Il Volto Santo di Lucca: sguardo divino sull’Europa

Posté par atempodiblog le 6 août 2025

Il Volto Santo di Lucca: sguardo divino sull’Europa
L’antichissimo Cristo ligneo crocifisso, conservato nel Duomo di San Martino a Lucca, da secoli rivolge all’Italia e all’Europa il proprio sguardo, cui si sono affidati folle di pellegrini che lungo la Via Francigena si recavano a Roma
di Alberto Castaldini – Radici Cristiane

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Scriveva alla fine dell’Ottocento lo storico lucchese Mons. Almerico Guerra (fratello di SantElena Guerra) nella sua Storia del Volto Santo di Lucca (1881):
«In quei secoli, ai quali la moderna civiltà regala il nome di barbari, ma cui meglio converrebbe il nome di secoli della Fede […] era in gran fama un venerando Simulacro di Gesù Crocifisso, celebre pe’ suoi prodigi in tutta la Chiesa cattolica. Questo augusto Simulacro, a cui i divoti pellegrini accorrevano da ogni regione d’Europa, è quello che si custodisce e si onora nel magnifico nostro Tempio metropolitano col titolo di Volto Santo, ed agli estranei è noto col titolo di Volto Santo di Lucca».

Dalla Terra Santa a Lucca
Secondo una delle fonti più antiche, la cosiddetta Leggenda di Leobino, il Volto Santo fu scolpito da Nicodemo, il dotto fariseo che difese Gesù davanti al Sinedrio. Secondo una tradizione apocrifa egli era pittore e scultore, e in sogno avrebbe ricevuto da un angelo l’invito a tramandare la vera immagine di Gesù agli uomini. Nicodemo utilizzò lo stesso legno di quercia adoperato per la Croce, e usò invece il cedro del Libano per il volto di Gesù.
Iniziò a modellare il corpo di Cristo, ma si arrestò di fronte alle difficoltà di riprodurre quel viso straordinario che stranamente le sue mani ora non erano in grado di riprodurre. Si addormentò pregando, senza aver ultimato la testa, ma risvegliandosi si accorse che mani angeliche avevano completato la scultura.
Tempo dopo, quando già infuriavano le persecuzioni contro i primi cristiani, Nicodemo affidò la scultura a un amico, che la nascose nella città di Ramla per evitare che venisse danneggiata o trafugata dagli ebrei. La venerazione verso la santa effigie si conservò in segreto per secoli, fino a quando nell’VIII secolo il vescovo Gualfredo, in pellegrinaggio dall’Italia alla Terra Santa, la ritrovò grazie a rivelazione angelica. Gualfredo decise di porre l’immagine dentro una nave adornata di molti ceri e lampade accese. La ricoprì di bitume, affidandola alla Provvidenza e sperando che raggiungesse una terra che la venerasse. Sulla barca furono collocate anche due ampolle contenenti il sangue di Cristo raccolto sul Golgota da Giuseppe d’Arimatea.
La nave priva di equipaggio salpò dal porto di Giaffa, e dopo avere attraversato miracolosamente il Mediterraneo si arrestò di fronte alla costa di Luni, non lontano da Bocca di Magra, al confine fra Toscana e Liguria. I lunensi calarono immediatamente delle barche per depredare quella nave incustodita e senza equipaggio. Ma si verificò un ulteriore evento straordinario: ad ogni loro tentativo di raggiungerla, la nave riprendeva il largo.
Intanto nella vicina città di Lucca, un angelo apparve in sogno al vescovo, il beato Giovanni I, e gli rivelò che in prossimità di Luni era giunto su una nave il Volto Santo di Gesù. Gli ingiunse di recarsi subito là e di condurre con sé a Lucca la preziosa statua. Vedendo i ripetuti tentativi dei lunensi di salire sulla nave, il vescovo ordinò ai marinai di fermarsi, ed esortò tutti i presenti a invocare l’aiuto di Dio.
La leggenda narra che la nave si diresse verso di lui. Giovanni entrò con i lucchesi nella stiva e trovò il Volto Santo. Immediata sorse la disputa su quale delle due città potesse conservare la statua. Il vescovo Giovanni salomonicamente estrasse dal torso cavo della statua alcune reliquie, fra cui una delle due ampolle del sangue di Gesù, e le consegnò al vescovo di Luni. Ancora oggi l’ampolla è conservata a Sarzana.
Seguì poi quella che sarebbe passata alla storia come la “prova dei giovenchi indomiti”. Il Volto Santo fu issato su un carro cui furono attaccati due vitelli non ancora aggiogati. Gli animali, lasciati liberi si diressero verso Lucca. Dio aveva così manifestato la sua volontà e il vescovo Giovanni salito sul carro fece un ingresso trionfale in città. Così la Leggenda di Leboino descrive l’evento: «In mezzo a tanta esultanza e a sì solenne trionfo entrò il Volto Santo in Lucca, l’anno della salutifera incarnazione del nostro Signore Gesù Cristo 742, al tempo di Carlo e Pipino, serenissimi re, nell’anno secondo del loro regno». Gli storici hanno poi corretto la data, posticipandola di 40 anni.

