• Accueil
  • > Recherche : tempo di blog

Résultats de votre recherche

Voltaire, padre (illegittimo) della tolleranza

Posté par atempodiblog le 23 janvier 2015

Dobbiamo screditare gli autori (che non la pensano come noi); dobbiamo abilmente infangare la loro condotta, trascinarli davanti al pubblico come persone viziose. [...] Se ci mancano i fatti, dobbiamo farne supporre l’esistenza fingendo di tacere parte delle loro colpe. Tutto è permesso contro di essi”. (frase di Voltaire, tratta da ‘La rivoluzione francese’ di Pierre Gaxotte, Mondadori, Milano 1989, p.63)
Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti Il Voltaire sconosciuto

Voltaire, padre (illegittimo) della tolleranza dans Articoli di Giornali e News 2qdvhn6
Immagini tratte dalle slide “Il mito di Voltaire” del prof. Mauro Mosconi

Eugenio Scalfari e Michela Marzano, domenica scorsa, si sono lanciati in un’apologia di François-Marie Arouet (1694–1778), più noto come Voltaire, il primo presentandolo fra i massimi «campioni di libertà», la seconda sottolineando come costui, nella sua opera, faccia «non solo l’elogio della ragione, ma anche della dolcezza» (La Repubblica, 19/1/2015, p.47). Peccato che entrambi, forse abbagliati dall’entusiasmo, abbiano omesso ai loro lettori dettagli, se così si può dire, che se non demoliscono quanto meno ridimensionano la statura del loro amato filosofo. Tanto per cominciare, avrebbero potuto spiegare che l’Autore del celebre Traité sur la tolérance (1763), contrariamente a quanto i più pensano, non disse mai quel «non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle», frase che invece dobbiamo alla scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall (1868–1956).

La sua stessa esistenza non fu così esemplare come uno, leggendo Scalfari e Marzano, si immaginerebbe: Voltaire amava il gioco d’azzardo, lucrosi affari fra i quali il prestito (a tassi stellari) e investimenti in azioni nella Compagnia delle Indie, che si occupava di compravendita di schiavi. Nulla di che stupirsi: il Nostro detestava gli zingari – «un ammasso disprezzabile di gente sconosciuta» – gli ebrei – «non crederemmo che un popolo tanto abominevole abbia potuto esistere sulla terra» – e, soprattutto, gli uomini di colore, che considerava null’altro che animali: «L’uomo nero è un animale che ha lana sulla testa, cammina su due zampe, è quasi tanto pratico quanto una scimmia, è meno forte che gli altri animali della sua taglia, possiede un poco più di idee ed è dotato di maggior facilità di espressione» (Trattato di Metafisica, 1978, p. 63).

Tutto questo suonerà probabilmente nuovo, forse incredibile, per i lettori di Repubblica. Ma è la pura realtà storica, come gli studiosi sanno bene, a partire da Carlo Ginzburg, il quale, pur sottolineando che Voltaire «non aderì mai pienamente al razzismo in senso stretto», ammette senza mezzi termini, fra le altre cose, come costui fosse «senza dubbio un razzista in senso lato» (Il filo e le tracce, Feltrinelli 2006, p.123).

Si dice questo, si badi, non già per ridimensionare, anzi per esaltare il valore della tolleranza. Che, proprio perché importante ai fini della convivenza civile, meriterebbe testimoni, ecco, un tantino più credibili di quello che Scalfari e Marzano con troppa superficialità osannano nella segreta speranza che in nessuno dei loro lettori si accenda mai la curiosità di andare a verificare l’effettiva fondatezza storica dei loro sperticati ed incauti elogi.

di Giuliano Guzzo

Publié dans Articoli di Giornali e News, Riflessioni | Pas de Commentaires »

L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842)

Posté par atempodiblog le 20 janvier 2015

Il raggio che unisce Parigi a Roma nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte porta il nome di Alfonso Ratisbonne
L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842)

L’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (Roma, 20 gennaio 1842) dans Alfonso Maria Ratisbonne Alfonso-Ratisbonne

Un candore divino, che prima abbaglia e poi attira nelle trame dolcissime della sua purezza. La Madonna del Miracolo raffigurata nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, appare così, come l’emblema di un’arte che trasuda grazia, tanto che, anche per chi non crede, sarà difficile restare indifferente davanti a tale bellezza. In pieno centro storico, a due passi da Via Veneto, la Basilica e Santuario mariano di Sant’Andrea delle Fratte è da secoli meta di devoti e turisti, i primi attratti dalla fama della “Lourdes romana”, come la definì Papa Benedetto XV, i secondi, credenti o meno, affascinati dalla sua preziosità barocca. Cupola e campanile sono opera del Borromini, mentre all’interno, ai lati dell’Altare maggiore, si stagliano maestosi i due angeli in marmo che Bernini realizzò per Ponte Sant’Angelo, ma che Papa Clemente IX preferì non esporre alle intemperie.

Il 27 novembre si festeggia la Beata Vergine della Medaglia Miracolosa, un culto che nasce nel cuore di Parigi, per diffondersi in tutto il mondo, ma che con Sant’Andrea delle Fratte ha un legame tutto speciale. Prima di scoprirlo, è necessario ricordare cosa accadde il 27 novembre 1830 in Rue du Bac, una via non molto distante dal Louvre. In questa data la Madonna apparve a Santa Caterina Labouré, suora delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, per affidarle il compito di realizzare e diffondere la Medaglia Miracolosa. Nella visione, i piedi di Maria erano poggiati sul globo terrestre e schiacciavano la testa a un serpente. Le dita delle mani erano ricoperte di anelli, ornati di gemme preziose di varie misure dalle quali si sprigionavano, verso il basso, raggi luminosi di diversa intensità, a seconda della dimensione delle pietre. I raggi, disse la Madonna, erano il simbolo delle Grazie da Lei sparse su quanti gliene domandavano.

