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Papa Francesco: vergognarsi dei propri peccati è virtù dell’umile che prepara al perdono di Dio

Posté par atempodiblog le 29 avril 2013

Vergognarsi dei propri peccati è la virtù dell’umile che prepara ad accogliere il perdono di Dio: lo ha detto Papa Francesco, stamani, durante la Messa presieduta nella Cappellina di Casa Santa Marta, alla presenza di alcuni dipendenti dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e di alcune religiose. Hanno concelebrato il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa, e l’arcivescovo Francesco Gioia, presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem.
di Sergio Centofanti – Radio Vaticana

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Commentando la prima Lettera di San Giovanni, in cui si dice che “Dio è luce e in Lui non c’è tenebra alcuna”, Papa Francesco ha sottolineato che “tutti noi abbiamo delle oscurità nella nostra vita”, momenti “dove tutto, anche nella propria coscienza, è buio”, ma questo – ha precisato – non significa camminare nelle tenebre:

“Andare nelle tenebre significa essere soddisfatto di se stesso; essere convinto di non aver necessità di salvezza. Quelle sono le tenebre! Quando uno va avanti su questa strada proprio delle tenebre, non è facile tornare indietro. Perciò Giovanni continua, perché forse questo modo di pensare lo ha fatto riflettere: ‘Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi’. Guardate ai vostri peccati, ai nostri peccati: tutti siamo peccatori, tutti… Questo è il punto di partenza. Ma se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele, è giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. E ci presenta – vero? – quel Signore tanto buono, tanto fedele, tanto giusto che ci perdona”.

“Quando il Signore ci perdona fa giustizia” – prosegue il Papa – innanzitutto a se stesso, “perché Lui è venuto per salvare e perdonarci”, accogliendoci con la tenerezza di un padre verso i figli: “il Signore è tenero verso quelli che lo temono, verso quelli che vanno da Lui” e con tenerezza “ci capisce sempre”, vuole donarci “quella pace che soltanto Lui dà”. “Questo – ha affermato – è quello che succede nel Sacramento della Riconciliazione” anche se “tante volte pensiamo che andare a confessarci è come andare in tintoria” per pulire la sporcizia sui nostri vestiti:

“Ma Gesù nel confessionale non è una tintoria: è un incontro con Gesù, ma con questo Gesù che ci aspetta, ma ci aspetta come siamo. ‘Ma Signore, senti sono così…’, ma ci fa vergogna dire la verità: ‘Ho fatto questo, ho pensato questo’. Ma la vergogna è una vera virtù cristiana e anche umana… la capacità di vergognarsi: io non so se in italiano si dice così, ma nella nostra terra a quelli che non possono vergognarsi gli dicono ‘sin vergüenza’: questo è ‘un senza vergogna’, perché non ha la capacità di vergognarsi e vergognarsi è una virtù dell’umile, di quell’uomo e di quella donna che è umile”.

Occorre avere fiducia – prosegue il Papa – perché quando pecchiamo abbiamo un difensore presso il Padre: “Gesù Cristo, il giusto”. E Lui “ci sostiene davanti al Padre” e ci difende di fronte alle nostre debolezze. Ma è necessario mettersi di fronte al Signore “con la nostra verità di peccatori”, “con fiducia, anche con gioia, senza truccarci… Non dobbiamo mai truccarci davanti a Dio!”. E la vergogna è una virtù: “benedetta vergogna”. “Questa è la virtù che Gesù chiede a noi: l’umiltà e la mitezza”:

“Umiltà e mitezza sono come la cornice di una vita cristiana. Un cristiano va sempre così, nell’umiltà e nella mitezza. E Gesù ci aspetta per perdonarci. Possiamo fargli una domanda: allora andare a confessarsi non è andare a una seduta di tortura? No! E’ andare a lodare Dio, perché io peccatore sono stato salvato da Lui. E Lui mi aspetta per bastonarmi? No, con tenerezza per perdonarmi. E se domani faccio lo stesso? Vai un’altra volta, e vai e vai e vai…. Lui sempre ci aspetta. Questa tenerezza del Signore, questa umiltà, questa mitezza…”.

Questa fiducia “ci dà respiro”. “Il Signore – conclude il Papa – ci dia questa grazia, questo coraggio di andare sempre da Lui con la verità, perché la verità è luce e non con la tenebra delle mezze verità o delle bugie davanti a Dio. Che ci dia questa grazia! E così sia”.

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La confessione. Dove il cuore trova pace

Posté par atempodiblog le 7 avril 2013

“La confessione. Dove il cuore trova la pace”
Recensione del libro di padre Livio Fanzaga

Roma, 26 Marzo 2013 (Zenit.org) Stefano Chiappalone

La confessione. Dove il cuore trova pace dans Libri confessionecuorepace

Tra le tante crisi di cui soffre il nostro mondo, un posto di rilievo spetta alla crisi della confessione, strettamente connessa a quella perdita del senso del peccato di cui già parlava il venerabile papa Giovanni Paolo II, individuando tra le cause principali di questa epocale «eclissi della coscienza», il secolarismo e il relativismo, nonché alcune tendenze ecclesiali che hanno generano una certa confusione nella predicazione, nella catechesi e nella direzione spirituale. In effetti, bisogna constatare che spesso i confessionali sono vuoti da entrambe le parti: sia quella del penitente sia quella del confessore.

