Una tempesta di bastonate sui “Francescani dell’Immacolata” perché hanno fede e tante vocazioni

Posté par atempodiblog le 6 janvier 2014

IN VATICANO C’E’ UNA NUOVA INQUISIZIONE CATTO-PROGRESSISTA. PERSEGUITANO CON ACCANIMENTO I “FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA” PERCHE’ HANNO FEDE E TANTE VOCAZIONI. E’ UNA VERGOGNA!!!… MA IL PAPA LO SA?
di Antonio Socci – Libero
Tratto da: lo Straniero

Una tempesta di bastonate sui “Francescani dell’Immacolata” perché hanno fede e tante vocazioni dans Antonio Socci padre_stefano_manelli

Ma il Papa sa quello che – a nome suo – stanno facendo ai “Francescani dell’Immacolata”? Appena due giorni fa Francesco ha giustamente proclamato che “il Vangelo non si annuncia con le bastonate, ma con amore e gentilezza”.
Eppure sui Francescani dell’Immacolata – senza alcun motivo e alcuna colpa da parte loro – si è abbattuta una tempesta di bastonate. Stanno radendo al suolo quello che è uno dei pochi ordini religiosi vivi, ortodossi e pieno di vocazioni (stimato e sostenuto da Benedetto XVI).
Il peggio è che la distruzione viene perpetrata in nome di Francesco. Ma è mai possibile che il Papa della gentilezza approvi questi metodi e questa persecuzione?

COLPISCONO I MIGLIORI
Fra l’altro i “Francescani dell’Immacolata”, nel disastro generale degli ordini religiosi (senza vocazioni, spesso in crisi dottrinale e disciplinare, con molti noti errori), dovrebbero essere portati ad esempio: infatti loro vivono radicalmente la povertà, vivendo solo di carità, hanno molte vocazioni, conducono una vita fortemente ascetica, fanno tante opere di carità per i poveri e i diseredati, annunciano la Buona Novella con zelo missionario e sono obbedienti alla Chiesa (in questi mesi di repressioni subiscono tutto con mitezza e nel silenzio).
Molti fedeli sono scandalizzati dall’accanimento con cui vengono colpiti. C’è gente che piange per i forzati allontanamenti di questi buoni frati dalle comunità dove hanno lavorato fino ad ora.
Io non ho mai avuto a che fare con loro, ma, da osservatore imparziale, li ammiro. E mi chiedo: perché tanta durezza contro religiosi che per i fedeli rappresentano un grande esempio di vita e un vero riferimento spirituale?
Eppure non si è avuto un tale accanimento nemmeno nei casi di religiosi, preti e teologi in cui c’erano grossi problemi di dottrina, disciplina e altro.
Il post-Concilio, per esempio, fu una catastrofe. A decine di migliaia buttarono l’abito religioso: “Si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata” affermò Giovanni Paolo II, “si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia; immersi  nel ‘relativismo intellettuale e morale’ e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico senza dogmi definiti e senza morale oggettiva”.

IL DISASTRO DEI GESUITI
Anche la Compagnia di Gesù, come Bergoglio sa bene, è stata nella tempesta e alcuni suoi membri hanno alimentato la confusione teologica. Eppure non sono mai stati presi provvedimenti come quelli adottati oggi contro i “Francescani dell’Immacolata”.
Secondo le statistiche ufficiali dal 1965 (quando finisce il Concilio) al 2005, i membri della Compagnia di Gesù (i gesuiti) sono crollati del 45 per cento, i salesiani del 24 per cento, i Frati minori del 41 per cento, i Cappuccini del 29 per cento, i Benedettini del 35 per cento, i Domenicani del 39 per cento.
Al contrario i “Francescani dell’Immacolata”, famiglia religiosa nata negli anni Settanta da padre Stefano Maria Manelli e da padre Gabriele Maria Pellettieri, hanno attratto subito tante vocazioni.
Riconosciuti dalla Chiesa nel 1990, con decreto pontificio del 1998, oggi sono circa 400 frati in 55 case nel mondo e altrettante suore con 47 case su tutto il globo. Anche le vocazioni – che in tutte le diocesi languono – fra loro crescono a ritmi impressionanti. Davvero una comunità benedetta da Dio.
Così l’11 luglio scorso la Congregazione vaticana dei religiosi ha deciso di colpire col commissariamento questa fiorente famiglia religiosa.

