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“Vedere Napoli e vivere per vederla ancora”

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2014

“Vedere Napoli e vivere per vederla ancora”
Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

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Alfonso Maria Ratisbonne […] giunge a Napoli e ne rimane impressionato per la bellezza naturale, “nessuna scena di natura mi aveva mai più vivamente abbagliato. Contemplavo estatico, bevevo avidamente quelle bellezze che artisti e poeti avevano ritratto con il pennello e con la penna, rimanendo però tanto al di sotto della verità”.

La sua fidanzata gli scrive domandandogli se anche lui era del parere di quelli che dicevano “vedi Napoli e poi muori”. Le risponde subito con questa risposta: “non morire, ma vedere Napoli e vivere per vederla ancora”.

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Le realtà spirituali hanno un loro pudore

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2014

Le realtà spirituali hanno un loro pudore
Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

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Il silenzio e il nascondimento sono sempre state caratteristiche del pudore. Anche le realtà spirituali hanno un loro pudore, un pudore che neppure la necessità della proclamazione del Vangelo osa intaccare.

Le apparizioni e la vita della veggente, Catherine Labouré, si sono come intrecciate ed unite in questa caratteristica e ci è molto piaciuto e ha suscitato in noi un travolgente desiderio di silenzio contemplativo perché stanchi ormai dalle troppe parole che vengono dette anche nella Chiesa di oggi.

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La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne richiama quella di san Paolo

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2014

La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne richiama quella di san Paolo
Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne richiama quella di san Paolo dans Padre Angelo Maria Tentori 2cygz5s

La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne è subitanea, fulminea, che richiama per tanti aspetti quella di Saulo sulla via di Damasco, a tal punto da domandarci se la conversione dell’apostolo delle genti non sia avvenuta anche per l’intercessione di Maria SS. che aveva saputo di quel giovane fariseo che si distingueva tanto nella persecuzione dei suoi figli, dei fratelli del suo Gesù.

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Vegliare sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite

Posté par atempodiblog le 23 novembre 2014

La Madonna chiede di vegliare sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite
Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

Vegliare sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite dans Fede, morale e teologia 2mfhs76

La Madonna chiede a Catherine di far sapere questo suo cruccio, provocato dal comportamento delle comunità al suo confessore; anche se al momento non è lui il superiore, in futuro lo diventerà, e che, allora, faccia tutto il possibile perché la regola sia messa in vigore.

Sappiamo, infatti, per esperienza che quando le regole non vigono più, gli abusi e le confusioni e le ingiustizie con le divisioni abbondano.

Qui la Madonna specifica alcuni di questi abusi, pochi in verità, e che a noi, oggi, sembrano di poca entità, anzi molto poca. Vuole che Catherine trasmetta al suo confessore, da parte sua, di vegliare sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite.

Le letture
A quel tempo, ci domandiamo, che letture cattive potevano avere a disposizione? Non erano i nostri tempi, eppure, qualche cosa anche in quelle letture non andava bene. La Madonna vuole che si sia più vigilanti, non si può trangugiare tutto, non vale la scusa che si è adulti e vaccinati, il virus del male morale è più forte di qualsiasi altro virus.

Quasi quasi non riusciamo, poi, a crederci sugli altri due punti richiamati dalla Madonna:

Perdita di tempo
Per il Cielo, dove vige solo l’eternità, ha grande valore il tempo di questa terra… per cui non può essere sprecato come tutti i doni di Dio. Ecco perché Maria SS. si preoccupa anche di come impieghiamo il nostro tempo; è prezioso ed è misurato. Il tempo sprecato vuol dire bene non compiuto, grazie perdute, santità non progredita e tante occasioni di bene mancate.

Anche questo richiamo, come tutta la vita di Catherine, ci sembra estemporaneo, “non vale per noi” – pensiamo – dato che il ritornello più frequente sulle nostre labbra è: “non ho tempo, sono talmente preso”, quindi almeno su questo possiamo strare tranquilli… personalmente non ne sarei tanto sicuro… prima di tutto perché alla pressione del tempo che ci scappa dalle mani sappiamo trovare momenti di vuotaggine, non per nulla positivi e costruttivi, magari coperti sotto l’etichetta di relax… tanto necessario per alleviare lo stress del vivere attuale e poi non è detto che impieghiamo sempre bene il tempo, nel rispetto della gerarchia dei valori.

