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Il Papa prega con i Santuari del mondo per la fine pandemia, un rosario insieme a medici e sopravvissuti al Covid

Posté par atempodiblog le 30 mai 2020

Il Papa prega con i Santuari del mondo per la fine pandemia, un rosario insieme a medici e sopravvissuti al Covid
Il 30 maggio dalla Grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani l’evento in mondovisione. Domenica 31 messa di Pentecoste a San Pietro senza fedeli, alle 12 il Pontefice torna ad affacciarsi per il Regina Coeli
di Salvatore Cernuzio – Vatican Insider

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Un Rosario in mondovisione con i Santuari dei cinque continenti dalla Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, sabato 30 maggio, alle 17.30, con a fianco medici, infermieri, sopravvissuti al coronavirus e pure un neonato, per chiedere a Dio di porre fine per sempre alla pandemia. È l’ennesimo gesto forte che Papa Francesco compie dall’inizio della diffusione del virus che si è abbattuto come un flagello sulla popolazione mondiale. Dopo la preghiera al Crocifisso dei Miracoli che liberò Roma dalla peste, dopo la storica benedizione Urbi et Orbi in una Piazza San Pietro deserta, il Pontefice torna ad invocare un aiuto divino per salvare l’umanità dal Covid-19 e dalle sue conseguenze che lasciano intravedere scenari nefasti dal punto di vista economico e sociale.

Questa volta Bergoglio non sarà solo nella sua preghiera: in questo spazio tanto amato dai Papi, dove per volontà di Leone XIII fu posta una copia fedele della Madonna che apparve a Massabielle, saliranno con lui in processione una decina di persone in rappresentanza di varie categorie particolarmente toccate dal virus. Un medico e un’infermiera, esempi del personale sanitario che instancabilmente ha lavorato in prima linea durante l’emergenza; una persona sopravvissuta al coronavirus e una che ha perso un familiare, un cappellano ospedaliero, una suora infermiera, un farmacista. Presente anche una giornalista, Vania De Luca, vaticanista di Rainews24, in rappresentanza di tutti gli inviati che non hanno mai smesso di svolgere il proprio servizio nonostante i rischi. Completano il gruppo, infine, un volontario della Protezione civile con la famiglia e una coppia alla quale è nato due mesi fa un figlio in piena pandemia.

Ma ad invocare «l’aiuto e il soccorso della Vergine Maria» insieme al Papa ci saranno anche i fedeli di ogni angolo del globo. Il rosario alla Grotta di Lourdes sarà trasmesso infatti in mondovisione e, compatibilmente ai diversi fusi orari, avverrà in collegamento con i più importanti santuari d’Europa e del mondo. Luoghi solitamente affollati da migliaia o anche milioni di persone, ma che durante i mesi di lockdown hanno dovuto interrompere le normali attività e i pellegrinaggi. Anzitutto Lourdes che ha riaperto le sue porte lo scorso 16 maggio dopo circa due mesi di chiusura, poi Fatima, San Giovanni Rotondo, Pompei, Czestochowa; negli Usa, il Santuario dell’Immacolate Conception a Washington; in Nigeria, il santuario di Elele e in Costa d’Avorio, Notre Dame de la Paix; in America Latina, il noto santuario mariano di Nostra Signora di Guadalupe, in Messico, e quello dedicato alla Vergine di Lujan, in Argentina. 

Per la celebrazione, promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione guidato da monsignor Rino Fisichella, si prevede un boom di ascolti pari a quello registrato per la preghiera solitaria a San Pietro del 27 marzo. Solo in Italia, aveva raccolto 17,4 milioni di spettatori.

«L’appuntamento per la fine del mese mariano è un ulteriore segno di vicinanza e consolazione per quanti, in vari modi, sono stati colpiti da coronavirus, nella certezza che la Madre Celeste non disattende le richieste di protezione», spiega una nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede. «Ai piedi di Maria il Santo Padre porrà i tanti affanni e dolori dell’umanità, ulteriormente aggravati dalla diffusione del Covid-19».

Quello di sabato sarà il primo di tre appuntamenti “pubblici” del Papa che segnano l’inizio ufficiale della Fase 2 in Vaticano. Domenica 31 maggio, alle 10, Francesco celebrerà la messa di Pentecoste nella cappella del Santissimo Sacramento della Basilica vaticana. Nonostante San Pietro sia stata riaperta al pubblico il 18 maggio, giorno in cui in tutte le chiese d’Italia sono state riavviate le messe «cum popolo», per la celebrazione del Pontefice non è prevista la presenza dei fedeli.  

I quali, invece, dopo 78 giorni di lockdown, potranno accedere in piazza San Pietro per la preghiera del Regina Caeli, che il Papa reciterà alle 12 dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico e non in diretta streaming dalla Biblioteca, come avvenuto finora. Il numero delle persone – per ora si tratta solo fedeli di Roma e dintorni – sarà contingentato per evitare assembramenti. Nella Piazza del Bernini si entrerà con guanti e mascherina e dopo i dovuti controlli con il termoscanner. «Le forze dell’ordine – sottolinea una nota vaticana – garantiranno l’accesso in sicurezza alla Piazza e avranno cura che i fedeli presenti possano rispettare la necessaria distanza interpersonale». 

Al momento non si hanno notizie sulla ripresa di un altro importante appuntamento pubblico del Papa, l’udienza generale del mercoledì. Ieri mattina è stata trasmessa in streaming dalla Biblioteca apostolica; difficile allo stato attuale, mentre si teme il rischio di una nuova escalation di contagi, che possa tornare a svolgersi sul sagrato di San Pietro o in Aula Paolo VI dove il Pontefice compie il tradizionale giro tra i fedeli.

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Papa Francesco e la preghiera del Rosario insieme ai Santuari del Mondo

Posté par atempodiblog le 27 mai 2020

Papa Francesco e la preghiera del Rosario insieme ai Santuari del Mondo
In diretta mondiovisione sabato 30 maggio alle 17.30 dalla Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani si eleverà, ad una voce con il Pontefice, la preghiera alla Vergine per chiedere aiuto e soccorso nella pandemia. Invitati a partecipare tutti i Santuari del mondo
Gabriella Ceraso – Vatican News

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“Assidui e concordi nella preghiera, insieme con Maria (cfr. At 1,14)”. Su questo tema Papa Francesco presiederà la recita del Rosario sabato prossimo 30 maggio, unendosi ai Santuari del mondo che a causa dell’emergenza sanitaria hanno dovuto interrompere le loro normali attività e i loro pellegrinaggi.

In diretta e in mondovisione dalla Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, alle ore 17:30, il Papa sarà dunque ancora una volta vicino all’umanità in preghiera, per chiedere alla Vergine aiuto e soccorso nella pandemia.
L’iniziativa promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, vedrà il coinvolgimento di famiglie e di uomini e donne rappresentanti dei settori più coinvolti e particolarmente toccati dalla pandemia, ai quali saranno affidate le decine del Rosario. Dunque, medici e infermieri, pazienti guariti e pazienti che hanno subito lutti, un cappellano ospedaliero e una suora infermiera, una farmacista e una giornalista, e infine un volontario della Protezione civile con i suoi familiari e anche una famiglia che ha visto nascere un bambino proprio nei momenti più difficili, per esprimere la speranza che non deve mai venire meno.

Ai piedi di Maria al termine del mese a Lei dedicato e certi che la Madre celeste non farà mancare il suo soccorso, comunica il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuona Evangelizzazione, Francesco porrà dunque gli affanni e i dolori dell’umanità.
In collegamento ci saranno i Santuari più grandi dai cinque continenti tra cui Lourdes, Fatima, Lujan, Milagro, Guadalupe, San Giovanni Rotondo e Pompei. In una lettera, monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione si è rivolto direttamente ai rettori dei Santuari per invitarli a organizzare e promuovere questo speciale momento di preghiera compatibilmente con le attuali regole sanitarie vigenti e con il fuso orario del luogo.

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Festa di Maria Ausiliatrice: insieme pure a distanza

Posté par atempodiblog le 23 mai 2020

Festa di Maria Ausiliatrice: insieme pure a distanza
di ANS – Agenzia Notizie Salesiane

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Domenica prossima, 24 maggio, ricorre la festa di Maria Ausiliatrice. Normalmente a Torino la giornata di festa è sempre stata contrassegnata da molte celebrazioni e da una processione serale tra le più sentite e partecipate a livello cittadino. Ma quest’anno, a causa della pandemia da Covid-19, la festa sarà “speciale” e diventerà ancora più importante potervi partecipare pure restando “a distanza”. Ecco il calendario delle dirette streaming:

Domenica 24 maggio – Festa di Maria Ausiliatrice

Le principali celebrazioni avranno luogo nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino:

  • alle ore 11:00 (GMT+2), con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino;

Diretta sulla pagina di Facebook di ANS, con commento in italiano.

  • alle ore 17:00, con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore;

Diretta sulla pagina di Facebook di ANS, con commento in italianoinglese, spagnolo e portoghesee solo, in spagnoloanche sul canale YouTube di ANS e l’emittente colombiana TeleVid.

  • alle 20:30, con il Rosario meditato all’interno della Basilica. Successivamente la statua dell’Ausiliatrice sarà portata sul piazzale antistante la chiesa e l’arcivescovo di Torino e il Rettor Maggiore dei Salesiani pronunceranno una preghiera di affidamento a Maria Ausiliatrice.

