“Un albero per il Vesuvio”. Così gli ultrà del Toro conquistano il cuore di Napoli

Posté par atempodiblog le 28 juillet 2017

“Un albero per il Vesuvio”. Così gli ultrà del Toro conquistano il cuore di Napoli
Un gruppo di tifosi della Curva Maratona in segno di solidarietà e amicizia ha deciso di intervenire dopo gli incendi dei giorni scorsi
di Gianluca Oddenino – La Stampa

“Un albero per il Vesuvio”. Così gli ultrà del Toro conquistano il cuore di Napoli dans Amicizia Vesuvio

Si dice che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Vero, però a volte basta poco per invertire la rotta e fare rumore al contrario: basta un gruppo di ultrà del Toro e la loro decisione di autotassarsi per finanziare l’acquisto di piante da reimpiantare nel Vesuvio devastato dagli incidenti. Un gesto di solidarietà e di amicizia, nato spontaneamente dalle “Teste Matte” della curva Maratona nei confronti dei tifosi della Ercolanese 1924 che recentemente hanno onorato il Grande Torino a Superga. A Napoli non si parla d’altro e ha già scatenato ringraziamenti di ogni tipo.

Seminare bene si può, nel vero senso della parola, e aiuta in tempi di insulti, idiozie e follie con curve contrapposte e avvelenate dal calcio. Questi tifosi del Toro non pensavano di fare il giro del web con la loro iniziativa spontanea, ma a Napoli quel gesto non è passato inosservato. «L’Ercolanese è la squadra dai colori granata – scrive su Facebook il presidente di Teste Matte – e sappiamo tutti che purtroppo in questo periodo gran parte dei parchi naturali della zona vesuviana stanno bruciando. Con lo stesso spirito di amicizia e rispetto verso gli Ercolanesi, daremo un piccolo contributo».

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Aruna, mani e piedi amputati perché aveva terrore del mare

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2016

Aruna, mani e piedi amputati perché aveva terrore del mare
Dal Burkina Faso, 18 anni, sbarcato a Trapani con il sogno di fare il meccanico per la Ducati: legato a mani e piedi dagli scafisti dopo che sul barcone aveva urlato terrorizzato delle onde. Ferite andate in setticemia, arti tagliati. Inchiesta della Procura
di Alessandro Fulloni – Corriere della Sera

Aruna, mani e piedi amputati perché aveva terrore del mare dans Amicizia Aruna

Non aveva mai visto il mare Aruna, diciotto anni dal Burkina Faso e un sogno: fare il meccanico di moto in Italia. (Esattamente: aggiustare le moto Ducati). Per questo quando si è trovato sballottato da quei cavalloni alti chissà quanto poche ore dopo essera salpato dalla Libia (qualche giorno fa, prima di Natale) ha gridato per il terrore. Un terrore incontrollabile. Chissà se davvero con quelle urla aveva spaventato anche gli altri migranti a bordo, come poi è stato raccontato. Fatto sta che gli scafisti per risolvere quello che pareva loro un problema non hanno fatto altro che prendere Aruna, immobilizzarlo, legarlo (meglio: incaprettarlo) e sbatterlo giù nella stiva, tra fetore e scarichi dei diesel, dove è rimasto due giorni (senza bere, nè mangiare. I bisogni addosso). Corde strettissime, a caviglie e polsi, che si sono trasformate in lame che gli hanno scarnificato la pelle. Nel prosieguo della navigazione verso la Sicilia il barcone è poi finito alla deriva.

Setticemia e cancrena
Una chiamata d’allarme ha allertato il soccorso. La nave Gregoretti, della Guardia costiera, arrivata dopo poco, ha agganciato l’imbarcazione e effettuato il trasbordo dei migranti da salvare. Il ragazzo è stato portato all’hotspot di Trapani «Milo» dove è rimasto tre giorni. Solo nel trasferimento successivo alla struttura di accoglienza cui era stato destinato, la «Piccola Famiglia dell’Esodo Decollatura» – una comunità religiosa a mille metri di altezza sulla Sila che in queste ore è imbiancata da una fitta neve – ci si è accorti di quanto stesse male. «Era in condizioni disperate, febbre altissima, piedi neri e gonfi: sono corso in ospedale senza stare a pensarci su» racconta padre Benedetto Marani, il direttore del centro arrivato a Trapani apposta per prelevare il ragazzo. Le ferite agli arti erano in setticemia, la cancrena era al galoppo. Per salvarlo sono state necessarie tre operazioni nel giro di settantadue ore. Tutte concluse con amputazioni. L’ultima mercoledì. Aruna adesso non ha più piedi, il taglio è avvenuto a metà polpaccio. Anche le mani sono ridotte a moncherini. Delle dita restano solo i metacarpi. Falangi, falangine e falangette sono state tranciate, con ossa e pelle irrecuperabili per la necrosi.