La suora vide poi formarsi intorno a Maria un quadro ovale, mentre dalla Sua mano destra a quella sinistra apparve, in semicerchio, la scritta: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Era la rivelazione dell’immagine frontale della Medaglia Miracolosa. Una voce disse alla Santa: “Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia…”. Santa Caterina vide anche il rovescio della medaglia, circondata da una corona di dodici stelle che ricordano il passo dell’Apocalisse: “Una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo” (Ap, 12, 1). È la corona della Madre di Dio che, come regina del Cielo e della Terra, ha potere sulla creazione e tutto ottiene da Dio. Al centro vi erano la lettera “M”, monogramma di Maria, sormontata da una croce con la lettera “I”, monogramma di Gesù. Al di sotto, i Sacri Cuori di Gesù e della Madonna, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trafitto da una spada. Dopo alcune difficoltà, la medaglia venne realizzata da un orafo e, in pochi anni, guarigioni e conversioni furono così tante, che fu necessario coniarne milioni di copie. Oggi, al numero civico 140 di Rue du Bac, sorge un santuario con la Cappella della Medaglia Miracolosa, che ogni anno attira pellegrini in cerca di grazie.

Il raggio che unisce Parigi a Roma nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte porta il nome di Alfonso Ratisbonne, un giovane ebreo che il 20 gennaio 1842 ricevette, proprio in questo santuario, la grazia della conversione. Alfonso, che apparteneva a una ricca famiglia di banchieri, non aveva mai praticato la religione ed era dedito soltanto ai piaceri della vita. Nel corso di un viaggio che l’avrebbe portato sino a Costantinopoli, fu costretto, da una serie di imprevisti, a fermarsi a Roma, città che non avrebbe mai voluto visitare perché cuore del cattolicesimo e sede del papa. Per un semplice atto di cortesia verso il barone Teodoro de Bussière, amico del fratello maggiore (anni prima convertitosi al cattolicesimo), accettò di portare al collo la Medaglia Miracolosa e di recitare la preghiera di San Bernardo: “Ricordati piissima Vergine”.

Il 20 gennaio 1842 Ratisbonne accompagnò Teodoro nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte e, mentre l’amico era a colloquio con il parroco, decise di visitarla. Terminato l’incontro con il prete, Teodoro ritrovò Alfonso inginocchiato e in lacrime davanti alla cappella di San Michele. Stringendo tra le mani la Medaglia Miracolosa, in seguito raccontò di essere stato attratto da una luce sfolgorante e di aver visto la Vergine Maria, così com’è nella medaglietta, in piedi sull’altare della cappella. Nonostante la Madonna non gli avesse detto nulla, Alfonso comprese l’orrore della sua vita di peccato e capì anche la bellezza della religione cattolica. Il 31 gennaio, nella Chiesa del Gesù, fece abiura pubblica e ricevette il battesimo, prendendo anche il nome Maria. Divenne gesuita e lavorò insieme al fratello maggiore, fondatore della Congregazione di Nostra Signora di Sion a Gerusalemme.

Nel 1848 l’altare dell’apparizione, dedicato a San Michele, venne consacrato alla Beata Vergine Maria, in ricordo della Medaglia Miracolosa che Ratisbonne indossava al momento della conversione. Tra i santi e beati che hanno pregato davanti al dipinto della Madonna del Miracolo: san Giovanni Bosco, santa Teresina di Gesù Bambino, san Luigi Orione, san Massimiliano Kolbe.

Ricorda
Il beato Giovanni Paolo II, in visita pastorale nel 1982, disse:

“Spalancate le porte del vostro cuore al Signore. Non temete. L’amore di Dio non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare. Egli offre l’aiuto necessario. Poi c’è Maria, che come dice sant’Alberto Magno, distribuisce a tutti, tutti i beni”.

di Laura Guadalupi – Zenit

Publié dans Alfonso Maria Ratisbonne, Apparizioni mariane e santuari, Rue du Bac - Medaglia Miracolosa, Santa Caterina Labouré | Pas de Commentaires »

Le bestemmie fanno felice Satana

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2015

Le bestemmie fanno felice Satana
Viviamo in un mondo rovesciato, dove il bene si confonde con il male. Ma il futuro è nelle nostre mani e siamo ancora in tempo per cambiare
di Carlo Climati – Zenit
Tratto da: Ascolta tua Madre

Le bestemmie fanno felice Satana dans Anticristo 71n582

Che cosa sta succedendo in questo nostro pazzo mondo? Nel nome di una presunta “libertà d’espressione” si diffondono sempre di più riviste, giornali, vignette, spettacoli, canzoni, siti internet con contenuti apertamente blasfemi.

La bestemmia sembra essere di moda. Chi la usa ne va fiero. La sventola come il vessillo di chissà quale conquista sociale, gridandola, scrivendola o disegnandola il più possibile.

Ma è lecito offendere i sentimenti delle persone con immagini disgustose ed aggressive? La bestemmia, nelle sue forme più varie, può essere difesa con la scusa di tutelare il diritto alla libertà d’espressione?

