrale, per ricevere il nostro plauso ammirato. Se ci sediamo, come a teatro, aspettando che il Miracolo di Betlemme venga rappresentato su un palcoscenico attendiamo invano come degli spettatori ingenui e sprovveduti. La nostra posizione e disposizione d’animo deve essere, come nella prospettiva cristiana del Natale, capovolta. Capovolta come Colui che ha voluto capovolgere il mondo, confondendo i sapienti che attendevano il trionfo del Re sul palcoscenico del mondo. Con lo scrittore di Beaconsfield possiamo ancora affermare il paradosso della caverna che, mentre ci suscita emozioni di una fanciullesca semplicità permette che i nostri pensieri possano abbracciare una complessità senza fine … Il Natale è diventato una cosa, in un certo senso, semplicissima ma, come tutte le verità della tradizione cristiana esso è, in un altro senso, una cosa assai complessa. La sua unica nota è che esso tocca simultaneamente molte note: umiltà, gaiezza, gratitudine, paura mistica, e anche attesa drammatica … C’è in questa divinità sotterranea come un’idea di minare il mondo; c’è in questa strana storia come l’erompere del cielo: d’ora innanzi le idee più alte non potranno agire che dal basso. Apprestiamoci ad assaporare il lieto annuncio facendoci sorprendere come i bambini, lasciandoci confondere dal paradosso della grotta in cui il Re divino ha scelto liberamente di presentarsi al mondo nascondendosi: nascondendosi nelle pieghe delle vesti della Madre, nel mantello del Suo Custode San Giuseppe. Invano sarebbe attenderLo in altro modo, invano sarebbe cercarLo, come nel teatro mondano, su palcoscenici umani dove sarebbe impossibile trovarLo. Il cristiano che, come i pastori o i Magi, cerca qualcosa a Betlemme non dimentica mai che sta combattendo. Proclama la pace in terra, ma giammai dimentica perché ci fu guerra in cielo.

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L’Immacolata, riflesso ineffabile della bellezza della Santissima Trinità

Posté par atempodiblog le 10 décembre 2021

L’Immacolata, riflesso ineffabile della bellezza della Santissima Trinità
Tutti gli uomini vengono nel mondo con il peccato originale. Anche Maria, essendo della stirpe umana, avrebbe dovuto contrarre il peccato originale, ma essendo chiamata a diventare la Madre di Gesù, per singolare dono a lei concesso, la Santissima Trinità, in previsione dei meriti del Figlio Redentore, fin dal primo istante del suo concepimento la preservò dalla colpa originale.
di padre Francesco Bamonte dei Servi del Cuore Immacolato di Maria

L’Immacolata, riflesso ineffabile della bellezza della Santissima Trinità dans Avvento Immacolata-Concezione

La Vergine Maria si è trovata Immacolata, esclusivamente per bontà e misericordia di Dio. È un favore divino assolutamente gratuito. La parola Immacolata deriva dal latino e vuol dire “non macchiata”. La Madonna, sin dal primo istante della sua esistenza e durante tutta la sua vita terrena, fu bellissima, perché senza quella “macchia” che deturpa e cancella la bellezza dell’anima che è il peccato originale.

Nell’Immacolata Concezione di Maria si contempla la massima partecipazione della bellezza di Dio-Trinità, mai manifestatasi in una creatura umana. Ella «porta in sé, come nessun altro tra gli esseri umani, quella gloria della grazia che il Padre ci ha dato nel suo Figlio diletto, e questa grazia determina la straordinaria grandezza e bellezza di tutto il suo essere» (San Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptoris Mater). Maria, Figlia del Padre, Madre del Figlio e Tempio dello Spirito Santo, è di una bellezza inenarrabile, tanto che, coloro che hanno avuto la grazia speciale di vederla già su questa terra, non hanno trovato le parole adeguate per esprimere tale esperienza.