La gente si confessa sempre più di rado, ma è anche vero che chi vuole confessarsi, raramente riesce a trovare in confessionale, o almeno in chiesa, un sacerdote disponibile – impegnato magari in attività che potrebbero benissimo svolgere i laici… L’esempio di sacerdoti santi, quali san Pio da Pietrelcina, san Leopoldo Mandic, o il santo Curato d’Ars – per non citare che i più noti – mostra però lo stretto legame tra l’aureola di cui ora godono in cielo, e le ore passate in confessionale quando erano ancora in questo mondo. Senza contare che un buon confessore, a sua volta è anche un assiduo penitente…

Questo libro di padre Livio Fanzaga, popolare direttore di Radio Maria, costituisce dunque una lettura utilissima per tutti – chierici e laici -, particolarmente in quest’ultimo scorcio dell’Anno Sacerdotale fortemente voluto da papa Benedetto XVI.

La situazione non è disperata, come dimostra la felice eccezione dei santuari,  i cui confessionali sembrano colmare il vuoto dell’ordinaria vita parrocchiale. E comunque, spiega padre Livio, la crisi c’è stata sin dall’inizio, quando Gesù fu accusato di bestemmia soltanto per aver dichiarato di avere il potere di rimettere i peccati (Marco 2,7). «Da allora le ondate minacciose del mysterium iniquitatis si sono abbattute innumerevoli volte. Basti ricordare la dolorosa deriva della riforma protestante che, con la motivazione che basta confessarsi a Dio, ha spazzato via i confessionali da una buona parte dell’Europa. Tuttavia la confessione è sempre risorta, dimostrando di essere un albero dalle radici inattaccabili» (pp. 10-11), poiché essa «trae la sua forza da Gesù Cristo stesso. Questa è la ragione della sua perenne giovinezza» (p. 11).

La confessione è un sacramento apparentemente semplice, eppure «prima che il penitente si accosti al confessionale per ricevere l’assoluzione, nel suo intimo è stata combattuta una battaglia. La luce  e le tenebre, il bene e il male, la disperazione e la speranza si sono contesi il dominio del cuore» (p. 14). Nel confessionale avviene un miracolo che non può verificarsi in nessun laboratorio: «oggi la scienza compie progressi, fino a qualche tempo fa inconcepibili, per quanto riguarda la salute psicofisica dell’uomo. Tuttavia non potrà mai trovare la medicina che trasformi un uomo cattivo in un uomo buono e che dia la pace e la gioia a chi è nel tormento e nella tristezza» (p. 17). Eppure non tutti sembrano voler ricorrere a questa medicina, poiché molti pensano di non essere malati: «ciò che mette in crisi il sacramento della confessione è il crescente offuscamento del senso del peccato. La maggior parte dei cristiani pensa di non avere dei peccati di cui accusarsi. Non c’è quindi da meravigliarsi se non solo si abbandona la pratica del sacramento, ma si finisce per non chiedere perdono a Dio neppure nelle proprie preghiere personali» (p. 19).

Sin dall’inizio il peccato inganna, manifestandosi sotto apparenza di bene. Nella sua falsa imitazione di Dio, «Satana punta a trasformare le sue prede a sua immagine e somiglianza» (p. 22). All’inizio presenta i suoi frutti come graditi agli occhi e desiderabili (cfr. Genesi 3,6), altrimenti chiunque li rifiuterebbe. In realtà però, appena mangiato il frutto, questo si rivela incapace di saziare, generando arsura mai placata e sete mai soddisfatta: «l’incanto si rompe e quella che era un’illusione di felicità si trasforma in delusione» (p. 25) e schiavitù, poiché essendo incapace di appagare, ogni peccato conduce alla vana e interminabile ricerca di sempre nuovi piaceri e, di conseguenza, alla continua necessità di reprimere la voce della coscienza.

Illudendosi di diventare «come Dio» (Genesi 3,5) l’uomo in realtà si riduce spiritualmente ad una larva; la malattia e la rovina sono temporali, prima ancora che eterne, e il degrado verso l’animalità è visibile già su questa terra. «Allora l’uomo, creato per essere abitato da Dio, diviene l’oscura dimora del serpente infernale» (p. 33). Questa malattia, prima o poi conduce inesorabilmente alla morte. L’unico modo per guarirla e spezzare la catena è mettersi in ginocchio davanti alla croce.

«Non ti sei mai chiesto per quale motivo, quando ti confessi, vieni assolto da ogni peccato di cui ti sei pentito? Anche se avessi compiuto i delitti più abominevoli, se ti presenti con un cuore contrito, ricevi un’assoluzione completa. [...] La ragione per cui il sacerdote assolve sempre chi si pente dei suoi peccati è da ricercare nel sacrificio della croce, dove Gesù ha già espiato al nostro posto e a nostro favore. Per essere liberati dal male spirituale che ci affligge, basta accogliere il perdono che il Crocifisso ci offre attraverso la persona del sacerdote»(p. 53). La confessione dunque opera una vera e propria risurrezione dell’anima morta, che passa dal tormento alla pace, prima con Dio, quindi con i fratelli. Alla paura subentra la fiducia.

Ovviamente un cadavere non è in grado di risollevarsi da sé: è Dio a compiere il primo passo verso la confessione, andando in cerca della pecorella smarrita (cfr. Luca 15,4). È una grazia che «sgorga dal Cuore trafitto di Gesù e dal suo amore per ogni anima, ma anche per i meriti di tante anime che pregano e si sacrificano per i peccatori. [...] Questo significa che molte grazie di conversione hanno degli anonimi benefattori i quali hanno interceduto a nostro favore e senza che noi lo sapessimo. La grazia della conversione è un grande mistero di amore e ognuno di noi un giorno saprà chi ha pregato per lui, ottenendogli l’intervento dell’Amore misericordioso» (p. 69).

