Terremoto, vescovo Spoleto-Norcia propone giorno di digiuno

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2017

Terremoto, vescovo Spoleto-Norcia propone giorno di digiuno
Monsignor Boccardo per il 27 gennaio: «Segno di solidarietà verso chi è provato nello spirito e nel corpo»
di Umbria24

Terremoto, vescovo Spoleto-Norcia propone giorno di digiuno dans Articoli di Giornali e News terremoto_bagnasco_boccardo

Una giornata di digiuno, «proposta a tutte le donne e gli uomini di buona volontà dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia» da tenersi venerdì 27 gennaio, «quale segno di solidarietà verso chi è provato nel corpo e nello spirito» dal susseguirsi delle scosse di terremoto, che culminerà con una preghiera alle 21 nella palestra del Sacro Cuore a Spoleto: è una delle iniziative che il vescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, proporrà ai fedeli della sua diocesi, dove i danni del terremoto, soprattutto al patrimonio religioso, sono ingenti.

La giornata di digiuno – spiega un comunicato della diocesi – vuole essere «un grido che sale al Cielo per chiedere misericordia, tranquillità e sicurezza». Lo stesso vescovo ha inoltre programmato per domenica 29 gennaio, alle 15,30 a Norcia, una processione penitenziale intorno alle mura della città: verrà portata in processione l’effige della Madonna Addolorata, estratta dalle macerie della chiesa che la ospitava, «per chiedere difesa e protezione dalle calamità naturali»

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La preghiera e il digiuno per la pace

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2016

Riprendere il digiuno a pane ed acqua il mercoledì e il venerdì, come pure la recita quotidiana del Rosario
La preghiera e il digiuno per la pace
Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

La preghiera e il digiuno per la pace dans Citazioni, frasi e pensieri digiuno

Cari amici,
le cronache quotidiane ci mettono sempre più frequentemente davanti a episodi di terrorismo che colpiscono le città dell’Occidente. L’odio cieco viene rivolto verso persone inermi, non di rado contro dei bambini. Nessuno può sentirsi al sicuro in nessuna parte. C’è il rischio concreto che la paura trasformi le nostre città in ghetti dove le persone si barricano in balia di eventi sinistri. Questo non deve avvenire!

Ci devono confortare le parole della Regina della pace quando dice che chi prega non ha paura del futuro e  chi digiuna non ha paura del male.

Viviamo la nostra vita quotidiana con serenità, affidandola, con quella dei nostri cari, alla protezione di Maria. Non temiamo quelli che uccidono il corpo, perché neanche un capello del nostro capo cade senza che Dio lo voglia o lo permetta.

Attendiamo piuttosto alla nostra conversione, grazie alla quale viene eretta una diga invalicabile alla forze del male.

Riprendiamo il digiuno a pane ed acqua il mercoledì e il venerdì, come pure la recita quotidiana del Rosario per la pace nel mondo, in particolare nella nostra patria. Moltiplichiamo i gruppi di preghiera nelle case, recitando il Rosario con le famiglie del vicinato.

La Regina della pace ci assicura che con la preghiera si possono fermare le guerre per quanto violente esse siano. La guerra terroristica si prospetta come la più insidiosa, ma la Madre è qui con noi per combatterla e vincerla con le armi della luce.

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Siamo invitati a prolungare il digiuno del Venerdì Santo fino alla Veglia Pasquale

Posté par atempodiblog le 26 mars 2016

Il Sabato Santo, giorno di digiuno o di festa?
Tratto da: Radio Maria Fb

Siamo invitati a prolungare il digiuno del Venerdì Santo fino alla Veglia Pasquale dans Digiuno t86pkz

Il sabato santo, giorno che precede la Pasqua, è come il venerdì giorno di astinenza? O la cena del sabato (che precede la veglia pasquale) è già da considerarsi di festa?
Lettera firmata

Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgia
a cura della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale

Il digiuno e l’astinenza, insieme alla preghiera, all’elemosina e alle altre opere di carità, appartengono da sempre alla dimensione penitenziale della Chiesa come modalità concreta e pratica per tornare a Dio con tutto il cuore, motivo per cui viene richiesto un autentico atteggiamento interiore di conversione, di fede e di amore per non fermarsi ad una pratica solo esteriore (cfr Mt 6, 1-18).

Già dal II secolo abbiamo testimonianze di un digiuno che precedeva il giorno cui si celebrava la festa annuale di Pasqua per prepararsi interiormente alla grande solennità della Risurrezione. Si tratta quindi di una mortificazione o di un’astensione mai fine a se stessa, ma per partecipare fisicamente alla morte gloriosa di Cristo ribadendo la sua priorità su tutte le altre realtà della nostra vita, anche le più essenziali: sempre infatti il digiuno è unito ad un maggior ascolto della Parola di Dio, alla preghiera, all’amore generoso verso i bisognosi («Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia» San Pietro Crisologo, Discorso 43).

Gradualmente il digiuno dei due giorni che precedevano la Pasqua fu esteso ed ampliato fino a costituire, nel IV secolo, i quaranta giorni del tempo della Quaresima (dal Mercoledì delle Ceneri fino al Sabato Santo, escludendo le domeniche che non sono mai state considerate giorno penitenziale, sono esattamente quaranta giorni di impegno concreto per la conversione).

Oggi, il digiuno – inteso come unico pasto durante la giornata, oppure come limitazione nella quantità e nella qualità nei due pasti quotidiani – viene richiesto dalla Chiesa il Mercoledì delle Ceneri ed il Venerdì Santo, anche se viene consigliato di prolungarlo, secondo l’opportunità, fino alla celebrazione della Veglia Pasquale (cfr Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, 20). A tale digiuno sono tenuti i maggiorenni fino al compimento del sessantesimo anno di età, salvo necessità dovute alla propria salute.

L’astinenza invece, ossia il privarsi della carne come pure dei cibi particolarmente ricercati e costosi, viene richiesta nei venerdì di Quaresima e in tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che non coincidano con una solennità (come è successo quest’anno, il 19 marzo per san Giuseppe, quando pur essendo venerdì di Quaresima non eravamo tenuti all’astinenza). A questa privazione sono tenuti tutti coloro che hanno compiuto i quattordici anni di età – per maggiori informazioni si può consultare la nota pastorale della CEI Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza del 4 ottobre 1994.

Per rispondere alla domanda del nostro amico lettore possiamo concludere che il Sabato Santo non c’è astinenza anche se siamo invitati, secondo le proprie possibilità, a prolungare il digiuno del Venerdì Santo fino alla Veglia Pasquale (la cena del sabato quindi non può essere considerata ancora di festa).

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La ricetta dei crespillos

Posté par atempodiblog le 18 mars 2016

Ogni anno il venerdì prima della Domenica delle Palme, onomastico della signora Dolores, madre di san Josemaría, tutta la famiglia era in attesa del dolce tipico di questo giorno: i crespillos.

