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Un prete dal Ruanda: “Vi racconto la Madonna di Kibeho”

Posté par atempodiblog le 27 janvier 2020

Un prete dal Ruanda: “Vi racconto la Madonna di Kibeho”
Ha vissuto sulla sua pelle la strage del genocidio del 1994 in Ruanda ed è sopravvissuto. A La Nuova Bq don Jean Claude racconta di come la sua vita sia cambiata dall’incontro con la Madonna. E ci svela come le apparizioni e le profezie della Madre di Kibeho in terra africana non siano concluse, ma parlano all’uomo e alla Chiesa di oggi: “Ecco perché tutti dobbiamo ascoltare la Madonna e mettere in pratica quello che Lei dice”
di Costanza Signorelli  – La nuova Bussola Quotidiana

Un prete dal Ruanda: “Vi racconto la Madonna di Kibeho” dans Apparizioni mariane e santuari Kibeho

«In quegli anni di orrore e di terribile sofferenza, in cui ho perso i miei affetti più cari, io avevo tra le mani una sola arma: la preghiera alla nostra Madre di Kibeho. In molte occasioni, che sembravano davvero i miei ultimi giorni su questa terra, la mia preghiera fu una sola: “Nostra Madre Maria, aiutami!”. Posso testimoniare che la Madonna non ha mai fatto mancare il Suo soccorso, mai! Neanche quando la speranza sembrava essere morta».
A parlare a La Nuova Bq è don Jean Claude Mbonimpa, un sacerdote di Musanze, villaggio nel nord del Ruanda, ove 26 anni fa si è consumato uno dei fatti più terrificanti della storia del ventesimo secolo. Il noto genocidio del 1994, scatenato dall’odio interetnico tra Hutu e Tutsi, durante il quale circa un milione di ruandesi furono massacrati a colpi di machete, bastoni chiodati, asce, coltelli e armi da fuoco.
Don Jean Claude, negli ultimi dodici anni, è stato rettore di un grande collegio cattolico nel suo paese, Notre Dame de l’Etoile; oggi si trova in Italia, dove è venuto per approfondire gli studi presso la Facoltà teologica del Triveneto.
C’è un qualcosa di davvero sconvolgente nella vita di questo sacerdote. E non s’intende lo scandalo per la raccapricciante violenza che la sua storia porta in seno, quanto il fatto di scoprire che esiste veramente un Amore capace di abbracciare l’uomo dentro al peggior inferno e di salvarlo. “Il mio grandissimo amore e la mia devozione a Maria Madre di Dio sono cresciuti oltre misura proprio durante la guerra e il genocidio in Ruanda”.

LA MADRE DELLA STORIA
Se è vero che in Maria ogni singola anima ed il mondo intero si intrecciano in un unico piano di amore, esattamente così fu per Jean Claude.

La sua storia personale, trafitta dal dolore e vinta dall’amore di Dio, si specchia esattamente in quella del suo popolo: chi ama seguire i passi di Maria dentro al cammino dell’umanità sa, infatti, che il Ruanda è terra solcata e prediletta dalla Piena di Grazia.
“Le apparizioni di Mamà a Kibeho iniziarono nel 1981, io le ricordo molto bene anche se ero piccolo e abitavo dalla parte opposta del Paese”. Colei che Jean Claude chiama teneramente Mamà, si presenta in terra africana, come Nyina wa Jambo, che significa Madre del Verbo. Gli eventi soprannaturali che interessano il Ruanda durano otto anni, dal 28 novembre 1981 sino al 28 novembre 1989, lungo i quali la Madonna consegna i suoi messaggi a tre giovani ragazze: Nathalie (18 anni), Marie Claire (21 anni) e Alphonsine (16 anni).
Uno dei fatti più impressionanti di questo ciclo di apparizioni mariane sta in una visione che la Madonna mostra in sequenza alle ragazze, il 15 agosto 1982. Fiumi di sangue, fuoco ardente, uomini che si uccidono a vicenda e una fossa enorme dove molte persone stanno per precipitare… le ragazze vedono tutto questo mentre Nyina wa Jambo appare loro profondamente addolorata e piangente.
“In quel momento, nessuno poteva immaginare il significato di quelle immagini. Solo più tardi si scoprirà che la Madonna aveva predetto con esattezza ciò che sarebbe accaduto dodici anni dopo con il genocidio del popolo ruandese”. Jean Claude spiega che quella profezia, puntualmente avveratasi, fu una “cartina al tornasole” sulla veridicità delle apparizioni di Kibeho, che il 29 giugno 2001 vengono ufficialmente approvate dalla Chiesa attraverso il vescovo di Gikongoro, Augustin Misago.
Sebbene questo sia il fatto più eclatante e noto di queste apparizioni, in verità la Madonna a Kibeho dice molto di più: “Il messaggio che Mamà ha dato nel mio Paese non è rivolto solo al Ruanda, ma all’umanità intera. È un messaggio di amore per tutti i suoi figli che non è finito, ma continua ancora oggi”.
In un certo senso, si può dire che il messaggio di Kibeho non si sia concluso, anzi risulta estremamente attuale per l’uomo e la Chiesa di oggi. Infatti, leggendo le parole di Maria nel continente africano, si rimane colpiti dalla totale continuità con le profezie che Ella ci consegna a Fatima e a Medjugorje: l’accorato e instancabile invito alla conversione del cuore, l’avvento di prove terribili con gravissimo pericolo per le anime e la promessa della Vittoria per chi decide di mettersi al fianco di Maria sulla strada di Dio, accomunano le diverse apparizioni della Beata Vergine.
“Il mondo va assai male”, dice la Madonna a Nathalie, una delle veggenti, il 15 agosto 1982, “se voi non fate nulla per pentirvi e per rinunciare ai vostri peccati, guai a voi!”. E poi: “Il mondo è in ribellione contro Dio, vi si commettono troppi peccati, non c’è più né amore né pace… Se voi non vi pentite e non convertite i vostri cuori, voi cadrete tutti in un baratro. Io voglio liberarvi dal baratro perché voi non vi cadiate, ma voi rifiutate”. Ancora: « Verrà il tempo in cui voi desidererete pregare, pentirvi e obbedire, senza più la possibilità di farlo, a meno che non lo cominciate a fare subito adesso, pentendovi e facendo tutto quello che io attendo da voi”.
Non è tutto. A Kibeho la Madonna mette in guardia contro un altro gravissimo pericolo: la perdita della fede e l’apostasia, non solo nel mondo, ma anche all’interno della Chiesa stessa. E invita a pregare molto per i sacerdoti, per i vescovi, per i cardinali e per tutta la Chiesa, affinché proclamino sempre il vero Vangelo di Dio, contro l’opera distruttrice di Satana che li vuole pervertire.

LA MADRE DELLA SPERANZA
Sebbene il messaggio sia davvero forte e “politicamente scorretto”, non bisogna mai dimenticare che la “Madonna dei dolori”, così si chiama il Suo Santuario a Kibeho, è anche “Madre della Speranza”: “La Madonna appare e dice la verità perché ci vuole tutti salvi, ci vuole portare tutti in Paradiso con Lei! Ecco perché tutti dobbiamo ascoltarLa e mettere in pratica quello che Lei dice”. Ne è convinto don Jean Claude che, più volte, ha vissuto sulla sua pelle la potenza della maternità di Maria, non solo durante il genocidio, ma in tutta la sua vita, specialmente da quando è diventato sacerdote di Dio.

«Qualche anno fa – racconta – nel collegio cattolico dove ero preside, una ragazza iniziò a stare molto male. Stette male per parecchi mesi e tutti quanti erano molto preoccupati per la sua vita. Nonostante i moltissimi esami e cure, i medici non riuscivano a capire quale malattia avesse, tanto che erano arrivati a disperare della guarigione. Il tempo stringeva, così iniziai a fare una novena implorando la Madonna che salvasse questa giovane ragazza: “Mamma, ti prego – la supplicavo – fa’ che i medici possano trovare il problema e la cura!”. L’ultimo giorno della novena, mentre stavo recitando il terzo mistero della Luce, mi arriva una telefonata: i medici avevano trovato il problema e potevano iniziare le cure. In pochissimo tempo la ragazza guarì completamente».
Al termine del racconto, gli occhi di don Jean Claude luccicano di commozione e di gioia per il dono di salvezza concesso da Dio a quella ragazza. Per un istante sembra di scorgere in quell’umile sacerdote lo sguardo d’amore di Maria sui suoi figli. E si capisce che, se stiamo con Lei, nulla è perduto, ma tutto concorre alla salvezza che Dio ha preparato per noi.

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Corredentrice, la Madonna ha chiesto il dogma

Posté par atempodiblog le 21 décembre 2019

Corredentrice, la Madonna ha chiesto il dogma
Nelle apparizioni di Amsterdam (riconosciute nel 2002) alla veggente Ida Peerdeman, la Madonna ha chiesto di proclamare un nuovo dogma con i titoli di “Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”. E sono molte le anime predilette che hanno parlato della sua Corredenzione, tra cui la mistica suor Maria Natalia Magdolna. Che racconta di aver ricevuto al riguardo una profezia di Gesù.
di Marco Lepore  – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

Corredentrice, la Madonna ha chiesto il dogma dans Apparizioni mariane e santuari Signora-di-tutti-i-popoli

Non sono tempi facili per l’editoria, nemmeno per quella cattolica. Eppure, c’è un libro che per un po’ di giorni è stato in cime alle classifiche di vendita su un noto sito di acquisti online e che continua a riscuotere recensioni positive e ad essere oggetto di trasmissioni e dibattiti in diversi contesti. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello su Radio Kolbe, riportato nel sito Tempi di Maria.

Si tratta del libro di Claudia MateraRivelazioni profetiche di suor Maria Natalia Magdolna. Mistica del XX secolo (Sugarco Edizioni), di cui già qualche tempo fa la Nuova Bussola ha ospitato una recensione, che ci consente di conoscere la sconvolgente vicenda storica e personale di una suora ungherese con doni mistici, che ha ricevuto profezie celesti assai importanti per i nostri tempi. Una religiosa conosciuta e amata da molta parte della Chiesa ungherese, ma poco nota in Italia, a causa principalmente della clandestinità cui fu costretta sotto il comunismo e alla conseguente sua vita ritirata.

Le rivelazioni della Beata Vergine a suor Maria Natalia Magdolna riguardano i cosiddetti “Ultimi Tempi”, per usare la nota espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort. E sono, come scrive padre Serafino Tognetti nella prefazione, «uno scossone per i fedeli di oggi»Il testo, da leggere con calma e meditare, è infatti una fonte straordinaria di nutrimento per l’anima.

Il libro offre tra l’altro alcuni spunti di grande interesse sul ruolo della Madonna nella storia della Salvezza. Le vicende storiche (drammatiche e controverse) dell’Ungheria, che nel 1038 fu donata in eredità alla Madonna dal re santo Stefano, gettano una luce su tutta la storia europea e sul compito di ogni singola nazione, la cui identità risulta avere un chiaro ruolo all’interno del disegno divino. Il filo rosso delle profezie è legato alle parole “espiazione, riparazione e penitenza”, con la richiesta celeste di formare una milizia di anime che si offrano a Dio per riparare ai peccati e preparare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Evidente è il richiamo alle grandi apparizioni mariane dei tempi moderni, da Rue du Bac a Parigi fino a Lourdes, a Fatima, Amsterdam e alle più recenti, magari non ancora riconosciute (come ad esempio Medjugorje).

Proprio le apparizioni di Amsterdam (ufficialmente riconosciute dal vescovo nel 2002), con i relativi messaggi affidati alla veggente Ida Peerdeman, mostrano straordinari punti di contatto con le rivelazioni a suor Maria Natalia. In queste apparizioni, la Madonna chiede esplicitamente un nuovo dogma, quello che dovrà attribuirle il titolo di “Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”. La “Signora di Tutti i Popoli” promette solennemente che « Ella salverà il mondo sotto questo titolo » (20.03.1953); « per mezzo di questa preghiera libererà il mondo da una grande catastrofe mondiale » (10.05.1953). Spiega, inoltre, come farà: « Quando il dogma, l’ultimo dogma della storia mariana, sarà proclamato, allora la Signora di Tutti i Popoli donerà la Pace, la vera Pace al mondo. I popoli però debbono recitare la mia preghiera in unione con la Chiesa » (31.05.1954).

La Madonna descrive inoltre le violente opposizioni e i contrasti che si sarebbero scatenati attorno al dogma e che recentemente si sono fatti ancora più aspri: « Questo dogma sarà molto contestato » (08.12.1952). « Gli altri, vi attaccheranno » (04.04.1954). E ancora, con parole drammatiche, profetizza: “La lotta è difficile e gravosa, ma se collaborate tutti il vero Spirito vincerà” (5.10.1952).

Sempre ad Amsterdam la Madonna, sapendo che questo dogma sarebbe stato rifiutato e in qualche caso aspramente combattuto, affidò ai teologi un compito importante: quello di trovare nei “libri” gli argomenti che dimostrano la verità teologica del titolo di Corredentrice, dandogli così un fondamento incontestabile: « Di’ ai vostri teologi che essi possono trovare tutto nei libri. Non porto nessuna nuova dottrina. Porto adesso gli antichi pensieri » (04.04.1954).

È quanto fece, ad esempio, un grande santo dei nostri tempi, San Giovanni Paolo II, che scrisse nel suo libro Dono e Mistero:

“Ci fu un momento in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo. Mi venne allora in aiuto il libro di San Luigi Maria Grignion de Montfort che porta il titolo di «Trattato della vera devozione alla Santa Vergine». In esso trovai la risposta alle mie perplessità. Sì, Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo… Compresi allora perché la Chiesa reciti l’Angelus tre volte al giorno. Capii quanto cruciali siano le parole di questa preghiera: «L’Angelo del Signore portò l’annuncio a Maria. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo… Eccomi, sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la tua parola… E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi…». Parole davvero decisive! Esprimono il nucleo dell’evento più grande che abbia avuto luogo nella storia dell’umanità.

Già Pio IX, nella Bolla Dogmatica “Ineffabilis Deus, scriveva: “I Padri videro designati [nei versetti della Genesi] Cristo Redentore e Maria congiunta con Cristo da un vincolo strettissimo e indissolubile, esercitando insieme con Cristo e per mezzo di Lui sempiterne inimicizie contro il velenoso serpente, e riportando sopra di lui una pienissima vittoria”.

La Corredenzione di Maria non è una questione periferica della nostra Fede, ma centrale, perché essa tocca l’essenza della Redenzione del genere umano. Dopo il peccato originale Dio era libero di redimerci oppure no e di scegliere qualsiasi modo per redimerci. Poiché ha deciso liberamente di redimerci mediante l’Incarnazione del Verbo nel seno della Madonna ha associato intimamente Maria alla Redenzione, rendendola Mediatrice, Corredentrice e Avvocata.

