Confessori, un ministero che “non fa rumore ma fa miracoliˮ

Posté par atempodiblog le 5 décembre 2017

Confessori, un ministero che “non fa rumore ma fa miracoliˮ
La lettera del cardinale Piacenza ai penitenzieri delle Basiliche papali e a tutti i sacerdoti che confessano: la vostra «è un’opera realmente al servizio dell’ecologia dell’uomo»
di Andrea Tornielli – La Stampa

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«Il vostro ministero, cari amici confessori, non fa rumore ma fa miracoli! Nessuno nota ma Dio vede, ed è questo che conta!». Lo scrive il cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere maggiore, nella lettera inviata in occasione dell’inizio dell’Avvento ai penitenzieri delle Basiliche papali e a tutti i confessori.

«Mentre procediamo verso la mangiatoia di Betlemme – scrive il cardinale – prepariamo il cuore alla venuta del Dio-Uomo, che continuamente “viene” nel tempo della Chiesa, per liberarci con la sua misericordia, e che verrà alla fine dei tempi, nello splendore della verità, per giudicare gli uomini secondo la loro fede operante nella carità».

«Questo “giudizio finale” – aggiunge Piacenza nella lettera – appare sempre più estraneo ad una cultura contemporanea dominata dalla “dittatura dell’istante” e sempre meno disponibile, se non apertamente ostile, nei confronti del trascendente. Eppure, noi confessori siamo testimoni privilegiati di come tale giudizio ultimo venga, in realtà, mirabilmente anticipato ogni giorno, per la salvezza di tutti gli uomini, attraverso il sacramento della misericordia».

Chi «esercita con fedeltà il ministero della riconciliazione» ha la «grazia immensa» di «potersi offrire al Dio-Uomo per la salvezza di ogni fratello, chinandosi teneramente sull’umana povertà, raggiungendo quella periferia del peccato nella quale Uno soltanto ha la forza di addentrarsi, e vedendo ciascuno risollevato dalla spirituale indigenza ed immediatamente arricchito di ciò che abbiamo più caro nel cristianesimo: Cristo stesso!».

Quella del confessore, infatti, nota ancora il cardinale, «è un’opera realmente al servizio della tanto invocata “ecologia dell’uomo”» citata dal Papa nell’enciclica Laudato si’ dalla quale «trae un invisibile, ma efficacissimo beneficio l’intera umana società. Il vostro ministero, cari amici confessori, non fa rumore ma fa miracoli! Nessuno nota ma Dio vede, ed è questo che conta!».

«Riservate sempre un ruolo privilegiato – conclude Piacenza – al servizio silenzioso, e umanamente non sempre gratificante, della confessione. Fra l’altro mi permetto di ricordare che, col sacramento della penitenza, non solo cancellate i peccati, ma dovete avviare i penitenti sulla via della santità, esercitando su di essi, in una forma convincente, un vero e proprio insegnamento, un ministero di guida e di accompagnamento».

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Natale, dal Marocco una lezione ai laicisti italiani

Posté par atempodiblog le 30 novembre 2017

Natale, dal Marocco una lezione ai laicisti italiani
di Souad Sbai – La nuova Bussola Quotidiana

Natale, dal Marocco una lezione ai laicisti italiani dans Articoli di Giornali e News marocco-3

Dove non arriva la forza delle parole, di sicuro arriva quella delle immagini. Non per chi è libero e non ha bisogno del politicamente corretto per orientarsi nella vita, ma di sicuro per chi di questo aberrante concetto fa abuso. Succede che alcune istantanee di un mio breve soggiorno in Marocco, Paese per chi non lo sapesse a maggioranza islamica, facciano il giro dei social e solo perché dietro di me ci sono degli alberi di Natale, strade addobbate e aria di festa.

Lo ripeto e lo riscrivo: Marocco. Non passa un minuto dopo la pubblicazione delle foto sui miei profili social che il paradosso appare in tutta la sua gigantesca portata: qui in Italia nelle scuole si vietano presepe e canti di Natale, a Rabat come a Casablanca il Natale non solo si mostra ma addirittura ti acceca.

Ogni Natale, e in questo purtroppo so di non dire una cosa nuova, si sentono i servi del pensiero unico dire che sarebbe ora di abolire ogni festa religiosa dalle scuole, che se si festeggia il Natale qualche bimbo si sentirebbe umiliato perché la sua religione verrebbe ad essere, per così dire, offesa. E leggo, anche su ‘autorevolissimi’ giornali che si vantano di combattere le fake news del web ma ne sfornano almeno altrettante, che è arrivato il momento di laicizzare tutto, di essere “neutri” rispetto alla religione. Buonismo delirante all’ennesima potenza, che è esso stesso un paradosso prima ancora del modo con cui tratta certi temi.

