Preghiera e digiuno uniche armi

Posté par atempodiblog le 19 mars 2026

Le parole di padre Patton sulla guerra in Medio Oriente
Preghiera e digiuno uniche armi
di Francesca Sabatinelli– L’Osservatore Romano

Preghiera e digiuno uniche armi

«Si è in preda ad una follia bellicistica, l’idea di voler risolvere tutto con la forza e con le armi. E il pensiero alle vittime civili della guerra è costante e fortemente presente». Padre Francesco Patton, già custode di Terra Santa, parla dal Monte Nebo, in Giordania, con lo sguardo rivolto al di là del Mar Morto che divide il Regno Hashemita da Israele e dalla Palestina e con il pensiero a tutto il Medio Oriente in fiamme. «Penso quotidianamente ai miei confratelli che vivono in Libano, a Beirut e in altri luoghi, sia a sud che a nord, e che in questo momento sono provati oltre misura. Il convento di Tiro è stato trasformato in un campo profughi e chi è a Beirut è alla disperata ricerca di poter aiutare la popolazione civile, che non ce la fa più, ormai ci sono un milione di sfollati su un totale di sei milioni di abitanti».

Patton ricorda come già all’inizio della guerra a Gaza fosse chiaro, soprattutto a chi come lui aveva alle spalle anni di vita in quella regione, che se non si fosse riusciti a chiudere «in maniera non violenta, il conflitto si sarebbe allargato». Ma il pericolo paventato dal religioso è che non si sa cosa avverrà alla fine della guerra, «perché dopo tutte le ultime guerre mediorientali sono nati nuovi fenomeni di terrorismo e sono nate formazioni nuove, come Al Qaeda, Is, Hezbollah, Hamas, nate tutte a seguito di qualche conflitto non risolto in modo politico in Medio Oriente, tutte frutto di tentativi di soluzione militare, di conflitti che invece andavano risolti diversamente».

Patton si sposta poi su Gaza, riprendendo quanto detto pochi giorni fa dal cardinale patriarca di Gerusalemme dei latini, Pierbattista Pizzaballa, per ribadire che è distrutta, che le persone vivono praticamente in una fogna a cielo aperto, e che, in assenza della fame estrema, restano «il problema dei medicinali, della sicurezza, il problema di una vita nel rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona umana. E in più c’è questa storia del board of Peace che non ha neanche cominciato a funzionare e che sembra essere più un fantasma che una realtà operativa».

In Cisgiordania, poi, prosegue l’espansione degli insediamenti israeliani, con decine di migliaia di sfollati. «Continua l’occupazione e continuano anche gli atti di violenza», prosegue Patton, ricordando «la famiglia uccisa pochi giorni fa nella zona di Nablus con unico sopravvissuto, un bambino di nove anni». Proseguono pure «le iniziative di legislazione che impediscono alla Cisgiordania di esistere e ai palestinesi di avere una loro terra e il rispetto dei diritti fondamentali: come la registrazione dei territori palestinesi al catasto israeliano o il non ammettere all’insegnamento nelle scuole israeliane di professori con un titolo conseguito in università palestinesi», tutte «forme di pressione diretta o indiretta per cacciare la popolazione palestinese dalla terra sulla quale ha vissuto per millenni». La grave crisi economica provocata dalla guerra si avverte molto anche in Giordania, per il crollo dei pellegrinaggi. «A fine febbraio stavamo constatando una certa ripresa del numero di visitatori e di pellegrini e improvvisamente siamo ripiombati indietro, praticamente a zero», il che segna una ricaduta soprattutto sui cristiani, ma non solo, che lavorano per i luoghi santi, rimasti senza lavoro e senza sostentamento per le loro famiglie.
Perché possa interrompersi questa violenza, la comunità internazionale, è opinione di Patton, deve attuare un intervento più deciso e deve «esserci un cambio di politica da parte degli Stati Uniti nei confronti del Medio Oriente».

Dal punto di vista ecclesiale inoltre, la speranza è che possa esserci «una grande convocazione, rivolta a cristiani e a credenti di tutte le religioni, come fece Giovanni Paolo II al tempo della guerra in Iraq e come fece Papa Francesco nel 2013, una grande convocazione per tutti al digiuno e alla preghiera per la pace.

È uno strumento che può sembrare ridicolo di fronte a quello delle armi, ma è uno strumento di coscientizzazione che può unire i credenti delle varie religioni» e che risponde a quanto indicato da Papa Leone XIV quando parla di «pace disarmata e disarmante, umile e perseverante».

C’è bisogno di questo, conclude Patton, «sapendo che per noi credenti la preghiera, il digiuno sono le uniche “armi” che ci è lecito imbracciare».

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Digiuno e preghiera per la pace: da Nord a Sud, la mobilitazione della Chiesa italiana

Posté par atempodiblog le 13 mars 2026

Digiuno e preghiera per la pace: da Nord a Sud, la mobilitazione della Chiesa italiana
Oggi la giornata indetta dalla Cei, con centinaia di iniziative che vedranno protagonista la comunità cristiana. Da Bolzano a Cagliari, passando per Roma, sono previste Messe, Via Crucis e adorazioni eucaristiche. «La gente è preoccupata per la guerra, per questo la risposta dei fedeli è stata immediata»
di Roberta Pumpo – Avvenire

Digiuno, preghiera e poi pace: le priorità da ristabilire dans Articoli di Giornali e News Digiuno-e-preghiere

Dall’arcidiocesi di Cagliari a quella di Foggia-Bovino, dalle diocesi di Grosseto e Pitigliano-Sovana-Orbetello all’arcidiocesi di Pisa, per ribadire che «la guerra non è e non può mai essere la risposta» e implorare dal Signore che taccia il fragore delle armi. Sono centinaia le comunità in Italia che hanno aderito alla Giornata di preghiera e digiuno per la pace indetta per oggi dalla Conferenza episcopale italiana. Sarà anche l’occasione per pregare per padre Pierre al-Rahi, parroco a Qlayaa, nel Sud del Libano, e cappellano regionale della Caritas, ucciso il 9 marzo in un bombardamento mentre soccorreva un parrocchiano ferito in un precedente raid.

Incontri, Messe, Via Crucis, recita del Rosario, adorazioni eucaristiche: sono tante e diverse le iniziative organizzate dalle comunità per invocare la fine dei conflitti in Medio Oriente e in ogni angolo della Terra ferito da guerre, macerie e lutti. Un’invocazione costante in questi giorni, risuonata già l’11 marzo nelle parole del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. Da Assisi, dove ha presieduto la Messa per implorare il dono della pace in Ucraina, volgendo lo sguardo al mondo intero, ha sottolineato che «non dobbiamo mai dimenticare che ogni guerra è fratricida. Qui impariamo la via della misericordia e della gioia: san Francesco continua a parlare, non perché offra soluzioni tecniche, ma perché la sua vita indica la sorgente autentica della pace».

Oggi invece, a Cagliari, la cappella del Seminario arcivescovile, a partire dalle 19, ospiterà la preghiera per la pace guidata dall’arcivescovo Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei. A seguire, nella Sala Benedetto XVI, padre Pier Luigi Maccalli, missionario della Società delle Missioni Africane, racconterà la sua esperienza. Missionario in Costa d’Avorio e in Niger, fu sequestrato dalla sua casa, nel villaggio di Bomoanga, nel 2018 da un gruppo jihadista, trascorrendo due anni e tre settimane di prigionia nel Sahel prima della liberazione nell’ottobre 2020. «Di fronte alle tante guerre che feriscono i popoli – ha affermato l’arcivescovo – la comunità cristiana sente il dovere di intensificare la preghiera e il digiuno, affidando al Signore il desiderio di pace che abita il cuore dell’umanità. La pace non è solo assenza di conflitto, ma nasce dalla conversione dei cuori, dal riconoscimento della dignità di ogni persona e dalla volontà di costruire relazioni di giustizia e fraternità».