Nel caso della Redenzione dell’umanità Cristo ha pagato, con tutto il suo Sangue sparso sulla Croce e durante tutta la Passione, la grazia che Adamo aveva perduto e che noi abbiamo riacquistato per la Sua Redenzione. Maria ha cooperato alla Redenzione del genere umano con Cristo in maniera subordinata e secondaria, acconsentendo all’Incarnazione del Verbo nel suo seno e offrendo Cristo in Croce al Padre per riscattare l’umanità, soffrendo indicibilmente e “commorendo” misticamente con Lui ai piedi della Croce. Ritta ai piedi della Croce! Quale madre potrebbe sopportare un simile dolore senza accasciarsi, ripiegarsi sfinita dall’angoscia e dal pianto? Nulla per sé, tutta per il Figlio…

Lo stesso Concilio Vaticano II (Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 58) così parla di Maria ai piedi della croce: «Anche la Beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione con il Figlio sino alla croce. Qui, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente con il suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei stessa generata». Consentire all’immolazione della vittima da lei generata fu come immolare sé stessa.

È in questa luce di speciale cooperazione alla Redenzione - al servizio totale del Signore Gesù, unico Redentore – che si spiega il titolo di Corredentrice (vedi anche qui e qui). Un titolo che venne usato dallo stesso san Giovanni Paolo (e prima di lui da san Pio X e Pio XI), nonché da molti altri santi come Gabriele dell’Addolorata, Veronica Giuliani, Padre Pio, Massimiliano Maria Kolbe, Leopoldo Mandic, Madre Teresa di Calcutta, ecc.

A questa gloriosa lista aggiungiamo proprio suor Maria Natalia Magdolna, che racconta (pag. 83): «Gesù mi disse: “Mia Madre Immacolata sarà la corredentrice dell’era che deve venire” e mi spiegò che, per poter affrettare la vittoria della nostra Madre e Regina, dovevo pregare frequentemente con questa invocazione: “Madre nostra Immacolata, mostra la tua potenza!”».

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Beata Maria Vergine di Guadalupe/ Il 12 dicembre si celebra l’apparizione mariana

Posté par atempodiblog le 12 décembre 2019

Beata Maria Vergine di Guadalupe/ Il 12 dicembre si celebra l’apparizione mariana
di Matteo Fantozzi – Il Sussidiario

Beata Maria Vergine di Guadalupe/ Il 12 dicembre si celebra l’apparizione mariana dans Apparizioni mariane e santuari Guadalupe

Il 12 dicembre la Chiesa Cattolica ricorda l’importante figura della Beata Maria Vergine di Guadalupe, ricorrenza la quale nacque come conseguenza di una apparizione avvenuta nella prima metà del 1500. Il Santuario della Madonna di Guadalupe è ubicato a Tepeyac, ove secondo la tradizione la Madonna chiese che venisse costruito un luogo di culto a lei dedicato. Il Messico è la realtà statale più importante di tutta l’America Centrale e la Beata Vergine Maria di Guadalupe ne è anche considerata la patrona. Questo paese è uno dei più cattolici dell’area delle Americhe: visitarlo è una esperienza molto interessante, anche per i lasciti delle civiltà precolombiane.

Beata Maria Vergine di Guadalupe, il racconto dell’apparizione
Per la Beata Maria Vergine di Guadalupe secondo le fonti il 9 dicembre del 1531 un indio che si chiamava Juan Diego che si trovava sulla collina, venne conquistato dal canto degli uccelli e alla fine incontrò la Madonna, che gli fece la richiesta di un santuario a lei dedicato. L’uomo riferì subito al vescovo della città, il quale però non gli credette. Juan tornò a casa e la Madonna gli si palesò nuovamente, invitandolo ad insistere con il vescovo. Il giorno dopo tuttavia Juan Diego dovette desistere dal suo intento perché suo zio cadde gravemente ammalato. Per questo motivo scelse di non passare dalla collina, ma la Madonna gli si palesò comunque, dicendogli che lo zio era guarito e quindi di non preoccuparsi e di recarsi sulla collina, dove avrebbe trovato le prove che avrebbero convinto il vescovo ad assecondare la sua richiesta. L’indio arrivò sulla collina e trovò dei fiori di Castiglia, che in quell’ambiente non avrebbero potuto crescere. Decise quindi di raccoglierli e portarli al prelato. Una volta arrivato dinanzi al vescovo, i fiori incredibilmente si trasformarono nell’immagine della Beata Vergine Maria. A questo punto il vescovo non poté che convincersi del fatto che il santuario doveva essere costruito e ciò alla fine avvenne nel 1667. Oggi questo è uno dei luoghi maggiormente visitati dai pellegrini, specie delle Americhe ed è uno dei simboli più importanti del Messico non solo da un punto di vista religioso ma anche turistico, perchè sono tanti i viaggiatori che decidono di visitarlo.

Gli altri beati di oggi
Ovviamente in questa giornata non viene celebrata solo la Beata Vergine Maria di Guadalupe, ma il mondo cristiano ricorda anche altre figure molto importanti. Tra coloro che sono stati santificati si può ad esempio ricordare San Valerico, mentre tra coloro che ad oggi hanno lo status di beati si può ad esempio ricordare la figura di Corrado di Offida.

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Solo tornando a Cristo l’umanità potrà ritornare a vivere e a gioire

Posté par atempodiblog le 30 novembre 2019

Solo tornando a Cristo l’umanità potrà ritornare a vivere e a gioire
Tratto da: La scuola di Medjugorje di don Matteo Graziola

Solo tornando a Cristo l’umanità potrà ritornare a vivere e a gioire dans Apparizioni mariane e santuari Madonna-di-Kibeho

[…] è facile vedere la piena consonanza tra il messaggio di Kibeho e quello di Medjugorje. Entrambi puntualizzano l’importanza della fede, della Chiesa, del Rosario, della famiglia, dei comandamenti di Dio, del Vangelo, del digiuno, dei Sacramenti, dei ‘novissimi’, e così via.

E oltre a ciò entrambi esprimono il medesimo giudizio sul mondo: l’umanità si è allontanata da Dio, cercando di fare a meno di Lui, ed è finita nel nulla, nella violenza, nella menzogna; solo tornando a Cristo potrà ritornare a vivere e a gioire. I cristiani hanno il dovere di non dormire, ma di sacrificare se stessi per il Regno di Cristo.

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Apparizioni. A Fontanelle un santuario dedicato a Maria Rosa Mistica-Madre della Chiesa

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2019

Apparizioni. A Fontanelle un santuario dedicato a Maria Rosa Mistica-Madre della Chiesa
Qui Pierina Gilli ebbe le visioni, non ancora riconosciute, ed è ogni anno meta di un flusso di fedeli in costante aumento. La decisione del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada
di Andrea Galli – Avvenire
Tratto da: Radio Maria

Apparizioni. A Fontanelle un santuario dedicato a Maria Rosa Mistica-Madre della Chiesa dans Apparizioni mariane e santuari Fontanelle

L’annuncio il vescovo Pierantonio Tremolada l’ha dato ieri, con una lettera pubblicata sul settimanale La Voce del Popolola diocesi di Brescia dal 7 dicembre avrà un nuovo santuario dedicato a Maria Rosa Mistica-Madre della Chiesa alle Fontanelle di Montichiari. Sobria la lettera ma di non poco conto le implicazioni.

Fontanelle è infatti il luogo legato alle apparizioni – tuttora presunte – di cui fu protagonista Pierina Gilli, nata a Montichiari, nella bassa bresciana, nel 1911 e lì morta nel 1991. Figlia di contadini, la donna cercò di entrare nelle Ancelle della Carità – Istituto religioso sorto a Brescia a metà ’800 – ma dovette rinunciare per gravi problemi di salute che sorsero mentre era postulante, tra cui una meningite.

Lavorò come perpetua del parroco di Carpenedololo, poi come infermiera in un ospedale. Non si sposò mai e condusse una vita più che ordinaria, quasi anonima, nonostante i fenomeni mistici di cui sarebbe stata protagonista. I primi risalirebbero al 1944, proprio quando la Gilli versava in un stato comatoso per la meningite: l’allora beata e oggi santa Maria Crocifissa Di Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carità, le avrebbe anticipato la guarigione e oltre a prove future.

Poi la Gilli avrebbe avuto due cicli di apparizioni, con messaggi rivolti al mondo: il primo iniziato nel 1947, con la Madonna che si sarebbe presentata con i titoli di Rosa Mistica e di Madre della Chiesa, e conclusosi l’8 dicembre dello stesso anno in una Basilica di Montichiari stracolma di parrocchiani e devoti venuti da fuori paese.

Il secondo ciclo sarebbe avvenuto nel 1966 a Fontanelle, località nella campagna di Montichiari dove sono presenti diverse risorgive. La Madonna ne avrebbe indicata una in particolare come luogo di purificazione e fonte di grazie.

Pierina Gilli fu interrogata nel 1948 dalle autorità ecclesiastiche e la diocesi prese subito un atteggiamento di distanza, ribadito a più riprese dai vescovi che si sono susseguiti a Brescia. Distanza e diffidenza iniziali che, secondo alcuni, portarono anche a disinteressarsi al resto della storia, a una vicenda spirituale estremamente complessa e misteriosa.

Nel frattempo però il flusso dei fedeli a Fontanelle non solo non è mai diminuito, ma è aumentato negli anni. La piccola chiesa che vi è stata costruita – un semplice capannone in un affossamento del terreno, con accanto due costruzioni – è diventata meta di pellegrini da tutto il mondo.

«La devozione per Maria Rosa Mistica legata agli eventi di Montichiari è oggi diffusa in America Latina, dal Brasile al Salvador al Messico, ma anche negli Stati Uniti», spiega don Marco Alba, delegato del vescovo di Brescia per le Fontanelle. «Devozione che ha poi incrociato quella antica dei cattolici dello Sri Lanka per la Rosa Mistica, tanto che coloro che vivono in Italia vengono qui la seconda domenica di settembre per il loro pellegrinaggio.

Ma Fontanelle è conosciuta anche in India, in Cina e in diversi Paesi africani». Chi ha fatto conoscere in posti così lontani una realtà che ufficialmente non esisteva? Secondo don Alba, «un sacerdote tedesco ha iniziato a diffondere la statua di Maria Rosa Mistica con le tre rose nel petto, come vista da Pierina. Alcuni missionari hanno probabilmente portato con loro l’immagine. Certamente una tale diffusione è sorprendente ed è ancora da capire fino in fondo».

Tremolada con la sua decisione ha compiuto un passo impegnativo dal punto di vista pastorale e anche teologico. Scrive il presule nella lettera alla diocesi: «Questo imponente fenomeno di preghiera e di venerazione verso la santa Madre del Signore – qui invocata come Rosa Mistica e Madre della Chiesa – si lega in modo non secondario all’esperienza spirituale di Pierina Gilli (1911-1991), esperienza che è tuttora oggetto di una rinnovata fase di studio e discernimento da parte dell’autorità ecclesiastica, sia a livello diocesano che da parte della Congregazione per la dottrina della fede».

Non c’è quindi ancora il riconoscimento delle apparizioni, ma viene superata anche la posizione precedente, quella che dal 2001 permetteva il culto a Fontanelle ma vietava ogni rimando “aperturista” a Pierina Gilli. Sulla sua esperienza si è tornati ad indagare, scrive sempre Tremolada, per «comprendere sempre meglio se e come… possa favorire e incrementare nel presente la vita cristiana, il senso di appartenenza alla Chiesa e la condivisione della sua missione evangelizzatrice, sotto la protezione e l’ispirazione della santa Madre del Signore».

Intanto, aggiunge il vescovo, con la solenne celebrazione eucaristica e la proclamazione del prossimo 7 dicembre «si intende di fatto riconoscere anche sul piano canonico la potenzialità missionaria di questi luoghi sacri, al fine di consolidare, irrobustire e incrementare i numerosi frutti spirituali qui germinati nel corso del tempo». E sarà sempre il tempo che aiuterà a capire meglio ciò che resta da capire

Da sapere: le tre rose
Nell’apparizione che Pierina Gilli avrebbe avuto il 13 luglio 1947, Maria si sarebbe presentata con tre rose sul manto (bianca, rossa e oro), che sono sempre presenti anche nell’iconografia di Maria Rosa Mistica ispirata alle vicende di Montichiari e Fontanelle. Le tre rose, avrebbe spiegato la Vergine, simboleggiavano la preghiera, il sacrificio e l’immolazione, necessarie a riparare le infedeltà e i tradimenti delle anime consacrate.

I diari, il presunto miracolo e lo studio del teologo
Nella nuova fase di indagine dell’esperienza mistica di Pierina Gilli hanno avuto un ruolo importante anche alcuni libri pubblicati dalle edizioni Ares. Il primo, “Maria Rosa Mistica-Madre della Chiesa”, curato da Rosanna Brichetti Messori e da Riccardo Caniato, è il volume postumo di monsignor Enrico Galbiati, autorevole biblista e orientalista, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, che si espresse a favore delle apparizioni. Il secondo volume sono i “Diari” di Pierina Gilli, curati sempre da Riccardo Caniato, rimasti a lungo inediti, un testo di quasi 700 pagine. “Fratel Ettore & il miracolo di Rosa Mistica”, di Andrea Tornielli, riguarda invece la presunta guarigione miracolosa di una donna a Fontanelle studiata dal camilliano Ettore Boschini, di cui è in corso la causa di beatificazione.

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Supplica alla Madonna della Medaglia miracolosa

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2019

Supplica alla Madonna della Medaglia miracolosa
Da recitarsi alle 17:00 del 27 Novembre, festa della Medaglia, e il 27 di ogni mese (ed anche in caso di necessità)

Supplica alla Madonna della Medaglia miracolosa dans Apparizioni mariane e santuari Madonna-apparizioni-di-Rue-du-Bac-in-Parigi

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia. Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest’ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d’affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unìsono col tuo. Lo accenderà d’amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l’ora tua, o Maria, l’ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l’ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest’ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione, e l’ora del pieno esaudimento dei nostri voti. Tu che hai promesso proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi. Te lo domandiamo per la tua Immacolata Concezione e per l’amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. – Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest’ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch’essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.

Salve Regina e tre volte “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”.

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La medaglia miracolosa è uno straordinario trattato di mariologia

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2019

La medaglia miracolosa è uno straordinario trattato di mariologia
di Padre  Livio Fanzaga – La firma di Maria

La medaglia miracolosa è uno straordinario trattato di mariologia dans Apparizioni mariane e santuari Madonna-Medaglia-Miracolosa

«La Madonna, quando appare, lo fa essenzialmente per risvegliare la fede degli uomini. Perciò la “medaglia miracolosa” – che pure io portò in tasca e al collo come contrassegno della mia appartenenza a Maria – non la interpreto innanzitutto come un’oggetto di protezione, bensì come uno strumento di catechesi. Per fare un paragone, secondo me equivale al quadro di Gesù misericordioso, ispirato dalle indicazioni di suor Faustina Kowalska, nel quale è compendiata l’opera della redenzione.

Come ha detto bene lo scrittore Jean Guitton, la “medaglia miracolosa” è uno straordinario trattato di mariologia: in questo piccolo ovale di latta sono mostrati tutti i grandi misteri di Maria. Perciò vorrei qui invitare i nostri lettori non soltanto a portare sempre con sé la “medaglia miracolosa”, ma anche a meditarla costantemente. […]».