PERSECUZIONE
Da allora al fondatore, padre Stefano M. Manelli, è stato imposto l’isolamento (i suoi frati non possono né scrivergli, né telefonargli, né andare a trovarlo, né parlargli in alcun modo); tutti i frati che avevano ruoli di responsabilità sono stati esiliati in luoghi remoti, spesso all’estero; i movimenti laicali legati alla congregazione sono stati ibernati; il seminario è stato chiuso e sono state sospese le ordinazioni diaconali e sacerdotali.
Il commissario non ha potuto prendere in pugno le riviste dell’ordine perché appartengono ai laici, così ha proibito ai religiosi della congregazione di collaborarvi. In sostanza si è usato il pugno di ferro.
Nessuno può credere che il Pontefice della tenerezza abbia voluto o autorizzato una cosa simile. Troppo grande sarebbe la contraddizione fra il suo insegnamento (“amore e gentilezza, non bastonate”) e la pratica concreta che ricorda i fantasmi dell’Inquisizione.
E’ pur vero che in passato l’Inquisizione, i cui metodi furono spazzati via grazie a Joseph Ratzinger, nel corso della sua storia colpì diversi santi.
L’ultimo fu padre Pio. Com’è noto il santo cappuccino, fra 1960 e 1961, dovette subire – sotto il cosiddetto “Papa buono” – provvedimenti restrittivi e punitivi molto duri. Erano del tutto ingiusti, come poi ha dimostrato la piena riabilitazione voluta da Paolo VI e la canonizzazione del frate stigmatizzato fatta da Giovanni Paolo II.
Ma fa un certo effetto che si perseguitasse un santo come lui, proprio mentre nella Chiesa si portavano in palmo di mano teologi come Karl Rahner che Roncalli nominò fra i consultori del Concilio Vaticano II.
Rahner ha avuto un’influenza assai nefasta nella teologia post-conciliare (basti dire che Hans Kung è stato il suo degno allievo). La sua teoria dei “cristiani anonimi” fu un autentico veleno.
Tuttavia Rahner è intoccabile anche oggi. Ci sono teologi che si permettono di mettere in discussione i dogmi della  fede cattolica, la Madonna e i santi. Ma Rahner non si può discutere.
Invece fra le coraggiose iniziative di riflessione teologica che i “Francescani dell’Immacolata” hanno intrapreso negli anni passati c’è stato proprio un convegno di studi intitolato significativamente “Karl Rahner: un’analisi critica”. In netto contrasto con la “teologia progressista” oggi dominante.

INQUISITORI SINISTRI
Molti sospettano che fatti del genere abbiano contribuito a mettere i “Francescani dell’Immacolata” nel mirino del potere clericale, dove oggi siedono ecclesiastici che hanno avuto trascorsi nella “Teologia della liberazione”, come il cardinale brasiliano João Braz de Aviz che è proprio il capo della Congregazione vaticana che ha deciso il commissariamento.
In un’intervista di qualche tempo fa il prelato ha raccontato come visse quella fase della sua vita, ma curiosamente lì non ha fatto sua la condanna degli errori della Teologia della liberazione che fu firmata da Giovanni Paolo II e da Joseph Ratzinger.
Anzi ha affermato: “rimango convinto che in quella vicenda è passato comunque qualcosa di grande per tutta la Chiesa”.
Sì, una grande catastrofe. Ecco ora nuovi disastri “progressisti”, come l’annichilimento dei “Francescani dell’Immacolata”. Se questi frati fossero stati seguaci di Rahner, Kung o della Teologia della liberazione, la loro persecuzione avrebbe suscitato uno scandalo sui media. Invece sono fedeli alla Chiesa, dunque nessuno li difende.
C’è chi sostiene che si tratti di una sorta di vendetta trasversale contro Benedetto XVI per il “Motu proprio” che liberalizzò la messa tradizionale. Esso suscitò pesanti reazioni e opposizioni in Curia e fra i vescovi.
Mentre i “Francescani dell’Immacolata” attuarono fedelmente il “motu proprio” volendo essere in comunione col Papa. E’ questa la loro colpa?
Io credo che la loro distruzione danneggi tantissimo pure l’attuale papa. Perché annichilisce un carisma prezioso per la Chiesa e perché porta acqua al mulino dei lefebvriani che hanno attaccato pubblicamente Bergoglio. Adesso costoro possono dire: “vedete, nella Chiesa di Francesco c’è posto per tutti, meno che per i cattolici”.
Avendo sempre difeso il Pontefice da questi attacchi, io spero che, informato dei fatti, quanto prima egli metta fine a questa incredibile persecuzione e ristabilisca la verità e la giustizia.

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Le calunnie contro padre Stefano Manelli

Posté par atempodiblog le 7 novembre 2013

Le calunnie contro padre Stefano Manelli dans Francesco Agnoli dy5aTempo addietro intervenni, in modo piuttosto rude, sulla vicenda Francescani dell’Immacolata, denunciando su La Nuova Bussola il comportamento di padre Alfonso Bruno. Un frate che calunnia, sostenni, che diffonde e sparge veleni su altre persone, ingiustamente, non può essere la persona adatta a mediare all’interno di una congregazione: non può essere la persona giusta per sistemare i mali di una congregazione, quali che essi siano (cioè piccoli, come credono in tanti, o grandi, immensi, come padre Bruno ha sempre sostenuto, con l’ausilio, però, di qualche bugia di troppo). Padre Alfonso Bruno rispose senza assolutamente fare cenno alle mie affermazioni, ma parlando d’altro. Fu una conferma. Rafforzata dal modo con cui padre Bruno ha continuato a difendere i dati fasulli, da lui divulgati, e dagli insulti feroci pubblicati sul suo sito ai danni di chi aveva solo fatto notare le incongruenze.