Il tempo lo si può vivere intensamente per cose senza grande importanza e anche per futilità, non riuscendo poi a trovare per il Signore e per altri valori importanti quel tempo dovuto o  tutt’al più qualche infinitesimale ritaglio… forse si può perdere tempo anche così. Del resto chi non si fa questa domanda: “come facevano quelle suore e quei sacerdoti con tutta una giornata piena come un uovo nell’assistenza e sempre esigente dei poveri? Come facevano a perdere tempo? Come ci riuscivano?”. Eh sì che a quel tempo non c’era quella gamma di spettacoli e la possibilità di assistervi che abbiamo oggi. Eppure la Madonna lo fa notare esplicitamente ed è una di quelle cose che l’addolora.

Le visite
E’ facile capire che non vengono proibite le visite di parenti e persone care, ma senz’altro la Madonna si riferisce a quelle visite interminabili come tempo e con il conseguente codazzo di curiosità inutili, malignità, pettegolezzi, perdita di tempo, dissipazioni… in una parola: tempo sottratto ai propri doveri che di solito cadono, poi, sulle degli altri.

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La grazia “scomoda” della santità

Posté par atempodiblog le 23 novembre 2014

La grazia “scomoda” della santità
Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

La grazia “scomoda” della santità dans Citazioni, frasi e pensieri 2mn2at1

Ci ritorna alla mente l’immagine delle perle che non emettono la luce e che la Madonna spiega come quelle grazie che ci dimentichiamo di chiedere. Ci attraversa la mente un dubbio, o meglio un sospetto, che non riusciamo a scacciare… anzi, ci perseguita… ma pensiamo: “come facciamo a dimenticarci delle grazie di cui abbiamo impellente bisogno?”, “come fa la Madonna a dirci che noi ci dimentichiamo delle cose più importanti, più essenziali, della vita?”. E a questo punto il sospetto diventa più cattivo, naturalmente nei nostri riguardi, e ci porta a farci un’altra domanda: “ma la Madonna intendeva veramente dire che noi ci dimentichiamo di chiedere quelle grazie oppure usa questo verbo per delicatezza materna, per non dire un’altra cosa che risulterebbe offensiva alla nostra ipersensibilità?”.

Noi sappiamo bene nei nostri momenti di sincerità con noi stessi che ci sono delle grazie che non chiediamo perché non le vogliamo, siamo persuasi della loro necessità, molto più di altre, ma queste non le vogliamo perché ci scomoderebbero troppo, ci impegnerebbero troppo, e questo non ci piace. Un esempio: la grazia della santità. Santità espressa mediante l’amore assoluto a Dio e al nostro prossimo fino alle estreme conseguenze, perché ciò che misura questo amore, questa santità, sono le estreme conseguenze e sono queste che ci spaventano e noi preferiamo fermarci a metà e la Madonna definisce tutto questo nostro atteggiamento dimenticanza di bambini, ma noi sappiamo che non è così; tant’è vero che quelle grazie non giungono a noi perché in realtà non le vogliamo e proprio perché non le vogliamo non ci possono essere concesse.

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Ghiaie, addio a Adelaide Roncalli. «Donna di amore alla Chiesa»

Posté par atempodiblog le 28 août 2014

Ghiaie, addio a Adelaide Roncalli. «Donna di amore alla Chiesa» dans Apparizioni mariane e santuari jq6yc9
Al centro, la piccola Adelaide Roncalli all’epoca degli eventi delle Ghiaie

«Adelaide Roncalli è stata una donna di fede concreta, di amore alla Chiesa e alla parrocchia e di carattere molto riservato, che sono le caratteristiche tipiche del popolo bergamasco. Non l’ho mai sentita parlare male di nessuno ed è sempre stata molto riservata sugli eventi del 1944».

Don Davide Galbiati, parroco delle Ghiaie di Bonate, parla di Adelaide Roncalli, la veggente delle Ghiaie, morta nella notte tra sabato e domenica a Milano per un male incurabile che l’aveva colpita alcuni mesi fa. Aveva 77 anni. Lascia il marito e due figlie.

Era nata il 23 aprile 1937 in località Torchio a Ghiaie di Bonate in una famiglia numerosa, composta dal papà Enrico, contadino poi diventato operaio, dalla mamma Anna Gamba, casalinga, e da otto figli: Luigi, Caterina, Vittoria, Maria, Adelaide, Palmina, Annunziata e Romana (un’altra figlia, di nome Federica, era morta in tenera età).

Quest’anno Adelaide era tornata alle Ghiaie due volte. La prima il 6 aprile scorso, in occasione della Messa di inaugurazione dei restauri della chiesa parrocchiale, presieduta dal vescovo Francesco Beschi.