Diretta sulla pagina di Facebook di ANS, con commento in italianoinglese, spagnolo e portoghesee solo, in spagnoloanche sul canale YouTube di ANS e l’emittente colombiana TeleVid.

Moltissimi fedeli e gruppi della Famiglia Salesiana di tutto il mondo hanno già confermato la loro partecipazione spirituale – in particolare all’atto di affidamento a Maria Ausiliatrice: una maniera per mettere sotto il suo manto le sorti del mondo provato dalla pandemia.

La festa di Maria Ausiliatrice è stata fissata al 24 maggio da Papa Pio VII in ricordo del suo rientro a Roma (24 maggio 1814), dopo la prigionia sotto Napoleone a Fontainebleau. In origine la festa era limitata alla Chiesa di Roma, ma fu presto adottata dalle diocesi toscane (1816) e poi estesa alla Chiesa universale. I gruppi della Famiglia Salesiana sono molto legati alla devozione di Maria sotto il titolo di Ausiliatrice, perché San Giovanni Bosco, il fondatore della Congregazione Salesiana, la scelse come principale patrona della Famiglia Salesiana e delle sue opere.

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Oggi la Chiesa celebra i 100 anni dalla canonizzazione di Santa Margherita Maria Alacoque

Posté par atempodiblog le 13 mai 2020

Oggi la Chiesa celebra i 100 anni dalla canonizzazione di Santa Margherita Maria Alacoque
Tre secoli dopo aver promosso la devozione al Sacro Cuore di Gesù, la veggente francese è stata canonizzata il 13 maggio 1920
di Philip Kosloski – Aleteia

Santa Margherita Maria Alacoque, apostola del Sacro Cuore dans Articoli di Giornali e News

Nel 1673, una religiosa visitandina francese di nome Margherita Maria Alacoque ha avuto delle visioni di Gesù, in cui Egli ha chiesto alla Chiesa di onorare il suo Sacro Cuore.

Se quella al Cuore di Gesù era una devozione antica, che affondava le radici ai primi secoli del cristianesimo, non era diffusa, e si è affermata solo dopo che l’approvazione da parte della Chiesa delle rivelazioni private alla religiosa.

Le sue rivelazioni non sono state accettate immediatamente. Ci sono voluti infatti quasi tre secoli perché la Chiesa canonizzasse Santa Margherita Maria, il 13 maggio 1920.

Nonostante i ritardi nell’approvazione ufficiale da parte della Chiesa, i messaggi di tutte le sue rivelazioni private sono diventati estremamente popolari. Uno dei motivi è il fatto che le parole e le immagini usate da Gesù nelle visioni parlavano dell’amore appassionato di Dio nei confronti dell’umanità.

Ad esempio, Santa Margherita Maria raccontava in questo modo ciò che era accaduto durante la prima visione:

“Una volta, davanti al santo Sacramento, con un po’ di tempo a disposizione, perché le mie incombenze me ne lasciavano assai poco, mi ritrovai tutta investita da questa presenza divina, così forte che mi dimenticai di me stessa e del luogo dov’ero. Allora mi abbandonai a questo divino Spirito, consegnando il mio cuore alla forza del suo amore. Lui mi fece riposare a lungo sul suo petto divino e lì mi fece scoprire le meraviglie del suo amore e i segreti inesplicabili del suo sacro Cuore, che mi aveva sempre tenuto nascosti”.

Poi Gesù parlò a Santa Margherita Maria mentre lei era vicina al suo Cuore:

“Il mio Cuore Divino è così appassionatamente innamorato [degli uomini] che non riesce più a contenere in sé le fiamme della sua ardente carità. Deve effonderle attraverso di te, e manifestarsi per arricchirli con i suoi preziosi tesori, che contengono tutte le grazie di cui hanno bisogno per essere salvati dalla perdizione”.

Gesù si rivelò anche con il suo Cuore fuori dal Corpo, a simboleggiare come Egli non potesse contenere il suo amore per noi e il suo Cuore gli uscisse letteralmente dal petto, simbolo del suo amore appassionato.

Gesù ha anche fatto alcune promesse a Santa Margherita Maria parlando di chi fosse stato devoto al suo Sacro Cuore:

“Io Ti prometto, nell’eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti coloro che si comunicheranno al Primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia del pentimento finale, quindi essi non moriranno nella mia disgrazia, né senza ricevere i Santi Sacramenti, e il mio Cuore in quell’ora estrema sarà il loro rifugio più sicuro”.

La rivelazione del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria è un grande promemoria per noi, e dissipa qualsiasi falsa immagine di Dio che possiamo avere. Non è un Dio distante, che cerca di distruggerci, ma un amante, che desidera la nostra anima, sperando di riempirla con la sua gioia.

Nel giorno in cui la Chiesa celebra i 100 anni della canonizzazione di Santa Margherita Maria Alacoque, dovremmo riflettere sulle varie immagini di Dio che abbiamo e pensare come Gesù ci offra il suo Cuore, desiderando che riposiamo su di esso.

Divisore dans San Francesco di Sales

Cliccare per approfondire:

Freccia dans Viaggi & Vacanze Santa Margherita Maria Alacoque

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La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi

Posté par atempodiblog le 28 avril 2020

AD IESUM PER MARIAM
La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi
San Luigi, nel “Trattato”, propone la consacrazione per le mani di Maria quale via diretta per unirsi a Gesù. Il fedele rende così la Vergine «depositaria» dei propri meriti. È un cammino pensato per tutti, religiosi e laici, e quantomai necessario in quest’epoca di intensa battaglia spirituale: gli «ultimi tempi», li chiama Montfort, in cui la Madonna appare «terribile contro il demonio e i suoi seguaci».
di Ermes Dovico – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi dans Apparizioni mariane e santuari Maria-Santissima
«Io sono tutto tuo e tutto quanto posseggo te lo offro, amabile mio Gesù, per mezzo di Maria, tua Santissima Madre» (formula breve di consacrazione quotidiana – Trattato della vera devozione, 233).

Ci sono schiavitù scambiate, attraverso la terrena maschera del peccato, per libertà. E c’è invece la così chiamata “schiavitù mariana” che fa godere dell’unica e vera libertà, quella in Gesù Cristo. Come diventare schiavi di Gesù in Maria è il tema al centro del “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine”, l’opera principale di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), celebrato oggi dalla Chiesa.

È un testo che è rivolto a tutti – laici, religiosi, sacerdoti - poiché propone una consacrazione per le mani di Maria che il Montfort definisce «via facile, breve, perfetta e sicura per giungere all’unione con Gesù Cristo Signore, nella quale consiste la perfezione cristiana» (VD, 152).

Quale creatura, infatti, conosce e ama il Figlio più della Madre? Il fatto che Maria sia stata «finora sconosciuta» è, per il grande santo francese, «uno dei motivi per cui Gesù Cristo non è conosciuto come si dovrebbe. È dunque sicuro che la conoscenza di Gesù Cristo e la venuta del suo regno nel mondo non saranno che la conseguenza necessaria della conoscenza della Santa Vergine e della venuta del regno di Maria, che lo ha messo al mondo la prima volta e che lo farà risplendere la seconda» (VD, 13).

San Luigi Maria scriveva il Trattato in un periodo storico in cui la fede cattolica – e con essa la devozione mariana – era bersagliata da più parti: giansenisti, protestanti, razionalisti, ecc. Il suo manoscritto, composto verso il 1712, rimase nascosto per circa 130 anni (dunque sconosciuto per tutto il tempo dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese e oltre), venendo ritrovato provvidenzialmente nel 1842 e stampato l’anno dopo.

Ricorrente è il pensiero che Maria sarà tanto più conosciuta e amata dalle anime fedeli in quelli che il Montfort chiama «gli ultimi tempi», perché «l’Altissimo e la sua Santa Madre devono formare dei grandi santi, i quali saranno così eccelsi in santità da superare la gran parte degli altri santi, come i cedri del Libano superano i piccoli arbusti» (VD, 47). Maria «deve risultare terribile contro il demonio e i suoi seguaci, terribile come schiere a vessilli spiegati, soprattutto in questi ultimi tempi» (VD, 50).

Consacrarsi a Lei diventa allora quantomai necessario in un’epoca, come la nostra, in cui infuria la battaglia tra la Donna vestita di sole e il drago dell’Apocalisse (Ap 12). Si tratta infatti – riassume il Montfort – di scegliere se essere schiavi di Satana o di Gesù, se seguire l’angelo ribelle nella dannazione eterna o accogliere l’amore del Signore crocifisso e risorto, godendo con Lui della gloria del Paradiso.

Di qui la proposta di quella che il santo chiama perfetta consacrazione a Gesù Cristo: «Ora, essendo Maria, tra tutte le creature, la più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un’anima a Gesù Cristo Signore è la devozione alla Santa Vergine, Sua Madre, e che più un’anima sarà consacrata a Maria, più lo sarà a Gesù Cristo» (VD, 120). Maria è quindi il «mezzo perfetto» per unirci a Gesù «nostro ultimo fine»: è la Mediatrice che ci avvicina, in umiltà, all’unico Mediatore presso il Padre.

Con la sua mariologia perfettamente cristocentrica e trinitaria, il Montfort fuga i dubbi e smonta gli argomenti di quanti allora vedevano nella devozione a Maria un possibile ostacolo sulla via verso il Figlio. Un problema che rimane di grande attualità, se si pensa alle remore che ancora oggi non pochi teologi nutrono verso la consacrazione a Maria. Il santo, che individuò sette falsi tipi di devozione, li avrebbe probabilmente chiamati «devoti scrupolosi», cioè le «persone che temono di disonorare il Figlio onorando la Madre, di abbassare l’uno elevando l’altra» (VD, 94).

