I Papi e lo scapolare di san Simone Stock – «Non un amuleto ma segno per il mondo»
Posté par atempodiblog le 15 juillet 2026
I Papi e lo scapolare di san Simone Stock – «Non un amuleto ma segno per il mondo»
di Donatella Coalova – Avvenire

Il 16 luglio, la festa della Madonna del Carmelo fa risplendere sulle terre e sugli animi riarsi il sorriso benedicente del cielo, come fresca rugiada, come la nuvola portatrice di pioggia che il profeta Elia vide arrivare proprio dal monte Carmelo, segno di un Dio che si fa carico delle nostre arsure.
Secondo la tradizione dell’Ordine carmelitano, il 16 luglio 1251 la Madonna apparve a san Simone Stock, allora priore generale dell’Ordine stesso, e gli donò lo scapolare, promettendo salvezza a chi l’avesse indossato. La devozione presto ebbe vasta diffusione fra i fedeli e fu approvato, nel corso dei secoli, da diversi Pontefici, da Giovanni XXII (Papa dal 1316 al 1334) a san Giovanni XXIII che, quando era nunzio apostolico in Francia, disse: «Per mezzo dello scapolare io appartengo alla famiglia del Carmelo e apprezzo molto questa grazia come l’assicurazione di una specialissima protezione di Maria». San Paolo VI, in uno scritto del 12 ottobre 1964, parlava dell’«encomiabile consuetudine di indossare il distintivo proprio del Carmelo, ossia il sacro scapolare, in segno di continua tutela della Vergine del Carmine».
Nel libro “Dono e mistero”, Giovanni Paolo II ricorda che nella sua città natale «c’era sulla collina un convento di Carmelitani. Gli abitanti di Wadowice lo frequentavano in gran numero e ciò non mancava di riflettersi in una diffusa devozione per lo scapolare della Madonna del Carmine. Anch’io lo ricevetti, credo all’età di dieci anni, e lo porto tuttora». È stata conservata una foto commovente del grande Pontefice, scattata quando lavorava a Zakrzówek, come operaio in una cava di pietra collegata con la fabbrica chimica Solvay. La II Guerra mondiale infuriava, i nazisti avevano chiuso l’università dove Karol studiava, fare l’operaio fu per lui una scelta necessaria sia per mantenersi, sia per evitare la deportazione ai lavori forzati in Germania. A queste sofferenze, si aggiungevano i lutti personali. Stroncati da malattie senza scampo, via via erano mancati tutti i membri della sua famiglia: nel 1929 era morta la madre, nel 1932 il fratello Edmund, nel 1941 il padre. A 21 anni Karol era completamente solo. C’è chi trasforma il dolore in rivolta e bestemmia contro Dio e chi lo vive come un’occasione per stare con amore vicino al Cristo Crocefisso, insieme a Maria ai piedi della croce. Il giovane operaio della Solvay, a torso nudo, con un paio di pantaloni consunti e un berrettaccio in testa, era sostenuto dalla forza della fede. Sul petto aveva lo scapolare del Carmelo. San Giovanni Paolo II mostrò il suo amore per lo scapolare anche in un’altra circostanza molto dolorosa: l’attentato in piazza San Pietro. Già steso sul tavolo operatorio, raccolse le sue ultime forze per raccomandare ai medici di non levarglielo di dosso. Esattamente 25 anni fa, nel 2001, ormai anziano, il santo Papa polacco scrisse un intenso, affettuoso Messaggio ai carmelitani. In esso affermava che il patrimonio mariano del Carmelo «è divenuto, nel tempo, attraverso la diffusione della devozione del santo scapolare, un tesoro per tutta la Chiesa. Per la sua semplicità, per il suo valore antropologico e per il rapporto con il ruolo di Maria nei confronti della Chiesa e dell’umanità, questa devozione è stata profondamente e ampiamente recepita dal popolo di Dio, tanto da trovare espressione nella memoria del 16 luglio, presente nel Calendario liturgico della Chiesa universale».
Naturalmente lo scapolare non è un amuleto che garantisce una protezione magica, né una garanzia automatica di salvezza che dispensa dal vivere i doveri della vita cristiana. Non a caso nel Messaggio papa Wojtyla sottolineava che questa devozione mariana «deve costituire un “abito”, cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana, intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei sacramenti e il concreto esercizio delle opere di misericordia spirituale e corporale. In questo modo lo scapolare diventa segno di “alleanza” e di comunione reciproca tra Maria e i fedeli: esso, infatti, traduce in maniera concreta la consegna che Gesù, sulla croce, fece a Giovanni, e in lui a tutti noi, della Madre sua, e l’affidamento dell’apostolo prediletto e di noi a lei, costituita nostra Madre spirituale».
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