I crespillos

INGREDIENTI
(da 6 a 8 persone sono): 

1, 5 dl Latte (150 g)
200 g Farina 
2 Uova (100 g)
1 Cucchiaino di lievito in polvere
10 g Zucchero (un cucchiaio) 
½ Kg Foglie di spinaci freschi
Zucchero da spargere sopra

MODO DI FARLI:

Lavare molto bene gli spinaci e lasciare le foglie con 2 o 3 cm di lunghezza.
Fare una massa mescolando gli ingredienti in quest’ordine: in un recipiente si mette la farina con lo zucchero e il lievito, si aggiungono il latte e le uova e si unisce bene il tutto.
Asciugare l’acqua delle foglie degli spinaci, passarli per questa massa e friggerle in abbondante olio caldo a 170° C. Scolare bene.
Una volta fritti passarli nello zucchero.
Servire al momento, in un piatto da dolce avvolti in un tovagliolo bianco. 

Tratto da: Cocina Inteligente, di Alicia Bustos
Fonte: josemariaescriva.info

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Biscotti quaresimali: storia e ricetta della variante napoletana

Posté par atempodiblog le 11 mars 2016

Biscotti quaresimali: storia e ricetta della variante napoletana
di Alessia Andreozzi – Voce di Napoli

biscotti quaresimali

I biscotti quaresimali sono “una santa invenzione”! E non è un modo di dire: non solo questi dolci hanno una storia alle spalle legata alla religione ma sono anche ottimi da mangiare durante il periodo di quaresima quando, teoricamente, non ci si può nutrire di grassi animali per rispettare il digiuno di Gesù nel deserto per 40 giorni. Sembrano i classici cantuccini della tradizione Toscana, quelli che vanno abbinati al delizioso Vin Santo, ma hanno una variante napoletana con ingredienti che rendono ancora più speciale una ricetta già di per sé buona da gustare. Vediamo, allora, come sono fatti questi biscotti quaresimali secondo la tradizione napoletana.

Prima di tutto, è bene ricordare come nascono questi biscotti quaresimali: la paternità che vi si attribuisce è toscana e si dice furono ideati da monache di un convento proprio in onore della quaresima. Perché si possono mangiare? Perché sono privi di grassi animali, quindi senza burro o latte, e rispettano il tradizionale digiuno da rispettare in questi giorni, proprio come fece Gesù durante i 40 giorni nel deserto. Che questo sia stato tutto un escamotage delle monache per rispettare i precetti religiosi non rinunciando ai piaceri del dolce? Stiamo parlando di dolci davvero saporiti che, però, sono fatti di ingredienti poveri e genuini. Sono talmente leggeri che sono ottimi anche per uno sgarro alla linea, qualora foste a dieta. In altri luoghi, questi biscotti hanno la forma di lettere dell’alfabeto, per onorare le parole del Vangelo, ma la variante napoletana somiglia al cantuccino toscano, eccetto per alcuni ingredienti.

LA RICETTA DI BISCOTTI QUARESIMALI NAPOLETANI

Il tempo per cui questi biscotti quaresimali sono in vendita è limitato: sono reperibili da subito dopo il martedì di carnevale sino al giovedì Santo ma, niente paura, qui vi è la ricetta per preparare questi fantastici dolcetti ogni volta che lo si desidera.

Ecco gli ingredienti:

  • 250 g farina
  • 250 g zucchero
  • 250 g mandorle tostate
  • 2 uova (1 grande per l’impasto e 1 piccolo per spennellare)
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino pieno di lievito secco
  • 1 cucchiaio di cubetti di cedro candito
  • 1/2 cucchiaino scarso di vaniglia
  • 1/2 cucchiaino scarso di cannella
  • 1/2 cucchiaino scarso di garofano
  • 1/2 cucchiaino scarso di noce moscata

La preparazione è semplicissima e ci vogliono pochi minuti: in primo luogo vanno tostate le mandorle in forno mentre si può procedere con l’impasto. Per quest’ultimo, si versa in una ciotola farina, lievito secco, le spezie precedentemente mescolate, l’uovo, un po’ d’acqua se serve e le mandorle che, intanto, sono belle e pronte. Una volta ottenuto un impasto sodo, vi si unisce il cedro candito e si modella tutto fino ad ottenere dei filoncini che vengono poi schiacciati con le mani, spennellati con un tuorlo e tagliati. Una volta messi in forno caldo a 200° li si lascia cuocere per 15-20 minuti in modalità ventilata. Et voilà! I biscotti quaresimali sono pronti. Buon appetito!

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Digiuno, scelta per il corpo e lo spirito

Posté par atempodiblog le 11 mars 2016

Digiuno, scelta per il corpo e lo spirito
Una scelta culinaria ed etica che protegge la salute e tonifica lo spirito
di Vittorio A. Sironi – Avvenire

Digiuno

Il digiuno leva il medico di torno, si potrebbe dire parafrasando un noto proverbio. È quanto emerge dagli ultimi studi in proposito. Insieme a una dieta corretta ed equilibrata astenersi completamente dall’assunzione di cibo un giorno alla settimana o una volta ogni 10-15 giorni può avere effetti notevolmente positivi sulla salute del corpo e della mente. Se i dati della ricerca scientifica confermano sempre di più gli stretti legami esistenti fra cibo e salute, esistono oggi anche evidenze mediche che mostrano come un regolare saltuario digiuno aiuta il corpo a ‘depurarsi’, proteggendolo dalle malattie, e tonifica lo spirito, agendo come un fattore importante di igiene mentale. Un digiuno salutare dunque, anche se tutto deve passare attraverso uno stile di vita globalmente equilibrato, evitando gli eccessi: fare attività fisica, evitare di fumare, mangiare bene. 

Nella nostra società opulenta il problema della sovralimentazione è spesso sottovalutato o affrontato solo da un punto di vista estetico – perché ‘bello è magro’ –, dimenticando che l’eccesso di cibo e le troppe calorie introdotte nell’organismo sono i principali responsabili del diabete, delle malattie cardiovascolari, dei tumori e possono anche essere causa di una mortalità precoce. Mangiare poco e in modo equilibrato favorisce la salute: un regime alimentare variato, moderando i grassi e i dolci, non trascurando l’assunzione giornaliera di frutta e verdura, optando per l’eliminazione o la restrizione del consumo di carne in favore del pesce, ma anche riducendo progressivamente le porzioni e le calorie quotidiane – sino appunto al digiuno abituale –, rappresenta un elemento importante della nostra esistenza, che non solo ci aiuta a eliminare i chili di troppo e a mantenere un giusto peso-forma, ma determina anche un rapporto intelligente fra benessere corporeo e gratificazione psicologica. 

