L’avarizia spirituale

Posté par atempodiblog le 21 mai 2013

L'avarizia spirituale dans Fede, morale e teologia liviofanzagaradiomaria

L’avarizia spirituale consiste nel desiderare la perfezione o delle grazie straordinarie per uno spirito di proprietà, attaccandosi ai beni di Dio e non accettando di lasciarsi spogliare per entrare nell’intimità divina. Quando l’anima se ne vede spogliata, si sente smarrita e si lamenta, come se fosse stata privata del suo Signore. Vuole a ogni costo gustare di nuovo i doni divini e non si dà pace se non quando ha l’impressione di riaverli. Così dimostra di non amare Dio, ma i Suoi doni: è un’anima ancora avvolta nei desideri del suo io.

Forma classica di avarizia spirituale è l’avidità di accumulare i mezzi di perfezione con una preoccupazione più quantitativa che qualitativa: si collezionano i doni, le grazie, gli avvenimenti spirituali, le pratiche di pietà, i direttori di spirito; si tesaurizzano le indulgenze come se fossero dei conti in banca; si vive nel loro ricordo, nel loro computo minuzioso, nell’avidità di accrescerle; si tiene la contabilità delle preghiere fatte, delle comunioni, delle opere buone; si affastellano con cupidigia immagini e oggetti sacri, magari artistici…: ma se l’anima non viene purificata da questa avarizia spirituale, non potrà gustare nessun avanzamento interiore. Occorre lasciarsi spogliare di tutto per essere capaci di accogliere Dio.

di Padre Livio Fanzaga

divisore dans Medjugorje

Per approfondire:

iconarrowti7 La ricerca dello straordinario (gola spirituale)

iconarrowti7 Le due facce dell’invidia (invidia spirituale)

iconarrowti7 L’orgoglio spirituale

iconarrowti7 La vanità spirituale

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La discoteca: una falsa luce

Posté par atempodiblog le 18 mai 2013

La discoteca: una falsa luce dans Anticristo falseluci

Quando penso alle “false luci” mi viene subito in mente la discoteca: ci sono addirittura discoteche che si chiamano “Paradiso”, e a dispetto del nome puoi trovarci la via più sicura per l’Inferno, tutta droga, sesso e alcol. Ecco, queste sono le false luci e le false felicità con cui Satana cerca di distruggere i giovani. Intendiamoci, anche intorno a Medjugorje ci sono le discoteche, e dunque quando la Madonna parla attraverso i Suoi messaggi intende rivolgersi prima di tutto ai giovani della Parrocchia, poi a quelli di tutto il mondo. […]

A Medjugorje i comunisti avevano edificato la “Casa del Popolo”, dove si celebravano i matrimoni e le feste del villaggio. Un giorno – mi ricordo perché ero presente, era il primo anno che andavo a Medjugorje – la Madonna è apparsa proprio in quella sala al gruppo di Ivan. Io però sono rimasto fuori, perché l’apparizione era riservata soltanto a loro. Dopo un po’ di tempo, terminata l’apparizione, ho sentito che discutevano animatamente. Io ero fuori dalla porta e il croato ancora non lo sapevo bene. Hanno discusso per più di un’ora. Alla fine sono usciti. Una volta giunti a casa di Marija, dove ero ospite, Marija stessa mi ha detto: “la Madonna ci ha detto che Satana vuole utilizzare quella casa per un suo piano”. Il gruppo era rimasto a discutere per oltre un’ora per cercare di capire quale fosse il piano del Demonio. Era il mese di settembre. Successivamente, la Madonna ha chiesto ai ragazzi di fare la novena di Natale proprio in quella casa. Così hanno fatto. L’ottavo giorno, durante l’apparizione, la Madonna ha detto al gruppo di preghiera  di non ritrovarsi nella “Casa del Popolo” ma di andare sulla montagna. E infatti il giorno dopo la polizia ha circondato la casa, non trovando però nessuno. Ecco: la Madonna stessa ha protetto quei giovani, perché a quel tempo pregare al di fuori della chiesa era un reato agli occhi del regime comunista.

Tornato poi per le vacanze di Natale, mi sono trattenuto a Medjugorje fino all’epifania e proprio in quel giorno mi trovavo in casa di Vicka e ricordo che sono arrivati poliziotti da Sarajevo e hanno arrestato Vicka, Marija e altre 17 persone perché avevano pregato in quella sala prima di Natale. Quando poi sono stati rilasciati, nel pomeriggio, Vicka è tonata a casa e mi ha raccontato l’interrogatorio dicendo, con tutta l’emotività e la passione che la contraddistinguono: «Ecco. Mi hanno interrogata. Mi hanno chiesto: “chi ha organizzato la novena?”. E io ho risposto: “la Madonna” e poi mi sono rivolta a quello che scriveva, intimandogli: “scrivi! Scrivi che è statala Madonna”». Tutto sembrava finito lì e del piano di Satana non si sapeva nulla. Finché alcuni mesi dopo, si è scoperto che il sindaco di Citluk, comune limitrofo, voleva fare di quella “Casa del Popolo” una discoteca per contrastare le apparizioni. Quello che mi ha colpito è che la Madonna non aveva detto: “il sindaco di Citluk vuole fare una discoteca”, ma aveva parlato di un piano satanico, come a dire che Satana opera attraverso le persone, le ispira, le conduce, le usa come strumenti. E, in questo caso, evidentemente la discoteca faceva parte di quelle false luci, di quelle false felicità di cui Satana si serve per ingannare i giovani.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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La vanità spirituale

Posté par atempodiblog le 13 mai 2013

La vanità spirituale dans Anticristo gattoallospecchio

“E quando viene un po’ la vanità, e uno crede di essere un po’ il Premio Nobel della Santità, anche la memoria ci fa bene: ‘Ma… ricordati da dove ti ho preso: dalla fine del gregge. Tu eri dietro, nel gregge’. La memoria è una grazia grande, e quando un cristiano non ha memoria – è duro, questo, ma è la verità – non è cristiano: è idolatra. Perché è davanti ad un Dio che non ha strada, non sa fare strada, e il nostro Dio fa strada con noi, si mischia con noi, cammina con noi. Ci salva. Fa storia con noi. Memoria di tutto quello, e la vita diventa più fruttuosa, con questa grazia della memoria”.