L’arcivescovo di Foggia-Bovino Giorgio Ferretti presiederà alle 19 la Messa in Cattedrale. «In tutte e 54 le parrocchie dell’arcidiocesi si celebrerà una Messa per la pace – spiega il presule –. Sarà un venerdì di Quaresima particolare. Noi credenti abbiamo l’arma del digiuno e della preghiera per chiedere al Signore di far tacere le armi, di risparmiare i deboli e di donare la pace al mondo. La celebrazione eucaristica in Cattedrale vuole essere un segno di unità dell’arcidiocesi. Parteciperanno in particolare molte religiose, una rappresentanza delle diverse parrocchie, il capitolo canonico metropolitano. Siamo grati alla Cei per aver indetto questa Giornata. A Foggia, ma ovunque in Italia, si avverte il desiderio di pace in un mondo dove ormai, come diceva papa Francesco, si combatte una terza guerra mondiale a pezzi».

Nelle diocesi di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello sono stati organizzati momenti di preghiera fin dal mattino, con la recita comunitaria delle Lodi, e molte chiese resteranno aperte fino alle 22 per l’orazione davanti al Santissimo Sacramento. Nella parrocchia di Santa Lucia, a Grosseto, la Giornata va a innestarsi nella vita liturgica quotidiana. Il parroco, frate Valerio Mauro, spiega che «la mattina la Messa e le Lodi sono ordinarie. È stata aggiunta la recita del Rosario perché, solitamente, nei venerdì di Quaresima questo è sostituito dalla Via Crucis». Oggi, invece, «sia il Rosario sia la Via Crucis saranno adattati al tema della pace. Per la Giornata abbiamo promosso anche l’adorazione eucaristica dalle 20 alle 21». In questi giorni la preghiera è stata intensificata «perché è l’unica cosa che si può fare adesso; non ci sono altre strade», afferma in modo deciso. Non lontano dalla parrocchia c’è la base del 4° Stormo dell’Aeronautica Militare e «si nota che i voli non sono più sporadici».

Corale anche la risposta delle chiese della Versilia. Monsignor Roberto Canale, parroco del Duomo di San Martino a Pietrasanta, nell’arcidiocesi di Pisa, racconta che appena ha condiviso la proposta della Cei sui canali social «la risposta dei fedeli è stata immediata. C’è una grande sensibilità da parte di tutti quelli che credono nel potere della preghiera. Hanno aderito tutte le parrocchie limitrofe. La gente è preoccupata e si sente impotente».
Alle 17 si terrà la Via Crucis e dalle 20 alle 21,30 l’adorazione eucaristica. Quest’ultima scelta d’orario non è casuale perché è proprio «l’ora della cena – spiega monsignor Canale –. I fedeli sanno che questo è un invito concreto al digiuno e alla preghiera, un modo per “alzare” il cuore più che la voce».

La Caritas della diocesi di Roma promuove invece un incontro di preghiera alle 13 nella cappella Santa Giacinta della Cittadella della Carità presieduta dal vice direttore dell’organismo pastorale, don Paolo Salvini. «La cappella di Santa Giacinta è da sempre un punto di riferimento aperto al territorio», racconta il direttore della Caritas Giustino Trincia. Ogni mattina alle 8 si celebra la Messa per gli oltre cento ospiti della struttura, gli operatori e i residenti in zona. Oggi l’Eucarestia sarà dedicata particolarmente alla pace, seguendo anche le indicazioni della Cei. «Aderiamo con convinzione all’appello della Cei – aggiunge Trincia –. Alle 13, orario solitamente dedicato al pranzo, ci fermeremo per la preghiera. Ciò che non viene consumato fisicamente, viene donato idealmente e materialmente in opere di carità. Sarà un momento incentrato sulla Parola di Dio, sulla meditazione e, soprattutto, sul silenzio».

Nel segno di Chiara Lubich la preghiera promossa dall’arcidiocesi di Trento che aderisce alla Giornata indetta della Cei con una Messa che sarà presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi in Cattedrale. La liturgia era già in programma in memoria della morte della fondatrice del Movimento dei Focolari, avvenuta il 14 marzo 2008. Sarà l’occasione per invocare la fine dei conflitti e implorare il dono della pace, di cui la stessa Lubich fu “seminatrice” durante la Seconda guerra mondiale e poi per tutta la sua vita.

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Digiuno, preghiera e poi pace: le priorità da ristabilire

Posté par atempodiblog le 22 août 2025

Digiuno, preghiera e poi pace: le priorità da ristabilire
+ Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti – Vasto

Fonte: Avvenire

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Nel corso dell’udienza generale di mercoledì il Santo Padre Leone XIV ha rivolto un pressante appello a vivere la giornata del 22 agosto, memoria della Vergine Maria Regina, «in digiuno e in preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso». L’invito ha suscitato un’ampia attenzione mediatica, che non deve far perdere di vista il profondo significato biblico, teologico e spirituale dell’appello lanciato dal Successore di Pietro.

È la Bibbia a offrirci una vera e propria teologia del digiuno: poiché nutrirsi è una necessità vitale, privarsi del nutrimento evidenzia che la fonte della vita non è la persona stessa del vivente; si vive assumendo la vita dall’esterno, mangiando e bevendo ciò che ci è dato o acquistato col nostro impegno e la nostra fatica. Il digiuno volontario ci ricorda, allora, che la nostra vita è precaria, che essa viene da altrove ed è destinata all’altrove eterno e che il privarsi del nutrimento per un breve tempo, in vista di uno scopo significativo, è tutt’altro che un atto di autolesionismo, ma si offre come un aiuto a stabilire un giusto ordine di priorità.

Nella vita c’è qualcosa di più importante della vita stessa: ed è il senso che la rende significativa e piena, è l’amore che ci lega agli altri e che illumina il cammino dei giorni, da una parte orientandolo al fine ultimo, dall’altra motivando il sacrificio di un momento con la prospettiva del bene comune di cui tutti siamo responsabili. Attraverso il digiuno scelto per amore, con saggezza e motivazione profonda, il credente si riconcilia con Dio, fonte della vita, e con gli altri, con cui condivide il cammino del tempo.

L’Antico Testamento presenta il digiuno in una visuale ampia, accompagnandolo con la preghiera (come ad esempio in Gl 1,14) e collegandolo al dolore e al lutto (come in 2 Sam 1,12; o nel libro dei Giudici 20,26; o nel primo libro delle Cronache 10,12). Nei momenti più solenni della storia della salvezza i protagonisti scelgono di digiunare: lo fa Mosè prima di ricevere le tavole della Legge, e per ben quaranta giorni (Es 34,28); lo fa Davide, che con il digiuno riconosce il peccato commesso (2 Sam 12,17.20.23) e testimonia il desiderio di riparare al male compiuto. La regina Ester, prima di affrontare il re Assuero e il perfido Aman, digiuna tre giorni e chiede a tutto il popolo di digiunare in segno di penitenza, testimoniando che la forza viene da Dio, cui spetta ogni potere (Ester 4,16). Digiuna il re Acab dinanzi all’annuncio delle disgrazie che si sarebbero abbattute sulla sua casa: addolorato «si stracciò le vesti, si coprì di sacco e digiunò» (1 Re 21,27). A loro volta per i profeti il digiuno non dovrà mai essere una pratica solo esteriore, fine a sé stessa (cfr. Is 58,3-7; Ger 14,12), ma dovrà privarci di qualcosa per favorire gli altri e ristabilire la giustizia e la pace in tutti i rapporti.

