Stare con Gesù è stare nel Paradiso

Posté par atempodiblog le 25 mars 2016

Stare con Gesù è stare nel Paradiso dans Diego Manetti 2ljqdxh

Condotto sul luogo dell’esecuzione, il buon ladrone si accorge che insieme a lui verranno giustiziati un altro malfattore e… Gesù! Ma come? Il Nazareno? Ma che cosa può aver combinato di così grave uno come lui, per esser condannato a morte? E poi pensa: “ma guarda la vita! Ho fatto di tutto per evitarlo, sfuggendolo fin da piccolo, e adesso mi trovo qui, per essere ucciso, proprio al suo fianco”. E si sente a disagio, e non vorrebbe incrociare quello sguardo, né fissare quel volto.

Eppure, una volta in croce, è come se sentisse che Gesù lo sta guardando, benché lui quasi si ostini, pur in quella tragica circostanza, a tenere il capo voltato dall’altra parte. A un certo punto non ne può più: si volta, i suoi occhi incontrano gli occhi di Gesù e… che cosa fa il buon ladrone, nell’istante decisivo della sua vita, quando ormai la fine è prossima? Fa quello che forse neppure lui avrebbe mai immaginato: prega Gesù, dicendogli: “Ricordati di me”. Immaginiamo la drammaticità del momento, tale per cui le parole devono essere state davvero una supplica accorata, come dire: “Ti prego, ricordati di me…”. E questa è appunto una preghiera, quell’ultima – e forse unica – preghiera della sua vita.


E cosa risponde Gesù? Gli dice: “Oggi sarai con me, in Paradiso”. Cioè nella beatitudine e nella gioia eterna, laddove questa non consiste tanto in un luogo paradisiaco, quanto nell’essere in comunione con Gesù. Per cui dovremmo rileggere la risposta di Gesù più come una forma del tipo: “Oggi sarai con me, cioè in Paradiso, perché stare con me è stare nel Paradiso”.

di Diego Manetti Oltre. La vita eterna spiegata a chi cerca, Ed. San Paolo

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Tutto è cominciato a Parigi, in Rue du Bac

Posté par atempodiblog le 18 novembre 2015

Tutto è cominciato a Parigi, in Rue du Bac
di Diego Manetti – La nuova Bussola Quotidiana

108a24k dans Rue du Bac - Medaglia Miracolosa

La traccia Mariana ci porta ancora una volta in Fancia, terra benedetta da numerose apparizioni mariane: La Salette, nel 1846, Lourdes, nel 1858, Pellevoisin, nel 1876… Andiamo dunque in Francia e nello specifico a Parigi, in Rue du Bac, per le apparizioni occorse nel 1830 a Caterina Labouré, in seguito alle quali la santa fece coniare la famosissima “Medaglia Miracolosa” che è oggi diffusa in tutto il mondo, segno dell’amore e della fiducia nella Madonna nutriti da milioni di fedeli di ogni lingua, razza e nazione.

Prima di presentare i fatti, desidero premettere una nota relativa al significato delle apparizioni di Rue du Bac – così vengono solitamente indicate – nell’economia delle apparizioni mariane moderne. Intendo cioè riferirmi a quanto detto da Jean Guitton, grande intellettuale cattolico e Accademico di Francia, che proprio nel suo studio sulla Medaglia Miracolosa ebbe a definire gli eventi di Rue du Bac come l’inizio di un percorso di manifestazioni mariane sempre più frequenti e intense nel mondo, esordio di un ciclo di apparizioni della Madonna volte a mettere in guardia l’umanità dai piani di Satana, intenzionato a distruggere il pianeta sul quale viviamo e bramoso di condurre l’umanità alla dannazione eterna.  Quanto queste diaboliche intenzioni si siano tradotte in malvagi attacchi al mondo contemporaneo è sotto gli occhi di tutti: le guerre, i conflitti, ma anche gli odi e i rancori domestici, senza parlare poi della crisi della famiglia, della perdita dei valori, del dilagare dell’aborto e dell’eutanasia… insomma, uno scenario drammatico in cui davvero si scorge l’azione del Nemico, del Diavolo, scatenato come non mai. 

Ecco: Rue du Bac anticipa proprio questo attacco del Demonio al mondo, rivelando però che il mondo stesso è sotto la protezione della Madonna, di Colei che schiaccia la testa al Serpente. La Madonna è dunque venuta, da Rue du Bac in avanti, sulla terra, per mettere in guardia gli uomini dal rischio che essi vanno correndo ed esortandoli a ritornare a Dio. E quanto più si avvicina il culmine di questo attacco e lo scatenamento della battaglia decisiva, tanto più la Madonna si premura di apparire agli uomini e di far risuonare il suo materno invito alla conversione e ad abbandonarci fiduciosi in Lei per poter, guidati da Lei, vincere il Demonio partecipando di quella vittoria, totale e definitiva, che Cristo già ha ottenuto con la sua Morte e Resurrezione.Questa chiave di lettura spiegherebbe dunque non solo l’importanza di Rue du Bac come inizio di questo provvidenziale disvelamento anticipato dei piani del Diavolo, ma giustificherebbe altresì il moltiplicarsi delle apparizioni mariane e dei messaggi della Madonna in questi ultimi tempi.

Dicevamo di Rue du Bac, dunque. Prima di entrare nel vivo delle apparizioni, desidero premettere alcune notizie in merito allo strumento di cui la Madonna si è servita per trasmettere il Suo messaggio. Anche in questo caso si tratta di una persona umile, semplice, tutta capace di mettersi nelle mani della Madonna e, tramite essa, lasciarsi usare a maggior gloria di Dio. Stiamo parlando di Zoe Labouré, poi diventata Suor Caterina. Nata in Borgogna (Francia) il 2 maggio 1806, era la nona di undici figli. La mamma Louise muore a 42 anni, quando Zoe ne ha solo dieci.Rimasta orfana, la piccola sviluppa però una interna devozione mariana, riconoscendo a poco a poco nella Madonna Colei che, persa ormai la madre terrena, poteva davvero esserle Mamma Celeste.  Appena la sorella maggiore entra in convento a Parigi, nella congregazione delle Figlie della Carità, Caterina – la indichiamo ormai con il nome, a tutti più familiare, che avrebbe poi assunto da religiosa – si trova a dover badare ai fratelli più piccoli e ad aiutare il papà, Pierre, nei lavori della fattoria. Nonostante la difficoltà di questa vita fatta di lavoro e povertà, Caterina non fa mai mancare la preghiera e in essa sviluppa il desiderio di seguire le orme della sorella maggiore. Vinte le resistenze del padre, che preferirebbe poter contare sul suo aiuto per badare alla casa, Caterina entra dunque nell’ordine delle Figlie della carità.

Diciamo dunque una parola su questa realtà religiosa. La Compagnia delle Figlie della Carità fu fondata nel 1633 da San Vincenzo de’ Paoli e, anche grazie all’aiuto di santa Luisa de Marillac, si è poi diffusa in tutto il mondo, fedele alla propria vocazione missionaria e allo spirito dei fondatori secondo i valori della umiltà, della carità e della semplicità. Le apparizioni di Rue du Bac hanno senz’altro contribuito a far conoscere ancor più nel mondo il carisma di questa famiglia religiosa che, diffusasi capillarmente nei cinque continenti, è oggi presente in oltre 90 Paesi, compresi quelli più poveri, per un totale di circa 20.000 Figlie della Carità. Nel 1830 Caterina entra dunque nel convento delle Figlie della Carità di Parigi, in Rue du Bac, presso il quale svolgerà il proprio noviziato. Sarà un periodo ricchissimo di grazie celesti, poichè già il 6 giugno 1830, non molto tempo dopo il suo ingresso, Gesù le appare durante la Santa Messa, come un Re Crocifisso, privo di ogni ornamento, dando inizio a una presenza divina che, per la sua frequenza, diventerà per Caterina davvero familiare, poichè durante l’anno noviziato elle potrà vedere Gesù ogni volta che entrerà nella cappella. 

