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Francia, prete ucciso in chiesa. Chi era Jacques Hamel, «uomo di pace e sacerdote coraggioso»

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2016

L’attacco a Saint-Étienne-du-Rouvray
Francia, prete ucciso in chiesa. Chi era Jacques Hamel, «uomo di pace e sacerdote coraggioso»
Cinquant’anni di servizio sacerdotale alle spalle e un carisma incredibile che lo aveva spinto a continuare a celebrare messa nonostante i suoi 86 anni. Il ricordo del parroco e dei fedeli: «Era un prete coraggioso per la sua età»
di Raffaella Cagnazzo –  Corsera

Francia, prete ucciso in chiesa. Chi era Jacques Hamel, «uomo di pace e sacerdote coraggioso» dans Articoli di Giornali e News Don_Jacques_Hamel

Un uomo buono, di grande carisma con 50 anni di sacerdozio alle spalle: è descritto così padre Jacques Hamel, 86 anni, parroco della chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino a Rouen, ucciso da due attentatori che sono entrati in azione martedì 26 luglio e hanno preso in ostaggio il sacerdote, due suore e due fedeli (nell’attacco è rimasta ferita in modo grave anche un’altra persona).

«Un prete coraggioso per la sua età»
Padre Jacques Hamel era nato nel 1930 a Darnétal nel dipartimento della Senna Marittima, in Normandia. Era stato ordinato sacerdote nel 1958 e nel 2008 aveva celebrato il suo giubileo d’oro, i suoi 50 anni di servizio. Era prete ausiliario nella parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray: «Un prete coraggioso per la sua età. I sacerdoti hanno il diritto di andare in pensione all’età di 75 anni ma lui si sentiva ancora forte. “Non ci sono abbastanza preti” diceva e quando poteva serviva ancora messa» ha ricordato padre Auguste Moanda-Phuati, il parroco.

Il ricordo del parroco: «Era un uomo di pace»
«Un uomo di pace, un buon sacerdote che è stato sempre al servizio delle persone, molti parrocchiani lo conoscevano bene» ricorda ancora il parroco. E a lui fanno eco i tanti fedeli che ricordano padre Jacques con dolcezza. «È il prete che aveva sposato i miei genitori e che mi ha battezzato» ricorda un utente su Twitter; «Sono indignato, sconvolto, triste. Padre Jacques mi aveva battezzato e poi mi aveva insegnato il catechismo» commenta un altro.

Il “testamento” di padre Jacques: «Pregate per vivere meglio insieme»
«Le vacanze sono un momento per prendere distanza dalle nostre attività abituali. Si tratta di un momento di relax, ma anche di guarigione, di incontri, di condivisione, di convivialità» scriveva a giugno padre Jacques in una lettera aperta pubblicata sul blog della parrocchia, in cui invitava i suoi concittadini a godere del tempo delle vacanze estive per «incontrare parenti e amici e per sperimentare qualcosa insieme». «Un tempo per essere rispettosi degli altri, chiunque essi siano» scriveva ancora come un messaggio profetico che di poche settimane ha preceduto la sua atroce morte per mano dei due attentatori che hanno agito in una mattina di fine luglio. «Pregate per coloro che sono più bisognosi, per la pace, per vivere meglio insieme [...] Lasciate che le vacanze ci permettano di fare rifornimento di gioia, amicizia e relax».

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Combattere ed essere caritatevoli nello stesso tempo

Posté par atempodiblog le 18 juillet 2016

Combattere ed essere caritatevoli nello stesso tempo dans Citazioni, frasi e pensieri GK_Chesterton

Molti combattono perché lo ritengono necessario; ma a nessuno, temo, pare possibile combattere con carità, nel senso di combattere ed essere caritatevoli nello stesso tempo. Abbiamo un po’ l’idea che per vincere, o anche solo per combattere, bisogna “metterla giù dura”. Poi però leggiamo Chesterton e capiamo che invece è proprio possibile combattere ed essere caritatevoli al punto da non aver nemici – cosa che in qualunque altro caso sarebbe un pessimo segnale, mentre nel caso di Gilbert è il segno di un dono particolare.

Tratto da: L’eredità di Chesterton, articolo di Umberto Messina

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Lo Yoga non è compatibile con il Cristianesimo

Posté par atempodiblog le 20 juin 2016

Lo Yoga è compatibile con il Cristianesimo? Se fosse solo una ginnastica sì. Il problema è che non lo è
Tratto da: Il Settimanale di Padre Pio

Lo Yoga non è compatibile con il Cristianesimo dans Fede, morale e teologia yoga

Salve, mi chiamo Paolo, ho 27 anni e vivo a Bologna. Sono nato e cresciuto in una famiglia cattolica non solo nella teoria ma anche nella pratica e vorrei anch’io un giorno formare una famiglia in cui Dio e la Fede siano al centro di tutto l’agire, e non solo un fatto formale. La mia fidanzata è cattolica e condivide questo mio progetto, ma forse non con la mia stessa radicalità. Per esempio, da un po’ di tempo sta andando con un’amica a un seminario di yoga. Certamente, lo so, si vuol servire solo delle tecniche di rilassamento, anche se ora mi sembra molto presa da questi manuali e dice che l’aiutano anche nella vita spirituale e di preghiera. A me non piace questa cosa. Faccio bene a pensare che non sia compatibile con una vita autenticamente cristiana? – Paolo T.