Il calvario del diciottenne
Sono stati i medici di Catanzaro, oltre a padre Benedetto, a ricostruire il calvario del diciottenne. In sala operatoria già al primo intervento avevano notato lividi, escoriazioni e tagli dovuti agli stretti legacci. Aprendo una delle ferite per disinfettarla hanno trovato i resti di una corda. Per questo a Trapani Aruna piangeva di continuo per il dolore. Non riusciva nemmeno a raggiungere il bagno, strisciava appoggiandosi sui gomiti. O veniva aiutato da qualche amico, lo stesso che gli porgeva cucchiaio e forchetta alla bocca perché lui con le mani oramai non era più in grado di sorreggere nulla, men che meno di lavarsi. Suor Benedetta Giordano, superiora alla Piccola Famiglia, racconta che il ragazzo è arrivato in Libia dopo aver attraversato a piedi la parte algerina del deserto del Sahara. Un viaggio durato sei mesi, costato (compreso il «biglietto» per imbarcarsi) una cifra attorno ai 3.500 euro.
Aruna (lo chiamano tutti così per cognome come si usa in Africa, ma il suo nome è Widraou) è orfano, ultimo di sette fratelli. Di quasi tutti non ha più notizie. Solo di uno ha il telefono e si sono sentiti in questi giorni. È in Costa d’Avorio e fa il meccanico di moto. Erano assieme quando Aruna – pazzo per le moto italiane, la superiora dice che la sua passione sono le Ducati – ha deciso di incamminarsi verso un destino differente. Che comprendesse magari quel sogno delle «rosse» a due ruote.

La sottoscrizione
La storia di Aruna ha commosso il personale dell’ospedale di Catanzaro. Che si è prodigato per avviare una sottoscrizione che possa consentire l’acquisto delle protesi necessarie per consentirgli di sperare in una vita normale. «Il nostro è un lavoro non solo scientifico e tecnico ma prima di tutto emozionale – racconta l’infermiera Maria Rosaria Costantino, tra le prime ad avviare l’iniziativa -. Quando è arrivato qui, le sue condizioni erano persino difficili da raccontare. Abbiamo subito pensato di attivare la macchina degli aiuti per prima cosa attraverso un bollettino postale. Lui è un ragazzo coraggioso. Per noi è già come un figlio. Gli altri ospiti della Onlus, che parlano lingua francese, fanno i turni in ospedale per fargli compagnia». Il personale medico ha anche indirizzato, con una lettera aperta, un appello a Comune, Provincia e Regione. «Ci saranno da sostenere, tra le altre cose – dicono – le spese per le protesi e per la riabilitazione per questo ragazzo rimasto completamente solo». La prefettura ha risposto immediatamente. Una volta dimesso effettuerà il recupero in una struttura a carico del Servizio sanitario nazionale, come accadrebbe a tutti i cittadini italiani.

L’inchiesta
Ora però resta da chiarire perché nessuno si sia accorto per tempo, una volta sbarcato, della gravità delle sue condizioni. Risposte che cercheranno alla procura di Catanzaro, dove è stata aperta un’inchiesta contro ignoti. Padre Benedetto racconta che sul referto medico rilasciato a Trapani c’è scritto che il ragazzo presentava edemi agli arti. Nient’altro. E poi aggiunge lo hanno caricato a braccia sulla corriera che lo ha portato a Catanzaro perché lui non riusciva nemmeno a stare in piedi. Dopo l’ultima operazione «ho chiesto ad Aruna di cosa avesse bisogno: lui mi ha risposto che voleva una rivista che parlasse delle moto Ducati». Richiesta rimbalzata sulla stampa calabrese. E giovedì qualcuno ha portato delle riviste e una maglietta di Valentino Rossi. Aruna ha pronunciato una sola parola, in italiano: «Grazie».

Per chi volesse dare una mano
Suor Benedetta vuole aggiungere unicamente una cosa. Questa: «Per chi volesse dare una mano, il conto corrente postale è il 71662753 ed è intestato alla Piccola Famiglia dell’Esodo onlus, la causale è “Amici di Aruna”»

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Siamo tutti stranieri

Posté par atempodiblog le 23 juin 2016

Il razzista è colui che nega se stesso
Siamo tutti stranieri
dell’Arcivescovo di Chieti-Vasto, Mons. Bruno Forte

Siamo tutti stranieri dans Amicizia tutti_fratelli

Siamo tutti stranieri sulla terra che pure è la nostra, pellegrini in questo mondo: perciò, ciascuno ritrova se stesso in quanto scopre l’altro, scoprendo se stesso altro dall’altro, e proprio così riconoscendosi rivolto all’altro, accogliente dell’altro.