Nel Nuovo Testamento Gesù si prepara all’inizio della vita pubblica ritirandosi nel deserto per quaranta giorni, dove rimane in digiuno (Mt 4,1-2; Lc 4,1ss). Come nuovo Mosè, a differenza del popolo che si ribella a Dio nel deserto, Gesù vince così le tentazioni che vorrebbero indurlo a fuggire dal compimento della sua missione. Nel corso della vita pubblica si oppone alla pratica formale del digiuno, insegnando che esso è soprattutto segno dell’attesa dello Sposo messianico, che dona l’acqua e il pane della vita. Così, Gesù ci insegna a privarci di tutto ciò che occupa il posto da dare a Dio e a liberarci da ogni arroganza nella relazione con Lui e con il prossimo. Il digiuno si coniuga pertanto all’amore e la sua pratica diventa rimando al primato dell’Altissimo e alla carità verso gli altri, fonte di pace e di gioia (cf. Mt 6,16-18).

L’altro nome del digiuno voluto dal Signore è, dunque, l’amore vissuto secondo il disegno di Dio, l’opposto del chiamarsi fuori egoistico, come dell’attivismo di chi pensa che tutto dipenda dalle proprie forze. L’appello di papa Leone è perciò un invito a sentirci tutti coinvolti e responsabili per la causa della pace e a chiedere insieme a Dio di illuminare chiunque possa farsi operatore di una pace giusta e vera. È qui che si comprende perché il digiuno deve unirsi alla preghiera: dialogo di Dio con Dio nel cuore dell’uomo, partecipazione alla vita trinitaria nella quale il Padre, eterna fonte dell’amore, genera il Figlio, eterno Amato che ricambia il dono nello Spirito Santo, eterno amore, la preghiera è lasciarsi amare da Dio e imparare da Lui ad amare il prossimo, accettando di essere “trasfigurati” secondo la volontà del Signore e il disegno che ha per ciascuno e per tutti.

Come aveva affermato papa Francesco, invitando a vivere il Giubileo in un’intensa “sinfonia” orante, occorre «preghiera anzitutto per recuperare il desiderio di stare alla presenza del Signore, ascoltarlo e adorarlo. Preghiera per ringraziare Dio dei tanti doni del suo amore per noi e lodare la sua opera nella creazione, che impegna tutti al rispetto e all’azione concreta e responsabile per la sua salvaguardia.

Preghiera come voce “del cuore solo e dell’anima sola” (cfr. At 4,32), che si traduce nella solidarietà e nella condivisione del pane quotidiano. Preghiera che permette a ogni uomo e donna di questo mondo di rivolgersi all’unico Dio, per esprimergli quanto è riposto nel segreto del cuore» (11 febbraio 2022). Rispondendo all’appello di papa Leone, chiediamo al Signore che tutto questo si realizzi in ciascuno di noi, sì che il dono con cui l’Eterno risponde alla nostra preghiera produca in pienezza i suoi frutti di riconciliazione, di rinnovamento e di pace per tutti…

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Leone XIV: il 22 agosto giorno di digiuno e preghiera per invocare pace e giustizia

Posté par atempodiblog le 20 août 2025

Leone XIV: il 22 agosto giorno di digiuno e preghiera per invocare pace e giustizia
Al termine dell’udienza generale del mercoledì in Aula Paolo VI il Papa invita in particolare a pregare la Vergine nel giornata di venerdì prossimo in cui è venerata come Regina: il Signore “asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso”
di Daniele Piccini – Vatican News

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Papa Leone XIV torna a chiedere insistentemente preghiere per la pace ai fedeli, riuniti oggi, mercoledì 20 agosto, in Aula Paolo VI per l’udienza generale, e li invita ad invocare l’intercessione di Maria. Lo fa chiedendo a tutti i credenti di rispettare nella giornata del 22 agosto, memoria liturgica della Beata Vergine Maria Regina…

…digiuno e preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia, e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a cause dei conflitti armati in corso.

Maria, aggiunge il Papa:

E’ Madre dei credenti qui sulla terra, ed è invocata anche come Regina della Pace, mentre la nostra terra continua ad essere ferita da guerre in Terra Santa, in Ucraina, e in molte altre regioni del mondo.

Perdono presupposto per la pace
Rivolgendosi poi ai fedeli di lingua portoghese Leone XIV ha ricordato il presupposto fondamentale della pacifica convivenza tra i popoli e tra le persone: “Senza il perdono non ci sarà mai la pace!”.

Salutando i pellegrini polacchi presenti a Roma e quelli venuti dal Santuario della Madonna di Jasna Góra, in Polonia, dove è conservata l’icona della Madonna di Częstochowa, ha chiesto loro di “includere nelle vostre intenzioni la supplica per il dono della pace – disarmata e disarmante – per tutto il mondo, in particolare per l’Ucraina e il Medio Oriente”.

Preghiera incessante
Nella mattinata di ieri, martedì 19 agosto, il Papa si era recato a Guadagnolo, frazione di Capranica Prenestina, nella diocesi di Palestrina, nell’eremo della Mentorella, particolarmente caro a San Giovanni Paolo II. Qui, ha riferito il rettore, si è recato “in chiesa, ai piedi della Madonna, e ha acceso un cero con una supplica particolare per la pace nel mondo”.

Ancora ieri sera, lasciando la residenza estiva di Castel Gandolfo, intorno alle ore 21, ha detto ai giornalisti che lo aspettavano davanti al cancello di Villa Barberini, che è necessario “pregare molto per la pace”, per alimentare la speranza, che pure c’è.

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L’appello del Papa: il 7 ottobre preghiera e digiuno per implorare la pace nel mondo

Posté par atempodiblog le 3 octobre 2024

L’appello del Papa: il 7 ottobre preghiera e digiuno per implorare la pace nel mondo
Come già per la Siria, la RD Congo e il Sud Sudan, il Libano, l’Afghanistan, l’Ucraina e la Terra Santa dal 2013 al 2023, Francesco indice per il prossimo lunedì, primo anniversario dell’attacco terroristico di Hamas a Israele, una giornata di orazione e astensione di pasti per invocare il dono della pace. E annuncia una visita domenica 6 ottobre a Santa Maria Maggiore per recitare il Rosario e pregare la Madonna, chiedendo la partecipazione di tutti i membri del Sinodo
di Salvatore Cernuzio – Vatican News

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Nel crescendo di tensioni nella polveriera mediorientale, tra le bombe e i missili che continuano a piombare nella “martoriata” Ucraina, in mezzo ai tanti piccoli e grandi conflitti che lacerano e affamano i popoli dell’Africa, mentre insomma “i venti della guerra e i fuochi della violenza continuano a sconvolgere interi popoli e Nazioni”, il Papa chiama alle “armi” del digiuno e della preghiera – quelle che la Chiesa indica come potenti – milioni di credenti nel mondo per implorare da Dio il dono della pace in un mondo sull’orlo dell’abisso. Lo fa, il Pontefice, al termine della Messa solenne in Piazza San Pietro per l’apertura della seconda sessione dell’Assemblea generale, annunciando una Giornata di preghiera e di digiuno per la pace nel mondo il 7 ottobre, primo anniversario dell’attacco terroristico perpetrato da Hamas in Israele che ha fatto esplodere le brutalità a cui da un anno si assiste in Terra Santa.

