Maria assunta in Cielo

Posté par atempodiblog le 14 août 2026

Maria assunta in Cielo
La morte è una conseguenza del peccato originale, ma poiché la Madonna è Immacolata (cioè preservata dal peccato originale), allora non può essere morta.
A Medjugorje, il 15 agosto 1981, la Madonna ha detto: «Mi chiedete della mia assunzione. Sappiate che io sono salita al Cielo prima della morte».
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

MARIA ASSUNTA IN CIELO

Dante Alighieri dedicò alla Madonna parole immortali, tra le quali la celebre espressione: “Umile ed alta più che creatura” (Paradiso, Canto XXXIII).

Una mirabile sintesi, dove il sommo poeta è riuscito a cogliere molto bene il fatto che Maria, da creatura semplice e nascosta, ebbe una collocazione straordinaria e unica nell’opera divina della Creazione e della Redenzione. Umilissima interiormente ed esteriormente, Maria non ha calcato palcoscenici, ma è sempre stata al fianco di Gesù: dal momento del concepimento, fino al sepolcro. Nella sua vita terrena, Maria ha seguito e servito suo Figlio e ha attirato e guidato molte persone (tra cui gli apostoli) a credere in Lui. Per chi l’ha conosciuta, Maria è stata un esempio straordinario di santità e di fede cristiana. Possiamo quindi affermare che la Madonna è la prima cristiana, è la prima credente: la sua fede è la fede di tutta la Chiesa.

Maria assunta in Cielo è l’icona di come saremo
Abbiamo visto i privilegi di Maria o, come le chiamava Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, le glorie: essere Immacolata sin dal suo concepimento (perché preservata dal peccato originale); essere sempre vergine (prima, durante e dopo il parto); essere la Madre di Dio (perché il bambino da Lei nato è il Figlio di Dio); essere la Nuova Eva (cioè la Madre di tutti i viventi: della Chiesa e dell’intera umanità). Tutti aspetti straordinari che, appartenendo ad una creatura qual era Maria, senza dubbio nobilitano il genere umano. Perché? Perché alla proverbiale infedeltà degli uomini, si contrappone l’assoluta fedeltà di Maria, la quale ha corrisposto alla Grazia in modo pieno e radicale. La Madonna è una di noi perché è una creatura, ma, essendo anche nostra Madre, Lei riverbera su di noi la sua grandezza. Pertanto accogliendola, ci eleviamo.

Ora voglio mettere a fuoco una realtà di Maria che riguarda anche il nostro futuro: Maria assunta in Cielo con la sua anima e con il suo corpo. Perché riguarda il nostro futuro? Perché, alla fine del mondo, anche noi parteciperemo con il nostro corpo alla Resurrezione di Cristo. Maria assunta in Cielo è l’icona di come saremo; è il traguardo verso il quale siamo diretti nel cammino della vita: la felicità eterna in Cristo Risorto. Certo, l’essere assunta in cielo in anima e corpo già al termine della propria vita, costituisce uno speciale dono di grazia riservato esclusivamente alla Madonna. Di noi, infatti, nel momento della morte, sopravvive soltanto l’anima, la quale viene immediatamente giudicata e mandata o in Paradiso, o in purgatorio, o all’inferno; mentre il nostro corpo marcisce nella tomba. Però, alla fine del mondo, anche i nostri corpi risorgeranno e seguiranno le rispettive anime. Se avremo avuto un’anima ad immagine di Dio, allora il corpo sarà glorioso come quello della Madonna descritto dai veggenti nelle innumerevoli apparizioni: di ineffabile bellezza, di eterna giovinezza, irradiante di bontà, pace e amore.

L’Assunzione di Maria in cielo è un dogma
Maria assunta in Cielo non è una semplice ipotesi teologica, ma è un dogma definito autorevolmente da Papa Pio XII nel 1950. In quell’occasione – e per la prima volta a partire dal Concilio Vaticano I – il successore di Pietro fece uso del dono speciale dell’infallibilità del Papa. Essendosi prima consultato con tutta la Chiesa di cui ne ricevette il supporto, Pio XII parlò ex cathedra, cioè definì in modo infallibile quel dogma. Faccio una precisazione: prima di tale dogma, Pio IX, nel 1854, ne aveva proclamato un altro: quello dell’Immacolata Concezione. Si tratta di due dogmi abbastanza recenti, ma con radici molto profonde nella storia della Chiesa.

Il documento con cui papa Pio XII ha definito “Maria assunta in Cielo”, è la Munificentissimus Deus, costituzione dogmatica datata 1 novembre 1950, in cui il dogma viene espresso con queste parole:
L’immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla Celeste Gloria col suo corpo e con la sua anima e dal Signore esaltata come la Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte. L’assunzione della Santa Vergine è una singolare partecipazione alla Resurrezione di suo Figlio. E’ un’anticipazione della resurrezione degli altri cristiani.

Ecco perché ci interessa così da vicino! Per completezza, cito anche il n. 966 del Catechismo della Chiesa Cattolica che, dopo aver riportato il suddetto brano di Pio XII, conclude:
Nella tua maternità hai conservato la tua verginità, nella tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; hai raggiunto la sorgente della Vita, tu che hai concepito il Dio vivente e che con le tue preghiere libererai le nostre anime dalla morte.

La disputa sulla morte della Madonna
Poniamoci di fronte a questa domanda: prima di essere assunta in cielo in anima e corpo, la Madonna è morta o non è morta? E’ un interrogativo sulla quale la Teologia discute ancora oggi. Nemmeno Pio XII ha sciolto questo dubbio; si è solo limitato a dire che l’Immacolata è stata assunta in cielo in anima e corpo finito il corso della sua vita terrena, senza specificare se era morta o no.

A questo riguardo, ci sono due ipotesi teologiche. La prima dice che Maria è morta con il normale distacco dell’anima dal corpo; il suo corpo è rimasto alcuni giorni nel sepolcro senza però subire corruzione; poi è stata assunta in cielo in corpo e anima. L’altra ipotesi (seguita soprattutto della Chiesa Orientale) parla invece della dormizione della Beata Vergine Maria. Che cosa significa? Significa che quella di Maria, è stata una morte apparente, in cui l’anima non si è staccata dal corpo. Quindi in anima e corpo (ma dormiente) Maria ha passato alcuni giorni nel sepolcro in attesa che gli apostoli si radunassero per venerarla; dopodiché è stata assunta in cielo con il suo corpo e la sua anima: senza morire.

L’immacolata Vergine è preservata immune da ogni macchia di colpa originale
Ad avvalorare quest’ultima ipotesi, è importante quanto ha sottolineato Pio XII nel suo documento L’immacolata Vergine è preservata immune da ogni macchia di colpa originale. Perché è importante? Ve lo spiego. Chi afferma che la Madonna non è morta, ne chiarisce il motivo con questo ragionamento teologico:
la morte è una conseguenza del peccato originale, ma poiché la Madonna è Immacolata (cioè preservata dal peccato originale), allora non può essere morta.

Comunque, a prescindere da questa questione (cioè se la Madonna sia morta o meno), di fatto resta l’affermazione del dogma: la Madonna, in anima e corpo, è stata assunta in cielo al termine della sua vita terrena. Che poi, cari amici, è quello che ci interessa di più!

La Madonna è stata assunta in Cielo con il suo corpo glorioso come segno per noi
Ora vediamo, dal punto di vista della fede, in che cosa consiste l’Assunzione della Beata Vergine Maria. Partiamo da Cristo. Uscendo dal sepolcro, Cristo aveva il suo corpo vero, ma non il corpo di prima: quando Gesù è risorto, non è risorto come Lazzaro. Lazzaro è risorto perché Cristo, con la sua potenza, lo ha tratto fuori dalla tomba quattro giorni dopo la sua morte (come dice il Vangelo: già puzzava!). Però attenzione: Lazzaro è tornato a vivere con il corpo di prima e quindi, dopo qualche tempo, è morto di nuovo. Insomma, risuscitare con il corpo di prima – cioè corruttibile dal tempo e dallo spazio – vuol dire morire due volte, vuol dire non essere vincitore della morte.

Tutt’altra cosa è la Resurrezione di Cristo. Il Risorto aveva il suo corpo vero, dove erano ben visibili i segni dei chiodi nelle mani e nei piedi e lo squarcio della lancia nel costato; ma, nello stesso tempo, quel corpo era glorioso. Dunque, Cristo è risorto con un corpo vero, ma spiritualizzato, divinizzato (il termine greco è pneumatikos), cioè non più soggetto al tempo e ai limiti della materia. Difatti, quando è apparso nel Cenacolo, Gesù è passato attraverso le pareti.

