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Prima hanno scoperto i resti di Santa Filomena, poi sono venuti i miracoli

Posté par atempodiblog le 13 août 2021

Prima hanno scoperto i resti di Santa Filomena, poi sono venuti i miracoli
Nel 1802, gli archeologi si sono imbattuti nei resti di una vergine martire morta nel IV secolo. Cos’è accaduto in seguito?
di Prima hanno scoperto i resti di Santa Filomena, poi sono venuti i miracoli
di Bret Thoman, OFS – Aleteia

“Qualunque cosa chiederete [a Santa Filomena], la otterrà per voi”. (Papa Gregorio XVI)

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Non lontano da Napoli, nella cittadina di Mugnano del Cardinale, c’è un santuario che ospita le reliquie di Santa Filomena, vergine martire dei primi tempi del cristianesimo di cui si cerca spesso l’intercessione per ottenere miracoli.
Si sa poco della vita di Filomena, unica santa la cui storia è stata rivelata attraverso una combinazione di archeologia e rivelazioni private.
Nel 1802, degli archeologi scoprirono una tomba nelle catacombe di Santa Priscilla a Roma. All’interno della tomba c’erano i resti di una ragazza e una fiala di sangue essiccato.
Affisse alla tomba c’erano tre lastre di terracotta con delle incisioni latine, che assemblate dicevano PAX TECUM FILUMENA, “La pace sia con te, Filomena”. C’erano anche simboli come giglio, frecce, un’ancora e una palma, a identificarla come una vergine martire romana dei primi tempi del cristianesimo, sulla scia delle sante Agata, Lucia, Agnese e Cecilia.
Le ossa vennero studiate dagli archeologi senza grande clamore. Non si sapeva nulla se non il suo nome e il fatto che fosse una vergine martire morta nel IV secolo.

Miracoli e fenomeni straordinari
Tre anni dopo, un sacerdote di Mugnano, Francesco De Lucia, si trovava a Roma quando venne a sapere della scoperta. Rimase colpito da Filomena, e la sua richiesta di farne trasferire le reliquie alla chiesa di Nostra Signora delle Grazie di Mugnano venne approvata.
Presto sulla tomba vennero riferiti dei miracoli. La notizia della guarigione della venerabile Pauline Jaricot, che si riprese da una grave malattia cardiaca, venne ampiamente diffusa.
Allo stesso tempo, tre mistici diversi in varie parti del mondo iniziarono a ricevere dettagli della vita di Santa Filomena attraverso rivelazioni private. La più significativa fu una visione ricevuta da suor Luisa di Gesù nel 1833, in cui venne rivelato che l’imperatore Diocleziano voleva sposare la 13enne Filomena. Quando questa rifiutò venne sottoposta a tortura, anche se non si pentì mai.

Devozione popolare alla santa
Nel 1827, Papa Leone XII donò le tre lastre di terracotta della tomba originale nella catacomba romana alla chiesa di Mugnano del Cardinale, ormai diventata santuario.
Per via dei numerosi miracoli che avevano avuto luogo sulla sua tomba, Papa Gregorio XVI dichiarò Filomena santa. La canonizzazione in quel modo – basandosi fondamentalmente sull’intercessione miracolosa – era straordinaria.
Nel corso dei decenni, re e regine, santi e beati, poveri e ricchi si sono recati a Mugnano per cercare l’intercessione di Santa Filomena. Perfino il beato Papa Pio IX celebrò la Messa sul suo altare il 7 novembre 1849.
Tra i tanti santi devoti a Santa Filomena c’era San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, che incoraggiava i suoi parrocchiani a cercarne l’intercessione e le fede dedicare una cappella nella sua chiesa. Vianney attribuiva alla santa molte delle guarigioni straordinarie di cui era ritenuto responsabile.
La storia di Santa Filomena, che ad appena 13 anni scelse tortura e martirio per Cristo anziché gli onori, iniziarono a circolare. Dio usò la sua storia per contrastare l’illuminismo e il razionalismo del XIX secolo che si erano radicati nella cultura della Chiesa. La sua vita e la sua storia riflettevano la Scrittura: “A quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati” (1 Cor 2, 6).