Dio si fa sentire inizialmente con il rimorso della coscienza: buon segno, poiché significa che qualcosa sta riprendendo vita. Tuttavia non è un rimorso che conduce allo scoraggiamento, in quanto Gesù oltre alla diagnosi ci annuncia anche la guarigione. Non resta che lasciarsi curare, a patto però di affidarsi umilmente al medico: «Pensi che le cose sarebbero più semplici se potessimo confessarci da soli, mettendoci direttamente in contatto con Dio? [...] Ma è quando ti metti in ginocchio davanti al sacerdote che la tua umiltà viene provata  e trovata autentica. Gesù, nella sua divina pedagogia, ha trovato un modo molto semplice per spezzare alla radice il nostro orgoglio, che è la causa della perdizione di molte anime» (p. 78).

La scuola più efficace per imparare a confessarsi è il Crocifisso, un libro vivo dove si apprendono tanto la malizia del peccato, quanto la grandezza della misericordia divina. Non a caso la prima confessione, quella del buon ladrone, avvenne proprio sul Calvario. La croce rivela l’iniquità del mondo e la nostra personale iniquità: «guardando alla croce, ognuno deve imparare a vedere gli effetti del proprio peccato. Soprattutto deve considerare che le sofferenze fisiche del Crocifisso sono poca cosa se paragonate alle trafitture del suo Cuore divino, provocate dall’ingratitudine, dall’indifferenza, dal disamore e dal disprezzo nei confronti della sua sconfinata carità» (pp. 81-82). La croce è un invito a contraccambiare quell’amore: «S. Caterina da Siena lo afferma con parole di fuoco: “Chi è quello stolto bestiale che vedendosi così amato non ami?”» (p. 83).

Dopo aver parlato della bruttezza del peccato e della bellezza del perdono, padre Livio dedica gli ultimi capitoli ai «sette passi» di questo cammino. Innanzitutto la preghiera e l’esame di coscienza, proseguendo fin dentro il cuore del sacramento, con il dolore di aver offeso Dio, il proponimento di non offenderLo più, l’accusa dei peccati, l’assoluzione e infine la penitenza. Il primo passo, la preghiera, è in realtà l’inizio e la fine del perdono – “la fonte e il culmine” potremmo dire, parafrasando quanto afferma il Concilio a proposito della liturgia: «Prima di incominciare il tuo esame di coscienza, raccogliti in preghiera e chiedi a Dio la luce necessaria. Infatti è la grazia che ci aiuta a vedere i peccati, anche i più riposti, e a evitare le forme di autoinganno e di auto giustificazione» (p. 84).

«La preghiera non solo apre il cammino della confessione, ma ne è la logica conclusione. All’inizio è una preghiera di invocazione, alla fine di ringraziamento» (p. 85). Attingendo al Catechismo e al magistero dei Pontefici, oltre che alla propria esperienza, padre Livio ci guida concretamente nei vari passaggi di questo percorso, alla fine del quale «ci viene restituita la grazia santificante e la comunione con Dio. Tuttavia rimangono le pene temporali del peccato, che si devono scontare in questa vita o in purgatorio» (p. 135).

Ancora una volta il penitente non è solo, poiché può beneficiare dell’aiuto e dei meriti dei santi, mediante il grande – quanto dimenticato – tesoro delle indulgenze. «In questo ammirabile scambio, la santità dell’uno giova agli altri, ben al di là del danno che il peccato dell’uno ha potuto causare agli altri. In tal modo, il ricorso alla comunione dei santi permette al peccatore contrito di essere in più breve tempo e più efficacemente purificato dalle pene del peccato…» (p. 137).

Prima di lasciarci, padre Livio ci fornisce qualche ulteriore consiglio per la battaglia spirituale: l’avversario, infatti, non si arrende e tornerà a bussare alla nostra porta. Dopo il miracolo della conversione e della confessione, il passo successivo è quello della perseveranza. La battaglia durerà per tutta la vita.

Padre Livio Fanzaga, La confessione. Dove il cuore trova la pace, Sugarco Edizioni, Milano 2008, € 15,50

(Recensione pubblicata a maggio 2010 in: Totus tuus Network)

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“La bella Misericordia” di Dio

Posté par atempodiblog le 4 avril 2013

“La bella Misericordia” di Dio dans Misericordia divinamisericordiages

La festa della Divina misericordia, che celebriamo la prima Domenica dopo Pasqua, ci porta al cuore della fede cristiana, che è l’amore sconfinato di Dio per le sue creature, in particolare per l’uomo, elevato in Gesù Cristo alla partecipazione della vita divina.

La Misericordia è Gesù stesso, Re di Misericordia, come ha rivelato a Santa Faustina. Guardando a Gesù crocifisso noi vediamo fino a quale estremo limite Dio ci ha amato, espiando i nostri peccati, ridonandoci la dignità di figli e aprendoci le porte del paradiso.   

La Misericordiadi Dio è un sole che dissipa le nostre nebbie, fuga le nostre angosce, guarisce le nostre ferite e ridona la pace ai nostri cuori inquieti. La Divina Misericordia fa rinascere le persone, infonde il coraggio, fa rifiorire la speranza, restituisce il sorriso.

