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“Ho sbagliato pianeta!”

Posté par atempodiblog le 4 novembre 2016

“Ho sbagliato pianeta!” dans Citazioni, frasi e pensieri Clemente_Rebora

Dal virtuoso familiar recinto,

adolescente fuor tutto invitava:

l’uman freddo dovere

cenere era sul mio braciere;

ammiccando l’enigma del finito

sgranavo gli occhi a ogni guizzo;

fuor scapigliato come uno scugnizzo,

dentro gemevo, senza Cristo:

Sola, raminga e povera

Un’anima vagava

Un guasto occulto mi minava in basso,

un lutto orlava ogni mio gioire:

l’infinito anelando, udivo intorno

nel traffico o nel chiasso, un dire furbo:

Quando c’è la salute, c’è tutto;

e intendevan le guance paffute,

nel girotondo di questo mondo:

Ribellante gridavo la mia pena:

ho sbagliato pianeta!

Clemente Rebora, Curriculum vitae

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Esorcisti: la festa di Halloween sfruttata dai satanisti

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2016

Esorcisti: la festa di Halloween sfruttata dai satanisti
Per padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti, la notte di Halloween del 31 ottobre è “tutt’altro che uno scherzo”. “In alcuni siti internet di personaggi per bambini – afferma – si possono trovare link dai quali si accede direttamente ai siti di satanismo e magia nera”. “I pianificatori sociali del male – aggiunge – sanno che abituando i bambini sin dai primi anni di vita alla familiarità e alle immagini del linguaggio occultista, in età adulta rischiano di essere indotti all’occultismo vero e proprio che può diventare, per le nuove generazioni, l’alternativa al cristianesimo”. Luca Collodi, per Radio Vaticana, ne ha parlato con don Aldo Buonaiuto, sacerdote esorcista e coordinatore generale del Servizio Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi:

Esorcisti: la festa di Halloween sfruttata dai satanisti dans Anticristo halloween

R. - Il 31 ottobre non è tanto la festa di Halloween – non dovremmo definirla una festa – ma, come la definisco io, un fenomeno. Perché il 31 è la vigilia della festa di Ognissanti. Già questa parola “Halloween” non andrebbe utilizzata perché, purtroppo, riconducibile ad un altro fenomeno della modernità. Quello legato al capodanno dei satanisti e dell’esaltazione del mondo dell’occultismo, con tutto il suo horror e con tutto il macabro che rappresenta. Noi cristiani celebriamo la Festa dei Santi, la festa di persone realmente esistite, non fantasmi, zombie, vampiri, mostri, mostriciattoli, ma persone eroiche che hanno dato la vita nella storia della cristianità, con la capacità di cambiare gli eventi della storia nella direzione del bene.

D. – Ma in verità, don Buonaiuto, dobbiamo dire che la gente, alla fine, festeggia comunque Halloween senza molti problemi…
R. – E’ un fenomeno e, per alcuni appunto una festa, che non riguarda la nostra tradizione. Si mischiano aspetti che, sia pure in libertà di coscienza, un cristiano non può non criticare. A partire dall’enorme indotto commerciale prodotto. Fu Papa Sisto IV, nel 1480 a solennizzare definitivamente la Festa di Ognissanti. Perché le superstizioni portavano i contadini, gli allevatori non solo a pregare, ma anche a ingraziarsi questi spiriti delle tenebre all’inizio dell’inverno. Contadini e allevatori ripercorrevano ciò che accadeva al tempo dei druidi, quando questi sacerdoti andavano di casa in casa per chiedere l’offerta.

La domanda non era “ Trick or treat?”, “Dolcetto o scherzetto?”, ma era: “Offerta o maledizione?”, cioè: “Dai l’offerta perché si faccia la festa del principe Samhain, colui al quale il dio Sole deve lasciare il posto affinché ci sia protezione nella famiglia, nel raccolto, nell’allevamento? ». Quindi: “Vuoi ingraziarti questo principe delle tenebre chiamato Samhain, oppure preferisci che la maledizione arrivi nella tua casa, nel tuo lavoro?”. Poi, con la presenza in modo particolare degli irlandesi negli Stati Uniti, questa tradizione, superstizione, diventa per un periodo prevalentemente riconducibile al mondo commerciale e ai bambini.

D. – Per padre Bamonte, il responsabile degli esorcisti di tutto il mondo, si tratta di una celebrazione esoterica. E Halloween è il capodanno di satana…
R. – Sì. E’ il capodanno di satana perché anche i satanisti hanno un loro calendario. E in questo calendario il mese di ottobre è quello votato all’adescamento di nuovi adepti e alla sua preparazione, perché questo evento viene preparato per tutto il mese. Addirittura, credono che quanti, anche indirettamente, partecipano a questo fenomeno chiamato “Halloween” e che celebrano questo rituale di esaltazione, possano partecipare all’adorazione e al culto di satana.

D. – Don Bonaiuto, lei ci dice che attraverso un elemento ludico, talvolta di scherzo, si cela un possibile ingresso al mondo dell’occulto?
R. – Ecco, questo è il messaggio che noi dobbiamo dare a tutti coloro che ci ascoltano. Guai però a estremizzare. E’ infatti pericoloso quel voler per forza vedere il diavolo dappertutto, ma è altrettanto pericoloso l’estremo opposto, quello di banalizzare, ridicolizzare e relativizzare ciò che invece può essere un apripista ad un mondo molto pericoloso.

Dalla nostra esperienza, dal numero verde Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII, (800.228.866) vediamo come spesso dietro ai ragazzi ci sia sempre qualche mente diabolica e la presenza di adulti. Quindi attenzione. Un’attenzione in più da parte delle famiglie sui loro figli, proprio perché questo lato oscuro di Halloween non continui a produrre danni in particolare sui giovani.

