Il Trattato della vera devozione alla Beata Vergine: elogi da parte dei Papi

Posté par atempodiblog le 28 avril 2015

Il Trattato della vera devozione alla Beata Vergine: elogi da parte dei Papi
di padre Stefano De Fiores

Il Trattato della vera devozione alla Beata Vergine: elogi da parte dei Papi dans Fede, morale e teologia 2dqqb9x

San Pio X raccomandò “caldamente il Trattato della vera devozione alla beata vergine Maria mirabilmente composto” (1908). Benedetto XV lo ritenne un libretto “di somma soavità e di grande peso” (1916). Pio XII invitò i pellegrini convenuti per la canonizzazione del Montfort ad “attingere nel tesoro degli scritti e degli esempi del nostro Santo ciò che ha costituito il fondo della sua devozione mariana”, ricordando però che nessuna forma ne può rivendicare il monopolio nella Chiesa (1947).

Più recentemente Paolo VI ha esortato a scoprire sempre più i segreti dell’esperienza spirituale del Montfort: “Vivere e annunciare Gesù Cristo, Sapienza Eterna, far conoscere e amare Maria, che conduce sicuramente a Gesù” (1973). Lo stesso papa si era posto su una linea monfortana invitando “tutti i figli della Chiesa a rinnovare personalmente la propria consacrazione al Cuore Immacolato della Madre della Chiesa (Signum magnum, 13-5-1907).

Il massimo grado di ufficialità è raggiunto dal Montfort con Giovanni Paolo II. Questi si dichiara debitore del Trattato della vera devozione a Maria per la “svolta decisiva” impressa alla sua devozione mariana mentre lavorava da seminarista clandestino alla Solvay di Cracovia: “Ricordo d’averlo portato per molto tempo con me, anche nella fabbrica di soda, tanto che la sua bella copertina era macchiata di calce. Rileggevo continuamente l’uno dopo l’altro certi passi. […] Ne è conseguito che alla devozione della mia infanzia e anche della mia adolescenza verso la Madre di Cristo si è sostituito un nuovo atteggiamento, una devozione venuta dal più profondo della mia fede, come dal cuore stesso della realtà trinitaria e cristologica”.

Non meraviglia pertanto che l’unico autore moderno citato da Giovanni Paolo II nell’enciclica  Redemptoris Mater (1987) sia proprio il Montfort. Non solo per l’influsso da lui ricevuto, ma soprattutto a motivo dell’impostazione cristocentrica della spiritualità mariana esposta nel Trattato: “[…] mi è caro ricordare, tra i tanti testimoni e maestri di tale spiritualità, la figura di san Luigi Maria Grignion de Montfort il quale proponeva ai cristiani la consacrazione a Cristo per le mani di Maria, come mezzo efficace per vivere fedelmente gli impegni battesimali”.

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Il significato del dogma dell’Assunta

Posté par atempodiblog le 15 août 2013

Il significato del dogma dell’Assunta
Maria con il suo corpo glorioso non evade dalla storia, ma vi è presente come forza catalizzatrice dello Spirito per la realizzazione della Comunità definitiva.
di Stefano De Fiores – Madre di Dio

Il Concilio Vaticano II ha confermato la dottrina definita dell’assunzione e ha aggiunto un interessante testo sull’Assunta in prospettiva ecclesiale: « La Madre di Gesù, come in Cielo glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nella età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore » (cfr. 2Pt 3,10) (LG 68).
Sulla scia conciliare i teologi hanno proseguito la riflessione, ampliandola in due direzioni: la ricerca biblica sull’escatologia e il significato teologico e vitale del dogma.