Fonte: L’Eco di Bergamo

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Ricordo della prima apparizione della Madonna a Ghiaie di Bonate

La Madonna era apparsa anche a Fatima, per la prima volta, un 13 di maggio. Sarà casuale questa data, oppure ci sarà un richiamo a quelle apparizioni? Chi è Adelaide, la veggente? Dai giudizi dati su di lei risulta che è una bambina espansiva, spontanea, più portata al gioco e allo scherzo che allo studio. Frequenta la prima elementare. Le sue caratteristiche sono: intelligenza normale, scarsa memoria e poca fantasia. Veniva trattata da “zuccona” e “incapace”, trattata con modi e sistemi sbrigativi. Da parte sua, si era creata la convinzione di essere una povera bambina ignorante, di scarsa intelligenza. La caparbietà che le si attribuì e che dimostrò non era che un aspetto del suo carattere deciso, incapace di finzione e di diplomazia, impegnato a difendere la propria interiorità e la sua personalità, spesso conculcata e offesa. Nel Diario Adelaide descrive l’inizio di questa apparizione come un puntino d’oro che si avvicina a poco a poco e, quando si ingrandisce del tutto, rivela nel suo interno la figura di una bella Signora con Gesù Bambino in braccio e san Giuseppe alla sua sinistra. E’ la prima volta, nella storia delle apparizioni più recenti, per quanto ne sappiamo, che la Santa Famiglia si presenti al completo in quasi tutte le visioni. [...]

La Madonna a Ghiaie di Bonate? Una proposta di riflessione – Padre Angelo Maria Tentori. Ed. Paoline

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Il messaggio della visita di Maria a Banneux è lo specchio di tutta la Mariologia

Posté par atempodiblog le 15 janvier 2014

Il messaggio della visita di Maria a Banneux è lo specchio di tutta la Mariologia dans Apparizioni mariane e santuari bdp3xk

A Banneux, dicendo prima “Io sono la Madre del Salvatore”, ha voluto mettere in risalto non solo la sua opera nel dare alla luce come madre il Figlio di Dio e quindi di Dio, ma anche e in prima istanza, la sua collaborazione all’opera del Salvatore. Come a dire che lo scopo della sua vita, di tutta la sua esistenza non si esauriva nel fatto di aver generato e dato alla luce il Figlio di Dio, ma continuava nel collaborare alla missione di questo Figlio di Dio, venuto per salvare. Sempre. Ora, questa missione di “Corredntrice” continua a svolgerla ancora, sempre, fino alla fine del mondo.

Lei, infatti, era venuta alla ricerca personale dei poveri, aveva quasi bussato alla loro porta, per riportarli alla sorgente di grazia, di ogni ricchezza; Lei era venuta a chiamare, a mettersi a disposizione di tutte le Nazioni. Gesù aveva mandato a predicare il Vangelo a tutte le Nazioni. Lei era venuta per addolcire la sofferenza degli ammalati di ogni tipo. E queste sono le opere che suo Figlio ha compiuto e ora continua a compiere attraverso di Lei e con Lei, fino al punto da rendere visibile a tutti questa sua collaborazione chiamandola accanto a Sé sulla croce.

Ecco che il messaggio della visita di Maria a Banneux, ritenuta a torto “un’apparizione da nulla”, diventa lo specchio di tutta la Mariologia, per immagini prima e con le parole poi.

Padre Angelo Maria Tentori – Sorriso tra gli abeti. La Vergine dei Poveri di Banneux

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Le spoglie mortali di padre Tentori riposano nel cimitero di Calolziocorte

Posté par atempodiblog le 19 novembre 2013

Le spoglie mortali di padre Tentori riposano nel cimitero di Calolziocorte

Le spoglie mortali di padre Tentori riposano nel cimitero di Calolziocorte dans Padre Angelo Maria Tentori 29qkwtl

Padre Angelo Maria Tentori è stato seppellito nel cimitero di Calolziocorte (Lecco), dove riposano anche i suoi genitori. Sempre a Calolziocorte, alle ore 15:00 di lunedì 18 novembre, presso la parrocchia di San Martino Vescovo, è stato celebrato il rito di commiato.

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Una grande folla per dare l’ultimo saluto a padre Angelo M. Tentori

Posté par atempodiblog le 18 novembre 2013

Padre Angelo M. Tentori, il pianto dei fedeli affolla corso Vittorio Emanuele (Mi)

Una grande folla per dare l’ultimo saluto a padre Angelo M. Tentori dans Padre Angelo Maria Tentori 2ekho9lPadre Angelo Maria Tentori era da anni parroco della basilica di San Carlo al Corso, in corso Vittorio Emanuele. Una grande folla si è sistemata in coda per dare l’ultimo saluto al parroco di Milano.

Docente presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Vicenza, apparteneva all’Ordine dei Servi di Maria. Ordinato sacerdote nel 1959, ha svolto il suo ministero in Italia, Messico, Stati Uniti, Sud Africa e Australia. Teologo specializzato in mariologia, conduceva su Radio Maria programmi mariani.

