Il Papa: “Chi governa preghi, se è ateo si confronti”

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2017

Il Papa: “Chi governa preghi, se è ateo si confronti”
Francesco a S. Marta: «Non stia solo col gruppetto del partito». I cristiani sono chiamati ad accompagnare i governanti con la preghiera, non farlo è peccato
di Domenico Agasso Jr. – Vatican Insder

Il Papa: “Chi governa preghi, se è ateo si confronti” dans Articoli di Giornali e News La_camera_dei_deputati

Bisogna pregare per chi governa. Anche se sbaglia. Non farlo è peccato. Allo stesso tempo, i governanti non devono tralasciare la preghiera, altrimenti restano solo col «gruppetto» del loro partito. Chi è ateo o agnostico, «si confronti». È l’appello di papa Francesco rivolto questa mattina nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, riportata da Radio Vaticana.

La riflessione del Pontefice si basa sulla Prima Lettura e sul Vangelo odierni. Oggi si legge rispettivamente che san Paolo consiglia a Timoteo di recitare preghiere per i governanti, e di un governante che prega: è il centurione che ha un servo malato.

Osserva il Vescovo di Roma: «Quest’uomo sentì il bisogno della preghiera», non soltanto perché «amava» ma anche perché «aveva la coscienza di non essere il padrone di tutto, non essere l’ultima istanza». È consapevole che su di lui c’è un altro che comanda; ha dei subalterni, i soldati, ma egli stesso è un subalterno. E lo sa bene. Perciò, prega.

Se il governante non prega, «si chiude nella propria autoreferenzialità o in quella del suo partito, in quel circolo dal quale non può uscire; è un uomo chiuso in se stesso. Ma quando vede i veri problemi, ha questa coscienza di subalternità, che c’è un altro che ha più potere di lui». Ma «chi ha più potere di un governante? Il popolo, che gli ha dato il potere, e Dio, dal quale viene il potere tramite il popolo. Quando un governante ha questa coscienza di subalternità, prega».

Papa Bergoglio evidenzia, quindi, l’importanza della preghiera del governante, «perché è la preghiera per il bene comune del popolo che gli è stato affidato».

Francesco cita il colloquio avuto proprio con un governante che tutti i giorni trascorreva due ore in silenzio davanti a Dio, sebbene fosse indaffarato.

Ovviamente, un amministratore deve domandare al Signore la saggezza e la grazia di poter governare bene.

Ribadisce il Papa: è «tanto importante che i governanti preghino» e chiedano a Dio di non togliere loro «la coscienza di subalternità» dal Signore e dal popolo: «Che la mia forza si trovi lì e non nel piccolo gruppetto o in me stesso».

E a chi è agnostico o ateo, Francesco dice: «Se non puoi pregare, confrontati, con la tua coscienza», con «i saggi del tuo popolo»; l’importante è «non rimanere da solo con il piccolo gruppetto del tuo partito», perché «questo è autoreferenziale».

Francesco ricorda che quando un politico compie qualche azione o scelta che non piace, viene criticato; al contrario, è lodato; in ogni caso – dice il Pontefice – è lasciato solo con il suo partito, con il Parlamento. Nota il Papa: «“No, io l’ho votato – l’ho votato dal mio” – “Io non l’ho votato, faccia il suo”. No, noi non possiamo lasciare i governanti da soli: dobbiamo accompagnarli con la preghiera. I cristiani devono pregare per i governanti. “Ma, Padre, come vado a pregare per questo, che fa tante cose brutte?” – “Ha più bisogno ancora. Prega, fa penitenza per il governante”. La preghiera d’intercessione – è tanto bello questo che dice Paolo – è per tutti i re, per tutti quelli che stanno al potere. Perché? “Perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla”». Infatti, quando «il governante è libero e può governare in pace – assicura – tutto il popolo approfitta [beneficia] di questo».

Francesco termina esortando a un esame di coscienza: «Io vi chiedo un favore: ognuno di voi prenda oggi cinque minuti, non di più. Se è governante, si domandi: “Io prego a quello che mi ha dato il potere tramite il popolo?”. Se non è governante, “io prego per i governanti? Sì, per questo e per quello sì, perché mi piace; per quelli, no”. E hanno più bisogno quelli di questo! “Prego per tutti i governanti?”. E se voi trovate, quando fate l’esame di coscienza per confessarvi, che non avete pregato per i governanti, portate questo in confessione. Perché non pregare per i governanti è un peccato».

Publié dans Articoli di Giornali e News, Commenti al Vangelo, Fede, morale e teologia, Misericordia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Due secondi al cellulare sono 28 metri di guida alla cieca

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2017

Due secondi al cellulare sono 28 metri di guida alla cieca
di Peter Siegenthaler – SWI
Traduzione di Luca Beti

Due secondi al cellulare sono 28 metri di guida alla cieca dans Articoli di Giornali e News guida_con_il_telefonino
Neppure multe piuttosto salate sembrano avere un effetto dissuasivo per molti conducenti.  (Keystone)

Chi usa il cellulare al volante rischia gravissimi incidenti già a 50 km/h. Eppure, nonostante questo pericolo, multe severe e numerose campagne di sensibilizzazione, questo malvezzo è prassi corrente. Quale potrebbe essere allora la strategia giusta per sradicarlo?
Anche Lei ha rischiato di essere investito da un’automobilista poiché quest’ultima invece di osservare la strada, guardava lo schermo del suo cellulare? Avrebbe mandato anche lei questa smombi (neologismo composto dalle parole smartphone e zombi) a quel paese?

Ma sia sincero! Non ha mai ceduto alla tentazione di rispondere alla chiamata di un amico o di dare un’occhiata alle novità su Facebook mentre era alla guida dell’auto o in sella alla bicicletta?
Ci sono pedoni che non riescono a camminare e a usare contemporaneamente il cellulare senza cozzare contro un palo della luce o finire contro altre persone. E allora ci si chiede perché c’è gente che si ostini a fare due cose nello stesso tempo: guidare e servirsi dello smartphone. È un interrogativo sollevato in un video #ItCanWait (del governo della provincia Western Cape) nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione sudafricana che ha suscitato un grande interesse in tutto il mondo.

Se a una velocità di 50 chilometri all’ora guarda per due secondi il suo cellulare percorre 28 metri alla cieca. Queste disattenzioni possono costare la vita agli altri utenti della strada, soprattutto ai pedoni o ai ciclisti. Un crash test dell’azienda di assicurazioni AXA Winterthur mostra ciò che può succedere alla vittima a causa dell’imprudenza di un automobilista.
Nonostante queste conseguenze, gli smombi fanno ormai parte del traffico quotidiano. Nella sola Svizzera, la polizia registra annualmente oltre 10 mila incidenti, causati, in parte, da autiste e autisti distratti. La disattenzione al volante, oltre all’alcol e alla velocità, è infatti una delle tre cause principali di incidenti stradali con morti o feriti gravi nella Confederazione.
Il conducente rischia una denuncia accompagnata da una multa o il ritiro della patente se la polizia scopre che all’origine dell’incidente c’è l’utilizzo del telefonino. Stando all’Ufficio federale delle strade, nel 2016 quasi 1700 autisti hanno dovuto consegnare la loro patente, un numero che corrisponde a un aumento del 7,3 per cento rispetto all’anno precedente.
In Svizzera chi viene beccato mentre telefona al volante (senza vivavoce) è multato con un’ammenda di 100 franchi. C’è però una lobby molto forte che chiede un inasprimento del codice stradale con il ritiro automatico della patente o con almeno multe più severe per chi non si attiene alle regole.

«Non vengo multato volentieri»
David Venetz, portavoce dell’influente organizzazione d’assistenza alle persone e ai veicoli Touring Club Svizzera, minimizza i rischi: «Quasi tutti posseggono uno smartphone. Per alcuni è uno strumento onnipresente, purtroppo anche mentre guidano», dice Venetz, che però non vuole sentire parlare di ritiro della patente. «È un provvedimento molto drastico. Dal nostro punto di vista, le disposizioni attualmente vigenti e le rispettive conseguenze in caso di recidiva sono sufficienti. L’importante è che le normative in vigore siano rispettate e applicate. In fondo tutti vogliono arrivare a destinazione senza incidenti, senza mettere in pericolo gli altri e sé stessi».
È vero: le persone responsabili non usano il cellulare mentre sono al volante. Per le altre, invece, servono divieti e sanzioni. Anche Venetz ha già usato il telefonino mentre guidava. «Per questo motivo ho dovuto pagare una multa», ammette il portavoce del TCS. «Nel frattempo evito di usarlo mentre sono in viaggio. A dirle la verità non pago volentieri multe».

