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Il valore inestimabile della sofferenza

Posté par atempodiblog le 30 mai 2026

Il valore inestimabile della sofferenza
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Padre Livio e Vicka

La Croce di Cristo ha risolto il problema della sofferenza umana. Il Cristianesimo ha risolto questo problema alla radice, facendo della sofferenza un valore, uno strumento di santificazione e di amore. Di per sé la sofferenza fa soffrire, è qualcosa di corrosivo che si abbatte sulla vita non solo dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto da quello psicologico e spirituale. Per liberarci dalla sofferenza non basta una medicina, molte volte è più efficace un sorriso di qualcuno per alleviare la sofferenza.

La sofferenza è un mistero della fede, è la perdita della grazia santificante e della divina presenza che si è avuta con il peccato originale. L’uomo, privato dei doni di Dio, sperimenta nella sua vita la sofferenza e la morte. Questa è la condizione umana nella quale siamo nati.

Nel mio ultimo incontro con Vicka a Medjugorje, il 23 maggio 2026, ho avuto la possibilità di capire come lei abbia vissuto il mistero della sofferenza nella sua vita; fin da giovanissima, infatti, Vicka ha sofferto molto per svariati motivi. All’inizio delle apparizioni cadeva in coma ogni mese per qualche giorno; per un problema di salute che la affligge da anni, recentemente ha subìto l’ennesimo intervento da cui si sta riprendendo proprio in questi giorni. In questo incontro Vicka ha detto queste parole: «Senza la Croce non si può andare avanti. Senza la croce io adesso non posso andare avanti». La sofferenza, in unione con Cristo, è la massima attività della vita, è la massima offerta che noi possiamo fare a Dio per la salvezza delle anime, per la pace nel mondo, perché le anime vadano in Paradiso, perché le persone si convertano.

Siamo tutti sofferenti, ognuno ha le sue Croci da portare. Chiediamo a Dio la grazia di scoprire l’importanza, la bellezza, la grandezza della Croce. Cristo, con la sua Croce, ha fatto della sofferenza uno strumento di purificazione e di salvezza per sé e per gli altri.

Gesù ha preso su di sé la Croce, uno strumento di sofferenza tremenda, e ne ha fatto uno strumento di salvezza. Dobbiamo, allora, seguire Cristo, ciascuno con la propria Croce. La vita umana è già di per sé un cammino lungo il Calvario, ma c’è una bella differenza se lo si percorre lamentandosi, inveendo, arrabbiandosi con Dio o accettando la Croce e offrendo la sofferenza a Dio. Dobbiamo unirci a Cristo per fare della nostra sofferenza uno strumento di santificazione e di purificazione dal peccato, uno strumento missionario per la salvezza delle anime.

Ci liberiamo dalla sofferenza quando accettiamo la nostra Croce non come un peso, ma come una partecipazione alla sofferenza di Cristo sul Calvario. Accettiamo la sofferenza per amore di Gesù, uniti a lui, abbracciando con lui il mondo che ha bisogno di essere redento. La sofferenza offerta a Dio diventa un atto di amore, diventa salvifica per noi e per gli altri. Chiediamo a Dio questa grande grazia di capire che cos’è la sofferenza e di saperla offrire giorno per giorno ogni volta che si presentano nella nostra vita. Senza Gesù la sofferenza è un peso insopportabile. Con Gesù la sofferenza è grazia e gioia.

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La statua esposta a piazza del Plebiscito: l’intreccio con papa Pio IX e la storia del dogma

Posté par atempodiblog le 9 mai 2026

La statua esposta a piazza del Plebiscito: l’intreccio con papa Pio IX e la storia del dogma
Papa Pio IX pregò davanti a questa statua per la liberazione dello Stato Pontificio
di Antonio Tarallo – ACI Stampa

L Immacolata di don Placido Baccher e Papa Leone XIV

Una statua, un’immagine, una storia. Una storia importante per la Chiesa, addirittura legata alla proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. [...] in piazza Plebiscito a Napoli, campeggiava in tutta la sua bellezza la statua dell’Immacolata della chiesa del Gesù Vecchio a Napoli. Tra l’altro, proprio quest’anno i duecento anni dalla sua incoronazione. Davanti a questa statua, papa Leone XIV, stasera ha letto l’atto di affidamento scritto dal cardinal Battaglia. Una statua con una grande storia che per comprenderne davvero l’importanza, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo. La storia insegna sempre e ci racconta anche il presente. Oggi, papa Leone XIV che prega davanti a questa statua per liberare il mondo dalla schiavitù della guerra. E nel passato, invece, fu pregata da papa Pio IX per altra liberazione. Ma, ora, dobbiamo comprendere bene questa storia.

Dobbiamo giungere al periodo della rivoluzione mazziniana (1848-49) che aveva portato alla costituzione della Seconda Repubblica Romana, di chiara estrazione massonica e anticristiana. Fu proprio con l’insorgere di questa nuova situazione politica, che papa Pio IX fu costretto all’esilio a Gaeta. Intanto, la questione sul dogma dell’Immacolata era sempre più imminente nella vita della Chiesa e nel pensiero del pontefice. Mentre era in esilio a Gaeta, papa Mastai pensava sempre di più all’annosa questione. Il 6 dicembre del 1848 era stata istituita una commissione di cardinali per affidare loro “l’incarico di fare, conforme alla loro prudenza e dottrina, un diligente, profondo e completo esame dell’argomento, comunicandoci successivamente con pari scrupolosità il loro parere”. Nasce, allora, la lettera “Ubi primum” del 2 febbraio 1848 che si chiudeva con l’invito ai vescovi a far pervenire alla Santa Sede il parere del clero e di tutti i fedeli riguardo la questione del dogma.

L Immacolata di don Placido Baccher e Papa Leone XIV

Questo, dunque, il clima che si respirava in quel periodo. Il dogma che “incalzava” papa Pio IX, la Chiesa che si interrogava su questa tematica, e lo stesso pontefice relegato a Gaeta, città del Lazio ma sotto il regno di Napoli, del Regno borbonico. Napoli era la capitale del Regno delle due Sicilie: Napoli con le sue tante chiese. In una di queste, la chiesa del Gesù Vecchio, vi era una particolare statua della Vergine, ritratta come Immacolata. Pio IX passando per la città partenopea, più volte si fermò in preghiera davanti a questa statua: la stessa che tale don Placido Baccher (oggi venerabile) – che tra l’altro Pio IX conobbe personalmente – aveva fatto realizzare per ringraziare la Vergine di aver liberato durante la sua prigionia in Castel Capuano, durante la Repubblica Partenopea del 1799. Si narra che alla vigilia dell’uccisione, mentre stava recitando il Santo Rosario, Baccher vide la Madonna che pronunciò queste parole: “Confida, figliuolo; domani sarai liberato da questo orrido carcere. Tu però dovrai essere mio e sarai chiamato in una delle principali chiese di Napoli a zelare le glorie del mio immacolato concepimento”.

“Immacolata Concezione”, appellativo che sarà dato a Maria ufficialmente solo con la promulgazione del dogma da parte di Pio IX che, intanto, proprio davanti a quella statua aveva pregato per la liberazione dello Stato pontificio e di lui stesso. Aveva fatto un voto a quella statua: se fosse stato liberato lo Stato pontificio, allora si sarebbe impegnato per promulgare il famoso dogma mariano: “Perciò, dopo aver offerto senza interruzione, nell’umiltà e nel digiuno, le Nostre private preghiere e quelle pubbliche della Chiesa a Dio Padre, per mezzo del suo Figlio, affinché si degnasse di dirigere e sostenere la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; (…) dichiariamo, pronunziamo e definiamo: La dottrina, che sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio”. Il dogma fu promulgato, lo Stato Pontificio liberato. Anche il papa.

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Maria, Madre della Misericordia

Posté par atempodiblog le 8 mai 2026

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE LEONE XIV
A POMPEI E NAPOLI

SANTA MESSA
E SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

OMELIA DEL SANTO PADRE

Piazza Bartolo Longo, antistante il Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei
Venerdì, 8 maggio 2026

[Multimedia]

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE LEONE XIV A POMPEI E NAPOLI

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Cari fratelli e sorelle!

“L’anima mia magnifica il Signore”. Queste parole, con cui abbiamo risposto alla prima Lettura, sgorgano dal cuore della Vergine Maria mentre presenta ad Elisabetta il frutto del suo grembo, Gesù, il Salvatore. Dopo di lei canteranno per Cristo Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, e il vecchio Simeone. Questi tre cantici scandiscono ogni giorno la lode della Chiesa nella Liturgia delle Ore. Sono lo sguardo dell’antico Israele, che vede compiute le sue promesse; sono lo sguardo della Chiesa Sposa, protesa verso il suo Sposo divino; sono implicitamente lo sguardo dell’intera umanità, che trova risposta al suo anelito di salvezza.

