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La benedizione delle famiglie. Se il Signore «bussa» alla porta di casa

Posté par atempodiblog le 27 mars 2018

La benedizione delle famiglie. Se il Signore «bussa» alla porta di casa
La benedizione pasquale delle famiglie resta ancora oggi un “rito” che da Nord a Sud dell’Italia unisce le parrocchie nel tempo di Quaresima
di Giacomo Gambassi – Avvenire

La benedizione delle famiglie. Se il Signore «bussa» alla porta di casa dans Benedizione delle famiglie Benedizione_famiglie

È una tradizione già contemplata dal Concilio di Trento. Ma al tempo stesso può essere considerata un prezioso momento per declinare nel quotidiano l’impegno a essere Chiesa “in uscita”, secondo l’intuizione di papa Francesco. La benedizione pasquale delle famiglie resta ancora oggi un “rito” che da Nord a Sud dell’Italia unisce le parrocchie nel tempo di Quaresima. Come vuole una prassi consolidata dai secoli, i sacerdoti programmano fin da dopo le festività natalizie le “benedizioni”, come vengono popolarmente chiamate, che catalizzeranno gran parte delle loro già fitte agende. Del resto, «uno dei compiti principali della loro azione pastorale» è la «cura di visitare le famiglie per recare l’annuncio di pace di Cristo», spiega il Benedizionale, ossia il libro che contiene le formule di benedizione per le diverse circostanze. E così nelle settimane che portano alla Pasqua il prete passa di casa in casa.

«E tutto ciò va visto come una vera e propria occasione di evangelizzazione delle famiglie accompagnata dalla preghiera», spiega don Gianni Cavagnoli, parroco di Cremona ma anche docente di liturgia all’Istituto “Santa Giustina” di Padova e direttore della Rivista Liturgica. Che subito aggiunge: «Se leggiamo questo capitolo ecclesiale alla luce dell’attuale magistero pontificio, possiamo dire che è espressione di una comunità ecclesiale estroversa che sa andare verso la gente e ha un rinnovato slancio missionario». Guai, però, a parlare di benedizione delle case. «Non è certamente un gesto scaramantico – tiene a precisare il sacerdote –. Ecco perché al centro ci deve essere sempre la persona e l’abitazione va intesa come luogo in cui la famiglia si riunisce. Non per nulla oggi nelle visite il prete raccoglie le confidenze del popolo di Dio che gli è stato affidato e tocca con mano anche le sue povertà: da quelle sociali, come la mancanza di lavoro, a quelle umane, che possono comprendere le crisi dei matrimoni o le incomprensioni nei rapporti con i figli. E, attraverso l’abbraccio che si realizza con questa pratica antica, il pastore se ne fa carico». Altrettanto da evitare è ogni accenno “economico”.

«Se papa Francesco ha ribadito con forza che la Messa non si paga – afferma don Cavagnoli –, è quanto mai necessario cancellare ogni ombra di lucro dalle benedizioni pasquali». Eppure non mancano le difficoltà. «Per due ragioni essenzialmente – sottolinea il liturgista –. La prima è legata al numero di sacerdoti che si sta riducendo. Allora la benedizione pasquale rischia di trasformarsi in una sorta di maratona del parroco, segnata dalla fretta. Inoltre succede che una famiglia possa ricevere la benedizione ogni due o tre anni, come testimoniano i casi di grandi parrocchie di città. In secondo luogo è cambiato il contesto sociale. Si fa fatica a trovare in casa una famiglia al mattino o al pomeriggio. Sicuramente qualcuno non vuole aprire la porta in modo intenzionale, ma in molti casi la porta resta chiusa perché i coniugi o i figli non ci sono a quel determinato orario. Abbiamo famiglie che chiedono un nuovo appuntamento, ma gli intensi ritmi di lavoro che accomunano comunità cittadine e rurali sono una variante ormai imprescindibile».

Il “rito” affonda le sue radici nelle parole di Gesù che si trovano nel Vangelo di Luca: “In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa”. «La shalombiblica è il complesso di ogni bene. A livello fisico si tratta della salute, del lavoro, del cibo. Dal punto di vista spirituale rimanda all’armonia. Perciò dire pace significa augurare l’unità in una società marcata dalle divisioni e dai contrasti». Poi c’è l’aspersione con l’acqua. «È il richiamo al Battesimo. L’acqua esprime sia il fatto che come famiglia siamo inseriti in Cristo, sia il bisogno di purificazione, cioè di perdono. E il perdono è una dimensione quanto mai importante e da riscoprire anche fra le mura domestiche ». La benedizione delle famiglie avviene per lo più in Quaresima. «Perché viene portato l’annuncio di Pasqua – chiarisce il liturgista –. È come se Cristo Risorto venisse in mezzo a noi, nelle nostre abitazioni, attraverso la persona del sacerdote». Ma può essere un laico a compiere questa prassi? «Certamente, purché lo faccia a nome della comunità. Anzi, è bene che nelle famiglie ci siano anche altre occasioni di benedizione comune come può essere prima di un pasto. E i sussidi per proporle non mancano».

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Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti  “In punta di piedi”, con discrezione e rispetto

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IL SEGNO. Benedizione delle famiglie gesto che crea comunità

Posté par atempodiblog le 26 février 2018

IL SEGNO. Benedizione delle famiglie gesto che crea comunità
Da sempre in Quaresima e durante il Tempo pasquale i parroci benedicono le famiglie Un modo per rinnovare la fede e consolidare la fraternità e la comunione sul territorio
di Giacomo Gambassi – Avvenire

IL SEGNO. Benedizione delle famiglie gesto che crea comunità dans Benedizione delle famiglie Benedizione_famiglie

Affonda le sue radici nell’eredità del Concilio di Trento la tradizione di benedire le famiglie nel tempo di Quaresima e di Pasqua che, a distanza di quasi cinquecento anni, marca ancora la vita di una parte consistenze delle parrocchie italiane in queste settimane. Quando era nata, la benedizione annuale dei nuclei familiari rappresentava un momento per consolidare la comunità e preservarla dalle correnti ereticali.

Oggi il Benedizionale la definisce un’«occasione preziosa» che i sacerdoti e i loro collaboratori devono avere «particolarmente a cuore» per «avvicinare e conoscere tutte le famiglie» di un territorio.

Certo, ha scritto il docente di liturgia e parroco nella diocesi di Alessandria, don Silvano Sirboni, «in un contesto multireligioso come il nostro, segnato da sistemi e ritmi di lavoro che costringono alla mobilità svuotando o quasi durante il giorno interi quartieri, questa attività pastorale trova non poche difficoltà, specie nei centri urbani». Eppure, resta come un punto fermo nelle agende parrocchiali: non solo in quelle dei piccoli paesi ma anche delle grandi città. Che comunque va liberata dal tratto – dominante soprattutto in passato – che riduceva il tutto a un gesto esteriore vicino all’ambito della superstizione. Ecco perché sempre il Benedizionale tiene a precisare che «non si deve fare la benedizione delle case senza la presenza di coloro che vi abitano».

Del resto il significato di questa consuetudine può essere compreso dalle parole con cui il sacerdote introduce il rito: «Con la visita del pastore – afferma appena varcato il portone d’ingresso –, è Gesù stesso che entra in questa casa e vi porta la sua gioia e la sua pace». Proprio l’annuncio della «pace» di Cristo è il cuore di questa iniziativa.

