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L’Aldilà è tutto

Posté par atempodiblog le 2 novembre 2020

L'Aldilà è tutto dans Fede, morale e teologia L-Aldil-tutto

Ho settantotto anni, vado a gonfie vele verso l’eternità. Ebbene, per me non c’è che un personaggio che conta, ed è Cristo.

Egli ha un’autorità. La parola di Dio ha creato il mondo. Lui dice semplicemente e dice tutto. Tutto mi riporta a Lui. Se non ci fosse Cristo che cosa faremmo? Allora da questo punto di vista la critica è ben poco.

Noi siamo collegati con il mondo invisibile, siamo attaccati a Dio, molto più di quanto non lo sentiamo, con le più intime fibre del nostro essere. Io non sono altro che l’esteriorizzazione d’una delle idee di Dio. Coloro che con l’intimo della loro volontà sono legati a Dio, non credo che possano essere rigettati da Dio. Quanto a me cerco di starGli attaccato per quanto posso.

Tra poco entrerò nella mia eternità.

Credo di non aver mai cercato troppo di comparire; d’altronde l’apparire è stupidaggine, quel che vale è essere. Il gran giorno dell’eternità è un orizzonte talmente vasto che nulla conta davanti a Lui.

Nell’attesa cerco di lavorare alla perfezione delle anime, di farle vivere in una maniera ragionevole.

La vita è semplice. Basta aver l’intenzione di fare il proprio dovere, e il bene che fate vi vien messo in conto. Per noi cristiani le cose della terra non valgono; l’Aldilà è tutto.

Nella vita di Cristo vedete come tutto è orientato verso il Padre; Lui non fa che passare, e anche troppo presto.

Ritratto di Pouget, di Jean Guitton. Traduzione di Gennaro Auletta. Ed. Borla. 1963

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Le indulgenze plenarie per i defunti estese a tutto il mese di novembre

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2020

Le indulgenze plenarie per i defunti estese a tutto il mese di novembre

Le indulgenze plenarie per i defunti estese a tutto il mese di novembre dans Articoli di Giornali e News Commemorazione-dei-defunti

Decreto
Questo anno,
nelle attuali contingenze
dovute alla pandemia
da “covid-19”,
le Indulgenze plenarie
per i fedeli defunti
saranno prorogate per tutto
il mese di Novembre,
con adeguamento delle opere
e delle condizioni
a garantire l’incolumità
dei fedeli.

Sono pervenute a questa Penitenzieria Apostolica non poche suppliche di Sacri Pastori i quali chiedevano che quest’anno, a causa dell’epidemia da “covid-19”, venissero commutate le pie opere per conseguire le Indulgenze plenarie applicabili alle anime del Purgatorio, a norma del Manuale delle Indulgenze (conc. 29, § 1). Per questo motivo la Penitenzieria Apostolica, su speciale mandato di Sua Santità Papa Francesco, ben volentieri stabilisce e decide che quest’anno, per evitare assembramenti laddove fossero proibiti:

a — l’Indulgenza plenaria per quanti visitino un cimitero e preghino per i defunti anche soltanto mentalmente, stabilita di norma solo nei singoli giorni dal 1° all’8 novembre, può essere trasferita ad altri giorni dello stesso mese fino al suo termine. Tali giorni, liberamente scelti dai singoli fedeli, potranno anche essere tra loro disgiunti;

b — l’Indulgenza plenaria del 2 novembre, stabilita in occasione della Commemorazione di tutti i fedeli defunti per quanti piamente visitino una chiesa o un oratorio e lì recitino il “Padre Nostro” e il “Credo”, può essere trasferita non solo alla domenica precedente o seguente o al giorno della solennità di Tutti i Santi, ma anche ad un altro giorno del mese di novembre, a libera scelta dei singoli fedeli.

Gli anziani, i malati e tutti coloro che per gravi motivi non possono uscire di casa, ad esempio a causa di restrizioni imposte dall’autorità competente per il tempo di pandemia, onde evitare che numerosi fedeli si affollino nei luoghi sacri, potranno conseguire l’Indulgenza plenaria purché, unendosi spiritualmente a tutti gli altri fedeli, distaccati completamente dal peccato e con l’intenzione di ottemperare appena possibile alle tre consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), davanti a un’immagine di Gesù o della Beata Vergine Maria, recitino pie orazioni per i defunti, ad esempio le Lodi e i Vespri dell’Ufficio dei Defunti, il Rosario Mariano, la Coroncina della Divina Misericordia, altre preghiere per i defunti più care ai fedeli, o si intrattengano nella lettura meditata di uno dei brani evangelici proposti dalla liturgia dei defunti, o compiano un’opera di misericordia offrendo a Dio i dolori e i disagi della propria vita.

Per un più agevole conseguimento della grazia divina attraverso la carità pastorale, questa Penitenzieria prega vivamente che tutti i sacerdoti provvisti delle opportune facoltà, si offrano con particolare generosità alla celebrazione del sacramento della Penitenza e amministrino la Santa Comunione agli infermi.

Tuttavia, per quanto riguarda le condizioni spirituali per conseguire pienamente l’Indulgenza, si ricorda di ricorrere alle indicazioni già emanate nella nota «Circa il Sacramento della Penitenza nell’attuale situazione di pandemia», emessa da questa Penitenzieria Apostolica il 19 marzo 2020.

Infine, poiché le anime del Purgatorio vengono aiutate dai suffragi dei fedeli e specialmente con il sacrificio dell’Altare a Dio gradito (cfr. Conc. Tr. Sess. XXV, decr. De Purgatorio), tutti i sacerdoti sono vivamente invitati a celebrare tre volte la Santa Messa il giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, a norma della Costituzione Apostolica «Incruentum Altaris», emessa da Papa Benedetto XV, di venerata memoria, il 10 agosto 1915.

Il presente Decreto è valido per tutto il mese di novembre. Nonostante qualsiasi disposizione contraria.
Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 22 ottobre 2020, memoria di San Giovanni Paolo II.

di Maurus Card. Piacenza
Paenitentiarius Maior

Christophorus Nykiel
Regens

Krzysztof-Nykiel dans Cardinale Mauro Piacenza

Un gesto di prossimità in tempo di pandemia

Questo anno, a causa della pandemia da covid-19, i fedeli hanno la possibilità di lucrare le indulgenze plenarie per i defunti per tutto il mese di novembre e non solo nei giorni tra il 1˚ e l’8, come da tradizione. Lo spiega il reggente della Penitenzieria apostolica, monsignor Krzysztof Nykiel, in questa intervista a «L’Osservatore Romano».

Cosa stabilisce il nuovo decreto?
Sostanzialmente, il decreto della Penitenzieria apostolica modifica le modalità previste per il conseguimento dell’indulgenza plenaria per le anime del Purgatorio, per il prossimo novembre, mese tradizionalmente dedicato al culto dei santi e alla preghiera per i fratelli defunti. Ordinariamente, infatti, l’indulgenza plenaria per i defunti è concessa al fedele che, nei giorni dell’ottava dal 1° all’8 novembre, si rechi al cimitero e preghi per i defunti, oppure a colui che, nel giorno della Commemorazione dei fedeli defunti, visiti una chiesa o vi reciti un Padre nostro e un Credo. Tuttavia, si è ben consapevoli della diffusione del covid-19 in tante aree del mondo e della necessità di prendere adeguate misure per prevenire l’estendersi del contagio, evitando anzitutto assembramenti di persone. Proprio per garantire l’incolumità dei fedeli che nei prossimi giorni intendono recarsi nei cimiteri a pregare sulle tombe dei loro cari, quest’anno la Penitenzieria ha voluto estendere il tenore delle suddette concessioni all’intero mese di novembre, per cui i fedeli potranno compiere le pie opere previste non più soltanto nei giorni dal 1° all’8 novembre o il 2 novembre, ma in un giorno a loro scelta di quel mese. Viene concessa su mandato di Papa Francesco e in accoglimento alle richieste pervenute da diverse Conferenze episcopali.

