Il giorno del tuo battesimo è scritto nei cieli

Posté par atempodiblog le 12 janvier 2020

Il giorno del tuo battesimo è scritto nei cieli dans Commenti al Vangelo Battesimo

Il giorno del tuo battesimo è scritto nei cieli
Anche noi cristiani ricordiamo più facilmente il giorno della nostra nascita di quello del nostro battesimo. Sulla carta di identità, che portiamo sempre con noi, abbiamo scritto quando siamo nati. Per avere il certificato di battesimo invece dobbiamo andare a richiederlo nella parrocchia dove siamo stati battezzati. Bisogna studiare un modo semplice perché tutti i cristiani si ricordino quando e dove hanno ricevuto il battesimo. In questo modo potrebbero più facilmente celebrare questa splendida ricorrenza e visitare il fonte battesimale dove sono diventati figli di Dio. Non vi è dubbio infatti che il giorno in cui sei stato battezzato è ancora più importante di quello della tua nascita. Infatti in quel giorno da semplice creatura di Dio, sei diventato suo figlio e il tuo nome è stato scritto nel libro di coloro che hanno diritto, per la grazia santificante ricevuta, alla gloria e alla gioia del Paradiso.

Col battesimo hai ricevuto la grazia santificante
Mi stupiscono quei genitori che ritardano negligentemente il battesimo dei loro figli. Una volta mi sono arrabbiato con un giovane di quelli che si dicono “cristiani impegnati”, ma che aveva deciso di non battezzare il suo bambino, finché non avesse deciso lui stesso, una volta pervenuto all’età adulta. Evidentemente non si rendeva conto di quali immensi benefici privava suo figlio. Col battesimo infatti veniamo purificati dal peccato di origine, nel quale siamo nati e che ci priva di Dio. Siamo rivestiti della grazia santificante e diveniamo tempio della Santissima Trinità.

Tratto da: Desiderio d’infinito. Vangelo per la vita quotidiana, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

Divisore dans San Francesco di Sales

Rinnova spesso le promesse del tuo battesimo
Nel giorno del tuo battesimo i genitori hanno assunto al tuo posto gli impegni del buon cristiano davanti alla comunità. Ora devi essere tu a rinnovare la tua fede, la tua adesione a Cristo e il tuo impegno per la Chiesa. Nella festività di oggi, come nella notte del Sabato santo e nell’anniversario del tuo battesimo, rinnova con fervore le tue promesse battesimali e ringrazia Dio per averti dato un dono di cui non ne esiste uno più grande.

Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana. Commento ai vangeli festivi Anno A, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

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La divina maternità di Maria e la pace

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2020

La divina maternità di Maria e la pace
Nel grembo verginale è nata la pace
Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana. Commento ai vangeli festivi Anno A, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

La divina maternità di Maria e la pace dans Fede, morale e teologia Padre-Livio

In questo primo giorno dell’anno, quando la liturgia celebra la divina maternità di Maria, la Chiesa, nella persona del grande papa Paolo VI, ha istituito la giornata mondiale di preghiera per la pace. Esiste un legame strettissimo, direi vitale, fra la divina maternità di Maria e la pace. Che cos’è, infatti, la pace se non quel dono divino che Maria offre a questo mondo inquieto nel momento in cui genera Gesù Cristo?

La pace, prima ancora di essere un dono, è una persona. E’ la stessa persona di Gesù, nella quale si riconciliano, stringendo un’alleanza eterna, Dio e l’uomo. Come l’amore ha la sua sorgente in Dio, così è per la pace. Come non può esistere un amore autentico che non abbia in Dio la sua fonte, così non può esistere una pace che non sia partecipazione alla pace divina.

La pace, prima ancora che riguardare i rapporti fra gli uomini, riguarda la relazione di tutti e di ognuno con Dio. Gli uomini sperimentano l’inimicizia e la divisione, perché non sono in pace con Dio. E’ la rottura del legame di sottomissione e di amore della creatura col Creatore a rendere l’uomo lupo all’uomo.

Dopo la ribellione dei progenitori, la discordia è entrata nel mondo. Tradita l’amicizia con Dio, gli uomini si fanno guerra a vicenda. Il dissidio entra nei rapporti di coppia, mentre il gesto di Caino che uccide Abele si ripete e si dilata nella storia, formando un torrente impetuoso di sangue, che nell’ultimo millennio è sfociato nell’orribile tragedia di due guerre mondiali.

E’ nel grembo di Maria che germoglia il nuovo mondo della pace. E’ il Figlio suo, Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, la radice e la fonte perenne della pace.

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Chiediamo a Giuseppe di preparare il nostro Natale

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2019

Chiediamo a Giuseppe di preparare il nostro Natale
Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana. Commento ai vangeli festivi Anno A, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

Chiediamo a Giuseppe di preparare il nostro Natale dans Avvento Santa-Famiglia

Non temere di prendere con te Maria
Giuseppe temeva di prendere con sé Maria come sua sposa. Il mistero di santità e di grazia che avvolgeva la Vergine Madre lo sovrastava e lo intimoriva. In lui non c’era il dubbio, ma quel timore santo che il soprannaturale incute ogni volta che si manifesta. L’invito dell’Angelo di non temere a prendere con sé Maria, lo rinfranca e lo incoraggia sulla via dell’accoglienza della volontà di Dio.

Questo invito dell’Angelo conserva una validità permanente, fino alla fine dei tempi. È un invito a ogni cristiano a non temere di accogliere Maria nella propria vita. Abbiamo forse paura che, prendendo con noi Maria, lasciamo da parte il Signore? Quale stoltezza in questo dubbio diabolico.

Rifletti, caro amico. Non è forse vero che Giuseppe prendendo con sé Maria come sua sposa, ha accolto anche Gesù? Non è forse che attraverso Maria è diventato padre putativo di Gesù? E per mezzo della Madre che abbiamo in dono il Figlio. A volte noi dimentichiamo la più evidente delle verità, e cioè che è stata Maria a concepire, a portare nel grembo e a donare al mondo il Figlio di Dio. Anche la Chiesa, come Giuseppe, accoglie il Salvatore dalle mani di Maria.

Verso il Natale con Giuseppe
Giuseppe ha avuto la missione specialissima di preparare il primo Natale. È Lui che conduce Maria nel lungo viaggio, mentre il bimbo divino nel grembo attende impaziente il momento di aprire gli occhi sul mondo degli uomini. È lui che cerca ansioso un alloggio adatto per loro. È lui che conduce Maria nella grotta, rifugio di animali, la pulisce e la riscalda. È 
lui che accoglie i pastori, mostrando loro il Bambino e la Madre.