La Madonna assunta in Cielo partecipa alla gloria di Gesù Risorto. Vi faccio un esempio: quando i sei veggenti di Medjugorje avevano le apparizioni quotidiane e magari si trovavano in sei luoghi diversi, la Madonna appariva a tutti loro nel medesimo istante e contemporaneamente. Si tratta della multi-locazione, una caratteristica peculiare ai corpi risorti.

Vi confesso, cari ragazzi, che provo un’ immensa gioia nel dirvi queste cose. Infatti, dopo la nostra morte e alla fine del mondo, tali realtà riguarderanno anche i nostri corpi e la nostra condizione esistenziale. Quello che è la Madonna adesso (meravigliosamente descritta dai veggenti), lo saremo anche noi: non più soggetti alla malattia, alla vecchiaia e alla morte, ma eternamente giovani, splendenti di una straordinaria bellezza divina. Come Lei e come Gesù, anche noi avremo un corpo glorioso!

Riprendiamo il testo di papa Pio XII, al seguente passaggio:
L’assunzione della Santa Vergine è una singolare partecipazione alla Resurrezione di suo Figlio. E’ un’anticipazione della resurrezione degli altri cristiani.     
Che cosa significa? Significa che Dio ha fatto anticipare in Maria quello che accadrà anche a noi. Con una differenza: noi avremo il nostro corpo glorioso soltanto alla fine del mondo, perché, quando moriamo, a sopravvivere sarà l’anima, mentre il corpo (a causa del peccato originale) marcirà nella tomba. Un fatto inesorabile, ma molto utile allo spirito: da adulatori del corpo quali siamo, vedere il nostro corpo destinato a diventare polvere, sicuramente ci rende più umili. Ricordiamocelo sempre: non c’è santità senza umiltà!

Alla fine del mondo i corpi risorgeranno gloriosi o a immagine della loro dannazione
Sapete che cosa succede quando una persona muore? Spesso sentiamo dire: «E’ morta, non c’è più!». Ragazzi, questo è un inganno del menzognero! Pensate che le varie religioni, anche le più antiche, hanno sempre creduto che l’uomo avesse l’anima immortale e che, al momento della morte, quell’anima andasse in cielo o in un posto destinato ai malvagi. Cari amici, la morte non è un disfacimento dell’essere, l’annullamento della persona.

Vi è mai capitato di vedere morire una persona, magari all’improvviso? Un minuto prima, era una persona piena di vita, intelligente, che parlava e si muoveva; subito dopo, diventa un cadavere. Che cos’è questo drastico cambiamento? E’ il distacco dell’anima dal corpo: la morte. Ma attenzione, l’anima staccata dal corpo sussiste da sola, cioè continua a vivere anche senza il corpo. Così, mentre stiamo a piangere davanti al cadavere, in quel momento la sua anima compare nella Luce di Dio: immediatamente da Dio viene giudicata, immediatamente riceve la sua retribuzione eterna: o il Paradiso, o il purgatorio, o l’inferno. Ecco perché è così importante l’ultimo istante della vita, quando l’anima si stacca dal corpo! Cari amici, per giungere alla salvezza eterna, quell’istante deve coincidere al nostro totale affidamento e abbandono a Dio.

Nelle apparizioni, i veggenti nvedono la Madonna con il suo corpo vero e glorioso
Nelle apparizioni, i veggenti non vedono un fantasma o una figura immaginaria. Vedono la Madonna con il suo corpo vero e glorioso, esattamente come gli apostoli vedevano Gesù dopo la Resurrezione (pensate che Gesù Risorto si fermò persino a mangiare del pesce con i discepoli!). Parlando di Medjugorje, nel giorno del loro compleanno, i veggenti vengono abbracciati e baciati dalla Madonna di cui ne sentono il corpo. Come è possibile? Perché si tratta di un corpo spiritualizzato e divinizzato, ma allo stesso tempo vero, concreto, che si può toccare!

Alla fine del mondo, quando Cristo verrà nella Gloria, i corpi risorgeranno: ma non tutti allo stesso modo. Coloro che hanno creduto e sono morti nella fede, avranno il corpo glorioso come quello della Madonna. Gli altri corpi risorgeranno ad immagine della loro dannazione. Nell’inferno, dove i demòni sono purissimi spiriti, i dannati saranno demòni incarnati con un corpo ad immagine della loro perdizione e bruttezza.
I veggenti di Fatima, durante la visione dell’inferno, hanno visto molti corpi cadere nelle fiamme, stravolgersi e diventare orribili animali. E’ la malvagità, il rifiuto di Dio che, pervertendo l’anima, perverte anche il corpo.

Regina dell’universo
Dire che la Madonna sia stata la prima creatura ad aver avuto un corpo glorioso, di certo non esaurisce il dogma dell’Assunzione. Infatti Pio XII, nel suo documento, aggiunge:

La Madonna viene dal Signore esaltata come Regina dell’universo.

Un’affermazione che contempliamo anche nell’ultimo Mistero Gaudioso del Santo Rosario: l’incoronazione di Maria Vergine, Regina del Cielo e della terra. Da lì si evince come l’Assunzione di Maria non sia soltanto una partecipazione alla Resurrezione di Cristo, ma anche una partecipazione alla Regalità di Cristo. Pensate quale grandezza! Cristo, il Figlio di Dio, ha voluto al suo fianco Maria, una creatura, per governare il mondo e la storia.

Cari amici, la Madonna non è una creatura che sta in Cielo ad attendere immobile la fine del mondo e il compiersi l’opera di Dio. No! La Madonna è Regina! Siede alla destra di Cristo e con Lui governa (eccome governa!) il mondo e la storia! E’ Regina perché partecipa della Regalità di Cristo, ma è anche Madre della Chiesa e dell’intera umanità. Da quando è Assunta in cielo, sono migliaia e migliaia le sue apparizioni e, ancora di più, i suoi interventi invisibili e silenziosi.

A Medjugorje, nello svelare la data del suo compleanno, la Madonna ci ha chiesto alcuni giorni di digiuno e preghiera come ringraziamento per tutto quello che ha sempre fatto per noi in duemila anni. Insomma, davvero Maria governa il mondo, governa la Chiesa pur rispettando la gerarchia stabilita da suo Figlio, governa la storia. La Madonna ci ha detto che quelle di Medjugorje sono le sue ultime apparizioni qui sulla terra. Ebbene, cari amici, proprio in questo tempo di grazia, è Lei ad aver preso in mano la grande battaglia contro il drago: per schiacciargli la testa!

La Madonna è stata assunta in Cielo con la sua anima e con il suo corpo glorioso
La Madonna assunta in Cielo è Regina del cielo e della terra. Lei esercita, in nome di suo Figlio, una Regalità universale. Penso che questo faccia piacere a tutte le donne!

Come abbiamo detto, la Teologia non ha ancora stabilito con certezza se Maria, prima di essere assunta in cielo, sia morta o non lo sia. Ebbene, ci ha pensato la Madonna a mettere fine a questa disputa. A Medjugorje, il 15 agosto 1981, Lei ha detto:

«Mi chiedete della mia assunzione. Sappiate che io sono salita al Cielo prima della morte».

Questo significa che la Madonna non è morta, ma è stata assunta in cielo con il suo corpo e la sua anima. Un’affermazione che dà forza a chi opta per l’ipotesi della dormizione.

Quindi, non per verità di fede, ma per un ragionamento teologico – tra l’altro illuminato dalla rivelazione della Madonna a Medjugorje – si può affermare che prima della sua Assunzione, la Vergine Maria non è morta, ma è entrata in una dormizione adorante, in attesa che gli angeli la portassero in Cielo.

Il sepolcro vuoto di Maria
Per essere precisi, è incerto anche il luogo del sepolcro (vuoto) di Maria. A riguardo, ci sono due teorie: che sia a Efeso o che sia a Gerusalemme. Quella maggiormente seguita è la seconda, in cui si racconta che quando ci fu il Primo Concilio Ecumenico della Chiesa (degli Apostoli), la Madonna, essendo a Efeso con Giovanni, tornò a Gerusalemme. Lì ebbe la sua dormizione. Difatti, nella Valle del Cedron a Gerusalemme si trova la sua tomba, dove adesso c’è la Basilica della Dormizione.