Papa Francesco, con le parole e i gesti, ci sta aiutando capire che cosa sia “la bella Misericordia” di Dio:

“Lasciamoci rinnovare dalla Misericordia di Dio”.

“Gesù è risorto, c’è speranza per te, non sei più sotto il dominio del peccato, del male! Ha vinto l’amore, ha vinto la Misericordia! Sempre vince la misericordia di Dio!”.

“Quanti deserti, anche oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore per Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite”.

“Lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio, lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire il creato e far fiorire la giustizia e la pace”.

Anche Papa Francesco è un dono della Divina Misericordia per la Chiesa e per il mondo intero.

Padre Livio Fanzaga

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Il Curato d’Ars e la confessione

Posté par atempodiblog le 27 mars 2013

Il Curato d’Ars e la confessione  dans Fede, morale e teologia confessionez

«La vita di Giovanni Maria Vianney è trascorsa in confessionale». Così diceva l’abbé Alfred Monnin, che aveva frequentato il Curato per più di cinque anni, e del quale sarebbe divenuto biografo. Alcuni tratti distintivi della cura d’anime, intessuta dal santo patrono dei parroci nell’ombra discreta in cui si celebra il sacramento della penitenza, li ha ripercorsi di recente Philippe Caratgé, moderatore della società sacerdotale San Giovanni Maria Vianney, nella sua relazione al convegno internazionale svoltosi ad Ars a fine gennaio, di cui saranno prossimamente pubblicati gli atti.

Per il Curato d’Ars – lo si ricava dalle sue lezioni di catechismo – una buona confessione deve essere umile, semplice, prudente e totale. Occorre «evitare tutte quelle accuse inutili, tutti quegli scrupoli che fanno dire cento volte la stessa cosa, che fanno perdere tempo al confessore e snervano quelli che sono in attesa di confessarsi». Bisogna «confessare quello che è incerto come incerto, e quello che è certo come certo». L’essenziale è «evitare ogni simulazione: che il vostro cuore sia sulle vostre labbra. Voi potete imbrogliare il vostro confessore, ma ricordatevi che non imbroglierete mai il buon Dio, che vede e conosce i vostri peccati meglio di voi». Lui stesso passava poco tempo con chiunque andasse a inginocchiarsi al suo confessionale, affinché il tempo fosse sufficiente per tutti. Confessioni brevi, parole brevi. Eppure non c’era uno solo dei penitenti che non si sentisse fatto oggetto di una sollecitudine particolare, di una dedizione sempre pronta ad approfittare di ogni minimale apertura all’azione dello Spirito, che «come un giardiniere non finisce mai di lavorare la terra» (Caratgé), anche quella dei cuori più induriti. «Per me», ripete Jean-Marie a proposito della riparazione da richiedere ai penitenti, «vi dirò la mia ricetta. Io do loro una piccola penitenza, e io faccio il resto al posto loro». La cosa che conta, dice il Curato, è avere almeno un po’ di contrizione dei propri peccati. Con una contrizione perfetta si viene perdonati «ancor prima di ricevere l’assoluzione». Quindi «bisogna mettere più tempo a domandare la contrizione che a esaminarsi».

Per il Curato, la confessione è il dono inimmaginabile che Dio tira fuori a sorpresa per salvare i suoi figli in pericolo: «Ragazzi miei, non si può comprendere la bontà che ha avuto Dio per istituire questo grande sacramento. Se noi avessimo avuto una grazia da domandare a Nostro Signore, non avremmo mai immaginato di domandargli quella là. Ma lui ha previsto la nostra fragilità e la nostra incostanza nel bene, e il suo amore  l’ha portato a fare ciò che noi non avremmo mai osato domandargli».

Ancor di più, è un dono che rivela nel modo più intimo la natura stessa del mistero della Trinità. Recluso nel suo confessionale, il cuore semplice del Curato assapora in maniera imparagonabile il mistero del cuore stesso di Dio. I perdoni imperfetti degli uomini talvolta sembrano elargizioni concesse a caro prezzo, fatte quando vogliamo apparire buoni. Il perdono di Dio è un’altra cosa. «Come potremmo noi disperare della Sua     misericordia, dal momento che il Suo più grande piacere è di perdonarci», scrive il Curato. Per questo il tesoro della misericordia divina è inesauribile, e nessuno può pensare di mettere in conto i doni della grazia. Come se fossero debiti che prima o poi si paga, con cui ci si mette a paro con le proprie prestazioni. Perché per Dio stesso perdonare è il massimo godimento. E questo lo fa diventare mendicante del cuore dell’uomo. «La sua pazienza ci aspetta», rassicura il Curato. Di più: «Non è il peccatore che torna a Dio per chiedergli perdono, ma è Dio che corre dietro al peccatore e lo fa ritornare a Lui».

di Gianni Valente – 30Giorni

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Il segreto della confessione

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2013

Il segreto della confessione dans Fede, morale e teologia segretoconfessionericon