Proprio in quell’anno di noviziato si svolgeranno le apparizioni che porteranno Caterina a far coniare, secondo le indicazioni della Madonna, la Medaglia Miracolosa, apparizioni di cui parleremo in dettaglio tra poco. Su questi prodigiosi eventi la veggente conserverà sempre il massimo riserbo, non rivelando ad alcuno, in obbedienza al proprio direttore spirituale, le grazie delle quali il Cielo l’aveva favorità nel corso della sua vita. Frattanto venivano distribuite oltre un milione di medaglie miracolose, contribuendo a un notevole rafforzamento della devozione mariana, anche in virtù di eclatanti conversioni e prodigiose guarigioni. Le apparizioni ricevono il riconoscimento da parte dell’arcivescovo di Parigi, nel 1836. Soltanto dopo la morte di Caterina Labouré le sue consorelle seppero che era stata lei a vedere la Madonna e a ricevere l’incarico di diffondere la devozione alla Medaglia Miracolosa. Dopo una vita di silenzio e umiltà, trascorsa in lunghi anni di servizio ai poveri di un ospizio della zona est di Parigi, Caterina muore il 31 dicembre 1876. Il corpo della veggente viene tumulato nella cripta posta sotto la chiesa del convento di Rue du Bac. Quando è stato riesumato, nel 1933, lo si è trovato incorrotto. Le sue spoglie sono oggi esposte nelle stessa cappella dove Caterina ebbe le apparizioni della Madonna, non lontano dall’urna che contiene il cuore del fondatore della congregazione, San Vincenzo de Paoli. Caterina Labouré è stata beatificata da Pio XI nel 1933 e canonizzata da Pio XII nel 1947. Al momento della sua morte, nel 1876, si contavano nel mondo oltre un miliardo di Medaglie Miracolose distribuite tra i fedeli.

Veniamo dunque alle apparizioni che sono accadute nel 1830. Abbiamo già avuto modo di dire come l’intero anno del noviziato sia segnato da eventi prodigiosi: durante la preghiera in cappella Caterina ha per ben tre volte la manifestazione del cuore di San Vincenzo de’ Paoli, il fondatore delle Figlie della carità, che le appare dapprima bianco, poi rosso e infine nero, alternando così i colori della pace, del fuoco e delle tenebre che avrebbero colpito la Francia. Questo è un particolare di non poco conto, che permette di ribadire come le numerose apparizioni mariane in Francia, che abbiamo poco prima ricordato, siano senz’altro una benedizione per quella terra, ma anche segno del grande bisogno di protezione celeste per quel Paese. Altre apparizioni, come già abbiamo ricordato, riguardano direttamente Gesù, che Caterina poteva vedere nella Eucaristia, aldilà delle specie del pane, tanto da poter affermare: “Ho visto Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, durante tutto il tempo del mio seminario, tranne a volte durante le quali dubitavo”. Significativa questa ultima affermazione, come a dire che oltre a essere un dono del Cielo queste manifestazioni necessitavano della sincera e robusta fede nella reale presenza di Gesù nell’Eucaristia per poter avere luogo… Avessimo una fede simile anche noi ogni volta che ci avviciniamo all’Eucaristia, allora sì che potremmo riconoscere nel pane consacrato Gesù Cristo realmente presente!

La prima delle apparizioni che porteranno alla devozione della Medagla Miracolosa avviene nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1830, allorchè un angelo guida Caterina nella chiesa del noviziato, dove le appare la Madonna. È bellissimo poter seguire direttamente il racconto che di questa prima apparizione fece Caterina stessa, redigendone un resoconto nel 1834: «Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: “Suor Labouré! Suor Labouré!” Svegliatami, guardo dalla parte da dove proveniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la tenda e vedo un bambino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: “Venite in cappella, la Santa Vergine vi aspetta”. Immediatamente mi viene da pensare: 2mi sentiranno!” Ma quel fanciullo mi risponde: “State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto”. Mi affrettai a vestirmi e seguii il bambino che era restato in piedi senza spingersi oltre la spalliera del letto.  Il fanciullo mi seguì – o meglio, io seguii lui dovunque passava – tenendosi sempre alla mia sinistra. I lumi erano accesi dappertutto dove noi passavamo, il che mi sorprendeva molto. Rimasi però assai più meravigliata all’ingresso della cappella, quando la porta si aprì, appena il bambino l’ebbe toccata con la punta di un dito. La meraviglia poi fu ancora più completa quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna. Il bambino mi condusse nel presbiterio, accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il bambino rimase tutto il tempo in piedi. Poiché mi sembrava che passasse molto tempo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna».

«Finalmente giunse il momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: “Ecco la Santa Vergine, eccolala”. Sentii un rumore, come il fruscio di vesti di seta, venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di San Giuseppe, e vidi la Santa Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo. Era la Santa Vergine, ma a me sembrava Sant’Anna, solo il volto non era lo stesso. Io non ero certa se si trattasse della Madonna, ma il bambino mi disse “Ecco la Madonna!”. Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Santa Vergine. Fu in quel momento che quel bambino mi parlò, ma non più con voce da bambino, ma come un uomo… Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell’altare, appoggiai le mani sulle ginocchia della Santa Vergine. Quello fu il momento più dolce della mia vita. Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire. Mi insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i piedi dell’altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell’altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che là avrei ricevuto tutti i conforti di cui ho bisogno. (All’altare c’è Gesù e la Madonna rimanda sempre a Suo Figlio, NdR) La Madonna mi disse: “Figlia mia, il Buon Dio vuole incaricarvi di una missione. Essa sarà per voi fonte di molte pene, ma le supererete pensando che sono per la gloria del Buon Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in voi succede, con semplicità e confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle vostre preghiere; riferitele a chi è incaricato di guidarvi”». 

(Senza voler rompere questa atmosfera d’incanto che si crea seguendo il racconto direttamente dalle voce di Santa Caterina, vorrei sottolineare quanto sia bella l’estrema confidenza che lega la veggente alla Madonna: appena ella vede la Vergine, ecco che si butta alle sue ginocchia, con affetto e tenerezza verso quella Madre che così spesso era stata l’unico sostegno di lei, che era rimasta orfana di madre a soli dieci anni, come abbiamo visto. Proseguiamo ora con il resoconto di Caterina…). «Io allora chiesi alla Santa Vergine la spiegazione delle cose che mi erano state mostrate (Caterina si riferisce ad alcune visioni avute precedentemente). E la Madonna rispose: “I tempi sono cattivi. Gravi sciagure stanno per abbattersi sulla Francia. Il trono sarà rovesciato. Tutto il mondo sarà sconvolto da disgrazie d’ogni specie (la Santa Vergine, dicendo questo aveva l’aspetto molto addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare. Qui le grazie saranno sparse sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore: grandi e piccoli. Figlia mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla Comunità. Io l’amo molto, ma provo pena. Ci sono degli abusi: la regola non è osservata. Vi è una grande rilassatezza nelle due comunità. Dillo a colui che è incaricato di voi, benché non sia ancora superiore. Egli fra qualche tempo sarà incaricato in modo speciale della Comunità. Egli deve fare tutto il possibile per rimettere la regola in vigore, diteglielo da parte mia. Che egli vegli sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite. Quando la regola sarà rimessa in vigore, vi sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla vostra.  Sopraggiungeranno grandi mali. Il pericolo sarà grande. Ma non temete, la protezione di Dio è sempre là in una maniera particolare e San Vincenzo proteggerà la Comunità. Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi. Vi accorderò molte grazie. Arriverà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma io sarò con voi. Abbiate fiducia. Avrete prove evidenti della mia visita e della protezione di Dio e di quella di San Vincenzo sulle due Comunità”. 