Non è un caso che la Chiesa inviti i parroci a considerare «uno dei compiti privilegiati della loro azione pastorale la cura di visitare le famiglie», fedeli al mandato del Signore che ai discepoli raccomandava: «In qualunque casa entriate, prima dite “pace” a questa casa». Ed ecco che il primo saluto del sacerdote è oggi: «Pace a questa casa e ai suoi abitanti».

I fondamenti si trovano nella Scrittura. Perché il Dio della liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto e della Risurrezione del suo Figlio «passa» nel luogo principale della vita ordinaria, l’abitazione, per sostenere nel cammino quotidiano. Lo sottolineano anche le intenzioni di preghiera in cui si chiede al Signore di riempire la casa della sua «dolce presenza» con «la potenza dello Spirito».

Inoltre l’incontro del presbitero con le famiglie diventa opportunità per un «discreto annuncio del Vangelo». Così il rito unisce la preghiera all’ascolto della Parola che viene proposta attraverso brevi passi biblici. E la benedizione annuale è anche un richiamo a riconosce nel Signore «il principio e il fondamento sul quale si basa e si consolida l’unità della famiglia». Come icona viene indicata quella della Sacra Famiglia nel cui grembo Cristo, insieme con Maria e Giuseppe, «ha santificato la vita domestica».

Segno concreto è l’aspersione con l’acqua benedetta. Tanto che, in alcune aree della Penisola, la benedizione delle famiglie continua ad essere chiamata l’«acqua santa». Si tratta di un’occasione per fare memoria del Battesimo con il quale il Signore «aggrega la società domestica alla grande famiglia dello Spirito» e per «rinnovare» l’adesione a Cristo, dice il sacerdote mentre compie il rito.

Da ricordare che la benedizione annuale è un impulso a rinsaldare i legami con la parrocchia e a riflettere sul percorso comunitario. Ma vuol essere anche una possibilità per tastare il polso della vita spirituale fra le mura domestiche in modo da individuare le difficoltà e le sfide che una parrocchia è chiamata ad affrontare.

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Ricordati: anche tu sei ‘dispensatore’ di benedizioni!

Posté par atempodiblog le 10 mars 2016

Ricordati: anche tu sei ‘dispensatore’ di benedizioni!
Tratto da: Papaboys

benedizione

“Quando un Sacerdote benedice, è il Signore che benedice!” – Un sacerdote anziano disse un giorno: “Per me è una grande consolazione pensare che ho benedetto molto nella mia vita, non solo i miei cari, ma tutti gli uomini, specialmente i malati, i sofferenti, i morenti, gli atei, tutti i peccatori e carcerati, tutte le persone consacrate a Dio, le anime vittime e anche i defunti in purgatorio. Ho benedetto giorno e notte, alle vol­te anche da infermo a letto, stremato di forze, e in­debolito del tutto. Quando benedicevo, sentivo la forza della benedizione anche in me stesso, e ne ero veramente grato a Dio. Chi ha visto Papa Pio XII benedire i pellegrini, non lo potrà mai più dimentica­re: quelle braccia stese, quelle mani alzate verso il cielo come se avesse voluto far scendere tutte le gra­zie sulla terra: quelle benedizioni fatte in tutte le di­rezioni, erano attimi che commuovevano i cuori! Pa­pa Paolo VI benediceva con la stessa interiorità e commozione.

Fratelli, sorelle! La benedizione di un Papa, di un Vescovo o quella di ogni Sacerdote, è qualcosa di grande e di santo.

Le mani di tutti i Sacerdoti sono mani benedicenti, quelle di un semplice Sacerdote non sono meno di quelle del S. Padre. Esse sono sta­te consacrate dalle mani del Vescovo ed unte dallo Spirito Santo: ma esse danno anche la forza dello Spirito Santo e comunicano le grazie e l’aiuto di Dio alle anime. La benedizione libera uomini e cose dal potere di Satana. “Tutta la creazione geme ancora sotto la maledizione del peccato originale”. (Lettera ai Romani). Le mani dei Sacerdoti irradiano benedi­zione sugli uomini, sugli animali e su tutto il creato, in nome di Nostro Signore Gesù Cristo.

“Lo stato sacerdotale è l’amore del Cuore di Gesù”Questa è la frase meravigliosa che disse il S. Cu­rato d’Ars. Il Sacerdozio è nato dal Cuore amorosis­simo di Gesù, e continuerà sempre a nascere dal suo Cuore Amorosissimo. Gesù vive, agisce, prega, prov­vede, benedice ed ama nel Sacerdote. Il Sacerdote è un secondo Cristo.

Un’anima ebbe la fortuna di sentire queste parole stupende:

“Quando un Sacerdote benedice, sono IO che benedico. In questo momento scorrono su di te gra­zie in grande abbondanza dal mio Divin Cuore. IO ho dato un grande potere alla mia benedizione….

“Pensa che succede qualcosa di grande quando tu ricevi la benedizione di un Sacerdote. La benedi­zione è un’irradiazione della mia Santità divina… Con la mia benedizione tu ricevi amore per amare, forza per soffrire, aiuto per l’anima e il corpo. La mia benedizione contiene tutto ciò che serve ai biso­gni degli uomini. E questo deriva dall’amore infinito del mio Cuore. Se essa viene impartita e se viene ri­cevuta con grande devozione, potente è il suo effet­to! La benedizione è più grande, è infinitamente più grande di mille mondi… essa è maggiore di ogni tua aspettativa. Ogni volta che vieni benedetto, vieni di nuovo in contatto con Me, vieni santificato di nuovo, e vieni avvolto nella grazia del mio Cuore, nell’amo­re, della protezione… Cerca di essere un figlio della benedizione, e così anche tu potrai essere ovunque una benedizione per gli altri!”.

“A questo siete chiamati, affinchè abbiate in ere­dità la benedizione! ” (Pietro 3,9).

II Signore ha donato la sua benedizione come un ultimo atto del Suo Amore.

Cristo vuole essere sempre operante nei suoi apo­stoli benedicenti. Certo: vogliamo distinguere bene i Sacramenti dai Sacramentali. I Sacramentali non sono stati istituiti da Cristo e non comunicano la grazia santificante, ma predispongono a riceverla, in virtù della nostra fede, nei meriti infiniti di Gesù Cristo. La benedizione del Sacerdote attinge dalle ricchezze infinite del Cuore di Gesù, e perciò ha una forza sal­vifica e santificante, una potenza esorcizzante e protettiva. Il Sacerdote celebra la S. Messa ogni giorno, amministra i Sacramenti, quando è necessario, ma può benedire continuamente e ovunque. Così pure lo può un Sacerdote malato, perseguitato o incarcerato.

Un Sacerdote incarcerato in un campo di concen­tramento ha fatto questo racconto commovente. Egli ha lavorato tanto tempo a Dachau in una fabbrica delle SS. Un giorno fu pregato da un conta­bile di andare subito in un’abitazione, costruita in una soffitta, e di benedire la sua famiglia: “Io ero vestito come un povero detenuto di un campo di concentramento. Non mi era forse mai capitato di stendere le mie braccia benedicenti con una commozione tale come in quel momento. Malgrado fossi stato marchiato da vari anni come elemento indeside­rato, reietto, di rifiuto, ero tuttavia ancora un Sacer­dote. Mi avevano pregato di dar loro la benedizione, l’unica ed ultima cosa che potevo dare ancora”.

