Un pensiero mariano di san Giuseppe Moscati

Posté par atempodiblog le 6 mai 2013

Un pensiero mariano di san Giuseppe Moscati dans Citazioni, frasi e pensieri moscatimariasantissima

O Maria, ricordateVi che siamo vostri, proteggeteci Voi, rendeteci penitenti, convertiteci.

dagli scritti del Prof. G. Moscati

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San Giuseppe Moscati

Posté par atempodiblog le 16 novembre 2012

San Giuseppe Moscati

San Giuseppe Moscati dans Francesco Agnoli sangiuseppemoscati

Medico e professore di prim’ordine, dedicò la sua vita ai malati ed ai poveri, consapevole che sovente “la scienza gonfia”, mentre “la carità edifica”.
Riflettendo sul lavoro del medico, nobilissimo ma incapace, in ultima analisi, di sconfiggere la morte corporale, ricordava che il medico non deve solo essere uomo di scienza, ma anche uomo di carità e amore.
Scriveva: “Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini sono passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell’eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene”.

di Francesco Agnoli

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Novena a San Giuseppe Moscati (da recitarsi dal 7 al 15 novembre).

Posté par atempodiblog le 7 novembre 2012

Preghiera a San Giuseppe Moscati utilizzabile sia come novena sia come triduo. Può essere recitata in preparazione della festa del santo, il 16 novembre, dal 7 al 15 novembre, o in qualsiasi momento per le proprie necessità:

Novena a San Giuseppe Moscati (da recitarsi dal 7 al 15 novembre). dans Preghiere sangiuseppemoscatitomba

O San Giuseppe Moscati, medico e scienziato insigne, che nell’esercizio della professione curavi il corpo e lo spirito dei tuoi pazienti, guarda anche noi che ora ricorriamo con fede alla tua intercessione.

Donaci sanità fisica e spirituale, intercedendo per noi presso il Signore.
Allevia le pene di chi soffre, dai conforto ai malati, consolazione agli afflitti, speranza agli sfiduciati.
I giovani trovino in te un modello, i lavoratori un esempio, gli anziani un conforto, i moribondi la speranza del premio eterno.

Sii per tutti noi guida sicura di laboriosità, onestà e carità, affinché adempiamo cristianamente i nostri doveri, e diamo gloria a Dio nostro Padre. Amen.

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Dio non abbandona nessuno

Posté par atempodiblog le 12 avril 2012

Dio non abbandona nessuno dans Citazioni, frasi e pensieri

“Quali che siano gli eventi, ricordatevi di due cose: Dio non abbandona nessuno.
Quanto più vi sentite solo, trascurato, vilipeso, incompreso, e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un’infinita forza arcana, che vi sorregge, che vi rende capace di propositi buoni e virili, della cui possanza vi meraviglierete, quando tornerete sereno. E questa forza è Dio!”.

San Giuseppe Moscati

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La caducità di tutte le cose

Posté par atempodiblog le 16 novembre 2011

La caducità di tutte le cose dans Citazioni, frasi e pensieri sangiuseppemoscati

« Bellezza, ogni incanto della vita passa! Resta solo eterno l’amore che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l’amore è Dio. Grandiosa morte che non è fine, ma è principio del sublime e del divino, al cui cospetto questi fiori e la bellezza sono nulla. [...] Da fanciullo, guardando dal terrazzo l’ospedale, mi prendeva un salutare smarrimento, e cominciavo a pensare alla caducità di tutte le cose, e le illusioni passavano, come cadevano i fiori dagli aranceti che mi circondavano… ».

San Giuseppe Moscati

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Un lampo nell’eterno

Posté par atempodiblog le 27 février 2011

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« Ma la vita fu definita un lampo nell’eterno. E la nostra umanità, per merito del dolore di cui è pervasa, e di cui si saziò Colui che vestì la nostra carne, trascende dalla materia, e ci porta ad aspirare una felicità oltre il mondo.
Beati quelli che seguono questa tendenza della coscienza, e guardano all’al di là dove saranno ricongiunti gli affetti terreni che sembrano precocemente infranti ».

