La Quaresima è l’autunno della vita spirituale

Posté par atempodiblog le 16 février 2021

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La Quaresima è l’autunno della vita spirituale, nel quale si raccolgono i frutti da conservarsi per tutto l’anno: arricchitevi di questi tesori, che nessuna cosa vi può togliere, né guastare. Son solito dire che non faremo mai bene una Quaresima, finché penseremo di farne due; facciamo dunque questa come se fosse l’ultima e la faremo bene: ascoltate le prediche, perché le parole sante sono perle, e di quelle che il vero Oceano d’Oriente (abisso di misericordia infinita) ci provvede. Mettetevene molte al collo, alle orecchie e alle braccia, poiché questi ornamenti non sono proibiti.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Quanto desiderabile è l’eternità

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2020

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Gli anni se ne vanno; sfilano impercettibilmente gli uni dopo gli altri, e mentre passano mettono fine alla nostra vita mortale, perché con essi finiscono i nostri giorni. Ah! Quanto più desiderabile è l’eternità! La sua durata è senza fine, i suoi giorni senza notte e le sue consolazioni senza cambiamento. Che felicità per l’anima mia se la Misericordia di Dio la farà giungere ad assaporare tanta dolcezza! In attesa di vedere Gesù glorificato, adesso contempliamolo umiliato nella sua povera culla.

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Una mistica ape

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2020

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Serviamoci bene del tempo, per acquistare la beata eternità. State attorno al Bambino di Betlemme e, baciando i suoi piccoli piedi, pregatelo che sia il vostro Re: imparate da Lui ad essere umile, semplice ed amabile. Siate una mistica ape, che non abbandona mai il suo caro, piccolo Re, ma compone il suo miele vicino a Lui, in Lui e per Lui.

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Prepariamo il posto alla Santa Bambina

Posté par atempodiblog le 8 septembre 2020

Prepariamo il posto alla Santa Bambina dans Citazioni, frasi e pensieri Compleanno-Maria-Santissima

Dio mio! Quando avremo la grazia che la Santa Vergine venga a nascere nel nostro cuore? Per me vedo che ne sono indegno, e certamente voi penserete lo stesso: ma il suo Figlio divino non nacque forse in una stalla?…

Coraggio dunque, e prepariamo il posto alla Santa Bambina: essa ama i luoghi profondi per umiltà, vili per semplicità, larghi per carità; sta volentieri vicino al presepio e ai piedi della Croce, e non si cura di dover esulare in Egitto, lontana da ogni sollievo, purché abbia con sé il suo caro Bambino.

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Sul monte della gloria con la divina Bontà

Posté par atempodiblog le 6 août 2020

Sul monte della gloria con la divina Bontà dans Citazioni, frasi e pensieri Raffaello-Trasfigurazione-particolare

Quanto è bella la faccia di Gesù trasfigurato sul monte Tabor, e quanto bene star con Lui nel monte della gloria! Là dobbiamo collocare i nostri desideri e i nostri affetti, non in questa terra di miserie, dove si trovano solo vane bellezze e belle vanità! Per grazia del Salvatore, siamo però alla salita del Tabor, perché abbiamo stabili e ferme risoluzioni di molto amare e servire la divina Bontà; ma bisogna farci animo con una santa speranza e ascendere senza stancarci fino alla celeste visione di Dio: allontaniamoci, perciò, a poco a poco dagli effetti bassi e terreni, aspirando alla celeste felicità che ci attende.