Chiedo a tutti di vivere una giornata di preghiera e di digiuno per la pace nel mondo

La supplica alla Madonna a Santa Maria Maggiore
Sempre a fine omelia, il Papa ha annunciato pure una nuova visita nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 6 ottobre per elevare alla Madonna una supplica di pace. Un appuntamento spirituale per il quale ha chiesto la partecipazione di tutti i membri del Sinodo riuniti a Roma.

Per invocare dall’intercessione di Maria Santissima il dono della pace, domenica prossima mi recherò nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove reciterò il Santo Rosario e rivolgerò alla Vergine un’accorata supplica

La veglia per “l’amata Siria” nel 2013
Giornate di digiuno e preghiera per terre lacerate dalle violenze sono una costante del pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Neppure sei mesi dopo dalla sua elezione sul Soglio di Pietro, il 7 settembre 2013, il Papa argentino aveva raccolto in Piazza San Pietro migliaia di persone, cattoliche e non solo, per pregare, con fiaccole, candele, bandiere, per la pace “nell’amata nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo!”. La Siria si trovava allora dinanzi all’eventualità di una guerra feroce, già radicalizzata da oltre un anno e acuita dopo l’attacco a civili con gas nervino. Il conflitto, fortunatamente, non deflagrò mai. Dalla Piazza cuore della cristianità, il giorno prima, si era alzato un grido silenzioso.

“Abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La guerra è sempre una sconfitta per l’umanità”

Insieme per RD Congo e Sud Sudan
Ancora il Papa, con eguale vigore e preoccupazione, il 23 febbraio 2017 aveva invocato un’azione immediata dei cristiani, declinata appunto nella preghiera e nel digiuno, per il Sud Sudan e la Repubblica Democratica del Congo. Le due nazioni africane, che il Pontefice ha visitato personalmente nel gennaio e febbraio 2023, erano e sono tuttora piagate da fame, sfruttamento, emigrazione, violenze. Era il primo venerdì di Quaresima e Papa e Curia avevano terminato gli Esercizi Spirituali. Francesco quel giorno aveva invitato ad unirsi all’evento anche i cristiani di altre Chiese e seguaci delle altre religioni, “nelle modalità che riterranno più opportune, ma tutti insieme”.

La Chiesa unita per il Libano, un Paese “messaggio… martoriato”
Stessa formula usata per invitare i fratelli e le sorelle di altre confessioni nella grande giornata per il Libano, indetta per il 4 settembre 2020, quando il mondo si rialzava a fatica dalla devastante prima ondata di pandemia di Covid-19 ed, esattamente un mese prima, aveva assistito attonito alla esplosione nel porto di Beirut. Un evento di cui il Paese dei Cedri – già appesantito da una crisi politica, sociale ed economica, ora sotto attacco dai raid israeliani e per questo definito dal Papa “un messaggio… martoriato” – paga ancora le conseguenze . Francesco aveva annunciato la Giornata universale per il Libano due giorni prima, all’udienza generale del 2 settembre. Con a fianco un sacerdote che teneva in mano la bandiera libanese, il Papa si appellava a politici e leader religiosi:

Impegnarsi con sincerità e trasparenza nell’opera di ricostruzione, lasciando cadere gli interessi di parte e guardando al bene comune e al futuro della nazione

In preghiera per l’Afghanistan
Ancora nel 2021, il 29 agosto, in quell’estate drammatica per l’Afghanistan, travolto dal violento ritorno al potere dei talebani, da attentati e dalla fuga disperata di centinaia di persone arrivati ad arrampicarsi anche sugli aerei in decollo, Francesco dal Palazzo Apostolico per l’Angelus – ma anche dalla più ampia finestra virtuale del suo account su X @Pontifex – tornava a domandare ai fedeli del mondo di raccogliersi in preghiera e astenersi dai pasti.

Rivolgo un appello a tutti a intensificare la preghiera e a praticare il digiuno. Preghiera e digiuno, preghiera e penitenza, questo è il momento di farlo. Sto parlando sul serio, intensificare la preghiera e praticare il digiuno, chiedendo al Signore misericordia e perdono

Il dramma dell’Ucraina
Resta impressa poi nella memoria collettiva la giornata del 2 marzo 2022, un Mercoledì delle Ceneri, in cui il Papa chiese alla Chiesa universale di intensificare il digiuno e la preghiera da rivolgere soprattutto alla Vergine Maria, Regina della Pace, perché “preservi il mondo dalla follia della guerra”. Parole drammaticamente realistiche a neppure una settimana dal primo attacco russo su Kyiv, che ha dato inizio all’orrore – ormai perdurante da circa due anni – in Ucraina.

“Prego tutte le parti coinvolte perché si astengano da ogni azione che provochi ancora più sofferenza alle popolazioni, destabilizzando la convivenza tra le nazioni e screditando il diritto internazionale”

Era quello il primo di migliaia di appelli elevati al cielo in questi anni di guerra a favore del “martoriato” Paese, affidato insieme alla Russia al Cuore Immacolato di Maria in una celebrazione a San Pietro, il 25 marzo dello stesso anno, partecipata da migliaia di fedeli in presenza in Basilica o virtualmente collegati dal mondo.

La veglia a San Pietro nell’”ora buia” per la terra di Gesù
Da ultimo una giornata per “fermarsi” e invocare il dono della pace attraverso l’orazione e astensione dal cibo, il Papa l’ha indetta il 27 ottobre 2023, venti giorni dopo l’orrore deflagrato in Terra Santa e nei giorni conclusivi della prima sessione del Sinodo. In quella occasione, il Papa volle organizzare una veglia in Basilica – denominata “Pacem in Terris”, dal titolo della storica enciclica di Giovanni XXIII di cui ricorrevano i 60 anni – a cui presero parte i membri dell’assise ma anche esponenti delle altre confessioni cristiane e di altre fedi. Quella sera, il Papa, in una cerimonia intima e partecipata, si pose ai piedi della “Madre” chiedendone l’intercessione per il mondo che attraversa “un’ora buia”.

Ora, Madre, prendi ancora una volta l’iniziativa; prendila per noi, in questi tempi lacerati dai conflitti e devastati dalle armi. Volgi il tuo sguardo di misericordia sulla famiglia umana, che ha smarrito la via della pace, che ha preferito Caino ad Abele e, perdendo il senso della fraternità, non ritrova l’atmosfera di casa. Intercedi per il nostro mondo in pericolo e in subbuglio. Insegnaci ad accogliere e a curare la vita – ogni vita umana! – e a ripudiare la follia della guerra, che semina morte e cancella il futuro.

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Papa Francesco: la guerra è sempre una sconfitta, fermatevi!