“Ma non sarà lo stesso per le altre comunità. Ci saranno vittime (dicendo questo la Santa Vergine aveva le lacrime agli occhi). Ci saranno vittime nel clero di Parigi: l’Arcivescovo morirà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce sarà disprezzata… Scorrerà il sangue. Apriranno di nuovo il costato di Nostro Signore… (Qui la Santa Vergine non poteva più parlare, un gran dolore le era dipinto sul volto). Figlia Mia …il mondo intero sarà nell’afflizione”. Quanto tempo restai con la Madonna, non saprei dirlo. Tutto quello che so è che se ne andò scomparendo come un ombra che svanisce, io mi accorsi solo di qualcosa che si spegneva, e poi solo un’ombra che si dirigeva verso la tribuna, dalla parte da cui era venuta. Alzatami dai gradini dell’altare, mi accorsi del bambino, là dove l’avevo lasciato, il quale mi disse ‘Se ne è andata!’. Rifacemmo la stessa strada, trovando sempre tutti i lumi accesi e avendo quel bambino sempre alla mia sinistra.  Credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere la Santa Vergine, perché io infatti l’avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco e portava con sé una luce miracolosa, ossia era sfolgorante di luce, dell’età dai quattro ai cinque anni. Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno.»

Questa prima apparizione è molto intensa. Da una parte, le parole della Madonna costituiscono un forte richiamo allo spirito e al carisma originari delle Figlie della carità per l’intera comunità di Caterina; dall’altra, si adombrano gravi sciagure sul futuro della Francia: nel luglio 1830 ha effettivamente luogo la rivoluzione di luglio che porta all’abdicazione di re Carlo X, costretto a fuggire in Inghilterra. Trascorsi alcuni anni all’insegna di rivendicazioni costituzionali avanzate dall’alte borghesia, si giungerà alle rivoluzioni del 1848 che insanguineranno l’Europa intera, fino alla proclamazione della Seconda Repubblica Francese che, dopo appena quattro anni, lascerà però spazio al Secondo Impero di Napoleone III (1852) che inaugurerà una politica dittatoriale e pesantemente lesiva della libertà religiosa e dei valori della fede cristiana. Questo per dire come il volto della battaglia che oppone Cristo al Demonio assuma i contorni, assai concreti, delle vicende storiche della Francia e della Europa di quel periodo. Nel settembre 1830 ha luogo la seconda apparizione e infine la terza, la più importante, il 27 novembre 1830. È questa la data che viene assunta come ricorrenza della memoria di tale ciclo di apparizioni. 

Suor Caterina si trova in meditazione, nella cappella, quando le appare dunque la Madonna, che la veggente stessa descrive così: «Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco aurora… Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo, o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà. (In seguito Caterina dirà di aver visto anche un serpente di colore verdastro e chiazzato di giallo, sotto i piedi della Vergine, simbolo di quella inimicizia originaria di cui parla la Genesi, al cap. 3, laddove si dice della Donna che schiaccia la testa del serpente che le insidia il calcagno: proprio questa immagine si ripropone agli occhi di Caterina Labourè, che prosegue nella descrizione della Vergine Maria…). Le sue mani, elevate all’altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l’universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore. Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri, questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse mandavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi… Alcune pietre preziose non mandavano raggi… “Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di chiedermi’ mi disse la Vergine».

«Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole “Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona”… E la Vergine Santissima aggiunse ”Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano”. In quel momento… ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine un quadro piuttosto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria, si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”. All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (che sta per Maria, NdR) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (che sta per “Iesus”, NdR) . Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine, l’altro trapassato da una spada. Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto scomparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione».

Nel dicembre 1830 ha luogo la quarta e ultima apparizione. Caterina si trova ancora nella cappella, durante la preghiera, e, dopo aver sentito un fruscio familiare, ecco apparire la Vergine Maria, ancora una volta nell’ambito della immagine della Medaglia Miracolosa già vista il 27 novembre precedente. Indicando i raggi che escono dalle sue mani, la Madonna  dice alla veggente: «Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più». Si chiudono così le apparizioni a Caterina, la quale riferisce l’accaduto al proprio confessore, il Padre Aladel, che però intima alla religiosa di non pensare a queste cose. La reazione negativa è simile alla chiusura che, inizialmente, manifestano pure i suoi superiori dinnanzi alla richiesta di far coniare la Medaglia Miracolosa. Soltanto due anni dopo, grazie all’autorizzazione dell’arcivescovo di Parigi, mons. De Quelen, si procede a coniare i primi 1.500 esemplari della medaglia. È il 30 giugno 1832. Le grazie ottenute sono fin da subito così numerose –  soprattutto tra i malati di colera in seguito all’epidemia che ha colpito Parigi dal febbraio 1832 – che immediatamente si indica la Medaglia come “Miracolosa” e come tale la conosciamo ancora noi oggi. 

Nel 1836 viene soddisfatta un’altra richiesta avanzata dalla Madonna nel corso delle apparizioni, tramite la fondazione dell’Associazione delle Figlie di Maria Immacolata. Sarà questo il segno della venuta di Maria tra gli uomini, cioè saranno proprio le Figlie di Maria Immacolata quella “traccia” del cammino di Maria che tante volte, cari amici, abbiamo visto esser costituita da un santuario o un edificio sacro posto a memoria del celeste evento. Questa volta però l’edificio sacro già sussiste, ed è la cappella del convento, in Rue du Bac, a Parigi, che ancora oggi si può visitare. Ecco perché, mi sembra di poter dire, la Madonna sceglie una traccia viva, affidando la memoria dell’accaduta a un’associazione religiosa specificamente fondata su sua indicazione. Tra le conversioni che vennero miracolosamente operare in virtù di questa medaglia miracolosa, non possiamo non citare quella dell’ebreo Alphonse de Ratisbonne (1812-1884), avvocato e banchiere. Di animo intriso di sentimenti di profonda ostilità al cristianesimo, si trovava a Roma nel 1842 per motivi di salute. Recatosi in visita presso la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, ebbe una visione della Madonna così come essa appare sulla medaglia fatta coniare da Santa Caterina. Profondamente impressionato da quanto accaduto, Ratisbonne si convertì e nel 1847 fu ordinato sacerdote, dapprima come gesuita e poi come membro dei “Sacerdoti di Nostra Signora di Sion”, congregazione di cui fondò una sede in Palestina.

Questi sono dunque i fatti, cari amici. Senz’altro molti di voi avranno con sé, anche in questo momento, una medaglia miracolosa (nella foto in prima pagina). Prendetela in mano e guardatela con attenzione.  Anzitutto campeggia in essa la scritta “O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Questa scritta ha il valore di una profezia, se volete riferirla al fatto che nel 1858 la Madonna si presenterà a Bernadette proprio come “Immacolata Concezione”; parimenti, non si può non ricordare che appena quattro anni prima delle apparizioni di Lourdes, l’8 dicembre 1854, Pio IX aveva proclamato il dogma della Immacolata Concezione, riconoscendo come Maria, per una singolarissima grazia, avesse ottenuto il privilegio, i vista di essere strumento della Incarnazione di Dio, di essere senza peccato fin dal suo concepimento. Maria è senza peccato perché così può degnamente ricevere il Figlio di Dio e accogliere nel suo grembo il Verbo, il Cristo. Ma proprio in virtù di questa sua immacolatezza Maria è chiamata ad assumere un ruolo di primo piano nella lotta contro il demonio. In quanto Immacolato, il cuore della Madonna non è lambito in alcun modo dal veleno del Serpente antico, cioè dalla seduzione del peccato con la quale il diavolo cerca di distruggere l’amicizia che lega un’anima a Dio Padre. 

