La festa della Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 27 avril 2014

La festa della Divina Misericordia
Essa è stata istituita da san Giovanni Paolo II e il tema della misericordia è costantemente presente nel Magistero di papa Francesco. Ma in che cosa consiste esattamente la Divina misericordia?
di Marco Invernizzi – Comunità Ambrosiana

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La gioia della conversione
Dio manifesta la sua onnipotenza paterna attraverso la sua infinita misericordia, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr. n. 270) e quest’ultima è resa manifesta da molti atteggiamenti di Cristo, in modo particolare per la sua predilezione verso i peccatori, per la conversione dei quali esplode una grande gioia nei cieli (cfr. Lc 15,10). Del resto, quale gioia è più grande di quella che un cristiano prova quando una persona torna a Cristo, chiedendo perdono dei suoi peccati? La misericordia divina quindi accompagna tutta la storia dell’Antico e del Nuovo Testamento come caratteristica fondamentale del Dio della Scrittura, che ama le persone, le cerca e le attende, come un Padre buono. Tuttavia è nell’epoca moderna che la divina misericordia si diffonde attorno alla figura di santa Faustina Kowalska (1905-1938), la suora polacca alla quale il Signore si rivolse direttamente negli Anni Trenta perché diventasse la « segretaria » della Divina misericordia e diffondesse in tutto il mondo questa devozione, rivolta soprattutto alla salvezza degli uomini assistendoli in particolare negli ultimi momenti della loro vita, quando si scatena l’ultima lotta fra il demonio e Dio per la conquista dell’anima che sta per morire.

Gli Anni Trenta e il Patto fra nazionalsocialismo e comunismo
Gli Anni Trenta del secolo scorso, soprattutto in Polonia, erano gli anni in cui si manifestava in modo particolarmente violento l’odio seminato dalle ideologie nel secolo ideologico per eccellenza. Alla fine di quegli anni, con il Patto Molotov-Ribbentrop, nazismo e comunismo si spartivano la Polonia aggredendola coi rispettivi eserciti da est e da occidente. Di fronte al male che si manifestava in quel modo e che sarebbe presto sfociato nel passaggio dall’alleanza alla guerra (come spesso accade fra le ideologie), Dio poneva un limite al male diffondendo la strategia della misericordia, attraverso una giovane suora.

Santa Faustina
Giovanni Paolo II conobbe già nella sua Cracovia la devozione alla Divina misericordia e ad essa dedicò la sua seconda enciclica, Dives in misericordia (1980). Il Santo Padre non volle ancora menzionare santa Faustina probabilmente perché era ancora troppo recente la diffidenza dell’ex Sant’Uffizio verso questa devozione, sembra per via di alcuni errori di traduzione che avevano favorito dei fraintendimenti della dottrina.

L’apostolato della Divina misericordia
Se riflettiamo sulla situazione del mondo moderno comprendiamo l’opportunità di questa devozione nel nostro tempo. Il mondo moderno infatti, almeno in Occidente, è nato da una generale e progressiva apostasia che ha avuto i suoi eccessi di violenza nell’epoca delle ideologie, fra il 1789 e il 1989. Dopo questo tempo, noi oggi viviamo l’epoca della dittatura del relativismo, come l’ha definita Benedetto XVI, dominata da un profondo nichilismo che conduce gli uomini a non credere a nulla, neppure agli errori, e a predisporsi a una radicale forma di disperazione. Sazi e disperati, come li definì il card. Giacomo Biffi, gli uomini possono tuttavia convertirsi, anche perché più o meno consciamente cercano una via d’uscita a una situazione esistenziale non certamente entusiasmante. La devozione alla Divina misericordia secondo la dottrina contenuta nell’enciclica di Giovanni Paolo II e nel processo di canonizzazione di santa Faustina è la strada che la Provvidenza di Dio sembra aver preparato per gli uomini della nostra epoca, perché siano aiutati a vedere nel Signore Colui che li ama e li aspetta, il Dio buono e misericordioso che non cerca il peccatore per condannarlo ma per salvarlo.