I pellegrinaggi al suo santuario continuano
Oggi la devozione a Santa Filomena è più diffusa che mai. Anche se la sua festa è stata rimossa dal calendario liturgico universale nel 1961, ciò non vuol dire che non sia una santa. La devozione nei suoi confronti è ancora forte, e resta un grande intercessore.
Al Santuario di Santa Filomena a Mugnano Del Cardinale, i pellegrini possono visitare le reliquie della giovane vergine martire, le tre lastre, l’altare miracoloso, la statua miracolosa che ha trasudato olio e la sedia su cui era seduta la venerabile Pauline Jaricot quando ha ricevuto il miracolo dalla santa.
Santa Filomena è patrona dei casi senza speranza, delle madri in attesa, dei bambini e dei giovani. La sua festa si celebra l’11 agosto.

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Canterò le bellezze della Vergine

Posté par atempodiblog le 25 mars 2021

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(L’Annunciazione). “Canterò per la gloria di Gesù le bellezze  della Vergine, [...] e il mio cuore proromperà in lode di ringraziamento contemplando i beni di cui il Signore l’ha arricchita per tutte le nazioni, per tutti i secoli, affinché chiunque venga a Lei trovi la vita”.

Beata Pauline Marie Jaricot

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Santa Filomena

Posté par atempodiblog le 11 août 2020

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Filomena martire cristiana?
Il culto di Santa Filomena e anche tutti gli interrogativi sulla sua identità hanno origine a Roma il 25 maggio del 1802 durante gli scavi nella Catacomba di Priscilla sulla via Salaria, quando vengono scoperte le ossa di una giovane di tredici o quattordici anni e un vasetto contenente un liquido ritenuto sangue della Santa. Il loculo era chiuso da tre tegole di terracotta su cui era inciso: “LUMENA PAX TE CUM FI”. Si credette che, per inavvertenza, fosse stato invertito l’ordine dei tre frammenti risalenti tra il III e il IV sec d.C. e che si dovesse leggere: « PAX TE / CUM FI / LUMENA” cioé: « La pace sia con te, Filomena ». I diversi segni decorativi intorno al nome inoltre – soprattutto la palma e le lance – portarono ad attribuire queste ossa ad una martire cristiana dei primi secoli. All’epoca, infatti, si riteneva che la maggior parte dei corpi presenti nelle Catacombe risalissero alle persecuzioni dell’epoca apostolica.

Le reliquie e i prodigi a Mugnano del Cardinale
Furono queste reliquie ad essere in seguito portate, per richiesta del sacerdote nolano Francesco De Lucia, a Mugnano del Cardinale, in provincia di Avellino, nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, dove sono tuttora. Qui i primi miracoli raccontati proprio da mons. De Lucia. Attirato da quanto succedeva Papa Leone XII concesse al Santuario la lapide originaria che Pio VII aveva fatto trasferire nel lapidario Vaticano. Nel 1833, in questo contesto, si inserì la “Rivelazione” di suor Maria Luisa di Gesù che contribuì a diffondere il culto di Santa Filomena in Europa e in America. Personaggi noti come Paolina Jaricot, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario vivente, e il santo Curato d’Ars ricevettero la guarigione completa dei loro mali per intercessione della santa e ne divennero ferventi devoti.