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Maria Ausiliatrice

Posté par atempodiblog le 24 mai 2019

Maria Ausiliatrice
Tratto da: La nuova Bussola Quotidiana

Maria Ausiliatrice dans Apparizioni mariane e santuari Maria-Ausiliatrice

San Giovanni Bosco è colui che notoriamente ha fatto di più per propagare la devozione alla Madonna con il titolo di Maria Ausiliatrice, ma il diretto riferimento al soccorso prestato da Maria ai suoi figli era già diffuso nella cristianità di lingua greca dei primi secoli, come mostrano antiche iscrizioni in cui la Beata Vergine, oltre che con titoli celebri come Theotókos (in breve, “Madre di Dio”) e Panaghia (“Tutta Santa”), era invocata come Boetheia, che sta per “aiuto”. San Giovanni Crisostomo si riferì così alla Madre celeste in un’omelia del 345, imitato da diversi altri santi del primo millennio, come per esempio Germano di Costantinopoli (c. 634-733), il quale diceva: “Noi, allontanatici da Dio nella moltitudine dei peccati, attraverso di te abbiamo ricercato Dio e lo abbiamo trovato; e avendolo trovato, siamo stati salvati. Perciò potente è il tuo aiuto per la salvezza, o Madre di Dio”.

In seguito alla vittoriosa battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 (le navi della Lega Santa sconfissero la flotta dell’Impero Ottomano, fermando l’espansione musulmana), che indusse san Pio V a istituire la festa di Santa Maria della Vittoria (oggi Beata Vergine Maria del Rosario), l’invocazione Auxilium christianorum, “Aiuto dei cristiani”, venne inserita nelle Litanie lauretane. Oltre due secoli più tardi, il 15 settembre 1815, Pio VII stabilì la celebrazione della festa di “Maria, Aiuto dei cristiani” al 24 maggio, anniversario del suo ritorno trionfale a Roma (24 maggio 1814) dopo i quasi cinque anni di prigionia sotto Napoleone. In origine la festa, già diffusa tra i Servi di Maria fin dal XVII secolo, era limitata alla diocesi di Roma, ma poi si è estesa in altri luoghi della cristianità, pur senza essere inserita nel Calendario Romano Generale.

Don Bosco aveva appena trent’anni quando nel 1845 la Vergine gli apparve nel rione torinese di Valdocco (toponimo che tradizionalmente sta per Vallis occisorum, “Valle degli uccisi”), ordinandogli la costruzione di una chiesa nel punto esatto del martirio dei santi Avventore e Ottavio, due soldati del III secolo, ritenuti i primi martiri di Torino e celebrati insieme al compagno d’armi san Solutore, decapitato ad alcuni chilometri di distanza dai due. “In questo luogo – disse la Madonna – dove i gloriosi martiri di Torino Avventore e Ottavio soffrirono il loro martirio, su queste zolle che furono bagnate e santificate dal loro sangue, io voglio che Dio sia onorato in modo specialissimo”. Mentre diceva queste parole, trascritte da don Bosco nelle sue Memorie, Maria “avanzava un piede posandolo sul luogo ove avvenne il martirio e me lo indicò con precisione”. Vent’anni più tardi fu posata la prima pietra e il 9 giugno 1868 avvenne la consacrazione del Santuario di Maria Ausiliatrice.

Il santo educatore commissionò inoltre a Tommaso Lorenzone la pala dell’altare maggiore, che raffigura Maria con Gesù Bambino nel braccio sinistro e lo scettro, terminante con un globicino sormontato dalla croce, nella mano destra, con attorno gli apostoli, gli evangelisti e degli angioletti, e in alto l’irradiazione dello Spirito Santo, rappresentato da una colomba. L’immagine ricevette l’incoronazione canonica nel 1903, sotto Leone XIII, per mezzo dell’arcivescovo Agostino Richelmy. Il titolo di Ausiliatrice venne poi riportato nella Lumen Gentium, la costituzione del Vaticano II sulla Chiesa, che ne sottolineò la speciale cooperazione alla Redenzione operata dal divin Figlio, a beneficio di quanti Lo amano: “Questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell’Annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. […] Per questo la Beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice” (LG 62).

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Medjugorje, 28° Festival internazionale dei giovani: Omelia di S.E. Mons. Henryk Hoser

Posté par atempodiblog le 6 août 2018

Medjugorje, 28° Festival internazionale dei giovani
Testo dell’Omelia di S.E. Mons. Henryk Hoser, Visitatore Apostolico per la Parrocchia di Medjugorje (05/08/2018)
Tratto da: Radio Maria

Medjugorje, 28° Festival internazionale dei giovani: Omelia di S.E. Mons. Henryk Hoser dans Apparizioni mariane e santuari S.E._Mons_Henryk_Hoser

“Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”

Cari giovani amici,

ecco la domanda che ci poniamo alla fine del nostro Festival, ricco d’esperienze, momenti intensi, vissuti nei vostri moltissimi incontri, nelle conoscenze fortificate anche per il futuro: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”.

Oggi, come in ogni Messa, il Signore ci invita a prendere i Suoi doni esposti su due tavole, cioè sulla tavola della Sua Parola e sulla tavola della Sua Eucaristia. Ambedue sono assolutamente indispensabili per continuare il nostro cammino di vita, la nostra via che conduce all’obiettivo finale.

In Africa la saggezza dice che, “Se hai perso la tua strada e tu non sai più dove andare, ricordati allora da dove tu sei venuto”. Voi siete venuti dal mondo intero, dai differenti continenti e dai molti paesi. Le differenze tra di voi sono enormi.

Il Documento preparatorio del Sinodo dedicato ai giovani, che si svolgerà in Roma in ottobre, dice:

«Le forti disuguaglianze sociali ed economiche che generano un clima di grande violenza e spingono alcuni giovani nelle braccia della malavita e del narcotraffico; un sistema politico dominato dalla corruzione, che mina la fiducia nelle istituzioni e legittima il fatalismo e il disimpegno; situazioni di guerra ed estrema povertà che spingono a emigrare in cerca di un futuro migliore. In alcune regioni pesa il mancato riconoscimento delle libertà fondamentali anche in campo religioso, e delle autonomie personali da parte dello Stato, mentre in altre l’esclusione sociale e l’ansia da prestazione spingono una parte del mondo giovanile nel circuito delle dipendenze (cioè droga e alcool in particolare) e dell’isolamento sociale. In molti luoghi povertà, disoccupazione ed emarginazione fanno aumentare il numero dei giovani che vivono in condizioni di precarietà, tanto materiale quanto sociale e politica».

Dall’altra parte, tutti conosciamo i drammi di tanti profughi ed immigrati che ci sono nel mondo, e il loro numero arriva a milioni. Ci sono i paesi cosiddetti sviluppati, dove si vive la sazietà dei beni materiali, un iperconsumismo, la vera dittatura del mercato, la moda di lusso come ideale di vita egoista ed insensibile verso gli altri. Le famiglie si decompongono e ricompongono facilmente, senza preoccupazione della sorte dei bambini, sottomessi ad uno sconforto ed alla miseria psichica e spirituale. Queste zone divengono purtroppo come il deserto spirituale, dove la solitudine, la perdita di senso e del valore della vita gettano i giovani verso la tristezza, verso la depressione e a volte al suicidio. Una tale vita è proprio pagana. San Paolo non aveva dubbio a proposito di tale comportamento.

Abbiamo sentito oggi le sue parole: «Vi dico, dunque, e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come pagani con i vani pensieri». E ci esorta: «ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità».

Cari giovani, Siete arrivati dal mondo, che da una parte vi attira ma dall’altra parte vi ripugna. Attira per tanti suggerimenti, per la pubblicità presente dappertutto, per tante proposte dello stile di vita. Ripugna – i dubbi e le incertezze sono numerose: chi dice la verità e chi mente? Quale proposta ed offerta è buona e quale è pericolosa? A chi credere e di chi aver fiducia? Il tempo della giovinezza è relativamente breve, dopo l’infanzia e prima dell’ età adulta, e poi vi è l’età senile. Il tempo è breve ma forse è il più importante, cioè questo è il periodo presente, il periodo delle scelte e delle decisioni fondamentali, che sono determinanti per tutta la vita futura. In quanto a noi, come cristiani invece scopriamo il nostro Maestro, Gesù Cristo che dice di se stesso, quando uno dei Suoi discepoli Gli pone una domanda fondamentale sulla via da prendere: «Come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Io sono il pane della vita».

La risposta è succinta, ma contiene tutto. Spero dunque che durante questo Festival avete intravisto almeno l’inizio della strada da percorrere. La persona di Cristo è davvero affascinante, ma prima bisogna incontrarlo e conoscerlo.

Ascoltate dunque questo dialogo. Due giovani, sentendo parlare di Lui – di Cristo – seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava, e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Oggi, alle sette di sera, Gesù si volta verso di noi e ripete la stessa domanda: «Che cosa cercate, chi cercate e perché lo cercate?».

Gesù è un Maestro sicuro. Non tardate ad iscrivervi alla Sua scuola. Alla stessa scuola troverete una Maestra: Maria Madre di Dio, Maria Educatrice e Regina della Pace! Una tale scuola vale di più delle migliori università del mondo! Maria non si stanca di ribadire, a proposito di Suo Figlio «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!». Tale è la risposta alla domanda iniziale: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. Amen.

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Mons. Hoser: in tanti a Medjugorje, anche tra i lontani, per incontrare Cristo

Posté par atempodiblog le 24 juillet 2018

Mons. Hoser: in tanti a Medjugorje, anche tra i lontani, per incontrare Cristo
Nominato da Papa Francesco il 31 maggio scorso visitatore apostolico a Medjugorje, mons. Hoser nella Messa per l’inizio del ministero ha detto che in questo luogo la devozione popolare ha Cristo al centro
di Sergio Centofanti – Vatican News

Mons. Hoser: in tanti a Medjugorje, anche tra i lontani, per incontrare Cristo dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje

L’arcivescovo polacco Henryk Hoser ha presieduto questa domenica una Messa solenne nella Chiesa di San Giacomo, dando inizio al suo ministero di visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje. Erano presenti numerosi fedeli e pellegrini, insieme al nunzio in Bosnia ed Erzegovina, mons. Luigi Pezzuto, al vescovo di Alessandria, mons. Guido Gallese, e al provinciale dei francescani, fra Miljenko Steko.

Inviato dal Papa a Medjugorje
Papa Francesco – ha esordito nell’omelia – mi ha inviato a Medjugorje perché “la cura pastorale esige di assicurare un accompagnamento stabile e continuo” di questa comunità parrocchiale “e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio”.

Prendendo spunto dalla prima lettura di questa XVI domenica del Tempo ordinario, in cui Geremia dice: “Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo”, mons. Hoser ha detto: “Il Santo Padre, pastore universale della Chiesa, prende come sue queste parole del profeta. Ci invia lì, dove esiste e vive la gente, dove i fedeli si radunano cercando la luce di salvezza”. E riferendosi al Vangelo ha sottolineato che “il Signore ci dà un incomparabile esempio e modello missionario“ perché mostra compassione per le tante persone che lo seguivano “come pecore che non hanno pastore”.

Anche “i lontani“ vengono a Medjugorje
Il presule ha quindi commentato le parole di San Paolo: “Voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo (…) Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini”. “A Medjugorje – ha ricordato – vengono i pellegrini da lontano, da circa 80 Paesi del mondo”: per percorrere tanti chilometri “bisogna avere una motivazione ferma e decisa”. “Ma la parola ‘lontani’ significa ancora un’altra cosa; significa una situazione esistenziale di tanti che si sono allontanati da Dio, da Cristo, dalla loro Chiesa e dalla luce che dà senso alla vita, per orientarla e darle lo scopo vitale degno, che vale la pena di essere vissuto”.

Fedeli di Medjugorje, testimoni da 37 anni di tanti eventi
“Questa missione – ha proseguito mons. Hoser – concerne ugualmente non soltanto i lontani, ma pure i vicini. Questi anche in un duplice senso: vicini perché abitano da generazioni questo luogo e territorio; vicini perché sono i parrocchiani di Medjugorje; vicini perché sono da trentasette anni i testimoni di tanti eventi di questa regione. In un’altro senso, sono vicini anche tutti quelli che vivono una fede ardente e calorosa, che vogliono essere in contatto intimo e riconoscente con il Signore Risuscitato e Misericordioso”.

A Medjugorje per incontrare Cristo e sua Madre
A questo punto mons. Hoser ha posto “la questione fondamentale: perché tanta gente si reca ogni anno a Medjugorje? La risposta che si impone è questa: vengono per incontrare qualcuno: per incontrare Dio, incontrare Cristo, incontrare Sua Madre. E poi per scoprire la strada che conduce alla felicità di vivere nella casa del Padre e della Madre; infine per scoprire la strada mariana come quella più certa e sicura. È la strada del culto mariano che si celebra da anni qui, cioè ‘quel culto sacro, nel quale vengono a confluire il culmine della sapienza e il vertice della religione e che pertanto è compito primario del Popolo di Dio’ (Dall’Esortazione apostolica di Paolo VI Marialis cultus)”.

A Medjugorje un culto cristocentrico
“Si tratta davvero – ha precisato – di un culto cristocentrico, perché – come diceva Paolo VI – da Cristo trae origine ed efficacia, in Cristo trova compiuta espressione e per mezzo di Cristo, nello Spirito, conduce al Padre”.

Devozione a Medjugorje è secondo la dottrina
Il Concilio Vaticano II – ha osservato – sottolinea con forza che “le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha approvato entro i limiti della sana e ortodossa dottrina si sviluppino in armonica subordinazione al culto che si presta a Cristo e intorno ad esso gravitino come a loro naturale e necessario punto di riferimento” (Cfr Conc. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 66). “Tale è la devozione popolare a Medjugorje: al centro la Santa Messa, l’adorazione del Santissimo Sacramento, una massiva frequenza del Sacramento della Penitenza, accompagnate dalle altre forme di pietà: il Rosario e la Via Crucis che fanno sì che le pietre, prima ruvide, dei sentieri diventino lisce”.

Momenti speciali di grazia
“I pellegrini – ha affermato mons. Hoser – consacrano il loro tempo per essere presenti nello spazio di Medjugorje. A questo proposito il Santo Papa Giovanni Paolo II diceva ‘che come il tempo può essere scandito dai kairoì, momenti speciali di grazia, in modo analogo lo spazio possa essere segnato da particolari interventi salvifici di Dio. E questa, del resto, un’intuizione presente in tutte le religioni, nelle quali si trovano non solo tempi, ma anche spazi sacri, nei quali l’incontro col divino può essere sperimentato in modo più intenso di quanto non avvenga abitualmente nell’immensità del cosmo” (Lettera sul pellegrinaggio, 30-6-1999).

