• Accueil
  • > Servo di Dio Jean Thierry Ebogo

Frate Jean Thierry, un “amico” in Cielo

Posté par atempodiblog le 4 février 2016

Frate Jean Thierry, un “amico” in Cielo
Trentaquattro anni fa, il 4 febbraio 1982, nasceva tra noi il Servo di Dio Jean Thierry Ebogo; dieci anni fa, il 5 gennaio 2006, nasceva in Cielo.

Servo di Dio Jean Thierry
Il Servo di Dio Jean Thierry, nato a Bamenda in Cameroun

Sono ormai dieci anni che il nostro fr. Jean Thierry (nato il 4  febbraio 1982, ndr) ci ha lasciato;  ma il suo ricordo è vivo in coloro che lo hanno conosciuto: In Cameroun coloro che lo hanno visto crescere e presente nella comunità dei Padri; in Italia a Legnano coloro che lo hanno seguito nella sua malattia e sono rimasti colpiti della sua fermezza e fede nel dolore. Ero presente in Cameroun con coloro che hanno sentito e scritto le varie testimonianze di chi lo ha conosciuto. Ho notato la grande gioia e le aspettative perché la “sua causa” arrivasse a buon fine.

Il gruppo di preghiera Fr. Jean Thierry a scadenza regolare si trova nei locali della chiesa per ricordarlo e pregarlo. Sono tante le necessità, personali, comuntarie e di ogni famiglia che vengono rivolte a Dio chiedendo l’intercessione del Servo di Dio

Frate Jean Thierry
Un giovane Jean Thierry Ebogo con un amico

Non ultimo c’è il desiderio di vederlo presto presto sugli altari. Sarebbe una grande e bella cosa proporre ai giovani africani e ai nostri giovani la figura significativa di un “ragazzo” che ha vissuto il proprio tempo con grande e semplice fede e ha dato un esempio di come un cristiano possa vivere l’esperienza della malattia e del dolore.

Abbiamo bisogno di testimoni – noi, la Chiesa, l’Africa, il Cameroun – che con il loro esempio ci aiutino a camminare per le nostre strade, per ognuno diverse, seguendo il Maestro Gesù.

Il gruppo ha anche organizzato diversi incontri in parrocchie e scuole per farlo conoscere.

Possa anche questo semplice numero dell’Insieme, con la piccola biografia e altri strumenti, aiutarci a conoscerlo maggiormente ed a scoprire il messaggio della sua vita.

Noi continueremo a pregarlo per le necessità presenti, nostre e di coloro che conosciamo, sicuri che avere un “amico” in Cielo è sempre bello e di grande aiuto.

di padre Renato Rosso – Insieme

Publié dans Servo di Dio Jean Thierry Ebogo, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Un frate venuto dall’Africa il prossimo santo di Milano

Posté par atempodiblog le 10 septembre 2014

Un frate venuto dall’Africa il prossimo santo di Milano
Jean Thierry è stato carmelitano a Legnano, dove è morto nel 2006. Se il Vaticano confermerà, sarà il primo beato di colore della diocesi ambrosiana
di Paolo Foschini – CorSera

Un frate venuto dall’Africa il prossimo santo di Milano dans Articoli di Giornali e News 33vjcsp

Beatificarne uno per raccontarne cento. Forse è questo il messaggio che la storia semplice di Jean Thierry, venuto dal Camerun senza una gamba per farsi prete in Italia e morirci a neanche ventiquattro anni, mormorando «come è bello Gesù» tra le braccia di sua mamma, continua a lanciare oggi a otto anni dalla fine del suo calvario. Un ragazzo il cui unico miracolo sicuro, almeno finora, è stato l’aver sopportato una sofferenza tremenda con lo stesso sorriso disarmante che si vede tuttora nelle sue foto su Facebook. Sofferenza sostenuta evidentemente da una grande fede, e nel suo caso particolarmente terribile. Ma che in fondo non può non richiamare, oggi più che mai, quella delle migliaia di disperati la cui unica vocazione per attraversare il Mediterraneo sta nel provare a salvarsi la vita rischiandola. Salvo invece perderla.