Oltre che una scelta alimentare in favore della salute, il digiuno può essere anche una scelta etica di rispetto per chi soffre e spesso muore fame. Senza dimenticare che la rinuncia consapevole al cibo come pratica ascetica, per temprare e migliorare l’anima, per facilitare, insieme alla preghiera, il processo di avvicinamento al Dio in cui si crede, è una pratica consigliata (talvolta addirittura resa obbligatoria) da diverse religioni in determinati giorni della settimana o in certi periodi dell’anno.

Non come imposizione vessatoria, ma come esercizio materiale e spirituale di un percorso individuale per aiutare il credente nella propria crescita mistica. Tali sono il digiuno quaresimale (mortificazione del corpo come segno della conversione dello spirito) del Cristianesimo, il digiuno dello Yom Kippur (Giorno dell’Espiazione) e gli altri digiuni obbligatori – oltre a quelli tradizionali facoltativi – della religione ebraica, il digiuno del mese di Ramadan (per purificare il corpo e lo spirito) per i fedeli islamici. 

Oggi però si è persa l’abitudine del digiuno come astensione volontaria dal cibo, sia come prassi rituale in ambito religioso, sia come pratica sociale in ambito laico. Nella nostra ricca ‘società dei consumi’ sembra un controsenso rinunciare al cibo e alle bevande che abbiamo abbondantemente a disposizione. Anzi il digiuno è percepito come una situazione dannosa per l’organismo, retaggio di una condizione obbligata dei secoli scorsi, quando la penuria alimentare era alla base del triste binomio carestia-malattia. La medicina ci dice però esattamente il contrario.

La presa di coscienza del parallelismo nutrizionesalute ha portato a comprendere meglio il concetto dieta-prevenzione attualmente abituale, ma pure con questa nuova consapevolezza alimentare tendiamo a mangiare troppo e male. Sovente attribuiamo al cibo significati che non dovrebbe avere: fonte di piacere assoluto e indiscriminato, sfogo alle nostre frustrazioni, compensazione per la nostra tristezza, la nostra ansia o la nostra rabbia, surrogato del desiderio sessuale. Questo porta a nutrirci in eccesso rispetto alle nostre reali esigenze caloriche, senza controllo, senza freni inibitori, facendo di fatto del cibo una specie di ‘droga’. Senza accorgercene, quasi senza volerlo. Creando così gravi danni alla salute. 

Come la carenza cronica di cibo, la denutrizione, anche l’esagerazione abituale, la sovralimentazione, è fonte di seri guai sanitari. Sul piano epidemiologico dalle malattie della povertà (malaria, tubercolosi, pellagra, scorbuto) dell’antica società tradizionale si è passati in pochi decenni alle malattie del benessere (diabete, obesità, dislipidemie, ipertensione arteriosa, cardiopatie, cerebropatie, neoplasie) della moderna società dei consumi, dovute in gran parte, come s’è detto, alle nuove modalità alimentari. Ecco perché il ritorno alla pratica del digiuno può svolgere un importante ruolo compensatorio. Il corpo non risente negativamente dell’astensione limitata di cibo.

Anzi trae beneficio perché mette in moto tutta una serie di meccanismi di ‘autotrofismo’ (termine difficile per dire che è in grado di generare al suo interno le sostanze chimiche di cui ha bisogno) mobilizzando riserve che si sono accumulate in eccesso, accelerando la generazione di nuove cellule in sostituzione di quelle invecchiate che vengono eliminate, metabolizzando molecole diverse dalle proteine per produrre l’energia necessaria. Si determina in tal modo un salutare riequilibrio di molte funzioni biologiche dell’organismo che porta a un perfetto adattamento fisiologico del corpo. 

Il digiuno è anche benefico sul piano psicologico perché mette la mente in condizione di poter tenere sotto controllo le proprie pulsioni, fortificando la volontà dell’individuo e allenandolo a superare le difficoltà esistenziali della propria vita. Umberto Veronesi, medico di fama internazionale, non ha esitato a dichiarare in proposito come ‘dedicare un giorno ogni settimana alla totale astensione dal cibo non solo non faccia male, ma aiuti a formare il carattere, a manifestare una scelta etica e a proteggere la propria salute’, perché ‘un’alimentazione corretta secondo i dettami della scienza e almeno un giorno di digiuno ogni settimana possono rappresentare un nuovo e stimolante stile di vita’. Affermazioni pienamente condivisibili. Accanto al piacere di una abituale sana e gustosa alimentazione è importante allora imparare ad apprezzare anche il gusto di un altrettanto sano e positivo digiuno. Una scelta culinaria ed etica che protegge la salute e tonifica lo spirito.

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Il Sabato Santo, giorno di digiuno o di festa?

Posté par atempodiblog le 4 avril 2015

A La Salette si è verificata una sola apparizione e il messaggio, dato parte in francese e parte in dialetto locale, è lo sfogo amaro della Madre per i suoi figli che disprezzano la religione, bestemmiano Dio, profanano il giorno del Signore, irridono la Messa, e in Quaresima “vanno alla macelleria come cani”. Mi chiedo che cosa direbbe se dovesse descrivere ciò che facciamo oggi con la più assoluta superficialità e incoscienza.

da «Pellegrino a quattro ruote» di P. Livio Fanzaga

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Il Sabato Santo, giorno di digiuno o di festa?
In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale
Tratto da: Novena.it

Il sabato santo, giorno che precede la Pasqua, è come il venerdì giorno di astinenza? O la cena del sabato (che precede la veglia pasquale) è  già da considerarsi di festa?
Lettera firmata

Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgia

Il digiuno e l’astinenza, insieme alla preghiera, all’elemosina e alle altre opere di carità, appartengono da sempre alla dimensione penitenziale della Chiesa come modalità concreta e pratica per tornare a Dio con tutto il cuore, motivo per cui viene richiesto un autentico atteggiamento interiore di conversione, di fede e di amore per non fermarsi ad una pratica solo esteriore (cfr Mt 6, 1-18).

Già dal II secolo abbiamo testimonianze di un digiuno che precedeva il giorno cui si celebrava la festa annuale di Pasqua per prepararsi interiormente alla grande solennità della Risurrezione. Si tratta quindi di una mortificazione o di un’astensione mai fine a se stessa, ma per partecipare fisicamente alla morte gloriosa di Cristo ribadendo la sua priorità su tutte le altre realtà della nostra vita, anche le più essenziali: sempre infatti il digiuno è unito ad un maggior ascolto della Parola di Dio, alla preghiera, all’amore generoso verso i bisognosi («Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia» San Pietro Crisologo, Discorso 43).

Gradualmente il digiuno dei due giorni che precedevano la Pasqua fu esteso ed ampliato fino a costituire, nel IV secolo, i quaranta giorni del tempo della Quaresima (dal Mercoledì delle Ceneri fino al Sabato Santo, escludendo le domeniche che non sono mai state considerate  giorno penitenziale, sono esattamente quaranta giorni di impegno concreto per la conversione).