L’escatologia biblica

Nel post-concilio la questione dell’escatologia intermedia polarizza per alcuni anni la riflessione cristiana, poi si studiano i modelli biblico-escatologici, infine si cerca di precisare la condizione celeste di Maria.
L’escatologia intermedia. – Mentre era tradizionale nella Chiesa la concezione escatologica dei tre stadi: terreno – intermedio (immortalità) – finale (risurrezione), nella teologia protestante e poi in quella cattolica si è introdotta l’idea di morte totale (der Ganztod), per cui la sorte dei Cristiani non è l’immortalità, ma la risurrezione. Vengono apportate motivazioni di ordine filosofico e biblico a sostegno di questa teoria. Innanzitutto è difficile, se non impossibile, concepire una sopravvivenza postmortale senza corpo e una perfetta felicità per l’anima separata, che – al dire di San Tommaso – « non può dirsi persona ».
Inoltre, con la morte termina la dimensione spazio-temporale e si è subito nell’eternità, per cui la risurrezione individuale avviene nella stessa morte (K. Barth, E. Brunner).
Secondo P. Benoit tale risurrezione immediata non consiste nella rianimazione di un cadavere, ma nella creazione di un essere rinnovato (cfr. 1Cor 15, 35-53) per opera dello stesso Spirito che ha risuscitato Gesù Cristo dai morti.
L’applicazione di questa ipotesi all’Assunta non si fa attendere. Già O. Karrer pensava che Maria fosse risorta al momento della morte, come tutti i Cristiani, e l’assunzione non rappresentasse un privilegio, né un’anticipazione, ma solo un evento cui la Vergine partecipa a titolo proprio.
Più recentemente per D. Flanagan la bolla definitoria evita di presentare l’assunzione come « singolare grazia e privilegio » e quindi lascia aperta la questione se anche altre persone, oltre Maria, abbiano raggiunto lo stato finale di gloria. Proseguendo su questa linea, Flanagan sviluppa il significato dell’Assunta in ordine alla Chiesa celeste e a quella peregrinante: « Maria Assunta incorpora nella sua persona la Chiesa gloriosa e ne è l’espressione personale e perfetta. In lei questa Comunità celeste si presenta a noi nel suo membro più perfetto e più rappresentativo… Essa esprime ciò che questa Chiesa è, non ciò che sarà […]. Maria, in questa prospettiva escatologica, appare in maniera chiarissima come la summa Ecclesiae…« .
Essa esprime lo stato futuro della Chiesa pellegrina, lo stato presente della Chiesa celeste. Maria è « immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura » (LG 68). Non si deve necessariamente interpretare questo passo come se tale stato di perfezione e di compimento fosse solo di Maria. Dobbiamo notare che la nuova prospettiva della risurrezione immediata è stata respinta da teologi e ufficialmente dalla ‘Lettera su alcune questioni concernenti l’escatologia’ della Congregazione per la Dottrina della Fede (17-5-1979), che ribadisce « la sopravvivenza e sussistenza, dopo la morte, di un elemento spirituale », cioè dell’io umano che sussiste, pur mancando il complemento del suo corpo.
Quanto a Maria assunta in Cielo, la Chiesa esclude ogni spiegazione in cui svanirebbe il significato dell’assunzione della Vergine Maria circa ciò che la riguarda in modo unico; cioè nel senso che la glorificazione corporea della Vergine anticipa quella glorificazione che è destinata a tutti gli altri eletti. 

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El Greco, L’Assunzione della Vergine – Museo de Santa Cruz, Toledo.

Modelli di sopravvivenza nella Bibbia

Spesso, per trovare un fondamento dell’Assunzione nella Sacra Scrittura si sono esaminati singoli passi, come Gen 3, 15 o Lc 1, 26. Invece J.M. Hernández Martínez segue un’altra via, quella della ricerca delle forme o modelli di sopravvivenza.
Ne scopre quattro:

a) discesa nell’Ade della morte, cioè nello sheol come soggiorno fatto di silenzio e oblio (Lc 16, 19-21: Lazzaro e ricco epulone), pur mantenendo un certo legame con il corpo;
b) Rapimento o traslazione definitiva in paradiso o assunzione (Enoch, Gn 5, 24; Elia, 2Re 2, 1-11; Lc 23, 43; 1Ts 4, 17; Ap 11, 12);
c) Risurrezione individuale immediata dei martiri, indipendente dal cadavere e implicante una nuova creazione del corpo (2Mac 7, 23.28-29) che si realizza in Cristo risorto dai morti (1Ts 1, 10; 4, 13; Rm 4, 24) e, infine, risurrezione escatologica (Gv 5, 28-29; Ap 20, 13);
d) Esaltazione dopo l’abbassamento, per cui il servo di jhWh e i giusti ottengono vita piena nella comunione con Dio subito dopo la morte (Is 52, 13; 53, 8-12; Sap 3, 1-10; 5, 1-16; 73, 23-24) o in paradiso come luogo cristologico (Fil 1, 23; 2 Cor 5, 8).

È evidente che nella Bibbia si trova un modello particolarmente adatto ad esprimere l’assunzione di Maria: la partecipazione al destino finale del Figlio « assunto in cielo » (Mc 16,19; At 1,11).

Situazione del corpo glorioso di Maria

Un aspetto inedito della teologia post-conciliare è l’interesse per determinare la condizione celeste della Madre di gesù in ragione della sua assunzione. Dopo gli accenni di autori come A. Bea, E. Neubert, A. Müller, G. Oggioni, L. Boff, troviamo la tesi di Angelo Pizzarelli, La presenza dinamica di Maria nella vita spirituale, difesa nella Pontificia Università Gregoriana nel 1983, dove avanza e fonda la spiegazione pneumatologica del corpo glorificato della Vergine come l’unica capace di dare atto della maternità spirituale di lei e dell’esperienza che ne hanno fatto i mistici.
Per illuminare la situazione celeste di Maria ci soccorre l’analogia con Cristo risorto e con i corpi risuscitati. Ora le apparizioni di Cristo risorto ai discepoli mostrano che la corporeità del Signore è sganciata dalle leggi della materia, dai condizionamenti del tempo e dello spazio: entra a porte chiuse nel cenacolo (Gv 20, 19), appare e scompare improvvisamente (Lc 24, 15. 31), non è subito riconoscibile (Lc 24, 37; Gv 20, 15; 21, 4). Il Cardinale Carlo Maria Martini precisa che Cristo risorto ha del corpo « le qualità attive, in quanto può agire nel cosmo, ma non le passività, in quanto non è circoscrivibile, non può essere afferrato e chiuso dallo spazio e dal tempo ». Questa nota di sganciamento dai condizionamenti spazio-temporali permette a Maria di intessere un rapporto vivo e vivificante con il cosmo e con gli uomini, con il tempo e con lo spazio e soprattutto con il cuore dei discepoli del suo Figlio.
Il secondo punto di riferimento per capire lo stato glorioso di Maria è la condizione dei corpi dopo la risurrezione, descritta da Paolo nel capitolo 15 della prima Lettera ai Corinzi. 

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Guercino, Studio per l’Assunta – Coll. Privata, Cento.

Pur ammettendo una certa continuità tra il corpo mortale e quello risorto, l’Apostolo insiste sulla loro diversità mediante quattro antitesi: « Si semina corruttibile e risorge incorruttibile, si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza, si semina un corpo animale e risorge un corpo spirituale » (1Cor 15, 42-44).

Applicando questa dottrina a Maria assunta, dobbiamo riconoscere al suo corpo quattro caratteristiche: 

  1. l’incorruzione, che indica vittoria sulla morte e sulla decomposizione nel sepolcro;
  2. la gloria, che esprime sia lo splendore, al pari delle stelle (Dan 12, 3), sia la presenza e azione salvifica nella storia (Gv 1, 14; 2, 11);
  3. la potenza, che designa la forza dello Spirito, capace di comunicare la vita nuova e di compiere opere efficaci e meravigliose (Rm 15, 19; 1Cor 12, 4-11; Gal 3, 5);
  4. la spiritualità, che indica l’intera persona umana della Vergine sotto la piena sovranità trasformatrice dello Spirito.