Questo ruolo di Maria è proprio evidenziato dal fatto che la Madonna si erga in piedi su un emisfero circondato dalle spire del serpente. Perché Maria è in piedi sul mondo? Perché Lei è la Regina, chiamata a vincere, nel nome di Suo Figlio Gesù, le potenze delle Tenebre, divenendo così Corredentrice, secondo quanto in particolare la Vergine ha rivelato a Ida Peerdeman nelle apparizioni della “Signora di tutti i popoli” avvenute ad Amsterdam dal 1945 al 1959.  Se osservate le braccia aperte della Vergine e i raggi che fuoriescono dalle mani della Madonna questa idea si fa ancora più chiara: la Madonna vince il demonio elargendo le grazie che Ella ottiene da Dio, intercedendo presso il Padre in favore di quanti a Lei ricorrono con fiducia e devozione. Il demonio viene sconfitto nel cuore di ogni uomo attraverso la scelta, individuale e responsabile, che avviene nel profondo dell’animo di ogni persona. Come a dire: Gesù ha già sconfitto il diavolo, una volta per sempre, ma ognuno di noi è chiamato, cari amici, a fare sua questa vittoria, e ciò è possibile in virtù delle grazie che Maria stessa ci ottiene, quale Celeste Mediatrice presso il Padre. Guardate ora il retro della medaglia. La croce, appoggiata sulla “I” di “Iesus”, sormonta la “M” di “Maria”. É come il riassunto di quanto presentato sull’altra faccia della medaglia, se così possiamo dire. La croce è infatti il simbolo della vittoria di Cristo sul peccato, sulla morte e quindi sul demonio, a causa del quale la morte è entrata nel mondo, come ricorda la Sacra Scrittura. La croce è la via per vincere il diavolo, il peccato e la morte, dunque, e questa croce “poggia” su Gesù perché sulla sua morte e resurrezione si fonda la possibilità, per ognuno di noi, di partecipare della sua vittoria e guadagnare la Gloria del Cielo. Ma questa vittoria di Gesù nella croce a sua volta “poggia” sulla “M” di Maria, come a dire che la Madonna è lo strumento di cui Gesù si serve per realizzare la sua vittoria. 

E non posso non ricordare in proposito quanto dice il Montfort nel suo bellissimo “Trattato della vera devozione a Maria”: come Gesù è venuto al mondo la prima volta attraverso Maria, così Egli deve tornarvi la seconda ancora per mezzo della Madonna. È proprio così dunque: Maria prepara la strada per il ritorno di Cristo. Ecco perché la Madonna è così presente in questi ultimi tempi, per guidare l’umanità confusa e sofferente – e ognuno di noi, cari amici – ad affrontare il tempo della prova restando saldi nella fede. Dicevo che è una vittoria che si gioca nel cuore, nell’intimo di ognuno. Perché di un combattimento spirituale si tratta. Ed ecco dunque i due cuori attraverso i quali questa vittoria sul Male si è realizzata, una volta per tutte, e può realizzarsi ogni giorno, per ogni uomo: il Cuore di Gesù, circondato di spine che ricordano la corona che il Crocefisso ha amato ricevere in nostro favore, e il Cuore di Maria, trapassato da quella spada che il vecchio Simeone aveva predetto accogliendo la Vergine al tempio (Lc 2, 35), simbolo di quei dolori che la Madonna ha saputo accogliere nel Suo Cuore in favore di ognuno di noi, rispondendo in pieno abbandono e illimitato amore a quell’incarico che Gesù le ha assegnato affidandole l’umanità intera, dalla Croce, quand’Ella era ai suoi piedi, insieme a Giovanni (Gv 19, 25-27). Notate poi come i due cuori siano circondati da dodici stelle, che richiamano le dodici stelle che ornano il capo della Donna vestita di Sole di cui parla l’Apocalisse al cap. 12, e che rappresentano i dodici apostoli, cioè la Chiesa, intendendo che l’intera Chiesa di Dio è chiamata a seguire l’invito della Madonna, associandosi alla missione salvifica di Cristo, unendo ogni fedele il proprio cuore ai cuori di Gesù e di Maria. 

Accogliamo questa medaglia con fede, cari amici, e portiamola con noi, magari al collo, con una catenina che ci ricordi il nostro non esser più schiavi del peccato e del demonio bensì l’esser divenuti, con il Battesimo, schiavi d’amore di Gesù e di Maria. Affidiamoci dunque alla preghiera, chiedendo la grazia di poter essere coraggiosi e perseveranti nella nostra scelta per Gesù e per Maria, in ogni giorno della nostra vita:

Preghiera di san Giovanni Paolo II  nella cappella di Ru du Bac

“O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. É la preghiera che tu o Maria hai ispirato a Santa Caterina Labouré, in questo luogo, 150 anni fa e tale invocazione, incisa sulla Medaglia, è ora portata e pronunciata da tanti fedeli in tutto il mondo! […] Tu sei benedetta tra tutte le donne!

Vergine Santa sei stata associata intimamente all’opera della nostra redenzione, unita alla croce del Salvatore; il tuo cuore è stato trapassato, accanto al Suo Cuore ed ora nella gloria del tuo Figlio, non cessi di intercedere per noi poveri peccatori.

Vegli sulla Chiesa di cui sei Madre, vegli su ciascuno dei tuoi figli. Ottieni da Dio per noi, le grazie simboleggiate dai raggi di luce, che escono dalle tue mani aperte, con la sola condizione che te le chiediamo che ci accostiamo a te con la fiducia, il coraggio, la semplicità di un bambino. Così ci conduci incessantemente verso il Tuo Divin Figlio.

Giovanni Paolo II (1980)

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Gesù: “Trovano tempo per tutto, solamente non ne trovano per me”

Posté par atempodiblog le 3 novembre 2015

Gesù a santa Faustina Kowalska: “Trovano tempo per tutto, solamente non ne trovano per me”.

famiglia tra tv pc e cellulare

Il tempo per recitare il SANTO ROSARIO si può trovare OGNI GIORNO. Basta volerlo e chiedere l’aiuto di Dio…

Quando qualcuno mi obietta: “Ma io devo lavorare tutto il giorno! Non ho mica il tempo per queste cose! Vorrei ma… non posso!”, io replico: “Non hai proprio tempo! Che peccato! E quindi oggi non avrai avuto neppure tempo per fare colazione, per pranzare, per cenare, per stare su whatsapp e facebook…”. 

Lo sguardo basso dell’interlocutore solitamente conferma che pur non avendo “assolutamente” tempo per pregare (1) non si è saltato alcuno dei tre pasti canonici e (2) si è rimasti “connessi” tutto il giorno.

Quindi: si tratta solo di usare meglio il proprio tempo (e la propria libertà).

di Diego Manetti

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Meno parole e più preghiera

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2015

“Non rivanghiamo il passato. Meno diciamo, prima emendiamo…”.

di J.R.R. Tolkien – Roverandom. Le avventure di un cane alato

roverandom e artaserse
Artaserse e Roverandom

Hai litigato con tuo marito? Ma dì il Rosario con lui… “no, ma adesso mi chiarisco”, ma cosa vuoi chiarire? Una parola sopra l’altra e l’equivoco è sempre peggiore! Incomincia a pregare.

di Diego Manetti – Parrocchia San Terenzo a Lerici

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Il richiamo del Papa e della Regina della Pace: fare del Vangelo un’esperienza di fede vissuta

Posté par atempodiblog le 10 juin 2015

Il richiamo del Papa e della Regina della Pace: fare del Vangelo un’esperienza di fede vissuta
di Diego Manetti
Tratto da: Diego Manetti wordpress

Il richiamo del Papa e della Regina della Pace: fare del Vangelo un'esperienza di fede vissuta dans Apparizioni mariane e santuari 15pj3ms

Nell’omelia di ieri presso Casa “Santa Marta” papa Francesco è intervenuto sul rischio di annacquare l’identità cristiana, esprimendosi anche sul rapporto che i fedeli possono avere con le apparizioni della Madonna. Ha infatti avvertito che ci sono “quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana” e hanno “dimenticato che sono stati scelti, unti” che “hanno la garanzia dello Spirito” e cercano: “‘Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?’ Per esempio, no? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama ‘Gesù’ e niente di più”. Questo è il passaggio più esplicito, in cui non si può non cogliere un rimando alle apparizioni della Regina della Pace a Medjugorje.