L’alterità è lo stimolo a (ri)scoprire l’identità nell’atto dell’accogliere. Perciò, “il razzista è colui che nega se stesso per quello che è” (E. Jabès, Uno straniero…, o.c., 25).

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Buona Pasqua a tutti!

Posté par atempodiblog le 27 mars 2016

Cristo è risorto! Alleluja!

Resurrezione Giotto

Buona Pasqua a tutti! Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca!

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L’usanza di estrarre il Patrono particolare per tutto l’anno

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2015

Nostro Signore Gesù Cristo

A Capodanno da noi c’è l’usanza di estrarre il Patrono particolare per tutto l’anno. La mattina, durante la meditazione, mi venne uno di questi segreti desideri, e cioè che Gesù Eucaristico fosse il mio Patrono particolare anche per quest’anno, come per il passato. Nascosi però questo mio desiderio al mio Diletto; parlai con Lui di tutto, ad eccezione del fatto che Lo volevo come Patrono.

Quando andammo in refettorio per la colazione, dopo aver fatto il segno della croce, ebbe inizio l’estrazione dei Patroni. Appena mi avvicinai alle immaginette sulle quali erano scritti i Patroni, ne presi una senza pensarci e non la lessi subito. Volevo mortificarmi per qualche minuto. All’improvviso sento nel mio intimo una voce: «Sono il tuo Patrono, leggi». Allora guardai subito quello che c’era scritto e lessi: «Patrono per il 1935 la Santissima Eucaristia». Il cuore mi sobbalzò dalla gioia e mi allontanai alla chetichella dal gruppo delle suore ed andai almeno per un momento davanti al SS.mo Sacramento e là diedi sfogo ai sentimenti del mio cuore. Gesù però mi fece osservare in modo delicato che in quel momento avrei dovuto essere con le consorelle. Andai immediatamente, attenendomi alla regola.

O Santa Trinità, Unico Dio, insondabile nella grandezza della Misericordia verso le creature e specialmente verso i poveri peccatori. Hai mostrato l’abisso insondabile della Tua Misericordia, che nessuna mente, né umana né angelica, è riuscita mai a scandagliare. Il nostro nulla e la nostra miseria sprofondano nella Tua grandezza. O Bontà infinita, chi può adorarti degnamente? Si trova un’anima che possa comprendere il Tuo amore? O Gesù, tali anime esistono, ma non sono molte.

Santa Faustina Kowalska

apettando la mezzanotte

Cliccando sul link sottostante potete scoprire a quale santo siete stati affidati…:

http://infodamedjugorje.altervista.org:80/ilsantodellanno.html

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Per essere amico di un altro…

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2015

Amicizia

“E non è necessario, per essere amico di un altro,
che lui scopra che quello che dici tu è vero e venga con te.
Non è necessario, vado io con lui,
per quel tanto di limatura di vero che ha”.

don Luigi Giussani
Tratto da: Lo Straniero Fb

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Con i botti di Capodanno Fido e Felix rischiano la vita: Ecco come aiutarli

Posté par atempodiblog le 4 décembre 2015

Con i botti di Capodanno Fido e Felix rischiano la vita: Ecco come aiutarli
Tratto da: Leggo

Angi
Angi Belotti

Ogni fine anno si trasforma in un incubo per i nostri amici animali. Non solo per quelli che dividono la casa con noi. Pensate che negli uccelli il fragore dei botti li fa fuggire dai nidi e li induce a volare al buio alla cieca anche per chilometri, andando a morire sfracellati su un muro o contro cavi elettrici. Quelli che riescono ad atterrare o a posarsi in qualche albero spesso muoiono assiderati a causa delle rigide temperature invernali e alla mancanza di un riparo.

Negli animali degli allevamenti come mucche, cavalli e conigli, le conseguenze delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura l’aborto.

Cani, gatti e piccoli animali domestici, poi, si spaventano a morte per i botti della notte di San Silvestro. Il motivo? La loro soglia uditiva infinitamente più sviluppata e sensibile di quella umana. L’uomo ha un udito con una percezione compresa tra le frequenze denominate infrasuoni, intorno ai 15 hertz, e quelle denominate ultrasuoni, sopra i 15.000 hertz. Cani e gatti, invece, dimostrano facoltà uditive di gran lunga superiori: il cane fino a circa 60.000 hertz mentre il gatto fino a 70.000 hertz. Dunque, provate a immaginare cosa avviene nella testa dei nostri amici pelosi. Per gli esemplari sofferenti di cuore poi può essere davvero un rischio mortale. Perciò ecco alcuni consigli dei veterinari per gestire al meglio i nostri pets alla vigilia del conto alla rovescia.

Non lasciare mai il cane all’aperto, preferire invece stanze piccole, magari lontane dalla strada o da zone dove qualcuno può sparare petardi.