Per lo Spirito che lo vitalizza, anima e guida, il corpo glorioso della Vergine supera i limiti naturali che impediscono la piena comunicazione con tutti i membri di Cristo: l’assunzione di Maria non è separante, ma significa, al contrario, totale inserimento nel mistero della Comunione dei Santi.
Possiamo concludere questa nostra riflessione sulla definizione dogmatica dell’assunzione di Maria in Cielo, rilevando alcune evidenze di ordine teologico e vitale.

Il ‘fatto ecclesiale’

Per prima cosa balza evidente il fatto che la definizione dogmatica compiuta da Pio XII nel 1950 non risulta un’iniziativa senza radici nel passato; al contrario, essa è stata preparata dal contributo determinante di tre fattori: 

  1. la fede del popolo di Dio, manifestata nei racconti del Transitus letti e accolti da tante generazioni, nella liturgia, nell’iconografia e in altre iniziative lungo i secoli;
  2. il dibattito a livello teologico che ha studiato le convenienze, sciolto le difficoltà, ammessa la definibilità, approfondito il significato;
  3. l’intervento del Magistero, che aveva rimandato la definizione e che infine, a tempo più opportuno, l’ha realizzata.

Ne consegue che la definizione dell’Assunta è un fatto ecclesiale che ha interessato le varie componenti della Chiesa e che quindi costituisce un elemento di comunione tra di esse.
Si tratta di un « singolare consenso dell’episcopato cattolico e dei fedeli » (Pio XII) che « offre per se stesso l’infallibile certezza della rivelazione divina », secondo l’insegnamento biblico richiamato dal Vaticano II: « La totalità dei fedeli, che hanno ricevuto l’unzione dello Spirito Santo (1Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere » (LG 12). Risulta pertanto che pur essendo la dimensione autoritativa quella che specifica il ruolo del Magistero nella tradizione, essa è però inseparabile dalla dimensione di comunione con i Vescovi e con l’intero popolo di Dio. 

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Guercino, L’Assunta – Chiesa del Santo Rosario, Cento.

Ricchezze del mistero dell’Assunta

Appartenendo alla pienezza escatologica, il mistero di Maria Assunta alla gloria contiene una ricchezza di significato per la vita presente che la teologia magisteriale e dei vari studiosi non ha mancato di enucleare.
L’assunzione della Vergine non solo rafforza la fede nella risurrezione finale, ma è stimolo a rispettare il corpo e la vita umani, a cercare una cultura di pace e ad aspirare alla santità, unica via per conseguire i beni eterni. La tendenza teologica post-conciliare opera uno spostamento di accentuazione dal ‘privilegio’ alla categoria del ‘segno’.
Dopo il Cristo risorto, la Vergine assunta è segno della dignità dell’uomo e del suo destino di gloria. Ambedue gli eventi ci dicono che il destino dell’uomo, foggiato « a immagine e somiglianza » di Dio (cfr. Gen 1, 26-27), non è il disfacimento dell’essere e il suo dissolvimento nel nulla, ma la sua piena realizzazione fino a raggiungere, come amano dire gli Orientali, la « divinizzazione ».
Ambedue attestano che la vita ha un senso, che il corpo è destinato a rivestirsi di gloria e di immortalità; che non sono inutili né la fatica né il sudore, né il sangue versato né le lacrime che rigano il volto del sofferente. E se l’uomo, nella sua cecità, profana e degrada il corpo e rivendica il diritto di praticare la tortura e la pena di morte, Dio, nel suo luminoso amore, proclama che Lui è la sorgente della vita e il suo Figlio Gesù è « la risurrezione e la vita » (Gv 11,25).
Il mistero realizzato in Maria assunta in Cielo è una miniera preziosa che le generazioni cristiane sono chiamate a scandagliare nel loro itinerario nel tempo verso la patria trinitaria, dove ella al seguito di Cristo ha preceduto tutti gli altri.