Anche l’Associazione traffico e ambiente (ATA), che si impegna per la mobilità sostenibile, non si pronuncia a favore di sanzioni più severe. Il portavoce Matthias Müller, che dice di non usare il cellulare né in auto né in bici, sostiene la necessità di applicare multe corrispondenti alla gravità dell’incidente. Paragona l’utilizzo del telefonino in macchina al non rispetto del semaforo rosso, un’infrazione che in Svizzera viene sanzionata con una multa di 120 franchi. Inoltre l’applicazione è più importante della sanzione. Per questo motivo si devono aumentare i controlli della polizia e le campagne di sensibilizzazione.
Dello stesso avviso è anche Roadcross Svizzera, una fondazione che si impegna per una maggiore sicurezza e per le vittime di incidenti stradali. Il portavoce Stefan Krähenbühl ammette tuttavia che un inasprimento del codice stradale potrebbe migliorare la situazione. Anche per lui, i fattori decisivi sono però l’intensificazione dei controlli di polizia e le misure di sensibilizzazione.

«In questo momento sono in macchina»
L’iniziativa parlamentare «Multe disciplinari al posto di misure amministrative per infrazioni dovute a disattenzione e distrazione alla guida» del consigliere nazionale Erich Hess dell’Unione democratica di centro (UDC), inoltrata nell’autunno 2016 e firmata da 63 parlamentari, puntava invece a un allentamento delle sanzioni. «Queste misure amministrative comportano notevoli costi non solo per il conducente interessato ma anche per lo Stato dato che le autorità giudiziarie vengono fortemente sollecitate con tali procedimenti», ha motivato così Hess la sua iniziativa. Stando allo stesso parlamentare, «spesso queste violazioni riguardano solo casi di minore gravità (ad es. utilizzo non consentito del cellulare o del navigatore durante la guida)».

L’iniziativa parlamentare ha suscitato però il disappunto degli esperti della sicurezza stradale. Così, in febbraio il consigliere nazionale dell’UDC ha ritirato il testo, motivando la sua decisione con il fatto che la formulazione non era sufficientemente esatta e ricordando che si riservava la possibilità di ripresentare in futuro un intervento parlamentare analogo.
«Non dico che sia giusto usare il cellulare mentre si è alla guida. Ma che qualcuno debba consegnare la patente per questo mi sembra davvero un’esagerazione. È una punizione troppo severa per chi ha bisogno della patente di guida per lavoro».
Il consigliere nazionale ha risposto alla telefonata di swissinfo.ch mentre era alla guida: «Attenda un attimo, devo mettere il vivavoce. Sono in viaggio», ci ha detto Hess, sottolineando che quando è al volante usa il telefonino soltanto con l’applicazione «mani libere».

«Anche con il vivavoce»
L’Ufficio prevenzione infortuni (upi) consiglia di non usare il cellulare mentre si è in viaggio, nemmeno con il vivavoce. «Queste telefonate distraggono il conducente», spiega il portavoce di upi Marc Bächler.

C’è una bella differenza se il guidatore parla con chi lo accompagna in macchina o se si intrattiene con qualcuno mediante il telefonino. «Il passeggero vede se ci si avvicina a un incrocio pericoloso o se ci si trova in una situazione di guida difficile e per questo motivo smette di parlare».
Stando all’upi, nel 2008 tramite un’analisi di oltre 37 studi è stato possibile provare che il tempo di reazione di un conducente mentre parla al telefono o mediente il vivavoce aumenta di 0,2 secondi.

Gli incidenti possono costare caro 
Spesso non è possibile provare se l’uso del cellulare ha concorso a provocare un incidente, dice Monika Erb dell’Assicurazione Mobiliare a Berna. A volte però, chi ha causato un incidente ammette di essere stato distratto dall’impiego del cellulare mentre era alla guida. Altre volte ci sono testimoni. Altrimenti le autorità inquirenti riescono a ricostruire se il telefonino è stato usato nel momento in cui è avvenuto l’incidente. In questo caso, le assicurazioni di responsabilità civile possono ridurre le prestazioni almeno del 10 per cento a causa di un atto di grave negligenza. 
Jolanda Egger, portavoce della polizia cantonale di Berna, conferma che nell’ambito dell’accertamento dei fatti si verifica se all’origine di un incidente ci sia la disattenzione del conducente causata, per esempio, dall’utilizzo di strumenti elettronici.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Belgio, eutanasia negli ospedali cattolici. «Chiesa conquistata dal secolarismo»

Posté par atempodiblog le 14 septembre 2017

Belgio, eutanasia negli ospedali cattolici. «Chiesa conquistata dal secolarismo»
Intervista a fratel René Stockman, superiore generale della congregazione che in Belgio gestisce gli ospedali che hanno aperto all’eutanasia
di Leone Grotti – Tempi

Belgio, eutanasia negli ospedali cattolici. «Chiesa conquistata dal secolarismo» dans Articoli di Giornali e News eutanasia

«Il secolarismo ha conquistato la Chiesa. Non ho più dubbi su questo». Anche se si trova in Africa per visitare le missioni dei Fratelli della Carità in Congo, il superiore generale della Congregazione, fratel René Stockman, dichiara a tempi.it di essere stato informato e di avere accolto con dolore («ma non sono sorpreso») la notizia che i Fratelli della Carità belgi non hanno intenzione di obbedire neanche al Papa. Dunque, andranno avanti a praticare l’eutanasia ai malati psichiatrici che la richiedono negli ospedali cattolici che gestiscono.

IL CASO. Il caso è scoppiato ad aprile, quando i Fratelli della carità belgi hanno pubblicato un documento aprendo per la prima volta all’iniezione letale da parte dell’ente cattolico nei suoi 15 ospedali. Fratel Stockman reagì «disapprovando completamente» l’iniziativa e definendola «incompatibile con la visione della Congregazione». Prima di tutto, spiega a tempi.it, «ho tentato più volte di dialogare con loro, ma hanno rifiutato, dicendomi di essere disposti a parlare solo del modo in cui avrebbero sviluppato l’eutanasia. Per me, invece, poteva esserci dialogo solo sull’essenza del problema e non sull’applicazione dell’eutanasia».

L’OPPOSIZIONE DEL VATICANO. Il superiore generale è stato costretto a rivolgersi al Vaticano «per sviluppare una strategia chiara». Dopo aver parlato con la congregazione degli Istituti di vita consacrata, la segreteria di Stato vaticana e la congregazione per la Dottrina della fede, da Roma è partita in accordo con papa Francesco la richiesta ufficiale ai Fratelli della carità belgi di fare un passo indietro e aderire per iscritto al magistero della Chiesa sull’intangibilità della vita umana. Il 12 settembre è arrivata la risposta dal Belgio: nessuna retromarcia, continueremo a sostenere l’eutanasia.

«SECOLARISMO CONQUISTA LA CHIESA». «È ovvio che quando scrivono che “l’eutanasia è coerente con la dottrina della Chiesa cattolica” si sbagliano completamente», continua fratel Stockman. «Sono completamente influenzati dalla mentalità del secolarismo. Non è possibile in alcun modo associare la parola “compassione” a “eutanasia”. Purtroppo, non ho più dubbi che il secolarismo abbia cominciato a conquistare anche la Chiesa». Anche i vescovi belgi si sono opposti alla ribellione dei Fratelli della carità locali, ma il punto è un altro per il superiore generale: «Chi è la Chiesa cattolica? I vescovi hanno diramato un comunicato, è vero, ma molte persone nella Chiesa locale camminano nella direzione di una tolleranza sempre più grande nei confronti dell’eutanasia. Purtroppo sono influenzati dall’ideologia della libertà assoluta, dell’autonomia e dell’autodeterminazione».

«BISOGNA ANDARE CONTROCORRENTE». Il punto più grave per fratel Stockman è che «da adesso anche nei nostri istituti sarà possibile essere uccisi con l’eutanasia e questa va completamente contro il nostro carisma. Ovviamente, dovremo prendere le misure necessarie e se non vogliono cambiare posizione non potranno più godere dello status di istituti cattolici, né potranno essere parte della nostra congregazione». In Belgio l’eutanasia è legale dal 2002 e negli anni è stata estesa a dismisura, tanto che oggi può essere richiesta anche dai bambini e da malati psichiatrici non terminali. La pressione della società e della politica su quelle poche istituzioni che ancora si oppongono è enorme, ma per il superiore generale dei Fratelli della carità «la missione di un istituto cattolico è proprio quella di andare controcorrente rispetto alle tendenze della società ed essere davvero luce in un mondo di oscurità. Questo è il suo compito».

