Mons. Celli: comunicare il calore della Chiesa

Posté par atempodiblog le 22 janvier 2016

“Fare attenzione a ciò che si dice e a come si dice”
Mons. Celli: comunicare il calore della Chiesa
“Se non è ‘stare con Gesù’, è affannarsi per tante cose”. Sono parole di mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, alla Messa, stamane, nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina. Tra i concelebranti, mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, e padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana e di Radio Vaticana.  L’occasione: la pubblicazione del Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali e l’imminente memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione (24 gennaio).
A cura di Fausta Speranza – Radio Vaticana

Chiesa

Comunicazione e vocazione
Mons. Celli ha sottolineato che “anche la comunicazione è vocazione”, ma solo se rientra “nel grande piano di amore di Dio per l’uomo”. Ha ricordato l’esempio di San Francesco di Sales, che restava solo pochi minuti al giorno senza pensare alle “cose di Dio”, per poi sottolineare l’importanza di  “stare davvero con Gesù”. Significa – ha spiegato – seguirlo e fare le sue stesse scelte, richiamandosi all’invito evangelico di “predicare e scacciare i demoni”.

“Fare attenzione a ciò che si dice e a come si dice”
Mons. Celli ha sottolineato quanto sia difficile per ognuno di noi accettare “il chiodo della Croce” quando ci tocca. Eppure questo significa seguire Gesù ma – ha raccomandato – non senza ricordarsi la gioia e la tenerezza che riceviamo da Dio e che siamo chiamati a esprimere all’altro. E qui il richiamo al cuore della predicazione di Papa Francesco: mons. Celli ha ricordato l’invito del Papa alla Chiesa ad aprirsi, a farsi “Chiesa in uscita” e poi l’invito deciso a far sentire “il calore della Chiesa madre”. Dunque, in tema di comunicazione, mons. Celli ha lasciato la raccomandazione precisa a “fare attenzione a ciò che si dice e a come si dice”.

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La divina unione tra la Madonna e il glorioso San Giuseppe

Posté par atempodiblog le 1 août 2015

Il santo proposito di San Giuseppe

Il fatto che l’Evangelista, pur evidenziando il proposito di verginità di Maria, la presenti ugualmente come sposa di Giuseppe costituisce un segno della attendibilità storica di ambedue le notizie. Si può supporre che tra Giuseppe e Maria, al momento del fidanzamento, vi fosse un’intesa sul progetto di vita verginale. Del resto, lo Spirito Santo, che aveva ispirato a Maria la scelta della verginità in vista del mistero dell’Incarnazione e voleva che questa avvenisse in un contesto familiare idoneo alla crescita del Bambino, poté ben suscitare anche in Giuseppe l’ideale della verginità.

Giovanni Paolo II

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La divina unione tra la Madonna e il glorioso San Giuseppe

Ora qual divina unione tra nostra Signora ed il glorioso san Giuseppe! Unione, che faceva, che quel bene de’ beni eterni nostro Signore, fosse ed appartenesse a san Giuseppe, così come apparteneva a Maria, non secondo la natura, che aveva presa nelle viscere della nostra gloriosa Vergine; natura, che era stata formata dallo Spirito Santo del purissimo sangue di Lei; ma secondo la grazia, la quale lo rendeva partecipe di tutti i beni della sua cara sposa, e la quale faceva che egli andasse meravigliosamente crescendo nella perfezione; e ciò per la comunicazione continua, che aveva con nostra Signora, la qual possedeva tutte le virtù in così alto grado, che nessun altra né candida, né pura creatura vi può giungere.

Nientedimeno il glorioso san Giuseppe era quello, che maggiormente vi si approssimava; e siccome si vede uno specchio ricevere i raggi del sole dal riverbero d’un altro specchio, e rimandarli cosi al vivo che non si potrebbe quasi giudicare qual sia quello, che li riceve immediatamente dal sole, o quello, che non li riceve se non per riflesso; parimente nostra Signora era come un purissimo specchio opposto ai raggi del Sole di giustizia: raggi, che apportavano nell’anima sua tutte le virtù nella loro perfezione; quali perfezioni, e virtù facevano un riflesso così perfetto in san Giuseppe, che pareva quasi  ch’egli fosse così perfetto, o che avesse le virtù in sì alto grado, come le aveva la Vergine santissima.

Ma in particolare (per non deviare dal nostro proposito) in qual grado pensiamo noi che avesse la verginità, quella virtù, che ci rende simili agli angioli? Se la santissima Vergine non fu solamente vergine tutta pura, e tutta candida; ma come canta la santa Chiesa nel responsorio delle lezioni dei mattutini, santa ed immacolata verginità, cioè che era la stessa verginità: quanto pensiamo noi che quel che fu eletto da parte dell’eterno Padre per custode della sua verginità, o per dir meglio per compagno (poiché ella non aveva bisogno d’esser guardata da altri, che da se medesima) quanto dico, doveva egli esser grande in questa virtù?