La risposta a questa domanda è semplice. Una bestemmia non potrà mai essere un segno di libertà espressione, ma soltanto una prova di mancanza di rispetto e di buona educazione.

Uno dei simboli preferiti dei satanisti è la croce rovesciata, che spesso vediamo dipinta sui muri o sulle copertine di certi dischi di musica blasfema.

Quella croce capovolta rappresenta il tentativo di Satana di farci vivere in un mondo al contrario, dove il male diventa bene e viceversa. Un mondo in cui la bestemmia può trasformarsi in una specie di “opera d’arte”, da esibire con orgoglio.

La glorificazione della bestemmia è, in qualche modo, la metafora di tutti gli orrori che sono stati ammessi nel mondo rovesciato in cui viviamo: bambini uccisi prima di nascere, malati abbandonati ad un’eutanasia silenziosa, donne-schiave costrette ad affittare la gravidanza per soddisfare l’egoismo di chi non può avere figli, prostituzione incoraggiata e pubblicizzata, distruzione della famiglia, eugenetica, gioco d’azzardo, droga libera…

La lista degli orrori che sono diventati “diritti” potrebbe continuare all’infinito. Che cosa sarà scritto, un giorno, sui libri di scuola, quando si racconterà la storia dei nostri tempi? Si dirà che, agli inizi del terzo millennio, l’essere umano aveva raggiunto il livello più basso di tutta la sua esistenza.

Il male è sempre esistito nella storia dell’uomo. Satana è sempre stato molto attivo e scatenato. Oggi, come ieri, continuano ad esistere tutti gli orrori di sempre: guerra, fame, povertà, dominio dei forti sui più deboli…

Ma a tutti questi orrori se n’è aggiunto uno nuovo, che a Satana piace moltissimo: l’incapacità di distinguere il bene dal male.

Le coscienze di molti esseri umani sono deformate dal relativismo morale imperante. E così, nessuno si sente più responsabile delle proprie azioni.

“Che male c’è?”, sentiamo dire spesso. Con questa frase si giustificano cose che dovrebbero essere considerate disgustose, ma che ormai fanno parte del comportamento comune.

Ogni volta che qualcuno pronuncia la frase “Che male c’è?” Satana è felice. Si fa una grande risata e festeggia la sua vittoria sulla coscienza umana. Una vittoria che la libertà di bestemmia rappresenta alla perfezione.

Ma un vecchio proverbio dice “Ride bene chi ride ultimo”. Le vittorie di Satana su questa terra sono illusorie e provvisorie. Sta a noi fargli strozzare questa risata in gola, dicendo “no” agli inganni del nostro tempo e alla non-cultura del relativismo morale imperante.

Publié dans Anticristo, Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni | Pas de Commentaires »

15 gennaio: la Vergine dei Poveri di Banneux

Posté par atempodiblog le 15 janvier 2015

15 gennaio: la Vergine dei Poveri di Banneux  dans Apparizioni mariane e santuari Banneux

Alcuni anni prima della Seconda Guerra Mondiale, nel 1933, Maria appariva a Banneux come messaggera di pace. Esortava in un certo senso i protagonisti della società a diventare artefici di pace ed educatori dei popoli, invitando ogni uomo a prendersi cura dei propri fratelli, dei più piccoli, di quanti vengono disprezzati e di coloro che soffrono, tutte persone amate da Dio. Spetta a noi ancora oggi pregare affinché «Maria, Mediatrice di grazia, sempre vigile e premurosa verso tutti i suoi figli, ottenga per l’umanità intera il dono prezioso della concordia e della pace» (Messaggio in occasione del cinquantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, 8 maggio 1995, n. 16). […]

Le apparizioni di Banneux invitano i cristiani a interrogarsi sul mistero della sofferenza, il cui significato è insito nel mistero della Croce del Signore. Davanti alla sofferenza, che non può essere spiegata dal punto di vista umano, il credente si volge spontaneamente a Dio, che è l’unico a poterlo aiutare a sopportarla e a viverla, e che alimenta la speranza della salvezza e della felicità eterna. In modo particolare, con tenerezza e amore, Dio è presente per ogni persona colpita dalla malattia, in quanto si lascia commuovere da ciò che vive il suo popolo, che Egli ama, e desidera offrirgli sollievo e conforto. «Il Signore disse: ho osservato la miseria del mio popolo, … ho udito il suo grido…; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo . . . e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso» (Es 3, 7-8). Come ho detto nella Lettera Apostolica Salvifici doloris, ogni persona che offre la propria sofferenza contribuisce misteriosamente a elevare il mondo a Dio e si associa in modo speciale all’opera della nostra Redenzione (cfr n. 19). Si unisce dunque in maniera particolare a Cristo Salvatore.

