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La cella 21 di Auschwitz riporta ancora un’incisione del Sacro Cuore

Posté par atempodiblog le 7 juin 2021

La cella 21 di Auschwitz riporta ancora un’incisione del Sacro Cuore
Le incisioni sul muro sono toccanti e ispiratrici almeno quanto un capolavoro di Caravaggio
di J.P. Mauro – Aleteia

La cella 21 di Auschwitz riporta ancora un’incisione del Sacro Cuore dans Articoli di Giornali e News Sacred-Heart-of-Jesus-etched-into-the-wall-of-Cell-21-Auschwitz-by-Stefan-Jasienski

L’arte cattolica ha svolto molte funzioni nel corso della storia, dall’educazione alla fede all’ispirazione spirituale.

Le opere d’arte più famose e apprezzate, ad ogni modo, impallidiscono di fronte a una semplice incisione su un muro di un campo di concentramento nazista. Anche se non è a colori e la definizione non è ottimale, si tratta dell’opera che un artista ha realizzato nel suo momento di massima disperazione, ed esprime la speranza e la fiducia in Cristo di fronte al terrore e alla disperazione che i campi volevano instillare nelle loro vittime.

Nel tragico campo di Auschwitz non sono certo mancate storie ispiratrici di perseveranza cattolica di fronte alla persecuzione. È lì che San Massimiliano Kolbe si è sacrificato per salvare un ebreo, che è poi sopravvissuto e ha partecipato alla beatificazione del sacerdote. L’esempio di San Massimiliano ha ispirato e ispirerà ancora la devozione di intere generazioni.

Le incisioni
Dietro l’angolo della cella in cui San Massimiliano Kolbe è andato incontro al suo destino c’è un altro esempio della pervicacia della fede cattolica. Lì, nella cella 21, ci sono due incisioni: il Sacro Cuore di Gesù e la Crocifissione.

Suor Kathy DeVico, badessa del monastero di Redwoods, identifica l’artista come Stephan Jasienski, secondo tenente delle Forze Armate polacche. Jasienski, prigioniero di guerra, ha inciso quelle immagini usando le proprie dita. È morto ad Auschwitz nel 1944, ma la sua proclamazione della fede è ben visibile ancora oggi.

“Cos’ha impedito al cuore di Stephen di indurirsi per l’amarezza?”, ha chiesto la badessa. “Cosa gli ha impedito di odiare i suoi nemici? Chiaramente la sua preghiera, il suo obiettivo, mentre sedeva nella sua cella delineando quell’immagine con il dito, era far sì che il suo cuore diventasse simile a quello di Cristo. Il cuore di Gesù è immagine del nostro cuore più vero… Forse Stephan ha trovato il suo cuore attraverso quello di Cristo”.

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Amare l’Immacolata, la via per imitare Gesù

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2020

Amare l’Immacolata, la via per imitare Gesù
Durante l’ultimo anno ci siamo avvicinati di più all’Immacolata? L’abbiamo servita? È cresciuto il nostro amore per Lei e perciò per il SS. Cuore di Gesù? Se non ci sono stati progressi, non bisogna scoraggiarsi ma volgersi ancora alla Vergine perché prepari il nostro cuore a purificarsi, accogliere suo Figlio nella Santa Comunione e guadagnare a Lei altre anime. Da un insegnamento di san Massimiliano Maria Kolbe sul significato di vivere come consacrati all’Immacolata.

Novena a Maria SS. Immacolata dans Avvento Maria-Immacolata

La Nuova Bussola Quotidiana pubblica ampi estratti di due meditazioni scritte da padre Massimiliano Maria Kolbe nel 1938 rispettivamente per il mensile Rycerz Niepokalanej (Il Cavaliere dell’Immacolata) e per la sua versione per bambini, il Rycerzyk Niepokalanej (Il Piccolo Cavaliere dell’Immacolata).

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Si sta avvicinando ancora un’altra volta l’annuale solennità, così cara al cuore, dell’Immacolata Concezione.
Noi, consacrati in proprietà all’Immacolata nelle schiere della sua Miliziadiamo uno sguardo all’intero anno trascorso dall’ultima sua festa e interroghiamoci personalmente:

- Durante quest’anno ci siamo avvicinati di più all’Immacolata?

- Il nostro amore verso di Lei è cresciuto?

- Ci siamo avvicinati maggiormente al SS. Cuore di Gesù attraverso l’Immacolata?

- Ci intratteniamo con più familiarità con Gesù nel tabernacolo? e più ancora dopo averlo ricevuto nella S. Comunione?

- L’amore di Gesù ci attrae verso la croce e ci spinge a contraccambiarlo con un amore disposto al sacrificio, a nostre, spese, con la sofferenza accettata per Lui?

In caso affermativo, ringraziamo di cuore l’Immacolata per le sorgenti di grazie che Ella ha impetrato per noi dal SS. Cuore di Gesù e ha riversato su di noi.