Nel frattempo casa è successo? Padre Stefano Manelli si è chiuso in obbediente silenzio: come doveva fare. Come non dubitavo che un uomo di fede e di obbedienza come lui avrebbe fatto. Del resto lo aveva sempre detto e scritto: si sta con il papa, si obbedisce al papa.

Nel suo libro sul mese di maggio, “Maggio, mese di Maria”, scritto molti e molti anni fa, proprio parlando dell’obbedienza, Manelli scriveva quasi profeticamente: “Quando sant’Alfonso de’ Liguori, vecchio ottantenne, venne calunniato da uno dei suoi figli, e fu espulso dalla Congregazione dallo stesso papa, egli, il grande, l’appassionato, l’innamorato difensore del papa, superava lo strazio mortale gridando a se stesso con la fronte a terra, ai piedi dell’altare: “Il papa ha ragione, il papa ha ragione…”. Questa è l’obbedienza che crocifigge, come crocifisse Gesù alla croce” (Casa Mariana editrice, 1999, p.166).

Oggi, dicevo, padre Manelli è costretto a risiedere a Cassino, e la congregazione da lui fondata è nelle mani di chi, per usare un eufemismo, non lo apprezza, e non apprezza nessuno dei suoi più stretti collaboratori (per i quali è stato decretato, per lo più, l’allontanamento dall’Italia). Padre Stefano tace, e sopporta…benché l’ordine non arrivi dal papa, ma dalla Congregazione dei religiosi…

Accade però che non pochi laici si interessino, si informino, chiedano: “che ne è di padre Stefano?” Un ordine senza il suo fondatore, infatti, fa un po’ specie.

La risposta che ho sentito, io stesso, è la più varia: “ormai capisce poco”; “è ostaggio di alcuni” (non si capisce bene di chi); “ha fatto, poveretto, tanti e tanti errori…”. La cosa più grave è che si lascia intendere, da parte di qualcuno, che questi errori siano enormi, indicibili: “Sai, non posso dire tutto…”. La calunnia e la maldicenza funzionano così: basta far balenare un sospetto, non c’è bisogno di dire di più… così si incrina o distrugge l’immagine di una persona, anche agli occhi di chi la aveva tanto stimata.

Però, accade molto di più. Recentemente un laico si è avvicinato a padre Alfonso Bruno, chiedendogli assicurazioni su padre Stefano, sul suo carisma, sul mantenimento dello stesso all’interno dei Francescani dell’Immacolata. La risposta è stata nello stile di padre Bruno: dire e non dire, far capire che padre Stefano sta facendo qualcosa di terribile… in buona fede, certo…ma di terribile…

Padre Alfonso è un giornalista, un tipo loquace: sa mettere in fila le parole; le spara a mitraglia; mette insieme cavoli e capre, e spaccia il tutto per una arringa inconfutabile di Cicerone.

Ho in mano quella conversazione (e non solo). In essa il frate fa intendere all’ascoltatore che padre Manelli è parte nientemeno che di un tentativo di creare nella Chiesa uno…scisma!!

Afferma padre Bruno: “Allora aiutiamolo (padre Manelli, ndr) a stare in comunione con la Chiesa. Perché Padre Stefano, nella sua buona fede, si è messo in un gioco più grande di Lui..”. Vediamo le prime parole: “aiutiamolo a stare nella Chiesa”. Ciò significa che padre Stefano è un border line, un eretico, un disobbediente, qualcuno che sta per uscire dalla Chiesa… Di più: “si è messo in un gioco più grande di lui”…

Un vero maestro: l’ascoltatore, 9 su 10, rimane basito. Perché più si sparano grosse, più, di solito, chi ascolta ci crede (per il meccanismo secondo il quale nessuno si immagina mai che il suo interlocutore stia mentendo, così di grosso, poi). E qual è il “gioco”?

Da vero affabulatore padre Alfonso tira fuori il quotidiano il Foglio, e inizia a leggere alcuni nomi, e a mescolare Giuliano Ferrara, de Mattei, alcuni articoli critici del papa comparsi sul Foglio, fino a formare un grande affresco complottistico in cui anche gli articoli contrari, comparsi sempre sul Foglio, come quello di Scandroglio (che invitava appunto a non criticare il papa in un certo modo, e con certi toni), sono pezzi dello stesso puzzle. Si fa tornare tutto, se si vuole.