Raccomando a Dio anche coloro che, uomini e donne, hanno come missione quella di curare i propri fratelli, di assisterli e di seguirli con compassione nelle loro prove fisiche e morali, così come i membri dei gruppi di cappellania negli ospedali e nelle case di cura, e tutti coloro che visitano i malati e le persone anziane. Seguendo l’esempio dal Buon Samaritano, essi in un certo senso sono la mano amorevole del Signore, tesa verso coloro che soffrono nel corpo e nel cuore; dimostrano loro che nessuna prova può annientare la loro dignità di figli di Dio (cfr Ibidem, nn. 28-30). Che possano proseguire instancabilmente la propria missione, ricordando così al mondo che ogni vita umana, dalla sua origine al suo termine naturale, è preziosa agli occhi di Dio!

di Giovanni Paolo II

Divisore dans San Francesco di Sales

Per approfondire Freccia dans Viaggi & Vacanze Il Belgio negli anni di Hitler: la Madonna a Beauraing e a Banneux

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Banneux | Pas de Commentaires »

Il 3 gennaio: “sabato privilegiato” alla Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli

Posté par atempodiblog le 28 décembre 2014

La Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli e la devozione del “sabato privilegiato” dans Apparizioni mariane e santuari Ges_Vecchio_Napoli

Ogni anno, il primo sabato successivo al 30 dicembre (giorno dell’incoronazione della statua), si celebra il “sabato privilegiato”, in memoria della promessa fatta dall’Immacolata a don Placido: “Beati i sacerdoti che celebreranno al mio altare e i fedeli che vi faranno la Santa Comunione il primo sabato dopo la mia Incoronazione”.

di Luigi Vinciguerra – Radici Cristiane

315fyfr dans Fede, morale e teologia

Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti La Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli e la devozione del “sabato privilegiato”

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Articoli di Giornali e News, Venerabile Placido Baccher | Pas de Commentaires »

In esposizione il Crocifisso Miracoloso presso il Santuario del Carmine di Napoli

Posté par atempodiblog le 28 décembre 2014

In esposizione il Crocifisso Miracoloso presso il Santuario del Carmine di Napoli dans Apparizioni mariane e santuari 8w06cx

Come ogni anno, dal 26 dicembre al 2 gennaio, viene esposto alla venerazione dei fedeli, durante gli orari di apertura della Basilica, il Crocifisso Miracoloso che, nel 1439, per scansare un colpo di cannone, chinò miracolosamente il capo.

315fyfr dans Fede, morale e teologia

Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti Basilica Santuario del Carmine Maggiore di Napoli

 

Publié dans Apparizioni mariane e santuari | Pas de Commentaires »

Il Papa all’Angelus: libertà religiosa, diritto inalienabile

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2014

FESTA DI SANTO STEFANO PROTOMARTIRE

PAPA FRANCESCO
Il Papa all’Angelus: libertà religiosa, diritto inalienabile dans Commenti al Vangelo Santo-Padre-Francesco
ANGELUS
Piazza San Pietro
Venerdì, 26 dicembre 2014

[Video]


 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi la liturgia ricorda la testimonianza di santo Stefano. Scelto dagli Apostoli, insieme ad altri sei, per la diaconia della carità, cioè per assistere i poveri, gli orfani, le vedove nella comunità di Gerusalemme, egli diviene il primo martire della Chiesa. Con il suo martirio, Stefano onora la venuta nel mondo del Re dei re, dà testimonianza di Lui e offre in dono la sua stessa vita, come faceva nel servizio ai più bisognosi. E così ci mostra come vivere in pienezza il mistero del Natale.

Il Vangelo di questa festa riporta una parte del discorso di Gesù ai suoi discepoli nel momento in cui li invia in missione. Dice tra l’altro: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22). Queste parole del Signore non turbano la celebrazione del Natale, ma la spogliano di quel falso rivestimento dolciastro che non le appartiene. Ci fanno comprendere che nelle prove accettate a causa della fede, la violenza è sconfitta dall’amore, la morte dalla vita. E per accogliere veramente Gesù nella nostra esistenza e prolungare la gioia della Notte Santa, la strada è proprio quella indicata da questo Vangelo, cioè dare testimonianza a Gesù nell’umiltà, nel servizio silenzioso, senza paura di andare controcorrente e di pagare di persona. E se non tutti sono chiamati, come santo Stefano, a versare il proprio sangue, ad ogni cristiano però è chiesto di essere coerente in ogni circostanza con la fede che professa. E la coerenza cristiana è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Essere coerenti, vivere come cristiani e non dire: “sono cristiano”, e vivere come pagano. La coerenza è una grazia da chiedere oggi.

Seguire il Vangelo è di certo un cammino esigente, ma bello, bellissimo, e chi lo percorre con fedeltà e coraggio riceve il dono promesso dal Signore agli uomini e alle donne di buona volontà. Come cantavano gli angeli il giorno di Natale: “Pace! Pace!”. Questa pace donata da Dio è in grado di rasserenare la coscienza di coloro che, attraverso le prove della vita, sanno accogliere la Parola di Dio e si impegnano ad osservarla con perseveranza sino alla fine (cfr Mt 10,22).

Oggi, fratelli e sorelle, preghiamo in modo particolare per quanti sono discriminati, perseguitati e uccisi per la testimonianza resa a Cristo. Vorrei dire a ciascuno di loro: se portate questa croce con amore, siete entrati nel mistero del Natale, siete nel cuore di Cristo e della Chiesa.

Preghiamo inoltre perché, grazie anche al sacrificio di questi martiri di oggi – sono tanti, tantissimi! -, si rafforzi in ogni parte del mondo l’impegno per riconoscere e assicurare concretamente la libertà religiosa, che è un diritto inalienabile di ogni persona umana.

Cari fratelli e sorelle, vi auguro di trascorrere serenamente le Feste natalizie. Santo Stefano, diacono e primo martire, ci sostenga nel nostro cammino quotidiano, che speriamo di coronare, alla fine, nella festosa assemblea dei santi in Paradiso.


