L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842)

Posté par atempodiblog le 20 janvier 2015

Il raggio che unisce Parigi a Roma nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte porta il nome di Alfonso Ratisbonne
L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842)

L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842) dans Alfonso Maria Ratisbonne cqnub

Un candore divino, che prima abbaglia e poi attira nelle trame dolcissime della sua purezza. La Madonna del Miracolo raffigurata nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, appare così, come l’emblema di un’arte che trasuda grazia, tanto che, anche per chi non crede, sarà difficile restare indifferente davanti a tale bellezza. In pieno centro storico, a due passi da Via Veneto, la Basilica e Santuario mariano di Sant’Andrea delle Fratte è da secoli meta di devoti e turisti, i primi attratti dalla fama della “Lourdes romana”, come la definì Papa Benedetto XV, i secondi, credenti o meno, affascinati dalla sua preziosità barocca. Cupola e campanile sono opera del Borromini, mentre all’interno, ai lati dell’Altare maggiore, si stagliano maestosi i due angeli in marmo che Bernini realizzò per Ponte Sant’Angelo, ma che Papa Clemente IX preferì non esporre alle intemperie.

Il 27 novembre si festeggia la Beata Vergine della Medaglia Miracolosa, un culto che nasce nel cuore di Parigi, per diffondersi in tutto il mondo, ma che con Sant’Andrea delle Fratte ha un legame tutto speciale. Prima di scoprirlo, è necessario ricordare cosa accadde il 27 novembre 1830 in Rue du Bac, una via non molto distante dal Louvre. In questa data la Madonna apparve a Santa Caterina Labouré, suora delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, per affidarle il compito di realizzare e diffondere la Medaglia Miracolosa. Nella visione, i piedi di Maria erano poggiati sul globo terrestre e schiacciavano la testa a un serpente. Le dita delle mani erano ricoperte di anelli, ornati di gemme preziose di varie misure dalle quali si sprigionavano, verso il basso, raggi luminosi di diversa intensità, a seconda della dimensione delle pietre. I raggi, disse la Madonna, erano il simbolo delle Grazie da Lei sparse su quanti gliene domandavano.

La suora vide poi formarsi intorno a Maria un quadro ovale, mentre dalla Sua mano destra a quella sinistra apparve, in semicerchio, la scritta: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Era la rivelazione dell’immagine frontale della Medaglia Miracolosa. Una voce disse alla Santa: “Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia…”. Santa Caterina vide anche il rovescio della medaglia, circondata da una corona di dodici stelle che ricordano il passo dell’Apocalisse: “Una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo” (Ap, 12, 1). È la corona della Madre di Dio che, come regina del Cielo e della Terra, ha potere sulla creazione e tutto ottiene da Dio. Al centro vi erano la lettera “M”, monogramma di Maria, sormontata da una croce con la lettera “I”, monogramma di Gesù. Al di sotto, i Sacri Cuori di Gesù e della Madonna, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trafitto da una spada. Dopo alcune difficoltà, la medaglia venne realizzata da un orafo e, in pochi anni, guarigioni e conversioni furono così tante, che fu necessario coniarne milioni di copie. Oggi, al numero civico 140 di Rue du Bac, sorge un santuario con la Cappella della Medaglia Miracolosa, che ogni anno attira pellegrini in cerca di grazie.

Il raggio che unisce Parigi a Roma nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte porta il nome di Alfonso Ratisbonne, un giovane ebreo che il 20 gennaio 1842 ricevette, proprio in questo santuario, la grazia della conversione. Alfonso, che apparteneva a una ricca famiglia di banchieri, non aveva mai praticato la religione ed era dedito soltanto ai piaceri della vita. Nel corso di un viaggio che l’avrebbe portato sino a Costantinopoli, fu costretto, da una serie di imprevisti, a fermarsi a Roma, città che non avrebbe mai voluto visitare perché cuore del cattolicesimo e sede del papa. Per un semplice atto di cortesia verso il barone Teodoro de Bussière, amico del fratello maggiore (anni prima convertitosi al cattolicesimo), accettò di portare al collo la Medaglia Miracolosa e di recitare la preghiera di San Bernardo: “Ricordati piissima Vergine”.