Caro Paolo, sempre più frequentemente si trovano corsi o seminari di yoga non solo nelle palestre, ma anche in centri di spiritualità cristiana o in monasteri! La cosa, come lei nota quasi per istinto, è ovviamente in stridente contrasto con le esigenze della Fede vissuta coerentemente. Comunemente, però, si pensa che ci possa essere compatibilità tra spiritualità cristiana e yoga, o almeno che non siano realtà in conflitto, e così, tanti cattolici frequentano corsi di yoga per sconfiggere ansia e stress.

La domanda essenziale da porsi quindi è proprio questa: lo yoga è compatibile con il Cristianesimo? E la risposta è negativa. Lo yoga si ispira a una scuola indù. Fu elaborato nei 194 Yoga sutra scritti da Pantanjali nel V secolo d.C. È un metodo con il quale la persona cerca di sottomettere tutte le forze spirituali, orientandole verso la meta desiderata, che può essere la “pace interiore” o il conseguimento di una “conoscenza suprema”, oppure l’emancipazione da tutti i legami del mondo e dalla materia.

La “pace interiore”, che per un cristiano consiste nel possesso di Dio nella sua anima con la vita di grazia, vien qui ricercata dove Dio non è, e pretesa a costo di sforzi puramente umani e personali. Il conseguimento di una conoscenza suprema, alla maniera divina, è incompatibile con la dimensione creaturale dell’uomo e ricorda le parole tentatrici del serpente nel Paradiso terrestre. Anche la liberazione da tutti i legami del mondo e dalla materia non può essere in nessun modo paragonata alla cosiddetta ascetica cristiana che, comunque, afferma sempre la positività del creato e della dimensione terrena creata da Dio. Questi sono solo alcuni, ma si potrebbero rilevare molti altri aspetti di incompatibilità.

L’inganno è quello di voler separare nello yoga la filosofia di vita dalla pratica di rilassamento, nell’illusione di poter fruire di alcuni “benefici” senza compromettersi più di tanto. E questo è forse il caso della sua fidanzata. Che fare? Potrebbe farla riflettere sul fatto che questa separazione non ha senso in quanto ciò che contraddistingue lo yoga non è tanto il suo aspetto pratico, ma la sua propria filosofia che propone una via di realizzazione spirituale con un percorso che diviene via via sempre più totalizzante, con il rifiuto sempre più netto e deciso di ogni visione teologica metafisica, che è il presupposto della Fede cattolica. Esso si sviluppa in 2 fasi che non hanno senso separate l’una dall’altra: la prima (Hatha Yoga) sÌ propone il controllo totale del corpo e delle energie attraverso una pratica di esercizi fisici, la seconda (Raja Yoga) è la tappa successiva dove si raggiungerebbe l’illuminazione suprema circa l’unità del tutto, in altri termini: puro monismo panteista, ossia identificazione del divino con la natura. Ma qui siamo ormai lontani dal porto sicuro della Verità cristiana.

Un’autentica esperienza religiosa si pone nella dimensione dell’esclusività, cioè respinge le altre. E se l’induismo (ispiratore dello yoga) vi ha rinunciato, permettendo di professare contemporaneamente anche un’altra religione, il Cristianesimo non lo può fare, perché deve confrontarsi con le esigenze di ciò che custodisce e propone: la Verità assoluta che non può contraddirsi e non ammette compromessi né in teoria né in pratica.

315fyfr dans Fede, morale e teologia

Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti L’isostenibile peso dello Yoga

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Consanguinei di Gesù

Posté par atempodiblog le 16 juin 2016

Consanguinei di Gesù
di Pippo Corigliano

Consanguinei di Gesù dans Fede, morale e teologia cuore_di_Ges_e_di_Maria

Il mese di giugno è in singolare sintonia con il tema del Giubileo della Misericordia anche perché le feste del Cuore di Gesù e di Maria ci riportano all’amore misericordioso di Dio.

Sant’Agostino (De sancta virginitate,6) dice che «Maria cooperò col suo amore alla nascita nella Chiesa dei fedeli, membra di quel Capo di cui ella è madre secondo il corpo». E’ un motivo in più per considerarci «consanguinei» di Gesù, come diceva San Josemaría Escrivá: «Figli miei sapete perché vi voglio così bene? Perché vedo scorrere in voi lo stesso sangue di Gesù».

Questa «fisicità» del considerarci figli di Maria e fratelli di Gesù ci aiuta nell’identificazione con Cristo. Lo Spirito Santo è l’ autore di questa identificazione. Quello stesso Spirito che ha inondato l’anima e il corpo di Maria per farci pervenire Gesù. «Lo Spirito come il vento, soffia dove vuole» (Gv. 3,8) vien detto a Nicodemo: a me tocca non frapporre ostacoli e tenere le finestre del mio animo ben aperte a questa benefica corrente.

La lettura quotidiana del Vangelo e di un libro spirituale, la frequente confessione e la santa comunione, l’orazione mentale e la recita del rosario, assieme alle altre pratiche sono le finestre spalancate, sono l’alimento del bambino che sono io che ha bisogno di pasti frequenti. Tanto più frequenti quanto più piccolo è il bambino.