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Le apparizioni al Santuario francese di Laus, segno della continua predilezione di Cristo per gli umili

Posté par atempodiblog le 20 mai 2013

Il mariologo, padre Stefano De Fiores: le apparizioni al Santuario francese di Laus, segno della continua predilezione di Cristo per gli umili
Benedetta Capelli – Radio Vaticana (5/05/2008)

Le apparizioni al Santuario francese di Laus, segno della  continua predilezione di Cristo per gli umili dans Apparizioni mariane e santuari 34r6nop

“Un messaggio di grande attualità centrato sulla riconciliazione”. È quanto ha detto mons. Jean-Michel di Falco-Leandri, vescovo di Gap et d’Embrum, in occasione del riconoscimento ufficiale delle apparizioni mariane nel Santuario di Notre-Dame du Laus, sulle Alpi francesi. Visioni che si verificarono a partire dal 1664 per ben 54 anni ad una pastorella di 16 anni chiamata Benedetta Rencurel. Ma qual è il significato di questo riconoscimento?

R. – È una questione di ordine regionale, perché queste apparizioni non hanno avuto un grande successo internazionale, ma sono rimaste praticamente cisrcoscritte alla regione delle Alpi del Delfinato. Quello che impressiona in queste apparizioni è il fatto che Benedetta abbia ricevuto molte apparizioni della Vergine, dal dicembre fino all’agosto del 1664 ha assistito a 240 apparizioni di Maria. Quindi, sono in qualche modo un anticipo di quello che avverrà presumibilmente a Medjugorje, dove è apparsa per migliaia e migliaia di volte.

D. – Guardando la storia della pastorella Benedetta si evidenziano analogie con la storia di Bernardette?

R. – Le analogie sono poche, a dire la verità, perché a Lourdes Bernardette ha assistito a 18 apparizioni, mentre qui il fenomeno è continuato
molto, molto più a lungo. Quindi, non c’è analogia in questo senso, se non che è sempre apparsa Maria. Il messaggio che fa incontrare Lourdes con Laus è la costruzione del Santuario, per venire in pellegrinaggio. Una differenza è poi che la Madonna non appare a Benedetta come l’Immacolata Concezione, ma come una Regina, quindi coronata e risplendente di luce nel volto, in modo particolare tenendo sulle braccia Gesù Bambino.

D. – Questo riconoscimento avviene nel 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes. Ci può essere in questo un legame?

R. – Sono delle coincidenze. La Francia è di nuovo in primo piano per quanto riguarda queste apparizioni, che però saranno superate tutte da Lourdes dove sono avvenuti dei miracoli constatabili, ma dove si è assistito soprattutto a quel rinnovamento della vita cristiana, che certamente non ci sarebbe stato in tanti pellegrini, senza il riconoscimento di Lourdes. Si spera che anche questo riconoscimento possa far parte di un pellegrinaggio a più vasto raggio.

D. – Bernardette e Benedetta, entrambe pastorelle, entrambe depositarie nella loro semplicità di un messaggio della Vergine di riconciliazione e di misericordia…

R. – Questo fa parte delle preferenze di Gesù per i piccoli, per gli umili. Quindi, questo risponde a questa legge storico-salvifica che recupera anche i frammenti lasciati in disparte, quelli che sono considerati « zero » nella società, e che invece vengono scelti dal Signore per delle grandi cose, che nello stesso tempo obbligano il veggente o la veggente a non vantarsi, perché tutto in loro è opera di Dio, che manifesta in loro la sua potenza e la sua gloria.

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Per approfondire:

 2e2mot5 dans Diego Manetti  Le apparizioni del Laus

 2e2mot5 dans Diego Manetti  Benedetta Rencurel è un fiore umile e prezioso nel giardino della santa Chiesa

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“…Quando la Chiesa sarà Maria”

Posté par atempodiblog le 15 avril 2013

“…Quando la Chiesa sarà Maria”
di Stefano De Fiores –
Madre di Dio

Dall’esperienza messianica di Maria, tutta proiettata all’attesa del Messia, passiamo al terreno infido del nostro tempo, dove il rapporto con l’avvenire è sotto il segno della difficoltà.