Valenze simboliche della santa immagine
Il Santo Volto di Lucca presenta non poche peculiarità. A quanti girano attorno all’edicola rinascimentale nel quale è collocata la statua, pare che lo sguardo di Gesù mai si distolga. Gli occhi infatti sono realizzati in polvere di vetro e lamina di argento: una tecnica raffinata che ne accentua il realismo.
Le palpebre poi sono spalancate giacché il Cristo ritratto è “triumphans”, trionfante sulla morte nel preannuncio della sua Resurrezione, e non “patiens”, morto sulla croce. Al Volto Santo di Lucca, presto assurto a modello iconografico, assomiglia il crocifisso conservato a Sansepolcro, in provincia di Arezzo.
La studiosa americana Anna Maria Maetzke nel 2002 ha rivelato l’esistenza di un documento del 1179, in cui si attesterebbe la cessione da parte dei lucchesi dell’autentico Volto Santo ai camaldolesi del Borgo d’Arezzo. Secondo altri studiosi il Crocifisso di Sansepolcro sarebbe invece una delle tante copie di Lucca realizzate in Europa prima e dopo il Mille. Al di là della disputa fra le due città toscane, entrambe le opere rientrano nella medesima tipologia iconografica.
Il volto, di rara intensità e solenne compostezza, presenta l’ovale allungato, magro, con i capelli e la barba spartiti, il naso aquilino dal profilo mediorientale. La figura del Redentore sia a Lucca sia a Sansepolcro indossa una tunica di foggia orientale, utilizzata dai sacerdoti in età medievale. L’abito di Lucca, in origine di colore rosso oggi annerito, è legato in vita con un doppio nodo, e, lungo sino alle caviglie, lascia intravedere i piedi non inchiodati e paralleli. Va però osservato che la tunica è sacerdotale e regale allo stesso tempo, simile a quella dei Sovrani Carolingi.
L’immagine del Cristo è stata così associata a quella descritta nell’Apocalisse (1, 12-13) del Cristo trionfante sacerdos et rex: «Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro».

Una devozione ultramillenaria
Il Volto Santo di Lucca ha dimensioni ragguardevoli: 2 metri e 45 centimetri di altezza per 2 scultura risulta in buona parte concava. Dietro la nuca fu scoperto un cassettino per reliquie. Radicatissima fu nella Lucchesia la devozione al Volto Santo sin dall’età medievale, quando la città fra i secoli XI e XIII era un’importante tappa della via Francigena e ospitava ben dieci ospizi per i pellegrini. Undici Pontefici e numerosi Sovrani vi giunsero per prostrarsi davanti all’immagine, e il Re d’Inghilterra Gugliemo II (1056-1100), per sancire i suoi giuramenti, usava un’espressione particolare: “per Sanctum Vultum de Luca”. Dopo la solenne incoronazione della statua, avvenuta nel 1655, l’immagine si diffuse con rapidità nelle chiese, nelle abitazioni, e fu impressa anche sulle monete lucchesi. Oggi la devozione dei lucchesi per il Volto Santo si rinnova ogni anno il 13 settembre con la processione serale della Santa Croce più nota popolarmente come Luminara, in cui si rievoca la solenne traslazione del crocefisso dalla chiesa di San Frediano al Duomo di San Martino.