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San Francesco di Sales era devotissimo di san Tommaso apostolo

Posté par atempodiblog le 3 juillet 2020

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Era il nostro Vescovo devotissimo di S. Tommaso e non ne lasciava passare quasi mai la festa senza predicarne le lodi: anche nel 1622, appena sette giorni prima del beato suo transito, parlò mirabilmente alle Visitandine di Bellecour sulla condotta della divina Provvidenza in tutta la vita di questo Apostolo, profittando dell’occasione per consolarle anticipatamente, con grandi e sodi motivi, della sua prossima partenza da questo mondo. Si diceva che la grande devozione del nostro Prelato per S. Tommaso proveniva dal fatto che, come lui, aveva egli pure predicato tra gl’infedeli, mentre le provincie dello Chablais erano le Indie della Savoia! Fra i mille dolci pensieri che formava sulla vita di questo santo Apostolo, per non oltrepassare i limiti della nostra brevità, citeremo solo quanto graziosamente disse una volta, in un trattenimento familiare: “Avendo consi­derato, nella mia orazione, il grande ed ostinato desiderio di S. Tommaso di vedere e toccare le piaghe del Salvatore risorto, e poi, quando il buon Salvatore gli offri il suo Costato aperto, il suo rifiuto di toccarlo con la punta dei dito, ho riso un po’internamente, sembrandomi che se fossi stato al posto suo, non solo avrei messo la mia mano in quel Sacro Costato, mi ci sarei buttato tutto quanto, corpo ed anima: si sta tanto bene in quella beata caverna, che non si vorrebbe uscirne mai più!”.

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La sacra visita della Beata Vergine

Posté par atempodiblog le 31 mai 2020

La sacra visita della Beata Vergine

La sacra visita della Beata Vergine dans Fede, morale e teologia Visitazione

È cosa molto desiderabile e assai profittevole per le anime nostre di esser visitate dalla B. Vergine: se volete partecipare a queste visite non bisogna domandare consolazioni, ma disporsi ad abbracciare generosamente disprezzi e patimenti: la Madonna visitò S. Elisabetta solo quando questa ebbe sofferto molte mortificazioni e grandi vilipendi per la sua sterilità. È impossibile praticare la vita devota senza difficoltà; ma dove è più fatica spesso si trova più virtù; onde, per ricevere la grazia di questa sacra visita, è necessario operare in noi una vera trasformazione interna; morire a noi stessi per vivere solo in Dio e per Iddio, ed umiliarci assai, come fece S. Elisabetta.  (Sermoni familiari di San Francesco di Sales)

Non occorrono molti particolari per dimostrare quanto San Francesco di Sales fosse devoto del Mistero della Visitazione della Madonna, l’Istituto da lui fondato essendone prova pubblica e permanente. Disse una volta che fra le altre ragioni avute nella scelta di questo Mistero fu quella che, non essendo esso solennemente onorato come gli altri, d’allora in poi lo sarebbe stato almeno nelle chiese del suo Ordine. Predicava il Santo ordinariamente in questa festa e la passò con grande consolazione nel 1615, trovandosi a Lione, dove era andato a visitare l’Arcivescovo Monsignor Dionisio de Marquemont. Erano appena 5 mesi che la degnissima Madre Fondatrice aveva stabilito in quella popolosa città il II° Monastero della Visitazione, e parecchie figliuole si trovavano pronte per ricevere l’abito di Novizie. Il Santo, pregato da Monsignor de Marquemont, accettò volentieri di essere il predicatore di quella devota cerimonia, mentre il pio Arcivescovo fu il sacrificatore di quelle care pecorelle. E dire che in seguito fu proprio Monsignor de Marquemont a insistere presso il santo Fondatore, perché la sua Congregazione divenisse Ordine religioso, con voti solenni e perpetua clausura, facendogli così rinunziare al primo progetto d’impiegare le sue figliuole nel servizio dei poveri.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
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Mons. Celli: comunicare il calore della Chiesa

Posté par atempodiblog le 22 janvier 2016

“Fare attenzione a ciò che si dice e a come si dice”
Mons. Celli: comunicare il calore della Chiesa
“Se non è ‘stare con Gesù’, è affannarsi per tante cose”. Sono parole di mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, alla Messa, stamane, nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina. Tra i concelebranti, mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, e padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana e di Radio Vaticana.  L’occasione: la pubblicazione del Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali e l’imminente memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione (24 gennaio).
A cura di Fausta Speranza – Radio Vaticana

Chiesa

Comunicazione e vocazione
Mons. Celli ha sottolineato che “anche la comunicazione è vocazione”, ma solo se rientra “nel grande piano di amore di Dio per l’uomo”. Ha ricordato l’esempio di San Francesco di Sales, che restava solo pochi minuti al giorno senza pensare alle “cose di Dio”, per poi sottolineare l’importanza di  “stare davvero con Gesù”. Significa – ha spiegato – seguirlo e fare le sue stesse scelte, richiamandosi all’invito evangelico di “predicare e scacciare i demoni”.