Il mondo contemporaneo, guardando a Maria, trova in lei una chance e un paradigma per recuperare la dimensione messianica del cristianesimo. Infatti l’esistenza della Vergine di Nazaret si è svolta tra le due venute di Cristo. Tutta la sua vita è stata un’attesa del Messia, che doveva venire per la prima volta nell’umiltà della condizione umana, e dovrà ritornare sulle nubi del cielo così come era stato visto salire (At 1,11).

Modello dell’attesa

Giustamente il concilio Vaticano II pone Maria tra i poveri del Signore che lo attendono e lo accolgono, poiché con lei, eccelsa Figlia di Sion, «si compiono i tempi e s’instaura una nuova economia» (LG 55). Maria ha atteso il Messia annunciato a lei da Gabriele come il re che avrebbe regnato per sempre sulla casa di Giacobbe.

La tradizione cristiana formalizza questo atteggiamento nel tipo iconografico della Vergine in attesa. Talvolta ci si limita alla raffigurazione di lei incinta, come avviene nella famosa Madonna del parto di Piero della Francesca. Più spesso Maria è rappresentata con il ventre visibilmente gonfio, in atto di leggere un libro che può essere la Bibbia o il cantico del Magnificat.

Ambedue le versioni si avvicinano al vero, perché la spiritualità di Maria è ispirata alla Parola di Dio, che diviene lampada per i suoi passi e prezioso strumento di preghiera. E d’altra parte il Magnificat, che Luca le attribuisce perché certamente rivela la sua spiritualità, è pronunciato da Maria proprio durante la gravidanza, quando fece visita alla parente Elisabetta. 

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Madonna del Magnificat, affresco di Battista da Vicenza (secolo XV),
Santuario della Madonna della Misericordia di Monte Berico, Penitenzieria, Vicenza.

Il cantico mariano, mentre racconta la singolare esperienza di Dio compiuta da Maria con la sua maternità messianica, narra insieme il futuro instaurato dal concepimento verginale del Messia. A partire da quell’evento muteranno i rapporti nella storia del mondo. Dio infatti rovescerà i potenti, disperderà i superbi, affamerà i ricchi (tutti aoristi incoativi) e adempirà tutte le promesse legate all’alleanza. L’attesa di Maria non è inerzia, ma preghiera di lode e annuncio profetico, unito all’impegno caritativo.

Ma poiché Maria ha contemplato il volto del Messia non solo nella sua nascita e infanzia, ma anche nel corso della realizzazione della sua opera salvifica, ella ci invita a volgerci indietro per ritrovare l’autentica identità del Messia.

È il Messia-re davidico dal regno che non avrà fine, ma si tratta di un re mansueto che non procede con violenza o con l’esercizio del potere sugli altri. È il Messia-profeta che si batte per la verità e la giustizia, ma nello stesso tempo s’immedesima nella figura del Servo di YHWH che si addossa il peccato del mondo e lo ripara. È il Messia-sacerdote che s’immola per amore quale dono incondizionato e che s’identifica con il Figlio dell’uomo, che passa dall’umiliazione all’intronizzazione alla destra di Dio.

Maria vide e contemplò con occhi di madre e di credente il volto accogliente di Cristo maestro di sapienza che invitava a sé tutti i cuori per ricolmarli di felicità, il volto serio del profeta che piangeva sulla sorte di Gerusalemme, il volto insanguinato del Servo di YHWH che offriva la sua vita in riscatto per la moltitudine, il volto radioso del Risorto che donava agli apostoli lo Spirito e la pace, il volto benedicente del Figlio dell’uomo che lasciava il mondo e ritornava al Padre.