Ora faccio una domanda e sfido chiunque stia leggendo questa mia riflessione a tirare fuori un nome: al netto di pagliacci, pagine fake e fenomeni da baraccone, avete mai sentito una persona di religione islamica (che sa di cosa si parli) chiedere l’abolizione dei canti di Natale? Ecco, rispondere a questa domanda ci porta diretti alla fonte del paradosso vergognoso a cui assistiamo: e cioé che sono solo i buonisti italiani a chiedere che questo accada. Perché i bimbi, di qualsiasi religione siano, non chiedono laicismo ma solo di giocare con i propri compagni e comprendere la realtà attorno a loro.
Perché l’estremismo, questo lo ripeto da anni, ha fatto più breccia (con mezzi e risorse che conosciamo) nella mente di una certa elite salottiera, che si fa paladina di diritti che nemmeno i presunti destinatari hanno mai richiesto.

Gli alberi di Natale pieni di luci e di palline colorate in Marocco sono l’esempio più lampante della clamorosa mistificazione che questi signori chiamano rispetto politicamente corretto del multiculturalismo. E tutto questo, ovviamente, sulla pelle di chi non può difendersi e non può replicare, come i bambini. Lo ripeto, di qualsiasi etnia o religione siano. Che vengono strumentalizzati senza vergogna per l’ossequio al pensiero unico che strappa via radici e distrugge, questo sì, ogni diritto. La potenza delle immagini, di ciò che non si può confutare ad arte: la verità.

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Predica d’Avvento, Cantalamessa: Gesù desidera nascere nei cuori

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2016

Predica d’Avvento, Cantalamessa: Gesù desidera nascere nei cuori
Quarta e ultima predica di Avvento stamani nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano del predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, alla presenza di Papa Francesco e della Curia Romana. Nel ciclo “Beviamo, sobri, l’ebbrezza dello Spirito”, la predica odierna è stata dedicata al tema “Incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine”.
di Giada Aquilino – Radio Vaticana

Predica d'Avvento, Cantalamessa: Gesù desidera nascere nei cuori dans Avvento Padre_Raniero_Cantalamessa

È Gesù stesso a desiderare di nascere “nel nostro cuore”. Questa l’atmosfera del Natale nelle parole di padre Raniero Cantalamessa, ripercorrendo l’evento di Betlemme, il “più importante” di tutti i tempi. Il mondo in cui si muovono Maria e Giuseppe, osserva, “non era meno agitato di oggi”:

“Le notizie di atti di terrorismo, di guerre, di masse costrette, come allora, a lasciare le proprie case e per le quali, come per Maria e Giuseppe, ‘non c’è posto nell’albergo’, si accavallano e ci raggiungono ormai in tempo reale”.

Solo chi sarà “capace di mettere a tacere tutto”, fuori e dentro di sé e, “con la grazia dello Spirito Santo”, prenderà coscienza – spiega il predicatore della Casa Pontificia – di quello che ricordiamo nel giorno della natività di Cristo, potrà dire di aver “fatto” Natale: si tratta di una celebrazione che esige di essere “compresa nel suo significato per noi”.

San Leone Magno, ricorda il cappuccino, spiegava che “i figli della Chiesa sono stati generati con Cristo nella sua nascita, come sono stati crocifissi con lui nella passione e risuscitati con lui nella risurrezione”. All’origine di tutto, c’è il dato biblico, compiutosi in Maria: la Vergine diventa Madre di Gesù “per opera dello Spirito Santo”:

“Tale mistero storico, come tutti i fatti della salvezza, si prolunga a livello sacramentale nella Chiesa, nella liturgia, nell’Eucaristia; e a livello morale nella singola anima credente. Maria, Vergine e Madre, che genera il Cristo per opera dello Spirito Santo, appare così il ‘tipo’, o l’esemplare, la figura perfetta, della Chiesa e dell’anima credente”.

Nel Vaticano II si riprende tale visione, soprattutto nei capitoli che la Costituzione ‘Lumen Gentium’ dedica alla Madonna: Ella è “esemplare e modello della Chiesa”, chiamata ad essere “nella fede” vergine e madre e l’anima credente, imitando le virtù di Maria, “fa nascere e crescere Gesù nel suo cuore e nel cuore dei fratelli”.

Padre Cantalamessa si sofferma sul ruolo dello Spirito Santo che “agì nel cuore di Maria, illuminandolo e infiammandolo di Cristo, prima ancora che nel seno di Maria, riempiendolo di Cristo”:

“Lo Spirito che scende su Maria è, dunque, lo Spiritus creator, che miracolosamente forma dalla Vergine la carne di Gesù; ma è anche di più, e cioè: acqua viva, fuoco, amore e unzione spirituale”.

