Un giro d’Italia mariano

Posté par atempodiblog le 13 novembre 2020

Un giro d’Italia mariano
di Giampaolo Mattei – L’Osservatore Romano

Un giro d’Italia mariano dans Apparizioni mariane e santuari Papa-e-Madonna-Rue-du-Bac

Un “giro d’Italia” mariano per ridare speranza, fiducia a un popolo alle prese con l’emergenza sanitaria e sociale. Per incoraggiare, Vangelo alla mano, chi vede l’orizzonte nero. Del resto, dicono con un sorriso i missionari vincenziani che hanno messo su questo progetto di evangelizzazione, «tanto più i tempi sono difficili tanto più ci si rivolge alla Mamma».

È proprio con questo spirito semplice, di popolo, che l’immagine della Madonna — espressione della spiritualità della Medaglia miracolosa di santa Caterina Labouré — girerà l’Italia in lungo e in largo, per un anno, e porterà ovunque anche la corona del rosario benedetta che Papa Francesco, personalmente, ha voluto mettere al collo della statua, incontrando — mercoledì mattina, 11 novembre, in Vaticano — i promotori del pellegrinaggio.

Sono le persone, le comunità, e non i luoghi le mete di questo pellegrinaggio a 190 anni dalle apparizioni mariane a Parigi, a Rue du Bac. «Si parte dai poveri» affermano i vincenziani. E uno slancio molto forte verrà sicuramente proprio dalla Giornata mondiale dei poveri che si celebrerà domenica 15 novembre.

Insomma portando in spalla la statua della Madonna, «con tutto il vigore spirituale della Medaglia miracolosa», i missionari busseranno alle porte delle persone emarginate, degli ammalati, degli anziani soli, di coloro che vivono la sofferenza. E anche dei giovani. Perché, ricordano, «la pandemia sta rendendo ancora più gravi le emergenze sociali».

Maria-della-Medaglia-Miracolosa dans Articoli di Giornali e News

Il 27 novembre si celebrerà la festa della Beata Vergine della Medaglia miracolosa e il pellegrinaggio in Italia dell’immagine di Maria inizierà — nel rispetto delle norme anti-covid — martedì 1° dicembre per concludersi il 22 novembre 2021. Ecco il calendario: 1° dicembre – 1° gennaio 2021: Lazio, Marche, Umbria; 2 gennaio – 3 febbraio: Campania; 4 febbraio – 28 febbraio: Calabria; 1° marzo – 31 marzo: Sicilia; 1° aprile – 30 aprile: Puglia, Basilicata e Abruzzo; 1° maggio – 31 maggio: Toscana e Liguria; 1° giugno – 30 giugno: Piemonte e Lombardia; 12 settembre – 13 ottobre: Emilia Romagna e Triveneto; 19 ottobre – 22 novembre: Sardegna.

Un pellegrinaggio popolare per questo tempo difficile, dunque. Ma non è che nel 1830 — quando Maria apparve alla giovane religiosa vincenziana Caterina Labouré — le cose andassero poi tanto meglio. La Francia viveva un tempo complicato — spiegano i missionari — segnato da una seconda rivoluzione e da lotte fratricide. Ed ecco che Maria interviene in quella storia dicendo: “Sono con voi e se venite a me troverete consolazione”». Ecco perché, dicono, «vogliamo semplicemente testimoniare che Maria è vicina, è madre di coloro che oggi sono più in difficoltà: pensiamo alle donne e agli uomini che vivono nei tanti luoghi della sofferenza, negli ospedali soprattutto, ma anche nelle case di riposo per gli anziani e nelle strutture per i poveri».

In sostanza, l’obiettivo del pellegrinaggio è ricordare, con i fatti, che davvero «Maria non lascia mai solo nessuno». E tutto questo, ci tengono a far notare i promotori, «nella semplicità più totale» come suggerisce il Vangelo. A conferma che un pellegrinaggio è sempre un fatto di popolo.

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Rue du Bac nella sala Clementina

Posté par atempodiblog le 13 novembre 2020

Rue du Bac nella sala Clementina
di Giampaolo Mattei – L’Osservatore Romano

Rue du Bac nella sala Clementina dans Apparizioni mariane e santuari Santo-Padre

Alzandosi sulla punta dei piedi e protendendosi il più possibile in avanti con le braccia, Francesco ha voluto personalmente mettere la corona del rosario al collo della statua della Madonna — espressione della spiritualità della Medaglia miracolosa di santa Caterina Labouré — che per un anno sarà portata in tutta Italia, in pellegrinaggio, in particolare tra i poveri e gli ammalati, a 190 anni dalle apparizioni a Parigi, a Rue du Bac.

Mercoledì mattina, 11 novembre, alle 8.55, prima dell’udienza generale, Francesco ha accolto nella sala Clementina la piccola delegazione che sta per dare vita a questo vero e proprio “giro d’Italia mariano”. Il Papa ha compiuto il gesto di porre la corona sulla statua — significativo nella sua semplicità — dopo essersi raccolto in preghiera davanti all’immagine, averla accarezzata con la mano per poi tracciare su se stesso il segno della croce.

Rue-du-Bac dans Articoli di Giornali e News

A presentare a Francesco questa iniziativa del “pellegrinaggio di Maria” in Italia sono stati il superiore generale della congregazione della Missione, padre Tomaž Mavrič; padre Erminio Antonello, superiore provinciale vincenziano per l’Italia; e padre Valerio Di Trapani, che si occupa dell’organizzazione pratica dell’evento. Con loro c’era Amerigo Pompili, il falegname che ha realizzato la teca per poter trasportare l’immagine mariana (scolpita negli anni ’50, è stata restaurata per l’occasione). E con particolare familiarità, poi, il Papa ha salutato suor Stefania Monti e suor Antonietta Collacchi, rispettivamente superiora della comunità delle Suore vincenziane a Santa Marta e responsabile del Dispensario pediatrico in Vaticano.

Francesco ha firmato una pergamena che ricorda la sua benedizione dell’immagine per il pellegrinaggio e ha ricevuto in dono due bottiglie di vino sloveno per la celebrazione della messa. A ciascuno dei presenti il Papa ha dato una corona del rosario.

Papa-e-Madonna-della-Medaglia-Miracolosa dans Coronavirus

Il 27 novembre si celebra la festa della Beata Vergine della Medaglia miracolosa e il pellegrinaggio in Italia dell’immagine di Maria inizierà (nel rispetto delle norme anti covid) martedì 1° dicembre per concludersi il 22 novembre 2021.

Ecco il calendario:

1° dicembre – 1° gennaio 2021: Lazio, Marche, Umbria;
2 gennaio – 3 febbraio: Campania;
4 febbraio – 28 febbraio: Calabria;
1° marzo – 31 marzo: Sicilia;
1° aprile – 30 aprile: Puglia, Basilicata e Abruzzo;
1° maggio – 31 maggio: Toscana e Liguria;
1° giugno – 30 giugno: Piemonte e Lombardia;
12 settembre – 13 ottobre: Emilia Romagna e Triveneto;
19 ottobre – 22 novembre: Sardegna.