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni | Pas de Commentaire »

E il mondo con Lei si rinnova

Posté par atempodiblog le 8 septembre 2017

E il mondo con Lei si rinnova
La natività di Maria nella tradizione bizantina
di S.E. Mons. Manuel Nin – L’Osservatore Romano

E il mondo con Lei si rinnova dans Fede, morale e teologia Nativit_della_Beata_Vergine_Maria

La festa della natività della Madre di Dio, l’8 settembre, è celebrata nelle Chiese d’oriente e d’occidente, e parecchi testi bizantini per questa festa sono entrati nell’ufficiatura romana. Inoltre, l’inizio dell’anno liturgico bizantino, l’1 settembre, situa la natività di Maria come la prima delle grandi feste, allo stesso modo che il 15 agosto, la sua dormizione, è l’ultima grande festa, e in qualche modo la conclusione, dell’anno liturgico. La celebrazione, preceduta il 7 da una pre-festa, prosegue fino alla vigilia dell’Esaltazione della croce il 13 settembre. E già dalla vigilia la liturgia sottolinea la gioia per la nascita di colei che diventa la madre del Verbo incarnato.

I titoli dati a Maria quasi sempre vengono messi in parallelo con quelli cristologici: «Con la tua natività, o immacolata, sono sorti sul mondo i raggi spirituali della gioia universale, che a tutti preannunciano il sole della gloria, Cristo Dio. La Vergine ricettacolo di Dio, la Madre di Dio pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e da Anna la casta, e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva. Tu sei stata madre del creatore di tutti».

Un tropario della vigilia riunisce dodici titoli dati a Maria presi da testi veterotestamentari interpretati in chiave cristologica e quindi anche mariologica: l’immagine dei monti dai salmi, la mensa e il candelabro dal libro dell’Esodo, il trono dalle profezie di Isaia e di Daniele, il roveto ardente ancora dal libro dell’Esodo: «Gioisci, ricapitolazione dei mortali; gioisci, tempio del Signore; gioisci, monte santo; gioisci, mensa divina; gioisci, candelabro tutto luminoso; gioisci, vanto dei veri credenti, o venerabile; gioisci, Maria, madre del Cristo Dio; gioisci, tutta immacolata; gioisci, trono di fuoco; gioisci, dimora; gioisci, roveto incombusto; gioisci, speranza di tutti».

Nel vespro per due volte si mette in evidenza il mistero e la teologia della festa. Per confermare la professione di fede nella vera incarnazione del Verbo eterno di Dio, l’autore di questo testo, Sergio patriarca di Costantinopoli nel VII secolo, presenta in parallelo il cielo e la terra, la dimora di Dio e quella dell’uomo, la terra che diventa per l’incarnazione del Verbo di Dio nel grembo di Maria dimora del Dio vivo: «Oggi Dio, che riposa sui troni spirituali, si è apprestato sulla terra un trono santo; colui che ha consolidati i cieli con sapienza nel suo amore per gli uomini si è preparato un cielo vivente: perché da sterile radice ha fatto germogliare per noi, come pianta portatrice di vita, la madre sua. O Dio dei prodigi, speranza dei disperati, Signore, gloria a te».

Un altro testo, dello stesso Sergio, propone anche una lettura ecclesiologica. Maria è il luogo dove si congiungono le due nature nel Verbo di Dio incarnato e la Chiesa diventa luogo della bellezza: «Venite, fedeli tutti, corriamo verso la Vergine, perché ecco, nasce colei che prima di essere concepita in seno è stata predestinata a essere madre del nostro Dio; il tesoro della verginità, la verga fiorita di Aronne che spunta dalla radice di Iesse, l’annuncio dei profeti, il germoglio dei giusti Gioacchino e Anna nasce, e il mondo con lei si rinnova. Essa è partorita, e la Chiesa si riveste del proprio decoro. Il tempio santo, il ricettacolo della divinità, lo strumento verginale, il talamo regale nel quale è stato portato a compimento lo straordinario mistero della ineffabile unione delle nature che si congiungono in Cristo: adorando lui, celebriamo l’immacolata nascita della Vergine».

L’anno liturgico bizantino si svolge tra le due grandi feste della Madre di Dio: la sua nascita e la sua dormizione. La vita di Maria percorre il mistero di Cristo, come quella della Chiesa che lo annuncia e lo celebra: «Oggi le porte sterili si aprono e ne esce la divina porta verginale. Oggi la grazia comincia a dare i suoi frutti, manifestando al mondo la Madre di Dio, per la quale le cose terrestri si uniscono a quelle celesti, a salvezza delle anime nostre. Oggi è il preludio della gioia universale. Oggi cominciano a spirare le aure che preannunciano la salvezza. La sterilità della nostra natura è finita, perché la sterile diventa madre di colei che resta vergine dopo aver partorito il creatore, di colei dalla quale colui che è Dio per natura assume ciò che gli è estraneo, e con la carne per gli sviati opera la salvezza».

Publié dans Fede, morale e teologia, Misericordia | Pas de Commentaire »

“Disperdere le tenebre di vendetta e mancato rispetto per la vita”

Posté par atempodiblog le 8 septembre 2017

“Disperdere le tenebre di vendetta e mancato rispetto per la vita”
Un milione di persone alla messa nel Parco Simón Bolívar di Bogotà: Francesco cita quanti si sono impegnati per favorire il processo di pace, che hanno «preso il largo» come Pietro. A fine celebrazione, incontro con cardinali e vescovi del Venezuela
di Andrea Tornielli – La Stampa

“Disperdere le tenebre di vendetta e mancato rispetto per la vita” dans Andrea Tornielli Santo_Padre_Francesco_in_Colombia

Una pioggia battente ha irrigato in modo abbondante il Parco Simón Bolívar dove Papa Francesco celebra la sua prima messa colombiana, nello stesso luogo dove la celebrò 31 anni fa san Giovanni Paolo II e dove lo hanno atteso 1 milione di fedeli. È la messa votiva per la pace e la giustizia, che corona la prima densa giornata interamente trascorsa a Bogotà. Una giornata che ha avuto proprio la pace e la riconciliazione al centro. Come già accaduto ieri e come si è ripetuto stamane, tantissime persone sono scese in strada per salutare Francesco al suo passaggio: l’accoglienza è stata calorosa e straordinaria.

Dopo aver percorso i vari settori a bordo della papamobile, Bergoglio nei pressi della sacrestia è stato accolto da un gruppo di disabili. Quindi ha avuto inizio la liturgia. Nell’omelia il Papa ha commentato il brano evangelico dove si racconta di Gesù che predica sul Mar di Galilea. «Tutti vengono ad ascoltarlo; la parola di Gesù – dice Francesco – ha qualcosa di speciale che non lascia indifferente nessuno; ha il potere di convertire i cuori, di cambiare piani e progetti. È una parola confermata dall’azione, non sono conclusioni scritte a tavolino, espressioni fredde e staccate dal dolore della gente, e perciò è una Parola che serve sia per la sicurezza della riva sia per la fragilità del mare».

Bergoglio suggerisce quindi una similitudine: «Questa amata città, Bogotá, e questo bellissimo Paese, la Colombia, presentano molti degli scenari umani descritti nel Vangelo. Qui si trovano moltitudini che anelano a una parola di vita, che illumini con la sua luce tutti gli sforzi e mostri il senso e la bellezza dell’esistenza umana». Ma ci sono anche le tenebre, avverte Francesco. «Anche qui, come in altre parti del mondo, ci sono fitte tenebre che minacciano e distruggono la vita: le tenebre dell’ingiustizia e dell’inequità sociale; le tenebre corruttrici degli interessi personali o di gruppo, che consumano in modo egoista e sfrenato ciò che è destinato al benessere di tutti; le tenebre del mancato rispetto per la vita umana che miete quotidianamente l’esistenza di tanti innocenti, il cui sangue grida al cielo; le tenebre della sete di vendetta e di odio che macchia di sangue umano le mani di coloro che si fanno giustizia da soli; le tenebre di coloro che si rendono insensibili di fronte al dolore di tante vittime».

