Il Papa: «Abbiamo una Madre, aggrappati a Lei come dei figli»

Posté par atempodiblog le 13 mai 2017

Il Papa: «Abbiamo una Madre, aggrappati a Lei come dei figli»
I due pastorelli di Fatima, Giacinta e Francesco, sono santi. Papa Francesco, nella Messa per la loro canonizzazione, ricorda che, come i tre veggenti, anche noi dobbiamo essere segno – per chi è abbandonato, povero, malato, emarginato – dell’amore di Dio e della sua misericordia. «Contro l’indifferenza che ci raggela il cuore».  E Bergoglio ha ricordato ancora una volta che la Chiesa dev’essere missionaria, «ricca di cuore e povera di mezzi».
di Annachiara Valle  Famiglia Cristiana

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Malati, disoccupati, migranti, anziani. Papa Francesco canonizza Francesco e Giacinta ricordando, alla folla che ha vegliato tutta la notte in preghiera, il senso del messaggio della Madonna apparsa a Fatima 100 anni fa: quello di una Madre in pena per l’umanità. Una Madre che vuole ricoprire e proteggere tutti con il suo manto. Che vuole essere «come un’ancora» che sostiene la nostra speranza.

Pellegrino di pace, Francesco ricorda Giacinta e Francesco, che oggi canonizza e le parole di suor Lucia, la terza dei tre pastorelli, morta nel 2005 e della quale, nel 2008, si è aperto il processo di beatificazione. Ricorda la visione in cui Maria dice a Giacinta: «Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono per la fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con lui?». E proprio pensando a queste parole Bergoglio invita tutti a pregare con lui e affida a Maria «i suoi figli e figlie. Sotto il suo manto non si perdono; dalle sue braccia verrà la speranza e la pace di cui hanno bisogno e che io supplico per tutti i miei fratelli nel Battesimo e in umanità, in particolare per i malati e i disabili, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati».

A margine della messa papa Francesco aveva incontrato una famiglia palestinese già conosciuta in Italia, lo scorso anno, al Cara di Castelnuovo di Porto. Una famiglia profuga dal dopoguerra, passata per l’Iraq, la Siria, la Libia, Lampedusa e – grazie al progetto di ricollocazione europea – accolta oggi in Portogallo. Una famiglia musulmana devotissima alla Madonna. Pensa a loro Francesco, ai militari malati che ha incontrato nella base di Monte Real, appena sceso dall’aereo, agli altri malati che ha incontrato a Fatima prima e dopo la messa, ai bambini. E chiede a ciascuno di abbandonarsi nelle braccia di Maria e di essere, a nostra volta, speranza per gli altri.  «Carissimi fratelli», dice ancora nell’omelia, «preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio. Egli infatti ci ha creati come una speranza per gli altri, una speranza reale e realizzabile secondo lo stato di vita di ciascuno. Nel “chiedere” ed “esigere” da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato, il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia. Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita».

Anche il cardinale Piero Parolin, nella messa celebrata durante la veglia della notte, aveva sottolineato quanto sia indispensabile questa generosità, l’essere disposti a pagare un prezzo per arrestare il male e costruire la pace. Come quando si riceve una banconota falsa, aveva detto come esempio il segretario di Stato, e si è vittime innocenti del male. E quel male lo si arresta soltanto «caricandosi in qualche modo di quella banconota». La «reazione spontanea, e persino ritenuta logica, sarebbe di passarla a qualcun altro. In questo si vede come siamo tutti inclini a cadere in una logica perversa che ci domina e spinge a propagare il male. Se mi comporto secondo questa logica, la mia situazione cambia: io ero vittima innocente quando ho ricevuto la banconota contraffatta; il male degli altri è caduto su di me. Nel momento, però, in cui coscientemente passo la banconota falsa a un altro, io non sono più innocente: sono stato vinto dalla forza e dalla seduzione del male, provocando una nuova vittima; mi sono fatto trasmettitore del male, sono diventato responsabile e colpevole. L’alternativa è quella di fermare l’avanzata del male; ma ciò è possibile solo pagando un prezzo, restando cioè io con la banconota falsa e liberando così l’altro dall’avanzata del male».

Come ha fatto Gesù, dice, nella messa di oggi, il Papa, che ha portato la croce prima di noi, caricandosi del male del mondo. Il Signore, ha concluso papa Francesco, «sempre ci precede. Quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Così non saliamo alla croce per trovare Gesù; ma è stato Lui che si è umiliato ed è sceso fino alla croce per trovare noi e, in noi, vincere le tenebre del male e riportarci verso la Luce. Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore».

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La «notte illuminata da una luce sconosciuta»

Posté par atempodiblog le 26 janvier 2015

Fatima. Il presagio sulla guerra
Così Speer raccontò la «notte illuminata»
di Michele Brambilla – Corriere della Sera (22/05/2000)

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«Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che quello è il grande segno che Dio vi dà prima di punire il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra…». Così si legge nella seconda parte del messaggio che suor Lucia dos Santos dice di aver ricevuto dalla Madonna il 13 luglio 1917 a Fatima. La punizione annunciata è la seconda guerra mondiale, e coloro che hanno indagato il «caso Fatima» hanno quasi sempre identificato la «notte illuminata da una luce sconosciuta» con quella tra il 24 e il 25 gennaio 1938, quando il cielo di tutta Europa fu illuminato da un’ eccezionale aurora boreale: meno di due mesi dopo, Hitler avrebbe invaso l’ Austria.

Questa interpretazione dei «fatimologi» è rafforzata dal fatto che nella profezia si sostiene anche che la seconda guerra mondiale sarebbe cominciata «durante il pontificato di Pio XI», quindi non nel 1939. Ma se questa è l’interpretazione «ufficiale», c’è però un fatto che – pur mantenendo, ovviamente, la prudenza dovuta quando si parla di profezie – desta perlomeno curiosità. Nelle sue «Memorie del Terzo Reich», Albert Speer – architetto del nazismo e ministro degli armamenti dal ’42 – così racconta cosa accadde la notte del 22 agosto 1939, poche ore dopo che Goebbels aveva annunciato la firma del patto di non aggressione con l’ Unione Sovietica: «Quella notte ci intrattenemmo con Hitler sulla terrazza del Berghof ad ammirare un raro fenomeno celeste: per circa un’ora, un’intensa aurora boreale illuminò di luce rossa il leggendario Untersberg che ci stava di fronte, mentre la volta del cielo era una tavolozza di tutti i colori dell’ arcobaleno. L’ ultimo atto del ‘Crepuscolo degli dei’ non avrebbe potuto essere messo in scena in modo più efficace. Anche i nostri volti e le nostre mani erano tinti di un rosso innaturale. Lo spettacolo produsse nelle nostre menti una profonda inquietudine. Di colpo, rivolto a uno dei suoi consiglieri militari, Hitler disse: “Fa pensare a molto sangue. Questa volta non potremo fare a meno di usare la forza”».

Il giorno dopo, sul Völkischer Beobachter si leggeva: «Martedì mattina (22 agosto) alle ore 2.45 l’ osservatorio astronomico del Sonnenberg ha notato una gran luce nel cielo settentrionale». All’ alba del 1° settembre, 60 divisioni tedesche entravano in Polonia.

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L’aurora boreale del 25 gennaio 1938
di don Aldo Galli

Lucia ritenne che la straordinaria “aurora boreale” avvenuta nella notte del 25 gennaio 1938 (la “notte illuminata da una luce sconosciuta” descritta dalla Vergine) era il segno di Dio per l’inizio della guerra. In realtà tale fenomeno, descritto come “aurora boreale”, si manifestò come  una strana colorazione del cielo, che divenne – secondo le testimonianze – di color rosso fuoco, come un enorme bagliore di fuoco che si alzava verso il cielo.

Questo fenomeno fu visibile anche in Italia nella notte tra il 25 e il 26 gennaio del 1938 (dalle ore 20,45 all’1,15 con brevi intervalli), evento rarissimo alle latitudini dell’Europa meridionale. In Italia fu soprattutto visibile in Piemonte e si vide addirittura sino a Napoli e tutta la stampa dell’epoca ne parlò. Come sappiamo la seconda guerra mondiale scoppiò l’1/9/1939 a seguito dell’invasione della Polonia da parte della Germania, anche se nel suo discorso al Reichstag del 30/1/1939 Hitler dichiarò di aver deciso l’invasione dell’Austria (l’Anschluss) proprio nel gennaio 1938.

Per approfondire:

2e2mot5 dans Diego Manetti La Madonna a Fatima predisse un grande segno nel cielo prima della II° guerra mondiale
2e2mot5 dans Diego Manetti Quando Hitler vide un segno nel cielo

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Novena alla B.V. Maria di Fatima

Posté par atempodiblog le 4 mai 2014

Novena alla B.V. Maria di Fatima (dal 4 al 12 maggio o in qualsiasi momento per le proprie necessità)

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Vergine Santissima che a Fatima hai rivelato al mondo i tesori di grazie nascosti nella pratica del Santo Rosario, infondi nei nostri cuori un grande amore a questa santa devozione, affinché, meditando i misteri in esso contenuti, ne raccogliamo i frutti e otteniamo la grazia che con questa preghiera ti chiediamo, a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime nostre. Così sia.

- 7 Ave Maria

- Cuore Immacolato di Maria, prega per noi.