Un puzzle nel quale padre Manelli sarebbe dunque complice, “in un gioco più grande di lui” (sa un po’ di accusa e un po’ di scusa: del resto bisogna convincere l’interlocutore, che di padre Manelli è un ammiratore), in cui stanno insieme Ferrara, Corrispondenza romana, la Lega nord, forse anche Totò e altri ancora:

una Chiesa scismatica, alla Lega Nord, una Chiesa autocefala, fa comodo. In nome di quale tradizione? Di quale tradizione? Giuliano Ferrara, che significa teocon americani … Roberto De Mattei, sono tutti scrittori di Corrispondenza Romana, Scandroglio, Matteo Rippa e compagnia cantando, li trovate tutti su Corrispondenza Romana…” (poco importa se Matteo Rippa non esiste, e si chiama Maurizio Crippa, è ciellino, non scrive su Corrispondenza romana (Cr), e il papa lo ha elogiato con un paginone intero, sempre sul Foglio; poco importa se Scandroglio non scrive su Cr e non ha mai criticato il papa; e poi “li trovate tutti su Corrispondenza romana” cosa significa? Mah…).

Finita qui? No, del gioco scismatico farebbe parte anche Magdi Allam, di cui padre Bruno conosce la moglie (è un dato che si dà all’ascoltatore, per dirgli: guarda che io so di cosa parlo, tu forse questi personaggioni non li conosci, ma io sì…): “..Magdi Allam si è indebitato di due milioni di euro, e questa gente qua glieli ha coperti. La moglie è la vera islamologa, Valentina Colombo, che è insegnante all’Università Europea, dove ho studiato io…”.

La conclusione, ai due che chiedevano lumi sul mantenimento del carisma del fondatore estromesso, e si sono sentiti raccontare la favola complottista, è questa: “Vi dico solo questo che noi (come congregazione, ndr) ci siamo ficcati in questo gioco. Vogliamo aiutare Padre Stefano, aiutiamolo a stare in comunione con la Chiesa” (e cioè confinato a Cassino, con i suoi frati più vicini spediti in capo al mondo e umiliati). E’ per farlo stare in comunione, che ora comanda padre Alfonso!

Potrei fermarmi qui. Ma alcuni amici mi hanno già detto: “noi laici stiamone fuori. Cosa centriamo?” Non mi sembra un modo di ragionare da credenti, quanto da ignavi. Padre Pio, che padre Stefano ben conosceva, fu perseguitato dai confratelli e difeso dai laici… Sono uno che è stato calunniato, e che ora vede che il calunniatore ha fatto carriera, e sta calunniando il fondatore della sua congregazione. Dire la verità, in questo caso, non è uno sfogo, ma un dovere imposto dalla coscienza. Tutto qui. Un dovere verso il buon nome di un uomo estromesso da tutto, che  merita quantomeno di non essere calunniato di fronte a coloro che lo apprezzano e lo stimano.

di Francesco Agnoli – Libertà e Persona

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Il primato del Santo Padre nel cuore di Maria

Posté par atempodiblog le 6 novembre 2013

Il primato del Santo Padre nel cuore di Maria dans Fede, morale e teologia uutw

Se noi vogliamo amare molto il Papa, quindi, dobbiamo chiedere questa grazia alla Madonna, perché chi può amare il Papa come lo ama Lei?
Il Papa è la nostra roccia, una roccia evangelica, una roccia divina, perché creata dalla Parola viva di Gesù, Verbo incarnato: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt l6,l8).
Giustamente san Francesco di Sales diceva che «Gesù Cristo, la Chiesa e il Papa sono tutt’uno». È impossibile dividerli. Essi sono la «testata d’angolo» (Lc 20,17) dell’umanità, del mondo, dell’universo da salvare.
Per questo c’è tanta superficialità nelle parole di chi dice che accetta Gesù Cristo e la Chiesa, ma non il Papa.
Quando Napoleone tenne prigioniero il papa Pio VII, per decidere alcune questioni sulla Chiesa, radunò egli stesso a Parigi molti vescovi di Francia e d’Italia, e voleva che deliberassero sui punti in questione.
Ma i Vescovi rimasero in assoluto silenzio. Napoleone insistette e fece forti pressioni. Nulla. Allora cominciò a impazientirsi e a minacciare. A questo punto il più anziano dei Vescovi si alzò e disse con molta calma: «Sire, aspettiamo il Papa. La Chiesa senza il Papa non è la Chiesa!».
Soltanto il Papa, il Successore di san Pietro, insegna il Catechismo, «è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli» (n.882).

Non può sbagliare
Il Papa è l’unico maestro sulla terra che non possa mai sbagliare nell’insegnamento della fede e della morale.