La bellezza ineffabile dell’Immacolata è in netto contrasto ed opposizione con la bruttezza indicibile di Satana, che prima della sua caduta rovinosa era — tra angeli creati da Dio — il più bello, splendente e luminoso. Infatuatosi di sé stesso, ha preteso di essere come Dio, ma contro Dio. Separandosi, pertanto, da Dio con la ribellione e il peccato, si separò anche dalla bellezza che è Dio-Trinità. Perse tutto il suo affascinante splendore tramutandosi nell’essere malvagio, mostruoso e ripugnante per eccellenza, che manifesta in sé il massimo dell’orrore al quale sia giunta una creatura che si è distaccata dal Creatore.  E la stessa metamorfosi avvenne negli angeli che lo seguirono nell’opposizione radicale a Dio, costituendo con lui il mondo demoniaco. La Madonna è l’unica creatura umana che è sfuggita completamente al potere di Satana; l’unica sulla quale egli non ha mai potuto esercitare il suo diritto di conquista; l’unica che per la sua Immacolata Concezione e per la sua continua cooperazione con la grazia divina lo ha vinto in maniera totale, sia nel momento del suo concepimento, sia durante tutta la sua vita terrena. Ben si può affermare che Maria è la Vergine potente contro il “male”, perché il “male” è del tutto escluso da lei, ed è questo che la rende totalmente bella. Contemplando con gli occhi delle fede la Madonna, la sua bellezza ci affascina e risveglia nei nostri cuori il desiderio di conseguire la Bellezza originale che è la Trinità stessa, fonte perenne di ogni bellezza.  Gesù è il “Nuovo Adamo”, «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45, 3). Grazie alla Sua Redenzione, l’umanità, in Lui ricreata, può ritornare a portare impressa in sé la bellezza perduta. La bellezza della Madonna, che le ha comunicato lo Spirito Santo, promana e riconduce alla stessa bellezza di Gesù suo Figlio e, per mezzo di Lui, alla bellezza originaria: quella dell’Eterno Padre.

Il famoso scrittore russo Dostoevskj affermò: «La bellezza salverà il mondo». E poi specificò: «È bene intendersi: quale bellezza salverà il mondo? Salverà il mondo solo la bellezza redenta: quella che sorge da Dio».

Nella misura in cui faremo entrare in noi stessi la bellezza di Dio riflessa in Maria (e coopereremo a farla entrare negli altri e mediante gli altri nella società, nelle strutture, nella cultura, nell’arte, nella musica, nella scuola, nei mass-media, ecc.), libereremo il mondo dal dominio di Satana e del suo ripugnante regno. Se vogliamo, dunque, essere restauratori della bellezza di Dio nel mondo, doniamoci totalmente all’Immacolata, per essere riflesso della bellezza di Dio in lei e cooperatori con lei nel riportare la bellezza di Dio là dove essa è stata deturpata o cancellata.

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Il potere di Maria risplenderà particolarmente negli ultimi tempi

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2021

Il potere di Maria risplenderà particolarmente negli ultimi tempi dans Avvento Maria-Immacolata

Dio non soltanto pose inimicizia, ma inimicizie, non solo tra Maria e il demonio, ma tra la stirpe della santa Vergine e la stirpe del demonio; cioè Dio pose inimicizie, antipatie e odi segreti tra i veri figli e servi della santa Vergine e i figli e schiavi del diavolo; essi non si amano scambievolmente, né hanno corrispondenza interiore gli uni con gli altri. I figli di Belial, gli schiavi di Satana, gli amici del mondo (perché è la stessa cosa), hanno sempre perseguitato finora e perseguiteranno più che mai quelli che appartengono alla santissima Vergine, come già Caino perseguitò suo fratello Abele, ed Esaù suo fratello Giacobbe, che sono le figure dei reprobi e dei predestinati.

Ma l’umile Maria avrà sempre vittoria sopra questo superbo, e così grande da giungere fino a schiacciargli la testa ove risiede la sua superbia; scoprirà sempre la sua malizia di serpente; sventerà i suoi piani infernali, dissiperà i suoi consigli diabolici e difenderà fino alla fine del mondo i suoi servi fedeli dai suoi crudeli artigli.

Ma il potere di Maria su tutti i diavoli risplenderà particolarmente negli ultimi tempi, quando Satana tenderà insidie al suo calcagno, cioè ai suoi umili schiavi e ai suoi figli poveri che ella susciterà per fargli guerra. Saranno piccoli e poveri agli occhi del mondo, e bassi davanti a tutti come il calcagno, calpestati e perseguitati come lo è il calcagno rispetto alle altre membra del corpo; ma, in cambio, saranno ricchi della grazia di Dio, che Maria distribuirà loro abbondantemente; grandi ed elevati in santità davanti a Dio, superiori a ogni creatura per il loro zelo ardente, e così fortemente sostenuti dall’aiuto divino, che con l’umiltà del loro calcagno, in unione con Maria, schiacceranno la testa del diavolo e faranno trionfare Gesù Cristo.