Dopo l’Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

vi saluto nella gioia del Natale e rinnovo a tutti voi l’augurio di pace: pace nelle famiglie, pace nelle comunità parrocchiali e religiose, pace nei movimenti e nelle associazioni. Saluto tutte le persone che si chiamano Stefano o Stefania: tanti auguri!

In queste settimane ho ricevuto tanti messaggi augurali da Roma, e da altre parti. Non essendomi possibile rispondere a ciascuno, esprimo oggi a tutti il mio sentito ringraziamento, specialmente per il dono della preghiera. Grazie di cuore! Il Signore vi ricompensi con la sua generosità!

E non dimenticate: coerenza cristiana, cioè pensare, sentire e vivere come cristiano, e non pensare come cristiano e vivere come pagano: questo no! Oggi chiediamo a Stefano la grazia della coerenza cristiana. E per favore continuate a pregare per me, non lo dimenticate.

Buona festa e buon pranzo! Arrivederci.

Publié dans Commenti al Vangelo, Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Riflessioni | Pas de Commentaires »

Il rispetto totale di don Giussani per la libertà della persona

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2014

Il rispetto totale di don Giussani per la libertà della persona dans Discernimento vocazionale 2s67wyc

“Il rispetto totale di don Giussani per la libertà della persona. Era un aspetto che forse si poteva misconoscere a causa della decisione dei suoi modi; ma risaltava splendidamente nel rapporto spirituale, nel colloquio personale per il discernimento della vocazione”.

A tale proposito la badessa di Valserena (madre Monica della Volpe) ricorda: “non era persuaso della mia prima scelta (vita religiosa attiva), ma esitava a palesarmelo. Mi faceva altre proposte, ma, quando io aderivo prontamente in spirito di obbedienza, era poi così preoccupato di aver in questo modo forzato la mia libertà che non aveva più pace, e continuava a interrogarmi per verificare. Quando infine ho deciso per ciò che lui non aveva mai pensato, vedendomi ferma e sostenuta dalla grazia, il suo consenso è stato immediato e senza ritorni. Colpiva, assieme al rispetto totale per la libertà, il suo coinvolgimento affettivo profondo, quasi più profondo del nostro, come di uno che ti ama più di quanto tu ami te stessa”.

Tratto da: Vita di don Giussani, di Alberto Savorana. Ed. Rizzoli

315fyfr dans Fede, morale e teologia

2e2mot5 dans Diego Manetti Vocazione: delicatezza e rispetto della libertà personale (di Giovanni Paolo II)

Publié dans Discernimento vocazionale, Don Luigi Giussani, Fede, morale e teologia, Libri, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaires »

Chesterton sui regali di Natale

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2014

Elogio cristiano del Natale consumistico dans Antonio Socci Regali-di-Natale

La convinzione che molti, anche fra i credenti, si sono fatti del Natale è che a disturbare un autentico festeggiamento natalizio siano anzitutto il consumismo e la ricerca dei regali di questi giorni. Tanti la pensano così ma – sia detto con rispetto – sbagliano. Non perché il consumismo, laddove eccessivo, non sia un problema, ma perché il falso Natale non è quello con troppi regali ma quello senza Gesù; è quella la Festa senza il Festeggiato. E se da un lato è vero che una smisurata attenzione ai regali può distrarre dal senso del Natale, dall’altro non è certo evitando di farsi dei doni che si sarà automaticamente partecipi, come per magia, dell’essenza natalizia. Anzi.

In tal senso, anticipando sorprendentemente di decenni le polemiche sul consumismo natalizio, il grande Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) osservava: «Poco tempo fa ho letto l’affermazione di una signora sull’argomento: dice che lei non “faceva regali” nel senso grossolano, sensuale e terreno dell’espressione ma Cristo stesso è un regalo di Natale. Una nota a favore dei regali materiali è stata buttata giù persino prima della Sua nascita, con i primi spostamenti dei saggi dell’Oriente e della stella: i Tre Magi giunsero a Betlemme portando oro, incenso e mirra. Se avessero portato solo la Verità, la Purezza e l’Amore non ci sarebbero state né un’arte né una civiltà cristiana».

Oltre alla storia dei Magi, pare che a rafforzare la tradizione natalizia dei doni, degli auguri e del pranzo natalizio sia stato – in epoca meno remota – il successo di A Christmas Carol di Charles Dickens (1812-1870), racconto che vide le stampe il 18 dicembre 1843 riscuotendo subito successo e vendendo ben 6.000 copie in appena una settimana. Tuttavia questo nulla dice circa la pericolosità dello scambiarsi dei doni e dello sforzo di chi, a Natale, cerca di essere più buono e generoso. Chiaramente l’impegno non dovrebbe essere limitato alla seconda parte del mese di dicembre e durare tutto l’anno; ma questo dipende dalla capacità di custodire la verità di Natale, non certo dall’astenersi dal fare regali per paura d’inquinarla.

di Giuliano Guzzo

Botti di Capodanno, l'appello dei medici degli ospedali: “E' una tradizione negativa e pericolosa” dans Articoli di Giornali e News Santo-Natale

Freccia dans Viaggi & VacanzePerché anche i cristiani a Natale si scambiano i regali?