 

Tratto da: Italia Post

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Padre Angelo Maria Tentori è nato in Cielo

Posté par atempodiblog le 16 novembre 2013

ARRIVEDERCI PADRE ANGELO, IN CIELO!!

Padre Angelo Maria Tentori è nato in Cielo dans Amicizia padre_angelo_maria_tentori

Padre Angelo Maria Tentori religioso dei Servi di Maria di origini bergamasche e mariologo tra i più accreditati da trent’anni padre Tentori svolgeva per Radio Maria programmi qualificati come il Corso di Mariologia il venerdi alle 18.00 e la presentazione delle Apparizioni Mariane.

E’ TORNATO ALLA CASA DEL PADRE la notte scorsa alle h.2.00, dopo una lunga malattia.

I funerali di Padre Angelo:
- lunedì 18 novembre alle ore 11 presso la Chiesa di San Carlo al Corso a Milano, zona p.zza San Babila (raggiungibile solamente con la metropolitana, fermata San Babila)

Fonte: Radio Maria

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Suor Caterina Labouré e l’apparizione di Rue du Bac

Posté par atempodiblog le 15 novembre 2013

Suor Caterina Labouré e l’apparizione di Rue du Bac dans Apparizioni mariane e santuari rue_du_bac_caterina_laboureLa veggente suor Caterina Labouré riuscì a sottrarsi a tutti, perfino alla commissione d’inchiesta diocesana istituita dall’Arcivescovo di Parigi. Di solito gli altri veggenti scompaiono dopo il termine delle apparizioni, a Rue du Bac, questa è la via dove si trovava la Cappella del Convento, Caterina è sempre scomparsa a tal punto che nessuno sa, o pochissimi, che lei ha visto la Madonna, neppure le suore e per molti anni neppure la sua superiora. Vive nell’incognito più assoluto. Solo dopo la sua morte se ne verrà a conoscenza e neppure il Vescovo poté incontrarla e parlare con lei benché le avesse promesso di riceverla velata.

L’approvazione ecclesiastica in altri casi è giunta abbastanza presto mentre per Rue du Bac la stiamo aspettando ancora anche se non ce n’è più bisogno. […] Questa apparizione non possiede questo riconoscimento (apparizione mariana ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, quindi con garanzia di autenticità) o meglio riconoscimento ufficiale esplicito, dichiarato, ma soltanto un’approvazione implicita; proprio perché mai fu possibile un processo di verifica perché mai fu possibile da parte della suora. Riconoscimento pratico non solo da parte del Vescovo diocesano ma anche da parte di alcuni Cardinali e da qualche Papa anche se in forma privata, dato che, come si sa, i Papi non usano mai il loro carisma di infallibilità per confermare una rivelazione privata.


Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

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13 maggio 1944, la Regina della famiglia appare a Ghiaie di Bonate

Posté par atempodiblog le 13 mai 2013

La Madonna clandestina Regina della famiglia
Il 13 maggio è l’anniversario delle apparizioni della Madonna di Fatima. Anche in Italia il 13 maggio si ricorda un’apparizione, quella della Madonna delle Ghiaie di Bonate, in provincia di Bergamo. L’apparizione non e’ ancora stata riconosciuta dalla Chiesa ma ogni giorno migliaia di pellegrini vanno a pregare alla Cappella…
di Raffaella Frullone
Tratto da: Don Bosco Land

 13 maggio 1944, la Regina della famiglia appare a Ghiaie di Bonate dans Apparizioni mariane e santuari adelaideroncallighiaied

Oggi, 13 maggio, la Chiesa ricorda le apparizioni della Madonna di Fatima, ma in Italia c’e’ qualcuno che ricorda la “Fatima italiana” ovvero le apparizioni avvenute in località Ghiaie di Bonate, in provincia di Bergamo, nel maggio 1944 e mai riconosciute dalla Chiesa.

Il giudizio espresso nei confronti delle apparizioni, firmato dall’allora Vescovo Adriano Bernareggi, è sospensivo e si esprime con la formula “costa che non”. Non essendo il giudizio definitivo c’è sempre la possibilità che il caso venga riaperto e le apparizioni possano essere riconosciute, possibilità alla quale si appellano le migliaia di fedeli che ogni giorno, da ogni parte d’Italia, accorrono a Ghiaie a pregare, nonché diversi gruppi di sostegno alle apparizioni che si sono formati nel corso degli anni,  alcuni mariologi e sacerdoti, storici, studiosi.