Una contadina molto credente racconta: “In casa mia si ha una grande fede. Quando un Sa­cerdote entra da noi, è come se entrasse il Signore: la sua visita ci rende felici. Non lasciamo mai che un Sacerdote esca dalla no­stra casa, senza chiedergli la benedizione. Nella no­stra famiglia di 12 figli la benedizione è qualcosa di tangibile”.

Un Sacerdote: “È vero: nelle mie mani è stato messo un preziosissimo tesoro immenso. Cristo stesso vuole operare con grande forza mediante la benedizione fatta da me uomo debole. Come un tempo, Egli an­dava benedicendo attraverso la Palestina, così vuole che il Sacerdote continui a benedire. Sì, noi Sacerdo­ti siamo dei milionari non in denaro, ma nella grazia che comunichiamo agli altri.

Noi possiamo e dobbia­mo essere delle trasmittenti di benedizioni. In tutto il mondo ci sono antenne che captano onde di benedi­zioni: malati, carcerati, emarginati, ecc… Inoltre con ogni benedizione che diamo, aumenta la nostra forza benedicente, e cresce il nostro zelo nel benedire. Tutto ciò riempie i Sacerdoti di ottimismo e di gioia! E questi sentimenti crescono con ogni benedizione che diamo con fede”. Anche nei nostri tempi difficili.

Caterina Emmerich parla molto seriamente su que­sto argomento: “È molto triste vedere come ai nostri giorni i Sacerdoti siano trascurati quando si tratta di benedire. Pare che essi non conoscano più il valore della benedizione sacerdotale. Molti non credono più si vergognano della benedizione, come se essa fosse una cerimonia antiquata e superstiziosa.

Molti infine si servono di questa forza e grazia che Gesù Cristo diede loro, senza pensarci e superficialmente. Così perdo spesso benedizioni, ma le ricevo di quando in quando da Dio. Però, dal momento che il Signore ha istituito il Sacerdozio e gli ha conferito la potenza di benedire, spesso mi pare di morire dal desiderio di riceverla! Tutti siam un solo corpo con la Chiesa, e se ne risente la mancanza”.

Un’anima amante di Dio scrive: “Ogni benedizio­ne sacerdotale che io posso ricevere è come una nuo­va forza vitale che mi viene donata. Noi non possia­mo misurare l’effetto di una benedizione sacerdotale. Con la benedizione di Cristo cresce l’amore Suo nei nostri cuori, specialmente l’amore per la purezza… Io me ne sono convinto già da giovane. La benedi­zione di un Sacerdote risplende di luce come i raggi cocenti del sole di mezzogiorno. La benedizione sacerdotale è una grande grazia”. (Maria T. Meyer – Bernhold – fi 29.3.1952).

La benedizione sacerdotale frequente è una neces­sità dei tempi in cui viviamo. La benedizione sacerdo­tale non è mai stata così preziosa come oggi. Un famoso predicatore ha definito il nostro tempo “un’era di demoniocrazia”: effettivamente quanti demoni stanno lavorando ai nostri giorni!

Pensiamo solo a quante disgrazie capitano oggi: essi hanno origine nella potenza di Satana. Il peccato gli dà forza; e così pure le bestemmie e le imprecazioni. Quindi, prima di tutto, è necessario allontanar­si dal Maligno, e, in secondo luogo; proteggersi con la benedizione! – Come le onde della radio incrocia­no l’atmosfera, così le benedizioni devono attraversa­re il mondo. Esse avranno un influsso benefico, ed allontaneranno l’azione malefica dei demoni. I Sacer­doti che benedicono molto, scacciano moltissimi spi­riti maligni.

Un Sacerdote dei nostri giorni scrive in questo modo convincente: “La benedizione è l’arma del mio cuore. Io bene­dico tutti coloro che mi evitano e scansano, tutti co­loro che mi calunniano e che mi odiano. Benedico tutti gli agitatori della mia Parrocchia.
– “Insultati, benediciamo” (1 Corinti 4,12). – Ogni giorno recito l’esorcismo, ed ogni sera bene­dico la mia Parrocchia. Il segno della Croce spazia lontano e raggiunge ogni lembo della terra. Le sue braccia danno amplesso al mondo intero in tutta la sua ampiezza”.

Ci sono Sacerdoti che benedicono ad ogni ora: è un continuo atto d’amore, dell’amore infinito di Cri­sto. È sempre una nuova vittoria sul Maligno. In questo modo i Sacerdoti benedicenti possono essere continuamente delle stazioni spirituali trasmittenti. Al mondo ci sono ovunque delle antenne, cioè dei cuori che hanno bisogno di benedizioni, che deside­rano ricevere delle benedizioni, e che sono fortificati dalla forza della benedizione.

La benedizione ha bisogno di anime ricettive. Il Signore ha detto ai suoi apostoli: “In qualunque casa entrerete, dite prima: Pace a questa casa. E se lì c’è un figlio di pace, la vostra pace poserà sopra di lui: altrimenti ritornerà a voi”. (Luca 10,5). Questo significa: Pace e bene alla casa e alle per­sone che l’abitano, a condizione che queste siano ri­cettive. Gli uomini devono chiedere la benedizione con fede. La ricettività di queste persone dipende so­prattutto dalla loro fede e dalla loro fiducia.

L’imposizione delle mani di un Sacerdote fa mira­coli. La parola di S. Marco: “Imporranno le mani ai malati e guariranno” (Marco 16,18) si è avverata mille volte, e sarà sempre così.

Un’anima vittima dei nostri giorni scrisse: “Mi è accaduto spesso di ricevere la benedizione sacerdota­le quando ero molto ammalata, e fui guarita. Alle volte avevo la febbre alta: improvvisamente essa di­minuiva. Mi sentivo più leggera, sentivo la mano be­nedicente del Sacerdote sulla mia testa, e la febbre era scomparsa” (Mamma M.T. Meyer – Bemhold).
Naturalmente non si esclude il medico, infatti nel­la S. Scrittura si legge: Onora il medico perchè è necessario” (Ecclesiastico 38, I).

II Vescovo Waitz scrive nel suo “Messaggio di Konnersreuth”: “Nella mia vita non ho mai osserva­to la forza della benedizione sacerdotale come in Te­resa Neumann, nei momenti di grandi sofferenze”. – Quanta forza potrebbero dare i Sacerdoti all’umanità sofferente se continuassero a benedire, ad una condizione, però: che, sia colui che dà la benedizione, co­me colui che la riceve abbiano una fede che sposta le montagne!

Un’anima molto provata dal dolore e malata già da molti anni disse: “Durante la mia malattia ricevo spesso la benedizione di un Sacerdote. Ogni volta sento (non posso esprimerlo in altro modo) come una forza che mi viene data per accettare la mia sof­ferenza, per abbandonarmi sempre più alla volontà del Signore, che domanda molto sacrificio. La consa­pevolezza di essere benedetta molte volte da lontano da un Sacerdote, mi dà improvvisamente forza e co­raggio per affrontare le grandi tentazioni, e le ore di profondo abbattimento. Quante volte la benedizione di un Sacerdote mi ha dato pace e tranquillità nelle lotte interiori e nelle grandi burrasche spirituali”.