«La fede romana – scriveva san Girolamo – è inaccessibile all’ errore». Ed è per questo che san Cipriano poteva affermare: «La Chiesa di Roma è radice e madre di tutte le Chiese». Soltanto chi si trova unito al Papa è sicuro di essere nella verità infallibile di ciò che deve credere e operare per salvarsi.
È Gesù stesso che volle l’infallibilità di san Pietro: «Ho pregato perché non venga meno la tua fede» (Lc 22,32). È Gesù stesso che lo volle nostra guida infallibile: «Tu conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32).
Per questo il Papa è l’unico maestro universale e indefettibile; anzi, è l’unico che può «confermare la fede» dei cristiani, garantendola infallibilmente da ogni errore dottrinale e morale. In questo senso, sulla terra il Papa, ogni Papa, è il sommo teologo, il sommo biblista, il sommo moralista.
Soltanto la sua parola di maestro universale è parola divinamente garantita da Cristo «Via, Verità e Vita» (Gv l4,6).
Per questo san Tommaso d’Aquino, chiamato «maestro del mondo», era pronto a rinunciare a qualsiasi pensiero dei grandi Santi Padri, di fronte al pensiero del Papa.

Il fiasco dell’Inferno
Contro il Papato faranno fiasco non solo tutti gli uomini che volessero lottarlo, ma anche tutto l’Inferno. È sempre Gesù che lo garantisce: «Le porte dell’Inferno non prevarranno mai» (Mt l6,l8).
E non solo i nemici non prevarranno, ma si sfracelleranno su questa «testata d’angolo, roccia contro cui si sbatte e pietra di rovina. Difatti, contro di essa andranno ad urtare coloro che non hanno voluto credere al Vangelo…» (1 Pt 2,7-8).
Contro di essa andò a sbattere Lutero, l’impenitente eresiarca, che offendeva e malediceva il Papa come un forsennato: «O Papa, io sarò la tua morte!… Sì, io, papa Lutero I, per comandamento di Nostro Signore Gesù Cristo e dell’Altissimo Padre, ti mando all’Inferno!…».
Povero e infelice Lutero!
Contro il Papa si scagliò anche il terribile Napoleone. Il Papa, inerme, gli disse: «Il Dio d’altri tempi vive ancora. Egli ha sempre stritolato i persecutori della Chiesa…».
Sull’isolotto di sant’Elena, Napoleone ricordava queste parole, e diceva a un amico: «Ah, perché non posso gridare da qui, a quelli che hanno qualche potere sulla terra: Rispettare il rappresentante di Gesù Cristo! Non toccate il Papa: altrimenti sarete annientati dalla mano vendicatrice di Dio. Anzi, proteggete la Cattedra di Pietro!».

«I falsi maestri»
Scrivendo a Timoteo, san Paolo insegna questa importante verità: quando non si sopporta più la sana dottrina, ci si procura «una folla di maestri» che consentano di «assecondare le proprie passioni», e che parlino di fantasie anziché di verità (cf 2 Tm 4,3-4).

Ci siamo. Basta leggere certi libri di teologi ritenuti «grandi e celebri» per dare ragione a san Paolo a occhi chiusi. E questi teologi sono davvero «una folla» e hanno messo su un mercato enorme di libri e riviste che sono pressoché tutti simili a cibi guasti, avariati o sospetti. Poveri gli incauti che ci cascano a comprarli!
Questi teologi sono «i falsi maestri» di cui parlano con parole terribili, anzi, spaventose, san Pietro e san Paolo (cf 2 Pt 2,2-ll; l Tm 1,3-7; 4,1-ll; 6,3-5; 2 Tm 3,1-7; 4,1-5). Questi «falsi maestri» vengono chiamati dal papa Paolo VI «teologi da camera» e «autoteologi», e di essi – dice ancora il Papa – è necessario «diffidare», perché fanno fare «naufragio nella fede» (l Tm l,l9).

Pregare per il Papa
La piccola Giacinta di Fatima, prima della morte ebbe dalla Madonna una visione in cui vide il Papa in mezzo a gravissime sofferenze.

La piccola veggente raccomandò con tutte le forze, da parte della Madonna, di pregare per il Papa, di soffrire con lui e per lui, che deve pascere il gregge universale (Gv 21,15-17).
Si sa che sempre ci sono state anime generose che hanno offerto e immolato la loro vita per il Papa. San Vincenzo Strambi, ad esempio, confessore del papa Leone XII, si offrì come vittima per far vivere più a lungo il Papa. E così avvenne: il Papa visse per altri cinque anni, mentre san Vincenzo morì cinque giorni dopo la sua offerta.
Guido Negri, intrepido soldato, morì al fronte dopo aver offerto la sua vita per il Papa.
Noi tutti possiamo dimostrare al Papa il nostro filiale attaccamento, come lo dimostrava san Massimiliano M. Kolbe, che considerava ogni volta una grazia entusiasmante poter vedere il Papa, accostarsi vicino, baciargli la mano; come lo dimostrava san Pio da Pietrelcina, che voleva avere sempre l’immagine del Papa accanto a quella della Madonna, e poco prima di morire scrisse una lettera al Papa per rinnovargli la sua dedizione e fedeltà totale.