La vera devozione a Maria ha cinque tratti fondamentali (interiore, tenera, santa, costante, disinteressata). In particolare, deve essere «tenera, cioè piena di fiducia nella Santa Vergine, come quella di un bambino nei confronti della sua buona mamma. […] in ogni momento, in ogni luogo e per tutto, l’anima invoca l’aiuto della sua buona Madre: nei dubbi, per essere illuminata; negli smarrimenti, per ritrovare il cammino; nelle tentazioni, per essere sostenuta; nelle debolezze, per essere rinvigorita; nelle cadute, per essere rialzata; negli scoraggiamenti, per essere rincuorata; negli scrupoli, per esserne liberata; nelle croci, nelle fatiche e nelle contrarietà della vita, per essere consolata» (VD, 107). La vera devozione dovrà anche essere «santa, cioè deve condurre un’anima a evitare il peccato e a imitare le virtù della Vergine…» (VD, 108).

Grande merito del Montfort è di aver considerato questa consacrazione come «una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo Battesimo». L’una e l’altro impegnano il cristiano a rinunciare a Satana e donarsi a Gesù. In più, rispetto al Battesimo, ci si dona al Figlio espressamente «per le mani di Maria» e si rende la Vergine «depositaria universale» di tutto ciò che abbiamo, quindi il nostro corpo e la nostra anima, i beni materiali, «i beni interiori e spirituali, che sono i meriti, le virtù, le buone opere: passate, presenti e future». Questo significa che sarà Lei, Sede della Sapienza, a disporre dei meriti di chi le si consacra, per il maggior bene dell’anima e a maggior gloria di Dio.

Si tratta in breve di fidarsi meno di sé stessi e, nel medesimo tempo, aumentare la propria fiducia in Lei, Madre del buon consiglio. Questa fiducia e obbedienza – a imitazione di Gesù che per 30 anni visse a Lei sottomesso crescendo in sapienza, età e grazia - avrà sublimi conseguenze. Infatti, poiché la Santa Vergine «non si lascia mai vincere in amore e generosità», scrive ancora san Luigi Maria, «si dà ella stessa interamente e in modo inarrivabile a colui che le dona tutto. Lo sommerge nell’abisso delle sue grazie, lo adorna dei suoi meriti, lo sostiene con il suo potere, lo illumina con la sua luce, lo infiamma del suo amore, gli comunica le sue virtù» (VD, 144).

In tempi di intensa lotta spirituale come gli attuali, ci permettiamo allora questo consiglio: fare un cammino che può iniziare leggendo il Trattato e proseguire con l’aiuto di un sacerdote. Così da andare a Gesù, per Maria.

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La Sagrada Família al tempo della febbre gialla

Posté par atempodiblog le 27 avril 2020

La Sagrada Família al tempo della febbre gialla
di Chiara Curti – L’Osservatore Romano

La Sagrada Família al tempo della febbre gialla dans Apparizioni mariane e santuari Sagrada-Famiglia
Il tempio espiatorio di Barcellona è nato mentre in città il tifo mieteva vittime

C’è un modo di dire in spagnolo: quando qualcosa sembra non finire mai si compara alla costruzione della Sagrada Familía. Dentro l’ironia tipica dei modi di dire c’è sempre una verità più profonda e un desiderio: quello di relazionare l’opera probabilmente più significativa dell’epoca moderna all’eternità. Nonostante tutto, l’andamento dei lavori aveva aperto la speranza ai costruttori che il 2026, centenario della morte di Gaudí, sarebbe stato l’anno di conclusione del cantiere. Lo scenario mondiale attuale, che mette a confronto la vita con la morte quotidianamente, mette anche in discussione molti aspetti su come sarà il nostro futuro e anche riannoda la storia della Sagrada Família a un tempo indeterminato.

Ma se l’indeterminato trasmette al cuore umano l’incertezza, l’eternità apre alla speranza. E così, mentre la pandemia che affligge il mondo ci fa temere per il futuro, la storia del tempio espiatorio può farci riflettere su una positività che s’impone dentro le disgrazie e forse ci può aiutare ad affrontare le circostanze con coraggio ed affidamento.

A chi domandava a Gaudí  quando sarebbe terminata la costruzione della chiesa, rispondeva «il mio padrone non ha fretta». Non solo si riferiva all’irregolarità delle elemosine, unica entrata del cantiere, ma anche a una storia dove l’uomo non aveva l’ultima parola, esattamente come non aveva avuto la prima. Sono ricercatrice e studio la vita e le opere di Gaudí; una specializzazione che ha trasceso la vita professionale e che si è fatta compagnia in tante situazioni. Ho letto e riletto le origini della Sagrada Família ogni volta che ho dovuto preparare qualche ciclo di lezioni alla Facultat Antoni Gaudí, qualche seminario o conferenza. Doveva toccarmi vivere in prima persona  un’epidemia per fissarmi in un dettaglio sul quale non mi ero mai soffermata: la Sagrada Família nasce proprio durante una epidemia che colpisce particolarmente Barcellona, la febbre gialla, il tifo, totalmente sconosciuto in Europa.

È il 1870, la città di Barcellona vive la sua massima espansione grazie alla seconda rivoluzione industriale. La città passa da una popolazione nell’ordine dei trecentomila abitanti ad averne un milione: sono immigranti, necessari alle nuove industrie e bisognosi di lavorare. Sono persone povere che da una parte trovano un lavoro e dall’altra vivono in condizioni di miseria estrema. Trovano in san Giuseppe il santo che con loro condivide il lavoro, la povertà e l’emigrare. La sua devozione si diffonde nei quartieri più umili. La rivoluzione industriale e la ricchezza che introduce nei poli industriali porta con sé anche un senso di onnipotenza dove finalmente sembra potersi realizzare qualsiasi impresa.

Ma arriva il tifo, che s’insedia nei quartieri più poveri, ma uccide anche molti giovani della borghesia. La città di Barcellona si desertifica: i poveri senza lavoro muoiono in casa o in accampamenti preparati fuori dalla città e le famiglie benestanti si trasferiscono nelle residenze estive.

Josep Maria Bocabella è un libraio, attento alla società in continuo mutamento. È l’editore papale, ossia colui che, in diretto contatto con la Santa Sede, pubblica sia i testi promulgati dal Papa che quelli relativi ai temi che più lo preoccupano. Certamente Pio IX è stato un Papa molto preoccupato per la questione sociale e molto devoto a san Giuseppe, che dichiara patrono della Chiesa universale. Quante analogie con il nostro tempo!

Davanti al vuoto che si crea durante l’epidemia, sorge nell’editore barcellonese l’intuizione di creare un’associazione spirituale: spirituale così che almeno spiritualmente si possa stare insieme, superando le distanze provocate dall’epidemia e della situazione politica.

Vanno da Pio IX con un obolo e iniziano una peregrinazione che tocca prima il Santuario di Loreto e poi quello di Montserrat dove maturano il proposito di una nuova iniziativa: costruire una chiesa, una chiesa espiatoria, ossia che si finanzi unicamente con l’elemosina.

I devoti di san Giuseppe sono numerosissimi, ma l’associazione trova difficoltà anche per le cose più semplici: inizialmente non ha iscritti e i più stretti collaboratori non credono nelle iniziative proposte. Tornano dal Papa che, dopo essersi iscritto lui stesso all’associazione per darle nuovo slancio regala loro un suo vestito per venderlo e così poter raccogliere fondi: cosa che non porta a nessun risultato, come le altre iniziative.

Ecco allora la sorpresa: Josep Maria Bocabella non si scoraggia, ma anzi pubblica un articolo dove scrive «Questo va molto bene!» — sì, dice proprio così — «se le nostre gestioni fossero state immediatamente determinate per il successo, avremmo potuto credere che la chiesa dei nostri sogni fosse cosa nostra. La Provvidenza ci ha appena detto che vuole che sia opera sua; opera di Dio, non di uomini, e che si farà quando Dio vorrà. Continuiamo quindi con fede. Costruiamo la casa di Dio e non una chiesa qualsiasi, e un tempio che sia un gran tempio». Solo quattro anni dopo la Provvidenza inizierà a operare in favore del progetto.

Da un’intervista degli anni Cinquanta fatta a una coppia di anziani, allora novantenni, testimoni della collocazione della prima pietra della Sagrada Família, emerge tutta la “trascendenza” di questo gesto: il terreno si trovava in aperta campagna e la cerimonia fu particolarmente solenne. Tre alti mastili sostenevano la bandiera nazionale e quella papale, dando un aspetto di festa e solennità, in contrasto con l’umilissimo insediamento conosciuto come El Poblet.

Nell’intervista i due anziani raccontano che nei giorni dell’epidemia della febbre gialla non ci fu neanche un caso nel Poblet «per le preghiere dirette a san Rocco» che è il protettore dalle epidemie. Così nasce la speranza che le circostanze non siano l’unico fattore determinante, per chi chiede, e non teme un “indeterminato” che ancora non conosce, ma fa risiedere la sua speranza nell’eternità.