Al momento dalla curia di Bergamo non giungono segnali che possano fare pensare ad una  riapertura del caso. Tuttavia negli ultimi due anni le richieste dei fedeli e dei gruppi di devoti si sono fatte più pressanti poiché alla guida della Diocesi è c’è Monsignor Francesco Beschi, arrivato da Brescia, che ha preso il posto di Monsignor Roberto Amadei, bergamasco e da molti considerato troppo legato ai sacerdoti che avevano emesso il “giudizio sospensivo”, o comunque erano coinvolti nella vicenda, per poterne sconfessare l’operato.

Le apparizioni risalgono al 1944, in piena guerra. Adelaide, la piccola veggente, ha soltanto 7 anni quando, mentre sta raccogliendo fiori con due amiche, viene sorpresa da una luce che scende verso di lei. Lentamente la luce si fa sempre più grande fino a farle scorgere la Sacra Famiglia. Scriverà Adelaide «Le tre persone erano avvolte in tre cerchi ovali di luce e rimasero sospese nello spazio poco distante dai fili della luce. La Signora, bella e maestosa, indossava un vestito bianco e un manto azzurro; sul braccio destro aveva la corona del Rosario composta da grani bianchi; sui piedi nudi aveva due rose bianche. Il vestito al collo aveva una finizione di perle tutte uguali legate in oro a forma di collana. I cerchi che avvolgevano le tre persone erano luminosi con sfumature di luce dorata. Al primo momento ebbi paura e feci per scappare, ma la Signora mi chiamò con voce delicata dicendomi: “Non scappare ché sono la Madonna!”. Allora mi fermai fissa a guardarla, ma con senso di paura. La Madonna mi guardò, poi aggiunse: “Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo e sincera: prega bene e ritorna in questo luogo per nove sere sempre a quest’ora”».

Questa è la prima delle 13 apparizioni ad Adelaide alle Ghiaie di Bonate. La Madonna apparirà alla piccola Adelaide ogni sera dal 13 al 21 maggio e poi  dal 28 al 31. La Vergine appare con una veste purpurea e di un manto verde, tra le mani ha due colombi, simbolo dell’unione dei coniugi e su un braccio la corona del Rosario. Durante le apparizioni esorta a pregare molto e a offrire sacrifici, chiede penitenze e digiuni, promette protezione e guarigioni e annuncerà con esattezza la fine della guerra “Se gli uomini faranno penitenza la guerra finirà fra due mesi, altrimenti poco meno di due anni”.

In pochissimo tempo la voce delle apparizioni si sparge in tutta la provincia di Bergamo, tanto che a Ghiaie verrà invasa da 300mila pellegrini, un numero impressionante di persone, ancor piu’ se si considera la scarsità di mezzi di trasporto e il fatto che molti dei pellegrini sono gravemente malati o infermi. A documentare la straordinarietà dell’evento ci sono i filmati di Vittorio Villa, che  nelle immagini riprenderà anche la bambina in estasi nel corso di un’apparizione e gli esperimenti di medici ed esperti, che per verificare lo stato di trance, non esitavano a pungerle il viso con degli aghi.

Come a Fatima durante le apparizioni moltissime persone vedranno il sole girare, anche a kilometri di distanza.

Al termine delle apparizione  Adelaide viene affidata  alla custodia di un professore del Seminario di Bergamo, don Luigi Cortesi, che, come lei stessa dichiarerà, la sottoporrà ad una serie di pressioni psicologiche e restrizioni, che la portarono ad abiurare quanto dichiarato. Nonostante poi la veggente ribadirà di avere visto la Madonna e di averlo negato “per obbedienza a Don Cortesi”, questo peserà come un macigno nel processo di riconoscimento delle apparizioni: il 18 aprile del 1948  la Chiesa di Bergamo si pronuncia con un decreto firmato dall’allora vescovo Adriano Bernareggi con un giudizio sospensivo “non consta della soprannaturalità”, un giudizio che non nega le apparizioni, anche se di fatto, al momento, la gran parte del clero bergamasco considera la vicenda chiusa definitivamente.

«L’espressione “non consta della realtà” – spiega Padre Angelo Maria Tentori, mariologo che da anni segue la vicenda Ghiaie – non ha un valore negativo, bensì un valore sospensivo e significa che in quel momento non c’erano elementi probativi sufficienti per approvare; il decreto quindi non chiude definitivamente il caso, altrimenti sarebbe stata utilizzata, la formula “consta che non”. Purtroppo dobbiamo registrare un forte equivoco, perché molti, anche nel campo ecclesiale, quindi anche da parte di sacerdoti, ritengono che quel giudizio che mons. Bernareggi nel 1948 diede riguardo a queste apparizioni, sia da considerarsi negativo, ossia che significhi che  le apparizioni non sono mai avvenute, e purtroppo questo equivoco porta molte persone che vanno a pregare alla Cappella a sentirsi in stato di disobbedienza. Non è così. La formula usata si limita a dire che l’autorità ecclesiastica non riconobbe sufficiente valore probativo agli argomenti portati a favore delle apparizioni. Quindi che con questa formula  non si nega che le apparizioni possano essere vere, semplicemente si dice che il giudizio definitivo rimane in sospeso, in attesa di maggiore studio e valutazione dei fatti».