La statua sarà portata anzitutto nei luoghi d’accoglienza per i poveri, con lo slancio della Giornata mondiale che si celebra domenica prossima. Poi anche nelle parrocchie, con particolare attenzione ai giovani. E non mancherà la preghiera per le vittime del covid e per quanti sono alle prese con l’emergenza sanitaria e sociale.

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San Massimiliano Kolbe: “Ave Maria” è la sintesi della sua vita

Posté par atempodiblog le 14 août 2020

San Massimiliano Kolbe: “Ave Maria” è la sintesi della sua vita
Oggi la Chiesa ricorda San Massimiliano Kolbe, francescano polacco ucciso ad Auschwitz il 14 agosto del 1941. Ripercorriamo la sua vita alla luce del profondo legame con Maria alla vigilia della Solennità dell’Assunta
di Amedeo Lomonaco – Vatican News

San Massimiliano Kolbe: “Ave Maria” è la sintesi della sua vita dans Articoli di Giornali e News Kolbe

“Ave Maria”. Sono queste le ultime parole che San Massimiliano Kolbe, nato in Polonia nel 1894, pronuncia ad Auschwitz, il 14 agosto del 1941, prima di morire. L’ultimo tratto della sua vita è un calvario condiviso con altri prigionieri del campo di sterminio. Dopo la deportazione, è spogliato del saio francescano ed è destinato ai lavori più umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Riceve il numero di matricola 16670. Dopo la fuga di un prigioniero, dieci detenuti vengono destinati al cosiddetto bunker della fame nel Blocco 13 e sono condannati a morire di fame. Padre Kolbe offre la sua vita in cambio di un padre di famiglia,  Franciszek Gajowniczek, che molti anni dopo ricorda quel drammatico momento con queste parole: “Kolbe uscì dalle fila, rischiando di essere ucciso sull’istante, per chiedere al Lagerfhurer di sostituirmi. Non era immaginabile che la proposta fosse accettata, anzi molto più probabile che il prete fosse aggiunto ai dieci selezionati per morire insieme di fame e di sete. Invece no! Contro il regolamento, Kolbe mi salvò la vita”.

Ave Maria
È appena cominciato il mese di agosto del 1941. Padre Kolbe viene rinchiuso nel “bunker della fame”, ad Auschwitz, insieme con altri nove prigionieri. In questo tragico luogo, la disperazione diventa una preghiera comune. Passano i giorni e il “coro” di voci oranti, guidate dal sacerdote francescano, perde di vigore e diventa un flebile sussurro. Dopo due settimane di indicibili sofferenze, solo quattro prigionieri sono ancora vivi. Tra loro, c’è anche padre Kolbe. Le guardie del campo di sterminio decidono allora di accelerare la fine delle loro vite con una iniezione di acido fenico. È il 14 agosto del 1941. Padre Kolbe tende il braccio e le sue parole prima di morire sono l’ultimo sigillo di una vita messa nelle mani di dell’Immacolata. Il giorno dopo, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il suo corpo viene bruciato nel forno crematorio e le sue ceneri si mescolano con quelle di tanti altri condannati a morte. Viene proclamato Santo il 10 ottobre del 1982 padre Kolbe dal Pontefice polacco San Giovanni Paolo II. Nell’omelia, Papa Wojtyła ricorda che l’ispirazione di tutta la vita di padre Kolbe “fu l’Immacolata, alla quale affidava il suo amore per Cristo e il suo desiderio di martirio. Nel mistero dell’Immacolata Concezione si svelava davanti agli occhi della sua anima quel mondo meraviglioso e soprannaturale della Grazia di Dio offerta all’uomo”.  Come i suoi predecessori, Papa Francesco nel corso della visita ad Auschwitz, il 29 luglio 2016 durante il viaggio apostolico in Polonia , ha sostato in preghiera silenziosa presso la cella del martirio del Santo polacco.

Una vita nelle mani dell’Immacolata
È dunque Maria ad ispirare la vita di Padre Kolbe. Nel 1917 fonda la “Milizia di Maria Immacolata”. Lo scopo è quello di « rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l’Immacolata ». Nel 1922, da inizio alla pubblicazione della rivista “Il Cavaliere dell’Immacolata”, per alimentare lo spirito e la diffusione della Milizia. Cinque anni dopo, nei pressi di Varsavia, nasce Niepokalanów, la “Città dell’Immacolata”. Nel 1930,padre Kolbe parte per il Giappone, dove fonda “Mugenzai no Sono” o “Giardino dell’Immacolata”, nella periferia di Nagasaki. Qui si rifugeranno gli orfani di questa città, dopo l’esplosione della bomba atomica. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale la città di Niepokalanów viene trasformata in un luogo di accoglienza per feriti, ammalati e profughi. Dopo aver rifiutato di prendere la cittadinanza tedesca, padre Kolbe  il 17 febbraio 1941 viene rinchiuso nella prigione Pawiak a Varsavia. Pochi mesi dopo, viene deportato nel campo di sterminio di Auschwitz.

Padre Kolbe e la medaglia miracolosa
Padre Massimiliano Maria Kolbe nel 1918, dopo essere ordinato sacerdote, celebra la sua prima Messa a Roma a Sant’Andrea delle Fratte. È il luogo dove, il 20 gennaio del 1842, l’Immacolata Concezione della medaglia miracolosa appare all’ebreo Alfonso Ratisbonne. Il giovane ebreo, che portava la medaglia al collo per scherno, si converte istantaneamente. La medaglia miracolosa è stata coniata per volontà della Madonna espressa a Santa Caterina Labouré nell’apparizione del 27 novembre del 1830. Padre Alfonso Longobardi, vice parroco di Sant’Andrea delle Fratte, ricorda il legame tra padre Kolbe con la chiesa romana non lontana da piazza di Spagna e con la medaglia miracolosa.

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Santa Teresa di Calcutta e la Medaglia Miracolosa

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2016

Santa Teresa di Calcutta e la Medaglia Miracolosa

Santa Teresa di Calcutta e la Medaglia Miracolosa dans Cardinale Angelo Comastri Santa-madre-Teresa-e-la-Medaglia-miracolosa

Madre Teresa di Calcutta era una sostenitrice instancabile della medaglia miracolosa, ne portava sempre numerose con sé e ne distribuiva una quantità enorme. Prendeva una medaglia fra le mani, la baciava, si raccoglieva un attimo in preghiera e poi la regalava. La donava ai bambini con una caramella. Chi conosceva la Madre sapeva che aveva ricevuto un bene prezioso, perché quel gesto di predilezione faceva nascere come un legame indelebile con lei, che garantiva il suo ricordo e la sua intercessione alla Madonna nella preghiera.