Tratto da: Maggio mese di Maria di padre Stefano Maria Manelli FI. Casa Mariana Editrice

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Il rispetto umano

Posté par atempodiblog le 21 juin 2008

Il rispetto umano è una piaga della vita cristiana. Ed è una piaga di molti, di troppi cristiani.
Dove si vede Dio offeso, Gesù oltraggiato, la Madonna e i santi maltrattati, bisognerebbe vedere i cristiani coraggiosi e coerenti che fanno muro di difesa e di onore alla loro Fede.
Invece, quanto coniglismo e quanta viltà di animo! Addirittura, quanto sforzo di nascondersi fra gli stessi nemici della Fede, per paura di essere scoperti e segnati a dito!
È vero che oggi, in questo mondo corrotto, in questa società scandalosa e beffarda, dominata dall’ateismo più animalesco che si possa concepire, occorre davvero gran coraggio per essere coerenti.
Ma non è forse questo un motivo in più perché i cristiani, lungi dal nascondersi, si facciano avanti a testimoniare con energia la loro fede «che vince il mondo» (Gv 5,4)?
Coloro che si vergognano, che hanno paura di apparire come veri cristiani, hanno più le vesti da vili traditori che da discepoli di Cristo.
Contro costoro c’è la parola tagliente e terribile di Gesù: «Chi si vergognerà di me e delle mie parole
davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,38).

«Pescatori e pescatrici»
Nella lotta contro il protestantesimo che rovinava la fede di tanti cristiani con le sue eresie dottrinali e morali, san Carlo Borromeo volle istituire grandi scuole di catechismo e di istruzione religiosa per il popolo. Ebbe bisogno di cristiani laici coraggiosi. Li trovò, uomini e donne. Li divise nei due gruppi dei «pescatori» e delle «pescatrici», e organizzò i giri apostolici per le case, per le strade, per i campi. Era uno spettacolo di vera fede vedere questi cristiani coraggiosi all’opera per testimoniare Gesù Cristo e annunciare il suo Vangelo puro, senza errori.
Ogni cristiano dovrebbe far suo, con fierezza, il grido di san Paolo: «Non mi vergogno del Vangelo» (Rm 1,16). Dovunque. In casa o fuori. Negli uffici o nelle scuole. Tra gli amici e tra i nemici. «I veri cristiani – diceva san Gregorio Magno – sanno morire, ma non transigere». E dovrebbe bastare il ricordo dei gloriosi martiri, sempre vivi nella Chiesa celeste e terrestre. La loro gloria conferma luminosamente la parola di Gesù: «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (Mc 8,35).

Si vergognano…
Che cosa dire, adesso, di molti cristiani che per rispetto umano mancano persino ai loro doveri fondamentali?
Si vergognano di farsi il segno di croce e di recitare qualche preghiera mattino e sera, o prima dei pasti.
Si vergognano di entrare in una chiesa a pregare, di avere la corona e di recitare il Rosario, di salutare un’immagine sacra nelle edicole.
Si vergognano di andare a Messa. Si vergognano di confessarsi. Si vergognano di ricevere la Santa Comunione.
Si vergognano di riprendere chi bestemmia o profana cose sacre. Addirittura, alcuni arrivano a vergognarsi di… non bestemmiare!
Si vergognano di difendere la loro fede dagli attacchi e dagli insulti dei nemici; e magari si vergognano di essere considerati ancora cristiani… Si vergognano di non leggere stampe per sporcaccioni, di non vedere cinema immondi, di non seguire le nuove mode invereconde.
Si vergognano di rimproverare chi dà scandalo, chi offende e dileggia la morale evangelica. Arrivano a vergognarsi di opporsi all’aborto, al divorzio, alla pillola contro la vita umana. Si vergognano, si vergognano… Pare che non sappiano fare altro!

Chi non si vergogna
Ancora giovanetto, san Bernardino da Siena fu invitato una volta da uno zio a casa sua. Andò, ma vi trovò anche altre persone che nella conversazione con facilità parlavano scorrettamente. Pronto e risoluto, san Bernardino disse allo zio: «O questi signori cambiano modo di parlare, o io me ne vado via!». Lo zio avvertì gli ospiti, e il linguaggio non fu più scorretto.
Ma dovunque si trovava, san Bernardino non solo non aveva neppure l’ombra del rispetto umano, ma era lui che incuteva rispetto a tutti. Anche i suoi compagni lo sapevano bene, e se talvolta si lasciavano andare a qualche discorso non corretto al solo veder arrivare san Bernardino, dicevano fra loro: «smettiamo, arriva Bernardino».
San Giuseppe Moscati, ugualmente, fu un cristiano pieno di luce ed esercitava un fascino indescrivibile con la testimonianza della sua fede viva. Chi voleva, poteva vederlo ogni mattina fermo e raccolto in chiesa per due ore di preghiera. Sulla cattedra, prima di iniziare l’insegnamento, esortava sempre gli studenti a innalzare la mente al «Signore Dio delle scienze» (1 Sam 2,3). Non appena suonava l’Angelus, interrompeva ogni discorso e anche la visita medica, invitando tutti i presenti a recitare con lui l’Angelus.
Quale forza e trasparenza di fede vissuta in lui! Altro che i meschini rispetti umani della nostra fede da vili complessati…