Se invece non vediamo dei grandi progressi nell’amore divinonon scoraggiamoci, ma umiliamoci, chiediamo sinceramente perdono all’Immacolata per non aver approfittato a sufficienza delle sue grazie; preghiamola di chiedere perdono al Salvatore, di offrire la giusta riparazione al SS. Cuore di Gesù e di volgere la nostra trascuratezza, la nostra ingratitudine in un bene ancora più grande, in modo che perfino le cadute divengano realmente per noi altrettanti gradini verso una più alta perfezione (per questo solo, infatti, Gesù le ha permesse); e con piena fiducia, con una fiducia illimitata nella sua particolare protezione, lasciamoci guidare da Lei in modo sempre più perfetto.

Ella ci insegnerà il modo di poter - giorno dopo giorno, ora dopo ora, istante dopo istante, nel fedele adempimento dei nostri doveri ordinari e nell’impegno di conformarci alla volontà di Dio – ella ci insegnerà il modo di poter manifestare il nostro amore verso il Cuore divino: un amore generoso, mediante il compimento della sua volontà, nonostante le difficoltà, i sacrifici e le croci (…) [SK 1233].

(…) Allora come prepararci alla festa dell’Immacolata? Come fare per trascorrerla nel modo migliore? Innanzi tutto, laviamo la nostra anima nel sacramento della penitenza, per togliere le macchie del peccato: così facendo essa diventa, almeno un poco, simile all’Immacolata. Inoltre, supplichiamo l’Immacolata affinché prepari il nostro cuore ad accogliere in modo degno il suo divin Figlio Gesù, presente nel Santissimo Sacramento dell’altare: accostiamoci alla Santa Comunione in questo giorno dell’Immacolata Concezione, dedicato a Lei.

Dopo la Santa Comunione pregheremo nuovamente l’Immacolata affinché voglia Lei stessa tener compagnia a Gesù presente nella nostra anima e renderlo così felice come nessuno è mai riuscito a fare finora. La pregheremo affinché Ella voglia offrire a Gesù la giusta riparazione sia per le nostre attuali infedeltà sia per i numerosi torti che Egli subisce nel mondo intero da parte dei peccatori. Ancora, rinnoviamo il nostro atto di consacrazione all’Immacolata. (…) Infine, riflettiamo un poco per chiederci se finora abbiamo servito l’Immacolata con sufficiente entusiasmo (…). Gesù ama assai coloro che lo imitano nell’amore verso la Sua purissima Madre.

E finalmente, per amare con maggiore ardore l’Immacolata, ci impegneremo a pensare a Lei, a leggere e a conversare su di Lei, affinché ciascuno di noi possa conoscerla e amarla sempre di più e possa guadagnare a Lei schiere sempre più numerose di altre anime. La pregheremo soprattutto negli istanti di dubbio, nei momenti di tentazione e di tristezza. Confidando nell’Immacolata, l’anima non ha paura di nulla, non indietreggia di fronte a nessun dovere, fosse pure arduo, assai arduo. [SK 1234]

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Maria stessa ha consegnato all’umanità la Medaglia Miracolosa

Posté par atempodiblog le 26 octobre 2020

Maria stessa ha consegnato all’umanità la Medaglia Miracolosa

Maria stessa ha consegnato all'umanità la Medaglia Miracolosa dans Apparizioni mariane e santuari Apparizioni-della-Madonna-della-Medaglia-Miracolosa-in-Rue-du-Bac-a-Parigi

In diversi tempi la SS. Vergine Maria è venuta in aiuto dei propri figli ed ha offerto svariati modi per raggiungere più facilmente la salvezza e la liberazione degli altri dal giogo di Satana.

Adesso, nell’era dell’Immacolata Concezione, la SS. Vergine ha consegnato all’umanità la medaglia miracolosa, la quale, per mezzo di innumerevoli miracoli di guarigioni e soprattutto di conversioni, conferma la propria provenienza celeste.

Manifestandola, l’Immacolata stessa promise moltissime grazie a tutti coloro che l’avrebbero portata; e poiché la conversione e la santificazione sono grazie divine, la medaglia miracolosa è il mezzo migliore per raggiungere il nostro scopo.

Essa, perciò, costituisce l’arma migliore della Milizia.

San Massimiliano Maria Kolbe

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Maria assunta in Cielo

Posté par atempodiblog le 14 août 2020

Maria assunta in Cielo
Tratto da: Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe

Maria assunta in Cielo dans Fede, morale e teologia Kolbe-e-l-Immacolata

Riportiamo una riflessione di san Massimiliano Kolbe sul significato dell’Assunzione di Maria al Cielo.

Il giorno 15 di questo mese la santa Chiesa, festeggiando l’Assunzione della santissima Vergine Maria, canta con esultanza: «Maria è assunta in cielo, si rallegrano gli angeli, lodano e benedicono il Signore». Spontaneamente in tal giorno noi ci sforziamo di riprodurre nella nostra immaginazione il paradiso tanto atteso; tuttavia, malgrado ogni nostro sforzo, non siamo ancora soddisfatti. Noi ci diciamo che lassù dovrà essere, in certo modo, diverso da come ci raccontano o da quel che leggiamo nei libri. E giustamente; in realtà in paradiso le cose non saranno diverse solo «in un certo modo», ma, si può affermare, in modo del tutto diverso da quello che noi possiamo immaginare. E perché?
Perché noi traiamo tutti i nostri concetti dalle cose che ci circondano, dalle realtà materiali che vediamo qui su questa nostra terra oppure in mezzo agli spazi del firmamento, e solo partendo da tutto ciò noi ci formiamo, mediante i concetti di somiglianza e di casualità, qualche idea a proposito del paradiso. Si tratta, comunque, di un’idea molto e molto imprecisa.
Tutto ciò che ci circonda, fossero anche le cose più belle e più attraenti, è però sempre e da ogni punto di vista limitato. Non esiste qui una bellezza infinita né immutabile.