Madre Teresa, di passaggio a Parigi, un giorno si recò a pregare proprio a Rue du Bac nella chiesa dove la Vergine apparve a Santa Catherine Labouré. Subito vi fu fermento fra le suore, perché venne riconosciuta e la superiora si affrettò ad andarle incontro per accoglierla degnamente. Non sapendo cosa offrirle di meglio, le chiese se poteva far preparare per lei un buon numero di medaglie perché le portasse con sé. E le chiese: «Quante ne desidera, Madre? 50, 100… o 300?». La Madre la guardò con quel sorriso fra il bonario e il birichino, poi chiese cordialmente: «Andrebbero bene… 30.000? Sì?».

Per diversi anni se le procurò dalle Figlie della Carità della Garbatella a Roma. In cambio, queste le chiesero un giorno di pregare perché Dio mandasse loro qualche vocazione, e quella stessa settimana arrivò una novizia. Madre Teresa donò una medaglietta anche a Mons. Comastri, che la incastrò nel suo anello da arcivescovo.

Anche il miracolo della beatificazione di Madre Teresa è legato alla medaglia miracolosa. Monica Besra, 35 anni, del Bengala Occidentale, soffriva di tumore al ventre, che le si era notevolmente gonfiato. Il 5 settembre 1998, nel primo anniversario della morte della Madre, una suora prese una medaglia miracolosa che era stata a contatto con il corpo di Madre Teresa, la legò intorno al ventre di Monica con uno spago e supplicò: «Madre, oggi è il giorno in cui sei andata in Cielo. Tu amavi i poveri, fa’ qualcosa per Monica, che deve curare i suoi cinque figli». Quella notte il tumore sparì.

Tratto da: SANTA TERESA DI CALCUTTA FB

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La “Medaglia Miracolosa”: Quante Grazie Sai Sopportare?

Posté par atempodiblog le 5 novembre 2015

La “Medaglia Miracolosa”: Quante Grazie Sai Sopportare?
di Fabio Fineschi – La Croce – Quotidiano

medaglia miracolosa

Per buona creanza e professionalità sarebbe bene evitare le autocitazioni ma una volta, da qualche parte, ho scritto: “Scienza e fede sono due modi di usare la ragione”. La seconda, quindi, scaturisce dalla ragione né più né meno quanto la prima. Spesso, in coloro che negano questa cosa, si intuisce il fatto che non si sono mai trovati, o voluti trovare, nella condizione di doversi/volersi confrontare con il trascendente o meglio con il Suo ingresso nella storia degli uomini: La S.S. Rivelazione. Se ne parla, certo, a volte anche troppo ma di frequente La si tratta come una parentesi, un incidente della storia e, comunque, una cosa ormai morta, cristallizzata nei fondali della storia stessa.

Nell’estate del 1997 ero al mare, già da più di un anno non stavo bene, mi ero fatto visitare da svariati specialisti ma nessuno diagnosticava niente: io dimagrivo, avevo addosso un malessere generale, non avevo forze, ero intrattabile e la mia pelle era piena di sfoghi antiestetici. Ogni mattina, prima di andare, di malavoglia, sulla spiaggia mi recavo in chiesa e mi sedevo su una panca con lo sguardo rivolto ad una statua bronzea della Madonna. La pregavo di farmi stare bene, non di guarire perché nessuno mi aveva fatto una diagnosi. La mia mente era confusa, non so neanche se le mie erano vere e proprie preghiere, so solo che mi raccomandavo a Lei ma, credo, mi sarei raccomandato a chiunque. All’epoca era ancora vivo il nonno di mia moglie, già molto anziano, prossimo alla fine e, un paio di volte alla settimana, veniva a casa un medico di base ormai in pensione da tempo, anche lui in là con gli anni, per accudire quest’uomo. Per una serie di circostanze io e quell’anziano medico non ci eravamo mai incontrati. Una mattina, però, non me la sentivo neanche di uscire, restai in casa, e così fui presente all’arrivo del vecchio professionista: dott. Alessandro Rocco. Mentre accudiva il nonno di mia moglie iniziammo a parlare, ci trovammo subito bene, avevamo degli interessi in comune a riguardo della psicologia e della pedagogia. Un attimo prima di andarsene, però, il dottore mi disse chiaramente che io ero molto malato e, senza visitarmi, fece anche una diagnosi rivelatasi poi, a fronte degli esami medici, azzeccatissima. Il piccolo particolare sta nel fatto che quell’anziano medico era devotissimo alla Madonna, si era consacrato a Lei e mi dette in dono una delle medaglie miracolose, quelle che Maria fece far coniare a S. Caterina Labouré durante l’apparizione di Parigi alle ore 17,30 del 27 novembre del 1830. Successivamente il medico mi fece fare la consacrazione alla devozione di Maria e, devo dire, ho beneficiato altre volte delle Sue grazie. L’esortazione della Madonna verso la sorella che sarebbe stata, poi, Santa Caterina Labourè era stata di far coniare innumerevoli medaglie come quella che Le mostrò durante l’apparizione e di raccomandare agli uomini di portarla al collo o, comunque, sempre appresso. Il risultato di tutto questo è ampliamente riscontrabile in rete.

La medaglia: cosa non è
Non è un ferro di cavallo, un corno rosso o un portafortuna, no, quella medaglia è più assimilabile ad un luogo, un punto d’incontro tra la terra e il cielo. Il possesso di quella medaglia comporta l’impegno a stabilire una relazione con Colei che ce ne ha fatto dono: Maria. Mettersi nelle Sue mani, affidarsi a Lei, parlandoci, stabilendo un contatto quotidiano, chiamando in causa durante le nostre fatiche. Uscire dalla logica tutta secolare di poter gestire la vita da soli, di potere e sapere rimediare, con le nostre sole forze, a tutto ciò che ci capita. Personalmente, p r o p r i o attraverso questa esperienza, ho potuto constatare la mia personale fragilità e insipienza. Andando su Google potrete trovare molte notizie a proposito della “Medaglia miracolosa” e anche come procurarvela. L’incontro e il confronto con Maria ci riportano lì, nei giorni e negli anni di quell’evento che ha scosso il mondo, accanto a Lei, a questa Donna che vive da 2000 anni e grazie alla quale tutto è stato possibile. Maria è la radice di carne che lega terra e cielo, eternità e storia terrena. Attraverso la Medaglia miracolosa la Madonna cerca il contatto con gli uomini, Ella desidera dispensarci le Sue grazie ma questo è possibile solo su nostra esplicita richiesta, creando questo rapporto tra noi e Lei. Se preferite, pensate alla Medaglia come ad un arcaico, santo smartphone che vi mette in contatto con la Madre di Dio: io mi permetto di consigliarvelo.