Il 20 gennaio 1842 Ratisbonne accompagnò Teodoro nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte e, mentre l’amico era a colloquio con il parroco, decise di visitarla. Terminato l’incontro con il prete, Teodoro ritrovò Alfonso inginocchiato e in lacrime davanti alla cappella di San Michele. Stringendo tra le mani la Medaglia Miracolosa, in seguito raccontò di essere stato attratto da una luce sfolgorante e di aver visto la Vergine Maria, così com’è nella medaglietta, in piedi sull’altare della cappella. Nonostante la Madonna non gli avesse detto nulla, Alfonso comprese l’orrore della sua vita di peccato e capì anche la bellezza della religione cattolica. Il 31 gennaio, nella Chiesa del Gesù, fece abiura pubblica e ricevette il battesimo, prendendo anche il nome Maria. Divenne gesuita e lavorò insieme al fratello maggiore, fondatore della Congregazione di Nostra Signora di Sion a Gerusalemme.

Nel 1848 l’altare dell’apparizione, dedicato a San Michele, venne consacrato alla Beata Vergine Maria, in ricordo della Medaglia Miracolosa che Ratisbonne indossava al momento della conversione. Tra i santi e beati che hanno pregato davanti al dipinto della Madonna del Miracolo: san Giovanni Bosco, santa Teresina di Gesù Bambino, san Luigi Orione, san Massimiliano Kolbe.

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Il beato Giovanni Paolo II, in visita pastorale nel 1982, disse:

“Spalancate le porte del vostro cuore al Signore. Non temete. L’amore di Dio non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare. Egli offre l’aiuto necessario. Poi c’è Maria, che come dice sant’Alberto Magno, distribuisce a tutti, tutti i beni”.

di Laura Guadalupi – Zenit

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“Vedere Napoli e vivere per vederla ancora”

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2014

“Vedere Napoli e vivere per vederla ancora”
Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

“Vedere Napoli e vivere per vederla ancora” dans Alfonso Maria Ratisbonne j158nk

Alfonso Maria Ratisbonne […] giunge a Napoli e ne rimane impressionato per la bellezza naturale, “nessuna scena di natura mi aveva mai più vivamente abbagliato. Contemplavo estatico, bevevo avidamente quelle bellezze che artisti e poeti avevano ritratto con il pennello e con la penna, rimanendo però tanto al di sotto della verità”.

La sua fidanzata gli scrive domandandogli se anche lui era del parere di quelli che dicevano “vedi Napoli e poi muori”. Le risponde subito con questa risposta: “non morire, ma vedere Napoli e vivere per vederla ancora”.

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La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne richiama quella di san Paolo

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2014

La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne richiama quella di san Paolo
Tratto da: Il Suo ritratto sul cuore, di p. Angelo Maria Tentori

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La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne è subitanea, fulminea, che richiama per tanti aspetti quella di Saulo sulla via di Damasco, a tal punto da domandarci se la conversione dell’apostolo delle genti non sia avvenuta anche per l’intercessione di Maria SS. che aveva saputo di quel giovane fariseo che si distingueva tanto nella persecuzione dei suoi figli, dei fratelli del suo Gesù.

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Sant’Andrea delle Fratte: il santuario della Madonna del Miracolo

Posté par atempodiblog le 20 janvier 2014

Accanto all’altare della Basilica di Sant’Andrea delle Fratte c’è una placca, in francese, che recita così:
“Il 20 gennaio 1842, Alphonse Ratisbonne da Strasburgo venne qui da ebreo ostinato. Questa Vergine gli apparve così come tu la vedi. Cadde ebreo e si alzò cristiano. – Forestiero, portati a casa il prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della Vergine”.

Sant’Andrea delle Fratte: il santuario della Madonna del Miracolo
di Cristina Mochi - Radici Cristiane

Giuseppe Moscati.