Qualcuno ha letto in queste parole una presa di distanza dal “fenomeno Medjugorje”, ma non credo affatto sia così. Infatti, non si esprime sul fatto delle apparizioni, quanto sul rapporto che con esse hanno alcuni fedeli che, invece di accogliere i messaggi della Madonna come un dono del Cielo, si limitano a vana curiosità, ricercando chissà quali elementi di novità che possa soddisfare la loro “gola spirituale”, dimenticando che la divina rivelazione si è compiuta con la morte dell’ultimo apostolo e dunque non ci si può attendere nulla “in più” di quanto già rivelato in Gesù Cristo e da Gesù Cristo.

Un chiaro esempio di come la Regina della Pace non sia venuta a Medjugorje per portare chissà quale novità ma semplicemente per esortarci a tornare al Vangelo, sono i seguenti messaggi:

Messaggio del 19 settembre 1981 – «Perché fate tante domande? Ogni risposta è nel Vangelo».
Messaggio del 12 novembre 1982 – «Non andate in cerca di cose straordinarie, ma piuttosto prendete il Vangelo, leggetelo e tutto vi sarà chiaro».

Insomma, la Madonna a Medjugorje non fa che rimandare al Vangelo e i suoi stessi messaggi non sono che esortazioni a vivere sul serio il Vangelo di Suo Figlio:

Messaggio del 25 dicembre 1996 – «Cari figli! Oggi sono con voi in modo speciale tenendo Gesù Bambino in braccio, e vi invito, figlioli, ad aprirvi al Suo invito. Lui vi invita alla gioia. Figlioli, vivete gioiosamente i messaggi del vangelo, che ripeto dal tempo in cui sono con voi. Figlioli, io sono vostra madre e desidero svelarvi il Dio dell’amore e il Dio della pace. Non desidero che la vostra vita sia nella tristezza ma che sia realizzata nella gioia secondo il vangelo per l’eternità. Solo così la vostra vita avrà senso. Grazie per avere risposto alla mia chiamata!».

Facciamo tesoro del richiamo di papa Francesco e della Regina della Pace per fare del Vangelo di Gesù un’esperienza di fede vissuta. Uniti in preghiera!

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Il Rosario è l’occasione per immergersi nella Madonna

Posté par atempodiblog le 7 octobre 2014

Quando noi recitiamo il Rosario la Madonna è presente e ci ascolta. Se non la vediamo con gli occhi della carne, possiamo però vederla con gli occhi del cuore. Mentre scorriamo i misteri della nostra redenzione, Lei ci rafforza nella fede, purifica il nostro cuore e fortifica la nostra volontà sulla via del bene.

Tratto da: Sui passi di Bernadette — Padre Livio Fanzaga

Il Rosario è l’occasione per immergersi nella Madonna dans Anticristo ff965t

[…] occorre guardare a questa preghiera come al modo per entrare nella più intima unione con Maria stessa: recitare il Rosario è l’occasione per immergersi nella Madonna, se così possiamo dire, per tuffarsi in questo oceano di santità e grazia che è la Vergine Maria, e personalmente aggiungerei, con Leopardi, che “il naufragar mi è dolce in questo mar!”. Dunque, quando si prega il Rosario si entra in comunione con l’Immacolata, con Colei che tutte le generazioni dicono Beata (Lc 1,48) proprio perché prescelta dal Signore, concepita senza peccato originale e perciò stesso, lo abbiamo più volte ricordato, già vincitrice su Satana.

[…] Ora, la preghiera del Santo Rosario è in particolare legato al dono della pace. […] Ora, Dio nella sua pedagogia ha legato alla preghiera del Rosario questa potenza, tale da dare la pace all’umanità, da preservare l’umanità dalla distruzione e dai progetti del Maligno, assicurando un tempo di pace.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Esorcisti attenti: il Demonio non dice una sola parola che non sia velenosa

Posté par atempodiblog le 4 octobre 2014

Gesù non dialoga con Satana, come aveva fatto Eva nel paradiso terrestre. Gesù sa bene che con Satana non si può dialogare, perché è tanto astuto. Per questo Gesù, invece di dialogare come aveva fatto Eva, sceglie di rifugiarsi nella Parola di Dio e risponde con la forza di questa Parola. Ricordiamoci di questo: nel momento della tentazione, delle nostre tentazioni, niente argomenti con Satana, ma sempre difesi dalla Parola di Dio! E questo ci salverà.

Papa Francesco

Esorcisti attenti: il Demonio non dice una sola parola che non sia velenosa dans Anticristo s5fzf7

Ci sono oggi degli esorcisti che credono che il Demonio, se comandato, sia obbligato a dire la verità, rispondendo alle domande postegli: io ribadisco che il Diavolo è una brutta bestia e inganna sempre.

Io posso citare un episodio di alcuni anni fa quando un noto esorcista, venuto a Radio Maria per partecipare a una tavola rotonda sul satanismo e la possessione, al termine della trasmissione mi disse di possedere l’elenco dei cardinali iscritti alla massoneria. E aggiunse che tale elenco gli era stato rivelato da Satana stesso, sotto suo comando, durante un esorcismo. Al che, incredulo, ribattei:

“Ma non lo sa che Satana è un mentitore e che inganna sempre?”.

Insomma, vorrei dire agli esorcisti di fare come Gesù: non parlate con il Demonio, ma intimategli di andarsene, ricordando che la capacità diabolica di ingannare supera infinitamente le difese umane!

[...]

Mi lasciano sempre molto perplesso gli esorcisti che dicono di parlare con Satana. Ma di che cosa vuoi parlare col Demonio? Non si può, non si deve parlare col Diavolo, perché inganna sempre! Bisogna troncare qualsiasi dialogo con Satana e con i suoi rappresentanti perché riescono sempre a ingannarti.

Infatti – per tornare al racconto del peccato originale – appena Eva comincia a parlare, ecco che il Maligno la colpisce con il suo veleno, come il serpente a sonagli che lancia la testa contro la preda, e sibila: “non morirete affatto”, giungendo con straordinaria astuzia a dare addirittura del mentitore a Dio stesso!

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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La Madonna del monte Berico

Posté par atempodiblog le 4 août 2014

Ci vollero due apparizione per convincere le autorità ecclesiastiche che la Madonna aveva scelto Vincenza Pasini, una povera contadina, per lanciare il suo messaggio e salvare dalla peste la città di Vicenza. In quel luogo, il monte Berico, venne costruita la chiesa che Maria domandava.

La Madonna del monte Berico dans Apparizioni mariane e santuari 30nj7fk

Quindi la Vergine si rivolge alla veggente con una discrezione e un affetto profondissimi . «Ti prego», dice infatti a Vincenza, chiedendole di fare da tramite presso il popolo di Vicenza, affinché esso riceva la richiesta della Madonna, «che venga costruita una chiesa in suo onore sul monte Berico, “altrimenti la peste non cesserà». Credo che su questa richiesta convenga spendere qualche parola per una corretta comprensione dell’affermazione della Vergine. A una prima, frettolosa e superficiale lettura, si potrebbe infatti essere tentati di pensare: ecco, la Madonna chiede una chiesa, minacciando diversamente di far perdurare la pestilenza che sta affliggendo i vicentini… Nulla di più sbagliato! Non dobbiamo infatti intendere la pestilenza come un castigo divino che verrebbe magari accentuato se il popolo non accogliesse la richiesta della Vergine: si tratterebbe infatti di minacce che ben poco avrebbero a che fare con le reali intenzioni della Vergine. 