Tratto da: Preghiere per la famiglia

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La grande promessa dei primi cinque sabati del mese

Posté par atempodiblog le 10 décembre 2013

La grande promessa dei primi cinque sabati del mese dans Fatima 29aw3tc

«Il 10 dicembre 1925 mi apparve la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento, il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore di tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non c’è chi faccia atti di riparazione per strappargliele”. E subito la Vergine Santissima aggiunse: “Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo: a tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno Il Rosario, e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’Intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”».

Suor Lucia di Fatima

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L’appello storico di Fatima

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2013

L’appello storico di Fatima

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La data e il luogo delle apparizioni [..] sono in relazione alla gravità della situazione storica. Il 1917 è l’anno più critico della Grande Guerra ed è allo stesso tempo l’inizio del regime comunista e della sua persecuzione della Chiesa in molti paesi del mondo. Il luogo, Fatima, da una parte richiama un mondo ancora ricco di fede semplice e viva, dall’altra si collega con la cultura laicista e belligerante che dominava il Portogallo e l’Europa dell’epoca. E’ incredibile come attraverso un fattore così storicamente irrilevante, come tre poveri bambini di una sperduta cittadina portoghese, la Madonna abbia potuto richiamare il mondo intero al fattore più rilevante della storia, che è la fede. […]

13 ottobre 1917 (alla presenza di circa 70 mila persone)
“Voglio dirti che desidero che si eriga qui una Cappella in mio onore, perché io sono Nostra Signora del Rosario. Continuate a recitare il Rosario ogni giorno. La guerra finirà presto e i soldati ritorneranno alle loro case”.
Lucia: “Ho molte cose da chiedervi: la guarigione di alcune persone ammalate, la conversione dei peccatori e altre cose…”.
“Alcune le esaudirò, altre no. E’ necessario che si emendino, che chiedano perdono dei loro peccati”. Quindi con espressione triste disse: “Non offendete più Dio, Nostro Signore, perché Egli è già troppo offeso!”.

Il miracolo del sole
A questo punto Nostra Signora, aprendo le mani, le fece riflettere sul sole e, mentre saliva, il riflesso della Sua persona era proiettato sul sole stesso. Questa è la ragione per cui io gridai forte: “Guardate il sole”.
Quando Nostra Signora scomparve nelle immense distanze del firmamento, oltre al sole vedemmo S. Giuseppe con il Bambino Gesù e Nostra Signora vestita di bianco con un manto blu. S. Giuseppe con il Bambino Gesù sembravano benedire il mondo: fecero infatti il Segno di Croce con le loro mani. Poco dopo, questa visione scomparve e vidi Nostro Signore e la Vergine sotto le apparenze di Addolorata. Nostro Signore fece l’atto di benedire il mondo, come aveva fatto S. Giuseppe. Questa apparizione scomparve e vidi ancora Nostra Signora, questa volta sotto le apparenze di Nostra Signora del Carmelo.

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Gli elementi essenziali delle affermazioni mariane potrebbero essere riassunti così:
- necessità primaria della preghiera;
- importanza del Rosario quotidiano, specialmente per la pace (la Madonna si definisce Nostra Signora del Rosario);
- con la preghiera la guerra finirà presto e i soldati torneranno;
- necessità di fare sacrifici per salvare i peccatori;
- l’inferno è una realtà e bisogna pregare per evitare che gli uomini finiscano in essa;
- la storia richiede conversione, altrimenti l’umanità affonda nella violenza e nel male;
- la Chiesa deve attraversare una grande persecuzione e una grande prova che coinvolgerà anche il papato;
- le guarigioni fisiche sono possibili, ma prima di tutto occorre la conversione e la richiesta di perdono dei peccati;
- occorre costruire un santuario;
- il miracolo non mancherà;
- Dio è molto offeso, occorre non offenderlo più.

In una lettera scritta nel 1958 ad un sacerdote Lucia scrive:
La Madonna mi ha ripetuto che i rimedi ultimi dati al mondo sono: il Santo Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Poi mi disse che, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci offre con tremore l’ultima ancora di salvezza: la SS. Vergine in persona, le sue numerose apparizioni, le sue lacrime, i messaggi dei veggenti sparsi in tutte le parti del mondo.
La recita quotidiana del Rosario, già richiesta di fatto anche a Lourdes, diventa a Fatima un impegno di enorme importanza per tutta l’umanità. Come verrà precisato dagli insegnamenti dei Papi, tale recita comporta un ripercorrere continuamente il Vangelo insieme con Maria: essa perciò introduce e prepara costantemente alla Confessione, all’Eucarestia e alla vita della Chiesa, dove l’incontro con Cristo si compie. Nel Rosario si impara a chiedere questo dono, a mendicarlo continuamente, ad affidarsi a Maria per essere con Cristo.
La collocazione geografica di Fatima, nella parte più occidentale dell’Europa, fa pensare ad punto di convergenza tra Europa e Americhe, con uno sguardo anche all’Africa: un appello dunque a tutto il mondo occidentale cristiano o ex-cristiano, mentre nei messaggi il pensiero va non poco anche alla Russia e al continente asiatico. Non è forse da escludere un riferimento al mondo islamico, implicato nel nome della cittadina stessa di Fatima. Insomma, uno sguardo al mondo intero, interpellato fin alle sue radici e nel suo destino decisivo da tre umili bambini portoghesi.
Fatima è dunque un appello di Maria al mondo a ritornare a Cristo. Questo appello ha scosso le coscienze di molti, facendo capire che la posta in gioco non è classificabile come semplice ‘devozione religiosa’, ma coincide con il destino del mondo: tale destino si può compiere solo nell’incontro con Dio. In caso contrario il mondo non diventa autonomo, ma disumano e alla fin fine impossibile e perduto.
Il nesso con Medjugorje è chiaro come il sole: sia come giudizio storico che come indicazioni per la rinascita. L’idea che Medjugorje sia il compimento di Fatima, come annunciato in uno dei messaggi, è ampiamente verificabile sia nei contenuti che nella natura degli eventi.

Tratto da: La scuola di Medjugorje, a cura di  don Matteo Graziola

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Il Papa consacrerà il mondo al Cuore Immacolato il 13/10/2013

Posté par atempodiblog le 13 août 2013

Papa Francesco consacrerà il mondo al Cuore Immacolato di Maria, ad ottobre in Vaticano. La Statua della Madonna di Fatima sarà presente alla Giornata Mariana

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In risposta al desiderio del Santo Padre Francesco, la Statua della Madonna del Rosario di Fatima venerata alla Cappellina delle Apparizioni sarà a Roma il 12 e 13 ottobre alla Giornata Mariana promossa dal Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. Il 13 ottobre ai piedi della Statua della Madonna, il Papa Francesco consacrerà il mondo al Cuore Immacolato di Maria.
La Giornata Mariana è uno dei grandi eventi pontifici previsti nel calendario della celebrazione dell’Anno della Fede e riunirà in Roma centinaia di movimenti e istituzioni legate alla devozione mariana.
Il Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, Mons. Rino Fisichella, nella lettera indirizzata al Vescovo di Leiria-Fatima Mons. Antonio Marto, comunica che “tutte le realtà ecclesiali di spiritualità mariana” sono invitate a partecipare alla Giornata Mariana, un incontro che prevede il giorno 12 un pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo S. Pietro e altri momenti di preghiera e di meditazione, e il giorno 13 la celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco in Piazza S. Pietro.
Mons. Rino Fisichella scrive: “È desiderio vivo del Santo Padre che la Giornata Mariana possa avere come speciale segno una delle icone mariane tra le più significative per i cristiani di tutto il mondo e, per questo motivo, abbiamo pensato alla amata statua originale della Madonna di Fatima”.
La statua della Madonna lascerà il Santuario di Fatima in Portogallo la mattina del 12 ottobre e ritornerà nel pomeriggio del giorno 13. Al suo posto alla Cappellina delle Apparizioni sarà collocata la prima Statua della Madonna Pellegrina di Fatima, intronizzata nella Basilica della Madonna del Rosario fin dal 8 dicembre del 2003.

Fonte: Santuário de Fátima
Tratto da: Ascolta tua Madre

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La missione profetica di Fatima non è conclusa

Posté par atempodiblog le 13 mai 2013

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Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).

Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità.

Benedetto XVI (13 maggio 2010)

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I pastorelli di Fatima

Posté par atempodiblog le 21 février 2013

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Uno dei divertimenti preferiti da Francesco, Giacinta e Lucia era quello di gridare ad alta voce, dall’alto dei monti, seduti sulla roccia. Il nome che più echeggiava era quello della Madonna. A volte Giacinta, «quella a cui la Vergine Santissima ha comunicato maggior abbondanza di grazie e maggior conoscenza di Dio e della virtù», come scriverà Suor Lucia, recitava tutta l’Ave Maria, pronunciando la parola seguente soltanto quando l’eco riproduceva per intero quella precedente. Tale innocentissima preghiera di bambina, quasi surreale, dove il soprannaturale si sovrapponeva al naturale, doveva essere di sublime bellezza. Ebbene, la Madonna scelse proprio lei, suo fratello e la cugina per rivelare a Fatima, nel 1917, i rimedi che l’umanità e la Chiesa avrebbero dovuto prendere per combattere errori e guerre: la recita del Santo Rosario, la lotta contro il peccato, la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria per arrestare l’ideologia comunista.