Dal ‘Trattato della vera devozione alla santa Vergine’ di  San Luigi Maria Grignion de Montfort

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O Maria! Capolavoro dell’Altissimo!

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2021

O Maria! Capolavoro dell’Altissimo! dans Avvento Maria-Immacolata-Madre-di-Dio

O Maria! Capolavoro dell’Altissimo,

miracolo della Sapienza increata,

prodigio dell’onnipotenza, abisso di grazia!

Riconosco con tutti i santi che soltanto chi ti ha creata

può capire l’altezza, la larghezza

e la profondità delle grazie che t’ha fatto.

Da: ‘L’amore dell’eterna Sapienza’ di San Luigi Maria Grignion de Montfort

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Come le vetrate di una cattedrale

Posté par atempodiblog le 5 décembre 2021

Lo splendore interiore della Chiesa al centro della prima predica d’Avvento
Come le vetrate di una cattedrale
de L’Osservatore Romano

Come le vetrate di una cattedrale dans Articoli di Giornali e News Rosone-interno-Notre-Dame-de-Paris

«Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò suo figlio». È tratto dalla Lettera ai Galati (4, 4) il tema generale delle meditazioni che il predicatore della Casa Pontificia, il cardinale cappuccino Raniero Cantalamessa, tiene oggi, 3 dicembre, e nei venerdì delle prossime due settimane di Avvento nell’Aula Paolo vi, per consentire il rispetto delle norme di distanziamento tra i partecipanti. Nel secondo venerdì, il 10 dicembre, e nel  terzo, il 17 dicembre, è prevista la presenza di Papa Francesco, in questi giorni a Cipro e in Grecia per il suo 35° viaggio internazionale.  Alle prediche sono invitati i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i prelati della Famiglia pontificia, i dipendenti della Curia romana e del vicariato di Roma, i superiori generali o i procuratori degli ordini religiosi facenti parte della Cappella pontificia.

Mettere in luce «lo splendore interiore della Chiesa e della vita cristiana». È questo l’obiettivo delle riflessioni che il cardinale Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, propone quest’anno per il periodo di Avvento. A spiegarlo è stato lo stesso porporato, che stamane, venerdì 3 dicembre, ha tenuto la prima predica, nell’Aula Paolo VI . Il tema scelto per la meditazione è stato ispirato al brano paolino tratto dalla Lettera ai Galati (4, 4-7): «Dio mandò suo Figlio perché ricevessimo l’adozione a figli».

Il frate cappuccino ha posto all’attenzione degli ascoltatori un pericolo sempre presente, quello cioè di vivere come se la Chiesa fosse soltanto «scandali, controversie, scontro di personalità, pettegolezzi o al massimo qualche benemerenza nel campo sociale»: come se fosse, in sostanza, «cosa di uomini come tutto il resto nel corso della storia».

«Quello che mi propongo — ha invece sottolineato — è di mettere in luce lo splendore interiore della Chiesa e della vita cristiana». Una scelta che non nasce dalla volontà di «chiudere gli occhi sulla realtà dei fatti» o di «sottrarci alle nostre responsabilità», ma dal desiderio di affrontarle «nella prospettiva giusta» senza «lasciarci schiacciare da esse». Infatti, ha spiegato, non «possiamo chiedere ai giornalisti e ai media di tenere conto di come la Chiesa interpreta se stessa»; ma la cosa più grave sarebbe se anche gli «uomini di Chiesa e ministri del Vangelo» finissero per perdere di vista «il mistero» che la abita e si rassegnassero «a giocare sempre fuori casa, in trasferta e sulla difensiva».

Il predicatore ha invitato a guardare la Chiesa dal punto di vista più corretto, paragonandola alle «vetrate di una cattedrale». Se si guardano dall’esterno, non si vedono che pezzi di vetro scuro tenuti insieme da strisce di piombo altrettanto scure. «Ma se si entra dentro e si guardano quelle stesse vetrate contro luce — ha esclamato — che splendore di colori, di storie e di significati davanti ai nostri occhi!» Ecco allora la determinazione a guardare la Chiesa «da dentro, nel senso più forte della parola, alla luce del mistero di cui è portatrice».