Parole che fotografano le piaghe purtroppo presenti nel Paese. «Tutte queste tenebre, Gesù le disperde e le distrugge con il suo comando sulla barca di Pietro: “Prendi il largo”». «Noi possiamo – continua Francesco – invischiarci in discussioni interminabili, fare la conta dei tentativi falliti ed elencare gli sforzi finiti nel nulla; come Pietro, sappiamo cosa significa l’esperienza di lavorare senza nessun risultato». Il Papa ricorda che anche la Colombia ha conosciuto questa realtà, quando per un periodo di sei anni ebbe 16 presidenti e «pagò caro le sue divisioni» e «anche la Chiesa in Colombia ha fatto esperienza di impegni pastorali vani e infruttuosi…, però come Pietro, siamo anche capaci di confidare nel Maestro, la cui parola suscita fecondità».

Il comando di gettare le reti, spiega ancora il Papa, «non è rivolto soltanto a Simon Pietro; a lui è toccato di prendere il largo, come quelli che nella vostra Patria hanno per primi riconosciuto quello che più urge, quelli che hanno preso iniziative di pace, di vita. Gettare le reti comporta responsabilità. A Bogotá e in Colombia si trova in cammino un’immensa comunità, che è chiamata a diventare una rete robusta che raccolga tutti nell’unità, lavorando per la difesa e la cura della vita umana, particolarmente quando è più fragile e vulnerabile: nel seno materno, nell’infanzia, nella vecchiaia, nelle condizioni di disabilità e nelle situazioni di emarginazione sociale. Anche le moltitudini che vivono a Bogotà e in Colombia possono diventare vere comunità vive, giuste e fraterne se ascoltano e accolgono la Parola di Dio».

«C’è bisogno – conclude Francesco – di chiamarci gli uni gli altri, di mandarci dei segni, come i pescatori, di tornare a considerarci fratelli, compagni di strada, soci di questa impresa comune che è la patria». Al termine della messa il Papa ha salutato i cardinali e alcuni vescovi del Venezuela, intrattenendosi con loro a parlare della situazione del Paese. Prima della fine del viaggio molti si attendono qualche parola di Francesco sulla grave situazione venezuelana.

Publié dans Andrea Tornielli, Commenti al Vangelo, Fede, morale e teologia, Misericordia, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La preghiera è la chiave segreta dell’incontro con Dio

Posté par atempodiblog le 7 septembre 2017

Non parlate, ma pregate
La preghiera è a chiave segreta dell’incontro con Dio
Tratto da: Radio Maria Fb

Messaggio di Medjugorje del 25/08/2017
“Cari figli!
Oggi vi invito ad essere uomini di preghiera. Pregate fino a quando la preghiera diventi per voi gioia e incontro con l’Altissimo. Lui trasformerà il vostro cuore e voi diventerete uomini d’amore e di pace.
Figlioli, non dimenticate che Satana è forte e vuole distogliervi dalla preghiera. Voi, non dimenticate che la preghiera è la chiave segreta dell’incontro con Dio. Per questo sono con voi, per guidarvi. Non desistete dalla preghiera.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

La preghiera è la chiave segreta dell’incontro con Dio dans Apparizioni mariane e santuari Padre_Livio_e_Marija

Testo della telefonata tra la veggente Marija e P. Livio (25/08/2017)

P. Livio: Questo messaggio è un grande appello alla preghiera.
Marija: Sì, praticamente tutto il messaggio è un invito alla preghiera, perché, come ha detto la Madonna, la preghiera è la chiave segreta dell’incontro con Dio. Vediamo che in tutti questi anni la Madonna ci sta chiamando a questo; fin dall’inizio ha cominciato a pregare con noi e ci invita a pregare.

P. Livio: C’è proprio un cammino nella preghiera: arrivare a far sì che la preghiera diventi per noi gioia, come dice la Madonna, questo è il punto di arrivo, fatto di molta perseveranza quotidiana.
Marija: La Madonna dice: “Vi invito ad essere uomini di preghiera”. Diceva già all’inizio: “Non parlate, ma pregate. Con la vostra vita date l’esempio. Io penso che la Madonna stia ritornando a questo: non parlare, ma pregare; così la preghiera diventa gioia e il nostro cuore diventa amore e pace. E di questo diventeremo testimoni.

P. Livio: La Madonna ci chiede di pregare col cuore…
Marija: Dall’inizio ha detto: “Ogni preghiera che fate col cuore è buona e piace a Dio”. Non ha indicato una preghiera in particolare, ma chiede sempre di pregare col cuore. Ci ha detto che essa è la chiave segreta dell’incontro con Dio e per questo ci sta ripetendo: “Pregate! Pregate! Pregate! Pregate finché la vostra vita diventi preghiera”.

La Madonna ripete ancora: “Pregate fino a quando la preghiera diventi per voi gioia”. All’inizio ci vuole uno sforzo perché non siamo abituati, ma poi, quando cominciamo ad avere l’esperienza di Dio, diventa tutto più facile: davvero la preghiera è la chiave segreta. Quando raggiungiamo questo incontro con Dio, diventiamo uomini di amore e di pace, testimoni appassionati che parlano di Dio alle persone.

P. Livio: La Madonna ha detto che la preghiera più importante è la S. Messa.
Marija: Sicuramente! Il culmine del nostro incontro con Dio avviene nella S. Messa, nell’Eucaristia. Ricordo la catechesi di un sacerdote: diceva che non siamo coscienti che il Signore è con noi quando ad esempio, durante la S. Messa, il sacerdote dice: “Il Signore sia con voi”. E noi rispondiamo automaticamente: “E con il tuo spirito”. Dovremmo gridare di gioia! Così avviene nella preghiera: se siamo coscienti che essa è la chiave per incontrare Dio, a quel punto il pregare diventa una gioia.

P. Livio: Santa Teresa d’Ávila pregando il Padre nostro, quando pronunciava la parola “Padre”, non riusciva più ad andare avanti. Sentire le parole col cuore. Ad esempio quando diciamo: Signore ti amo”, in quel momento il mio cuore deve traboccare di amore. Se le parole non hanno eco nel cuore, rimangono parole vuote.
Marija: Sì, però io dico che, anche se sono parole vuote, è bene ripeterle, perché prima o poi entrano nel cuore. Come la preghiera del pellegrino russo: “Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore”. Ripetendola diventa vita. La Madonna dice: “Pregate per coloro che non hanno incontrato Dio”.  Se noi l’abbiamo incontrato con la nostra vita, la nostra testimonianza, il nostro esempio, possiamo aiutare altri ad incontrare Dio.

P. Livio: La Madonna dice di affidarle nella preghiera tutti i nostri problemi, le nostre croci, tutte le difficoltà. Cosa vuol dire affidare alla Madonna tutte queste cose che ci opprimono specie al mattino?
Marija: La Madonna anche in questo messaggio ha detto: “Per questo sono con voi, per guidarvi”. Lei ci sta guidando, istruendo. Ci dice: “Non siete soli, non siete abbandonati, Dio è con voi… Dio mi ha mandato… mi ha permesso di essere con voi!”. Ci dice anche: “Non desistete dalla preghiera, perché è la chiave per entrare nel cuore di Gesù”.

P. Livio: Dobbiamo avere dei momenti precisi di preghiera: al mattino, alla sera, il S. Rosario in famiglia, la Messa almeno alla domenica, perchè poi sarà più facile che la preghiera personale nasca spontaneamente durante il corso della giornata.
Marija:
E’ vero. La Madonna prima con noi ha cominciato con 7 Pater, 7 Ave, 7 Gloria e il Credo. Poi pian piano ha aggiunto un Rosario, poi il Rosario completo come preghiera biblica, dove contempliamo la vita di Gesù. Ha inoltre raccomandato di leggere ogni giorno un brano della Sacra Scrittura. Poi ha detto di leggere la vita dei santi per imitarli. Ci ha chiamato a quella che Lei chiama Scuola di preghiera e Via della santità. La Madonna desidera che attraverso la preghiera incontriamo Dio e Lei stessa. Poi ha detto: “Con la preghiera e col digiuno anche le guerre si possono fermare. Non solo le guerre nel mondo, ma anche le guerre nei cuori.

Da noi c’era il comunismo, oggi ci sono anche il materialismo e il modernismo… tanti attacchi con cui satana vuole distruggere la famiglia, la patria… vuole distruggere Dio, togliere Dio dalla società, dai cuori, dai giovani, dalle famiglie, dalle scuole, dalle parrocchie, ovunque. Mentre la Madonna ha detto: “Senza Dio non avete né futuro, né vita eterna”.