“Fare attenzione a ciò che si dice e a come si dice”
Mons. Celli ha sottolineato quanto sia difficile per ognuno di noi accettare “il chiodo della Croce” quando ci tocca. Eppure questo significa seguire Gesù ma – ha raccomandato – non senza ricordarsi la gioia e la tenerezza che riceviamo da Dio e che siamo chiamati a esprimere all’altro. E qui il richiamo al cuore della predicazione di Papa Francesco: mons. Celli ha ricordato l’invito del Papa alla Chiesa ad aprirsi, a farsi “Chiesa in uscita” e poi l’invito deciso a far sentire “il calore della Chiesa madre”. Dunque, in tema di comunicazione, mons. Celli ha lasciato la raccomandazione precisa a “fare attenzione a ciò che si dice e a come si dice”.

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Immuni da favoritismi personali

Posté par atempodiblog le 6 septembre 2015

due pesi

Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.

San Giacomo Apostolo

Divisore dans San Francesco di Sales

Se qualcuno dei nostri dipendenti ha un modo di fare sgarbato, o ci riesce antipatico, può fare qualunque cosa, la prenderemo sempre per traverso; non cessiamo di umiliarlo e siamo pronti al rimprovero; al contrario, se qualcuno ci va a genio, può fare quello che vuole, lo scuseremo sempre. Ci sono dei figli veramente buoni e bravi, ma invisi ai loro papà e alle loro mamme solo a causa di difetti fisici e magari poi sono preferiti quelli viziosi, perché hanno delle belle qualità fisiche. In ogni campo diamo la preferenza ai ricchi sui poveri, anche se non sono di stirpe più nobile o più virtuosi; diamo la preferenza anche a quelli vestiti meglio.
[...] Filotea, sii costante e giusta nelle tue azioni: mettiti sempre al posto del prossimo e metti lui al tuo e così giudicherai rettamente; quando compri fa la venditrice e quando vendi fa la compratrice e vedrai che riuscirai a vendere e comprare secondo giustizia.

San Francesco di Sales

Divisore dans San Francesco di Sales

Lo zio di Saint-Loup non mi onorò non dico di una parola, ma nemmeno di uno sguardo. Se squadrava gli sconosciuti (e durante quella breve passeggiata lanciò due o tre volte il suo terribile e profondo sguardo a colpo di sonda su passanti trascurabili e della più modesta estrazione) in compenso non guardava mai, a giudicare da me, le persone che conosceva – come un poliziotto in missione segreta che tenga gli amici fuori della sua sorveglianza professionale.

Marcel Proust – Alla ricerca del tempo perduto

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La divina unione tra la Madonna e il glorioso San Giuseppe

Posté par atempodiblog le 1 août 2015

Il santo proposito di San Giuseppe

Il fatto che l’Evangelista, pur evidenziando il proposito di verginità di Maria, la presenti ugualmente come sposa di Giuseppe costituisce un segno della attendibilità storica di ambedue le notizie. Si può supporre che tra Giuseppe e Maria, al momento del fidanzamento, vi fosse un’intesa sul progetto di vita verginale. Del resto, lo Spirito Santo, che aveva ispirato a Maria la scelta della verginità in vista del mistero dell’Incarnazione e voleva che questa avvenisse in un contesto familiare idoneo alla crescita del Bambino, poté ben suscitare anche in Giuseppe l’ideale della verginità.