Papa Francesco

divisore dans Medjugorje

Un interessantissimo scritto di un autore ignoto, La Vita di Santa Syncletica, sviluppa l’intuizione di Evagrio Pontico, che l’orgoglio è il pericolo supremo, l’ultima arma che il demonio usa contro chi, ormai avanti nel cammino di santità, ha dominato tutte le altre passioni. Il demonio ti persuade che sei riuscito a fare questo grazie alle tue penitenze. Ti fa dimenticare i tuoi peccati perché tu non abbia la misura della tua reale miseria, ti rende altero nei confronti dei tuoi fratelli più difettosi. Magari ti prospetta poteri soprannaturali, come quello di guaritore, o altri. Alletta la tua fantasia facendo dire a te stesso che meriteresti cariche o missione ecclesiastiche importanti, commisurate alla tua santità. In questo modo il demonio riesce a vincere con l’orgoglio chi è giunto a un alto grado nel dominio degli altri vizi capitali.

Padre Livio Fanzaga

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Commento di p. Livio al messaggio di Medjugorje del 2/04/2013 dato a Mirjana

Posté par atempodiblog le 9 mai 2013

Come ogni 2 del mese verso le ore 9 del mattino la Madonna è apparsa a Medjugorje alla veggente Mirjana e le ha dato il seguente messaggio:

Commento di p. Livio al messaggio di Medjugorje del 2/04/2013 dato a Mirjana dans Medjugorje madonnadelsilenzio

Cari figli,
vi invito nuovamente ad amare e non a giudicare.
Mio Figlio, per volontà del Padre Celeste, è stato in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, per salvarvi e non per giudicarvi.
Se volete seguire mio Figlio, non giudicherete, ma amerete, come il Padre Celeste ama voi.
Anche quando state più male, quando cadete sotto il peso della croce, non disperatevi, non giudicate, ma ricordate che siete amati e lodate il Padre Celeste per il suo Amore.
Figli miei, non deviate dalla strada per cui vi guido.
Non correte verso la perdizione.
La preghiera ed il digiuno vi rafforzino, affinché possiate vivere come il Padre Celeste vorrebbe; affinché siate i miei apostoli della fede e dell’amore; affinché la vostra vita benedica coloro che incontrate; affinché siate una cosa sola col Padre Celeste e con mio Figlio.
Figli miei, questa è l’unica verità, la verità che porta alla vostra conversione e poi alla conversione di tutti coloro che incontrate e che non hanno conosciuto mio Figlio, di tutti coloro che non sanno cosa significa amare.
Figli miei, mio Figlio vi ha donato i pastori: custoditeli, pregate per loro.
Vi ringrazio!”.

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 aprile 2013

giudicare dans Misericordia

Il Messaggio è estremamente ricco di pensieri, potremmo dire che ogni affermazione della Regina della Pace avrebbe bisogno di una meditazione specifica, quindi noi cerchiamo di cogliere qualcosa di un messaggio che dobbiamo meditare tutto questo mese di maggio.
Non c’è dubbio che l’ammonimento fondamentale di questo messaggio riguarda il giudicare. Potremmo dire che la Madonna sta commentando quel brano del Vangelo delle Beatitudini in cui Gesù dice: “non giudicate, non condannate, ma perdonate”.
Questo è lo spunto evangelico dove Gesù ci proibisce di giudicare.

A questo riguardo per comprendere la posizione di Cristo e anche della Madonna e quindi anche la nostra posizione, dobbiamo mettere a fuoco che Dio ci ammonisce, ci proibisce di giudicare le persone, cioè di giudicare la loro responsabilità morale, mentre noi possiamo giudicare quello che una persona pensa, i suoi scritti, le sue affermazioni, quello che una persona dice e anche giudicare i comportamenti di una persona. Per esempio se una persona uccide un’altra persona, questo comportamento è inaccettabile, quindi noi giudichiamo i comportamenti, se una persona dice una falsità noi diciamo che ha detto una falsità.
Quindi questo fa parte del discernimento cristiano, cioè c’è un giudizio che è necessario, un giudizio dello Spirito Santo, un giudizio della fede che riguarda non le persone nella loro responsabilità morale, ma riguarda quello che dicono, quello che insegnano, quello che affermano, quello che scrivono e anche come si comportano.
Giudicando i comportamenti, le affermazioni e ovviamente tutto quello che dice una persona, i suoi pensieri, noi facciamo del discernimento spirituale e quindi, come dice San Paolo “omnia probate, quod bonum est, tenete”, cioè “vagliate tutto e trattenete ciò che è buono”.

Invece ci viene proibito severamente di giudicare le persone.
Per quale motivo? Ci sono tantissimi motivi, ma il motivo principale è questo: noi non possiamo conoscere la responsabilità morale delle persone, noi non possiamo leggere nel cuore delle persone, noi non possiamo saper qual è il loro grado di vicinanza o di lontananza da Dio, noi non possiamo sapere qual è la responsabilità morale dei loro comportamenti, dei loro pensieri, noi non possiamo conoscere i loro condizionamenti, non ci è possibile, ci è coperto l’accesso al cuore delle persone, là dove solo Dio può arrivare, là dove solo Dio può giudicare, là dove solo Dio può operare. E quindi il giudizio spetta a Dio.
Noi possiamo giudicare ciò che una persona dice, ciò che una persona pensa, come un persona si comporta, per cui, se una persona si comporta male diciamo: quella persona si è comportata male, ma noi non possiamo giudicare o condannare, perché c’è proprio una stretta connessione tra il giudicare e il condannare le persone, perché non conosciamo il loro grado di responsabilità morale.
Qui subentra l’altra ragione per cui non dobbiamo giudicare le persone.