L’incarnazione fu vissuta da Maria come un evento “carismatico” che, spiega il predicatore della Casa Pontificia, la rese il modello dell’anima “fervente nello Spirito”: sperimentò, “per prima”, “la sobria ebbrezza dello Spirito”: l’umiltà della Vergine dopo l’incarnazione appare come “uno dei miracoli più grandi della grazia divina” che introduce al concetto di “maternità divina” di Maria, cioè all’essere “madre di Dio”. Una maternità fisica, metafisica – cioè, come spiegava Sant’Ignazio di Antiochia, Gesù è “Figlio di Dio e di Maria” – e spirituale, quindi “del cuore, oltre che del corpo”. Ed è lo Spirito Santo a invitarci a ritornare proprio “al cuore”, per celebrare in esso un Natale “più intimo e più vero”, che renda “vero” anche il Natale che celebriamo all’esterno, nei riti e nelle tradizioni:

“Gesù stesso desidera nascere nel nostro cuore più, infinitamente di più, di quanto noi desideriamo che nasca: desidera nascere. Anzi, in questi ultimi giorni di Avvento, dobbiamo nella fede – se ci crediamo – pensarlo proprio così, immaginare Gesù così. Come quando, nell’imminenza del Natale, i suoi genitori bussavano di porta in porta per cercare un posto dove nascere. E Lui sta dicendo anche a noi: ‘Ecco, io sono alla porta e busso, mi farai nascere’?”.

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La gioia dell’Avvento

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2016

La gioia dell’Avvento
Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

La gioia dell'Avvento dans Avvento Padre_Livio_Fanzaga

L’Avvento è un tempo di grazia che viene vissuto nell’attesa della nascita del Signore. E’ un’attesa piena di speranza, che alimenta nel cuore una fonte segreta di gioia. Come sarebbe triste l’inverno se non ci fosse la luce del Natale a illuminarlo e a riscaldarlo. Come sarebbe angosciante la notte se i cieli non si fossero aperti e gli angeli non avessero cantato il loro augurio di pace. Come sarebbe logorante il nostro cammino se fosse un vagare senza una meta. Invece davanti a noi c’è una stella che ci guida verso un mistero di amore.

In una capanna, adagiato su un po’ di paglia, ci attende il Signore. Quel Bambino che tende le braccia è l’Onnipotente, che ha creato il cielo e la terra. Nella sua umiltà viene a noi per essere “il Dio con noi”, nostro compagno di viaggio nel buio della notte del tempo. Camminiamo verso il Natale con la gioia nel cuore, più forte di ogni amarezza. Quella capanna è la nostra casa, quella Famiglia è la nostra famiglia, quel Bambino è il tesoro della nostra vita.

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Papa Francesco: Dio cambia il mondo facendosi piccolo come un bambino

Posté par atempodiblog le 18 décembre 2015

Papa Francesco: Dio cambia il mondo facendosi piccolo come un bambino
Sostando davanti al Presepe, contemplate la misericordia divina. Papa Francesco ha preso spunto dall’udienza ai donatori del Presepio e dell’Albero di Natale che oggi pomeriggio verranno inaugurati in Piazza San Pietro, per ricordare che Dio non ama le rivoluzioni dei potenti, ma tocca i nostri cuori con la sua umile bontà. Il Pontefice ha quindi sottolineato che, seguendo l’intenzione di San Francesco, nel Presepe possiamo cogliere la tenerezza di Dio che si china verso chi ha bisogno. Quest’anno l’Albero è stato donato dalla Baviera, mentre il Presepe è stato allestito dalla Provincia Autonoma e dall’arcidiocesi di Trento. Gli addobbi sono opera della “Fondazione Lene Thun”.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

Pallina natalizia

“Il Presepe ci ricorda questo: Dio, per la sua grande misericordia, è disceso verso di noi per rimanere stabilmente con noi”. Papa Francesco ha messo l’accento sul significato più profondo del Presepe, di quello in Piazza San Pietro come di quello che trova ospitalità nelle nostre case nel periodo natalizio.

Dio non ama le rivoluzioni dei potenti, la sua forza è la mitezza
“Il Presepe – ha avvertito ancora il Papa – ci dice inoltre che Egli non si impone mai con la forza. Per salvarci, non ha cambiato la storia compiendo un miracolo grandioso. È invece venuto in tutta semplicità, umiltà, mitezza”.

“Dio non ama le imponenti rivoluzioni dei potenti della storia e non utilizza la bacchetta magica per cambiare le situazioni. Si fa invece piccolo, si fa bambino, per attirarci con amore, per toccare i nostri cuori con la sua bontà umile; per scuotere, con la sua povertà, quanti si affannano ad accumulare i falsi tesori di questo mondo”.

Queste, ha soggiunto, erano anche le intenzioni di San Francesco, quando inventò il Presepe. Il Poverello d’Assisi, infatti, desiderava fare memoria della nascita del Bambino di Betlemme per poter “intravedere” i “disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato”.

Nel Presepe, cogliamo la misericordia di Dio che si china su di noi
Di qui l’invito “a sostare davanti al Presepe, perché lì la tenerezza di Dio ci parla”. Lì, infatti, “si contempla la misericordia divina, che si è fatta carne umana e può intenerire i nostri sguardi”. Soprattutto, però, ha ribadito, “desidera smuovere i nostri cuori”:

“È bello che sia presente in questo Presepe una figura, che coglie subito il mistero del Natale. È quel personaggio che compie un’opera di bene, chinandosi per porgere aiuto ad un anziano. Egli non soltanto guarda Dio, ma anche lo imita, perché, come Dio, si china con misericordia verso chi ha bisogno”.