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Breve novena a Santa Rosa da Lima

Posté par atempodiblog le 13 août 2026

Santa Rosa da Lima
Fonte: Chiesa di Milano. Il portale della Diocesi Ambrosiana

Santa Rosa da Lima

Isabella Flores nacque a Lima, in Perù nel 1586, da famiglia benestante di origine spagnola. Fu soprannominata Rosa dalla nutrice india, per la sua incantevole bellezza. A 20 anni, dopo aver letto la vita di santa Caterina da Siena, la prese come modello di vita, e di santa Caterina emulò le stesse esperienze mistiche. Si ritirò a vita contemplativa in un eremitaggio nel suo giardino vestendo l’abito del Terz’Ordine, oggi Laicato Domenicano, dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani). Soffrendo per la situazione umiliante vissuta dagli Indios schiavizzati dagli spagnoli e cercando risposte a questa ingiustizia, le fu svelato il valore redentivo del dolore; di questo fece l’ideale della sua vita, tanto da divenire degna di rivivere nelle sue membra la passione di Cristo.
Dopo la morte dei genitori, dietro invito di due anziani sposi, lasciò la casupola in fondo al giardino e andò ospite nella loro casa, dove regnava silenzio e protezione. Devota della Vergine Maria, invocò dalla sua intercessione la dilatazione della Chiesa nel mondo, in particolare tra gli Indios dell’America.
La sua giovane vita fu arricchita di grazie straordinarie, come il dono dei miracoli e quello della profezia. Morì a Lima il 24 agosto 1617 a soli 31 anni. Fu beatificata nel 1668, proclamata patrona principale dell’America Latina nel 1670 e canonizzata nel 1671.

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Breve novena a Santa Rosa da Lima
Questa breve novena può essere recitata dal 14 al 22 agosto in preparazione della festa della santa, il 23 dello stesso mese, o in qualsiasi momento per le proprie necessità.

Santa Rosa da Lima,
prima Santa del continente americano,
patrona dell’America Latina e del Perù,
modello di vita penitente e di preghiera,
rendi il mio cuore semplice e puro.

Tu che nonostante la giovane età
hai saputo vivere intensamente la fede
e hai saputo abbracciare la croce,
imitando Gesù Povero e Crocifisso,
tuo grande amore, aiuta anche noi ad abbracciare
le piccole o grandi croci della nostra vita.

Tu che condividesti la sofferenza,
l’emarginazione e le umiliazioni dei poveri indios,
rendici strumenti di pace e di giustizia;
fa’ che sappiamo amare in modo speciale
la vita dei più deboli e dei più poveri.

Donaci quella fiducia grande
che hai avuto nella Vergine Maria,
Regina del Rosario,
perché ci lasciamo guidare da Lei
nelle vicende della vita.

Santa Rosa da Lima,
prega per noi!

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Dov’era Cristo durante il terremoto? Era sotto le macerie, con l’uomo

Posté par atempodiblog le 12 août 2026

Dov’era Cristo durante il terremoto? Era sotto le macerie, con l’uomo
Cristo caduto tra le macerie diventa il segno di un Dio che non resta lontano dal dolore umano: mentre il terremoto devasta la chiesa e la comunità di Arauca, l’immagine ricorda che Cristo condivide la fragilità dell’uomo e resta accanto a lui nelle prove della vita.
di Enzo Gabrieli – Agenzia SIR

Dov era Cristo durante il terremoto Era sotto le macerie con l uomo

Questo fermo immagine di un video amatoriale, è drammatica e insieme profondamente simbolica; arriva dalla chiesa del Perpetuo Soccorso di Arauca, in Colombia, colpita dal violento terremoto di magnitudo 7,4 che ha fatto tremare la terra e ferito profondamente intere comunità.

Tra i banchi rovesciati, le macerie e ciò che il sisma ha sconvolto, c’è anche la statua di Cristo: caduta a terra, con il volto rivolto verso il pavimento, distesa nella polvere. È un’immagine che colpisce e che inevitabilmente pone una domanda: dov’era Cristo mentre la terra tremava?

Non possiamo leggere quella posizione come una prova di un miracolo, né attribuirle un significato soprannaturale. Ma possiamo lasciarci interrogare dalla sua forza simbolica. Perché quel Cristo non è rimasto sull’altare, lontano dalla paura e dalla vulnerabilità degli uomini. È caduto lì dove sono caduti gli uomini.

La Chiesa può essere ferita, i banchi possono spezzarsi, le immagini sacre possono cadere. Ma ciò che quella statua evoca è più grande delle macerie: Cristo non è un Dio che rimane al sicuro sul piedistallo quando l’esistenza dell’uomo viene sconvolta. È il Dio che entra nella nostra fragilità, che conosce la polvere, il dolore, l’abbandono.

Forse proprio per questo la fotografia parla così profondamente alla fede. Cristo non sempre ci risparmia i terremoti della vita. Non sempre impedisce che la terra sotto i nostri piedi tremi. Ma nel terremoto non ci lascia soli.

Quella statua caduta a terra diventa allora l’immagine di un Dio che non resta distante dalla sofferenza, ma scende nella polvere dell’uomo e condivide la sua sorte. E mentre tutto sembra crollare, torna alla mente la promessa del Risorto: “Io sono con voi tutti i giorni”.

Dov’era Cristo durante il terremoto? Era lì, a terra, sotto le macerie, con l’uomo.

Divisore dans San Francesco di Sales
Freccia dans Viaggi & Vacanze Preghiera a sant’Emidio, venerato come il santo protettore contro i terremoti

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Gâteau di patate di Santa Chiara

Posté par atempodiblog le 11 août 2026

Gâteau di patate di Santa Chiara
L’antica ricetta delle monache per l’11 agosto col segreto del lievito che nessuno conosce

di Imma Bartolo – Più Ricette

Gateau di patate di Santa Chiara l antica ricetta delle monache per l 11 agosto

Il Gâteau di Santa Chiara è una ricetta storica della tradizione napoletana, legata all’antico Monastero di Santa Chiara. Qui le monache di clausura erano solite preparare questo ricco piatto unico l’11 agosto, in occasione della festa dedicata alla Santa, per offrire una preparazione sostanziosa, saporita e incredibilmente appagante.

A differenza del classico gâteau di sole patate, la versione di Santa Chiara si distingue per essere un vero e proprio impasto lievitato a base di patate, farina, strutto e uova. Il risultato è una torta salata morbida, profumata e filante, che si scioglie letteralmente in bocca a ogni morso.

Gâteau di Santa Chiara: gli ingredienti
La presenza dello strutto e del lievito dona all’impasto una morbidezza unica e una consistenza briochata.

Ingredienti                                                                 Quantità
Farina bianca (tipo 0 o 00)                                               500 g
Patate                                                                                    400 g
Prosciutto cotto a cubetti o fette                                      300 g
Mozzarella (ben sgocciolata)                                   2-3 mozzarelle
Strutto (più un po’ per lo stampo)                                    100 g
Uova intere                                                                                 4
Lievito di birra fresco                                                            40 g
Sale e pepe nero                                                                        q.b.

Procedimento passo passo
Seguite attentamente le due fasi di lievitazione per ottenere un Gâteau alto, soffice e ben alveolato.

1. Preparazione del lievitino: In una zuppiera versate 4 cucchiai presi dal totale della farina e il lievito di birra sciolto in un po’ d’acqua tiepida. Impastate aggiungendo poca acqua tiepida fino a ottenere un composto molto morbido. Coprite con un tovagliolo e lasciate lievitare per circa 30 minuti, finché non avrà raddoppiato il suo volume.

2. Preparazione dell’impasto principale: Lessate le patate in acqua salata, pelatele ancora calde e passatele con lo schiacciapatate direttamente sopra la farina rimasta, mescolata con un pizzico di sale. Aggiungete il lievitino pronto, le 4 uova intere e lo strutto (tenendone da parte un velo per lo stampo).

3. Lavorazione della massa: Lavorate l’impasto vigorosamente per circa 15 minuti, finché risulterà liscio, omogeneo e non si attaccherà più alle mani o alla spianatoia.

4. Incorporamento della farcitura: Tagliate il prosciutto cotto e le mozzarelle (precedentemente fatte sgocciolare bene). Incorporateli all’impasto e lavorate con cura per distribuirli in modo uniforme.

5. Seconda lievitazione nello stampo: Ungete uno stampo a pareti lisce (senza buco centrale) di circa 25 cm di diametro con lo strutto tenuto da parte e spolverizzatelo con un velo di farina. Sistematevi l’impasto, livellate la superficie e lasciate lievitare in luogo riparato per 1 ora e mezza (fino al raddoppio).