Posté par atempodiblog le 22 octobre 2023

Il 27 ottobre si terrà una giornata di digiuno, di preghiera e penitenza
Papa Francesco: la guerra è sempre una sconfitta, fermatevi!
Il Papa, nei saluti del dopo Angelus, invoca la fine di ogni conflitto, con il pensiero a Israele, Palestina e Ucraina. Chiede che si facciano giungere gli aiuti umanitari a Gaza e la liberazione degli ostaggi e ricorda la giornata di digiuno e preghiera del 27 ottobre. “La guerra è una distruzione della fraternità umana”
di Francesca Sabatinelli – Vatican News

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La guerra, ogni guerra, è sempre una sconfitta, una distruzione della fraternità umana. La voce di Francesco è grave mentre si rivolge ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’Angelus domenicale. Ancora una volta il Papa deve invocare che le armi tacciano, con il pensiero a Israele e alla Palestina.

Sono molto preoccupato addolorato, prego e sono vicino a tutti coloro che soffrono, agli ostaggi, ai feriti, alle vittime e ai loro familiari.

L’appello per gli aiuti umanitari e la liberazione degli ostaggi
Come nei giorni scorsi, l’ultima volta lo scorso mercoledì durante l’udienza generale, Francesco parla della “grave situazione umanitaria a Gaza”, così come della violenza che negli ultimi giorni ha toccato anche i luoghi cristiani.

Mi addolora che anche l’ospedale anglicano e la parrocchia greco-ortodossa siano stati colpiti nei giorni scorsi. Rinnovo il mio appello affinché si aprano degli spazi, si continuano a far arrivare gli aiuti umanitari e si liberino gli ostaggi.

La guerra è sconfitta e distruzione della fraternità umana
Il Papa ricorda quindi che il prossimo 27 ottobre si terrà una giornata di digiuno, di preghiera e penitenza, e che quella sera alle ore 18:00 in San Pietro, si vivrà un’ora di preghiera per implorare la pace nel mondo.

La guerra, ogni guerra che è nel mondo, penso anche alla martoriata Ucraina, è una sconfitta. La guerra sempre è una sconfitta, è una distruzione della fraternità umana, Fratelli fermatevi! Fermatevi!

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Commento al messaggio della Regina della Pace del 20 ottobre 2023 dato attraverso il veggente Ivan

Posté par atempodiblog le 22 octobre 2023

La preghiera e il digiuno aprono le porte del futuro
Commento al messaggio della Regina della Pace del 20 ottobre 2023 dato attraverso il veggente Ivan
Dalle parole della Madonna appare chiaro che la situazione attuale in Medio Oriente è drammatica come nel luglio 1991 quando scoppiò la guerra dei Balcani
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Commento al messaggio della Regina della Pace del 20 ottobre 2023 dato attraverso il veggente Ivan dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje

Cari amici, alcuni di noi si sono meravigliati perché la Regina della pace nel messaggio del 25 settembre non aveva fatto riferimento all’esplosione imminente di una nuova guerra in Medio Oriente.
Sorprendentemente la Madonna si era rivolta direttamente alla Parrocchia di Medjugorje, invitandola a rinnovare la preghiera nelle famiglie, ritornando al fervore dei primi giorni, quando la risposta era la preghiera giorno e notte.
Ora ci appare chiaro che la Madonna era preoccupata per gli eventi che incombono e che aveva bisogno di una forte ripresa della preghiera e del digiuno per affrontare la situazione.

Ciò che colpisce nel messaggio dato a Ivan venerdì è il tono allarmato che lo caratterizza e che riprende le medesime espressioni del messaggio che la Madonna ha dato nel momento in cui stava crollano l’Unione Sovietica e iniziando la guerra dei Balcani, durata oltre quattro anni.
I due messaggi sono quasi sovrapponibili e stanno a indicare che siamo di fronte a una realtà non meno minacciosa di quella di allora.
Vi invito a leggerli e a rileggerli in modo tale da cogliere la medesima preoccupazione della Gospa:

Messaggio del 25 luglio 1991 rivolto alla Parrocchia attraverso la veggente Marija di Medjugorje
“Cari figli oggi vi invito a pregare per la pace. In questo tempo la pace è minacciata in un modo particolare e chiedo a voi di rinnovare il digiuno e la preghiera nelle vostre famiglie.
Cari figli, io desidero che voi capiate quanto è seria la situazione e che molto di quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera. Ma voi pregate poco.
Cari figli, io sono con voi e vi invito a cominciare con serietà a pregare e a digiunare come nei primi giorni della mia venuta. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Messaggio del 20 ottobre 2023 dato dalla Regina della pace attraverso il veggente Ivan di Medjugorje
“Cari figli! Oggi vi invito a pregare per la pace. In questo momento, la pace è minacciata in modo speciale, e vi chiedo di rinnovare il digiuno e la preghiera nelle vostre famiglie e di incoraggiare gli altri a pregare per la pace.
Cari figli, voglio che capiate la gravità della situazione e che gran parte di ciò che accadrà dipende dalla vostra preghiera e dalla vostra perseveranza.
Cari figli, sono con voi e vi invito a iniziare seriamente a pregare e digiunare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”.

I due messaggi sono prativcamente uguali e tutto questo ci porta a concludere come allora, anche adesso la situazione è esplosiva e potrebbe segnare l’inizio di un incendio inarrestabile.
Però la Madonna ci assicura che con la preghiera e il digiuno possiamo spegnerlo. E’ la preghiera la chiave che apre la porta del futuro.

Ricominciamo da questo momento il digiuno a pane e acqua  il Memcoledì e il venerdì e il Rosario quotidiano in famiglia per ottenere da Dio il dono della pace.
“Gran parte di quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera e dalla vostra perseveranza”.
Ricordiamolo a noi stessi ogni giorno.

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Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo

Posté par atempodiblog le 24 février 2022

Uno sguardo di fede sull’attualità
Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo
Tratto da: La lettura cristiana della cronaca e della storia di Padre Livio Fanzaga

Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo dans Anticristo Ges-nostra-unica-speranza

Cari amici,

la notizia che temevamo è diventata una realtà: Putin ha dato ordine di invadere l’Ucraina.

Papa Francesco ha ammesso di provare un grande dolore per questa situazione che porta alla follia della guerra e ha invocato la Regina della pace dicendo: «La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra» e ha invitato soprattutto i credenti a dedicare la prima giornata di Quaresima alla preghiera e al digiuno per la pace.
È chiaro che queste parole sono particolarmente significative in quanto riecheggiano quanto la Madonna in tutti questi anni ci ha raccomandato.

La Madonna anche nel messaggio del 25 marzo 2021 (giorno dell’Annunciazione) ha ribadito che Lei è qui come Regina della pace perché satana vuole l’odio e la guerra. Questa è la nostra speranza, questa è la nostra gioia, questa è la nostra certezza!

In questi anni di pandemia la Madonna è intervenuta dodici volte per dirci che satana vuole l’odio e la guerra. In particolare vuole distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale viviamo.

La Madonna è già intervenuta nel 1991, quando crollò Unione Sovietica ed era latente il pericolo di una conflagrazione mondiale che Lei stessa sventò. La stessa cosa fece nel 1984, quando l’Europa venne minacciata da un attacco nucleare da parte dell’Unione Sovietica ma il 13 maggio, quando le forze del Patto di Varsavia si apprestavano a dare l’assalto all’Europa occidentale e meridionale, all’ultimo istante un imprevisto fa saltare i piani dello stato maggiore sovietico: un deposito strategico di armi e missili destinati alla Flotta dell’Artico, che avrebbe dovuto tagliare la strada ai rifornimenti dall’America del Nord all’Europa aggredita da Mosca, esplose rovinosamente e l’operazione fu annullata.