Il cardinale ha poi fatto riferimento alla paternità di Dio, che «è al cuore stesso della predicazione di Gesù». Anche nell’Antico Testamento Dio «è visto come padre»; ma la novità è che ora non è più soltanto «padre del suo popolo Israele» ma «di ogni essere umano, giusto o peccatore che sia: in senso dunque individuale e personale». Egli si preoccupa di «ognuno come fosse l’unico; di ognuno conosce i bisogni, i pensieri e conta persino i capelli del capo».

Cantalamessa ha quindi messo in guardia dalla tentazione di seguire ancora l’errore della teologia liberale, del XIX e del XX secolo, soprattutto del suo più illustre rappresentate, Adolf von Harnack: errore consistito nel «fare di questa paternità l’essenza del Vangelo, prescindendo dalla divinità di Cristo e dal mistero pasquale». Un altro sbaglio, provocato dall’eresia di Marcione nel II secolo e «mai del tutto superato», è quello di vedere nel Dio dell’Antico Testamento un «Dio giusto, santo, potente e tonante, e nel Dio di Gesú Cristo, un Dio papà tenero, affabile e misericordioso».

La novità di Cristo non consiste in questo, ha rimarcato il porporato. Consiste piuttosto nel fatto che «Dio, rimanendo quello che era nell’Antico Testamento e cioè tre volte santo, giusto e onnipotente, viene ora dato a noi come papà!». È questa l’immagine «fissata da Gesù all’inizio del Padre Nostro e che contiene in nuce tutto il resto». Si prega, infatti, dicendo «Padre nostro che sei nei cieli», cioè che sei «altissimo, trascendente, che disti da noi quanto il cielo dalla terra»; ma si dice «Padre nostro», anzi nell’originale «Abba!», qualcosa di simile al nostro papà, padre mio.

È anche l’immagine di Dio che la Chiesa ha posto all’inizio del suo credo. «Credo in Dio, Padre onnipotente»: padre, ma «onnipotente; onnipotente, ma padre». È questo, del resto, ciò di cui «ogni figlio ha bisogno: di avere un padre che si china su di lui, che sia tenero, con cui può giocare, ma che sia, al tempo stesso, forte e sicuro per proteggerlo, infondergli coraggio e libertà».

Il cardinale ha anche attirato l’attenzione su un pericolo «mortale», cioè dare per «scontate le cose più sublimi della nostra fede, compresa quella di essere nientemeno che figli di Dio, del creatore dell’universo, dell’onnipotente, dell’eterno, del datore della vita». Occorre «passare dalla fede allo stupore», addirittura, «dalla fede all’incredulità». Una incredulità «tutta speciale: quella di chi crede, senza potersi capacitare di quello che crede», tanto gli sembra cosa enorme, «incredibile».

Essere figli di Dio comporta infatti «una conseguenza che si osa appena formulare, tanto essa è da capogiro». Grazie ad essa, «il divario ontologico che separa Dio dall’uomo è minore del divario ontologico che separa l’uomo dal resto del creato», perché «per grazia noi diventiamo “partecipi della natura divina” (2 Pt 1, 4)».

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Tempo delle anime interiori

Posté par atempodiblog le 5 décembre 2021

Pensa a che cosa doveva essere nell’anima Vergine, quando, dopo l’Incarnazione, il Verbo incarnato, il Dono di Dio, regnava in Lei.

In quale silenzio, in quale adorazione e raccoglimento si immergeva interiormente per stringere con amore quel Dio, di cui era Madre”

[...] Egli è in noi. Oh! Teniamoci vicino a Lui, in questo silenzio, in questo amore della Vergine; non è così che passeremo l’Avvento, non è vero?

di Santa Elisabetta della Trinità

Tempo delle anime interiori dans Avvento Avvento-del-Signore

Eccoci al santo tempo dell’Avvento che più di ogni altro, potremmo chiamare tempo delle anime interiori, di quelle che vivono sempre e in ogni casa nascoste in Dio con Cristo, al  centro di se stesse.

Nell’attesa del grande Mistero, mi piace approfondire il bel Salmo XIX e soprattutto questi versetti:

Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

Facciamo vuoto nella nostra anima affinché egli possa slanciarsi in essa e comunicarle quell’eterna vita che è la Sua. Per questo il Padre gli ha conferito potere su ogni carne, come dice il Vangelo. Ascoltiamolo poi nel silenzio dell’adorazione. Egli è il Principio che parla dentro di noi. E non ha forse detto: Colui che mi ha inviato è vero ed Io dico a voi tutto quello che ho udito da Lui.