Un esterno austero, in semplici mattoni, contrasta con l’interno fulgido e brillante della chiesa dedicata a sant’Andrea, poi considerata santuario mariano dopo l’apparizione miracolosa della Vergine. Il candido campanile diventa monumentale ostensorio proteso verso il cielo: l’architettura si fa simbolo di Grazia, Borromini il suo umile servo.
L’episodio che ha inciso profondamente nella storia della chiesa e dell’intera cristianità è rappresentato dall’Apparizione della Vergine a S. Andrea delle Fratte, il 20 gennaio 1842, e la consecutiva conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne.
Da quel momento le iniziative dedicate alla “Madonna del Miracolo”, come amava chiamarla il popolo romano, si moltiplicarono, portando all’istituzione del Rosario giornaliero e del Mese Mariano. Per la devozione e le molte conversioni, Papa Benedetto XV chiamò questo Santuario la “Lourdes Romana”.

Giuseppe Moscati.

Borromini elabora gli esterni
La chiesa di S. Andrea delle Fratte, sorta verso il Mille e denominata S. Andrea infra hortos, per il carattere rurale della zona, fu dedicata all’Apostolo protettore del Regno di Scozia e per questo fu affidata prima alla comunità scozzese, poi alla Confraternita del Sacramento, ed infine concessa, da Papa Sisto V, nel 1585, ai Minimi di San Francesco di Paola, all’indomani dello scisma della chiesa inglese.
Nel 1653 si decise il completamento secondo il progetto di Francesco Borromini, che intervenne prevalentemente sugli esterni: mascherò la cupola all’interno di un alto tamburo (mutilo purtroppo del lanternino), realizzò il campanile e la tribuna.
Priva di ogni superflua decorazione, realizzata preferendo al marmo la duttilità del mattone, l’architettura si traduce in una scultura dai caldi passaggi chiaro-scurali, plasmata com’è dalla luce. Superbo lo snello campanile, trasformato in fiaccola dell’Amor Divino, nel quale sono inserite le erme dei Cherubini, gli Angeli più vicini a Dio, a cui la tradizione cristiana ha affidato il difficile compito di tradurre l’immagine della Grazia Divina.
Una spiritualità sentita e profonda, quella del Borromini, che sa trasformarsi in “architettura parlante”. Anche gli interni di S. Andrea ci sanno svelare sorprese inaspettate.

Giuseppe Moscati.

Capolavori di Bernini all’interno
Di grande impatto scenografico sono i due Angeli di Gian Lorenzo Bernini, iniziati nel 1667 e posti ai lati dell’abside. L’Angelo con il cartiglio e quello con la corona di spine, dovevano far parte della serie di dieci Angeli con i simboli della Passione voluti da Papa Clemente IX per il Ponte Sant’Angelo.
Le due statue di S. Andrea delle Fratte, le uniche realizzate dal Bernini, ritenute troppo belle per essere sciupate dalle intemperie, rimasero nello studio del maestro e solo più tardi vennero destinate alla chiesa.
Giovan Battista Maini, invece, è l’autore della scultura rappresentante S. Anna morente, posta nel transetto a sinistra. L’opera ci appare come chiara ed efficace interpretazione del tipo berniniano della beata Ludovica Albertoni e della Trasverberazione di S. Teresa, motivi che sprigionano grande forza drammatica proposta con l’accentuazione espressiva del volto e dei gesti, secondo la descrizione dello stato estatico della stessa S. Teresa d’Avila, canonizzata nel 1622.

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La conversione di Alfonso Ratisbonne

Posté par atempodiblog le 26 novembre 2011

L’apparizione della Madonna del Miracolo nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte a Roma (20 gennaio 1842)
di Vittorio Messori
Tratto da Jesus”, XXI [1999], n. 1
Fonte:
Holy Queen

La conversione di Alfonso Ratisbonne dans Alfonso Maria Ratisbonne fm8gg9

Alfonso Ratisbonne appartiene a una delle più ricche e influenti famiglie della numerosa comunità ebraica di Strasburgo. Il figlio maggiore, Théodore, convertitosi al Cristianesimo, era stato ordinato sacerdote nel 1830, l’anno stesso delle apparizioni a Santa Caterina Labourè. Don Thèodore diventerà uno dei principali collaboratori del parroco di Nostra Signora delle Vittorie e, come tale, propagandista entusiasta e instancabile della devozione all’Immacolata della Medaglia miracolosa”, cui raccomanderà ogni giorno il fratello Alphonse.