Spesso sottovalutiamo l’intervento del Cielo. La potenza di Dio è illimitata. Arriva a compiere miracoli, come ha fatto fino ad ora preservando il mondo dalla distruzione che satana brama e persegue in tutti i modi.

Abbiamo questa grande grazia della presenza di Maria. Non dobbiamo dimenticare quello che la Madonna ha detto in più occasioni, ovvero che molti l’hanno accolta ma un numero enorme neanche la prende in considerazione.

Siamo ovviamente tutti molto ansiosi di sapere che cosa dirà la Regina della pace domani nel messaggio a Marija. Non aspettiamoci chissà quali novità o rivelazioni, ci basti la sua presenza e il fatto che Lei venga ogni giorno sulla terra a pregare con noi.

Con la preghiera e il digiuno si possono fermare anche le guerre peggiori.

Quando la Madonna dice che “satana regna” si riferisce al fatto che proprio la governance internazionale è in una prospettiva che a satana piace molto perché si contendono il dominio, il potere, l’egemonia sul mondo. La Madonna conosce bene le follie umane.
Dio è sempre intervenuto nella storia della salvezza e con il suo popolo di persone umili e semplici che sanno pazientare, sopportare, pregare e amare, preparerà il suo futuro.

Raccomando a tutti di entrare in una prospettiva nuova, alla luce del fatto che durante la pandemia non ci siamo messi in allarme per quanto riguarda la nostra situazione esistenziale in rapporto a Dio. Ci siamo affidati alla scienza. Le preghiere sono state poche o nulle. Il mondo ha continuato la sua deriva sulla via dell’apostasia rifiutando la fede e la Croce.
Con l’incombere di questa calamità gravissima sul mondo, l’umanità rischia di distruggere se stessa in pochi minuti perché nei cuori c’è l’odio accecante e porta sempre a soluzioni inimmaginabili, come il ricorso all’uso di armi atomiche.
Nel tempo delle apparizioni a Medjugorje abbiamo rischiato due volte un’ecatombe nucleare non casuale, ma voluta. Nel 1984 e nel 1991. La Madonna è in grado di fermare una deriva che satana persegue in tutti i modi.

Pur comprendendo l’apprensione e il senso di angoscia umano che ci accomuna in questo  momento, vi esorto a non perdere di vista il punto di riferimento fondamentale dei nostri tempi, ovvero la presenza della Madonna e soprattutto le parole che lei stessa ci ha detto, cioè che con la preghiera e il digiuno possiamo fermare le guerre per quanto violente esse siano.

Facciamo nostre le parole del Santo Padre e le nostre intenzioni di preghiera siano di richiesta di Sua intercessione per la pace:
La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra.

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Ucraina, Papa Francesco: ho un grande dolore, il 2 marzo preghiera e digiuno per la pace

Posté par atempodiblog le 24 février 2022

Ucraina, Papa Francesco: ho un grande dolore, il 2 marzo preghiera e digiuno per la pace
“La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra”: è l’invocazione accorata del Papa al termine dell’udienza generale in cui chiama a raccolta soprattutto i credenti perché dedichino la prima giornata di Quaresima al raccoglimento per il Paese europeo: Dio è il Padre di tutti non solo di qualcuno, ci vuole fratelli e non nemici
di Adriana Masotti – Vatican News

Ucraina, Papa Francesco: ho un grande dolore, il 2 marzo preghiera e digiuno per la pace dans Articoli di Giornali e News Regina-della-Pace-Cuore-Immacolato

“Ho un grande dolore nel cuore per il peggioramento della situazione in Ucraina”. Papa Francesco esordisce così al termine della catechesi all’udienza generale di oggi. Poco prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana, il suo ampio appello alla pace che non nasconde forte preoccupazione e rammarico per l’esito, per ora negativo, registrato dai negoziati internazionali. “Nonostante gli sforzi diplomatici delle ultime settimane – osserva – si stanno aprendo scenari sempre più allarmanti. Come me tanta gente nel mondo sta provando angoscia e preoccupazione. Ancora una volta la pace di tutti è minacciata da interessi di parte”. Francesco prosegue:

Vorrei appellarmi a quanti hanno responsabilità politiche perché facciano un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è il Dio della pace e non della guerra, il Padre di tutti non solo di qualcuno che ci vuole fratelli e non nemici. Prego tutte le parti coinvolte perché si astengano da ogni azione che provochi ancora più sofferenza alle popolazioni, destabilizzando la convivenza tra le nazioni e screditando il diritto internazionale.

L’appello a credenti e non credenti
Francesco sa che la politica non basta a cambiare i cuori, solo Dio può farlo, si rivolge quindi a tutti invitando credenti e non credenti ad unirsi in una supplica corale per la pace:

Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. Invito tutti a fare il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno per la pace. Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno.

La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra.

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Forte appello del Papa: per l’Afghanistan preghiera e digiuno

Posté par atempodiblog le 29 août 2021

Forte appello del Papa: per l’Afghanistan preghiera e digiuno
All’Angelus Francesco chiede ai cristiani gesti di solidarietà per i civili di quel Paese, soprattutto donne e bambini, vittime della violenza e degli attentati dei giorni scorsi. “Si continui ad assistere i bisogni e a pregare perché dialogo e solidarietà portino ad una convivenza pacifica e fraterna”
di Francesca Sabatinelli – Vatican News

Forte appello del Papa: per l'Afghanistan preghiera e digiuno dans Articoli di Giornali e News Kabul-le-operazioni-di-evaquazione-dei-civili-afghani

Francesco segue con preoccupazione l’evolvere della situazione in Afghanistan, ed esprime dolore per le vittime degli attacchi di giovedì scorso:

Partecipo alla sofferenza di quanti piangono per le persone che hanno perso la vita negli attacchi suicidi avvenuti giovedì’ scorso, e di coloro che cercano aiuto e protezione. Affido alla misericordia di Dio Onnipotente i defunti, ringrazio chi si sta adoperando per aiutare quella popolazione così provata, in particolare le donne e i bambini.

Francesco chiede al mondo di “continuare ad assistere i bisognosi e a pregare perché il dialogo e la solidarietà portino a stabilire una convivenza pacifica e fraterna e offrano la speranza per il futuro del Paese”. In un momento come questo, aggiunge, non si può rimanere indifferenti:

La storia della Chiesa ce lo insegna, come cristiani, questa situazione ci impegna per questo rivolgo un appello a tutti, a intensificare la preghiera e a praticare il digiuno, preghiera e digiuno, preghiera e penitenza, questo è il momento di farlo. Sto parlando sul serio, intensificare la preghiera e praticare il digiuno, chiedendo al Signore misericordia e perdono.

Nel Paese altissimo il rischio attacchi
L’allarme attentati in Afghanistan resta altissimo, mentre gli Stati Uniti proseguono la corsa contro il tempo per il ritiro di tutto il personale dal Paese entro il 31 agosto. La minaccia è credibile secondo Washington, che non esclude atti terroristici anche su suolo statunitense.  L’ambasciata Usa a Kabul invita i suoi connazionali a lasciare l’area attorno all’aeroporto poiché un attacco – come dichiarato da Joe Biden – è probabile nelle prossime 24/36 ore. Il raid statunitense contro l’Isis-K, nel quale sono morti due militanti, tra i quali una delle “menti”, non è stato l’ultimo, aggiunge poi il presidente americano, mentre i talebani condannano quando ritenendolo un “chiaro attacco all’Afghanistan”.