Oggi, il digiuno – inteso come unico pasto durante la giornata, oppure come limitazione nella quantità e nella qualità nei due pasti quotidiani – viene richiesto dalla Chiesa il Mercoledì delle Ceneri ed il Venerdì Santo, anche se viene consigliato di prolungarlo, secondo l’opportunità, fino alla celebrazione della Veglia Pasquale (cfr Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, 20). A tale digiuno sono tenuti i maggiorenni fino al compimento del sessantesimo anno di età, salvo necessità dovute alla propria salute.

L’astinenza invece, ossia il privarsi della carne come pure dei cibi particolarmente ricercati e costosi, viene richiesta nei venerdì di Quaresima e in tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che non coincidano con una solennità (come è successo quest’anno, il 19 marzo per san Giuseppe, quando pur essendo venerdì di Quaresima non eravamo tenuti all’astinenza). A questa privazione sono tenuti tutti coloro che hanno compiuto i quattordici anni di età – per maggiori informazioni si può consultare la nota pastorale della CEI “Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza” del 4 ottobre 1994.

Per rispondere alla domanda del nostro amico lettore possiamo concludere che il Sabato Santo non c’è astinenza anche se siamo invitati, secondo le proprie possibilità, a prolungare il digiuno del Venerdì Santo fino alla Veglia Pasquale (la cena del sabato quindi non può essere considerata ancora “di festa”).

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Ogni mese una pausa di 4 giorni. Così il digiuno ci allungherà la vita

Posté par atempodiblog le 10 juin 2014

Ogni mese una pausa di 4 giorni. Così il digiuno ci allungherà la vita
Cicli regolati rinnovano le staminali. «Ma no alle improvvisazioni». Lo studio condotto in California da un gruppo di ricercatori guidati da un italiano
di Giovanni Caprara – Corriere della Sera

Ogni mese una pausa di 4 giorni. Così il digiuno ci allungherà la vita dans Articoli di Giornali e News 5l1d10

Il digiuno migliora la salute, combatte l’invecchiamento e, in prospettiva, allunga la vita. L’affermazione non è più soltanto una battuta dei nostri nonni o di qualche saggio dalla vita ascetica ma il frutto di una ricerca pubblicata ieri sulla rivista scientifica americana Cell Stem Cell. «Periodi prolungati di digiuno, correttamente gestiti dagli specialisti, innescano cambiamenti nel sistema immunitario e una sua rigenerazione stimolando il rinnovamento delle cellule staminali», spiega Valter Longo, professore di biogerontologia e direttore dell’Istituto sulla longevità all’University of Southern California a Los Angeles, alla guida del gruppo di scienziati autore della scoperta.

La scuola californiana è la culla degli studi sull’invecchiamento avendo avviato già negli anni 60 il primo centro di ricerca dedicato alla frontiera più affascinante della medicina. «Per sei mesi — precisa Longo, un leader del suo campo — abbiamo sottoposto i volontari a periodi di digiuno di quattro giorni rendendoci conto che il sistema immunitario si libera delle cellule inutili, non necessarie, mentre è spinto a rimettere in azione in modo naturale, come accadeva nei momenti della nascita e della crescita, le cellule staminali capaci di assicurare la rigenerazione». Il risultato ha una storia partita da indagini sui lieviti, poi continuate sui topi e ora approdate sull’uomo. E alla base c’erano altre scoperte ottenute dallo stesso Longo riguardanti i fattori di crescita legati, tra le altre cose, agli zuccheri. Le conclusioni pubblicate vanno, però, oltre con un valore aggiunto importante. Si è visto, infatti, che il digiuno aiuta i pazienti sottoposti a cicli di chemioterapia svolgendo un’azione protettiva dagli effetti collaterali e dai danni provocati al sistema immunitario. «Potenzialmente — aggiunge Longo — riteniamo che questa pratica sul cibo favorisca l’eliminazione di cellule anomale, precursori di cellule cancerogene».

Nei prossimi mesi le ricerche saranno ampliate da un altro studio con 64 volontari dai 20 ai 70 anni che si sottoporranno a due cicli di 4-5 giorni di digiuno a intervalli di un mese. Valter Longo (46 anni) è uno scienziato italiano di origini calabresi formatosi all’Università del Texas e poi approdato all’università californiana. Ma ora, pur mantenendo la cattedra americana, tornerà in Italia («sono un cervello senza frontiere in cerca di problemi da risolvere », dice) per dirigere all’Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom) di Milano un laboratorio con una dozzina di ricercatori impegnati nella sfida della senilità. «La biogerontologia — nota Marco Foiani, direttore dell’Ifom — è uno degli ambiti più promettenti. L’invecchiamento cellulare causa problemi metabolici e la predisposizione all’insorgenza tumorale. Comprendendo i meccanismi dell’invecchiamento capiremo molto anche sulla formazione dei tumori».

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Preghiera nel giorno del digiuno

Posté par atempodiblog le 5 mars 2014

Preghiera nel giorno del digiuno, adattato da “Il digiuno” di Padre Slavko

Preghiera nel giorno del digiuno dans Digiuno 210nmh5

Invito della Madonna:
“Vorrei che la gente in questi giorni pregasse con me. E che preghi il più possibile! Che inoltre digiuni il mercoledì ed il venerdì; che ogni giorno reciti almeno il Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi, gloriosi…” (14.8.84)

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Signore Dio, creatore dell’universo e mio creatore!
Oggi ti voglio ringraziare perché hai dato al mondo un ordine così meraviglioso. Grazie per aver dato fertilità alla madre terra che produce per noi ogni tipo di frutti. Grazie per il cibo che viene preparato con i frutti della terra! Padre sono pieno di gioia per tutte le tue creature, per i frutti e ti rendo grazie! Grazie perché ogni giorno abbiamo bisogno di pane e perché ogni giorno abbiamo bisogno di dissetarci.

Padre grazie perché mi hai creato per nutrirmi ogni giorno dei frutti della terra, per crescere e servirti. Ti rendo grazie, Padre per coloro che con la loro intelligenza e le loro fatiche scoprono nuove possibilità di vita sulla terra. Grazie per coloro che posseggono tanti beni e ne danno agli altri. Grazie per coloro che al momento stesso di mangiare questo pane terreno sentono anche la fame del Pane celeste. Padre grazie anche per quelli che oggi non hanno di che nutrirsi, perché sono convinto che manderai il tuo aiuto tramite persone piene di bontà!