Oggi sono diversi i gruppi e i fedeli che premono per il riconoscimento delle apparizioni della Regina della Famiglia, qualcuno usando toni che poco hanno a che fare con la delicatezza della Madre Celeste, i piu’ pregando nel silenzio della Cappella. Nel silenzio c’è anche la veggente, Adelaide, che dopo essersi sposata, ha deciso di non esposi più sulle apparizioni nella piena obbedienza alla Chiesa di Bergamo e vivendo nel nascondimento.

Da Padre Tentori, oggi anche una forte perplessità: “Non riesco prorpio a capire come si possa rimanere inermi di fronte alla tremenda attualità dei messaggi della Madonna delle Ghiaie, della Regina della Famiglia.  Assistiamo ad una terribile crisi della famiglia: conflitti tra coniugi, distanza insanabili tra genitori e figli, separazioni, divorzi, la famiglia è fragile al punto di non riuscire più ad assolvere ai compiti che le erano propri”.

In effetti la nona apparizione, è emblematica e racchiude tutti gli insegnamenti circa la santità della famiglia evidenziandone le quattro virtù indispensabili: la pazienza, la fedeltà, la mitezza e il silenzio familiare. È un autentico capolavoro di divina bontà. Si tratta dell’unica apparizione in cui la Madonna non parla ma appare con una coppia di colombi che rappresenta i due coniugi. Il cavallo, o capo famiglia, dominato dalla tentazione, abbandona la preghiera, si alza, passa dietro le spalla della Madonna, infila la porta aperta (la libertà che Dio dona ad ogni creatura), e si dirige verso un campo di gigli che vuole calpestare. La pecora bianca, l’altro coniuge, resta nella chiesa, in preghiera con le due virtù: il cane macchiato (la fedeltà tradita), l’asino grigio (la pazienza penitente che devono esercitare i coniugi). La preghiera, il valore della fedeltà offesa e della pazienza penitente scuotono Dio che manda in aiuto San Giuseppe che va a sorprendere l’animale in fallo e a riportarlo con dolcezza al perdono e alla preghiera. Così si ricompone l’unità e la santità della famiglia.

“Il matrimonio – prosegue Padre Tentori – è una grossa responsabilità verso Dio e verso il prossimo. Educare i figli, non è facile. Con i suoi messaggi la Regina della Famiglia esorta ad attingere da lei amore, e lo fa in un luogo silenzioso e intimo per ricreare l’intimità della Famiglia, in cui le crisi e le difficoltà possono essere affidate alle materne della Madonna”.

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Inginocchiarsi è pregare

Posté par atempodiblog le 18 avril 2013

Inginocchiarsi è pregare dans Apparizioni mariane e santuari inginocchiarsi

Passano quattro sere da quando la Madonna fece visita a Mariette, la veggente usciva ogni sera in giardino a pregare, nell’attesa fiduciosa di rivedere la Bella Signora.
Finalmente la quinta sera, lunedì 20 febbraio, eccola puntuale all’appuntamento con la sua piccola veggente. I testimoni sono pochissimi, otto in tutto, e qualcuno non crede nemmeno nelle apparizioni, ma alla vista della preghiera di Mariette e da ciò che succede ci crederà. E c’è, poi, il fatto di sentirsi spinti a inginocchiarsi senza volerlo e senza neppure averlo pensato, senza accorgersene.
Notiamo che il gesto dell’inginocchiarsi è un motivo costante nello scenario delle apparizioni. La Madonna non lo dice espressamente, ma lo fa sentire nei veggenti e negli astanti. E’ il gesto dell’umiltà, dell’adorazione, è il primo gesto da compiere per cominciare a credere. Davanti a Dio e alla Vergine Santa prima ci si inginocchia e poi si può interrogare. Prima si manifesta a Dio la condizione della propria limitatezza e la condizione del proprio limite di creatura davanti al creatore. Poi si può discutere se sarà poi ancora il caso, prima si comincia ad accogliere l’amore di Dio e della nostra Madre Santissima e poi ci si può chiedere se ne varrà ancora la pena, se Dio esiste oppure no. Ma nella chiesa sta scomparendo sempre di più questo atteggiamento. Alcuni liturgisti dicono che il vero atteggiamento è lo stare in piedi perché è sconveniente che un figlio si inginocchi davanti a suo padre. Però questo Padre è anche Dio e la Madonna non lo ha mai dimenticato e ci insegna a inginocchiarci perché questo gesto è già di per sé una preghiera anche se non fosse seguito da parole.