Tutto ciò che vediamo, sentiamo e proviamo non soddisfa appieno i nostri desideri. Noi vogliamo di più, ma questo «di più» non c’è. Vogliamo che duri più a lungo, ma qui inesorabilmente e sempre sopraggiunge la fine. In paradiso sarà tutto il contrario.
Lì c’è il Bene, la Bellezza infinita: Dio è la felicità senza fine. La differenza, quindi, è assolutamente infinita.
Nella sacra Scrittura e nelle opere dei Padri della Chiesa troviamo molte similitudini tratte dalle nostre conoscenze terrene. Così, ad esempio, san Giovanni paragona il paradiso a una città felice e scrive: «La città non ha bisogno della luce del sole né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. Le nazioni cammineranno nella sua luce…» (Ap 21,23-24). Egli continua immaginando che essa sia costruita con i materiali più preziosi e più belli che si possano immaginare, con l’oro, quindi, e con le più diverse pietre preziose.
Sovente, poi, nelle prediche i sacerdoti si sforzano di abbozzare una raffigurazione del paradiso. Raccogliamo ciò che di più bello e di più buono vi è attorno a noi per comporre con esso il quadro, ma tutto questo è solamente un’immagine lontana, molto lontana, poiché si tratta di somiglianze infinitamente diverse.

In modo ancora migliore descrive il paradiso colui che, già in questa vita, fu rapito fino al cielo per breve tempo, cioè san Paolo, il quale afferma: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1Cor 2,9). È una descrizione ancora più vicina alla verità, poiché mostra l’infinita differenza che passa tra le idee che noi abbiamo circa il paradiso e la realtà.
A ogni modo, possono farsi un’idea di come sarà il paradiso coloro che già qui sulla terra hanno avuto la possibilità di pregustare un piccolo anticipo di paradiso. E ognuno lo può sperimentare. È sufficiente accostarsi alla confessione con sincerità, con diligenza, con un profondo dolore dei peccati e con il fermo proposito di emendarsi. Si sentirà subito una pace e una felicità in confronto alle quali tutti i piaceri fugaci ma disonesti del mondo sono piuttosto un odioso tormento. Ognuno cerchi di accostarsi a ricevere Gesù nel santissimo Sacramento con una buona preparazione; non permetta mai alla propria anima di rimanere nel peccato, ma la purifichi immediatamente; compia bene tutti i propri doveri; elevi umili e frequenti preghiere verso il trono di Dio, soprattutto per le mani della Vergine immacolata; abbracci con cuore caritatevole anche gli altri confratelli, sopportando per amore di Dio sofferenze e difficoltà; faccia del bene a tutti, compresi i propri nemici, unicamente per amore di Dio e non per essere lodato né tanto meno ringraziato dagli uomini, allora si renderà conto di ciò che vuol dire pregustare il paradiso e potrà trovare la pace e la felicità persino nella povertà, nella sofferenza, nel disonore, nella malattia.

Questo pregustamento di paradiso è altresì un sicuro annuncio della beatitudine eterna. In realtà non è facile dominare se stessi nel modo descritto sopra, allo scopo di conquistare questa felicità, ma ricordiamo che chi lo chiede con umiltà e perseveranza all’Immacolata, l’otterrà sicuramente, poiché Ella non è capace di rifiutare alcunché a noi, né il Signore Iddio è capace di rifiutare nulla a Lei.
A ogni modo, tra breve sapremo con esattezza come sarà in Paradiso. Sicuramente tra cent’anni nessuno di noi camminerà più su questa terra. Ma che cosa sono cento anni di fronte a ciò che abbiamo passato?… E poi, chi aspetterà ancora tanti anni?… Fra poco, dunque, purché ci si prepari bene, sotto la protezione dell’Immacolata. (SK 1065)

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San Massimiliano Kolbe: “Ave Maria” è la sintesi della sua vita

Posté par atempodiblog le 14 août 2020

San Massimiliano Kolbe: “Ave Maria” è la sintesi della sua vita
Oggi la Chiesa ricorda San Massimiliano Kolbe, francescano polacco ucciso ad Auschwitz il 14 agosto del 1941. Ripercorriamo la sua vita alla luce del profondo legame con Maria alla vigilia della Solennità dell’Assunta
di Amedeo Lomonaco – Vatican News

San Massimiliano Kolbe: “Ave Maria” è la sintesi della sua vita dans Articoli di Giornali e News Kolbe

“Ave Maria”. Sono queste le ultime parole che San Massimiliano Kolbe, nato in Polonia nel 1894, pronuncia ad Auschwitz, il 14 agosto del 1941, prima di morire. L’ultimo tratto della sua vita è un calvario condiviso con altri prigionieri del campo di sterminio. Dopo la deportazione, è spogliato del saio francescano ed è destinato ai lavori più umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Riceve il numero di matricola 16670. Dopo la fuga di un prigioniero, dieci detenuti vengono destinati al cosiddetto bunker della fame nel Blocco 13 e sono condannati a morire di fame. Padre Kolbe offre la sua vita in cambio di un padre di famiglia,  Franciszek Gajowniczek, che molti anni dopo ricorda quel drammatico momento con queste parole: “Kolbe uscì dalle fila, rischiando di essere ucciso sull’istante, per chiedere al Lagerfhurer di sostituirmi. Non era immaginabile che la proposta fosse accettata, anzi molto più probabile che il prete fosse aggiunto ai dieci selezionati per morire insieme di fame e di sete. Invece no! Contro il regolamento, Kolbe mi salvò la vita”.