San Giuseppe Moscati

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Mirate al Cielo

Posté par atempodiblog le 1 février 2011

Mirate al Cielo dans Citazioni, frasi e pensieri sangiuseppemoscati

In tutte le vostre opere, mirate al Cielo, e all’eternità della vita e dell’anima, e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane, e la vostra attività sarà ispirata al bene.

San Giuseppe Moscati

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San Giuseppe Moscati nella terra dei suoi avi

Posté par atempodiblog le 15 novembre 2009

San Giuseppe Moscati nella terra dei suoi avi dans Articoli di Giornali e News sangiuseppemoscati

Un aspetto poco conosciuto della vita di Giuseppe Moscati è il legame con la sua terra “natale”. Argomento a noi caro perché nostra nonna paterna, Luisa Moscati, lo conosceva bene essendo sua cugina e coetanea.
Parlando di terra “natale” non ci riferiamo a Benevento, città in cui Giuseppe Moscati nasce nel 1880, e neppure a Napoli, città in cui si trasferisce con i genitori nel 1884 e in cui vive fino alla prematura morte nel 1927, bensì alla culla della famiglia Moscati, che è l’antichissimo paese di Santa Lucia di Serino, a sette chilometri dal capoluogo Avellino. Il borgo è situato sulla riva destra del fiume Sabato il quale dà il nome all’omonima ridente valle. Alle spalle dell’abitato troviamo, invece, i suggestivi monti di Serino con i loro ricchi boschi.

Famiglia gentilizia e cattolica
La famiglia Moscati, d’origine gentilizia, è presente in Santa Lucia di Serino sin dal sec. XVI e numerosi documenti la indicano già in tale epoca come ricca ed influente. Capostipite del casato è Palmiero Moscati (1480-1560), guarda caso medico come il suo virtuoso discendente!
Sarà suo pronipote Domenico (1608-1675), laureato in legge, ad abbellire ed ingrandire la sua dimora cinquecentesca che è poi quella in cui nasce nel 1836 il magistrato Francesco Moscati, padre di san Giuseppe. Nel 1867 l’apprezzato uomo di legge, nonché di profonda fede, è costretto, per motivi di lavoro, a lasciare l’amato paese natio, ma ogni anno vi torna in villeggiatura, con tutta la famiglia, per riassaporare piacevolmente le proprie radici.
Nel 1868, infatti, sposa donna Rosa De Luca dei marchesi di Roseto la quale gli dona nove figli. Uno di questi, l’ingegnere Eugenio, testimone al processo di canonizzazione del fratello Peppino, così li rammenta: «I nostri genitori furono ferventissimi cristiani e come prova vada la loro scrupolosità nell’educarci in grembo alla religione cattolica colla frequenza esatta dei doveri cristiani e con la recita quotidiana del santo rosario alla Madonna». Quale migliore esempio di santità, quindi, per il giovane Giuseppe, se non quello di mamma e papà?