Forse questo è il mio scritto migliore: senza filosofeggiamenti, senza cercare d’aver ragione o di stupire e nella consapevolezza che ogni uomo è quasi sempre meno bello delle parole che scrive.

Cercate la Medaglia miracolosa, provate ad ascoltare il mio consiglio che mi permetto di rivolgere a tutti: credenti e non credenti, di destra e di sinistra, uomini, donne o transgenici che siate. Parlate con Lei, chiedete tutte le grazie di cui ritenete di aver bisogno ricordandovi sempre di quanto Gesù ebbe a dire a Santa Faustina kowalska: “Io ti farò tutte le grazie che tu sarai in grado di sopportare”.

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L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842)

Posté par atempodiblog le 20 janvier 2015

Il raggio che unisce Parigi a Roma nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte porta il nome di Alfonso Ratisbonne
L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842)

L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842) dans Alfonso Maria Ratisbonne Alfonso-Ratisbonne

Un candore divino, che prima abbaglia e poi attira nelle trame dolcissime della sua purezza. La Madonna del Miracolo raffigurata nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, appare così, come l’emblema di un’arte che trasuda grazia, tanto che, anche per chi non crede, sarà difficile restare indifferente davanti a tale bellezza. In pieno centro storico, a due passi da Via Veneto, la Basilica e Santuario mariano di Sant’Andrea delle Fratte è da secoli meta di devoti e turisti, i primi attratti dalla fama della “Lourdes romana”, come la definì Papa Benedetto XV, i secondi, credenti o meno, affascinati dalla sua preziosità barocca. Cupola e campanile sono opera del Borromini, mentre all’interno, ai lati dell’Altare maggiore, si stagliano maestosi i due angeli in marmo che Bernini realizzò per Ponte Sant’Angelo, ma che Papa Clemente IX preferì non esporre alle intemperie.

Il 27 novembre si festeggia la Beata Vergine della Medaglia Miracolosa, un culto che nasce nel cuore di Parigi, per diffondersi in tutto il mondo, ma che con Sant’Andrea delle Fratte ha un legame tutto speciale. Prima di scoprirlo, è necessario ricordare cosa accadde il 27 novembre 1830 in Rue du Bac, una via non molto distante dal Louvre. In questa data la Madonna apparve a Santa Caterina Labouré, suora delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, per affidarle il compito di realizzare e diffondere la Medaglia Miracolosa. Nella visione, i piedi di Maria erano poggiati sul globo terrestre e schiacciavano la testa a un serpente. Le dita delle mani erano ricoperte di anelli, ornati di gemme preziose di varie misure dalle quali si sprigionavano, verso il basso, raggi luminosi di diversa intensità, a seconda della dimensione delle pietre. I raggi, disse la Madonna, erano il simbolo delle Grazie da Lei sparse su quanti gliene domandavano.

La suora vide poi formarsi intorno a Maria un quadro ovale, mentre dalla Sua mano destra a quella sinistra apparve, in semicerchio, la scritta: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Era la rivelazione dell’immagine frontale della Medaglia Miracolosa. Una voce disse alla Santa: “Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia…”. Santa Caterina vide anche il rovescio della medaglia, circondata da una corona di dodici stelle che ricordano il passo dell’Apocalisse: “Una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo” (Ap, 12, 1). È la corona della Madre di Dio che, come regina del Cielo e della Terra, ha potere sulla creazione e tutto ottiene da Dio. Al centro vi erano la lettera “M”, monogramma di Maria, sormontata da una croce con la lettera “I”, monogramma di Gesù. Al di sotto, i Sacri Cuori di Gesù e della Madonna, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trafitto da una spada. Dopo alcune difficoltà, la medaglia venne realizzata da un orafo e, in pochi anni, guarigioni e conversioni furono così tante, che fu necessario coniarne milioni di copie. Oggi, al numero civico 140 di Rue du Bac, sorge un santuario con la Cappella della Medaglia Miracolosa, che ogni anno attira pellegrini in cerca di grazie.

Il raggio che unisce Parigi a Roma nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte porta il nome di Alfonso Ratisbonne, un giovane ebreo che il 20 gennaio 1842 ricevette, proprio in questo santuario, la grazia della conversione. Alfonso, che apparteneva a una ricca famiglia di banchieri, non aveva mai praticato la religione ed era dedito soltanto ai piaceri della vita. Nel corso di un viaggio che l’avrebbe portato sino a Costantinopoli, fu costretto, da una serie di imprevisti, a fermarsi a Roma, città che non avrebbe mai voluto visitare perché cuore del cattolicesimo e sede del papa. Per un semplice atto di cortesia verso il barone Teodoro de Bussière, amico del fratello maggiore (anni prima convertitosi al cattolicesimo), accettò di portare al collo la Medaglia Miracolosa e di recitare la preghiera di San Bernardo: “Ricordati piissima Vergine”.

Il 20 gennaio 1842 Ratisbonne accompagnò Teodoro nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte e, mentre l’amico era a colloquio con il parroco, decise di visitarla. Terminato l’incontro con il prete, Teodoro ritrovò Alfonso inginocchiato e in lacrime davanti alla cappella di San Michele. Stringendo tra le mani la Medaglia Miracolosa, in seguito raccontò di essere stato attratto da una luce sfolgorante e di aver visto la Vergine Maria, così com’è nella medaglietta, in piedi sull’altare della cappella. Nonostante la Madonna non gli avesse detto nulla, Alfonso comprese l’orrore della sua vita di peccato e capì anche la bellezza della religione cattolica. Il 31 gennaio, nella Chiesa del Gesù, fece abiura pubblica e ricevette il battesimo, prendendo anche il nome Maria. Divenne gesuita e lavorò insieme al fratello maggiore, fondatore della Congregazione di Nostra Signora di Sion a Gerusalemme.

Nel 1848 l’altare dell’apparizione, dedicato a San Michele, venne consacrato alla Beata Vergine Maria, in ricordo della Medaglia Miracolosa che Ratisbonne indossava al momento della conversione. Tra i santi e beati che hanno pregato davanti al dipinto della Madonna del Miracolo: san Giovanni Bosco, santa Teresina di Gesù Bambino, san Luigi Orione, san Massimiliano Kolbe.

Ricorda
Il beato Giovanni Paolo II, in visita pastorale nel 1982, disse:

“Spalancate le porte del vostro cuore al Signore. Non temete. L’amore di Dio non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare. Egli offre l’aiuto necessario. Poi c’è Maria, che come dice sant’Alberto Magno, distribuisce a tutti, tutti i beni”.

di Laura Guadalupi – Zenit

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Nostra Signora della Medaglia Miracolosa

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2014

Nostra Signora della Medaglia Miracolosa
Tratto da: josemariaescriva.info

1830. Il panorama politico della Francia e soprattutto l’atteggiamento della gente erano molto cambiati a seguito della Rivoluzione del 1789. La stessa atmosfera del paese si faceva sempre più tesa. Fra tutti gli sconvolgimenti del periodo, Nostra Signora fece udire la sua voce che diceva “Venite ai piedi di questo altare. Qui saranno riversate grazie su tutti”.