Ogni segno di croce è come una consacrazione per uomini e cose. Il Sacerdote benedice sempre con la mano che forma il segno di croce. Questo ci ricorda che l’efficacia della benedizione proviene dalla morte in croce di Cristo, cioè dalla Redenzione. Essa si rin­nova sempre durante la S. Messa. Ogni segno di cro­ce irradia la Redenzione. E’ il segno del Suo Sangue, il segno della vittoria. “Consecratio mundi”, la con­sacrazione del mondo, la santificazione del mondo, stava molto a cuore a Sua Santità Papa Pio XII. Il dono della salvezza è sempre dato dalla Croce di Cristo.

Per mezzo del segno della croce, impartito da un Sacerdote, vengono benedetti non solo gli uomini, ma anche le cose, i luoghi e il lavoro. Come sono meravigliose le preghiere usate dalla Chiesa per le bendizioni alle mamme, ai bambini, ai malati, ma anche all’acqua che si benedice, alle case, alle stalle, alle officine, agli attrezzi di lavoro, ai prodotti del la­voro, ai mezzi di trasporto di ogni specie, ai trattori, alle automobili ed agli aeroplani. Noi dobbiamo be­nedire ogni mezzo che ci serve per il nostro lavoro giornaliero, dobbiamo, per così dire, consacrarlo al servizio di Dio. Ogni segno di croce ha efficacia sal­vifica, tanto più se proviene dalla mano consacrata del Sacerdote, in nome della Chiesa.

È una cosa stupenda che un Sacerdote, di giorno e di notte, alzi molto spesso le sue mani consacrate per benedire. Da questa benedizione scorre una for­za esorcizzante contro il Maligno, una forza salutare per i corpi e santificante per le anime! Le mani di un Sacerdote non dovrebbero mai stancarsi di benedire: esse possono sempre benedire in nome della Chiesa. È sempre lo stesso Signore che benedice in loro, be­nedice con le sue Mani trafitte, da cui scorre il San­gue del suo Amore.

L’autore di questo libretto benedice molte volte al giorno i lettori dei suoi scritti.

Anche la Madonna apprezzava la benedizione del Sacerdote. Nel libro: “La mistica città di Dio” di Maria D’Agreda si legge: “La Madonna chiedeva ogni gior­no la benedizione degli Apostoli. All’inizio essi si schermivano dal compiere questo atto verso Maria, che veneravano come la loro Regina e Madre del loro Maestro. Ma la Vergine piena di saggezza face­va loro capire che, come Sacerdoti e servitori del­l’Altissimo, erano in dovere di impartirLe la benedi­zione. Ella spiegava loro la grande dignità e i compiti che spettavano loro. Ora, in questa gara, si trattava di sapere chi fosse il più umile: e si sapeva in parten­za che nessuno poteva essere più umile di Maria. Co­si gli Apostoli si rendevano conto di doverlo fare ed erano ammaestrati dall’esempio della Vergine”.

Tutte le mani dei Cristiani sono mani atte a benedire. Il potere di benedire che hanno i Sacerdoti fa parte del loro ufficio, in nome e per incarico della Chiesa; ma anche i laici possono benedire in nome della loro fede nella Croce ed in nome di Gesù Cri­sto. Essi possono benedire come membri attivi dei Corpo mistico di Cristo (Battesimo), e come tempio dello Spirito Santo (Cresima). Ogni cristiano si segna con il segno di croce. Ogni volta che fanno un segno di croce sopra di sè, benedicono i loro propri pensie­ri, le loro parole e la loro volontà.

I cristiani possono benedire anche gli altri con un segno di croce. S. Francesco d’Assisi dava la sua be­nedizione, che divenne famosa, e fu scritta come un testamento autografo per i secoli futuri:

“Il Signore ti benedica e ti custodisca: ti mostri la sua faccia e abbia misericordia di te;
rivolga a te il suo volto e ti dia pace. Il Signore ti dia la sua santa benedizione”.

I genitori sono chiamati per primi a benedire. Nella S. Scrittura si legge: “La benedizione del pa­dre consolida la case dei figli”. (Ecclesiastico 3,11).
Ciò che è benedetto dai genitori è benedetto da Dio. Inoltre la forza della benedizione dei genitori è parte integrante del mistero della loro missione crea­trice. Essi collaborano con Dio alla creazione, ed hanno non solo la grande responsabilità della crescita fisica dei loro figli, ma anche di quella morale e spi­rituale. La benedizione dei genitori ha origine lonta­ne nel mistero della missione sacerdotale. Infatti S. Paolo, nelle “Lettere agli Efesini” (5,31 – 32) dice: “L’uomo abbandonerà il padre e la madre sua, e sa­rà unito a sua moglie”… “Questo sacramento è grande”. Uomo e donna vengono consacrati come padre e madre nel sacramento del matrimonio.

S. Agostino dice che essi ricevono una forza sa­cerdotale che non verrà loro più tolta. Il potere e la forza di benedire fanno anche parte della dignità del posto che i genitori occupano come rappresentanti di Dio. Dio stesso sta dietro a loro. Egli conferma ed esaudisce i loro desideri, quando benedicono. La be­nedizione dei genitori è come il “sacramentale del focolare domestico”. Dal momento che la benedizio­ne dei genitori è tanto importante, padre e madre devono benedire fin dal primo giorno, già quando la madre sente la nuova vita sotto il suo cuore. Pieni di fede e fiducia, essi devono benedire con l’acqua san­ta i loro figli, facendo un segno di croce e dicendo: “Per l’intercessione di Maria, ti benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.

Nelle nostre famiglie cattoliche dovrebbe esserci questa regola: Genitori, benedite ogni giorno!

Una mamma disse: “Se il mio bambino si abitua già da piccolo a ricevere la benedizione dei genitori, ar­rivato a 14 anni gli sembrerà una cosa naturale farsi benedire dal papà e dalla mamma prima di andare a letto”.
Perciò cari genitori, ogni giorno, sia alla mattina che alla sera, benedite i vostri figli. Benediteli in modo speciale il giorno della loro prima Comunione. Quando un vostro figlio parte, beneditelo e non di­menticatevi mai di benedire i vostri figli anche quan­do saranno lontani.
“La benedizione dei genitori ol­trepassa i monti e le valli, raggiunge i vostri figli ovunque si trovino”. Benediteli con l’acqua santa e con un segno di croce anche nel giorno del loro ma­trimonio, e specialmente nell’ora della loro morte. Questa ultima benedizione contiene tutte le altre be­nedizioni impartite durante tutta la vita, ed accompagna i vostri figli nel loro cammino qui sulla terra. Per questo motivo S. Cipriano disse: “Non abbandonate la vostra corona! Non mettete da parte la stola, voi che siete i Re ed i Sacerdoti della famiglia”.

Anche i nonni ed i bisnonni hanno la stessa facol­tà di benedire i loro nipoti, così pure gli educatori e le educatrici, e anche i fidanzati ed i coniugi. I coniugi, per esempio, dovrebbero segnarsi a vicenda sulla fronte. Con questo atto si fortificano, sciolgono delle tensioni burrascose, padroneggiano le loro passioni focose, santificano il corpo e l’anima.