Un Messia che ritornerà

Unica persona che lega l’incarnazione alla Pentecoste, Maria è esempio significativo di attesa del ritorno di Cristo. Ella ci invita a guardare in avanti verso il Signore che ritornerà, secondo la promessa angelica. La Madre di Gesù ha ascoltato questo messaggio al momento dell’ascensione e secondo il suo modo abituale ha adeguato la sua esistenza al ritmo della Parola di Dio.

Se una madre anela a vivere con suo figlio e aspetta l’ora felice di ricongiungersi a lui, questo vale tanto più per Maria, che con la comunità primitiva proclama: «Gesù è il Signore!». L’affetto materno coincide in lei con l’amore di Dio sopra ogni cosa. E quante volte avrà cantato o implorato anche lei con i fedeli cristiani: «Maranathà, vieni Signore Gesù!». 

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La Madonna del parto, affesco di Piero della Francesca, Monterchi (Ar).
Sopra: Pentecoste, tempera su legno, secolo XVII, Mosca, Ufficio archeologico.

Per tutti i discepoli vale la consegna del divino Maestro contenuta nella parabola delle dieci vergini: «Vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora» (Mt 25,13). In Maria questa consegna diviene vita, poiché nessuno come lei è la Vergine in attesa che va incontro allo Sposo «con più chiara lampa» (Petrarca).

Pegno di questo incontro definitivo è la comunione sacramentale che Maria con la comunità di Gerusalemme riceve «con gioia (en agalliásei) e semplicità di cuore (kai aphelóteti)» (At 2, 46). Maria partecipa non solo alla celebrazione domestica dell’eucaristia, ma anche ai sentimenti che animano i discepoli del Signore: la gioia o giubilo che proviene dalla fede (cf At 8,8.39; 13,48.52; 16,34) e che ella ha sperimentato ed espresso nel Magnificat (Lc 1,46-47), e la semplicità di cuore, propria del povero di YHWH e della persona evangelica.

Mistagoga negli ultimi tempi

Non possiamo ridurre all’esemplarità il ruolo di Maria nella storia della salvezza. È madre nell’ordine della grazia e quindi è formatrice di Cristo in noi, in stretta collaborazione con lo Spirito.

Secondo Montfort, Maria è la principale protagonista-coadiuvante, che dispiega una molteplice attività negli ultimi tempi collaborando con le tre Persone divine. Con l’Altissimo e per suo ordine Maria plasma gli apostoli e santi eccelsi (Trattato della vera devozione a Maria, 47, 59). Con Cristo ella combatte Satana l’orgoglioso (Trattato della vera devozione a Maria, 52-54; Preghiera infocata, 12-13) e conclude gli anni della grazia per mezzo della nuova compagnia di missionari che il Figlio morendo in croce le ha affidato (Preghiera infocata, 1.6). Con lo Spirito Santo Maria è impegnata a generare figli di Dio e a formare i santi dei tempi finali (Preghiera infocata, 11, 15).

Verso gli apostoli degli ultimi tempi, sacerdoti e laici, uomini e donne, la Madre di Dio svolge un’azione mistagogica. Il Montfort lo afferma applicando a Maria il simbolo della santa montagna costituita sulla cima dei monti: chi dimora in essa cresce nella santità, apprende la contemplazione e l’intercessione, viene introdotto nella logica delle beatitudini evangeliche e partecipa ai misteri di Cristo avvenuti sul monte: trasfigurazione, crocifissione e ascensione (Preghiera infocata, 25).

L’azione plasmatrice di Maria tende a far crescere la sovranità di Dio su di noi preparando l’avvento finale di Gesù Cristo mediante una perfetta consacrazione a lui, come rinnovazione delle promesse battesimali. Non si tratta dunque di un messianismo restauratore che si richiami al regno di Davide come a un regno ideale, ma di un messianismo inedito e utopico che realizzi il regno di Gesù Cristo nel mondo con tutte le esigenze delle beatitudini evangeliche. 

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Madonna del Magnificat, dipinto di Bernardo Daddi (1290-1348),
Musei Vaticani, Pinacoteca, Roma, Città del Vaticano.