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La santa indifferenza

Posté par atempodiblog le 31 juillet 2014

La santa indifferenza dans Anticristo 6ej8l4

Per discernere lo spirito buono dallo spirito cattivo possiamo fare riferimento alla dottrina di sant’Ignazio di Loyola che, nei sui Esercizi Spirituali, ribadisce che per sostenere la propria vita spirituale è necessaria una grande purezza di cuore, che sant’Ignazio chiama “indifferenza”, ovvero la predisposizione alla massima disponibilità nei confronti della volontà di Dio. Con questa apertura di cuore, senza avere già nel cuore inclinazioni e desideri da assecondare si possono discernere le ispirazioni: se lo spirito di Dio a parlare, potrà dapprima chiedere qualcosa di duro e faticoso, ma lascerà una profonda pace nell’anima; se invece è lo spirito cattivo ad agire, ecco che prima presenterà qualcosa di seducente e accattivante per lasciare poi profonda insoddisfazione e inquietudine. Purezza di cuore, libertà dai desideri, santa indifferenza. Ma anche una profonda umiltà, poiché l’onnipotenza di Dio si manifesta laddove trova la miseria e la nullità dell’uomo in quanto Dio fa grazie agli umili. Allora, in questo quadro di umiltà e di distacco, di rinuncia interiore alla propria fame di mondo, allora si che si riesce a discernere lo spirito buono dalla spirito cattivo.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Mai parlare con Satana

Posté par atempodiblog le 12 mars 2014

Gesù non dialoga con Satana, come aveva fatto Eva nel paradiso terrestre. Gesù sa bene che con Satana non si può dialogare, perché è tanto astuto. Per questo Gesù, invece di dialogare come aveva fatto Eva, sceglie di rifugiarsi nella Parola di Dio e risponde con la forza di questa Parola. Ricordiamoci di questo: nel momento della tentazione, delle nostre tentazioni, niente argomenti con Satana, ma sempre difesi dalla Parola di Dio! E questo ci salverà.

Papa Francesco

Mai parlare con Satana dans Anticristo rkrl7t

Gesù dice che Satana è menzognero e omicida fin dall’inizio. Queste due cose sono correlate perché se ci chiediamo a che cosa serve la menzogna di Satana, dobbiamo rispondere che serve ad uccidere l’uomo. In proposito mi ricordo di aver visto una volta alla televisione uno straordinario documentario girato in un paese esotico: si vedeva uno stagno con centinaia di ranocchi ammonticchiati gli uni sugli altri e c’era una serpe entrata in mezzo che, testa sollevata in alto e bocca aperta, con gli occhi scintillanti fissava i ranocchi – il documentario riprendeva una cosa vera – e questi le saltavano in bocca da soli… La serpe li aveva ipnotizzati e i ranocchi le saltavano in bocca! Questa è un’immagine che mi ha impressionato, perché ho visto in essa un’immagine perfetta del Demonio, che ti inganna per mangiarti, per ucciderti! […] quando l’uomo inizia a dialogare con il Diavolo è come quel ranocchio che fissa gli occhi del serpente: rimane come ipnotizzato e poi gli salta nella bocca.

Mi lasciano sempre molto perplesso gli esorcisti che dicono di parlare con Satana. Ma di che cosa vuoi parlare col Demonio? Non si può, non si deve parlare col Diavolo, perché inganna sempre! Bisogna troncare qualsiasi dialogo con Satana e con i suoi rappresentanti perché riescono sempre a ingannarti. Infatti – per tornare al racconto del peccato originale – appena Eva comincia a parlare, ecco che il Maligno la colpisce con il suo veleno, come il serpente a sonagli che lancia la testa contro la preda, e sibila: “non morirete affatto”, giungendo con straordinaria astuzia a dare addirittura del mentitore a Dio stesso!

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Un mondo nuovo senza Dio

Posté par atempodiblog le 2 février 2014

Un mondo nuovo senza Dio dans Anticristo 291f41x

Dietro all’inganno dell’uomo che vuole essere dio scorgiamo Lucifero che per primo si è ribellato al Creatore, inoculando poi questo veleno nel cuore dell’uomo, facendone la tentazione propria di ognuno. Questo non significa però che la storia semplicemente si ripeta, bensì siamo chiamati a riconoscere dei momenti in cui il rifiuto di Cristo da parte dell’umanità è più radicale che in altre epoche. Questo è quanto sta accadendo ai nostri giorni. Pensiamo agli auguri Natalizi del 2010 di Benedetto XVI alla Curia romana, allorché affermò che si assisteva ormai alla fine di un mondo:

«Il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è, al tempo stesso, angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non funzionano (…). Non possiamo neppure tacere circa il (…) mercato della pornografia concernente i bambini (…), il turismo sessuale (…), il problema della droga, che con forza crescente stende i suoi tentacoli di polipo intorno all’intero globo terrestre – espressione eloquente della dittatura di mammona che perverte l’uomo. Ogni piacere diventa insufficiente e l’eccesso nell’inganno dell’ebbrezza diventa una violenza che dilania intere regioni, e questo in nome di un fatale fraintendimento della libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine annullata del tutto».

Una descrizione cruda, che riecheggia il monito di Giovanni Paolo II: l’umanità è ormai giunta a un bivio e può scegliere se ridurre a un cumulo di macerie il pianeta su cui vive o farne uno splendido giardino. Papa Wojtyla esprime analoga preoccupazione per il futuro del mondo in due encicliche:
la Dominum et vivificantem

«Sull’orizzonte della civiltà contemporanea, specialmente di quella più sviluppata in senso tecnico-scientifico, i segni e i segnali di morte sono diventati particolarmente presenti e frequenti. Basti pensare alla corsa agli armamenti e al pericolo, in essa insito, di un’autodistruzione nucleare» (n. 57)

e la Salvifici doloris

«La seconda metà del nostro secolo, quasi in proporzione agli errori e alle trasgressioni della nostra civiltà contemporanea, porta in sé una minaccia così orribile di guerra nucleare che non possiamo pensare a questo periodo se non in termini di accumulo incomparabile di sofferenze, fino alla possibile autodistruzione dell’umanità» (n. 8).

Le parole quei due grandi Papi che sono Giovanni Paolo II e Benedetto XVI mettono bene in luce il rapporto tra il rischio di autodistruzione del mondo e di perdizione eterna dell’umanità, cioè delle due facce del piano di Satana che vuol trasformare la terra in un Inferno.

Il primo passo su questa nefasta strada è la negazione di Dio, cioè la ribellione della creatura al Creatore: si tratta di quel peccato di orgoglio e di superbia che Lucifero ha compiuto per primo, scegliendo di adorare se stesso al posto di Dio. Perché alla fine a questo si riduce in realtà il tanto sedicente ateismo: non tanto alla negazione radicale della divinità, quanto al vano tentativo di porre se stessi al posto di Dio, adorandosi come tali. Molti che si dicono atei non sono dunque altro che idolatri che bramano di essere padroni del mondo e signori della propria vita.

Il secondo passo – dopo aver scelto di vivere e morire senza Dio – consiste nell’erigersi a signori del mondo e della vita al posto dell’unico Signore: ecco dunque che l’uomo stabilisce che l’embrione non è persona, dunque si può usare per gli esperimenti, si può abortire; la vita umana è tutta qui, quindi si ha il diritto di scegliere l’eutanasia per evitare qualsiasi sofferenza e rinunciare a una vita che non sarebbe più “di qualità”; infine, i rapporti tra individui non sono più secondo natura – per cui la famiglia è l’unione tra uomo e donna, stabile e indissolubile, aperta alla vita – bensì secondo cultura, relativismo ed edonismo per cui ci sta di tutto perché non ci sono più uomini e donne ma semplicemente individui accoppiabili e interscambiabili a piacimento.

Insomma, la negazione di Dio diventa la negazione dell’uomo, il rifiuto della verità sull’uomo, e degenera nel dominio dell’uomo sull’uomo perché alla fine il partito dei potenti di turno pretende di imporre a tutti la propria visione distorta della vita. La negazione di Dio conduce alla soppressione dell’opera di Dio, cioè della creazione: l’uomo si riduce a una bestia che tenta invano di soggiogare il mondo e il pianeta è a rischio di autodistruzione.