Ai bimbi che hanno decorato l’albero: Michelangelo ha iniziato così
Francesco non ha poi mancato di rivolgere un pensiero speciale ai bambini che hanno decorato l’albero, definiti dal Papa “piccoli artisti”:

“Siete ancora molto giovani, ma esponete già le vostre opere in Piazza San Pietro. E questo è bello eh! Coraggio, avanti! Michelangelo ha incominciato così eh!”.

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«Il Signore apra la Porta del nostro cuore a tutti»

Posté par atempodiblog le 18 décembre 2015

«Il Signore apra la Porta del nostro cuore a tutti»
© Copyright – Libreria Editrice Vaticana
Tratto da: Avvenire

Santo Natale in Vaticano
Foto di Siciliani

«Dio viene a salvarci e non trova miglior maniera per farlo che camminare con noi, fare la vita nostra. E nel momento di scegliere il modo, come fare la vita, lui non sceglie una grande città di un grande impero, non sceglie una principessa, una contessa, per madre, una persona importante, non sceglie un palazzo di lusso. Sembra che tutto sia stato fatto intenzionalmente quasi di nascosto. Maria, una ragazzina di 16, 17 anni, non (di) più, in un villaggio perduto nelle periferie dell’Impero Romano; e nessuno conosceva quel villaggio, sicuro. Giuseppe, un ragazzo che l’amava e voleva sposarla, un falegname che guadagnava il pane di ogni giorno. Tutto (in) semplicità, tutto di nascosto. E anche il rifiuto, perché erano fidanzati e in un villaggio così piccolo, voi sapete come sono le chiacchiere, no? Vanno in giro… E Giuseppe se ne accorse che lei era incinta, ma lui era giusto. Tutto di nascosto anche con la calunnia, con le chiacchiere. E l’Angelo spiega a Giuseppe il mistero: “Quel figlio che porta la tua fidanzata è opera di Dio, è opera dello Spirito Santo”. “Quando Giuseppe si destò dal sonno fece quello che aveva ordinato l’Angelo del Signore e se ne andò da lei e la prese per sposa”. Ma tutto di nascosto, tutto umili. Le grandi città del mondo non sapevano nulla. E così è Dio fra noi.

Se tu vuoi trovare Dio, cercalo nell’umiltà, cercalo nella povertà, cercalo dove Lui è nascosto: nei bisognosi, nei più bisognosi, nei malati, gli affamati, nei carcerati. E Gesù quando ci predica la vita, ci dice come sarà il Giudizio nostro, non dirà: “Ma, tu vieni con me perché (hai) avete fatto tante belle offerte alla Chiesa, tu sei un benefattore della Chiesa, vieni, vieni al Cielo, perché…”. No! L’entrata al Cielo non si paga con i soldi, eh? Non dirà: “Tu sei molto importante, hai studiato tanto e hai avuto tante onorificenze, vieni al Cielo…”. No! Le onorificenze non aprono la porta del Cielo. Cosa ci dirà Gesù per aprirci la porta del Cielo? “Ero affamato e mi hai dato da mangiare; ero senzatetto e mi hai dato una casa; ero così, ero ammalato e sei venuto a trovarmi; ero in carcere, sei venuto a trovarmi”. Gesù è nell’umiltà. E l’amore di Gesù è grande. Per questo oggi all’aprire questa Porta Santa, io vorrei che lo Spirito Santo aprisse il cuore di tutti i romani e gli facesse vedere qual è la strada della salvezza. Non c’è lusso, non c’è la strada delle grandi ricchezze, non c’è la strada del potere. C’è la strada dell’umiltà. E i più poveri, gli ammalati, i carcerati…, ma Gesù dice di più, eh?: “I più peccatori, se si pentono, ci precederanno nel Cielo”, loro hanno la chiave. Quello che fa la carità è quello che si lascia abbracciare dalla misericordia del Signore. Noi oggi apriamo questa porta e chiediamo due cose. Primo, che il Signore ci apra la porta del nostro cuore, a tutti. Tutti ne abbiamo bisogno, tutti siamo peccatori, tutti abbiamo bisogno di sentire la Parola del Signore e che la Parola del Signore venga. Secondo, che il Signore faccia capire che la strada della sufficienza, che la strada delle ricchezze, che la strada della vanità, che la strada dell’orgoglio, non sono strade di salvezza.

Che il Signore ci faccia capire che la sua carezza di Padre, la sua misericordia, il suo perdono, è quando noi ci avviciniamo a quelli che soffrono, quelli scartati nella società: lì è Gesù. Questa porta, che è la porta della carità, la porta dove sono assistiti tanti, tanti scartati, ci faccia capire che anche sarebbe bello che ognuno di noi, ognuno dei romani, eh?, ognuno di tutti i romani si sentisse scartato e sentisse il bisogno dell’aiuto di Dio. Oggi noi preghiamo per Roma, per tutti gli abitanti di Roma, per tutti, incominciando da me, perché il Signore ci dia la grazia di sentirci scartati, perché noi non abbiamo alcun merito: soltanto Lui ci dà la misericordia e la grazia. E per avvicinarsi a quella grazia dobbiamo avvicinarci agli scartati, ai poveri, a quelli che hanno più bisogno, perché su quell’avvicinamento tutti noi saremo giudicati.