Palazzo Moscati
Palazzo Moscati, a Santa Lucia di Serino, è una costruzione quadrata con un grande cortile interno. Uno scalone austero conduce al piano superiore ove il primo ambiente che s’incontra, dopo il pianerottolo sovrastato dallo stemma nobiliare, è un salone di attesa.
Qui troviamo una grande tela della Madonna del Carmine, protettrice della casata, e tre ritratti ad olio di antenati (l’amore di Giuseppe Moscati per la Vergine Maria sarà tale da fargli emettere il voto di castità proprio dinanzi a quella immagine della Madonna posta nella chiesa delle Sacramentiste, a Napoli, dove ogni giorno c’era l’esposizione del Santissimo Sacramento).
Durante i soggiorni a Santa Lucia di Serino il Santo occupa sempre la camera da letto più piccola, che è quella che dà sul primo balcone della facciata. A pian terreno della dimora troviamo una cappella gentilizia con ingresso dall’interno e dall’esterno del palazzo, in essa sono stati battezzati per secoli diversi esponenti della famiglia Moscati. Giuseppe, sin dall’infanzia, ama molto pregare nella cappella, custodire i suoi arredi sacri, ornarla di fiori e servire la Messa, la quale è sempre celebrata dal sacerdote Carmelo Moscati, da lui molto amato, nonché cugino di suo padre.
Nei giorni festivi, invece, il magistrato Moscati e famiglia partecipano al Sacro Rito celebrato nella stupenda chiesa settecentesca del Monastero delle Clarisse, ubicata a pochi metri dal palazzo. Ecco cosa dichiara suor Maria Chiarina Rossi: «Il signor presidente Francesco Moscati alcune volte serviva la Messa e godeva tanto di portar l’ombrello al Santissimo, quando si esponeva durante il mese di ottobre. Egli ed i ragazzi se ne stavano tutti inginocchiati a lungo come statue». In tale monastero si sono monacate molte antenate del Santo e ancor oggi si conservano i banchi dove in chiesa i Moscati si accomodavano.
Il luogo che il giovane Peppino più ama della dimora avita, dopo la chiesina, è indubbiamente il giardino sopraelevato che si trova dietro il palazzo. Da esso, infatti, può osservare con meraviglia la verdissima cerchia dei monti di Serino dominata dal monte Terminio (m.1786). E nel silenzio del suo giardino, a cui a 17 anni dedica una bella poesia dialettale, studia, prega e si diletta a coltivare piante e fiori.
Con il padre e i fratelli ogni giorno fa allegre passeggiate o lungo il fiume Sabato, o sui monti serinesi, o andando a far visita a parenti oppure raggiungendo la chiesa del Convento dei Padri francescani che dista da casa una mezz’ora.
Anche dopo la morte dell’amato genitore, il Medico Santo continua periodicamente a tornare nella terra dei suoi avi, terra che ha sempre nel cuore, pure quando si trova molto, molto lontano da essa. Per esempio il 20 luglio 1923, durante il suo viaggio di andata a Edimburgo attraverso la Francia, così annota sul suo diario: «…Attraversiamo delle valli chiuse da monti ricoperti di castagni (Borgone). Qua e là il nastro argenteo dei fiumi: come è simile questo paesaggio a quello indimenticabile di Serino, l’unico posto al mondo, l’Irpinia, ove volentieri trascorrerei i miei giorni, perché rinserra le più care, le più dolci memorie della mia infanzia e le ossa dei miei cari».

“Medico dei poveri”… povero per i poveri
Giuseppe Moscati non sceglie di diventare medico perché suggestionato dai lauti guadagni, bensì perché vuole aiutare i malati in quanto in essi scorge il Cristo sofferente. Il grande clinico Moscati, quindi, è povero, povero perché ciò che guadagna lo dà ai malati poveri, trattiene per sé giusto quel poco che gli basta per vivere! Tutti coloro che lo conoscono, con grande ammirazione, sono consapevoli di ciò. Agli infermi, inoltre, con amore e delicatezza, rammenta pure le “medicine” per “curarsi” l’anima… e quante anime aiuta, il dott. Moscati, in extremis, a salvarsi!
Quando Giuseppe Moscati, in età adulta, va “in campagna”, con questa espressione, infatti, chiama la terra dei suoi avi, lo accompagna di solito la sorella Nina, instancabile catechista e sempre pronta ad assecondare le sue opere caritative.
I due fratelli invero, sono molto uniti e a Napoli vivono insieme. Legatissimi a loro e anch’essi sinceramente credenti erano i cugini, tra cui nostra nonna paterna, Luisa Moscati; costei, una donna minuta e vispa, aveva avuto, per l’epoca, un’ottima formazione scolastica presso l’educandato del Monastero delle Clarisse.
Fino al 1910, anno in cui si sposa con nostro nonno (il farmacista Rocco Perrottelli di San Michele di Serino), vive con i suoi in un secondo palazzo Moscati, a Santa Lucia di Serino, ubicato a pochi metri da una graziosa seicentesca chiesetta dedicata a San Rocco. Nel 1902 i familiari del Santo elargiscono una generosa offerta per il suo restauro.