Ave Maria
È appena cominciato il mese di agosto del 1941. Padre Kolbe viene rinchiuso nel “bunker della fame”, ad Auschwitz, insieme con altri nove prigionieri. In questo tragico luogo, la disperazione diventa una preghiera comune. Passano i giorni e il “coro” di voci oranti, guidate dal sacerdote francescano, perde di vigore e diventa un flebile sussurro. Dopo due settimane di indicibili sofferenze, solo quattro prigionieri sono ancora vivi. Tra loro, c’è anche padre Kolbe. Le guardie del campo di sterminio decidono allora di accelerare la fine delle loro vite con una iniezione di acido fenico. È il 14 agosto del 1941. Padre Kolbe tende il braccio e le sue parole prima di morire sono l’ultimo sigillo di una vita messa nelle mani di dell’Immacolata. Il giorno dopo, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il suo corpo viene bruciato nel forno crematorio e le sue ceneri si mescolano con quelle di tanti altri condannati a morte. Viene proclamato Santo il 10 ottobre del 1982 padre Kolbe dal Pontefice polacco San Giovanni Paolo II. Nell’omelia, Papa Wojtyła ricorda che l’ispirazione di tutta la vita di padre Kolbe “fu l’Immacolata, alla quale affidava il suo amore per Cristo e il suo desiderio di martirio. Nel mistero dell’Immacolata Concezione si svelava davanti agli occhi della sua anima quel mondo meraviglioso e soprannaturale della Grazia di Dio offerta all’uomo”.  Come i suoi predecessori, Papa Francesco nel corso della visita ad Auschwitz, il 29 luglio 2016 durante il viaggio apostolico in Polonia , ha sostato in preghiera silenziosa presso la cella del martirio del Santo polacco.

Una vita nelle mani dell’Immacolata
È dunque Maria ad ispirare la vita di Padre Kolbe. Nel 1917 fonda la “Milizia di Maria Immacolata”. Lo scopo è quello di « rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l’Immacolata ». Nel 1922, da inizio alla pubblicazione della rivista “Il Cavaliere dell’Immacolata”, per alimentare lo spirito e la diffusione della Milizia. Cinque anni dopo, nei pressi di Varsavia, nasce Niepokalanów, la “Città dell’Immacolata”. Nel 1930,padre Kolbe parte per il Giappone, dove fonda “Mugenzai no Sono” o “Giardino dell’Immacolata”, nella periferia di Nagasaki. Qui si rifugeranno gli orfani di questa città, dopo l’esplosione della bomba atomica. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale la città di Niepokalanów viene trasformata in un luogo di accoglienza per feriti, ammalati e profughi. Dopo aver rifiutato di prendere la cittadinanza tedesca, padre Kolbe  il 17 febbraio 1941 viene rinchiuso nella prigione Pawiak a Varsavia. Pochi mesi dopo, viene deportato nel campo di sterminio di Auschwitz.

Padre Kolbe e la medaglia miracolosa
Padre Massimiliano Maria Kolbe nel 1918, dopo essere ordinato sacerdote, celebra la sua prima Messa a Roma a Sant’Andrea delle Fratte. È il luogo dove, il 20 gennaio del 1842, l’Immacolata Concezione della medaglia miracolosa appare all’ebreo Alfonso Ratisbonne. Il giovane ebreo, che portava la medaglia al collo per scherno, si converte istantaneamente. La medaglia miracolosa è stata coniata per volontà della Madonna espressa a Santa Caterina Labouré nell’apparizione del 27 novembre del 1830. Padre Alfonso Longobardi, vice parroco di Sant’Andrea delle Fratte, ricorda il legame tra padre Kolbe con la chiesa romana non lontana da piazza di Spagna e con la medaglia miracolosa.

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Padre Byles, il sacerdote cattolico che salvò centinaia di persone sul Titanic

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2015

Padre Byles, il sacerdote cattolico che salvò centinaia di persone sul Titanic
de La Redazione di UCCR
Tratto da: Una casa sulla Roccia

Padre Byles

La tragedia del Titanic è nota a tutti. L’affondamento del transatlantico britannico il 15 aprile 1912, dove morirono circa 2000 persone, è entrato nella storia come una delle più grandi tragedie in mare.