La Regina della Pace
“Medjugorje – ha detto il visitatore apostolico – ci offre il tempo e lo spazio della grazia divina per intercessione della Beata Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, venerata qui con l’appellativo di ‘Regina della Pace’. Questo appellativo è ben conosciuto tramite le Litanie Lauretane”. “È vero – ha concluso mons. Hoser – il mondo ha tanto bisogno di pace: la pace del cuore di ciascuno, la pace nella famiglia, la pace sociale e la pace internazionale, tanto desiderata da tutti, specialmente dai cittadini di questo Paese, così provato dalla guerra dei Balcani. Promuovere la pace significa costruire una civiltà fondata sull’amore, sulla comunione, sulla fraternità, sulla giustizia, e quindi sulla pace e la libertà. La Madonna, Madre del Principe della Pace annunziato dei profeti sia la nostra Protettrice, la nostra Regina la nostra Madre. Amen”.

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La Signora dei popoli di Amsterdam

Posté par atempodiblog le 2 janvier 2018

La Signora dei popoli di Amsterdam
di Diego Manetti – La nuova Bussola Quotidiana

La Signora dei popoli di Amsterdam dans Apparizioni mariane e santuari Signora_di_tutti_i_popoli

La traccia mariana che andiamo a esaminare insieme questa volta cari amici è davvero particolare poiché non si tratta di un santuario già esistente bensì della richiesta di edificarne uno. Intendo dire che ciò di cui ci occuperemo è un’apparizione mariana – come tante ne abbiamo fin qui viste, essendo le apparizioni mariane il primo passo, se così possiamo dirlo, che il Cielo compie per manifestarsi in terra, primo passo in risposta del quale gli uomini del tempo edificano poi un santuario come ricordo e segno della devozione e pietà mariane lì sviluppatesi, spesso ottemperando con tale opera di edificazione a una precisa richiesta della Vergine che domanda che, laddove Lei è apparsa, venga costruito un edificio sacro come memoria della sua venuta e come prolungamento della sua presenza tra gli uomini, al fine di offrire un luogo in cui i pellegrini possano ritrovarsi per offrire le loro preghiere, necessità e intenzioni a Dio per intercessione della Madonna. Orbene, per quanto vedremo questa volta, non potremo trattare del santuario corrispondente poiché ancora se ne attende l’edificazione, pur avendo ottenuto le apparizioni in questione ufficiale riconoscimento di soprannaturalità da parte della autorità ecclesiastica competente.

Superiamo dunque ogni indugio e andiamo ai fatti. Ci troviamo ad Amsterdam, negli anni tra il 1945 e il 1959. É in questo lasso di tempo, circa 14 anni, che la Madonna appare a una donna del posto, Ida Peerdeman, presentandosi con il titolo di “Signora di tutti i popoli”. Durante le apparizioni la Vergine affida alla veggente diversi messaggi e in particolare una preghiera, rivelata nel 1951, che ottiene l’imprimatur da parte del vescovo di Amsterdam, mons. J. Huibers, nel corso dello stesso anno.  La Commissione d’indagine nominata dallo stesso vescovo nel 1956 ha reso noto un primo giudizio sul fenomeno delle apparizioni a Ida Peerdeman, secondo il quale non era possibile affermare che si trattasse di eventi soprannaturali, precisando però che si trattava di un fenomeno ancora in corso (le apparizioni avranno infatti termine solo nel 1959). Il diffondersi della devozione alla Signora di tutti i popoli aveva reso necessario un pronunciamento mentre ancora le apparizioni perduravano, giungendo a emanare disposizioni di ordine cultuale che vietavano la venerazione pubblica (pur avendo riconosciuto, lo abbiamo già detto, la bontà della preghiera rivelata dalla Madonna nel 1951). Negli anni successivi si raccolsero le nuove esperienze della veggente, mentre il Sant’Ufficio (l’attuale Congregazione per la Dottrina della fede) confermava nel 1957 il giudizio della Commissione d’indagine pronunciato l’anno prima.

A beneficio dei lettori può essere utile ricordare a questo punto le possibili varianti del giudizio esprimibile dalla Commissione ecclesiastica diocesana incaricata di pronunciarsi sul fenomeno. Qualora ci siano elementi per affermare con decisione che non si tratta di un evento soprannaturale, bensì di un fenomeno interamente riconducibile alle dinamiche della psicologia umana, allora si può affermare che in merito al tutto constat de non supernaturalitate, cioè si constata la non soprannaturalità delle apparizioni in questione. Qualora invece non vi siano elementi per dubitare della origine soprannaturale di tali apparizioni, ma neppure si disponga di sufficienti argomenti probatori, ecco che si sceglie la formula del non constat de supernaturalitate, come a dire: al momento non si rilevano evidenti elementi di soprannaturalità, benché non si escluda che a un ulteriore esame questi possano emergere. Infine, quando fossero condotte analisi e valutazioni tali da portare a ritenere indubitabile l’origine soprannaturale delle apparizioni, si può giungere al definitivo giudizio di constat de supernaturalitate, mediante il quale si intende acclarata e affermata la soprannaturalità del fenomeno stesso.

Orbene, nel caso di Amsterdam, nel 1956 la commissione diocesana d’indagine e poi nel 1957 il Sant’Uffizio affermarono la seconda formula, quella – diremmo – attendista e possibilista del non constat de supernaturalitate. A questo giudizio si riferì il Sant’Ufficio per ribadire nel 1961 che non scorgeva l’esigenza di una riapertura dell’indagine, e così pure fece nel 1967 di fronte ad analoga richiesta diocesana. Ancora nel 1974 il vescovo di Amsterdam, mons. Zwartkruis, successore di Mons. Huibers, ribadì tale giudizio, limitandosi a ricordare le puntualizzazioni di ordine disciplinare risalenti al suo predecessore in merito al divieto della venerazione pubblica. Il successore episcopale, mons. H.J.A. Bomers, promosse nuove ricerche sulle apparizioni di Amsterdam. Sotto il suo vescovado morì la veggente Ida Peerdeman, il 17 giugno 1996, pochi giorni dopo che lo stesso monsignore, dopo aver consultato la Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva autorizzato la venerazione pubblica, il 31 maggio 1996, senza però pronunciarsi sull’autenticità del fenomeno, in merito al quale si restava al “non constat de” del 1956. Divenuto vescovo di Amsterdam mons. J. Punt nel 1998, alla luce della scomparsa della veggente e della diffusione a livello mondiale della devozione alla Signora di tutti i popoli, ritenne di avviare una nuova investigazione, ormai a oltre 50 anni dall’inizio del fenomeno. Studiati tutti i documenti, eseguite attente perizie, unendo a tutto ciò preghiera e profondità di valutazione teologica, mons. Punt è giunto alla conclusione che le apparizioni di Amsterdam sono soprannaturali, come ufficialmente dichiarato il 31 maggio 2002: «Come vescovo di Haarlem/Amsterdam mi è stato chiesto di pronunciarmi riguardo l’autenticità delle apparizioni di Maria come Signora di tutti i Popoli ad Amsterdam durante gli anni 1945-1959. … abbiamo permesso la pubblica venerazione nel 1996. … ed io constato che questa devozione ha preso posto nella vita di fede di milioni di fedeli sparsi nel mondo e che viene sostenuta molti vescovi. Mi sono state anche riportate testimonianze di conversione e di riconciliazione, come anche di guarigione e di particolare protezione. Nel pieno riconoscimento della responsabilità della Santa Sede, è in primo luogo compito del vescovo locale pronunciarsi, secondo coscienza, sull’autenticità delle rivelazioni private che stanno avvenendo o che sono avvenute nella propria diocesi. … Considerando questi pareri, testimonianze e sviluppi, e ponderando tutto questo nella preghiera e nella riflessione teologica, tutto ciò mi conduce alla constatazione che nelle apparizioni di Amsterdam c’è un’origine soprannaturale. … E’ mia sincera convinzione che la devozione alla Signora di tutti i Popoli ci può aiutare, nella drammaticità del nostro tempo, a trovare la giusta via, la via verso una nuova e particolare venuta dello Spirito Santo, Lui che solo può sanare le grandi piaghe del nostor tempo».

Ecco, credo che questa dichiarazione del 31 maggio 2002 ci permetta di guardare con un rinnovato interesse alle apparizioni di Amsterdam. Da una parte esiste, infatti, un riconoscimento ufficiale dell’autorità ecclesiastica competente che, per quanto non vincolante per il singolo fedele, è utile indicazione della credibilità e bontà del fenomeno per quanti desiderano praticarne la relativa devozione. Inoltre, appare in tutta la sua drammatica attualità il riferimento all’angoscioso tempo presente in cui gli uomini paiono aver smarrito la strada, perdendosi sulla via del male, dell’errore, della menzogna, della morte, necessitando oggi più che mai di una nuova Pentecoste, di un rinnovato dono dello Spirito Santo che illumini e guidi questa umanità che ormai pare giunta a quel bivio radicale, più volte indicato da san Giovanni Paolo II, in cui l’uomo è chiamato a scegliere tra la vita e la morte, tra Dio e se stesso. Questi sono i motivi che ci portano a esaminare le apparizioni della Signora dei Popoli ad Amsterdam, benché ad esse non abbia fatto (ancora) seguito l’edificazione del santuario richiesto dalla Madonna.

Partiamo dunque dai fatti. E lo facciamo presentando brevemente la figura della veggente, Ida Peerdeman. Ultima di cinque figli, nasce il 13 agosto 1905 ad Alkmaar. Rimasta orfana di madre all’età di otto anni, si trasferisce con la famiglia ad Amsterdam nel 1913. Le apparizioni del 1945 sono state preparate da esperienze mistiche occorse a Ida quando ancora era una ragazzina. Basti pensare che a soli 12 anni, il 13 ottobre 1917 – mentre in quel di Fatima si concludevano le apparizioni della Signora del Rosario con il grandioso segno del miracolo del sole dinnanzi a 70.000 fedeli – mentre rincasava vide sulla strada una “bianca signora”. Subito pensa trattarsi della Vergine Maria. La visione si ripete anche nei due sabati successivi.  Altre esperienze straordinarie furono le visioni che Ida ebbe durante la seconda guerra mondiale, quando poteva assistere a episodi e fatti bellici a distanza. Il tutto fino al 25 marzo 1945, quando le apparve nuovamente quella che riconobbe essere al “bianca Signora” di tanti anni prima. Prima di entrare nel vivo delle apparizioni e dei messaggi, possiamo ancora dire che la vita di Ida fu condotta all’insegna di una profonda normalità, lavorando per circa 30 anni come semplice impiegata d’ufficio, senza che alcuno – tranne i parenti più stretti – sapesse che lei era la veggente di Amsterdam. Un cambiamento si registra invece dal 1970, quando il dipinto della Signora dei Popoli – realizzato secondo le richieste e le indicazioni della stessa Vergine Santissima – viene trasferito nella casa della veggente, in via Diepenbrock, e Ida comincia a mostrarsi più frequentemente in pubblico, al punto che nel 1976 si decide l’edificazione di una cappella presso la sua abitazione, cappella che rappresenta il luogo sacro di riferimento per le apparizioni anche oggi, in attesa che venga edificato il santuario richiesto, come già detto. Gli ultimi anni di vita della Peerdeman furono segnati da sofferenze – fisiche e morali – come aveva predetto la Madonna e dal graduale peggioramento delle condizioni di salute, fino alla morte sopraggiunta il 17 giugno 1996, all’età di 90 anni.

Abbiamo dunque detto che tutto ebbe inizio il 25 marzo 1945, con la prima apparizione. Leggiamo il racconto reso dalla stessa veggente per rivivere insieme a lei l’inizio delle apparizioni: «Era il 25 marzo 1945, festa dell’Annunciazione dell’angelo a Maria. Le mie sorelle ed io eravamo sedute nella stanza e parlavamo tra noi. Ci trovavamo vicino alla stufa cilindrica di ferro. Era tempo di guerra e un inverno di fame. Quel giorno padre Frehe (che sarà direttore spirituale e confessore della veggente dal 1917 fino alla sua morte, nel 1967, nda) si trovava in città e venne a farci una breve visita. Improvvisamente, mentre parlavamo, mi sentii attratta nell’altra stanza, dove vidi sorgere una luce. Mi alzai e dovetti muovermi verso quella luce. La parete sparì dai miei occhi assieme a tutto ciò che si trovava nella stanza. Era un mare di luce e un vuoto profondo, dal quale vidi a un tratto emergere una figura femminile. Dalla mia posizione la vedevo in alto a sinistra. Indossava un lungo abito bianco con una cintura ed era molto femminile. Era in piedi con le bracci aperte, i palmi delle mani rivolti verso di me. Mentre la osservavo ebbi uno strano sentimento. Pensai che doveva essere la Santa Vergine, non poteva essere altro. All’improvviso la figura inizia a parlarmi e dice: “Ripeti quello che ti dico!”. Comincio dunque a ripetere ogni sua parola. (Questo ricorda quanto accadrà anche a Kibeho, dal 1981 al 1989, dove la ripetizione delle parole della Vergine favorirà la puntuale trascrizione dei messaggi e delle visioni; lo stesso avviene per Ida Peerdeman. nda). Parla molto lentamente. Alza dapprima tre dita, poi quattro e in seguito tutte cinque, dicendomi: “Il 3 significa marzo, il 4 aprile e il 5 il 5 maggio” (questa è la profezia della liberazione del Paesi Bassi, avvenuta il 5 maggio 1945. nda). Le mie sorelle e padre Frehe si erano raccolti attorno a me. Quando iniziai a palare, il sacerdote diceva a una mia sorella: “Scrivi ciò che dice!”. Dopo che avevo ripetuto alcune frasi, udii padre frehe dirmi: “Ascolta, domanda chi è”. E così le chiedo: “Lei è Maria?”. La figura mi sorride e risponde: “Mi chiameranno Signora, Madre”. (…) Dopo scompare la luce e vidi nuovamente tutto ciò che si trovava nella stanza, così com’era sempre stato».

Ecco, questo è l’inizio di una serie di apparizioni che porterà la veggente a ricevere 56 messaggi e visioni. I messaggi possono essere divisi in 3 sezioni: una prima che comprende 23 messaggi, dati tra il 1945 e il 1950, nei quali la Vergine presenta la situazione della Chiesa e del mondo relativa alla seconda metà del XX secolo; quindi una seconda sezione, comprendente i 27 messaggi successivi al 1 novembre 1950, quando Pio XII procamò il dogma della Assunzione di Maria al Cielo: in questi messaggi emerge progressivamente il piano divino che la Signora dei Popoli è venuta a realizzare per salvare il mondo, offrendo a tal fine una speciale preghiera e una immagine di sé, chiedendo che entrambe vengano diffuse nel mondo. Ancora, in questa fase si spiega quello che, a detta della Vergine, sarà l’ultimo dogma mariano ovvero quello della definizione di Maria come “Corredentrice, Mediatrice, Avvocata”. Infine, una terza sezione con gli ultimi messaggi – 6 in tutto – che, una volta all’anno, il 31 maggio, la veggente riceve dal 1955 al 1959, fino al congedo della Signora dei Popoli che conclude il suo ciclo di apparizioni con le parole: «Addio, ci rivedremo in Cielo»

Di questa terza serie di messaggi, significativo pare quello straordinario del 19 febbraio 1958, in cui la Madonna predisse a Ida che papa Pio XII sarebbe stato accolto in Cielo «all’inizio di ottobre». La veggente trascrisse il messaggio e lo consegnò in busta sigillata al proprio confessore, p. Frehe, dicendogli che si trattava di una profezia importante. Il giorno della morte di Pio XII, il 9 ottobre 1958, Ida avvisò p. Frehe che la profezia si era realizzata, consegnandogli copia a carbone della lettera contenuta nella busta sigillata. Lettone il contenuto, il confessore si affrettò a inviare la busta sigillata a Roma.