Un’eletta mamma anziana, fa questa commovente testimonianza: “Reverendo, io ho sempre cercato e chiesto di cuore la benedizione del Sacerdote, ma anch’io benedicevo giorno e notte, quando stavo lavo­rando o riposando, se avevo delle preoccupazioni o delle gioie, quando ridevo o piangevo. E lo facevo sempre in nome di Gesù! Alle volte la mia mano de­stra si muoveva, nelle situazioni difficili della vita, senza che io me ne accorgessi, e come di nascosto, unita alla “Sua mano”.
Il segno di croce è sempre stata la mia arma e il mio aiuto. Anni fa rimasi vedo­va improvvisamente. Persi un ottimo marito, con cui avevo vissuto anni veramente felici. Rimasi con un figlio minore di 4 anni, una proprietà di 150 ettari di terreno, 20 operai e le mie mani deboli. Per fortuna, grazie a Dio, avevo una grande fiducia in Dio. Allo­ra, disperata, gridai: “Signore, adesso accompagna­mi, dammi la Tua Mano, e camminiamo insieme. Nessuno può nè deve sapere come noi andiamo in­sieme, e perché ci teniamo per mano. Io non ho altro che la Tua Mano e la Tua volontà; io non cerco di far altro che il mio dovere verso tutti gli altri”.
Così, pregando e benedicendo, amministrai i miei beni. In casa, in cortile, nei campi, nei prati e nei boschi, io continuavo a fare dei segni di croce. Benedicevo il tempo secco, quello umido, la grandine (al­le volte era il 900!) e le deformità. Benedicevo gli operai e le loro abitazioni, benedicevo le stalle nella buona e nell’avversa fortuna, benedicevo i miei cari, i ragazzi, e lo facevo giorno e notte. Più tardi, quan­do andavano a scuola ed arrivavano a casa. 
Quando erano piccoli, di notte facevo loro un segno di croce sulla fronte, anche quando dovettero andare al fronte!

Quanto ho benedetto da quel giorno! Ogni sera andavo nella loro camera e li benedicevo da lontano. E se davo loro la mano, come saluto o come segno di commiato, allora facevo un piccolo segno di croce sulla loro fronte e una nella mano vuota. La sera an­davo davanti ad una cappella della Madonna, pregavo e benedicevo nella direzione dove sapevo che era­no. (Essi erano in un paese nemico).
Bombe e guerra, necessità e saccheggi passarono come un miracolo vicino alla vecchia proprietà pater­na. Io riuscivo ad andare avanti a sopportare tutto, a superare tutto, e a saldare i miei conti. Riuscii a co­struire delle belle abitazioni per gli operai: cercavo pure di far piacere a Dio, facevo varie offerte alla Chiesa. Riuscii a dare un’istruzione ad ogni figlio, e a dar loro lavoro per decenni alle brave famiglie de­gli operai, che erano numerose. Io penso che tutto sia dovuto solo alle benedizioni di Dio che imparti­vo. Dovevo tutto a quella mano nascosta che mi gui­dava notte e giorno, e che benediceva con me. Malgrado tutte le difficoltà che dovetti affrontare in quelli anni, fu una bella vita benedetta, che condivisi con Gesù”.

E alla fine questa signora ha scritto questa frase meravigliosa: “Siccome noi cattolici dobbiamo pensare ed ama­re in senso universale, così da lontano io facevo pure dei segni di croce sul Papa, i Vescovi e Sacerdoti, sui nostri teologi e anche sulle regioni di diaspora. Que­sto è il segreto che conservai nel mio cuore, e che, alla fine della vita, volli confidare ad un Sacerdote”.
Nel frattempo la mano amorosa di Dio ha dato a quest’anima eletta una grave malattia. Ma lei conti­nuava a benedire. Sì, la sua benedizione sarà resa dieci volte maggiore, sarà moltiplicata per cento!

Il segno di croce significa ritornare a Cristo. Con la sua morte in croce per amore dei peccato­ri Cristo ha levato dal mondo la maledizione del peccatore. L’uomo però continua sempre a peccare e la Chiesa deve sempre aiutare ad effettuare la Reden­zione in nome del Signore. E ciò avviene in modo particolare per mezzo della S. Messa e dei Sacramen­ti, ma anche per mezzo dei Sacramentali: benedizioni dei Sacerdoti, acqua santa, ceri benedetti, olio bene­detto, ecc…

Ogni segno di croce fatto con fede è già un segno di benedizione. La croce irradia una corrente di be­nedizione per tutto il mondo, per ogni anima che crede in Dio e nella forza della croce. Ogni uomo unito a Dio può compiere la Redenzione ogni volta che fa un segno di croce.
Il segno di croce è il segno del Sangue di Cristo. La croce è il segno che irradia sempre amore, ri­porta Cristo: si, il segno di croce significa andare a Cristo, e per mezzo suo al Padre. Chi ha la fede di un bambino, lo potrà capire.

Già dall’inizio i cristiani benedicevano se stessi e gli altri con il segno della croce. Anche Tertulliano ne parla. Così pure noi dovremmo fare il segno di croce molto più spesso su di noi e sugli altri, e con molto rispetto, con fede profonda. Esso è il segno dell’amore più sublime, è il segno della vittoria continua: “In questo segno vincerai”.

La benedizione appartiene assolutamente ai cristiani. Il Signore ha detto: “In verità, in verità vi dico: Qualunque cosa domandiate al Padre nel nome mio, ve la concederà” (Giov. 16,23). Dunque: là dove c’è il nome del Signore c’è la benedizione; là dove c’è il segno della sua S. Croce, là si trova aiuto.

“Tu ti lamenti della cattiveria del mondo, o della mancanza di riguardo e dell’incomprensione della gente che ti circonda. La tua pazienza ed i tuoi nervi vengono messi a dura prova e spesso ti scappano, malgrado le migliori intenzioni. Trova una buona volta il mezzo e la ricetta della benedizione giornaliera” (Padre Kieffer O. Cap.)

Prendi ogni mattino un po’ d’acqua santa, fà un segno di croce e dì: “In nome di Gesù benedico tut­ta la mia famiglia, benedico tutti coloro che incontre­rò. Benedico tutti coloro che si raccomandano alle mie preghiere, benedico la nostra casa e tutti coloro che vi entrano ed escono. Ci sono moltissime persone, uomini e donne che lo fanno ogni giorno. Anche se questo atto non si sente sempre, esso ha sempre un effetto positivo. La cosa principale è questa: fare il segno di croce adagio e dire la formula di benedizione con il cuore! Oh, quante, quante persone ho benedetto!”.

Così disse la moglie di un tenente colonello, Maria Teresa Meyer­Bernhold: Io ero la prima che si alzava in casa mia: benedicevo con l’acqua santa mio marito, che stava ancora dormendo, pregavo spesso china su di lui. Poi entravo nella camera dei bambini, svegliavo i piccoli, ed essi recitavano le preghiere del mattino a mani giunte e ad alta voce. Poi facevo loro un segno di croce sulla fronte, li benedivo e dicevo qualcosa sugli Angeli Custodi.
Quando tutti erano usciti di casa, padre e figli, al­lora ricominciavo a benedire. Andavo per lo più in ogni camera, implorando protezione e benedizioni. Dicevo anche: “Mio Dio, proteggi tutti coloro che mi hai affidato: tienili sotto la tua protezione pater­na, con tutto ciò che posseggo e che devo amministrare, poiché tutto appartiene a Te. Tu ci hai dato tante cose: conservale, e fà che esse ci servano, ma che non siano mai occasione di peccato”.