Il 12 settembre 1935 le spoglie di Giacinta furono trasportate da Vila Nova de Ourém a Fatima. Quando la bara fu aperta si attestò che il volto della piccola veggente era incorrotto. Venne scattata una fotografia e il Vescovo di Leiria, Monsignor José Alves Correia da Silva (1872-1957) ne inviò una copia a suor Lucia che, nei ringraziamenti, accennò alle virtù della cugina. Tale fatto indusse il Monsignore ad ordinare alla monaca di scrivere tutto ciò che sapeva della vita di Giacinta, ecco che nacque la Prima Memoria, che l’autrice terminò nel Natale dello stesso 1935.

Trascorsero due anni dalla Prima Memoria e il Vescovo di Leiria ordinò a Suor Lucia di scrivere, in tutta verità, la sua vita e le apparizioni mariane, così come erano avvenute. Suor Lucia obbedì, scrivendo la Seconda Memoria dal 7 al 21 novembre 1937.

In una lettera del 31 agosto 1941, indirizzata a padre Giuseppe Bernardo Gonçalves Sj, Lucia spiega come nacque la Terza Memoria: «Mons. Vescovo… mi ordinò di ricordare qualsiasi altra cosa che avesse relazione con Giacinta, per una nuova edizione che vogliono stampare. Quest’ordine mi penetrò nell’anima come un raggio di luce …». Fu proprio con questo scritto che Fatima raggiunse dimensioni internazionali. Sorpresi dai racconti della Terza Memoria, Monsignor Giuseppe Alves Correia da Silva e don Galamba conclusero che Lucia, nelle relazioni anteriori, non aveva detto tutto e che nascondeva ancora degli elementi. Dunque, il 7 ottobre 1941, la monaca riceve il nuovo ordine di scrivere qualsiasi altra cosa che avesse potuto emergere dagli accadimenti di Fatima. Fu così che l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione, dello stesso anno, l’autrice consegnò il manoscritto affermando: «Fin qui, ho fatto il possibile per nascondere quel che le apparizioni della Madonna nella Cova d’Iria avevano di più intimo. Ogni volta che mi vidi obbligata a parlare, cercai di accennarvi di sfuggita, per non  scoprire quello che tanto desideravo tener in serbo. Ma ora, che l’obbedienza mi comandò, ho detto tutto! E io rimango come lo scheletro, spogliato di tutto e perfino della vita stessa, messo nel Museo Nazionale, per ricordare ai visitatori la miseria e il niente di tutto quel che passa. Così spogliata, resterò nel Museo del Mondo ricordando a quelli che passano, non la miseria e il niente, ma la grandezza delle Misericordie Divine».

Con schiettezza e semplicità Suor Lucia narra in queste pagine le “magiche” beltà della loro infanzia. Tutti e tre i bambini nacquero ad Aljustrel, in Portogallo. Lucia dos Santos, poi suor Lucia di Gesù, il 22 marzo 1907, morirà a Coimbra il 13 febbraio 2005; Francesco Marto l’11 giugno 1908, morirà a Fatima il 4 aprile 1919 (beatificato, con la sorella il 13 maggio 2000); Giacinta Marto l’11 marzo 1910, morirà a Lisbona il 20 febbraio 1920.

Era la primavera del 1916 quando l’Angelo del Portogallo (così si identificò) comparve loro, anticipando l’arrivo di Nostra Signora di Fatima. Lucia e Giacinta (come accadrà anche con la Madonna), potevano vedere e sentire; la prima poteva anche colloquiare, mentre Francesco vedeva soltanto. L’Angelo, che portò l’Eucaristia e li comunicò, per tre volte pregò: «Mio Dio! Io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano». Poi disse: «Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria stanno attenti alla voce delle vostre suppliche».

Francesco aveva un carattere mite, umile, paziente. Nel gioco accettava la sconfitta benevolmente e tendeva ad isolarsi, non si dava cura e pensiero se veniva emarginato. Era sempre sorridente, gentile, condiscendente. Quando qualcuno si ostinava a negargli i suoi diritti di vincitore, si piegava senza resistere: «Credi di aver vinto tu?! E va bene! A me non me n’importa!» e se qualcuno degli altri bambini insisteva nel togliergli qualcosa che gli apparteneva, diceva: “Fa’ pure… a me che me n’importa?!”». E davvero nulla gli importava, se non le realtà celesti. Amava il silenzio e non mancava occasione per mortificarsi con atti di eroismo.

Dopo il pascolo, la sera, Francesco e Giacinta andavano nell’aia della famiglia di Lucia per giocare e, insieme, aspettavano che la Madonna e gli Angeli accendessero le loro «lucerne», così definivano la luna e le stelle, e allora Francesco si animava nel contarle, ma nulla lo entusiasmava di più che l’osservare il sorgere e il tramontare del sole, che identificava come la lucerna del Signore, mentre Giacinta amava maggiormente quella della Madonna.

La sensibilità di animo di Francesco e di Giacinta, che traspariva dalla naturalezza dei loro gesti, con le apparizioni, raggiunse un livello di straordinario misticismo: la grazia corrisposta diede vita ad altezze di virtù. Quella di Francesco fu anima di profonda preghiera. Quando prese ad andare a scuola a volte diceva a Lucia: «Senti, tu va’ a scuola. Io resto qui, in chiesa, vicino a Gesù nascosto. Per me non vale la pena di imparare a leggere; fra poco vado in Cielo. Quando torni, vieni a chiamarmi». Allora si metteva vicino al Tabernacolo e, interrogato su cosa facesse tutte quelle ore, egli affermava: «Io guardo Lui e Lui guarda me».

Mentre Giacinta faceva penitenze per salvare anime peccatrici dall’Inferno, Francesco pensava a consolare il Signore e la Madonna. Ricordando la promessa di Maria Vergine, della quale aveva sempre un’immensa nostalgia, di portarlo presto in Cielo con Giacinta, gioiva dicendo: «lassù almeno potrò meglio consolare il Cuore di Gesù e di Nostra Signora».

Sapeva accettare e sopportare la sofferenza con esemplare rassegnazione e accolse la «Spagnola», che lo portò via, come un dono immenso per consolare Cristo, per riscattare i peccati delle anime e per raggiungere il Paradiso.

La breve vita di Giacinta trascorse in maniera parallela a quella del fratello, legata da un’identica serenità spirituale grazie al clima di profonda Fede che si respirava in casa. Il suo temperamento era però forte e volitivo e aveva una predisposizione per il ballo e la poesia. Era il numero uno dell’entusiasmo e della spensieratezza. Saranno gli accadimenti del 1917 a mutare i suoi interessi e più non ballerà, assumendo un aspetto serio, modesto, amabile. Il profilo che Lucia tratteggia della cuginetta è straordinario: è il ritratto dei puri di cuore, i cui occhi parlano di Dio.

Giacinta era insaziabile nella pratica del sacrificio e delle mortificazioni. Le penitenze più aspre per Lucia erano invece dettate dalle ostilità familiari e in particolare di sua madre, che la considerava una bugiarda e un’impostora. Lucia, essendo la più grande, fu la veggente più vessata e più interrogata (fino allo sfinimento) sia dalle autorità religiose che civili. A coronare questo clima intriso di tensioni e diffide c’era pure la situazione economica precaria dei dos Santos, provocata anche dal fatto che nel luogo delle apparizioni mariane, di proprietà della famiglia, non era più possibile coltivare nulla: la gente andava con asini e cavalli, calpestando tutto.

Agli inizi del mese di luglio del 1919 Giacinta entrò in ospedale, anche lei colpita dalla «Spagnola». Sua madre le chiese che cosa desiderasse e la piccola chiese la presenza dell’amata Lucia. La visita fu tutto un parlare delle sofferenze offerte per i peccatori al fine di allontanarli dall’Inferno – che con grande sgomento era stato loro mostrato dalla Madonna – e per il Sommo Pontefice: «Tu rimani qua per dire che Dio vuole istituire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Quando ce ne sarà l’occasione, non ti nascondere. Di’ a tutti che Dio ci concede le grazie per mezzo del Cuore Immacolato di Maria; che le domandino a Lei, che il Cuore di Gesù vuole che vicino a Lui, sia venerato il Cuore Immacolato di Maria. Chiediamo la pace al Cuore Immacolato di Maria; Dio la mise nelle mani di Lei. S’io potessi mettere nel cuore di tutti, il fuoco che mi brucia qui nel petto e mi fa amare tanto il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria!”».

Quando Lucia perse i cugini fu abissale il suo dolore, infatti, come lei stessa ebbe a dichiarare, non ebbe in terra altra più amata compagnia che quella di Francesco e di Giacinta.

Cristina Siccardi

Fonte: Il Timone, gennaio 2013
Tratto dal sito di Cristina Siccardi

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Una straordinaria conversione dovuta alla Madonna di Fatima e a Santa Teresina del Bambin Gesù

Posté par atempodiblog le 2 octobre 2012

Jacques Fesch

Prima “angelo”, dopo schiavo dei vizi, assassino condannato alla ghigliottina, con un pentimento sincero, Jacques Fesch diventa fervente apostolo e muore da santo. Infatti, mezzo secolo dopo la Chiesa francese propone di portarlo dal patibolo agli altari.

La storia di Jacques Fesch (6-4-1930 + 1-10-1957) è adatta a riempirci di fiducia nella misericordia divina, ottenuta per la mediazione della Vergine Rifugio dei Peccatori.
Nato a Parigi, questo giovane brillante, figlio di una famiglia agiata – da genitori belgi più precisamente – Fesch ha una infanzia serena e una prima adolescenza molto promettente. I testimoni della sua Prima Comunione ci dicono di aver visto quel giorno “un angelo”.