Ricordo che una volta, tornando a casa un po’ in ritardo dal lavoro, mi sono scusata con le mie figlie spiegando che mi ero fermata a pregare sulla tomba di Gaudí. Mia figlia minore, Francesca, di sei anni, scoppia a piangere dicendo «ma quando è morto?». Sentendone tanto parlare, pensava fosse ancora vivo.

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L’ora santa: Le parole di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque

Posté par atempodiblog le 9 avril 2020

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Inghilterra “ridedicata” alla Madonna. La preghiera speciale in tempo di coronavirus

Posté par atempodiblog le 29 mars 2020

Inghilterra “ridedicata” alla Madonna. La preghiera speciale in tempo di coronavirus
Fu re Riccardo II, nel 1381, per ragioni contingenti, a dichiarare il Paese “dote” di Maria. Una eredità che il 29 marzo viene ripresa e condivisa fra i cattolici britannici. Mons. John Armitage, rettore del santuario di Nostra signora di Walsingham, racconta al Sir l’idea, nata tre anni or sono, che acquista un ulteriore significato oggi, con l’isola in “lockdown” a causa dell’epidemia. “Leggerò – confida – anche una lettera che ci ha inviato Papa Francesco”
di Silvia Guzzetti – Agenzia SIR

Inghilterra “ridedicata” alla Madonna. La preghiera speciale in tempo di coronavirus dans Apparizioni mariane e santuari Nostra-Signora-di-Walsingham

Una preghiera personale alla Madonna, che ciascuno può recitare a casa propria, affidandosi alla Vergine. È stata questa idea, venuta quasi tre anni fa a mons. John Armitage, rettore di Our Lady of Walsingham (Nostra Signora di Walsingham), il santuario mariano inglese più importante, a limitare l’impatto che il coronavirus avrà sulla ridedicazione dell’Inghilterra come “dote” di Maria domenica 29 marzo. Quasi vi fosse un piano predisposto, visto che il Regno Unito è ormai in quasi completo “lockdown”, la chiusura di ogni attività produttiva e sociale non essenziale e la proibizione di uscire da casa, scattata proprio pochi giorni prima di questa importante celebrazione, avrebbero rovinato qualunque funzione. Domani, a qualche giorno dall’Annunciazione, i cattolici di Inghilterra e Galles faranno memoria di quell’atto, compiuto da Riccardo II nel 1381, con il quale il re dedicò l’Inghilterra a Maria, un titolo che nessun sovrano o parlamento ha mai rimosso neppure durante la Riforma. Alle prese con la rivolta dei contadini, insorti per le troppe tasse imposte, il famoso sovrano aveva visitato la cappella della Madonna a Westminster Abbey, nel centro di Londra, per chiedere aiuto alla Vergine alla quale poi affidò l’intero Paese, in segno di ringraziamento, perché era riuscito a fermare la ribellione.

Una Lourdes inglese. È lo stesso mons. Armitage a raccontare al Sir l’antichissima devozione mariana dell’Inghilterra dove, attorno all’anno mille, la Madonna apparse alla nobildonna sassone Richeldis de Faverches, conducendola nella sua casa di Nazareth e chiedendole di costruirne una simile proprio a Walsingham, al confine nordorientale d’Inghilterra. “Riccardo II scelse il titolo ‘dote di Maria’ per l’Inghilterra ma già dall’anno mille, dai tempi di Edoardo il confessore, si celebrava qui la festa dell’Immacolata Concezione e si parlava delle ‘gioie di Maria’, la presenza della Madonna nei momenti chiave della vita di Gesù”, spiega Armitage. “Le radici di questo culto mariano si trovano a Walsingham, luogo di un pellegrinaggio medioevale importantissimo, alla pari di Roma, Gerusalemme e Compostela, fino a che Enrico VIII rase al suolo il luogo di culto durante la Riforma. Quando sono stato nominato rettore, nel 2014, mi sono accorto che c’era il bisogno di una riscoperta del significato del titolo ‘Inghilterra dote di Maria’ e anche del messaggio che la Madonna ha voluto inviare ai fedeli in questo santuario riaperto nel 1800, l’invito a condividere la sua profondissima gioia al momento dell’Annunciazione”.

Migliaia di fedeli. È nata così l’idea di portare la statua della Madonna, una copia dell’originale, che venne bruciata e gettata nel Tamigi, ai tempi della Riforma di Enrico VIII, in ogni cattedrale d’Inghilterra così che i fedeli potessero pregare e restituire alla Vergine il Paese che re Riccardo II le aveva affidato oltre seicento anni fa. “Abbiamo cominciato da Liverpool, nel giugno di due anni fa, pregando, per tre giorni, in ogni cattedrale dove siamo stati e dove migliaia di fedeli si sono riuniti”, continua mons. John Armitage. “Non avremmo mai immaginato che il culmine delle nostre celebrazioni avrebbe coinciso con la diffusione del coronavirus. La mano di Dio ci ha davvero guidato perché ci ha consentito di concludere il nostro percorso, se facciamo eccezione per il parlamento di Westminster e la londinese Westminster Cathedral, chiesa madre del cattolicesimo inglese, dove saremmo dovuti andare proprio quando il governo britannico ha proibito gli assembramenti. Né il contagio ci ha costretti a modificare in modo significativo il nostro programma. Non abbiamo mai pensato, infatti, a una grande celebrazione per domenica 29 marzo”.

Preghiera personale. Per riconsegnare l’Inghilterra a Maria ciascun fedele reciterà una preghiera costruita attorno all’Angelus e disponibile sul sito del santuario di Walsingham (https://www.walsingham.org.uk/rededication/) nella quale si rimette a Dio la propria fede e la propria vita personale. “L’idea di questo momento personale di comunicazione con Dio, da affidare ad ogni fedele che sia interessato, mi è venuta durante il Giubileo della misericordia quando ho saputo che Papa Francesco aveva scritto ai prigionieri, spiegando loro che, anche se non potevano passare dalla porta santa di una cattedrale, le porte delle loro celle potevano svolgere la stessa funzione”, dice ancora mons. Armitage. Sarà proprio lui, da solo, a celebrare la messa alle 12, e, dopo l’omelia, a ridedicare l’Inghilterra alla Madonna con una preghiera che risale ad Erasmo da Rotterdam, uno dei tanti visitatori famosi di Walsingham. “Leggerò anche una lettera che ci ha inviato Papa Francesco”, conclude il rettore del santuario. “Da giorni abbiamo uno streaming in diretta, ventiquattro ore su ventiquattro, delle messe che celebriamo tre volte al giorno, dei momenti di adorazione e del rosario. La risposta è stata incredibile. Diecimila fedeli ci hanno seguito qualche giorno fa”.

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Nuova fase del piano della Regina della pace

Posté par atempodiblog le 20 mars 2020

Nuova fase del piano della Regina della pace
di padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Nuova fase del piano della Regina della pace dans Apparizioni mariane e santuari Mirjana-Medjugorje

La veggente Mirjana ha avuto la sua ultima apparizione quotidiana il 25 dicembre del 1982. In quell’occasione la Madonna le ha dato un rotolo con scritti i dieci segreti, che dovranno essere rivelati al mondo, tre giorni prima che accadano, da un Sacerdote da lei scelto. In quell’occasione la Madonna ha detto che sarebbe apparsa a Mirjana ogni 18 di Marzo, fino al termine della sua vita. Così è stato anche il 18 Marzo 2020.

Successivamente il 2 febbraio del 1987 la Madonna ha rivelato a Mirjana che le sarebbe apparsa ogni 2 del mese per pregare per i non credenti. Infatti è proprio il 2 di febbraio che la Chiesa celebra la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, quando si legge la profezia di Simeone, riguardo al rifiuto di credere in Gesù da parte di molti, come della spada che avrebbe trapassato l’anima della Madre. Da allora la Madonna, per ben 33 anni, ha iniziato una straordinaria evangelizzazione rivolta in particolare ai non credenti, a “coloro che non conoscono l’amore di Dio”, la maggioranza dei quali sono dei battezzati che hanno perso la fede.

Nessuno, neppure Mirjana, sapeva quanto sarebbe durata questa iniziativa della Madonna. Ebbene, al termine della apparizione del 18 marzo 2020, la Regina della pace ha rivelato che non sarebbe più apparsa il 2 del mese. Si tratta di una decisione di grande importanza, che indica una nuova fase del piano di Maria e l’avvicinarsi del tempo dei segreti, dei quali Mirjana stessa è depositaria.

Nel frattempo però tre veggenti (Marija, Ivan e Vicka) hanno ancora le apparizioni quotidiane e ad essi la Madonna dà i messaggi, in particolare a Marija ogni 25 del mese. Essi devono ancora ricevere il decimo segreto, prima che incominci la loro rivelazione al mondo.

Attraverso la veggente Vicka la Madonna ha assicurato l’apparizione quotidiana ad uno di questi tre veggenti fino alla fine dei segreti. Le apparizioni quotidiane della Madonna, continueranno quindi fino al raggiungimento del tempo di pace per tutta l’umanità.

In questo suo ultimo messaggio a Mirjana la Madonna ci chiama ad aiutarla a cambiare il mondo e far vincere il suo Cuore Immacolato. Tocca a noi farlo testimoniando la Verità e l’Amore che vengono da Dio.