E’ preferibile non lasciare l’animale da solo, ma se proprio non si può fare diversamente, rendere viva la stanza con un po’ di musica o televisione a basso volume e luce.

Se si è in casa, evitare di rassicurare cani e gatti ad ogni rumore coccolandoli: quello che per noi è un gesto di affetto fatto al fine di tranquillizzare l’animale, provoca l’effetto contrario poiché suggerisce che c’è qualcosa che non va. Meglio continuare a chiacchierare normalmente.

Se l’animale si agita troppo, farsi prescrivere dal veterinario dei fiori di bach: non fanno male (non preoccupatevi se sono sciolti in alcol, in realtà la percentuale è minima una volta diluiti) ed è consigliabile iniziare a somministrarli anche qualche giorno prima del 31 dicembre per favorire il rilassamento. Ma evitate le soluzioni dei sedativi fai da te.

Lasciamo pure che si rifugino dove preferiscono, anche se si tratta di un luogo che normalmente gli è “vietato”. Durante le passeggiate teniamoli al guinzaglio, evitando anche di liberarli nelle aree per gli animali per evitare fughe dettate dalla paura. E’ fondamentale non portarli fuori nelle ore immediatamente precedenti perché spesso gli scoppi iniziano con anticipo. E ricordate che spesso si continua a sparare – sebbene in misura molto minore – anche nei giorni successivi il 31 dicembre e fino all’Epifania. Per cui: occhi e orecchie aperte!

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La confessione del Papa: «Mi sono sentito usato»

Posté par atempodiblog le 14 septembre 2015

La confessione del Papa: «Mi sono sentito usato»
Francesco parla dell’amicizia, dell’ambiente e dei fondamentalismi durante la prima intervista a una radio indipendente e non confessionale (FM Milenium) dell’Argentina
di Andrès Beltramo Álvarez – Vatican Insider

papa francesco

«Mi sono sentito usato da persone che si sono presentate come amiche e che io forse non avevo visto più di una o due volte in vita mia. Hanno usato questo per il loro vantaggio». Una confessione onesta di Papa Francesco sull’amicizia utilitaria. «A me, questo fa male», ha detto durante la prima intervista a una radio indipendente e non confessionale, FM Milenium dell’Argentina. Il dialogo è stato trasmesso ieri, domenica 13 settembre, a Buenos Aires.

Un’ora circa di conversazione tra Francesco e un suo amico da più di 15 anni: Marcelo Figueroa. Presbiteriano, si erano conosciuti nei tempi quando lui era il direttore delle Società Bibliche Argentine. Da allora hanno alimentato un’amicizia che è riuscita a sopravvivere anche nei momenti più difficili, come la malattia. «Diálogos para el encuentro» (dialoghi per l’incontro) è il nome del programma che si può ascoltare tutte le domeniche pomeriggio, sulla frequenza 106.7 FM.

«Non ho mai avuto tanti ‘amici’ come adesso. Tutti sono amici del Papa. L’amicizia è qualcosa di molto sacro. Lo dice la Bibbia: ‘abbi uno o due amici’. Prima di considerare amico qualcuno, lascia che il tempo lo metta alla prova, per vedere come reagisce davanti a te», ha detto Jorge Mario Bergoglio, prima di chiarire che tutti vivono l’esperienza dell’amicizia utilitaria.

«L’amicizia è accompagnare la vita dell’altro da un presupposto tacito. In genere, le vere amicizie non devono essere esplicitate, succedono, e poi è come se si coltivassero. Al punto di far entrare l’altra persona nella mia vita come sollecitudine, come buon auspicio, come salutare curiosità di sapere com’è lui, la sua famiglia, i suoi figli», ha aggiunto.

Secondo il Pontefice, bisogna saper distinguere l’amicizia da altre forme di relazione come quella che si instaura tra colleghi. Anche se sono passati mesi o anni, ha spiegato, quando uno si ritrova con un amico si sente come se il tempo non fosse trascorso.

«Noi uomini, per il nostro peccato, per la nostra debolezza, fomentiamo la cultura dell’inimicizia. Dalla guerra fino alle chiacchiere di quartiere, o al lavoro. Uno degrada, calunnia o diffama l’altro con molta libertà, come se fosse la cosa più naturale al mondo, anche se non fosse vero, soltanto per avere un posto più potente o qualcos’altro», ha spiegato.

Francesco ha anche detto che, di fronte a questa tendenza all’inimicizia, bisogna spingere «l’amicizia sociale», che per lui si chiama «cultura dell’incontro». Ha anche riconosciuto che agli esseri umani «piace molto» diventare dei giudici per marcare le distanze, ma, ha ricordato, l’unico giudice è Dio.