Padre oggi ho deciso di fare il digiuno. Con ciò non intendo disprezzare le cose che tu hai creato, non intendo rinunciarvi, ma desidero scoprirle nuovamente. Mi sono deciso per il digiuno perché hanno digiunato anche i tuoi profeti, perché ha digiunato anche tuo figlio Gesù Cristo, i suoi apostoli ed i suoi discepoli. Mi sono deciso per il digiuno perché ha digiunato anche la tua serva, la beata vergine Maria . Lei stessa mi ha invitato al digiuno:
“Cari figli! Oggi vi invito a digiunare col cuore. Vi sono molte persone che digiunano, ma fanno questo perché lo fanno gli altri. E’ diventata un’abitudine che nessuno vorrebbe interrompere. Chiedo alla Parrocchia di digiunare in segno di ringraziamento, perché Dio mi ha permesso di rimanere così a lungo in questa parrocchia. Cari figli! Digiunate e pregate col cuore! Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Oggi voglio imparare a rivolgermi di più verso di Te nonostante le cose che mi circondano. Col digiuno che liberamente ho scelto di fare oggi voglio pregarti per tutti coloro che soffrono la fame e per questo creano agitazioni nel mondo, ti offro il mio digiuno anche per la pace nel mondo. Arrivano le guerre perché siamo attaccati ai beni materiali e vogliamo difenderli, procurarceli e per questo arriviamo ad uccidere. Padre ti offro il mio digiuno per tutti coloro che sono schiavi del loro attaccamento ai beni materiali e non vedono alcun valore.
Ti prego per coloro che vivono in contrasto con gli altri perché accecati dalle loro ricchezze. Padre, con questo digiuno aprimi gli occhi per vedere tutte le cose che ho come tuo dono, poterti ringraziare e dare il giusto valore ad ogni cosa.

Padre, oggi ho deciso di nutrirmi di solo pane per comprendere meglio il valore del Pane celeste: la presenza di tuo Figlio nell’Eucarestia. Fa che attraverso il digiuno crescano in me fede e fiducia!

Padre mi sono deciso per il digiuno perché so che fa crescere in me il desiderio di Te. Attraverso il digiuno desidero ascoltare e vivere con più impegno la tua Paola. Con gioia e gratitudine ripenso alle parole di tuo Figlio: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”. Padre rendimi povero davanti a Te. Dammi la grazia di capire per mezzo del digiuno, come Tu mi sei necessario! Fa che mediante il digiuno cresca il mio desiderio per Te, che il mio cuore aneli verso di Te come la cerva anela alle sorgenti d’acqua e il deserto sospira le nuvole cariche di pioggia!

Padre fa che mediante questo digiuno cresca in me la comprensione e la solidarietà verso chi ha fame e sete, verso coloro non hanno beni materiali. Aiutami a capire cosa non mi serve delle cose che possiedo per darle a chi è nel bisogno.
Padre, donami la grazia di comprendere che sono pellegrino su questa terra e che quando passerò all’altro mondo non potrò portare nulla con me se non l’amore e le buone opere! Fa’ che pur avendo dei beni io sia consapevole di non avere nulla di mio, ma che tutto ho ricevuto come per esserne un amministratore fedele.

Padre dammi la grazia attraverso questo mio digiuno di diventare più umile e pronto a compiere la tua volontà. Perciò purificami dall’egoismo e dalla superbia, liberami da ogni cattiva abitudine, placa le mie passioni, accresci in me le virtù.
Padre fa’ che questo mio digiuno apra la mia anima alla Tua grazia che mi purifica e mi riempie.
Aiutami ad essere simile al Tuo Figlio in ogni tentazione ed in ogni prova, a respingere ogni seduzione del male accogliendo la Tua Parola.

Oh Maria, tu eri completamente libera nel tuo cuore, non eri legata ad alcuna cosa se non alla volontà del Padre: chiedi per me la grazia di fare un digiuno gioioso per cantare con te il cantico della riconoscenza! Fa’ che nella mia decisione di digiunare io sia forte e perseverante. La difficoltà e la fame che sentirò oggi le voglio offrire per tutti gli uomini. Maria, prega per me! Per tua intercessione e per la forza della tua protezione si allontanino da me ogni male ed ogni tentazione diabolica. Insegnami, o Maria, a digiunare ed a pregare perché di giorno in giorno divenga sempre più simile a te ed a tuo Figlio Gesù Cristo nello Spirito santo amen.

di Padre Slavko Barbaric
Tratto da: Info da Međugorje

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Digiuno e preghiera per le anime del Purgatorio

Posté par atempodiblog le 21 octobre 2013

Astenersi dal cibo, un modello universale. Distacco dalle cose, quindi dalla violenza dans Digiuno 6y8m

In parrocchia abbiamo cominciato tutti i venerdì, per aiutarci un po’ a fare il digiuno, alle 19:30 a trovarci per fare un incontro di preghiera.  “Alle sette e mezza?” - ha detto il Parroco – “un brutto orario. La gente cena…”, appunto, digiuno eh? Troviamo una pagnotta, davanti a Gesù si mangia meglio e quindi diciamo il Rosario e poi recitiamo le orazioni alla Croce Santa, “ti adoro Croce Santa”, una preghiera anche Paolo VI ha confermato che recitata secondo certe condizioni libera anime dal Purgatorio e la gente mi dice “vabbé ma dopo che ho liberato i miei parenti che… basta”. Ma come basta? Ma sai quanta gente c’è in Purgatorio? La Madonna a Medjugorje ha detto che oggi un gran numero di anime vanno all’Inferno, con buona pace di chi dice che l’inferno è vuoto; “no, ci sarà il diavolo…”, c’è il diavolo, ci sono i suoi angeli, ci sono tutti quelli che hanno rifiutato Gesù vivendo in peccato mortale fino alla fine della loro vita e senza pentirsi. L’inferno non è vuoto. “La maggior parte va in Purgatorio, pochissimi vanno subito in Paradiso”. Qual è il vantaggio di pregare per chi sta in Purgatorio? Che chi viene liberato va in Cielo e ha una riconoscenza infinita per chi è stato strumento di questa liberazione. Ma voi ci pensate se poteste liberare un anima dal Purgatorio?

Diego Manetti

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Il mondo digiuna col Papa l’unico “politico” credibile

Posté par atempodiblog le 7 septembre 2013

Il mondo digiuna col Papa l’unico “politico” credibile
L’inerme Francesco illumina il mondo con un annuncio: la forza della preghiera e del digiuno può vincere gli eserciti e i massacratori
di Antonio Socci – Libero

Il mondo digiuna col Papa l’unico “politico” credibile dans Antonio Socci 7fj7

Progressisti e tradizionalisti, nella Chiesa, si trovano puntualmente d’accordo. Ed entrambi sbagliano, fuorviati dal pregiudizio e dall’ideologia. Anche sul pontificato di Francesco avevano affermato, da sponde opposte, che Bergoglio stava annichilendo il papato.
Era bastato loro la sua frase di presentazione come “vescovo di Roma” per emettere questo drastico verdetto. Gli uni (i conservatori) con toni apocalittici, gli altri (i progressisti) con trionfalismo.
Per la verità aveva provveduto lo stesso Francesco, nella conferenza stampa improvvisata sull’aereo di ritorno dal Brasile, a spiegare che essersi presentato come “vescovo di Roma” voleva dire semplicemente ricordare il primo dei titoli del Papa, quello da cui deriva il primato petrino. Ma non poteva essere letto come una soppressione del suo ruolo nella Chiesa universale. Chi aveva fantasiosamente immaginato tutto questo era fuori strada.