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Santuario Madonna del Silenzio: mons. Santoro (Avezzano), “un dono per tutta la Chiesa”. “Ogni parola che esce dalla dittatura del rumore è conficcata nel cuore di Dio”

Posté par atempodiblog le 27 février 2020

Santuario Madonna del Silenzio: mons. Santoro (Avezzano), “un dono per tutta la Chiesa”. “Ogni parola che esce dalla dittatura del rumore è conficcata nel cuore di Dio”
di Gigliola Alfaro – Agenzia SIR

Santuario Madonna del Silenzio: mons. Santoro (Avezzano), “un dono per tutta la Chiesa”. “Ogni parola che esce dalla dittatura del rumore è conficcata nel cuore di Dio” dans Apparizioni mariane e santuari Madonna-del-silenzio

“Sarebbe bello trovare un posto, una chiesa dove si possa dare culto pubblico alla Madonna del Silenzio”. Ricorda questo desiderio del Papa mons. Pietro Santoro, vescovo di Avezzano, parlando al Sir del santuario dedicato a Maria Vergine del Silenzio che sorgerà proprio in diocesi. Stamattina in una conferenza stampa è stato raccontato l’intero itinerario che ha accompagnato il progetto. Padre Emiliano Antenucci commissione un’immagine della Madonna del Silenzio. Al Papa è stata regalata una copia dell’originale che ha fatto collocare tra i due ascensori dell’entrata principale del Palazzo apostolico, nel cortile di San Damaso.

Nel 2015 il Papa ha benedetto questa copia e nel 2016, in un incontro con padre Emiliano, anche l’originale. Il 24 marzo 2019 il Papa scrive una lettera di suo pugno al ministro provinciale dei cappuccini d’Abruzzo, padre Nicola Grasso, con la richiesta appunto di trovare una chiesa per il culto della Madonna del Silenzio, dando l’incarico di cercare il luogo adatto per poi fare la proposta allo stesso Francesco.

Padre Emiliano e il ministro provinciale, con il permesso del generale dell’ordine, si mettono alla ricerca di vari luoghi e individuano la chiesa di San Francesco di Assisi e il convento dei cappuccini di Avezzano, abbandonato da dieci anni e di proprietà della provincia dei frati minori cappuccini d’Abruzzo. Il Santo Padre ha dato la sua benedizione al progetto.

“Eleverò, con un apposito decreto, da maggio in poi questa chiesa a santuario – ci dice mons. Santoro – e lì ci sarà il culto pubblico della Madonna del Silenzio”. E aggiunge: “È un grande dono non solo per la Chiesa di Avezzano, ma per tutta la Chiesa, perché la Vergine del Silenzio è Maria che custodiva nel suo cuore le parole di Dio. Proprio da questa custodia interiore della parola di Dio scaturirono dal suo cuore le parole della fedeltà a Cristo. Ogni parola che viene maturata nel silenzio della preghiera, ogni parola che esce dalla dittatura del rumore, ogni parola che si nutre di silenzio è parola conficcata nel cuore di Dio, è parola profetica per il mondo e per la Chiesa di oggi. Questo santuario lo vedo come una collocazione profetica nella Chiesa di oggi affinché la Chiesa stessa possa liberarsi da ogni mondanità e come Maria sappia custodire nel cuore la parola di Dio e maturare le parole vere che sono quelle di Cristo nell’annuncio”. Ed “è bellissimo che viene realizzato così il desiderio del Papa, che io ho accolto con grande gioia”. Sarà padre Antenucci, insieme ad altri frati, a gestire il santuario.

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Sicilia, tutti in processione per la pioggia

Posté par atempodiblog le 25 février 2020

Sicilia, tutti in processione per la pioggia
L’Isola nella morsa della siccità, sfilano a centinaia. I riti antichi ai tempi delle app. «Ma non è magia»
di Salvo Toscano – Corriere della Sera

Sicilia, tutti in processione per la pioggia dans Apparizioni mariane e santuari Sicilia

In Sicilia non piove, i terreni rischiano di andare in malora e allora si torna a chiedere, come si faceva una volta, aiuto al Padreterno. Succede ancora, ai tempi delle app e dei modelli matematici che sezionano il meteo fino all’ultimo dettaglio, nella Sicilia profonda, dove in questi giorni si moltiplicano le processioni di penitenza per chiedere la pioggia. Una prassi che certamente parla della disperazione degli agricoltori isolani alle prese con una siccità e un caldo fuori stagione che minacciano effetti disastrosi; ma che squarcia il tempo e riporta a epoche lontane.

Antica tradizione
Domenica in seicento si sono raccolti in preghiera nel Nisseno, vicino a Marianopoli, in quello che è tradizionalmente il granaio della Sicilia. Dove si è organizzata una processione per «invocare» la pioggia, con la partecipazione della Diocesi, rinnovando l’antica tradizione delle rogazioni, preghiere, atti di penitenza e processioni propiziatorie. La processione è partita dal Santuario del Signore di Bilici (che è meta di pellegrini durante tutto l’anno), dopo la messa ad petenda pluviam («per chiedere la pioggia») celebrata dal vicario generale, monsignor Giuseppe La Placa. I fedeli, accorsi anche dai comuni vicini, hanno portato in processione il Crocifisso di Bilici e il protettore degli agricoltori Sant’Antonio Abate, per implorare la fine della siccità. «Durante l’omelia ho detto che non è un rito magico o una superstizione — spiega al Corriere il monsignore —. Per prima cosa chiediamo al Signore che ammorbidisca il nostro cuore con la pioggia della sua grazia. Tutto si rifà sempre a una catechesi che mira soprattutto a far crescere la fede delle persone». Nel Vallone in provincia di Caltanissetta l’attività principale è l’agricoltura e il rischio di un raccolto magrissimo spaventa i contadini. «Sono preoccupatissimi, per la semina del grano serve la pioggia», dice monsignor La Placa, che ricorda come per secoli la Chiesa abbia celebrato regolarmente questo tipo di momenti di preghiera. Iniziative analoghe si sono svolte in questi giorni anche in altre parti della Sicilia. Una processione penitenziale è partita nei giorni scorsi dalla chiesa degli Agonizzanti di Carini e si è snodata per le vie del paese in provincia di Palermo per chiedere la pioggia. Si è pregato in processione anche nel Trapanese, a Gibellina e a Poggioreale, con invocazioni a Sant’Antonio da Padova.

Alto rischio
La situazione nei campi siciliani si sta facendo drammatica. Il problema riguarda anche altre regioni. Ma desta più preoccupazione al Sud, come spiega al Corriere il meteorologo Luca Mercalli: «A Nord la mia esperienza mi dice che in primavera si potrebbe ripianare questo deficit. Al Sud la situazione è più complicata, perché lì la stagione delle piogge è l’inverno. Se non riusciamo a ripristinare un equilibrio nel giro di un mese per il Sud potrebbe essere una situazione più rischiosa». E allora, si torna a pregare. «Lo troviamo tutti pre-scientifico — spiega Fabio Lo Verde, docente di sociologia all’Università di Palermo — però dobbiamo anche comprendere che le tradizioni cambiano con molta più lentezza rispetto ai modelli cognitivi a cui si ancorano i gruppi sociali quando devono trovare risposte a domande a cui non sanno rispondere». E da un punto di vista sociologico, le preghiere per la pioggia, svolgono comunque un loro ruolo: «Sono pratiche rituali — spiega Lo Verde — che hanno fondamentalmente l’obiettivo di fare comunità attorno a un problema. L’obiettivo vero, sociologicamente rilevante, è che questi sono momenti in cui ci si rinsalda attorno a un problema importante. E questo consente di affrontare le difficoltà con uno spirito differente».

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Il coronavirus, la Madonna e Benedetto XVI

Posté par atempodiblog le 11 février 2020

Il coronavirus, la Madonna e Benedetto XVI
La società ci fa pensare di poter essere eternamente giovani, in buona salute anche in età avanzata, ma queste sono illusioni. A ricordarcelo è il coronavirus. Per sperare bisogna quindi rileggere le parole di Benedetto XVI in occasione dell’anniversario delle apparizioni della Madonna a santa Bernadette.
di Aurelio Porfiri – La nuova Bussola Quotidiana

Il coronavirus, la Madonna e Benedetto XVI dans Apparizioni mariane e santuari Benedetto-XVI-e-la-Santa-Vergine-di-Lourdes

In questi giorni, in tutto il mondo, non si fa altro che parlare di questa epidemia del coronavirus. Ci sono pagine di giornali, migliaia di video su YouTube, milioni di post su Facebook, che ne parlano continuamente, dandoci notizie più o meno affidabili. Questo perché, com’è naturale, la malattia ci fa paura, facendoci toccare in modo veramente concreto la nostra fragilità. Forse questo è anche un elemento “positivo”, nel senso che il richiamo alla nostra fragilità è anche un richiamo alla realtà, in quanto siamo esseri fragili.

La Chiesa festeggia la Madonna di Lourdes l’11 febbraio, giornata che dedica anche ai malati. I poveri, i malati, i sofferenti… Non sono queste le categorie a cui ci fa piacere appartenere, quelle di persone in grande difficoltà esistenziale. Nessuno vuole essere povero, malato e nessuno vuole essere sofferente. Ma purtroppo, se siamo fortunati nello sfuggire alla povertà, non lo saremo altrettanto nello sfuggire alla malattia e alla sofferenza, in quanto esse entrano nella vita di tutti prima o poi.