Poi ha parlato del dialogo interreligioso, riconoscendo che ogni confessione ha il proprio «gruppetto di fondamentalisti», il cui «lavoro» è distruggere per un’idea, non per la realtà. Ha spiegato che questi fondamentalisti «allontanano a Dio dalla compagnia del suo popolo» e lo trasformano in un’ideologia. «Allora, nel nome di quel Dio ideologico, uccidono, attaccano, distruggono, calunniano. Per essere un po’ pratici, trasformano questo Dio in un idolo», ha ribadito.

E poi ha riflettuto sulla stessa idea, osservando che c’è oggi «un’oscurità trasversale», che nasconde l’orizzonte dell’umanità, rinchiude in delle ideologie e costruisce delle mura che impediscono l’incontro. «Metto un muro invece di tendere un ponte e lì l’amicizia dei popoli non può darsi», ha detto.

Ha anche parlato del suo rapporto con i fedeli, rivelando il bisogno che sente di avvicinarsi perché la gente lo rivitalizza, raccontandogli le sue pene, e lui riceve tutti. Ed è questo che devono essere i preti: dei ponti, ha spiegato, e che per quello si chiamano «pontefici». «Quando abbraccio la gente, è Gesù che abbraccia me! Ricevo una vita contenta, allegra, una testimonianza…».

«Quando un prete si isola, nella sua postura ieratica o nella sua postura legalista, o nella sua postura da principe – quando dico prete, dico vescovo, Papa…. – quando si allontana – ha scandito Francesco -, incarna in certa maniera quei personaggi ai quali Gesù dedica tutto il capitolo 23 del Vangelo di Matteo. Quei legalisti, farisei, sadducei, dottori della legge che si sentivano dei puri».

Si è anche detto «pescatore» e ha ammesso che deve lottare costantemente contro i suoi egosimi. E ha rivelato che tutto il buono che ha è stato un regalo; a volte si rivolge a Gesù e dice: «Ma dai, è tanto buona la gente, come pensa, quanto buona che è!».

Più avanti ha anche parlato del rapporto dell’essere umano con l’ambiente; purtroppo, ha detto, non sempre l’uomo è «amico» del creato, perché speso tratta la natura come il suo «nemico peggiore». E si è spiegato meglio ricordando che Dio ha detto: «Crescete, moltiplicatevi, dominate la terra, prendetevi cura della terra! Ma arriva un momento nel quale l’uomo si sente padrone, va oltre quello che vuol dire prendersi cura della terra e la tralascia. E così crea un’incultura, perché abusa della natura».

Figueroa, l’intervistatore, ha fatto una domanda sul capitolo due della «Laudato sì», dove Francesco denuncia un sistema che alimenta il degrado dell’ambiente, un sistema corrotto e perverso.

Al riguardo, il Papa ha spiegato: «È un sistema che, per il guadagno (perché in fondo c’è il guadagno, l’agnello e sempre d’oro, l’idolo è d’oro e si trova nel centro)… L’uomo è stato spostato dal centro e lì c’è il denaro. Non si ha in considerazione il creato, e tra esso l’uomo. La schiavitù, il lavoro schiavo, non prendersi cura del creato, non prendersi cura del re del creato. Cioè, abbiamo un rapporto cattivo con il creato in questo momento».

E ha aggiunto: «Ricordo la frase di un dirigente politico molto importante nel mondo: ‘Non si tratta di prendersi cura del creato per formare un mondo migliore per i nostri figli, perché non ci sarà’. Se continuiamo a questi ritmi, non ci sarà. Si tratta di prendersi cura del creato per questo momento. Siamo di fronte all’irreversibile, ed è tragico. E, d’altra parte, non è invincibile (quest’ingiustizia, ndr), perché, anche se arrivasse la catastrofe, io credo nella terra nuova e nei cieli nuovi. Ho speranza e so che il creato sarà trasformato».

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Mariatona mondiale: 12, 13, 14 maggio

Posté par atempodiblog le 11 mai 2015

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Cari amici,
in questo mese di maggio, dedicato in modo speciale alla Madonna, tutte le 72 Radio Maria faranno la “Mariatona”, per infondere nuovo vigore a questo straordinario progetto di evangelizzazione e di promozione umana in ogni parte del mondo. Saranno tre giorni molto intensi, durante i quali gli ascoltatori sono invitati a riflettere sul meraviglioso dono di Radio Maria, grazie al quale sono sostenuti nella fede e nel cammino di ogni giorno. La Madonna non poteva fare un regalo migliore al suo popolo di umili devoti! Sarà bello ascoltare le testimonianze su quello che Radio Maria dà ogni giorno a tanta gente.

Nel medesimo tempo saranno tre giorni di mobilitazione, perché ognuno dia un sostegno speciale a Radio Maria, che vive solo con le offerte e i sacrifici dei suoi ascoltatori. La divina Provvidenza infatti opera, in via ordinaria, attraverso il cuore degli uomini.