Giovanni Paolo II

La divina unione tra la Madonna e il glorioso San Giuseppe dans Fede, morale e teologia Giovanni-Paolo-e-Maria

La divina unione tra la Madonna e il glorioso San Giuseppe

Ora qual divina unione tra nostra Signora ed il glorioso san Giuseppe! Unione, che faceva, che quel bene de’ beni eterni nostro Signore, fosse ed appartenesse a san Giuseppe, così come apparteneva a Maria, non secondo la natura, che aveva presa nelle viscere della nostra gloriosa Vergine; natura, che era stata formata dallo Spirito Santo del purissimo sangue di Lei; ma secondo la grazia, la quale lo rendeva partecipe di tutti i beni della sua cara sposa, e la quale faceva che egli andasse meravigliosamente crescendo nella perfezione; e ciò per la comunicazione continua, che aveva con nostra Signora, la qual possedeva tutte le virtù in così alto grado, che nessun altra né candida, né pura creatura vi può giungere.

Nientedimeno il glorioso san Giuseppe era quello, che maggiormente vi si approssimava; e siccome si vede uno specchio ricevere i raggi del sole dal riverbero d’un altro specchio, e rimandarli cosi al vivo che non si potrebbe quasi giudicare qual sia quello, che li riceve immediatamente dal sole, o quello, che non li riceve se non per riflesso; parimente nostra Signora era come un purissimo specchio opposto ai raggi del Sole di giustizia: raggi, che apportavano nell’anima sua tutte le virtù nella loro perfezione; quali perfezioni, e virtù facevano un riflesso così perfetto in san Giuseppe, che pareva quasi  ch’egli fosse così perfetto, o che avesse le virtù in sì alto grado, come le aveva la Vergine santissima.

Ma in particolare (per non deviare dal nostro proposito) in qual grado pensiamo noi che avesse la verginità, quella virtù, che ci rende simili agli angioli? Se la santissima Vergine non fu solamente vergine tutta pura, e tutta candida; ma come canta la santa Chiesa nel responsorio delle lezioni dei mattutini, santa ed immacolata verginità, cioè che era la stessa verginità: quanto pensiamo noi che quel che fu eletto da parte dell’eterno Padre per custode della sua verginità, o per dir meglio per compagno (poiché ella non aveva bisogno d’esser guardata da altri, che da se medesima) quanto dico, doveva egli esser grande in questa virtù?

Ambedue avevano fatto voto d’osservar verginità in tutto il tempo della lor vita, ed ecco che Iddio vuole che siano uniti col legame di un santo matrimonio, non già per farli disdire, né pentirsi del voto; ma per confermarli, e fortificarli l’un l’altro a perseverare nella santa impresa; e per questo lo fecero ancora di viver verginalmente insieme in tutto il resto della lor vita.

Tratto da: Trattenimenti spirituali di San Francesco di Sales Vescovo e Principe di Ginevra Volume unico. – Brescia : Tipografia Pasini nel Pio Istituto di S. Barnaba, 1830, pp. 363 – 364.

Divisore dans San Francesco di Sales

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La santa confessione (di San Francesco di Sales)

Posté par atempodiblog le 31 mars 2015

La santa confessione (di San Francesco di Sales) dans Fede, morale e teologia Confessionale

[...] Abbi sempre un sincero dispiacere dei peccati che confessi, per piccoli che siano, e prendi una ferma decisione di correggerti. Molti si confessano dei peccati veniali per abitudine, quasi meccanicamente, senza pensare minimamente ad eliminarli; e così per tutta la vita ne saranno dominati e perderanno molti beni e frutti spirituali.

Se, per esempio, ti confessi di aver mentito senza recar danno, o di aver detto qualche parola grossolana, o di aver giocato troppo, pentiti e fa proposito di correggerti; è un abuso confessare un peccato, sia mortale che veniale, senza aver intenzione di emendarsene, perché la Confessione è stata istituita proprio per quello scopo.