Un dramma che spinse anche a riflessioni filosofiche: in pieno positivismo, il Titanic rappresentava il frutto più maturo della scienza e della tecnologia di allora, ostentato come una nave inaffondabile, il pupillo della nuova era. Colato a picco in sole 2 ore, oltre che un’immane tragedia umana diventò anche una ferita mortale alla«presuntuosa convinzione positivistica della totale affidabilità della tecnica e della indiscussa capacità della scienza di fare della specie umana l’assoluta dominatrice della natura, facendo aprire gli occhi agli intellettuali più avveduti sui limiti del sapere tecnologico-scientifico» (R. Timossi, “L’illusione dell’ateismo”, San Paolo 2009, p. 70,71).

Tra i passeggeri, quel 15 aprile, c’era anche un santo, il reverendo cattolico Thomas Byles, 42 anni, in viaggio verso New York per presiedere al matrimonio di suo fratello. Agnes McCoy, una superstite del Titanic, ha raccontato che padre Byles stava leggendo il suo breviario quando la nave urtò contro l’iceberg. Tanti altri passeggeri superstiti hanno testimoniato che il reverendo aiutò centinaia di persone a trovare delle scialuppe di salvataggio e per ben due volte rifiutò il posto sulla scialuppa per cederla agli altri passeggeri.

Desiderava consolare chi era rimasto intrappolato a bordo della nave, assolvendoli dai peccati, confortandoli con la preghiera e impartendo loro la benedizione. Scelse di restare sulla nave, morendo assieme a loro. Le testimonianze sono state raccolte nel sito web: www.fatherbyles.com. Papa Pio X lo definì «martire per la Chiesa».

In questi giorni padre Graham Smith, con il sostegno del vescovo Alan Williams della diocesi di Brentwood, ha avviato l’iter per la causa di beatificazione di padre Byles, che egli considera «un uomo straordinario che ha dato la sua vita per gli altri».

Una storia di santità che ricorda quella del francescano polacco padre Massimiliano Kolbe, che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia ebreo, destinato al bunker della fame, nel campo di concentramento di Auschwitz. Venne ucciso dopo due settimane di totale digiuno, durante le quali confortò e pregò assieme ai condannati superstiti. Secondo le testimonianze, mentre l’ufficiale medico di Auschwitz si apprestava ad iniettarli l’acido acido fenico nelle vene, padre Kolbe lo guardò e gli disse: «L’odio non serve a niente, solo l’amore crea!». Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: «Ave Maria». Era la vigilia della Festa dell’Assunzione di Maria.

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San Massimiliano Maria Kolbe: “Quanto è buona l’Immacolata”

Posté par atempodiblog le 12 septembre 2015

RIFLESSIONI: “Quanto è buona l’Immacolata” – di San Massimiliano Maria Kolbe
Tratto da: Luci sull’Est

immagine madonna della misericordia arzilla

Carissimi figlioli, come desidererei dirvi, ripetervi, quanto è buona l’Immacolata, per poter allontanare per sempre dai vostri piccoli cuori la tristezza, l’abbattimento interiore e lo scoraggiamento.

La sola invocazione ‘Maria’, magari con l’animo immerso nelle tenebre, nelle aridità e perfino nella disgrazia del peccato, quale eco produce nel Suo cuore che tanto ci ama!

E quanto più l’anima è infelice, sprofondata nelle colpe, tanto più questo rifugio di noi poveri peccatori la circonda di amorevole e sollecita protezione.

Ma non affliggetevi affatto se non sentite tale amore. Se volete amare, questo è già un segno sicuro che state amando; ma si tratta solo di un amore che procede dalla volontà. (SK 509).

San Massimiliano Maria Kolbe

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La vita interiore è una cosa fondamentale…

Posté par atempodiblog le 31 août 2015

“Non sono le cose esteriori che ci fanno santi o non santi, ma è il cuore che esprime le nostre intenzioni, le nostre scelte e il desiderio di fare tutto per amore di Dio. Gli atteggiamenti esteriori sono la conseguenza di quanto abbiamo deciso nel cuore, ma non il contrario. Con l’atteggiamento esteriore, se il cuore non cambia, non siamo veri cristiani”.

“Senza un cuore purificato, non si possono avere mani veramente pulite e labbra che pronunciano parole sincere di amore: tutto è doppio, no?, quella doppia vita; parole che pronunciano misericordia, perdono. Soltanto questo lo può fare il cuore sincero e purificato”.

Papa Francesco

La vita interiore è una cosa fondamentale... dans Citazioni, frasi e pensieri Max_Kolbe

La vita interiore è una cosa fondamentale… La vita attiva è la conseguenza della vita interiore e non ha valore se non viene da essa. Vorremmo fare tutto il meglio possibile, con perfezione. Ma se non è collegato alla vita interiore, non serve a nulla. Tutto il valore della nostra vita e della nostra attività dipende dalla vita interiore, la vita dell’amore di Dio e della Vergine Maria, l’Immacolata, e non da teorie né da dolcezze, bensì la pratica di un amore che consiste nell’unione della nostra volontà alla volontà dell’Immacolata.