Ambedue avevano fatto voto d’osservar verginità in tutto il tempo della lor vita, ed ecco che Iddio vuole che siano uniti col legame di un santo matrimonio, non già per farli disdire, né pentirsi del voto; ma per confermarli, e fortificarli l’un l’altro a perseverare nella santa impresa; e per questo lo fecero ancora di viver verginalmente insieme in tutto il resto della lor vita.

Tratto da: Trattenimenti spirituali di San Francesco di Sales Vescovo e Principe di Ginevra Volume unico. – Brescia : Tipografia Pasini nel Pio Istituto di S. Barnaba, 1830, pp. 363 – 364.

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Cliccare per approfondire:

2e2mot5 dans Diego Manetti Giuseppe prescelto come sposo della Vergine (di Maria Valtorta)
2e2mot5 dans Diego Manetti Sposalizio della Vergine col santo Giuseppe (della venerabile Suor Maria di Gesù de Agreda)
2e2mot5 dans Diego Manetti San Giuseppe: custode fedele di Gesù e Maria (di Sant’Agostino Roscelli)

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La santa confessione (di San Francesco di Sales)

Posté par atempodiblog le 31 mars 2015

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[...] Abbi sempre un sincero dispiacere dei peccati che confessi, per piccoli che siano, e prendi una ferma decisione di correggerti. Molti si confessano dei peccati veniali per abitudine, quasi meccanicamente, senza pensare minimamente ad eliminarli; e così per tutta la vita ne saranno dominati e perderanno molti beni e frutti spirituali.

Se, per esempio, ti confessi di aver mentito senza recar danno, o di aver detto qualche parola grossolana, o di aver giocato troppo, pentiti e fa proposito di correggerti; è un abuso confessare un peccato, sia mortale che veniale, senza aver intenzione di emendarsene, perché la Confessione è stata istituita proprio per quello scopo.

Non fare accuse generiche, come fanno molti, in modo macchinale, tipo queste: Non ho amato Dio come era mio dovere; Non ho ricevuto i  Sacramenti con il rispetto dovuto, e simili. Ti chiarisco il motivo: Ciò dicendo tu non offri alcuna indicazione particolare che possa dare al confessore un’idea dello stato della tua coscienza; tutti i Santi del Paradiso e tutti gli uomini della terra potrebbero dire tranquillamente la stessa cosa. Cerca qual è la ragione specifica dell’accusa, una volta trovata, accusati della mancanza commessa con semplicità e naturalezza.

Se, per esempio, ti accusi di non avere amato il prossimo come avresti dovuto, può darsi che si sia trattato di un povero veramente bisognoso che tu non hai aiutato come avresti potuto o per negligenza, o per durezza di cuore, o per disprezzo; vedi un po’ tu il motivo!

Similmente non accusarti di non aver pregato Dio con la dovuta devozione; ma specifica se hai avuto delle distrazioni volontarie perché non hai avuto cura di scegliere il luogo, il tempo e il contegno atti a favorire l’attenzione nella preghiera; accusati con semplicità di quello in cui  trovi di aver mancato, senza ricorrere a quelle espressioni generiche che, nella confessione, non fanno né caldo né freddo.

Non accontentarti di raccontare i tuoi peccati veniali solo come fatto; accusati anche del motivo che ti ci ha portato.

Non dimenticarti, per esempio, di dire che hai mentito senza coinvolgere nessuno; ma chiarisci, se è stato per vanità, se era per vantarti o  scusarti, o per gioco, o per cocciutaggine. Se hai peccato nel gioco, specifica se è stato per soldi, o per il piacere della conversazione, e così via.

Dì anche se sei rimasto per lungo tempo nel tuo male, perché, in genere, il tempo aggrava il peccato. C’è molta differenza tra la vanità di un  momento, che ha occupato il nostro spirito sì e no per un quarto d’ora, e quella nella quale il nostro cuore è rimasto immerso per uno, due o tre giorni!

In conclusione, bisogna esporre il fatto, il motivo e la durata dei nostri peccati; perché, anche se comunemente non siamo obbligati ad essere così esatti nel dichiarare i nostri peccati veniali, anzi non siamo nemmeno obbligati a confessarli, è pur sempre vero che coloro che vogliono  pulire per bene l’anima per raggiungere più speditamente la santa devozione, devono avere molta cura di descrivere al medico spirituale il male, per piccolo che sia, se vogliono guarire.

Non  trascurare di aggiungere quanto serve per far capire il tipo dell’offesa, come il motivo che ti ha fatto montare in collera, o ti ha fatto accettare il vizio di qualcuno. Per esempio, se un uomo che non mi va a genio, mi provoca con qualche leggera parola per ischerzo, io la prendo a male e monto in collera: cosa che se l’avesse fatta un altro che mi è simpatico, l’avrei accettata, anche se avesse caricato la dose.