Facciamo tutti, nella misura delle possibilità, il nostro pezzetto di strada che va dalla casa alla Posta e dalla casa alla Banca, per permettere a Radio Maria di  andare avanti in questi momento di grande necessità.

Chi non ne ha la possibilità sappia che la preghiera è un aiuto preziosissimo per una Radio che ha la missione di evangelizzare.

Un grazie di cuore a tutti gli ascoltatori che divengono anche sostenitori. Dobbiamo sentirci tutti più responsabili perché questa grande opera di Maria continui a illuminare la mente e a confortare il cuore di tante persone.

Vostro Padre Livio
Tratto da: Radio Maria

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Per scoprire come aiutare Radio Maria cliccare sui link sottostanti:

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Buona Pasqua

Posté par atempodiblog le 5 avril 2015

“Chi ci potrà mai parlare dell’amore all’uomo proprio di Cristo, traboccante di pace? Grazie ad esso noi impariamo a non essere più in guerra con noi stessi, né fra di noi, né con gli angeli, ma a realizzare con essi le cose divine secondo la nostra possibilità, secondo la provvidenza di Gesù che opera tutto in tutti e che produce una pace ineffabile e predeterminata fin dall’eternità e che ci riconcilia a Lui nello Spirito e attraverso di Lui e in Lui al Padre”.

Dionigi l’Areopagita

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Raffaello Sanzio, “Cristo benedicente”, 1506 circa, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

«“Pace a voi!” (Gv 20,19.20). Questo è il primo saluto del Risorto ai discepoli; saluto che quest’oggi ripete al mondo intero. O buona novella tanto attesa e desiderata! O annuncio consolante per chi è oppresso sotto il peso del peccato e delle sue molteplici strutture! Per tutti, specialmente per i piccoli e i poveri, proclamiamo oggi la speranza della pace, della pace vera, fondata sui solidi pilastri dell’amore e della giustizia, della verità e della libertà».

Giovanni Paolo II

Buona Pasqua a tutti!

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Radio Maria nelle carceri

Posté par atempodiblog le 28 mars 2015

Radio Maria nelle carceri
Il gran lavoro dei nostri volontari per portare sorriso e conforto ai detenuti
Tratto da: Il giornalino di Radio Maria

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“Non ero mai passata davanti a una chiesa in vita mia, ma ringrazio Dio per aver vissuto questo momento di preghiera”. Il ricordo della testimonianza di una giovane del carcere Pagliarelli fa ancora commuovere Giuseppe che due anni fa, insieme agli altri volontari dello Studio mobile di Palermo, ha trasmesso l’“Ora di Spiritualità” da uno dei carceri più affollati d’Italia (1181 persone, tra uomini e donne): “È stata un’esperienza incredibile: siamo stati accolti benissimo sia dai cappellani che dalle autorità, che in occasione della nostra diretta hanno dimostrato una grande carità nei confronti dei 200 detenuti  che hanno preso parte alla trasmissione. Prima di andare in onda siamo andati quattro volte a fare le prove e tutti hanno sempre partecipato, due di loro ci hanno addirittura aiutato a risolvere un problema tecnico”.

Stessa grande accoglienza, l’anno scorso, nel carcere di Trapani, che ospita 445 persone: “Il detenuto-artista che ha decorato il salone da dove abbiamo trasmesso ha voluto anche disegnare una bellissima Madonna in onore di Radio Maria”, dice Giuseppe, che non vede l’ora di tornare al Pagliarelli l’8 maggio, per trasmettere il Rosario e la santa Messa con i Vespri.

Non c’è dubbio: ogni volta che i volontari di Radio Maria entrano in uno dei 233 istituti di pena italiani per realizzare una trasmissione di preghiera è sempre una festa e alla fine, nel cuore di tutti, rimane sempre qualcosa di speciale, un sentimento di gioia e di gratitudine che rappresenta il giusto premio per un lavoro molto impegnativo. Dietro ogni diretta, infatti, c’è un’organizzazione che coinvolge detenuti, volontari, personale carcerario e che parte con diverse settimane di anticipo, necessarie per prendere contatto con i cappellani, ottenere il via libera dalle autorità, inoltrare le richieste d’ingresso negli istituti, risolvere i problemi tecnici che, in strutture così protette, inevitabilmente si moltiplicano. Eppure, nonostante tutte le difficoltà, ogni mese i nostri Studi mobili ci assicurano almeno una trasmissione dal carcere e, nel 2015, il numero dei collegamenti potrebbe addirittura aumentare.