Ecco, per la diocesi di Milano questo ragazzo merita di diventare santo. Primo santo di colore della diocesi ambrosiana. Certo, bisognerà fare tutte le tappe e servirà ancora tempo. Ma il mattone più importante della procedura è stato già piazzato. E lo ha messo giù ieri il cardinale Angelo Scola chiudendo a Legnano, dove Jean Thierry morì il 5 gennaio 2006, la fase iniziale del suo processo di beatificazione prima che le carte passino al Vaticano: «Dopo essere stati noi a portare il Vangelo in tante zone del mondo – ha detto Scola, con un rinnovato pensiero alle tre suore appena trucidate in Burundi – accogliamo con gioia l’arrivo di evangelizzatori e testimoni che giungono da queste terre, come Jean Thierry, perché la nostra fede risorga e per imparare di nuovo ad amare chi ci sta vicino».

La storia di Jean, dunque. Questo ragazzo era nato il 4 febbraio 1982 in una città tra le montagne del Camerun che si chiama Bamenda. Alzi la mano quanti l’avevano mai sentita, eppure è uno scherzetto da mezzo milione di abitanti. Non meno ignote, per la maggior parte di noi, sono del resto le altre città della sua adolescenza: figlio di genitori cattolici, Jean si iscrive a 13 anni nel seminario di Guider, poi finisce il liceo scientifico a Monatélé nel 2002 e l’anno dopo entra nel Carmelo teresiano di Nkoabang. Dicono che fosse felice. Dicono che ripetesse sempre «voglio diventare come Gesù». Tre settimane dopo l’inizio del suo noviziato gli viene un tumore a un ginocchio e di lì a poco gli tagliano la gamba destra.

Ma lui non si avvilisce. Nel 2005 padre Gabriele Mattavelli, provinciale dei carmelitani scalzi in Camerun, decide di portarlo con sé in Italia per fargli proseguire il noviziato a Concesa, vicino a Milano, e intanto provvedergli cure migliori di quelle che avrebbe in Africa. Va in porto solo la prima parte del progetto: l’8 dicembre dello stesso anno Jean fa effettivamente la sua professione solenne di carmelitano prendendo il nome di «Fra’ Jean Thierry di Gesù Bambino e della Passione», ma l’unica cura che i medici possono offrirgli è una terapia del dolore e alla vigilia della successiva Epifania, il 5 gennaio 2006, Jean muore all’ospedale di Legnano. «Non ha mai smesso di sorridere», dice chi gli è stato vicino.

Il suo duplice funerale, prima a Legnano poi in Camerun dove è stato riportato, richiama una folla pazzesca. Un gruppo di amici apre in sua memoria una pagina Facebook. La sua tomba, nel cimitero di Nkolbisson-Yaoundè, è meta di continui pellegrinaggi da allora.

Il processo canonico avviato l’anno scorso dalla Chiesa ambrosiana per dichiararlo beato è quello la cui prima fase, si diceva, è stata chiusa ieri dal cardinale Scola. «La figura di Jean Thierry – è stata la sua considerazione finale – ci spinge a prendere in mano noi stessi e a porci la stessa domanda che per lui fu bruciante: per chi viviamo?». Che poi è una di quelle domande di fronte alle quali, in fondo, non ci sarebbe neppure bisogno né di processo né di proclamazione ufficiale: quando hai trovato la risposta beato te.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Riflessioni, Servo di Dio Jean Thierry Ebogo, Stile di vita | Pas de Commentaire »

 

Neturei Karta - נ... |
eternelle jardin |
SOS: Ecoute, partage.... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Cehl Meeah
| le monde selon Darwicha
| La sainte Vierge Marie Livr...