Preciserò dunque con chiarezza: Mi sono lasciato trasportare a parole di collera contro una persona, perché ho preso a male ciò che mi aveva detto, non per le parole in se stesse, ma perché mi è antipatico colui che le ha dette.

E se fosse necessario precisare le parole per farti capire meglio, penso che faresti bene a dirle. Accusandoci in questo modo, con naturalezza, non  solo mettiamo fuori i peccati fatti, ma anche le cattive inclinazioni, le usanze, le abitudini e le altre radici del peccato, in modo che il padre spirituale abbia una chiara conoscenza del cuore che gli è affidato e quindi predisponga i rimedi più opportuni. Tuttavia non fare il nome di chi ha eventualmente cooperato al tuo peccato, almeno finché  ti sarà possibile.

Fa attenzione a numerosi peccati che vivono e spadroneggiano, spesso senza essere avvertiti, nella coscienza e accusali per potertene liberare.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Il balsamo della soavità

Posté par atempodiblog le 5 mars 2015

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“Se volete attender con frutto alla conversione delle Anime, vi conviene gittar il balsamo della soavità sul vino del vostro zelo; affinché questo non sia troppo ardente, ma benigno, pacifico, sofferente e pieno di compassione. Poiché lo spirito umano è d’una tempra tale, che col rigore diventa più crudo: laddove la soavità l’ammollisce interamente. E poi dobbiam ricordarci, che Gesù Cristo è venuto per benedire le buone volontà, e se gliele lasceremo governare, a poco a poco  le renderà fruttuose”.

San Francesco di Sales

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Il valore delle piccole virtù nelle lettere di Francesco di Sales

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2015

Il valore delle piccole virtù nelle lettere di Francesco di Sales
Fonte: L’Osservatore Romano

“Attira più mosche una goccia di miele che un barile di aceto”.

“Preferisco sbagliare per troppa bontà che per troppo rigore”.

Il valore delle piccole virtù nelle lettere di Francesco di Sales dans Fede, morale e teologia s2uqvd

«A piccolo merciaio, piccolo paniere»: ecco una forma rapida e semplice per far capire il pensiero di san Francesco di Sales riguardo alle virtù. Questo tipo di frasi ricorrono frequentemente in tante sue lettere e possiamo credere che siano una delle caratteristiche personali del suo insegnamento e della sua spiritualità. In una lettera rivolta alla signora de Soulfour, Francesco di Sales sottolinea: «… pratichiamo queste virtù, adatte alla nostra piccolezza. A piccolo merciaio, piccolo paniere. Sono virtù che si praticano piuttosto scendendo che salendo, quindi, sono convenienti anche per le nostre gambe: la pazienza, la sopportazione del prossimo, l’affabilità, la cortesia, l’umiltà, la dolcezza del cuore, la tolleranza delle nostre imperfezioni e altre simili virtù».

Ci troviamo dunque davanti a consigli quotidiani per persone ordinarie che vivono ogni giorno nella responsabilità del vivere da veri cristiani. Ci sono certamente consigli sui dubbi di fede, sulla croce di ogni giorno, sui piccoli problemi che non mancano mai. Probabilmente non c’è la necessità di vivere situazioni difficili; ecco perché, diceva Francesco, dobbiamo sopportare più sovente i piccoli insetti e le zanzare che non i leoni o gli orsi.

Non è per caso che Francesco raccomanda le piccole virtù. Sa bene di che cosa si parla. Le persone di mondo hanno grande stima di certe virtù, ma non hanno nessun apprezzamento per altre più ordinarie. Anche a questo riguardo si può parlare di virtù nobili e virtù disprezzabile. «Vi sono virtù abiette e virtù onorifiche. Ordinariamente — egli osserva — la pazienza, la dolcezza, la mortificazione, fra i secolari, sono virtù abiette, mentre praticare l’elemosina ed essere cortese e prudente sono virtù onorifiche».

Qua e là troviamo nelle sue lettere consigli indovinati a persone dell’alta società, a cui Francesco propone sempre queste piccole virtù. La santità salesiana non la troveremo mai nei programmi turistici o per le autostrade, ma soltanto per i sentieri conosciuti dalle persone del luogo. In tutti questi luoghi, san Francesco di Sales ci mostra come il dominio di se stesso non comincia per grandi conversioni, ma per oscuri sentieri dei nostri cuori.

Nelle sue lettere si sono anche trovate parecchie liste di queste piccole virtù salesiane. Alle volte ci domandiamo se sia possibile fare un elenco di tutte queste. Senz’altro è possibile, ma ciò che interessa è la scoperta che ciascuno deve fare delle piccole virtù più adatte alla sua situazione personale. Quello che ha più importanza  è l’indirizzo fatto dal Salesio per ritrovare un cammino di santità nell’amore delle piccole virtù. Comunque ho voluto scegliere tre virtù che sono caratteristiche della sua spiritualità: l’umiltà, la dolcezza, la semplicità.