Non fare accuse generiche, come fanno molti, in modo macchinale, tipo queste: Non ho amato Dio come era mio dovere; Non ho ricevuto i  Sacramenti con il rispetto dovuto, e simili. Ti chiarisco il motivo: Ciò dicendo tu non offri alcuna indicazione particolare che possa dare al confessore un’idea dello stato della tua coscienza; tutti i Santi del Paradiso e tutti gli uomini della terra potrebbero dire tranquillamente la stessa cosa. Cerca qual è la ragione specifica dell’accusa, una volta trovata, accusati della mancanza commessa con semplicità e naturalezza.

Se, per esempio, ti accusi di non avere amato il prossimo come avresti dovuto, può darsi che si sia trattato di un povero veramente bisognoso che tu non hai aiutato come avresti potuto o per negligenza, o per durezza di cuore, o per disprezzo; vedi un po’ tu il motivo!

Similmente non accusarti di non aver pregato Dio con la dovuta devozione; ma specifica se hai avuto delle distrazioni volontarie perché non hai avuto cura di scegliere il luogo, il tempo e il contegno atti a favorire l’attenzione nella preghiera; accusati con semplicità di quello in cui  trovi di aver mancato, senza ricorrere a quelle espressioni generiche che, nella confessione, non fanno né caldo né freddo.

Non accontentarti di raccontare i tuoi peccati veniali solo come fatto; accusati anche del motivo che ti ci ha portato.

Non dimenticarti, per esempio, di dire che hai mentito senza coinvolgere nessuno; ma chiarisci, se è stato per vanità, se era per vantarti o  scusarti, o per gioco, o per cocciutaggine. Se hai peccato nel gioco, specifica se è stato per soldi, o per il piacere della conversazione, e così via.

Dì anche se sei rimasto per lungo tempo nel tuo male, perché, in genere, il tempo aggrava il peccato. C’è molta differenza tra la vanità di un  momento, che ha occupato il nostro spirito sì e no per un quarto d’ora, e quella nella quale il nostro cuore è rimasto immerso per uno, due o tre giorni!

In conclusione, bisogna esporre il fatto, il motivo e la durata dei nostri peccati; perché, anche se comunemente non siamo obbligati ad essere così esatti nel dichiarare i nostri peccati veniali, anzi non siamo nemmeno obbligati a confessarli, è pur sempre vero che coloro che vogliono  pulire per bene l’anima per raggiungere più speditamente la santa devozione, devono avere molta cura di descrivere al medico spirituale il male, per piccolo che sia, se vogliono guarire.

Non  trascurare di aggiungere quanto serve per far capire il tipo dell’offesa, come il motivo che ti ha fatto montare in collera, o ti ha fatto accettare il vizio di qualcuno. Per esempio, se un uomo che non mi va a genio, mi provoca con qualche leggera parola per ischerzo, io la prendo a male e monto in collera: cosa che se l’avesse fatta un altro che mi è simpatico, l’avrei accettata, anche se avesse caricato la dose.

Preciserò dunque con chiarezza: Mi sono lasciato trasportare a parole di collera contro una persona, perché ho preso a male ciò che mi aveva detto, non per le parole in se stesse, ma perché mi è antipatico colui che le ha dette.

E se fosse necessario precisare le parole per farti capire meglio, penso che faresti bene a dirle. Accusandoci in questo modo, con naturalezza, non  solo mettiamo fuori i peccati fatti, ma anche le cattive inclinazioni, le usanze, le abitudini e le altre radici del peccato, in modo che il padre spirituale abbia una chiara conoscenza del cuore che gli è affidato e quindi predisponga i rimedi più opportuni. Tuttavia non fare il nome di chi ha eventualmente cooperato al tuo peccato, almeno finché  ti sarà possibile.

Fa attenzione a numerosi peccati che vivono e spadroneggiano, spesso senza essere avvertiti, nella coscienza e accusali per potertene liberare.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Il balsamo della soavità

Posté par atempodiblog le 5 mars 2015

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“Se volete attender con frutto alla conversione delle Anime, vi conviene gittar il balsamo della soavità sul vino del vostro zelo; affinché questo non sia troppo ardente, ma benigno, pacifico, sofferente e pieno di compassione. Poiché lo spirito umano è d’una tempra tale, che col rigore diventa più crudo: laddove la soavità l’ammollisce interamente. E poi dobbiam ricordarci, che Gesù Cristo è venuto per benedire le buone volontà, e se gliele lasceremo governare, a poco a poco  le renderà fruttuose”.