Ci può ricordare che cos’è l’indulgenza e come si consegue?
L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa. Essa può essere parziale o plenaria, a seconda che liberi in parte o in tutto dalla pena temporale. Ogni fedele può conseguire per se stesso le indulgenze o applicarle ai defunti a modo di suffragio. Per ottenere l’indulgenza plenaria il fedele, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, deve eseguire l’opera indulgenziata e adempiere alle tre condizioni della confessione sacramentale, della comunione eucaristica e della preghiera secondo le intenzioni del Pontefice. L’indulgenza è la testimonianza concreta di quanto veramente l’amore di Dio è più grande di ogni peccato e che dove arriva la divina misericordia tutto rinasce, tutti si rinnova, tutto è risanato.

Il nuovo decreto non è l’unico provvedimento attuato dalla Penitenzieria in questo tempo di pandemia. Quali altre iniziative ha già preso?
La Penitenzieria apostolica è il tribunale della Curia romana, denominato “Tribunale della misericordia”, cui sono affidate le questioni relative al foro interno e alla concessione delle indulgenze. Il 19 marzo scorso ha emesso due documenti, che hanno avuto ampia risonanza, per chiarire alcuni aspetti legati alle materie di sua competenza in concomitanza con la diffusione su scala mondiale del coronavirus. Attraverso la Nota circa il sacramento della Riconciliazione nell’attuale situazione di pandemia, essa ha individuato nel diffondersi del contagio uno dei casi di grave necessità contemplati dal codice di Diritto canonico per autorizzare la concessione dell’assoluzione collettiva ai fedeli (cfr. can. 961 § 1), demandando al discernimento dei singoli ordinari la determinazione delle modalità concrete per la celebrazione del sacramento e ribadendo con forza, anche e soprattutto in questo tempo di grave sofferenza, la necessità di accostarsi al sacramento della riconciliazione. Con uno speciale decreto, inoltre, si è concesso il dono dell’indulgenza ai fedeli affetti dal morbo nonché agli operatori sanitari, ai familiari e a tutti coloro che, a qualsiasi titolo — anche con la preghiera — si prendono cura di essi. La Chiesa, dunque, è ben consapevole delle sofferenze inflitte dal covid-19 e, nel prendere su di sé la stessa croce del suo Signore e Maestro, si fa prossima a quanti sono nell’afflizione sia sul piano spirituale che materiale.

di Nicola Gori – L’Osservatore Romano

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Evitare il Purgatorio

Posté par atempodiblog le 14 août 2020

Evitare il Purgatorio
di Maria Tartaglino
tratto da: Amici di MARIA TARTAGLINO

Evitare il Purgatorio dans Fede, morale e teologia Maria-Tartaglino-e-Maria-Immacolata

«Ci saranno delle anime, tanto delicate, che diranno: “MA NON E’ QUESTA UNA VANA PRESUNZIONE, SPERARE DI EVITARE IL PURGATORIO, CHE NON E’ STATO SFUGGITO DA TANTI SANTI?”.  Io dico di sì, se l’anima si appoggiasse puramente su se medesima, sulla sua aspirazione, ma non già, invece, se quest’anima eccita, in se stessa, una sincera ed efficace risoluzione di voler essere tutta di Dio, convinta, però, appieno, di non avere, in ciò, le forze necessarie, tutta compresa della grande e stragrande bontà di Dio e della Sua onnipotenza e, rivolta a Lui con una semplice e filiale confidenza, dica: “O GESÙ, DOLCE MIO AMORE, AIUTAMI TU A METTERE IN PRATICA LA RISOLUZIONE CHE TU STESSO MI METTESTI IN CUORE, DI ESSERE TUTTA TUA, SCHIVARE PERFINO IL PURGATORIO….”: Una così generosa confidenza in Dio non può non essere grandemente accettata e però gradita a Dio stesso, più conforme al gusto del suo benefico cuore, e quindi capace di ottenere all’anima i più copiosi favori per arrivare felicemente ad avere ciò che essa confida nella sua aspirazione. Ma queste care anime potrebbero anche dire: “MA COME PUÒ QUESTO AVVENIRE SE, DA UNA PARTE, E’ INFINITA LA GIUSTA ESIGENZA DI DIO NEL NON TOLLERARE AL SUO COSPETTO NESSUN DIFETTO E, DALL’ALTRA PARTE, SI SA CHE E’ ANCHE INCONTESTABILE L’UMANA FRAGILITÀ, CHE E’ SEMPRE SOGGETTA A MILLE IMPERFEZIONI?”:  Io dico, per quello che ho capito, che questo è solo possibile per mezzo della perfetta ed intensa carità!!  E, difatti, non è forse vero essere parola di Dio, che la carità toglie la moltitudine dei peccati? Nella Chiesa si diedero sempre, e si danno, esempi tali di carità così perfetta ed efficace, nei quali tante persone, che, per il passato, si trovarono immerse in ogni sorta d’iniquità e, poi, in forza di tali atti di perfettissima carità e contrizione, colti anche improvvisamente dalla morte, passarono immediatamente alla visione di Dio, senza neppure toccare le fiamme del Purgatorio [...].

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La festa dei santi: milioni e milioni di amici, intercessori, modelli di vita

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2019

La festa dei santi: milioni e milioni di amici, intercessori, modelli di vita
Festa in cielo; festa sulla terra; festa di famiglia; festa di milioni e milioni di nostri fratelli e sorelle; amici, intercessori, modelli di vita. Ci dicono che la santità è possibile; il vangelo è vivibile.
di Fra’ Samuele Duranti – Toscana Oggi

La festa dei santi: milioni e milioni di amici, intercessori, modelli di vita dans Fede, morale e teologia Tutti-i-santi

La santità non consiste nel fare miracoli, ma nell’attuare la volontà di Dio. E la volontà di Dio è la nostra santificazione. Siate santi perché Io sono santo. La santità è una chiamata universale; rivolta a ciascuno. Nessuno escluso. Anche noi siamo chiamati alla santità.

Chi sono i santi? Quanti sono? Qual è la strada della santità?

Lasciamoci guidare dalla Parola di Dio. Giovanni nell’Apocalisse scrive: sono una moltitudine immensa, sterminata, che nessuno poteva contare. Vengono tutti dalla grande tribolazione. Hanno superato la prova; tant’è che tengono in mano la palma della vittoria. Hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello, per questo sono immacolate. Sono i redenti. Cantano un inno di lode e di gratitudine a Dio e all’Agnello, che li ha salvati. Il vangelo delle beatitudini indica la strada percorsa per raggiungere la santità. i santi infatti sono «biografie» del Vangelo. In ciascuna beatitudine c’è posto per un santo. Le beatitudini sono la carta d’identità del discepolo-seguace di Gesù, che tende a conformarsi a Lui. I santi sono i capolavori dello Spirito Santo. Si sono lasciati amare; si sono lasciati modellare. Scolpire. Ho visto un blocco di marco e un uomo che lo scolpiva con forti martellate. Scaglie cadevano a terra. Dopo dei giorni sono tornato e ho visto un angelo. Non sapevo che dentro quel blocco di marmo ci fosse un angelo! E però era proprio così! «Quanto devo acquistare!», diceva Celina alla sorella santa Teresa di Gesù Bambino. E Teresa: «Quanto hai da perdere! Da togliere! Da buttar via!»