Padre Angelo Maria Tentori – Sorriso tra gli abeti. La Vergine dei Poveri di Banneux

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Inoltre iconarrowti7 Inginocchiarsi è ADORARE

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La Vergine ci invita a tornare a Dio senza paura

Posté par atempodiblog le 11 avril 2013

La Vergine ci invita a tornare a Dio senza paura dans Libri verginerivelazionetrefo
12 aprile, Vergine della Rivelazione

Noi ci siamo erroneamente abituati a ritenere che la Madonna appaia soltanto a bambini e a persone buone. Alle Tre Fontane Lei appare a un adulto, a un adulto “non buono”.

Quando un Vescovo domandò al veggente: “perché la Vergine è apparsa proprio a te?”, la risposta fu: “Beh, non so”. “Domandaglielo! Per ubbidienza, se dovesse apparire di nuovo, domandaglielo!”. E così il veggente domandò: “Vergine cara, ma perché proprio a me?”. “Rispondi al mio figlio Pastore che non ho trovato uno più peccatore di te!”.

Allora significa che la Vergine non si schifa di noi, suoi figli, anche se peccatori. Ma viene a trovarci per dirci di convertirci e di ritornare a Dio e di non avere paura, perché lei ci accompagna.

Tratto da: La Bella Signora delle Tre Fontane. Storia della Vergine della Rivelazione – Padre Angelo Maria Tentori, Ed. Paoline

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Per approfondire iconarrowti7 La Bella Signora delle Tre Fontane

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Per una sana devozione: intervista a padre Angelo Maria Tentori, voce di Radio Maria

Posté par atempodiblog le 25 mars 2013

Per una sana devozione
La preghiera alla Vergine Maria, specialmente il rosario, ha una radice inestirpabile nel Vangelo. Anche durante la crisi del post-concilio, il popolo cattolico non ha dimenticato di invocare la Madre di Dio. Intervista a padre Angelo Maria Tentori, voce di Radio Maria

di Roberto Beretta – Il Timone, maggio 2011

Per una sana devozione: intervista a padre Angelo Maria Tentori, voce di Radio Maria dans Apparizioni mariane e santuari angelomariatentori

È da vent’anni il mariologo di «Radio Maria»: che è come dire un esperto della Vergine elevato al cubo. Padre Angelo Tentori, del resto, lo deve anche alla veste che porta, quella appunto dei Serviti o – più correttamente – dei Servi di Maria. E lui tiene fede alla sua missione dai microfoni dell’emittente erbese, senza rinunciare a indicare agli ascoltatori anche un’immagine della Madonna che non si limiti agli aspetti sdolcinati o miracolistici.

Ecco, padre: uno degli aspetti teologicamente più deboli del culto mariano è il suo lato affettivo, «meraviglioso»… Certo, l’uomo ha bisogno di nutrire il sentimento e di poter chiedere aiuto a qualcuno, ma spesso – anche da parte del clero – è solo questo l’aspetto che si enfatizza nei confronti della Madonna. Che ne pensa?
«Penso che si debba tornare ad annunciare il Vangelo nella sua completezza, compreso il ruolo, la missione di Maria nella vita della Chiesa e il suo influsso sul mondo intero. Mancando una sufficiente conoscenza della persona di Maria e della sua funzione (me ne rendo conto grazie alla mia rubrica mariana settimanale su Radio Maria), è normale che i fedeli si aggrappino agli aspetti più appariscenti della sua azione materna in soccorso dei figli più tribolati… Purtroppo manca anche nei sacerdoti, in genere, una formazione teologica mariana. La gente ha bisogno di sapere chi è la Madre di Gesù e Madre nostra, ha bisogno di capire per potersi affidare a lei e perché li conduca alla fede e all’amore di Dio. Le persone, almeno quelle più sensibili, sono coscienti della propria debolezza e fragilità e hanno bisogno di non sentirsi orfani, in balia degli eventi sconcertanti del mondo».

Dopo la crisi del passato, padre, quali segnali intravede per quanto riguarda il culto della Madonna oggi?
«Sì, dopo il Concilio c’è stata una specie di crisi del culto alla Vergine. Nel tentativo di purificarlo e impostarlo diversamente, rifuggendo da certe devozioni popolari che potevano a volte rasentare il fanatismo, si era purtroppo giunti ad abolire anche le pratiche che invece erano corrette. Si veda l’accanimento contro il rosario come preghiera ripetitiva, distratta e non sostanziosa. Si era persino giunti a considerare la figura di Maria come un disturbo nell’accedere a Cristo. D’altra parte, però, sono rimasti vivi nel cuore della gente semplice l’attaccamento, la fiducia e la speranza nel ricorrere a Maria, come a una madre cui confidare tutte le pene e richiedere l’aiuto; lo prova la persistenza dei pellegrinaggi ai santuari mariani, che tuttora attirano molti fedeli: anche quelli che magari non vanno più in chiesa».