Didascalia dell’immagine in francese:
Didascalia dell’immagine in francese: “Ama di essere ignorata!”. Tutta la vita, tutta l’anima di Cathetine Labouré è espressa in queste parole.

Da allora l’invito pressante fatto da nostra Madre durante la sua prima apparizione in Rue du Bac è stato accolto da milioni di persone di ogni estrazione sociale e culturale che sono venute ad inginocchiarsi ai piedi di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa in una cappella nel cuore di Parigi.
Ma chi era la ragazza a cui nostra Signora apparve quel lontano 19 luglio 1830? E perché? Santa Caterina Labouré era allora una giovane di 24 anni che aveva appena cominciato il noviziato presso le Sorelle della Carità, un ordine religioso fondato da San Vincenzo de’ Paoli che si prendeva cura dei malati e dei vecchi.
Nel 1876, poco prima di morire, Santa Caterina mise per iscritto ciò che nostra Signora le aveva detto. “Figlia mia, Dio, nella sua benevolenza, vuole assegnarti una missione. Sarà per te causa di molte tribolazioni, ma le vincerai pensando che tutto quello che fai lo fai per dare gloria a Dio. Sarai perseguitata, ma la mia grazia non ti abbandonerà, perciò non avere paura. Vedrai le cose che è necessario tu dica alla gente, ma nella preghiera ti ispirerò io il modo per dirle. Corrono brutti tempi. Sventure di ogni tipo si abbatteranno sul mondo”.
Il messaggio di Nostra Signora indicava il rimedio: “Venite ai piedi di questo altare. Qui grazie saranno riversate su tutti quelli che le chiederanno con fede e devozione. Saranno riversate in ugual misura sui grandi e sui piccoli”.

José Escrivá, padre di San Josemaría, gli trasmise la sua profonda devozione a nostra Signora della Medaglia Miracolosa
José Escrivá, padre di San Josemaría, gli trasmise la sua profonda devozione a nostra Signora della Medaglia Miracolosa

Durante la seconda apparizione, avvenuta sabato 27 novembre 1830, la vigilia della Prima domenica di Avvento, Santa Caterina vide nostra Signora circondata da un’aureola sulla quale era scritto in lettere dorate “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”. Il comando di nostra Signora era: “Fai coniare una medaglia su questo modello. Quelli che la porteranno al collo riceveranno grandi grazie; le mie grazie saranno molto abbondanti per tutti quelli che confideranno in me”.
Le prime medaglie furono coniate nel Maggio del 1832 e i risultati non si fecero attendere. Da quel momento, alla Medaglia Miracolosa, come venne presto identificata dalla pietà popolare, furono attribuite molte conversioni e guarigioni. Dopo le apparizioni della Madonna, Santa Caterina visse tutta la sua vita nell’umiltà e nel nascondimento. Per i successivi quarantasei anni lavorò in un ospedale per i poveri alla periferia di Parigi, dedicandosi ai doveri più umili. Morì all’età di 70 anni, il 31 dicembre 1876. Fu canonizzata da Papa Pio XII il 27 luglio 1947. La sua festa si celebra il 28 novembre.

San Josemarίa e la Medaglia Miracolosa

Durante la sua vita San Josemarίa si recò a Parigi in molte occasioni per pregare Nostra Signora della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac
Durante la sua vita San Josemarίa si recò a Parigi in molte occasioni per pregare Nostra Signora della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac

Dio ispirò l’Opus Dei nel cuore di San Josemarίa durante un ritiro spirituale presso la casa dei Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli, vicino alla chiesa dedicata a Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, all’angolo fra Via Fernandez de la Hoz e Via Garcia de Paredes a Madrid.
Durante la sua vita San Josemarίa si recò a Parigi in molte occasioni per pregare Nostra Signora della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac.
Nostra Signora della Medaglia Miracolosa è collegata con due avvenimenti della storia dell’Opus Dei.
Nel giorno della sua ricorrenza, il 27 novembre 1924, José Escrivá, padre di San Josemaría, morì dopo aver pregato davanti ad una statuetta della Madonna della Medaglia Miracolosa che era presente nella casa. José Escrivá nutriva una grande devozione per nostra Signora, specialmente sotto il suo titolo di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa. Trasmise questa devozione a San Josemaría. Il 27 novembre 1982 all’Opus Dei venne definitivamente riconosciuto l’assetto giuridico di Prelatura Personale.
L’attuale prelato dell’Opus Dei, il Vescovo Javier Echevarria, si riferisce alla coincidenza di queste due date in una lettera datata 1 novembre 1995. “Fu come se nostro Signore volesse ricordarci che in tutte le nostre necessità noi dobbiamo ricorrere alla Benedetta Vergine Maria, che è onnipotente nelle sue suppliche. Perciò, trovandoci di fronte all’obiettivo apparentemente impossibile della nostra personale santificazione (non siamo niente, tu ed io: solo miseria e fango), ci rivolgiamo con tutta la nostra confidenza a nostra Madre del cielo”.

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Le realtà spirituali hanno un loro pudore

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2014

Le realtà spirituali hanno un loro pudore
Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

Le realtà spirituali hanno un loro pudore dans Apparizioni mariane e santuari Santa-Caterina-Labour

Il silenzio e il nascondimento sono sempre state caratteristiche del pudore. Anche le realtà spirituali hanno un loro pudore, un pudore che neppure la necessità della proclamazione del Vangelo osa intaccare.

Le apparizioni e la vita della veggente, Catherine Labouré, si sono come intrecciate ed unite in questa caratteristica e ci è molto piaciuto e ha suscitato in noi un travolgente desiderio di silenzio contemplativo perché stanchi ormai dalle troppe parole che vengono dette anche nella Chiesa di oggi.

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Santa Caterina Labouré, accogliente rifugio per tutti

Posté par atempodiblog le 21 novembre 2014

Santa Caterina Labouré, accogliente rifugio per tutti dans Misericordia Caterina-Labour

Quale posto occupa Suor Caterina in questa comunità? Sebbene responsabile dell’Ospizio, non partecipa alle deliberazioni e decisioni riguardo alla casa: si fa poco caso della sua persona. E’ solo la “suora regolare”, vaccaia, contadina, suora “tuttofare”, il che sembra del tutto naturale. E, poiché ella appare contenta, non si va tanto per il sottile…

Caterina si compiace di vedere la gioventù della casa e non crea problemi a nessuno. Né in portineria, né altrove; nessuno, infatti, si lamenta di lei che è la brava faccendiera, capace di risolvere i mille problemi, materiali o… caratteriali. Tutto ciò sembra normale e nessuno pensa a essergliene riconoscente.