Cerchiamo ora di presentare alcuni dei messaggi più significativi, attraverso l’esame delle predette sezioni, senza però dimenticare che si tratta di una suddivisione puramente umana che vale fino a che aiuta a penetrare meglio il fenomeno soprannaturale ma che non deve in alcun modo far dimenticare la profonda unitarietà e continuità sussistente nell’ambito dei 56 messaggi dati dal 1945 al 1959. Partiamo dunque dai primi messaggi, che descrivono, antiicpandola, la situazione della Chiesa e del mondo nella seconda metà del Novecento. Per il loro forte valore profetico e i contenuti altamente simbolici, non è facile cogliere il corretto significato delle visioni e delle parole affidate dalla Vergine a Ida. Possiamo però trovare importanti profezie che avrebbero ricevuto una conferma storica negli anni successivi. Così, ad esempio, nel secondo messaggio, del 21.04.1945, la veggente assiste a una scena di persone in procinto di emigrare: «Capisco interiormente», è Ida a scrivere, «è l’Esodo degli Ebrei. Mentre la Signora mi indica l’Esodo, dice: “Ma Israele risorgerà”». Questo riferimento a Israele trova effettivamente conferma nella istituzione dello Stato indipendente di Israele il 14 maggio 1948. Ancora, viene predetto l’affermarsi del comunismo in Cina. Si tratta del 5° messaggio, del 7 ottobre 1945:«Vedo la Cina con una bandiera rossa». E così averrà nel 1949. Mentre il mondo intero respira l’aria positiva della ricostruzione post-bellica, che infonde ottimismo e fiducia nelle masse, la Madonna viene ad Amsterdam ad annunciare i gravi pericoli che incombono sulla Chiesa e sul mondo, sempre più avviato verso il rischio dell’autodistruzione. É un mondo che sempre più abbandona Gesù e la sua croce, come la Vergine ribadisce ancora nel 5° messaggio, del quale Ida dice: «Ora vedo una figura luminosa, con un abito lungo, che ci precede. É una figura maschile, completamente trasfigurata. Quest’uomo trascina una croce grandissima, che strascica letteralmente sul suolo. Non vedo il suo viso. È tutto un fascio di raggi. Va con la croce per il mondo ma nessuno lo segue. “Solo!” esclama la Signora. Percorre da solo questo mondo che va di male in peggio fino a quando, a un certo momento, accadrà qualcosa di molto grave e, d’un colpo, la croce si troverà al centro. Dovranno vederla, che lo vogliano o no». In questa profezia della croce al centro del mondo, si potrebbe trovare un rimando al terzo segreto di Medjugorje e al bellissimo segno promesso dalla Regina della Pace sul monte Podbrdo. Tra le profezie che troveranno successiva conferma, pare potersi leggere anche un riferimento allo sbarco dell’uomo sulla Luna, che sarebbe effettivamente avvenuto il 21 luglio 1969. Si tratta del 7° messaggio, del 7 febbraio 1946: «Mi sembra di trovarmi con la Signora sulla sommità del globo terrestre. Ella m’invita a guardare davanti a me e vedo nettamente la luna. Vi è qualcosa che giunge in volo e che scende sulla luna. Dico: “C’è qualcosa che arriva sulla Luna”»

Nei messaggi successivi la Vergine profetizza disastri per l’Europa, catastrofi naturali, calamità, ribadendo però che esiste una sola Via per la salvezza del mondo, cioè suo figlio Gesù, come afferma nel 9° messaggio del 29 marzo 1946: «Ritornate dapprima a Lui, soltanto allora ci sarà la vera pace». La prospettiva della speranza non viene mai meno, come pure la Madonna non manca di precisare che i peggiori disastri verranno dalla mano stessa dell’uomo se questi non si converte, come dice nell’11° messaggio del 4 gennaio 1947: «Questo è il mondo futuro, è molto duro. Si distruggerà da se stesso».

Le predizioni toccano quindi le divisioni tra i popoli orientali, la crisi interna alla Chiesa, i conflitti di politica ecclesiale, fino a indicare chiaramente che la perdita della fede produrrà disastri in tutto il mondo. In questo scenario l’unico rimedio possibile è tornare alla preghiera, come la Madonna afferma nel 18° messaggio del 19 novembre 1949: «Devono pregare maggiormente. Devono pregare per arrestare la corruzione! Il mondo intero si annienterà da se stesso se non lo fanno!». Dinnanzi a queste profezie, a tratti inquietanti, la veggente chiede conferma della identità della Signora, come suggeritole dal padre Frehe. A questa domanda Ella sorride, dicendo: «Il tuo direttore spirituale deve crederti. Dispone di prove sufficienti (alcune delle profezie si erano già avverate, come la creazione dello Stato di Israele del 2° messaggio, nda). Egli non deve preoccuparsi oltre… Non posso per adesso dire di più. Con gli anni tutto si avvererà. Digli questo». A queste parole – è il 19° messaggio, del 3 dicembre 1949 – la veggente si spaventa e si chiede quanto ancora sarebbe durato tutto quello… Nel profetizzare le diverse calamità che potranno colpire il mondo se l’umanità non si converte, la Vergine non manca di richiamare Cristo come unica Via di salvezza, come nel 20° messaggio, del 16 dicembre 1949: «La Signora mette una croce nella mia mano e dice, indicando se stessa: “Non io, ma la croce”». Si arriva così al 23° messaggio, del 15 agosto 1950, in cui la Madonna, a Ida che le chiede «come devo chiamarti», risponde: «Dì loro semplicemente: la Signora». E conclude con un messaggio di speranza: «Devi annunciare questo: Cristianità, non conosci il grande pericolo che ti sovrasta. Vi è uno spirito che intende infiltrarsi in te. Ma – e con la mano fa il segno benedicente – la vittoria è nostra!».

Siamo giunti così a quell’evento che possiamo leggere un po’ come spartiacque tra la prima e la seconda fase delle apparizioni, vale a dire la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria ad opera di Pio XII il 1 novembre 1950. Due settimane dopo, nel 24° messaggio, del 16 novembre 1950, la Vergine rivela il piano celeste che desidera realizzare: «Vedo la Signora ritta su un globo terrestre. Indica il globo e mi dice: “Figlia, sto su questo globo perché desidero essere chiamata la Signora di tutti i popoli”». La Vergine stessa conferma a Ida di aver preparato questa sua venuta con le apparizioni (o meglio, visioni) che ella ebbe quand’era ancora una ragazzina. Nell’aniversario delle apparizioni di Lourdes, l’11 febbraio 1951, la veggente riceve il 27° messaggio, nel quale la Madonna le dice: «Sono la Signora, Maria, Madre di tutti i popoli. Puoi dire: la Signora o la Madre di tutti i popoli, che una volta era Maria. Vengo proprio per dirti che è questo che voglio. Gli uomini di tutti i Paesi devono essere uniti… Il mondo intero è in trasformazione». A conferma dei cambiamenti che stanno per interessare non solo il mondo ma anche la Chiesa, a Ida viene presentata una visione del Papa riunito con tutti i vescovi, immagine che più tardi ella riconoscerà corrispondere a una delle sessioni del Concilio Vaticano II (1962-1965).

Nello stesso messaggio, la Madonna appare d’un tratto avvolta da una luce più intensa e, raccolta in orazione dinnanzi alla croce, dà alla veggente la seguente preghiera: “Signore Gesù Cristo, Figlio del Padre, manda ora il Tuo Spirito sulla terra. Fa’ abitare lo Spirito Santo nei cuori di tutti i popoli, affinché siano preservati dalla corruzione, dalle calamità e dalla guerra. Che la Signora di tutti i popoli, che una volta era Maria, sia la nostra Avvocata. Amen”. Si tratta di una breve preghiera che però compendia il messaggio della Signora di tutti i popoli: Ella è qui come mediatrice, per intercedere presso Suo Figlio e ottenere il dono dello Spirito Santo per il mondo. Notiamo come sia una orazione di ampio respiro, dal sapore trinitario, poiché tutte le persone divine sono citate: il Figlio, il Padre e lo Spirito Santo. Si parla poi di tutti i popoli, alludendo all’umanità intera per la quale la Vergine è venuta nel mondo più e più volte, portando il messaggio del Figlio che già risuonava nel Vangelo, cioè l’invito alla conversione per evitare la morte, sia quella fisica legata al rischio dell’autodistruzione, sia quella dell’anima, cioè la dannazione eterna.

Nel messaggio successivo, il 28°, datato 4 marzo 1951, la Signora offre le indicazioni per far realizzare una immagine di sè che esprima bene il senso della sua venuta: «Imprimi bene questo nella tua memoria: mi trovo sul globo terrestre, dove poso saldamente i piedi. Vedi anche distintamente le mie mani, il mio viso, i miei capelli e il mio velo. Il resto è come nebbia. Guarda bene cosa sporge dai due lati all’altezza delle mie spalle e sopra il mio capo». A questo punto la veggente nota una croce. Riprende la Madonna: «Hai guardato attentamente? Ti ho mostrato il mio capo, le mie mani e i miei piedi come quelli di una persona. Bada bene: sono quelli del Figlio dell’Uomo. Il resto è lo Spirito. Devi far dipingere questa immagine e diffonderla insieme alla preghiera che ti ho dettato… Voglio essere la Signora di tutti i Popoli. Chiedo perciò che questa preghiera sia tradotta nelle lingue più correnti e recitata ogni giorno». Nel proseguo del messaggio la Madonna spiega quindi il significato della immagine, dicendo che il Figlio – cui alludono il capo, i piedi e le mani d’uomo – è venuto nel mondo per volontà del Padre, ma ora deve venire lo Spirito Santo – rappresentato dal corpo spiritualizzato – in tutto il mondo – su cui la Madonna poggia saldamente i piedi. La croce alle spalle della Vergine indica che è il Figlio che la manda e allude altresì alla via da percorrere per guadagnarsi la salvezza.

I messaggi seguenti ribadiscono il pericolo di corruzione della Chiesa: «Sa Roma quale nemico sta in agguato e striscia nel mondo come un serpente? E con ciò non mi riferisco soltanto al comunismo. Ci saranno ancora altri profeti, falsi profeti… Sto perciò davanti a mio Figlio quale Avvocata e portatrice di questo messaggio per il mondo moderno» (29° messaggio, 28 marzo 1951). Quindi, nel 30° messaggio, del 1 aprile 1951, la Madonna approfondisce il simbolismo dell’immagine: «Il mio corpo è come dello Spirito. Perché sto così? Perché sono stata assunta in Cielo, come il Figlio. Ora mi trovo in sacrificio davanti alla croce. In verità, ho sofferto con mio Figlio spiritualmente e soprattutto anche fisicamente. Questo sarà un dogma molto contestato». Ecco: si accenna esplicitamente a quello che sarà l’ultimo dogma mariano, ovvero quello di Maria Corredentrice, Mediatrice, Avvocata. Mentre gli ultimi due titoli paiono forse più facili da riferire alla Vergine – basti pensare alle innumerevoli apparizioni mariane della storia che testimoniano come Maria sia davvero mediatrice per eccellenza tra Gesù e gli uomini, e ancora al fatto che la devozione popolare ha da sempre considerato Maria come la più potente Avvocata, capace di intercedere qualunque grazia presso il Figlio – parlare di Maria come “corredentrice” non è scontato. Anche perché non è difficile essere presi dal timore di svalutare il Cristo in favore della Madre.Ma questo è un falso timore, direbbe il Montfort, poiché non si onora mai così profondamente il Figlio come quando si rende onore alla Madre, poiché dove c’è Uno c’è sempre anche l’Altra.

Nei messaggi successivi la Madonna indicherà proprio nel triplice titolo – Mediatrice, Corredentrice, Avvocata – l’essenza dell’ultimo dogma mariano, chiedendo alla Chiesa cattolica di non scoraggiarsi dinnanzi alle forti polemiche che la discussione intorno a tale dogma susciterà, poiché «la Chiesa, Roma, incontrerà opposizioni e le supererà», anzi addirittura «diventerà più forte nella misura in cui affronterà la disputa» (32 messaggio, 29 aprile 1951). Successivamente, Ida avrà una visione della Madonna di alto valore simbolico: dalle sue mani escono tre raggi – Grazia, Redenzione, Pace – che si irradiano su un immenso gregge di pecore – le genti di tutti i popoli che sono chiamati a conversione. Ancora, la Madonna non mancherà di spiegare il termine di “Corredentrice”, specificando che «dalla Signora il Redentore ricevette soltanto – e sottolineo la parola soltanto – la carne e il sangue, ossia il corpo. Egli ricevette la sua Divinità dal mio Signore e Maestro. In questo modo la Signora è divenuta Corredentrice» (34° messaggio, 2 luglio 1951). Vale a dire che la Vergine ha partecipato all’opera grandiosa della Redenzione offrendosi come mezzo per il dono di Gesù al mondo, nell’incarnazione. In più messaggi verrà ribadito che questo dogma mariano di cui la Vergine viene a chiedere la proclamazione – giocando d’anticipo, se così possiamo dire, rispetto a Lourdes dove invece la Vergine appare come “Immacolata Concezione” nel 1858, confermando così il dogma proclamato nel 1854 da Pio IX – è l’ultimo dogma mariano che deve essere proclamato per indicare in modo pieno e completo il ruolo di Maria nella storia della salvezza. É degno di rilievo che questo ruolo elevi Maria ben al di sopra di quello che è stato il suo ruolo storico – ricalcando in ciò quanto già disse il Montfort nel celebre “Trattato della vera devozione a Maria”, quando ribadì che Gesù era venuto al mondo per mezzo di Maria e per mezzo suo sarebbe anche tornato alla sua seconda venuta: questo viene indicato dalla Signora di tutti i popoli dicendo: «Sono stata chiamata Miriam o Maria. Ora voglio essere la Signora di tutti i popoli. Figlia, riferisci che il tempo stringe» (36° messaggio, 20 settembre 1951).