In effetti, il giovane Alphonse, fedele all’Ebraismo più come riti e tradizioni che come pratica, sente doveroso battersi per l’assistenza e il riscatto dei fratelli nella fede d’Israele. La sua ostilità verso il Cristianesimo in generale, e il Cattolicesimo in particolare, non solo non è nascosta, ma è pubblicamente manifestata. Innamorato di una cugina, Flore, ha fissato con lei la data di un matrimonio vantaggioso anche sul piano sociale, ma voluto dai due soprattutto per amore. Prima di sposarsi, decide di fare un viaggio che lo porti sino a Gerusalemme, per vedere la terra dei suoi padri. Con una imprevista variazione, però, al suo programma, sceglie di visitare anche Roma. Arrivato nel giorno dell’Epifania del 1842, una delle sue prime visite è al Ghetto, dove vivono gli oltre quattromila ebrei romani. Ho capito”, scriverà ai familiari a Strasburgo, quanto sia meglio far parte dei perseguitati piuttosto che dei persecutori”.

A Roma, il Ratisbonne seppure di malavoglia viene in contatto con il gruppo dei ferventi cattolici francesi (molti dei quali convertiti) dei quali fa parte il barone Thèodore de Bussières, venuto dal Protestantesimo e amico del fratello sacerdote. Il de Bussières non solo impegna gli amici perché preghino per quel giovane ebreo, ma quasi come per una sfida lo convince a portare su di sé la Medaglia miracolosa”. Di più: ottiene da lui la promessa (poi mantenuta) di ricopiare il testo della famosa preghiera di san Bernardo che inizia con il Memorare, quel Ricordati, Vergine Maria, che non si è mai sentito al mondo che qualcuno abbia invocato il tuo soccorso e sia stato abbandonato…”.

Malgrado abbia già prenotato la partenza in diligenza per Napoli (per proseguire poi da qui, in bastimento, verso Instambul e da lì in Palestina) Alphonse, spinto da una forza misteriosa, decide di restare ancora qualche giorno a Roma. Nella tarda mattinata del 1842 accompagna il barone de Bussières nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, dicendo che resterà sulla carrozza mentre quel suo conoscente (più che amico) deve intendersi con i frati per l’organizzazione di un funerale. Malgrado l’intenzione di trattenersi su quel veicolo nobiliare, restato solo con il cocchiere, la curiosità di vedere l’interno della chiesa lo spinge ad entrare. E qui del tutto inaspettato, giungerà il colpo di fulmine” che sconvolgerà radicalmente la sua vita, cambiandola per sempre. Diamo a lui la parola, traducendo il testo che Renè Laurentin (dedicatosi per anni anche alla ricostruzione critica di questo caso) ha ricostruito sulle fonti più sicure.

All’improvviso, mi sentii preso da uno strano turbamento e vidi come scendere un velo davanti a me. La chiesa mi sembrò tutta oscura, eccettuata una cappella, come se la luce si fosse concentrata tutta là. Non posso rendermi conto di come mi sia trovato in ginocchio davanti alla balaustra di quella cappella: in effetti, ero dall’altra parte della chiesa e tra me e la cappella c’erano, a sbarrare il passo, gli arredi che erano stati montati per un funerale. Levai comunque gli occhi verso la luce che tanto risplendeva e vidi, in piedi sull’altare, viva, grande, maestosa, bellissima e dall’aria misericordiosa, la santa vergine Maria, simile nell’atto e nella struttura all’immagine della Medaglia che mi era stata donata perché la portassi. Cercai più volte di alzare gli occhi verso di lei, ma il suo splendore e il rispetto me li fecero abbassare, senza impedirmi però di sentire l’evidenza dell’apparizione. Fissai lo sguardo, allora, sulle sue mani e vidi in esse l’espressione del perdono e della misericordia. Con quelle stesse mani, mi fece segno di restare inginocchiato. Ma una forza irresistibile mi spingeva verso di lei. Alla sua presenza, benché ella non abbia detto alcuna parola, compresi di colpo l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della religione cattolica: in una parola, compresi tutto, di colpo”.