La Madonna mette bene in evidenza che chi giudica le persone si preclude il cammino di conversione, perché si comporta come il fariseo nella parabola del pubblicano e del fariseo.
In quella parabola il pubblicano guarda se stesso, si ritiene indegno di Dio, si batte il petto e chiede perdono. Quindi si mette di fronte a Dio, non giudica quello che gli sta vicino, ma guarda il male che è in lui, sa che anche lui sarà giudicato, non giudica gli altri e quindi si inginocchia e chiede perdono ed esce da quella preghiera giustificato. Invece il fariseo non guarda dentro di sé, non guarda il suo peccato, ma giudica l’altro che gli è vicino e dice: io non sono mica come quello lì, che fa questo, fa quello…
Quindi, chi giudica gli altri non guarda se stesso. Non guardando se stesso, non vede il suo peccato, non se ne pente e si preclude il cammino di conversione, per cui la Madonna arriva a dire che di questo passo noi ci incamminiamo sulla via della perdizione.
Ecco perché giudicare gli altri è un grave pericolo, perché esprime l’atteggiamento di chi è accecato, non guarda se stesso, non vede il suo peccato, non si pente, si pregiudica la conversione.
È per questo che la Madonna ci dice: “non deviate dalla strada per cui vi guido”, della conversione, “non correte verso la perdizione”.

Poi la Madonna ci dà l’esempio di Gesù che è venuto non per giudicare, ma Gesù ha messo in evidenza il male che è in noi e quindi ha riportato i Comandamenti al loro primitivo splendore. Gesù ci ha dato la luce perché ognuno di noi veda i suoi peccati, se ne penta e si converta.
Gesù è venuto per salvare, non per giudicare le persone.
Questo è il tempo non del giudizio sulle persone, che può dare comunque soltanto Dio, ma è il tempo in cui Dio è venuto qui, sulla terra per salvarle, il tempo in cui noi, come Gesù, non dobbiamo perderci, perdere tempo, far del male a noi stessi giudicando gli altri.
Il nostro problema è salvare noi stessi e aiutare gli altri a salvarsi.
La Madonna ci dice “guardate mio Figlio”, il quale “è stato in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, per salvarvi e non per giudicarvi”, così noi stessi, nel medesimo modo, dobbiamo guardare ai nostri peccati, pentirci dei nostri peccati, convertirci e poi noi possiamo portare alla conversione tutti quelli che incontriamo, che non hanno conosciuto Gesù e che non sanno neanche che cosa significhi amare e quindi, se noi, invece di giudicare le persone, preghiamo per loro, le amiamo e diamo loro testimonianza, noi, per queste persone, saremo una benedizione, la nostra vita benedirà coloro che incontriamo.

C’è anche un altro passaggio di questo messaggio che forse è un po’ implicito, ma che andrebbe, a mio parere, messo in evidenza là dove la Madonna dice: “anche quando state più male, quando cadete sotto il peso della croce, non disperatevi, non giudicate, ma ricordate che siete amati, e lodate il Padre Celeste per il suo Amore”.
C’è non solo la tentazione di giudicare e condannare gli altri, ma c’è anche la tentazione di giudicare Dio.
Giudichiamo Dio, perché a qualcuno dà le grazie e a noi non le dà e secondo noi Dio ci manda troppi pesi, troppe croci e quindi, dice la Madonna, attenzione, “quando state male, quando cadete sotto il peso della croce”, non giudicate Dio, non mormorate contro Dio, non disperatevi, ma ricordate che il Padre Celeste vi sta potando, perché diate frutto, e quindi ricordate che, anche sotto la croce, quando siete sotto questo peso, “ricordate che siete amati”. Invece di giudicare Dio, “lodate il Padre Celeste per il suo Amore”.
La Madonna dice: “non deviate dalla strada per cui vi guido, non correte verso la perdizione”.

Infine uno dei temi che sta tanto a cuore alla Madonna, che da due anni porta avanti in tutti i messaggi che dà a Mirjiana, riguarda il giudizio che noi diamo sui Sacerdoti. Una volta ha detto: “non andate a Messa per criticare il Sacerdote, andate a Messa per incontrare mio Figlio”.
La Madonna ci vuole tenere le labbra chiuse. Non giudicare i pastori, ma attenzione, non giudicare i pastori non significa che non dobbiamo giudicare quello che dicono, perché, nel caso doloroso che qualche prete dicesse delle eresie, dicesse cose che non vanno bene, noi dobbiamo giudicare, ma giudichiamo quel che dice, non la sua persona, non parliamo male di quella persona, diciamo: quello che ha detto è sbagliato. Ha detto che il diavolo non c’è? È sbagliato. Ha detto che l’inferno non c’è? È sbagliato. Ha detto che quello che la Chiesa ritiene un peccato grave non è peccato? È sbagliato.
Quindi quando la Madonna ci dice di non giudicare i pastori, soprattutto i sacerdoti con cui noi abbiamo il contatto più immediato, significa che non dobbiamo giudicare la loro vita, criticare la loro vita, dobbiamo tenere le labbra chiuse, non hanno bisogno, dice la Madonna, delle nostre critiche, hanno bisogno delle nostre preghiere. Oggi dice una parola bellissima: “custoditeli, pregate per loro”.
È un messaggio che ci provoca un profondissimo esame di coscienza, che dobbiamo veramente fare e abbiamo tanto da cui emendarci.

Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

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Mirjana di Medjugorje: “La Madonna non giudica mai e ci insegna a non giudicare mai”

Posté par atempodiblog le 9 mai 2013

Mirjana di Medjugorje: “La Madonna non giudica mai e ci insegna a non giudicare mai” dans Medjugorje gospamariamadonna

Padre Livio: Senti, Mirjana, come ti guarda la Madonna?
Mirjana: Come una mamma che guarda i suoi figli, così mi guarda.
Padre Livio: Non giudica?
Mirjana: La Madonna non giudica mai e ci insegna a non giudicare mai.
Padre Livio: E se voi non vi sentite proprio a posto, ve lo fa capire?
Mirjana: Ecco, vedi la Madonna non ha bisogno di dirmi: “Tu puoi chiedermi questo o chiedermi quello; tu hai fatto questo o non hai fatto questo”. Tutto questo tu lo senti dentro di te. Potrei vedere la Madonna anche per cento anni, ma io sarò sempre cosciente che lei è la Madre di nostro Signore, mentre io sono una che cammina sulla terra e una peccatrice. Sono sempre cosciente di questo e non ho bisogno che la Madonna mi dica: “Io vedo questo dentro di te”. La Madonna ha un grande, grandissimo rispetto. Alcuni pensano che, siccome vedo la Madonna da molti anni, allora c’è un rapporto molto… No, no la Madonna è sempre la Madonna, è la Madre di nostro Signore, e io sono una donna della terra e questo tu lo sai sempre dentro di te…
Padre Livio: Tuttavia la Madonna, dal trono della sua sublime santità, non ci guarda dall’alto in basso e tanto meno con disprezzo.
Mirjana: No, la Madonna ci guarda con tanto amore, con i suoi occhi, come una mamma guarda i suoi figli.
Padre Livio: Mi ha molto colpito una frase di Santa Bernadette, la veggente di Lourdes, la quale diceva la Madonna guarda “come una persona guarda a un’altra persona”, cioè con grandissimo rispetto.
Mirjana: Sì certamente. Io, però, la sento in modo particolare come una mamma che vuole così tanto bene ai suoi figli che è pronta a fare tutto per loro. Così io sento dentro di me mentre vedo la Madonna e guardo i suoi occhi che sono pieni di amore per i suoi figli.
Padre Livio: Sì, penso che proprio questo sia uno dei messaggi fondamentali di Medjugorje: la Madonna che si manifesta soprattutto come Madre. Difatti tutti i messaggi incominciano con le parole: “Cari figli”.
MIRJANA: Sì, è vero ed è bellissimo. Questo significa che la Madonna ci accetta così come siamo.

Medjugorje, 8/08/2001

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Il Santo Rosario

Posté par atempodiblog le 6 mai 2013

Il Santo Rosario dans Citazioni, frasi e pensieri santorosariomadonna

Il Rosario è un colloquio con Lei (la Madonna). Noi lo recitiamo alla Sua presenza. Se non la vediamo come Bernadette con gli occhi della carne, possiamo però vederLa con gli occhi del cuore. Se preghiamo con fede, Lei ci ascolta. Mentre scorriamo la corona, passando in rassegnai misteri della redenzione, Lei ci rafforza nella fede, purifica il nostro cuore e fortifica la nostra volontà sulla via del bene.

Padre Livio Fanzaga

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“Cari figli, vi invito nuovamente ad amare e a non giudicare”

Posté par atempodiblog le 3 mai 2013

“Cari figli, vi invito nuovamente ad amare e a non giudicare” dans Medjugorje gospa

La Regina della Pace nel messaggio a Mirjana del 2 maggio ci fa riflettere sulle parole di Gesù: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato” (Lc 6, 37) e ammonisce. “Cari figli, vi invito nuovamente ad amare e a non giudicare”.
Al riguardo ci porta l’esempio di Gesù: “Mio Figlio, per volontà celeste, è stato in mezzo a voi per salvarvi e non per giudicarvi. Se volete seguire mio Figlio, non giudicherete ma amerete”.
A fare diversamente rischiamo di “correre verso la perdizione”. Come è possibile questo? Dove sta la gravità nel giudicare gli altri?
A questo riguardo occorre precisare che qui si tratta di giudicare le persone e non le idee o i comportamenti oggettivi, la cui conformità o difformità con la legge di Dio deve esserci chiara.
Le persone invece non vanno mai né giudicate, né condannate, perché ciò spetta a Dio soltanto, l’unico che conosce i cuori di ognuno.
Chi giudica e condanna gli altri è in grave pericolo perché non pensa alla sua personale conversione. E’ come il Fariseo che giudicava il pubblicano un peccatore. E’ un presuntuoso che crede di essere giusto e che non vede i suoi peccati. Come potrà pentirsi e convertirsi?
La Madonna invece ci chiede di amare, specialmente quelli che vediamo sulla via della rovina. Non hanno bisogno della nostra condanna, ma dell’esempio della nostra fede e del nostro amore, “affinché la vostra vita benedica coloro che incontrate”. Tutte queste povere anime “non sanno che cosa significhi amare”.
In particolare la Madonna ci proibisce insistentemente di giudicare i Pastori della Chiesa. Essi non hanno bisogno delle nostre critiche e delle nostre pietre: “Custoditeli e pregate per loro”.

Padre Livio Fanzaga

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Si può dare la comunione in mano ai fedeli? Si, a condizione che…

Posté par atempodiblog le 24 avril 2013

Si può dare la comunione in mano ai fedeli? Si, a condizione che... dans Fede, morale e teologia padreliviocatechesi

Non intendo fare alcuna “crociata” contro la pratica di dare la comunione in mano ai fedeli che la richiedano, perché quello che dice la Chiesa, nostra madre, vale. Però non bisogna dimenticare che la Chiesa dice che tu puoi prendere la comunione con la mano e poi devi metterla in bocca, subito lì, davanti al sacerdote. Quindi i sacerdoti devono essere molto vigilanti in questo senso, richiamando eventuali fedeli che non dovessero consumare immediatamente la particola. E’ questo il momento in cui ci deve essere l’osservazione: se si applica la norma liturgica correttamente, il pericolo che un’ostia sia trafugata si riduce sensibilmente, sconfessando con ciò la tesi per cui dare la comunione in mano favorirebbe di per sé i furti di ostie.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Uso improprio della Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 18 avril 2013