Per il santo vescovo di Ginevra l’umiltà è fondamentale nella vita cristiana ed è base di ogni edificazione spirituale della santità. «La dolcezza e l’umiltà — egli afferma — sono le basi della santità». L’umiltà non è soltanto una virtù morale ma cristiana, cioè, una virtù della nostra fede. Altrimenti l’umiltà sarebbe segno della nostra debolezza e, quindi, disprezzabile. Ecco perché questa virtù non è stimata dalla gente del mondo, perché non vede che l’esteriore di un atteggiamento umano veramente disprezzabile. «Animate continuamente il vostro coraggio con l’umiltà», afferma il santo che aggiunge «la vostra umiltà, cioè la vostra miseria, e il vostro desiderio di essere umili, animatelo con la fiducia in Dio, così che il vostro coraggio sia umile e la vostra umiltà sia coraggiosa». Dio è la nostra rupe e la nostra salvezza. Solo in Dio potremo trovare la forza e il coraggio per la nostra umiltà.

L’esperienza missionaria di Francesco di Sales nella regione del Chablais fu, senza dubbio, un momento qualificante per riaffermare l’importanza della dolcezza nella sua spiritualità. Non sono «le voci dei cannoni quelle che devono abbattere l’eresia», come diceva il signore de Boisy, il padre di Francesco di Sales, ma l’avvicinamento personale, l’amicizia e la dolcezza nell’esposizione della dottrina cattolica. Molti anni dopo quella missione, troviamo ancora nelle sue lettere alcune allusioni a quel periodo della sua vita: «Sì, certamente — sottolineava il santo —  l’esperienza mi aveva insegnato a non essere duro con le anime finché rimaneva qualche speranza di guadagnarle con la dolcezza». Si potrebbe dire che era la virtù più ampiamente raccomandata a tutti: «Vi raccomando in modo speciale lo spirito di dolcezza che è quello che rapisce i cuori e attira le anime», affermava Francesco.

La dolcezza, quindi, è il fiore della carità; è la forma esteriore dell’amore al prossimo e la virtù del «buon pastore» poiché «nel cuore del nostro Salvatore non c’è altra legge che la dolcezza, l’umiltà e la carità; anche noi dobbiamo sempre operare, guidati da questo soave giogo».

Non c’è dolcezza se prima, dal punto di vista della morale meramente umana, non c’è il dominio di se stesso, il controllo della collera, la pace interiore. Non è una virtù femminile o segno di debolezza.

Francesco di Sales diceva che il migliore principe non è colui che entra con i suoi soldati trionfante dopo la battaglia e viene acclamato dai suoi sudditi, ma è quello che non ha mai fatto entrata gloriosa nella sua città perché mai ha mosso guerra a qualcuno.

Nella deposizione fatta al processo di beatificazione per il sacerdote Vincenzo de’ Paoli, Francesco diceva: «Mi sembra che tutta la mansuetudine che possa darsi nell’umanità era concentrata nella sua persona: mai mi sono stancato di vederlo e ascoltarlo; era così dolce e gradevole che non faceva mai un azione o diceva una parola che non fosse ispirata alla dolcezza di nostro Signore».

Questo è ancora un esempio in cui troviamo la maniera di pensare e di fare del santo della dolcezza. L’unica cosa importante è l’amore di Dio, cercare il suo divino beneplacito. Perfino la dolcezza è un frutto di questo amore ma, anche, un mezzo per raggiungerlo: «Mia cara figlia, — scriveva ancora Francesco — quando troverete il vostro cuore “alterato”, non fate altro che prenderlo con le punte delle dita, per ricondurlo al suo posto, ma non a pugni e violentemente. Dobbiamo aiutare questo cuore nelle sue debolezze e carezzarlo di tanto in tanto e assoggettare le nostre passioni e tendenze con catene d’oro, cioè, con catene d’amore, affinché possiamo indirizzarlo secondo il beneplacito di Dio».

Tra le piccole virtù, la semplicità non ha meritato nemmeno un capitolo della Filotea. È tanto piccola che non si vede nel mazzo di fioretti raccolti ai piedi della croce. Eppure Francesco di Sales affermava chiaramente di amare la semplicità «sia nella morte che nella vita». In parecchie occasioni, parlando del serpente e le colombe, facendo riferimento al vangelo ripeteva volentieri di amare più cento colombe che un solo serpente, vale a dire, più la semplicità che la prudenza. «Sono poco prudente — afferma Francesco — perché è una virtù che non piace molto (…) preferisco di più la semplicità che mi affascina. A dire il vero, le povere e bianche colombe sono più gradevoli dei serpenti». Il santo trova grande somiglianza tra il brano evangelico delle colombe con quello incentrato sulla semplicità dei bambini. Questo vuol dire che la semplicità è chiaramente presente nel messaggio evangelico, tanto più se pensiamo al fariseismo e all’ipocrisia  condannati da Gesù.