La biografia secondo Suor M. Luisa di Gesù
E’ proprio il racconto di suor Maria Luisa a svelare la storia della Santa. La suora affermò che la vita di Filomena le era stata narrata per “rivelazione” dalla santa stessa. Filomena sarebbe stata figlia di un re della Grecia convertitosi al cristianesimo e per questo divenuto padre. A 13 anni consacrò a Dio con voto la sua castità verginale. Fu allora che l’imperatore Diocleziano dichiarò guerra a suo padre: la famiglia si vide costretta allora a trasferirsi a Roma per trattare la pace. L’imperatore si innamorò della fanciulla, ma al suo rifiuto la sottopose ad una serie di tormenti da cui sempre fu salvata fino alla definitiva decapitazione. Due ancore, tre frecce, una palma e un fiore sono i simboli, raffigurati sulle tegole del cimitero di Priscilla, che furono interpretati come simboli del martirio. Ma uno studio più approfondito dei reperti archeologici attestò l’assenza della scritta martyr e fece decadere la possibilità della morte per martirio; inoltre nell’ampolla trovata accanto ai resti si provò che non vi fosse sangue ma profumi tipici delle sepolture dei primi cristiani. In definitiva il corpo era di una fanciulla morta nel IV secolo sul cui sepolcro erano state utilizzate tegole con iscrizioni di un precedente sepolcro. La Sacra Congregazione dei Riti nella Riforma Liturgica degli anni ’60 tolse allora dal calendario il nome di Filomena. Ma il culto rimase.

La Devozione resta
La “Santina” del Curato D’Ars, come molti chiamano Santa Filomena, fu venerata in particolare da San Pio da Pietrelcina sin da bambino. La chiamava “la principessina del Paradiso” e a chi osava mettere in discussione la sua esistenza, rispondeva che i dubbi erano frutto del demonio e ripeteva: “Può pure darsi che non si chiami Filomena! Ma questa Santa ha fatto dei miracoli e non è stato il nome che li ha fatti!”. Tutt’oggi Filomena intercede per molte anime e numerosi fedeli si recano a pregare davanti alle sue spoglie. E’ considerata la protettrice degli afflitti e dei giovani sposi e molte volte ha donato la gioia della maternità a madri sterili.

Tratto da: Vatican News

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Una fonte di pace

Posté par atempodiblog le 29 mai 2020

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“Una fonte di pace è quella di camminare dietro a Gesù, seguendo le sue orme in ciascuna azione che facciamo, gettando il passato nel seno della sua misericordia e il futuro nella sua adorabile volontà in modo da occuparsi solo del momento presente”.

di Pauline Marie Jaricot

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VATICANO – Riconosciuto il miracolo di Pauline Jaricot: la gioia delle Pontificie Opere Missionarie

Posté par atempodiblog le 28 mai 2020

VATICANO – Riconosciuto il miracolo di Pauline Jaricot: la gioia delle Pontificie Opere Missionarie

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Pauline Marie Jaricot e santa Filomena

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “E’ un momento di grande gioia per le Pontificie Opere Missionarie in tutto il mondo. Siamo estremamente felici perché la Congregazione per le Cause dei Santi ha reso noto il riconoscimento del miracolo attribuito a Pauline Jaricot, laica francese, fondatrice della Pontificia Opera per la Propagazione della Fede, la prima delle Pontificie Opere Missionarie. Questo è un passo molto importante: significa che il suo impegno per la missione, fatto di preghiera e carità, parla ed è ancora significativo oggi per la Chiesa universale”: lo dichiara all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie e Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, commentando la promulgazione del Decreto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Il 26 maggio, il Santo Padre Francesco ha autorizzato il Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a promulgare il Decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Paolina Maria Jaricot, Fondatrice delle Opere del “Consiglio della Propagazione della Fede” e del “Rosario Vivente”; nata il 22 luglio 1799 a Lione (Francia) e ivi morta il 9 gennaio 1862.