Solo quando la Chiesa sarà Maria, cioè quando s’ispirerà alla sua attesa e s’identificherà con i suoi atteggiamenti profondi, potrà andare incontro al Signore che ritorna come supremo giudice, sovrano della storia e sposo della sua comunità. E allora Dio sarà finalmente tutto in tutti (1Cor 15,28).

I tempi finali sono contrassegnati innanzitutto dalla seconda o ultima venuta di Gesù, poiché è certo che egli verrà ancora una volta sulla terra (Trattato della vera devozione a Maria, 158) «per regnare dappertutto e per giudicare i vivi e i morti» (Il Segreto di Maria, 58). Questa venuta si realizza in due scansioni successive: prima si attuerà il regno di Gesù Cristo quando egli sarà più conosciuto, amato e obbedito, poi ritornerà personalmente nella parusìa per il giudizio finale. Montfort pensa a questa seconda venuta di Gesù come a un evento «glorioso e risplendente» (Trattato della vera devozione a Maria, 158).

I tempi finali della Chiesa sperimenteranno anche la venuta dello Spirito, che Montfort immagina come un diluvio di fuoco. Anche se unico, questo diluvio dello Spirito, al pari della seconda venuta di Gesù, implica due fasi successive e analoghe: il «diluvio di fuoco» si manifesterà prima come amore irresistibile, tale da riformare la Chiesa e convertire i popoli, poi come giustizia, in quanto la collera divina «ridurrà in cenere tutta la terra» (Preghiera infocata, 16-17).

È importante rilevare per il nostro scopo come Montfort sia tutto proteso a realizzare il regno di Gesù Cristo, che non consiste nel ritorno del Messia in persona, ma nella sua venuta storico-salvifica nel mondo mediante un’autentica devozione a Maria come perfetta rinnovazione delle promesse del battesimo (Trattato della vera devozione a Maria, 120-126). Prima della venuta personale del giudice dei vivi e dei morti, interessa tutto l’impegno missionario perché Gesù regni nel mondo.

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Il caso Medjugorje

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2008

Saverio Gaeta intervista il mariologo De Fiores

Resta però il fatto che i due vescovi di Mostar si sono dichiarati contrari…:

«Probabilmente a causa di precedenti polemiche con i francescani della provincia di Erzegovina, riguardanti la cura di alcune parrocchie della diocesi, i vescovi Zanic e Peric hanno avuto qualche preconcetto nel giudicare la vicenda. Monsignor Peric è giunto, in particolare, a stravolgere la cosiddetta « dichiarazione di Zara », firmata nel 1991 dall´episcopato jugoslavo, trasformando l´atteggiamento sospensivo: « non consta la soprannaturalità » nella dichiarazione negativa: « consta la non soprannaturalità ». Un´espressione che costrinse l´arcivescovo Tarcisio Bertone, all´epoca segretario della Congregazione per la dottrina della fede, a intervenire per precisare che quella del vescovo era soltanto un´opinione personale, legittima come qualsiasi altro parere».

Per approfondire Il caso Medjugorje dans Medjugorje iconarrowrk7 http://www.medjugorjesaccolongo.it/stampaquattro.htm


IL CASO MEDJUGORJE
Cosa dice la Chiesa

« Noi vescovi, dopo una triennale commissione di studio, accogliamo Medjugorje come luogo di pellegrinaggio e santuario. Questo vuol dire che non abbiamo nulla in contrario se qualcuno onora la Madre di Dio in una maniera che sia conforme all’insegnamento ed alla dottrina della Chiesa… Pertanto proseguiremo gli studi… La Chiesa non ha fretta.

Medjugorje,
Sua Eminenza Card. Dr. Franjo Kuharic,
Arcivescovo di Zagabria
(Glas Koncila, 15 agosto 1993)

Continua qui iconarrowrk7 dans Padre Stefano De Fioreshttp://holy.harmoniae.com/medj_chiesa.htm

Immagine

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