Uso improprio della Divina Misericordia dans Fede, morale e teologia foglieseccheIn merito alle deformazioni della vera dottrina, mi ricordo un episodio di quando ero un giovane sacerdote, avevo appena ventisei anni, e prestavo servizio in parrocchia. Un giorno venne una signora da me e chiese un colloquio. Mi disse che si trovava in una situazione di adulterio. Io le dissi: “Guardi che è un peccato grave e, se lei non lascia questa situazione, rischia la perdizione eterna della sua anima!”. Quella stette un po’ a pensarci e poi replicò: “Ah, tanto poi, alla fine, c’è la Divina Misericordia…”. Ecco, questo è un esempio del gravissimo pericolo che si corre nel deformare la dottrina, usando la Divina Misericordia per restare nell’impenitenza e continuare a fare il male. D’altra parte, non si può usare la Divina Misericordia per dire che l’Inferno è vuoto; non è che esiste l’Inferno perché Dio non ha misericordia, esiste l’Inferno – lo abbiamo già ricordato – perché noi rifiutiamo la Divina Misericordia, non ci affidiamo a essa, non ci pentiamo davanti a Dio.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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La confessione. Dove il cuore trova pace

Posté par atempodiblog le 7 avril 2013

“La confessione. Dove il cuore trova la pace”
Recensione del libro di padre Livio Fanzaga

Roma, 26 Marzo 2013 (Zenit.org) Stefano Chiappalone

La confessione. Dove il cuore trova pace dans Libri confessionecuorepace

Tra le tante crisi di cui soffre il nostro mondo, un posto di rilievo spetta alla crisi della confessione, strettamente connessa a quella perdita del senso del peccato di cui già parlava il venerabile papa Giovanni Paolo II, individuando tra le cause principali di questa epocale «eclissi della coscienza», il secolarismo e il relativismo, nonché alcune tendenze ecclesiali che hanno generano una certa confusione nella predicazione, nella catechesi e nella direzione spirituale. In effetti, bisogna constatare che spesso i confessionali sono vuoti da entrambe le parti: sia quella del penitente sia quella del confessore.

La gente si confessa sempre più di rado, ma è anche vero che chi vuole confessarsi, raramente riesce a trovare in confessionale, o almeno in chiesa, un sacerdote disponibile – impegnato magari in attività che potrebbero benissimo svolgere i laici… L’esempio di sacerdoti santi, quali san Pio da Pietrelcina, san Leopoldo Mandic, o il santo Curato d’Ars – per non citare che i più noti – mostra però lo stretto legame tra l’aureola di cui ora godono in cielo, e le ore passate in confessionale quando erano ancora in questo mondo. Senza contare che un buon confessore, a sua volta è anche un assiduo penitente…

Questo libro di padre Livio Fanzaga, popolare direttore di Radio Maria, costituisce dunque una lettura utilissima per tutti – chierici e laici -, particolarmente in quest’ultimo scorcio dell’Anno Sacerdotale fortemente voluto da papa Benedetto XVI.

La situazione non è disperata, come dimostra la felice eccezione dei santuari,  i cui confessionali sembrano colmare il vuoto dell’ordinaria vita parrocchiale. E comunque, spiega padre Livio, la crisi c’è stata sin dall’inizio, quando Gesù fu accusato di bestemmia soltanto per aver dichiarato di avere il potere di rimettere i peccati (Marco 2,7). «Da allora le ondate minacciose del mysterium iniquitatis si sono abbattute innumerevoli volte. Basti ricordare la dolorosa deriva della riforma protestante che, con la motivazione che basta confessarsi a Dio, ha spazzato via i confessionali da una buona parte dell’Europa. Tuttavia la confessione è sempre risorta, dimostrando di essere un albero dalle radici inattaccabili» (pp. 10-11), poiché essa «trae la sua forza da Gesù Cristo stesso. Questa è la ragione della sua perenne giovinezza» (p. 11).

La confessione è un sacramento apparentemente semplice, eppure «prima che il penitente si accosti al confessionale per ricevere l’assoluzione, nel suo intimo è stata combattuta una battaglia. La luce  e le tenebre, il bene e il male, la disperazione e la speranza si sono contesi il dominio del cuore» (p. 14). Nel confessionale avviene un miracolo che non può verificarsi in nessun laboratorio: «oggi la scienza compie progressi, fino a qualche tempo fa inconcepibili, per quanto riguarda la salute psicofisica dell’uomo. Tuttavia non potrà mai trovare la medicina che trasformi un uomo cattivo in un uomo buono e che dia la pace e la gioia a chi è nel tormento e nella tristezza» (p. 17). Eppure non tutti sembrano voler ricorrere a questa medicina, poiché molti pensano di non essere malati: «ciò che mette in crisi il sacramento della confessione è il crescente offuscamento del senso del peccato. La maggior parte dei cristiani pensa di non avere dei peccati di cui accusarsi. Non c’è quindi da meravigliarsi se non solo si abbandona la pratica del sacramento, ma si finisce per non chiedere perdono a Dio neppure nelle proprie preghiere personali» (p. 19).

Sin dall’inizio il peccato inganna, manifestandosi sotto apparenza di bene. Nella sua falsa imitazione di Dio, «Satana punta a trasformare le sue prede a sua immagine e somiglianza» (p. 22). All’inizio presenta i suoi frutti come graditi agli occhi e desiderabili (cfr. Genesi 3,6), altrimenti chiunque li rifiuterebbe. In realtà però, appena mangiato il frutto, questo si rivela incapace di saziare, generando arsura mai placata e sete mai soddisfatta: «l’incanto si rompe e quella che era un’illusione di felicità si trasforma in delusione» (p. 25) e schiavitù, poiché essendo incapace di appagare, ogni peccato conduce alla vana e interminabile ricerca di sempre nuovi piaceri e, di conseguenza, alla continua necessità di reprimere la voce della coscienza.