San Francesco di Sales

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Il valore delle piccole virtù nelle lettere di Francesco di Sales

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2015

Il valore delle piccole virtù nelle lettere di Francesco di Sales
Fonte: L’Osservatore Romano

“Attira più mosche una goccia di miele che un barile di aceto”.

“Preferisco sbagliare per troppa bontà che per troppo rigore”.

Il valore delle piccole virtù nelle lettere di Francesco di Sales dans Fede, morale e teologia San-Francesco-di-Sales

«A piccolo merciaio, piccolo paniere»: ecco una forma rapida e semplice per far capire il pensiero di san Francesco di Sales riguardo alle virtù. Questo tipo di frasi ricorrono frequentemente in tante sue lettere e possiamo credere che siano una delle caratteristiche personali del suo insegnamento e della sua spiritualità. In una lettera rivolta alla signora de Soulfour, Francesco di Sales sottolinea: «… pratichiamo queste virtù, adatte alla nostra piccolezza. A piccolo merciaio, piccolo paniere. Sono virtù che si praticano piuttosto scendendo che salendo, quindi, sono convenienti anche per le nostre gambe: la pazienza, la sopportazione del prossimo, l’affabilità, la cortesia, l’umiltà, la dolcezza del cuore, la tolleranza delle nostre imperfezioni e altre simili virtù».

Ci troviamo dunque davanti a consigli quotidiani per persone ordinarie che vivono ogni giorno nella responsabilità del vivere da veri cristiani. Ci sono certamente consigli sui dubbi di fede, sulla croce di ogni giorno, sui piccoli problemi che non mancano mai. Probabilmente non c’è la necessità di vivere situazioni difficili; ecco perché, diceva Francesco, dobbiamo sopportare più sovente i piccoli insetti e le zanzare che non i leoni o gli orsi.

Non è per caso che Francesco raccomanda le piccole virtù. Sa bene di che cosa si parla. Le persone di mondo hanno grande stima di certe virtù, ma non hanno nessun apprezzamento per altre più ordinarie. Anche a questo riguardo si può parlare di virtù nobili e virtù disprezzabile. «Vi sono virtù abiette e virtù onorifiche. Ordinariamente — egli osserva — la pazienza, la dolcezza, la mortificazione, fra i secolari, sono virtù abiette, mentre praticare l’elemosina ed essere cortese e prudente sono virtù onorifiche».

Qua e là troviamo nelle sue lettere consigli indovinati a persone dell’alta società, a cui Francesco propone sempre queste piccole virtù. La santità salesiana non la troveremo mai nei programmi turistici o per le autostrade, ma soltanto per i sentieri conosciuti dalle persone del luogo. In tutti questi luoghi, san Francesco di Sales ci mostra come il dominio di se stesso non comincia per grandi conversioni, ma per oscuri sentieri dei nostri cuori.

Nelle sue lettere si sono anche trovate parecchie liste di queste piccole virtù salesiane. Alle volte ci domandiamo se sia possibile fare un elenco di tutte queste. Senz’altro è possibile, ma ciò che interessa è la scoperta che ciascuno deve fare delle piccole virtù più adatte alla sua situazione personale. Quello che ha più importanza  è l’indirizzo fatto dal Salesio per ritrovare un cammino di santità nell’amore delle piccole virtù. Comunque ho voluto scegliere tre virtù che sono caratteristiche della sua spiritualità: l’umiltà, la dolcezza, la semplicità.