Non vergognarsi di Lei
«Fammi degno di lodarti, o Vergine Santa!».
Contro ogni rispetto umano, contro ogni paura o viltà, debbo e voglio lodare la Madonna, che è mia Madre.
Non solo non mi vergognerò di Lei, ma voglio difenderla e glorificarla, voglio amarla e farla amare, dovunque, con passione filiale sempre ardente.
Posso guardare a tutti i santi, paladini di amore vibrante verso la celeste Madre e Regina. Ma guardo in particolare a san Massimiliano M. Kolbe, a questo apostolo e vittima dell’Immacolata, il quale non solo non si vergognò mai dell’Immacolata, ma volle consumarsi totalmente per Lei, fino a essere considerato esaltato e folle, anzi, fino a chiamarsi da se stesso «folle dell’Immacolata».

di Stefano Maria Manelli FI – “Maggio, mese di Maria”

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Il «nemico numero uno»

Posté par atempodiblog le 16 mai 2008

Il demonio è il grande nemico dell’uomo. E’ il «nemico numero uno» dice il Papa Paolo VI.  

Satana appare agli inizi del genere umano, e si presenta “fin da principio omicida, mentitore e padre della menzogna” (Gv 8,44-45). Riesce a far cadere i nostri progenitori Adamo ed Eva, e diventa “il principe di questo mondo” (2 Cor 4,4), «l’accusatore dei nostri fratelli” (ap 12,10).

Con il peccato originale, quindi, “tutto il mondo è stato posto sotto il maligno” (1 Gv 5,19) e i demoni sono “i dominatori di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12).

Come appaiono tenebrosi i primi eventi dell’umanità novella, a causa di questo infernale assassino, che ha “l’impero delle tenebre” (Lc 22,53)!

San Pio da Pietrelcina, in una lettera al suo Padre spirituale ha accennato alla figura mostruosa di satana, visto in una visione come un essere orrendo e gigantesco, alto come una montagna nera…

San Pietro ce lo presenta con l’immagine di un leone ruggente sempre pronto a sbranarci (1 Pt 5,8-9). Come lo tortura l’invidia, perché noi possiamo salvarci! Egli ci vuole tutti con sé all’Inferno.

Anche una scena stupenda, però, ci appare agli inizi dell’umanità soggiogata da satana e oppressa dal peccato. Una Donna sublime, con il suo figlio, “schiaccia la testa” (Gn 3,15) al serpente tentatore. L?Immacolata, vincitrice di satana, splende nelle tenebre del peccato, con il suo divin figlio. L’Immacolata è la disfatta di satana.

La pagina del Genesi in cui Dio stesso presenta l’Immacolata è simile a un’aurora che si alza meravigliosa sulla notte dell’umanità peccatrice. L’autore ispirato del Cantico dei cantici così esclama, rapito: “Chi è costei che s’avanza come l’aurora, bella come la luna, eletta come il sole, tremenda come esercito schierato?” (Ct 6,9).

Questa è l’Immacolata, la Guerriera invincibile, la Signora delle Vittorie, il terrore dei demoni.

Ci basti qui ricordare un particolare narrato da santa Bernardetta Soubirous dell’Immacolata a Lourdes. La piccola veggente vide da un lato della grotta una torma di demoni scalmanati che le urlavano grida infernali. Spaventata, santa Bernardetta alzò subito gli occhi all’Immacolata. E bastò che l’Immacolata volgesse un solo sguardo severo verso i demoni, perché questi si dessero a precipitosa fuga.

Così il demonio, di fronte all’Immacolata, dimostra di essere davvero ciò che significa il suo nome Beelzebul: un “dio delle mosche”!

La tattica del demonio è quella di allettare i sensi e l’immaginazione dell’uomo per far prevaricare lo spirito. Si presenta come un consigliere e un servitore in guanti gialli, con offerte di beni e piaceri seducenti da guadagnare. Così fece con Eva (Gn 3, 1-7). Così tentò anche con Gesù nel deserto (Mt 4,1) e con tanti santi di ogni tempo: san Benedetto, san Francesco d’Assisi, santa Teresa d’Avila, il santo curato d’Ars, san Giovanni Bosco e san Pio da Pietrelcina.