Siamo esseri deperibili; questo è solo un richiamo alla realtà. La società ci fa pensare di poter essere eternamente giovani, sempre in buona salute, efficaci e potenti anche in età avanzata; ma in realtà queste sono solo pie illusioni, cose che ci piace pensare per non voler affrontare la realtà per quello che è. E la realtà è che siamo esseri deperibili. Quindi, la malattia è qualcosa di compreso nel “pacchetto della nostra esistenza”. Ci fa paura, ed è giusto così, perché il nostro istinto ci richiama alla sopravvivenza. Ma, come detto, essa ci porta anche a vedere la vita per quello che è, a mettere tutto in prospettiva.

Seneca diceva: “Se vuoi sapere volta per volta che cosa evitare o che cosa ricercare, guarda al sommo bene, il fine supremo di tutta la tua vita. Ogni nostra azione vi si deve accordare: se uno non ha già disposto la propria vita nel suo complesso, non potrà deciderne i particolari. Nessuno, per quanto abbia pronti i colori, può fare un quadro somigliante, se non sa già che cosa vuol dipingere. Noi tutti decidiamo su singoli episodi della nostra vita, non sulla sua totalità e questo è il nostro errore”.

La malattia ci aiuta a vedere la vita nella sua totalità. Se è logico che cerchiamo di evitarla a tutti i costi, quando ce la troviamo davanti, cerchiamo di trarne qualche buon insegnamento. Sempre Seneca avverte: “Ma è proprio una vergogna per un individuo assennato che il rimedio al dolore sia la stanchezza di soffrire: è meglio che sia tu a lasciare il dolore, non il dolore te; rinuncia subito a un atteggiamento che, anche volendo, non sarai in grado di sostenere a lungo”.

Un elemento importante nel tempo della prova è la preghiera, che aiuta a mettere nelle mani di un Altro quello che non si riesce a sopportare nel momento della disperazione. L’atteggiamento di preghiera non ci fa bene solo spiritualmente, ma anche fisicamente, in quanto un atteggiamento positivo, di fiducia, aiuta un eventuale processo di guarigione. La malattia non è solo a livello fisico, ma spirituale. Corpo e spirito non sono disgiunti, se si cura uno influisce anche sulla sperata guarigione dell’altro.

Proprio in questa festa della Madonna di Lourdes, papa Benedetto XVI fece il suo discorso in cui annunciò la sua rinuncia all’esercizio del ministero petrino. Era il 2013. In quel discorso il Papa pronunciò queste parole: “Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”. Molti si sono affannati per comprendere il significato di queste espressioni, ma certo ci dicono della fatica che affanna non solo la nostra parte materiale, ma anche quella spirituale e di conseguenza quella psicologica.

Nello stesso giorno veniva promulgato il messaggio preparato dallo stesso Pontefice per la giornata internazionale del malato. In esso, tra l’altro, si legge:

Per accompagnarvi nel pellegrinaggio spirituale che da Lourdes, luogo e simbolo di speranza e di grazia, ci conduce verso il Santuario di Altötting, vorrei proporre alla vostra riflessione la figura emblematica del Buon Samaritano (cfr Lc 10,25-37). La parabola evangelica narrata da san Luca si inserisce in una serie di immagini e racconti tratti dalla vita quotidiana, con cui Gesù vuole far comprendere l’amore profondo di Dio verso ogni essere umano, specialmente quando si trova nella malattia e nel dolore. Ma, allo stesso tempo, con le parole conclusive della parabola del Buon Samaritano, «Va’ e anche tu fa’ lo stesso» (Lc 10,37), il Signore indica qual è l’atteggiamento che deve avere ogni suo discepolo verso gli altri, particolarmente se bisognosi di cura. Si tratta quindi di attingere dall’amore infinito di Dio, attraverso un’intensa relazione con Lui nella preghiera, la forza di vivere quotidianamente un’attenzione concreta, come il Buon Samaritano, nei confronti di chi è ferito nel corpo e nello spirito, di chi chiede aiuto, anche se sconosciuto e privo di risorse. Ciò vale non solo per gli operatori pastorali e sanitari, ma per tutti, anche per lo stesso malato, che può vivere la propria condizione in una prospettiva di fede: «Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore» (Spe salvi, 37).

Ecco, con il Papa ora emerito, tutti ci auguriamo di essere capaci di vedere le cose in quella sola prospettiva che le rende non solo accettabili, ma anche piene di senso.

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La santità del perdono

Posté par atempodiblog le 6 février 2020

La santità del perdono
di padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Messaggio del 25 gennaio 2020 rivolto alla Parrocchia attraverso la veggente Marija di Medjugorje

“Cari figli!
Oggi vi invito a pregare ancora di più finché nel vostro cuore sentiate la santità del perdono. Nelle famiglie ci deve essere la santità perché figlioli, non c’è futuro per il mondo senza amore e santità, perché nella santità e nella gioia voi vi donate a Dio Creatore il quale vi ama con amore immenso. Per questo mi manda a voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

La santità del perdono dans Apparizioni mariane e santuari Gospa-Medjugorje

Trascrizione del commento di padre Livio Fanzaga al messaggio della Regina della Pace dato a Marija il 25 gennaio 2020

Questo messaggio della Regina della Pace è molto breve, però contiene  concetti fondamentali e va interpretato guardando alle parole che vengono usate.
La Madonna dice la parola “santità” per ben quattro volte, quindi certamente questo è il concetto che Le sta più a cuore.
Tuttavia il messaggio inizia con l’invito a pregare di più e la Madonna rinnova questo invito quasi in ogni messaggio e il 25 luglio 2019 ha detto: “la preghiera diventi vita per voi, di giorno e di notte”.
Pregare è fondamentale perché nella preghiera incontriamo Dio e facciamo l’esperienza del Suo amore, nella preghiera vediamo noi stessi nella Luce di Dio e prendiamo anche le decisioni fondamentali della nostra vita.
La Madonna sa che, se invita alla santità, rischia di trovare in noi un certo scetticismo, perché pensiamo a persone che fanno digiuni, sacrifici, fanno cose straordinarie, fanno addirittura miracoli! E questo tipo di santità non è alla portata di tutti.
La santità è invece un’opzione possibile anche a quelli che vivono nel mondo, qualsiasi età abbiano, come Lei ha detto:“a qualsiasi età, potete iniziare a diventare Santi”.
Allora la Madonna ci invita, come primo passo, a crescere nella preghiera per chiedere il contatto con Dio, l’esperienza del Suo amore.

Dunque dobbiamo sostare nella preghiera, vivere nella preghiera finché in noi nasca il desiderio di essere Santi, di piacere a Dio, di essere puliti, di avere un cuore aperto al Suo amore, di essere tutti Suoi.
Questo desiderio deve nascere in noi, perché finché non c’è questo desiderio, tutti gli inviti a diventare santi, rischiano di essere come quei semi che cadono sulle pietre e non fruttificano.
In questo messaggio la Madonna vuol parlare di un tipo particolare di santità che è alla portata di tutti e che è importante, soprattutto nella vita quotidiana: la Santità che consiste nella capacità di perdonare.
È bellissima questa espressione della Madonna “la santità del perdono”.
E la Madonna fa riferimento alla santità delle famiglie che consiste nel far sì che nelle famiglie ci sia la capacità di perdonare. 

Perché la Madonna insiste sulla santità del perdono nelle famiglie?
Perché oggi le famiglie si dividono.
Ci sono tante famiglie che cominciano bene, ma dopo un po’ si sgretolano, si rovinano, perché? 
Perché iniziano le incomprensioni, le ripicche, incominciano le vendette, si rompe quel rapporto meraviglioso che è l’amore tra lo sposo e la sposa e arriva il momento in cui uno dei due chiede la separazione.
Ma prima di arrivare a questo c’è una fase di degrado dei rapporti quotidiani, degrado del dialogo, della comprensione, dell’aiuto reciproco.
Nelle famiglie ci saranno sempre tensioni e incomprensioni, fa parte della natura umana e anche alla diversa psicologia tra l’uomo e la donna, allora ci vuole sempre una grande capacità di accettazione reciproca, ma soprattutto una grande capacità di capire e di perdonare.
Mai chiudere la giornata voltandosi le spalle, non dandosi la “buonanotte”, e mai incominciare la giornata come estranei, uno mangia da una parte e l’altro dall’altra e neanche ci si saluta, neanche ci si dice “buongiorno”.

E l’invito della Madonna è questo: “vivete la santità familiare”, sempre disposti a perdonare chiedendo il perdono reciproco.

Bisogna essere capaci di chiedere perdono anche quando si pensa di aver ragione, perché molte volte manca chi fa il primo passo.
Fai tu il primo passo, così rompi i muri della separazione e in questo modo impediamo al demonio di operare, impediamo al demonio di rompere i rapporti tra lo sposo e la sposa, fra i genitori e i figli e anche fra i fratelli.
La capacità di perdonare, di non fare ripicche, di non farla pagare, di non indurire il cuore è fondamentale per evitare la disgregazione delle famiglie.
Poi la Madonna passa dalle famiglie al mondo e nel messaggio del 25 novembre 2019 ha detto: “i cuori sono pieni di odio e di gelosia”.
Quindi questa santità del perdono, che deve cominciare nella vita familiare, deve poi estendersi in tutti i rapporti umani, nei rapporti tra le nazioni, non deve vigere la legge “occhio per occhio, dente per dente”, tu lanci un missile, io te ne lancio due, in questo modo si va verso la guerra.
Ci vuole lungimiranza, intelligenza, ci vuole quella superiorità spirituale per saper dire “soprassiedo, non è necessario farla pagare”.
Nella Bibbia Dio perdona e ritira tutti i castighi che aveva promesso, basta che il popolo si penta, il perdono di Dio richiede il nostro pentimento.
Nell’evento cristiano Gesù si fa Agnello di Dio che espia i nostri peccati per nostro amore, e, dopo la morte in Croce, dopo aver versato il suo sangue col quale ci lava, appare nel Cenacolo agli Apostoli risorto e dice: “ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi”.