Un altro «punto debole» è il mancato aggancio tra la parola di Dio e le devozioni a Maria, tra cultura biblica e rosario, per esempio. Qual è la sua proposta in merito?
«Se c’è questo distacco, la responsabilità non è delle devozioni mariane, ma della trascuratezza di chi dovrebbe illustrarne il contenuto biblico. Facciamo proprio l’esempio del rosario: non esiste in questa pratica nessun elemento che non derivi dalla parola di Dio; il rosario è completamente biblico! Non per niente Giovanni Paolo II ha cercato di eliminare l’equivoco che la corona sia solo una forma devozionale e debba quindi lasciare il posto a una preghiera liturgica, scrivendo un’apposita lettera apostolica diretta a vescovi, clero e fedeli, la Rosarium Virginis Mariae (2002). In quel testo il Papa spiegava bene il senso e il contenuto teologico e scritturistico del rosario come preghiera riferita a Cristo, riassunto profondo dell’intero messaggio evangelico, eco del perenne Magnificat di Maria, strumento attraverso il quale il popolo cristiano si mette alla scuola della Vergine per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Dio. Anche Paolo VI, nell’enciclica Marialis cultus (1974), aveva sottolineato il carattere evangelico del rosario: sullo sfondo dell’Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù, e nello stesso tempo il cuore può racchiudere nelle decine tutti i fatti della vita, della famiglia, della società, della Chiesa… Insomma: non solo il rosario batte il ritmo della vita umana; non solo non si oppone alla liturgia; non solo si colloca nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana; ma – se riscoperto nel suo pieno significato – offre un’opportunità spirituale di formazione e nuova evangelizzazione. Se invece non viene compreso, è solo perché è mancata la cura di chi doveva portare a conoscenza dei fedeli la vera “cultura” del rosario».

La facilità di viaggiare ha moltiplicato la pratica del pellegrinaggio ai santuari mariani, ma forse facendola un po’ scadere a livello di turismo… O no?
«Mi sembra che oggi come oggi sia impossibile sfuggire a un certo contesto turistico. Le esigenze dei pellegrini sono aumentate e il movimento di gruppi numerosi esige un’organizzazione da operatori turistici… Ma la gente, almeno quella che accorre con fede, sa distinguere lo scopo del pellegrinaggio dai contorni commerciali. Se poi ci sono alcuni accompagnatori cui non importa il fatto religioso, c’è da sperare che anch’essi – giunti sul posto – si lascino toccare dalla grazia. È successo molte volte che agnostici e scettici siano tornati alle loro case convertiti, avendo percepito la presenza di Maria».

Ci sono nuove pratiche devozionali mariane che attirano la sua attenzione e che meritano di essere diffuse?
E magari invece altre che andrebbero tralasciate? «Occorre fare una distinzione di categorie. C’è gente che per tanti motivi non può partecipare ad alcune pratiche mariane “nuove”, ma resta affezionata a quelle antiche, e ci sono fedeli che invece – più abituati alla partecipazione alla liturgia – hanno interesse per altre forme di devozione mariana. Quanto alle pratiche da tralasciare, non saprei quali. Infatti a che cosa si riduce oggi il culto mariano? Al rosario principalmente, a qualche processione, ai pellegrinaggi. Quali sopprimere? Nessuna. Tutt’al più “purificare” certe processioni, che però sono un fenomeno molto limitato».

Ha qualche proposta per rilanciare il rosario come preghiera «moderna», adatta all’uomo d’oggi e ai nostri giorni?
«Personalmente vorrei che la struttura del rosario restasse quella che è, in quanto è adatta a tutte le categorie: dai bambini agli anziani, ai malati, alle persone che durante le normali occupazioni vogliono santificare il loro lavoro. Perché però non diventi una preghiera meccanica, almeno per quanti possono recarsi in chiesa, si potrebbe adottare una recita comunitaria che preveda di volta in volta l’approfondimento di un mistero, strutturando la meditazione con la lettura del brano di Vangelo che lo riguarda. Il rosario si può anche inframmezzare con la recita di un salmo, o con preghiere di intercessione, o con una breve spiegazione o esortazione. Ci sono molte possibilità di approfondimento e tutte possono servire a non inaridire la preghiera».

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