P. Livio: Io ho letto tanti libri di spiritualità, di mistici, di santi, ma per me i messaggi di Medjugorje sono il più grande poema mai scritto sulla preghiera. Mai ho trovato altrove una tale profondità. Veramente la Madonna è una maestra di preghiera come nessun altro al mondo lo è mai stato, a parte suo Figlio Gesù. Non dimentichiamo che c’è in atto una grande apostasia nel mondo, specialmente in occidente, non solo tra i semplici cristiani, ma anche in migliaia di sacerdoti – per questo la Madonna pensa che la Chiesa si possa rinnovare soltanto a partire dalla preghiera. Ho capito bene anche che, nonostante le mie responsabilità la cosa più importante che devo fare durante la giornata è l’incontro con Dio nella preghiera. Se non si capisce questo, non riusciamo a mettere in pratica il piano della Madonna.
Marija: Sono d’accordo con te. La Madonna sta bussando al cuore di ciascuno di noi, anche dei lontani o di coloro che sono andati in crisi (incontro persino sacerdoti e suore in crisi perché troppo attaccati alle azioni e alle cose materiali a scapito della preghiera).

La Madonna vuole riportarci alla preghiera, alla parte spirituale, perché noi facciamo tante azioni, ma poca preghiera. Per questo lei insiste così tanto. Io credo che la preghiera possa cambiare il mondo, credo profondamente nella sua forza: “Con la preghiera e col digiuno anche le guerre si possono allontanare”.

Marija ha quindi pregato il Magnificat e il Gloria.
Padre Livio ha concluso con la benedizione.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Fede, morale e teologia, Medjugorje, Padre Livio Fanzaga, Santa Teresa d'Avila | Pas de Commentaire »

«Quella ragazza ha le corna», nel napoletano dilaga la gogna su Instagram

Posté par atempodiblog le 5 septembre 2017

La nuova frontiera del cyberbullismo
«Quella ragazza ha le corna», nel napoletano dilaga la gogna su Instagram
di Ferdinando Bocchetti – Il Mattino

«Quella ragazza ha le corna», nel napoletano dilaga la gogna su Instagram dans Articoli di Giornali e News Cyberbullismo

La nuova frontiera del cyberbullismo, sbarcata su Instagram sotto forma di «Storie» in cui viene raccontata la vita sentimentale e sessuale di decine di studenti iscritti negli istituti superiori di Napoli e provincia, preoccupa non poco genitori, insegnanti e forze dell’ordine. Polizia e carabinieri, sebbene non sia stata presentata ancora alcuna denuncia da parte delle vittime, sono già al lavoro per capire la portata del fenomeno nel tentativo di arginarlo.

Già nella giornata di ieri i militari hanno acquisito decine di screenshot contenenti le offese, gli insulti e gli sfottò di pessimo gusto postati nelle ultime ventiquattro-trentasei ore, tutti corredati dai nomi e cognomi degli adolescenti, perlopiù minorenni. Il prossimo passo sarà quello di monitorare i vari profili che hanno lanciato in rete le «Storie», mettendo alla gogna e bullizzando di fatto decine di ragazzi che per 24 ore – questa la durata di una story sul social network – hanno visto il loro nome accostato ad offese, parolacce e performance sessuali. 

Questa nuova forma di cyberbullismo non interessa soltanto i comuni di Marano e Mugnano, ma è ben più estesa. Basta iscriversi su Instagram ed effettuare una semplice ricerca con la parola chiave «gossip», per ottenere decine di risultati: si va da Gossip Qualiano a Gossip Vomero, da «Gossip Pianura e dintorni» a Gossip Giugliano. La descrizione dei profili è sempre la stessa: «Mandate in diretta i vostri gossip, tutti gli scoop di cui siete a conoscenza sulle persone del Vomero», si legge sul profilo Gossip Vomero che, al contrario degli altri, si preoccupa quanto meno di non indicare il cognome dei protagonisti.

Ancor più «gentili» si mostrano invece i creatori dei profili di «Gossip Pianura e dintorni», che promettono di «pubblicare gli inciuci, coprendo i nomi e lasciando solo le iniziali». Anche il modus operandi è pressoché identico: si parte lanciando in rete una storia che riporta la scritta «Via al gossip». A quel punto sono gli stessi followers del profilo ad inviare, in tempo reale, l’inciucio o il pettegolezzo sul ragazzino o ragazzina di turno. In un cerchio, alimentato da centinaia di adolescenti, in cui tutti sono potenzialmente vittime e carnefici. 

Publié dans Articoli di Giornali e News, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Cosa vuol dire: ti perdono

Posté par atempodiblog le 2 septembre 2017

Cosa vuol dire: ti perdono

Cosa vuol dire: ti perdono dans Citazioni, frasi e pensieri Tolkien_e_Lewis
2 settembre, anniversario della nascita in Cielo di J.R.R. Tolkien

Dio ti benedica per la tua bontà. E [...] sii così generoso da regalarmi i dolori che ti ho causato, cosicché io possa condividere tutto ciò che di positivo ne verrà fuori. Non so se riesco a spiegarmi. Ma io credo che sia nel nostro potere, come cristiani, di fare effettivamente questi doni. L’esempio più semplice: se un uomo mi ha rubato qualcosa, io davanti a Dio affermo che gliel’ho regalato [...].

Sarebbe splendido, chiamati a giudizio, per rispondere a innumerevoli accuse di aver fatto del male al proprio fratello, scoprire inaspettatamente che molte male azioni non sono state compiute! E che invece si ha avuto una parte nel bene scaturito dal male. E non meno splendido sarebbe per chi ha dato. Un’eterna interazione di sollievo e gratitudine [...].

Che cosa accade quando il colpevole è genuinamente pentito, ma chi ha sofferto a causa sua è così profondamente risentito da non concedere il perdono? È un pensiero tanto terribile, da dissuadere chiunque dal correre il rischio di causare inutilmente il male.

da una lettera di J.R.R.Tolkien a C.S.Lewis dal quale si attendeva il perdono di un torto, da J.R.R. Tolkien, La realtà in trasparenza. Lettere, Bompiani, Milano, 2001, lettera 113, pp. 146-147
Tratto da: Il Centro culturale Gli scritti

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Clive Staples Lewis, Fede, morale e teologia, John Ronald Reuel Tolkien, Misericordia, Perdono, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Educatori di giorno, ubriachi di notte

Posté par atempodiblog le 1 septembre 2017

Educatori di giorno, ubriachi di notte
La riflessione e la provocazione sui temi della formazione e del rapporto nel campo della formazione.

Il grave problema dell’abbuffata alcolica è purtroppo significativamente presente anche tra i ragazzi e le ragazze che frequentano, a vario titolo, le comunità cristiane e interessa anche coloro cui si affidano compiti educativi o di animazione.
di Marco Brusati – La voce e il tempo. Arcidiocesi di Torino Editrice Prelum S.r.l. (31/08/2017)

Educatori di giorno, ubriachi di notte dans Articoli di Giornali e News La_voce_e_il_tempo_riflesisone_su_educatori

L’83% dei ragazzi e delle ragazze fa regolarmente abbuffate alcoliche, chiamate scientificamente “Heavy Episodic Drinking” (HED), letteralmente “pesanti bevute episodiche”. Il dato emerge da una ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Patologiche dell’Azienda Sanitaria di Bologna. Il fenomeno viene chiamato anche “Binge Drinkink”, ovvero bevuta da baldoria, proprio per evidenziare che “l’abuso di alcol si concentra nei fine settimana e nei contesti di svago (discoteche, feste, pub e simili)”, secondo gli psicologi che hanno curato la ricerca. I ragazzi e le ragazze tendono ad autogiustificare il proprio atteggiamento, considerandolo di poco conto, mentre ci viene spiegato che “lo stato di alterazione portato da un’abbuffata alcolica può causare una difficoltà nel gestire gli impulsi e le relazioni affettive, familiari e sessuali. Ansia e tendenza alla depressione e all’aggressività sono alcuni possibili sintomi: diviene difficile governare la rabbia”.

Un altro studio, riportato su Frontiers of Psychology, ha evidenziato che le abbuffate alcoliche riducono le aree del cervello che svolgono un ruolo chiave nella memoria, nell’attenzione, nel linguaggio, nella consapevolezza e nella coscienza. Sulla rivista Psiconline, infine, lo psicoterapeuta Enrico Magni sostiene che la sfida all’ultimo bicchiere serve “per provare sul proprio corpo la capacità di soddisfare le sollecitazioni, vincere paure” sentendosi più sicuri di sé; tuttavia, va vista come “una via di fuga per chi fatica ad accettarsi, riconoscere i propri limiti, adeguarsi alla realtà, costruire relazioni, progettare il futuro”.