Il Cristianesimo è l’unica religione che ha come chiave fondamentale il perdono, il perdono che Dio dà a noi e il perdono che noi dobbiamo dare agli altri, ed è in questo modo, dice la Madonna, attraverso il perdono che vi date tra di voi, che voi assicurate il futuro al mondo.
Noi pensiamo che il futuro è messo in forse dai cambiamenti climatici, è messo in forse dalle armi atomiche, dalle armi chimiche e batteriologiche, certamente, ma la Madonna ci porta a un piano superiore, e ci dice che il futuro del mondo è messo in forse dall’odio, dalla cattiveria, dalla vendetta e che noi possiamo assicurare il futuro del mondo con la santità del perdono, la santità dell’amore, in modo tale che la gioia e l’amore prendano il sopravvento.

La Madonna ci chiama a lavorare sul nostro cuore.
Nel nostro cuore ci sono tanti virus pericolosi: la gelosia, l’invidia, la vendetta, “gliela faccio pagare”, “gli faccio vedere io chi sono”, tutte cose che poi portano alle tragedie.

Possiamo guarire con la preghiera, nella preghiera abbiamo l’amore di Dio e, con la consapevolezza che Dio ci perdona, noi facciamo lo stesso nelle nostre famiglie e nei rapporti umani.
E così si assicura il futuro del mondo attraverso il perdono.
Attraverso la preghiera riscopriamo il desiderio di santità, riscopriamo l’importanza del perdono in un mondo che, dice la Madonna, è in guerra perché i cuori sono pieni di odio e di gelosia.      

Che grazia immensa avremmo, se prendessimo la Madonna come Madre e Maestra: andremmo veloci nel cammino di santità. 

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Un prete dal Ruanda: “Vi racconto la Madonna di Kibeho”

Posté par atempodiblog le 27 janvier 2020

Un prete dal Ruanda: “Vi racconto la Madonna di Kibeho”
Ha vissuto sulla sua pelle la strage del genocidio del 1994 in Ruanda ed è sopravvissuto. A La Nuova Bq don Jean Claude racconta di come la sua vita sia cambiata dall’incontro con la Madonna. E ci svela come le apparizioni e le profezie della Madre di Kibeho in terra africana non siano concluse, ma parlano all’uomo e alla Chiesa di oggi: “Ecco perché tutti dobbiamo ascoltare la Madonna e mettere in pratica quello che Lei dice”
di Costanza Signorelli  – La nuova Bussola Quotidiana

Un prete dal Ruanda: “Vi racconto la Madonna di Kibeho” dans Apparizioni mariane e santuari Kibeho

«In quegli anni di orrore e di terribile sofferenza, in cui ho perso i miei affetti più cari, io avevo tra le mani una sola arma: la preghiera alla nostra Madre di Kibeho. In molte occasioni, che sembravano davvero i miei ultimi giorni su questa terra, la mia preghiera fu una sola: “Nostra Madre Maria, aiutami!”. Posso testimoniare che la Madonna non ha mai fatto mancare il Suo soccorso, mai! Neanche quando la speranza sembrava essere morta».
A parlare a La Nuova Bq è don Jean Claude Mbonimpa, un sacerdote di Musanze, villaggio nel nord del Ruanda, ove 26 anni fa si è consumato uno dei fatti più terrificanti della storia del ventesimo secolo. Il noto genocidio del 1994, scatenato dall’odio interetnico tra Hutu e Tutsi, durante il quale circa un milione di ruandesi furono massacrati a colpi di machete, bastoni chiodati, asce, coltelli e armi da fuoco.
Don Jean Claude, negli ultimi dodici anni, è stato rettore di un grande collegio cattolico nel suo paese, Notre Dame de l’Etoile; oggi si trova in Italia, dove è venuto per approfondire gli studi presso la Facoltà teologica del Triveneto.
C’è un qualcosa di davvero sconvolgente nella vita di questo sacerdote. E non s’intende lo scandalo per la raccapricciante violenza che la sua storia porta in seno, quanto il fatto di scoprire che esiste veramente un Amore capace di abbracciare l’uomo dentro al peggior inferno e di salvarlo. “Il mio grandissimo amore e la mia devozione a Maria Madre di Dio sono cresciuti oltre misura proprio durante la guerra e il genocidio in Ruanda”.

LA MADRE DELLA STORIA
Se è vero che in Maria ogni singola anima ed il mondo intero si intrecciano in un unico piano di amore, esattamente così fu per Jean Claude.

La sua storia personale, trafitta dal dolore e vinta dall’amore di Dio, si specchia esattamente in quella del suo popolo: chi ama seguire i passi di Maria dentro al cammino dell’umanità sa, infatti, che il Ruanda è terra solcata e prediletta dalla Piena di Grazia.
“Le apparizioni di Mamà a Kibeho iniziarono nel 1981, io le ricordo molto bene anche se ero piccolo e abitavo dalla parte opposta del Paese”. Colei che Jean Claude chiama teneramente Mamà, si presenta in terra africana, come Nyina wa Jambo, che significa Madre del Verbo. Gli eventi soprannaturali che interessano il Ruanda durano otto anni, dal 28 novembre 1981 sino al 28 novembre 1989, lungo i quali la Madonna consegna i suoi messaggi a tre giovani ragazze: Nathalie (18 anni), Marie Claire (21 anni) e Alphonsine (16 anni).
Uno dei fatti più impressionanti di questo ciclo di apparizioni mariane sta in una visione che la Madonna mostra in sequenza alle ragazze, il 15 agosto 1982. Fiumi di sangue, fuoco ardente, uomini che si uccidono a vicenda e una fossa enorme dove molte persone stanno per precipitare… le ragazze vedono tutto questo mentre Nyina wa Jambo appare loro profondamente addolorata e piangente.
“In quel momento, nessuno poteva immaginare il significato di quelle immagini. Solo più tardi si scoprirà che la Madonna aveva predetto con esattezza ciò che sarebbe accaduto dodici anni dopo con il genocidio del popolo ruandese”. Jean Claude spiega che quella profezia, puntualmente avveratasi, fu una “cartina al tornasole” sulla veridicità delle apparizioni di Kibeho, che il 29 giugno 2001 vengono ufficialmente approvate dalla Chiesa attraverso il vescovo di Gikongoro, Augustin Misago.
Sebbene questo sia il fatto più eclatante e noto di queste apparizioni, in verità la Madonna a Kibeho dice molto di più: “Il messaggio che Mamà ha dato nel mio Paese non è rivolto solo al Ruanda, ma all’umanità intera. È un messaggio di amore per tutti i suoi figli che non è finito, ma continua ancora oggi”.
In un certo senso, si può dire che il messaggio di Kibeho non si sia concluso, anzi risulta estremamente attuale per l’uomo e la Chiesa di oggi. Infatti, leggendo le parole di Maria nel continente africano, si rimane colpiti dalla totale continuità con le profezie che Ella ci consegna a Fatima e a Medjugorje: l’accorato e instancabile invito alla conversione del cuore, l’avvento di prove terribili con gravissimo pericolo per le anime e la promessa della Vittoria per chi decide di mettersi al fianco di Maria sulla strada di Dio, accomunano le diverse apparizioni della Beata Vergine.
“Il mondo va assai male”, dice la Madonna a Nathalie, una delle veggenti, il 15 agosto 1982, “se voi non fate nulla per pentirvi e per rinunciare ai vostri peccati, guai a voi!”. E poi: “Il mondo è in ribellione contro Dio, vi si commettono troppi peccati, non c’è più né amore né pace… Se voi non vi pentite e non convertite i vostri cuori, voi cadrete tutti in un baratro. Io voglio liberarvi dal baratro perché voi non vi cadiate, ma voi rifiutate”. Ancora: « Verrà il tempo in cui voi desidererete pregare, pentirvi e obbedire, senza più la possibilità di farlo, a meno che non lo cominciate a fare subito adesso, pentendovi e facendo tutto quello che io attendo da voi”.
Non è tutto. A Kibeho la Madonna mette in guardia contro un altro gravissimo pericolo: la perdita della fede e l’apostasia, non solo nel mondo, ma anche all’interno della Chiesa stessa. E invita a pregare molto per i sacerdoti, per i vescovi, per i cardinali e per tutta la Chiesa, affinché proclamino sempre il vero Vangelo di Dio, contro l’opera distruttrice di Satana che li vuole pervertire.

LA MADRE DELLA SPERANZA
Sebbene il messaggio sia davvero forte e “politicamente scorretto”, non bisogna mai dimenticare che la “Madonna dei dolori”, così si chiama il Suo Santuario a Kibeho, è anche “Madre della Speranza”: “La Madonna appare e dice la verità perché ci vuole tutti salvi, ci vuole portare tutti in Paradiso con Lei! Ecco perché tutti dobbiamo ascoltarLa e mettere in pratica quello che Lei dice”. Ne è convinto don Jean Claude che, più volte, ha vissuto sulla sua pelle la potenza della maternità di Maria, non solo durante il genocidio, ma in tutta la sua vita, specialmente da quando è diventato sacerdote di Dio.