QUELLO CHE STA ACCADENDO
E quello che sta accadendo sotto i nostri occhi in questi giorni – con buona pace di tradizionalisti e progressisti – esalta la figura e la missione del Vicario di Cristo come non si ricordava da tempo.
Papa Francesco infatti è visto come una grande luce non solo dalla Chiesa, ma dal mondo. E parla non solo a nome della Chiesa tutta, ma addirittura dell’intera umanità.
Lo si è visto nell’ormai celebre Angelus di domenica scorsa, quello in cui ha “lanciato” l’iniziativa del digiuno e della preghiera di oggi: “vorrei farmi interprete del grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità, con angoscia crescente: è il grido della pace!”.
E’ stupefacente non solo il vigore con cui Francesco ha preso in pugno il timone della barca di Pietro e la sta rinnovando, con la piena autorità del Vicario di Cristo, ma anche la centralità morale che il Papa ha assunto sulla scena mondiale a difesa della pace e delle popolazioni inermi e massacrate.
Al G20 di San Pietroburgo, apertosi giovedì, è risuonata come voce al di sopra di tutti proprio la lettera di Francesco ai grandi della terra, lettera dove si evidenzia, con realismo e razionalità, che non c’è alcuna soluzione militare perché sarebbe solo un’inutile strage. L’unica via è la trattativa, il dialogo, la ricerca di un giusto compromesso, cioè il ritorno vero della politica.

LA POVERTA’ DI GESU’
Certo, c’è qualcosa del papato, come si è conosciuto negli ultimi secoli, di cui Francesco si sta disfacendo. Lo ha spiegato lui stesso quando ha scelto di non andare a vivere nell’appartamento pontificio: non vuole più che il papa sia o sembri un sovrano rinascimentale.
Il papa deve essere visibilmente l’evangelico e povero successore del pescatore di Cafarnao, la cui autorità deriva esclusivamente dall’investitura di Gesù Cristo e dal Vangelo. E non da commistioni con i poteri di questo mondo, da fronzoli e paramenti sacrali, da cerimonie e corti terrene.
Lo ha fatto capire con molti altri gesti. Per esempio quando – in diverse occasioni – alla folla che lo acclamava “Francesco! Francesco!”, ha chiesto di gridare piuttosto un altro nome: “Gesù Gesù!”. Sono piccoli segni di una pedagogia molto importante.
E’ nella linea del rinnovamento che era stato deciso dal Concilio Vaticano II: un ritorno all’essenzialità evangelica su cui già si erano incamminati Paolo VI, papa Luciani, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Francesco realizza ancora più clamorosamente e visibilmente questa scelta, questo rifiuto di ogni mondanità, questo ritorno della Chiesa al semplice Vangelo, questo scelta del pastore di stare fra le pecore e non nei palazzi del potere.
E – ecco il luminoso paradosso – proprio nel momento in cui il papato sceglie visibilmente l’inermità evangelica, la sua autorevolezza morale nel mondo ne esce ingigantita.
Nel momento in cui la Santa Sede si concentra sull’annuncio della Buona novella e della misericordia di Dio, e quindi è più impolitica, proprio allora il suo peso politico si fa grande.

MODELLO VON GALEN
E’ quello che un grande pensatore come Böckenförde aveva chiamato “il modello von Galen” che – secondo lui – rappresentava la via della Chiesa nei tempi moderni.
Von Galen è l’eroico vescovo che – nella Germania degli anni Trenta – proclamò la radicale opposizione e inconciliabilità fra cristianesimo e nazismo e tuonò contro il regime hitleriano per il suo disprezzo della vita dei più deboli: “le prediche sull’eutanasia del vescovo di Münster scrive Böckenförde “erano al tempo stesso annuncio e azione politica e quest’ultima tanto più in quanto non si poteva loro rimproverare di oltrepassare i limiti del compito ecclesiastico della predicazione”.
In effetti anche Francesco non fa che predicare il Vangelo. Non cerca egemonie o privilegi per al Chiesa, non ha un suo potere da affermare, neanche una sua immagine personale.
E la sua semplicità evangelica in fondo è vera finezza politica, perché egli spinge i grandi della terra verso il negoziato e la pace sia con la forza della sua autorità morale, che interpreta la volontà dei popoli, sia con la sua diplomazia vaticana, che sa dialogare con tutti, sia con la partecipazione corale al gesto planetario del digiuno e della preghiera di milioni di donne e uomini concreti, che di solito sono tagliati fuori dalle decisioni degli “statisti”.
Chiedendo a tutti i credenti di partecipare a questa preghiera e a questo digiuno il Papa ricorda una grande verità, che i cristiani forse hanno dimenticato, cioè che la preghiera (specie con la penitenza) può tutto e può anche fermare le guerre (come ha ripetuto la Madonna a Fatima e a Medjugorje).
Inoltre proponendo il gesto del digiuno a tutti, anche ai non credenti (e stanno aderendo persone inimmaginabili qualche tempo fa), il Papa – sulla scia di grandi testimoni, come Gandhi – mostra che si cambia il mondo e si ferma il male non con la violenza e la forza, ma – al contrario – con la non-violenza e l’inerme offerta di se stessi, cioè con un gesto di sacrifico e di amore.

REALISMO
Papa Francesco domenica ha proclamato: “C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire! Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!”.
La storia, anche di questi anni recenti, mostra che le parole del Papa sono la pura verità. Fra l’altro – noto “en passant” – la limpidezza di Francesco smaschera l’ipocrisia di sedicenti progressisti come Obama e Hollande, a parole pacifisti, ma nella realtà smaniosi di andare a bombardare e di affermare i propri disegni di potere e i propri interessi imperiali. Senza il consenso dei loro popoli e senza credibilità.
Stendiamo un pietoso velo poi sui cosiddetti “cattolici” Biden e Kerry che, per il potere (sono rispettivamente vicepresidente e segretario di stato Usa), se ne infischiano dell’appello della Chiesa e del Papa e stanno con i bombardieri.
D’altra parte l’evento di oggi mostra come tutte le confessioni cristiane (a cominciare dalle chiese ortodosse) e le grandi religioni del pianeta, guardino al papa con una stima e un desiderio di collaborazione che è un segno promettente per tutta l’umanità.
Con questo pontificato la storia sembra avere una di quelle accelerazioni che, nel giro di pochissimo tempo, cambia tutte le coordinate e anche gli scenari geopolitici: basta sommare insieme il crollo di credibilità della fallimentare presidenza Obama, l’irrilevanza dell’Europa e la centralità che la Chiesa ha nell’asse tra Paesi emergenti, come il Brasile, la Russia e la Cina.
Ma questa è materia per gli analisti e gli storici. Ciò che già dalle cronache appare chiaro è che c’è una sola voce che oggi ha piena autorevolezza, credibilità e parla al cuore dei popoli: quella di papa Francesco. Un segno dei tempi.