Che il Signore oggi, aprendo questa porta, dia questa grazia a tutta Roma, a ogni abitante di Roma per poter andare avanti in quell’abbraccio della misericordia dove il Padre prende il Figlio ferito ma il ferito è il Padre: Dio è ferito d’amore e per questo è capace di salvarci tutti. Che il Signore ci dia questa grazia.

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Per qual motivo Dio si è incarnato?

Posté par atempodiblog le 1 décembre 2015

Nativià

Per qual motivo Dio si è incarnato? Perché Gesù Cristo, il Verbo di Dio, ha voluto inserirsi nella nostra storia umana? Solo per salvarla, rivelando i valori trascendenti e ultramondani di tutte le nostre azioni. Questa è la verità che tanto rende sublime la nostra esistenza: siamo destinati a Dio, all’eternità, alla felicità eterna che dipende dalle nostre libere scelte. Gesù è venuto per testimoniare e garantire la verità” (Gv 18,37).

Il noto scrittore francese François Mauriac, nell’introduzione alla sua celebre “Vita di Gesù” (F. Mauriac, La vita di Gesù, Ed. Mondadori, Milano 1943), scriveva:

“C’è stato bisogno che Dio s’immergesse nell’umanità e che ad un preciso momento della storia, sopra un determinato punto del globo, un essere umano, fatto di carne e di sangue, pronunciasse certe parole, compisse certi atti, perché io mi getti in ginocchio… Io non credo che a ciò che tocco, che a ciò che vedo, che a ciò che si incorpora nella mia sostanza; ed è perciò che ho fede nel Cristo”.

Bisogna aver fede in Cristo per salvare l’uomo! Per elevare la storia, bisogna salvare gli uomini! E Cristo ci dice: “Venite a me, voi tutti che soffrite e siete affaticati, e io vi ristorerò” (Mt 11,28). Egli solo ha parole di vita eterna! Egli solo è la salvezza dell’uomo.

Giovanni Paolo II – Discorso gli Alpini d’Italia (19 maggio 1979)

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Maria, luce sul nostro cammino

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2015

Benedetto e Maria

“Vogliamo [...] ringraziare il Signore per il grande segno della Sua bontà che ci ha donato in Maria, Sua Madre e Madre della Chiesa.

Vogliamo pregarlo di porre Maria sul nostro cammino come luce che ci aiuta a diventare anche noi luce e a portare questa luce nelle notti della storia”.

Benedetto XVI (Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Giovedì, 8 dicembre 2005)

Con Maria verso il Santo Natale dans Don Giustino Maria Russolillo 15yhwld

Oggi inizia la novena a Maria SS. Immacolata (da recitarsi dal 29 novembre al 7 dicembre)

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Vi segnalo quella del Beato Giustino Maria Russolillo, per recitarla cliccare  iconarrowti7 dans Preghiere Novena a Maria SS. Immacolata

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Presepe e Dio lontano

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2015

Presepe e Dio lontano
di Clive Stapels Lewis – Lettere di Berlicche

Il significato antico e sempre nuovo del presepe dans Articoli di Giornali e News 2mqrk37
Oggi ricorre l’anniversario della nascita di C. S. Lewis

Spero, caro Farfarello, che tu non ti sia lasciato sfuggire l’occasione, durante queste ultime feste natalizie, di ammirare qualcuno dei presepi che in molte case ancora si usa allestire per la gioia dei bambini e dei vecchi. Ce n’è di tutti i tipi, dal legno alla cartapesta, dal cristallo al bronzo, dalla terracotta al plexiglas…

Io amo i presepi. Dirai che sono un vecchio sentimentale… Ebbene, dì pure, se vuoi. Prima però, senti quello che ho da dirti in proposito. Da secoli ormai un’idea mi frulla per il capo alla sola vista di un presepe, e te la voglio confidare in segno di stima. Ebbene, io credo che la grande quantità di energia che noi diavoli abbiamo sempre profuso per inventare argomentazioni seducenti contro Dio sia, in gran parte, fatica sprecata. Noi non dobbiamo creare nuovi argomenti: possiamo usare pari pari i loro. È il cuore che decide, e spesso decide male.

Pensa alle figuri minori del presepe: c’è un solo Giuseppe, una sola Maria, un solo Gesù bambino. Un solo bue, un solo asino. Gli altri sono tutte comparse, compresi i Magi. Ogni uomo al mondo è una figura minore del presepe… Seguimi bene. Dopo aver reso omaggio al Messia, che fanno tutte queste comparse? Se ne tornano, semplicemente, al loro lavoro. Il carrettiere al suo carretto, il panettiere al suo pane, e così via. C’è qualcosa, in tutto ciò, che mi manda in confusione, che mi stordisce e mi umilia: ciascuno torna lieto al suo mestiere, anzi: se prima il lavoro gli pesava, ora gli pesa molto meno, perché ha visto il Messia. Che ira! Tutto diviene accettabile, amabile…

Ma poi, passata l’ira, ecco l’idea! La grande idea! Quella che è la più grande dimostrazione dell’esistenza di Dio, la quotidianità, eccola trasformata, senza che apparentemente nulla cambi, nella più grande delle bestemmie! Che cos’è mai il tuo Dio? Un’emozione momentanea prima di riprendere il solito tran tran. Un bambinello che ti salva finché resti in estatica contemplazione, ma poi? Immaginiamo quei poveri pastori al momento del congedo. Un inchino, un altro inchino, mettiamoci pure un terzo inchino. Ma poi le spalle dovranno pur voltare, e tornarsene alle loro pecore, non è vero?