Prima di tutto e al di sopra di tutto, dobbiamo approfondire questa vita interiore. Poiché si tratta proprio della vita spirituale, i mezzi soprannaturali sono necessari. La preghiera, la preghiera e solo la preghiera è necessaria per far essere la vita interiore e svilupparla; il raccoglimento interiore è necessario.
Non preoccupiamoci di cose non necessarie, ma con mitezza e nella pace, proviamo a custodire il raccoglimento dello spirito e ad essere pronti per ricevere la grazia di Dio. Per questo ci aiuta il silenzio.

di san Massimiliano Maria Kolbe
Tratto da: Milizia Dell’immacolata – Perseveranti con Maria

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La verità ha il carisma dell’inopportunità

Posté par atempodiblog le 3 juin 2015

La verità ha il carisma dell’inopportunità dans Citazioni, frasi e pensieri 28utyyo

A differenza della maschera, che puoi costruirti a tuo piacimento, la verità s’impone con la sua alterità rispetto ad ogni tuo calcolo. Per questo essa ha il carisma dell’inopportunità.

di Monsignor Bruno Forte

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Una Madre dono della bontà e misericordia di Dio

Posté par atempodiblog le 21 février 2015

Una Madre dono della bontà e misericordia di Dio dans Citazioni, frasi e pensieri massimiliano_kolbe

Tu (o DIO) ci hai comandato di diventare bambini, se vogliamo entrare nel regno dei cieli. Tu sai bene che un bambino ha bisogno di una madre: Tu stesso hai stabilito questa legge di amore. La tua bontà e la tua misericordia, perciò, ha creato per noi una Madre, la personificazione della Tu bontà e del Tuo amore infinito, e dalla croce, sul GOLGOTA, hai offerto Lei a noi e noi a LEI…  Inoltre hai stabilito di costituirla Dispensatrice e Mediatrice di tutte le Tue grazie: Tu non rifiuti nulla a Lei, ma neppure Lei è capace di rifiutare alcunché a nessuno…  Diamo uno sguardo dentro noi stessi: non è forse vero che ogni volta che ci siamo offerti con tutta l’anima all’Immacolata, Madre di DIO e Madre nostra, è sempre entrata la pace nel nostro cuore? Chi non lo ha ancora sperimentato, ci provi! Si accorgerà quanto è potente, quanto è buona la Madre di DIO e Madre nostra.

San Massimiliano Maria Kolbe
Tratto da: Missionarie dell’Immacolata

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San Massimiliano Kolbe: l’Apostolo della Medaglia Miracolosa

Posté par atempodiblog le 23 novembre 2014

San Massimiliano Kolbe: l’Apostolo della Medaglia Miracolosa dans Fede, morale e teologia 2uyhism

Raimondo, più tardi divenuto frate francescano conventuale col nome di fra Massimiliano fu beatificato dal Papa Paolo VI nel 1971 e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1982. San Massimiliano che morì  martire del lager nazista di Auschwitz, fu un apostolo zelantissimo della Medaglia Miracolosa. Era nato in Polonia, presso Lodz, il 7 gennaio 1894. Entrato nella congregazione dei Frati Minori Conventuali, aveva studiato per sette anni a Roma, ove fu ordinato sacerdote il 28 aprile 1919. Ancor prima dell’ordinazione sacerdotale aveva creato la Milizia dell’Immacolata e, nel 1922, la rivista “ Il cavaliere dell’Immacolata” che diffonderà in tutto il mondo raggiungendo tirature altissime. Volle celebrare la sua prima Messa nella cappella di S. Andrea delle Fratte, dove l’Immacolata era apparsa ed aveva convertito l’ebreo Alfonso Ratisbonne nel 1842. Una manifestazione faziosa di massoni, avvenuta in Piazza San Pietro nel 1917, aveva scosso il giovane, ancora suddiacono.

Con alcuni compagni, altrettanto decisi e zelanti, aveva allora fondato la “Milizia dell’Immacolata”, che oggi conta milioni di adepti in tutto il mondo. Nel programma tracciato dal fondatore, ogni attività di santificazione propria e di apostolato per la conversione degli eretici e specialmente dei massoni, viene posta sotto il patrocinio dell’Immacolata della Medaglia Miracolosa.

I membri della “Milizia” devono portare al collo la Medaglia: “Sul nostro petto – dice il regolamento – essa sarà come un segno della nostra consacrazione interiore”. Tutti inoltre debbono recitare almeno una volta al giorno la giaculatoria della Medaglia, così modificata: “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi e per quelli che non ricorrono, specialmente per i nemici della Chiesa”. “Le Medaglie – soleva dire il p. Kolbe – sono le mie cartucce”.

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Nel 1926, scriveva nel periodico “Il Cavaliere dell’Immacolata”: “Bisogna distribuire la Medaglia Miracolosa ovunque è possibile: ai fanciulli, perché la portino al collo, ai vecchi e soprattutto ai giovani, perché sotto la protezione  di Maria abbiano la forza sufficiente per esistere alle innumerevoli tentazioni e pericoli che oggi li insidiano. Anche a coloro che non entrano mai in chiesa, che hanno paura della confessione, si fanno beffe delle pratiche religiose, ridono della verità della fede, sono immersi nel fango dell’immortalità, oppure che se ne stanno al di fuori della Chiesa, nell’eresia: a tutti costoro bisogna assolutamente offrire la medaglia dell’Immacolata e sollecitarli affinché la portino volentieri e, contemporaneamente, pregare con fervore l’Immacolata per la loro conversione”.