Publié dans Charles Dickens, Citazioni, frasi e pensieri, Fede, morale e teologia, Gilbert Keith Chesterton, Riflessioni, Santo Natale, Stile di vita | Pas de Commentaires »

L’importanza di fare bene le omelie

Posté par atempodiblog le 21 décembre 2014

Rileggiamo con calma l’insegnamento del Romano Pontefice (Benedetto XVI) nel n.59 de la Verbum Domini: «Già nell’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis, avevo ricordato che in relazione all’importanza della Parola di Dio si pone la necessità di migliorare la qualità dell’omelia. Essa infatti “è parte dell’azione liturgica”; ha il compito di favorire una più piena comprensione ed efficacia della Parola di Dio nella vita dei fedeli»

L’omelia non è l’occasione per rivolgersi ai fedeli e comunicare loro qualcosa di diverso dai testi sacri letti. È “parte dell’azione liturgica”, non una aggiunta opzionale. La sua finalità è quella di “favorire una più piena comprensione ed efficacia della Parola di Dio nella vita dei fedeli”.

Tratto da: Collationes

L'importanza di fare bene le omelie dans Fede, morale e teologia 2irt4qp

L’importanza di fare bene le omelie
di Radio Vaticana

(20/12/2014) Con il benestare di Papa Francesco, è stato redatto dalla Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti un “direttorio omiletico”. Costituito da due parti – una dedicata all’omelia in ambito liturgico e l’altra focalizzata sull’arte della predicazione – il documento ambisce a fornire a sacerdoti e seminaristi le coordinate metodologiche e contenutistiche da tener conto nel preparare e pronunciare un’omelia. Federico Piana ne ha parlato con Sergio Tapia-Velasco, docente alla Facoltà di Comunicazione sociale della Pontificia Università della Santa Croce e coordinatore del corso “Ars praedicandi”:

R. – In realtà, tutto inizia con Giovanni Paolo II quando nel 1990 convoca un Sinodo per studiare come si possa migliorare la formazione dei sacerdoti, dei seminaristi. Già in quel momento è venuta fuori  l’idea di fare qualcosa per aiutare i sacerdoti a predicare meglio. Poi, Papa Benedetto in due momenti importanti – sempre a conclusione di un Sinodo, quello dell’Eucaristia, che ha portato poi all’uscita dell’Esortazione “Sacramentum Caritatis” nel 2007 – parlò di queste omelie che risultavano noiose, perché in realtà erano troppo generiche o astratte e non parlavano ai fedeli. E’ stato lo stesso Benedetto che ha chiesto – dopo il Sinodo sulla Parola di Dio nel 2010, scrivendo questa Esortazione Apostolica “Verbum Domini”, al numero 60 – ai responsabili della Congregazione del Culto Divino l’opportunità di redigere un Direttorio Omiletico. Il Direttorio è un tipo di documento, diciamo così, speciale che viene non soltanto a studiare un argomento dal punto di vista teorico, ma cerca di dare una direzione.

D. – In concreto di cosa si tratta?
R. – Si tratta di linee guida che possono ispirare sia il sacerdote che già si trova a esercitare il ministero della Parola, e richiamano soprattutto la responsabilità dei rettori dei seminari nel preparare in questa bella ma anche difficile arte della predicazione i loro seminaristi. Senz’altro tutti possiamo migliorare, ma chi si sta preparando al sacerdozio deve prendersi sul serio nella preparazione in questo ambito.

D. – Come deve essere fatta una omelia “doc”?
R. – Porsi le domande giuste per strutturare l’omelia: che cosa interessa veramente i fedeli? Che cosa dice veramente il testo? Che cosa ha detto questa lettura al mio cuore? Come dice Papa Francesco, è importante non rispondere a domande che nessuno si pone: l’inter-lectio ha proprio lo scopo di “inter-leggere” e capire che cosa dice il testo, cosa hanno bisogno di ascoltare i fedeli e cosa ha detto il testo a me stesso? Altrimenti l’omelia risulta non autentica. L’importante è avere una domanda di partenza e poi si può strutturare il discorso seguendo la retorica classica, ma sempre attenti alle forme di comunicazione contemporanea.

315fyfr dans Fede, morale e teologia

2e2mot5 dans Diego Manetti Della predicazione, consigli dei santi

Publié dans Fede, morale e teologia, Papa Francesco I, Predicazione, Riflessioni, Sacramento dell’Ordine | Pas de Commentaires »

Contemplazione: la Natività

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2014

Contemplazione: la Natività
Tratto dagli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio

Contemplazione: la Natività dans Fede, morale e teologia Nativit

La solita preghiera preparatoria.

[111] Il primo preludio è il soggetto della contemplazione: nostra Signora, che era incinta di quasi nove mesi, seduta in groppa a un’asina (come si può piamente pensare), san Giuseppe e una domestica partirono da Nazaret conducendo con sé un bue, per andare a Betlemme a pagare il tributo che Cesare aveva imposto a tutte quelle regioni [264].

[112] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere con l’immaginazione la strada da Nazaret a Betlemme, considerando quanto è lunga e larga, e se corre in pianura o per valli o per alture; così pure vedere la grotta della natività, osservando se è grande o piccola, bassa o alta, e che cosa contiene.

[113] Il terzo preludio sarà lo stesso della contemplazione precedente e si farà allo stesso modo.

[114] Primo punto: vedo le persone, cioè nostra Signora, san Giuseppe, la domestica e il bambino Gesù appena nato; mi faccio come un piccolo e indegno servitorello guardandoli, contemplandoli e servendoli nelle loro necessità, come se mi trovassi lì presente, con tutto il rispetto e la riverenza possibili. Infine rifletterò su me stesso per ricavare qualche frutto.