Il Volto Santo di Lucca, rappresentazione della suprema regalità del Cristo crocifisso sacerdote e re, continua ad esercitare la sua azione consolatrice. Al suo sguardo divino gli uomini di buona volontà affidano la salvezza dell’Italia e la conversione dell’Europa.

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Elena Guerra, l’apostola dello Spirito Santo

Posté par atempodiblog le 11 avril 2025

Elena Guerra, l’apostola dello Spirito Santo
Ricorre oggi la memoria liturgica di santa Elena Guerra, grande propagatrice del culto alla terza persona della SS. Trinità, necessario per il rinnovamento della terra e la salvezza delle anime. Un culto che Leone XIII favorì in più modi, dietro esortazione della stessa santa.
di Ermes Dovico – La nuova Bussola Quotidiana

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«Se il clero coltivasse nelle anime la devozione allo Spirito Santo, se il mondo si ravvivasse in questa devozione, un’ondata di grazia potrebbe rinnovare i prodigi del Cenacolo di Gerusalemme, nell’efficacia dell’apostolato tra gl’infedeli, gli eretici, gli erranti!». Questa è una delle tante esortazioni scritte da santa Elena Guerra (23 giugno 1835 – 11 aprile 1914) a proposito della necessità di risvegliare nei fedeli il culto e quindi l’invocazione dello Spirito Santo, alla base delle meraviglie che resero possibile lo sviluppo straordinario della Chiesa primitiva.

L’11 aprile di questo anno giubilare è anche la prima volta che si celebra la memoria liturgica di Elena Guerra dopo la sua canonizzazione (avvenuta il 20 ottobre 2024). E di certo, riscoprire l’opera di colei che è stata definita l’apostola dello Spirito Santo non può che contribuire a diffondere quella speranza a cui è dedicato l’attuale Giubileo.

Figlia di nobili, nata, cresciuta e morta a Lucca, Elena aveva avvertito un grande trasporto verso la terza persona della Santissima Trinità già da bambina, precisamente dopo la Cresima, all’età di otto anni: «Da allora – come scriverà nel suo diario, ormai matura – quando mi trovavo in chiesa per la novena di Pentecoste, mi sembrava di essere in paradiso». Questo amore allo Spirito Santo, dopo la Prima Comunione, si tradusse nel desiderio di ricevere ogni giorno l’Eucaristia, desiderio che poté tradurre in pratica grazie a un permesso che all’epoca non era scontato.

L’amore di Dio, a sua volta, alimentò quello verso il prossimo, sia come servizio ai poveri e ai malati sia per la salvezza delle anime. Elena formò delle aggregazioni laicali femminili e a un certo punto, dopo aver superato una grave malattia, venne ammessa tra le Dame della Carità di san Vincenzo. E quando a Lucca scoppiò un’epidemia di colera, andava a visitare i malati, offrendo loro conforto fisico e spirituale. C’era chi, al suo passaggio, diceva: «Ecco la signorina santa».

Elena fondò un istituto dedicato alla patrona di Lucca, santa Zita, e dedito all’educazione cristiana delle ragazze. Questa originaria comunità laica – composta da insegnanti volontarie che non professavano voti – si evolvette nella congregazione religiosa delle Suore Oblate dello Spirito Santo. Tra le centinaia di allieve di Elena Guerra e delle altre Oblate la più celebre fu un’altra grande gloria lucchese, santa Gemma Galgani (1878-1903), che con la Guerra condivide anche il dies natalis, l’11 aprile.

Ma al di là di questa celeste coincidenza, è bene ritornare sull’opera per cui la nostra Elena è più conosciuta, appunto la propagazione del culto al Paraclito. Constatando quanto questo stesso culto fosse trascurato nella Chiesa dell’epoca (ma il discorso si può chiaramente allargare a quella odierna), la santa s’impegnò a diffonderlo personalmente attraverso la scrittura e la stampa di diversi opuscoli. Già nel 1865 scrisse la Pia Unione di preghiere allo Spirito Santo, per impetrare la conversione degli increduli. Poi, nel 1889, fece stampare un libretto intitolato Il Nuovo Cenacolo, con una novena allo Spirito Santo. Libretto che cinque anni più tardi fece avere, tramite un amico prelato, a Leone XIII.