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Torino, verso la festa di Tutti i Santi

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2016

Torino, verso la festa di Tutti i Santi

Torino, verso la festa di Tutti i Santi dans Fede, morale e teologia La_testimonianza_della_gioia_della_santit

Torino: per tutta la giornata una missione per le vie del centro della città con i bambini che indossano gli abiti preparati dalle mamme delle amiche della comunità latinoamericana con alcuni santi.

Hanno portato non solo la testimonianza della gioia della santità, ma distribuito le immaginette benedette dei santi che rappresentano. Autorizzata dalle mamme ecco alcune foto e più tardi la foto di gruppo.

Ciao,
Mariagrazia di Torino
Tratto da: Radio Maria Fb

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Ruini: «L’aldilà c’è e io mi preparo». E sul ‘caso’ Welby, «Pregai tanto»

Posté par atempodiblog le 22 septembre 2016

Ruini: «L’aldilà c’è e io mi preparo». E sul ‘caso’ Welby, «Pregai tanto»
Il cardinale Ruini e quel che c’è dopo la morte: «Il cristianesimo parla della risurrezione. Solo nella risurrezione il soggetto umano trova il suo pieno compimento»
di Aldo Cazzullo – Corriere della Sera

Ruini: «L’aldilà c’è e io mi preparo». E sul ‘caso’ Welby, «Pregai tanto» dans Articoli di Giornali e News Cardinale_Ruini

Cardinale Ruini, il suo nuovo libro si intitola «C’è un dopo?», con il punto interrogativo. Questo significa che neppure lei è assolutamente certo che «un dopo» ci sia?
«Personalmente sono certo. Ma mi rendo conto che questa certezza è un dono di Dio, e che nel contesto culturale di oggi può essere difficile raggiungerla».

Lei cita gli studi di Moody e van Lommel sulle esperienze tra la vita e la morte. Le considera la conferma empirica che dopo c’è davvero qualcosa?
«Si tratta di esperienze ben documentate. Dimostrano che in qualche caso, molto raro, si può tornare in vita dopo la “morte clinica”, cioè dopo che, per pochi istanti, l’encefalogramma era diventato piatto. La morte è però un processo, che raggiunge il suo stadio definitivo solo quando il cervello ha perduto irrimediabilmente le proprie funzioni: a quel punto nessuno ritorna indietro. Non ci sono quindi conferme empiriche di un “dopo”. Quelle esperienze ci dicono comunque che è sbagliato ridurre l’autocoscienza ai neuroni e alla loro attività».

Poi il libro ricostruisce la discussione sull’anima, da Tommaso alle neuroscienze. È possibile secondo lei accertarne razionalmente l’immortalità?
«Non penso che sia possibile accertare con la sola ragione l’immortalità dell’anima. A mio parere si può accertare però che l’uomo ha un’anima non materiale: altrimenti non si spiegherebbero la nostra capacità di conoscere ciò che è universale e necessario, e la nostra libertà».

Il cristianesimo però parla non solo di immortalità dell’anima, ma di risurrezione della carne. Lei come la concepisce?
«Direi di più: il cristianesimo parla anzitutto della risurrezione. Solo nella risurrezione il soggetto umano trova il suo pieno compimento. L’immortalità dell’anima è però indispensabile perché la risurrezione abbia un senso: se qualcosa di me non rimanesse dopo la morte, la risurrezione sarebbe una nuova creazione, che non avrebbe con me alcun rapporto. Riguardo al modo di esistere dei risorti, possiamo dire due cose: la risurrezione è qualcosa di reale, non solo una nostra idea; ma non è qualcosa di fisico, non è un ritorno alla vita di questo mondo».

In attesa dell’ultimo giorno, dove andiamo? Lei evoca san Paolo, secondo cui saremo «con Cristo» subito dopo la morte. Ma come?
«Saremo con Cristo, e con Dio Padre, in quanto parteciperemo alla loro vita, saremo conosciuti e amati da loro e a nostra volta li conosceremo e ameremo: non come adesso nel chiaroscuro della fede, ma direttamente nella loro sublime realtà».

Che cosa sappiamo davvero dell’aldilà?
«Nella sostanza l’aldilà è Dio stesso: il mistero che ci supera infinitamente. Sarebbe una grossa ingenuità pretendere di poter fare una descrizione anticipata del futuro che ci attende, come se ne avessimo già avuto esperienza. Dell’aldilà possiamo parlare, in qualche modo, solo a partire dal presente, da ciò che portiamo dentro di noi e viviamo in questo mondo: soprattutto a partire da Gesù Cristo, vissuto, morto e risorto per noi. È lui la via di accesso al mistero di Dio e della nostra sorte eterna».

Lei ha assistito molte persone giunte al passo d’addio. Come si muore?
«Si muore in tanti modi, che dipendono da quello che siamo nel profondo e dal genere di persone che ci sono vicine; oltre che, naturalmente, dalla nostra maggiore o minore solidità psichica e dal tipo di infermità che ci conduce alla morte. Mescolata a tutti questi fattori gioca però un grande ruolo anche la fede in Dio e nella vita eterna. Rimane vera cioè la parola di san Paolo: i cristiani sono coloro che hanno speranza. L’ho verificato tante volte negli altri, e incomincio a verificarlo dentro di me».

Lei definisce l’inferno «una possibilità concreta e tragica». Non è vero quindi che l’inferno è vuoto, come si augurava von Balthasar?
«Von Balthasar se lo augurava, non pretendeva di saperlo. Che l’inferno sia una possibilità concreta ce lo ha detto anzitutto Gesù Cristo: non possiamo pensare che Gesù scherzasse quando ammoniva che la via verso la perdizione è spaziosa, mentre è angusta quella verso la vita. Non è detto però che degli esseri umani siano effettivamente dannati: possiamo e dobbiamo sperare di salvarci tutti; ma deve essere una speranza umile, che non presume di noi stessi e si affida alla misericordia di Dio».