Merito del progetto “Madre di Misericordia”, un altro “miracolo di volontariato” che ha reso ancora più stretto e fecondo il rapporto che da sempre lega Radio Maria al mondo del carcere. Dal 2011, infatti, la piccola squadra di volontarie capitanata dalla signora Giò Carrozza è stata in grado di contattare pressoché tutti i 242 cappellani italiani e di inviare loro rosari, vangeli, libretti di preghiera, immagini e soprattutto ben 15mila delle nostre radioline a forma di Madonna stilizzata, appositamente studiate per rispettare gli standard di sicurezza imposti per l’ingresso in carcere. Sussidi molto apprezzati dai sacerdoti e soprattutto dai detenuti, che ci mandano lettere commoventi.

“Ringrazio particolarmente Padre Livio che pregando si ricorda sempre di noi – ha scritto di recente un detenuto di Rebibbia –: stia certo che le nostre preghiere arriveranno anche a lui e a tutta l’associazione Radio Maria. Sono qui in attesa di una vostra parola di conforto che sempre mi portate”. Un conforto che si avverte in modo particolare ascoltando “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi”, la trasmissione condotta da don Giacomo Martino, cappellano del carcere di Genova-Pontedecimo, in onda il quarto e quinto lunedì del mese alle 22.45: un appuntamento molto apprezzato non solo da detenuti e addetti ai lavori, ma anche dagli ascoltatori che intervengono numerosi per porre le loro domande e conoscere più da vicino questo pezzo di società intriso di sofferenza ma anche di grande speranza, che troppo spesso tendiamo a rimuovere.

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Napoli abbraccia Papa Francesco, il “dolce Cristo in terra”

Posté par atempodiblog le 21 mars 2015

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Dite “Amici” ed entrate

Posté par atempodiblog le 14 février 2015

Sentite bene questo: saper entrare con cortesia nella vita degli altri. E non è facile, non è facile. A volte invece si usano maniere un po’ pesanti, come certi scarponi da montagna! L’amore vero non si impone con durezza e aggressività. Nei Fioretti di san Francesco si trova questa  espressione: «Sappi che la cortesia è una delle proprietà di Dio… e la cortesia è sorella della carità, la quale spegne l’odio e conserva l’amore» (Cap. 37).

Papa Francesco

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Dite “Amici” ed entrate
di don Fabio Bartoli – La fontana del villaggio

Nel Signore degli Anelli c’è una scena in cui Gandalf deve decifrare un enigma per entrare nelle miniere di Moria, l’antico regno dei Nani, e la risposta all’enigma è: dite “amici” ed entrate.

Amico è la parola d’ordine segreta che apre la via verso il profondo, verso l’intimità dell’altro, verso il regno splendente nascosto in fondo all’uomo. Solo chi si dichiara “amico” sarà fatto entrare perché chi facesse entrare altri che non sono amici mostrerebbe di aver poca considerazione di sé e del proprio valore. Mi lascerò abitare solo da chi si lascia abitare da me. Mi consegnerò solo a colui che si arrende a me.

La soglia di Moria è tenebrosa, entrare nell’amicizia, nel cuore dell’altro, non vuol dire necessariamente entrare in un luogo di delizie. La Compagnia dell’Anello giunge a Moria credendo di trovare in essa un luogo di riparo e un rifugio e si trovano invece a dover affrontare mille pericoli nell’attraversarla.

Così ciò che distingue l’amicizia non è il fatto che sia in sé piacevole, anzi, a volte non lo è affatto, ma è sempre uno scendere nel profondo, un avanzare dentro l’amico passo dopo passo, uno scendere nelle sue profondità, che a volte sono profondità infernali, insieme. Anzi nel fondo della miniera quasi sempre è nascosto un balrog, un demone infernale, e solo la presenza dell’amico mi darà il coraggio di affrontarlo e scacciarlo.

Per questo l’amico è essenziale, perché senza di lui non inizierei questo cammino dentro di me, è troppo faticoso, troppo oscuro. L’amico è colui che mi permette di conoscermi davvero, colui che apre a me stesso la via delle mie profondità, colui che mi dà il coraggio di riappropiarmi del mio regno perduto.

Come accade a Gimli e Legolas, mentre si addentrano nelle miniere, aprendogli la mia casa interiore e lasciandomi abitare dall’amico, visito io stesso questa casa: dò aria a stanze dove non entravo magari da decenni, scopro corridoi e collegamenti che nemmeno sapevo che esistessero e lui mi mostra bellezze che ignoravo, il suo sguardo amante su di me mi restituisce fiducia in me stesso, la sua presenza mi consente di affrontare nemici che mi avevano sempre terrorizzato.

Essendo penetrato nel mio intimo, l’amico è il solo autorizzato a giudicarmi. Si sente spesso dire che per essere oggettivi bisogna giudicare le cose “da fuori”, cioè senza farsi influenzare da valutazioni personali. In realtà però, tutti noi quando veniamo giudicati vorremmo essere giudicati “da dentro”, cioè a partire dalle nostre motivazioni e dai nostri sentimenti. Solo un amico può giudicarci così, conoscendo pienamente il perché delle nostre scelte e il processo che le ha generate.