Fu proprio papa Pecci il grande destinatario delle periodiche suppliche di Elena Guerra, alle quali il Santo Padre diede seguito con la pubblicazione, nell’arco di sette anni, di tre fondamentali documenti pontifici sullo Spirito Santo: il breve apostolico Provida Matris (5 maggio 1895), l’enciclica Divinum illud munus (9 maggio 1897), la lettera Ad fovendum in christiano populo (18 aprile 1902).

Si conservano tredici lettere che la santa scrisse a Leone XIII, la prima delle quali datata 17 aprile 1895, in cui Elena esprimeva il desiderio che già quell’anno si facesse la novena di Pentecoste accompagnata, dove possibile, dalla predicazione della dottrina sullo Spirito Santo e da esortazioni ai fedeli a seguire le ispirazioni del Paraclito. In quella stessa missiva, la santa osservava: «Si raccomandano tutte le devozioni – e va bene – ma di quella devozione, che secondo lo spirito della Chiesa, dovrebbe essere la prima, si tace. Si fanno tante Novene, e va bene, ma quella Novena che per ordine del Salvatore medesimo, fu fatta anche da Maria SS. e dagli Apostoli, è ora quasi dimenticata. Si lodano dai Predicatori tutti i Santi, e va bene, ma una predica in onore dello Spirito Santo, che è quello che forma i Santi, quando mai si ascolta?».

Leone XIII, come accennato, corrispose prontamente già a quella prima supplica, pubblicando a pochi giorni di distanza il breve Provida Matris, in cui esortò i cristiani a fare la novena di Pentecoste, anche con il fine della «riconciliazione dei fratelli dissidenti», cioè degli scismatici. Fu una grande consolazione per la santa, la quale pure – dietro i ripetuti inviti di una sua umile consorella, di nome Erminia, una mistica giudicata degna di fede da mons. Giovanni Volpi (confessore della stessa Elena Guerra e servo di Dio) – continuò a scrivere al Papa, riferendogli che Dio stesso aveva chiesto che fosse «maggiormente diffusa la devozione al Divino Spirito». In particolare la fondatrice delle Oblate spiegava a Leone XIII che quella sua buona consorella, le cui parole erano confermate da segni precisi, «ripeté che il Signore vuole tutti gli anni nelle nostre Chiese, anche nelle Chiese di tutto il mondo, nove giorni di fervide preghiere allo Spirito Santo, con predicazione, dove è possibile, della divina Parola».

Nelle missive di Elena Guerra il linguaggio è sempre molto diretto, volto a sottolineare la gravità dei tempi e la necessità del culto allo Spirito Santo come rimedio per la Chiesa e il mondo intero. Il Signore vuole infatti dal Papa – scriveva la santa nella lettera del 6 novembre 1896 – «che egli procuri presto un risveglio universale di tanti tiepidi cristiani, e la conversione di tanti traviati; e in quel modo che il demonio – nemico eterno di Dio – col mezzo di nefande società ha disteso su tutta la terra una setta infernale per far preda di anime, così ora il Papa – che è il vero amico di Dio – allarghi sempre, a salute delle anime, la rete di S. Pietro e apra ai fedeli un NUOVO CENACOLO, nel quale, investiti da superna virtù, si rendano atti ad opporsi a quel torrente di male, che erompe dalle tenebrose leggi della Massoneria».

La santa insiste sul fatto che la Chiesa formi un «Cenacolo Universale» e ininterrotto, che invochi lo Spirito Santo come già Maria Santissima e gli Apostoli fecero durante la prima novena della Chiesa nascente, quella tra l’Ascensione di Gesù e la Pentecoste.

Con l’enciclica Divinum illud munus e poi con la lettera Ad fovendum, Leone XIII diede ulteriore seguito alle richieste celesti di cui si faceva mediatrice la santa. La quale notava nelle sue lettere sia che molti si erano convertiti per aver abbracciato la devozione allo Spirito Santo, sia che le esortazioni del Papa erano tuttavia ancora troppo poco seguite anche all’interno del clero. Bisognerebbe recuperare tutto il tesoro di quelle lettere e di quei documenti pontifici, perché si affretti quella nuova Pentecoste che Dio ha promesso anche attraverso altri santi e necessaria per rinnovare la faccia della terra.