Illudendosi di diventare «come Dio» (Genesi 3,5) l’uomo in realtà si riduce spiritualmente ad una larva; la malattia e la rovina sono temporali, prima ancora che eterne, e il degrado verso l’animalità è visibile già su questa terra. «Allora l’uomo, creato per essere abitato da Dio, diviene l’oscura dimora del serpente infernale» (p. 33). Questa malattia, prima o poi conduce inesorabilmente alla morte. L’unico modo per guarirla e spezzare la catena è mettersi in ginocchio davanti alla croce.

«Non ti sei mai chiesto per quale motivo, quando ti confessi, vieni assolto da ogni peccato di cui ti sei pentito? Anche se avessi compiuto i delitti più abominevoli, se ti presenti con un cuore contrito, ricevi un’assoluzione completa. [...] La ragione per cui il sacerdote assolve sempre chi si pente dei suoi peccati è da ricercare nel sacrificio della croce, dove Gesù ha già espiato al nostro posto e a nostro favore. Per essere liberati dal male spirituale che ci affligge, basta accogliere il perdono che il Crocifisso ci offre attraverso la persona del sacerdote»(p. 53). La confessione dunque opera una vera e propria risurrezione dell’anima morta, che passa dal tormento alla pace, prima con Dio, quindi con i fratelli. Alla paura subentra la fiducia.

Ovviamente un cadavere non è in grado di risollevarsi da sé: è Dio a compiere il primo passo verso la confessione, andando in cerca della pecorella smarrita (cfr. Luca 15,4). È una grazia che «sgorga dal Cuore trafitto di Gesù e dal suo amore per ogni anima, ma anche per i meriti di tante anime che pregano e si sacrificano per i peccatori. [...] Questo significa che molte grazie di conversione hanno degli anonimi benefattori i quali hanno interceduto a nostro favore e senza che noi lo sapessimo. La grazia della conversione è un grande mistero di amore e ognuno di noi un giorno saprà chi ha pregato per lui, ottenendogli l’intervento dell’Amore misericordioso» (p. 69).

Dio si fa sentire inizialmente con il rimorso della coscienza: buon segno, poiché significa che qualcosa sta riprendendo vita. Tuttavia non è un rimorso che conduce allo scoraggiamento, in quanto Gesù oltre alla diagnosi ci annuncia anche la guarigione. Non resta che lasciarsi curare, a patto però di affidarsi umilmente al medico: «Pensi che le cose sarebbero più semplici se potessimo confessarci da soli, mettendoci direttamente in contatto con Dio? [...] Ma è quando ti metti in ginocchio davanti al sacerdote che la tua umiltà viene provata  e trovata autentica. Gesù, nella sua divina pedagogia, ha trovato un modo molto semplice per spezzare alla radice il nostro orgoglio, che è la causa della perdizione di molte anime» (p. 78).

La scuola più efficace per imparare a confessarsi è il Crocifisso, un libro vivo dove si apprendono tanto la malizia del peccato, quanto la grandezza della misericordia divina. Non a caso la prima confessione, quella del buon ladrone, avvenne proprio sul Calvario. La croce rivela l’iniquità del mondo e la nostra personale iniquità: «guardando alla croce, ognuno deve imparare a vedere gli effetti del proprio peccato. Soprattutto deve considerare che le sofferenze fisiche del Crocifisso sono poca cosa se paragonate alle trafitture del suo Cuore divino, provocate dall’ingratitudine, dall’indifferenza, dal disamore e dal disprezzo nei confronti della sua sconfinata carità» (pp. 81-82). La croce è un invito a contraccambiare quell’amore: «S. Caterina da Siena lo afferma con parole di fuoco: “Chi è quello stolto bestiale che vedendosi così amato non ami?”» (p. 83).

Dopo aver parlato della bruttezza del peccato e della bellezza del perdono, padre Livio dedica gli ultimi capitoli ai «sette passi» di questo cammino. Innanzitutto la preghiera e l’esame di coscienza, proseguendo fin dentro il cuore del sacramento, con il dolore di aver offeso Dio, il proponimento di non offenderLo più, l’accusa dei peccati, l’assoluzione e infine la penitenza. Il primo passo, la preghiera, è in realtà l’inizio e la fine del perdono – “la fonte e il culmine” potremmo dire, parafrasando quanto afferma il Concilio a proposito della liturgia: «Prima di incominciare il tuo esame di coscienza, raccogliti in preghiera e chiedi a Dio la luce necessaria. Infatti è la grazia che ci aiuta a vedere i peccati, anche i più riposti, e a evitare le forme di autoinganno e di auto giustificazione» (p. 84).

«La preghiera non solo apre il cammino della confessione, ma ne è la logica conclusione. All’inizio è una preghiera di invocazione, alla fine di ringraziamento» (p. 85). Attingendo al Catechismo e al magistero dei Pontefici, oltre che alla propria esperienza, padre Livio ci guida concretamente nei vari passaggi di questo percorso, alla fine del quale «ci viene restituita la grazia santificante e la comunione con Dio. Tuttavia rimangono le pene temporali del peccato, che si devono scontare in questa vita o in purgatorio» (p. 135).

Ancora una volta il penitente non è solo, poiché può beneficiare dell’aiuto e dei meriti dei santi, mediante il grande – quanto dimenticato – tesoro delle indulgenze. «In questo ammirabile scambio, la santità dell’uno giova agli altri, ben al di là del danno che il peccato dell’uno ha potuto causare agli altri. In tal modo, il ricorso alla comunione dei santi permette al peccatore contrito di essere in più breve tempo e più efficacemente purificato dalle pene del peccato…» (p. 137).

Prima di lasciarci, padre Livio ci fornisce qualche ulteriore consiglio per la battaglia spirituale: l’avversario, infatti, non si arrende e tornerà a bussare alla nostra porta. Dopo il miracolo della conversione e della confessione, il passo successivo è quello della perseveranza. La battaglia durerà per tutta la vita.