Questo compito Giuseppe lo svolge volentieri per la Chiesa tutta e per ognuno di noi. Chiediamo a Giuseppe di preparare il nostro Natale. Lui ci aiuterà a mettere Maria e Gesù al centro dei nostri cuori e delle nostre famiglie. Chiediamo a Giuseppe di proteggere dal maligno la pace e la gioia che il Natale porterà ancora una volta a questo mondo triste e inquieto.

Chiediamo anche a Giuseppe di aprire il cuore a tanti padri, perché scoprano il grande dono e la responsabilità della paternità. Come Giuseppe, anche i padri siano custodi della fede e della santità delle loro famiglie.

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«TUTTA BELLA SEI MARIA»

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2019

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (8 dicembre)
Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana. Commento ai vangeli festivi Anno A, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

«TUTTA BELLA SEI MARIA» (Gn 3, 9-15. 20; Ef 1, 3-6. 11-12; Lc 1, 26-38)

«TUTTA BELLA SEI MARIA» dans Avvento Hail-Mary

Maria è immacolata perché madre di Dio
La festività dell’Immacolata Concezione è un sole di purissima luce soprannaturale che risplende in questo periodo di Avvento e che illumina i nostri passi sulla via del Natale. Non è un caso che questa festa sia collocata in un periodo liturgico nel quale ci disponiamo ad adorare il Bambino divino che Maria ha dato alla luce e donato al mondo.

Infatti come avrebbe potuto il Figlio di Dio farsi uomo se non nel grembo verginale di una creatura che mai, neppure nel primo istante del suo concepimento, era stata sfiorata dall’impero del male? Non si comprende il privilegio di Maria di essere concepita senza macchia di peccato originale se non in vista della sua divina maternità. Non è un caso che la santa Vergine a Lourdes abbia atteso il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione e dell’Incarnazione del Verbo, per rivelare il suo nome di Immacolata Concezione.

E’ in vista dell’Incarnazione e per realizzare il suo piano di salvezza che Dio preserva Maria dalla legge universale del peccato originale, che tocca tutti i figli di Adamo. La Madre di Dio non poteva che essere la tutta santa. Questa è la convinzione che il popolo cristiano ha avuto fin dalle origini e che ha strenuamente difeso lungo il corso dei secoli, fino alla solenne proclamazione del dogma da parte del Papa Pio IX.

L’angelo Gabriele la chiama “Piena di Grazia” proprio nel momento in cui sta per divenire Madre di Dio. Colei che fu profetizzata essere nemica strenua del serpente infernale, non poteva certo portare  il veleno del male nel suo sangue. L’inimicizia tra Maria e Satana non poteva ammettere nessun compromesso e nessuna violazione della sua sublime santità. […]

Anche Maria ha fatto un cammino di santità
Maria è la “Tutta Santa” fin dal momento in cui viene creata. Ma anche di lei occorre dire che ha fatto un cammino di Santità. Il Figlio di Dio non cresceva forse in sapienza, età e grazia? I grandi privilegi di Maria non devono offuscare i suoi meriti. Se non avesse meritato non avrebbe cooperato all’opera di redenzione.

Maria ha fatto crescere nel suo cuore i semi di grazia di cui era ricolma, fino a portarli a una pienezza e a una perfezione assolute. Maria è andata crescendo nella grazia perché corrispondeva alla grazia. Dio poteva riversare nel suo cuore grazia su grazia perché la Vergine di Nazareth era un abisso di umiltà. L’umilissima non montava in superbia per i doni ricevuti e tanto meno se ne appropriava.

Anche Maria è stata tentata, ma l’avversario non ha mai potuto neppure sfiorare la sua anima splendente di luce fulgidissima. Chi può comprendere quale fu la fede di Maria, la sua speranza, la sua carità, il suo zelo, il suo coraggio, la sua obbedienza, la sua fortezza, la sua generosità? Tutte le sue virtù crebbero in Maria fino a una perfezione irraggiungibile, alimentate dal fuoco ardente dell’amore e radicate nel terreno profondo dell’umiltà.

La santità di Maria è dono e merito. E’ grazia smisurata e corrispondenza perfetta.

Maria è il segno della vittoria sul male
La “Tutta Santa” è un invito alla santità che Dio rivolge agli uomini attraverso di Lei. A questo mondo che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte è stato dato un segno di speranza. Il male non è onnipotente, il male non è l’ultima parola, il male è stato vinto. Il vincitore del demonio è Cristo e il primo e più grande frutto della sua vittoria si chiama Maria.

In Maria risplende in tutto il suo fulgore la potenza della grazia sul fango del peccato. A noi, che gemiamo sotto l’oppressione del potere delle tenebre sono date di nuovo la forza e la speranza. Maria è il segno celeste del riscatto, Maria è l’Alleluia del trionfo, è l’amen che suggella la sconfitta di Satana.

A Lourdes l’Immacolata è apparsa in una grotta rifugio di animali. Dall’alto illuminava col suo candore celeste un antro oscuro e immondo come il nostro cuore peccatore. Come non vedere in questa immagine un invito a lasciare una vita di peccato, per iniziare un cammino di conversione e di santità, lasciandoci guidare da Colei che è lo “Splendore di grazia”?

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Quello che è in gioco in questo tempo è la fede

Posté par atempodiblog le 1 décembre 2019

Quello che è in gioco in questo tempo è la fede

Quello che è in gioco in questo tempo è la fede dans Anticristo La-Santissima-Trinit-e-Maria

La consonanza tra i messaggi di Medjugorje e la prospettiva escatologica dell’Apocalisse è profonda. Non solo per i tempi del combattimento, bensì anche per mettere in luce come il rischio per l’uomo chiamato alla lotta spirituale sia la perdita della fede. Fin dai primi tempi delle apparizioni la Regina della Pace ha evidenziato la centralità della fede: «Che i frati siano saldi nella fede e proteggano la fede del popolo» (27 giugno 1981); «Che il popolo creda e perseveri nella fede» (28 giugno 1981); «Non c’è che un solo Dio e una sola fede. Credete fermamente e non abbiate paura!» (29 giugno 1981).

Quello che è in gioco in questo tempo è dunque la fede. Non si tratta di stare solo in guardia dalle eresie – che accompagnano la storia della Chiesa fin dalle sue origini, attraverso le dispute cristologiche e trinitarie che, di volta in volta, venivano risolte con i pronunciamenti dottrinali dei concili – bensì di custodire la fede dall’attacco strisciante di una mentalità sempre più diffusa per cui tutte le religioni sarebbero uguali e mere creazioni dell’animo umano. A questo tentativo di confondere le cose appiattendo il complesso e variegato mondo delle religioni a semplice espressione culturale umana, occorre rispondere anzitutto salvaguardando la trascendenza e la divina rivelazione, poi ribadendo che non basta dire che “Dio esiste” o “è uno solo”, bensì occorre riconoscere e adorare l’unico Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, ovvero la Santissima Trinità. Ma per fare questo passo decisivo verso l’autentica fede in Dio, si deve accogliere Gesù Cristo quale Figlio di Dio venuto ad annunciare al mondo l’amore misericordioso del Padre, guardandosi bene dal rischio – tante volte denunciato da papa Francesco – di ridurre Gesù a semplice maestro di spiritualità, mentre Egli è Dio. Ogni indebita riduzione della figura di Cristo non fa che allontanare dalla verità e conduce verso un vago spiritualismo panteistico e immanentistico che, alla fine, si traduce nella perdita della fede e nel rifiuto del Salvatore.