Fede perduta, cattive influenze e la rapina frustrata…

Eppure a 17 anni perde la fede e l’idealismo, volendo soltanto i piaceri. Incomincia una vita sbandata, ha un figlio naturale da una donna che abbandonerà, sposandosi poi civilmente ad un’altra giovane che ha messo incinta. Si ribella refrattario ai lavori che i suoi genitori gli trovano, ed ad un certo punto non pensa ad altro che a futili avventure in compagnia di cattive amicizie. Abbandona la seconda ragazza e vuole partire alla volta dei mari tropicali, chiedendo ai suoi genitori di finanziargli questa oziosa impresa. I soldi gli saranno negati e, Fesch ribollente di risentimento, diverrà il protagonista del dramma che segnerà nel bene e nel male la sua storia.
Decide di assaltare, nei dintorni del Teatro dell’Opera di Parigi, un cambiavalute amico di suo padre, con la certezza che quest’ultimo avrebbe poi restituito i soldi rubati. Allo scopo di spaventare il malcapitato commerciante si arma di una pistola scarica, ma i suoi complici lo convincono di infilarvi qualche pallottola.
Fesch, ormai schiavo delle sue passioni e delle cattive influenze, dà loro retta. Compie maldestramente la rapina. Il cambiavalute reagisce, parte un colpo e Fesch riesce soltanto a ferire se stesso. Accecato dalla paura, si mette a correre per la strada. Un drappello di persone guidato da un agente della polizia gli corre dietro. Fesch si infila in un cortile senza uscita, cambia senso di marcia e tenta, tanto inutilmente quanto disperatamente, di rompere la barriera dei suoi inseguitori. Senza mirare nessuno, con la mano ferita all’interno dell’impermeabile preme istintivamente il grilletto, uccidendo un poliziotto. Gli altri lo intercettano ed è fortemente malmenato, rischiando di morire linciato.

Nella prigione, lettura delle apparizioni di Fatima: il miscredente diventa uomo di fede!

Ecco Jacques Fesch a soli 22 anni, brillante ragazzo di buona famiglia, segnalato a tutta la nazione quale vile assassino. Il sindacato di polizia, inferocito dal crimine, chiede ed ottiene la pena di morte: Fesch dovrà essere decapitato nella ghigliottina cinque anni dopo. Ma sono cinque anni di mirabile conversione e stupefacente crescita spirituale, delle quali Fesch ci lascerà scritti che toccano alte vette di vita mistica.
Fesch, nei suoi scritti autobiografici e nelle sue lettere, ci racconta che agli inizi del suo periodo in carcere, restando ateo come all’epoca del delitto, prendeva in giro lo zelo del suo buon avvocato che faceva di tutto per strapparlo alla morte e, prima ancora, per avvicinarlo a Dio. Un bel giorno riceve un libro su Fatima: “… Soprattutto Le apparizioni di Fatima lette e rilette – gli hanno chiarito la coscienza e i doni della grazia hanno compiuto il lavoro”. A partire da Fatima, Fesch incomincia a ripensare la sua vita, a trovare il senso del suo calvario accanto al Signore “come il buon ladrone messo in croce”. Offre i suoi sacrifici, sulla scia dei pastorelli, per la conversione dei peccatori, coltivando la devozione al Cuore Immacolato di Maria come mezzo sicuro per immergersi nell’Amore divino. Egli ci ripete più volte l’importanza che ebbe Fatima nella sua conversione. In otto mesi di carcere, profondamente pentito dei suoi trascorsi, il giovane immaturo e miscredente diviene un uomo di grande fede.

“Devo affidarmi interamente  al Cuore Immacolato di Maria”

L’amore alla Madonna diventa ardente: “… io mi sento piuttosto chiamato ad avere una particolare devozione per la Vergine Maria. Se posso così esprimermi, ho l’impressione che Ella mi sia più accessibile, d’avere con lei relazioni più intime, e non sento mai meglio gli effetti della preghiera che quando recito un’Ave… La Vergine è più vicina alla nostra umanità col Suo Cuore di Madre che ha sofferto mille torture… Ella ha in mano la mia salvezza, devo affidarmi interamente al suo Cuore Immacolato.”.
E, davanti al disprezzo degli uomini e nell’isolamento del carcere, la Madonna lo consola. Allora egli scrive: “Non vi sono più ingiustizie, non più problemi, ma soltanto un formidabile slancio verso l’amore di Dio. Tu diventi fratello di tutti quelli che soffrono e sai che le tue pene non sono che una forma di croce altrettanto preziosa agli occhi del Signore di quelle che portano il monaco nel suo chiostro o il missionario tra i suoi selvaggi”. A tutti sorprende la serenità con cui questo ragazzo, che una volta era inebriato di piaceri, abbraccia il suo tragico destino: “Ho un grande desiderio di donare qualcosa a Gesù, prima di donargli la testa… nonostante le mie pene, io sono felice, perché mi è dato di potermi purificare e di presentarmi davanti a Lui un po’ meno indegno…”.
Si ritiene vittima di un’ingiustizia perché “davanti a Dio non ho previsto né voluto le conseguenze del mio primo atto. Ho agito assolutamente senza consapevolezza e pertanto involontariamente”, eppure si rassegna così risolutamente alla sentenza del tribunale, che afferma di non voler essere graziato, perché teme di non raggiungere più le vette spirituali attinte nella sofferenza: “… se ne avessi la possibilità, non cambierei la mia sorte con quella di un re del petrolio…”.

Il convertito e fervente apostolo conosce la “piccola via”  di Santa Teresina del Bambin Gesù

Prima figlio scapestrato e marito infedele, ora Fesch fa di tutto per convertire i suoi familiari. Le lettere per loro dal carcere sono tanto piene di zelo quanto prive di rispetto umano: “Papà lo scompiglio, lo incalzo, lo minaccio, non disdegnando la profezia con gli accenti degni del grande Isaia, e deve esserne sbalordito.” Alla fine vedrà i suoi sforzi in larga misura coronati dal successo. “Ecco in fondo quale era il mio destino, illustrare magnificamente le conseguenze dei peccati di una famiglia incredula”.
Dopo Fatima, Jacques Fesch scopre nel carcere gli scritti di Santa Teresa di Gesù Bambino, e la “piccola via” insegnata dalla santa di Lisieux lo trasformerà ancora di più nel “buon ladrone”. “Amo la sua piccola via e la sua fiducia in Dio, il suo zelo… “. A tratti le riflessioni che ci ha lasciato sembrano veramente simili a quelle della dottoressa della Chiesa: “Devo dare la mano alla Santa Vergine e lasciarmi condurre là dove vuole portarmi. Con lei non ho paura; per quanto amaro sia il calice, sono davvero sicuro che, da buona mamma qual è, vi metterà qualche goccia di miele”. “Ho fatto delicatamente scivolare la mia destra nella mano della Santa Vergine e la sinistra in quella della piccola Santa Teresa.”
Chiederà segretamente di morire l’1 ottobre 1957, sessantesimo della morte di Santa Teresina, e verrà accontentato dalla inconsapevole Giustizia francese.

“Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve” (Sl. 51, 9)

Offrendo la sua vita come umile purificazione per amore di Dio, Fesch stupisce tutti. Anche il presidente della Francia René Cotty vuole complimentarsi con lui per quello che è divenuto. Il suo confidente spirituale (l’avvocato) e il cappellano del carcere, sono sempre più sorpresi. Alcuni testimoni dei suoi ultimi sofferti ma sereni giorni, dicono che Fesch giunse al patibolo avendo recuperato l’innocenza e che “morì da santo”.
Lo scrittore Plinio Corrêa de Oliveira compose una bella preghiera per chiedere la grazia del ripristino dell’innocenza: “Madre mia, fai di me la piena realizzazione di quel figlio senza macchia che sarei stato se non ci fosse stata tanta miseria. Ricordati di quel Davide e di tutta la dolcezza che vi avevi depositato…”. Ecco una lezione, quella di Jacques Fesch, che mostra come Dio esaudisca sempre “un cuore pentito ed umiliato”, fino a farlo diventare un nuovo Davide rinato dalla morte del peccato, e che ci fa vedere pure come, aprendoci fiduciosi alla misericordia divina anche nella più triste situazione, troviamo spalancate le porte di Colui che afferma di essere venuto più per i peccatori che per i giusti.

Nota: Le notizie e citazioni di questo articolo sono tratte dal libro “Jacques Fesch racconta la sua vita”, di Giacomo Maria Medica, Ed. Elle Di Ci, 1988.

Fonte: Associazione Luci sull’Est

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La Madonna ci attende in Cielo

Posté par atempodiblog le 13 mai 2012

La Madonna ci attende in Cielo dans Apparizioni mariane e santuari

Un certo tremore mi prende in questo luogo santo, dove percepisco quasi sensibilmente la gravità del peccato, le cui radici sono l’incredulità, l’ingratitudine, l’offesa e il disprezzo di Dio e del suo amore. Penso alla superficialità di tante Messe e di tante comunioni, per non parlare dei sacrilegi con i quali è violata l’eucarestia. Penso ai tabernacoli abbandonati in tante chiese del mondo e mi propongo di imprimere nella mente la sublime preghiera lì insegnata: “SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente, vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze da cui egli è offeso. E per questi infiniti meriti del suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione dei peccatori”.
Nell’aria si diffonde lo squillo argentino della campane. E’ mezzogiorno. Guardo il sole che dardeggia nell’immenso blu della volta celeste che, sfumando, declina verso l’orizzonte fino ad abbracciare il verde delle colline. Recito l’Angelus. Da lassù il Verbo è disceso e si è fatto carne.  Da lassù è venuta la Vergine Maria a mezzogiorno di quel luminoso 13 maggio. Là ella ci attende per introdurci nella beatitudine senza fine dell’amore trinitario.