Una delle più note conversioni operate dal P. Kolbe per mezzo della Medaglia Miracolosa, fu quella del massone polacco Stempowski, che nel 1927 era Gran Maestro della loggia massonica di Varsavia e della Polonia. Il p. Kolbe si recò a trovarlo nella sua abitazione ed ottenne che accettasse una Medaglia e promettesse di portarla con sé. Terminata la guerra e liberata Varsavia nel 1945, Stempowski fu commosso dalla notizia del martirio dell’umile fraticello nel campo di concentramento, fraticello che anch’egli aveva conosciuto. Fu questo caro ricordo che lo ricondusse in seno alla Chiesa Cattolica. Poco dopo morì con la Medaglia Miracolosa tra le mani ed ebbe sepoltura cattolica.

Quando nel 1939 i tedeschi occupano la Polonia, padre Kolbe si trova nella sua terra e non teme di prendere posizione contro i nazisti. Diventa ben presto una figura scomoda, e nel febbraio 1941 è internato nel lager di Auschwitz al blocco 14 con il numero 16.670. La fine del p. Kolbe commuove ancora il mondo. Nel luglio del 1941, per la fuga di un prigioniero dal campo di Auschwitz, il comandante tedesco Fritsch designò dieci detenuti per la cella della morte, al posto di quello fuggito.

Quando il dito del comandante si fermò sul vicino del p. Kolbe, il pover’uomo scoppiò in un pianto disperato, chiamando a gran voce i suoi bambini e la sua sposa. Fu allora che il p. Kolbe fece un passo avanti, dicendo a Fritsch: “Vi prego di accettare la mia vita in cambio della vita di questo padre di famiglia”. – “Chi siete?”. – domandò il tedesco. – “Un sacerdote cattolico”. – “Accetto!”.

Così il p. Kolbe entrò nella cella della morte con gli altri nove. Abituato ad una vita ascetica ed alle rinunzie, egli poté vedere i suoi compagni morire di inedia ad uno ad uno, assistendoli amorosamente. Alla fine i nazisti, per affrettare la sua morte, gli iniettarono nelle vene un terribile veleno. Morì all’età di 47 anni il 14 agosto 1941, vigilia della festa mariana dell’Assunta, e dopo due settimane di indicibili sofferenze nel porgere il braccio per la puntura di acido fenico, fra’ Massimiliano serenamente esclamò: “Ave Maria”. 

Il suo corpo fu subito bruciato dai tedeschi. Il bunker di Auschwitz è sempre pieno di fiori in sua memoria.

di don Marcello Stanzione

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Triduo a San Massimiliano Maria Kolbe

Posté par atempodiblog le 11 août 2014

Triduo a San Massimiliano Maria Kolbe
Tratto da: Preghiere per la famiglia

Triduo a San Massimiliano Maria Kolbe dans Preghiere n32qo7

1. O Dio, che hai infiammato di zelo per le anime e di carità per il prossimo san Massimiliano Maria, concedi a noi di lavorare intensamente per la tua gloria al servizio di ogni uomo, nostro fratello.
Gloria al Padre, Ave Maria

2. O Dio, che in san Massimiliano Maria, seguace fedelissimo del Poverello di Assisi, ci hai donato un apostolo della devozione alla Vergine Immacolata, donaci il coraggio di affidare a Lei i nostri corpi, i nostri cuori, le anime nostre, le nostre attività.
Gloria al Padre, Ave Maria

3. O Signore, Ti supplichiamo, perché sull’esempio di san Massimiliano Maria, impariamo a offrire per Te la nostra vita.
Gloria al Padre, Ave Maria

4. O Signore, Ti chiediamo che quel fuoco di carità che san Massimiliano Maria attinse dal Sacrificio Eucaristico, accenda anche i nostri cuori.
Gloria al Padre, Ave Maria

5. O Vergine Immacolata, Madre del Signore e Madre della Chiesa, ottienici di amarti, di servirti, di testimoniarti con una generosità e un ardore almeno pari a quello del tuo apostolo e martire san Massimiliano Maria.
Gloria al Padre, Ave, Maria

O San Massimiliano Kolbe, prega per noi, aiutaci nella presente difficoltà, ottienici un grande amore verso la Vergine Immacolata, un amore ancor più grande del tuo.

Preghiamo:

O Dio, che hai infiammato di zelo per le anime e di carità per il prossimo San Massimiliano Maria, tuo sacerdote, martire e apostolo dell’Immacolata, concedi a noi, per sua intercessione, di lavorare intensamente per la tua gloria al servizio degli uomini, per rassomigliare anche alla morte al Figlio tuo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

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Della predicazione

Posté par atempodiblog le 11 août 2014

Della predicazione dans Citazioni, frasi e pensieri Beato-Giustino-Maria-della-Santissima-Trinit-Russolillo

“Le belle prediche e l’attività senza la preghiera non portano alcun frutto. Con la preghiera di certo otterrai tutto ciò che è veramente utile. Però devi pregare con molta insistenza e perseveranza; con un fervore sempre maggiore. E per tuo mezzo Iddio compirà miracoli. Sono le ginocchia, non l’intelligenza o la penna, a dare efficacia nell’attività, nella predicazione, nei libri. Preghiera prima e dopo il lavoro. Domanda, ringraziamento e richiesta di perdono”.