6. Cottura e riposo: Infornate in forno preriscaldato a 180 °C per circa 40 minuti, finché la superficie risulterà dorata. Sfornate il Gâteau di Santa Chiara, lasciatelo assestare per qualche minuto e servitelo tiepido.

I Segreti delle Monache per un Risultato Perfetto
Perché si usa lo strutto?
Lo strutto è l’ingrediente chiave della pasticceria e panificazione tradizionale campana: garantisce all’impasto un’elasticità e una morbidezza prolungata che il burro non riesce a dare allo stesso modo.

Asciugare bene la mozzarella:
Per evitare che l’eccesso di siero renda l’impasto troppo umido in cottura, tagliate la mozzarella a dadini il giorno prima o lasciatela scolare per un paio d’ore in uno scolapasta prima di unirla al Gâteau.

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Basilica di Santa Teresa di Gesù Bambino (Verona)

Posté par atempodiblog le 10 août 2026

Basilica di Santa Teresa di Gesù Bambino (Verona)

Basilica Parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino Verona

LA CHIESA E LA FACCIATA
La prima pietra fu posata il 29 luglio 1901. I Padri Carmelitani Scalzi arrivarono a Tombetta all’inizio del 1905 quando la chiesa, terminata, venne dedicata alla Sacra Famiglia.
Fino alla beatificazione di Teresa nel 1923, quando iniziarono i grandi lavori di abbellimento, l’edificio rimase umile e spoglio con il pavimento in cemento grezzo.
In pochi anni la chiesa fu eretta prima a Santuario di Santa Teresa (1927) poi a Basilica (1938) e dopo alcuni decenni a Parrocchia (1967).
L’attuale facciata in cotto a vista, rifacimento della precedente rovinata dal tempo, risale al 1968.
Il portale in bronzo, installato nel 1979, raffigura i temi teresiani della “piccola via” e della “pioggia di rose”.
Sul piazzale la statua di Santa Teresa che sparge le sue rose (inaugurata nel 1937) accoglie i pellegrini e li invita ad entrare nella sua “casa”.

INTERNO DELLA BASILICA
La Basilica in stile neogotico ha una sola navata con otto cappelle. Sopra le porte laterali, a metà della navata, due angeli riportano le frasi di Santa Teresa “Nel cuore della Chiesa sarò l’amore”, “L’amore è tutto, senza l’amore tutto è niente”.
Sopra, in due nicchie, due monumentali statue in legno raffiguranti i Papi Pio X e Pio XI glorificatori di S. Teresa (opere di V. Moroder). Al centro della navata sul pavimento è posto lo stemma carmelitano, recante il motto del profeta Elia “Zelo zelatus sum pro Domino Deo exercituum” (Ardo di zelo per il Signore Dio degli eserciti).

ALTARE MAGGIORE
L’altare maggiore fu inaugurato il 22 aprile 1929. L’area presbiterale è all’interno di due archi in cui compaiono immagini di Santi carmelitani. L’altare si slancia altissimo secondo le linee gotiche delle Arche Scaligere. Le colonne racchiudono il gruppo in legno colorato della Santa Famiglia con S. Teresa che sparge rose. Di particolare rilievo la porta del tabernacolo formata da 1300 piccole pietre colorate a raffigurare Santa Teresa ai piedi del Crocifisso.

Basilica Parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino Verona

CAPPELLE LATERALI
Cappella della carità. È stata consacrata nel 1931, 7° centenario della morte di S. Antonio da Padova. Il Santo, che porge il pane ai poveri, è affiancato da S. Alberto da Trapani, Carmelitano, e da S. Gaetano da Thiene.

Cappella della Riforma. Decorata già nel 1922 è stata completata nel 1962 per commemorare il 4° centenario della riforma dell’Ordine Carmelitano operata da S. Teresa di Gesù (d’Avila) e da S. Giovanni della Croce.

Cappella di Gesù Bambino di Praga. L’altare di marmo bianco era nel 1927 quello di S. Teresa, nella cappella. Dal 1941 accolse le reliquie della Santa (tra cui una costola) e infine fu traslato in questa cappella nel 1968 e dedicato al Gesù Bambino di Praga (la statua è in porcellana di Dresda). Sotto l’altare un bel presepio in marmo dell’Arrighini.

Cappella del Crocifisso. È stata inaugurata nel 1935 dopo l’anno giubilare della Redenzione del 1933.

Cappella della Madonna del Carmine. Abbellite nel 1912, fu completata nel 1951 come omaggio dei Padri Carmelitani Scalzi e dei devoti alla loro « Madre » nella ricorrenza del 7° centenario del dono dello scapolare.

Cappella del Sacro Cuore. Fu adornata nel 1924 e completata nel 1946 a seguito dello sviluppo della devozione alla pratica del 1° venerdì del mese.

Cappella della santa famiglia Martin. Già cappella di S. Teresa, poi battistero, nel 2015 è stata dedicata ai santi Zelia e Luigi Martin, genitori di S. Teresa. Si delinea così un itinerario della chiesa: dalla Santa Famiglia di Nazareth a S. Teresa, fino alla santa famiglia Martin.

CAPPELLA DI SANTA TERESA
Questa cappella fu consacrata nel 1941. Decoratisssima la balaustra all’entrata. Sul pavimento la promessa della Santa: “Voglio passare il mio cielo a far del bene sulla terra” con raffigurata la sua “pioggia di rose”.
L’urna contiene la statua in cera di Santa Teresa che “spira d’amore”, il suo “velo nero”, reliquia donata dalla sorella Paolina (madre Agnese di Gesù), e un pezzetto di vertebra della Santa nel medaglione sul petto.
Sopra l’urna domina la Vergine del Sorriso, copia della piccola statua appartenuta alla famiglia Martin.

Importanti gli altari laterali: a sinistra Gesù Bambino, a destra il Volto Santo (i due titoli di Santa Teresa).

CONTROFACCIATA
L’affresco di 144 mq dipinto nel 1931 è definito “l’apoteosi del Carmelo”.

In alto l’incoronazione della Vergine ad opera della Trinità, sotto a sinistra S. Simone Stock che riceve lo scapolare, a destra S. Teresa di Gesù (d’Avila) e tutt’intorno i Santi carmelitani.
Alla base il corteo delle piccole anime (bambine e giovani) che, guidate da S. Teresa, percorrono la “piccola via” e salgono al Monte Carmelo. A sinistra in basso, scene di vita delle missioni di cui la Santa è Patrona.

SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO – Vita e spiritualità
Nasce il 2 gennaio 1873 ad Alençon, in Normandia, ultima di nove figli. Dopo la morte di due sorelline e di due fratellini, ai genitori rimangono cinque figlie: tutti sono rappresentati nel bassorilievo di bronzo della cappella.
Alla morte di mamma Zelia la famiglia si trasferisce a Lisieux, in una bella casa chiamata ai “Buissonets”.
A Lisieux sorgeva il monastero delle Carmelitane Scalze e la sorella Paolina (scelta da Teresa come seconda mamma) vi entrò con il nome di suor Agnese di Gesù. Teresa aveva nove anni e cominciò a pensare al Carmelo. Dopo che anche la sorella Maria si fece Carmelitana, Teresa riuscì a entrare in monastero a quindici anni e vestì l’abito il 10 gennaio 1889 con il nome di suor Teresa di Gesù Bambino. Anche le sorelle Celina e Leonia si faranno suore dopo la morte del padre: Carmelitana la prima, Visitandina la seconda.
Il papà Luigi morì nel 1894, segnato da una malattia psichica già dal 1889. Da questa data Teresa si firmò suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, perché lei si riconosceva nel padre malato Gesù nella sua Passione.
Teresa visse la vita di comunità fedele alla Regola e alla Superiora. Ebbe la grazia di comprendere che il valore di ogni azione è dato dall’amore, e che diventare piccoli come bambini significa sentirsi in costante relazione con Dio Padre grazie al Figlio Gesù.
Teresa, consumata dalla tubercolosi, morì il 30 settembre 1897. Aveva ventiquattro anni.