Nella mia corsa forsennata nell’impiegare inutilmente il tempo, queste pratiche sono il rimedio che non me lo fa sprecare e agevolano l’identificazione con Cristo.

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Leicester, i momenti-chiave della stagione

Posté par atempodiblog le 3 mai 2016

Leicester, i momenti-chiave della stagione
di Giovanni Del Bianco – Guerin Sportivo

Leicester, i momenti-chiave della stagione dans Sport Leicester_City_campione

Il Verona 1985, la Danimarca 1992, il Kaiserslautern 1998, la Grecia 2004. E il Leicester 2016. La formazione di Claudio Ranieri va ad aggiungersi ai capitoli più sorprendenti del grande romanzo calcistico. Probabilmente, il successo delle Foxes in questa Premier League ha un significato persino superiore agli altri citati. Parliamo di un club storicamente lontano dalle zone di vertice (nel proprio palmarès non figuravano fino a ieri né un campionato né una Fa Cup), di una squadra che lo scorso anno alla trentesima di campionato era in ultima posizione e di un sodalizio capace di lasciarsi alle spalle squadre infinitamente più attrezzate. L’entusiasmo con cui tutto il mondo ha seguito le gesta della formazione inglese è la controprova dell’impresa di questi giocatori, semisconosciuti al grande pubblico fino a un anno fa, osannati oggi. Spesso le squadre piccole che partono lanciate alla lunga cedono il passo al ritorno delle grandi. Il Leicester ha avuto il merito di crederci fino alla fine, ragionando sempre e solo “sulla prossima partita”, senza chiedersi troppo fino a che punto si sarebbe potuto spingere. Così facendo, ha visto avvicinarsi sempre più la scritta del traguardo e ha provato con tutte le sue energie a non arrendersi nello sprint finale, sospinto da un pubblico in visibilio che inizialmente cantava “We are gonna win the league” quasi per scherzo e che alla lunga ha capito di non essere di fronte alla solita rivelazione che prima o poi sarebbe scoppiata. Già, davanti c’era una squadra che stava facendo sul serio, determinata a sfruttare l’irripetibile congiunzione di fattori che vedeva tutte le grandi in crisi o in ristrutturazione. Si è creato un vuoto di potere, con il Chelsea in ritardo sin dalle prime giornate, il Liverpool in fase di allestimento, l’Arsenal eternamente incompiuto, il Manchester City concentrato più sul fronte europeo che su quello domestico e il Manchester United pieno di contraddizioni tattiche e strategiche. In questo “vuoto” si sono inseriti a tutta forza Tottenham e Leicester. E ad entrambe va il merito di aver dato vita a una delle più belle e pazze corse per il titolo. Ripercorriamo la stagione e le tappe fondamentali dei nuovi campioni d’Inghilterra.

LE RIMONTE INIZIALI
Il primo passo di questa pazzesca maratona viene mosso l’8 agosto, alla prima giornata di campionato: al King Power Stadium i padroni di casa battono 4-2 il Sunderland. Vardy, Mahrez (doppietta) e Albrighton calano il poker, prima delle reti di Defoe e Fletcher che addolciscono la sconfitta. Ha inizio così la stagione di una squadra data dai bookmakers 5000-1.
Sette giorni dopo, altra vittoria, questa volta in casa del West Ham, contro una delle migliori squadre della stagione. E poi l’1-1 interno col Tottenham, quando nessuno poteva ancora prevedere che sarebbe stato lo scontro diretto per il titolo: al gol di Alli segnato all’81’ replica Mahrez dopo un minuto. Il pari con gli Spurs inaugura una serie di risultati in rimonta, indici della forza caratteriale del collettivo. Capita anche nell’1-1 esterno col Bournemouth, con la partita rimessa in piedi da un rigore di Vardy a cinque minuti dal termine, e soprattutto nella gara con l’Aston Villa del 13 settembre: Grealish e Gil portano i Villans avanti di due reti, ma nel finale si consuma il prepotente ritorno dei blu di Ranieri: De Laet (ceduto nel mercato di gennaio), Vardy e Dyer ribaltano l’incontro da 0-2 a 3-2. E non è finita: anche nella trasferta contro lo Stoke City, Vardy e soci rimontano due reti di svantaggio, limitandosi però al pareggio. La personalità c’è. La squadra segna molto, ma deve mettere a punto i meccanismi difensivi.

L’AUTUNNO CALDO DI JAMIE VARDY
Alla settima giornata arriva il primo k.o. ed è di quelli pesanti: l’Arsenal si scatena e vince 5-2 al King Power Stadium. Il classico fuoco di paglia di inizio stagione sembra spegnersi, ma non è così: dopo la batosta con i Gunners, il Leicester vince 2-1 in casa del Norwich e dopo la sosta per le nazionali impatta 2-2 a Southampton, rimontando con la doppietta di Vardy l’ennesimo svantaggio di due gol. Il pari ottenuto nel recupero carica l’ambiente e le volpi ottengono quattro successi consecutivi su Crystal Palace (primo cleen sheet della stagione: si festeggia con i giocatori che cucinano la pizza su idea del tecnico), West Bromwich, Watford e Newcastle. Il Leicester si prende la vetta solitaria e la costante è rappresentata dai gol di Jamie Vardy, sul quale la stampa mondiale comincia a puntare gli occhi. Il 29 novembre, l’attaccante entra nella storia: nell’1-1 contro il Manchester United va a segno per l’undicesima partita consecutiva, battendo il record dell’olandese Ruud Van Nistelrooij, che si fermò a dieci, proprio con la maglia dei Red Devils.