Numerosi sono pure i richiami all’unità dei cristiani, le esortazioni a superare le divisioniall’interno della Chiesa, l’invito a praticare il primo e più grande comandamento, ovvero quello dell’amore. La Signora insiste proprio su questo punto: viene come Signora di tutti i popoli per favore l’unità tra le genti – tra cristiani e non, tra cattolici e protestanti – nel nome del supremo imperativo all’amore. Ancora, torna a sottolineare l’importanza di pregare dinnanzi all’immagine che ha fatto vedere a Ida, in cui è raffigurata in piedi sul globo terrestre, con alle spalle la croce e il corpo spiritualizzato, promettendo «a tutti coloro che pregano davanti a questa immagine e invocano Maria, Signora di tutti i Popoli, di elargire grazie per l’anima e il corpo, nella misura che vorrà il Figlio» (33° messaggio, 31 maggio 1951). Non mancano gli appelli a far presto affinché sia proclamato il dogma di Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata, la cui data è stabilita (32° messaggio, 29 aprile 1951), e alla cui proclamazione è legata la salvezza del mondo: «Quando sarà proclamato il dogma, l’ultimo della storia mariana, la Signora di tutti i Popoli darà al mondo la pace, la vera pace» (50° messaggio, 31 maggio 1954). Ma occorre fare presto, poiché «il tempo stringe… Tutti i popoli gemono sotto il giogo di Satana» (38° messaggio, 31 dicembre 1951), intendendo con ciò ribadire quanto anche la Regina della Pace ribadisce in merito al crescente scatenamento diabolico degli ultimi tempi. La Madonna torna quindi sul testo della preghiera, ribadendo la necessità di conservare l’espressione «che un tempo era Maria», espressione che inizialmente fu rimossa dalla preghiera a causa di una obiezione del vescovo. Ancora, si profetizzano grandi sconvolgimenti nel mondo e nella Chiesa, ma si ribadisce che tutto questo «il Signore Gesù Cristo lo permette. Il Suo tempo verrà. Vi sarà dapprima ancora un periodo di agitazione, umanesimo, paganesimo, ateisti e serpenti che per di più cercheranno di dominare questo mondo» (42° messaggio, 15 giugno 1952). Questo è un messaggio molto importante: da una parte si dice chiaramente che ci sarà il tempo della prova, della persecuzione, della sofferenza. Però si ribadisce che tutto accade sotto la Divina Permissione, ricordando che Cristo è il solo Signore della Storia e dell’Universo e dunque con Lui non c’è nulla da temere, benché si stia abbattendo sul mondo il flagello dell’umanesimo che coincide con l’ateismo: laddove l’uomo esalta se stesso, e si pone come nuovo dio al posto di Dio, l’esito non può che essere quello di una impostura anticristica che, negando la divinità di Gesù Figlio di Dio, afferma invece il nuovo idolo della Umanità, cadendo nella trappola del Serpente, cioè del demonio, la cui originaria ribellione si trova rinnovata nel mondo contemporaneo che rifiuta Dio.  E da questo rischio di corruzione il mondo non è così lontano, al punto che la Madonna dirà: «Il Nemico del Signore Nostro Gesù Cristo ha lavorato lentamente, ma con sicurezza. Le postazioni sono disposte. Il suo lavoro è quasi terminato. Popoli, state attenti! Lo spirito della falsità, della menzogna e dell’inganno trascinerà molti con sé». (44° messaggio, 8 dicembre 1952).

Giunge infine la richiesta di una Chiesa dedicata alla Signora di tutti i Popoli e destinata adaccogliere il quadro dipinto secondo le indicazioni della Madonna (44° e 45° messaggio, 8 dicembre 1952 e 20 marzo 1953). La Vergine pare voler accelerare le cose: «La nuova chiesa andrà però costruita il più presto possibile», e ancora: «Questo quadro dovrà andare in Olanda, ad Amsterdam, nel 1953» – in effetti verrà portato dalla Germania, dove era stato realizzato dall’artista Enrico Repke nel 1951, nella Chiesa di San Tommaso, in Amsterdam, nel 1954. Dopo le norme disciplinari che proibirono la venerazione e la devozione pubblica, l’immagine fu ritirata dalla cappella mariana dove era stata collocata, per finre in una biblioteca, poi in una cantina della canonica. Dopo alcuni anni di “pellegrinaggio”, tra il 1966 e il 1969, finalmente giungerà a casa di Ida, nel 1970, per essere collocato nella sua cappella nel 1976, in attesa di poter essere accolto dalla futura Chiesa della Signora di tutti i Popoli. In merito alla chiesa, Maria giunge addirittura a mostrare il luogo dove dovrà sorgere l’edificio sacro: è un prato sito presso il Wandelweg, vicino alla casa di Ida Peerdeman. E offre addirittura una visione a Ida affinchè si renda conto di come dovrà essere la nuova Chiesa (52° messaggio, 31 maggio 1956): edificata in pietra naturale di colore beige, avrà tre cupole – una grande, sormontata dalla croce, affiancata da due piccole – di color verde chiaro. L’interno della chiesa è a semicerchio, con il pavimento leggermente inclinato, tipo anfiteatro. Al centro, tre altari: quello del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Quello del Figlio è al centro, a ribadire la centralità del sacrificio eucaristico.  La Madonna ribadisce poi che ha scelto Amsterdam proprio peiché è la città del miracolo eucaristico. Si tratta di un miracolo risalente al 25 marzo 1345 (esattamente 600 anni prima dell’inizio delle apparizioni a Ida) allorchè un moribondo, fatta la Comunione, aveva rigettato l’ostia per le precarie condizioni fisiche. Ripulito il pavimento, la domestica gettò il tutto nel caminetto.Il giorno dopo, allorché accese il fuoco, vide l’ostia intatta librarsi sulle fiamme. L’ostia venne portata solennemente in processione presso la Chiesa di San Nicola, ripetendo poi solenni celebrazioni fino al 1578 quando la processione venne soppressa dalla amministrazione comunale riformata, per essere ripresa solo tre secoli dopo, nel 1881, ma in forma più discreta. Solo dal 2004 la processione eucaristica ha ripreso a svolgersi in pieno giorno per le strade di Amsterdam. Comunque, riferendosi a questo miracolo, la Madonna intese sottolienare la centralità dell’Eucaristia, invitando i fedeli più e più volte a ritornare a celebrare il supremo sacrificio eucaristico anche ogni giorno. Questo perché è sempre più necessario fortificarsi nella grazia divina per sostenere il combattimento spirituale quanto mai intenso ora che il diavolo si prepara all’assalto decisivo: «Le forze dell’inferno si scateneranno. Ma non riusciranno a sconfiggere la Signora di tutti i Popoli». (48° messaggio, 3 dicembre 1953).

Perché Satana non può nulla contro la Madonna? Perché Ella è l’Immacolata Concezione(49° messaggio, 4 aprile 1954), ovvero Colei che non è stata toccata in nulla dal peccato originale né da alcuna seduzione diabolica. E in virtù di questa sua condizione unica e privilegiata si comprende come Maria sia stata prescelta come Corredentrice. Quindi la Madonna non è venuta ad Amsterdam per annunciare alcunché di nuovo, ma semplicemente per ribadire quanto implicitamente contenuto nella figura e nella vita di Maria come ci viene mostrata dai Vangeli, che ispirano la sintesi dei grandi dogmi mariani: l’Immacolata Concezione, in quanto tale, è anche Assunta in Cielo, a conferma della sua vocazione a Corredentrice, Mediatrice e Avvocata per l’umanità presso il Figlio fino alla fine del mondo.  La Madonna offre ancora una visione molto significativa a Ida: si tratta del 50° messaggio, il 31 maggio 1954, che conclude la seconda sezione delle apparizioni.  La veggente si trova nella basilica di San Pietro: «Vedo riuniti molti cardinali e vescovi. Entra il Papa. Non lo conosco… Improvvisamente la Signora appare di nuovo ritta sul globo terrestre. Sorride e dice: “Figlia, ti ho mostrato qual è la volontà di Gesù Cristo. Questo giorno sarà il giorno dell’incoronazione di Sua Madre, la Signora di tutti i popoli, che una volta era Maria”». La Vergine ribadisce che tale proclamazione del nuovo dogma avverrà il 31 maggio – «Ho scelto questo giorno: sarà il giorno in cui la Signora sarà incoronata» – ma non dice l’anno. Senz’altro è da considerarsi superata l’ipotesi del 1953 (siamo già nel 1954) e così pure che si tratti di Pio XII (Ida afferma di non riconoscere il Papa…). É però un dogma di importanza capitale, dice la Madonna, poichè con la sua proclamazione la predizione «i popoli mi chiameranno beata» si adempirà ancor più di prima e finalmente sarà donata al mondo la vera pace.

Gli ultimi messaggi, annuali, portano con sé un forte richiamo alla necessità di convertirsi, per sottrarsi alle seduzioni si Satana che va ormai corrompendo il mondo, sia con peccati espliciti, sia con il falso profetismo (51° messaggio, 31 maggio 1955, ricevuto nella chiesa di san Tommaso, tra i fedeli). Il 31 maggio 1957 la veggente riceve il 53° messaggio, l’ultimo pubblico, tra i fedeli. La Madonna ribadisce le ragioni della sua venuta: «Per dodici anni ho potuto venire a mettervi in guardia… mediante l’intercessione della Signora di tutti i Popoli, sposa del Signora e regina del Re, è stato possibile salvare ancora una volta il mondo». É come se la Madonna si mostrasse ancora una volta in più Mediatrice e Avvocata: anche se non è stato proclamato il dogma come da Lei richiesto, né ancora si è edificata la Chiesa come da Lei indicato, Ella non ha fatto mancare le preghiere al Figlio Suo, in modo da salvare il mondo dall’autodistruzione.

Quindi Ida vive l’esperienza del Paradiso, sulla scia delle parole della Vergine: «Vale veramente la pena di lasciare il mondo… Voi tutti dovete pur venire in Cielo». Prosegue Ida: «La Signora pronunciò queste parole molto distintamente e con fermezza. Fu come se mi si togliesse un velo e mi vidi trasportata in uno stato particolare, celestiale, sopranaturale. Vidi qualcosa di straordinario, che non posso descrivere. Era come se il Cielo si fosse aperto, era così bello». E la Madonna sottolinea la visione con parole ricche di speranza: «Il Signore vi attende, vi aiuterà, vi ricondurrà…».

Animati dagli stessi sentimenti di speranza, desiderosi di sentirci rivolgere anche noi il saluto di Maria a Ida: «Ci rivedremo in Cielo!» (56° e ultimo messaggio, 31 maggio 1959), rivolgiamoci in preghiera alla Signora di Tutti i Popoli, chiedendo il dono della conversione. Lo facciamo seguendo la versione della preghiera che ha ricevuto l’imprimatur diocesano il 6 gennaio 2009, nella quale la dicitura “che una volta era Maria” è stata sostituita da “la Beata Vergine Maria”. In obbedienza alle indicazioni dell’autorità ecclesiastica competente, volentieri recitiamo dunque insieme la preghiera ufficialmente approvata:

Preghiera della Signora di tutti i popoli
Signore Gesù Cristo,
Figlio del Padre,
Manda ora il Tuo Spirito sulla terra.
Fa’ abitare lo Spirito Santo
Nei cuori di tutti i popoli,
Affinché siano preservati
Dalla corruzione, dalle calamità
E dalla guerra.
Che la Signora di tutti i popoli,
La Beata Vergine Maria,
Sia la nostra Avvocata.
Amen

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Medjugorje, è stato autorizzato il culto ufficiale! Parla l’inviato del Papa

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2017

Medjugorje, è stato autorizzato il culto ufficiale! Parla l’inviato del Papa
Jesús Colina/Aleteia Francia – Aleteia

Medjugorje, è stato autorizzato il culto ufficiale! Parla l’inviato del Papa dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje

Intervista esclusiva con l’inviato del Papa al santuario mariano

“Il culto di Medjugorje è autorizzato. Non è proibito e non deve svolgersi di soppiatto. La mia missione consiste precisamente nell’analizzare la situazione pastorale e nel proporre delle migliorie”, afferma mons. Henryk Hoser, arcivescovo di Varsavia-Praga in Polonia, inviato speciale di Papa Francesco per la pastorale del santuario di Medjugorje, in Bosnia-Herzegovina, luogo di presunte apparizioni mariane che dal 1981 attira milioni di persone.

“Da oggi, le diocesi e altre istituzioni possono organizzare pellegrinaggi ufficiali. Non ci sono più problemi”, continua l’arcivescovo in un’intervista accordata ad Aleteia nella sua residenza situata in un quartiere di Varsavia.

«Papa Francesco ha recentemente chiesto a un cardinale albanese di dare la sua benedizione ai fedeli presenti a Medjugorie», spiega.

Sono pieno d’ammirazione per il lavoro che i Francescani compiono laggiù. Con un’équipe relativamente ristretta – sono una dozzina – fanno un enorme lavoro di accoglienza dei pellegrini. Tutte le estati organizzano un festival dei giovani. Quest’anno ci sono stati 50mila giovani da tutto il mondo, con più di 700 preti.

Le confessioni sono massive. Hanno una cinquantina di confessionali, che non bastano. Sono confessioni molto profonde.

Questo è un fenomeno. E ciò che conferma l’autenticità del luogo è la grande quantità di istituzioni caritative che esistono attorno al santuario. E un’altra dimensione ancora: il grande sforzo che viene svolto a livello di formazione cristiana. Ogni anno organizzano congressi a più livelli, per pubblici differenti (preti, medici, genitori, giovani, coppie…)

Il decreto della precedente Conferenza Episcopale della Yugoslavia di un tempo, che prima della guerra dei Balcani sconsigliava che i vescovi organizzassero pellegrinaggi a Medjugorie, non è più in atto.

Ci sono altri casi di luoghi di apparizioni, come Kibeho, in Rwanda, dove il vescovo diocesano ha accordato il culto, da principio, e in seguito ha proseguito l’analisi per il riconoscimento delle apparizioni.

Oggi il culto di Medjugorie si estende a 80 paesi: costituisce una rete enorme.

L’arcivescovo ha rivelato che la Commissione per l’analisi delle apparizioni di Medjugorje, che Benedetto XVI aveva affidato al cardinal Camillo Ruini, avrebbe dato parere favorevole:

Ciò che trovo toccante è che tutti i veggenti si siano orientati verso la vita di famiglia. Nell’epoca in cui viviamo, la famiglia ha un’importanza enorme. Tutti vivono in famiglia. Quelle che erano adolescenti all’epoca sono già nonne: 37 anni sono volati via!

«Ma questa decisione dovrà essere presa dal Papa. Il dossier si trova ora negli uffici della Segreteria di Stato. Credo che a breve la decisione finale sarà presa», ha concluso mons. Hoser.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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Cent’anni da Fatima e della Vergine non ne abbiamo ancora abbastanza (altro che Rosario “divisivo”)

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2017

Cent’anni da Fatima e della Vergine non ne abbiamo ancora abbastanza (altro che Rosario “divisivo”)
Solo grazie a Maria la fede cristiana può calarsi totalmente nella storia. Come dimostrano le apparizioni in Portogallo e, oggi, le preghiere dei polacchi
di Valerio Pece – Tempi

Cent’anni da Fatima e della Vergine non ne abbiamo ancora abbastanza (altro che Rosario “divisivo”) dans Apparizioni mariane e santuari polonia-rosario-confini-2-ansa

«Una volta che pregavo per la Polonia, udii queste parole: “Amo la Polonia in modo particolare e, se ubbidirà al Mio volere, l’innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia ultima venuta”». Così scriveva santa Faustina Kowalska sul suo Diario della Divina Misericordia. Era il 1938. Nessuno può sapere se l’iniziativa partita dai laici polacchi e prontamente appoggiata dalla locale Conferenza episcopale (parliamo del milione di fedeli che sabato 7 ottobre hanno recitato il Rosario lungo il confine: una catena umana lunga 3.500 chilometri) sia proprio quella “scintilla” di cui parla suor Faustina Kowalska. È molto probabile, però, che la commovente impresa del popolo polacco servirà a chiudere definitivamente i conti con una certa teologia mariana, quella «che negli ultimi Cinquanta anni ha subìto un’amarissima epoca glaciale», per usare l’espressione del noto teologo tedesco George Söll. Il tempo, insomma, avrebbe dato ragione ai fedeli legati alla Tradizione, strappando Maria da un certo “minimalismo teologico”.