Il paradiso lei come se lo immagina?
«In estrema sintesi, il paradiso è l’essere per sempre con Dio in Gesù Cristo, e secondariamente con i nostri fratelli in umanità».

L’inferno?
«L’inferno, al contrario, è solitudine assoluta, chiusura definitiva a Dio e al prossimo».

E il purgatorio?
«Il purgatorio è gioia grandissima di essere amati da Dio, e al tempo stesso è sofferenza che, nell’incontro con Cristo, ci purifica dalle nostre colpe».

Qual è la sorte dei bambini morti senza battesimo?
«La Sacra Scrittura non si pone questa domanda. Nel medioevo si affermò la dottrina del limbo, secondo la quale i bambini morti senza battesimo restano privi dell’unione immediata con Dio ma godono di quell’unione con lui che ci appartiene per natura. Oggi però, quando speriamo la piena salvezza anche per i peggiori peccatori, diventa insostenibile escluderne i bambini che sono morti senza colpe personali, non avendo ancora l’uso della ragione. Oggi è questo l’insegnamento della Chiesa».

Come si immagina, tra molto tempo s’intende, la sua vita dopo la morte?
«Alla morte e al dopo penso spesso, se non altro perché il mio declino fisico si incarica di ricordarmeli. Cerco di prepararmi pregando di più ed essendo un po’ più buono e più generoso. Soprattutto mi affido alla misericordia di Dio. Per il “dopo” spero di essere accolto nel mistero di amore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e di ritrovare tutte le persone che mi hanno amato in questo mondo — a cominciare dai miei genitori — ma anche tutti coloro che ho conosciuto, vivi per sempre nella grande famiglia di Dio. Dato che la curiosità intellettuale non mi ha ancora abbandonato, confido inoltre di scoprire in Dio il senso di tutta la realtà».

E come vorrebbe essere ricordato?
«Come una persona semplice, con un forte e forse eccessivo senso del dovere, che ha cercato di servire il Signore e che non ha odiato nessuno».

C’è qualche errore, almeno uno, che ritiene di aver commesso?
«Di errori ne ho fatti molti, a cominciare dai miei tanti peccati, e chiedo di cuore perdono a Dio e al mio prossimo. Nelle responsabilità che ho avuto un errore è stato il fidarmi troppo di me stesso».

Spesso le viene rimproverato il caso Welby, il rifiuto del funerale.
«Negare a Piergiorgio Welby il funerale religioso è stata una decisione sofferta, che ho preso perché ritenevo contraddittoria una scelta diversa. Su questo non ho cambiato parere. Ho comunque pregato parecchio perché il Signore lo accolga nella pienezza della vita».

Quale immagine porterà con sé dei Papi che ha conosciuto da vicino? Wojtyła, Ratzinger, Bergoglio?
«Karol Wojtyła è il grande santo che ha cambiato in profondità la mia vita: l’immagine che ne ho è quella di un’umanità straordinariamente cresciuta nella luce di Dio. Anche a Joseph Ratzinger devo tanto: vedo in lui un grande maestro, non solo del pensiero ma del rapporto con Dio, e una persona estremamente gentile che mi onora della sua amicizia. Con Jorge Mario Bergoglio ho, logicamente, un rapporto minore perché è diventato Papa quando ero già emerito: è un uomo di profonda fede, che spende tutto se stesso».

Ma questo Papa sta facendo il bene della Chiesa
«Il bene che fa alla Chiesa, e all’umanità, è sotto gli occhi di tutti: non vederlo significa essere prigionieri delle proprie idee e anche dei propri pregiudizi. Personalmente prego il Signore perché l’indispensabile ricerca delle pecore smarrite non metta in difficoltà le coscienze delle pecore fedeli».

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Liberare anime dal Purgatorio

Posté par atempodiblog le 20 mars 2016

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Nella Basilica di San Paolo Maggiore – Santuario di san Gaetano da Thiene (via San Paolo, 14 – 80138 Napoli) tutti i giorni si celebrano le SS. Messe sulla tomba di san Gaetano. Per indulto speciale di Papa Pio VII applicando la Santa Messa per un defunto viene liberata la sua anima dal Purgatorio. Coloro che volessero lasciare a tale scopo le intenzioni possono rivolgersi in sagrestia tenendo presenti gli orari delle celebrazioni.

Giorni festivi: Ore 8:30 – 18:30
Giorni feriali: Ore 7:30 – 11:00 – 18:00

Padri Teatini

 

Ricorda
Un episodio raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio: «Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all’altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l’altare fosse fra Leone, poiché era l’ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico: “Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l’altare”.

Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde”: “Non sono fra Leone”, “e chi sei?”, chiedo io. “Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato. L’ubbidienza mi dette l’incarico di tenere pulito e ordinato l’altare maggiore durante l’anno di prova. Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all’altare senza riverire il Santissimo conservato nel tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Mi raccomando…”.“Io credendo di essere generoso verso quell’anima sofferente, esclamai: “vi starai fino a domattina alla Messa conventuale”.

Quell’anima urlò: “Crudele!”. Poi cacciò un grido e sparì. Quel grido lamento mi produsse una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell’anima immediatamente in Paradiso, la condannai a rimanere un’altra notte nelle fiamme del Purgatorio».

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Tre verità… per l’eternità

Posté par atempodiblog le 2 novembre 2015

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“Ogni cristiano dovrebbe avere in mente sempre queste tre verità: io sono nato per l’eternità. Mi trovo alle porte dell’eternità. Io sono padrone della mia eternità felice o infelice”.