L’APPANNAMENTO NATALIZIO
L’agenda di dicembre si presenta fitta di appuntamenti terribili. Dopo il 3-0 allo Swansea (tris di Mahrez), le Foxes attendono a casa loro il Chelsea campione in carica, in piena crisi di risultati: il 2-1 vidimato dai soliti Vardy e Mahrez costa la panchina a José Mourinho, vecchio nemico di Ranieri, ma pronto questa volta a porgere i suoi complimenti al tecnico italiano e ad auguragli di vincere il titolo. Ma per ora, siamo nel campo delle ipotesi remote. Il Leicester vince anche a Goodison Park contro l’Everton, però incappa nel periodo natalizio in una piccola serie di passi falsi. Sette giorni dopo il 3-2 ai Toffees, Morgan e compagni tornano a Liverpool, questa volta per sfidare la compagine di Jürgen Klopp: Benteke rovina il Boxing Day e decide l’incontro. A cavallo tra 2015 e 2016, capitano i due 0-0 contro Manchester City e Bournemouth. Buon risultato il primo, amaro il secondo, anche perché Mahrez spreca un calcio di rigore.

LE IMPRESE CON SPURS, REDS E CITIZENS
Alla ripresa delle ostilità dopo il turno di Coppa d’Inghilterra, il Leicester espugna White Hart Lane con un gol del gigante Robert Huth. È una vittoria pesantissima sull’economia del campionato. Il duello tra i bomber Vardy e Kane finisce senza vincitori né vinti (la punta del Tottenham sarà fermata da una grande parata di Schmeichel), ma i tre punti presi grazie al gol del difensore tedesco restituiscono linfa alla squadra di Ranieri, che alla 20ª giornata aveva perso la testa della classifica a favore dell’Arsenal. L’1-1 contro l’Aston Villa è fonte di delusione, anche perché arriva al cospetto dell’ultima in classifica. Ma dalla 23ª, i blu ritrovano il primato solitario e inanellano una serie di vittorie che fa davvero pensare che il sogno di una intera città possa presto trasformarsi in realtà. Il successo sullo Stoke City, la vendetta sul Liverpool (2-0, altra doppietta di Vardy) e soprattutto il magnifico 3-1 dell’Etihad Stadium rifilato al Manchester City, in quella che è probabilmente la gemma della stagione, mandano un messaggio forte e chiaro al campionato: il Leicester non molla. Quest’ultima partita segna il momento-chiave della stagione: la vittoria sull’undici di Pellegrini porta a cinque i punti di vantaggio sugli Spurs ed estromette i Citizens dalla corsa per il primo posto.

L’ULTIMO K.O.
Il 14 febbraio i nostri eroi cadono in casa dell’Arsenal, unica squadra della stagione capace di prendersi tutti e sei i punti disponibili contro i futuri campioni d’Inghilterra. La sconfitta fa male, perché giunge nel recupero, grazie a un colpo di testa del rientrante Welbeck. Quella dell’Emirates è stata gara di cuore, lotta e sacrificio; inoltre è stata chiusa in inferiorità numerica per via dell’espulsione del terzino destro Danny Simpson. Anche per questo tornare da Londra senza nemmeno un punto provoca disappunto nei tifosi delle volpi, preoccupati di aver assistito a una sconfitta che si sarebbe ripercossa pure sul morale dei loro beniamini. Sarà invece l’ultima della stagione. I ragazzi di Ranieri sanno che un’altra occasione così ghiotta di mettere le mani sul titolo, per un piccolo club come il Leicester, non si presenterà a breve. Dunque, anziché piangersi addosso per la caduta dell’Emirates Stadium, cominciano a pedalare forte per andare a conquistarsi quella fetta di gloria che nella contea del Leicestershire non hanno mai assaggiato neanche lontanamente.
Contro il Norwich il giusto spirito della squadra permette di ritrovare subito ciò era stato perso con l’Arsenal: le volpi vincono infatti con un gol al 90’ di Leonardo Ulloa, attaccante argentino che aveva reso possibile la salvezza nel 2014-15 e che teoricamente avrebbe dovuto giocare titolare anche quest’anno al fianco di Okazaki. L’esplosione di Vardy ha tolto il posto da titolare all’ex punta di San Lorenzo e Almeria, ma questi, un idolo dalle parti del King Power Stadium, ha sempre risposto presente quando è stato chiamato in causa. Lo rivedremo anche nel finale di stagione, contro West Ham e Swansea.
L’1 marzo, il Leicester pareggia in casa contro il West Bromwich nel turno infrasettimanale (reti di Drinkwater e King). Sembra un passo falso, ma il giorno seguente accade l’impensabile: l’Arsenal cade in casa con lo Swansea, il Manchester City viene travolto dal Liverpool, il Tottenham cade ad Upton Park contro il West Ham. Il giro a vuoto si trasforma addirittura in un punto guadagnato.