Il sigillo sacramentale (questo è il termine esatto), è di diritto divino da cui neppure la Chiesa può dispensare. In pratica, il Papa stesso non può ordinare a un sacerdote di rivelare quanto ha udito in confessione, neppure se ciò fosse necessario per salvare l’intero universo.
E ciò perché il sacerdote quando amministra il sacramento della penitenza, rappresenta Dio che “conosce il cuore dell’uomo”, davanti a cui si presenta il peccatore nella sua miseria, fiducioso di ricevere la misericordia di Dio. Se il penitente non fosse certo della discrezione del sacerdote, cadrebbe la necessaria fiducia e il precetto di confessare il peccato mortale sarebbe vanificato, col rischio, per molte anime, di cadere nella disperazione. A fronte di questo pericolo la stessa accusa di un innocente è un male minore della dannazione eterna.
I cann. 983-984 del Codice di Diritto Canonico, proibisce assolutamente di rivelare direttamente i peccati di una persona, o di prendere iniziative o altro che possano mettere in pericolo tale segreto, o di usare in qualsiasi modo le conoscenze acquisite nella confessione con “pregiudizio del penitente”, anche quando sia escluso il “pericolo di rivelare qualcosa”.
Il sacerdote che viola il sigillo cade immediatamente in una scomunica che può essere assolta solo dalla Santa Sede (latae sententiae). Persino coloro che per caso fossero venuti a conoscenza del segreto, se lo rivelassero, non solo commetterebbero peccato mortale, ma sarebbero passibili di gravi provvedimenti.
Il sigillo riguarda ogni confessione, anche quando il sacerdote non avesse potuto assolvere il penitente per mancanza di vero pentimento.
Naturalmente per chi non ha fede, tutto ciò potrebbe apparire una sciocchezza, dico “potrebbe”, perché anche umanamente parlando si può comprendere come sarebbe terribile se una persona, oppressa da una grande dolore e che si confidasse con un amico, venisse poi ad apprendere che il tutto è stato rivelato ad estranei. Per non parlare dei “segreti vitali” per il bene di un Paese, che quando vengono rivelati sono severamente puniti. E anche questi sono segreti che riguardano solamente il bene terreno, immensamente meno importante di quello eterno.
Del resto il Nuovo accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana, 18 febbraio 1984, art. 4, n. 4, dice: «Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare ai magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero».
Pretendere che l’autorità pubblica abbia libero passaggio nelle coscienze di tutti, anche con la scusa della “giustizia”, sarebbe una tale minaccia alla libertà che è meglio tollerare eventuali ingiustizie che cadere sotto il giogo di meccanismi giuridici che troppo spesso – come la storia dimostra – manifestano l’automatismo di una macchina mortale.
Quando il penitente venisse a conoscenza in confessione di un delitto compiuto dal penitente per cui un innocente è stato condannato, il sacerdote dovrà eventualmente esortare il penitente ad autodenunciarsi, ma più di questo non potrà fare. A volte la custodia del segreto potrebbe essere veramente gravosa, ma il sacerdote deve accettare tutto come facente parte della propria croce particolare.
Ogni uomo e donna deve aver la certezza di trovare con sicurezza un cuore umano, consacrato in modo speciale da Dio e per Dio, pronto ad ascoltarli fino in fondo e pronto a dar loro quella pace che solo la grazia divina può donare.

di Massimiliano Maria Zangherati

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Come San Francesco d’Assisi chiese e ottenne l’indulgenza del perdono

Posté par atempodiblog le 2 août 2012

Come San Francesco d’Assisi chiese e ottenne l’indulgenza del perdono dans Sacramento della penitenza e della riconciliazione

Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!

Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: « Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe ».

« Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza ».

E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visone avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: « Per quanti anni vuoi questa indulgenza? ». Francesco scattando rispose: « Padre Santo, non domando anni, ma anime ». E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: « Come, non vuoi nessun documento? ». E Francesco: »Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni ». E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: « Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso! ».

CONDIZIONI PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI,
(per sé o per i defunti)
  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
  • Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola, dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
  • La recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
  • Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
  • Una preghiera per il Papa.
L’INDULGENZA
I peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche ma riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere. In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione.
La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti. Nei primi secoli i vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei santi, in modo da ottenere la grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell’indulgenza.
C.E.l., Catechismo degli adulti, n. 710

Fonte: Luci sull’Est

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Cliccare qui per leggere iconarrowti7 “Un invito ad accostarsi alla confessione” e “Quel giorno tutti poterono accarezzarla (l’abito macchiato)”

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Della santa Comunione

Posté par atempodiblog le 29 février 2012

Della santa Comunione dans Sacramento della penitenza e della riconciliazione

Le suore non parlino del fatto che una si accosta più di rado e un’altra più spesso alla santa Comunione. Si astengano dall’emettere giudizi su questa materia, su cui non hanno diritto di parlare. Ogni giudizio in merito appartiene esclusivamente al confessore. La Superiora può interrogare una data suora, però non al fine di conoscere il motivo per cui non si accosta alla santa Comunione, ma allo scopo di facilitarle la confessione. Le superiore non si azzardino ad entrare nell’ambito della coscienza delle suore.