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Papa Francesco proclama santa Suor Elena Guerra

Posté par atempodiblog le 21 octobre 2024

Papa Francesco proclama santa Suor Elena Guerra
de La Redazione di Antenna3

Papa Francesco proclama santa Suor Elena Guerra dans Articoli di Giornali e News Elena-Guerra

La lucchese Elena Guerra, fondatrice della Congregazione delle Oblate dello Spirito Santo, conosciuta anche come le Suore di Santa Zita, è stata ufficialmente proclamata santa. La cerimonia di canonizzazione si è svolta ieri a San Pietro, dove Papa Francesco ha citato la nuova santa durante la liturgia e la messa. Il Pontefice, nel corso dell’Angelus, ha anche rivolto un saluto speciale alle suore Oblate, conosciute affettuosamente come “zitine”.

L’evento ha rappresentato un momento storico per la comunità religiosa e la città di Lucca. Circa 300 lucchesi, tra cui il sindaco Mario Pardini, hanno partecipato alla cerimonia in piazza San Pietro, giungendo a Roma con quattro pullman, mezzi propri e treni. La canonizzazione di Elena Guerra è stata resa possibile dal riconoscimento, lo scorso aprile, di un miracolo attribuito alla sua intercessione, completando così un processo iniziato nel 1959 quando Papa Giovanni XXIII la proclamò beata.

Nata a Lucca nel 1835 e morta nel 1914, Elena Guerra proveniva da una famiglia nobile e fin da giovane si dedicò alla Chiesa e alla diffusione dello Spirito Santo. Nel 1872, fondò una scuola per le figlie della borghesia lucchese e successivamente l’Istituto di Santa Zita. Tra le sue allieve più famose, vi fu anche la futura Santa Gemma Galgani. Elena Guerra mantenne uno stretto legame con Papa Leone XIII, al quale scrisse numerose lettere, promuovendo la devozione allo Spirito Santo.

Il corpo di Santa Elena Guerra riposa nella chiesa di Sant’Agostino a Lucca. Oggi a Roma verrà celebrata una messa di ringraziamento che si terrà nella Chiesa dei Lucchesi, vicino al Quirinale.

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Un fiore di Lucca: la beata Elena Guerra

Posté par atempodiblog le 11 avril 2014

Un fiore di Lucca: la beata Elena Guerra
di Maurizio Schoepflin – Radici Cristiane

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Fondatrice delle oblate dello Spirito Santo, beatificata il 26 aprile del 1959 (la sua fu la prima beatificazione di Papa Giovanni XXXIII), Elena Guerra nacque a Lucca il 23 giugno del 1835 da una famiglia agiata della media borghesia. Fu un’autodidatta, perché a quell’epoca alle fanciulle non veniva assicurata un’istruzione, ed Elena invece era profondamente assetata di cultura e convinta che essa fosse importante anche per le donne: così imparò da sola l’italiano, il francese, la musica, la pittura, il ricamo e addirittura il latino, ascoltando di nascosto le lezioni che venivano impartite al fratello Almerico, che diventerà tra l’altro una figura eminente del clero lucchese.

Primi frutti al servizio di Dio
Nel 1856, a poco più di vent’anni, dette vita al “Giardinetto di Maria” e poi alle “Amicizie spirituali”, due aggregazioni femminili laicali finalizzate all’aiuto e al sostegno reciproco tra giovani donne. A diciannove anni Elena fu colpita da una grave malattia che la costrinse a un lungo periodo di immobilità, durante il quale accarezzò l’idea di abbracciare la vita contemplativa in un monastero. Poi però, una volta guarita, rivide questo suo proposito e si mise a studiare e a viaggiare: nel 1870 assisté in Roma a una seduta del Concilio Vaticano I. Fondò nella sua città l’Istituto di Santa Zita, una comunità femminile dedita alla vita attiva e senza professione di voti, costituita da volontarie, chiamate affettuosamente dai lucchesi “Zitine”, che si occupavano dell’istruzione e dell’educazione delle fanciulle. In quella comunità fu accolta pure colei che poi diventerà santa Gemma Galgani. I primi dieci anni di questa attività si svolsero in mezzo all’incomprensione di tutti, del popolo, del vescovo, del clero e della sua stessa famiglia.