Centocinquant’anni fa, ponendo la prima pietra di questo Santuario, nel luogo in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo aveva sepolto sotto la cenere i segni di una grande civiltà proteggendoli per secoli, San Bartolo Longo, insieme alla moglie contessa Marianna Farnararo De Fusco, gettava le basi non solo di un tempio, ma di una intera città mariana. Così egli esprimeva la consapevolezza di un disegno di Dio, che San Giovanni Paolo IIparlando in questo luogo di grazia il 7 ottobre 2003, a conclusione dell’Anno del Rosario, rilanciava per il Terzo Millennio, nella prospettiva della nuova evangelizzazione: «Oggi – egli diceva – come ai tempi dell’antica Pompei, è necessario annunciare Cristo a una società che si va allontanando dai valori cristiani e ne smarrisce persino la memoria».

Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine, questa bellissima giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei! Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa. L’aver poi scelto il nome di Leone, mi pone sulle orme di Leone XIII, che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio Magistero sul Santo Rosario. A tutto ciò si aggiunge la recente canonizzazione di San Bartolo Longo, apostolo del Rosario. Questo contesto ci fornisce una chiave per riflettere sulla Parola di Dio appena ascoltata.

Il Vangelo dell’Annunciazione ci introduce al momento in cui il Verbo di Dio si fa carne nel grembo di Maria. Da questo grembo si irradia la Luce che dà il senso pieno alla storia e al mondo. Il saluto che l’angelo Gabriele rivolge alla Vergine è un invito a gioire: «Rallegrati, piena di grazia» (Lc 1,28; cfr Sof 3,14). Sì, l’Ave Maria è un invito alla gioia: dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanità provata dal peccato e pertanto sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia, che prende in Gesù un volto umano. Maria diventa così Madre della Misericordia. Discepola della Parola e strumento della sua incarnazione, si rivela davvero la “piena di grazia”. Tutto in lei è grazia! Offrendo al Verbo la propria carne, ella diventa anche, come insegna il Concilio Vaticano II sulla scorta di Sant’Agostino, «madre delle membra (di Cristo) … perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra» (Cost. dogm. Lumen gentium, 53; cfr S. Agostino, De S. Virginitate, 6).  Nell’“Eccomi” di Maria nasce non soltanto Gesù, ma anche la Chiesa, e Maria diventa insieme Madre di Dio – Theotòkos – e Madre della Chiesa.

Grande mistero! Tutto avviene nella potenza dello Spirito Santo, che adombra Maria e rende fecondo il suo grembo verginale. Questo momento della storia ha una dolcezza e una potenza che attraggono il cuore e lo portano a quell’altezza contemplativa in cui germoglia la preghiera del Santo Rosario. Una preghiera che, sorta e sviluppatasi progressivamente nel secondo Millennio, affonda le radici nella storia della salvezza, e proprio nel Saluto dell’Angelo alla Vergine ha come il suo preludio. “Ave Maria”! La ripetizione di questa preghiera nel Rosario è come l’eco del saluto di Gabriele, un’eco che attraversa i secoli e guida lo sguardo del credente a Gesù, visto con gli occhi e il cuore della Madre. Gesù adorato, contemplato, assimilato in ciascuno dei suoi misteri, affinché con San Paolo possiamo dire: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,19).

Preceduta dalla proclamazione della Parola di Dio, incastonata tra il Padre nostro e il Gloria, l’Ave Maria che si ripete nel Santo Rosario è un atto di amore. Non è forse proprio dell’amore ripetere senza stancarsi: “Ti voglio bene”? Un atto di amore che, sui grani della corona, come ben si vede nel quadro mariano di questo Santuario, ci fa risalire a Gesù, e ci porta all’Eucaristia, «fonte e apice di tutta la vita cristiana» (Lumen gentium, 11). Ne era convinto San Bartolo Longo quando scriveva: «L’Eucaristia è il Rosario vivente, e tutti i misteri si ritrovano nel santo Sacramento in una forma attiva e vitale» (Il Rosario e la Nuova Pompei, 1914, p. 86). Aveva ragione. Nell’Eucaristia i misteri della vita di Cristo si ritrovano tutti, per così dire, concentrati nel memoriale del suo sacrificio e nella sua presenza reale. Il Rosario ha una fisionomia mariana, ma un cuore cristologico ed eucaristico (cfr Lett. ap. Rosarium Virginis Mariae, 1). Se la Liturgia delle Ore scandisce i tempi della lode della Chiesa, il Rosario scandisce il ritmo della nostra vita riportandola continuamente a Gesù e all’Eucaristia.

Generazioni di credenti sono state plasmate e custodite da questa preghiera, semplice e popolare, e al tempo stesso capace di altezze mistiche e scrigno della più essenziale teologia cristiana. Cosa c’è infatti di più essenziale dei misteri di Cristo, del suo santo Nome, pronunciato con la tenerezza della Vergine Maria? È in questo Nome, e in nessun altro, che noi possiamo essere salvati (cfr At 4,12). Ripetendolo in ogni Ave Maria, facciamo in qualche modo l’esperienza della casa di Nazaret, quasi riascoltando la voce di Maria e di Giuseppe nei lunghi anni in cui Gesù visse con loro. Facciamo anche l’esperienza del Cenacolo, dove gli Apostoli con Maria attesero l’effusione dello Spirito Santo. È quello che ci ha additato la prima Lettura. Come non pensare che, in quel tempo tra l’Ascensione e la Pentecoste, Maria e gli Apostoli facessero a gara nel ricordare i diversi momenti della vita di Gesù? Non doveva sfuggirne nessun dettaglio! Tutto era da ricordare, assimilare, imitare. Nasce così il cammino contemplativo della Chiesa, di cui, a somiglianza dell’Anno liturgico, il Rosario offre la sintesi nella meditazione quotidiana dei santi Misteri. Giustamente il Rosario è stato considerato un compendio del Vangelo, che San Giovanni Paolo II ha voluto integrare con i Misteri della luce. Anche questa dimensione fu vivissima in San Bartolo Longo, che offrì ai pellegrini profonde meditazioni per sottrarre il Santo Rosario alla tentazione di una recita meccanica e assicurargli il respiro biblico, cristologico e contemplativo che lo deve caratterizzare.

Sorelle e fratelli, se il Rosario è “pregato” e, oserei dire, “celebrato” in questo modo, esso è anche, per naturale conseguenza, sorgente di carità. Carità verso Dio, carità verso il prossimo: due facce della stessa medaglia, come ci ricordava la seconda Lettura, tratta dalla prima Lettera di San Giovanni, concludendo con l’esortazione: «Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1Gv 3,18). Perciò San Bartolo Longo è stato apostolo del Rosario e, nello stesso tempo, apostolo della carità. In questa Città mariana egli accolse orfani e figli di carcerati, mostrando la forza rigenerante dell’amore. Qui anche oggi i più piccoli e i più deboli sono accolti e accuditi nelle Opere del Santuario. Il Rosario spinge lo sguardo verso i bisogni del mondo, come la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae sottolineava, proponendo in particolare due intenzioni che rimangono di pressante attualità: la famiglia, che risente dell’indebolimento del legame coniugale, e la pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana.

Quando San Giovanni Paolo II indisse l’Anno del Rosario – l’anno prossimo si compirà un quarto di secolo –, lo volle porre in modo speciale sotto lo sguardo della Vergine di Pompei. I tempi da allora non sono migliorati. Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore. Lo stesso Pontefice, nell’ottobre 1986, aveva radunato ad Assisi i leader delle principali religioni, invitando tutti a pregare per la pace. In diverse occasioni anche recenti, sia Papa Francesco che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione. Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. Da questo Santuario, la cui facciata San Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica. Gesù ci ha detto che tutto può ottenere la preghiera fatta con fede (cfr Mt 21,22). E San Bartolo Longo, pensando alla fede di Maria, la definisce “onnipotente per grazia”. Per sua intercessione, venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo.

Fratelli e sorelle, nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, questa potenza divina dell’amore che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato. Crediamo in Lui, speriamo in Lui, seguiamo Lui!


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Freccia dans Viaggi & Vacanze Documenti dei Papi sul Santo Rosario

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Al Santuario di Mamã Muxima, tra tende e rosari in attesa di Leone XIV

Posté par atempodiblog le 19 avril 2026

Al Santuario di Mamã Muxima, tra tende e rosari in attesa di Leone XIV
Nella vasta area intorno al piccolo luogo di culto risalente al XVII, dove la Vergine è venerata con il nome di Madre del Cuore, come la chiamano gli angolani in lingua kimbundu, giovani e adulti da qualche giorno si sono accampati per aspettare il Pontefice e prendere parte alla preghiera mariana. Gioie e speranze di migliaia di fedeli, entusiasti di potersi raccogliere con il Papa
di Tiziana Campisi – Vatican News

Santuario di Mamã Muxima Angola

Muxima si raggiunge dopo oltre due ore di viaggio da Luanda, quando lungo la strada si diradano abitazioni e baracche e il paesaggio cambia e si ammirano baobab ed euforbie nel verde intenso della vegetazione che diventa sempre più fitta. Poi d’improvviso si apre un’ampia radura brulla. Qui già migliaia di ragazzi e giovani, ma anche adulti, donne soprattutto, si sono accampati per aspettare il Papa, che oggi pomeriggio, 19 aprile, verrà al Santuario di Mamã Muxima per la preghiera del Rosario. Sorprende la distesa variopinta di tende da campeggio, piccole, esposte al sole caldissimo, che non scalfisce nessuno. Tutti sono alle prese con il montaggio dei loro ripari, predispongono giacigli, allestiscono angoli per cucinare, in un clima di gioia e allegria, in fibrillazione, perché qui passerà Leone XIV per giungere nell’antico luogo di culto, che compare alla vista solo scendendo verso le sponde del fiume Kwanza. Nel cantiere che sta realizzando la grande Basilica promessa dal governo angolano nel 1992 a Giovanni Paolo II durante la visita nel Paese, appare ancora più piccolo, mentre gru, escavatrici e impalcature occupano la vasta area intorno. I lavori dovrebbero essere ultimati nel 2027, e nella nuova chiesa ci saranno 4.600 posti a sedere e un piazzale per 200 mila pellegrini.