Santa Faustina Kowalska

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La confessione natalizia

Posté par atempodiblog le 5 décembre 2011

La confessione natalizia dans Sacramento della penitenza e della riconciliazione confessione

Da parte di noi sacerdoti la confessione natalizia rappresenta un grande impegno, perché grazie a Dio sono ancora moltissimi i fedeli che desiderano accostarsi a questo Sacramento in occasione del S. Natale. Per cui, nei giorni precedenti alla grande solennità, il lavoro ferve e noi siamo sempre più legati al confessionale, per ascoltare tutti coloro che hanno questo vivo desiderio, di ricevere il perdono di Dio e di rinnovare com’è giusto la propria vita. La vigilia di Natale poi, le nostre chiese pullulano di persone che attendono con pazienza il proprio turno per assolvere a questo importante dovere cristiano.
Talvolta i sacerdoti abbondano di consigli ed esortazioni, trattenendo il penitente per un tempo eccessivo: cosicché ci si mette in fila più volentieri là dove ci si sente più accolti, e dove si ritiene che il confessore intuisca più in fretta la propria situazione, senza domande superflue. Don Bosco diceva che bastano tre minuti per risolvere una vita di peccato che durava da anni.
Naturalmente, da parte del penitente, occorre un pentimento sincero e il vivo desiderio di cambiar vita: senza questi due elementi fondamentali non abbiamo i presupposti per una buona confessione natalizia, e perciò per vivere bene il S. Natale, che è festa di gioia, ma che potrebbe anche passare nella nostra vita senza lasciare alcuna traccia, rimanendo il nostro cuore chiuso alla conversione, e perciò ancora nel buio e nella tristezza.
Quali sono le virtù che dobbiamo maggiormente coltivare avvicinandosi il S. Natale? Io direi che sono soprattutto due: l’umiltà e la carità.

1.
L’umiltà. Quando ci mettiamo davanti al presepe noi contempliamo un piccolo Bambino, inerme e indifeso, che non può certo confidare nelle proprie forze, ma solo nell’amore della mamma e del papà, che gli stanno accanto, e che lo riscaldano con il loro affetto e le loro premure, insieme ai due simpatici animali che fanno sempre da sfondo: il bue e l’asinello. Quale capolavoro di semplicità e di umiltà, se pensiamo che questo Bambino è nientemeno che il Figlio di Dio fatto uomo, sceso in mezzo a noi a condividere la nostra povera umanità, per donarci la sua eccelsa divinità! Dunque chi si accosta alla confessione natalizia deve in qualche modo imitare l’abbassamento al nostro Salvatore e presentarsi al sacerdote senza alcun artificio umano, volto a capire in parte la propria miseria, perché appaia solo il meglio di noi. No, più ci si umilia, e più si è perdonati e giustificati. Ed è il ritornello costante di tutte le lettere di S. Paolo: che cioè si è giustificati non tanto per le proprie opere (sempre mancanti), ma piuttosto per la fede in Cristo, che è venuto apposta nel mondo per toglierci il peccato e per ridarci la grazia di Dio. E S. Paolo parla certo per esperienza, dato i suoi trascorsi di
persecutore dei cristiani.

2.
La seconda virtù da curare, avvicinandosi il S. Natale, è certo la carità.
Come possiamo ricevere il perdono di Dio, se a sua volta non concediamo il perdono ai nostri fratelli che ci hanno offeso, o comunque hanno ferito il nostro orgoglio? I Santi dicevano che i nostri migliori benefattori non sono coloro che ci lodano, ma piuttosto coloro che ci umiliano e ci maltrattano.
Si, perché in questo modo ci correggono e ci danno modo di esercitare molte virtù cristiane, che forse avevamo dimenticato da tempo. Nessuno si accosti alla confessione natalizia senza prima aver risolto certe tensioni o certi contrasti che possiamo avere col nostro prossimo: altrimenti la nostra offerta (cioè la nostra richiesta di perdono) non sarà gradita a Dio, e non potremo da Lui essere in alcun modo giustificati. Dunque, essendo il S. Natale la festa  dell’amore, ecco che occorre molto esercitarsi in questa virtù, che giustamente viene considerata la regina di ogni virtù cristiana.
Auguro perciò a tutti una buona confessione natalizia, che ci liberi il cuore da ogni tristezza e ci faccia ben sperare per il futuro, nostro e dei nostri figli.

Don Tino Rolfi 
Tratto da: Il giornalino di Radio Maria

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Un invito ad accostarsi alla confessione

Posté par atempodiblog le 2 août 2011

Un invito ad accostarsi alla confessione dans Medjugorje porziuncolaassisi

Intervista di Padre Livio a Vicka del 3 agosto 2000

Padre Livio: Ieri, due agosto, era il perdono di Assisi. Mi pare che nei primi tempi delle apparizioni, proprio in occasione di questa festa, la Madonna abbia invitato i presenti a toccare la sua veste e voi veggenti avete visto che vi erano rimaste delle macchie. Era un invito ad accostarsi al sacramento della confessione?
Vicka: In quell’occasione io non c’ero, ma erano presenti Mirjana, Ivanka, Marija e Jakov. La Madonna ha invitato i presenti a toccare la sua veste e molti hanno avuto questa grazia di toccarla.
Padre Livio: Anche se non la vedevano?
Vicka: I veggenti presenti indicavano dove mettere la mano.
Padre Livio: Così mettevano la mano sulla veste della Madonna?
Vicka: Sì, hanno avuto questa grazia. Ma alcuni di quelli presenti, toccando, hanno lasciato il segno della loro mano e così la Madonna ha chiesto di andare a confessarsi.
Padre Livio: La Madonna raccomanda una confessione regolare, mi pare.
Vicka: Raccomanda la confessione una volta al mese e poi secondo le necessità di ognuno. Dice anche di non limitarsi soltanto a dire i propri peccati, ma di chiedere un consiglio al sacerdote per fare un passo avanti nel cammino spirituale.
Padre Livio: Quindi la Madonna vede la confessione come un grande aiuto sulla via della santità?
Vicka: Certamente.