Domandiamogli di renderci veri nel nostro amore, cioè di trasformarci in vittime di sacrificio, perché mi sembra che il sacrificio, non sia altro che l’amore tradotto in azione.

di Santa Elisabetta della Trinità

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Vieni attraverso di noi, nel mondo, per il mondo

Posté par atempodiblog le 3 décembre 2021

Vieni attraverso di noi, nel mondo, per il mondo dans Avvento Felice-Natale

Vieni, Signore Gesù: una familiarità, una vicinanza da accogliere con tutto noi stessi.
Vieni, Signore Gesù ha un significato che, attraverso la propria persona, attraverso la propria libertà, investe il mondo intero, perché l’Avvento del Signore è l’avvento del mondo vero, è l’avvento della realtà vera, è l’intendimento del Mistero che ha fatto tutte le cose.
Perciò la nostra dedizione a Cristo, questo spalancarsi del nostro esistere che accoglie come vicinanza suprema Cristo, è per il mondo.
Non possiamo risvegliarci al mattino e dire con tutto il cuore: Vieni, Signore Gesù!, se non intendendo Vieni attraverso di me, nel mondo, per il mondo. 

di don Luigi Giussani

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Il senso del Santo Natale

Posté par atempodiblog le 28 novembre 2021

Con Maria Immacolata verso il Santo Natale... dans Avvento Con-Maria-Immacolata-verso-il-Santo-Natale

“Il Cristianesimo non è la religione dell’amore del prossimo, o dell’interiorità, o della personalità o di quant’altro di questo genere si possa ancora dire. Naturalmente, in tutto ciò v’è qualcosa di esatto, ma come un secondo aspetto, che acquisisce il suo senso solo quando è chiaro ciò che è primo e autentico. […] Dio s’è fatto uomo, Figlio di una madre umana, uno di noi [...]. Di questo evento parla il Natale. Questo è il suo contenuto, questo soltanto. Tutto il resto – la gioia per i doni, l’affetto della famiglia, il rinvigorirsi della luce, la guarigione dall’angustia della vita – riceve di là il suo senso”.

di Romano Guardini

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Una mistica ape

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2020

Una mistica ape dans Avvento Natale-San-Francesco-di-Sales

Serviamoci bene del tempo, per acquistare la beata eternità. State attorno al Bambino di Betlemme e, baciando i suoi piccoli piedi, pregatelo che sia il vostro Re: imparate da Lui ad essere umile, semplice ed amabile. Siate una mistica ape, che non abbandona mai il suo caro, piccolo Re, ma compone il suo miele vicino a Lui, in Lui e per Lui.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Come prepararsi alla festa del Natale del Signore

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2020

Come prepararsi alla festa del Natale del Signore dans Avvento RWJH1532

La Madonna mi ha insegnato a prepararmi alla festa del Natale del Signore. L’ho vista oggi senza il Bambino Gesù e mi ha detto:

«Figlia Mia, procura di essere mite e umile affinché Gesù che dimora continuamente nel Tuo cuore possa riposare. Adoralo nel tuo cuore. Non uscire dai tuo raccoglimento interiore. Ti otterrò, figlia Mia, la grazia di questo genere di vita interiore, di modo che senza che abbandoni la tua intimità, possa adempiere all’esterno tutti i tuoi doveri con maggior precisione. Rimani continuamente con Lui nel tuo cuore. Egli sarà la tua forza. Con le creature mantieni quei rapporti che la necessità ed i tuoi doveri esigono. Sei un’abitazione gradita del Dio vivente, nella quale Egli dimora continuamente con amore e compiacimento, e la viva presenza di Dio, che senti in maniera più viva ed evidente, ti confermerà, figlia Mia, in ciò che ti ho detto. Cerca di comportarti così fino al giorno di Natale ed in seguito Egli ti farà conoscere come dovrai trattare con Lui e come unirti a Lui».