Padre Livio Fanzaga, La confessione. Dove il cuore trova la pace, Sugarco Edizioni, Milano 2008, € 15,50

(Recensione pubblicata a maggio 2010 in: Totus tuus Network)

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Inoltre iconarrowti7 La contrizione quotidiana

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L’unica persona che non può essere l’Anticristo

Posté par atempodiblog le 5 avril 2013

L'unica persona che non può essere l'Anticristo dans Anticristo padreliviofanzaga

Il Papa è l’unica persona che non può essere l’Anticristo. Infatti egli è quella pietra su cui è costuita la Chiesa e contro la quale le forze dell’inferno non potranno mai prevalere.

di Padre Livio Fanzaga

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Arsenio e l’anziano che andò a trovarlo

Posté par atempodiblog le 4 avril 2013

Arsenio e l'anziano che andò a trovarlo dans Apoftegmi dei Padri del deserto padrearsenioDel padre Arsenio raccontavano che un giorno in cui era ammalato a Scete, il presbitero lo portò in chiesa e lo adagiò su un tappeto, ponendogli sotto al capo un piccolo cuscino. Venne un anziano a fargli visita e, vedendolo sul tappeto e con un cuscino sotto di lui, si scandalizzò. «Questo è il padre Arsenio? – disse – e su queste cose si mette a giacere?». Allora il presbitero, presolo in disparte, gli dice: «Cosa facevi al tuo paese?». «Ero pastore», rispose. «Come vivevi?». «Con molti stenti». «E ora come vivi nella tua cella?». «Ho maggiore sollievo». Gli dice allora: «Vedi questo padre Arsenio? Era precettore di imperatori nel mondo e gli stavano intorno migliaia di servi che portavano cinture d’oro, gioielli e vestiti di seta. Sotto di lui vi erano tappeti preziosi. Tu invece, che eri pastore, non avevi nel mondo le comodità che hai ora. Ed egli qui non ha le delizie di cui godeva nel mondo. Tu ora trovi sollievo, ed egli tribolazioni». A queste parole, fu preso da compunzione e si inchinò dicendo: «Perdonami, padre, ho peccato. Questa è realmente la strada vera, poiché costui è giunto all’umiliazione, io invece al ristoro». E se ne andò edificato (101d-104a).

Tratto da: Padri del deserto.net

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Commento di Padre Livio Fanzaga all’apoftegma:

Da questo apoftegma o detto celebre, cari amici, possiamo intanto trarre insegnamenti dal comportamento di Arsenio, il quale come vedete pur di essere presente in Chiesa non esita ad adagiarsi su un tappeto e a lasciare che gli si ponga in capo un piccolo cuscino. Come vedete questi padri del deserto erano veramente umili, non recitavano il copione, per cui il copione voleva che fossero sempre grandi penitenti per cui per rimanere fedeli al copione… magari un altro avrebbe avuto quasi vergogna  di mostrarsi così, invece accettare nel momento della malattia di essere accudito, di essere curato, accettarlo con tanta umiltà, accettarlo con il rischio di essere giudicato male dagli altri, questo è indice di una vera umiltà interiore e della mansuetudine del cuore. Vedete come è nel cuore che la santità ha le sue radici, quell’atteggiamento di umiltà di mansuetudine sono i segni sicuri della santità. Ben diverso, invece, almeno come reazione iniziale, di chi si scandalizza. Lo scandalizzarsi del prossimo non è mai indice di santità. I veri santi non si scandalizzano degli altri, i veri santi non solo comprendono le debolezze degli altri ma sono pronti a scusarle. L’atteggiamento arrogante di condanna dice che siamo molto indietro nel cammino di santità. La prontezza con cui vediamo i difetti degli altri, anche se sono veri, la prontezza con cui mettiamo a nudo i peccati degli altri, anche se sono veri, questa prontezza nell’accusa è indice in noi di una mancanza di maturità interiore, è indice in noi di quell’atteggiamento misericordioso che porta a scusare i fratelli. Tuttavia credo che anche questo anziano che è venuto a far visita ad Arsenio ci da ugualmente un grande insegnamento e cioè la prontezza con cui ha ammesso di aver sbagliato. Il fatto di ammettere di aver sbagliato, il fatto di prendere questa consapevolezza del proprio peccato, del proprio limite è uno degli strumenti più rapidi che abbiamo per il progresso spirituale. Quindi siamo di fronte ad un anziano che ha sicuramente denunciato un’immaturità interiore, giudicando subito con severità, ma nel medesimo tempo questa compunzione, questa presa di coscienza del proprio peccato è un grande insegnamento per noi. Direi che nella vita nessuno può mai dire non ho peccato, ho fatto pochi peccati, non è a questo che dobbiamo arrivare e comunque non è mai questo che dobbiamo dire… perché i veri santi si riconoscevano sempre peccatori. Nella vita noi dobbiamo arrivare alla lealtà profonda con noi stessi, con la nostra coscienza, illuminata dallo Spirito Santo, nel dire si ho peccato, si ho sbagliato. Questo ammettere nella luce dello Spirito Santo che rende viva la coscienza, questa capacità di giudizio interiore, questa capacità di sottoporre alla luce dello Spirito le nostre azioni e di accettare di sbagliare, questo è sicuramente il più grande stimolo, il più grande strumento per crescere nella vita spirituale. Non giudicare, non condannare, come ci insegna il Vangelo ma essere pronti a togliere la trave dal nostro occhio questi sono atteggiamenti che ci fanno volare nel cammino spirituale.

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“La bella Misericordia” di Dio

Posté par atempodiblog le 4 avril 2013

“La bella Misericordia” di Dio dans Misericordia divinamisericordiages

La festa della Divina misericordia, che celebriamo la prima Domenica dopo Pasqua, ci porta al cuore della fede cristiana, che è l’amore sconfinato di Dio per le sue creature, in particolare per l’uomo, elevato in Gesù Cristo alla partecipazione della vita divina.

La Misericordia è Gesù stesso, Re di Misericordia, come ha rivelato a Santa Faustina. Guardando a Gesù crocifisso noi vediamo fino a quale estremo limite Dio ci ha amato, espiando i nostri peccati, ridonandoci la dignità di figli e aprendoci le porte del paradiso.   