[115] Secondo punto: osservo, noto e contemplo quello che dicono; e, riflettendo su me stesso, cerco di ricavare qualche frutto.

[116] Terzo punto: osservo e considero quello che fanno; per esempio, camminano e si danno da fare perché il Signore nasca in un’estrema povertà, per poi morire sulla croce, dopo aver tanto sofferto la fame e la sete, gli insulti e le offese: e tutto questo per me; infine, riflettendo,cerco di ricavare qualche frutto spirituale.

[117] Colloquio. Alla fine farò un colloquio, come nella contemplazione precedente, e dirò un Padre nostro.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena di Natale del Beato Don Giustino Maria Russolillo

Freccia dans Viaggi & Vacanze Catechesi sul Natale di Benedetto XVI

Publié dans Fede, morale e teologia, Santo Natale | Pas de Commentaires »

Il significato antico e sempre nuovo del presepe

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2014

Cammino di Avvento dans Avvento Pregare-accanto-al-presepe

Il primo presepe fu voluto da san Francesco. Di ritorno dalla Terra Santa, Francesco pensò di rappresentare la nascita di Gesù in Betlemme perché i fedeli, “vedendo con gli occhi del corpo” il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio, si disponessero a “vederLo anche con gli occhi del cuore”.
Ottenuta la licenza da Papa Onorio III, il santo chiese al cavaliere Giovanni Vellita di allestire, nel bosco introno a Greccio, il primo presepe con Bambinello, mangiatoia, bue e asino. Era la notte di Natale del 1223: nasceva così quella che sarebbe divenuta una delle principali tradizioni della cristianità.

Spiritualità popolare, cattolica, latina
Tradizione popolare, diffusa da principio grazie ai missionari francescani, divenuta presto comune espressione della spiritualità del Natale e nobilitata, in breve tempo, a vera e propria forma d’arte, tale da meritare l’interesse di artisti di varie epoche.
Tradizione eminentemente cattolica, estesa a tutte le latitudini e fortemente presente soprattutto nei Paesi di cultura latina, molto meno apprezzata, invece, nel mondo protestante che, soprattutto dal XVI secolo in poi, preferì l’uso dell’albero di Natale.
Tradizione, infine, che ha trovato un’accoglienza del tutto speciale nella cultura e nel sentimento nel Meridione d’Italia, e di Napoli particolarmente, dove il suo valore rappresentativo e simbolico è stato esaltato fino a divenire parte eminente del patrimonio storico, artistico, popolare e culturale.
Il presepe napoletano, infatti, presenta caratteristiche specifiche che lo differenziano dalla semplice ricomposizione della scena di Betlemme, anzi che se ne allontanano sostanzialmente e in modo che potrebbe sembrare totalmente antistorico, ma che, al contrario, esprime appieno il significato teologico dell’Incarnazione e la permanente attualità dell’evento evangelico.
Gli ambienti, i personaggi, le scene che animano il presepe napoletano sono il risultato di una lunga dimestichezza con la fede e con la dottrina, diffusa anche nei ceti sociali più popolari dall’insegnamento di grandi santi che vissero e predicarono a Napoli, da san Tommaso d’Aquino a sant’Alfonso Maria de’ Liguori, autore tra l’altro del canto natalizio per eccellenza, Tu scendi dalle stelle, traduzione in italiano del precedente Quanno nascette Ninno.
Il presepe napoletano è la sintesi di una spiritualità popolare, sentita, vissuta e stratificata nei secoli, capace di riconoscere nell’apparente semplicità della nascita di un Bambino il mistero di un annuncio di salvezza dato a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti luoghi.

[…]

Quest’incredibile modo di rendere visibile e tangibile ciò che è spirituale, non ha che una motivazione: rammentare a ciascuno di noi che la nascita del Salvatore è un evento straordinario che accade proprio nella nostra vita e al quale ognuno di noi è chiamato ad essere presente.

di Maria Carresi – Radici Cristiane

Publié dans Articoli di Giornali e News, Avvento, Fede, morale e teologia, Riflessioni, Santo Natale, Stile di vita | Pas de Commentaires »

La storia di Húrin: una voce di speranza cristiana in un mondo triste, brutto e disperato

Posté par atempodiblog le 4 décembre 2014

“Può darsi, se questo lo chiami cadere in basso”, replicò Túrin “può darsi. Ma così è andata; e le parole mi sono rimaste chiuse in gola. Ho letto rimprovero, negli occhi di Mablung, senza che me ne chiedesse ragione, per un atto che non avevo commesso. Fiero era il mio cuore d’Uomo, come ha detto il Re degli Elfi. E tale è ancora, Beleg Cúthalion. Né ancora sopporta che io ritorni in Menegroth e mi attiri sguardi di pietà e perdono, come un ragazzino scapestrato e pentito. Dovrei essere io a concedere, non già a ricevere, perdono. E non sono più un ragazzo, bensì un uomo, secondo quel che è tipico della mia razza; e un uomo tenace per mia sorte”.

J. J. R. Tolkien – I figli di Húrin

La storia di Húrin: una voce di speranza cristiana in un mondo triste, brutto e disperato dans John Ronald Reuel Tolkien dc4uh2

[…] in questo racconto drammatico e oscuro c’è […] tutta un’allegoria di radice religiosa. Tutta l’opera del grande scrittore è infatti intrisa di significati e simbolismi religiosi: Morgoth, ad esempio, un tempo era un angelo, proprio come Lucifero. Ma per rabbia, superbia e invidia aveva abbandonato Dio e aveva iniziato una terrificante lotta contro di lui e contro il suo creato, tra cui elfi e uomini.