Per il santo vescovo di Ginevra l’umiltà è fondamentale nella vita cristiana ed è base di ogni edificazione spirituale della santità. «La dolcezza e l’umiltà — egli afferma — sono le basi della santità». L’umiltà non è soltanto una virtù morale ma cristiana, cioè, una virtù della nostra fede. Altrimenti l’umiltà sarebbe segno della nostra debolezza e, quindi, disprezzabile. Ecco perché questa virtù non è stimata dalla gente del mondo, perché non vede che l’esteriore di un atteggiamento umano veramente disprezzabile. «Animate continuamente il vostro coraggio con l’umiltà», afferma il santo che aggiunge «la vostra umiltà, cioè la vostra miseria, e il vostro desiderio di essere umili, animatelo con la fiducia in Dio, così che il vostro coraggio sia umile e la vostra umiltà sia coraggiosa». Dio è la nostra rupe e la nostra salvezza. Solo in Dio potremo trovare la forza e il coraggio per la nostra umiltà.

L’esperienza missionaria di Francesco di Sales nella regione del Chablais fu, senza dubbio, un momento qualificante per riaffermare l’importanza della dolcezza nella sua spiritualità. Non sono «le voci dei cannoni quelle che devono abbattere l’eresia», come diceva il signore de Boisy, il padre di Francesco di Sales, ma l’avvicinamento personale, l’amicizia e la dolcezza nell’esposizione della dottrina cattolica. Molti anni dopo quella missione, troviamo ancora nelle sue lettere alcune allusioni a quel periodo della sua vita: «Sì, certamente — sottolineava il santo —  l’esperienza mi aveva insegnato a non essere duro con le anime finché rimaneva qualche speranza di guadagnarle con la dolcezza». Si potrebbe dire che era la virtù più ampiamente raccomandata a tutti: «Vi raccomando in modo speciale lo spirito di dolcezza che è quello che rapisce i cuori e attira le anime», affermava Francesco.

La dolcezza, quindi, è il fiore della carità; è la forma esteriore dell’amore al prossimo e la virtù del «buon pastore» poiché «nel cuore del nostro Salvatore non c’è altra legge che la dolcezza, l’umiltà e la carità; anche noi dobbiamo sempre operare, guidati da questo soave giogo».

Non c’è dolcezza se prima, dal punto di vista della morale meramente umana, non c’è il dominio di se stesso, il controllo della collera, la pace interiore. Non è una virtù femminile o segno di debolezza.

Francesco di Sales diceva che il migliore principe non è colui che entra con i suoi soldati trionfante dopo la battaglia e viene acclamato dai suoi sudditi, ma è quello che non ha mai fatto entrata gloriosa nella sua città perché mai ha mosso guerra a qualcuno.

Nella deposizione fatta al processo di beatificazione per il sacerdote Vincenzo de’ Paoli, Francesco diceva: «Mi sembra che tutta la mansuetudine che possa darsi nell’umanità era concentrata nella sua persona: mai mi sono stancato di vederlo e ascoltarlo; era così dolce e gradevole che non faceva mai un azione o diceva una parola che non fosse ispirata alla dolcezza di nostro Signore».

Questo è ancora un esempio in cui troviamo la maniera di pensare e di fare del santo della dolcezza. L’unica cosa importante è l’amore di Dio, cercare il suo divino beneplacito. Perfino la dolcezza è un frutto di questo amore ma, anche, un mezzo per raggiungerlo: «Mia cara figlia, — scriveva ancora Francesco — quando troverete il vostro cuore “alterato”, non fate altro che prenderlo con le punte delle dita, per ricondurlo al suo posto, ma non a pugni e violentemente. Dobbiamo aiutare questo cuore nelle sue debolezze e carezzarlo di tanto in tanto e assoggettare le nostre passioni e tendenze con catene d’oro, cioè, con catene d’amore, affinché possiamo indirizzarlo secondo il beneplacito di Dio».