Tratto da: Pellegrino a quattro ruote — Padre Livio Fanzaga

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Il Rosario in famiglia

Posté par atempodiblog le 3 mai 2012

Il Rosario in famiglia dans Fatima

Da Lourdes in poi la Madonna, nelle sue molteplici apparizioni, in particolare a Fatima e a Medjugorje, ha moltiplicato l’invito a recitare il Rosario. Apparendo alla piccola Bernadette, la Santa Vergine aveva “un rosario al braccio”. Si tratta per l’esattezza del braccio destro. E’ indubbiamente una corona “preziosa” se Bernadette specifica che la catena, su cui sono infilati i grani, è gialla e brillante come l’oro, allo stesso modo delle rose posate sui piedi. Basterebbe questo per indicare quale importanza il Rosario abbia per la Madre di Dio. La Madonna però non si ferma qui. Ella va ben oltre, prolungando l’apparizione per tutto il tempo necessario perché la veggente reciti l’intera corona alla sua presenza. Per mostrare il suo gradimento ecco che, mentre la fanciulla prega, la Madonna fa scorrere i grani senza muovere le labbra. Il messaggio è chiaro e impressionante nella sua semplicità. Quando noi recitiamo il Rosario la Madonna è presente e ci ascolta. Se non la vediamo con gli occhi della carne, possiamo però vederla con gli occhi del cuore. Mentre scorriamo i misteri della nostra redenzione, Lei ci rafforza nella fede, purifica il nostro cuore e fortifica la nostra volontà sulla via del bene. La Madonna a Medjugorje ha più volte invitato a recitare il Rosario in famiglia: i figli con i genitori e i genitori con i figli. La corona è l’arma che la Vergine potente contro il male ha posto nelle nostre mani per difendere le famiglie dagli assalti del distruttore e per tenerle al sicuro sotto il suo manto materno. Quale preparazione migliore al Convegno mondiale delle famiglie della recita quotidiana del Rosario fra le mura domestiche?

di Padre Livio Fanzaga

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La Madonna a Fatima predisse un grande segno nel cielo prima della II° guerra mondiale

Posté par atempodiblog le 31 mars 2012

Le albe di Fatima
Il sole si mise a ballare e poi, come era stato predetto, il cielo annunciò una nuova guerra. Era l’aurora boreale del 1938

La Madonna a Fatima predisse un grande segno nel cielo prima della II° guerra mondiale dans Articoli di Giornali e News midlhx