Chiuso il ponte aereo italiano e quello britannico
I miliziani, che hanno mostrato tutta la loro violenza aggredendo a bastonate i civili in coda ai bancomat per il ritiro di denaro contante, si dicono pronti a prendere presto il totale controllo dell’aeroporto, non appena militari e civili Usa saranno partiti.  Nel frattempo, però, hanno isolato tutto lo scalo, impedendo l’accesso agli afghani che sperano ancora di poter essere evacuati dal Paese, in centomila sono rimasti bloccati. Ieri è intanto rientrato l’ultimo volo del ponte mentre la scorsa notte è invece partito l’ultimo della Raf con il quale si è chiusa, dopo 20 anni, anche la missione del Regno Unito in quel Paese. La prossima settimana verrà annunciato il prossimo governo, dichiarano poi i talebani che intanto hanno tagliato quasi tutte le reti internet e di telecomunicazione nella provincia del nord-est del Panshir, una delle due zone, assieme a quella di Baghlan non controllate da loro, ma dagli uomini della resistenza.

Allarme bambini: in 300mila sono sfollati e senza aiuti
L’Unicef intanto lancia l’allarme: nel Paese ci sono 300mila bambini sfollati e che non si possono abbandonare nel momento del bisogno. Molti dei piccoli sono stati costretti a lasciare le loro case a seguito dell’arrivo dei talebani, un milione di bimbi sotto i cinque anni soffrirà di malnutrizione grave, pericolosa per la vita. Mentre oltre 4 milioni di minori, tra cui oltre 2 sono ragazzine, sono fuori dalla scuola. Un altro drammatico messaggio arriva dalla Missione di assistenza Onu in Afghanistan, la Unama, che avverte che il 2021 si configura sempre più come l’anno nero per le vittime civili nel Paese, che già nei primi sei mesi hanno raggiunto livelli record. Da maggio, da quando è iniziato il ritiro del contingente internazionale, e si è intensificata l’offensiva talebana, si è registrata un’impennata delle uccisioni e di ferimenti.

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Il Papa annuncia per il 4 settembre una giornata di preghiera per il Libano

Posté par atempodiblog le 3 septembre 2020

Il Papa annuncia per il 4 settembre una giornata di preghiera per il Libano
Libano riprendi coraggio! Papa Francesco dedica parole intense e una preghiera silenziosa al Paese dei Cedri che sta vivendo un momento duro della sua storia. E’ passato un mese dall’attentato a Beirut. “Il Libano non può essere abbandonato nella sua solitudine, afferma il Papa, incoraggio tutti i libanesi a continuare a sperare e a ritrovare le forze e le energie necessarie per ripartire”
di Adriana Masotti – Vatican News

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E’ un accorato appello alla ricostruzione e alla speranza in Libano quello che Papa Francesco rivolge al termine della catechesi e dei saluti all’udienza generale di questa mattina. Accanto a lui un sacerdote libanese maronita, Georges Breidy, sorregge la bandiera del Paese. E’ passato un mese dal tragico attentato a Beirut, ricorda il Papa, e cita le parole di San Giovanni Paolo II 30 anni fa, in un momento cruciale della storia del Paese, facendole proprie: (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Di fronte ai ripetuti drammi che ciascuno degli abitanti di questa terra conosce, noi prendiamo coscienza dell’estremo pericolo che minaccia l’esistenza stessa del Paese. Il Libano non può essere abbandonato nella sua solitudine.

Il Libano, un luogo di tolleranza
Francesco osserva come “per oltre cento anni, il Libano è stato un Paese di speranza” e che sempre “i libanesi hanno conservato la loro fede in Dio e dimostrato la capacità di fare della loro terra un luogo di tolleranza, di rispetto, di convivenza, unico nella regione”. E prosegue:

È profondamente vera l’affermazione che il Libano rappresenta qualcosa di più di uno Stato: il Libano è un messaggio di libertà, è un esempio di pluralismo tanto per l’Oriente quanto per l’Occidente. Per il bene stesso del Paese, ma anche del mondo, non possiamo permettere che questo patrimonio vada disperso.

L’invito a perseverare nella speranza e a ricostruire
Papa Francesco incoraggia quindi il popolo libanese a perseverare nella speranza e a trovare l’energia per ripartire. Ai politici e ai leader religiosi chiede di guardare al bene comune e “di impegnarsi con sincerità e trasparenza nell’opera di ricostruzione” e alla comunità internazionale di sostenere il Paese. Il pensiero va poi a quanti sono stati colpiti dal recente attentato nella capitale.

Riprendete coraggio, fratelli! La fede e la preghiera, siano la vostra forza. Non abbandonate le vostre case e la vostra eredità, non fate cadere il sogno di quelli che hanno creduto nell’avvenire di un Paese bello e prospero.

Uomini e donne di Chiesa esempio di povertà e operatori di concordia
Poi un richiamo ai pastori della Chiesa locale, a tutti i sacerdoti, religiosi e religiose perché stiano vicini al loro popolo dando esempio per primi di povertà e umiltà, perché siano “operatori di concordia” e “di una vera cultura dell’incontro”. Solo guardando all’interesse comune, continua il Papa, sarà possibile “assicurare la continuità della presenza cristiana e il vostro inestimabile contributo al Paese, al mondo arabo e a tutta la regione, in uno spirito di fratellanza fra tutte le tradizioni religiose che ci sono nel Libano”.

Il 4 settembre una giornata di preghiera e digiuno
Quindi l’annuncio di una iniziativa particolare accolta dai presenti con un applauso:

Desidero invitare tutti a vivere una giornata universale di preghiera e digiuno per il Libano, venerdì prossimo, 4 settembre. Io ho l’intenzione di inviare un mio rappresentante quel giorno in Libano per accompagnare la popolazione. In tal giorno andrà il Segretario di Stato a nome mio. E lui andrà, per esprimere la mia vicinanza e solidarietà. Offriamo la nostra preghiera per tutto il Libano e per Beirut. Siamo vicini anche con l’impegno concreto della carità, come in altre occasioni simili. Invito anche i fratelli e le sorelle di altre confessioni e tradizioni religiose ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune, ma tutti insieme.

Il sacerdote libanese: abbiamo bisogno di sostegno
Infine la richiesta di intercessione alla Vergine Maria, e l’invito a mettersi tutti in piedi per un momento di preghiera silenziosa per il Libano, vissuto con grande intensità. A conclusione, le commosse parole di ringraziamento del sacerdote libanese a fianco di Papa Francesco.

La ringrazio Santità. Abbiamo molto bisogno del suo sostegno e del sostegno della Chiesa universale per dire: “Non possiamo continuare a vivere così in Libano”.

Il sacerdote accenna poi alla richiesta di poter emigrare fatta da migliaia di cristiani e conclude:

Abbiamo bisogno della loro preghiera, del vostro sostegno e del Suo amore fraterno. E Vi aspettiamo per benedire la nostra amata terra. Grazie Santità. Grazie mille.

La testimonianza di Padre Breidy
Abbiamo vissuto un momento veramente benedetto: così ai nostri microfoni, al termine dell’udienza generale, il sacerdote maronita padre Georges Breidy:

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Terremoto, vescovo Spoleto-Norcia propone giorno di digiuno

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2017

Terremoto, vescovo Spoleto-Norcia propone giorno di digiuno
Monsignor Boccardo per il 27 gennaio: «Segno di solidarietà verso chi è provato nello spirito e nel corpo»
di Umbria24

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Una giornata di digiuno, «proposta a tutte le donne e gli uomini di buona volontà dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia» da tenersi venerdì 27 gennaio, «quale segno di solidarietà verso chi è provato nel corpo e nello spirito» dal susseguirsi delle scosse di terremoto, che culminerà con una preghiera alle 21 nella palestra del Sacro Cuore a Spoleto: è una delle iniziative che il vescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, proporrà ai fedeli della sua diocesi, dove i danni del terremoto, soprattutto al patrimonio religioso, sono ingenti.