Beato Clemente Marchisio

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Consacrazione per la solennità di Tutti i santi

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Consacrazione per la solennità di Tutti i santi
del Beato Giustino Russolillo – Devozionale

tutti i santi

Oggi che ricordiamo sulla terra la festa del Paradiso, o cari nostri Santi, venite tra noi ! Venite sul mondo dove pur foste creati, redenti, santificati! Tra noi ci sono delle anime generose e fedeli che vogliono essere come voi. Tra noi c’è ancora Gesù! Vogliateci riconoscere e accettare come vostri fratelli, poiché Gesù ci vuole annoverare tra voi.

Il vostro esilio è finito e la vostra dimora è ormai per sempre nella Patria celeste. Ma anche sulla terra ci sono templi dedicati a voi e noi custodiamo le vostre reliquie per la risurrezione!

Voi avete un posto d’onore nel nostro cuore, venite perciò tra noi! Noi siamo i vostri servi vogliamo farci degni d’esservi fratelli. Noi aspettiamo la grazia di essere i vostri religiosi! Venite tra noi a inebriarci delle fragranze e armonie dei cieli, a sollevarci negli splendori e fervori dei cieli! Venite tra noi e portateci ciascuno un dono celeste preso dai tesori di Dio messi a vostra disposizione.

Noi sappiamo che le vostre perfezioni sono riflessi degli attributi di Dio; noi riconosciamo che in voi vive Gesù; noi contempliamo la SS. Trinità dimorante in voi come nel suo più dolce cielo. E perciò noi ci consacriamo con felicità a conoscere Dio in voi! E proponiamo solennemente di ricordarci ogni giorno dei vostri nomi al cospetto di Dio, di onorare con amore il vostro ricordo, le vostre immagini, le vostre reliquie, di leggere le vostre vite e servircene per edificazione nostra e delle anime, di unirci ogni giorno alle vostre adorazioni e ringraziamenti, riparazioni e preghiere, di sollevarci dalla nostra vita così bassa con l’imitazione dei vostri sublimi esempi, di ascendere con voi di consacrazione in consacrazione sino alla perfetta unione con Dio, di mandarvi continuamente dal Purgatorio molti compagni di gloria, di aiutarvi a glorificare il Signore per le grandi cose che ha operato in voi, e infine di cooperare con Dio santificatore a suscitare nel popolo sempre nuovi Santi.

Voi dateci qualcosa del vostro spirito, che era pieno di Spirito Santo, anzi osiamo chiedere con Eliseo profeta: dateci il doppio del vostro spirito perché Dio sia più glorificato! O santi Anacoreti dateci il vostro spirito di penitenza, d’amore! O santi Confessori dateci il vostro spirito di orazione d’amore! O sante Vergini dateci il vostro spirito di purezza d’amore! O santi Martiri dateci il vostro spirito di fortezza dl amore! O santi Apostoli dateci il vostro spirito di zelo d’amore! O santi Dottori dateci il vostro spirito di scienza d’amore! O santi Profeti dateci il vostro spirito di speranza d’amore! O santi Patriarchi dateci il vostro spirito di fede d’amore! O santi Angeli dateci qualcosa della vostra altissima potenza, sapienza e corrispondenza del divino Amore.

O Maria, o Maria dacci il tuo spirito di ancella e di madre del Signore! Allora saremo veramente tuoi figli e tu nostra Madre quando saremo divenuti santi. O Vergine che solo per opera dello Spirito Santo divenisti Madre di Gesù nell’annunziazione e Madre dei Santi nella Pentecoste, ottienici lo Spirito stesso di Dio, lo Spirito Santo e Santificatore! Raccoglici nel tuo cenacolo a ricevervi il battesimo di fuoco e di Spirito Santo che da indegni cristiani che siamo ci trasformi in buoni figli tuoi e fratelli carissimi dei santi sicché la SS. Trinità si possa compiacere e abitare in noi.

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Papa Francesco: la via della santità è Gesù, via della felicità

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Papa Francesco: la via della santità è Gesù, via della felicità
“La via della santità è la stessa via della felicità: è la via percorsa da Gesù, chi cammina con Lui entra nella vita eterna”. Così il Papa questo pomeriggio celebrando la messa nella Solenità di Tutti i Santi nel cimitero del Verano a Roma in suffragio dei defunti.   Presente  nel primo atto ufficiale dell’incarico, ricevuto oggi,  il nuovo commissario di Roma, il prefetto Francesco Paolo Tronca.  Francesco ha deposto una rosa bianca sulla tomba di una famiglia romana come segno di omaggio alla memoria dei defunti della diocesi.
di Paolo Ondarza – Radio Vaticana

papa francesco e maria

I santi ci precedono nella patria celeste, ci accompagnano ed incoraggiano ad andare avanti nel nostro pellegrinaggio terreno. Con queste parole Francesco invita ogni uomo a mettersi in cammino sulla strada per raggiungere la vera beatitudine. Gesù è questa via, chi cammina con lui entra nella vita eterna:

“È un cammino difficile da comprendere perché va controcorrente, ma il Signore ci dice che chi che va per questa strada è felice, prima o poi diventa felice”

Beato – spiega il Papa – è il povero in spirito, perché ha il cuore spogliato, libero dalle cose mondane: è atteso nel Regno di Dio. E’ beato chi è nel pianto perché chi “chi non ha mai provato tristezza o dolore “non conoscerà mai consolazione”

“Felici invece possono essere quanti hanno la capacità di commuoversi, la capacità di sentire nel cuore il dolore che c’è nella loro vita e nella vita degli altri. Questi saranno felici! Perché la tenera mano di Dio Padre li consolerà e li accarezzerà”.