Santa Faustina Kowalska

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Con Gesù tra le braccia di Maria

Posté par atempodiblog le 15 décembre 2020

Con Gesù tra le braccia di Maria dans Avvento Con-Maria-Santissima-verso-il-santo-Natale-di-Ges

“Di solito mi abbandono, cerco di farmi piccolo e di mettermi nelle braccia della Madonna. E dico al Signore: Gesù, fammi un po’ di posto! Dovreste vedere quanto spazio c’è per tutti e due tra le braccia di tua Madre! E basta”.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

santo-Natale dans Citazioni, frasi e pensieri

Prepariamoci ad accogliere Gesù/ Domani inizia la novena di Natale (da recitarsi dal 16 al 24 dicembre)

Vi segnalo quella del Beato Giustino Maria Russolillo, per recitarla cliccare freccia dans Don Giustino Maria Russolillo Novena di Natale

Buon-Natale dans Preghiere

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Permettiamo così al Signore di donarci la vera gioia

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2020

Permettiamo così al Signore di donarci la vera gioia
Il nostro cuore è in attesa della salvezza, sappiamo che sta arrivando e non sarà il vaccino, perché è solo il Signore che consolerà i nostri cuori. La vera gioia è ormai alle porte della storia e coinvolgerà tutto e per sempre, quindi anche noi, i cuori spezzati, chi sente il peso del passato e del peccato. Purché saremo umili, sapendo cogliere i segni che ci dona il Signore. Fino a provocare ammirazione, lasciando chi ci guarda, stupiti dalla luce che emaniamo.
di Christopher Zielinski, Padre Abate dell’Abbazia di Nostra Signora del Pilastrello (Lendinara) – La nuova Bussola Quotidiana

Permettiamo così al Signore di donarci la vera gioia dans Avvento Permettiamo-cos-al-Signore-di-donarci-la-vera-gioia

Questa III domenica di Avvento è caratterizzata da una parola che la percorre con insistenza e questa parola è “gioia”. Non si tratta di una gioia qualsiasi, di un semplice sentimento di felicità dato da una bella notizia che rende felice il cuore per un attimo. La gioia che prorompe in questa domenica deriva dalla consapevolezza della Chiesa di sapere che è ormai vicina la nascita del Signore, che la vera gioia è ormai alle porte della storia e che coinvolgerà tutto e per sempre, e quindi anche noi ne saremo coinvolti e immersi.

È l’antifona di ingresso che subito apre la porta del nostro cuore alla gioia: «Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi. Il Signore è vicino».

Tutta la Chiesa è nella gioia, allora, e anche le nostre case lo rivelano preparandosi alla festa, pur nelle molte difficoltà e preoccupazioni che stiamo vivendo a causa della crisi sanitaria ed economica in cui siamo costretti a vivere questo tempo di vicinanza al Natale. Il nostro cuore è in attesa della salvezza, sappiamo che sta arrivando e non sarà il vaccino a darci la gioia, perché è il Signore che consolerà i nostri cuori (l’annuncio di domenica scorsa) in quanto verrà nella nostra storia, perché sarà il “Dio-con-noi”.

È il profeta Isaia, nella prima lettura ad annunciare per primo, in questa domenica, la gioia: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli». Si tratta di una gioia piena perché è nel Signore, profonda perché è dell’anima e avvolgente perché salva. È indicata con termini sponsali, quindi di relazione intima, di amore e donazione, per sempre. Colpisce anche la ricchezza con cui Isaia descrive questo rapporto nuziale, si parla di diadema e di gioielli. Si tratta di una ricchezza che provoca ammirazione e suscita stupore per la sua bellezza. La gioia del Signore, allora, è davvero un dono prezioso che lascia, chi ci guarda, ammirati per la luce che promana dal nostro volto perché ci rende belli se riflettiamo la bellezza del Signore che è in noi, se non la deturpiamo con il nostro egoismo e soprattutto col nostro peccato.

Il monastero, la comunità cristiana e la Chiesa tutta respirano di questa bellezza che promana da Dio soprattutto quando vive nei tempi forti della liturgia come l’Avvento, perché la grazia di questi momenti apre maggiormente il nostro cuore a ricevere il Signore, il quale, come ci ricorda ancora Isaia, è «mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia». Riguarda, quindi, proprio noi da vicino, perché proprio noi ci sentiamo soprattutto in questo periodo particolare, miseri e a volte col cuore spezzato dalle delusioni della vita, oppure schiavi e prigionieri delle nostre paure, del nostro passato o dei nostri errori. Siamo, allora, nella gioia, ma attendiamo la sua pienezza, la sua rivelazione compiuta, il suo avvento pieno.