Invito vivamente a leggere e meditare l’Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo di papa Francesco. Da vero scriba toglie fuori cose vecchie e cose nuove e di grande attualità. Ci dona molti spunti di riflessione. Scrive fra l’altro: «La santità è il volto più bello della Chiesa. È una vocazione per tutti; per ciascuno. Ognuno sulla strada che Dio gli ha tracciata. Nel suo stato di vita: famiglia, religiosa, ministeriale… È tessuta di piccoli gesti. La santità feriale, del fratello/sorella della porta accanto. Tessuta di pazienza, di generosità, di attenzioni; di cura e premura; di dono di sé: del tempo, delle energie di mente e di cuore».

Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto; a ogni età; in ogni condizione di vita; in ogni periodo della storia della salvezza.

I santi non sono nati santi. Tantissimi sono i convertiti; anzi, tutti hanno avuto bisogno di conversione. La parola «santità» ci spaventa perché pensiamo che i santi siano quelli che fanno miracoli. Assolutamente! Talvolta il Signore ha concesso anche questo, per manifestare la loro santità, ma la santità non consiste affatto nel fare miracoli, ma nel fare il più possibile la volontà del Signore: quello che Lui ogni giorno ci chiede.

Termino, per farmi capire: la vita cristiana in fondo corre su un binario. La rotaia della fede e la rotaia dell’amore. La rotaia della fede ti fa leggere negli avvenimenti di ogni giorno la volontà di Dio; nel mio dovere c’è il suo volere (magari ogni tanto me lo ricordo: «Ecco, ora il Signore mi vuole qui, a fare questo!»). La rotaia dell’amore ti fa intridere d’amore, appunto, tutto ciò che fai, che così diventa gradito al cuore di Dio, prezioso ai suoi occhi. Fa così e diventerai santo! Scrisse Leon Bloy: «Nella vita non c’è che una tristezza…quella di non essere santi». Riempiamo la vita di gioia!

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Esperienze ordinarie di Paradiso

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2018

Esperienze ordinarie di Paradiso
Il Paradiso — Padre Livio Fanzaga, Ed. ARES

Esperienze ordinarie di Paradiso dans Fede, morale e teologia Il-Paradiso

Il paradiso è ciò che l’uomo desidera dal profondo del suo cuore. E’ la ragione per la quale è stato creato. E’ il fine ultimo della vita. E’ l’approdo della tormentata navigazione nel mare del tempo. Il golfo di luce del paradiso dà senso alle fatiche e alle traversie affrontate. Ogni uomo nasce crocifisso. Senza la gloria della resurrezione e la beatitudine eterna la vita avrebbe l’amaro sapore di una beffa. Se la vita è dolore, come insegnano l’esperienza e la saggezza dei popoli, che senso avrebbe se finisse, come osservava Pascal, con un paio di badilate di terra sulla fatidica bara? L’attesa del paradiso ha una sua logica razionale. Non è solo un desiderio insopprimibile, ma un postulato della ragione. Senza la prospettiva della vita eterna non varrebbe neppure la pena incominciare l’estenuante traversata. Il tentativo patetico di chi colloca il paradiso su questa terra per motivare la fatica di vivere, altro non è che una pietosa bugia, come l’ultima sigaretta offerta al condannato prima di sistemarsi sulla sedia elettrica. Il paradiso è l’unica risposta ragionevole e accettabile alla domanda che senso abbia una vita flagellata dal male e dalla sofferenza e votata inesorabilmente alla morte.

Il desiderio del paradiso ha una sua razionalità. E’ radicato profondamente nella natura umana nella quale si riflette l’ immagine divina. L’uomo, creato capace di Dio, è stato ordinato fin dal principio al paradiso. L’Eden originario, dove l’uomo godeva della divina amicizia e di doni straordinari, prima fra tutti quello dell’immortalità, è una profezia del paradiso. La condizione esistenziale dei progenitori dell’umanità era un’attesa della beatitudine eterna. Non c’è da meravigliarsi che le tematiche connesse al paradiso attraversino le culture più diverse. Senza il paradiso, quello vero, che la Parola di Dio ci ha rivelato, la vita umana sarebbe un’ombra subito dissipata e lo stesso cammino storico dell’umanità sarebbe un correre inutile verso il nulla. Il Paradiso è necessario perché la vita umana abbia un senso e la storia uno sbocco. Come il mondo ha bisogno di un Dio creatore per essere razionale e intelligibile, così il mistero della nostra esistenza, assediata dal dolore e dalla morte, ha bisogno della speranza della vita eterna per essere sopportabile.

La ragione può ipotizzare l’esistenza di una felicità ultraterrena a partire dalle considerazioni sulla natura umana, orientata alla trascendenza, e sui desideri del cuore impregnati di infinito. Ma è la Parola di Dio che afferma esplicitamente che l’uomo è stato creato per il paradiso. Nel mirabile affresco, nel quale delinea il grandioso piano della creazione e della redenzione, S. Paolo così si esprime: “In lui (Cristo) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi, mediante Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà” (Ef 1, 4-5). Per l’apostolo c’è una vera e propria predestinazione dell’uomo al paradiso, dove gli uomini sono figli adottivi di Dio in Cristo Gesù. Il Padre crea ogni uomo mediante Gesù Cristo e in vista di Lui, perché sia santo e immacolato davanti a Lui nella carità. 
Il fine per cui Dio crea gli uomini è la gloria del cielo. Il catechismo tradizionale sintetizzava l’insegnamento millenario della Chiesa con parole di una semplicità disarmante. “Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e per goderlo per sempre nell’altra in paradiso”. La dottrina cattolica ha rigettato l’opinione di Calvino sulla doppia predestinazione, come se Dio creasse gli uomini alcuni per il paradiso e altri per l’inferno (cfr Institutio, 3.221.5).

E’ aberrante per il concetto stesso di divinità, come per la dignità dell’uomo creato libero, che Dio decida con un decreto eterno che alcuni siano predestinati alla vita eterna e altri alla dannazione eterna. L’amore di Dio ha creato gli angeli e gli uomini perché partecipino alla gloria e alla gioia della Santissima Trinità. Il raggiungimento della meta è un dono di grazia, ma passa attraverso la libera scelta di ognuno. Decidersi per il paradiso è dunque ciò che l’uomo deve fare nel tempo della vita perché raggiunga il suo fine ultimo. 
Non solo l’uomo è creato per il paradiso, ma lo sperimenta già qui sulla terra, grazie al dono dello Spirito Santo. La presenza dello Spirito nel cuore dell’uomo fa sì che il desiderio della felicità eterna si faccia strada nel groviglio dei desideri carnali e tenga viva la speranza della luce anche nei momenti più oscuri. Lo Spirito Santo è l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori. La sua azione intima e silenziosa fa pregustare, nel tempo del pellegrinaggio, la gioia del cielo, acuendone sempre più il desiderio. La certezza del paradiso proviene indubbiamente dall’atto di fede, che crede fermamente nella divina rivelazione, in particolare alle parole di Gesù al riguardo. Tuttavia la verità della fede è confortata dall’esperienza della vita cristiana, che, in quando avvolta dall’amore di Dio e dalla sua grazia, fa pregustare la felicità del cielo. Dio, nella sua sublime sapienza nel guidare le anime, le infiamma per il paradiso facendo pregustare quella che S. Paolo chiama la “caparra” della vita eterna.

“In Lui (Cristo) siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo, che era stato promesso, il quale è la caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria” (Ef 1, 11-14). Nella visione paolina, prima di conseguire la completa redenzione in cielo, il cristiano può già sperimentare su questa terra un “anticipo” (“caparra”) della gloria e della gioia future. Non si tratta un dono particolare riservato ad alcune anime privilegiate, ma della normalità della vita cristiana, in quanto permeata e guidata dallo Spirito Santo (cfr Rm 8, 14- 17).