E se siamo spesso impazienti, nervosi, lamentosi e abbiamo pretese, il Vangelo – ricorda Francesco – ci dice che beati sono i miti, come le mamme e i papà nei confronti di figli che li fanno impazzire”. Qualcuno ci precede nel  cammino:

“Gesù ha percorso questa via: da piccolo ha sopportato la persecuzione e l’esilio; e poi, da adulto, le calunnie, i tranelli, le false accuse in tribunale; e tutto ha sopportato con mitezza. Ha sopportato per amore nostro persino la croce”.

Sono beati quanti hanno fame e sete di giustizia verso gli altri e verso se stessi: saranno saziati perché – prosegue Francesco – sono pronti ad accogliere la giustizia che solo Dio può dare. Sono beati i misericordiosi: “sanno perdonare, non giudicano tutto e tutti, ma cercano di mettersi nei panni degli altri”. Ogni uomo – ammonisce il Papa – ha bisogno di perdono: riconoscersi peccatori non è una formalità:

“è un atto di verità. E se sappiamo dare agli altri il perdono che chiediamo per noi, siamo beati”.

I santi inoltre sono pazienti seminatori di pace, “veri figli del Padre del Cielo che ha mandato nel mondo il suo Figlio come seme di pace per l’umanità”. Dunque conclude Francesco, sull’esempio dei santi “chiediamo al Signore la grazia di essere persone semplici e umili, la grazia di saper piangere, la grazia di essere miti, la grazia di lavorare per la giustizia e la pace, e soprattutto la grazia di lasciarci perdonare da Dio per diventare strumenti della sua misericordia”.

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Giubileo. L’annuncio del Papa: “Aprirò la prima porta santa in Africa”

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Giubileo. L’annuncio del Papa: “Aprirò la prima porta santa in Africa”
Durante l’Angelus, Francesco annuncia che anticiperà l’apertura dell’Anno Santo nella cattedrale di Bangui. Nella sua catechesi una riflessione sui Santi: quelli canonizzati e quelli “della porta accanto”
di Salvatore Cernuzio – Zenit

papa francesco

Ancora una sorpresa da parte di Papa Francesco: all’Angelus di oggi, in piazza San Pietro, il Pontefice ha annunciato che la prima porta santa che aprirà per il Giubileo straordinario della Misericordia sarà quella della cattedrale di Bangui, in Repubblica Centrafricana, e non quella della Basilica di San Pietro a Roma. In questo modo il Papa anticiperà l’inizio dell’Anno Santo, previsto per l’8 dicembre prossimo, durante il suo primo viaggio nel Continente nero, in programma dal 25 al 30 novembre prossimo, che toccherà tappe come il Kenya e l’Uganda.

Il solenne gesto – ha spiegato il Papa – vuole “manifestare la vicinanza orante di tutta la Chiesa a questa Nazione così afflitta e tormentata ed esortare tutti i centroafricani ad essere sempre più testimoni di misericordia e di riconciliazione”. “I dolorosi episodi che in questi ultimi giorni hanno inasprito la delicata situazione della Repubblica Centrafricana, suscitano nel mio animo viva preoccupazione”, aveva detto poco prima il Santo Padre, lanciando un appello alle parti coinvolte “affinché si ponga fine a questo ciclo di violenze”.

Francesco si è anche detto “spiritualmente vicino ai Padri comboniani della parrocchia Nostra Signora di Fatima in Bangui, che accolgono numerosi sfollati » e ha espresso la sua piena solidarietà « alla Chiesa, alle altre confessioni religiose e all’intera nazione Centrafricana, così duramente provate mentre compiono ogni sforzo per superare le divisioni e riprendere il cammino della pace”.

Nella catechesi prima della preghiera mariana, Bergoglio ha incentrarto la sua riflessione sulla festa di Tutti i Santi: “Sentiamo particolarmente viva la realtà della comunione dei santi, la nostra grande famiglia, formata da tutti i membri della Chiesa, sia quanti siamo ancora pellegrini sulla terra, sia quelli – immensamente di più – che già l’hanno lasciata e sono andati al Cielo. Siamo tutti uniti, e questo si chiama ‘comunione dei santi’, cioè la comunità di tutti i battezzati”, ha detto.

Questi Santi - ha proseguito richiamando l’Apocalisse – “sono persone che appartengono totalmente a Dio”, una moltitudine immensa di “eletti”, vestiti di bianco e segnati dal “sigillo di Dio”. Proprio “mediante quest’ultimo particolare, con linguaggio allegorico viene sottolineato che i santi appartengono a Dio in modo pieno ed esclusivo, sono sua proprietà”, ha spiegato.  E “che cosa significa portare il sigillo di Dio nella propria vita e nella propria persona?”. Significa, come dice l’apostolo Giovanni, “che in Gesù Cristo siamo diventati veramente figli di Dio”.

È un sigillo, questo, che abbiamo ricevuto nel Battesimo dal nostro Padre Celeste, diventando così suoi figli. “Siamo consapevoli di questo grande dono?”, ha chiesto il Pontefice. “Tutti siamo figli di Dio!”. O per dirlo in un modo ancora più semplice: “portiamo il cognome di Dio, il nostro cognome è Dio, perché siamo figli di Dio”. “Qui sta la radice della vocazione alla santità!”, ha affermato il Papa, evidenziando che i santi che oggi ricordiamo “sono proprio coloro che hanno vissuto nella grazia del loro Battesimo, hanno conservato integro il ‘sigillo’ comportandosi da figli di Dio, cercando di imitare Gesù; e ora hanno raggiunto la meta, perché finalmente ‘vedono Dio così come egli è’”.