Tratto da: Medjugorje e il futuro del mondo, di Padre Livio con Diego Manetti. Ed. PIEMME

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L’apostasia dell’Occidente

Posté par atempodiblog le 2 février 2014

L’apostasia dell’Occidente dans Anticristo 4qplpw

[…] basta osservare che, credenti o non credenti, tutti ci chiediamo quale sia il futuro del mondo. Ci interroghiamo in tal modo perché non siamo più così sicuri, come invece eravamo in passato, che la storia sia destinata a un infallibile progresso. Anzi, quella che un tempo era una certezza sempre più si rivela una illusione. L’uomo ha per la prima volta la capacità di annientare il pianeta sul quale vive e dunque un po’ tutti ci interroghiamo su quali siano le prospettive future del genere umano. Non si tratta soltanto di temere gli effetti della crisi – economica e sociale – che ha segnato questi ultimi anni, bensì della paura che l’inquinamento morale e spirituale dell’umanità e l’offuscamento dell’intelligenza siano ormai giunti a un livello tale da permettere al male di prevalere. La mancanza di punti di riferimento, il crollo delle ideologie, la dissoluzione dei valori e delle tradizioni… tutto questo porta a domande angosciose e a interrogativi cui noi cristiani siamo chiamati a dare risposta con la fede. E, bada bene, non intendo la fede nel senso superficiale di un banale ottimismo, bensì come consapevolezza e come coscienza globale della realtà: è la fede infatti che ci fa intuire le trame del Demonio dietro al male presente nel mondo, ed è la fede che ci rende certi della vittoria totale e definitiva di Cristo.
Con questa positiva certezza dobbiamo cercare di comprendere dunque il nostro presente per prefigurare poi lo scenario futuro che ci attende. Già ora la Regina della Pace, con la sua presenza ultratrentennale a Medjugorje, prepara la battaglia finale descritta dal capitolo 12 dell’Apocalisse: la Donna vestita di sole e con la corona di dodici stelle che si oppone al Dragone infernale. Una lotta che caratterizza questo nostro tempo presente in cui Satana è sciolto dalle catene (cfr. messaggio dell’1 gennaio 2001) e che è destinata a una escalation di violenza e di perversione fi no allo scontro ultimo. Uno scontro il cui esito però è già certo: la vittoria di Cristo sul Demonio. Perché, come abbiamo detto ne L’ora di Satana, se il Diavolo è potente, Dio è Onnipotente. Quando allora si guarda al titolo scelto per questo libro – Medjugorje e il futuro del mondo – si coglie subito la profonda relazione tra le apparizioni della Regina della Pace e il compito di Maria che è incaricata di esortare l’umanità alla conversione, conducendola a suo Figlio Gesù e alla salvezza eterna. Se l’uomo contemporaneo sente una profonda inquietudine quando si interroga sul proprio domani, è pur vero che la Madonna a Medjugorje ha consegnato un grande messaggio di speranza all’umanità, esortando a non temere per il futuro bensì a pregare e a confidare in Lei.
Bisogna però aggiungere che la Regina della Pace con altrettanta chiarezza, soprattutto nei messaggi dei tempi più recenti, ha anche indicato quella che è la negatività più perniciosa del nostro presente, cioè il fatto che l’umanità sta abbandonando suo Figlio:

«Cari figli, da così tanto tempo io sono con voi e già da così tanto tempo vi sto mostrando la presenza di Dio e il suo sconfinato amore, che desidero tutti voi conosciate. Ma voi, figli miei? Voi siete ancora sordi e ciechi; mentre guardate il mondo attorno a voi non volete vedere dove sta andando senza mio Figlio. State rinunciando a Lui, ma Egli è la fonte di tutte le grazie. Mi ascoltate mentre vi parlo, ma i vostri cuori sono chiusi e non mi sentite. Non state pregando lo Spirito Santo affinché vi illumini. Figli miei, la superbia sta regnando. Io vi indico l’umiltà. Figli miei, ricordate: solo un’anima umile brilla di purezza e di bellezza, perché ha conosciuto l’amore di Dio. Solo un’anima umile diviene un paradiso, perché in essa c’è mio Figlio. Vi ringrazio. Di nuovo vi prego: pregate per coloro che mio Figlio ha scelto, cioè i vostri pastori» (2 febbraio 2012);

e ancora:

«Cari figli, con amore materno vi prego: datemi le vostre mani, permettete che io vi guidi. Io, come Madre, desidero salvarvi dall’inquietudine, dalla disperazione e dall’esilio eterno. Mio Figlio, con la sua morte in croce, ha mostrato quanto vi ama, ha sacrificato se stesso per voi e per i vostri peccati. Non rifiutate il suo sacrificio e non rinnovate le sue sofferenze con i vostri peccati. Non chiudete a voi stessi la porta del Paradiso. Figli miei, non perdete tempo. Niente è più importante dell’unità in mio Figlio. Io vi aiuterò, perché il Padre Celeste mi manda affinché insieme possiamo mostrare la via della grazia e della salvezza a tutti coloro che non Lo conoscono. Non siate duri di cuore. Confidate in me e adorate mio Figlio. Figli miei, non potete andare avanti senza pastori. Che ogni giorno siano nelle vostre preghiere. Vi ringrazio» (2 maggio 2012).

Ora, si tratta di due messaggi che alludono a una vera e propria apostasia dell’Occidente, alla quale occorre porre rimedio con urgenza dacché la Madonna stessa ci esorta a non perdere tempo. Però dobbiamo anche chiederci: a chi si sta rivolgendo la Regina della Pace?
Prima di tutto parla a Medjugorje, che si trova nel cuore dell’Europa, indicando proprio nel Vecchio Mondo l’epicentro di quella crisi spirituale che ormai dilaga sul pianeta. Diciamo che la crisi continentale della fede cristiana ha ormai intaccato varie parti del mondo, con una globalizzazione della prospettiva mai avuta prima. E questo si nota anche nelle apparizioni mariane: se da Rue du Bac a La Salette e a Lourdes i messaggi della Madonna – per quanto poi universalizzabili e attualizzabili – sono anzitutto dati a un certo popolo in quel preciso momento storico, da Fatima e fino a Medjugorje i messaggi della Madre di Dio assumono ormai una portata mondiale, globale, interpellando esplicitamente l’intera umanità.
Ora, se prendi una cartina dell’Europa e tiri una riga da Fatima a Medjugorje noterai che questa passa per Roma, sede del Papato, come a dire che l’attacco del Demonio non è solo alla fede dei popoli ma anche e soprattutto alla Chiesa e al Santo Padre.
È chiaro che anche in Asia o in America Latina la fede cristiana è in crisi, ma l’inizio dell’apostasia è in Europa, al punto che sul vecchio continente si posa la testa del serpente infernale che avvolge con le sue spire il mondo.
Parlando di apostasia intendo quella impostura antichistica di cui parla anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr. CCC 675) laddove prefigura l’abbandono da parte dell’umanità di Cristo Salvatore per accontentarsi di un messianismo terreno e politico a carattere umanistico, nel quale cioè l’uomo sia in grado di salvare se stesso e dunque si perda la realtà stessa della redenzione. Questo movimento di pensiero è quello che Giovanni Paolo II ha denunciato quando ha parlato della caduta delle ideologiedel male – cioè i totalitarismi del Novecento – cui sarebbe subentrata una nuova forma di pensiero totalitario, quello che Benedetto XVI ha poi indicato come «dittatura del relativismo». Tutto questo la Madonna lo aveva predetto a Medjugorje, nel messaggio del 30 ottobre 1981, dicendo:

«L’Occidente ha incrementato il progresso, ma senza Dio, come se non fosse lui il Creatore». Un monito che sarebbe riecheggiato ancora nel messaggio del 25 gennaio 1997: «Voi state creando un mondo nuovo senza Dio».