Le apparizioni della Madonna a Fatima sono una pagina della storia della Chiesa piuttosto speciale. Per decenni ci si è interrogati sul famoso Terzo segreto di Lucia, e forse non ne siamo ancora venuti a capo. A molti infatti, sembra che certe cose non tornino, e che nel segreto della Madonna, oltre ai riferimenti agli attacchi esterni alla Chiesa, resi noti, ci sarebbe stato un cenno alla apostasia della Chiesa stessa, ad una perdita di fede non solo del mondo, ma anche del clero, dei pastori.
Ma non è di questo che voglio parlare, rimandando, per chi fosse interessato, agli ottimi lavori di Antonio Socci e Marco Tosatti.
Quello che vorrei approfondire, perché mi sembra non sia stato fatto a sufficienza, è la (poco) famosa aurora boreale del 25-26 gennaio 1938.
Nelle apparizioni portoghesi la Madonna venne a mostrare ai pastorelli l’Inferno, cioè il castigo eterno, ma non solo. Dichiarò anche che sotto il pontificato di Pio XI, se gli uomini non si fossero convertiti, sarebbe scoppiata un’altra guerra mondiale, più spaventosa della prima, annunciata da una “notte illuminata da una luce sconosciuta”. Decisamente la Madonna di Fatima non fu, diciamo così, rassicurante. Fatto sta, però, che se l’apparizione è vera, il messaggio è chiaro: conversione, penitenza, preghiera, altrimenti castigo. Nel senso che altrimenti Dio avrebbe lasciato l’uomo in balia di se stesso e della sua cattiveria: non c’è peggior castigo, infatti, di quello che noi uomini spesso siamo così bravi ad infliggerci, da soli. Come la virtù ha già in sé, in parte, il suo premio, così il peccato in sè porta una pena: è male non solo di fronte a Dio, ma anche per l’uomo.
La rivelazione della “notte illuminata da una luce sconosciuta” , con la connessa affermazione secondo cui la Russia avrebbe sparso i suoi errori nel mondo, fu messa per iscritto da Lucia, per il vescovo di Leira-Fatima, soltanto il 31 agosto 1941. Qualcuno ha quindi potuto dichiarare che si tratterebbe soltanto di una profezia post eventum, un po’ troppo facile.
Forse è meglio analizzare bene i fatti.
Ragionando prima proprio sulle date: è vero, Lucia parla ufficialmente dell’ aurora boreale del 1938 dopo che essa è già avvenuta. Però vi sono alcuni fatti da prendere in considerazione. Il primo: un segno celeste era già stato annunciato da Lucia nel 1917, e si era veramente verificato, come vedremo, proprio in quell’anno.
Il secondo: nel 1941 sarebbe stato veramente più opportuno e intelligente, umanamente parlando, annunciare il pericolo nazionalsocialista, o comunque entrambi, quello comunista sovietico e quello nazista. Infatti la Germania sembrava trionfante: possedeva tutta l’Europa, esclusa la Gran Bretagna; gli Usa non erano ancora entrati in guerra e l’Urss appariva destinato alla sconfitta, sotto il tallone tedesco, da un momento all’altro. Invece Lucia, contro ogni logico ragionamento umano, fu molto chiara (come lo era stata già in precedenza): sarà la Russia, non la Germania, “a spargere i suoi errori nel mondo”, “promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa”.
In effetti andò proprio così: pochi anni dopo il “Reich millenario” crollò miseramente, per fortuna, e per sempre; al contrario la Russia non solo vinse la guerra, ma si vide “regalare” dagli alleati mezza Europa. Il comunismo conobbe così una diffusione immensa, inimmaginabile, tanto più se ricordiamo che nel 1949 anche la Cina sarebbe divenuta comunista. Dovunque i comunisti arrivarono, dalla Polonia all’Albania, la Chiesa fu attaccata, perseguitata, distrutta.
C’è qualcosa, dunque, nella profezia di Lucia, che lascia interdetti. Anche perché la “fissazione” del comunismo Lucia e i veggenti la dimostrarono anche molto prima del 1941: del resto la Madonna era apparsa loro, non a caso, nel 1917, solo pochi mesi prima della rivoluzione bolscevica. Abbiamo molte testimonianze di questo. Dalle parole di Giacinta, che già nel 1920 annunciava un castigo, “prima per la Spagna”; al voto anticomunista dell’episcopato portoghese, nel 1936, al fine di essere preservati dal comunismo che sembrava potesse trionfare nella vicina Spagna e sfondare poi in Portogallo; alla lettera del vescovo di Leira, nel 1937, al pontefice, affinché provvedesse, come diceva Lucia, alla Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria; sino, per fare un ultimo esempio, ad una lettera al papa Pio XII della stessa Lucia, datata 24 ottobre 1940 (cioè prima dell’entrata nella seconda guerra mondiale della Russia), in cui si ri-domandava la Consacrazione della Russia stessa, considerata, anche in quella data per certi versi insignificante, il pericolo imminente!
Infine un’ultima considerazione: il Portogallo, nelle varie lettere di Lucia, appariva come “privilegiato” dalla Madonna (Lucia parlava e scriveva di una “protezione speciale”). In effetti il paese non fu coinvolto nella guerra di Spagna, come sarebbe stato molto facile, e rimase fuori anche dalla II guerra mondiale, dichiarandosi neutrale (e rimanendolo, cosa non facile, sino alla fine).
Ma torniamo, indietro, ai fatti del 1917. I veggenti erano in grossa difficoltà in un Portogallo allora in mano ad un governo ferocemente anticlericale e trovavano molti oppositori anche tra amici e parenti, oltre che nelle autorità locali. Eppure la piccola Lucia, che finì persino in prigione, perché osteggiata dal sindaco massone del paese, sfidò il mondo: la Madonna, disse, darà un segno, e convocò tutti per il 13 ottobre 1917 alla Cova da Iria, pur capendo bene che se il segno non ci fosse stato, sarebbe stato un bel guaio. Anche perché erano allora vietate dal governo portoghese le adunanze religiose fuori dalle chiese.
Il 13 ottobre migliaia e migliaia di persone si radunarono nella Cova. Le fonti dell’epoca parlano di almeno 40-50 mila persone, ma forse molte di più. Ebbene, cosa accadde? Ce lo raccontano innumerevoli testimoni, ma soprattutto, tra i tanti, un giornalista presente ai fatti, tale Avelino de Almedia, redattore capo di “O Sèculo”, quotidiano socialista di Lisbona, di orientamento positivista ed anticlericale, che in precedenza aveva ridicolizzato gli eventi di Fatima. Costui, sul numero del 15 ottobre, scrisse tra l’ altro: “Cose fenomenali. Come il sole ballò a mezzogiorno a Fatima [...] Il sole sorge, ma l’aspetto del cielo minaccia temporale. Nuvole nere si ammassano sulla folla di Fatima. [...] Alle dieci il cielo si oscura totalmente e non tarda a cadere una forte pioggia. [...] I fanciulli affermano che la Signora aveva parlato loro ancora una volta, e il cielo, prima caliginoso, comincia subito a schiarirsi in alto; la pioggia cessa e si presenta il sole che inonda di luce il paesaggio. [...] L’ora mattutina è la regola per questa moltitudine, che calcoli imparziali di persone colte e di tutto rispetto, punto rapite come per influenza mistica, contano in trenta o quaranta mila creature… La manifestazione miracolosa, il segno visibile annunciato sta per essere prodotto – assicurano molti pellegrini…
E si assiste a uno spettacolo unico e incredibile per chi non fu testimone di esso. Dalla cima della strada, dove si ammassano i carri e sostano molte centinaia di persone, alle quali manca la voglia di mettersi nella terra fangosa, si vede tutta l’immensa moltitudine voltarsi verso il sole, che si mostra libero dalle nuvole, nello zenit. L’astro sembra un disco di argento scuro ed è possibile fissarlo senza il minimo sforzo. Non brucia, non acceca. Si direbbe realizzarsi un’eclissi. Ma ecco che un grido colossale si alza, e dagli spettatori che si trovano più vicini si ode gridare: « Miracolo, Miracolo! Meraviglia, meraviglia! » Agli occhi sbalorditi di quella folla, il cui atteggiamento ci riporta ai tempi biblici e che, pallida di sorpresa, con la testa scoperta, fissa l’azzurro (cielo), il sole tremò ed ebbe mai visti movimenti bruschi fuori da tutte le leggi cosmiche, il sole « ballò », secondo la tipica espressione dei contadini”.
Negli anni, tanti hanno ragionato su questi fatti, che di per se stessi sono innegabili perché ampiamente dimostrati, sia dalle testimonianze più insospettabili, sia dai quotidiani vari dell’epoca, sia dalle foto, in cui si vede chiaramente una moltitudine esterrefatta, sbalordita, attonita, dinnanzi agli strani movimenti del sole.
Molti credettero e credono, altri parlarono di coincidenza, di fenomeno naturale, scientificamente spiegabile in qualche modo. Difficile, però, spiegare davvero come potesse Lucia, una semplice fanciulla di campagna, prevedere in anticipo che sarebbe successo qualcosa di simile. A meno di non ipotizzare che nascondesse in camera potentissimi cannocchiali e che fosse una astronoma di eccezionali qualità!
Un qualche collegamento tra il sole e la Madonna di Fatima, insomma, è lecito supporlo.
Anche alla luce dei fatti successivi. Siamo finalmente all’aurora boreale del 1938.
Andiamo ora a vedere bene cosa accadde la notte tra il 25 e il 26 gennaio di quell’anno. Ci fu, come si accennava, una grande aurora boreale, vista la quale Lucia, ben prima di scriverlo nel resoconto ufficiale del 1941, si affannò a dire, a destra e a sinistra, che quello era il segno terribile predetto dalla Madonna.
L’aurora venne descritta dal quotidiano laico italiano, La Stampa, del 26 gennaio 1938, sotto il titolo: “Un singolare fenomeno celeste. Un’aurora boreale sull’Italia”. Vi si poteva leggere di una “aurora boreale di eccezionale luminosità apparsa ieri su gran parte dell’ Europa meridionale e centrale: Alta Italia, Mezzogiorno della Francia, Germania, Svizzera e Austria, suscitando ovunque per la sua luminosità sorpresa e ammirazione”. Il quotidiano notava che l’intensità del fenomeno e soprattutto la sua diffusione su gran parte dell’Europa, era eccezionale, ripetendo che si era trattato di un “insolito fenomeno celeste… che rarissimamente viene osservato alle nostre latitudini”. Inoltre, dando conto dei vari luoghi in cui l’aurora era stata osservata, si notava con insistenza il fatto che il cielo si era colorato “di un rosso di fuoco a levante, come se si trattasse di un grande incendio”; qualche riga dopo si insisteva sul colore del cielo, impressionante, definito, questa volta, “rosso-sangue”.
Il giorno successivo, il 27 gennaio, La Stampa riportava questo titolo: “Un’altra aurora boreale tra l’una e le due di notte”. L’astronomo intervistato dal quotidiano metteva in luce il fatto che solitamente le aurore boreali si manifestano al nord, e che molto raramente assumono estensione e luminosità come quella appena osservata. “Stampa sera” del 28-29 gennaio titolava: “Il nostro Sole è in tumulto”. Si notava che “il sole attraversa un periodo di grande, grandissima attività”, piuttosto rara e straordinaria.
Un altro giornale, “Il Brennero” del 29 gennaio 1938, notava l’estensione dell’aurora, che si era vista chiaramente anche in Portogallo, oltre che nel resto d’Europa, e commentava così: “Fenomeno rarissimo. L’aurora boreale non si manifesta che raramente nelle nostre regioni ed in Europa centrale…L’aurora che ha incendiato l’altro giorno il cielo dell’Europa sembra essere stata di una estensione e di una intensità senza pari…”.
Un’altra fonte interessante per capire l’entità del fenomeno è la relazione di Eugenio Guerrieri, “La grande aurora boreale del 25-26 gennaio 1938”, pubblicata dall’Osservatorio Astronomico di Capodimonte-Napoli (Contributi astronomici, serie II, n.22, 1938, estratto da: Rivista di Fisica, matematica e scienze naturali anno 13, serie II, Ottobre-novembre 1938-XVII -N.1-).
Scrive tra l’altro il Guerrieri: “L’Aurora boreale osservata nella notte dal 25 al 26 gennaio 1938 è stata veramente splendida e deve considerarsi come fenomeno straordinario per la sua magnificenza, anormale per la sua visibilità, oltre che nelle regioni nordiche dell’Europa e dell’America, anche in quelle di bassa latitudine nel nostro emisfero. Dovunque fu oggetto di ammirazione in tutta l’Europa, in Germania ed in Inghilterra specialmente; grande sviluppo in longitudine dal Portogallo alla Russia ed in latitudine dalla penisola Scandinava alla Sicilia e finanche in molti paesi del Nord Africa”. Guerrieri nota che il cielo si è colorato in maniera incredibile, di “rosso sangue”, come se vi fosse un “incendio gigantesco”, e continua: “Nell’Atlantide e negli Stati Uniti d’America l’a.b. è stata grandiosa”, mentre ha destato “ammirazione e sorpresa, nella Spagna e nel Portogallo, dove il fenomeno non si vedeva da mezzo secolo. Questo è stato egualmente osservato a Biserta, Fez, Hammamet, Toza, ed in molti paesi della Tunisia e del Marocco dove l’a.b. rarissimamente si osserva e l’ultima è stata quella del 1891: in questi paesi gli europei hanno creduto ad un vastissimo incendio lontano, mentre gli indigeni, molto spaventati, hanno supposto segnali ed avvertimenti celesti”.

Alla notizia della aurora boreale, come si è detto, Lucia ritenne che si trattasse del segno della Madonna e continuò a ripeterlo anche dopo che gli accordi di Monaco sembrarono per un attimo scongiurare il conflitto. Nel 1938, però, la annessione nazionalsocialista dell’Austria può essere veramente considerata l’antefatto della II guerra mondiale. Anche perché proprio la sera del 25 gennaio Hitler aveva ricevuto il barone Werner Fritsch, generale e comandante in capo della Reichwehr, “che continuava ad avanzare obiezioni sui piani di guerra hitleriani”, per farlo definitivamente fuori. Come è risaputo, infatti, ufficiali e generali tedeschi, per lo più, non volevano la guerra e costituivano l’unico potere rimasto in grado di impensierire il dittatore. Proprio la defenestrazione di Fritsch fu dunque un evento preliminare alla guerra non indifferente (Antonio Spinosa, “Hitler”, Mondadori, Milano, 1991, p. 240-241), così come le purghe di Stalin, all’epoca del 1938 ormai quasi concluse, furono importanti per eliminare quei generali che si sarebbero messi di traverso rispetto all’alleanza con Hitler del 1939.
A questo punto un ultimo dettaglio. Gli storici concordano nel dire che nel 1938 la guerra era in un certo senso ormai nell’aria. Ma il fatto che segnò definitivamente lo scoppio del conflitto fu il patto von Ribbentrop-Molotov, cioè la spartizione della Polonia e di altre zone di influenza tra Hitler e Stalin. La II guerra mondiale, insomma, nacque definitivamente con l’accordo tra nazisti tedeschi e comunisti russi, tra Hitler e Stalin. Ebbene, questo patto fu firmato la sera del 23 agosto 1939 (von Ribbentrop, da una parte, Stalin e Molotov, dall’altra).
Manco farlo apposta, proprio quella stessa sera, in alcune zone, fu segnalata una nuova aurora boreale, non così straordinaria come quella del 1938, ma certo imponente.
Ce la descrisse nientemeno che il gerarca nazista Albert Speer nelle sue “Memorie del Terzo Reich”: “Quella notte- racconta Speer- ci intrattenemmo con Hitler sulla terrazza del Berghof ad ammirare un raro fenomeno celeste: per un’ora circa, un’intensa aurora boreale illuminò di luce rossa il leggendario Untersberg che ci stava di fronte, mentre la volta del cielo era una tavolozza di tutti i colori dell’arcobaleno. L’ultimo atto del ‘Crepuscolo degli dei’ non avrebbe potuto essere messo in scena in modo più efficace. Anche i nostri volti e le nostre mani erano tinti di un rosso innaturale. Lo spettacolo produsse nelle nostre menti una profonda inquietudine. Di colpo, rivolto a uno dei suoi consiglieri militari, Hitler disse: ‘Fa pensare a molto sangue. Questa volta non potremmo fare a meno di usare la forza’”. Già da “due o tre settimane- continua Speer- l’attenzione di Hitler si era chiaramente spostata sulle questioni militari” e il “partito favorevole alla guerra” prendeva sempre più piede. In margine a queste osservazione di Speer, il curatore delle sue memorie annota: “Il 23 agosto 1939, il Volkischer Beobachter (giornale nazista, ndr) annunciò quanto segue: “Martedì mattina (22 agosto) alle ore 2.45 l’osservatorio astronomico del Sonneberg ha notato una gran luce nel cielo settentrionale” (Albert Speer, Memorie del terzo Reich, Mondadori, Milano, 1997, p. 197).
Un altro gerarca nazista, presente alla scena, Nicolaus von Below, ricorderà a sua volta: “All’inizio abbiamo pensato che si trattasse di un grande incendio in una delle città a nord dell’Untersberg, ma poi quella luce rossa ha illuminato tutto il cielo a nord e allora è stato chiaro che si trattava di una manifestazione insolitamente intensa di luci nordiche, un fenomeno naturale che si verifica raramente nella Germania meridionale”. “Intimorito da quella scena, commenta T. Ryback, von Below disse a Hitler che forse quello era il presagio di un’imminente guerra sanguinosa. “Se così dev’essere, allora che sia più veloce possibile” replicò Hitler” (cit. in Timothy W. Ryback, “La biblioteca di Hitler”, Mondadori, Milano, 2008, p. 148-149).
Concludo con un fatto: molti dicono chela Madonna, a Medjugorje, completi, diciamo così, le apparizioni di Fatima. Anche lì, dove il sole avrebbe “ballato”, secondo molte testimonianze, in più di un’occasione,la Vergine avrebbe annunciato dieci segreti, per svelare qualcosa di importante al mondo. Uno di questi, a quanto sembra, prevede una grande segno nel cielo…