Missione nella Chiesa
29.04.1923 – Beatificazione

17.05.1925 – Canonizzazione
14.12.1927 – Patrona delle missioni
03.05.1944 – Patrona secondaria di Francia
19.10.1997 – Dottore della Chiesa
19.10.2008 – Beatificazione dei genitori Zelia e Luigi
18.10.2015 – Canonizzazione dei genitori

INFORMAZIONI
La festa di Santa Teresa si celebra il 1° ottobre e prevede alcuni giorni di eventi, incontri, attività e la processione per le vie del quartiere.
La Basilica di Santa Teresa è retta dai Padri Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta.
È situata vicino alla Fiera (uscita dell’autostrada Verona Sud), non lontano dalla stazione di Porta Nuova.

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Una giornata con Maria Santissima/ La Madonna e i nostri svaghi

Posté par atempodiblog le 25 juillet 2026

Una giornata con Maria Santissima/ La Madonna e i nostri svaghi
Una volta in villeggiatura, al mare o in montagna… ricordiamoci però che non bisogna mai “andare in vacanza” dalla vita spirituale. Anche andando in vacanza la Madonna è sempre vicino a noi.
Tratto da: Un Segreto di Felicità. Filotea mariana  di Padre Francesco Maria Avidano, S. M.
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

Una giornata con Maria Santissima La Madonna e i nostri svaghi

Il Cristianesimo e la gioia
Coloro che ce lo rappresentano come la religione della tristezza, gli rendono un ben brutto servizio. Esso è invece la religione della bellezza e della gioia ed ha reso bello e tollerabile anche ciò che vi è di più insopportabile nella vita. E San Paolo si farà il banditore della gioia, e caratterizzerà il Cristianesimo con quelle parole: «Gaudete, iterum dico gaudete».

Se il Cristianesimo è la religione della gioia, perché è la religione della Redenzione, della riabilitazione, delle eterne speranze, lo è in particolare, perché è la religione della Vergine, di Colei che noi godiamo chiamare Causa nostræ laetitiæ; dolcezza e speranza nostra.

Il Cristianesimo dunque non ci proibisce la gioia e tutte le sue manifestazioni, purché oneste. Ecco l’unico limite oltre il quale non vi può essere vera gioia, perché comincia il regno del disordine e del rimorso. State allegri, ma non fate peccati, ecco come un gran Santo ha riassunto la legge della gioia cristiana, legge già formulata da San Paolo nel suo «Gaudete in Domino semper».

La Devozione a Maria è una ricca sorgente di vera gioia, la nostra dolce servitù; è una servitù d’amore e quindi di gioia. La nostra buona Padrona, non è un avaro capitalista che voglia sfruttare i suoi soggetti a tutto suo vantaggio. Ella ci permette e anzi ci comanda, a tempo e luogo, leciti divertimenti e liete ricreazioni, assicurandoci che anche divertendoci possiamo amarla e servirla.

Santifica le tue ricreazioni:
1) ricevendole da Maria;

2) facendole con Maria, cioè in modo che Ella possa parteciparvi e trovarsi bene.

Maria se è possibile vi presieda dal suo trono nei laboratori, dalla sua nicchia nei cortili e negli oratori.

Abbia parte alle tue ricreazioni:
pensa a Maria, parla a Maria, di Maria, sorridi a Maria, canta a Maria, parla e divertiti alla presenza di Maria, e così eviterai le mormorazioni e le malignità. Non parlerai sempre di te stesso, sarai benevolo con tutti, non sarai egoista, ti farai un piacere di accontentare gli altri, di prestar loro mille piccoli servizi.

Parla
La ricreazione è una palestra di virtù, è nella convivenza, è al contatto e nell’attrito con gli altri che si conosce la vera pietà, che manifestiamo se la nostra virtù è soda, se siamo insomma veri schiavi di Maria.

Santifica le tue vacanze
Siamo tutti di Maria, in ogni tempo e luogo, e quindi anche, e direi in modo speciale, nelle vacanze, quando è più difficile esserlo, e dove abbiamo maggiori occasioni di mostrare la nostra fedeltà verso di Lei. Quindi anche le nostre vacanze siano mariane.

1) Riceviamole da Maria, ammirando con gratitudine la generosità e la bontà con cui Essa tratta i suoi servi. Facciamo nostre le intenzioni con cui Ella ce le concede, cioè per ritemprare le nostre forze, onde proseguire con sempre maggior alacrità nel suo servizio. Prima perciò di partire per le vacanze va ai suoi piedi a ringraziarla e ad offrirle il tempo di riposo che ti dà, pregandola di trascorrerle senza pericolo. Se sei in collegio, giunto a casa, va quanto prima a rinnovare la tua offerta in qualche Santuario.

2) Trascorriamole con Maria
a) Fa partecipare Maria alle tue vacanze occupandoti di Lei: ornando i suoi altari, visitando i suoi santuari, leggendo con più agio libri mariani. Non partecipare a divertimenti o conversazioni ove Maria non possa seguirti. Che Maria non abbia ad arrossire e vergognarsi di te.

b) Prendi in esse Maria come modello: nella purità di intenzione, nella fuga dell’ozio e delle conversazioni mondane nella modestia del vestire, nella bontà e nello spirito di sacrificio, cercando di renderti utile a tutti, spargendo attorno a te quella gioia innocente, che è una predica continua ed efficace.

3) Siano mariane specialmente per l’intensificato apostolato:
a) Dell’esempio. Non trascurare le tue pratiche di pietà, ma moltiplicale e procura di associarti i tuoi amici nelle tue devozioni. Quanti che in collegio o in città facevano la comunione frequente, andati in campagna è molto se ascoltano la messa domenicale?

b) Della parola. Se non sei in grado di fare conferenze, sappi almeno dire a tempo e luogo una buona parola. Ripeti a tante anime che vanno in cerca di un cuore fedele, che han sete di pace, che vi è un cuore che le comprende, che le ama più di quanto nessuna creatura potrà mai fare.

Parla loro della felicità di amare Maria, di appartenere a Lei. Sono spesso anime buone, fatte per il Signore che solo l’educazione, l’ambiente e l’ignoranza tengono lontane da Lui.

c) Del libro. Tutti ormai hanno compreso la potenza della stampa. Sappi sacrificare qualche divertimento, qualche inutile leccornia, e acquista libri mariani, seminali attorno a te, dimenticali nelle case; siano la tua mancia, il tuo ricordo.

Oh, se Dio ti facesse la grazia di conquistare anche un’anima sola ad un più intenso amore verso la Madre sua, come potresti riguardarti fortunato!

Pensa al grande viaggio della vita, per il cui buon esito hai più che mai bisogno di Maria. Pensa all’ultimo viaggio dalla terra al Cielo, nel quale prega Nostra Signora della Buona Morte ad esserti guida e compagna.

Ringrazia Dio per i progressi della scienza che hanno reso oggi si comodi i viaggi.

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Per allontanare i fulmini e le tempeste

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2026

Per allontanare i fulmini e le tempeste

Il 23 luglio 1606 San Francesco di Sales, in Visita pastorale, si fermò nella cittadina di Flumet, situata fra alte e scoscese montagne, e là, con indicibile consolazione del suo spirito, consacrò una nuova chiesa, da poco costruita in onore di S. Teodolo.

A proposito di questo, disse in confidenza al suo confessore avergli Dio dato a conoscere, in quell’occasione quanto la Divina Maestà si compiaceva nell’essere invocata per intercessione di quel Santo, contro i fulmini e le tempeste.

Siccome favoriva sempre la pietà in tutte le cose, fece allora distribuire a parecchie persone alcuni pezzetti di bronzo d’una campana, anticamente benedetta da S. Teodolo, perché una pia tradizione popolare, confermata dall’esperienza, riferiva che il suono delle campane, contenenti un poco di quel metallo, valeva ad allontanare i fulmini e le tempeste.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Cotignac/ Un monastero e un santuario salvati appena in tempo dagli incendi

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2026

Cotignac/ Un monastero e un santuario salvati appena in tempo dagli incendi
“È stato impressionante”: un monastero e un santuario sono stati salvati appena in tempo dagli incendi a Cotignac, nel Var
di Jade Garnier – BFM Var

Un monastero e un santuario salvati appena in tempo dagli incendi a Cotignac nel Var

Frère Vincent, rettore del santuario di Notre-Dame de Grâces a Cotignac (Var), racconta al microfono di BFMTV l’evacuazione del luogo, minacciato dalle fiamme di un incendio che ha percorso oltre 2.500 ettari.