Il grave problema dell’abbuffata alcolica, in un sondaggio eseguito da Hope su un campione rappresentativo di parrocchie italiane, è purtroppo significativamente presente anche tra i ragazzi e le ragazze che frequentano, a vario titolo, le comunità cristiane e interessa anche coloro cui si affidano compiti educativi o di animazione.

Le vacanze sono ormai alla frutta. Lo si capisce dall’improvvisa rianimazione dei gruppi Whatsapp parrocchiali, che, dopo un coma bimestrale, iniziano a far girare informazioni sul nuovo anno pastorale per catechisti, animatori o volontari. Così ragazzi e ragazze rientrano nel recinto parrocchiale: se ne erano perse le tracce al termine degli oratori estivi, grosso modo a metà luglio, quando erano loro gli educatori dei bambini, quando erano loro a scandire i tempi delle giornate comunitarie. Ritornano, a volte, e questo è un bene, anzi, è il primo bene.

Ma abbiamo il coraggio di chiedere come hanno riempito i mesi dedicati all’otium? Si sono sentiti in obbligo di rispettare l’undicesimo comandamento, ovvero “ricordati di divertirti alle feste”? E come? Va chiesto e va capito, con delicata passione educativa, non per condannare, escludere o emarginare, non per curiosare nella loro vita, ma per partire dal loro vissuto concreto e riformulare una proposta liberante dalla schiavitù della cultura dello sballo, che ha bisogno di morti e feriti per affermarsi, come evidenziano le risse mortali nei luoghi del divertimento e i tanti, troppi ricoveri per coma etilico. Va chiesto e va capito, per non eludere il compito primario di una comunità cristiana che è quello di dare senso alla vita che non si esaurisce nell’attimo presente ma va oltre, oltre tutto, addirittura oltre la morte. E per il rispetto che dobbiamo ai ragazzi e alle ragazze, alla loro dignità e alla loro capacità di fare cose grandi, non possiamo illuderli di poter essere educatori di giorno e ubriachi di notte.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Nostra Signora di Einsiedeln

Posté par atempodiblog le 26 août 2017

Nostra Signora di Einsiedeln
Tratto da: josemariaescriva.info

Nostra Signora di Einsiedeln dans Apparizioni mariane e santuari Einsiedeln

Il santuario di Einsiedeln si trova nel Cantone di Schwyz, il cui nome ispira quello dell’intera Confederazione Elvetica. Dista circa 40 minuti d’auto da Zurigo. Ha origini antiche, parte della sua storia è giunta fino ai nostri giorni con una carta di Papa Leone VIII dell’anno 948: “Nostro Signore Gesù Cristo ha eretto e consacrato un trono di grazia a Sua Santissima Madre, nel monastero del bosco. Così, Nostro Signore ci ha fatto capire il suo desiderio di onorare questo angolo con la stessa dignità dei Luoghi Santi in cui Egli abitò con sua Santissima Madre. Ci ha fatto capire, di conseguenza, che un pellegrinaggio al Santuario del bosco ombroso, ha tanto valore come quelli che si fanno in Terra Santa. In Suo nome, io oggi annuncio qui un’ indulgenza plenaria per tutti i debiti dovuti ai peccati dei pellegrini”.

Non si hanno dati precisi su quando fu innalzata al trono l’immagine della Vergine nella piccola cappella. La prima fu distrutta da un incendio e immediatamente sostituita da quella che si venera attualmente.

Il santuario divenne presto il centro di attrazione della pietà della Confederazione Elvetica, soprattutto in tempi difficili. San Nicola di Flüe -Bruder Klaus-, patrono della Svizzera, vi si recò spesso dalla solitudine della sua cella a Ranft, per visitare la sua Imperatrice Celeste, come lui la chiamava.

Ugualmente si diffuse anche la consuetudine di renderlo punto di partenza per molti pellegrinaggi in Terra Santa, e anche punto di ritorno per ringraziare la Signora delle grazie ottenute e della protezione durante il viaggio.

Nel 1617 si recuperò la cappella di marmo, conservando, nonostante tutto, la stessa struttura originaria. Si costruirono inoltre un’imponente chiesa barocca e il monastero. Il gioiello più prezioso di tutta quell’opera d’arte è la Gnadenkapelle, la cappella dove si venera la piccola statua di legno nero di Nostra Signora di Einsiedeln. Il 3 maggio 1735, ebbe luogo la Consacrazione della Basilica. Il monastero fu terminato nel 1770.

San Josemaría davanti alla Vergine nera
Nelle sue scorribande per l’Europa San Josemaría si fermò a Einsiedeln molto spesso. Appena si stagliavano le torri del Santuario, dalla macchina recitava già una Salve. Come ricordava Mons. Álvaro del Portillo, che lo accompagnò in quelle visite, “andava solamente a pregare la Santissima Vergine. Era solito trascorrere la notte a Lucerna, e da lì si recava a Einsiedeln, dove ha celebrato la Santa Messa molte volte. In altre occasioni si recava solo per pregare un momento; prima – come sempre – davanti al Santissimo Sacramento; poi andava in quella cappellina dove si venera l’immagine della Vergine. Non so che cosa Le dicesse, ma sono sicuro che era una preghiera molto gradita alla Santissima Vergine, perché procedeva da un figlio buono che amava pazzamente sua Madre. Le esponeva anche le sue intenzioni, perché –lo ripeteva soprattutto nell’ultimo periodo – gli piaceva chiedere tutto quello di cui aveva bisogno ” (Mons. Álvaro del Portillo. Note prese in una riunione familiare, 19-05-1977).

Era solito trattenersi nel famoso caffè delle tre vecchiette, situato nella strada principale del paese. Nella vetrina, un meccanismo di orologeria rappresenta tre anziane, sedute attorno ad un tavolo, che conversano animatamente con armonici movimenti del capo. La proprietaria del locale rimase colpita dalla figura del fondatore dell’Opus Dei. Le era molto simpatico e, dopo la sua salita al Cielo, ebbe per lui una grande devozione.

Uno dei soggiorni di San Josemaría a Einsiedeln ebbe luogo durante nell’estate del 1968. Si trovava nella località di Sant’Ambrogio Olona, al nord d’Italia. Il viaggio durò trentadue ore, comprese l’andata, la sosta e il ritorno. Al rientro, stanco, commentava che il lungo viaggio era valso la pena per vedere la Vergine.

Nel 1969 San Josemaría tornò di nuovo a pregare davanti alla Vergine, chiedendo grazie per la Chiesa e per il Santo Padre, e mettendo nelle mani di Maria tutto quello che portava nel cuore.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Beato Álvaro del Portillo, San Josemaria Escriva' de Balaguer, Viaggi & Vacanze | Pas de Commentaire »

Einsiedeln, il cuore della Svizzera cattolica

Posté par atempodiblog le 25 août 2017

Einsiedeln, il cuore della Svizzera cattolica
di Don Mario Morra SDB – Don Bosco Land

Einsiedeln, il cuore della Svizzera cattolica dans Apparizioni mariane e santuari Einsiedeln

Nel cuore della Svizzera, a 910 metri di altezza, sorge, in un pianoro soleggiato, la città di Einsiedeln (eremo) nel cantone di Schwyz. Einsiedeln è il cuore della Svizzera cattolica e deve tutta la sua rinomanza al Santuario della Madonna degli Eremiti ed al Monastero annesso, il quale risale all’eremita Meinrado, oriundo della Svevia meridionale.

San Meinrado
Gli anni della sua fanciullezza coincidono con gli ultimi anni di vita di Carlo Magno. Fattosi monaco e sacerdote nel monastero di Reichenau, sul Lago di Costanza, per diversi anni regge una scuola presso Benken, sulle rive del lago di Zurigo. Verso l’828 inizia una vita da eremita sul colle di Etzel, dove una cappella lo ricorda ancora. Nell’835 si inoltra nella Foresta Oscura e lì, dove ora sorge il Santuario, consacra e rende feconda quella terra con la sua vita santa e le sue opere. Il 21 gennaio dell’861, dopo una vita di digiuni e di privazioni, è ucciso da due malviventi.
La leggenda racconta che due corvi, che vivevano con lui, si lanciano all’inseguimento dei due assassini ed avvertono con il loro gracchiare la popolazione che li arresta. Per questo sullo stemma del secolo XIII di Einsiedeln sono raffigurati due corvi.
Il corpo di San Meinrado è trasportato e sepolto nel monastero di Reichenau, ma il suo spirito rimane nel bosco dove è vissuto; il luogo della sua vita e la sua cella solitaria rimangono nel cuore e nella devozione della gente del posto.