LA PORTA CHIUSA DI SCHMEICHEL
Dalla ventinovesima giornata, diventa protagonista la retroguardia. Schmeichel mette il lucchetto alla propria porta e la compagine delle Midlands Orientali comincia ad ottenere una serie di vittorie di misura e senza reti al passivo. Prima c’è quella col Watford, bollata da Mahrez (tre punti importantissimi, perché nel frattempo gli Spurs perdono ulteriore terreno nel derby contro l’Arsenal); in seconda battuta l’1-0 sul Newcastle, maturato grazie alla fantastica rovesciata del nipponico Shinji Okazaki; in seguito, l’1-0 al Crystal Palace, ancora con gol di Mahrez; ed infine, l’1-0 al Southampton con il primo centro stagionale del capitano Wes Morgan. Contro il Sunderland decide invece una doppietta di Vardy, tornato al gol dopo un digiuno di sei partite. Sei reti che fruttano quindici punti e difesa imbattuta in cinque match. La vittoria del campionato è a un passo. Espugnato il campo del Sunderland, fanno il giro del mondo le immagini di un commosso Claudio Ranieri, uscito dallo Stadium of Light con gli occhi lucidi.

IL MOMENTO DELLA FESTA
Alla gara contro il West Ham il Leicester si presenta da prima della classe e con un confortante vantaggio di sette punti sul Tottenham. Gli Hammers però giocano un brutto scherzo e fermano le Foxes sul 2-2, al termine di una partita ricca di colpi di scena: sotto per 1-0, nel finale i londinesi pareggiano con Carroll su rigore e sorpassano con Cresswell. Il Leicester trova il pari al 90’ con il bomber di riserva Ulloa, dando ancora una volta dimostrazione di compattezza e ostentando una focosa voglia di lottare fino all’ultimo. Il vantaggio sugli Spurs però si assottiglia a cinque lunghezze e, quel che è peggio, la squadra perde Vardy per due match: espulso contro il West Ham per simulazione, il cannoniere si prende due giornate di squalifica e dovrà saltare le gare con Swansea e Manchester United. Contro i gallesi, la pratica viene sbrigata da Mahrez, Ulloa (doppietta) e Albrighton. Contro i Red Devils, c’è il primo match-point: vincendo all’Old Trafford, la squadra si garantirebbe la vittoria del campionato, altrimenti il discorso verrebbe rinviato alla partita casalinga contro l’Everton in programma il 7 maggio, opppure gufando alla televisione il Tottenham, impegnato nel “monday night” contro il Chelsea. Nel “teatro dei sogni”, la squadra del presidente thailandese Vichai Srivaddhanaprabha ottiene un 1-1 di prestigio ma insufficiente a far partire la festa. Al gol di Martial in apertura, risponde Morgan con un gol di potenza. Si arriva allo storico 2 maggio. I tifosi sono divisi: sperare che vinca il Chelsea o augurarsi di festeggiare sul campo battendo l’Everton nel turno seguente? Viste le scene di giubilo, verrebbe da dire che sia andata bene così. Nel posticipo del lunedì, il Chelsea recupera due gol agli Spurs, fermandoli sul 2-2 in un derby nervosissimo. Il gol di Hazard a sette minuti dalla fine è quello che vale il titolo.
Nei pub e nelle vie di Leicester si fa festa, si ride, si urla, si piange di gioia. Il calcio inglese conosce finalmente un nuovo vincitore (era dal Nottingham Forest 1978 che non compariva un nome inedito nell’albo d’oro). Claudio Ranieri, che clamorosamente non ha assistito al match di Stamford Bridge, in quanto stava rientrando in aereo da una toccata e fuga in Italia (lo aveva detto alla vigilia: «Sarò l’ultima persona a sapere se avremo vinto o no il campionato»), si ritaglia un posto nella “hall of fame” del calcio. Poco importa se nelle passate avventure ha vinto meno di quel che avrebbe dovuto o raccolto meno di quel che ha seminato. Una vittoria del genere vale forse più di una bacheca piena di trofei.

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Novena alla Divina Misericordia (dal 25 marzo al 2 aprile 2016)

Posté par atempodiblog le 25 mars 2016

Novena alla Divina Misericordia (dal 25 marzo al 2 aprile 2016) dans Fede, morale e teologia Ges-confido-in-Te

La Festa della Divina Misericordia, secondo le apparizioni di Gesù a santa Faustina, deve essere preceduta da una novena, che va recitata ogni giorno a partire dal Venerdì Santo per nove giorni consecutivi, fino al sabato precedente la Festa della Misericordia (seconda Domenica di Pasqua, dal 25 marzo al 2 aprile 2016, ndr).

Gesù per due volte espresse il desiderio che la sua confidente, attraverso una preghiera di nove giorni, si preparasse a questa Solennità. La Santa ci ha trasmesso la promessa del Salvatore rivolta a tutti i fedeli e contenuta in queste parole: “Durante questa novena elargirò alle anime grazie di ogni genere”.