Francesco Agnoli - Il Foglio
Tratto da: Libertà e Persona

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Pio XII e Fatima: «Ho rivisto il miracolo»

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2011

Ritrovato nell’archivio di famiglia un appunto manoscritto, inedito, nel quale Papa Pacelli descrive con stile asciutto e notarile il « miracolo del sole ». Un episodio del quale fino ad oggi si era parlato solo attraverso testimonianze indirette.
di Andrea Tornielli – Il Giornale

pio xii miracolo del sole

«Ho visto» il miracolo del sole, «questa è la pura verità». Nel 1950, poco prima di proclamare il dogma dell’Assunta, Pio XII mentre passeggiava nei giardini vaticani assistette più volte allo stesso fenomeno verificatosi nel 1917 al termine delle apparizioni di Fatima e lo considerò una conferma celeste di quanto stava per compiere. Una circostanza fino ad oggi nota solo grazie alla testimonianza indiretta del cardinale Federico Tedeschini che ne parlò durante un’omelia. Ora dall’Archivio privato Pacelli, conservato dalla famiglia del Pontefice, riemerge un documento eccezionale e inedito su quella visione: un appunto manoscritto dello stesso Pio XII, vergato a matita sul retro di un foglio nell’ultimo periodo della sua vita, nel quale in prima persona il Papa racconta ciò che gli è accaduto. L’appunto sarà esposto il prossimo novembre nella mostra vaticana dedicata a Papa Pacelli nel cinquantesimo della morte. Il resoconto è asciutto, quasi notarile, senza alcun cedimento al sensazionalismo.

«Era il 30 ottobre 1950», antivigilia del giorno della solenne definizione dell’assunzione, spiega Pio XII. Il Papa stava dunque per proclamare dogma di fede l’assunzione corporea in cielo della Madonna al momento della morte, e lo faceva dopo aver consultato l’episcopato mondiale, unanimemente concorde: soltanto sei risposte su 1.181 manifestavano qualche riserva. Verso le quattro di quel pomeriggio faceva «la consueta passeggiata nei giardini vaticani, leggendo e studiando». Pacelli ricorda che, mentre saliva dal piazzale della Madonna di Lourdes «verso la sommità della collina, nel viale di destra che costeggia il muraglione di cinta», sollevò gli occhi dai fogli. «Fui colpito da un fenomeno, mai fino allora da me veduto. Il sole, che era ancora abbastanza alto, appariva come un globo opaco giallognolo, circondato tutto intorno da un cerchio luminoso», che però non impediva in alcun modo di fissare lo sguardo «senza riceverne la minima molestia. Una leggerissima nuvoletta trovavasi davanti». «Il globo opaco – continua Pio XII nell’appunto inedito – si muoveva all’esterno leggermente, sia girando, sia spostandosi da sinistra a destra e viceversa. Ma nell’interno del globo si vedevano con tutta chiarezza e senza interruzione fortissimi movimenti». Il Papa attesta di aver assistito allo stesso fenomeno il giorno seguente, 31 ottobre, e il 1° novembre, giorno della definizione del dogma dell’Assunta, quindi di nuovo l’8 novembre. Poi non più». Ricorda pure di aver cercato «varie volte» negli altri giorni, alla stessa ora e in condizioni atmosferiche simili, «di guardare il sole per vedere se appariva il medesimo fenomeno, ma invano; non potei fissare nemmeno per un istante, rimaneva subito la vista abbagliata».

Nei giorni seguenti Pio XII riferisce il fatto «a pochi intimi e a un piccolo gruppo di Cardinali (forse quattro o cinque), fra i quali era il Cardinal Tedeschini». Quest’ultimo, nell’ottobre dell’anno seguente, 1951, si deve recare a Fatima per chiudere le celebrazioni dell’Anno Santo. Prima di partire viene ricevuto in udienza e chiede al Papa di poter citare la visione nell’omelia. «Gli risposi: « Lascia stare, non è il caso ». Ma egli insistette – continua Pio XII nel manoscritto – sostenendo l’opportunità di tale annuncio, ed io allora gli spiegai alcuni particolari dell’avvenimento». «Questa è, in brevi e semplici termini – conclude Papa Pacelli – la pura verità». «Pio XII era persuasissimo della realtà del fenomeno straordinario, cui aveva assistito ben quattro volte», ha dichiarato suor Pascalina Lehnert, la religiosa governante dell’appartamento papale.

Il cosiddetto «miracolo del sole» si era già verificato il 13 ottobre 1917 a Fatima, al termine delle apparizioni ai tre pastorelli. Così lo raccontò nella sua cronaca M. Avelino di Almeida, giornalista laico e non credente, inviato del quotidiano O Seculo e testimone oculare: «E si assiste allora ad uno spettacolo unico ed incredibile allo stesso tempo per chi non ne è stato testimone… Si vede l’immensa folla voltarsi verso il sole sgombro di nuvole, in pieno giorno. Il sole ricorda un disco d’argento sbiadito ed è possibile guardarlo in faccia senza subire il minimo disagio. Non scotta, non acceca. Si direbbe un’eclisse». Pio XII era molto legato a Fatima: la prima apparizione ai tre pastorelli era infatti avvenuta il 13 maggio 1917, lo stesso giorno in cui Pacelli veniva consacrato arcivescovo nella cappella Sistina. È attestato che Pio XII e l’unica sopravvissuta dei tre veggenti, suor Lucia Dos Santos, rimarranno sempre in contatto, e il Pontefice, nell’ultimo anno della sua vita, conserverà il testo del Terzo segreto di Fatima nel suo appartamento. «Varie volte – ha dichiarato la marchesa Olga Nicolis di Robilant Alves Pereira de Melo testimoniando al processo di beatificazione di Pacelli, «trasmisi messaggi del Santo Padre per Suor Lucia e di questa per lui, ma siccome promisi di mai rivelare nulla a chicchessia, non mi sento autorizzata a farlo adesso».

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Gli eroici pastorelli di Fatima

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2011

È più unico che raro il fatto che due bambini di 10 e 9 anni, i veggenti di Fatima Francesco e Giacinta Marto, senza essere morti martiri, nel breve periodo della loro esistenza siano talmente cresciuti nell’amore di Dio e, di conseguenza, abbiano praticato le virtù in modo così eminente, da essere proposti dalla Chiesa a tutti, piccoli e adulti, come modelli da seguire. Ecco alcuni tratti delle loro vite che Radici Cristiane offre ai sui lettori nel 90° delle Apparizioni di Fatima, in base a quanto scritto dall’eminente gesuita portoghese Padre Fernando Leite nelle biografie dedicate ai due pastorelli (Ed. Luci sull’Est).