Ma c’è ancora una seconda caratteristica propria dei santi, ovvero il fatto che essi sono esempi da imitare. Attenzione, ha detto Francesco, “non soltanto quelli canonizzati, ma i santi, per così dire, ‘della porta accanto’, che, con la grazia di Dio, si sono sforzati di praticare il Vangelo nell’ordinarietà della loro vita”. Di questi santi “ne abbiamo incontrati anche noi; forse ne abbiamo avuto qualcuno in famiglia, oppure tra gli amici e i conoscenti. Dobbiamo essere loro grati, e soprattutto dobbiamo essere grati a Dio che ce li ha donati, che ce li ha messi vicino, come esempi vivi e contagiosi del modo di vivere e di morire nella fedeltà al Signore Gesù e al suo Vangelo. Quanta gente buona abbiamo conosciuto e conosciamo, e noi diciamo: ‘Ma questa persona è un santo!’, lo diciamo, ci viene spontaneo. Questi sono i santi della porta accanto, quelli non canonizzati ma che vivono con noi”.

Papa Francesco ha dunque esortato a “imitare i loro gesti d’amore e di misericordia”, perché – ha detto – “è un po’ come perpetuare la loro presenza in questo mondo”. E in effetti “quei gesti evangelici sono gli unici che resistono alla distruzione della morte: un atto di tenerezza, un aiuto generoso, un tempo passato ad ascoltare, una visita, una parola buona, un sorriso…. Ai nostri occhi questi gesti possono sembrare insignificanti, ma agli occhi di Dio sono eterni, perché l’amore e la compassione sono più forti della morte”.

A proposito di santità, dopo l’Angelus, il Vescovo di Roma ha ricordato la testimonianza di Madre Teresa Casini, fondatrice delle Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù, beatificata ieri a Frascati. “Donna contemplativa e missionaria, ha fatto della sua vita un’oblazione di preghiera e di carità concreta a sostegno dei sacerdoti. Ringraziamo il Signore per la sua testimonianza”, ha detto il Pontefice.

Ha poi salutato i partecipanti alla Corsa dei Santi e alla Marcia dei Santi, promosse rispettivamente dalla Fondazione “Don Bosco nel mondo” e dall’Associazione “Famiglia Piccola Chiesa”. “Apprezzo queste manifestazioni che offrono una dimensione di festa popolare alla celebrazione di Tutti i Santi”. Infine, Bergoglio ha ricordato che oggi pomeriggio si recherà al Cimitero Verano dove celebrerà la Santa Messa in suffragio dei defunti. “Visitando il principale cimitero di Roma, mi unisco spiritualmente a quanti in questi giorni vanno a pregare presso le tombe dei loro cari, in ogni parte del mondo”, ha detto il Papa. E ha concluso augurando a tutti “pace e serenità nella compagnia spirituale dei Santi”.

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Vivere come ha stabilito il Padre celeste

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

san josemaria

“Essere santi vuol dire, né più né meno, vivere come ha stabilito il Padre nostro che è nei Cieli. Mi direte che è difficile. E lo è; l’ideale è ben alto. Ma al tempo stesso è facile, perché è a portata di mano. Quando qualcuno cade ammalato, gli può capitare di non trovare la medicina adatta. Sul piano soprannaturale questo non avviene. La medicina è sempre vicina: è Cristo Gesù, presente nella Sacra Eucaristia, che ci dà la sua grazia anche attraverso gli altri sacramenti che ha voluto istituire”.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

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“Santificate voi stessi e santificherete la società”

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

“Santificate voi stessi e santificherete la società”.

San Francesco d’Assisi

san francesco gaiola napoli

“Francesco non critica, non attacca: non usa l’ideale della povertà per combattere la Chiesa. Egli vive semplicemente l’imitazione di Cristo povero in umiltà e in obbedienza.

Gli eretici usavano l’ideale della povertà per scardinare la Chiesa, ma il loro non era l’ideale evangelico. Infatti, la povertà nel Vangelo non è mai soltanto uno stato sociale, ma un atteggiamento umile del cuore. Francesco, vero povero di Cristo, quindi umile di cuore, rinnova la Chiesa senza contestarla”.

Padre Livio Fanzaga

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La Madonna ci invita alla santità

Posté par atempodiblog le 28 octobre 2015

La Madonna ci invita alla santità
Tratto da: Radio Maria Fb

Messaggio della Regina della Pace di Medjugorje a Marija del 25/10/2015

Cari figli!
La mia preghiera anche oggi è per tutti voi, soprattutto per tutti coloro che sono diventati duri di cuore alla mia chiamata. Vivete in giorni di grazia e non siete coscienti dei doni che Dio vi da attraverso la mia presenza.
Figlioli, decidetevi anche oggi per la santità e prendete l’esempio dei santi di questi tempi e vedrete che la santità è realtà per tutti voi.
Figlioli, gioite nell’amore perché agli occhi di Dio siete irripetibili e insostituibili perché siete la gioia di Dio in questo mondo. Testimoniate la pace, la preghiera e l’amore.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

marija medjugorje


Padre Livio Fanzaga: Cosa ti ha colpito di più di questo messaggio?

Marija: Mi sembra questo invito della Madonna a vivere la santità in questi tempi; e ci chiede di seguire l’esempio dei santi che noi abbiamo conosciuto, come San Giovanni Paolo II, Madre Teresa che era una in mezzo a noi. Poi abbiamo conosciuto tanti santi che non sono ancora arrivati sull’altare, ma per i quali speriamo e che noi preghiamo. Tra questi anche la mia guida spirituale, Padre Slavko, per il quale la Madonna ha detto il giorno dopo la sua morte: “Vostro fratello Slavko è nato in Cielo”. Teologicamente non so spiegare, ma per me una persona così è irripetibile e insostituibile, come dice la Madonna. Il Signore ci mette a fianco nella nostra vita questi esempi, queste persone, perché possiamo cercare di imitarli, mentre ringraziamo Dio per averli conosciuti.