Nata a Lione in un periodo di rapidi sconvolgimenti politici e culturali, Paoline Maria Jaricot nel 1822 fondò l’Associazione della Propagazione della Fede, con la caratteristica della universalità. Intuì che il problema della cooperazione missionaria non era aiutare questa o quella missione, ma tutte, senza distinzione. Da lei prese inizio quel grande movimento di cooperazione missionaria che doveva gradualmente coinvolgere tutta la Chiesa. Appassionata per la diffusione del Regno di Dio, era fermamente convinta che l’opera missionaria non traesse la sua efficacia dalle risorse umane, ma esclusivamente da Dio. Nel 1826 fondò quindi il movimento del “Rosario Vivente”: gruppi di persone a cui ogni mese, dopo una Eucarestia, veniva affidato un Mistero del Rosario da pregare per le missioni. Alla sua esistenza non mancò la croce, e passò l’ultimo periodo della sua vita in assoluta povertà. E’ stata dichiarata Venerabile da Giovanni XXIII il 25 febbraio 1963. (Agenzia Fides, 27/05/2020)

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Il decreto. Charles de Foucauld, il «fratello universale», sarà Santo

Posté par atempodiblog le 27 mai 2020

Il decreto. Charles de Foucauld, il «fratello universale», sarà Santo
Nell’udienza al cardinale Becciu il Papa autorizza i Decreti che porteranno alla Chiesa tre nuovi santi. Tra le figure di spicco quella di de Foucauld, esempio di vita evangelica e di preghiera
di Mimmo Muolo e Redazione internet – Avvenire

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Un uomo nel deserto del Sahara custodisce da solo un “tesoro”. Alcuni predoni lo vengono a sapere e per rubarglielo lo uccidono. No, non è lo spunto per un romanzo, ma una storia vera. Avvenuta nel 1916 ai confini nella profonda Algeria. Ed è la storia dell’uccisione di Charles de Foucauld, il “fratello universale”, che presto sarà santo. Il Papa ha infatti autorizzato la Congregazione per le cause dei Santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito al beato Carlo di Gesù (questo il suo nome religioso) e questo svela definitivamente qual era il “tesoro” che egli custodiva, al punto da non temere nemmeno per la sua vita: Gesù Cristo nel tabernacolo.

A partire da quella morte, la vicenda umana e religiosa di Charles de Foucauld ha affascinato e attratto generazioni su generazioni. Al punto che quello che non gli riuscì in vita si realizzò dopo la sua nascita al Cielo. Nel corso degli anni, ben diciannove differenti famiglie di laici, sacerdoti, religiosi e religiose sono scaturite dalla sua spiritualità e dal suo modo di vivere il Vangelo (tra le maggiori, le fraternità dei Piccoli fratelli e delle Piccole sorelle di Gesù). Un uomo “che ha dato una testimonianza che ha fatto bene alla Chiesa”, ha affermato Papa Francesco nella Messa in casa Santa Marta del primo dicembre 2016, nel centenario della morte. E Benedetto XVI al momento della beatificazione, il 13 novembre 2005, affermò che la sua vita è « un invito ad aspirare alla fraternità universale ».

Sicuramente l’esistenza terrena di de Foucauld ha spunti di grande attualità, sia nella prima parte, vissuta in maniera non certo esemplare dal punto di vista cristiano (ma in questo è in buona compagnia di altri santi, Agostino per esempio), sia soprattutto dopo la conversione che lo trasformò in uno dei più grandi cercatori di Dio. Lui grande esploratore anche dal punto di vista geografico, dedicò in pratica il resto dei suoi anni a esplorare l’immenso territorio del rapporto tra il Creatore e le creature.

Nato a Strasburgo il 15 settembre 1858 da una famiglia nobile ed egli stesso insignito del titolo di visconte di Pontbriand, trascorre la prima infanzia a Wissembourg, ma perde entrambi i genitori all’età di 6 anni e viene allevato dal nonno materno, che gli lascia anche una cospicua eredità. Il giovane Charles, gaudente e salottiero, la dilapida tuttavia in poco tempo e nel 1876 entra alla Scuola militare di Saint Cyr. Si distingue di più per le qualità di soldato che di studente, anche perché impegnato in una relazione con una fanciulla di dubbia reputazione. Lascia successivamente l’esercito per dedicarsi a spedizioni geografiche in Marocco e si dedica a studiare l’arabo e l’ebraico. Come esploratore si dimostra validissimo, al punto che nel 1885 riceve la medaglia d’oro dalla Società francese di geografia.