Quando in casa mia ci sono ospiti, io prego pa­recchie volte per loro, prima che entrino in casa mia e mando loro la benedizione. Spesso mi fu detto che da me c’era un qualcosa di speciale, si sentiva una gran pace. Spesso succedeva che delle signore dice­vano: “Maria, ho potuto rimettermi spiritualmente in casa sua, la ringrazio di cuore. Com’è bello poter credere come lei. Noi non ce la facciamo, siamo po­veri. Lei è più felice di noi; noi lo sentiamo quando siamo da Lei. Preghi per noi! Ci benedica!”.

Queste parole le sentii dire da credenti e da non credenti. Tutti lo sentivano e l’esprimevano. Benedi­zione e preghiera: questo è il grande oceano con l’ac­qua salutare, per cui le anime trovano la pace. Che impressione faceva alla mia anima vedere queste po­vere persone davanti a me, che dimenticavano per un istante chi erano, capivano che la ricchezza non diceva loro più nulla. E mi guardavano con un’e­spressione implorante aiuto.
Quanto amavo queste anime che sapevano poco o nulla della vicinanza di Dio! Io avrei voluto abbrac­ciarle nel mio cuore, e promisi di pregare per loro. Ma feci di più: feci dei sacrifici per loro, le benedissi con il cuore che apparteneva tutto a Dio.

Sulla strada, quando uscivo per fare degli acquisti o altro, io benedicevo molte persone che passavano vicino a me. Benedicevo specialmente le donne e gli operai. Se ero fuori città, allora il mio amore anda­va alla natura, a tutto ciò che stava per maturare, ai fiori. Oh, quanto ne ho benedetto! – Anche le Chiese benedicevo volentieri. Quante volte dissi: “Padre, be­nedici la Tua Casa! Proteggila! Fa’ che i cuori raffred­dati delle anime che abitano le metropoli siano irra­diati dalla Tua Luce! Chiama gli uomini a Te!”.

Di notte mi alzo volentieri e benedico dalla fine­stra. Benedico le preoccupazioni degli uomini, i loro dolori. Benedico verso Roma, da cui viene tanta be­nedizione. Io benedico Lei, con i suoi parrocchiani, i seminari. Benedico le anime che mi sono state racco­mandate, le carceri, i morenti, tutti coloro che sono in pericolo. Guardo il firmamento e benedico le stel­le della volta celeste. Così, nel silenzio della notte, io benedico spesso e a lungo. Non è molto quello che le ho detto, ma io ho sentito in me e negli altri che le benedizioni hanno una gran forza viva e, che è sem­pre valido un detto: “Tutto dipende dalla benedi­zione…”. Voglia Dio che la mano di un Sacerdote mi benedica nell’ora della mia morte, poichè io ho amato tanto le benedizioni e nella mia vita ho conti­nuato a benedire”.

Il Signore ha esaudito questo suo desiderio: il 25 marzo 1952 lo stesso S. Padre le mandò una benedi­zione personale. Lo stesso giorno ricevette la visita del Vescovo ausiliare di R.; due Sacerdoti novelli le diedero varie volte la benedizione, e anche il 29 mar­zo, giorno della sua morte, un Sacerdote era al suo capezzale.

La forza della benedizione era tangibile nella baronessa Ancilla von Gebsattel, anima eletta, che morì in Germania, ad Altótting, in odore di santità il 3 novembre 1958, entrò all’età di 60 anni come Suo­ra nella Congregazione di S. Ludovico Maria Gri­gnion. Essa guidò le Suore del suo convento durante gli ultimi cinque anni della sua vita. Una sua conso­rella scrisse commossa: “È ancora come ce fosse og­gi, e non lo dimenticherò mai, quando fui benedetta per la prima volta da Madre Ancilla. Questa benedi­zione penetrò a poco a poco in me. Le poche parole sull’abbandono e l’accettazione della volontà di Dio, che essa mi rivolse, mi diedero molto coraggio e for­za, e mi accompagnarono durante la mia malattia. Fu all’inizio della malattia, ed io non pensavo di dover trascorrere due anni in un sanatorio”. Un’altra Suora scrive: “La sua mano benedicente fu una caratteristica della sua vita. Benediceva con ri­spetto, come sanno fare solo le anime sante. Quando non poteva più parlare e non aveva quasi la forza di ricevere visite, noi potevamo sempre andare giornal­mente da lei per ricevere la sua benedizione”. Quando io le parlai dell’efficacia della sua benedizio­ne, cercò di diminuirne l’importanza, dicendo: “Non ero io: era la Madonna”.

Il nostro tempo ha bisogno di molte, molte benedizioni! Benedizioni di Sacerdoti e di laici. Noi viviamo in un tempo pieno di dolori, oppresso, congestionato e pieno di pericoli? Anche il S. Padre ne ha fatto spesso allusione. Sì oggi gli uomini hanno bisogno di es­sere benedetti spesso, in nome e con il segno di Ge­sù Cristo.
Ci sono diversi Sacerdoti e anche laici che implorano ogni giorno la benedizione di Dio su tuoi gli uomini, sugli affamati ed oppressi, sui persecutori ed i perseguitati, sui deboli ed i peccatori, su tutti i Sacerdoti e religiosi, sulla diaspora, sui missionari e le loro missioni, sulla Chiesa di Dio e su tutti i popo­li della terra. In ultimo poi, essi benedicono tutte le anime del Purgatorio.
Ogni mattina ed ogni sera, essi prendono l’acqua santa e gettano l’acqua verso le quattro parti del mondo, e benedicono con il pollice o con una crocetta, dicendo: “Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo, benedite tutti gli affamati e gli oppressi, ecc…, per mezzo di Maria, la Mediatrice di tutte le grazie!”. Con il Battesimo e la Cresima Cri­sto ci ha uniti intimamente a sé ed alla Sua missione. Perciò ognuno può benedire, perciò ognuno dovreb­be benedire continuamente!

“L’Unione Mariana di Benedizione”, che fu ap­provato dalle autorità di Paderborn, riunisce Sacer­doti e laici di tutti i distretti della Germania e di altri stati che sotto l’intercessione di Maria, hanno deciso di benedirsi a vicenda da lontano, specialmente ogni sera alle 21. Queste anime benedicono anche tutti i Sacerdoti ed i religiosi di tutto il mondo. Questo è l’apostolato meraviglioso delle benedizioni, da cui scorrono molte grazie e molta forza. Anche tu ne puoi far parte:

In Germania: Segretariato MSK e V. Sede Centrale Untere Bergstrase, 7

D – 5419 LEUTEROD 1 Westerwald

In Austria: Elisabeth Wimmer – Segretario MSK C. Post. 210 – A – 5020 SALZBURG

In Italia: Segretariato U. M. B. C. Post. 1 – I-39012 – MERANO (BZ)

Ci sono quasi 400.000 Sacerdoti su tutto il globo terrestre e ci sono più di 600.000.000 di cattolici. Che forza benedicente c’è in tutte queste anime! Esse po­trebbero diventare un’armata vincente, ma ogni gior­no questa grazia benedicente dovrebbe essere adope­rata da un cuore pieno di amore e di fede. Ti prego: di­venta anche tu un dispensatore di benedizioni!

Signore, dammi delle mani che sappiano benedire, senza macchia e pure, che possano impartire la Tua Benedizione su tutto il mondo!

Formula di benedizione che può essere usata anche dai laici
La direzione della “Unione Mariana di Benedizio­ne” consiglia di prendere una piccola croce, per esem­pio quella del Rosario, e di fare un segno di croce ver­so le quattro parti dei mondo, dicendo: “Per intercessione della Beatissima Vergine Maria e Madre di Dio vi benedica Dio Onnipotente, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Amen”.