Per due secoli, dopo la Rivoluzione del 1789, il mondo delle potenze dominanti ha cercato di eliminare la presenza cristiana. Ma ha fallito, pur lasciando un mondo devastato e senza speranza. Oggi, si cerca di eliminare anche la stessa presenza umana, alterandone i connotati. È l’ideologia di genere. In fondo al cuore, tuttavia, gli uomini sanno che un Dio ricco di misericordia li aspetta. I cattolici siano sempre più impegnati in questo apostolato della Divina misericordia che la Provvidenza ha suscitato nella Chiesa.

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La Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 1 avril 2013

La Divina Misericordia
In un mondo che teorizza e promuove il peccato, che esalta il male come se fosse il bene, occorre confidare nella Divina Misericordia. L’insegnamento del Papa nell’enciclica Dives in Misericordia e quello di Santa Faustina Kowalska.
di Marco Invernizzi – Il Timone, 2002
La Divina Misericordia dans Marco Invernizzi gesmisericordioso
La seconda enciclica di Papa Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, è dedicata alla misericordia divina. Datata 30 novembre 1980, si ispira a quanto trasmesso dalla “segretaria” della Misericordia di Dio, Santa Faustina Kowalska, una suora polacca nata nel 1905 e morta a soli 33 anni a Lagiewniki, nei pressi di Cracovia, dopo aver ricevuto dal Cielo la missione di trasmettere al mondo questa devozione, appunto dedicata alla misericordia.
Morendo, la santa suora disse : “Io sento chiaramente che la mia missione non finisce con la morte, ma comincia…”.
E, in effetti, è andata proprio così. Il messaggio ricevuto è stato raccolto in alcuni Quaderni che oggi costituiscono il Diario di santa Faustina, dove la suora racconta la sua vita e ripete tutti gli insegnamenti ricevuti relativamente alla missione di insegnare la misericordia all’uomo del nostro tempo. Ma, soprattutto, il messaggio è stato raccolto fin dall’inizio da Karol Wojtyla che, da giovane operaio e seminarista clandestino, si soffermava spesso a pregare nel monastero, oggi diventato santuario, di Lagiewniki. Sarà lui stesso, negli anni dal 1963 al 1967, come vescovo ausiliare di Cracovia, a guidare il processo informativo diocesano relativo alla vita e alle virtù di suor Faustina, e sarà sempre lui a proclamarla beata il 18 aprile 1983 e quindi santa il 30 aprile 2000, isituendo, nella circostanza, la festa della Divina Misericordia da celebrarsi, secondo il calendario liturgico, la prima domenica dopo Pasqua.
Terza di dieci figli di una famiglia contadina, Faustina non riesce a finire le scuole elementari ed è costretta a lavorare come domestica per potersi mantenere. Tuttavia, riesce a superare gli ostacoli che fino ai vent’anni le impediscono di entrare in una congregazione religiosa e finalmente, il 1° agosto 1925, viene accolta come postulante fra le suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, a Varsavia. Inizia così, anzi continua un rapporto mistico con Dio che era iniziato quando, davanti a un tabernacolo, avendo ricevuto l’ordine di partire per Varsavia e di entrare in convento. Il rapporto di suor Faustina con il Signore è narrato nel suo Diario ed è una delle letture più belle ed edificanti che si possano fare, anche se la devozione alla misericordia affidata a suor Faustina è conosciuta soprattutto per il quadro, diffusissimo nel mondo cattolico, che Gesù le ha detto di dipingere e che lo raffigura con una mano benedicente e con l’altra sul petto, dalla quale escono due raggi, uno rosso  e l’altro bianco; sotto il dipinto si trova la scritta “Gesù confido in te…”.
L’enciclica di Giovanni Paolo II riprende la dottrina e l’esperienza trasmessa da santa Faustina senza peraltro mai nominarla.
Essa parte dalla constatazione che la mentalità contemporanea lascia poco o nessun spazio alla misericordia.
Al contrario, la Sacra Scrittura racconta l’opera misericordiosa di Dio già nell’Antico Testamento, quando Israele sperimenta l’azione provvidenziale del Signore nell’Esodo, quando si trova prigioniero, ma soprattutto quando viene aiutato a liberarsi dal peccato, che è un male molto più grande e pericoloso della prigionia da parte di un altro popolo.
Ma è soprattutto nella parabola del figliol prodigo che viene approfondita la nozione di misericordia presente nell’Antico Testamento.
Per la verità il termine non compare nella parabola, che però esprime la realtà della conversione, che l’enciclica definisce “la più concreta espressione dell’opera dell’amore e della presenza della misericordia nel mondo umano”. Perché la misericordia non consiste tanto nello sguardo pieno di compassione rivolto al male, fisico o morale, ma nella rivalutazione e nel trarre “il bene da tutte le forme di male, esistenti nel mondo e nell’uomo”.
Qui siamo di fronte a una delle caratteristiche più straordinarie del cristianesimo: che l’amore di Dio Padre è più potente della morte, come lo stesso Gesù ha potuto sperimentare nella Resurrezione.
Convertirsi significa scoprire la misericordia di Dio, cambiare direzione, andare incontro lasciandosi trasformare, e così passare dalla morte alla vita attraverso l’amore.
Viene in mente il diverso atteggiamento di Giuda e di Pietro di fronte alla misericordia di Dio; il primo, consapevole dell’enormità del male commesso, pentito quindi, ritiene però la misericordia del padre incapace di perdonarlo, e si impicca. Pietro, invece, conosce l’amarezza del tradimento, come Giuda, ma decide di mettersi nelle mani misericordiose di chi lo vuole salvare, e ritrova la vita. Come loro, anche gli uomini di oggi hanno bisogno della misericordia divina. Perché hanno peccato, abbiamo peccato – bisogna sempre ricordare che stiamo parlando anche di noi stessi, di me che scrivo anzitutto – e hanno costruito sul peccato le strutture della loro convivenza.
Questa è la principale differenza fra il mondo moderno, sia quello ideologico del ‘900 che quello successivo alla caduta del muro di Berlino nel 1989, e le altre epoche della storia del mondo occidentale, dove forse si peccava anche di più, ma non si teorizzava il peccato, non si esaltava il male come fosse il bene.
Il mondo di oggi ha espulso il senso del peccato dalla propria cultura e non può comprendere quindi il bisogno di essere perdonato. Tuttavia, quando gli uomini rifletteranno sul recente passato e capiranno cos’è stato, per esempio, il Novecento, il secolo dei genocidi, delle due guerre mondiali e del terrorismo politico, con i quasi cento milioni di morti a opera del comunismo, con i milioni di innocenti uccisi prima di nascere, con le famiglie distrutte dalla rivoluzione sessuale e dalla droga, con la menzogna diventata pratica abituale nella vita commerciale e politica, con l’autodemolizione delle comunità ecclesiali, allora forse sentiranno la necessità di guardare altrove per cercare un  significato per la propria vita, e incontreranno Dio, “ricco di misericordia”. Il Quale li perdonerà anche perché cercheranno di costruire un mondo migliore di quello che hanno ereditato.