Come evitare di perdere il senso di Dio? Lo dice la stessa Regina della Pace nel primo messaggio delle sue apparizioni a Medjugorje laddove esorta gli uomini a riconciliarsi con Dio e tra loro, dicendo che per poter fare questo «è necessario credere, pregare, digiunare e confessarsi» (26 giugno 1981). Occorre prendere molto sul serio questo appello se non si vuol restare vittime di quell’apostasia dilagante che sempre più inquina il cuore dell’uomo, conducendolo a rifiutare Dio, perdendo in ultimo anche il senso di se stesso quale creatura bisognosa di riconoscere il proprio Creatore.

Tratto da: La Croce rinnegata. L’apostasia dell’Occidente – di padre Livio Fanzaga con Diego Manetti. Ed. PIEMME

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La medaglia miracolosa è uno straordinario trattato di mariologia

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2019

La medaglia miracolosa è uno straordinario trattato di mariologia
di Padre  Livio Fanzaga – La firma di Maria

La medaglia miracolosa è uno straordinario trattato di mariologia dans Apparizioni mariane e santuari Madonna-Medaglia-Miracolosa

«La Madonna, quando appare, lo fa essenzialmente per risvegliare la fede degli uomini. Perciò la “medaglia miracolosa” – che pure io portò in tasca e al collo come contrassegno della mia appartenenza a Maria – non la interpreto innanzitutto come un’oggetto di protezione, bensì come uno strumento di catechesi. Per fare un paragone, secondo me equivale al quadro di Gesù misericordioso, ispirato dalle indicazioni di suor Faustina Kowalska, nel quale è compendiata l’opera della redenzione.

Come ha detto bene lo scrittore Jean Guitton, la “medaglia miracolosa” è uno straordinario trattato di mariologia: in questo piccolo ovale di latta sono mostrati tutti i grandi misteri di Maria. Perciò vorrei qui invitare i nostri lettori non soltanto a portare sempre con sé la “medaglia miracolosa”, ma anche a meditarla costantemente. […]».

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Il diavolo non è un simbolo

Posté par atempodiblog le 25 août 2019

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Il santo curato d’Ars

Posté par atempodiblog le 4 août 2019

Il santo curato d’Ars
Tratto da: Pellegrino a quattro ruote — Padre Livio Fanzaga
Fonte: Rivista In Camper, n.154 del 2013

Il santo curato d’Ars dans Fede, morale e teologia Santo-Curato-d-Ars

“IO TI INSEGNERÒ LA STRADA DEL CIELO”
[…] Il Santo Curato è stato proclamato “celeste patrono di tutti i parroci dell’universo” (1929) e un’immersione in quel frammento di cielo che, grazie a lui, è divenuto un anonimo villaggio di campagna, è una medicina corroborante di straordinaria efficacia. In un tempo in cui si discute sull’identità del sacerdote e sul significato della sua missione, che cosa di meglio che vedere questo sublime ideale incarnato nella vita di un parroco il quale, senza inventare nulla di straordinario, ha fatto quello che ogni sacerdote è chiamato a fare (S. Messa, Catechismo, Confessioni) con una tale forza di fede e di convinzione da attirare pellegrini anche dai paesi più lontani; mentre, dispiace dirlo, montava l’insofferenza e l’ostilità nei suoi confronti dei sacerdoti della regione. […]

“SEMBRAVA AVESSE SCELTO LA CHIESA COME DOMICILIO”
[…] Il Santo Curato ha compreso come pochi l’importanza della chiesa parrocchiale come centro propulsore della vita cristiana. Essa è il cuore che batte incessantemente e che tiene viva la fede a coloro che la frequentano, mentre richiama con la sua sola presenza quelli che la disertano. È strano, ma entrando in Ars ho avuto questa grazia di cogliere improvvisamente l’importanza della chiesa come dimora di Dio in mezzo a noi. Questo pensiero non mi era venuto neppure a Medjugorje, dove, per altro, la Madonna al riguardo aveva dato un messaggio particolare, nel quale diceva che “la Chiesa è la casa di Dio… dove Dio, che si è fatto uomo, sta dentro di essa giorno e notte”. S. Giovanni Maria Vianney attribuiva una grande importanza a tutto quello che si riferiva al culto divino e ben presto la piccola chiesa malandata della sua nuova parrocchia diviene l’oggetto di una ricostruzione energica.

[…] Qui si trova il campo di battaglia dove l’uomo di Dio, con una sapiente strategia, ha disposto le postazioni dalle quali lanciare i suoi strali micidiali contro la serpe infernale. Infatti, le cappelle laterali sono per lo più concepite in funzione del sacramento della penitenza che, per lo zelante sacerdote, era il momento della liberazione e della rinascita delle anime. I fedeli si preparavano alla confessione nella cappella dell’”Ecce Homo”, che il Curato aveva fatto ristrutturare nel 1834 per questo scopo, abbellendola con decorazioni che ricordano la passione di Gesù.

[…] Guardo con emozione quelle assi di legno sgualcito, dove un’antica stola color viola è lì ancora a testimoniare la presenza viva di quel guerriero di Dio. Il Cielo solo conosce le grandi battaglie dello spirito che lì sono state combattute e il numero delle anime strappate dalle fauci fameliche del dragone infernale.

Quasi a sostenerlo in questo epico duello ecco la cappella di S. Filomena, la santa che egli prediligeva e che era solito chiamare “la sua incaricata d’affari presso Dio”, e quella dedicata ai Santi Angeli, con le statue degli Arcangeli Michele e Gabriele e dell’Angelo custode che accompagna un’anima rappresentata da un bambino. L’aiuto più efficace egli lo aspetta però dalla Santa Vergine, nella cui cappella si trova il quadro che fece dipingere in occasione della consacrazione della parrocchia alla sua Immacolata Concezione. Successivamente, dopo l’apparizione della Medaglia Miracolosa nel 1830, compera una statua della Vergine di legno dorato e fa cesellare un cuore in argento dorato sul quale sono incisi tutti i nomi dei suoi parrocchiani. La Madonna, afferma il Santo Curato “è la mia più vecchia passione” e “l’ho amata prima ancora di conoscerla”.