Altra formula che la Chiesa usa quando benedice
La benedizione del Padre e l’amore del Figlio e la forza dello Spirito Santo, la protezione materna della Regina del cielo, la paternità di S. Giuseppe, l’assistenza di tutti gli Angeli, l’intercessione di tutti i Santi, il desiderio ardente di vedere Dio, che provano le anime dei defunti in Purgatorio, sia con te e con i tuoi, e ti accompagni ovunque ed in ogni tempo! Amen.

Una formula di esorcismo e benedizione: “Ecco la croce del Signore: fuggite schiere nemi­che, ha vinto il leone della tribù di Giuda, la stirpe di Davide. Alleluja!”.

Oppure: “Per mezzo delle mani di 400.000 Sacerdoti del­l’orbe cattolico giunga la benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo su di voi e su tutti gli uomini della terra”.

Pensiero del mattino
In nome e con la benedizione del Padre e del Fi­glio e dello Spirito Santo comincio la mia giornata di lavoro.
In nome di Gesù benedico ogni persona con cui parlerò oggi, ogni persona che incontrerò.
In nome di Gesù benedico anche tutte le persone che pensano a me. A loro vada la benedizione del Signore.

Alla sera
Gesù, benedici con la Tua potenza divina tutti co­loro a cui ho pensato. Gesù, degnati pure di benedi­re tutti coloro che hanno pensato a me. Sia gloria ed adorazione a Dio Padre, al Figlio ed allo Spirito San­to nei secoli dei secoli. Amen.

Dio ti benedica!
Quando esci di casa, porta con te una mano be­nedicente!
Dì, nel silenzio della tua anima, a coloro che so­no con te e che incontri: Dio ti benedica!
Essi saranno benedetti e porteranno la loro croce con più facilità. (Padre Roche S J)

Giorno e notte benedico tutti i cari lettori di questo libretto e gli eletti propagatori che lo fanno conoscere in questo tempo calamitoso:

l’autore riconoscente don Alfonso maria Weill 8303 Oberroning (Germania)

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“In punta di piedi”, con discrezione e rispetto

Posté par atempodiblog le 27 février 2015

Benedizione delle famiglie: la chiesa a domicilio
La benedizione in punta di piedi: per conoscere le famiglie e far loro sapere che la parrocchia ha sempre le porte aperte.
Single e famiglie, studenti e anziani, diffidenti e devoti a padre Pio, immagini di santi e crocifissi appesi alle pareti, tra il gagliardetto della squadra di calcio e le foto delle vacanze. La benedizione pasquale offre un curioso spaccato della vita di un quartiere cittadino. All’arrivo del prete i più «aprono» ancora il loro cuore
di Graziella Teta – Toscana Oggi

“In punta di piedi”, con discrezione e rispetto dans Benedizione delle famiglie w2uiu

È  il tardo pomeriggio di un brumoso venerdì di febbraio. Don Luca Facchini, borsa a tracolla e aspersorio in mano, si avvia per il quotidiano incontro con gli abitanti dell’Unità Pastorale «Pisa Nova» (San Michele degli Scalzi e Sacra Famiglia). Come lui, in questo periodo tradizionalmente dedicato alla visita e alla benedizione delle famiglie prima della Pasqua, i sacerdoti delle parrocchie cittadine e della provincia dell’intera diocesi, si mettono «in cammino»: suonano campanelli di case e condomini, bussano ad ogni porta. Ma quante di quelle porte si aprono? Come sono accolti i preti? Come vivono le famiglie questa Chiesa che arriva «a domicilio»? Per trovare risposte, il cronista a sua volta ha bussato ad una parrocchia pisana, chiedendo di affiancare il sacerdote impegnato nelle visite per le benedizioni. L’appuntamento è davanti alla canonica: don Luca il vice parroco, uno dei numerosi laici che collaborano con la parrocchia e accompagnano nelle visite (stavolta è il turno di Paola Serraglini, catechista, insegnante neopensionata) e il cronista (in incognito).

Pronti, partiamo. Destinazione: il popoloso quartiere di Pisanova. Una signora affacciata alla finestra ci avvista: «Passate prima da me? Ho poco tempo, devo andare a lavorare». Accontentata. Presenta i figli: «Hanno terminato gli studi, ed ora sono alla ricerca di un’occupazione». I ragazzi osservano incuriositi il sacerdote, rimangono per la benedizione: don Luca asperge l’acqua benedetta e pronuncia la formula rituale – «la pace scenda su questa casa e su chi vi abita» – seguita da un momento di preghiera, recitando insieme un Padre nostro o un Gloria. Poi lascia un ricordo: la bella pubblicazione diocesana dedicata a San Ranieri, patrono della città e dell’Arcidiocesi di Pisa, realizzata per preparare i pisani a celebrare la ricorrenza dell’850° anniversario della morte (1160-2010). Le pagine, arricchite con riproduzioni a colori di opere d’arte, riportano il messaggio dell’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, la sua preghiera di ringraziamento e una descrizione della vita del santo. Infine, i testi della benedizione della famiglia. Il piccolo dono è gradito. La signora ringrazia e porge al sacerdote la busta con un’offerta.

Alla porta successiva il campanello suona a vuoto: don Luca deposita sullo stuoino un cartoncino colorato, intitolato Benedizioni 2010, con il messaggio: «Ciao! Oggi siamo passati per incontrarti e per benedire la tua famiglia e la tua casa. Non ti abbiamo trovato, ma se vuoi possiamo ripassare. Puoi chiamarci in parrocchia». Seguono i recapiti telefonici, e le firme: don Piero, don Luca e la comunità delle suore.

Un’altra porta si apre, ma l’anziano non ci accoglie: «grazie, non mi interessa», dice laconico. Poi saranno tanti altri volti: di un operaio single che si prepara la cena («ed anche il pranzo da portare al lavoro domani, questa settimana faccio il turno di notte»), di una giovane mamma con tre figli e quarto in arrivo, di un’anziana vedova («sono piena di acciacchi», lamenta), di nonni e nipotini riuniti in cucina, davanti ad un piatto di pastasciutta («non aspettiamo i genitori per cenare, arrivano tardi dal lavoro, i bambini devono andare a nanna presto»). E ancora, il vedovo ben contento di ricevere una visita: «la solitudine si sente»; il sacerdote s’informa sulla sua salute: «sto bene, esco a camminare tutti i giorni»; forse, avrebbe bisogno di un aiuto domestico… «in casa mi arrangio da solo; la signora straniera che si occupava delle pulizie mi faceva sparire crocifissi e santini». La coppia di mezz’età ci accoglie con calore, mostrando con orgoglio le foto della numerosa famiglia, quattro figli e sette nipoti. L’uomo, immigrato dal Sud tanti anni fa, si commuove mentre racconta di aver affrontato una grave malattia («ho pregato tanto Padre Pio»). Un’altra coppia s’affanna a spiegare le peripezie affrontate per trovare casa («ma l’alloggio è piccolo, 45 metri quadrati, abbiamo dovuto dar via parte dei mobili, non c’è abbastanza spazio»). Un’anziana, devota a Giovanni Paolo II, ci riceve con il cappotto addosso perché fa freddo, il riscaldamento funziona male. Un’altra signora apre la porta ma, quando vede la tonaca, declina con un leggero sorriso, e richiude. «Lasci stare don, è di un’altra religione», non manca di far sapere la dirimpettaia. Ancora volti giovani e anziani, cani che abbaiano, televisori sempre accesi (talvolta anche durante la benedizione); ancora immagini di madonne, santi e cristi appesi alle pareti, tra il gagliardetto della squadra di calcio e le foto delle vacanze. Qui, annota don Luca, le persone sono accoglienti, semplici; non stupisce che la fede sconfini nella devozione.