Il monastero San Giuseppe e il santuario Notre-Dame de Grâces a Cotignac (Var) sono stati minacciati dalle fiamme dell’incendio in corso e sono stati evacuati martedì 21 luglio. Il fuoco si è infine fermato alle porte della città. Di questo momento di preoccupazione ha parlato mercoledì 22 luglio frère Vincent, rettore del santuario, ai microfoni di BFMTV.

“Il fuoco ha girato intorno ai due santuari. È stato impressionante vedere le fiamme dal villaggio di Cotignac”, ha dichiarato ai nostri microfoni.

I due luoghi religiosi, il santuario di Notre-Dame e il monastero San Giuseppe, sono stati “salvati dalle fiamme”, hanno comunicato anche i servizi della prefettura.

Quasi 70 persone evacuate
Religiosi, scout, guide e famiglie presenti hanno recuperato in anticipo i propri effetti personali, per poi vivere gli ultimi momenti prima dell’evacuazione.

“Siamo riusciti a celebrare l’Adorazione, i Vespri, la Santa Messa e persino a cenare. E a quel punto è arrivato l’ordine di evacuazione”, racconta frère Vincent.

Le quasi 70 persone evacuate sono state accolte “con grande carità” in un hotel di Cotignac. I vigili del fuoco, invece, sono ancora al lavoro.

“Sicuramente i due santuari sono stati preservati grazie al lavoro dei vigili del fuoco e anche grazie alla mano di Dio, perché oggi sono state recitate molte preghiere”, assicura frère Vincent, che nelle ultime 24 ore ha ricevuto testimonianze da gruppi di preghiera di “tutto il mondo”.

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Spagna vittoriosa al Mondiale: anche i cattolici indiani festeggiano

Posté par atempodiblog le 21 juillet 2026

Spagna vittoriosa al Mondiale: anche i cattolici indiani festeggiano
Il successo della nazionale di calcio nella finale con l’Argentina a New York è stata l’occasione in molte parrocchie per riscoprire la tradizione missionaria iberica, che ha generato tante istituzioni educative in India e conta ancora presenze significative. E non a caso proprio il Kerala è la capitale del calcio in India.
di Nirmala Carvalho – AsiaNews

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Per molti cattolici indiani, il trionfo della Spagna ai Mondiali di calcio 2026 ha avuto un significato che va ben oltre il calcio. La vittoria ha richiamato alla memoria il rapporto secolare tra la Chiesa in India e la tradizione missionaria spagnola, la cui eredità continua a vivere in molte istituzioni educative, parrocchie e comunità religiose del Paese.

Nello Stato meridionale indiano del Kerala, spesso definito la capitale del calcio in India e casa di una delle più folte popolazioni cattoliche dell’India, l’attesa ha raggiunto livelli tali che il governo del Kerala ha dichiarato una giornata di chiusura delle scuole, per consentire agli studenti e alle famiglie di riprendersi dopo la partita disputata quando in India era tarda notte.

In tutto lo Stato, scuole cattoliche, parrocchie e gruppi giovanili hanno trasformato l’occasione in una vera festa comunitaria. I saloni parrocchiali delle diocesi più appassionate di calcio, come Trivandrum e Kochi, si sono riempiti di giovani, famiglie e sacerdoti riuniti per seguire insieme la partita. Diverse parrocchie hanno installato maxi-schermi, mentre i volontari hanno distribuito per tutta la notte kattan chaya (il tradizionale tè nero) e specialità locali, creando un’atmosfera simile a quella di una festa patronale.

Lo spettacolo sportivo ha assunto anche una dimensione spirituale. Omelie, bollettini parrocchiali e newsletter della pastorale giovanile hanno richiamato l’attenzione sulle parole, ampiamente condivise, dell’allenatore spagnolo Luis de la Fuente, il quale ha affermato di pregare ogni giorno non per chiedere la vittoria o il successo, ma per approfondire il proprio rapporto personale con Dio.

Le discussioni online nei gruppi WhatsApp parrocchiali e nei forum cattolici hanno dato risalto alla fede apertamente professata da diversi giocatori spagnoli.

Particolare attenzione è stata dedicata alle notizie secondo cui uno dei calciatori della Spagna portava con sé un crocifisso e un’immagine della Beata Vergine Maria, un gesto che ha suscitato un’accoglienza calorosa nelle comunità cattoliche indiane, profondamente devote alla Madonna.

Anche nel quartiere di Bandra, a Mumbai, dove diverse chiese conservano legami storici con i missionari spagnoli e alcune parrocchie hanno inserito questo patrimonio comune nei propri festeggiamenti.

Alcuni cartelli hanno richiamato il contributo dei gesuiti spagnoli alla vita educativa e spirituale dell’India, affiancati da striscioni a sostegno della nazionale spagnola, creando un ponte simbolico tra la storia e le imprese sportive di oggi. Tra i meme generati con l’intelligenza artificiale diffusi online anche il passaggio della coppa tra due missionari gesuiti spagnoli ultranovantenni che da tanti anni servono la comunità cattolica di Mumbai, p. Joseph Aran e p. Francisco Juan.

Alla vigilia della partita, anche diversi vescovi indiani avevano adottato un tono scherzoso sui social media, osservando che entrambe le finaliste rappresentavano nazioni caratterizzate da una profonda tradizione mariana: la Spagna attraverso la sua antica devozione alla Vergine Maria e l’Argentina attraverso la venerazione della Madonna di Luján. Qualunque fosse stato il risultato sul campo, hanno osservato, la Chiesa universale aveva comunque motivo di gioire per la testimonianza di fede offerta da giocatori, allenatori e tifosi.

Nel Nord-Est dell’India, a maggioranza cristiana  in particolare negli Stati di Meghalaya e Nagaland, dove il calcio gode di grande popolarità  la finale dei Mondiali ha suscitato un enorme interesse pubblico. Il Meghalaya ha dichiarato la chiusura delle scuole, mentre le aree allestite per la visione pubblica della partita a Shillong si sono riempite di sostenitori che hanno festeggiato la vittoria della Spagna.

Sebbene le celebrazioni fossero incentrate principalmente sul calcio, anche qui i media cattolici e i gruppi social cristiani hanno diffuso articoli e testimonianze che mettevano in evidenza le aperte espressioni di Luis de la Fuente e di diversi giocatori della nazionale spagnola.

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Santa Prassede, tra arte e fede: la basilica, la storia della santa martire

Posté par atempodiblog le 21 juillet 2026

Santa Prassede, tra arte e fede: la basilica, la storia della santa martire
Oggi, la sua memoria liturgica
di Antonio Tarallo – ACI Stampa
Tratto da: Radio Maria

Basilica di santa Prassede sorella di santa Pudenziana

La basilica di Santa Prassede, situata nel cuore del rione Monti a Roma, rappresenta uno dei massimi capolavori dell’arte medievale e della spiritualità bizantina in Italia. La chiesa è strettamente legata alla figura della santa titolare, vissuta nel II secolo d.C.

Prassede e la sorella Pudenziana erano le figlie del senatore romano Pudente, uno dei primi convertiti al cristianesimo da san Paolo. In un’epoca segnata dalle violente persecuzioni imperiali, le due giovani si distinsero per il coraggio: accolsero i fedeli perseguitati e diedero degna sepoltura ai corpi dei martiri.

Nel pavimento cosmatesco della navata centrale spicca un grande disco di porfido rosso che copre il pozzo in cui, secondo la tradizione, Santa Prassede raccoglieva e spremeva con una spugna il sangue versato dai testimoni della fede cristiana.

La struttura architettonica attuale risale all’inizio del IX secolo. Nell’817, fu papa Pasquale a decidere di riedificare dalle fondamenta la vecchia chiesa preesistente. Il pontefice intendeva creare un monumentale scrigno-reliquiario per accogliere in sicurezza i resti di oltre duemila martiri, prelevati direttamente dalle catacombe romane, che in quel periodo erano esposte ai saccheggi.

Il vero elemento di eccezionalità della basilica risiede nello straordinario ciclo di mosaici commissionato da Pasquale I:
il catino absidale offre una magnifica visione teologica ponendo al centro il Cristo Pantocratore, che fluttua su nuvole rosse e azzurre.
Ai suoi lati si trovano gli apostoli Pietro e Paolo che introducono le due sorelle, Prassede e Pudenziana.

In una nicchia della basilica è inoltre custodita la preziosa reliquia della Colonna della Flagellazione, un pilastro in diaspro portato a Roma nel 1223 dal cardinale Giovanni Colonna. Santa Prassede rimane così un crocevia millenario di fede e splendore visivo bizantino.