Ecco dunque la radice dell’odierna apostasia: il tentativo dell’uomo di erigersi a padrone del mondo espellendone colui che ne è l’unico Signore: Gesù Cristo. E questo accade in primis in Europa: se infatti negli USA il presidente può ringraziare Dio nei suoi discorsi ufficiali oppure pregare prima degli incontri di rappresentanza, mostrando senza timore la fede cristiana che appartiene alla storia americana, nei Paesi di antica cristianità non è così, anzi: ovunque in Europa si sentono slogan in favore del multiculturalismo e del relativismo in nome dei quali si dovrebbe nascondere la propria fede nell’ambito privato della coscienza, senza pretendere di poterla manifestare o rendere incisiva a livello pubblico.
La Madonna a Medjugorje sta dunque svelando il piano di Satana che vuol porre se stesso al posto di Dio e cacciare Gesù dal mondo. Questo è l’inganno in cui l’umanità sempre più oggigiorno cade, lasciando sempre meno spazio a Cristo.

Tratto da: Medjugorje e il futuro del mondo, di Padre Livio con Diego Manetti. Ed. PIEMME

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Digiuno e preghiera per le anime del Purgatorio

Posté par atempodiblog le 21 octobre 2013

Astenersi dal cibo, un modello universale. Distacco dalle cose, quindi dalla violenza dans Digiuno 6y8m

In parrocchia abbiamo cominciato tutti i venerdì, per aiutarci un po’ a fare il digiuno, alle 19:30 a trovarci per fare un incontro di preghiera.  “Alle sette e mezza?” - ha detto il Parroco – “un brutto orario. La gente cena…”, appunto, digiuno eh? Troviamo una pagnotta, davanti a Gesù si mangia meglio e quindi diciamo il Rosario e poi recitiamo le orazioni alla Croce Santa, “ti adoro Croce Santa”, una preghiera anche Paolo VI ha confermato che recitata secondo certe condizioni libera anime dal Purgatorio e la gente mi dice “vabbé ma dopo che ho liberato i miei parenti che… basta”. Ma come basta? Ma sai quanta gente c’è in Purgatorio? La Madonna a Medjugorje ha detto che oggi un gran numero di anime vanno all’Inferno, con buona pace di chi dice che l’inferno è vuoto; “no, ci sarà il diavolo…”, c’è il diavolo, ci sono i suoi angeli, ci sono tutti quelli che hanno rifiutato Gesù vivendo in peccato mortale fino alla fine della loro vita e senza pentirsi. L’inferno non è vuoto. “La maggior parte va in Purgatorio, pochissimi vanno subito in Paradiso”. Qual è il vantaggio di pregare per chi sta in Purgatorio? Che chi viene liberato va in Cielo e ha una riconoscenza infinita per chi è stato strumento di questa liberazione. Ma voi ci pensate se poteste liberare un anima dal Purgatorio?

Diego Manetti

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Non giudichiamo, preghiamo per le persone che si sono tolte la vita

Posté par atempodiblog le 17 octobre 2013

 Non giudichiamo, preghiamo per le persone che si sono tolte la vita dans Diego Manetti j7bs

Tre anni fa, al termine di un incontro in Piemonte, mi avvicina una donna e mi dice che vorrebbe parlarmi. Mi racconta del figlio che si è suicidato a 19 anni, si è impiccato, lasciato dalla ragazza.

Purtroppo questo qua dell’affettività è un motivo ricorrente per il semplice fatto che i nostri giovani che non hanno un centro nella vita si attaccano l’uno all’altro, due solitudini che pensano di completarsi. E spesso l’altro diventa tutto… “sei la mia vita”, “sei il mio tutto”… son sciocchezze. Ma che sei il mio tutto? Il mio Tutto è Dio. E’ l’Infinito. Tu sei una cosina piccola come me, come fai ad essere il mio tutto? Appena appena me ne rendo conto vado in crisi e se tu mi rifiuti io mi sento perso. Per queste persone così fragili il suicidio è l’unica scelta.

Bèh, questa donna mi chiama e mi dice “puoi venire a casa mia a parlare?” e così ci siam trovati lì a parlare. Sapete la cosa che mi ha stupito? Uno dice “ma chi più di una madre può amare un figlio?”, ma io ho notato una cosa, che questa donna aveva risentimento nei confronti del figlio. Non me l’ha detto, lo sentivo dalle parole… come dire: “come ti sei permesso di toglierti la vita e lasciarmi qui!”, che poco poco è quello che pensiamo quando diciamo “perché ho perso i miei cari?” e li vorremmo tirare indietro.

Io mi son permesso di dire a questa signora “preghi per poter perdonare suo figlio”, lei si è arrabbiata e ha detto “ma come? Io amo mio figlio! Tu non sai…” e io di rimando “ma scusi, scusi… si fidi. Dica una piccola preghiera, ogni giorno, ‘Gesù mio, perdonami’, ‘Gesù mio, perdonami’. Avvolgi tutti nel perdono”. E lei: “io ho già perdonato!”. Io “perdonare è una cosa che solo Dio sa fare, chiedi, ogni giorno, la grazia di perdonare”. Ha masticato amaro e me ne sono andato a casa.

Dopo un anno mi telefona e mi dice: “avevi ragione, io ho cominciato a fare questa preghiera senza crederci e poco a poco è venuto fuori che io avevo rabbia verso mio figlio perché se n’era andato. Dopo un po’ che pregavo ‘Gesù mio, perdonami’, ‘Gesù mio, perdonami’, ho cominciato a sentirmi in pace. Sono andata a confessarmi, sono ritornata a Messa, adesso canto nel coro”.

E’ un mistero che ci lega a quelli che non ci sono più e spesso lo prendiamo dalla parte degli uomini e non dalla parte di Dio. Detto questo, preghiera per tutti quelli che hanno finito la vita nel suicidio. […] Noi non sappiamo nella coscienza di chi si toglie la vita quale possibilità si gioca nell’ultimo istante. Una donna andò a confessarsi da Padre Pio in preda all’angoscia perché il marito si era tolto la vita e Padre Pio la ricevette e questa donna sfoga il suo dolore da Padre Pio e dice: “mio marito è perso” e Padre Pio gli dice “no”, lei “ma si è buttato dal ponte” e lui “ah no, perché tra il ponte e l’acqua c’è stato il tempo di un ‘Gesù mio’”. La Misericordia di Dio è un mistero. Non giudichiamo, preghiamo per le persone che si sono tolte la vita, perché la Misericordia di Dio è più grande della nostra misura. Non diamo per perso nessuno.

Tratto da una catechesi audio di Diego Manetti

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“Ti amerò per sempre”, un indizio di vita eterna

Posté par atempodiblog le 17 octobre 2013

“Ti amerò per sempre”, un indizio di vita eterna dans Diego Manetti lb2z

Ricordatevi di quando avete avuto il primo incontro con persona che amate. Quando vi siete dati appuntamento per andare vedere le stelle o per andare al cinema o per andare a magiare una pizza… quello che era, e al di là di quanto fosse disgustosa la pizza neanche ve lo ricordate, ma avete il ricordo di quella sera, quando vi siete presi le mani, vi siete guardati negli occhi e vi siete detti: “ti amerò per sempre”. Anche i più scettici, anche i più sgarrupati dei ragazzi dicono “ti amerò per sempre”. Perché dici “per sempre”? Perché pensi che vivrai per sempre, perché il tuo “cuore è inquieto” finché non trova Dio e tira fuori una cosa che la tua mente ancora non conosce, una cosa che per orgoglio non accetteresti mai di dire. Quando io dico che tutti crediamo alla vita eterna non faccio violenza a nessuno, perché noi viviamo ogni giorno pensando di non morire mai.

Tratto da una catechesi di Diego Manetti

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