Ovunque, aggiunge, entriamo in punta di piedi: per conoscere le famiglie e far loro sapere che la parrocchia ha sempre le porte aperte. Il bilancio alla fine del giro è positivo: su una trentina di visite, pochi gli assenti e i rifiuti. Ma oltre due ore, su e giù per le scale di questi palazzi popolari, tirati su oltre vent’anni fa, ci restituiscono tante storie di vite spesso difficili, afflitte da problemi diffusi: lavoro che manca, solitudine, malattie. Emergono tante povertà, materiali e spirituali. «Illuminate», per qualche istante, dal sacerdote che si fa prossimo a tutti.

Un’occasione preziosa per conoscere i più deboli
Se lo ricorda bene don Piero Dini, parroco di S. Michele degli Scalzi e Sacra Famiglia e direttore del Centro pastorale diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi, il periodo quaresimale delle «benedizioni» di dieci anni fa. «Era il mio primo anno qui ed è stata un’esperienza forte. Andavo da solo, casa per casa, suonando ad ogni campanello: a chi mi apriva mi presentavo e dicevo “se credi, preghiamo insieme”. Se non erano credenti, era comunque un’occasione di conoscenza reciproca. Negli anni, ho trovato accoglienza anche da parte di famiglie di diverse fedi e paesi di provenienza. Ma non sono mancate, e non mancano, le porte chiuse: persone che, attraverso l’uscio – senza aprirlo – rifiutano la visita, accampando ogni genere di scusa. Per gli anziani è spesso un conforto ricevere il sacerdote (quando superano la diffidenza dell’estraneo che bussa alla porta), mentre con i giovani, gli studenti, è più difficile stabilire un contatto». Un’esperienza preziosa che don Dini ha riversato nel consiglio pastorale parrocchiale: «Quest’anno – spiega – abbiamo voluto dare un “taglio” diverso: non solo benedizioni per coloro che hanno fede, ma desiderio di incontrare e conoscere meglio le famiglie del territorio e, nel contempo, di far conoscere il “volto della chiesa”: di noi sacerdoti, delle suore, dei laici-testimoni. L’intento è offrire supporto (anche concreto, indicando casi particolari di povertà e solitudine al centro di ascolto della Caritas o alla San Vincenzo), manifestando alle persone il volto gioioso e semplice di una chiesa vicina, che si interessa ai loro problemi». Così ogni giorno (nel nuovo orario, dalle 17,30 in poi, in modo da incontrare anche chi lavora), si muovono tre gruppi che visitano un centinaio di famiglie. Don Piero è affiancato dal vice parroco don Luca Facchini, dalle suore francescane missionarie di Gesù Bambino che operano nella parrocchia della Sacra Famiglia e dai numerosi laici impegnati nelle attività delle due parrocchie, che costituiscono la vasta unità pastorale «Pisa Nova» (circa 14 mila abitanti, dalle Piagge ai quartieri più periferici), espressione delle più diverse situazioni economiche, sociali e culturali. Decine di strade, un lungo itinerario suddiviso in oltre cinquanta tappe, che si snoda attraverso un fitto calendario di visite (annunciate dalla lettera del parroco, già distribuita in anticipo nelle cassette della posta da una squadra di volontari). Altra novità di quest’anno, il questionario (curato da don Dini: cinque domande su fede, chiesa, preti), lasciato alle famiglie in occasione delle visite, da riconsegnare compilato in parrocchia: «Un’iniziativa di valore pastorale, più che un lavoro di ricerca, che vuole essere uno strumento per capire meglio come poter svolgere il mio ministero di sacerdote e parroco». Una «scintilla per far nascere un dialogo», la definisce don Piero.
Graziella Teta

La sfida? non scoraggiarsi davanti al «no, grazie»
Accoglienza, rifiuto, abitudine. Questo l’atteggiamento delle famiglie davanti al parroco che viene a benedire. Anche nei paesi di Pastina e Pomaia, dove i modi di vivere e di pensare si stanno lentamente adeguando a quelli della città. «Questo è il quarto anno che andrò nelle case – spiega don Amedeo Nannini -. Sono in tutto 250 o 300 quelle da visitare». Non molte, ma l’impegno è tanto per un prete che, 4 giorni su 7, vive a Pisa. «Trovo due categorie di persone: chi mi aspetta – a volte un po’ per “routine” - e chi si rifiuta totalmente di farmi entrare. Bisogna trovare motivi di nuovo interesse per chi è già “abituato”, e creare relazioni con chi proprio non vuole saperne…per prima cosa noi preti non dobbiamo cedere alla tentazione di non andare, per timidezza o per paura del “no”».

La campagna ormai non è più un’«oasi» di devozione: «trovo persone che in chiesa non vedo mai, ma che magari hanno delle richieste: “regolarizzare” una convivenza, battezzare un figlio… l’importante è non essere stavolta noi parroci a “chiudere la porta”, a non rompere queste fragili relazioni con dei “no” secchi: come potremmo altrimenti annunciare la “buona notizia”? Solo la visita alle famiglie ci consente di incontrare proprio tutti».
C.G.

«Mi muovo da solo. La gente si “confida” più volentieri»
«Sono arrivato qui quindici anni fa. Da allora le cose sono cambiate. In meglio. Piano piano la gente ha imparato a conoscermi e, generalmente, mi accoglie in casa volentieri». Il bilancio tracciato da monsignor Mario Stefanini, parroco di San Piero a Grado dal 1994, è positivo: «la benedizione delle famiglie è ancora l’unico mezzo veramente efficace per incontrare tutti gli abitanti del territorio». Sono 900 le case che don Mario visita tutti gli anni.

«Una visita che faccio da solo. Prima mi accompagnavano dei chierichetti, oggi gli impegni, la scuola, lo sport non lo permettono più. Ma forse è meglio così: la gente si sente meno imbarazzata se vuole parlare di qualche problema». E i problemi ci sono: il lavoro che manca, le malattie, le separazioni: se ne parla con il parroco, che ascolta e… «prende nota» dei piccoli e grandi drammi dei suoi parrocchiani: perché nessuno resti sconosciuto o venga dimenticato. Il calendario delle visite viene diffuso presto, a dicembre. Ciononostante qualcuno non apre: «ma non sono molti quelli che non si fanno trovare: in media uno ogni 4 o 5. In alcune case trovo una persona da sola – magari un figlio adolescente – lasciata ad aspettare il prete, mentre gli altri sono al lavoro: è segno che comunque la visita interessa».

E chi non crede? «Passo comunque. Li saluto, con tanti ho fatto amicizia». Benedizioni anche come mezzo per tenere aggiornato lo stato d’anime della parrocchia: «incontro famiglie nuove, appena arrivate, giovani sposi». Anche qui qualche coppia convivente, che non chiude la porta in faccia al prete: «a loro dico “vi aspetto in parrocchia, quando volete sono a disposizione…”».
Caterina Guidi

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