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Uno dei più famosi e storici circuiti di Formula 1 ha un legame con la fede cattolica

Posté par atempodiblog le 21 juillet 2026

Uno dei più famosi e storici circuiti di Formula 1 ha un legame con la fede cattolica
E molti fan non lo conoscono!
di Harumi Suzuki – ChurchPOP

Santa Devota e la Formula 1

Il Gran Premio di Monaco è una delle gare più attese del calendario di Formula 1. Ma oltre al suo prestigio sportivo, il circuito ha anche un collegamento con la Fede che molti non conoscono…

Su Instagram, la Redattrice e Digital Media Manager di EWTN News, Francesca Pollio Fenton, ha condiviso un dato che di solito passa inosservato: la prima curva del circuito di Monte Carlo, nel Principato di Monaco, dove ogni anno, tra fine maggio e inizio giugno, si tiene una delle competizioni più iconiche di Formula 1, porta il nome di Santa Devota.

La Santa che dà il nome alla prima curva del circuito
Il circuito di Monaco ha 19 curve, la prima delle quali si chiama Sainte Dévote, in onore della martire cristiana venerata come Patrona del Principato. Secondo la tradizione, Santa Devota è vissuta alla fine del III secolo. Nata in Corsica, è stata martirizzata durante le persecuzioni romane per essere rimasta fedele a Cristo.

“I suoi persecutori volevano bruciare il suo corpo per impedire ai cristiani di conservare le sue reliquie o venerare i suoi resti. Tuttavia, un piccolo gruppo di fedeli l’ha segretamente recuperato”, ha sottolineato Francesca.

I cristiani hanno caricato i suoi resti su una piccola barca che, in modo provvidenziale, ha raggiunto le coste di Monaco. Da allora, Santa Devota è stata riconosciuta come sua patrona.

Una tradizione che continua a vivere
Santa Devota viene celebrata ogni 27 gennaio. La sera prima, il Principe di Monaco e la famiglia reale, insieme all’Arcivescovo, ai sacerdoti, ai fedeli e ai visitatori, si riuniscono nella Chiesa di Santa Devota per partecipare a un’antica tradizione. Come parte della celebrazione, il Principe e l’Arcivescovo danno fuoco a una piccola barca di legno davanti alla Chiesa…

“I partecipanti osservano la barca che brucia, che ricorda quella che ha portato la martire in un luogo sicuro. Il fuoco invece fa riferimento a quello che una volta ha minacciato di cancellare la sua memoria”, ha aggiunto la giornalista.

Quindi, se il tuo pilota preferito ha bisogno di un piccolo aiuto in pista… puoi sempre chiedere l’intercessione di Santa Devota, che dà il benvenuto ai concorrenti in una delle gare più iconiche di Formula 1!

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I Papi e lo scapolare di san Simone Stock – «Non un amuleto ma segno per il mondo»

Posté par atempodiblog le 15 juillet 2026

I Papi e lo scapolare di san Simone Stock – «Non un amuleto ma segno per il mondo»
di Donatella Coalova – Avvenire

San Simone Stock e la sua vita eremitica vissuta in un tronco di un albero

Il 16 luglio, la festa della Madonna del Carmelo fa risplendere sulle terre e sugli animi riarsi il sorriso benedicente del cielo, come fresca rugiada, come la nuvola portatrice di pioggia che il profeta Elia vide arrivare proprio dal monte Carmelo, segno di un Dio che si fa carico delle nostre arsure.

Secondo la tradizione dell’Ordine carmelitano, il 16 luglio 1251 la Madonna apparve a san Simone Stock, allora priore generale dell’Ordine stesso, e gli donò lo scapolare, promettendo salvezza a chi l’avesse indossato. La devozione presto ebbe vasta diffusione fra i fedeli e fu approvato, nel corso dei secoli, da diversi Pontefici, da Giovanni XXII (Papa dal 1316 al 1334) a san Giovanni XXIII che, quando era nunzio apostolico in Francia, disse: «Per mezzo dello scapolare io appartengo alla famiglia del Carmelo e apprezzo molto questa grazia come l’assicurazione di una specialissima protezione di Maria». San Paolo VI, in uno scritto del 12 ottobre 1964, parlava dell’«encomiabile consuetudine di indossare il distintivo proprio del Carmelo, ossia il sacro scapolare, in segno di continua tutela della Vergine del Carmine».

Nel libro “Dono e mistero”, Giovanni Paolo II ricorda che nella sua città natale «c’era sulla collina un convento di Carmelitani. Gli abitanti di Wadowice lo frequentavano in gran numero e ciò non mancava di riflettersi in una diffusa devozione per lo scapolare della Madonna del Carmine. Anch’io lo ricevetti, credo all’età di dieci anni, e lo porto tuttora». È stata conservata una foto commovente del grande Pontefice, scattata quando lavorava a Zakrzówek, come operaio in una cava di pietra collegata con la fabbrica chimica Solvay. La II Guerra mondiale infuriava, i nazisti avevano chiuso l’università dove Karol studiava, fare l’operaio fu per lui una scelta necessaria sia per mantenersi, sia per evitare la deportazione ai lavori forzati in Germania. A queste sofferenze, si aggiungevano i lutti personali. Stroncati da malattie senza scampo, via via erano mancati tutti i membri della sua famiglia: nel 1929 era morta la madre, nel 1932 il fratello Edmund, nel 1941 il padre. A 21 anni Karol era completamente solo. C’è chi trasforma il dolore in rivolta e bestemmia contro Dio e chi lo vive come un’occasione per stare con amore vicino al Cristo Crocefisso, insieme a Maria ai piedi della croce. Il giovane operaio della Solvay, a torso nudo, con un paio di pantaloni consunti e un berrettaccio in testa, era sostenuto dalla forza della fede. Sul petto aveva lo scapolare del Carmelo. San Giovanni Paolo II mostrò il suo amore per lo scapolare anche in un’altra circostanza molto dolorosa: l’attentato in piazza San Pietro. Già steso sul tavolo operatorio, raccolse le sue ultime forze per raccomandare ai medici di non levarglielo di dosso. Esattamente 25 anni fa, nel 2001, ormai anziano, il santo Papa polacco scrisse un intenso, affettuoso Messaggio ai carmelitani. In esso affermava che il patrimonio mariano del Carmelo «è divenuto, nel tempo, attraverso la diffusione della devozione del santo scapolare, un tesoro per tutta la Chiesa. Per la sua semplicità, per il suo valore antropologico e per il rapporto con il ruolo di Maria nei confronti della Chiesa e dell’umanità, questa devozione è stata profondamente e ampiamente recepita dal popolo di Dio, tanto da trovare espressione nella memoria del 16 luglio, presente nel Calendario liturgico della Chiesa universale».

Naturalmente lo scapolare non è un amuleto che garantisce una protezione magica, né una garanzia automatica di salvezza che dispensa dal vivere i doveri della vita cristiana. Non a caso nel Messaggio papa Wojtyla sottolineava che questa devozione mariana «deve costituire un “abito”, cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana, intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei sacramenti e il concreto esercizio delle opere di misericordia spirituale e corporale. In questo modo lo scapolare diventa segno di “alleanza” e di comunione reciproca tra Maria e i fedeli: esso, infatti, traduce in maniera concreta la consegna che Gesù, sulla croce, fece a Giovanni, e in lui a tutti noi, della Madre sua, e l’affidamento dell’apostolo prediletto e di noi a lei, costituita nostra Madre spirituale».

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San Bonaventura, il santo che ci invita a vivere la gioia della grazia

Posté par atempodiblog le 14 juillet 2026

San Bonaventura, il santo che ci invita a vivere la gioia della grazia
Tratto da: Radio Maria GT

San Bonaventura da Bagnoregio

Ogni 15 luglio la Chiesa Cattolica celebra San Bonaventura, teologo e filosofo francescano del XIII secolo, che raggiunse le vette spirituali della mistica. Fu anche vescovo di Albano (Italia) e cardinale.

San Bonaventura è stato insignito del titolo di Dottore della Chiesa, e gli studiosi si riferiscono a lui come al “Dottore Serafico” in virtù della grandezza dei suoi scritti, sempre accesi d’amore e di fede, e di immenso giovamento per la vita spirituale e intellettuale.

Il teologo che sorrideva
Giovanni Fidanza, San Bonaventura, nacque a Bagnoregio, in Italia, nel 1221. Dopo aver ricevuto l’abito dell’Ordine francescano, studiò all’Università di Parigi, in Francia, dove anni dopo avrebbe insegnato Teologia e Sacra Scrittura, mostrando una profonda conoscenza dei rapporti tra filosofia, teologia e fede.