Tuttavia l’esperienza del paradiso può anche assumere il significato di una grazia particolare, che Dio concede, in determinati momenti della loro vita, a delle anime privilegiate. Al riguardo assumono uno straordinario valore le esperienze mistiche di alcuni santi, che Dio concede non solo come dono personale, ma anche per la edificazione del popolo cristiano. Si tratta indubbiamente di esperienze straordinarie, che però confermano la vita cristiana ordinaria vissuta sotto la guida dello Spirito. L’anima sposa, accesa dall’amore di Dio, vorrebbe sciogliere i vincoli della carne per poter unirsi subito a Cristo sposo. La vita sulla terra appare un esilio insopportabile e la morte una liberazione. “Mòro perché non moro” (“Muoio perché non muoio”) recita il celebre ritornello di una poesia di S. Teresa d’Avila. “ Morte, orsù, dunque, affrettati, scocca il tuo dardo d’oro! Quella che in ciel tripudia, quella è la vira vera; ma poiché invan raggiungerla, senza morir, si spera, morte, crudel non essere, dammi il il Tesor che imploro!” (S. Teresa d’Avila – Poesie- Desiderio del Cielo).

Non bisogna tuttavia pensare che i mistici abbiano trascorso l’intera vita in questa continua tensione amorosa. Anche loro hanno avuto momenti, a volte lunghi, di oscurità e di aridità. Dio conduce le anime non solo con infinita sapienza, ma anche con straordinaria dolcezza. Ciò che Dio concede come dono straordinario ad alcune anime, non lo nega come esperienza ordinaria a tutte quelle anime che aprono il cuore al suo amore. Non c’è anima aperta ai tocchi della grazia nella quale Dio non versi qualche goccia del suo amore purissimo. Si tratta di momenti speciali, che sono delle vere e proprie perle preziose da conservare gelosamente nel segreto del cuore lungo il cammino della vita. Quando si è sperimentata, anche per un solo istante,la dolcezza del paradiso non la si dimentica più.

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Su Halloween, i Santi e l’insipienza di noi cristiani

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2017

Su Halloween, i Santi e l’insipienza di noi cristiani
di Costanza Signorelli – La nuova Bussola Quotidiana

Su Halloween, i Santi e l’insipienza di noi cristiani dans Articoli di Giornali e News halloween_party

“Tenete a casa i vostri figli quella notte, perché – anche senza volerlo e a loro insaputa – gioirebbero e danzerebbero per il Grande Cornuto, che appunto… è un cornuto. E che non può salvarli!”. Don Ermes Macchioni, sacerdote in Fontana di Rubiera (Reggio Emilia) ed attivissimo esorcista da oltre trent’anni, sulla cosiddetta “festa” di Halloween ha le idee molto chiare: “quella è la notte più esoterica e satanica di sempre”. Eppure, non è tanto con la festa pagana che il don se la prende perché “il mondo civile può celebrare quello che vuole”, ma è con “l’insipienza e l’incoerenza di noi cristiani”. Tutt’altro che una lamentela la sua: è la semplice (e sempre meno scontata) volontà del buon pastore di condurre il gregge verso una vita cristiana radicale e ben radicata nel Vangelo. E infatti don Ermes ha dato inizio a quella che – dalle sue parti – è ormai diventata una tradizione: la grande festa dei Santi nella sera del 31 ottobre. Sera in cui, per l’appunto, il calendario liturgico cristiano segna la vigilia di Ognissanti. Così: bambini e ragazzi, adulti e piccini, si trovano tutti insieme per festeggiare nel nome e nella gloria del Signore. La Nuova Bq lo ha intervistato per approfondire questa vincente iniziativa e per fare un po’ di chiarezza su Halloween che, molto spesso, è considerata una festa innocua anche dai credenti.

Intanto, don Ermes, ci racconti: com’è questa Festa dei Santi che si è inventato?
Circa dieci anni fa, quando ancora ero parroco nella chiesa di San Michele a Sassuolo, ho capito che era necessario offrire ai bambini e ai ragazzi una proposta positiva che si contrapponesse alla sempre più celebrata notte di Halloween. Fu così che iniziai a organizzare la festa dei Santi proprio nella sera del 31 ottobre, che è in assoluto la notte più esoterica e satanista dell’anno. Qualche anno fa io ho cambiato parrocchia, ma quella festa non ha mai smesso e continua tuttora. Si tratta di un momento di aggregazione semplice e gioioso, con giochi, canti, dolci e tutto quanto si possa trovare in un’autentica festa. E però, è una festa alla luce dei Santi! Ognuno sceglie il santo che più sente vicino alla propria storia personale, per esempio quello di cui porta il nome, e poi è chiamato a dare ragione di questa rappresentazione. Si apre così un momento di gioiosa catechesi sulla vita dei santi e sulla bellezza e l’importanza che la loro vita rappresenta nella storia della Chiesa. Ma anche nella nostra storia personale: i bambini, i ragazzi devono essere educati a guardare ai santi come veri modelli di vita. Poi, chi non si traveste da santo si deve vestire esclusivamente di bianco.

Insomma mi sembra di capire: niente travestimenti da maghi, streghe o morti che camminano…
Quanti sanno davvero perché ad Halloween ci si veste così? Cosa significa? Nel rituale originale di Halloween sta scritto: « Nella vigilia di Ognissanti i defunti uscivano dai sepolcri, per tornare ancora una volta con gli amici di un tempo a godere il tepore, il conforto e la gioia dell’amicizia. Che tutti quanti siano felici e colmi di gioia. Danziamo dunque e stiamo felici per tutti i nostri fratelli che hanno già varcato la soglia……proprio come accade oggi ». No! Questa è esattamente una catechesi al contrario, una catechesi cattolica rovesciata! Non accade per niente questo perché non può accadere: non esiste un auto-risurrezione! Il cristiano non può celebrare questo, nemmeno per scherzo. I nostri defunti non ritornano; essi sono viventi in Cristo (e speriamo tutti), ma non possono tornare da noi. Siamo noi che dobbiamo raggiungere il loro mondo. Attenzione: per raggiungere il loro mondo non serve la magia di streghe e fattucchieri, ma serve seguire Cristo, imparare a vivere come Lui e a morire come Lui. Noi cristiani non celebriamo i demoni, ma i Santi che sono vivi in Cristo!

Perciò un cattolico, per la sua stessa fede, dovrebbe opporsi alla festa di Halloween?
Io non mi presento contro Halloween, ma contro l’insipienza e l’incoerenza di noi cristiani. Cioè: uno è libero di fare come crede, il mondo civile può scegliere di fare tutte le feste che vuole. Però io dico: perché noi cristiani dobbiamo prendere parte a feste pagane?

Molti le risponderebbero: “per divertirsi, per far divertire i bambini, che male c’è?”
A parte che per divertirsi e far divertire i bambini ci son ben altri modi. Per esempio: venendo all’oratorio vestiti di bianco come nella nostra festa, i bambini e i ragazzi fanno tutto quello che fanno quelli vestiti di nero, i quali invece non sanno affatto quello che stanno facendo in quella notte.

Che cosa stanno facendo?
Bisogna sapere che la magia di Halloween è ben di più. Non è solo un fatto sociologico e commerciale, ma è un evento spirituale partecipando al quale, anche solo passivamente, cioè per moda, si commetterebbe un peccato d’idolatria. Poiché si renderebbe comunque un’adorazione implicita a satana, aderendo alla festa magica di quella notte. Noi battezzati respingiamo con forza tutto questo perché amiamo e teniamo dentro un altro tipo di Speranza, che sgorga come Sorgente perenne da un Sepolcro trovato vuoto, in un’alba di splendore accecante: l’Alba Pasquale!