Mi rendo conto, mentre mi muovo in quegli spazi ristretti, di leggere un trattato scritto dallo stesso dito di Dio sulla dignità e la missione del sacerdote. In particolare mi colpisce il rilievo dato alla confessione, dove S. Giovanni Maria Vianney vedeva la manifestazione della divina misericordia, che guarisce l’uomo da quel male assoluto che è il peccato.

“Se non fossi stato prete, non avrei mai saputo che cos’è il peccato… Non c’è che Dio che sappia cos’è il peccato”, affermava; poi precisava: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per chiedergli perdono, ma è Dio che corre dietro al peccatore e lo fa ritornare a lui”. “Il Buon Dio – soleva ripetere – vuol farci felici e noi non lo vogliamo… Una persona che è nel peccato è sempre triste. Ha un bel darsi da fare, è disgustata, annoiata da tutto. Questi poveri peccatori saranno dunque sempre infelici, in questo mondo e nell’altro”. E tuttavia è l’infinito amore di Dio per le anime che non si stanca di sottolineare: “Quando il prete dà l’assoluzione – spiega – non bisogna pensare che a una sola cosa: che il sangue del Buon Dio scorre sulla nostra anima per lavarla e renderla bella com’era dopo il battesimo… Non si parlerà più di peccati perdonati. Sono cancellati, non esistono più… Non c’è niente che offenda tanto il Buon Dio come la mancanza di speranza nella sua misericordia”.

Mi chiedo se l’uomo d’oggi, apparentemente così evoluto rispetto a quei semplici contadini dell’Ottocento, voglia sentire parole diverse da queste. Il vangelo, quando è autentico, è eterno, dico a me stesso mentre guardo i due modesti ma efficacissimi pulpiti dai quali il Santo Curato si rivolgeva alla gente. Da quello più alto ogni domenica rivolgeva la parola ai fedeli, prendendo lo spunto per l’omelia dal vangelo del giorno. A quella gente che lavorava la campagna, amava parlare della bellezza della natura, invitandola a benedire e ad amare Dio creatore. Usava per i suoi uditori un linguaggio comprensibile, semplice e concreto, con immagini tratte dalla vita quotidiana, come quello delle parabole evangeliche. “Colui che non prega – disse una volta – è come una gallina o un tacchino che non può innalzarsi nell’aria. Se volano un po’, ricadono subito e, razzolando nella terra, vi affondano, vi si coprono e sembrano trarre piacere solo da questo”. Dall’altra parte del pulpito, sotto la nicchia della Vergine col Bambino, vi è la “cattedra del catechismo delle ore 11”, attorno alla quale ogni giorno facevano ressa i bambini della “Provvidenza” e i pellegrini.

Il confessionale e il pulpito dunque, ma soprattutto l’altare e il tabernacolo. È questa la triade entro la quale S. Giovanni Maria spendeva gran parte della sua giornata. Non si stancava di parlare della Santa Eucaristia e ne faceva accenno in tutte le lezioni dicatechismo. “Egli è là e vi ascolta”, diceva mentre si voltava verso il tabernacolo, con un’espressione che era ancora più eloquente delle sue parole. Quando recitava il breviario, di tanto in tanto lo vedevano guardare il tabernacolo col volto inondato di una gioia misteriosa.

“Invece di fare chiasso sui giornali, fatene alla porta del tabernacolo” affermò in un’occasione, e mi chiedo se questa raccomandazione non sia sufficiente a guarire la Chiesa da tutti i mali che la affliggono in questi tempi travagliati. Uno potrebbe sostare anche un giorno intero nello spazio angusto della vecchia chiesa di Ars senza affatto stancarsi e lì apprenderebbe assai più che durante un anno presso una facoltà di teologia. Così, infatti, avviene quando è lo Spirito che istruisce le anime.

LA CANONICA MUSEO
[…] “Oh, figli miei, – diceva ai suoi parrocchiani – com’è triste! Tre quarti dei cristiani lavorano solo per soddisfare questo cadavere che presto marcirà sotto terra. Mancano di spirito e di buon senso!” Filosofia estremamente realistica, che persino un ateo potrebbe sottoscrivere.

È interessante sottolineare al riguardo che il Santo Curato non era affatto un prete ignorante, come a volte si pensa, a causa delle difficoltà incontrate in seminario, soprattutto a causa del latino. Lo dimostra la sua notevole biblioteca ricca di 246 monumentali volumi, per metà ereditati da Don Balley, suo maestro. Egli aveva un grande interesse per la lettura e lo studio, vi dedicava tutto il tempo necessario per la preparazione delle sue omelie e per meditare sugli esempi dei santi.

Dalla camera alla chiesa e viceversa la sua giornata era tutta protesa alla ricerca della comunione con Dio e al suo servizio. In evidenza su un tavolo il breviario e il rosario con i quali alimentava la sua vita spirituale. Oggi le esigenze della vita moderna e la molteplicità degli impegni sembrano dettare ai sacerdoti altri ritmi e una diversa distribuzione del tempo.

In realtà S. Giovanni Maria Vianney ricorda a tutti i sacerdoti del mondo che senza preghiera rischiano di essere dei cembali squillanti. Essa è l’anima di ogni apostolato. “L’anima che smette di pregare muore di fame”, ammoniva. “Se all’inferno si potesse pregare – affermava – l’inferno non esisterebbe più”. Ma questo uomo di preghiera era anche santo dalle iniziative sociali. Lo dimostra, accanto alla canonica, un edificio sulla facciata del quale ancora oggi si legge l’iscrizione “La Providence”.

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Dio dentro Dio è un rapporto di amore

Posté par atempodiblog le 15 juin 2019

Dio dentro Dio è un rapporto di amore
Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana. Commento ai vangeli festivi Anno A, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

Dio dentro Dio è un rapporto di amore dans Commenti al Vangelo Santissima-Trinit

Quando nel Nuovo Testamento si afferma che Dio è “Amore”, si vuole alludere a una realtà assai diversa e molto più profonda. Si intende fare riferimento alla sua vita intima, che è un rapporto di amore da tutta l’eternità, prima ancora che esistessero le creature da amare.

Se Dio fosse infinita solitudine, come potrebbe essere l’“Amore”? L’amore è per sua natura un rapporto fra persone. Ma Dio è amore da sempre, prima ancora che noi fossimo creati. Egli con verità può e deve essere chiamato con il nome sublime di «Amore» perché fin dal principio sono tre persone che si amano nell’ambito dell’unica divinità.

A ben guardare lo sposo e la sposa sono la più bella immagine, anche se povera e limitata, del mistero della Santissima Trinità. Non sono forse essi due persone in un’unica natura umana, che si realizza nello scambio reciproco del loro amore?