Per Francesco, tutto fa riferimento all’amore di Dio, vero nocciolo della sua spiritualità. Tutto deve servire allo sviluppo e alla crescita di questo amore, altrimenti, non ha tanto valore nella devozione salesiana. La semplicità è un atteggiamento di fiducia in Dio, un segno di vivere nella sua presenza e di vivere per fare sempre il suo divino beneplacito. Questa piccola virtù è presente nella vita di chi vive nel Signore, senz’altre preoccupazioni.

Questa è la vera semplicità salesiana: «È una grandissima e perfetta semplicità rivolgere volontariamente il proprio spirito a Dio solo» afferma Francesco. «Certamente — continua il santo — nostro Signore  vuole che siate così e vuole che pratichiate questa semplicità. Attenetevi dunque a questo e non allontanatevi da questa linea di condotta, se non per vedere e fare quello che Egli vi comanda per il suo servizio; ma, subito dopo, ritiratevi nuovamente in Lui in questa semplicità che comprende tutto».

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Ovunque possiamo e dobbiamo aspirare alla devozione

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2015

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“Se la devozione è autentica non rovina proprio niente, anzi perfeziona tutto. (…) Qualunque genere di pietra preziosa, immersa nel miele diventa più splendente, ognuna secondo il proprio colore; lo stesso avviene per i cristiani: tutti diventano più cordiali e simpatici nella propria vocazione se le affiancano la devozione: la cura per la famiglia diventa serena, più sincero l’amore tra marito e moglie, più fedele il servizio del principe e tutte le occupazioni più dolci e piacevoli.
Pretendere di eliminare la vita devota dalla caserma del soldato, dalla bottega dell’artigiano, dalla corte del principe, dall’intimità degli sposi è un errore, anzi un’eresia. (…)
Poco importa dove ci troviamo: ovunque possiamo e dobbiamo aspirare alla devozione”.

San Francesco di Sales, “Filotea. Introduzione alla vita devota”; ed. Città Nuova, Roma, 2009, pp. 36-37

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Novena in preparazione della festa di san Francesco di Sales

Posté par atempodiblog le 15 janvier 2015

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“‘Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore!’. O divina dolcezza e umiltà! Ecco la scala per cui devo salire al diletto e, per cui il diletto discenderà sino a me!

Sii benedetto tu, o Dio che mi hai per tempo fatto sentir la beatitudine dei mansueti di cuore e attrazione per lo spirito e gli scritti e le opere di S. Francesco di Sales!”

Beato Giustino M. Russolillo

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Questa preghiera può essere recitata come novena in preparazione della festa del Santo (il 24/01), dal 15 al 23 gennaio, o in qualsiasi momento per le proprie necessità.

Glorioso San Francesco di Sales, il tuo nome porta la dolcezza del cuore più afflitto, le tue opere stillano il miele più scelto della pietà, la tua vita fu un continuo olocausto di perfetto amore, pieno di vero gusto per le cose spirituali e del generoso abbandono nell’amorosa volontà divina. Insegnami l’umiltà interiore, la dolcezza del viso e l’imitazione di tutte le virtù che hai saputo copiare dai Cuori di Gesù e Maria. Amen.

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Due pesi e due misure

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2014

Se qualcuno dei nostri dipendenti ha un modo di fare sgarbato, o ci riesce antipatico, può fare qualunque cosa, la prenderemo sempre per traverso; non cessiamo di umiliarlo e siamo pronti al rimprovero; al contrario, se qualcuno ci va a genio, può fare quello che vuole, lo scuseremo sempre.

San Francesco di Sales

Due pesi e due misure dans Citazioni, frasi e pensieri 2ymi0x5

Alle altre passano lisce molte cose, ed in verità non vale la pena farci caso; ma a me non se ne salva una: ogni parola è analizzata, ogni passo controllato.

Santa Faustina Kowalska

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Il Papa: no a cristiani vanitosi, sono come una bolla di sapone

Posté par atempodiblog le 25 septembre 2014

“Quando il pavone fa la ruota per  farsi notare, drizzando le sue belle piume, scopre tutto il resto e fa vedere da tutte le parti ciò che ha di meno bello”.

San Francesco di Sales

Il Papa: no a cristiani vanitosi, sono come una bolla di sapone dans Fede, morale e teologia 2d7vwx0

Il Papa: no a cristiani vanitosi, sono come una bolla di sapone
Guardiamoci dalla vanità che ci allontana dalla verità e ci fa sembrare una bolla di sapone. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice, prendendo spunto dal passo del Libro di Qoelet nella Prima Lettura, ha sottolineato che, anche quando fanno del bene, i cristiani devono rifuggire la tentazione di apparire, di “farsi vedere”.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