Perché c’entra satana?
Sempre nel rituale originale di Halloween si parla di « decorare e drappeggiare », di « canti, musiche, recitativi…che si ispirino tutti alla morte, agli spiriti, ai fantasmi e alla magia, anche se non devono essere privi di toni di conforto e piacevolezza ». E ancora: « Sull’altare va collocato, fra gli strumenti necessari, anche un elmo cornuto o qualcosa che bene rappresenti questo concetto ». Domando allora: chi rappresenta codesto elmo cornuto?!? Ecco la preghiera del rituale: « Con questo, nella santa vigilia di Samhain, ti concedo il dominio e il potere, o Grande Cornuto, Dio dei regni tenebrosi ». Allora da esorcista io dico a tutti: non si può giocare con i dèmoni, nemmeno indirettamente! Ad Allen Kardec, che è il teorizzatore dello spiritismo e lui stesso grande spiritista dell’Ottocento, gli spiriti fecero questa confessione: “Quando voi ci tendete la mano per chiedere qualunque cosa, anche la più banale, per noi è un invito a farci avanti”.

Però poi c’è un paradosso: si accolgono feste come Halloween o simili, ma si parla sempre meno del diavolo a tutti i livelli, tanto più se si tratta di bambini o ragazzini. Don Ermes, occorre parlare del diavolo? Anche ai più piccoli?
Ma certo che occorre, io sono un esorcista! I genitori dovrebbero smetterla di pensare che il diavolo faccia paura ai loro figli, anche perché i loro figli tramite internet vanno proprio a cercare queste realtà! I genitori magari non se ne accorgono, ma proprio attraverso quei telefoni che i ragazzini hanno sempre tra le mani,  loro imparano, ad esempio, come fare i medium, come fare le sedute spiritiche e fanno anche ben altro… Perciò i genitori non si accorgono che i loro figli, purtroppo, sono molto più avanti di loro. Questo è problema veramente serio che come esorcista conosco bene! E poi aggiungo un’altra cosa.

Prego.
Se la Madonna di Fatima, la prima cosa che ha fatto con i veggenti – che avevano 7, 9 e 10 anni – è stata di fare vedere loro l’inferno. Proprio Lei che è “La Madre”, la prima cosa che ha fatto è stata di portarli a vedere l’inferno. E le nostre mamme cristiane? Perché allora si trattengono da questo?

Magari per paura…
Un cristiano non deve avere paura del diavolo! E’ il diavolo che ha paura di noi cristiani! Noi dobbiamo tenercelo lontano, non dobbiamo andarlo a cercare. Ma dobbiamo anche sapere che il diavolo ha paura di noi, perché se viviamo il nostro battesimo, se lo viviamo fino in fondo, il diavolo non può toccarci! Perciò bisogna cominciare ad educare i bambini sin da piccoli, non si può cominciare quando ormai il mondo li ha avvolti: la preghiera, i sacramenti, una catechesi sulla vita morale. E bisogna anche iniziare a insegnar loro a combattere il maligno che esiste e opera: per esempio, rinunciando a far star male gli altri, rinunciando all’orgoglio, rinunciando a vendicarsi, rinunciando a tutte quelle attività che si contrappongono alla domenica come giorno del Signore, magari ridimensionando un po’ il calcio etc… Ma più che la paura, la ragione per cui non si parla più del diavolo è un’altra.

Quale?
E’ venuta a mancare la fede. E’ venuta a mancare la frequentazione ai sacramenti, in particolare la Santa Messa. Non so dalle vostre parti, ma da noi alla domenica si va a fare la spesa al centro commerciale e non c’è più tempo di andare a messa. Io sono esorcista da trent’anni ormai: prima era difficile trovare dei posseduti, erano davvero pochi. Adesso quelli che, in un modo o in altro, sono caduti nelle mani del diavolo sono davvero tanti. Il diavolo oggi si sta dando un gran da fare e credo che gioisca tanto perché la fede si è intristita, la fede è stata abbandonata. Bisogna tornare con forza ai sacramenti e alla preghiera: le vere armi della vittoria contro il male!

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L’Azione Cattolica della parrocchia San Massimo Vescovo è pronta a festeggiare HOLY-WEEN

Posté par atempodiblog le 23 octobre 2017

L’Azione Cattolica della parrocchia San Massimo Vescovo è pronta a festeggiare HOLY-WEEN
Tratto da: Azione Cattolica San Massimo Vescovo Orta Di Atella

L'Azione Cattolica della parrocchia San Massimo Vescovo è pronta a festeggiare HOLY-WEEN dans Fede, morale e teologia Holy-_Ween_presso_AC_San_Massimo_Vescovo

Forse i più grandi ricordano com’era andare in chiesa con i propri nonni o genitori e sentirli riconoscere ad uno ad uno i santi affrescati sulle mura o fatti statue… Non esisteva Wikipedia né si era particolarmente colti, eppure ciò era possibile perché i santi facevano parte del vissuto quotidiano di ogni singolo cittadino!

Oggi come cristiani rischiamo di dimenticarci che i santi sono la parte più bella della nostra Italia; ci fa bene ricordare i loro volti, che ci dicono come la santità sia ancora oggi possibile in persone concrete, in carne ed ossa.

HOLY-WEEN è un’iniziativa interamente firmata AC che vuole semplicemente rispolverare e puntare i riflettori sulla bellezza della vita dei santi!

PROGRAMMA
MARTEDI 31 OTTOBRE

Dopo:
- aver scelto un santo a piacere
- aver conosciuto la sua storia
- aver indossato il costume e il simbolo che lo rappresenta
- esserti procurato una torcia… e un dolcino…

Ti aspettiamo:

- Alle ore 19:30 in Chiesa per un momento di preghiera e condivisione 
- al termine, spostamento al centro pastorale per festeggiare con giochi, balli e divertimento 
- saluti ore 22:00

Non mancare!

Parrocchia S. Massimo Vescovo
Via Chiesa, 20
CAP. 81030 – Orta di Atella (CE)

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“Ho sbagliato pianeta!”

Posté par atempodiblog le 4 novembre 2016

“Ho sbagliato pianeta!” dans Citazioni, frasi e pensieri Clemente_Rebora

Dal virtuoso familiar recinto,

adolescente fuor tutto invitava:

l’uman freddo dovere

cenere era sul mio braciere;

ammiccando l’enigma del finito

sgranavo gli occhi a ogni guizzo;

fuor scapigliato come uno scugnizzo,

dentro gemevo, senza Cristo:

Sola, raminga e povera

Un’anima vagava

Un guasto occulto mi minava in basso,

un lutto orlava ogni mio gioire:

l’infinito anelando, udivo intorno

nel traffico o nel chiasso, un dire furbo:

Quando c’è la salute, c’è tutto;

e intendevan le guance paffute,

nel girotondo di questo mondo:

Ribellante gridavo la mia pena:

ho sbagliato pianeta!