La crisi però è durata molto, forse troppo. Grave l’allarme lanciato da padre De la Potterie, biblista belga, secondo cui «è un fatto indiscutibile che la Mariologia non trovi quasi più posto nei programmi di studio teologico», perché, come ammette il teologo spagnolo Ignacio Calaguig, «venne rifiutata dai trattati dei teologi progressisti». Già nel ’79 il francescano Antonio Baslucci parlava della crisi mariologica come di «un vero iconoclastismo teologico ai danni della pietà cristiana», mentre René Laurentin, la più grande autorità mondiale in materia, più recentemente ha riferito di una mariologia «ormai ridotta a uno scheletro, a un ectoplasma». Anche il cardinal Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, parlò di atteggiamento “schifiltoso” da parte di molti teologi, tanto che in una famosa udienza, a chi si mostrava incredulo di fronte alla potenza del Rosario, pur ripiegando sul suo proverbiale umorismo rispose con un significativo riferimento biblico: «Naam siro, grande generale, per guarire dalla lebbra disdegnava il bagno nel Giordano suggerito da Eliseo. Qualcuno fa come Naaman: “Sono un gran teologo, un cristiano maturo, che respira Bibbia a pieni polmoni, e mi si propone il Rosario?”».

Gli allarmi lanciati da molti teologi dicono che la débâcle della mariologia post-conciliare è stata deleteria, al punto che non ne ha risparmiato una certa involuzione nemmeno l’operato di figure di indubbio fascino e carisma. Dopo essersi schierato a favore di divorzio e aborto, il frate servita (e poeta) David Maria Turoldo, sulla piazza del valtellinese santuario mariano di Tirano, con un gesto eclatante, «per indicare che col Concilio tutto si rinnova – così racconta lo scrittore toscano Tito Casini – ha spezzato la corona del Rosario». Proprio quel Rosario («salterio dei poveri e compendio di tutto il vangelo» secondo le parole di Pio XII) che è la preghiera che sta maggiormente a cuore alla Madonna, se è vero che a Lourdes e a Fatima è apparsa con il Rosario in mano chiedendone la recita. Perfino gli scritti di monsignor Tonino Bello, per molti altri versi figura straordinaria, non può dirsi che abbiano aiutato la mariologia a risollevarsi dalla “svolta antropologica” rahneriana, quella che ha portato la teologia a misurare Maria non più alla perfezione di Dio, ma all’imperfezione dell’uomo. Nel suo Maria donna dei nostri giorni (San Paolo, 1993) il vescovo pugliese per anni presidente di Pax Christi scriveva di un’adolescente da immaginare «mentre nei meriggi d’estate risale dalla spiaggia, in bermuda». Di una «donna feriale» che «come tutte le mogli avrà avuto momenti di crisi nel rapporto con suo marito, del quale, taciturno com’era, non sempre avrà capito i silenzi», e che nella casa di Elisabetta «pronunciò il più bel canto della teologia della liberazione». Siamo molto lontani dalla “Donna vestita di sole”, dalla Theotókos, dall’Immacolata, colei che distruggerà ogni eresia schiacciando la testa del serpente.

Sono i frutti a dire che la mariologia moderna – sulla carta più fondata biblicamente, più elevata spiritualmente e più ricca pastoralmente – abbia palesemente fallito. Un voluminoso studio del clarettiano padre Angel Pardilla indica che, tra il 1965 e il 2005, proprio gli istituti più innervati della nuova teologia mariana sono stati pressoché dimezzati: dai Servi di Maria (che hanno perduto il 61 per cento) ai Monfortiani (scesi del 51 per cento). Senza contare i Missionari Oblati di Maria (-40 per cento) e i Marianisti (-54 per cento). Nell’approfondita indagine di padre Pardilla in realtà un’eccezione esisteva: l’unico istituto di impronta mariana in continua crescita, in effetti mantenutosi fedele alla mariologia di sempre, erano i Francescani dell’Immacolata. L’ordine è stato commissariato nel 2013.

De Maria numquam satis, su Maria non si dirà mai abbastanza, tanto che «se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani» (Paolo VI). Se i polacchi fedeli a Maria sono addirittura arrivati ad essere sotto attacco, bisognerebbe riflettere non poco su quanto scriveva Henry Newman, che da teologo anglicano qual era confessò di essere stato tenuto lontano dalla Chiesa cattolica per quella che la Riforma protestante chiamava con dispregio “mariolatria”. Nel suo Ipotesi su Maria Vittorio Messori ricorda che il cardinal Newman, da buon inglese empirico, venne convertito al cattolicesimo semplicemente dall’osservazione dei fatti. «Se diamo uno sguardo all’Europa – scriveva il beato Henry Newman – vediamo che hanno smesso di adorare il suo Divin Figlio, per passare ad un banale umanesimo, non i popoli che si sono distinti per la devozione a Maria, ma proprio quelli che l’hanno rifiutata. I cattolici, ingiustamente accusati di adorare una creatura al posto del Creatore, lo adorano ancora. Mentre i loro accusatori, che avevano preteso di adorare Dio con maggior purezza e fedeltà alla scrittura, hanno cessato di adorarLo».

Con l’“evento-Fatima”, di cui oggi, venerdì 13 ottobre 2017, si ricordano solennemente i 100 anni dall’ultima apparizione, siamo spettatori di una religione totalmente calata nella storia, in cui a Covra da Iria oltre 70 mila persone hanno assistito al miracolo del sole, e dove Maria ha mostrato l’Inferno ai tre piccoli pastorelli. Chi nega l’Inferno – che, come affermava Karl Ranher, esiste solo «sulla carta ma non nella realtà» – si appella alla “dottrina della Misericordia”, in forza della quale sussisterebbe un’incompatibilità tra l’infinita bontà di Dio e la possibilità di una dannazione eterna. Paradossalmente, però, a scompaginare le carte è proprio colei che la Chiesa presenta come l’“Apostola della Divina Misericordia”, santa Faustina Kowalska, la suora polacca canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II. La sua impressionante descrizione dell’Inferno (dove sarebbe stata trasportata da un angelo), esattamente come quella di Lucia di Fatima, a un occhio appena attento, della tanto strattonata Divina Misericordia costituirebbe proprio un segno tangibile. Sarebbe, cioè, l’antidoto contro il veleno somministrato con la negazione di quel dogma di fede (l’Inferno è de fide, piaccia o no a Eugenio Scalfari, che con uno zelo degno di miglior causa su Repubblica ha affermato che il Santo Padre in persona lo avrebbe «abolito»). Il ricordare all’uomo la necessità impellente della sua conversione nonché il suo possibile destino eterno in caso di ostinato rifiuto di Dio – esattamente il cuore del messaggio di Fatima – non può, dunque, non essere considerato “misericordia”, per giunta salvifica.

Nel 1967 la stessa suor Lucia piangeva calde lacrime sul calo della devozione al Cuore Immacolato di Maria. Intrigante, sul punto, è il racconto del vescovo slovacco Paolo Hnilica, colui che si batté per inserire la condanna del comunismo nella Costituzione dogmatica Gaudium et Spes e che nel 1984, secondo la richiesta fatta dalla Vergine a Fatima, si recò sulla Piazza Rossa di Mosca per consacrare segretamente la Russia al Cuore Immacolato di Maria. Così scriveva monsignor Hnilinca: «Nel giorno del 50esimo anniversario delle apparizioni incontrai suor Lucia insieme con il Vescovo di Fatima, il quale ci invitò a visitare le tombe dei due Beati, Francesco e Giacinta. Il vescovo mi tirò la veste e disse: “Guardi Lucia!”. La guardai e vidi che piangeva amaramente. E il vescovo: “Piange perché sua cugina Giacinta sul letto di morte le disse: ‘Lucia, ricordati di quello che ha detto la Madonna: Vengo presto a prendervi, tu rimarrai più a lungo con l’unico scopo di diffondere la devozione al Cuore Immacolato di Maria’”. Il vescovo continuò: “Suor Lucia piange perché si sente fallita”».

I cattolici polacchi – e quelli italiani che su invito dell’Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani (Aiasm) il 13 ottobre pregheranno il Rosario in tutta Italia – hanno semplicemente compreso quella verità che Vittorio Messori ha così sintetizzato: «Se dimentichiamo quella radice umana che è Maria, il messaggio di Gesù si degrada in spiritualismo, moralismo, come dimostra la drammatica deriva protestante. Oggi, quando è in gioco la stessa possibilità di credere, è urgente ritrovare la presenza di una Donna che tiene al riparo dall’errore e rafforza le basi della fede». Quella Maria che oggi fa così paura, diventata improvvisamente “divisiva” anche tra gli stessi cattolici, non è il «tumore del cattolicesimo» (secondo la devastante espressione dell’osannato Karl Barth), ma nient’altro che la materna difesa e la precisa conferma della più pura e genuina cristologia. È per questo che su Maria, nemica di tutte le eresie, non si dirà mai abbastanza.

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Nostra Signora tra le Rivoluzioni: Fatima ci salva

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2017

Nostra Signora tra le Rivoluzioni: Fatima ci salva
di Riccardo Barile – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

Nostra Signora tra le Rivoluzioni: Fatima ci salva dans Apparizioni mariane e santuari Fatima

Tantissimo si può scrivere su Fatima, beninteso restando nei limiti delle apparizioni o rivelazioni «permesse come da credere piamente con fede solo umana, secondo la tradizione che veicolano, confermata da idonee testimonianze e documenti» (Congregazione dei Riti 12.5.1877). Va da sé che il sottoscritto “ci crede” e scrive per quelli che “ci credono”.

La ricorrenza quest’anno del centenario della Rivoluzione di Ottobre sollecita a cogliere il fatto che Fatima si incastona tra due rivoluzioni: del Portogallo prima e della Russia poi. Infatti all’inizio delle apparizioni il Portogallo era giunto al culmine di un processo politico che ne prevedeva la scristianizzazione; a sua volta un mese dopo l’apparizione conclusiva ebbe luogo in Russia la Rivoluzione di Ottobre con gli stessi intenti, ma con maggior incidenza internazionale. E forse la Madonna non scelse a caso le date delle apparizioni.

TRA DUE RIVOLUZIONI

In Portogallo dal 1833 il partito liberale si fece sempre più forte. Il 5 ottobre 1910 cadde la monarchia con Manuele II, nipote della regina Maria Pia di Savoia. Nello stesso anno fu emanata la legge della separazione della Chiesa dallo Stato a firma di Afonso Augusto da Costa (1871-1937), ministro della giustizia e poi tre volte primo ministro. Nel 1911 Costa dichiarò che in pochi decenni sarebbe scomparso dal paese ogni influsso religioso cristiano.

Il 24 maggio 1911 san Pio X intervenne con l’Enciclica Iamdudum in Lusitania (Già da tempo in Portogallo) denunciando un «odio implacabile verso la religione cattolica», che di fatto comportava: separazione della Chiesa dallo stato; persecuzione di vescovi ed espulsione di religiosi; eliminazione di festività religiose e dell’insegnamento cristiano nelle scuole con programmi atei; difficoltà burocratiche nell’aiutare economicamente le parrocchie e organizzazioni laiche per la gestione delle stesse; intromissioni nella educazione e nei programmi di scuola dei seminaristi; difficoltà a far circolare i documenti papali o romani; benefici per i preti che si fossero sposati e per le rispettive mogli e figli ecc. (EE 4/346-353).

Nel 1917 Afonso Augusto da Costa era di nuovo al governo, un terzo mandato che curiosamente quasi coincise con il periodo delle apparizioni: queste coprirono il lasso di tempo dal 13 maggio al 13 ottobre e nello stesso anno Costa fu primo ministro dal 25 aprile all’8 dicembre. Poi, dopo un nuovo colpo di stato, fu esiliato a Parigi dove morì.

In Russia invece la Rivoluzione di ottobre seguì di un mese l’ultima apparizione del 13 ottobre 1917, quando con l’insurrezione del 7-8 novembre (25-26 ottobre secondo il calendario giuliano vigente in Russia) i bolscevichi inaugurarono il governo rivoluzionario sotto la presidenza di Vladimir Lenin († 1924), governo che, dopo una guerra civile, si consolidò definitivamente nel 1921-1922. E cominciarono anni di ateismo civile e culturale con persecuzioni ai cristiani: sotto Lenin, sebbene nel febbraio 1922 il Patriarca Tykhon avesse invitato a consegnare gli oggetti di valore delle chiese per soccorrere la popolazione, furono messi a morte 2691 preti, 1962 monaci, 3447 monache, 2 metropoliti e 40 vescovi; sotto Josif Stalin († 1953) furono chiuse tantissime chiese di campagna e nel 1932 fu varato un piano quinquennale che prevedeva: «Con il 1° maggio 1937 la nozione stessa di Dio sarà cancellata dalla mente del popolo»; sotto Nikita Kruscev († 1971) fu instaurato un clima di controllo statale che portò alla chiusura di circa 15.000 chiese, 5 seminari, 55 monasteri.

I BAMBINI VEGGENTI E LA POLITICA

Aljustrel, paese natale di Lucia, Giacinta e Francesco, era uno sperduto villaggio dove i fermenti culturali e politici arrivavano attutiti. La presenza del governo era avvertita solo quando i giovani venivano prelevati per andare in guerra con il rischio di morirvi. Molti bambini, e all’inizio i veggenti con loro, erano analfabeti. Lucia farà difficoltà a datare certi avvenimenti dell’infanzia «perché in quel tempo io non sapevo ancora nemmeno il giorno dei mesi» (Lettera del 18.5.1941). Dalle testimonianze sembra che i veggenti non avvertissero la politica massonica e anticristiana del governo e neppure sapessero dov’era la Russia.

Di fatto i veggenti sperimentarono l’arresto e la reclusione da parte del sindaco di Vila Nova de Ourém Artur de Oliveira Santos a metà agosto 1917 e Lucia nel 1918 o 1919 fu impedita di recarsi a Cova da Iria da due militari a cavallo in quanto «il governo non vedeva di buon occhio lo svolgersi degli avvenimenti»; sempre Lucia mentre si trovava a Lisbona sospettò di essere ricercata dal governo (II Memoria): questi pochi cenni si limitano a constatare l’opposizione a Fatima, ma non raggiungono la percezione di una politica massonica anticristiana più vasta. Anche quando il 25.3.1997 – a 80 anni dalle apparizioni – Lucia firma il libro Scritti e ricordi (Ed. Vaticana 2017), la descrizione del paese d’infanzia (pp. 23-33) è cristianamente idilliaca e senza il minimo cenno alla situazione politica. Per cui, se la Madonna apparendo toccò questo tasto, si trattò veramente di una iniziativa sua e non dei veggenti.