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“Vi chiedo solo preghiera e digiuno!” – Padre Slavko

Posté par atempodiblog le 7 septembre 2013

“Vi chiedo solo preghiera e digiuno!” - Padre Slavko dans Digiuno nixz

Il digiuno è di sicuro un messaggio molto importante, ma purtroppo anche dimenticato da noi cattolici; e un messaggio biblico ed è un messaggio della tradizione della Chiesa. Sappiamo bene che la Madonna fin dall’inizio ci ha invitati proprio a digiunare e a pregare. Non dobbiamo dimenticare che ha detto che con il digiuno e la preghiera si possono fermare le guerre e anche allontanare le catastrofi naturali.

“Pregate e digiunate! Vi chiedo solo preghiera e digiuno!” (14.12.81)

Io direi che dobbiamo almeno pregare per ottenere questa grazia di poter digiunare e poter vivere così come la Madonna ci invita. Ma se incominciamo a digiunare e a pregare, di sicuro capiremo anche la volontà di Dio, la potremo accettare e vinceremo la nostra propria volontà. Non dobbiamo dimenticare che la volontà di Dio è veramente il nostro bene.

Molte volte quando stiamo bene non diciamo che “è la volontà di Dio”, ma se qualche cosa va male diciamo facilmente che “è la volontà di Dio”: cosi possiamo proprio presentare Dio in una luce non giusta, non buona. Anche quando noi combiniamo qualche guaio, la volontà di Dio è trasformare tutto per il bene.

Una volta S. Agostino ha detto: “felice colpa”. Allora anche il nostro peccato, tutte le esperienze del peccato e tutte le ferite, il Signore le vuole guarire, vuole che tutto sia trasformato per il nostro bene e per la gloria di Dio.

Scoprendo la volontà di Dio, di sicuro diventeremo “apostoli dell’amore”.

Forse molte volte abbiamo sentito la domanda o abbiamo noi stessi chiesto: “come posso aprirmi al Signore?”. Ecco la risposta: nella preghiera. Ma la preghiera che ci apre al Signore è la preghiera per la quale prendiamo tempo. Una preghiera veloce o breve o superficiale di sicuro non può aprirci; così come un fiore non si può aprire se non ha le condizioni della terra, dell’acqua…. Chiediamo al Signore la grazia di una preghiera profonda, di una preghiera fatta con amore, di una preghiera del cuore. E´ veramente bello guardare un fiore che si apre ai raggi mattutini del sole, ma più bello è vedere o fare l´esperienza di questa apertura a Dio nella preghiera, perché, aprendoci così a Dio, faremo l´esperienza dell’amore, della pace, della gioia, della speranza e anche della guarigione interiore. La Madonna ci incoraggia a non aver paura.

Tutto e dono. Anche voler pregare e digiunare, anche poter credere e un dono. Qualche volta qualcuno si chiedeva: “Che cosa viene prima? Prima la preghiera e dopo l’apertura del cuore o prima l’apertura del cuore e dopo la preghiera?”. Non c’è bisogno quà di una teoria o di una filosofia. In questo momento, sentendo questo messaggio, se ci decidiamo per la preghiera, il cuore si aprirà, il cuore farà questa esperienza di Dio e di sicuro accetterà il dono della conversione e riceverà anche la forza di lasciare il male, di superare il male. La conversione è uno dei messaggi principali che la Madonna ha dato quì a Medjugorje. Conversione significa lasciare il male, superare il male, le abitudini del peccato e aprirci sempre di più al Signore, camminare verso il Signore con Maria.

La Madonna ci assicura che solo accettando il dono della conversione, capiremo “l´importanza della grazia in questi tempi”. questi tempi sono tempi di grazia e insieme sono tempi in cui abbiamo bisogno della grazia. Tutti coloro che hanno cominciato ad accettare e a vivere i messaggi della Madonna, di sicuro capiscono come è importante la grazia. Le scienze umane ci offrono tante possibilità e così tutti noi siamo un po´ tentati a contare su noi stessi, sulla tecnica, sulla medicina. Tutto bene, ma la grazia è più importante, la grazia non si può sostituire. Se ci apriremo così a Dio, la Madonna ci assicura: “Dio vi diventerà più vicino”. Non è che Dio si sia allontanato da noi, ma noi possiamo allontanarci da Dio. Allora saremo più capaci nel cuore a capire che Lui è veramente con noi. Il Suo desiderio e di aiutarci ad incontrare Gesù nella Parola e nell´Eucarestia. E quando cominciamo a capire e ad accettare la Sua Parola, quando cominciamo ad aprirci all´Eucarestia, ecco che sentiremo Dio vicino a noi Lo scopo e la gioia dell´EMMANUELE (Dio con noi) è proprio di rimanere con noi, con il Suo popolo, con i Suoi figli.

Commento di Padre Slavko Barbaricwww.medjugorje.org – [Info da Medju] -
Tratto da: Ascolta tua Madre

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Astenersi dal cibo, un modello universale. Distacco dalle cose, quindi dalla violenza

Posté par atempodiblog le 5 septembre 2013

Astenersi dal cibo, un modello universale. Distacco dalle cose, quindi dalla violenza
Il cardinal Ravasi: dal Kippur a Gesù al Ramadan, un senso non soltanto religioso
di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera

Astenersi dal cibo, un modello universale. Distacco dalle cose, quindi dalla violenza dans Digiuno 6y8m