Scene di vita familiare
L’anno dopo Peppino si laurea, ma rinuncia a feste e a doni da parte dei suoi a condizione che la somma corrispondente venga versata per terminare i lavori di restauro di tale chiesetta. E così avviene! Peppino, quando si trova in paese, spesso va a pregare nella “sua” chiesetta di San Rocco, la quale, di solito, è chiusa, ma lui, avendo avuto la chiave dal rev. don Mariano De Luca, ha libero accesso.
Terminate le orazioni, va a far visita ai suoi cugini che abitano poco distante e sovente è raggiunto dalla sorella Nina. Vengono pertanto accolti con gioia dai nostri bisnonni, entrambi Moscati, da nostra nonna Luisa, la primogenita, e dai suoi sette fratelli. Tutti si radunano nel grande salotto di casa il quale, all’occorrenza, viene illuminato da artistici lumi a petrolio. In questo caso le pareti, rivestite di velluto rosso con piccoli ricami floreali in oro, assumono una calda tonalità che ben accompagna il clima d’affetto e di cordialità in cui si svolge l’incontro tra parenti.
Una volta accomodati su divani e poltrone, la conversazione inizia con il reciproco aggiornarsi sulle novità della città (Napoli) e quelle della campagna (il serinese). I più piccoli di casa intanto servono dolcetti fatti con antiche ricette di famiglia.
Dopo un po’Peppino si alza perché la “tentazione” è troppo forte… in fondo al salone infatti troneggia il pianoforte e lui, amando e conoscendo la musica, non resiste dall’andare a suonare allietando i presenti. Spesso, inoltre, su un grosso volume trascrive musica, trattasi di noti pezzi classici.
A volte poi, in età giovanile, si diverte a fare anche dei bei disegni umoristici che i cugini contenti conservano. Immancabile, infine, e bel tempo permettendo, la passeggiata nel grande giardino dei parenti dove il Santo, forse, si trova ancora più a suo agio in quanto è risaputo il suo amore per la natura.

Verso il Paradiso
Il 12 aprile 1927, martedì della Settimana Santa, improvvisamente, lasciando tutti costernati, “sorella morte” abbraccia il Medico Santo. Il cardinale di Napoli, Alessio Ascalesi, tra i primi a giungere alla camera ardente, si rivolge ai presenti con queste significative parole: «Il professore non apparteneva a voi, ma alla Chiesa. Non quelli di cui ha sanato i corpi, ma quelli che ha salvato nell’Anima gli sono andati incontro quando è salito lassù».
Il giorno del funerale una folla immensa e commossa si stringe attorno alla bara, il Municipio di Santa Lucia di Serino, culla del suo casato, invia una delegazione con l’antico gonfalone comunale.
Le spoglie del medico dei poveri, come sovente veniva chiamato già in vita Giuseppe Moscati, riposano a Napoli, nella chiesa del Gesù Nuovo. Tra i suoi scritti, in famiglia, abbiamo sempre pensato che uno più di tutti potesse riassumere lo stato d’animo che per una vita intera lo ha animato.
Eccolo (datato 17 ottobre 1922): «Ama la verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio».

Tratto da: Radici Cristiane

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San Giuseppe Moscati

Posté par atempodiblog le 15 novembre 2009

San Giuseppe Moscati dans Fede, morale e teologia sangiuseppemoscati

Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880.
Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua prima comunione nella festa dell’Immacolata del 1888. Dal 1889 al 1894 Giuseppe compì i suoi studi ginnasiali e poi quelli liceali al  » Vittorio Emanuele « , conseguendovi con voti brillanti la licenza liceale nel 1897, all’etá di appena 17 anni. Pochi mesi dopo, cominciò gli studi universitari presso la facoltà di medicina dell’Ateneo partenopeo.

E’ possibile che la decisione di scegliere la professione medica sia stata in parte influenzata dal fatto che negli anni dell’adolescenza Giuseppe si era confrontato, in modo diretto e personale, con il dramma della sofferenza umana. Nel 1893, infatti, suo fratello Alberto, tenente di artiglieria, fu portato a casa dopo aver subito un trauma inguaribile in seguito ad una caduta da cavallo. Per anni Giuseppe prodigò le sue cure premurose al fratello tanto amato, e allora dovette sperimentare la relativa impotenza dei rimedi umani e l’efficacia dei conforti religiosi, che soli possono darci la vera pace e serenità. È comunque un fatto che, fin dalla più giovane età, Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui; ma il suo sguardo non si ferma ad esse: penetra fino agli ultimi recessi del cuore umano. Vuole guarire o lenire le piaghe del corpo, ma è, al tempo stesso, profondamente convinto che anima e corpo sono tutt’uno e desidera ardentemente di preparare i suoi fratelli sofferenti all’opera salvifica del Medico Divino.