Se tu “non hai qualcosa di consistente, anche tu passerai come tutte le cose”. Papa Francesco ha preso spunto dal Libro del Qoelet per soffermarsi sulla vanità. Una tentazione, ha osservato, che non c’è solo per i pagani ma anche per i cristiani, per le “persone di fede”. Gesù, ha rammentato, “rimproverava tanto” quelli che si vantavano. Ai dottori della legge, ha soggiunto, diceva che non dovevano “passeggiare nelle piazze” con “vestiti lussuosi” come “principi”. Quando tu preghi, ammoniva il Signore, “per favore non farti vedere, non pregare perché ti vedano”, “prega di nascosto, va nella tua stanza”. Lo stesso, ha ribadito il Papa, va fatto quando si aiutano i poveri: “Non far suonare la tromba, fallo di nascosto. Il Padre lo vede, è sufficiente”:

“Ma il vanitoso: ‘Ma guarda, io do questo assegno per le opere della Chiesa’ e fa vedere l’assegno; poi truffa dall’altra parte la Chiesa. Ma fa questo il vanitoso: vive per apparire. ‘Quando tu digiuni – dice il Signore a questi – per favore non fare il malinconico lì, il triste, perché tutti se ne accorgano, che tu stai digiunando; no, digiuna con gioia; fa’ penitenza con gioia, che nessuno si accorga’. E la vanità è così: è vivere per apparire, vivere per farsi vedere”.

“I cristiani che vivono così – ha proseguito – per apparire, per la vanità, sembrano pavoni, si pavoneggiano”.

C’è chi dice, “io sono cristiano, io sono parente di quel prete, di quella suora, di tal vescovo, la mia famiglia è una famiglia cristiana”. Si vantano. “Ma – chiede il Papa – la tua vita col Signore? Come preghi? La tua vita nelle opere di misericordia, come va? Tu fai le visite agli ammalati? La realtà”. E per questo Gesù, ha aggiunto, “ci dice che dobbiamo costruire la nostra casa, cioè la nostra vita cristiana, sulla roccia, sulla verità”.

Invece, è stato il suo monito, “i vanitosi costruiscono la casa sulla sabbia e quella casa cade, quella vita cristiana cade, scivola, perché non è capace di resistere alle tentazioni”:

“Quanti cristiani vivono per apparire. La vita loro sembra una bolla di sapone. E’ bella la bolla di sapone! Tutti i colori ha! Ma dura un secondo e poi che? Anche quando guardiamo alcuni monumenti funebri, pensiamo che è vanità, perché la verità è tornare alla terra nuda, come diceva il Servo di Dio Paolo VI. Ci aspetta la terra nuda, questa è la nostra verità finale. Nel frattempo, mi vanto o faccio qualcosa? Faccio del bene? Cerco Dio? Prego? Le cose consistenti. E la vanità è bugiarda, è fantasiosa, inganna se stessa, inganna il vanitoso, perché prima fa finta di essere, ma alla fine crede di essere quello, crede. Ci crede. Poveretto!”.

E’ questo, ha sottolineato, è quello che succedeva al Tetrarca Erode che, come narra il Vangelo odierno, si interrogava con insistenza sull’identità di Gesù.

“La vanità – ha detto il Papa – semina inquietudine cattiva, toglie la pace. E’ come quelle persone che si truccano troppo e poi hanno paura che le prenda la pioggia e tutto quel trucco venga giù”. “Non ci dà pace la vanità – ha ripreso – soltanto la verità ci dà la pace”.

Francesco ha dunque ribadito che l’unica roccia su cui possiamo edificare la nostra vita è Gesù. “E pensiamo – ha affermato – a questa proposta del diavolo, del demonio, anche ha tentato Gesù di vanità nel deserto” dicendogli: “Vieni con me, andiamo su al tempio, facciamo lo spettacolo; tu ti butti giù e tutti crederanno in te”. Il demonio aveva presentato a Gesù “la vanità in un vassoio”. La vanità, ha ribadito il Papa, “è una malattia spirituale molto grave”:

“I Padri egiziani del deserto dicevano che la vanità è una tentazione contro la quale dobbiamo lottare tutta la vita, perché sempre ritorna per toglierci la verità. E per far capire questo dicevano: è come la cipolla, tu la prendi e cominci a sfogliare – la cipolla – e sfogli la vanità oggi, un po’ di vanità domani e tutta la vita sfogliando la vanità per vincerla. E alla fine stai contento: ho tolto la vanità, ho sfogliato la cipolla, ma ti rimane l’odore in mano. Chiediamo al Signore la grazia di non essere vanitosi, di essere veri, con la verità della realtà e del Vangelo”.