L’anno successivo torna in patria e la sua vita ha la svolta decisiva, quando il futuro santo (che comunque da piccolo era stato battezzato) sente il bisogno di riavvicinarsi alla Chiesa cattolica. E’ rimasta famosa la sua invocazione “Mio Dio, se esisti, fa’ che Ti conosca”. E così avviene che Dio si lascia conoscere. Come dirà egli stesso un giorno: “Non appena ho creduto che ci fosse un Dio, ho capito che non potevo vivere che per lui”. La svolta diventa sempre più radicale. Nel 1890 entra fra i trappisti in Francia, ma ben presto chiede di ritirarsi in una trappa molto più povera in Siria. Risale a questo periodo anche un primo progetto di congregazione religiosa. L’ormai trentaduenne Charles sente il bisogno di essere dispensato dai voti e qualche anno dopo viene esaudito. Nel 1897 l’abate generale dei Trappisti lo lascia libero di seguire la sua vocazione. Per un po’ resta in Terra Santa, quindi tornato in Francia, nel 1901 viene ordinato prete. Nello stesso anno si trasferisce in Africa e prende a dimorare in un’oasi del deserto del Sahara profondo. Indossa una tunica bianca sulla quale è cucito un cuore di stoffa rossa, sormontato da una croce. Ospita chiunque passi da lui, cristiani, musulmani, ebrei, pagani e trascorre altri 13 anni nel villaggio tuareg di Tamanrasset. Prega 11 ore al giorno, si immerge nel mistero dell’Eucaristia, redige un grande dizionario di lingua francese-tuareg ancora oggi in uso in quella zona. E naturalmente non manca di impegnarsi nella difesa delle popolazioni locali dagli assalti dei predoni. E sono proprio loro, il primo dicembre 1916, a prendere alla lettera la notizia del grande “tesoro” che custodisce e di cui parla a tutti. Perciò, nel tentativo di impadronirsene (non sapendo che in realtà si tratta delle particole consacrate durante la Messa), i laviventi saccheggiano la sua povera dimora e uccidono “Carlo di Gesù”, come si fa chiamare dagli abitanti del luogo.

Il fiore del deserto, reciso, irradia comunque le sue spore in giro nel mondo. E la spiritualità di Charles de Foucauld fiorisce attraverso la sua famiglia religiosa. Che presto avrà anche un santo in paradiso.

Nei Decreti autorizzati da Francesco figurano anche i miracoli che porteranno alla canonizzazione del beato francese Cesare de Bus (1544-1607), fondatore della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana (Dottrinari) e della beata italiana Maria Domenica Mantovani (1862-1934). Inoltre nel documento viene riconosciuto anche il miracolo che porterà agli altari il Venerabile Servo di Dio statunitense Michele McGivney (1852-1890), fondatore dell’Ordine dei Cavalieri di Colombo, e il miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio francese Paolina Maria Jaricot (1799-1862), fondatrice delle Opere del “Consiglio della Propagazione della Fede” e del “Rosario Vivente”.
Inoltre, i Decreti promulgati dalla Congregazione per le Cause dei Santi porteranno alla beatificazione anche i martiri Servi di Dio Simeone Cardon e 5 Compagni, Religiosi professi della Congregazione Cistercense di Casamari – uccisi a Casamari, in odio alla Fede, tra il 13 e 16 maggio 1799 – e il martire Servo di Dio Cosma Spessotto, italiano, (1923-1980), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, ucciso a San Juan Nonualco (El Salvador).

Infine i Decreti riconoscono le virtù eroiche del vescovo francese Servo di Dio Melchiorre Maria de Marion Brésillac, già Vicario Apostolico di Coimbaore e Fondatore della Società delle Missioni Africane, nato nel 1813 a Castelnaudary (Francia) e morto a Freetown (Sierra Leone) nel 1859.

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