E allora noi diavoli pronti, in coro, a soffiar nelle loro orecchie: dalle obiezioni più collaudate (“come può Dio, nella sua bontà, permettere il dolore innocente?”) alle migliori invenzioni della modernità (l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio si trasforma nell’egalité giacobina, che è il suo opposto), e via dicendo. Tutte le obiezioni contro Dio nascono dall’idea di un Dio lontano, che non vuole salvare concretamente gli uomini. Ma questa idea nasce, a sua volta, dalla comodità: un Dio lontano è sempre più comodo di un Dio vicino. È questa, Farfarello, la nostra carta vincente. Da sempre.

Un abbraccio dal tuo Malacoda

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L’iniziativa del Presidente Mattarella/ Santo Natale: due presepi di Assisi esposti al Quirinale

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2015

L’iniziativa del Presidente Mattarella/ Santo Natale: due presepi di Assisi esposti al Quirinale

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San Gregorio Armeno (Na). La statuetta del Presidente Sergio Mattarella, di Genny Di Virgilio

Saranno due opere presenti nella collezione del Museo Prosperi di Assisi a rappresentare l’Umbria nell’esposizione di presepi che sarà allestita al Palazzo del Quirinale in occasione delle prossime festività, dal prossimo 8 dicembre al 6 gennaio 2016.

“L’iniziativa del Presidente della Repubblica Mattarella – ha affermato l’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini – è stata accolta molto positivamente dalle Regioni. L’esposizione dei presepi, provenienti dalle singole realtà regionali, avviene in concomitanza, tra l’altro, con i tradizionali scambi di auguri del Capo dello Stato con il corpo diplomatico accreditato e con le alte magistrature della Repubblica. Per questo motivo, i presepi verranno esposti lungo il percorso che gli ospiti compiono per recarsi nelle sale di rappresentanza del Quirinale e, anche se non sarà  aperta al pubblico, la mostra avrà rilevanza mediatica sul sito del Quirinale”.

“La scelta dell’Umbria – ha proseguito l’assessore – è caduta su due opere presenti nella collezione del Museo Prosperi di Assisi: ‘San Francesco istituisce il Presepio’ (1969) dello scultore assisano Francesco Prosperi (1906-1973), e ‘Presepio’ (1950) di Laura Prosperi, moglie del predetto. Abbiamo infatti considerato che non essendoci una tipologia di presepe tipico umbro, la maggior parte delle numerose mostre di presepi che si tengono in Umbria è composta da manufatti provenienti da tutte le parti d’Italia e del mondo ed i presepi più conosciuti sono di grandi dimensioni e complessità  (e proprio per questo sono rinomati) non adatti ad essere replicati in piccole superfici, come quella che ci viene messa a disposizione nel Palazzo del Quirinale.

Abbiamo scelto dunque di testimoniare e ricordare come l’Umbria, attraverso San Francesco che ne fu il primo ideatore, ha un forte legame con lo spirito della rappresentazione della Natività ed e’ stata dunque quasi una scelta obbligata la selezione di due presepi molto semplici, anche stilizzati, realizzati con materiali poveri e ispirati alla spiritualità francescana”.

Pg2/Mav – AGI

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“Vieni, o SS. Maria…”

Posté par atempodiblog le 11 décembre 2014

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“Vieni, o SS. Maria, nell’anima mia, nella mia casa, nelle mie opere, come andasti a Betlemme; l’anima mia è una povera grotta, una ignobile greppia. Eppure il Signore ci vuole il Suo Avvento e Natale!

Vieni, o Maria santissima! Essa si trasformerà, per la Tua presenza, in un Paradiso, in cui voleranno gli Angeli e accorreranno altri adoratori, dietro la Tua stella. Il Signore Gesù ci vuole soprattutto Sua Madre!”.

Beato Giustino Maria Russolillo

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Il significato antico e sempre nuovo del presepe

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2014

Il significato antico e sempre nuovo del presepe dans Articoli di Giornali e News 2mqrk37

Il primo presepe fu voluto da san Francesco. Di ritorno dalla Terra Santa, Francesco pensò di rappresentare la nascita di Gesù in Betlemme perché i fedeli, “vedendo con gli occhi del corpo” il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio, si disponessero a “vederLo anche con gli occhi del cuore”.
Ottenuta la licenza da Papa Onorio III, il santo chiese al cavaliere Giovanni Vellita di allestire, nel bosco introno a Greccio, il primo presepe con Bambinello, mangiatoia, bue e asino. Era la notte di Natale del 1223: nasceva così quella che sarebbe divenuta una delle principali tradizioni della cristianità.