La Misericordiadi Dio è un sole che dissipa le nostre nebbie, fuga le nostre angosce, guarisce le nostre ferite e ridona la pace ai nostri cuori inquieti. La Divina Misericordia fa rinascere le persone, infonde il coraggio, fa rifiorire la speranza, restituisce il sorriso.

Papa Francesco, con le parole e i gesti, ci sta aiutando capire che cosa sia “la bella Misericordia” di Dio:

“Lasciamoci rinnovare dalla Misericordia di Dio”.

“Gesù è risorto, c’è speranza per te, non sei più sotto il dominio del peccato, del male! Ha vinto l’amore, ha vinto la Misericordia! Sempre vince la misericordia di Dio!”.

“Quanti deserti, anche oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore per Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite”.

“Lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio, lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire il creato e far fiorire la giustizia e la pace”.

Anche Papa Francesco è un dono della Divina Misericordia per la Chiesa e per il mondo intero.

Padre Livio Fanzaga

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Rendere presente il Cuore di Cristo

Posté par atempodiblog le 2 avril 2013

Rendere presente il Cuore di Cristo dans Apoftegmi dei Padri del deserto autunnox

Il padre Ammone venne un giorno a pranzo in un luogo dove vi era un fratello che godeva cattiva fama. E avvenne che la donna [con cui quel fratello era in relazione] giunse ed entrò nella cella del fratello che aveva cattiva fama. Gli abitanti di quel luogo, quando lo seppero, si agitarono e si radunarono, per mandarlo via dalla sua cella. Udendo che il vescovo Ammone si trovava in quel luogo, lo andarono a chiamare perché venisse con loro. Il fratello se ne accorse e nascose la donna in una grande botte. Quando la gente arrivò, il padre Ammone sapeva [1] cos’era accaduto, e, per amore di Dio, volle nascondere la cosa. Entrato, si sedette sulla botte, e diede ordine che cercassero per tutta la cella. Quando ebbero frugato dappertutto senza trovare la donna, il padre Ammone disse: «Che cosa significa questo? Dio vi perdoni!». E dopo aver pregato, li fece uscire tutti; quindi prese la mano del fratello e gli disse: «Bada a te stesso [2], fratello!». Detto questo, se ne andò (121d-124a).


[1] Non per informazione umana, ma per rivelazione divina.
[2] Cf. Gn 24, 6.

Tratto da: Padri del deserto.net

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Commento di Padre Livio Fanzaga all’apoftegma:

Possiamo ben pesare che con questo comportamento, il padre Ammone, diventato vescovo, si sia guadagnato quel fratello. E qui vediamo un tratto autentico, vero, profondo della carità cristiana che denuncia il peccato ma mai il peccatore. La carità cristiana denuncia il peccato ma copre il peccatore, scusa il peccatore, difende il peccatore come fece Gesù con l’adultera. E’ molto commovente vedere ciò in questi grandi asceti, severissimi con se stessi, vedere ciò in questo padre Ammone, che aveva fatto della professione dei propri peccati la costante della sua vita, infatti ciò che caratterizza la sua spiritualità è il professarsi peccatore, la sua preghiera era quella del pubblicano, era la sua preghiera quotidiana: “Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore”. Ebbene, come vedete, colui che ha coscienza del proprio peccato è sempre molto misericordioso nei confronti dei peccati degli altri. I santi son tutti misericordiosi, per quanto sommamente intransigenti verso il peccato, sono di una squisita, paterna, infinita bontà verso la pecorella smarrita, e in questo ci rendono vivo, presente il Cuore di Cristo.

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25 marzo del 1958: Maria rivelò di essere l’“Immacolata Concezione”

Posté par atempodiblog le 25 mars 2013

25 marzo del 1958: Maria rivelò di essere l'“Immacolata Concezione” dans Fede, morale e teologia immacolatag

Non coglieremmo però tutto il valore dottrinale dell’affermazione di Maria di essere l’“Immacolata Concezione” se non tenessimo nella giusta considerazione il giorno scelto per tale rivelazione. Si tratta del 25 marzo, festa dell’Annunciazione del Signore. La Madonna spesso ci istruisce con un linguaggio simbolico. La scelta delle date non va considerata superficialmente, perché in alcuni casi può assumere il significato di un messaggio particolare. Mi ha molto colpito ad esempio la constatazione che la Madonna a Fatima abbia scelto di apparire il giorno 13, che è quello in cui, secondo il libro di Ester (cfr. Est 3,7), il popolo ebraico doveva essere sterminato, ma fu poi salvato dalla regina Ester, considerata dai Padri della Chiesa una figura profetica di Maria.
La festa dell’Annunciazione, in cui la Santa Vergine a Lourdes rivela di essere l’ Immacolata Concezione, ci richiama il mistero della divina maternità di Maria, la quale, accogliendo l’annuncio dell’angelo e pronunciando il suo “si” incondizionato, diviene la Madre di Dio. Con la semplice scelta del 25 marzo per rivelare il nome alla piccola veggente, la Madonna non solo conferma di essere l’Immacolata, ma ci dà anche la motivazione profonda per cui la Sapienza divina ha deciso di preservarla, fin dal primo istante del suo concepimento, dalla macchia del peccato originale. Maria è l’Immacolata, perché Madre di Dio. Non poteva essere sfiorata, neppure per un solo istante, dall’ombra del male colei che avrebbe dovuto ospitare nel suo cuore e nel suo grembo la stessa Santità divina, nella persona del Verbo Incarnato.
Quel giovedì 25 marzo, l’oscura grotta di Massabielle, simbolo di questo mondo immerso nelle tenebre del male, si è rischiarata della luce divina dell’Immacolata Concezione e della Madre di Dio. Lo splendore incontaminato di Maria è quello dell’Arca dell’alleanza che accoglie il Signore e lo porta fino a noi, donandocelo come nostro Salvatore.

dal libro «Sui passi di Bernadette» di Padre Livio Fanzaga

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