Il 4 agosto 1903, Giuseppe Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa, coronando così in modo degno il  » curriculum  » dei suoi studi universitari. A distanza di cinque mesi dalla laurea, il dottor Moscati prende parte al concorso pubblico indetto per l’ufficio di assistente ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli; quasi contemporaneamente sostiene un altro concorso per coadiutore straordinario negli stessi ospedali, a base di prove e titoli. Nel primo dei concorsi, su ventun classificati, riesce secondo; nell’altro riesce primo assoluto, e ciò in modo così trionfale che – come si legge in un giudizio qualificato –  » fece sbalordire esaminatori e compagni ».

Dal 1904 il Moscati presta servizio di coadiutore all’ospedale degl’Incurabili, a Napoli, e fra l’altro organizza l’ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e, mediante un intervento personale molto coraggioso, salva i ricoverati nell’ospedale di Torre del Greco, durante l’eruzione del Vesuvio nel 1906.

Negli anni successivi Giuseppe Moscati consegue l’idoneità, in un concorso per esami, al servizio di laboratorio presso l’ospedale di malattie infettive  » Domenico Cotugno « . Nel 1911 prende parte al concorso pubblico per sei posti di aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti e lo vince in modo clamoroso. Si succedono le nomine a coadiutore ordinario, negli ospedali e poi, in seguito al concorso per medico ordinario, la nomina a direttore di sala, cioè a primario. Durante la prima guerra mondiale è direttore dei reparti militari negli Ospedali Riuniti. A questo  » curriculum  » ospedaliero si affiancano le diverse tappe di quello universitario e scientifico: dagli anni universitari fino al 1908, il Moscati è assistente volontario nel laboratorio di fisiologia; dal 1908 in poi è assistente ordinario nell’Istituto di Chimica fisiologica. Consegue per concorso un posto di studio nella stazione zoologica. In seguito a concorso viene nominato preparatore volontario della III Clinica Medica, e preposto al reparto chimico fino al 1911. Contemporaneamente, percorre i diversi gradi dell’insegnamento.

Nel 1911 ottiene, per titoli, la Libera Docenza in Chimica fisiologica; ha l’incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell’Istituto di Chimica biologica. Dal 1911 insegna, senza interruzioni,  » Indagini di laboratorio applicate alla clinica  » e  » Chimica applicata alla medicina « , con esercitazioni e dimostrazioni pratiche. A titolo privato, durante alcuni anni scolastici, insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Per vari anni accademici espleta la supplenza nei corsi ufficiali di Chimica fisiologica e Fisiologia. Nel 1922, consegue la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione.

Celebre e ricercatissimo nell’ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Queste ricerche di pioniere, che si concentrano specialmente sul glicogeno ed argomenti collegati, assicurano al Moscati un posto d’onore fra i medici ricercatori della prima metà del nostro secolo.

Non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi del Moscati – la sua sicura metodologia innovatrice nel campo della ricerca scientifica, il suo colpo d’occhio diagnostico fuori del comune – che suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un’impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Il Moscati è uno scienziato di prim’ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato. L’accettazione della Parola di Dio non è, d’altronde, per il Moscati un semplice atto intellettuale, astratto e teorico: per lui la fede è, invece, la sorgente di tutta la sua vita, l’accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà del Dio personale e dei nostri rapporti con lui. Il Moscati vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così il Moscati diventa l’apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Mentre gli anni progrediscono, il fuoco dell’amore sembra divorare Giuseppe Moscati. L’attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i suoi incontri con Gesù sacramentato.

Quando, il 12 aprile 1927, il Moscati muore improvvisamente, stroncato in piena attività, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole:  » È morto il medico santo « . Queste parole, che riassumono tutta la vita del Moscati, ricevono oggi il suggello ufficiale della Chiesa.

Il Prof. Giuseppe Moscati è stato beatificato da S. S. Paolo VI nel corso dell’Anno Santo, il 16 novembre 1975.