Clemente Rebora, Curriculum vitae

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Esorcisti: la festa di Halloween sfruttata dai satanisti

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2016

Esorcisti: la festa di Halloween sfruttata dai satanisti
Per padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti, la notte di Halloween del 31 ottobre è “tutt’altro che uno scherzo”. “In alcuni siti internet di personaggi per bambini – afferma – si possono trovare link dai quali si accede direttamente ai siti di satanismo e magia nera”. “I pianificatori sociali del male – aggiunge – sanno che abituando i bambini sin dai primi anni di vita alla familiarità e alle immagini del linguaggio occultista, in età adulta rischiano di essere indotti all’occultismo vero e proprio che può diventare, per le nuove generazioni, l’alternativa al cristianesimo”. Luca Collodi, per Radio Vaticana, ne ha parlato con don Aldo Buonaiuto, sacerdote esorcista e coordinatore generale del Servizio Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi:

Esorcisti: la festa di Halloween sfruttata dai satanisti dans Anticristo halloween

R. - Il 31 ottobre non è tanto la festa di Halloween – non dovremmo definirla una festa – ma, come la definisco io, un fenomeno. Perché il 31 è la vigilia della festa di Ognissanti. Già questa parola “Halloween” non andrebbe utilizzata perché, purtroppo, riconducibile ad un altro fenomeno della modernità. Quello legato al capodanno dei satanisti e dell’esaltazione del mondo dell’occultismo, con tutto il suo horror e con tutto il macabro che rappresenta. Noi cristiani celebriamo la Festa dei Santi, la festa di persone realmente esistite, non fantasmi, zombie, vampiri, mostri, mostriciattoli, ma persone eroiche che hanno dato la vita nella storia della cristianità, con la capacità di cambiare gli eventi della storia nella direzione del bene.

D. – Ma in verità, don Buonaiuto, dobbiamo dire che la gente, alla fine, festeggia comunque Halloween senza molti problemi…
R. – E’ un fenomeno e, per alcuni appunto una festa, che non riguarda la nostra tradizione. Si mischiano aspetti che, sia pure in libertà di coscienza, un cristiano non può non criticare. A partire dall’enorme indotto commerciale prodotto. Fu Papa Sisto IV, nel 1480 a solennizzare definitivamente la Festa di Ognissanti. Perché le superstizioni portavano i contadini, gli allevatori non solo a pregare, ma anche a ingraziarsi questi spiriti delle tenebre all’inizio dell’inverno. Contadini e allevatori ripercorrevano ciò che accadeva al tempo dei druidi, quando questi sacerdoti andavano di casa in casa per chiedere l’offerta.

La domanda non era “ Trick or treat?”, “Dolcetto o scherzetto?”, ma era: “Offerta o maledizione?”, cioè: “Dai l’offerta perché si faccia la festa del principe Samhain, colui al quale il dio Sole deve lasciare il posto affinché ci sia protezione nella famiglia, nel raccolto, nell’allevamento? ». Quindi: “Vuoi ingraziarti questo principe delle tenebre chiamato Samhain, oppure preferisci che la maledizione arrivi nella tua casa, nel tuo lavoro?”. Poi, con la presenza in modo particolare degli irlandesi negli Stati Uniti, questa tradizione, superstizione, diventa per un periodo prevalentemente riconducibile al mondo commerciale e ai bambini.

D. – Per padre Bamonte, il responsabile degli esorcisti di tutto il mondo, si tratta di una celebrazione esoterica. E Halloween è il capodanno di satana…
R. – Sì. E’ il capodanno di satana perché anche i satanisti hanno un loro calendario. E in questo calendario il mese di ottobre è quello votato all’adescamento di nuovi adepti e alla sua preparazione, perché questo evento viene preparato per tutto il mese. Addirittura, credono che quanti, anche indirettamente, partecipano a questo fenomeno chiamato “Halloween” e che celebrano questo rituale di esaltazione, possano partecipare all’adorazione e al culto di satana.

D. – Don Bonaiuto, lei ci dice che attraverso un elemento ludico, talvolta di scherzo, si cela un possibile ingresso al mondo dell’occulto?
R. – Ecco, questo è il messaggio che noi dobbiamo dare a tutti coloro che ci ascoltano. Guai però a estremizzare. E’ infatti pericoloso quel voler per forza vedere il diavolo dappertutto, ma è altrettanto pericoloso l’estremo opposto, quello di banalizzare, ridicolizzare e relativizzare ciò che invece può essere un apripista ad un mondo molto pericoloso.

Dalla nostra esperienza, dal numero verde Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII, (800.228.866) vediamo come spesso dietro ai ragazzi ci sia sempre qualche mente diabolica e la presenza di adulti. Quindi attenzione. Un’attenzione in più da parte delle famiglie sui loro figli, proprio perché questo lato oscuro di Halloween non continui a produrre danni in particolare sui giovani.

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Torino, verso la festa di Tutti i Santi

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2016

Torino, verso la festa di Tutti i Santi

Torino, verso la festa di Tutti i Santi dans Fede, morale e teologia La_testimonianza_della_gioia_della_santit

Torino: per tutta la giornata una missione per le vie del centro della città con i bambini che indossano gli abiti preparati dalle mamme delle amiche della comunità latinoamericana con alcuni santi.

Hanno portato non solo la testimonianza della gioia della santità, ma distribuito le immaginette benedette dei santi che rappresentano. Autorizzata dalle mamme ecco alcune foto e più tardi la foto di gruppo.

Ciao,
Mariagrazia di Torino
Tratto da: Radio Maria Fb

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Ruini: «L’aldilà c’è e io mi preparo». E sul ‘caso’ Welby, «Pregai tanto»

Posté par atempodiblog le 22 septembre 2016

Ruini: «L’aldilà c’è e io mi preparo». E sul ‘caso’ Welby, «Pregai tanto»
Il cardinale Ruini e quel che c’è dopo la morte: «Il cristianesimo parla della risurrezione. Solo nella risurrezione il soggetto umano trova il suo pieno compimento»
di Aldo Cazzullo – Corriere della Sera

Ruini: «L’aldilà c’è e io mi preparo». E sul ‘caso’ Welby, «Pregai tanto» dans Articoli di Giornali e News Cardinale_Ruini

Cardinale Ruini, il suo nuovo libro si intitola «C’è un dopo?», con il punto interrogativo. Questo significa che neppure lei è assolutamente certo che «un dopo» ci sia?
«Personalmente sono certo. Ma mi rendo conto che questa certezza è un dono di Dio, e che nel contesto culturale di oggi può essere difficile raggiungerla».

Lei cita gli studi di Moody e van Lommel sulle esperienze tra la vita e la morte. Le considera la conferma empirica che dopo c’è davvero qualcosa?
«Si tratta di esperienze ben documentate. Dimostrano che in qualche caso, molto raro, si può tornare in vita dopo la “morte clinica”, cioè dopo che, per pochi istanti, l’encefalogramma era diventato piatto. La morte è però un processo, che raggiunge il suo stadio definitivo solo quando il cervello ha perduto irrimediabilmente le proprie funzioni: a quel punto nessuno ritorna indietro. Non ci sono quindi conferme empiriche di un “dopo”. Quelle esperienze ci dicono comunque che è sbagliato ridurre l’autocoscienza ai neuroni e alla loro attività».

Poi il libro ricostruisce la discussione sull’anima, da Tommaso alle neuroscienze. È possibile secondo lei accertarne razionalmente l’immortalità?
«Non penso che sia possibile accertare con la sola ragione l’immortalità dell’anima. A mio parere si può accertare però che l’uomo ha un’anima non materiale: altrimenti non si spiegherebbero la nostra capacità di conoscere ciò che è universale e necessario, e la nostra libertà».

Il cristianesimo però parla non solo di immortalità dell’anima, ma di risurrezione della carne. Lei come la concepisce?
«Direi di più: il cristianesimo parla anzitutto della risurrezione. Solo nella risurrezione il soggetto umano trova il suo pieno compimento. L’immortalità dell’anima è però indispensabile perché la risurrezione abbia un senso: se qualcosa di me non rimanesse dopo la morte, la risurrezione sarebbe una nuova creazione, che non avrebbe con me alcun rapporto. Riguardo al modo di esistere dei risorti, possiamo dire due cose: la risurrezione è qualcosa di reale, non solo una nostra idea; ma non è qualcosa di fisico, non è un ritorno alla vita di questo mondo».