Abilissimo e scaltro com’è, egli sa servirsi di tutto per rovinarci: gli basta un’occhiata immodesta di David che guarda Betsabea (2 Sam 11,2-26) una golosità di Esaù che vuole un piatto di lenticchie (Gn 25,29-34), un attaccamento al denaro di Anania e Saffica che nascondono dei soldi (At 5,1-10).

Egli tenta persino di proporre cose apparentemente utili per le anime. Si sa che il Santo Curato d’Ars predicava in maniera semplicissima, feconda di grazie per le anime. Ebbene il demonio andò da lui tutto premuroso e lo esortò a predicare in maniera dotta e difficile, assicurandogli la fama di grande predicatore.
Il santo avvertì l’inganno e respinse l’insidia e continuò con la sua predicazione facile ed efficace. Dovette pagarla però, con molti dispetti furiosi che il demonio gli fece di giorno e di notte.

Quattro stupidi…

Il capolavoro dell’arte di satana è arrivare a convincere gli uomini che egli non esiste. A questo punto, è chiaro, il demonio può trattare gli uomini da veri burattini.

Una volta san Pio da Pietrelcina ascoltò una predica in cui l’oratore non faceva che chiedersi se veramente il demonio non esiste, come dicono alcuni. Soltanto alla fine, l’oratore concluse affermando l’esistenza del demonio.

Dopo la predica, san Pio ammonì il predicatore dicendogli che quando si parla del demonio bisogna parlare subito della sua esistenza e della sua azione nefasta nel mondo; soltanto alla fine si può aggiungere: “Ci sono poi quattro stupidi che osano negare l’esistenza del demonio…”.

Questi “quattro stupidi” oggi sono diventati molti, persino nella Chiesa. Tanto è vero che il papa Paolo VI è dovuto intervenire espressamente con un discorso (il 15-11-1972) per ribadire la verità di fede sull’esitenza di Satana come persona e per costatare amaramente come il “fumo di Satana” stia affumicando la Chiesa. Come insegna il catechismo, il diavolo è “una persona: Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il “diavolo” è colui che “vuole ostacolare” il Disegno di Dio e la sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo” (n. 2851).

Un’altra volta, san Pio da Pietrelcina disse a una figlia spirituale: “Se si potesse vedere con gli occhi del corpo quanti demoni hanno invaso la terra, non si vedrebbe più il sole!”. Contro questi “impuri apostati”, come li chiamava lo stesso san Pio, quale non deve essere la nostra difesa?

“Vigilate e pregate”

Gesù ci ha messo in guardia contro le insidie del diavolo. Egli ci ha insegnato le parole del Padre nostro: «…non ci indurre in tentazione» (Lc 11,4). Egli ci ha raccomandato con cura: «Vigilate e pregate per non cadere nella tentazione» (Mc 14,38).

La vigilanza e la preghiera sono le due grandi forze dell’uomo contro il demonio. Facciamo nostra questa raccomandazione paterna di san Pio da Pietrelcina: «Figlio mio, il nemico non dorme; all’erta con la vigilanza e la preghiera. Con la prima lo avvistiamo, con la seconda abbiamo l’arma per difenderci».
La vigilanza ci fa avvistare le occasioni pericolose (una lettura, uno spettacolo, una persona, un luogo, una voglia…); la preghiera ci dà la forza di evitare i pericoli, di fuggire le occasioni, come raccomandava san Filippo Neri.

Anche sant’Agostino insegna che il demonio è solo un cane legato, e può mordere solo chi si avvicina a lui. Alla larga, quindi! Se il demonio si fa insolente, ascoltiamo la parola di san Giovanni Bosco che diceva ai suoi giovani: «Rompete le corna al demonio con la Confessione e la Comunione».

San Massimiliano M. Kolbe ha scritto che oggi «il serpente alza la testa in tutto il mondo, ma l’Immacolata gliela schiaccia in vittorie strepitose».
Per battere il demonio nel modo più umiliante bisogna ricorrere all’Immacolata. Il demonio ha letteralmente terrore di Colei, che, da sola, «è terribile come un esercito schierato» (Ct 6,9).

Quando santa Veronica Giuliani veniva assalita fisicamente dal demonio, non appena riusciva ad invocare la Madonna, il demonio, fuggiva precipitosamente urlando: «Non invocare la mia nemica».

La preghiera mariana più forte contro il demonio è il Rosario. Una volta gli fu chiesto durante un esorcismo, quale preghiera egli temesse di più. Rispose: «Il Rosario è il mio flagello!».
Se i cristiani portassero addosso e usassero spesso questo «flagello dei demoni», quante rovine, sventure e peccati in meno sulla terra!

Tratto da “Maggio, mese di Maria” – P. Stefano Maria Manelli – Casa Mariana Editrice – Roma 2003, p. 63.

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