Tracciando su di te il segno della croce e pronunciando le parole, pensando con fede al loro significato, entri, nel più semplice dei modi, nel cuore dei due misteri fondamentali del Cristianesimo. Sono i misteri della Santissima Trinità e della redenzione, realizzata dal Verbo incarnato mediante la croce.

Il mistero intimo di Dio ti viene svelato con le parole sublimi, anche se desunte dall’esperienza umana, che corrispondono alle persone divine del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Questi tre nomi stanno ad indicare, per quanto è possibile all’imperfetto linguaggio umano, che Dio è, nel suo intimo, una beatificante comunione di amore fra tre persone che, insieme, costituiscono un’unica natura divina.

Queste tre persone sono uguali nella divinità, che hanno in comune, ma distinte nella loro personalità. Il Padre infatti è colui che eternamente genera il Figlio; il Figlio è colui che è eternamente generato dal Padre; lo Spirito Santo è l’amore che il Padre e il Figlio eternamente si scambiano. Dio è questa circolazione eterna dell’amore fra le tre persone divine.

Forse, dicendo questo, ci rendiamo conto che abbiamo compreso ben poco. Però in questo buio brilla una grande luce che rallegra il nostro povero cuore. All’origine di tutto c’è un mistero di amore! E’ vero che ora siamo ben lontani dal comprenderne l’immensa grandezza ma ci dà una grande gioia il pensiero che un giorno, se per grazia raggiungeremo la meta, non sarà fuori di Dio, ma dentro la sorgente stessa dell’amore trinitario.

Non ci starebbe così a cuore il mistero della Santissima Trinità, se non rischiarasse la nostra origine e il nostro destino. Non è possibile conoscere l’uomo, se non si conosce Dio, sosteneva con la consueta acutezza sant’Agostino. Affermare che le tre persone divine sono all’origine della nostra vita, significa porre l’amore come principio che ci ha generato. Affermare che la Santissima Trinità è la meta per la quale l’uomo è stato creato, significa fare dell’amore l’obbiettivo ultimo, per raggiungere il quale vale la pena lottare, faticare e soffrire. Ti rendi conto, caro amico, che, in questa prospettiva, la nostra vita acquista un valore, una bellezza e una grandezza incomparabili.

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“Il perdono è una forma eccelsa d’amore”

Posté par atempodiblog le 10 juin 2019

“Il perdono è una forma eccelsa d’amore”
Tratto da: Radio Maria Fb

Messaggio di Medjugorje a Mirjana del 02/06/2019

“Il perdono è una forma eccelsa d'amore” dans Citazioni, frasi e pensieri Madonna

“Cari figli,
soltanto un cuore puro ed aperto farà sì che conosciate davvero mio Figlio, e che tutti quelli che non conoscono il suo amore lo conoscano per mezzo di voi. Solo l’amore farà sì che comprendiate che esso è più forte della morte, perché il vero amore ha vinto la morte ed ha fatto in modo che la morte non esista.
Figli miei, il perdono è una forma eccelsa d’amore. Voi, come apostoli del mio amore, dovete pregare per essere forti nello spirito e poter comprendere e perdonare. Voi, apostoli del mio amore, con la comprensione ed il perdono, date esempio d’amore e di misericordia.
Riuscire a comprendere e perdonare è un dono per cui si deve pregare e di cui si deve aver cura. Col perdono voi mostrate di saper amare. Guardate, figli miei, come il Padre Celeste vi ama con un amore grande, con comprensione, perdono e giustizia. Come vi dà me, la Madre dei vostri cuori.
Ed ecco: sono qui in mezzo a voi per benedirvi con la materna benedizione; per invitarvi alla preghiera e al digiuno; per dirvi di credere, di sperare, di perdonare, di pregare per i vostri pastori e soprattutto di amare senza limiti. Figli miei, seguitemi! La mia via è la via della pace e dell’amore, la via di mio Figlio. È la via che porta al trionfo del mio Cuore.
Vi ringrazio!”.

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 giugno 2019

Padre-Livio dans Fede, morale e teologia

Questo messaggio, come ogni messaggio del due del mese, è molto intenso e ricco. È come straripante dal Cuore della Madre!
Alla Madonna sta molto a cuore entrare subito nel vivo del messaggio che è un inno all’amore e poi alla fine colloca la sua missione di Madre che è quella di portarci a suo Figlio e attraverso suo Figlio alla vita eterna.
“Cari figli, soltanto un cuore puro ed aperto farà sì che conosciate davvero mio Figlio”. L’amore di cui parla la Madonna è un amore così grande che neanche possiamo immaginarlo, intuirlo, questo amore è l’Amore di Dio! È Dio stesso, Dio è Amore, l’Amore è Dio! È l’Amore del Padre, del Figlio, che sono un dono d’amore che è lo Spirito Santo.

Conosciamo questo amore purificando, aprendo, dilatando il nostro cuore, “dovete avere un cuore puro, un cuore aperto, dovete entrare in intimità con mio Figlio, accostando il vostro cuore al suo Cuore, allora piano piano potrete conoscere l’amore di cui io vi parlo, che è l’amore che segretamente desiderate”, perché tutti noi desideriamo un amore puro, infinito ed eterno, ma troviamo sempre lungo la nostra strada amori limitati e molto spesso dei falsi amori. “E che tutti quelli che non conoscono il suo amore lo conoscano per mezzo di voi”. È chiaro che non possiamo far conoscere Gesù, il suo Amore agli altri, se non lo abbiamo sperimentato.

Solamente sperimentandolo se ne può parlare con entusiasmo, se ne può parlare con umiltà, solamente sperimentandolo se ne può parlare donandolo.
Allora comprendiamo che questo Amore è più forte della morte: “Solo l’amore farà sì che comprendiate che esso è più forte della morte,
perché il vero amore ha vinto la morte ed ha fatto in modo che la morte non esista”. Gesù è morto per amore e risorto a vita immortale e dona a noi questa vittoria, la vittoria dell’amore sulla morte! È così grande questo Amore, che fa sì che la morte non esista!

La morte di cui parla la Madonna è prima di tutto la morte spirituale, quella del peccato mortale, quella della perdizione eterna. Per un cristiano la morte è un abbraccio con Cristo, che si può già realizzare nella fede in questa vita, specialmente ricevendo la Santa Comunione, nella quale riceviamo Cristo Risorto. La Madonna ci invita a conoscere questo Amore; poi ci dirà più avanti, parlando del digiuno e della preghiera, in che modo dobbiamo dilatare il cuore, renderlo puro, renderlo aperto e sincero. Poi comincia la seconda parte del messaggio e cioè che la più alta forma d’Amore è il perdono: “Figli miei, il perdono è una forma eccelsa d’amore”.