Bonaventura dedicava molto tempo alla preghiera e allo studio. I suoi discepoli e confratelli dicevano che portava sempre sul volto un discreto e sereno sorriso, riflesso della sua anima in cerca di Dio.

“La gioia spirituale è il miglior segno che la grazia abita in un’anima.” (San Bonaventura)

La finezza del suo spirito lo portò a crescere sempre di più nell’adorazione dell’incommensurabile grandezza di Dio, ma gli creò anche alcune difficoltà di natura spirituale. Fra’ Bonaventura iniziò a considerarsi indegno, pieno di mancanze, e per questo a volte smetteva di comunicarsi. Arrivò a vedere in sé stesso solo i propri peccati e difetti, diventando preda dei suoi scrupoli.

Dio allora gli mostrò che la sua misericordia va oltre i calcoli umani.
Racconta la tradizione che in uno di quei giorni in cui Fra’ Bonaventura aveva deciso di non accostarsi alla comunione, un angelo portò un pezzetto di una delle Ostie consacrate dall’altare fino alla sua bocca.
Dopo di ciò, Bonaventura non fu più lo stesso e tornò a comunicarsi normalmente, sapendosi peccatore ma, prima di tutto, amato, profondamente amato da Dio.

Così il Signore si servì di quell’esperienza di purificazione e misericordia per mostrargli che il suo cammino puntava verso l’ordine sacerdotale.

Eco dello Spirito Santo
Una delle opere più importanti di San Bonaventura fu il “Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, una brillante summa – cioè compendio – di teologia scolastica.

Una volta Papa Sisto IV (1471-1484), riferendosi a quest’opera, disse: “Il modo in cui [San Bonaventura] si esprime sulla teologia indica che lo Spirito Santo parlava per bocca sua”.

L’Università di Parigi
Mentre il santo era insediato come Maestro all’Università di Parigi, visse sia gli anni di fioritura teologica e filosofica – fu collega di insegnamento di San Tommaso d’Aquino – sia i periodi pieni di conflitti e tensioni tra i membri della comunità accademica.

Subì l’ostilità contro i francescani e gli eccessi delle dispute intellettuali sulla natura della teologia e il suo rapporto con la filosofia e la ragione.

La situazione arrivò a tal punto che ai francescani fu tolto l’insegnamento. Fortunatamente, Papa Alessandro IV intervenne, e dopo un’attenta indagine restituì tutte le cattedre ai figli di San Francesco, a partire da quella dello stesso Bonaventura. Nel 1257 lui e San Tommaso d’Aquino ottennero il dottorato.

Lavorando per San Francesco d’Assisi
Nello stesso anno, 1257, Bonaventura fu eletto Ministro generale dei Frati Minori. Nel prendere l’incarico si trovò davanti a un Ordine diviso tra chi chiedeva una severità inflessibile e chi voleva mitigare la regola originale.

In quel contesto il santo tornò alle fonti e iniziò a scrivere la Vita di San Francesco d’Assisi (Legenda Maior).

Si racconta che in quei giorni San Bonaventura ricevette la visita di San Tommaso, che aveva saputo di ciò che il francescano stava scrivendo. Il Dottore Angelico, San Tommaso, arrivato alla sua cella lo trovò in piena contemplazione e decise di ritirarsi dicendo: “Lasciamo che un santo lavori per un altro santo”.

Al fianco del Papa
In seguito San Bonaventura fu nominato Vescovo di Albano e chiamato subito a Roma. Papa Gregorio X lo creò cardinale e gli affidò la preparazione dei temi del Concilio ecumenico di Lione – sull’unità con gli ortodossi greci – al quale partecipò attivamente.

Rinunciò all’incarico di Ministro generale del suo Ordine e poco tempo dopo partì per la Casa del Padre, nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1274 a Lione, in Francia.

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Montecassino, da 1.500 anni testimone della luce di Benedetto

Posté par atempodiblog le 13 juillet 2026

Montecassino, da 1.500 anni testimone della luce di Benedetto
di Igor Traboni – Avvenire

Abbazia di Montecassino

Un anno di luce che, assieme agli altri imperniati su pace, la comunione fraterna e la speranza, apre la strada al Giubileo del 2029, quando Montecassino ricorderà i 1.500 anni della fondazione. Così l’abate dom Luca Fallica, [...] nella celebrazione per la festa di san Benedetto patrono d’Europa, ha prospettato queste tappe di avvicinamento al Giubileo abbaziale:

«Non si tratta di parole o di temi giustapposti l’uno all’altro. Occorre piuttosto comprendere i nessi che li collegano, consentendo loro di integrarsi reciprocamente. La pace non è soltanto assenza di conflitti, ma viene generata da un cuore che dilatandosi diventa capace di armonizzare e unificare, plasmando uno sguardo diverso e trasfigurato sul mondo e sulla storia. Dimorare in questa luce ha come sua condizione, e nello stesso tempo rende possibile il rimanere stabilmente nella comunione fraterna, vivendo nel primato di una carità che impara a non anteporre nulla all’amore di Cristo. Pace, luce, comunione nell’amore diventano allora le colonne portanti a sostegno della speranza».

Luce e speranza, in particolare «è ciò che ogni mattina ci risveglia, come ricorda san Benedetto. Per un monastero, essere luogo di luce può significare anzitutto essere luogo attraente, dove le persone si sentono accolte e ascoltate, secondo i tratti tipici dell’ospitalità benedettina».

Montecassino, con la sua storia millenaria fatta di distruzioni e ricostruzioni, legate soprattutto agli eventi della seconda guerra mondiale, «per la sua struttura architettonica e la sua posizione geografica, collocato come è sulla cima di un colle, sembra essere come la città sul monte di cui parla Gesù nel Discorso della montagna, che non può rimanere nascosta, ma si propone come “luce del mondo”.

Ogni abbazia, ogni monastero per quanto di più ridotte dimensioni, hanno sempre e comunque una luce particolare che colpisce e attrae, e che può essere valorizzata secondo le caratteristiche particolari di ogni edificio monastico e di ogni sua chiesa.

Le nostre abbazie e i nostri monasteri possono e debbono vivere quella particolare forma di evangelizzazione, che avviene tanto per attrazione quanto per irradiazione e contagio», ha aggiunto l’abate Fallica, richiamando anche «ciò che l’abate primate Jeremias Schröder ha suggerito per l’intera Confederazione benedettina, ancorandolo alle quattro città fondamentali nella vicenda biografica e spirituale di Benedetto: Norcia, luogo del risveglio; Roma, luogo dell’ascolto; Subiaco, luogo della crescita; Montecassino, luogo della fioritura».

Si è conclusa così una intensa due giorni di celebrazioni in onore di san Benedetto, che venerdì aveva invece visto, sempre nell’abbazia in provincia di Frosinone, la consegna del premio Pacis Nuntius al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. Nome evocativo, quello del premio: “Pacis nuntius, testimone, annunciatore, evangelizzatore di pace”, come Paolo VI ha definito san Benedetto, proclamandolo patrono d’Europa, proprio a Montecassino, il 24 ottobre del 1964. Un riconoscimento conferito a Pizzaballa «per il suo impegno, ma anche un segno di amicizia e di solidarietà rivolto a tutta la Chiesa affidata alla sua cura pastorale, che vive e soffre ai piedi della Croce e davanti al sepolcro aperto».

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Indicarsi a vicenda la strada verso Dio

Posté par atempodiblog le 12 juillet 2026

Indicarsi a vicenda la strada verso Dio
Tratto da: Vocation Ministry

Coniugi Martin

Buona Festa dei Santi Luigi e Zélie Martin!

La prima coppia di sposi nella storia della Chiesa ad essere canonizzata insieme. Una potente testimonianza che la santità non è riservata al convento o al seminario.
Si vive in casa, nei sacrifici quotidiani del matrimonio, nell’amore tra marito e moglie che si indicano a vicenda la strada verso Dio.
E se servisse un’altra prova dei frutti del loro amore sponsale, hanno cresciuto cinque figlie che sono diventate tutte suore, tra cui Santa Teresa di Lisieux: Dottore della Chiesa.

Possano tutte le coppie di sposi guardare a Luigi e Zélie e lasciarsi ispirare a cercare la santità insieme, un giorno alla volta.

Santi Luigi e Zélie Martin, pregate per noi!

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