Tra le piccole virtù, la semplicità non ha meritato nemmeno un capitolo della Filotea. È tanto piccola che non si vede nel mazzo di fioretti raccolti ai piedi della croce. Eppure Francesco di Sales affermava chiaramente di amare la semplicità «sia nella morte che nella vita». In parecchie occasioni, parlando del serpente e le colombe, facendo riferimento al vangelo ripeteva volentieri di amare più cento colombe che un solo serpente, vale a dire, più la semplicità che la prudenza. «Sono poco prudente — afferma Francesco — perché è una virtù che non piace molto (…) preferisco di più la semplicità che mi affascina. A dire il vero, le povere e bianche colombe sono più gradevoli dei serpenti». Il santo trova grande somiglianza tra il brano evangelico delle colombe con quello incentrato sulla semplicità dei bambini. Questo vuol dire che la semplicità è chiaramente presente nel messaggio evangelico, tanto più se pensiamo al fariseismo e all’ipocrisia  condannati da Gesù.

Per Francesco, tutto fa riferimento all’amore di Dio, vero nocciolo della sua spiritualità. Tutto deve servire allo sviluppo e alla crescita di questo amore, altrimenti, non ha tanto valore nella devozione salesiana. La semplicità è un atteggiamento di fiducia in Dio, un segno di vivere nella sua presenza e di vivere per fare sempre il suo divino beneplacito. Questa piccola virtù è presente nella vita di chi vive nel Signore, senz’altre preoccupazioni.

Questa è la vera semplicità salesiana: «È una grandissima e perfetta semplicità rivolgere volontariamente il proprio spirito a Dio solo» afferma Francesco. «Certamente — continua il santo — nostro Signore  vuole che siate così e vuole che pratichiate questa semplicità. Attenetevi dunque a questo e non allontanatevi da questa linea di condotta, se non per vedere e fare quello che Egli vi comanda per il suo servizio; ma, subito dopo, ritiratevi nuovamente in Lui in questa semplicità che comprende tutto».

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Ovunque possiamo e dobbiamo aspirare alla devozione

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2015

Ovunque possiamo e dobbiamo aspirare alla devozione dans Citazioni, frasi e pensieri San-Francesco-di-Sales

“Se la devozione è autentica non rovina proprio niente, anzi perfeziona tutto. (…) Qualunque genere di pietra preziosa, immersa nel miele diventa più splendente, ognuna secondo il proprio colore; lo stesso avviene per i cristiani: tutti diventano più cordiali e simpatici nella propria vocazione se le affiancano la devozione: la cura per la famiglia diventa serena, più sincero l’amore tra marito e moglie, più fedele il servizio del principe e tutte le occupazioni più dolci e piacevoli.
Pretendere di eliminare la vita devota dalla caserma del soldato, dalla bottega dell’artigiano, dalla corte del principe, dall’intimità degli sposi è un errore, anzi un’eresia. (…)
Poco importa dove ci troviamo: ovunque possiamo e dobbiamo aspirare alla devozione”.

San Francesco di Sales, “Filotea. Introduzione alla vita devota”; ed. Città Nuova, Roma, 2009, pp. 36-37

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Novena in preparazione della festa di san Francesco di Sales

Posté par atempodiblog le 15 janvier 2015

Novena in preparazione della festa di san Francesco di Sales dans Don Giustino Maria Russolillo San-Francesco-di-Sales

“‘Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore!’. O divina dolcezza e umiltà! Ecco la scala per cui devo salire al diletto e, per cui il diletto discenderà sino a me!

Sii benedetto tu, o Dio che mi hai per tempo fatto sentir la beatitudine dei mansueti di cuore e attrazione per lo spirito e gli scritti e le opere di S. Francesco di Sales!”

Beato Giustino M. Russolillo

Divisore dans San Francesco di Sales

Questa preghiera può essere recitata come novena in preparazione della festa del Santo (il 24/01), dal 15 al 23 gennaio, o in qualsiasi momento per le proprie necessità.

Glorioso San Francesco di Sales, il tuo nome porta la dolcezza del cuore più afflitto, le tue opere stillano il miele più scelto della pietà, la tua vita fu un continuo olocausto di perfetto amore, pieno di vero gusto per le cose spirituali e del generoso abbandono nell’amorosa volontà divina. Insegnami l’umiltà interiore, la dolcezza del viso e l’imitazione di tutte le virtù che hai saputo copiare dai Cuori di Gesù e Maria. Amen.

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