L’amore di Dio ha inviato il Figlio il quale ha portato su di sé i peccati del mondo, li ha espiati e, apparendo agli Apostoli nel Cenacolo, il Risorto ci dà lo Spirito Santo per la remissione e il perdono dei peccati. È come se noi avessimo un debito impagabile e qualcuno ce lo ha pagato. Gesù lo ha pagato andando sulla Croce e dall’alto della Croce ha detto: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Questo perdono riguarda i peccati che fanno tutti gli uomini! “Voi, come apostoli del mio amore, dovete pregare per essere forti nello spirito e poter comprendere e perdonare”. Noi non amiamo se non perdoniamo e per capire questo dobbiamo guardare Gesù crocefisso, al suo perdono sulla Croce, al perdono che ci ha donato attraverso il Sacramento della Penitenza.

L’amore del Padre ha inviato il Figlio per cancellare i peccati del mondo e ha fatto sì che la sua giustizia diventasse misericordia. Poi è chiaro che se noi rifiutiamo la sua misericordia, i nostri peccati rimangono su di noi e ci portano alla morte eterna. Essendo stati perdonati, non possiamo non perdonare gli altri, manifestando comprensione verso le mancanze altrui, i torti subiti, le ingiustizie, le offese, perché molte volte gli altri sono trascinati dal maligno.
Anche a noi potrebbe capitare, anche a noi magari è capitato di essere aizzati dal maligno, di essere degli zimbelli nelle sue mani e come è capitato a noi, può capitare a loro.

Come Dio ha avuto pietà di noi e come gli altri hanno avuto pietà di noi, noi dobbiamo essere comprensivi nei confronti degli altri e dare il nostro perdono. Questo ovviamente ha una dinamica che deve maturare nell’intimo del cuore, ha bisogno di un tempo ed è una conquista, è il frutto della preghiera, è una grazia che bisogna chiedere, non è, diciamo così, un colpo di telecomando il perdono, è una vittoria, è una contemplazione dell’Amore del Padre, è fare agli altri quello che il Padre ha fatto a noi. Non commettiamo l’errore di coltivare il risentimento, di coltivare l’odio, perché conserviamo il veleno di satana nel nostro cuore. E se non possiamo manifestare il perdono per gli altri, perché ci sono tante circostanze, perché il perdono diventi qualcosa di vero, diventi una vera riconciliazione, perché avvenga questo è necessario il miracolo nei cuori. Bisogna chiedere questo miracolo, desiderarlo, coltivando la disponibilità alla riconciliazione e pregando per le persone che ci hanno offeso, come Gesù e come tutti i martiri che hanno pregato per i loro persecutori; all’origine di ogni persecuzione c’è satana.

“Voi, apostoli del mio amore, con la comprensione ed il perdono, date esempio d’amore e di misericordia. Riuscire a comprendere e perdonare è un dono per cui si deve pregare e di cui si deve aver cura”. Dobbiamo sradicare l’impulso del risentimento, “di farla pagare”, dobbiamo arrivare alla compassione per chi, usato da satana, ci ha fatto del male.

Pregare per quelli che ci hanno fatto del male è la cosa più bella che possiamo fare, poi saremo noi con i nostri approcci ad aprire il cuore degli altri.
Molte volte uno avanza proposte di perdono e trova l’altro che risponde con le parolacce, questo capita spesso, ma noi dobbiamo invece usare un’altra tattica, noi sappiamo che la grazia tocca i cuori e che la grazia si ottiene con la preghiera. Con la preghiera possiamo disporre il cuore degli altri al perdono, perché è un dono di grazia. “Col perdono voi mostrate di saper amare”.

Nella terza parte del messaggio la Madonna parla della sua missione: “Guardate, figli miei, come il Padre Celeste vi ama con un amore grande, con comprensione, perdono e giustizia. Come vi dà me, la Madre dei vostri cuori”. L’Amore del Padre Celeste si manifesta nel perdono e si manifesta anche nel fatto che ha inviato Lei come Madre dei nostri cuori. La sua presenza qui per così tanto tempo, con così tanti messaggi, non è qualcosa che dobbiamo sopportare con curiosità. La Madonna ci dice: “io sono qui da così tanto tempo, con così tanta pazienza per voi, perché il Padre Celeste vi ama e mi invia presso di voi”Poi precisa la sua missione “Ed ecco: sono qui in mezzo a voi per benedirvi con la materna benedizione; per invitarvi alla preghiera e al digiuno; attraverso la preghiera e il digiuno, attraverso la rinuncia alle cose effimere, attraverso la rinuncia al male, tagliando la radice dei vizi, con la preghiera e il digiuno ci avviciniamo a Gesù, al suo Cuore, comprendiamo il suo immenso Amore grazie al quale noi resuscitiamo a vita nuova, alla gloriosa resurrezione di Cristo!

“Per dirvi di credere, di sperare, di perdonare, di pregare per i vostri pastori e soprattutto di amare senza limiti”. “Sono qui non per celebrare me stessa, ma perché avete bisogno, perché siete sballottati da satana sciolto dalle catene, sono qui per invitarvi alla preghiera e al digiuno, sono qui per dirvi di credere, di sperare, di perdonare, di pregare per i vostri pastori e soprattutto son qui per dirvi di amare senza limiti”.
E poi conclude: “Figli miei, seguitemi!”. Se la Madonna è qui, seguiamola! È qui, ci indica la strada, lasciamoci prendere per mano. Lo dico con umiltà, quelli che oggi non si fanno prendere per mano dalla Madonna, più facilmente perdono la strada e satana li inganna.

“La mia via è la via della pace e dell’amore, la via di mio Figlio. È la via che porta al trionfo del mio Cuore. Vi ringrazio!”.
Questa che è l’ultima apparizione della Madonna sulla terra ci condurrà al trionfo del suo Cuore Immacolato che consiste nel fatto che gran parte dell’umanità accoglierà suo Figlio Gesù.

La pace nel mondo non è un progetto umano. Il trionfo del Cuore Immacolato è l’accoglienza dell’umanità di quel Cuore crocefisso che trabocca di Amore per tutti gli uomini, anche per quelli che lo hanno crocefisso. Con questo ringraziamo la Madonna, perché ci guida, perché ci nutre, ci unisce, perché ci vuole bene, perché ci manifesta l’Amore del Padre Celeste, perché ci porta alla vittoria, la vittoria del bene, la vittoria di Cristo, la vittoria dell’Amore!

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Mese di maggio indimenticabile/ Rinverdire la recita del santo Rosario

Posté par atempodiblog le 1 mai 2019

Mese di maggio indimenticabile/ Rinverdire la recita del santo Rosario
di padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Il Rosario è l’occasione per immergersi nella Madonna dans Anticristo ff965t

Cari amici, in questo mese di maggio dobbiamo rinverdire la recita del santo Rosario, non solo individualmente, ma anche nelle famiglie e nelle parrocchie. La Madonna nelle sue apparizioni dà una grande importanza alla recita del santo Rosario. Accogliamo col cuore l’invito della Regina della pace. Faremo un mese di Maggio indimenticabile.