La storia del santuario
Nel Santuario di Mamã Muxima costruito dai portoghesi, in stile coloniale, insieme ad una piccola fortezza sulla riva sinistra del più grande corso d’acqua dell’Angola, nel XVII secolo, si venera l’Immacolata Concezione, ma per tutti gli angolani è Mamã Muxima, la Madre del Cuore, nella lingua Kimbundu, una delle più parlate nel nord del Paese. Era un piccolo snodo commerciale e nella chiesetta venivano battezzati gli schiavi prima di essere condotti verso la costa, dove iniziavano il loro viaggio senza ritorno verso il continente americano.
Nel tempo la devozione nelle popolazioni indigene è cresciuta, anche per il diffondersi delle voci di eventi prodigiosi attribuiti alla Vergine invocata come Mamã Muxima.
Oggi il santuario mariano, dichiarato monumento nazionale nel 1924, è il più caro alla pietà popolare angolana. Da tutta l’Angola affluiscono pellegrini, che chiedono grazie, guarigioni, riconciliazione in famiglia, pace interiore, protezione dai pericoli della vita e rimangono per più giorni vicini alla Madre del Cuore, accampandosi nelle vicinanze del Santuario e sopportando anche disagi, come prova di affetto verso di lei. E c’è anche chi omaggia con fede Maria percorrendo in ginocchio la spianata adiacente al luogo di culto.

Un luogo caro agli angolani
“Questo è un luogo molto importante per gli angolani; la storia di questo santuario è intrecciata con quella del Paese”, spiega padre Alberto Mpindi Lubanzadio, rettore del Santuario. “La Vergine di Muxima si è presa cura degli angolani; si è presa cura di noi quando il nostro Paese era in guerra – continua il religioso – l’Angola ha vissuto una terribile guerra civile e ora vive in pace; tuttavia c’è ancora del lavoro da fare per la riconciliazione”.
Ma gli angolani “sanno perdonare il passato e ricominciare”, prosegue il rettore, “e dove c’è una minaccia, vedono un’opportunità. Sono riusciti a trovare Dio” attraverso Mamã Muxima, che intercede per il popolo qui dove gli africani perdevano la libertà. “Questo oscuro passato di schiavitù e occupazione straniera è ormai alle nostre spalle – sottolinea padre Mpindi Lubanzadio – e oggi Muxima è un luogo di pace”.

Le speranze e le attese dei pellegrini
Nell’improvvisato campo di tende che crescono di ora in ora sulla terra rossa, Marcellina João Monteiro è contenta perché “Papa Leone arriverà presto”. Spera “che l’Angola conosca la pace e la felicità, che i suoi leader abbiano amore per il popolo sofferente”, che il Papa illumini i cuori e le menti e che ci sia più attenzione per quanti soffrono in tutto il mondo.
Poco più avanti, Pedro Juvenil sta piantando la sua canadese. Ogni anno viene a Muxima per il pellegrinaggio nazionale ed è convinto che il Papa “porterà un messaggio di fede e di speranza” e che il suo messaggio “cambierà molte cose di cui abbiamo bisogno qui in Angola”. Auspica che migliorino in particolare “i servizi sociali e le strutture sanitarie di base”.
Teresa Neto è venuta a Muxima per ricevere la benedizione di Leone XIV. Come lei, anche Laura Ngula, è arrivata qui “per vedere il nostro Papa, il nostro vescovo”.
Entusiaste pure due studentesse dell’Università Cattolica dell’Angola, che amano partecipare ai pellegrinaggi e negli eventi importanti come questo, offrono il loro aiuto come possono.
Insomma, migliaia di angolani stanno vegliando a Muxima per l’arrivo del Papa: con lui vogliono chiedere l’intercessione della Madre del Cuore perché nel mondo ci sia pace.

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Un martire cinese nella cattedrale di Notre Dame a Parigi

Posté par atempodiblog le 12 mars 2026

Un martire cinese nella cattedrale di Notre Dame a Parigi
Le reliquie di un martire cinese sono state deposte nella cattedrale di Notre Dame a Parigi
di Andrea Gagliarducci – ACI Stampa

Cappella San Paolo Chen Il dipinto nella cappella dedicata a San Paolo Chen a Notre Dame

Tra le reliquie poste nell’altare della cattedrale di Notre Dame a Parigi, dopo la ricostruzione, c’erano anche quella di un santo romeno, Vladimir Ghika, in una unione particolarissima con Bucarest. Ma c’è una storia anche meno nota, che riguarda invece il legame con Parigi di San Paolo Chen, martire cinese, le cui reliquie sono state poste lo scorso dicembre nella cappella a lui dedicata, adornata da una Vergine Maria cinese dipinta dall’artista Yin Xin.

Paul Chen Changpin era un seminarista di 23 anni quando fu martirizzato nel Guinzhou, e le sue reliquie furono solennemente deposte nella Cappella della Santa Infanzia della Cattedrale di Parigi nel 1920. Con la nuova organizzazione della cattedrale, la cappella Saint-Paul-Chen è ora situata come punto finale del viale della Pentecoste, seguendo il percorso dei grandi santi parigini, Santa Genoveffa e San Dionigi.

Ma perché le reliquie di Paul Chen sono state inviate a Parigi? Fu il vescovo Louis Simon Faurie, missionario francese che fu vicario apostolico di Kouy-Tchéou, a offrire il corpo del giovane martire alla Società della Santa Infanzia, ricordando che lo stesso Paul Chen era stato dalla Società strappato alla povertà, istruito, battezzato, preparato al sacerdozio.

Le reliquie furono deposte presso il seminario della Società delle Missioni Estere di Parigi nel 1869. Il 10 giugno 1920, il vescovo de Teil, direttore della Società della Santa Infanzia, organizzò il grande trasferimento del reliquiario del beato martire nella Cattedrale di Notre-Dame, nella Cappella della Santa Infanzia.

Il tempo passò e Paul Chen e il suo reliquiario caddero nell’oblio. Solo nel 2007 tornò alla ribalta. Il cardinale Ivan Dias, allora prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, si recò in Francia per l’incontro nazionale dei Fidei Donum tenutosi a Lisieux il 1° ottobre.

In preparazione alla messa che avrebbe presieduto il giorno seguente nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, chiese che le reliquie dell’ormai santo Paul Chen fossero esposte.

Un’ondata di panico travolse il personale della cattedrale: dov’era finito il reliquiario? Fu finalmente ritrovato nella soffitta della cattedrale, dove era stato conservato e dimenticato. Il 2 ottobre, il cardinale Dias poté così pregare nella Cappella della Santa Infanzia, che era stata nuovamente restituita al suo santo martire.

Nel 2017, il nuovo rettore della cattedrale, Patrick Chauvet, incoraggiò un progetto di dare nuova visbilità alle reliquie. Il piano iniziale era di ottenere una copia originale dal pittore Gary Chu Kar Kui, residente a Hong Kong, che aveva realizzato il dipinto nel 1999 per la cattedrale di Pechino, che però non poté essere utilizzata perché Maria era raffigurata come un’imperatrice manciù.

Fu in quel periodo che entrò in scena Yin Xin, un pittore cinese della regione dello Xinjiang, residente a Parigi, che accettò di fare un ritratto.

Per questa Nostra Signora della Cina, Yin Xin si è ispirato sia a un dipinto di una giovane madre circondata dai suoi figli, sia al chiaroscuro della “Maddalena con lampada da notte” di Georges de La Tour (1593-1652). Nel suo dipinto, il raggio di luce non emana da una candela esterna, ma dal bambino Gesù che Maria tiene tra le braccia. Figlio di Dio, è la fonte stessa di ogni luce.

Per rappresentare Paul Chen, di cui non esiste alcuna immagine, il pittore ha scelto di utilizzare la sua tecnica della metamorfosi, che consiste nel trasformare e sinicizzare vecchie tele. Partendo dal ritratto di un giovane occidentale in preghiera, dipinto nel XIX secolo, Yin Xin lo ha trasformato in un seminarista cinese e ha aggiunto il nome cinese Paul Chen Changpin.

Nel progetto di restauro post-incendio della cattedrale, le cappelle laterali della navata sono disposte lungo un itinerario di pellegrinaggio.