Suor Dufès, sebbene sia stata avvertita in via confidenziale, che Caterina è la veggente del 1830, la tratta con severità: “Cinque o sei volte – narra Suor Cosnard -, ho visto Suor Caterina in ginocchio davanti a Suor Dufès, che la rimproverava di mancanze da lei non commesse e delle quali non era responsabile. I rimproveri erano vivaci, molto vivaci, ma Suor Caterina, benché innocente, non si è mai scusata. Mi è sembrato, tuttavia, che nel suo animo vi fosse una lotta… Le labbra le si muovevano come volessero aprirsi [...]. La lotta è sempre finita col trionfo dell’umiltà. Sono stata tanto impressionata [...] che ho chiesto a Suor Dufès come poteva trattar(la) così… (Ella) mi rispose, con un tono di grande fermezza: – Mi lasci fare, Sorella mi sento ispirata ad agire così” (n. 291, PAspec 44, p. 652 e n. 937, CLM 2, p. 256).

L’atteggiamento severo della superiora è contagioso: alcune suore istruite, che fanno bella figura nella comunità, non fanno alcun conto della persona e del giudizio di questa suora incolta, le cui maniere e il grembiule sanno di stalla… Come assicura Suor Clavel, una di queste suore “umilia”, “schernisce” la veggente fino a trattarla da “stupida” e “sempliciotta” (n. 970 e 972, CLM 2, p. 298-300). Ma Caterina, accogliente, è un rifugio per le nuove venute, che spesso in questo maledetto quartiere si trovano a disagio o imbarazzate di fronte a compiti nuovi. Se le domestiche le vogliono molto bene, è perché ella è attenta alle loro necessità.

Cecilia Delaporte, la piccola guardarobiera di 20 anni, cade ammalata al suo arrivo nella casa, nel 1868, ed è Suor Caterina che va a farle visita (come Bernardetta visiterà Giovanna Jardet, la servetta ammalata di Nevers, dimenticata nella sua mansarda). Nel gran freddo del tragico inverno 1870-1871, ella porterà a Cecilia “un piumino e un bicchierino di elisir”: “Un giorno – ricorda la ragazza – porgevo i ferri alle suore che stiravano. Suor Caterina si accorse che avevo caldo e mi diede un bicchiere di latte” (n. 1018, PO 85, CLM 2, p. 348).

Tra Caterina, i poveri e i bambini si stabilisce subito un rapporto: tutti quelli che si trovano in imbarazzo ricorrono a lei come a una buona nonna, che ha messo radici nella casa, salvo a dimenticare l’anziana dopo aver imparato a volare con le proprie ali… I vecchi le sono grati perché Suor Caterina mantiene in ordine l’ospizio, quando è diventato un’opera marginale, nell’alveare straripante di attività. E quell’ordine torna a vantaggio di Suor Dufès, che i fondatori avrebbero voluto far partire se così non fosse stato.

Caterina non si risparmia e sembra meravigliosamente presente su tutti i fronti: l’orto e il cortile, la portineria e i poveri. Continua ad addossarsi le faccende pesanti e umili; è sempre lei, infatti, che dà la cera con grande fatica alle scale degli anziani. Si pensa che Suor Caterina sia robusta; tuttavia faccende del genere non sono più per la sua età, che tocca la sessantina! Si meraviglia di sentire talvolta che il cuore le cede… Ma supera il malessere e riprende respiro: volere è potere! Suor Caterina gode una riputazione discreta ma solida come assistente degli agonizzanti… Si priva del sonno secondo le esigenze di queste agonie, frequenti negli anziani: soltanto tra gli uomini, ne muoiono tre o quattro l’anno.

Caterina unisce armoniosamente la cura del corpo alla preghiera e tutti coloro che sono vegliati da lei trovano la pace. Se miscredenti si riconciliano con Dio e, talvolta, fanno una “santa morte” come si dice nella casa. Suor Dufès, alla fine della vita di Suor Caterina, constata che nessuno dei ricoverati è morto senza essersi riconciliato col Signore.

Tratto da: Vita di Caterina Labouré
Fonte: Preghiere a Gesù e Maria

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La preghiera di Santa Caterina Labouré

Posté par atempodiblog le 19 novembre 2014

La preghiera di Santa Caterina Labouré dans Citazioni, frasi e pensieri Apparizioni-di-Rue-du-Bac-a-Parigi

Quando vado alla Cappella, mi metto lì davanti al buon Dio, e Gli dico: “Signore, eccomi, datemi ciò che volete”. Se Egli mi dà qualcosa, sono molto contenta e Lo ringrazio. Se Egli non mi dà niente, Lo ringrazio ugualmente, perché non merito nulla di più. E poi Gli dico, allora, tutto quello che mi viene in mente; Gli racconto le mie pene e le mie gioie, e ascolto. Se voi Lo ascoltate, vi parlerà anche, perché con il buon Dio, bisogna dire e ascoltare, parla sempre quando si va sinceramente e semplicemente.

Santa Caterina Labouré

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Suor Caterina Labouré e l’apparizione di Rue du Bac

Posté par atempodiblog le 15 novembre 2013

Suor Caterina Labouré e l’apparizione di Rue du Bac dans Apparizioni mariane e santuari Santa-Caterina-e-MariaLa veggente suor Caterina Labouré riuscì a sottrarsi a tutti, perfino alla commissione d’inchiesta diocesana istituita dall’Arcivescovo di Parigi. Di solito gli altri veggenti scompaiono dopo il termine delle apparizioni, a Rue du Bac, questa è la via dove si trovava la Cappella del Convento, Caterina è sempre scomparsa a tal punto che nessuno sa, o pochissimi, che lei ha visto la Madonna, neppure le suore e per molti anni neppure la sua superiora. Vive nell’incognito più assoluto. Solo dopo la sua morte se ne verrà a conoscenza e neppure il Vescovo poté incontrarla e parlare con lei benché le avesse promesso di riceverla velata.

L’approvazione ecclesiastica in altri casi è giunta abbastanza presto mentre per Rue du Bac la stiamo aspettando ancora anche se non ce n’è più bisogno. […] Questa apparizione non possiede questo riconoscimento (apparizione mariana ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, quindi con garanzia di autenticità) o meglio riconoscimento ufficiale esplicito, dichiarato, ma soltanto un’approvazione implicita; proprio perché mai fu possibile un processo di verifica perché mai fu possibile da parte della suora. Riconoscimento pratico non solo da parte del Vescovo diocesano ma anche da parte di alcuni Cardinali e da qualche Papa anche se in forma privata, dato che, come si sa, i Papi non usano mai il loro carisma di infallibilità per confermare una rivelazione privata.


Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

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Le mani amorosamente tese di Maria

Posté par atempodiblog le 19 août 2013

Le mani amorosamente tese di Maria dans Apparizioni mariane e santuari Mani-tese-della-Madonna

Caterina Labouré non ha parlato del volto inaccessibile, ma ha ben descritto le mani di Maria. Ha detto che le mani della Vergine, dopo che il globo era scomparso, si sono distese. La Medaglia Miracolosa è caratterizzata da questa ostensione delle mani verso la terra.

Questo gesto delle mani distese sarà identico a quello della Vergine di Lourdes nell’apparizione del 25 marzo e lo si ritroverà nell’apparizione di Pontmain il 17 gennaio 1871.

Il simbolismo delle mani tese è quello dell’accoglienza, più precisamente della compiacenza; è il gesto con il quale un potente desiste, lascia cadere lo scettro e la spada per dare le sue mani offerte. Sono un significato di indulgenza, di bontà soccorrevole e amorosa. Le mani aperte disegnano l’essere disarmato, offerto, che si offre ad un’altra offerta nata dalla gratitudine.

Jean Guitton – La medaglia miracolosa al di là della superstizione. La Vergine a rue du Bac

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La medaglia miracolosa

Posté par atempodiblog le 12 novembre 2012

La medaglia miracolosa
Rendono viva e palpabile l’esperienza della fede. Sono le devozioni popolari, dettate dal Cielo, che resistono al tempo e alla derisione.
E alle accuse di superstizione. La “Medaglia miracolosa”: piccola, bellissima icona che rappresenta l’intera storia della salvezza.
di Rosanna Brichetti Messori – Il Timone

La medaglia miracolosa dans Apparizioni mariane e santuari Medaglia-Miracolosa

Il Concilio Vaticano II ha giustamente richiamato alla centralità del mistero della salvezza imperniato su Gesù Cristo, nel culto liturgico e in quello privato. Questo ha fatto guardare talvolta con sospetto alle tante “devozioni” che caratterizzano da sempre le espressioni concrete della vita di fede. Eppure, se bene intese, esse non solo non ostacolano il giusto rapporto con il Dio trinitario nel Quale crediamo, ma anzi, esprimendolo in simboli, rendono viva, palpabile, l’esperienza stessa del nostro credere. Il ruolo delle devozioni è così rilevante che spesso esse ci sono state suggerite dall’Alto nel corso di apparizioni o di rivelazioni private, poi approvate e riconosciute dalla Chiesa. Per questo vale la pena di rivisitarne alcune.

Cominciamo da quella che viene chiamata la “Medaglia miracolosa”. Questo piccolo oggetto è stato “commissionato” a Caterina Labouré, allora novizia delle Figlie della Carità di s. Vincenzo de’ Paoli da Maria stessa. La veggente riceve l’incarico di far realizzare una medaglia che riproduce esattamente la visione avuta nel corso dell’apparizione del 27 novembre 1830, in Rue du Bac, a Parigi. Sulla facciata anteriore è effigiata Maria poggiante i piedi su un globo raffigurante il mondo, nell’atto di schiacciare la testa a un serpente che tenta di divincolarsi. Dalle sue mani aperte scendono verso il basso fasci di raggi luminosi prodotti dalle pietre degli anelli che ingioiellano le sue dita. L’ovale della medaglia è circondato dalla scritta: “0 Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”. Sul retro della medaglia, trova invece posto il monogramma di Maria, cioè un M maiuscola, al quale si intreccia e si appoggia una croce che si erge fino a sovrastarlo. Sotto di esso, affiancati, due cuori: l’uno coronato di spine, l’altro trafitto da una spada. Tutt’attorno, nell’ovale, un arco di dodici stelle. Pur tra le inevitabili difficoltà che accompagnano eventi così straordinari, il desiderio della Vergine aveva trovato esecuzione e la medaglia aveva ben presto preso le vie del mondo in una miriade di esemplari. Nel 1894 papa Leone XIII istituirà per il 27 novembre, ricorrenza dell’apparizione, la festa liturgica detta appunto della Medaglia miracolosa, mentre nel 1947 Pio XII proclamerà santa la veggente Caterina Labouré. Grande, aveva assicurato Maria, sarebbe stata la protezione e copiose le grazie per chi avesse indossato la medaglia. E così di fatto era avvenuto. Ne restano numerosissime testimonianze tra cui quella clamorosa della conversione improvvisa dell’ebreo Ratisbonne in S. Andrea delle Fratte a Roma.

Ma cos’è, dunque, questa Medaglia miracolosa? Forse una specie di magico talismano da indossare contro il malocchio e altri mali affini? Dice al proposito Jean Guitton: “La frontiera della fede, della devozione, della superstizione si può tracciare difficilmente, per il fatto che qualsiasi atto religioso diventa ‘superstizioso’ agli occhi di chi lo guarda senza credere”. Tuttavia, per chi sappia percorrere le ardite ma insieme semplici vie del simbolo, sia esso un intellettuale o un illetterato, quel piccolo oggetto diventa una bellissima seppure minuscola icona in cui viene racchiusa e rappresentata tutta intera la storia della salvezza. Per dirla sempre con Guitton: “In essa si trova riassunta l’essenza del mistero di Cristo ritratto nel cuore di Maria”.

Vediamo dunque di ripercorrere anche noi questo itinerario spirituale. L’Immacolata, promessa ai nostri progenitori caduti nel peccato, quella Donna che avrebbe schiacciato la testa al serpente, non è solo venuta, ma ora è stata assunta in Cielo da dove, gloriosa, intercede per noi come mediatrice di luce e di grazie divine. La sua umanità pienamente realizzata aiuta a sorreggere le nostre, ancora in faticoso cammino fra i mali del mondo. Dobbiamo rendercene conto, ricorrere a Lei e invocarla come Lei stessa ci ricorda di fare.

Il resto della medaglia ci fa penetrare ancor più profondamente nel mistero da cui trae origine tutto questo. Maria è divenuta tale perché ha saputo aderire al progetto divino di salvezza. Così, in Lei il Verbo divino si è incarnato e poi, accettando di morire in croce, ha portato su di sé l’intero peccato del mondo riscattandolo e vincendolo definitivamente nella risurrezione. Quel sì di Maria è stato dunque decisivo: per questo la croce si intreccia al monogramma del suo nome e da esso si innalza. Una salvezza per l’umanità concepita e voluta anzitutto come dono d’amore: ce lo indicano i due cuori, quello di Gesù che ha accettato di immolare se stesso, e quello di Maria che ha accettato di partecipare senza riserve a questo mistero di morte e risurrezione. Così, il peccato delle origini è stato riscattato; così, il regno di Dio è già presente in mezzo a noi. Anche se sarà pienamente svelato con il ritorno glorioso di Cristo descritto nell’Apocalisse: ma già anticipato nel simbolo all’interno della medaglia. Maria mediatrice della luce che irradia dalle pietre preziose che ornano le sue dita, è già infatti il simbolo della Gerusalemme celeste, è la Donna dell’Apocalisse vestita di sole. Le dodici stelle che sul retro incorniciano il mistero della Madre e del Figlio illuminano al contempo tutta la storia della salvezza: la promessa di redenzione annunciata nel Genesi, si mantiene viva nella fede dei dodici Patriarchi e nell’alleanza con le dodici tribù di Israele. Questa promessa realizzatasi con la morte e la risurrezione di Gesù diffusa nel mondo dai dodici Apostoli e dalla Chiesa loro erede, risplende ora alla luce delle dodici stelle che ne disvelano il compimento. Sono quei nuovi cieli e quelle nuove terre che consacrano Gesù Re dell’universo e glorificano pienamente anche la Madre sua.