P. Livio: Nella nostra vita non incontriamo solo i cattivi, ma anche i santi, che magari sono persone molto semplici. Forse la Madonna aveva uno sguardo su quella coppia di sposi che la Chiesa ha canonizzato: i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino.

Marija: Oggi ero alla Messa qui al Carmelo di Monza, dove ci sono ancora le reliquie degli sposi Martin. Lei pensava di diventare suora e lui sacerdote; invece il Signore li ha portati al matrimonio e hanno avuto nove figli, di cui quattro sono morti in tenera età e le altre cinque sono diventate suore. Una è diventata santa Teresina, le altre, un po’ meno conosciute, ma ugualmente sante agli occhi di Dio. La Madonna dice: “Gioite nell’amore perché agli occhi di Dio siete irripetibili e insostituibili…”, come a dire che noi siamo unici per Dio, che siamo la cosa più bella che ha creato.

P. Livio: Allora anche tu come mamma speri di diventare santa?

Marija: Speriamo. Io spero nel martirio perché è più semplice… Tante volte pensiamo che diventare santi bisogna essere tristi, invece la Madonna anche con questo messaggio ci da’ tanta gioia.

P. Livio: La Madonna ci dice: “Gioite perché voi siete la gioia di Dio”, come i figli che sono la gioia dei genitori.

Marija: Poi dice: “Testimoniate la pace, la preghiera e l’amore”, cioè vivete nella pace, vivete nell’amore.

P. Livio: Ho notato che quasi sempre quando la Madonna dà il messaggio il 25 ottobre, in un modo o nell’altro, fa riferimento alla festa liturgica di tutti i Santi. Forse è una festa che a Lei piace molto. Io credo che questo 25 ottobre Lei ha esortato alla santità pensando a questa festa e al fatto che tutti dobbiamo diventare santi…

Ti ricordi? Quando sono venuto per la prima volta a Medjugorje nel 1985, la Madonna aveva cominciato ad invitare alla santità. Prima ha cercato di risvegliare la fede, poi ha cominciato ad esortare alla santità proprio voi del villaggio.
Marija: E’ vero. La Madonna ha per noi un progetto molto chiaro. Ci dice che siamo duri di cuore. Lei vuole che il nostro cuore tenda al Paradiso. Quei cinque o dieci minuti di Paradiso che io vivo quando la Madonna appare, Lei vorrebbe che li vivessero ognuno di noi. Come? Vivendo l’amore, la preghiera e la pace. Tante volte noi complichiamo le cose, ma in realtà Dio vuole da noi che siamo semplici, trasparenti, forti e saldi nella fede. Quando hai la fede, la trasmetti. Dio è amore e quando abbiamo Dio nel nostro cuore, non abbiamo paura di parlare di Lui perché Lo amiamo sopra ogni cosa.

P. Livio: In qualche modo la Madonna ci insegna la piccola via alla santità come diceva S. Teresa di Gesù Bambino, cioè testimoniare la pace, la preghiera e l’amore; è la via semplice alla santità che tutti possono percorrere.

Marija: Sì, tante volte sembra che dobbiamo fare chissà che cosa e invece noi abbiamo scoperto con la Madonna che noi non salviamo il mondo, è Dio che lo salva. Ma noi dobbiamo mettere la nostra piccola parte, con i doni che Dio ci ha dato e che non possiamo nasconderli sotto terra, ma usarli e sfruttarli con un bel sorriso. Il sorriso non costa niente e quando una persona ci sorride, è una cosa importante, perché è il riflesso dell’anima.

P. Livio: C’è anche un po’ di dispiacere da parte della Madonna vedendo che dopo 34 anni che è qui in mezzo a noi, ci siamo un po’ abituati e, anche noi che abbiamo risposto alla chiamata, siamo un po’ caduti nell’abitudine e non apprezziamo questi grandi doni che Dio ci da’ con questa lunga presenza di Maria.
Marija: Per dire la verità a questa abitudine non mi sono ancora “abituata”… Io sento sempre più il desiderio del Paradiso… Oggi che sono una donna adulta, posso testimoniare con tutto il mio cuore che il Signore lavora dentro di noi, ci sta plasmando. E quando noi diciamo il nostro “sì”, anche se stanco e a volte distratto, è tuttavia sempre un “sì” che il Signore usa anche attraverso la Madonna… Io credo a ciò profondamente nel mio cuore perché vedo quante opere buone il Signore ha fatto attraverso un “sì”: il “sì” tuo, il “sì” mio, il “sì” di altri, nelle piccole e grandi cose. Noi ogni giorno possiamo solo dire grazie.

P. Livio: E’ stato proprio così per Radio Maria… Se noi siamo fedeli, la Madonna fa crescere le cose in un modo miracoloso; come questa radio con la quale la Madonna porta la preghiera in tutto il mondo…

Giovedì avremo la grazia di essere ricevuti dal Papa. Se tu potessi parlare col Papa cosa gli diresti?
Marija: Gli vorrei solo dire che lo amiamo e che preghiamo per lui; e di tenere duro, perché abbiamo il Paradiso che ci aspetta.

Marija ha quindi pregato il “Magnificat” e il Gloria.
Padre Livio ha concluso con la benedizione.

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La festa di Ognissanti ci apre la prospettiva del Cielo

Posté par atempodiblog le 22 octobre 2015

no ad halloween

Torniamo su un argomento:– l’imminente festa di Halloween –che abbiamo più volte affrontato, anche perché ogni anno se ne torna a discutere, soprattutto se la festa sbarca in parrocchia. La festa di Halloween, nella sua forma originaria, non ha niente di disdicevole per la fede, perché è la rielaborazione cristiana di feste ancestrali celtiche (da cui il nome stesso che significa «la vigilia di Ognissanti»).