Questo percorso inizia a nord nel Vicolo della Promessa, che presenta importanti figure bibliche dell’Antico Testamento (da Noè a Elia), e prosegue a sud nel Vicolo della Pentecoste, dedicato alla Chiesa e allo sviluppo della santità nelle membra di Cristo. I santi sono disposti in modo speculare: la saggezza di Salomone è riecheggiata nell’intelletto di San Tommaso d’Aquino, la figura del Servo di Isaia nello spirito di servizio di San Vincenzo de’ Paoli, e così via. Ogni cappella è dedicata a un santo la cui vita è legata alla diocesi di Parigi e che offre una particolare espressione dell’opera dello Spirito Santo.

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Andrai alla GMG Seoul 2027? Seminarista Coreano consiglia 3 Chiese da visitare in Corea del Sud

Posté par atempodiblog le 7 février 2026

Andrai alla GMG Seoul 2027? Seminarista Coreano consiglia 3 Chiese da visitare in Corea del Sud
In questi luoghi, la fede è stata vissuta con audacia e difesa con coraggio in mezzo alla persecuzione!
di Harumi Suzuki – ChurchPOP

Giornata Mondiale della Gioventù in Corea del Sud Andrew Sanguu Kang

Se hai intenzione di partecipare di persona alla Giornata Mondiale della Gioventù in Corea del Sud, il seminarista Andrew Sanguu Kang ha condiviso tre chiese che ogni pellegrino dovrebbe conoscere.

Attraverso i suoi social, il 29enne originario di Cheongju ha fatto conoscere questi luoghi che, lungi dall’essere semplici destinazioni turistiche, sono stati fondamentali per la nascita e la crescita del cattolicesimo in Corea. Custodiscono infatti il cuore della fede cattolica coreana, dove la storia, il martirio e la speranza parlano ancora oggi!

1. Cattedrale di Myeongdong: il Cuore Vivo della Fede di Seoul
Molti credono che Myeongdong sia solo una zona commerciale, ma in realtà è un luogo importante per il cattolicesimo coreano. I primi cattolici del paese si riunivano qui per ricevere lezioni di catechismo.

“Un fatto impressionante, perché chiunque poteva partecipare, nobile o schiavo: la fede apparteneva a tutti”.

Inaugurata nel 1898, la Cattedrale di Myeongdong, primo edificio in mattoni della Corea, è diventata il simbolo di una fede che stava gettando solide radici.

“Negli anni ’70 e ’80, durante la lotta per la democrazia, la Cattedrale è diventata un santuario di verità e coraggio, proteggeva i giovani che lottavano e attendevano la libertà. Questa chiesa ci ricorda che la fede è viva e che ancora oggi continua a dare coraggio e pace ai coreani”.

2. Santuario di Seosomun: dove la Fede si è rifiutata di Morire
Nel cuore di Seoul si trova uno dei luoghi di martirio più antichi e sacri del paese. Durante la dinastia Joseon, è stato teatro di esecuzioni pubbliche in cui innumerevoli cattolici sono stati uccisi solo perché credevano in Cristo.

“Laici, studiosi e persino madri hanno scelto la fede piuttosto che la paura. Il loro coraggio ha trasformato un luogo di morte nel fondamento della Chiesa cattolica coreana”.

Oggi, Seosomun è un luogo che invita a capire che la testimonianza dei martiri non appartiene solo al passato, ma che continua a parlarci ancora ad oggi!

“Nel silenzio di Seosomun, il loro coraggio parla ancora: la fede non può essere messa a tacere. La verità non muore mai”.

3. Santuario dei Martiri di Gapgot: una Fede che è arrivata via Mare
Per chi cerca un luogo più isolato, il Santuario di Gapgot sull’isola di Ganghwa è una tappa obbligata. Quest’isola era storicamente una fortezza che proteggeva la capitale, poi è diventata una porta per l’evangelizzazione.

“Quando la persecuzione ha reso impossibile viaggiare via terra, missionari e credenti sono arrivati segretamente via mare, sbarcando sulla spiaggia di Gapgot. Anche Sant’Andrea Kim, primo sacerdote coreano, è arrivato qui nel 1845 per aprire una rotta segreta per i missionari”.

Molti cattolici sono stati giustiziati in questo luogo per aver mantenuto la loro fede. Oggi, il santuario sorge dove i martiri hanno versato il loro sangue ed è ancora un punto di pellegrinaggio per coloro che desiderano approfondire la propria vita spirituale.

“Non è solo un luogo per guardare al passato, ma per pregare, rinnovare la fede e ringraziare Dio per il coraggio che la Chiesa ha avuto in Corea”.

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Maria a Pontmain/ La via da percorrere per la salvezza è quella della preghiera

Posté par atempodiblog le 16 janvier 2026

Maria a Pontmain/ La via da percorrere per la salvezza è quella della preghiera
Tratto da: La profezia che non finisce. Il filo rosso dei prodigi e dei misteri che nasce da Fatima. Di Savero Gaeta e Andrea Tornielli. Ed. PIEMME

La Madonna a Pontmain

17 gennaio, giorno dell’apparizione […] Viene infatti spontaneo chiedersi quale sia la motivazione della costante presenza della Madonna nella storia dell’umanità, in particolare negli ultimi due secoli.

La risposta, ragionevole e semplice nel contempo, è il profondo desiderio che la Vergine ha di aiutarci, chiedendoci però – come segno della nostra buona volontà – la nostra adesione alle sue richieste.

In uno dei canti mariani più noti e popolari, Santa Maria del cammino, si implora:

“Vieni, o Madre, in mezzo a noi. Vieni Maria quaggiù”.

Lei continua a venire, ma pochi – persino dopo averla invitata – sono poi disposti a riconoscerne la presenza, ad ammettere che quanto vivamente richiesto è stato davvero da Lei corrisposto. […]

«Senza dubbio», spiega padre Livio Fanzaga, «la sequenza di quanto videro i bambini a Pontmain si può raccontare proprio come una sacra rappresentazione, di quelle che nel Medioevo venivano sceneggiate nelle chiese.

Dapprima l’apparizione della Vergine, la cui figura fu poi contornata da un ovale blu con quattro candele spente (due in prossimità delle ginocchia e due all’altezza delle spalle). Il suo vestito era azzurro scuro, trapunto di stelle d’oro, e le mani con le palme rivolte in avanti, in segno di accoglienza (come, nella Medaglia miracolosa).

Mentre tutti i presenti intonavano il Magnificat, le Litanie lauretane e la Salve Regina, su uno striscione bianco ai piedi di Maria si andò componendo la già citata scritta (che oggi è riportata tutt’intorno all’abside della basilica):

“Ma pregate figli miei; Dio vi esaudirà in poco tempo; mio Figlio si lascia commuovere”.

Ella sembrava muovere le labbra per pronunciare queste parole, ma la voce non si udiva. Dopo un po’ le parole sparirono e il volto della Madonna assunse un’espressione di immenso dolore.

A questo punto le comparve sul petto una croce rossa, sulla quale c’era Gesù tutto sanguinante, e sulla sommità la scritta “Gesù Cristo” anch’essa rossastra».

È da notare che, poco prima, una suora aveva iniziato a guidare la recita delle ventisei invocazioni ai martiri giapponesi, composta dai Fratelli delle Scuole cristiane e allora molto popolare in quelle zone, per contare le quali si utilizzava una coroncina rossa.

In sostanza ciò che Maria ci dice a Pontmain è che, anche nelle situazioni più drammatiche, la via da percorrere per la salvezza è quella della preghiera. Preghiera personale e preghiera comunitaria.

Verso la fine dell’anno Don Michel Guérin potrà scrivere al vescovo: «Non mi è possibile contare il numero dei pellegrini che da ogni parte della Francia vengono qui a invocare Maria e a iniziare una vita sinceramente cristiana.

Non ho mai visto nella mia lunga vita qualcosa di più edificante. È una festa continua.

Tutti i giorni, dalle cinque del mattino fino al vespro, si celebrano Messe, senza interruzione, sui tre altari della nostra chiesa».

Cinque mesi dopo l’apparizione, il 29 giugno, si sarebbe registrato il primo miracolo, la guarigione del piccolo poliomelitico Emilio Gratien.

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Nostra Signora d’Arabia

Posté par atempodiblog le 13 janvier 2026

Nostra Signora d’Arabia
Maria madre, protettrice e compagna di milioni di cattolici lontani dalle loro terre d’origine: il Vicariato di Arabia del nord e la Solennità di Nostra Signora d’Arabia

di AP – Agenzia Fides

Nostra Signora dell Arabia

Il sabato (o la domenica) dopo il Battesimo del Signore viene celebrato in tutta la Penisola Arabica come Solennità di Nostra Signora d’Arabia (OLA). Quest’anno la celebrazione in Bahrain è stata presieduta dal Vicario Apostolico di Arabia del nord, Aldo Berardi, O.SS.TT., sabato 10 gennaio nella Cattedrale di Awali, in partenza l’indomani per il Kuwait in attesa dell’arrivo Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, per la consacrazione della Chiesa di Nostra Signora di Ahmadi a Basilica Minore del Vicariato (vedi Agenzia Fides 1/8/2025) che comprende Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. Il vescovo Berardi, inoltre, ha confermato all’Agenzia Fides che nelle restanti chiese del Vicariato la Solennità di OLA verrà celebrata sabato 17 gennaio.