Spiritualità popolare, cattolica, latina
Tradizione popolare, diffusa da principio grazie ai missionari francescani, divenuta presto comune espressione della spiritualità del Natale e nobilitata, in breve tempo, a vera e propria forma d’arte, tale da meritare l’interesse di artisti di varie epoche.
Tradizione eminentemente cattolica, estesa a tutte le latitudini e fortemente presente soprattutto nei Paesi di cultura latina, molto meno apprezzata, invece, nel mondo protestante che, soprattutto dal XVI secolo in poi, preferì l’uso dell’albero di Natale.
Tradizione, infine, che ha trovato un’accoglienza del tutto speciale nella cultura e nel sentimento nel Meridione d’Italia, e di Napoli particolarmente, dove il suo valore rappresentativo e simbolico è stato esaltato fino a divenire parte eminente del patrimonio storico, artistico, popolare e culturale.
Il presepe napoletano, infatti, presenta caratteristiche specifiche che lo differenziano dalla semplice ricomposizione della scena di Betlemme, anzi che se ne allontanano sostanzialmente e in modo che potrebbe sembrare totalmente antistorico, ma che, al contrario, esprime appieno il significato teologico dell’Incarnazione e la permanente attualità dell’evento evangelico.
Gli ambienti, i personaggi, le scene che animano il presepe napoletano sono il risultato di una lunga dimestichezza con la fede e con la dottrina, diffusa anche nei ceti sociali più popolari dall’insegnamento di grandi santi che vissero e predicarono a Napoli, da san Tommaso d’Aquino a sant’Alfonso Maria de’ Liguori, autore tra l’altro del canto natalizio per eccellenza, Tu scendi dalle stelle, traduzione in italiano del precedente Quanno nascette Ninno.
Il presepe napoletano è la sintesi di una spiritualità popolare, sentita, vissuta e stratificata nei secoli, capace di riconoscere nell’apparente semplicità della nascita di un Bambino il mistero di un annuncio di salvezza dato a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti luoghi.

[…]

Quest’incredibile modo di rendere visibile e tangibile ciò che è spirituale, non ha che una motivazione: rammentare a ciascuno di noi che la nascita del Salvatore è un evento straordinario che accade proprio nella nostra vita e al quale ognuno di noi è chiamato ad essere presente.

di Maria Carresi – Radici Cristiane

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Lasciatevi consolare dal Signore

Posté par atempodiblog le 7 décembre 2014

Lasciatevi consolare dal Signore dans Avvento o9qtso

Il messaggio di Isaia, che risuona in questa seconda domenica di Avvento, è un balsamo sulle nostre ferite e uno stimolo a preparare con impegno la via del Signore. Il profeta, infatti, parla oggi al nostro cuore per dirci che Dio dimentica i nostri peccati e ci consola. Se noi ci affidiamo a Lui con cuore umile e pentito, Egli abbatterà i muri del male, riempirà le buche delle nostre omissioni, spianerà i dossi della superbia e della vanità e aprirà la strada dell’incontro con Lui.

E’ curioso, ma tante volte abbiamo paura della consolazione, di essere consolati. Anzi ci sentiamo più sicuri nella tristezza e nella desolazione. Sapete perché? Perché nella tristezza ci sentiamo quasi protagonisti. Invece nella consolazione è lo Spirito Santo il protagonista! E’ Lui che ci consola, è Lui che ci dà il coraggio di uscire da noi stessi. E’ Lui è che ci porta alla fonte di ogni vera consolazione, cioè il Padre. E questa è la conversione. Per favore, lasciatevi consolare dal Signore! Lasciatevi consolare dal Signore!

La Vergine Maria è la “via” che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo. Affidiamo a Lei l’attesa di salvezza e di pace di tutti uomini e le donne del nostro tempo.

Papa Francesco

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La pace al centro delle prediche di Avvento in Vaticano

Posté par atempodiblog le 5 décembre 2014

La pace al centro delle prediche di Avvento in Vaticano
Sarà la pace il tema centrale delle prediche di Avvento che da domani il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, terrà per il Papa e la Curia Romana nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, in Vaticano. Nei tre venerdì che precedono il Natale le meditazioni di padre Cantalamessa aiuteranno a riflettere sulla pace come dono di Dio in Gesù Cristo, come compito per cui lavorare e come frutto dello Spirito. “Pace in terra agli uomini che Dio ama”: così il predicatore della Casa Pontificia ha voluto chiamare questo ciclo di prediche d’Avvento.
di Tiziana Campisi – Radio Vaticana

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R. – Spieghiamo il titolo: è l’annuncio dei pastori nella Notte di Natale e come risulta pure dall’annuncio natalizio, la pace è anzitutto qualcosa che scende dal Cielo, è un dono di Dio, è il filo dall’alto che regge tutta la trama delle paci umane, senza la quale le paci umane sono sempre fragili. Certamente, però, questo dono di Dio diventa anche dovere e compito da svolgere. E infatti, nella seconda predica penso proprio di parlare della pace come compito.