gospa dans Padre Livio Fanzaga

Quel giorno tutti poterono accarezzarla
L’abito macchiato
Fonte: Oggi

Siamo ai primi di agosto del 1981. Al momento dell’apparizione, come al solito, una calca di persone si stringe attorno ai veggenti: mani che sfiorano il cielo, preghiere che salgono da ogni bocca. La Madonna appare e, inaspettatamente, i ragazzi dicono ai pellegrini che, se lo desiderano, la possono toccare. Come? Essi stessi li accompagneranno per mano fino a lei.
Pur senza vederla, ciascuno dei presenti attesterà l’avvenuto incontro, attraverso un’esperienza tattile-corporea molto marcata. Alcuni hanno avvertito una “sensazione di forte calore”, altri “come una leggera scossa elettrica dalla mano fino alla testa e ai piedi”, altri ancora sono stati “vinti dalle lacrime e da una profondissima gioia”. Ma mentre i fedeli si avvicendano ordinatamente per questa speciale carezza a Maria, i veggenti, d’un tratto, appaiono allarmati e, quasi simultaneamente gridano: “Non toccate più la Madonna. Per favore, lasciatela stare”. Che cos’è accaduto?
I ragazzi diranno di aver visto sull’abito immacolato della Vergine delle grosse macchie, come di unto, e spesse, lasciate dalle dita di chi l’aveva appena sfiorato. E che la Madonna aveva cominciato a piangere e aveva spiegato che quelle erano le tracce del nostro peccato. Infiene, aveva invitato tutti alla confessione.

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Fare buone confessioni

Posté par atempodiblog le 29 juin 2011

Fare buone confessioni dans Citazioni, frasi e pensieri donbosco

I giovani che il demonio voleva portar via con sé, sono particolarmente quelli che si confessano male, che fanno sacrilegi nella confessione. Ricordati bene: quando predichi soprattutto alla gioventù insisti molto sulla necessità di fare buone confessioni e in specie sulla necessità della contrizione.

San Giovanni Bosco

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Riflesso limpido di un amore

Posté par atempodiblog le 28 janvier 2011

Riflesso limpido di un amore dans Citazioni, frasi e pensieri frreroger

Quando la Chiesa ascolta, guarisce, riconcilia, allora si trasforma in ciò che è nel suo aspetto più luminoso: riflesso limpido di un amore.

Frère Roger Louis Schutz

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Cominciare e ricominciare

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2010

Cominciare e ricominciare dans Riflessioni sanjosemaria

La tua vita interiore dev’essere proprio questo: cominciare… e ricominciare.
Cammino, 292

La conversione è cosa di un istante; la santificazione è opera di tutta la vita. Il seme divino della carità, che Dio ha posto nelle nostre anime, aspira a crescere, a manifestarsi in opere e a produrre frutti che in ogni momento corrispondano ai desideri del Signore. È indispensabile quindi essere disposti a ricominciare, a ritrovare, nelle nuove situazioni della nostra vita, la luce e l’impulso della prima conversione. E questa è la ragione per cui dobbiamo prepararci con un approfondito esame di coscienza, chiedendo aiuto al Signore, per poterlo conoscere meglio e per conoscere meglio noi stessi. Se vogliamo convertirci di nuovo, questa è l’unica strada.
E’ Gesù che passa, 58

Il potere di Dio si manifesta nella nostra debolezza, e ci spinge a lottare, a combattere contro i nostri difetti, pur sapendo che non otterremo mai del tutto la vittoria durante la vita terrena. La vita cristiana è un continuo cominciare e ricominciare, un rinnovarsi di ogni giorno.
E’ Gesù che passa, 114

Avanti, qualunque cosa succeda! Ben protetto dal braccio del Signore, considera che Dio non perde battaglie. Se ti allontani da Lui, quale ne sia il motivo, reagisci con l’umiltà di chi vuole cominciare e ricominciare; di chi vuoi fare da figlio prodigo tutti i giorni e anche molte volte nel corso delle ventiquattro ore; di chi vuole risanare il suo cuore contrito nella Confessione, vero miracolo dell’Amor di Dio. In questo sacramento meraviglioso, il Signore pulisce la tua anima e ti inonda di gioia e di forza per non venir meno nella lotta, e per ritornare instancabilmente a Dio anche quando tutto ti sembra oscuro. Inoltre, la Madre di Dio, che è anche Madre nostra, ti protegge con la sua materna sollecitudine, e ti guida nel tuo avanzare.
Amici di Dio, 214

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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Per un Natale indimenticabile…

Posté par atempodiblog le 10 décembre 2010

“Maria ci dice che cosa è l’Avvento: andare incontro al Signore che ci viene incontro. AspettarLo, ascoltarLo, guardarLo”.
Benedetto XVI