È vero che, arrivata in America, attraverso i cattolicissimi immigrati irlandesi, deve poi la sua grande fortuna ad una «rilettura» neopagana e neogotica, alla quale non sarebbero estranei anche ambienti massonici. Ma spiegarne l’improvviso successo anche in Italia solo come un fenomeno consumistico o di colonizzazione culturale (e certamente è anche questo) è francamente riduttivo. Se tanta fortuna ha incontrato anche tra i nostri ragazzi, è anche perché fa leva su alcuni elementi –come l’irrazionale, il magico, il rapporto con i morti –che la nostra cultura razionalistica, o meglio scientista, vorrebbe eliminare del tutto, ma che invece sono parte essenziale dell’immaginario umano e specialmente di quello infantile e giovanile. Questo spiega fra l’altro il successo tra i ragazzi dei racconti di Harry Potter.

E se è giusto esprimere riserve sull’esaltazione di aspetti macabri e magici legati ad Halloween questa festa però può essere occasione per impegnarci: –

ecco il compito della parrocchia, ma anche dei genitori e degli educatori – a presentare anche ai più piccoli in maniera convincente, con la catechesi e la testimonianza, la bellezza e il significato delle celebrazioni del 1° e 2° novembre, sempre nell’ottica della Comunione dei Santi, cioè di quel legame profondo che –come ci ricorda il «Catechismo della Chiesa cattolica», § 194-195 – unisce a noi, che siamo pellegrini sulla terra, coloro che passati da questa vita stanno purificandosi, aiutati anche dalle nostre preghiere, e coloro che già godono della gloria di Dio e intercedono per noi.

di Toscana Oggi

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Preghiera a san Nicola da Tolentino per le anime purganti

Posté par atempodiblog le 10 septembre 2015

san nicola e le anime purganti

San Nicola da Tolentino che durante la tua vita terrena fosti di grande aiuto per le anime afflitte del Purgatorio, ora in Cielo sii per me avvocato ed intercessore presso Dio; avvalora queste mie povere preghiere per ottenere dalla divina clemenza la liberazione ed il sollievo di quelle anime dalle quali spero grande aiuto.

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La morte spiegata da una bambina con cancro terminale

Posté par atempodiblog le 9 mars 2015

La morte spiegata da una bambina con cancro terminale
“Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!”
Fonte: Aleteia

La morte spiegata da una bambina con cancro terminale dans Fede, morale e teologia 2wf3d77

Come oncologo con 29 anni di esperienza professionale, posso affermare di essere cresciuto e cambiato a causa dei drammi vissuti dai miei pazienti. Non conosciamo la nostra reale dimensione fino a quando, in mezzo alle avversità, non scopriamo di essere capaci di andare molto più in là.

Ricordo con emozione l’Ospedale Oncologico di Pernambuco, dove ho mosso i primi passi come professionista. Ho iniziato a frequentare l’infermeria infantile e mi sono innamorato dell’oncopediatria.

Ho assistito al dramma dei miei pazienti, piccole vittime innocenti del cancro. Con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato a sentirmi a disagio vedendo la sofferenza dei bambini. Fino al giorno in cui un angelo è passato accanto a me!

Vedo quell’angelo nelle sembianze di una bambina di 11 anni, spossata da due lunghi anni di trattamenti diversi, manipolazioni, iniezioni e tutti i problemi che comportano i programmi chimici e la radioterapia. Ma non ho mai visto cedere quel piccolo angelo. L’ho vista piangere molte volte; ho visto anche la paura nei suoi occhi, ma è umano!

Un giorno sono arrivato in ospedale presto e ho trovato il mio angioletto solo nella stanza. Ho chiesto dove fosse la sua mamma. Ancora oggi non riesco a raccontare la risposta che mi diede senza emozionarmi profondamente.

“A volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!”.

“Cosa rappresenta la morte per te, tesoro?”, le chiesi.

“Quando siamo piccoli, a volte andiamo a dormire nel letto dei nostri genitori e il giorno dopo ci svegliamo nel nostro letto, vero? (Mi sono ricordato delle mie figlie, che all’epoca avevano 6 e 2 anni, e con loro succedeva proprio questo)”.

“È così. Un giorno dormirò e mio Padre verrà a prendermi. Mi risveglierò in casa Sua, nella mia vera vita!”

Rimasi sbalordito, non sapendo cosa dire. Ero scioccato dalla maturità con cui la sofferenza aveva accelerato la spiritualità di quella bambina.

“E la mia mamma avrà nostalgia”, aggiunse.

Emozionato, trattenendo a stento le lacrime, chiesi: “E cos’è la nostalgia per te, tesoro?”

“La nostalgia è l’amore che rimane!”

Oggi, a 53 anni, sfido chiunque a dare una definizione migliore, più diretta e più semplice della parola “nostalgia”: è l’amore che rimane!

Il mio angioletto se ne è andato già molti anni fa, ma mi ha lasciato una grande lezione che mi ha aiutato a migliorare la mia vita, a cercare di essere più umano e più affettuoso con i miei pazienti, a ripensare ai miei valori. Quando scende la notte, se il cielo è limpido e vedo una stella la chiamo il “mio angelo”, che brilla e risplende in cielo.

Immagino che nella sua nuova ed eterna casa sia una stella folgorante.

Grazie, angioletto, per la vita che ho avuto, per le lezioni che mi hai insegnato, per l’aiuto che mi hai dato. Che bello che esista la nostalgia! L’amore che è rimasto è eterno.

(Dr. Rogério Brandão, oncologo)

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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