In attesa dell’ultimo giorno, dove andiamo? Lei evoca san Paolo, secondo cui saremo «con Cristo» subito dopo la morte. Ma come?
«Saremo con Cristo, e con Dio Padre, in quanto parteciperemo alla loro vita, saremo conosciuti e amati da loro e a nostra volta li conosceremo e ameremo: non come adesso nel chiaroscuro della fede, ma direttamente nella loro sublime realtà».

Che cosa sappiamo davvero dell’aldilà?
«Nella sostanza l’aldilà è Dio stesso: il mistero che ci supera infinitamente. Sarebbe una grossa ingenuità pretendere di poter fare una descrizione anticipata del futuro che ci attende, come se ne avessimo già avuto esperienza. Dell’aldilà possiamo parlare, in qualche modo, solo a partire dal presente, da ciò che portiamo dentro di noi e viviamo in questo mondo: soprattutto a partire da Gesù Cristo, vissuto, morto e risorto per noi. È lui la via di accesso al mistero di Dio e della nostra sorte eterna».

Lei ha assistito molte persone giunte al passo d’addio. Come si muore?
«Si muore in tanti modi, che dipendono da quello che siamo nel profondo e dal genere di persone che ci sono vicine; oltre che, naturalmente, dalla nostra maggiore o minore solidità psichica e dal tipo di infermità che ci conduce alla morte. Mescolata a tutti questi fattori gioca però un grande ruolo anche la fede in Dio e nella vita eterna. Rimane vera cioè la parola di san Paolo: i cristiani sono coloro che hanno speranza. L’ho verificato tante volte negli altri, e incomincio a verificarlo dentro di me».

Lei definisce l’inferno «una possibilità concreta e tragica». Non è vero quindi che l’inferno è vuoto, come si augurava von Balthasar?
«Von Balthasar se lo augurava, non pretendeva di saperlo. Che l’inferno sia una possibilità concreta ce lo ha detto anzitutto Gesù Cristo: non possiamo pensare che Gesù scherzasse quando ammoniva che la via verso la perdizione è spaziosa, mentre è angusta quella verso la vita. Non è detto però che degli esseri umani siano effettivamente dannati: possiamo e dobbiamo sperare di salvarci tutti; ma deve essere una speranza umile, che non presume di noi stessi e si affida alla misericordia di Dio».

Il paradiso lei come se lo immagina?
«In estrema sintesi, il paradiso è l’essere per sempre con Dio in Gesù Cristo, e secondariamente con i nostri fratelli in umanità».

L’inferno?
«L’inferno, al contrario, è solitudine assoluta, chiusura definitiva a Dio e al prossimo».

E il purgatorio?
«Il purgatorio è gioia grandissima di essere amati da Dio, e al tempo stesso è sofferenza che, nell’incontro con Cristo, ci purifica dalle nostre colpe».

Qual è la sorte dei bambini morti senza battesimo?
«La Sacra Scrittura non si pone questa domanda. Nel medioevo si affermò la dottrina del limbo, secondo la quale i bambini morti senza battesimo restano privi dell’unione immediata con Dio ma godono di quell’unione con lui che ci appartiene per natura. Oggi però, quando speriamo la piena salvezza anche per i peggiori peccatori, diventa insostenibile escluderne i bambini che sono morti senza colpe personali, non avendo ancora l’uso della ragione. Oggi è questo l’insegnamento della Chiesa».

Come si immagina, tra molto tempo s’intende, la sua vita dopo la morte?
«Alla morte e al dopo penso spesso, se non altro perché il mio declino fisico si incarica di ricordarmeli. Cerco di prepararmi pregando di più ed essendo un po’ più buono e più generoso. Soprattutto mi affido alla misericordia di Dio. Per il “dopo” spero di essere accolto nel mistero di amore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e di ritrovare tutte le persone che mi hanno amato in questo mondo — a cominciare dai miei genitori — ma anche tutti coloro che ho conosciuto, vivi per sempre nella grande famiglia di Dio. Dato che la curiosità intellettuale non mi ha ancora abbandonato, confido inoltre di scoprire in Dio il senso di tutta la realtà».

E come vorrebbe essere ricordato?
«Come una persona semplice, con un forte e forse eccessivo senso del dovere, che ha cercato di servire il Signore e che non ha odiato nessuno».

C’è qualche errore, almeno uno, che ritiene di aver commesso?
«Di errori ne ho fatti molti, a cominciare dai miei tanti peccati, e chiedo di cuore perdono a Dio e al mio prossimo. Nelle responsabilità che ho avuto un errore è stato il fidarmi troppo di me stesso».

Spesso le viene rimproverato il caso Welby, il rifiuto del funerale.
«Negare a Piergiorgio Welby il funerale religioso è stata una decisione sofferta, che ho preso perché ritenevo contraddittoria una scelta diversa. Su questo non ho cambiato parere. Ho comunque pregato parecchio perché il Signore lo accolga nella pienezza della vita».

Quale immagine porterà con sé dei Papi che ha conosciuto da vicino? Wojtyła, Ratzinger, Bergoglio?
«Karol Wojtyła è il grande santo che ha cambiato in profondità la mia vita: l’immagine che ne ho è quella di un’umanità straordinariamente cresciuta nella luce di Dio. Anche a Joseph Ratzinger devo tanto: vedo in lui un grande maestro, non solo del pensiero ma del rapporto con Dio, e una persona estremamente gentile che mi onora della sua amicizia. Con Jorge Mario Bergoglio ho, logicamente, un rapporto minore perché è diventato Papa quando ero già emerito: è un uomo di profonda fede, che spende tutto se stesso».

Ma questo Papa sta facendo il bene della Chiesa
«Il bene che fa alla Chiesa, e all’umanità, è sotto gli occhi di tutti: non vederlo significa essere prigionieri delle proprie idee e anche dei propri pregiudizi. Personalmente prego il Signore perché l’indispensabile ricerca delle pecore smarrite non metta in difficoltà le coscienze delle pecore fedeli».

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Liberare anime dal Purgatorio

Posté par atempodiblog le 20 mars 2016

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Nella Basilica di San Paolo Maggiore – Santuario di san Gaetano da Thiene (via San Paolo, 14 – 80138 Napoli) tutti i giorni si celebrano le SS. Messe sulla tomba di san Gaetano. Per indulto speciale di Papa Pio VII applicando la Santa Messa per un defunto viene liberata la sua anima dal Purgatorio. Coloro che volessero lasciare a tale scopo le intenzioni possono rivolgersi in sagrestia tenendo presenti gli orari delle celebrazioni.

Giorni festivi: Ore 8:30 – 18:30
Giorni feriali: Ore 7:30 – 11:00 – 18:00

Padri Teatini

 

Ricorda
Un episodio raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio: «Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all’altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l’altare fosse fra Leone, poiché era l’ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico: “Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l’altare”.

Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde: “Non sono fra Leone”, “e chi sei?”, chiedo io. “Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato. L’ubbidienza mi dette l’incarico di tenere pulito e ordinato l’altare maggiore durante l’anno di prova. Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all’altare senza riverire il Santissimo conservato nel tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Mi raccomando…”. Io credendo di essere generoso verso quell’anima sofferente, esclamai: “vi starai fino a domattina alla Messa conventuale”.