Per un Natale indimenticabile... dans Fede, morale e teologia avvento2010

In questi giorni convulsi che ci separano dal Natale rischiamo di perdere l’essenziale, che è l’incontro col Signore che viene. Il lavoro, gli impegni, la corsa per i regali, ecc… finiscono per impadronirsi del nostro tempo,  dei nostri pensieri e del nostro cuore. Così rischiamo di perdere il dono prezioso del Natale.
Ogni Natale è un evento di grazia. Il mistero dell’Incarnazione si rinnova nei cuori che si aprono per accoglierlo.
Quel medesimo Bambino, che la Vergine Madre ha dato alla luce, desidera nascere ed essere deposto nella culla di ogni cuore.
Dobbiamo preparare questa culla nei giorni che abbiamo davanti.
Innanzi tutto con la preghiera. Troviamo ogni giorno qualche momento per restare soli nella nostra cameretta, o per sostare nel silenzio di una Chiesa o per pregare e pensare mentre siamo in macchina. Guardiamo nella luce di Dio alla situazione della nostra vita. Riflettiamo su quello che siamo e su che strada siamo incamminati. Lasciamo che la voce della coscienza si faccia strada nel groviglio dei pensieri, di sentimenti e di passioni che si agitano dentro di noi. Ascoltiamo la voce che ci chiama. E’ una voce paterna, una voce amica, una voce di misericordia. Prepariamo la confessione di Natale. E’ nel sacramento della riconciliazione che Dio ci dà la pace. Nella S. Messa di mezzanotte riceverai nel cuore il Bambino Gesù, nostra pace.
Lo porterai gioioso a casa tua, ai tuoi cari, agli amici, ai conoscenti, a tutti quelli che incontrerai. Sarà un Natale indimenticabile.

di Padre Livio Fanzaga

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La contrizione quotidiana

Posté par atempodiblog le 6 novembre 2010

La contrizione quotidiana dans Fede, morale e teologia pregare

Il dolore è perfetto quando il cuore si spezza per il dispiacere di avere offeso Dio, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Guardando a Gesù crocifisso che espia su di sé i nostri peccati, al nostro posto e per nostro amore, il ghiaccio del cuore si scioglie e la gratitudine prende il posto dell’indifferenza.
Presentiamo ogni sera al Crocifisso tutti i peccati della nostra vita, odiandoli e detestandoli, e chiediamo a Gesù di lavarli col suo sangue e di bruciarli nel suo amore. Possiamo farlo con le nostre parole o recitando col cuore  l’Atto di dolore,  oppure « O Gesù d’amore acceso ».
Gli effetti dell’atto di dolore perfetto, o contrizione di carità, sono mirabili. Se recitato in vista della confessione, rimette immediatamente tutti i peccati, compresi quelli mortali e persino le pene connesse al peccato (Cfr. Catechismo C. C. 1452).
La contrizione è una grazia da chiedere ogni giorno davanti alla Croce. In questo modo la nostra anima, infiammata dall’amore di Dio, è sempre pronta per il paradiso. La contrizione quotidiana e la confessione mensile ci permettono di vivere costantemente in grazia di Dio e di essere tralci vivi e fruttiferi della vigna del Signore.

di Padre Livio Fanzaga

Ricorda
Secondo il precetto della Chiesa, « ogni fedele, raggiunta l’età della  discrezione, è tenuto all’obbligo di confessare fedelmente i propri peccati
gravi, almeno una volta nell’anno ». Colui che è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima ricevuto l’assoluzione sacramentale, a meno che non abbia un motivo grave per comunicarsi
e non gli sia possibile accedere a un confessore. I fanciulli devono accostarsi al sacramento della Penitenza prima di ricevere per la prima
volta la santa Comunione. (Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1457)

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La fatica della decisione

Posté par atempodiblog le 3 novembre 2010

« Non bisogna mai chiedere all’ammalato più di quanto l’ammalato non possa dare ».
Santa Caterina da Siena

La fatica della decisione dans Fede, morale e teologia stcatherinesienavatican

« Non bisogna mai chiedere all’ammalato più di quanto l’ammalato non possa dare ». Era quanto ripeteva Santa Caterina ai suoi seguaci, i cateriniani, in merito ad un giovane che un po’ la seguiva e un po’ si allontanava, anche per mesi, per stare con la sua amante. Santa Caterina pazientemente aspettava che tornasse tra i suoi seguaci e, poi, gli chiedeva sempre un piccolo sforzo, ad esempio pregare, poiché, per fare questo, non c’è bisogno di quello sforzo che è necessario per compiere la conversione. La stessa Santa invitava a « speronare l’anima » per ottenere la grazia della decisione. Se una persona non riesce ancora a tagliare i ponti con il male bisogna caricare la volontà con la preghiera del cuore chiedendo a Dio di darci la « Sua forza, la Sua luce e la Sua grazia » e Lui pian piano ci darà la forza di convertirci.
Questo perché la Santa sapeva che dopo la decisione della conversione è difficile fare il bene, in quanto abbiamo il libero arbitrio estremamente indebolito. L’abitudine al peccato ci rende deboli.
San Paolo ha descritto bene questa situazione nella lettera ai Romani: « Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio ».
Questa situazione è sicuramente anche di grazia perché ci rendiamo conto che senza l’aiuto di Dio (senza la preghiera, senza i sacramenti… ) non possiamo deciderci per il bene.
Questa cosa la spiega bene Sant’Agostino, per averla vissuta in prima persona, faticando a decidere la sua conversione (rimanendo in quello stato di indecisione per due anni), quando combatté l
‘eresia di Pelagio. Quest’ultimo affermava che noi possiamo fare il bene decidendo da soli. Questo non è vero e
 Dio si servì di Sant’Agostino per combattere, appunto, questa eresia. Infatti, Sant’Agostino afferma che « senza la grazia non riusciamo a decidere il bene ».
Se dopo la conversione (che si concretizza con la confessione) una persona pensa di poter fare il bene, ma non vi riesce non deve avvilirsi perché Gesù ci dice che « senza di Me non potete far nulla ».
Nella nostra miseria, con un atto di umiltà, ci rendiamo conto che solo Dio ci salva se glielo permettiamo.

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