D. – Lei affronterà anche il tema della pace come frutto dello Spirito …

R. – … quella che tutti desideriamo, perché quando parliamo di pace, quando la gente parla di pace, pensa alla pace del cuore, alla pace della famiglia, a questa pace che – secondo la Bibbia – è una virtù, è frutto anche di sforzo personale, è un dono di Dio però accolto e sviluppato anche attraverso la libertà della risposta umana. Ed è questa pace che poi diventa condizione di vita, anche, e di santità, perché tutti i santi hanno parlato di questa pace interiore del cuore che viene dal fare la volontà di Dio. Il nostro poeta, Dante Alighieri, ha fatto un verso su questo che dice tutto: “E’ la sua voluntate nostra pace”, cioè la pace del cuore dipende dall’adesione alla volontà di Dio.

D. – Su quali testi ci invita a meditare per questo Avvento?

R. – I testi principali che io utilizzo sono sempre quelli della Scrittura, che è ricchissima di riferimenti alla pace: grazia e pace è un binomio quasi indissociabile nella Bibbia. La ricchezza di questa parola nella Bibbia è veramente inesauribile. E poi, dopo, nei testi della Bibbia, specialmente nella seconda predica, mi sono stati molto, molto utili i testi di Papa Francesco nella “Evangelii Gaudium”. Mi dispiace di costringerlo a sentire quello che lui sa bene, che ha scritto lui, ma credo che faccia bene a noi risentire alcune parole di quella Lettera.

D. – Come si costruisce concretamente la pace? Quali sono gli ingredienti per la pace?

R. – Lo si ripete spesso, ne ha scritto San Giovanni Paolo II e anche Papa Francesco ne parla spesso: il dialogo. Il dialogo a un certo livello, soprattutto politico. Ma il dialogo è l’unica alternativa alle armi. Quindi, per noi cristiani accanto al dialogo c’è anche la preghiera, e di fatti la Chiesa prega continuamente: a ogni Messa prega per la pace, quella invocazione prima della Comunione: da pacem, Domine – concedi la pace ai nostri giorni. Quindi, direi, il dialogo, la preghiera, la comprensione, anche, il conoscere perché spesso il conoscere gli altri trasforma i nemici in amici: quelli che si credevano dei nemici, quando uno poi conosce bene la fragilità, i limiti, il contesto in cui una persona agisce, molto spesso questo facilita la pace.

D. – E qual è il contributo che ogni singolo può dare?

R. – Io dico, di solito, che come miliardi di gocce d’acqua sporca non faranno mai un mare pulito, così miliardi di cuori senza pace non faranno mai un’umanità in pace. Quindi, come diceva il messaggio per la Giornata mondiale della pace di Giovanni Paolo II, “la pace nasce dal cuore”. Quindi, coltivare la pace a livello personale, ma non essere turbati, non essere ansiosi. E poi, diffondere intorno questa pace nella comunità, nell’ambiente in cui si lavora è un contributo personale alla pace.

D. – Con quali parole può accompagnare questo Avvento?

R. – La parola migliore è quella che Gesù ci ha lasciato: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”. E la sera di Pasqua era quasi respirabile, palpabile la pace donata da Gesù …

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La coltura degli alberi di Natale (T. S. Eliot)

Posté par atempodiblog le 5 décembre 2014

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Glade Jul, di Viggo Johansen

Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale
E alcuni il possiamo trascurare:
Il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale,
Il rumoroso (essendo i bar aperti fino a mezzanotte),
E l’infantile – che non è quello del bimbo
Che crede ogni candela una stella, e l’angelo dorato
Spieganti l’ale alla cima dell’albero
Non solo una decorazione, ma anche un angelo.
Il fanciullo stupisce di fronte all’albero di Natale
Lasciatelo dunque in spirito di meraviglia
Di fronte alla Festa, a un evento accettato non come pretesto.
Così che il rapimento splendido, e lo stupore
Del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese, l’incanto
Dei primi doni ricevuti (ognuno
Con un profumo inconfondibile e eccitante),
E l’attesa dell’oca o del tacchino, l’evento
Atteso e che stupisce al suo apparire.
E reverenza e gioia non debbano
Essere mai dimenticate nella più tarda esperienza
Nella stanca abitudine, nella fatica, nel tedio.
Nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento
Nella pietà del convertito
Che si potrebbe tingere di vanagloria
Spiacente a Dio e irrispettosa verso i fanciulli
(E qui ricordo con gratitudine anche
Santa Lucia, con la sua canzoncina e la sua corona di fuoco):
Così che prima della fine, l’ottantesimo Natale
(Significando qui per “ottantesimo” l’ultimo qualunque
esso sia)
Le accumulate memorie dell’emozione annuale
Possano concentrarsi in una grande gioia
Simile sempre a un grande timore, come nell’occasione
In cui il timore giunse ad ogni anima:
Perché l’inizio ci ricorderà la fine
E la prima venuta la seconda venuta.

di Thomas Stearns Eliot

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