Quell’anima urlò: “Crudele!”. Poi cacciò un grido e sparì. Quel grido lamento mi produsse una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell’anima immediatamente in Paradiso, la condannai a rimanere un’altra notte nelle fiamme del Purgatorio».

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Tre verità… per l’eternità

Posté par atempodiblog le 2 novembre 2015

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“Ogni cristiano dovrebbe avere in mente sempre queste tre verità: io sono nato per l’eternità. Mi trovo alle porte dell’eternità. Io sono padrone della mia eternità felice o infelice”.

Beato Clemente Marchisio

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Consacrazione per la solennità di Tutti i santi

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Consacrazione per la solennità di Tutti i santi
del Beato Giustino Russolillo – Devozionale

tutti i santi

Oggi che ricordiamo sulla terra la festa del Paradiso, o cari nostri Santi, venite tra noi ! Venite sul mondo dove pur foste creati, redenti, santificati! Tra noi ci sono delle anime generose e fedeli che vogliono essere come voi. Tra noi c’è ancora Gesù! Vogliateci riconoscere e accettare come vostri fratelli, poiché Gesù ci vuole annoverare tra voi.

Il vostro esilio è finito e la vostra dimora è ormai per sempre nella Patria celeste. Ma anche sulla terra ci sono templi dedicati a voi e noi custodiamo le vostre reliquie per la risurrezione!

Voi avete un posto d’onore nel nostro cuore, venite perciò tra noi! Noi siamo i vostri servi vogliamo farci degni d’esservi fratelli. Noi aspettiamo la grazia di essere i vostri religiosi! Venite tra noi a inebriarci delle fragranze e armonie dei cieli, a sollevarci negli splendori e fervori dei cieli! Venite tra noi e portateci ciascuno un dono celeste preso dai tesori di Dio messi a vostra disposizione.

Noi sappiamo che le vostre perfezioni sono riflessi degli attributi di Dio; noi riconosciamo che in voi vive Gesù; noi contempliamo la SS. Trinità dimorante in voi come nel suo più dolce cielo. E perciò noi ci consacriamo con felicità a conoscere Dio in voi! E proponiamo solennemente di ricordarci ogni giorno dei vostri nomi al cospetto di Dio, di onorare con amore il vostro ricordo, le vostre immagini, le vostre reliquie, di leggere le vostre vite e servircene per edificazione nostra e delle anime, di unirci ogni giorno alle vostre adorazioni e ringraziamenti, riparazioni e preghiere, di sollevarci dalla nostra vita così bassa con l’imitazione dei vostri sublimi esempi, di ascendere con voi di consacrazione in consacrazione sino alla perfetta unione con Dio, di mandarvi continuamente dal Purgatorio molti compagni di gloria, di aiutarvi a glorificare il Signore per le grandi cose che ha operato in voi, e infine di cooperare con Dio santificatore a suscitare nel popolo sempre nuovi Santi.

Voi dateci qualcosa del vostro spirito, che era pieno di Spirito Santo, anzi osiamo chiedere con Eliseo profeta: dateci il doppio del vostro spirito perché Dio sia più glorificato! O santi Anacoreti dateci il vostro spirito di penitenza, d’amore! O santi Confessori dateci il vostro spirito di orazione d’amore! O sante Vergini dateci il vostro spirito di purezza d’amore! O santi Martiri dateci il vostro spirito di fortezza dl amore! O santi Apostoli dateci il vostro spirito di zelo d’amore! O santi Dottori dateci il vostro spirito di scienza d’amore! O santi Profeti dateci il vostro spirito di speranza d’amore! O santi Patriarchi dateci il vostro spirito di fede d’amore! O santi Angeli dateci qualcosa della vostra altissima potenza, sapienza e corrispondenza del divino Amore.

O Maria, o Maria dacci il tuo spirito di ancella e di madre del Signore! Allora saremo veramente tuoi figli e tu nostra Madre quando saremo divenuti santi. O Vergine che solo per opera dello Spirito Santo divenisti Madre di Gesù nell’annunziazione e Madre dei Santi nella Pentecoste, ottienici lo Spirito stesso di Dio, lo Spirito Santo e Santificatore! Raccoglici nel tuo cenacolo a ricevervi il battesimo di fuoco e di Spirito Santo che da indegni cristiani che siamo ci trasformi in buoni figli tuoi e fratelli carissimi dei santi sicché la SS. Trinità si possa compiacere e abitare in noi.

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Papa Francesco: la via della santità è Gesù, via della felicità

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Papa Francesco: la via della santità è Gesù, via della felicità
“La via della santità è la stessa via della felicità: è la via percorsa da Gesù, chi cammina con Lui entra nella vita eterna”. Così il Papa questo pomeriggio celebrando la messa nella Solenità di Tutti i Santi nel cimitero del Verano a Roma in suffragio dei defunti.   Presente  nel primo atto ufficiale dell’incarico, ricevuto oggi,  il nuovo commissario di Roma, il prefetto Francesco Paolo Tronca.  Francesco ha deposto una rosa bianca sulla tomba di una famiglia romana come segno di omaggio alla memoria dei defunti della diocesi.
di Paolo Ondarza – Radio Vaticana

papa francesco e maria

I santi ci precedono nella patria celeste, ci accompagnano ed incoraggiano ad andare avanti nel nostro pellegrinaggio terreno. Con queste parole Francesco invita ogni uomo a mettersi in cammino sulla strada per raggiungere la vera beatitudine. Gesù è questa via, chi cammina con lui entra nella vita eterna:

“È un cammino difficile da comprendere perché va controcorrente, ma il Signore ci dice che chi che va per questa strada è felice, prima o poi diventa felice”

Beato – spiega il Papa – è il povero in spirito, perché ha il cuore spogliato, libero dalle cose mondane: è atteso nel Regno di Dio. E’ beato chi è nel pianto perché chi “chi non ha mai provato tristezza o dolore “non conoscerà mai consolazione”

“Felici invece possono essere quanti hanno la capacità di commuoversi, la capacità di sentire nel cuore il dolore che c’è nella loro vita e nella vita degli altri. Questi saranno felici! Perché la tenera mano di Dio Padre li consolerà e li accarezzerà”.

E se siamo spesso impazienti, nervosi, lamentosi e abbiamo pretese, il Vangelo – ricorda Francesco – ci dice che beati sono i miti, come le mamme e i papà nei confronti di figli che li fanno impazzire”. Qualcuno ci precede nel  cammino:

“Gesù ha percorso questa via: da piccolo ha sopportato la persecuzione e l’esilio; e poi, da adulto, le calunnie, i tranelli, le false accuse in tribunale; e tutto ha sopportato con mitezza. Ha sopportato per amore nostro persino la croce”.

Sono beati quanti hanno fame e sete di giustizia verso gli altri e verso se stessi: saranno saziati perché – prosegue Francesco – sono pronti ad accogliere la giustizia che solo Dio può dare. Sono beati i misericordiosi: “sanno perdonare, non giudicano tutto e tutti, ma cercano di mettersi nei panni degli altri”. Ogni uomo – ammonisce il Papa – ha bisogno di perdono: riconoscersi peccatori non è una formalità:

“è un atto di verità. E se sappiamo dare agli altri il perdono che chiediamo per noi, siamo beati”.

I santi inoltre sono pazienti seminatori di pace, “veri figli del Padre del Cielo che ha mandato nel mondo il suo Figlio come seme di pace per l’umanità”. Dunque conclude Francesco, sull’esempio dei santi “chiediamo al Signore la grazia di essere persone semplici e umili, la grazia di saper piangere, la grazia di essere miti, la grazia di lavorare per la giustizia e la pace, e soprattutto la grazia di lasciarci perdonare da Dio per diventare strumenti della sua misericordia”.

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