Il primo Monastero
Su quella terra santificata dal sangue di San Meinrado vengono ben presto a vivere due canonici di Strasburgo, Benno ed Eberhard, i quali raccolgono una prima comunità di eremiti e costruiscono un primo convento benedettino che, con il tempo si sviluppa e diventa una grande Abbazia che invia i suoi monaci a predicare il Vangelo in tutta la Svizzera, fin nella lontana Ungheria.
Cuore del monastero è la Cappella costruita sulla cella di San Meinrado, nella quale si venera la statua della Vergine, ormai annerita dal fumo delle candele, donatagli dalla badessa Ildegarda di Zurigo. Davanti a questa statua San Meinrado passava i giorni e le notti in preghiera ed in meditazione.
Nel 948, il giorno della consacrazione della grande Basilica, viene consacrata anche la piccola Cappella dedicata al SS. Redentore. Siccome però questa Cappella da sempre si chiama “Cappella della Madonna”, nasce la tradizione della “Consacrazione angelica”: è Gesù stesso, assistito dagli Angeli, a consacrarla. Quando San Corrado, vescovo di Costanza, sta per pronunciare le parole della consacrazione, è interrotto da una voce che per tre volte risuona sotto le arcate della Basilica: “Fermati, fratello; Dio stesso ha già consacrato questo edificio”.
Così la Cappella dedicata al Redentore diventa Cappella consacrata dal Redentore e dedicata alla Madonna. Una bolla del Papa conferma il miracolo, e dichiara: “Assolti da ogni colpa e da ogni pena” tutti quelli che visiteranno quel luogo “dopo aver fatto una santa confessione ed aver concepito un salutare pentimento dei propri peccati”.
Il ricordo di questo prodigio è giunto fino a noi attraverso i secoli e si rinnova ogni anno il 14 settembre, con una festa particolarmente solenne, quando la data cade di domenica.

Madonna_nera_di_Einsiedeln dans Viaggi & Vacanze

La Madonna degli Eremiti
La più antica statua della Madonna di Einsiedeln purtroppo non è giunta fino a noi, perché è stata distrutta da un incendio scoppiato nel 1465 proprio nella Cappella della Madonna.
La statua che si venera oggi risale al 1466 e proviene probabilmente dai dintorni del lago di Costanza. È una statua di stile tardo gotico, di nobile fattura, alta 119 cm di legno di tiglio, color rosso fragola e oro. La carnagione della Madonna dapprima era color naturale, ma il fumo delle candele e delle lampade a olio l’ha annerita. Avendo poi subìto altri danneggiamenti durante la Rivoluzione francese, è stata in seguito dipinta di nero. Dalla fine del 1500 poi la si usa vestire con la veste del colore corrispondente al tempo liturgico.

Giovanni Paolo II e la Madonna di Einsiedeln
Il Papa, prima della preghiera dell’Angelus di domenica 29 gennaio 1989, invita i fedeli a recarsi spiritualmente pellegrini alla Madonna degli Eremiti di Einsiedeln, con queste parole: «Cari fratelli e sorelle.

1. Oggi vi invito ad unirvi a me nel rivolgere il nostro sguardo a una immagine della Madre di Dio, che costituisce come il cuore di uno dei più antichi santuari transalpini: l’immagine della “Madonna nera” di Einsiedeln, in Svizzera.
Ricordo con gioia e gratitudine la visita che vi feci nel giugno del 1984, in occasione del viaggio pastorale che mi condusse tra i cattolici svizzeri. Mi sentii allora pellegrino con l’immensa folla di coloro che, giornalmente, attraversato il piazzale del monastero, salgono la scalinata che porta alla chiesa abbaziale per raggiungere la “Cappella delle Grazie”, all’interno di quello splendido tempio barocco.

2. I documenti storici attestano che, a partire dal 1314, fedeli provenienti da tutta la Svizzera e dalle terre vicine, come la Germania e l’Austria, continuano a recarsi in quel luogo benedetto per onorare Maria, per ricorrere a Lei, la Madre di Gesù e madre nostra, in cerca di aiuto e di conforto nelle loro necessità, e per affidare alla sua materna intercessione le loro intime aspirazioni.
È probabile però che la Madonna fosse venerata in quel luogo già prima dell’anno 1314. La “Cappella delle Grazie”, infatti, sorge sul luogo, storicamente sicuro, dove l’eremita benedettino Meinrad (morto nell’anno 861), con l’esempio della sua vita, coronata da una santa morte, aveva acceso e alimentato la luce della fede nella popolazione dei dintorni. Dal suo eremo, detto in tedesco “Einsiedelei”, deriva il nome attuale del luogo: “Einsiedeln”. Quivi, nacque, nell’anno 934, un’abbazia benedettina, ove tuttora i figli di san Benedetto, con la loro costante preghiera e con la loro vita esemplare, mantengono viva la fede attraverso i secoli e la trasmettono intatta alle generazioni future. In tal modo, in quel luogo di preghiera già consacrato al divin Redentore, Maria, sua madre, ha posto la sua sede permanente in mezzo al popolo elvetico ricevendone particolare venerazione sotto il titolo di “Madonna Nera”.

3. Nell’inviare un particolare saluto alla comunità claustrale di Einsiedeln ed agli abitanti del luogo, desidero affidarli, insieme con tutto il popolo svizzero, alla “Madre delle Grazie” di Einsiedeln.

Alla Vergine santa ripeto la preghiera che le rivolsi in occasione della mia visita al santuario: “Madre di Dio e Madre degli uomini, raccomandaci a tuo Figlio, mettici di fronte a tuo Figlio! Egli è il nostro intermediario e il nostro intercessore presso il Padre. Noi ti preghiamo, Madre del nostro Salvatore, intercedi per noi presso tuo Figlio nello splendore dei cieli: affinché la Chiesa che è in Svizzera si confermi nella fede in Cristo…, affinché tutti i popoli e tutti gli uomini possano vivere in libertà e pace…, affinché il regno di Dio e la sua giustizia vengano a noi”».

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Viaggi & Vacanze | Pas de Commentaire »

Hoser: a Medjugorje un clima spirituale molto positivo

Posté par atempodiblog le 25 août 2017

Hoser: a Medjugorje un clima spirituale molto positivo
In un’intervista l’arcivescovo, inviato del Papa, chiamato a valutare l’aspetto pastorale, ipotizza entro l’anno il “sì” alle prime apparizioni
di Giacomo Gambassi – Avvenire (22 Agosto 2017)

Hoser: a Medjugorje un clima spirituale molto positivo dans Apparizioni mariane e santuari Arcivescovo_Henryk_Hoser

Sono «molto positive» le conclusioni sul “caso” Medjugorje dell’arcivescovo polacco Henryk Hoser, l’inviato di papa Francesco chiamato a esaminare la situazione pastorale nella cittadina dell’Erzegovina nota per le presunte apparizioni mariane che da 36 anni sei giovani (oggi adulti) dicono di avere. In una lunga intervista all’agenzia di stampa cattolica polacca Kai, Hoser indica in «preghiera, silenzio, Eucaristia, adorazione, digiuno e sacramento della Riconciliazione» i «punti di forza» di Medjugorje che ogni anno attrae oltre 2 milioni di persone da tutto il mondo. Un luogo che, sottolinea l’arcivescovo, ha una «forte specificità» rispetto ad altri siti d’impronta mariana: ha avuto «enormi dinamiche di crescita» e ha «una notevole creatività di opere» che «non conosce equivalenti».

Benché Hoser – come lui stesso ammette – non aveva il «compito di valutare le rivelazioni», l’arcivescovo ipotizza che «entro l’anno» potrebbe arrivare «il riconoscimento delle prime apparizioni, come proposto dalla Commissione Ruini» dal momento che «la Congregazione per la dottrina della fede ha consegnato l’intera documentazione alla segreteria di Stato che adesso sta lavorando su tutto questo». E se «saranno riconosciute le visioni, almeno le prime sette, ciò sarà di grandissimo stimolo per Medjugorje», sostiene. Secondo Hoser, «è difficile credere che i sei veggenti stiano mentendo da 36 anni. E quanto riferiscono è coerente». L’arcivescovo ha incontrato quattro di loro nelle settimane di visita nella cittadina. «Sono persone equilibrate e non mentalmente disturbate. Alcuni si lamentano che non sono diventati sacerdoti e religiose.