Sebbene il tempo tra il Venerdì Santo e la seconda Domenica di Pasqua possegga un particolare privilegio, tuttavia la novena alla Divina Misericordia può essere recitata anche in qualsiasi altro periodo dell’anno. (Radio Maria)

Per recitare la novena cliccare qui Freccia dans Viaggi & Vacanze NOVENA ALLA DIVINA MISERICORDIA

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Mancanza di carità e di sincerità negli accusatori

Posté par atempodiblog le 13 mars 2016

La donna adultera nella visione di Marthe Robin

“Di fronte alle accuse degli scribi e dei farisei contro questa donna Gesù stava in silenzio.
Sembrava ignorarli e teneva lo sguardo fisso a terra. Non guardava neppure la donna, messa ben in vista per sua vergogna. Poi si è messo a scrivere per terra con il dito. Innervositi dal silenzio di Gesù e incuriositi nel vederlo tracciare segni, alcuni si sono fatti coraggio e si sono avvicinati a Lui. Che cosa stava scrivendo? Il primo dei farisei, arrivato vicino a lui, ha scoperto con stupore che Gesù conosceva i suoi peccati più segreti che erano scritti a grandi lettere per terra! Confuso e spaventato ha guardato Gesù che poteva con una sola parola distruggerlo davanti agli altri.

Ma al contrario, con grande bontà e umile maestà, il Salvatore ha cancellato con la mano il peccato dell’uomo. Finito! Sparito! L’uomo ha letto il perdono negli occhi di Gesù ed è ripartito in silenzio. Poi si è avvicinato un altro, che non poteva evidentemente conoscere i torti del primo. Gesù ha scritto allora il peccato del secondo che, dopo aver letto, se ne è andato anche lui sconvolto.

Tutti si sono avvicendati in questo modo presso Gesù. Così gli accusatori della donna confusi fino in fondo all’anima, ma rispettati nella loro intimità, hanno abbandonato la scena uno dopo l’altro. La maldicenza e le intenzioni perverse, sono state lasciate sul posto, insieme alle pietre destinate alla peccatrice”.

Marthe Robin
Fonte: Cristo, Pietre Vive

L'adultera

La donna adultera e l’ipocrisia dei suoi accusatori.
Vari insegnamenti.
Tratto da: L’Evangelo come mi è stato rivelato
Opera di Maria Valtorta.

[...]

Dice Gesù: «Quello che mi feriva era la mancanza di carità e di sincerità negli accusatori. Non che mentissero nell’accusa. La donna era realmente colpevole. Ma erano insinceri facendosi scandalo di cosa da loro commessa le mille volte e che unicamente una maggior astuzia e una maggior fortuna avevano permesso rimanesse occulta. La donna, al suo primo peccato, era stata meno astuta e meno fortunata. Ma nessuno dei suoi accusatori ed accusatrici – perché anche le donne, se non alzavano la loro parola, la accusavano in fondo al cuore – erano scevri di colpa. Adultero è chi trascende all’atto e chi appetisce all’atto e lo desidera con tutte le sue forze. La lussuria è tanto in chi pecca che in chi desidera peccare.

Ricordati, Maria, la prima parola del tuo Maestro, quando ti ho chiamata dall’orlo del precipizio dove eri: “Il male non basta non farlo. Bisogna anche non desiderare di farlo”.

Chi accarezza pensieri di senso, e suscita con letture e spettacoli cercati appositamente e con abitudini malsane sensazioni di senso, è ugualmente impuro come chi commette la colpa materialmente. Oso dire: è maggiormente colpevole. Perché va col pensiero contro natura, oltre che contro morale. Non parlo poi di chi trascende a veri atti contro natura. L’unica attenuante di costui è in una malattia organica o psichica. Chi non ha tale scusante è di dieci gradi inferiore alla bestia più lurida. Per condannare con giustizia occorrerebbe essere immuni da colpa. Vi rimando a dettati passati, quando parlo delle condizioni essenziali per esser giudice.

A Me non erano ignoti i cuori di quei farisei e di quegli scribi, non quelli di coloro che si erano uniti ad essi nell’inveire contro la colpevole. Peccatori contro Dio e contro il prossimo, erano in loro colpe contro il culto, colpe contro i genitori, colpe contro il prossimo, colpe, soprattutto numerose, contro le mogli loro. Se per un miracolo avessi ordinato al loro sangue di scrivere sulla loro fronte il loro peccato, fra le molte accuse avrebbe imperato quella di “adulteri” di fatto o di desiderio. Io ho detto: “È quello che viene dal cuore che contamina l’uomo”. E, tolto il mio cuore, non vi era alcuno fra i giudici che avesse il cuore incontaminato. Senza sincerità e senza carità.

Neppure l’esser simili a lei nella fame concupiscente li induceva a carità. Io ero che avevo carità per l’avvilita. Io, l’Unico che ne avrei dovuto aver schifo. Ma ricordatevi però questo: che quanto più uno è buono e più è pietoso verso i colpevoli. Non indulge alla colpa per se stessa. Questo no. Ma compatisce i deboli che alla colpa non hanno saputo resistere.