«Guardi, c’è un’immagine suggestiva anche nella Grecia classica. Socrate frequentava l’agorà di Atene, passeggiava per il mercato, ascoltava le chiacchiere in piazza e osservava le merci, i beni materiali. Ai discepoli che gli chiedevano perché lo facesse rispose: “Perché così scopro tutte le cose di cui non ho bisogno”».
Il cardinale Gianfranco Ravasi sorride, «non che c’entri direttamente col digiuno, però…», però il senso alla fine è lo stesso, almeno a un primo livello. Non è strano che papa Francesco abbia indetto per sabato una giornata «di digiuno e preghiera» per la pace, invitando ad «unirsi, nel modo che riterranno più opportuno» anche i cristiani non cattolici, i fedeli di altre religioni e pure «quei fratelli e sorelle» che non credono. «Il digiuno, anzitutto, è uno dei grandi archetipi universali. Non si tratta solo di astenersi dal cibo, non è una dieta. Il digiunare esprime un elemento simbolico attraverso la componente fondamentale con la quale comunichiamo, il corpo. Il nostro corpo è il grande segnale attraverso il quale mandiamo messaggi, esprimiamo sentimenti, mostriamo anche capacità di trascendenza e mistero…».
Lo stesso Gesù, nel Discorso della montagna, parla con sarcasmo degli «ipocriti» che assumono «un’aria malinconica» e «si sfigurano la faccia» per mostrare che digiunano. «Il digiuno significa entrare nell’essenzialità, spogliandoci di tutte le sovrastrutture. Per questo nella tradizione è spesso accompagnato dal silenzio, da pratiche simboliche esteriori come ritirarsi nel deserto che a sua volta è una metafora del digiuno: le necessità ridotte all’essenziale, alla sopravvivenza». In questo senso ha un valore «squisitamente antropologico e come tale universale».
Un primo segno di distacco dalle cose concrete, quindi anche dalla violenza del mondo. «Far cadere le spoglie inutili», soprattutto oggi: «L’ingordigia consumistica che sa di morte, come ne “La grande abbuffata” di Marco Ferreri», considera il «ministro» della Cultura vaticano. Ma questo è solo l’inizio. Il digiuno «apre a dimensioni di tipo religioso o più generalmente spirituale». La prima, «che troviamo anche nel Ramadan islamico», collega il digiuno a una dimensione sociale, alla generosità e alla carità: «Nel libro di Isaia, al capitolo 58, il profeta elenca ciò che il Signore vuole, il digiuno a lui gradito: “Sciogliere le catene inique, togliere i legami dal giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo, dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, i senza tetto, vestire uno che vedi nudo, non distogliere gli occhi da quelli della tua carne”». Un elemento «che diventerà fondamentale nel cristianesimo, anche se poi la pratica si perderà un po’, fino ad essere considerata autoafflittiva ».
La seconda dimensione «diverrà fondamentale nell’ascetica cristiana ma già la vediamo nell’immagine di Gesù nel deserto: il digiuno della mente, l’astensione da ogni forma di superficialità, dai rumori, dalle distrazioni. Una catarsi interiore, spirituale, culturale». Di qui si arriva al terzo elemento del digiuno: «È la trascendenza. Dopo aver operato la carità e cancellato le cose inutili e la chiacchiera, sei solo con la tua coscienza. Attraverso l’essenzialità del digiuno si cerca tutto ciò che è divino, mistero, trascendenza. È ciò che dice Gesù: “Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete…”. Il digiuno dell’anima crea il vuoto: per fare entrare il divino». E per i non credenti? «Si fa spazio alle grandi domande: come essere uomini di pace, di giustizia».
Ma il digiuno è rivolto agli uomini o a Dio? «Certo il punto di partenza è antropologico, ha a che fare con la libertà e la coscienza dell’uomo. Ma l’ultima dimensione che dicevo è quella in cui uno incontra Dio e la Sua volontà. Fai il vuoto per lasciare entrare Dio. Qui il digiuno si connette alla preghiera. Nella tradizione biblica c’è un altro elemento importante, che vediamo nel Kippur ebraico ma non solo: l’espiazione del peccato. Il digiuno come modo di implorare la liberazione dal male. Ed è qui che deve intervenire Dio: tu prepari il terreno all’irruzione del divino. Nel non credente, alla tensione verso l’oltre».
C’è chi dice: non fermerà la guerra, non è utile. Il grande biblista scuote il capo: «Il digiuno corale di milioni di persone ha un significato anche politico, nel senso alto del termine. Magari i politici decideranno altrimenti, ma non potranno ignorare il desiderio corale di pace che si esprime nel mondo. Per un cristiano, in particolare, si tratta anche di vivere la storia in maniera più autentica, di incidere nella tua coscienza e nell’azione del mondo». In che senso, eminenza? «Nel Vangelo Gesù dice quello è un momento di gioia, ma “verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno”. Il lungo peregrinare nella storia esige questa sobrietà, questa vigilanza. Essere attenti ai segni dei tempi, specie in momenti come questi, nei quali sembra che Dio sia assente e che gli uomini impazziscano. Non una dieta, ma come un colpo di staffile. È il tempo della storia. Il momento della prova».

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7 settembre: giornata di digiuno e di preghiera

Posté par atempodiblog le 1 septembre 2013

7 settembre: giornata di digiuno e di preghiera dans Amicizia 9t89

“Cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo? Come diceva Papa Giovanni, a tutti spetta il compito di ricomporre i rapporti di convivenza nella giustizia e nell’amore. Una catena di impegna per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà. È un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa cattolica, ma anche estendo a tutti i cristiani di altre confessioni, agli uomini e donne di altre religioni e anche a quei fratelli e sorelle che non credono. La pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità”. “Ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma quella la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo. Questa è l’unica strada per la pace. Il grido della pace si levi alti perché giunga al cuore di tutti e tutti ripongano le armi e si lascino guidare da un anelito di pace”. Per questo il Santo Padre ha deciso “di indire per tutta la Chiesa il 7 settembre prossimo, vigilia della ricorrenza della Natività di Maria Regina della pace, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria e nel Medio Oriente e nel mondo intero”.

Fonte: Agenzia SIR

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San Nicola da Tolentino

Posté par atempodiblog le 1 septembre 2013

San Nicola da Tolentino  dans Digiuno p81x

Nacque nel 1245 a Castel Sant’Angelo in Pontano nella diocesi di Fermo. A 14 anni entrò fra gli eremitani di sant’Agostino di Castel Sant’Angelo come oblato, cioè ancora senza obblighi e voti. Più tardi entrò nell’ordine e nel 1274 venne ordinato sacerdote a Cingoli. La comunità agostiniana di Tolentino diventò la sua «casa madre» e suo campo di lavoro il territorio marchigiano con i vari conventi dell’Ordine, che lo accoglievano nell’itinerario di predicatore.
Dedicava buona parte della sua giornata a lunghe preghiere e digiuni. Un asceta che diffondeva sorriso, un penitente che metteva allegria. Lo sentivano predicare, lo ascoltavano in confessione o negli incontri occasionali, ed era sempre così: veniva da otto-dieci ore di preghiera, dal digiuno a pane e acqua, ma aveva parole che spargevano sorriso. Molti venivano da lontano a confessargli ogni sorta di misfatti, e andavano via arricchiti dalla sua fiducia gioiosa.
Sempre accompagnato da voci di miracoli, nel 1275 si stabilì a Tolentino dove resterà fino alla morte il 10 settembre 1305.

Tratto da: Avvenire

Una città... da favola: Bergamo, gioiello dell'Alta Italia dans Viaggi & Vacanze sb0nxu

2e2mot5 dans Diego Manetti Preghiera a San Nicola da Tolentino (utilizzabile sia come novena sia come triduo. Può essere recitata in preparazione della festa del santo, il 10 settembre, dal 1 al 9 settembre, o in qualsiasi momento per le proprie necessità)

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