Ma il mondo è cambiato. Si sono sposati. I loro matrimoni sono solidi. E così mostrano la bellezza della vita familiare che oggi è molto minacciata». Inoltre nessuno di loro «ha attraversato momenti di crisi di fede». Di fronte agli oltre 40mila messaggi “mariani”, l’arcivescovo nota che anche «santa Faustina ha parlato con Gesù ogni giorno per molti anni». E aggiunge che nei testi «non esistono fondamentalmente errori dottrinali». Hoser definisce il «culto mariano» a Medjugorje legato «a Cristo», parla di fedeli «felici», dell’attenzione alla «formazione cristiana» con «catechesi, ritiri, seminari», di «conversioni reali» che gli sono state testimoniate dai confessori, di «numerose opere di carità» presenti.  Elogia anche l’impegno dei francescani che «guidano molto bene» la parrocchia anche se «sono stati sensibilizzati» a eliminare «ogni elemento turistico».  Insomma, per il presule, a Medjugorje c’è un «clima spirituale molto effervescente».

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Medjugorje | Pas de Commentaire »

Curato d’Ars, Filoni: umiltà e preghiera, le colonne di un santo

Posté par atempodiblog le 5 août 2017

Curato d’Ars, Filoni: umiltà e preghiera, le colonne di un santo
di Elvira Ragosta – Radio Vaticana

Curato d'Ars, Filoni: umiltà e preghiera, le colonne di un santo dans Fede, morale e teologia Curato_d_Ars

“Il Curato d’Ars nella sua vita sacerdotale non trascurò mai la propria vita spirituale di buon cristiano; egli sapeva bene che, per essere un buon pastore, era anzitutto necessario vivere e camminare nella grazia santificante”. Così, il card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, nell’omelia per la Messa presieduta in occasione della memoria liturgica di San Giovanni Maria Vianney.

Nella parrocchia del villaggio francese dove, a partire dal 1818 e per oltre quarant’anni, il curato D’Ars ha svolto la sua opera pastorale e dove riposano le sue spoglie, il card. Filoni, ricorda la figura del Santo: “In questo luogo, come cristiano e sacerdote, egli si è santificato nella preghiera, nella penitenza e nell’umiltà; qui, ancora, uomini e donne alla ricerca di Dio cercavano e cercano pace e conforto interiore, ben sapendo che egli non ha esaurito, anzi continua la sua missione spirituale; qui innumerevoli sacerdoti vengono a trovare ispirazione per la propria vita sacerdotale”.

Di origini contadine e proveniente da una famiglia povera e numerosa, Giovanni Maria Vianney nasce nel 1786 a Dardilly, vicino a Lione. Il card. Filoni ricorda “la sua infanzia difficile al tempo della Rivoluzione, le sue difficoltà negli studi e la sua pietà semplice e profonda alla scuola prima di sua madre e poi di don Balley, che come padre spirituale lo incoraggiò e accompagnò nei primi anni di vita pastorale”.

L’umiltà, la povertà, l’obbedienza e la castità sono le quattro solide colonne, aggiunge il prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, su cui il Curato d’Ars si era costruito una «casa»: “Queste virtù furono costanti compagne di vita; con esse dialogava e da esse fu aiutato nel suo itinerario umano lungo 73 anni, mai venendo meno alla loro amicizia e alla loro compagnia”.

Inoltre, ricorda il card. Filoni, “l’amicizia con Gesù, mite e umile di cuore, fu la dimensione costante di tutta la sua vita; dall’insegnamento di Cristo trasse lezioni e ispirazione di vita durante i suoi quarant’anni di ministero sacerdotale come Curato di questo villaggio; la preghiera, poi, era semplice e profonda, come totale fu il filiale amore a Maria”.

L’opera pastorale di San Giovanni Maria Vianney è diventata modello di santità sacerdotale. A canonizzarlo nel 1925 è Papa Pio XI, che quattro anni dopo lo definirà “patrono dei parroci”.

Publié dans Fede, morale e teologia, Sacramento dell’Ordine, Santo Curato d'Ars | Pas de Commentaire »

Medjugorje, 5 agosto: Il compleanno della Madonna

Posté par atempodiblog le 5 août 2017

EDITORIALE DI PADRE LIVIO
MEDJUGORJE, 5 AGOSTO: IL COMPLEANNO DELLA MADONNA

Medjugorje, 5 agosto: Il compleanno della Madonna dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje

Cari amici,
per quanto la Vergine abbia messo il sigillo della segretezza sulla sua vita, che ha raccontato ai veggenti, tuttavia qualcosa ha rivelato attraverso i messaggi. Si tratta di particolari tutt’altro che trascurabili. Quello più rilevante riguarda la questione se la Madonna sia morta prima di essere stata assunta in cielo. Al riguardo la “Gospa” è categorica. Proprio nel giorno dell’Assunta così risponde: “Mi chiedete della mia assunzione. Sappiate che io sono salita al cielo prima della morte” (15–08–1981). L’affermazione della Madonna si pone così nel solco della tradizione più antica che parla della “Dormizione” della Beata Vergine Maria, intesa come momento di grazia nel quale la Madre di Dio “è stata pienamente conformata al Figlio suo Risorto, il vincitore del peccato e della morte” (cfr Catechismo C.C. 966). “Nella tua maternità hai conservato la verginità, nella tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; hai raggiunto la sorgente della Vita, tu che hai concepito il Dio vivente e che, con le tue preghiere, liberi le nostra anime dalla morte” (Liturgia bizantina).

L’altro particolare che la Regina della pace ha rivelato, chiedendo il coinvolgimento dei fedeli, riguarda il giorno della sua natività, la cui festa liturgica è celebrata dalla Chiesa l’8 settembre. La Madonna ha voluto dare molta enfasi a questa rivelazione con un messaggio commovente: “Il 5 Agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita. Per quel giorno Dio mi permette di donarvi grazie particolari e di dare al mondo una speciale benedizione. Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me. In quei giorni non lavorate. Prendete la corona del rosario e pregate, digiunate a pane e acqua. Nel corso di tutti questi secoli mi sono dedicata completamente a voi: è troppo se adesso vi chiedo di dedicare tre giorni a me?” (01-08-1984).

La precisazione della Madonna può essere un prezioso punto di riferimento per gli storici e gli esegeti, sempre che la vogliano accogliere. L’intenzione della Madre di Dio è però un’altra. Vuole che i suoi figli si rendano conto del suo amore inesauribile e universale, che abbraccia l’intero cammino dell’umanità e di ogni persona in particolare. Anche quello che ci chiede per festeggiare il suo compleanno è a nostro completo vantaggio. Quel giorno i veggenti e i giovani del villaggio hanno preparato per l’incontro con la Madonna una torta enorme con gli auguri di rito. Non era però possibile sistemarvi sopra tutte le candeline necessarie.

Vostro Padre Livio
Tratto da: Radio Maria

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Medjugorje, Padre Livio Fanzaga | Pas de Commentaire »

Maria, rifugio sicuro

Posté par atempodiblog le 1 août 2017

Maria, rifugio sicuro dans Citazioni, frasi e pensieri Maria_Rifugio_dei_peccatori

Il devoto Lanspergio fa parlare così il Signore: Uomini, poveri figli di Abramo, che vivete in mezzo a tanti nemici e a tante miserie, «abbiate cura di venerare con particolare affetto la Madre mia» e vostra.

«Io l’ho data al mondo come esempio di purezza» affinché da lei impariate a vivere come si deve; «e come rifugio sicuro affinché ricorriate a lei nelle vostre afflizioni.

Questa mia figlia l’ho fatta tale che nessuno possa temerla o possa esitare a ricorrere a lei.  Perciò l’ho creata di natura così benigna e pietosa che non sa disprezzare nessuno e non sa negare il suo favore a nessuno che lo domanda.

Ella tiene aperto a tutti il manto della sua misericordia e non permette che nessuno parta sconsolato dai suoi piedi».

Sia dunque sempre lodata e benedetta la bontà immensa del nostro Dio che ci ha dato una madre così grande e un’avvocata così tenera e amorevole.

di Sant’Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Fede, morale e teologia, Misericordia, Riflessioni, Sant’Alfonso Maria De Liguori | Pas de Commentaire »

12345...273
 

Neturei Karta - נ... |
eternelle jardin |
SOS: Ecoute, partage.... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Cehl Meeah
| le monde selon Darwicha
| La sainte Vierge Marie Livr...