Fonte: vatican.va

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Il primo Santuario alla Beata Vergine di Lourdes in Italia

Posté par atempodiblog le 4 décembre 2008

A Napoli è stato dedicato il primo Santuario alla Beata Vergine di Lourdes. Qui si recava in pellegrinaggio anche San Giuseppe Moscati, di cui si conserva una sua lapide in onore alla Madonna nella Cappella della Grotta. Oggi (4 dicembre) è il giorno in cui si celebra la ricorrenza della inaugurazione della Grotta.

Giovedì 11 Dicembre 2008, in conclusione del 150 anniversario delle Apparizioni di Lourdes, sarà celebrata alle ore diciotto la Messa Solenne presieduta dal Vescovo Di Donna. Al termine ci sarà una fiaccolata dal Santuario all’esterno dove è collocata la statua della Vergine di Lourdes.
 Gradini S. Nicola da Tolentino al Corso Vittorio Emanuele (Cariati) – Fermata Funicolare 80135 Napoli



Figliuolo affezionato e devoto di Maria, S. Giuseppe Moscati onora con particolari pratiche la Vergine Immacolata. È felicissimo nel frequentare la quindicina che ogni anno segue la festività nella Chiesa di S. Nicola da Tolentino. Il freddo, la pioggia, il lavoro, nulla lo trattiene dal partecipare al pubblico omaggio, che si rende alla Madre Celeste, da lui venerata anche sotto altri titoli approvati dalla Chiesa.
Nell’agosto del 1923, di ritorno da Edimburgo, egli appaga il desiderio di pellegrinare alla grotta di Lourdes e, nonostante la stanchezza che da tempo aveva, scrive una lunga lettera ai suoi familiari in cui descrive non tanto l’ambito del Santuario, di cui « dapprincipio non ebbe una grande impressione », e « la statua non bella della Vergine », quanto piuttosto l’esperienza di fede. Egli è colpito dagl’infermi che pregano durante la processione eucaristica e implorano la guarigione.

Forse avrebbe voluto assistere ad un miracolo! Infatti annota: « nessuna guarigione »; ma, da uomo di fede, subito aggiunge: « Iddio che può in un istante ridare la vita, che è onnipotente, si volge ai cuori, alle anime, le inonda di sempre maggiore grazia. Non rimase la Bernadette, quella a cui prima apparve la SS. Vergine, per gli ultimi 8 mesi di sua esistenza paralitica su di una sedia”.

Moscati ha così riportato nel solco della vera fede un sentimento che poteva avere effetti devianti e con le sue riflessioni ha dimostrato ancora una volta di aver perfettamente compreso la sapienza della Croce.Tre anni dopo dedicò alla Vergine di Lourdes nella Chiesa di S. Nicola da Tolentino la seguente lapide:

 

VENI COLUMBA
IN FORAMINIBUS PETRAE
IN CAVERNA MACERIA OSTENDE FACIEM TUAM
SONET VOX TUA
MOSTRA TE ESSE MATREM A.D. 1926
GIUSEPPE MOSCATI


Tratto: gesuiti.it


La lapide è ancora lì ad attestare la devozione di S. Giuseppe Moscati per la Vergine di Lourdes:

Il primo Santuario alla Beata Vergine di Lourdes in Italia dans Apparizioni mariane e santuari 73704487io4

Lapide donata da Francesco e Rosa Moscati al Santuario della Beata Vergine di Lourdes in rigraziamento dell’intervento dell’Immacolata per la guarigione della loro figlia e per un altro favore ricevuto:

lapidemoscatiperfiglia dans San Giuseppe Moscati

Napoli
Santuario di Lourdes
Il Santuario della Madonna di Lourdes, collocato sul dorso del colle di S. Martino in Napoli, a ridosso del Corso Vittorio Emanuele, era in origine una Chiesa fondata dai PP. Agostiniani e dedicata a un Santo Agostiniano, S. Nicola da Tolentino. La Chiesa di San Nicola da Tolentino, come risulta inequivocabilmente dalla documentazione rinvenuta, è da ritenersi costruito tra il 1619 ed il 1631 (anno della sua consacrazione) su progetto di Giovan Giacomo di Conforto.
Dai PP. Agostiniani passò in proprietà dei PP. Certosini e dal 1836 dei PP. Vincenziani con l’annesso Convento per la formazione della gioventù missionaria.
Tra i primi Vincenziani che abitarono questa Casa Religiosa sono Vincenzo Scacciapietra, Arcivescovo di Smirne, S. Giustino de Jacobis, Primo Vicario Apostolico dell’Abissinia.
In occasione del colera del 1836 Giustino de Jacobis promosse una processione della Madonna Immacolata della Medaglia Miracolosa e, per una grazia evidente, il colera cessò. Per gratitudine il Re di Napoli, Ferdinando II di Borbone, fece coniare e diffondere un milione di Medaglie Miracolose in oro, argento e alluminio. Questa statua si conserva in una saletta adiacente la Sacrestia.

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Nell’immagine è possibile vedere la statua collocata nell’angolo destro dove viene posta nel periodo della Novena all’Immacolata.

Il Santuario della Madonna di Lourdes è stato forse il primo in Italia a suscitare e diffondere la devozione all’Immacolata di Lourdes alcuni anni dopo le apparizioni.
Infatti nella prima Domenica di ottobre del 1873 fu esposta alla venerazione dei fedeli un’immagine dell’Immacolata venuta da Lourdes che ancora oggi si conserva come un prezioso ricordo.
Nel 1874 questa immagine di carta fu sostituita da un plastico che raffigura la Vergine nella grotta con Santa Bernardette in ginocchio.
Questo plastico si può ammirare nel Santuario subito a sinistra di chi entra.
Nello stesso anno si recò a Lourdes il primo pellegrinaggio composto dal Comitato Civico Napoletano.
Ritornando dalla Francia, i pellegrini espressero il desiderio di riprodurre nella Chiesa di San Nicola da Tolentino una Grotta in tutto simile a quella di Lourdes.
L’idea fu realizzata. Il 4 dicembre 1875 fu inaugurata la Grotta delle Apparizioni ed insieme fu fondata l’Associazione detta dei <<Pellegrini di Lourdes>>. Degni di nota sono la bellissima statua che fu fatta venire dalla Francia e una pietra estratta dalla grotta di Lourdes , messa in cornice sulla parete destra della Cappella.
La Grotta divenne in breve centro di devozione mariana e meta di pellegrinaggi che da ogni parte della città di Napoli e dalle Provincie vennero per pregare, ascoltare la Parola di Dio e chiedere grazie come a Lourdes.

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Nel 1906 il Papa San Pio X concesse che il Card. Prisco, Arcivescovo, incoronasse, con una corona d’oro la miracolosa statua collocata nel tempietto.
In questo fervore mariano si pensò di arricchire e abbellire la Chiesa che originariamente era semplice e tutta bianca.
Essa misura m. 36×19. Nel 1886 fu ampliato il Presbiterio e l’Altare Maggiore, consacrato da S. Ecc. Mons. Filippo Gallo, Vincenziano, il 14 maggio 1886; fu dedicato alla Madonna di Lourdes.
Fu anche rifatto in marmo pregiato a colori e a disegni artistici tutto il pavimento e dell’atrio.
Ugualmente preziosi sono gli altari laterali, specialmente quello dedicato a S. Nicola da Tolentino (il primo a sinistra di chi guarda l’Altare Maggiore). Il soffitto e le pareti più ampie furono dipinte da esimi artisti quali S. Altamura, Hay, Galloppi, Cannevale.
La tela dell’Altamura è oggi conservata nella “Sala delle Assemblee” al piano chiostro dell’Istituto Vincenziano annesso alla Chiesa.
Caratteristica, forse unica, fra tutte le Chiese d’Italia, è che quasi tutte le pareti, i pilastri del Santuario e persino le pareti della Sacrestia sono ricoperte da lapidi ex-voto attestanti la riconoscenza all’Immacolata di Lourdes per grazie ricevute.
La prima è del 1875, diciassette anni dopo le Apparizioni. Se ne contano più di 3,000.
Nel 1908, cinquantesimo delle Apparizioni di Lourdes, sul piano antistante la scalinata d’accesso al Santuario, fu eretta un monumento in marmo rappresentante la Vergine di Lourdes a protezione delle contrade circostanti.