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“O Maria, Vergine Immacolata,
Puro cristallo per il mio cuore,
Tu sei la mia forza, o àncora potente,
Tu sei lo scudo e la difesa dei deboli cuori.

O Maria, tu sei pura ed impareggiabile Vergine e Madre insieme.
Tu sei bella come il sole, senza alcuna macchia,
Nulla è paragonabile all’immagine della Tua anima.

La Tua bellezza ha affascinato il tre volte Santo,
Sceso dal cielo, abbandonando il trono della Sua sede eterna,
E prese corpo e sangue dal Tuo cuore,
Nascondendosi per nove mesi nel cuore della Vergine.

O Madre, o Vergine, nessuno riesce a comprendere
Che l’immenso Iddio diventa uomo,
Solo per amore e per la Sua insondabile Misericordia.
Per merito Tuo, o Madre, vivremo con lui in eterno.

O Maria, o Vergine Madre e Porta del cielo,
Attraverso te ci è venuta la salvezza,
Ogni grazia sgorga per noi dalle Tue mani
E solo la Tua fedele imitazione mi farà santa.

O Maria, o Vergine, o Giglio più bello,
il Tuo Cuore è stato il primo tabernacolo per Gesù sulla terra,
Perché la Tua umiltà è stata la più profonda
E per questo sei stata innalzata sopra i cori degli angeli e sui santi.

O Maria, dolce Madre mia,
Affido a Te l’anima, il corpo ed il mio povero cuore.
Sii la Guardiana della mia vita
E soprattutto nell’ora della morte, nell’ultima battaglia”.