LA MADONNA INTERVIENE

Le apparizioni della Madonna furono precedute da tre apparizioni di un angelo nel 1916. Nella seconda l’angelo chiese ai veggenti preghiera e sacrifici per uno scopo: «Attirate così la pace sulla vostra patria. Io sono il suo Angelo custode, l’angelo del Portogallo». L’angelo riprese la categoria degli “angeli delle nazioni” (Dn 10,13), insinuando ai veggenti che le sorti della loro nazione non erano solo nelle mani dei governanti di turno. Nello stesso senso il 13 luglio 1917 la Madonna promise: «In Portogallo si conserverà sempre il tesoro della fede ecc.» (IV Memoria), promessa che supponeva un pericolo reale per la fede. E furono il pellegrinaggio e la fede suscitati a Fatima che cambiarono in meglio la situazione (alcuni però leggono il “ecc.” come premessa di qualcosa che non è ancora stato manifestato).

Nella stessa apparizione del 13 luglio, quella del “segreto” (reso pubblico dalla Santa Sede: EV 19/986-989) la Madonna citò la Russia: «verrò a chiedere la consacrazione della Russia», la quale «si convertirà e (gli uomini) avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa» (EV 19/988). Era la “politica” della Madonna per la Rivoluzione di ottobre e il suo seguito! Pio XII consacrò la Russia con la Lettera apostolica Sacro vergente anno (7.7.1952: EE 6/1990-2009) e Giovanni Paolo II con un Affidamento del 1981, ripetuto nel 1982 e 1984 (EV 19/981-982). A detta di mons. Bertone, «Suor Lucia confermò personalmente che tale atto solenne e universale di consacrazione corrispondeva a quanto voleva nostra Signora» (EV 19/983), ma ad oggi non tutti sono d’accordo.

La Madonna preannunciò una seconda guerra mondiale e mostrò una processione verso una Croce con l’uccisione di un vescovo vestito di bianco e altri sacerdoti e fedeli (EV 18/989).

COME E PERCHÉ LA MADONNA INTERVENNE

Come mai la Madonna intervenne? Perché l’uomo è sociale e se una società, la sua cultura, il suo governo ecc. contrastano la fede, la fede di molti rischia di spegnersi. Ora, nel momento in cui le forme di governo cambiano, il rischio è di allontanare Dio e così capitò quando il popolo chiese un re e Dio disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro» (1Sam 8,7). Certi profondi cambiamenti politici sono opportuni e talvolta necessari, ma è proprio qui che si insinua la concupiscenza umana (1Gv 2,16) come desiderio di dominio e oppressione (Mt 20,25) producendo anche sugli altri una «affermazione di sé contro gli imperativi della ragione» (CCC 377). Ed ancora è qui che si insinua l’azione del demonio.

La Madonna non sponsorizzò nessun sistema politico, ma chiese atteggiamenti contrari e correttivi verso quanto sopra. Chiese la comunione riparatrice ai primi sabati del mese e, «in modo sorprendente per persone provenienti dall’ambito culturale anglosassone e tedesco», la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato e a tutti la devozione a questo stesso Cuore, nel quale volontà di Dio «diviene il centro informante di tutta quanta l’esistenza» (Card. J. Ratzinger, Commento teologico: EV 19/1012). Chiese la penitenza e la preghiera per i peccatori.

In questo modo la società poteva cambiare assetto politico, ma conservando il riferimento a Dio. Soprattutto si evitava di assolutizzare il cambiamento e mentre esso avveniva i cuori restavano fissi dove è la vera gioia: «ibi nostra fixa sint corda, ubi vera sunt gaudia» (Domenica XXI ordinario). Senza dimenticare di pregare e sacrificarsi, perché «molte anime vanno all’inferno perché non hanno nessuno che si sacrifichi e preghi per loro» (IV Memoria).

FATIMA UN MESSAGGIO DI SVENTURA?

Anche se le rivoluzioni produssero sventure, c’è in Fatima una positività.

La positività stessa che la Madonna interviene nella nostra storia anche politica, certo non di suo ma per iniziativa divina e per ricondurre al Padre per Cristo nello Spirito.

La positività della apparizione finale (13 ottobre 1917), quando san Giuseppe e Gesù Bambino e poi adulto – nostro Signore – «parevano benedire il mondo» (IV Memoria).

La positività del “segreto” (13 luglio 1917), che, dopo la visione delle sofferenze e dei martiri sotto un grande Croce, così termina: «sotto i due bracci della Croce c’erano due angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio» (EV 19/989). L’allora card. Ratzinger, nel già citato Commento teologico, ne traeva la conclusione che «nessuna sofferenza è vana, e proprio una Chiesa sofferente, una Chiesa dei martiri, diviene segno indicatore per la ricerca di Dio da parte dell’uomo (…): dalla sofferenza dei testimoni deriva una forza di purificazione e di rinnovamento, perché essa è attualizzazione della stessa sofferenza di Cristo e trasmette nel presente la sua efficacia salvifica» (EV 19/1019).

Tutto questo all’interno delle rivoluzioni, ma vissute con il messaggio di Fatima.

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La veggente Mirjana incontra Giovanni Paolo II

Posté par atempodiblog le 21 septembre 2017

La veggente Mirjana incontra Giovanni Paolo II
Comunque la pensiate sulle apparizioni di Medjugorje, vale la pena leggere questo capitolo, in cui Mirjana racconta il suo emozionante incontro con Giovanni Paolo II, un papa che aveva attraversato il secolo dei sanguinosi totalitarismi. Il papa che aveva iniziato il suo pontificato con le indimenticabili parole: “Non abbiate paura: aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. Il papa che aveva nel suo stemma le parole “Totus tuus”, rivolte a Maria, di cui era un ferventissimo devoto! Il papa che aveva detto che «l’umanità è a un bivio: può fare della terra un giardino, o un cumulo di rovine». Oggi queste parole appaiono ancor più profetiche. Ma veniamo al racconto.
di Claudio Forti – Trascrizione del capitolo 20 del libro Il mio cuore trionferà, autobiografia di Mirjana Soldo, edito dalla Dominus Production di Firenze, e uscito recentemente

La veggente Mirjana incontra Giovanni Paolo II dans Apparizioni mariane e santuari Il_mio_cuore_trionfer

Forse si pensa che un veggente che vede la Madonna non resti mai colpito da altre persone, ma non è così. Nel 1987, infatti, ebbi un incontro destinato a lasciarmi un effetto duraturo: conobbi un santo vivente. In quel periodo mi trovavo a Roma, essendo stata invitata da un sacerdote italiano. L’Italia di per sé è una meraviglia. Ero affascinata dalla sua storia. Riuscivo facilmente a immaginare i gladiatori intenti ad allenarsi nel Colosseo, e imperatori che tenevano i loro discorsi nel Foro romano. Ma mi incantarono ancor più gli innumerevoli luoghi sacri presenti nella città eterna. La visita nelle antiche catacombe mi fece capire quanta resistenza e coraggio avevano i primi seguaci della mia religione.
Osservando la Cappella Sistina e gli alti soffitti della Basilica di Santa Maria Maggiore, mi resi conto delle incredibili imprese compiute da tanti uomini di fede.
Pregando presso le tombe dei martiri e dei santi, e semplicemente sostando ai luoghi in cui così tanti prima di me erano vissuti e morti, mi venivano in mente i costanti avvertimenti della Madonna sulla brevità della vita su questa terra.

Il fatto di essere una pellegrina in terra straniera mi diede la possibilità di acquisire una prospettiva nuova sull’esperienza dei pellegrini che venivano a Medugorje. E proprio mentre pensavo che quel mio viaggio non potesse essere migliore, il 20 di luglio mi trovai ad accompagnare in Vaticano un gruppo di giovani croati che erano andati in visita a Giovanni Paolo II.
Quel mattino, quando arrivammo, l’imponente cupola della Basilica di San Pietro era già illuminata dai primi raggi del sole. Arrivando presto, potemmo sistemarci in prima fila all’udienza papale che si sarebbe tenuta in Piazza San Pietro. Subito dopo arrivarono migliaia di altri pellegrini. Quando il papa comparve, la folla era in delirio.
Il pontefice camminò tra la gente benedicendo. Passando davanti a noi, mi mise la mano sul capo e mi benedisse. La benedizione finì prima che mi rendessi conto. Rimasi ferma, sorridente, al settimo cielo dalla contentezza, per aver ricevuto per la prima volta la benedizione da un papa.
Mentre il pontefice seguitava a camminare, il sacerdote che mi accompagnava disse ad alta voce: “Santo Padre, lei è Mirjana di Medugorje!”. Al che il papa si fermò, tornò indietro e mi diede un’altra benedizione. Io ero raggelata. I suoi occhi, di colore azzurro intenso, sembravano attraversarmi l’anima. Non sapendo trovare le parole, inchinai il capo e sentii tutto il calore della sua benedizione. Quando si allontanò mi volsi verso il sacerdote italiano e, scherzando, gli dissi: “Ha pensato che avevo bisogno di una doppia benedizione!”. Entrambi ci facemmo una risata.

Più tardi, quel pomeriggio, una volta tornata al mio albergo ancora stordita da tutta l’esperienza, rimasi senza fiato nel ricevere un invito personale del papa, che ci chiedeva di incontrarlo in privato l’indomani mattina a Castel Gandolfo. Ero così eccitata che non riuscii a prendere sonno. Come sarebbe andato il nostro incontro?
Cosa avrei detto? Avevo mille domande per la testa. Per un attimo mi calmai, ma subito dopo pensai ancora: “Domani incontrerò il papa”. E andai avanti così per tutta la notte.

Mirjana_e_Giovanni_Paolo_II dans Libri

Il giorno seguente andai a Castel Gandolfo poco prima delle 8, l’ora stabilita per l’incontro. Quel paesino fortificato, a circa 25 chilometri da Roma, è da secoli la residenza estiva dei papi. Il palazzo papale, appollaiato su una collina esposta al vento e circondato da giardini e da uliveti, si affaccia sul lago di Albano, le cui acque sono di un colore azzurro, simile agli occhi di Giovanni Paolo II.
Un uomo in divisa mi scortò fino alla fine del palazzo. Quando vidi il Santo Padre là ad aspettarmi, mi venne subito da piangere. Lui mi guardò e sorrise. Il suo sguardo era pieno di calore e di amore. Avevo la sensazione di essere in presenza di un santo, un vero figlio della Beata Vergine Maria. Avevo imparato a riconoscere qualcosa di speciale negli occhi delle persone che amavano la Madonna. Una tenerezza che solo la Madre celeste poteva trasmettere. E questo aspetto in Giovanni Paolo II era più forte che in qualsiasi altro.

Il papa mi fece sedere con lui. Dovetti convincermi che non stavo sognando. Avevo sempre pensato che incontrare il papa fosse una cosa impossibile per una persona insignificante come me. E adesso eccomi là, davanti a lui. Volevo salutarlo, ma ero troppo nervosa, anche per esprimere una sola frase. Il Santo padre mi strinse delicatamente la mano dicendomi: “Gin dobre”, (Buon giorno in polacco. Ndt). Non riuscii a capirlo.
Forse ero troppo emozionata e le mie orecchie mi stavano ingannando. O forse il mio cervello era andato in tilt. Ero mortificata. Avevo avuto l’occasione unica di incontrare il papa, ma non avevo idea di cosa mi stesse dicendo. Le sue parole assomigliavano al croato, ma non riuscivo a decifrarle. Presto capii che stava parlando in polacco. Le lingue slave, come il croato e il polacco, hanno in comune molte parole, quindi il papa voleva vedere se potevamo comunicare entrambi nelle nostre lingue madri. Purtroppo la cosa non funzionò, ma mi ricordai che c’era una lingua che conoscevamo entrambi.

«Santo padre, possiamo parlare in italiano?», chiesi. Sorrise e annuì: «Si, bene Mirjana, bene!». Parlammo di molte cose. Alcune posso rivelarle, altre no. E presto mi sentii completamente a mio agio alla sua presenza. Mi parlò con un affetto tale, che sarei rimasta lì con lui per ore a conversare. «Per favore, chiedi ai pellegrini di Medjugorje di pregare per le mie intenzioni!», disse. «Certo Santità!», lo rassicurai. «So tutto di Medjugorje. Ho seguito i messaggi sin dall’inizio. Per favore, dimmi come ci si sente quando appare la Madonna!», il papa mi ascoltò con grande attenzione mentre descrivevo quello che vivevo durante le apparizioni. Ogni tanto sorrideva e annuiva dolcemente col capo. «E quando scompare – conclusi – provo tanto dolore in quel
momento. L’unica cosa a cui penso è quando la rivedrò di nuovo».
Si chinò verso di me e disse: «Abbi cura di Medjugorje, Mirjana! Medjugorje è la speranza per il mondo intero».
Le parole di Giovanni Paolo II sembrarono confermare l’importanza delle apparizioni, e alla grande responsabilità che avevo in quanto veggente. Rimasi sorpresa dal tono convinto della sua voce e dal bagliore emanato dai suoi occhi ogni volta che nominava Medjugorje. Per non parlare della perfezione con cui pronunciava il nome di tale paese, sempre molto difficile da ripetersi per gli stranieri.

«Santo Padre – dissi -: vorrei che lei vedesse tutta la gente che viene da noi, e prega». Il papa si voltò fissando verso est, facendo un sospiro pensieroso, e disse: «Se non fossi papa sarei già andato da molto a Medjugorje», disse.
Non dimenticherò mai l’amore irradiato dal Santo padre. Con lui avevo sensazioni simili a quelle che avevo stando con la Madonna. Anche guardare nei suoi occhi, era come guardare in quelli di Maria.

In seguito un sacerdote mi confidò che il papa era interessato a Medjugorje fin dagli inizi, poiché prima ancora che iniziassero le apparizioni, Giovanni Paolo II aveva pregato la Madonna di apparire di nuovo sulla terra.
«Non posso farcela da solo, Madre – pregava -: in Jugoslavia, Cecoslovacchia, Polonia e altri paesi comunisti, la gente non è libera di praticare la propria fede. Ho bisogno del tuo aiuto, Madre cara”!». (E quanto è vero anche oggi, non solo nei paesi comunisti, ma nelle terre islamiche, ma anche in paesi cristiani. Ndt).

Secondo quel sacerdote, il papa, quando venne a sapere che la Madonna era apparsa in una piccola località di un paese comunista, pensò immediatamente che Medjugorje fosse stata la risposta alle sue preghiere. La Dominus Production è una benemerita casa fiorentina che provvede al doppiaggio di film che, avendo un contenuto cattolico, non sono diffusi in italiano dai grandi media. Per questo ha provveduto alla doppiatura di
fil, come Cristiada, di cui ha fatto tradurre anche il libro; God’s not dead, Il missionario, e ora anche il libro “Il mio Cuore trionferà”, eccetera. Ndt). La si trova a questo link: http://www.dominusproduction.com/

Tratto da: Radio Maria

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