La giornata di digiuno – spiega un comunicato della diocesi – vuole essere «un grido che sale al Cielo per chiedere misericordia, tranquillità e sicurezza». Lo stesso vescovo ha inoltre programmato per domenica 29 gennaio, alle 15,30 a Norcia, una processione penitenziale intorno alle mura della città: verrà portata in processione l’effige della Madonna Addolorata, estratta dalle macerie della chiesa che la ospitava, «per chiedere difesa e protezione dalle calamità naturali»

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La preghiera e il digiuno per la pace

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2016

Riprendere il digiuno a pane ed acqua il mercoledì e il venerdì, come pure la recita quotidiana del Rosario
La preghiera e il digiuno per la pace
Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

La preghiera e il digiuno per la pace dans Citazioni, frasi e pensieri digiuno

Cari amici,
le cronache quotidiane ci mettono sempre più frequentemente davanti a episodi di terrorismo che colpiscono le città dell’Occidente. L’odio cieco viene rivolto verso persone inermi, non di rado contro dei bambini. Nessuno può sentirsi al sicuro in nessuna parte. C’è il rischio concreto che la paura trasformi le nostre città in ghetti dove le persone si barricano in balia di eventi sinistri. Questo non deve avvenire!

Ci devono confortare le parole della Regina della pace quando dice che chi prega non ha paura del futuro e  chi digiuna non ha paura del male.

Viviamo la nostra vita quotidiana con serenità, affidandola, con quella dei nostri cari, alla protezione di Maria. Non temiamo quelli che uccidono il corpo, perché neanche un capello del nostro capo cade senza che Dio lo voglia o lo permetta.

Attendiamo piuttosto alla nostra conversione, grazie alla quale viene eretta una diga invalicabile alla forze del male.

Riprendiamo il digiuno a pane ed acqua il mercoledì e il venerdì, come pure la recita quotidiana del Rosario per la pace nel mondo, in particolare nella nostra patria. Moltiplichiamo i gruppi di preghiera nelle case, recitando il Rosario con le famiglie del vicinato.

La Regina della pace ci assicura che con la preghiera si possono fermare le guerre per quanto violente esse siano. La guerra terroristica si prospetta come la più insidiosa, ma la Madre è qui con noi per combatterla e vincerla con le armi della luce.

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Siamo invitati a prolungare il digiuno del Venerdì Santo fino alla Veglia Pasquale

Posté par atempodiblog le 26 mars 2016

Il Sabato Santo, giorno di digiuno o di festa?
Tratto da: Radio Maria Fb

Siamo invitati a prolungare il digiuno del Venerdì Santo fino alla Veglia Pasquale dans Digiuno t86pkz

Il sabato santo, giorno che precede la Pasqua, è come il venerdì giorno di astinenza? O la cena del sabato (che precede la veglia pasquale) è già da considerarsi di festa?
Lettera firmata

Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgia
a cura della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale

Il digiuno e l’astinenza, insieme alla preghiera, all’elemosina e alle altre opere di carità, appartengono da sempre alla dimensione penitenziale della Chiesa come modalità concreta e pratica per tornare a Dio con tutto il cuore, motivo per cui viene richiesto un autentico atteggiamento interiore di conversione, di fede e di amore per non fermarsi ad una pratica solo esteriore (cfr Mt 6, 1-18).

Già dal II secolo abbiamo testimonianze di un digiuno che precedeva il giorno cui si celebrava la festa annuale di Pasqua per prepararsi interiormente alla grande solennità della Risurrezione. Si tratta quindi di una mortificazione o di un’astensione mai fine a se stessa, ma per partecipare fisicamente alla morte gloriosa di Cristo ribadendo la sua priorità su tutte le altre realtà della nostra vita, anche le più essenziali: sempre infatti il digiuno è unito ad un maggior ascolto della Parola di Dio, alla preghiera, all’amore generoso verso i bisognosi («Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia» San Pietro Crisologo, Discorso 43).

Gradualmente il digiuno dei due giorni che precedevano la Pasqua fu esteso ed ampliato fino a costituire, nel IV secolo, i quaranta giorni del tempo della Quaresima (dal Mercoledì delle Ceneri fino al Sabato Santo, escludendo le domeniche che non sono mai state considerate giorno penitenziale, sono esattamente quaranta giorni di impegno concreto per la conversione).

Oggi, il digiuno – inteso come unico pasto durante la giornata, oppure come limitazione nella quantità e nella qualità nei due pasti quotidiani – viene richiesto dalla Chiesa il Mercoledì delle Ceneri ed il Venerdì Santo, anche se viene consigliato di prolungarlo, secondo l’opportunità, fino alla celebrazione della Veglia Pasquale (cfr Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, 20). A tale digiuno sono tenuti i maggiorenni fino al compimento del sessantesimo anno di età, salvo necessità dovute alla propria salute.

L’astinenza invece, ossia il privarsi della carne come pure dei cibi particolarmente ricercati e costosi, viene richiesta nei venerdì di Quaresima e in tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che non coincidano con una solennità (come è successo quest’anno, il 19 marzo per san Giuseppe, quando pur essendo venerdì di Quaresima non eravamo tenuti all’astinenza). A questa privazione sono tenuti tutti coloro che hanno compiuto i quattordici anni di età – per maggiori informazioni si può consultare la nota pastorale della CEI Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza del 4 ottobre 1994.

Per rispondere alla domanda del nostro amico lettore possiamo concludere che il Sabato Santo non c’è astinenza anche se siamo invitati, secondo le proprie possibilità, a prolungare il digiuno del Venerdì Santo fino alla Veglia Pasquale (la cena del sabato quindi non può essere considerata ancora di festa).

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La ricetta dei crespillos

Posté par atempodiblog le 18 mars 2016

Ogni anno il venerdì prima della Domenica delle Palme, onomastico della signora Dolores, madre di san Josemaría, tutta la famiglia era in attesa del dolce tipico di questo giorno: i crespillos.

La ricetta dei crespillos dans Cucina e dintorni Crespillos

INGREDIENTI
(da 6 a 8 persone sono): 

1, 5 dl Latte (150 g)
200 g Farina 
2 Uova (100 g)
1 Cucchiaino di lievito in polvere
10 g Zucchero (un cucchiaio) 
½ Kg Foglie di spinaci freschi
Zucchero da spargere sopra

MODO DI FARLI:

Lavare molto bene gli spinaci e lasciare le foglie con 2 o 3 cm di lunghezza.
Fare una massa mescolando gli ingredienti in quest’ordine: in un recipiente si mette la farina con lo zucchero e il lievito, si aggiungono il latte e le uova e si unisce bene il tutto.
Asciugare l’acqua delle foglie degli spinaci, passarli per questa massa e friggerle in abbondante olio caldo a 170° C. Scolare bene.
Una volta fritti passarli nello zucchero.
Servire al momento, in un piatto da dolce avvolti in un tovagliolo bianco. 

Tratto da: Cocina Inteligente, di Alicia Bustos
Fonte: josemariaescriva.info

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