Non voglio essere troppo tranciante, ma non credo che sia davvero possibile una vita interiore senza amicizia, perché credo che senza un amico sia impossibile conoscersi davvero. Nel nostro immaginario l’uomo spirituale è il solitario che dedica lunghe ore all’introspezione e alla meditazione e sicuramente queste due dimensioni sono indispensabili a chi voglia crescere interiormente, ma la sapienza della Chiesa ha sempre saputo quanto è difficile inoltrarsi da soli in certe vie e l’eremitaggio è sempre stata una eccezione, mentre i monaci, cioè i pionieri dell’interiorità, si sono generalmente organizzati in cenobi, comunità di amici appunto, che si sostengono a vicenda in questa avventura. Basta leggere anche pochi degli apoftegmi dei padri del deserto per rendersi conto di quanta stima avessero del valore dell’amicizia quelle aquile solitarie dello spirito.

Nell’amore dell’amico capisco di essere amabile io stesso. Proprio perché è libero e gratuito, proprio perché non ho alcun diritto ad esso, il fatto che l’amico mi ami mi dice che c’è in me qualcosa di prezioso e degno di essere amato in sé. Per questo bisogna avere il coraggio di farlo entrare senza riserve nelle proprie profondità, perché solo se si rischia, aprendosi incondizionatamente, si può ricevere la guarigione interiore prodotta dall’amore incondizionato. Per questo si dice che chi trova un amico trova un tesoro, è proprio così: è il tesoro di te stesso, o meglio è te stesso come un tesoro ciò che trovi lasciando entrare l’amico nelle tue profondità.

Naturalmente chi entra nelle profondità dell’altro dovrà farlo con una delicatezza infinita. Dimostrerebbe di non aver compreso quanto è rara e preziosa la fiducia ricevuta colui che si addentrasse nell’intimità di un amico con il passo spavaldo del conquistatore, con l’occhio del padrone, di chi dispone di qualcosa che è suo.

È vero, egli si è donato a me, in un certo modo mi ha autorizzato ad entrare, ma questo non lo rende mia proprietà, anzi, proprio la confidenza che mi è stata data deve riempirmi di timore, nella preoccupazione di ferire colui che con tanta generosità mi ha offerto i suoi tesori più preziosi. “La mia casa è la tua casa”, dicono i sudamericani accogliendo un ospite e lo stesso vale nell’amicizia, ma questo non ci autorizza a sporcare ed invadere la casa che ci accoglie.

Grazie all’amico infine io percepisco la mia vita come storia. Una storia non è un semplice succedersi di eventi, ma è il filo che collega questi eventi tra loro. Senza un amico la vita assomiglia ad un libro le cui pagine siano state strappate e rimescolate a caso, è una vita senza una trama. Aiutandomi a riconciliarmi con il mio passato, rendendomi amabile il presente, l’amico mi proietta verso il futuro, mi permette di guardare avanti con speranza. Accanto all’amico vedo con più lucidità la meta ed ho la consapevolezza che il cammino sarà meno faticoso.

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San Giuseppe, l’uomo del “sogno”

Posté par atempodiblog le 17 janvier 2015

San Giuseppe, l’uomo del “sogno”

San Giuseppe, l’uomo del “sogno” dans Amicizia 11qlgur

In sogno riceve dall’angelo l’avvertimento di salvare Maria e Gesù da Erode, in sogno di riportarli in Israele, cessato il pericolo. Un Santo molto amato da Papa Francesco, non una novità, che stavolta però si arricchisce di una confidenza:

Vorrei anche dirvi una cosa molto personale. Amo molto San Giuseppe, perché è un uomo forte è silenzioso. Nel mio tavolo ho un’immagine di San Giuseppe che dorme. E mentre dorme si prende cura della Chiesa. Sì! Può farlo. Lo sappiamo.

Quando ho un problema, una difficoltà io scrivo un foglietto e lo metto sotto San Giuseppe, perché lo sogni! Questo significa: pregate per questo problema”.

Papa Francesco, 16 gennaio 2015 – Manila
Tratto da: Radio Vaticana

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Buon Natale a tutti!!!

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2014

Buon Natale a tutti!!! dans Amicizia zldkdi

“Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell’Amore.

Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima.

L’albero di Natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita.

Gli addobbi di Natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita.

La campana di Natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.

Sei anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà la pazienza l allegria e la generosità.

Gli angeli di Natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore.

La stella di Natale sei tu quando conduci qualcuno all incontro con il Signore.

Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai.

La musica di Natale sei tu quando conquisti l armonia dentro di te.

Il regalo di Natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani.

Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri.

Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.

Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori ne grandi celebrazioni;

tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te.

Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale”.

Papa Francesco

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