“Cari figli, oggi vi invito a cominciare a dire il Rosario con fede viva, così io potrò aiutarvi. Voi, cari figli, desiderate ricevere grazie, ma non pregate, io non vi posso aiutare dato che voi non desiderate muovervi. Cari figli, vi invito a pregare il Rosario; il Rosario sia per voi un impegno da eseguire con gioia, così comprenderete perché sono da così tanto tempo con voi: desidero insegnarvi a pregare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!” .(12 giugno  1986)

“Figlioli, la preghiera opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il rosario e pregate; pregate finché la preghiera diventi un’ incontro gioioso con il vostro Salvatore. Sono con voi e intercedo e prego per voi, figlioli”. (25 aprile 2001).

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Maria Santissima Madre di Dio

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2019

Maria Santissima Madre di Dio
Desiderio d’infinito. Vangelo per la vita quotidiana, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

Maria Santissima Madre di Dio dans Citazioni, frasi e pensieri Maria-Madre-di-Dio

L’inizio del nuovo anno è posto sotto la grande luce che emana da Gesù e da Maria. La festività di Maria Santissima Madre di Dio riguarda nel medesimo tempo il Figlio e la Madre. Siamo innanzitutto invitati a guardare a quel Bambino che Maria ci dona.

Egli non è un semplice bambino come gli altri, ma è il Figlio di Dio fatto uomo. Attraverso la maternità di Maria Egli è venuto a noi, vero Dio e vero uomo.

Maria è Madre di Dio non nel senso che ha generato Dio. Anche lei è una creatura come noi che l’Onnipotente ha tratto dal nulla.Di lei però possiamo dire che è Madre di Dio perché quel Bimbo che ha concepito per opera dello Spirito Santo, che ha portato in grembo per nove mesi e poi ha donato al mondo, è il Verbo eterno di Dio uguale al Padre nella divinità, uguale a noi nell’umanità.

Quando i Padri del Concilio di Efeso, fra il tripudio del popolo, proclamarono Maria Theotokos”, cioè Madre di Dio, hanno additato a tutte le generazioni, fino alla fine dei secoli, il cuore stesso della fede cristiana, che è la divinità di Gesù Cristo. Sei cristiano, caro amico, se credi che Gesù, il Figlio di Maria, è Dio.

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Gli uomini del Natale

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2018

Gli uomini del Natale
Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana. Commento ai vangeli festivi Anno A, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

Gli uomini del Natale dans Fede, morale e teologia Natale-albero-bimni

“Pace in terra agli uomini che Dio ama”. La luce, la gioia, e la pace. Sono le parole chiave del vangelo di Natale. Sono i doni di Dio agli uomini. Il Bambino Gesù li deporrà nel tuo cuore natalizio. Gusterai la pace celeste, se sarai in pace con la tua coscienza. Per questo hai bisogno di chiedere il perdono a Dio e di ottenerlo. Il sacramento della confessione, se ti accosterai con cuore sincero, ti darà la pace. Sentire che Dio è un padre compassionevole ci dà una grande pace. Guarda al Bambino Gesù come ti sorride e ti tende le mani. Certamente lo sa che sei un peccatore. Tuttavia ti allarga le braccia: corri verso di Lui. E’ Gesù la nostra pace. Il suo perdono, la sua comprensione, la sua misericordia sono un balsamo per il nostro cuore inquieto e pieno di paure.

Guardati intorno e fatti carico di questo mondo senza pace. Quante famiglie divise e lacerate! Quanto odio, vendette, sopraffazioni e prepotenze! Quante maldicenze, invidie e gelosie! In un mondo dove Dio è sempre meno presente, anche l’amore è sempre più raro. Quando Dio diminuisce, l’io umano cresce, con tutti i suoi egoismi, le sue brame e le sue pretese. Senza amore, la vita sulla terra sta diventando un gelido inverno. I più forti divorano i più deboli. L’uomo è lupo all’uomo.

Chi salverà il mondo? Gli uomini del Natale!

Coloro che porteranno nel cuore la luce, la gioia, la pace e l’amore. E’ questo l’esercito della speranza. E’ questo l’esercito della speranza. E’ questo l’esercito della vittoria. Anche tu diventa in questo Natale un soldato dell’armata celeste della pace e dell’amore.

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La pace, un dono che viene da Dio

Posté par atempodiblog le 18 novembre 2018

La pace, un dono che viene da Dio
Tratto da: La pace del cuore. Il messaggio di purificazione di Medjugorje, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

La pace, un dono che viene da Dio dans Citazioni, frasi e pensieri La-Pace

Non basta desiderare la pace per conseguirla. Nessun uomo, per quanto si dia da fare, riesce a farla propria. La pace è un dono che viene da Dio, come una sorgente d’acqua viva, alla quale ogni cuore liberamente può attingere.

Dio è la fonte della pace perché solo da Lui può venire il perdono dei peccati. Ciò che tormenta l’uomo è il peccato, che si è insinuato nel suo intimo e che avvelena la sua vita. È impossibile vivere in pace se si è complici del male.

Il primo passo verso la pace è la decisione di convertirsi e di ritornare al Dio della pace è dell’amore. Solo allora si sperimenta la dolcezza della pace divina, alla quale nulla è paragonabile sulla terra. La pace è un lungo cammino, che esige la purificazione costante del cuore è la vigilanza contro le insidie del nemico. […]

Se desideri conquistare il tesoro della pace, devi sapere dove si trova il campo di battaglia.

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Esperienze ordinarie di Paradiso

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2018

Esperienze ordinarie di Paradiso
Il Paradiso — Padre Livio Fanzaga, Ed. ARES

Esperienze ordinarie di Paradiso dans Fede, morale e teologia Il-Paradiso

Il paradiso è ciò che l’uomo desidera dal profondo del suo cuore. E’ la ragione per la quale è stato creato. E’ il fine ultimo della vita. E’ l’approdo della tormentata navigazione nel mare del tempo. Il golfo di luce del paradiso dà senso alle fatiche e alle traversie affrontate. Ogni uomo nasce crocifisso. Senza la gloria della resurrezione e la beatitudine eterna la vita avrebbe l’amaro sapore di una beffa. Se la vita è dolore, come insegnano l’esperienza e la saggezza dei popoli, che senso avrebbe se finisse, come osservava Pascal, con un paio di badilate di terra sulla fatidica bara? L’attesa del paradiso ha una sua logica razionale. Non è solo un desiderio insopprimibile, ma un postulato della ragione. Senza la prospettiva della vita eterna non varrebbe neppure la pena incominciare l’estenuante traversata. Il tentativo patetico di chi colloca il paradiso su questa terra per motivare la fatica di vivere, altro non è che una pietosa bugia, come l’ultima sigaretta offerta al condannato prima di sistemarsi sulla sedia elettrica. Il paradiso è l’unica risposta ragionevole e accettabile alla domanda che senso abbia una vita flagellata dal male e dalla sofferenza e votata inesorabilmente alla morte.