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Mormorazioni

Posté par atempodiblog le 11 mai 2014

Mormorazioni dans Citazioni, frasi e pensieri 4ims0o

Un sussurrio in latino vuol dire un mormorio, il piccolo rumore o sussurro che producono quei piccoli ruscelli nei quali ci sono pietre che, facendo fluttuare e ondeggiare le acque, impediscono loro di scorrere senza rumore, come fanno invece i grandi fiumi, che corrono così dolcemente che quasi non si vede il movimento perpetuo di quelle acque. La gente del mondo sparla con grande libertà, grida i peccati e i difetti del suo prossimo, semina discordie, cova malevolenze e odi mortali, non fa attenzione alcuna alle avversioni, che ritiene odio, e non smette di contristare o a fare del male a coloro verso i quali ne ha. […]

Noi possiamo certamente confessare i nostri peccati veniali ad alta voce e chiaramente davanti a tutti, principalmente quando si tratta di umiliare noi stessi; ma non possiamo farlo con i nostri peccati mortali, perché non siamo padroni della nostra stessa reputazione, a maggior ragione non siamo tenuti a rendere pubblici quelli del prossimo, quando sono segreti.

San Francesco di Sales – Trattenimenti Spirituali

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L’umiltà: la radice della discrezione e della dolcezza

Posté par atempodiblog le 16 avril 2014

L’umiltà: la radice della discrezione e della dolcezza dans Citazioni, frasi e pensieri 316rz42
“Concedimi, o Signore mio Gesù Cristo, tutto quello che a te è più gradito e che più ti ha glorificato di corrispondenza al tuo amore, in quello che ha praticato e insegnato il tuo gran servo Francesco di Sales e tutta la sua scuola: la perfezione cristiana nella carità di Dio sino alla divina unione, nella carità del prossimo sino all’immolazione, resa accessibile e attraente per tutti, in ogni stato e condizione, con la discrezione e la dolcezza, attingendo dal tuo Vangelo, dal tuo Cuore, dal tuo spirito questa sapienza, senza alterazioni e senza esagerazioni, con perfezione della fede, della fiducia, della fedeltà al tuo amore”.

Beato Giustino Maria Russolillo – Devozionale

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“L’umiltà ci fa crescere in perfezione davanti a Dio e la dolcezza davanti al prossimo”.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

“La discrezione è una virtù senza la quale, stando a quanto diceva Sant’Antonio, nessuna virtù è virtù, neppure la devozione, supposto che vi possa essere una vera devozione senza una vera discrezione”.

“La dolcezza e l’umiltà sono le basi della santità”.

“Vivete in spirito di dolcezza e di umiltà davanti a Dio e in mezzo al prossimo”.

“Vi raccomando in modo speciale lo spirito di dolcezza che è quello che rapisce i cuori e attira le anime”.

Dalle lettere di amicizia spirituale di San Francesco di Sales

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Ricchi o poveri nel cuore

Posté par atempodiblog le 9 avril 2014

Ricchi o poveri nel cuore dans Citazioni, frasi e pensieri 10p0ro7

Possedere del veleno ed essere avvelenati non è la stessa cosa: i farmacisti possiedono quasi sempre del veleno per servirsene in varie circostanze, ma non per questo sono avvelenati; non hanno il veleno nel corpo, ma nel laboratorio. Allo stesso modo puoi possedere ricchezze senza esserne avvelenata: questo se lo hai in casa o nel portafoglio, ma non nel cuore.

Essere ricco di fatto e povero nel cuore è una gran fortuna per il cristiano; in tal modo ha gli agi della ricchezza in questo mondo e il merito della povertà per l’altro!

Sai, Filotea? Nessuno al mondo vorrà mai ammettere di essere avaro! Tutti negano di essere contagiati da questo tarlo che inaridisce il cuore. Chi adduce a scusa il pesante fardello dei figli, chi la necessità di crearsi una posizione solida. Non si possiede mai abbastanza; si scopre sempre un motivo per avere di più: quelli poi che sono avari più degli altri, non ammetteranno mai di esserlo, e il bello è che, in coscienza, sono proprio convinti di non esserlo! L’avarizia è una febbre maligna, che più è forte e bruciante e più rende insensibili.

Mosè vide la fiamma che bruciava un cespuglio senza consumarlo; al contrario il fuoco dell’avarizia, consuma e divora l’avaro senza mai bruciarlo. Tra gli ardori e i calori più forti, egli si vanta di provare la più riposante freschezza di questo mondo, e ritiene la sua sete insaziabile una sete naturale e piacevole.

Se desideri lungamente, ardentemente e con ansia i beni che non possiedi, hai un bel dire che non li vuoi acquistare ingiustamente. Non sarà per questo che cesserai di essere un autentico avaro. Chi brama di bere con arsura, con insistenza e con ansia, anche se desidera bere solo acqua, dimostra chiaramente di aver la febbre.