L’uomo! Oh! più che canna fragile e vilucchio sottile è facile ad esser piegato dalla tentazione e portato ad avvinghiarsi là dove spera trovare un conforto. Perché molte volte la colpa avviene, specie nel sesso più debole, per questa ricerca di conforto. Perciò Io dico che chi manca di affetto per la sua donna, ed anche per la figlia sua propria, è per novanta parti su cento responsabile della colpa della sua donna o della sua creatura e ne risponderà per esse.

 Tanto l’affetto stolto, che è soltanto stupido schiavismo di un uomo ad una donna o di un genitore ad una figlia, quanto una trascuratezza d’affetti, o peggio una colpa di propria libidine che porta un marito ad altri amori e dei genitori ad altre cure che non siano i figli, sono fornite ad adulterio e prostituzione e, come tali, sono da Me condannati.
Siete esseri dotati di ragione e guidati da una legge divina e da una legge morale. Avvilirsi perciò ad una condotta da selvaggi o da bruti dovrebbe fare orrore alla vostra grande superbia. Ma la superbia, che in questo caso sarebbe anche utile, voi l’avete per ben altre cose.

 Ho guardato Pietro e Giovanni in diversa maniera, perché al primo, uomo, ho voluto dire: “Pietro, non mancare tu pure di carità e di sincerità”, e dirgli pure, come a futuro mio Pontefice: “Ricorda quest’ora e giudica come il tuo Maestro, in avvenire”; mentre al secondo, giovane dall’anima di bambino, ho voluto dire: “Tu puoi giudicare e non giudichi perché hai il mio stesso cuore. Grazie, amato, d’esser tanto mio da essere un secondo Me”.

Ho allontanato i due prima di chiamare la donna per non aumentare la sua mortificazione con la presenza di due testimoni. Imparate, o uomini senza pietà. Per quanto uno sia colpevole, va sempre trattato con rispetto e carità. Non gioire del suo annichilimento, non accanircisi contro neppure con sguardi curiosi. Pietà, pietà per chi cade!

Alla colpevole indico la via da seguirsi per redimersi. Tornare alla sua casa, umilmente chiedere perdono e ottenerlo con una vita retta. Non cedere più alla carne. Non abusare della bontà divina e della bontà umana per non scontare più duramente di ora la duplice o molteplice colpa.

Dio perdona, e perdona perché è la Bontà. Ma l’uomo, per quanto Io abbia detto: “Perdona al fratello tuo settanta volte sette”, non sa perdonare due volte. Non le do pace e benedizione perché non era in lei quella completa recisione dal suo peccato che è richiesta per esser perdonati. Nella sua carne, e purtroppo nel suo cuore, non era la nausea per il peccato. Maria di Magdala, sentito il sapore del mio Verbo, aveva avuto disgusto per il peccato ed era venuta a Me con la volontà totale di essere un’altra. In costei era ancora un ondeggiamento fra le voci della carne e dello spirito. Né ella, nel turbamento dell’ora, aveva ancora potuto mettere la scure contro il ceppo della carne e reciderla per andare mutilata del suo peso bramoso al Regno di Dio. Mutilata di ciò che era rovina, ma accresciuta di ciò che è salvezza.Vuoi sapere se si è poi salvata? Non a tutti fui Salvatore. Per tutti lo volli essere, ma non lo fui perché non tutti ebbero la volontà d’esser salvati. E questo è stato uno dei più penetranti strali della mia agonia del Getsemani.

Va’ in pace tu, Maria di Maria, e non voler più peccare neppure nelle inezie. Sotto il manto di Maria non stanno che cose pure. Ricordalo.

Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti La donna adultera e l’ipocrisia dei suoi accusatori

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Le nostre proiezioni di Dio

Posté par atempodiblog le 28 février 2016

Noi siamo nell’ambito della divina rivelazione… però quanti di noi riescono nel corso della loro vita a fugare la paura di Dio? Quanti riescono a rappresentarsi Dio com’è, cioè Perdono, Misericordia, Bontà. Non riusciamo, infatti, molte volte… ci arrabbiamo con Dio perché noi attribuiamo a Dio le nostre imperfezioni, ma non è Dio, ma ciò che noi ci rappresentiamo. Dio che ci punisce… ma perché le disgrazie? Perché qua e perché là? Ma con chi discutiamo? Con le nostre proiezioni. Per noi è difficile liberarci dalla paura di Dio e aprirci al sole di Dio e liberarci dalle nuvole che oscurano la nostra mente.

di p. Livio Fanzaga
Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti Un Dio che abbraccia l’umanità

Papa Misericordioso e Gesù

Le nostre proiezioni di Dio
Tratto da: Radio Vaticana

[...] Se “ogni giorno – ha osservato Francesco – “le cronache riportano notizie brutte: omicidi, incidenti, catastrofi….”, non dobbiamo cadere nella “mentalità superstiziosa” di attribuire a Dio la responsabilità di fatti tragici e pensare che le vittime abbiano meritato il suo castigo e chi venga risparmiato dalla disgrazia debba sentirsi a posto, come insegna Gesù quando – nel Vangelo di Luca – accenna a due fatti tragici che a quel tempo avevano suscitato molto scalpore.

“Gesù rifiuta nettamente questa visione, perché Dio non permette le tragedie per punire le colpe, e afferma che quelle povere vittime non erano affatto peggiori degli altri.”