(santa Faustina Kowalska, La Misericordia Divina nella mia anima. Diario di santa Faustina Kowalska della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2001, p. 86).
www.divinamisericordia.it

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Cronaca di una vera Messa di riparazione

Posté par atempodiblog le 27 janvier 2012

Cronaca di una vera Messa di riparazione dans Articoli di Giornali e News chiesa

Tante persone hanno riempito la grande chiesa di san Pio X, nella piazza milanese antistante il Politecnico, la sera del 24 gennaio, nella stessa ora, le nove di sera, in cui veniva inaugurato lo spettacolo di Romeo Castellucci al Teatro Parenti, che tanto ha attirato l’attenzione dei media per le offese al Volto di Cristo.

Persone “normali”, chiamate da un parroco “normale”, don Marco Barbetta, che ha pronunciato parole semplici e belle prima della Messa e durante la breve omelia, parole che almeno noi vorremmo ricordare visto che i giornalisti di Repubblica e del Corriere hanno preferito seguire la bagarre un po’ folkloristica con cui lo spettacolo è stato accolto da gruppi eterogenei nei pressi dello stesso teatro milanese, mentre neppure il quotidiano dei cattolici italiani ha ritenuto meritevole di una cronaca una Messa celebrata nella stessa città dove Avvenire viene pubblicato.

Anzitutto un ipotetico cronista avrebbe potuto descrivere la gente intervenuta. Parrocchiani anzitutto, e poi esponenti delle associazioni e dei movimenti che avevano invitato i loro aderenti a partecipare alla celebrazione, famiglie, tanti giovani e molti che hanno letto l’invito sulle pagine web della Bussola Quotidiana. Persone per niente esagitate, che hanno pregato accogliendo il messaggio centrale del parroco, ossia che la Messa di riparazione è una celebrazione straordinaria, al di fuori dall’orario consueto delle celebrazioni liturgiche, soltanto perché risponde a un evento pubblico, ma si rivolge anzitutto al cuore di ciascuno dei presenti. Un fatto oggettivamente offensivo del Volto di Cristo e della sensibilità di tanti milanesi cattolici potrebbe diventare l’occasione di conversione per ciascuno dei presenti, ha ricordato il parroco, e così possa nascere il bene dal male, come solo Dio è capace di fare.

Conversione è la parola che più ha accompagnato la celebrazione liturgica, accanto all’altra, inevitabilmente al centro dell’attenzione, del Volto di Cristo. Anche perché don Barbetta ha celebrato la liturgia della conversione di san Paolo, ricordando appunto come il cuore dell’uomo possa passare dalla persecuzione, dalle offese, all’amore totale, alla dedizione, così come appunto avvenne a Saulo di Tarso.

Sul cuore dell’uomo il parroco ha insistito, ricordando che la Messa che celebrava voleva riparare a un’offesa, ma nessuno si permetteva di giudicare il cuore dell’artefice dello spettacolo teatrale, verosimilmente pieno di contraddizioni, conflitti e sostanzialmente incomprensibile a chiunque non sia Dio, l’Unico che può veramente scrutare i cuori. D’altra parte, una fede autentica, una venerazione sincera del Volto di Cristo non può rinunciare a un giudizio, anche artistico: l’arte infatti ha una dimensione oggettiva e non può essere confinata alle intenzioni dell’artista.

Don Barbetta ha anche ricordato come l’episodio dello spettacolo teatrale di Castellucci sia soltanto uno dei tanti che offendono la Chiesa nella nostra epoca. Infatti la Messa era celebrata anche con l’intenzione di fare memoria dei tanti martiri cristiani di questi ultimi mesi in diverse nazioni del mondo, uno ogni cinque minuti secondo recenti statistiche, e per ricordare il diritto alla libertà e al rispetto dell’identità religiosa.

All’uscita, sempre l’ipotetico cronista avrebbe potuto raccogliere i commenti dei partecipanti. Avrebbe così potuto cogliere uno stile fermo e pacato, convinto che la fede deve diventare cultura per essere autentica e dunque non può non giudicare gli avvenimenti che a diverso titolo la riguardano, compresi quelli artistici … e un po’ blasfemi.

di Marco Invernizzi – La Bussola Quotidiana

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