Di seguito la storia, tratta da uno scritto della Confraternita di Sant’Areta e Compagni del Vicariato di Arabia del nord, cui promotore episcopale e guida è il Vicario Apostolico, delle origini di questa devozione e di come si è sviluppata ed evoluta nel Golfo.

La venerazione della Beata Vergine Maria con titoli locali o nazionali è un tratto distintivo della spiritualità cattolica, che riflette l’intimo legame tra Maria e i diversi popoli del mondo. Fin dai primi secoli, i cristiani hanno invocato la Madre di Dio in modi che parlano della loro storia, cultura ed esperienza vissuta. Pertanto, ogni paese – e spesso ogni città o regione – custodisce un titolo mariano che esprime il modo in cui i fedeli percepiscono la presenza materna di Maria in mezzo a loro.

Papa Francesco, ad esempio, nutriva una profonda devozione per Nostra Signora di Luján, patrona della sua patria.
I cattolici giapponesi guardano alla Vergine di Tsuwano, che simboleggia la sopravvivenza del cristianesimo in Giappone durante un periodo in cui veniva soppresso.
La Spagna vanta una straordinaria abbondanza di titoli mariani, da Nostra Signora di Montserrat a Nostra Signora del Pilar, ognuno nato da secoli di preghiera, miracoli e devozione popolare.

In questo vasto e variopinto arazzo di affetto mariano, il titolo di Nostra Signora d’Arabia spicca per la sua risonanza spirituale unica. A differenza di molte invocazioni mariane radicate in culture a maggioranza cristiana o in tradizioni secolari, questo titolo è emerso in una regione in cui il cristianesimo vive in silenzio, umilmente e spesso senza segni esteriori.

Eppure, proprio nel cuore della Penisola Arabica, Maria è stata accolta come madre, protettrice e compagna da milioni di cattolici lontani dalle loro terre d’origine. Il suo titolo esprime non solo l’identità geografica, ma anche la profonda fiducia di una Chiesa che vive in diaspora, trovando in Lei una tenera custode che veglia sui suoi figli mentre navigano nella vita e nella fede nel Golfo.

Le radici della devozione a Nostra Signora d’Arabia risalgono alla metà del XX secolo, quando i Padri Carmelitani Scalzi, provenienti dall’Iraq, giunsero in Kuwait alla fine degli anni ’40 per assistere la crescente comunità cattolica. Tra le loro priorità pastorali c’era il nutrimento spirituale di un gregge eterogeneo: lavoratori, famiglie e migranti che desideravano ardentemente un senso di casa e la protezione divina in una terra lontana dalla propria. Fu in questo contesto che i Carmelitani introdussero un’immagine mariana, in seguito nota come Nostra Signora d’Arabia, per fungere da presenza materna unificante per i cattolici sparsi nel Golfo.

L’immagine attuale deriva da una statua del 1919 della Madonna del Monte Carmelo proveniente dalla Basilica del Monastero Stella Maris di Haifa, in Israele. Una litografia di questa immagine, portata ad Ahmadi, in Kuwait, il 1° maggio 1948, fu venerata pubblicamente a partire dalla festa dell’Immacolata Concezione di quello stesso anno, grazie all’impegno di padre Teofano Ubaldo Stella, O.C.D., primo Prefetto Apostolico e poi Vicario Apostolico del Kuwait, incaricato da Papa Pio XII.

Nel 1949, con la crescente devozione, la Legione di Maria iniziò a utilizzare la propria immagine della Madonna dei Miracoli, spingendo il vescovo Stella a commissionare una nuova statua in Italia. Scolpita in cedro del Libano, la statua della Madonna con Bambino fu portata a Papa Pio XII per la benedizione. Il 17 dicembre 1949, alla vigilia dell’Anno Santo del Giubileo, Papa Pio XII benedisse personalmente la statua appena realizzata nei Palazzi Vaticani e fu fotografato mentre pregava davanti ad essa: un gesto straordinario che segnò profondamente l’inizio della devozione. La statua fu trasportata in aereo in Kuwait e accolta con gioia il 6 gennaio 1950 al Santuario Ahmadi, dove divenne presto il punto focale della preghiera quotidiana.

Papa Pio XII dimostrò ulteriormente il suo affetto per questo titolo mariano quando, nel 1956, donò al Santuario Ahmadi un grande cero decorato, scelto tra quelli offertigli durante la celebrazione della Candelora di quell’anno. L’anno successivo, rispondendo alla richiesta del nuovo Vicario Apostolico del Kuwait, Victor León Esteban San Miguel y Erce, il Santo Padre emanò il decreto Regnum Mariae, datato 25 gennaio 1957, dichiarando formalmente Nostra Signora d’Arabia Patrona Principale del territorio e del Vicariato Apostolico del Kuwait.

Il primo grande trionfo di questa devozione si ebbe nel 1960, in occasione del decimo anniversario dell’arrivo della statua in Kuwait. In segno di gratitudine per gli innumerevoli favori che si riteneva fossero stati ricevuti per intercessione di Maria, il Vicario Apostolico del Kuwait invitò i fedeli a contribuire per tutto il 1959 alla creazione di una preziosa corona d’oro. Realizzate con cura nei minimi dettagli, del peso di oltre due libbre di oro puro e ornate di diamanti, rubini e perle del Golfo – tra cui una offerta personalmente dal Vicario Apostolico – le corone furono mandate a Roma e presentate a Papa San Giovanni XXIII il 17 marzo 1960. Tramite il Segretario di Stato, il Cardinale Domenico Tardini, il Papa delegò il Cardinale Valerian Gracias, Arcivescovo di Bombay, a incoronare la statua in suo nome. Dopo una solenne Messa pontificale il cardinale pose le corone d’oro sul capo di Gesù Bambino e della Madonna, suggellando uno dei capitoli più belli della storia iniziale di questa devozione.

Nei tempi moderni, il defunto vescovo Camillo Ballin, MCCJ, appassionato devoto mariano e pastore visionario, ha guidato una rinnovata identità mariana per la Chiesa nel Golfo. Sotto la sua guida, la statua di Nostra Signora d’Arabia è stata solennemente e canonicamente incoronata ad Ahmadi nel 2011, in una cerimonia presieduta dal cardinale Antonio Cañizares Llovera per conto di Papa Benedetto XVI. Il 5 gennaio 2011, Papa Benedetto XVI ha approvato il patrocinio di Nostra Signora d’Arabia come Patrona Principale del Golfo Arabico, sia del Vicariato Apostolico del Kuwait che del Vicariato Apostolico d’Arabia, successivamente riorganizzati nel Vicariato Apostolico dell’Arabia Settentrionale e nel Vicariato Apostolico dell’Arabia Meridionale.

Il Vescovo Ballin ha inoltre chiesto alla Santa Sede di fissare la Solennità di Nostra Signora d’Arabia al sabato successivo al Battesimo del Signore, con il permesso pastorale di celebrarla la domenica. Come espressione culminante della sua devozione, ha avviato e guidato la costruzione della Cattedrale di Nostra Signora d’Arabia in Bahrain, poi consacrata nel 2021 dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-prefetto del Dicastero per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari (vedi Agenzia Fides 9/12/2021).

Su queste basi, il vescovo Berardi, successore di Ballin, ha ulteriormente affermato il significato duraturo di questa presenza mariana. Nel 2025, ha supervisionato l’elevazione del Santuario Ahmadi, sede della venerata statua originale, alla dignità di Basilica Minore. Il Vescovo Aldo osserva che la presenza ininterrotta di una statua mariana per oltre 75 anni nel cuore della Penisola Arabica è straordinaria, dato il contesto culturale e religioso della regione, dove le immagini sacre sono generalmente limitate. La sua sopravvivenza e la sua continua venerazione testimoniano non solo la protezione discreta ma potente di Maria, ma anche la fede incrollabile di una Chiesa che vive la sua testimonianza con silenzio, umiltà e profonda devozione.

Oggi, la devozione a Nostra Signora d’Arabia continua ad approfondirsi. La sua immagine è un simbolo di unità per la straordinariamente eterogenea comunità cattolica del Golfo, un faro di speranza per migranti e lavoratori e un promemoria che la Madre di Dio accompagna i suoi figli anche in terre dove l’espressione cristiana deve essere vissuta con discrezione e umiltà.

Questa fiorente devozione – plasmata dai missionari, rafforzata dalla visione pastorale e santificata dalle preghiere di milioni di persone – rimane una radiosa testimonianza del vivo cuore mariano della Chiesa nella Penisola Arabica.

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A Banneux si rinnova il mistero della Visitazione

Posté par atempodiblog le 12 janvier 2026

A Banneux si rinnova il mistero della Visitazione
di Padre Angelo Maria Tentori – Sorriso tra gli abeti. La Vergine dei Poveri di Banneux

La Vergine dei Poveri di Banneux

15 gennaio 1933. […] Commento alla prima apparizione. […] È passato un po’ di tempo, ma questo messaggio non ha perso nulla della sua attualità, anche perché la Madonna precorre i tempi. Lei è profezia, e spesso anticipa le situazioni che avverranno parecchi anni dopo, non per soddisfare le nostre inutili curiosità, ma per premunirci.