La sconvolgente testimonianza di Ratisbonne termina con una frase che, per tutta la vita, amò ripetere: Elle ne m’a rien dit, mais j’ai tout compris” (“Lei non mi ha detto nulla, ma ho capito tutto”). Come divorato nel desiderio di ricevere il battesimo (la cui importanza era stata rivelata), undici giorni dopo è ammesso al sacramento, assumendo il semplice nome di Maria”, che non abbandonerà neppure entrando nell’Ordine dei Gesuiti. Ordinato sacerdote nel 1848, resterà nella Compagnia con soddisfazione sua e dei superiori per alcuni anni: l’abbandonerà, in pieno accordo anche con il Papa, per unirsi al fratello Thèdore (prete già dal 1830, come sappiamo) che aveva fondato una congregazione quella di Notre Dame de Sion, ancora esistente per la conversione degli ebrei al Vangelo.

Morirà in Terra Santa, ad Ain Karin, il luogo tradizionale della Visitazione di Maria a Elisabetta. Curiosa l’annotazione che ho trovato nel Diario di Paul Claudel, alla data del 14 marzo 1950: La Provvidenza riservava a un giudeo convertito, padre Alphonse Ratisbonne, l’onore di ritrovare, sotto l’ammasso di rifiuti da lui acquistati a Gerusalemme, il lastricato autentico del Litostroto, il luogo dell’Ecce Homo”. In effetti, è proprio così: il luogo comprato a Gerusalemme dai due fratelli Ratisbonne, nel 1856, si rivelerà uno dei più illustri della storia evangelica, addirittura il posto dove Pilato aveva stabilito il suo tribunale la fatale mattina di quel venerdì che precedeva la Pasqua. In Terra Santa, comunque, il lavoro dei due fratelli convertiti sarà massacrante e sarà posto soprattutto a favore degli orfani e, in genere, dei giovani (musulmani, ebrei, cristiani) privi di mezzi di sussistenza.

Sulla conversione di Alphonse più ancora che su quella di Thèodore si accanirà l’opposizione violenta da parte dei membri della sua numerosa famiglia e dei correligionari sparsi in mezza Europa. Questa conversione, seguita all’esperienza del 20 gennaio 1842 a Sant’Andrea delle Fratte, fu sottoposta a processo davanti al tribunale canonico del Vicario di Roma. Sfilarono molti testi giurati, e dopo mesi di lavoro, il cardinale Costantino Patrizi firmava un decreto (porta la data del 3 giugno 1842) che così si conclude: Consta pienamente la verità dell’insigne miracolo operato da Dio onnipotente per intercessione della Beata Vergine Maria, cioè la istantanea e perfetta conversione di Alfonso Ratisbonne dall’Ebraismo”.

Alle diffamazioni che accompagnarono la vita di padre Maria”, come volle sempre essere chiamato, si sono poi unite le divagazioni psicologiche o psicanalitiche, per ridurre a fenomeno patologico la visione che determinò la conversione. Non è qui il caso di entrare in discussioni di questo tipo. Basti però ricordare quale sia stata la forza dell’evento di quel 20 gennaio 1842: per 42 anni, sino alla morte (sopravvenuta nel mese mariano” di maggio, del 1884), Alphonse Ratisbonne mai mise in dubbio la verità di quanto gli era successo e fu fedele alla sua assistenza di sacrificio, come religioso impegnato al contempo nella preghiera e nell’azione. Poco prima della morte uscì in espressioni come questa: Perché mi tormentate con le vostre cure? La Santissima Vergine mi chiama e io ho bisogno di lei. Desidero solo Maria! Per me è tutto”. All’avvicinarsi della fine, pur ribadendo di sentirsi peccatore, confidò ai suoi che lo assistevano di non temere la morte ma di desiderarla, per vedere finalmente faccia a faccia la Signora che gli era apparsa splendente di luce, per pochissimi minuti, in quel lontano inverno romano. Una illusione” una manifestazione patologica”; i cui effetti vanno così in profondità e durano tanto? Tutti quei decenni di fedeltà al lampo nella cappella di Sant’Andrea sono la migliore smentita.

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