Il desiderio del paradiso ha una sua razionalità. E’ radicato profondamente nella natura umana nella quale si riflette l’ immagine divina. L’uomo, creato capace di Dio, è stato ordinato fin dal principio al paradiso. L’Eden originario, dove l’uomo godeva della divina amicizia e di doni straordinari, prima fra tutti quello dell’immortalità, è una profezia del paradiso. La condizione esistenziale dei progenitori dell’umanità era un’attesa della beatitudine eterna. Non c’è da meravigliarsi che le tematiche connesse al paradiso attraversino le culture più diverse. Senza il paradiso, quello vero, che la Parola di Dio ci ha rivelato, la vita umana sarebbe un’ombra subito dissipata e lo stesso cammino storico dell’umanità sarebbe un correre inutile verso il nulla. Il Paradiso è necessario perché la vita umana abbia un senso e la storia uno sbocco. Come il mondo ha bisogno di un Dio creatore per essere razionale e intelligibile, così il mistero della nostra esistenza, assediata dal dolore e dalla morte, ha bisogno della speranza della vita eterna per essere sopportabile.

La ragione può ipotizzare l’esistenza di una felicità ultraterrena a partire dalle considerazioni sulla natura umana, orientata alla trascendenza, e sui desideri del cuore impregnati di infinito. Ma è la Parola di Dio che afferma esplicitamente che l’uomo è stato creato per il paradiso. Nel mirabile affresco, nel quale delinea il grandioso piano della creazione e della redenzione, S. Paolo così si esprime: “In lui (Cristo) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi, mediante Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà” (Ef 1, 4-5). Per l’apostolo c’è una vera e propria predestinazione dell’uomo al paradiso, dove gli uomini sono figli adottivi di Dio in Cristo Gesù. Il Padre crea ogni uomo mediante Gesù Cristo e in vista di Lui, perché sia santo e immacolato davanti a Lui nella carità. 
Il fine per cui Dio crea gli uomini è la gloria del cielo. Il catechismo tradizionale sintetizzava l’insegnamento millenario della Chiesa con parole di una semplicità disarmante. “Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e per goderlo per sempre nell’altra in paradiso”. La dottrina cattolica ha rigettato l’opinione di Calvino sulla doppia predestinazione, come se Dio creasse gli uomini alcuni per il paradiso e altri per l’inferno (cfr Institutio, 3.221.5).

E’ aberrante per il concetto stesso di divinità, come per la dignità dell’uomo creato libero, che Dio decida con un decreto eterno che alcuni siano predestinati alla vita eterna e altri alla dannazione eterna. L’amore di Dio ha creato gli angeli e gli uomini perché partecipino alla gloria e alla gioia della Santissima Trinità. Il raggiungimento della meta è un dono di grazia, ma passa attraverso la libera scelta di ognuno. Decidersi per il paradiso è dunque ciò che l’uomo deve fare nel tempo della vita perché raggiunga il suo fine ultimo. 
Non solo l’uomo è creato per il paradiso, ma lo sperimenta già qui sulla terra, grazie al dono dello Spirito Santo. La presenza dello Spirito nel cuore dell’uomo fa sì che il desiderio della felicità eterna si faccia strada nel groviglio dei desideri carnali e tenga viva la speranza della luce anche nei momenti più oscuri. Lo Spirito Santo è l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori. La sua azione intima e silenziosa fa pregustare, nel tempo del pellegrinaggio, la gioia del cielo, acuendone sempre più il desiderio. La certezza del paradiso proviene indubbiamente dall’atto di fede, che crede fermamente nella divina rivelazione, in particolare alle parole di Gesù al riguardo. Tuttavia la verità della fede è confortata dall’esperienza della vita cristiana, che, in quando avvolta dall’amore di Dio e dalla sua grazia, fa pregustare la felicità del cielo. Dio, nella sua sublime sapienza nel guidare le anime, le infiamma per il paradiso facendo pregustare quella che S. Paolo chiama la “caparra” della vita eterna.

“In Lui (Cristo) siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo, che era stato promesso, il quale è la caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria” (Ef 1, 11-14). Nella visione paolina, prima di conseguire la completa redenzione in cielo, il cristiano può già sperimentare su questa terra un “anticipo” (“caparra”) della gloria e della gioia future. Non si tratta un dono particolare riservato ad alcune anime privilegiate, ma della normalità della vita cristiana, in quanto permeata e guidata dallo Spirito Santo (cfr Rm 8, 14- 17).

Tuttavia l’esperienza del paradiso può anche assumere il significato di una grazia particolare, che Dio concede, in determinati momenti della loro vita, a delle anime privilegiate. Al riguardo assumono uno straordinario valore le esperienze mistiche di alcuni santi, che Dio concede non solo come dono personale, ma anche per la edificazione del popolo cristiano. Si tratta indubbiamente di esperienze straordinarie, che però confermano la vita cristiana ordinaria vissuta sotto la guida dello Spirito. L’anima sposa, accesa dall’amore di Dio, vorrebbe sciogliere i vincoli della carne per poter unirsi subito a Cristo sposo. La vita sulla terra appare un esilio insopportabile e la morte una liberazione. “Mòro perché non moro” (“Muoio perché non muoio”) recita il celebre ritornello di una poesia di S. Teresa d’Avila. “ Morte, orsù, dunque, affrettati, scocca il tuo dardo d’oro! Quella che in ciel tripudia, quella è la vira vera; ma poiché invan raggiungerla, senza morir, si spera, morte, crudel non essere, dammi il il Tesor che imploro!” (S. Teresa d’Avila – Poesie- Desiderio del Cielo).

Non bisogna tuttavia pensare che i mistici abbiano trascorso l’intera vita in questa continua tensione amorosa. Anche loro hanno avuto momenti, a volte lunghi, di oscurità e di aridità. Dio conduce le anime non solo con infinita sapienza, ma anche con straordinaria dolcezza. Ciò che Dio concede come dono straordinario ad alcune anime, non lo nega come esperienza ordinaria a tutte quelle anime che aprono il cuore al suo amore. Non c’è anima aperta ai tocchi della grazia nella quale Dio non versi qualche goccia del suo amore purissimo. Si tratta di momenti speciali, che sono delle vere e proprie perle preziose da conservare gelosamente nel segreto del cuore lungo il cammino della vita. Quando si è sperimentata, anche per un solo istante,la dolcezza del paradiso non la si dimentica più.

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