Quella sera, a casa Beco, solo Mariette è sveglia. È in attesa, preoccupata per il fratellino che non è ancora rientrato. Gli altri fratelli e sorelle sono già a letto. Il papà si addormentato, cullando una delle più piccole. La mamma si è assopita anche lei, nel tentativo di addormentare l’ultima arrivata, di tre mesi; e Mariette è accanto al pagliericcio del fratellino ammalato. Continua a guardare dalla finestra. Probabilmente, anche questo quadro d’insieme ha il suo significato. C’è in questa famiglia non solo una povertà materiale, ma anche quella spirituale: una povertà completa. La famiglia si è come dimenticata del Signore e naturalmente hanno l’impressione che il Signore si sia dimenticato di loro. E quindi si rinchiudono in se stessi nello sforzo di andare avanti come possono, appoggiandosi sulle loro poche forze e risorse.

Solo Mariette, esce da questo isolamento, se non altro con un gesto esteriore: l’attesa del fratellino e il guardare fuori dalla finestra. Ma il Signore e la Madonna non si erano dimenticati di questa famiglia.

E poi, nonostante l’apatia e l’indifferenza religiosa, qualche Ave Maria veniva recitata casualmente dalla piccola Mariette, e quel quadretto della Vergine sopra il suo pagliericcio dimostrava che qualche speranza nel suo aiuto persisteva. Allora vuol dire che, almeno nel loro subcosciente un’attesa c’era. Un’attesa di Lei, quell’attesa che spesso sopravvive anche in chi ha abbandonato la fede. Perché la speranza nella Vergine Santa è sempre l’ultima a morire.

E la Madonna, a Banneux, dimostra che Lei non delude i suoi figli che, in qualche modo, attendono qualcosa dalla loro Madre del Cielo. A differenza di tante altre apparizioni, questa volta la Madonna non incontra la veggente lontano da casa sua. È Lei che si presenta alla porta di casa. Entra nel giardino e attende. Ci manca poco che bussi alla porta. Ciò esprime una vicinanza e una presenza familiare che mai aveva manifestato prima. Va a domicilio, come per una visita, rinnovando il mistero della Visitazione. Come allora, è Lei che si mette in cammino per andare a trovare qualcuno.

La Madonna va a portare la sua presenza e il suo messaggio nel luogo più naturale, che è la casa, l’ambiente familiare. Si mette come alla pari con la piccola; quasi come una sorella maggiore, dato che l’età che dimostra potrebbe essere sui 18-19 anni, secondo la valutazione di Mariette. Quando la bambina la scorge attraverso la finestra, Lei è già lì; non l’ha vista venire. Mentre cullava il piccolo René, Lei era venuta e aspettava che la piccola ancora una volta sollevasse il drappo che faceva da cortina alla finestra e si affacciasse. […]

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Medjugorje, quello che vuol dire la nostra Madre Celeste/ Testimonianza di Mirjana ad un festival dei giovani

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2026

Medjugorje, quello che vuol dire la nostra Madre Celeste/ Testimonianza di Mirjana ad un festival dei giovani
Tratto da: Radio Maria FB

Mirjana di Medjugorje

«[…] Voi certamente sapete che la Madonna qui a Medjugorje ha dato a ciascuno di noi sei veggenti una missione. La mia è la preghiera per coloro che non hanno conosciuto l’Amore di Dio, quelli che noi chiamiamo “i non credenti”.

La Madre Celeste non dice mai “non credenti”. Se tu dici a qualcuno “sei un non credente”, tu lo hai condannato.

In questi [...] anni non l’ho mai sentita condannare qualcuno.

Lei dice: “Coloro che non hanno ancora conosciuto l’Amore di Dio”

Quando pregate per loro pregate anche per voi stessi e per il vostro futuro. Chiede anche il nostro esempio.

Non chiede che andiamo a fare la predica ad altri; chiede che parliamo con la nostra vita, affinché i non credenti possano vedere attraverso di noi Dio ed il Suo Amore.

Vi prego di prendere sul serio queste cose, perché ciascuno di noi ha un non credente vicino: o in famiglia o a casa o sul posto di lavoro.

Questo non credente guarda noi e la nostra vita. Dobbiamo chiederci: “Vede Dio in noi? Vede l’Amore di Dio?”, perché noi risponderemo di questo.
Noi che diciamo di essere figli di Dio. Noi che diciamo di aver conosciuto l’Amore di Dio.

Vi racconterò un esempio simpatico:

Ho problemi con la schiena. Una sera sono venuta a Messa e volevo sedermi. C’era posto e mi sono accomodata.

Invece i pellegrini che erano lì hanno cominciato a sgridarmi: “Alzati. Questo è il nostro banco. Come osi? Noi siamo venuti prima di te”.

Io mi sono alzata.

Un attimo dopo è venuta una signora che faceva parte di quel gruppo e mi ha riconosciuta e ha riferito loro che sono una dei veggenti. A quel punto mi hanno offerto tutto il banco.

Ma come pensate che sia ciò davanti agli occhi di un non credente che per la prima volta la Madonna ha chiamato qui a Medjugorje?

Se entro in una chiesa e dentro ci sono quelli che dicono di conoscere l’Amore di Dio e si comportano in quel modo: non entrerei più in una chiesa. E di chi sarebbe la responsabilità?

Questo è quello che vuol dire la nostra Madre Celeste.

In ogni nostra parola, in ogni nostro comportamento si deve vedere ciò che diciamo di essere; si deve vedere l’Amore di Dio. Perciò abbiamo una grande responsabilità [...]».

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Maria offre la sua famiglia come esempio e modello

Posté par atempodiblog le 28 décembre 2025

Maria offre la sua famiglia come esempio e modello
La Madonna a Ghiaie di Bonate? Una proposta di riflessione – Padre Angelo Maria Tentori. Ed. Paoline

La fuga in Egitto

La Madonna a Ghiaie di Bonate […] È un messaggio che riguarda la famiglia ed è rivolto alle famiglie. Per cui abbiamo pensato che, in questi tempi di negazione e di frantumazione del concetto e del valore stesso della famiglia, fosse utile ripresentare questo messaggio della Madre del Cielo per ridare ai giovani e ai meno giovani la fiducia in questo caposaldo della vita umana e della Chiesa.

Ci sembra necessario che essi, al di là di ogni attuale condizionamento culturale, riprendano a credere che è possibile creare una vera famiglia come il Signore l’ha ideata e in grado di costituire il punto di riferimento per se stessi e per i propri figli.

Infatti questo è ciò che la Madonna è venuta a dire più di mezzo secolo fa quando il senso della famiglia era ancora abbastanza forte. Ma lei, come sempre, precede gli avvenimenti per prepararci e non lasciarci travolgere.

Maria appare con san Giuseppe e il Bambino per offrire la sua famiglia come esempio e modello.

Nello stesso tempo ci confida che cosa si debba fare per raggiungere questo ideale, assicurandoci il suo aiuto e la sua protezione.

Sappiamo che il cardinale Schuster, arcivescovo di Milano in quei tempi, papa Pio XII e papa Giovanni XXIII erano privatamente favorevoli. Per brevità riportiamo solo un’espressione di papa Giovanni XXIII: “Che cosa aspettano quei di Bergamo a fare il trionfo delle apparizioni della Madonna delle Ghiaie?”.

Ulteriore motivo che ci ha incoraggiato a compiere questo studio e presentazione fu la decisione del papa [Giovanni Paolo II] di fare inserire nel serto delle litanie lauretane la nuova invocazione: “Regina della Famiglia”.

Il papa volle che questa invocazione, già in uso nei fedeli della Madonna di Ghiaie, fosse posta dopo quella di “Regina del Santo Rosario”, forse per ricordare che proprio la recita quotidiana del santo rosario all’interno della famiglia può essere quell’elemento di forza che garantisce la compattezza e la santità della stessa.

Inoltre questa invocazione fu posta prima di “Regina della Pace”, diventando ulteriore richiamo perché la pace nel mondo deriva dalla pace che regna nelle famiglie.

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Harissa, “segno di unità e speranza”. Il santuario mariano simbolo del Libano

Posté par atempodiblog le 1 décembre 2025

Harissa, “segno di unità e speranza”. Il santuario mariano simbolo del Libano
Il santuario di Nostra Signora del Libano domina la costa di Jounieh dal 1908. Meta di pellegrinaggi, luogo di dialogo tra fedi e simbolo di coesione nazionale, continua a rappresentare un punto di riferimento spirituale per tutto il Paese
di Amerigo Vecchiarelli – Agenzia SIR

Nostra Signora del Libano

Sulla collina di Harissa, a 650 metri di altitudine, si erge la bianca statua della Vergine Maria, con le braccia aperte verso il mare e la città di Jounieh, distesa sulla costa sottostante. Il santuario di Nostra Signora del Libano, principale centro mariano del Paese, ha da poco superato i cento anni e continua ad attirare ogni anno una moltitudine di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

La collina fu scelta nel 1904, in occasione del cinquantesimo anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione.