Nell’attesa, noi possiamo intanto pregare e, con fondamento, sperare: sollecitati, confortati e aiutati anche da una piccola “miracolosa” medaglia.

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Santa Catherine Labouré

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2011

Santa Catherine Labouré dans Apparizioni mariane e santuari Caterina-Labour

Catherine Labouré è nata il 2 maggio 1806 in un villaggio della Borgogna, Fain les Moutiers. Era l’ottava di dieci figli di Pierre e Madeleine Labouré, proprietari di una fattoria. La morte di Madeleine, a 46 anni, immerse la famiglia nel lutto. Catherine, in lacrime, salì su una sedia per baciare la statua della Madonna e dirle: «Adesso, sarai tu mia madre».
A ventiquattro anni, Catherine, dopo avere superato molti ostacoli, entrò come novizia alla Casa madre delle Figlie della Carità, rue du Bac a Parigi. È qui, nella cappella, che la Madonna le apparve alcuni mesi più tardi, la prima volta fu per il 19 luglio 1830, per annunciarle una missione; la seconda volta, il 27 novembre seguente, per affidarle la medaglia che Catherine sarà incaricata di fare coniare.
L’anno seguente, compiuto il seminario, suor Catherine è destinata a Reuilly, allora sobborgo povero a sud est di Parigi. Fino alla fine della vita servirà i poveri anziani, nel più totale nascondimento, mentre la medaglia si diffondeva miracolosamente in tutto il mondo.
Catherine Labouré morì in pace il 31 dicembre 1876: «Parto per il cielo… vado a vedere Nostro Signore, sua Madre e san Vincenzo».
Nel 1933, in occasione della sua beatificazione, si aprì il loculo nella cappella di Reuilly. Il corpo di Catherine fu ritrovato intatto e trasferito nella cappella della rue du Bac; qui venne installato sotto l’altare della Vergine al Globo.

Tratto da: Chapelle Notre Dame de la Médaille Miraculeuse

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Ecco l’oceano di grazie pronte per noi, ma che noi non chiediamo

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2010

Oggi ricorre il 180° anniversario delle apparizioni della Madonna a Santa Caterina Labouré e della Medaglia Miracolosa.

Ecco l'oceano di grazie pronte per noi, ma che noi non chiediamo dans Antonio Socci 5yaihc

AL LAMENTO E ALL’IMPRECAZIONE DI NOI MODERNI E’ STATO RISPOSTO A RUE DU BAC, PARIGI 1830.

Il 27 novembre 1830, nel convento delle Figlie della Carità (rue du Bac 140, Parigi), alle 17.30 del pomeriggio, la Madonna apparve per la seconda volta a Caterina Labouré, 24 anni, novizia. “Era di una bellezza indescrivibile”, dirà poi la ragazza. La prima volta che le era apparsa, nella chiesina del convento, Caterina era corsa ai suoi piedi appoggiando le sue mani sulle ginocchia della Vergine: “quello fu il momento più dolce della mia vita”.
Dunque quel 27 novembre le apparve con una serie di simboli molti importanti. I suoi piedi poggiavano su un globo e steso sotto c’era un serpente verdastro e giallo. La Vergine Maria, bellissima, aveva fra le mani un altro globo d’oro (sopra cui c’era una croce) e guardando verso il Cielo lo offriva a Dio.
La Madre di Cristo aveva inoltre alle dita delle mani degli anelli con grandi pietre preziose che emanavano un incredibile splendore. Ma non tutte. Più tardi la Madonna spiegò a Caterina: “Questo globo rappresenta il mondo intero e ogni anima in particolare…”. E le pietre preziose che alle sue dita emanano quella luce “sono il simbolo delle grazie che spando sulle persone che me le domandano”.
Poi spiegò dolcemente a Caterina quanto lei è pronta a riversare un mare di grazie su coloro che gliele chiedono, che si affidano a lei e che la invocano. Ma attenzione, rivelò che non si ricorre più a lei: “Le pietre che non emanano luce sono il simbolo delle grazie che non mi domandano”.
Ecco dunque svelato il dramma della moderna apostasia. Nella prima delle grandi apparizioni moderne – attraverso la Santa Vergine – ci viene rivelata la verità: sta per iniziare la grande guerra a Dio, quella in cui gli uomini si lamenteranno, accuseranno il Cielo di sordità, arriveranno fino a bestemmiarlo giudicandolo indifferente ai loro dolori e condannandolo…
Eppure Dio è pronto a riversare un oceano di grazie sui suoi figli, attraverso la Vergine Maria. Purtroppo gli uomini non gliele chiedono, non c’è nessuno che preghi e chieda e voglia “appropriarsi” delle ricchezze del Regno di Dio.
Preferiamo lamentarci o imprecare, pur non di non chiedere al nostro Padre buono attraverso l’intercessione di Maria. Eppure ci è stato detto con chiarezza, da chi sa e può. “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete”, questo aveva proclamato Gesù e non per modo di dire, le Sue parole sono eterne e vere (“passeranno il Cielo e la terra ma le mie parole, mai!”).
Ricordando quel 27 novembre nella famiglia vincenziana e in varie parrocchie, ogni 27 del mese, alle 17.30 (ora dell’apparizione) si recita la supplica, chiedendo le tante “grazie non richieste” che la Vergine di rue du Bac desidera elargire all’umanità e a ciascuno di noi.

SUPPLICA ALLA MEDAGLIA
Da recitarsi alle 17 del 27 Novembre, festa della Medaglia, in ogni 27 del mese, ed in ogni urgente necessità.

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia. Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest’ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d’affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unìsono col tuo. Lo accenderà d’amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l’ora tua, o Maria, l’ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l’ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest’ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione, e l’ora del pieno esaudimento dei nostri voti. Tu che hai promesso proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi. Te lo domandiamo per la tua Immacolata Concezione e per l’amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. – Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest’ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch’essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.

Salve Regina e tre volte “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te”.

di Antonio Socci

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