Se in questo libro Tolkien scrive di situazioni in cui è il male che sembra prevalere, e dove si sente la nostalgia dell’umorismo e dell’ottimismo dei piccoli grandi Hobbit, tuttavia anche in questa vicenda tragica riesce a far trasparire la speranza cristiana che il male possa essere redento.

Non è pessimismo, dunque, ma realismo cristiano, lo stesso che lo aveva aiutato ad affrontare le difficoltà della vita reale. A conferma della profonda ispirazione religiosa, e peculiarmente cattolica, della sua opera, ci sono le parole che lo stesso Tolkien scrisse in una lettera al padre gesuita Robert Murray: «Dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so». Fa parte del simbolismo cristiano […] anche lo stesso concetto di eroe: un eroe del sacrificio, e della rinuncia del potere, ovvero del male. E non c’è amore più grande di quello di chi sacrifica la vita per i propri amici.

[…]

La storia di Hurin, così come tutta l’opera di Tolkien, non è solo spettacolarità e battaglie, è anche una grandiosa rappresentazione della condizione umana, è una riflessione mitica, intrisa di fascino e di bellezza, sulle questioni umane fondamentali. E’ anche una voce di speranza cristiana che grida in un mondo triste, brutto e disperato.

di Paolo Gulisano

Publié dans John Ronald Reuel Tolkien, Libri, Stile di vita | Pas de Commentaires »

Con Maria Immacolata verso il Santo Natale

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2014

Con Maria Immacolata verso il Santo Natale dans Avvento Maria-Immacolata

O SS. Maria, con tutto il paradiso ci rallegriamo con te, benedicendo la divina Trinità per i privilegi accordati a te sola. Te beatissima, perché esente dalla legge del peccato, senza concupiscenza, senza ignoranza, senza debolezze, tutta virtù e doni, tutta unita a Dio fin dalla concezione immacolata. O Immacolata nella purità, immacolata nella verità, immacolata nella carità, tu ci riveli la santità che Dio ci aveva donato al principio. Dio mio, che tesori abbiamo perduto!

Eccoci nati nel peccato e non in grazia, inclinati al male non più al bene, per soffrire e morire, non per vivere e godere; senza scienza di verità, senza fortezza di virtù, ignorantissimi e debolissimi, nella valle delle lacrime e non nel paradiso terrestre, inclinati all’inferno non al cielo! Eppure ti ringraziamo, o divina Trinità, della santità, della integrità, della impassibilità, dell’immortalità, della scienza che ci hai donato, sebbene per la colpa umana questi tuoi doni non ci siano pervenuti! Ti ringraziamo che, con particolare provvidenza, li hai fatti alla Vergine Maria attraverso il tuo Figlio Gesù!

Beato Giustino Maria Russolillo

Botti di Capodanno, l'appello dei medici degli ospedali: “E' una tradizione negativa e pericolosa” dans Articoli di Giornali e News Santo-Natale

Oggi inizia la novena a Maria SS. Immacolata (da recitarsi dal 29 novembre al 7 dicembre)

Vi segnalo quella del Beato Giustino Maria Russolillo, per recitarla cliccare  Freccia dans Stile di vita Novena a Maria SS. Immacolata

Publié dans Avvento, Citazioni, frasi e pensieri, Don Giustino Maria Russolillo, Fede, morale e teologia | Pas de Commentaires »

Radio Maria in Rwanda: aiutiamola

Posté par atempodiblog le 18 novembre 2014

RADIO MARIA IN RWANDA: AIUTIAMOLA

Radio Maria in Rwanda: aiutiamola dans Kibeho radio-maria-rwandaRM Rwanda ha celebrato lo scorso 26 ottobre il 10° anniversario, alla presenza del segretario del Nunzio Apostolico. Il Ruanda è un paese che ha conosciuto gli anni sanguinari e violenti del genocidio e RADIO MARIA HA PARTECIPATO ATTIVAMENTE ALLA RICONCILIAZIONE E AL RIPRISTINO DELLA PACE INTERNA. Attualmente RM Rwanda è al lavoro per i seguenti progetti:

° NUOVA SEDE NELLA CAPITALE KIGALI: costo complessivo  di circa € 215.000 – i lavori da affrontare sono quelli consueti per la creazione di una sede: costruzione uffici, impiantistica (elettrica, idraulica, …), allestimento studi, acquisto strumentazione tecnica, formazione collaboratori.

° STUDIO PRESSO IL SANTUARIO DI KIBEHO, il più importante luogo di pellegrinaggio dell’Africa, dove la Vergine Maria è apparsa tra il 1981 e il 1989. Il progetto ha un costo di circa € 240.000. Sono iniziati i lavori di costruzione dopo l’acquisto del terreno, su una collina poco distante dalla chiesa.

Per aiutare Radio Maria cliccare Freccia dans Viaggi & Vacanze QUI
Per sostenere Radio Maria Rwanda cliccare Freccia dans Viaggi & Vacanze QUI

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena a Nostra Signora di Kibeho (da recitarsi dal 19 al 27 novembre)

Publié dans Kibeho | Pas de Commentaires »

1...7891011...20