Le Suore Oblate dello Spirito Santo
Dal 1882 la beata iniziò la vita in comunità, lasciando la propria casa, e ottenne il riconoscimento della sua congregazione, le “Suore Oblate dello Spirito Santo”. Compito specifico delle figlie di Elena Guerra era quello di essere “anime in ascolto sempre docili ad ogni soffio della Grazia” per diffondere nel mondo la devozione allo Spirito Santo. Convinta che la stampa potesse e dovesse avere una funzione primaria e indispensabile a favore della Chiesa, cominciò a pubblicare i suoi “librini”, nei quali affrontava vari temi riguardanti in particolare il mondo delle donne. Fu anche convinta assertrice della necessità di un ritorno da parte della Chiesa a una spiritualità più forte, da conseguire attraverso il recupero e l’approfondimento della devozione allo Spirito Santo. La Guerra si sentiva profondamente illuminata e sostenuta dal seguente nucleo di verita: «L’incarnazione è opera del Divino Amore, l’immolazione di Gesù sul Calvario è opera del Divino Amore, l’istituzione dell’adorabile Eucaristia (chi può dubitarne?) è opera del Divino Amore». La sorreggeva la certezza che lo Spirito Santo è una presenza ineffabile e nello stesso tempo dinamica.

Il Cenacolo permanente
L’allora vescovo di Lucca monsignor Giovanni Volpi la incoraggiò non solo a pubblicare i suoi scritti, ma anche a recarsi a Roma, dove Elena fu ricevuta in udienza dal Papa Leone XIII. Al Papa ella stessa del resto aveva scritto ripetutamente perché venissero prese delle decisioni utili a favorire un ritorno allo Spirito Santo, del quale tutti, predicatori compresi, ad avviso della beata, si erano dimenticati. Al Santo Padre la Guerra disse: «Io non sono altro che un misero portavoce di un’anima che fa bene orazione, e alla quale si può prudentemente credere che Dio talvolta manifesti i suoi voleri». Quando il pontefice emanò l’enciclica sullo Spirito Santo, Divinum illud munus, la beata fondò il “Cenacolo Permanente”, un’associazione di religiosi e laici volta alla preghiera comune, soprattutto liturgica. Tra il 1905 e il 1906 Elena visse un periodo di grande difficoltà e di immenso dolore: venne accusata di aver dilapidato tutto il patrimonio della congregazione per realizzare le sue pubblicazioni, e dunque di avere esercitato una cattiva amministrazione; in seguito a questo pesante addebito le autorità ecclesiastiche la invitarono a lasciare la carica di superiora e a smettere di pubblicare. Elena fu costretta a sottomettersi e passò il resto della vita nel silenzio e nell’inazione, sostenuta solo dalle consorelle più fedeli ma soprattutto dalla convinzione interiore che bisogna sempre saper offrire l’esempio dell’amore totale e incondizionato. Per questo non vacillò mai e seppe accettare ogni ingiustizia e umiliazione. Subito dopo la morte, la città la considerò santa e nel 1930 si aprì il processo per la sua beatificazione. Il messaggio profetico di Elena Guerra è attualissimo e imponente la ricchezza della sua eredità spirituale. Terminiamo ricordando una simpatica curiosità: l’Acadèmie Parisienne ha inserito il nome della beata lucchese fra i propri membri, perché la Guerra fu l’inventrice e la realizzatrice dell’Orologio Eucaristico, un apparecchio che permette di individuare immediatamente le zone geografiche della terra in cui viene celebrata nella stessa ora la Santa Messa.

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L’Eucarestia

Posté par atempodiblog le 14 juin 2009

L'Eucarestia dans Citazioni, frasi e pensieri elenaguerra

L’Eucarestia ci darà vigore per superare gli ostacoli che si incontrano nella via del divino servizio e c’infonderà quello spirito di costanza e d’abnegazione che è tanto necessario per perseverare e avanzare nel cammino della virtù.

Beata Elena Guerra

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