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San Marco Ji Tianxiang, una splendida testimonianza della grazia di Dio

Posté par atempodiblog le 7 juillet 2026

San Marco Ji Tianxiang, una splendida testimonianza della grazia di Dio
Era dipendente dall’oppio e non poteva ricevere i sacramenti. Ora è martire e santo.
di Meg Hunter-Kilmer Aleteia
Traduzione dallinglese a cura di Roberta Sciamplicotti

San Mark Ji Tianxiang

San Marco Ji Tianxiang era dipendente dall’oppio, e lo è stato fino al momento della morte.

Per anni è stato un cristiano rispettabile, cresciuto in una famiglia cristiana del XIX secolo. Era un leader della comunità cristiana e un medico ben avviato che serviva gratuitamente i poveri. Poi, però, si ammalò gravemente allo stomaco e si curò con l’oppio. Era una cosa perfettamente ragionevole, ma presto ne divenne dipendente, e questa dipendenza era considerata vergognosa e fonte di grande scandalo.

Anche se le sue condizioni peggioravano, Ji continuò a lottare contro la sua dipendenza. Si confessava spesso, ma purtroppo il sacerdote con il quale lo faceva (come quasi chiunque nel XIX secolo) non considerava la sua dipendenza una malattia. Visto che Ji continuava a confessare lo stesso peccato, il presbitero pensava che fosse una prova del fatto che non aveva un fermo proposito di emendarsi, di migliorare.

Senza pentimento e senza il proposito di non peccare più la confessione non è valida. Dopo qualche anno, il confessore di Ji gli disse di non tornare più fino a quando non avesse soddisfatto i requisiti della confessione. Per alcuni avrebbe potuto rappresentare un invito ad abbandonare la Chiesa con rabbia o vergogna, ma Ji sapeva di essere amato dal Padre e dalla Chiesa. Sapeva che il Signore voleva il suo cuore, anche se lui non riusciva a modificare il suo stile di vita.

Per 30 anni non poté ricevere i sacramenti, e per 30 anni pregò di morire martire. Gli sembrava che l’unico modo per salvarsi fosse la corona del martirio.

Nel 1900, quando la rivolta dei Boxer iniziò a scatenarsi contro stranieri e cristiani, Ji ebbe la sua occasione. Venne rastrellato con dozzine di altri cristiani, inclusi il figlio, sei nipoti e due nuore. Molti di coloro che vennero imprigionati con lui erano disgustati dalla sua presenza tra loro e pensavano che sarebbe stato sicuramente il primo a rinnegare il Signore.

Ma se Ji non riuscì mai a sconfiggere la sua dipendenza, fu inondato dalla grazia della perseveranza finale. Nessuna minaccia riusciva a scuoterlo, né alcuna tortura lo fece vacillare. Era determinato a seguire il Signore, che non lo aveva mai abbandonato.

Quando Ji e la sua famiglia vennero portati in prigione in attesa dell’esecuzione, suo nipote lo guardò con timore dicendo: “Nonno, dove andiamo?”  “Stiamo tornando a casa”, rispose lui.

Ji pregò i suoi carcerieri di ucciderlo per ultimo perché nessun membro della sua famiglia morisse da solo. Rimase accanto a tutti e nove i suoi cari mentre venivano decapitati. Alla fine morì cantando le Litanie della Beata Vergine Maria, e pur essendo stato lontano dai sacramenti per decenni è stato canonizzato.

San Marco Ji Tianxiang è una splendida testimonianza della grazia di Dio costantemente all’opera nei modi più nascosti, della capacità di Dio di trarre grandi santi dalle persone più improbabili e della grazia effusa su chi rimane fedele quando sembra che anche la Chiesa stessa lo stia allontanando.

Il 7 luglio, festa di San Marco Ji Tianxiang, si chiede la sua intercessione per tutti coloro che non possono ricevere i sacramenti, perché possano avere il coraggio di essere fedeli alla Chiesa e possano sempre crescere nell’amore e nella fiducia nei confronti del Signore.

San Marco Ji Tianxiang, prega per noi!

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L’atto scismatico

Posté par atempodiblog le 7 juillet 2026

L’atto scismatico
di Andrea Tornielli

Sommo Pontefice Leone XIV

Con tutto il rispetto, faccio davvero fatica a comprendere tante argomentazioni che circolano in rete a proposito delle quattro consacrazioni episcopali del 1° luglio scorso a Écône.

Leggo che c’è chi dice: il Papa è stato duro con i lefebvriani ma non lo è altrettanto con chi commette abusi liturgici o fa affermazioni strampalate in campo progressista; vengono scomunicati dei cattolici fedelissimi alla “Messa di sempre” (ma qual è la Messa di sempre?) e alla dottrina tradizionale, mentre si tollera di tutto sul versante opposto etc etc. Fatico a comprendere come persone di buon senso possano dar credito a queste argomentazioni.

Chi ha compiuto l’atto scismatico (scismatico nei fatti, oggettivamente, perché sono stati consacrati nuovi vescovi senza il mandato pontificio, anzi contro l’esplicita volontà del Successore di Pietro) è incorso automaticamente nella scomunica e questa sarebbe scattata per qualsiasi consacrazione illecita di un vescovo.

Dire che i Papi e la Santa Sede hanno usato e usano il pugno di ferro con la Fraternità San Pio X è semplicemente falso! Un falso storico! I Papi hanno tentato di tutto per evitare lo scisma nel 1988, quando Lefebvre aveva controfirmato un accordo dottrinale con Ratzinger e decise in 24 ore di mandare tutto all’aria non perché avesse ripensato rispetto a quanto sottoscritto ma perché non si fidava che gli sarebbe stato dato un successore scelto dal clero della Fraternità.

La scomunica latae sententiae del 1988 (come quella odierna, scattata automaticamente) venne rimessa unilateralmente da Benedetto XVI nel 2009 senza chiedere niente in cambio, nella speranza che con i lefebvriani si arrivasse ad un accordo.
Papa Francesco ha concesso ai preti lefebvriani di celebrare validamente i sacramenti della penitenza e del matrimonio…

Il cardinale Victor Manuel Fernández ha provato in tutti i modi — su mandato del Papa — di evitare questo nuovo atto scismatico e questa nuova scomunica automatica (che in due casi ha colpito vescovi già scomunicati nell’88). Leone XIV ha implorato la Fraternità di non compiere questo passo, ma tutto era stato deciso.

La Fraternità afferma di riconoscere il Papa come legittimo Successore di Pietro ma gli disobbedisce compiendo un atto formale, grave, che lede la comunione e che non può essere paragonato a questo o quell’abuso liturgico… Chi celebrava le consacrazioni sapeva qual è la pena canonica e sapeva che essa sarebbe scattata nel momento in cui venivano imposte le mani sui nuovi vescovi e sapeva che sarebbe scattata immediatamente e innanzitutto sui vescovi consacranti e sui vescovi consacrati.

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