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Che Ella abbia realmente dimostrata la Sua materna protezione, si rivela dalle lapidi messe all’ingresso del Santuario esprimenti la riconoscenza dei fedeli per lo scampato pericolo durante i terrificanti bombardamenti delle due guerre mondiali.

Tratto dall’opuscolo del Santuario “Maria mi attende… bisogna che io vada!”

Date importanti
11 Febbraio
La quindicina che va dal 18 febbraio al 4 marzo in ricordo delle principali apparizioni a Bernadette.

L’11 di ogni mese alle ore 18 Messa delle Grazie.

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Giuseppe Moscati in tv così lontano dalla realtà

Posté par atempodiblog le 8 octobre 2007

Giuseppe Moscati in tv così lontano dalla realtà dans Articoli di Giornali e News sangiuseppemoscati

D’accordo, le vite dei santi fanno audience, tant’è che proprio mentre trasmettevano lo sceneggiato in due puntate su San Giuseppe Moscati compariva l’annuncio di Chiara e Francesco, ennesima fiction sul Poverello d’Assisi (una all’anno in media). Ma se le biografie agiografiche «tirano» e se, com’è ovvio, sono rivolte a un pubblico familiare (e soprattutto cattolico) da prima serata, che c’entra una scena di sesso, insistito e senza veli, nella prima puntata del Giuseppe Moscati? I santi sono il contrario del politicamente corretto e di certo non amano che si parli di loro nascondendosi dietro il dito della didascalia «liberamente ispirato a». Questa «avvertenza per lo spettatore» dovrebbe giustificare ogni volo pindarico, ma di fatto finisce col piegare il racconto alle regole più mediocri e banali del narrare per immagini.

Così, si prende un santo, persona per definizione eccezionale, e lo si trasforma in un generico buonista da telefilm d’ambientazione sanitaria. Ciò accade perché si diffida della capacità di una vita di santo di essere di per sé spettacolare. Il vero Moscati (che, per inciso, portava gli occhiali e non assomigliava a Beppe Fiorello, bensì all’attore che fa la parte dell’amico-nemico) era uomo da comunione quotidiana, di cui nello sceneggiato non c’è traccia. In tutta la prima puntata lo si vede una sola volta in preghiera e, paradossalmente, davanti al «Cristo velato» della napoletana cappella Sansevero, una scultura massonica ed esoterica. Forse si pensa di vendere lo sceneggiato all’estero, dove nessuno conosce quella statua? Ma lo stesso può dirsi della figura di S. Giuseppe Moscati, e specialmente all’estero.

Il vero Moscati, che fu famoso per l’infallibilità delle sue diagnosi, abilità definita «miracolosa» anche dai suoi colleghi razionalisti e atei, usava consultarsi con Dio prima di pronunciarne una. Al contrario, darebbe alla fiction una profondità che potrebbe aspirare al capolavoro. Lo stesso ragionamento vale per l’espediente escogitato dai soggettisti per spiegare la scelta celibataria del Moscati: una banale delusione d’amore. Invece, nella storia vera, l’ormai illustre cattedratico e scienziato (fu tra gli anticipatori della biochimica) venne chiamato d’urgenza al capezzale di una donna di malaffare. Era uno scherzo di pessimo gusto che sapeva di poter contare sulla carità eroica del santo, il quale non badava al suo rango e nemmeno alla parcella quando c’era da assistere un malato. Quel giorno Giuseppe Moscati si infilò nella chiesa delle Sacramentine e, davanti all’immagine della Madonna del Buon Consiglio, fece voto perpetuo di castità. Ovviamente, si è pensato che la castità non sia «telegenica». E si è persa un’altra occasione per uscire dall’usuale piattezza delle trame. E dire che il cattolicissimo Moscati era un pugno nell’occhio per la classe medica del suo tempo, trasudante positivismo agnostico e scientista: conflitto che da solo bastava a riempire un film. Domanda: perché non affidano a un vero romanziere cattolico i soggetti filmici sui santi?

di Rino Cammilleri
[Da «il Giornale», 30 settembre 2007]

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