Montecassino, da 1.500 anni testimone della luce di Benedetto
Posté par atempodiblog le 13 juillet 2026
Montecassino, da 1.500 anni testimone della luce di Benedetto
di Igor Traboni – Avvenire

Un anno di luce che, assieme agli altri imperniati su pace, la comunione fraterna e la speranza, apre la strada al Giubileo del 2029, quando Montecassino ricorderà i 1.500 anni della fondazione. Così l’abate dom Luca Fallica, [...] nella celebrazione per la festa di san Benedetto patrono d’Europa, ha prospettato queste tappe di avvicinamento al Giubileo abbaziale:
«Non si tratta di parole o di temi giustapposti l’uno all’altro. Occorre piuttosto comprendere i nessi che li collegano, consentendo loro di integrarsi reciprocamente. La pace non è soltanto assenza di conflitti, ma viene generata da un cuore che dilatandosi diventa capace di armonizzare e unificare, plasmando uno sguardo diverso e trasfigurato sul mondo e sulla storia. Dimorare in questa luce ha come sua condizione, e nello stesso tempo rende possibile il rimanere stabilmente nella comunione fraterna, vivendo nel primato di una carità che impara a non anteporre nulla all’amore di Cristo. Pace, luce, comunione nell’amore diventano allora le colonne portanti a sostegno della speranza».
Luce e speranza, in particolare «è ciò che ogni mattina ci risveglia, come ricorda san Benedetto. Per un monastero, essere luogo di luce può significare anzitutto essere luogo attraente, dove le persone si sentono accolte e ascoltate, secondo i tratti tipici dell’ospitalità benedettina».
Montecassino, con la sua storia millenaria fatta di distruzioni e ricostruzioni, legate soprattutto agli eventi della seconda guerra mondiale, «per la sua struttura architettonica e la sua posizione geografica, collocato come è sulla cima di un colle, sembra essere come la città sul monte di cui parla Gesù nel Discorso della montagna, che non può rimanere nascosta, ma si propone come “luce del mondo”.
Ogni abbazia, ogni monastero per quanto di più ridotte dimensioni, hanno sempre e comunque una luce particolare che colpisce e attrae, e che può essere valorizzata secondo le caratteristiche particolari di ogni edificio monastico e di ogni sua chiesa.
Le nostre abbazie e i nostri monasteri possono e debbono vivere quella particolare forma di evangelizzazione, che avviene tanto per attrazione quanto per irradiazione e contagio», ha aggiunto l’abate Fallica, richiamando anche «ciò che l’abate primate Jeremias Schröder ha suggerito per l’intera Confederazione benedettina, ancorandolo alle quattro città fondamentali nella vicenda biografica e spirituale di Benedetto: Norcia, luogo del risveglio; Roma, luogo dell’ascolto; Subiaco, luogo della crescita; Montecassino, luogo della fioritura».
Si è conclusa così una intensa due giorni di celebrazioni in onore di san Benedetto, che venerdì aveva invece visto, sempre nell’abbazia in provincia di Frosinone, la consegna del premio Pacis Nuntius al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. Nome evocativo, quello del premio: “Pacis nuntius, testimone, annunciatore, evangelizzatore di pace”, come Paolo VI ha definito san Benedetto, proclamandolo patrono d’Europa, proprio a Montecassino, il 24 ottobre del 1964. Un riconoscimento conferito a Pizzaballa «per il suo impegno, ma anche un segno di amicizia e di solidarietà rivolto a tutta la Chiesa affidata alla sua cura pastorale, che vive e soffre ai piedi della Croce e davanti al sepolcro aperto».
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