«Qualche anno fa – racconta – nel collegio cattolico dove ero preside, una ragazza iniziò a stare molto male. Stette male per parecchi mesi e tutti quanti erano molto preoccupati per la sua vita. Nonostante i moltissimi esami e cure, i medici non riuscivano a capire quale malattia avesse, tanto che erano arrivati a disperare della guarigione. Il tempo stringeva, così iniziai a fare una novena implorando la Madonna che salvasse questa giovane ragazza: “Mamma, ti prego – la supplicavo – fa’ che i medici possano trovare il problema e la cura!”. L’ultimo giorno della novena, mentre stavo recitando il terzo mistero della Luce, mi arriva una telefonata: i medici avevano trovato il problema e potevano iniziare le cure. In pochissimo tempo la ragazza guarì completamente».
Al termine del racconto, gli occhi di don Jean Claude luccicano di commozione e di gioia per il dono di salvezza concesso da Dio a quella ragazza. Per un istante sembra di scorgere in quell’umile sacerdote lo sguardo d’amore di Maria sui suoi figli. E si capisce che, se stiamo con Lei, nulla è perduto, ma tutto concorre alla salvezza che Dio ha preparato per noi.

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Corredentrice, la Madonna ha chiesto il dogma

Posté par atempodiblog le 21 décembre 2019

Corredentrice, la Madonna ha chiesto il dogma
Nelle apparizioni di Amsterdam (riconosciute nel 2002) alla veggente Ida Peerdeman, la Madonna ha chiesto di proclamare un nuovo dogma con i titoli di “Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”. E sono molte le anime predilette che hanno parlato della sua Corredenzione, tra cui la mistica suor Maria Natalia Magdolna. Che racconta di aver ricevuto al riguardo una profezia di Gesù.
di Marco Lepore  – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

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Non sono tempi facili per l’editoria, nemmeno per quella cattolica. Eppure, c’è un libro che per un po’ di giorni è stato in cime alle classifiche di vendita su un noto sito di acquisti online e che continua a riscuotere recensioni positive e ad essere oggetto di trasmissioni e dibattiti in diversi contesti. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello su Radio Kolbe, riportato nel sito Tempi di Maria.

Si tratta del libro di Claudia MateraRivelazioni profetiche di suor Maria Natalia Magdolna. Mistica del XX secolo (Sugarco Edizioni), di cui già qualche tempo fa la Nuova Bussola ha ospitato una recensione, che ci consente di conoscere la sconvolgente vicenda storica e personale di una suora ungherese con doni mistici, che ha ricevuto profezie celesti assai importanti per i nostri tempi. Una religiosa conosciuta e amata da molta parte della Chiesa ungherese, ma poco nota in Italia, a causa principalmente della clandestinità cui fu costretta sotto il comunismo e alla conseguente sua vita ritirata.

Le rivelazioni della Beata Vergine a suor Maria Natalia Magdolna riguardano i cosiddetti “Ultimi Tempi”, per usare la nota espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort. E sono, come scrive padre Serafino Tognetti nella prefazione, «uno scossone per i fedeli di oggi»Il testo, da leggere con calma e meditare, è infatti una fonte straordinaria di nutrimento per l’anima.

Il libro offre tra l’altro alcuni spunti di grande interesse sul ruolo della Madonna nella storia della Salvezza. Le vicende storiche (drammatiche e controverse) dell’Ungheria, che nel 1038 fu donata in eredità alla Madonna dal re santo Stefano, gettano una luce su tutta la storia europea e sul compito di ogni singola nazione, la cui identità risulta avere un chiaro ruolo all’interno del disegno divino. Il filo rosso delle profezie è legato alle parole “espiazione, riparazione e penitenza”, con la richiesta celeste di formare una milizia di anime che si offrano a Dio per riparare ai peccati e preparare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Evidente è il richiamo alle grandi apparizioni mariane dei tempi moderni, da Rue du Bac a Parigi fino a Lourdes, a Fatima, Amsterdam e alle più recenti, magari non ancora riconosciute (come ad esempio Medjugorje).

Proprio le apparizioni di Amsterdam (ufficialmente riconosciute dal vescovo nel 2002), con i relativi messaggi affidati alla veggente Ida Peerdeman, mostrano straordinari punti di contatto con le rivelazioni a suor Maria Natalia. In queste apparizioni, la Madonna chiede esplicitamente un nuovo dogma, quello che dovrà attribuirle il titolo di “Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”. La “Signora di Tutti i Popoli” promette solennemente che « Ella salverà il mondo sotto questo titolo » (20.03.1953); « per mezzo di questa preghiera libererà il mondo da una grande catastrofe mondiale » (10.05.1953). Spiega, inoltre, come farà: « Quando il dogma, l’ultimo dogma della storia mariana, sarà proclamato, allora la Signora di Tutti i Popoli donerà la Pace, la vera Pace al mondo. I popoli però debbono recitare la mia preghiera in unione con la Chiesa » (31.05.1954).

La Madonna descrive inoltre le violente opposizioni e i contrasti che si sarebbero scatenati attorno al dogma e che recentemente si sono fatti ancora più aspri: « Questo dogma sarà molto contestato » (08.12.1952). « Gli altri, vi attaccheranno » (04.04.1954). E ancora, con parole drammatiche, profetizza: “La lotta è difficile e gravosa, ma se collaborate tutti il vero Spirito vincerà” (5.10.1952).

Sempre ad Amsterdam la Madonna, sapendo che questo dogma sarebbe stato rifiutato e in qualche caso aspramente combattuto, affidò ai teologi un compito importante: quello di trovare nei “libri” gli argomenti che dimostrano la verità teologica del titolo di Corredentrice, dandogli così un fondamento incontestabile: « Di’ ai vostri teologi che essi possono trovare tutto nei libri. Non porto nessuna nuova dottrina. Porto adesso gli antichi pensieri » (04.04.1954).

È quanto fece, ad esempio, un grande santo dei nostri tempi, San Giovanni Paolo II, che scrisse nel suo libro Dono e Mistero:

“Ci fu un momento in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo. Mi venne allora in aiuto il libro di San Luigi Maria Grignion de Montfort che porta il titolo di «Trattato della vera devozione alla Santa Vergine». In esso trovai la risposta alle mie perplessità. Sì, Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo… Compresi allora perché la Chiesa reciti l’Angelus tre volte al giorno. Capii quanto cruciali siano le parole di questa preghiera: «L’Angelo del Signore portò l’annuncio a Maria. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo… Eccomi, sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la tua parola… E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi…». Parole davvero decisive! Esprimono il nucleo dell’evento più grande che abbia avuto luogo nella storia dell’umanità.

Già Pio IX, nella Bolla Dogmatica “Ineffabilis Deus, scriveva: “I Padri videro designati [nei versetti della Genesi] Cristo Redentore e Maria congiunta con Cristo da un vincolo strettissimo e indissolubile, esercitando insieme con Cristo e per mezzo di Lui sempiterne inimicizie contro il velenoso serpente, e riportando sopra di lui una pienissima vittoria”.

La Corredenzione di Maria non è una questione periferica della nostra Fede, ma centrale, perché essa tocca l’essenza della Redenzione del genere umano. Dopo il peccato originale Dio era libero di redimerci oppure no e di scegliere qualsiasi modo per redimerci. Poiché ha deciso liberamente di redimerci mediante l’Incarnazione del Verbo nel seno della Madonna ha associato intimamente Maria alla Redenzione, rendendola Mediatrice, Corredentrice e Avvocata.

Nel caso della Redenzione dell’umanità Cristo ha pagato, con tutto il suo Sangue sparso sulla Croce e durante tutta la Passione, la grazia che Adamo aveva perduto e che noi abbiamo riacquistato per la Sua Redenzione. Maria ha cooperato alla Redenzione del genere umano con Cristo in maniera subordinata e secondaria, acconsentendo all’Incarnazione del Verbo nel suo seno e offrendo Cristo in Croce al Padre per riscattare l’umanità, soffrendo indicibilmente e “commorendo” misticamente con Lui ai piedi della Croce. Ritta ai piedi della Croce! Quale madre potrebbe sopportare un simile dolore senza accasciarsi, ripiegarsi sfinita dall’angoscia e dal pianto? Nulla per sé, tutta per il Figlio…

Lo stesso Concilio Vaticano II (Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 58) così parla di Maria ai piedi della croce: «Anche la Beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione con il Figlio sino alla croce. Qui, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente con il suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei stessa generata». Consentire all’immolazione della vittima da lei generata fu come immolare sé stessa.

È in questa luce di speciale cooperazione alla Redenzione - al servizio totale del Signore Gesù, unico Redentore – che si spiega il titolo di Corredentrice (vedi anche qui e qui). Un titolo che venne usato dallo stesso san Giovanni Paolo (e prima di lui da san Pio X e Pio XI), nonché da molti altri santi come Gabriele dell’Addolorata, Veronica Giuliani, Padre Pio, Massimiliano Maria Kolbe, Leopoldo Mandic, Madre Teresa di Calcutta, ecc.

A questa gloriosa lista aggiungiamo proprio suor Maria Natalia Magdolna, che racconta (pag. 83): «Gesù mi disse: “Mia Madre Immacolata sarà la corredentrice dell’era che deve venire” e mi spiegò che, per poter affrettare la vittoria della nostra Madre e Regina, dovevo pregare frequentemente con questa invocazione: “Madre nostra Immacolata, mostra la tua potenza!”».

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