È il salmo responsoriale che realizza quanto annunciato dal profeta nella prima lettura. «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza» di Isaia, diventa: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» nel cantico di Maria. L’umiltà diventa il nuovo centro, la consapevolezza che tutto deriva da Dio e che noi siamo solo delle sue creature. Ma al tempo stesso Maria può dire che «d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata». Lo sguardo di Dio tocca la sua creatura e le permette di avere una visione su tutta la storia, una visione di beatitudine. Il centro del cantico lo troviamo in questa espressione: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono». All’umiltà di Maria corrisponde la consapevolezza della grandezza di Dio che si rivela nella sua misericordia senza limiti, di generazione in generazione, purché si accetti di stare sotto la sua luce, purché non restiamo abbagliati dalle luci artificiali e apparenti che ci portano lontano da Dio ma sappiamo cogliere i segni che ci dona il Signore.

Un segno concreto di vita e di speranza per il mio monastero è la presenza di una nuova professione monastica che spinge alla gioia di sapersi pensati e amati da Dio. È una voce giovane, entusiasta, e discreta che si aggiunge al nostro coro monastico che canta nel deserto dando testimonianza alla Luce, perché tutti possano credere e gioire nel Signore.

Lasciamo che il Signore ci possa raggiungere con il suo amore, con i segni di speranza che lascia lungo la nostra strada e che ci invitano alla gioia.

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L’augurio del Papa per questo Natale: “Fatevi stupire dal sorriso di Dio”

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2020

L’augurio del Papa per questo Natale: “Fatevi stupire dal sorriso di Dio”
Il Papa ci spiega cosa intende per “farsi stupire”. E aggiunge: “Portate questo augurio ai vostri cari a casa, specialmente ai malati e ai più anziani: che sentano la carezza del vostro sorriso”
di Gelsomino Del Guercio – Aleteia

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Lasciamoci accarezzare da un sorriso, il sorriso di Dio. Per questo Natale così diverso da tutti gli altri, Papa Francesco ci consegna un augurio speciale. Lo annuncia nel libro ‘Ti auguro il sorriso per tornare alla gioia‘ (edito da Libreria pienogiorno in collaborazione con l’Editrice Vaticana).

«Carissimi – esordisce il Papa – scambiamoci questo augurio, che vale per sempre: a Natale, partecipando alla Liturgia, e anche contemplando il presepio, lasciamoci stupire dal sorriso di Dio, che Gesù è venuto a portare. È Lui stesso, questo sorriso».

Il “regalo” che ci ha consegnato Gesù
Come Maria, come Giuseppe e i pastori di Betlemme, «accogliamolo, lasciamoci purificare, e potremo anche noi portare agli altri un umile e semplice sorriso. Portate questo augurio ai vostri cari a casa – è il pensiero di Natale che rivolge a tutti noi Papa Francesco – specialmente ai malati e ai più anziani: che sentano la carezza del vostro sorriso. È una carezza. Sorridere è accarezzare, accarezzare con il cuore, accarezzare con l’anima. E rimaniamo uniti nella preghiera».

Il sorriso più “potente” del Bambino Gesù
Il sorriso di Dio è un tutt’uno con la Natività. Quando guardiamo un neonato, osserva il Papa, «siamo portati a sorridergli, e se anche sul suo piccolo viso sboccia un sorriso, allora proviamo un’emozione semplice, ingenua. Il bambino risponde al nostro sguardo, ma il suo è un sorriso molto più “potente”, perché è nuovo, è puro, come acqua di sorgente, e in noi adulti risveglia un’intima nostalgia d’infanzia».

Questo è avvenuto «in modo unico» tra Maria e Giuseppe e Gesù. «La Vergine e il suo sposo, con il loro amore, hanno fatto sbocciare il sorriso sulle labbra del loro bambino appena nato. Ma quando ciò è accaduto, i loro cuori sono stati riempiti di una gioia nuova, venuta dal Cielo. E la piccola stalla di Betlemme si è come illuminata».

La difficoltà di sorridere
Gesù, sottolinea Papa Francesco, «è il sorriso di Dio. È venuto a rivelarci l’amore del Padre, la sua bontà, e il primo modo in cui l’ha fatto è stato sorridere ai suoi genitori, come ogni neonato di questo mondo»: è questa l’essenza dell’augurio che il Papa ci consegna per questo Natale. 2020.

«A volte diventa difficile sorridere, per tanti motivi – conclude Francesco -. Allora abbiamo bisogno del sorriso di Dio: Gesù, solo Lui ci può aiutare. Solo Lui è il Salvatore, e a volte ne facciamo esperienza concreta nella nostra vita».

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