Gli eroici pastorelli di Fatima dans Apparizioni mariane e santuari pastorellidifatima

di Fernado Leite – Radici Cristiane

Dei tre veggenti di Fatima, Francesco apparentemente è stato il meno privilegiato. Vedeva la Madonna, ma non la udiva né parlava con lei. La Madre di Dio gli promise l’eterna salvezza ma a condizione di recitare molti rosari giacché doveva purificarsi da qualche macchia del passato.
Sua cugina Lucia racconta che tuttavia egli andò alla morte con dolce a affabile tenacia, senza chiedersi il perché di questa sorte, con due soli propositi: rendersi degno del Cielo e consolare il Signore tanto offeso dagli uomini. Sua mamma descrive così il momento del suo trapasso: «prese un aria di sorriso e così rimase».
Nato l’11 giugno 1908 nella frazione di Fatima del comune di Vila Nova de Ourém, era figlio di genitori poveri, tenuti però come i più onesti e seri del posto.  Francesco era equilibrato e detestava lo schiamazzo, ma non era triste, bensì allegro. Portato all’ascolto e alla conversazione più che ai giochi, cedeva facilmente quando gli negavano una piccola vittoria o un umile dono.
All’alba e al tramonto rimaneva estasiato in contemplazione del sole, delle stelle, delle meraviglie del creato. Guardando gli astri esclamava: “Nessuno però brilla come Nostro Signore!”  Il suo grande divertimento era passare la giornata nei monti, mentre custodiva il gregge, a suonare il piffero e a cantare seduto sulle rocce.
Alle ragazzine invece piaceva danzare. Di tanto in tanto interrompevano la musica per dire assieme il Rosario, da loro ingenuamente accorciato al solo inizio delle parole: Padre Nostro, Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria…

Deve conquistarsi il Paradiso
Finché nella primavera del 1916 appare loro l’Angelo della Pace. Inizia allora uno degli avvenimenti più misteriosi e profetici della storia. L’inviato del Cielo li prepara a ricevere la Madre di Dio, insegna loro a pregare, a fare sacrifici, a mortificarsi per riparare le offese contro Nostro Signore. Questo è il fatto che più profondamente e definitivamente inciderà nel cuore di Francesco. Ormai la sua vita non avrà un altro senso che consolare Cristo sofferente.
Nella sua terza apparizione, l’Angelo dà loro l’Eucaristia: singolare Prima Comunione di questi bambini ricevuta dalle mani di un angelo del Cielo! Ben istruito e reso profondo e serio dall’Angelo, Francesco arriva al 13 maggio 1917 alla visione della Madonna, che gli prometterà tramite la cugina Lucia sì il Cielo e fra poco, ma a condizione di pregare ancora molti rosari per rendersene degno. Francesco accetta il suo destino con immane calma.

Una celeste coerenza
Poi, il 13 giugno vedrà l’Inferno, vedrà pure il Papa che sale un ripida montagna e viene ucciso ai piedi della Croce. Francesco incomincerà a far girare esclusivamente la sua vita con stupefacente coerenza intorno a questi nuovi dati entrati nella sua precoce mente. Conoscerà il carcere, la minaccia di venire buttato in una pentola bollente, peggio, la derisione della sua gente, l’incomprensione dei suoi familiari. Niente lo distrarrà tuttavia dai suoi propositi.
Questa determinazione sua, di sua sorella e di sua cugina, determinazione tranquilla e ferma come la roccia, colpirà l’opinione pubblica portoghese. Arriveranno le folle e saranno acclamati come eroi, ma l’umiltà e la calma rimarranno invariabili.
All’ultima apparizione, nell’ottobre del 1917, presenzieranno 70.000 persone, che vedranno il sole girare a conferma della veridicità del messaggio. Né Lucia, né Giacinta né Francesco accetteranno mai un soldo, un vestito nuovo.

Il sorriso del giusto
Per Francesco la strada da fare è segnata: dire molti rosari, occulto anche alle cugine, inginocchiato dietro i muretti di pietra e gli arbusti; fare sacrifici; sostare lungamente in preghiera in Chiesa. A Giacinta diceva: “Senti, tu vai a scuola, io rimango qui in Chiesa presso Gesù Nascosto. Non vale la pena imparare a leggere, perché fra poco vado in Cielo”.
Si ammala gravemente. Le donne del paese testimoniano: “Entrando nella camera di Francesco, sentiamo ciò che sentiamo entrando in una chiesa”. Si prepara per una confessione generale e chiede alla cugina e alla sorella di ricordargli peccati che potrebbe aver dimenticato. Riconosce con grande umiltà le manchevolezze che gli rammentano le bambine.
Il priore viene a somministrargli la Comunione, sarà la sua seconda e ultima. La prima l’aveva ricevuta dall’emissario di Dio. Il 4 aprile 1919, a dieci anni e dieci mesi, Francesco morì sorridendo. Lucia, nella sua lunga vita ogni tanto ripeteva “Cosa darei per rivedere Francesco!” e gli occhi le si riempivano di lacrime.

La beata Giacinta di Fatima
Nel 1935, la celebre Suor Lucia di Fatima scrive circa sua cugina Giacinta Marto: «Lei era bambina solo nell’età. Per il resto, sapeva praticare le virtù e mostrare a Dio e alla Santissima Vergine il suo amore per il sacrificio che la Madonna ci raccomandò (…) Conservo di Lei una grande stima di santità». E aggiunge: «Giacinta fu, secondo me, quella a cui la Madonna comunicò una maggiore abbondanza di grazie, di conoscenza di Dio e della virtù (…) Aveva un portamento oltremodo serio, modesto e amabile, che sembrava tradurre la presenza di Dio in tutti i suoi atti, proprio da persona avanti negli anni e di grandi virtù».
Giacinta nacque quasi due anni dopo suo fratello Francesco e sviluppò un temperamento molto diverso: quanto Francesco era calmo, Giacinta era vivace, amante dei giochi e delle innocenti danze popolari, che eseguiva in modo delizioso. Ma anche Giacinta era precocemente devota, soprattutto di Cristo crocifisso.
In comune i due fratellini avevano soprattutto la grande amicizia per la cugina più grande Lucia. A tutti e tre appare l’Angelo della Pace nel 1916, inizio dell’avvenimento di fede più importante del secolo XX.

Il coraggio del martirio
Essendo la più piccolina del gruppo, Giacinta ruppe il compromesso di non parlare dei fenomeni soprannaturali che stavano accadendo e ne dovete soffrire molto. Anche lei fu subito cosciente che la sua vita sarebbe durata poco tempo, e in mezzo a grandi patimenti. Ma non indietreggiò mai, perché tutto offriva con entusiasmo per alleviare le tribolazioni del Santo Padre e per la conversione dei peccatori.
Quando detenuta nel carcere ogni tanto piangeva lo faceva non per sé stessa, bensì per le preoccupazioni cagionate ai suoi genitori. Trascinata dai poliziotti verso il pentolone bollente, ci racconta Lucia, «la pastorella si avvia al sacrificio senza vacillare. Se n’è andata subito, senza salutarci». Giacinta non sapeva che era solo una minaccia, benché brutale; e comunque morirà dopo sofferenze e desolazioni non meno atroci e altrettanto coraggiosamente accettate.

Privilegiata di altre rivelazioni private
Giacinta ebbe molte rivelazioni oltre quelle del famoso ciclo delle apparizioni del 1917. Alcune di esse riguardavano il Santo Padre, al quale lei continuamente pensava. In esse il Vicario di Cristo gli appariva provato per la situazione del mondo e dei fedeli, minacciato da imminenti persecuzioni, colpito da infami calunnie.
Pativa in modo particolare per le distruzioni che la nuova guerra avrebbe arrecato e per le anime che sarebbero cadute nell’inferno. Si domandava perplessa perché la Madonna non faceva vedere a tutti l’inferno così come glielo aveva fatto vedere a lei il 13 luglio 1917. Ella pensava che ciò sarebbe bastato ad evitare che almeno alcuni vi cadessero.

Abnegazione di sé
Per i peccatori e per la Chiesa offriva sacrifici continui: distribuiva la merenda fra le pecore, altre volte fra alcune ragazze più povere. Ed era l’unico cibo di cui disponeva per le lunghe ore passate nella campagna. Arrivò persino a privarsi dal bere nel mese di agosto, quando il caldo era rovente. Stringeva al corpo un ruvida corda e ogni tanto si strofinava le gambe con le ortiche. Forse ciò che le costò di più fu la rinuncia al ballo, al quale era molto affezionata e ben portata.
Quando vide vicina la morte, disse a Lucia: «Ormai mi manca poco per andare in Cielo. Tu resti qui per dire che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Quando sarà il momento di dirlo, non nasconderti (…) Ah! Se potessi mettere nel cuore di tutti la luce che ho qui dentro nel petto a bruciarmi…!».
Le vicine si davano il turno per cucire i vestiti al capezzale di Giacinta, sentendo forte il richiamo della sua santità. La stanza si riempiva di curiosi che rimanevano edificati vedendola dormire ed esclamavano: “Questa deve essere un angelo!”. A volte una folla si inginocchiava a pregare intorno al letto, senza che la bambina si svegliasse dal suo placido sonno.
La Provvidenza permise che non morisse a casa fra i suoi, ma in ospedale nella lontana Lisbona. Sarebbe rimasta in grande solitudine se non fosse che la Madonna la visitò varie volte per consolarla e darle forze.
Il 20 febbraio 1920 la Madre di Dio venne a cogliere questo piccolo grande fiore per portarlo in Cielo. Nel 1935 la sua bara fu riaperta e il corpo trovato incorrotto. Oggi giace nel transetto della Basilica della Madonna di Fatima.

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Parole accorate che ci vengono dal Cielo

Posté par atempodiblog le 1 juillet 2011

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Nella festa dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria imprimiamo nel nostro cuore le parole accorate che ci vengono dal Cielo:

“Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e dai quali non riceve che ingratitudini e disprezzo”. (Gesù a S. Margherita Maria Alacoque)

“Abbi compassione del Cuore della tua Madre Santissima avvolto dalle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non vi è chi faccia atti di riparazione per strappargliele” (Gesù a Suor Lucia di Fatima).

Padre Livio Fanzaga

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