Filotea, non so fino a che punto sia un giusto desiderio voler possedere giustamente quello che un altro giustamente già possiede; con questo desiderio noi vogliamo fare il comodo nostro incomodando gli altri. Chi già possiede giustamente un bene, non ha forse più ragioni di conservarlo giustamente, che noi di volerglielo portar via giustamente? E perché vogliamo allungare il nostro desiderio sul suo bene per portarglielo via? Ma anche volendo supporre che questo nostro desiderio sia giusto per davvero, di sicuro non è caritatevole; è certo che noi saremmo molto contrariati se qualcuno, anche giustamente volesse impadronirsi di quello che giustamente possediamo noi! Questo è il peccato di Acab, che voleva impossessarsi giustamente della vigna di Nabot, mentre Nabot giustamente voleva conservarla. La desiderò con tanto ardore, così a lungo e tormentandosi che finì con l’offendere Dio.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Una virtù che nel caso specifico era da riprovare

Posté par atempodiblog le 7 avril 2014

Una virtù che nel caso specifico era da riprovare dans Citazioni, frasi e pensieri 1193pg4

Agli inizi, S. Bernardo era rigido e rude con coloro che si ponevano sotto la sua direzione: diceva loro, per prima cosa, che era necessario abbandonare il corpo per continuare verso di Lui solo con lo spirito. Quando ascoltava le loro confessioni, aggrediva con tale severità ogni loro difetto, per piccolo che fosse, e faceva pressioni con tanta forza su quei poveri principianti, che volendo spingerli con troppa forza verso la perfezione, finiva per farli rinunciare e tornare indietro. Sotto quelle pressioni ininterrotte si scoraggiavano e si sentivano incapaci di affrontare una salita così ripida e così lunga.

Se rifletti un po’, Filotea, giungi alla conclusione che si trattava di uno zelo molto bruciante di un’anima perfetta che consigliava a quel grande santo quel tipo di metodo. Quello zelo era senz’altro una grande virtù in sé, ma una virtù che pur essendo tale, nel caso specifico era da riprovare. Dio stesso gli apparve e lo corresse e colmò la sua anima di uno spirito dolce, soave, amabile e tenero, che lo resero totalmente un altro. Si accusò di essere troppo rigido e severo e si trasformò in un uomo tanto cordiale e arrendevole con tutti, da potergli applicare il detto: Tutto a tutti, per conquistare tutti”.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Non giudichiamo con cuore accecato dalle passioni

Posté par atempodiblog le 29 mars 2014

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“Se qualcuno dei nostri dipendenti ha un modo di fare sgarbato, o ci riesce antipatico, può fare qualunque cosa, la prenderemo sempre per traverso; non cessiamo di umiliarlo e siamo pronti al rimprovero; al contrario, se qualcuno ci va a genio, può fare quello che vuole, lo scuseremo sempre”.

San Francesco di Sales

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Davide agli occhi di Giònata sembrava innocente e tanto caro da essere amato da tutti; agli occhi di Saul, invece, lo stesso Davide pareva così malvagio, da giudicarlo degno di morte. Come mai un giudizio così diverso sulla stessa persona? Perché Giònata aveva un cuore ben fatto e questo lo faceva giudicare rettamente del suo amico; Saul invece aveva un cuore, maligno e lacerato dall’invidia che lo portava a fare sinistri giudizi. Gesù conduceva una vita irreprensibile, eppure scribi e farisei lo facevano passare per un peccatore. Sapete perché? Essi erano dominati da interessi e da amor proprio, e temevano che i suoi insegnamenti facessero loro perdere la stima del popolo. Così capita anche a noi, sorelle mie, giudicando il nostro prossimo con cuore accecato dalle passioni: tutto ciò che vediamo in esso ci pare vizioso e malvagio.

Stabiliamo dunque, come frutto di questa istruzione di non alzar mai più tribunali contro i nostri simili, né giudicare mai più alcuno dei nostri fratelli, perché non avendo noi autorità di farlo, mancandoci la sufficiente cognizione di poterlo fare rettamente ed essendo d’ordinario prevenuti dalle passioni, i nostri giudizi non possono essere che temerari e conseguentemente peccaminosi. Cerchiamo di giudicare noi stessi e non gli altri, perché noi saremo giudicati da Dio non sopra le azioni altrui, ma sopra le nostre. S. Paolo ci avvisa che se giudicheremo e condanneremo noi stessi, non sentiremo più un giorno i rigori del giudizio di Dio.

Sant’Agostino Roscelli

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Le tre virtù nelle quali il glorioso san Giuseppe ha grandemente brillato

Posté par atempodiblog le 19 mars 2014

Le tre virtù nelle quali il glorioso san Giuseppe ha grandemente brillato dans Citazioni, frasi e pensieri jhd7yg

Che Santo è il glorioso san Giuseppe! Non è soltanto il Patriarca, ma il capo di tutti i Patriarchi; non è semplicemente Confessore, me più di confessore, perché nella sua confessione è inclusa la dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e di tutti gli altri santi. E’ dunque a ragione che viene paragonato alla palma, che è la regina degli alberi, e che possiede la qualità della verginità. Quella dell’umiltà e quella della costanza e del coraggio, tre virtù nelle quali il glorioso san Giuseppe ha grandemente brillato; e se si osasse fare paragoni, molti sarebbero pronti a sostenere che supera tutti gli altri santi in queste tre virtù.

San Francesco di Sales – Trattenimenti Spirituali

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