La grande statua, realizzata a Parigi in bronzo e successivamente ricoperta di bianco, giunse in Libano nel 1906 e fu collocata su un piedistallo a spirale che ancora oggi domina la valle. Il santuario venne inaugurato nel 1908 e, da allora, ogni primo maggio apre il mese mariano con la festa dedicata a Nostra Signora del Libano.

Il luogo ha assunto nel tempo un significato profondo per i cristiani libanesi e per le comunità della diaspora, che conservano copie della statua in molte parti del mondo. Nelle vicinanze sorgono luoghi simbolici per la vita ecclesiale del Paese: la sede patriarcale maronita di Bkerké, la nunziatura apostolica, il convento dei Missionari di San Paolo, quello dei francescani, e le sedi dei patriarcati siro-cattolico e armeno-cattolico.

Il santuario è frequentato anche da fedeli musulmani, che nutrono una speciale venerazione per Maria, rendendo Harissa un punto di incontro spirituale per cristiani, musulmani e drusi. Non a caso, il Libano è spesso definito “il Paese di Maria”: il culto mariano è diffuso su tutto il territorio e la maggior parte delle chiese custodisce almeno un altare dedicato alla Madre di Dio. I maroniti, comunità cristiana più numerosa, mantengono una devozione profonda e radicata.

In un Paese dalle radici cristiane antiche ma segnato da conflitti e incertezze, Harissa rappresenta un forte valore simbolico. Sebbene il Libano resti la società più pluralista del Medio Oriente, il senso di vulnerabilità tra i cristiani – stimati oggi attorno al 35-40% della popolazione – è in aumento. In questo contesto, Nostra Signora del Libano diventa per molti un segno di conforto, continuità e speranza.

Nel 1997, durante la sua storica visita, Giovanni Paolo II celebrò la Messa proprio ad Harissa, definendo il Libano “un messaggio di tolleranza e apertura” per il mondo. Quelle parole restano ancora oggi un riferimento prezioso per una terra che, nonostante tutto, continua a cercare nella fede una via per il futuro.

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Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani”

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2025

Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani”
Il messaggio della Madonna di Medjugorje del 18 marzo 2025 ci conferma nella vera devozione mariana
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani” dans Apparizioni mariane e santuari Gospa-Medjugorje

Erba (CO), 24/10/2025. (Blog di p. Livio). Il 18 marzo 2025 la Madonna ha dato un bellissimo messaggio che contiene un’espressione che vuol essere anche un rimprovero:

«Non abbiate paura di camminare con me».

Chi può avere paura di camminare con la Madonna? Casomai tutti vorremmo camminare con Lei perché è Colei che ci porta a suo Figlio. Non si può aver paura di camminare con la Madonna, ma queste parole sono rivolte a noi e agli abitanti di Medjugorje.

La Regina della Pace fa questo velato rimprovero perché c’è una mentalità diffusa che potremmo chiamare filo-protestante secondo la quale ci si preoccupa di non dare alla Madonna troppa venerazione, troppo rispetto per paura di toglierlo a Gesù. È un modo molto umano di rappresentarsi il soprannaturale; ho sentito questi ragionamenti anche all’interno della Chiesa Cattolica in predicazioni, catechesi, omelie.

Papa Woytjla era un fervente mariano, un vero discepolo del Montfort e diceva che la Madonna è la via più sicura per arrivare a Cristo; aveva anche elaborato una visione teologica molto vera: se c’è un solo mediatore fra il Padre e l’umanità, che è Gesù Cristo, fra noi e Gesù Cristo c’è la mediazione della Madonna.

Cristo è venuto a noi per mezzo di Maria nel momento dell’Incarnazione e quando lo ha dato alla luce; lo stesso avviene nella nostra vita: ad Jesum per Maria.

Questa è diventata un’espressione di altissima teologia, un punto fermo della teologia cristologica e mariana, la Madonna è l’unica via per arrivare a Gesù. Nei messaggi di Medjugorje la Regina della Pace ha detto innumerevoli volte che Lei è qui per guidarci a suo Figlio, lo ha ribadito anche in questo messaggio.

La Gospa fa questo rimprovero perché anche nell’ambito cattolico si è diffusa l’idea che la devozione a Maria sia esagerata; nel post Concilio molte statue della Madonna sono state spostate dagli altari e collocate in fondo alle chiese.

Questo vento non cattolico ha soffiato qua e là e le tracce sono rimaste; ancora oggi ci sono persone preoccupate della devozione mariana che diminuirebbe la devozione a Gesù Cristo.

Questa non solo è ovviamente una paura infondata, ma chi ha questo timore non sa chi è la Madonna. Difatti, San Giovanni Paolo II ha risposto a questa tendenza dicendo che la Madonna è tutta orientata a Cristo, i suoi occhi e il suo cuore sono totalmente protesi a suo Figlio.

Anche a Medjugorje vediamo che la Madonna è a servizio di Gesù Cristo, è proprio l’Ancella del Signore, è lo strumento della Santissima Trinità.

Arriviamo alla Santissima Trinità attraverso Maria che è la figlia del Padre, madre del Figlio e sposa dello Spirito Santo. Giustamente San Bernardo diceva: “De Maria numquam satis” (Di Maria non si dice mai abbastanza); anche il sommo poeta nel Canto XXXIII del Paradiso dice che la bellezza di Maria è tale che è quasi impossibile descriverla, va al di là di qualsiasi capacità nostra di comprenderla perché Dio l’ha elevata fin dove era possibile elevare una creatura.

Dobbiamo liberarci da questo modo di pensare; qua e là ci sono personaggi preoccupati della troppa devozione mariana come se fosse qualcosa di negativo. È importante aver bene presente chi è la Madonna, è Colei che ci dona Gesù e che ci porta a lui.

La Madonna non ci trattiene mai a sé, tutti quelli che sono mariani sono anche innamorati di Gesù.

A questo riguardo abbiamo avuto la grazia di Papi straordinari; in occasione del Pellegrinaggio presso il Santuario mariano di Nostra Signora di Bonaria, Papa Paolo VI fece una bellissima Omelia in cui disse:

«Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce» (Cagliari, 24 aprile 1970).

San Giovanni Paolo II è cresciuto nella fede leggendo il libretto di San Luigi Maria Grignon de Monfort che riguarda l’affidamento e la consacrazione a Maria.

Papa Francesco prima e dopo ogni viaggio apostolico o operazione medica si recava a pregare in ginocchio davanti alla Salus Populi Romani, effigie mariana a lui tanto cara e ha voluto essere sepolto proprio in Santa Maria Maggiore.

Abbiamo avuto la grazia di tanti Papi mariani che sono stati grandi guide cristiane proprio perché erano mariani.

La Madonna non ci trattiene mai per sé, è tutta orientata a suo Figlio, è la via che porta a Cristo. Più si è mariani e più si è cristiani.

Nel messaggio del 18 marzo 2025 la Madonna ci invita a non aver paura di camminare con Lei perché ci guida a suo Figlio, alla salvezza.

Siamo entrati in una fase della Storia in cui la presenza di Maria è straordinaria: la Madonna appare quotidianamente ormai da oltre quarant’anni. Nonostante questa lunga presenza di Maria, nonostante le sue apparizioni quotidiane ovunque nel mondo si trovassero i veggenti, nonostante i messaggi che ci ha dato e che sono dei capolavori da tutti i punti di vista, pochi la prendono in considerazione: «Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito» (25 agosto 2011).

Anche la qualità della devozione mariana dev’essere verificata. Dobbiamo approfondire la nostra dimensione spirituale mariana, dobbiamo chiedere alla Madonna la grazia di capirLa, di entrare nel suo mistero, di diventare una sola cosa con Lei. Se diventiamo una sola cosa con Lei, i nostri occhi e nostri cuori si protendono a Gesù come i suoi. Diventiamo tutti desiderosi di fare il possibile per salvare le anime per il regno di Dio. Da devozione superficiale la nostra deve diventare a portarci a un’identità nostra con Maria, come Lei stessa ha detto quando ci ha esortati a essere a sua immagine: «non permettete che satana si impadronisca dei vostri cuori, così da diventare la sua immagine anziché la mia» (30 gennaio 1986).

Lasciamoci permeare da Lei, se saremo suoi vinceremo. Allora sì che saremo veramente cristiani, ameremo Cristo come lo ama Maria. Se noi puntiamo a identificarci con Maria, ad avere il suo cuore, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi affetti, le sue preoccupazioni, a innamorarci di Lei e a essere una sola cosa con Lei, ci troveremo a essere cristiani perfetti, per quanto è possibile qui su questa Terra, perché saremo tutti orientati a Cristo così com’è orientata Maria. Questa è anche la grandezza di alcuni santi mariani come San Giovanni Paolo II il cui motto era proprio a Maria: Totus Tuus.

La Madonna è la porta che introduce in Cristo. Sant’Agostino dice che siamo stati tutti concepiti dal cuore di Maria che, come ha concepito il capo, così ha concepito anche tutte le membra. Siamo tutti nati nel cuore di Maria e quindi dobbiamo in tutto e per tutto assimilare i tratti fondamentali della nostra Madre.

È superficiale, fasulla, banale e carnale l’idea che si debba stare attenti a non amare troppo Maria. Dobbiamo, invece, essere una sola cosa con Maria e con Lei amare Gesù, servirLo, lottare per Lui e lavorare per il suo regno.