San Massimiliano M. Kolbe

Divisore dans Don Giustino Maria Russolillo

“Tu predichi con accento forte e amaro perché c’è molta amarezza nel fondo del cuore. Devi disporti all’amore soprannaturale e quindi a forte dolcezza che deve sentirsi nelle parole. Così gioverai alle anime.

Quanto meno entusiasmo naturale ci sarà nelle tue prediche, e meno elemento sensibile, più saranno sentite da altri e fruttificheranno in altri per il sopravvento in esse del soprannaturale. Amen.

La predicazione [...] è tutta luce di verità e dolcezza di carità, come immagine del Verbo e dello Spirito. Amen. Alleluia”.

Beato Giustino M. Russolillo

Divisore dans Fede, morale e teologia

“Non si offendano le persone con ironie o invettive; specialmente nelle piccole borgate non si dica parola che possa essere giudicata allusiva alla condotta di qualche individuo.

Il predicatore badi a non inasprire menomamente gli erranti. Le sue parole spirino sempre carità e benignità.

Le invettive non ottengono le conversioni: l’amor proprio si ribella. Era questo il metodo che teneva S. Francesco di Sales e che era da lui consigliato. Egli narrava che i protestanti correvano in folla ad udirlo e dicevano che loro piaceva, perché non lo vedevano infuriarsi come i loro Ministri”.

San Giovanni Bosco

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Amare Gesù con il cuore di Maria

Posté par atempodiblog le 17 juin 2014

Giugno: il mese dedicato al Cuore di Gesù. Come ricambiare l’immenso amore che Gesù ha avuto per noi? Ecco il segreto che san Massimiliano ci suggerisce: amare Gesù con il cuore di Maria.

Amare Gesù con il cuore di Maria dans Citazioni, frasi e pensieri 2nv6wm1

Per noi militi dell’Immacolata, l’unico sprone della nostra attività deve essere l’amore al Santissimo Cuore di Gesù.
Che cosa significa Santissimo Cuore di Gesù? Tutti sappiamo che il cuore è il simbolo dell’amore, anche se l’essenza dell’amore è nella volontà. Simbolo di amore è anche il cuore di Gesù. In lui conosciamo l’amore di Gesù.  Tutto si conosce dagli effetti  E Gesù diceva  che l’albero buono si riconosce dai frutti buoni (cfr Mt 7, 17-20). L’amore del cuore di Gesù lo riconosciamo da tanti atti di amore. Tutto ciò che ci circonda è espressione  dell’Amore di Gesù. Tutto  scaturisce dall’amore di Dio. Il Santissimo Sacramento è frutto dell’amore di Dio. Tutta la vita di Gesù e la sua attività è frutto dell’amore del Santissimo Cuore. L’anima che guarda attentamente  tutte queste manifestazioni di amore, vorrebbe ricompensare l’amore con l’amore. Sappiamo però, per esperienza che siamo molto deboli. E qui si manifesta l’amore del Cuore di Dio, che ci dà la sua santissima Madre, perché con il suo Cuore possiamo amare Gesù. Già non con il nostro povero cuore, ma con il cuore Immacolato di Lei. L’amore dell’Immacolata è l’amore più perfetto, con il quale una creatura può amare Dio. Con questo cuore dunque cerchiamo di amare sempre più il Cuore di Gesù e questo sia il nostro più grande scopo. Cercare di conquistare a Lei non solo molte anime, ma il maggior numero possibile e unirle quanto prima  per mezzo di Lei al sacratissimo Cuore di Gesù. Dapprima conquistare il proprio cuore e  poi gli altri. E questo sia il nostro più grande scopo.

Conferenza di Padre Kolbe ai suoi frati a Niepokalanów il 28 giugno 1936
Tratto da: Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe

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«Per Gesù sono pronto a soffrire anche più di così». Un nuovo documentario su Massimiliano Maria Kolbe

Posté par atempodiblog le 17 mai 2014

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Il 28 maggio del 1941 padre Massimiliano Maria Kolbe arrivò nel lager di Auschwitz. Durante il periodo di prigionia, scrisse una sola lettera alla madre, da cui traspare serenità e un totale abbandono alla volontà di Dio: «Mia cara mamma, verso la fine del mese di maggio sono giunto con un convoglio ferroviario nel campo di Auschwitz. Da me va tutto bene. Amata mamma, stai tranquilla per me e la mia salute, perché il buon Dio c’è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto». Ripeteva sempre ai compagni di prigionia, sia ai cristiani che ai non cristiani: «L’odio non è forza creativa; solo l’amore crea… Queste sofferenze non ci spezzeranno, ma ci aiuteranno a diventare sempre più forti. Sono necessarie, insieme ai sacrifici degli altri, perché chi verrà dopo di noi possa essere felice». Diceva spesso: «Per Gesù Cristo sono pronto a soffrire anche più di così. L’Immacolata mi aiuterà». Un prigioniero ebreo disse di lui: «Questo prete cattolico è proprio un galantuomo. Finora uno simile qui non l’abbiamo avuto».

Un nuovo e bellissimo documentario in spagnolo ricorda la figura dell’Apostolo dell’Immacolata.

Tratto da: Il Timone

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