Questo messaggio ci conferma nella vera devozione mariana. Rinnoviamo il nostro affidamento totale a Maria, la nostra decisione di fare di Lei la nostra guida e il nostro modello.

«Cari figli! Con amore materno vi prego: datemi le vostre mani giunte, datemi i vostri cuori purificati nella confessione e io vi guiderò a mio Figlio! Perché, figli miei, soltanto mio Figlio, con la Sua luce può illuminare le tenebre, soltanto Lui, con la Sua Parola può togliere la sofferenza. Perciò non abbiate paura di camminare con me perché io vi guido a mio Figlio, alla salvezza. Vi ringrazio». (Con approvazione ecclesiastica)

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Le apparizioni sono un grande aiuto alla fede

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2025

Le apparizioni sono un grande aiuto alla fede
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Le apparizioni sono un grande aiuto alla fede dans Apparizioni mariane e santuari Regina-della-Pace-di-Medjugorje

La mentalità modernista, che è avversa al soprannaturale, domina il modo di pensare e di vivere del nostro tempo e condiziona non poco la vita della Chiesa, come ben vide il Santo Papa Pio X, che non ebbe timore di qualificarla “una peste”.
La “pesta modernista”, tipica degli intellettuali, fa piazza pulita di tutte le manifestazioni soprannaturali che accompagnano la Divina Rivelazione e la vita della Chiesa lungo il corso della storia, come se fra gli abitanti del Cielo e quelli della terra ci fosse una separazione rigorosa.
Si tratta di una presa di posizione astratta e astrusa, perché la manifestazione del soprannaturale nella storia della salvezza è una costante sia del Vecchio come del Nuovo Testamento.
Di più, con l’incarnazione e la venuta di Cristo possiamo ben dire che anche la terra, come il Cielo, è la dimora di Dio e della corte celeste, composta dagli angeli e dai santi.

La bimillenaria storia della Chiesa, in particolare, è popolata di innumerevoli visite degli abitanti del Cielo sulla terra, delle quali molti santi, mistici, dottori della Chiesa, ma anche persone semplici, hanno dato una schietta testimonianza.
C’è da chiedersi perché mai il Governo divino del mondo e delle anime richieda questa presenza, che oggi non è meno frequente dei secoli passati, ma purtroppo è più invisa fino a infastidire chi invece dovrebbe gioire.

Ne fa testimonianza la presenza della Madonna a Medjugorje, con apparizioni quotidiane da oltre quattro decenni, i cui benefici per le anime è la stessa Chiesa ad ammetterli, ma come se la Madonna, invece di scendere sulla terra per aiutarci, se ne stesse in Cielo per riposarsi.
Allora chiediamoci: perché il Cielo non disdegna di scendere in questa valle di lacrime? Perché Gesù, Maria, gli angeli e i santi vengono a trovarci e a parlare con noi?
Il motivo è semplice e sono gli umili che lo capiscono: vengono perché ne abbiamo bisogno per rafforzare la nostra fede, fragile e in balia delle ideologie “che distruggono voi e la vostra vita”, come ha detto la Madonna.

Vi racconto la confidenza di un giovane che si era convertito tanti anni fa a Medjugorje e che poi ha proseguito con fedeltà nel suo cammino. Recentemente mi ha confessato il segno che lo ha portato a credere e che l’ha rafforzato nella fede.
Mentre Vicka pregava su di lui con le mani sulla sua testa, ha visto, guardando verso terra, il piede della Madonna. Lo ha fissato, tanto che gli è rimasto negli occhi dopo tanti anni. Qualcuno ha qualcosa da obbiettare?

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La presenza materna della Madre di Dio e Madre nostra/ Nostra Signora Aparecida, Patrona del Brasile

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2025

“Chi avrebbe mai immaginato che il luogo di una pesca infruttuosa sarebbe diventato il luogo in cui tutti i brasiliani possono sentirsi figli di una stessa Madre? Dio sempre stupisce”. (Papa Francesco)

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La presenza materna della Madre di Dio e Madre nostra/ Nostra Signora Aparecida, Patrona del Brasile
Celebriamo la Madonna Aparecida, Patrona del Brasile. Volgiamo lo sguardo all’anno 1717, quando quella statuetta fu pescata nel fiume Paraíba do Sul

del Cardinale Paulo Cezar Costa – Arcivescovo Metropolita di Brasilia
Tratto da: Vatican News

Il faticoso lavoro di tre pescatori alla ricerca di pesci nel fiume Paraíba… Non riuscivano a prendere nulla; all’improvviso avvenne qualcosa di inatteso: pescarono il corpo della statuetta in ceramica di Aparecida e, poco dopo, la sua testa. Subito dopo, riuscirono a catturare i pesci di cui avevano bisogno.

Possiamo affermare che, attraverso la pesca, Dio dà un primo segno del significato di questa immagine.

Quei poveri pescatori unirono la testa al corpo, restaurando la statuetta. Iniziarono a venerarla e dei segni cominciarono a verificarsi. Se il grande segno che precedette il ritrovamento dell’immagine fu la pesca miracolosa del pesce di cui avevano bisogno, cominciarono a verificarsi ulteriori segni, frutto della venerazione di questa immagine e  frutto dell’amore della gente semplice che si rese conto che stava accadendo qualcosa di speciale: era la presenza materna della Madre di Dio e Madre nostra.

Il popolo brasiliano, oggi, può vivere quell’evento in cui la Madre di Dio ci ha visitato e ha lasciato la sua presenza materna, intrecciandola con la nostra storia.

San Giovanni Paolo II ci spiega il mistero della maternità di Maria e come la sua missione di Madre sia rivolta ad una Chiesa evangelizzatrice: «Riconoscendosi “serva del Signore” (cf. Lc 1,38) e pronunciando il suo “sì”, accogliendo “nel suo cuore e nel suo seno” (cf. S. Agostino, De Virginitate, 6: PL 40,399) il mistero di Cristo redentore, Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza degli uomini con fede libera e perfetta obbedienza. Senza nulla togliere e nulla aggiungere all’azione di colui che è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo, Maria ci indica le vie della salvezza, vie che convergono tutte a Cristo, Figlio suo, e alla sua opera redentrice.

Maria ci porta a Cristo, come afferma con precisione il Concilio Vaticano II: “La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia (…), e non impedisce minimamente il contatto immediato dei credenti con Cristo, anzi lo facilita” (Lumen Gentium, 60).

Madre della Chiesa, la Vergine santissima è presente in modo singolare nella vita e nell’azione della Chiesa. Proprio per questo la Chiesa guarda sempre a colei che, rimanendo vergine, generò per opera dello Spirito Santo il Verbo fatto carne. Qual è la missione della Chiesa se non quella di far nascere Cristo nel cuore dei fedeli (cf. Ivi, 65), per l’azione dello stesso Spirito Santo, mediante l’evangelizzazione? Così, la “Stella dell’evangelizzazione”, come la chiamò il mio predecessore Paolo VI, indica e illumina le strade dell’annuncio del Vangelo. […]». (San Giovanni Paolo II, Omelia, 4 luglio 1980, Pellegrinaggio apostolico in Brasile,  Aparecida).

In questo modo, il mistero di Aparecida continua a illuminarci, ancora oggi, nella nostre sofferenze, nelle nostre gioie e nelle nostre speranze; e ad indicare la via dell’evangelizzazione come cammino della Chiesa.

Perché l’annuncio del Vangelo deve essere il “compito primario della Chiesa” e la causa missionaria come la prima di tutte le cause. La Madre di Gesù e la Madre Nostra ci aiutino in questo cammino.

Divisore dans San Francesco di Sales

Nostra-Signora-Aparecida-e-san-Carlo-Acutis dans Fede, morale e teologia

Preghiamo con Maria e per mezzo di Maria: Ella è sempre la “Madre di Dio e nostra” (San Giovanni Paolo II):

Signora Aparecida, un figlio vostro
che vi appartiene senza riserva – totus tuus! -
chiamato per misterioso disegno della provvidenza
a essere vicario del vostro Figlio in terra,
si rivolge a voi in questo momento.

Egli ricorda con emozione,
per il colore bruno di questa vostra immagine,
un’altra vostra immagine
la Vergine Nera di Jasna Gora!

Madre di Dio e nostra,
proteggete la Chiesa, il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti
e tutto il popolo fedele;
accogliete sotto il vostro manto protettore
i religiosi, le religiose, le famiglie,
i bambini, i giovani e i loro educatori!

Salute degli infermi e Consolatrice degli afflitti,
confortate quelli che soffrono nel corpo e nell’anima;
siate la luce di quelli che cercano Cristo, redentore dell’uomo;
a tutti gli uomini mostrate che siete la Madre della nostra fiducia.

Regina della Pace e Specchio di Giustizia,
ottenete la pace al mondo,
fate che il Brasile abbia pace duratura,
che gli uomini convivano sempre come fratelli,
come figli di Dio!

Nostra Signora Aparecida,
benedite questo vostro santuario e coloro che in esso lavorano,
benedite questo popolo che qui prega e canta,
benedite tutti i vostri figli, / benedite il Brasile.

Amen.

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