Gesù piuttosto “invita a ricavare” dai fatti dolorosi “un ammonimento che riguarda tutti”, perché tutti siamo peccatori e ci porta a riflettere: “che idea di Dio ci siamo fatti?”

“Siamo proprio convinti che Dio sia così, o quella non è piuttosto una nostra proiezione, un Dio fatto ‘a nostra immagine e somiglianza’?”

“Gesù, al contrario, ci chiama a cambiare il cuore”:

« a fare una radicale inversione nel cammino della nostra vita, abbandonando i compromessi con il male, le ipocrisie, per imboccare decisamente la strada del Vangelo”.

“Ma ecco di nuovo la tentazione di giustificarci”:

“Da che cosa dovremmo convertirci? Non siamo tutto sommato brava gente, non siamo dei credenti, anche abbastanza praticanti?”.

Purtroppo – ha sottolineato il Papa – noi somigliamo a un albero sterile da anni anni e dobbiamo essere grati a Gesù, simile a quel contadino che nel racconto evangelico ottiene dal suo padrone “ancora una proroga per il fico infecondo”

“L’invincibile pazienza di Gesù, e la sua irriducibile preoccupazione per i peccatori, come dovrebbero provocarci all’impazienza nei confronti di noi stessi! Non è mai troppo tardi per convertirsi, mai!

“Ma è urgente”:

“è ora. Incominciamo oggi…”

Infine l’invocazione a Maria:

“ci aiuti a non giudicare mai gli altri, ma a lasciarci provocare dalle disgrazie quotidiane per fare un serio esame di coscienza e ravvederci”.

Nei saluti finali, Francesco ha ricordato la Giornata delle malattie rare, che ricorre domani, assicurando una “preghiera speciale e un incoraggiamento” alle associazioni che ne occupano, presenti in Piazza San Pietro.

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L’Anticristo è già tra noi

Posté par atempodiblog le 26 février 2016

L’Anticristo è già tra noi
di padre Piero Gheddo – Il blog di padre Gheddo

Padre Piero Gheddo

L’Anticristo è il Demonio e tutte le forze del male che si oppongono alla venuta del Regno di Dio e di Cristo negli ultimi giorni, ma anche nella storia dell’uomo (Apocalisse, I e II Lettera di Giovanni, II Lettera di Paolo ai Tessalonicesi). Ma è anche il titolo del libro di Friedrich Nietzsche (1844-1900), che un laico cattolico, Agostino Nobile, ha commentato nel volumetto pubblicato nel luglio 2014: “Anticristo superstar” (Edizioni Segno, Udine – pagg. 120). Agostino Nobile, sposato e padre di due figli, professore di storia della musica, 25 anni fa decise di lasciare l’insegnamento per studiare le culture non cristiane ed è vissuto per dieci anni nel mondo musulmano, indù e buddista, esperienza che ha rafforzato la sua fede cattolica. Nobile vive oggi in Portogallo con la sua famiglia, si dedica agli studi per approfondire la sua fede e ha lavorato fino ad un anno fa come pianista e cantante.

Ecco le battute di partenza di “Anticristo superstar”: “Quando anni fa mi capitò di leggere L’Anticristo di Friedrich Nietzsche, pensai di trovarmi di trovarmi di fronte ad un insano di mente. Oggi l’Anticristo è diventato il Referente imprescindibile di tutti i governi occidentali. Se a Friedrich Nietzsche avessero detto che in poco più di cent’anni il suo “Anticristo” sarebbe stato una superstar, l’avrebbe considerata una ridicola provocazione” (il libro di Nietzsche è del 1888) .

E continua: “L’Anticristo ha persuaso l’uomo che potrà essere felice solo quando soddisferà liberamente i propri istinti, eliminando il concetto del bene e del male, il concetto del bene e del peccato. Il peccato, si sa, pesa, e l’idea di liberarsene una volta per tutte, oggi più che mai è diventata una vera smania. Nel secolo scorso l’Anticristo ci convinse che “Dio è morto”, per poi eliminare milioni di esseri umani (attraverso le ideologie ispirate a questa convinzione). Oggi ci ha intruppati in una nuova ideologia, per annullare la natura stessa dell’uomo. Nel suo piano muta i metodi, ma il fine è sempre lo stesso: dimostrare a Dio che la sua creatura prediletta è l’essere più idiota del creato”.

Il pamphlet di Nobile, di poche pagine ma denso di fatti e di idee e facile da leggere, è tutto un esame storico e attuale di come l’idea centrale di Nietzsche e le altre espressioni seguenti si stanno realizzando. La convinzione basilare di Nietzsche è questa: “Io definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, unica grande intima perversione, unico grande istinto di vendetta, per il quale nessun mezzo è abbastanza velenoso, occulto, sotterraneo, piccino. Io lo definisco: l’unico imperituro marchio di abominio dell’umanità”.

Agostino Nobile affronta L’Anticristo a mo’ di botta e risposta. Ha estratto dal volume del filosofo tedesco le molte proposte e previsioni che riguardano la “Guerra mortale contro il vizio e il vizio è il cristianesimo” e con una carrellata storica di duemila anni dimostra con riferimenti storici e attuali, come questi sogni di Nietzsche si sono gradualmente realizzati e ancor oggi si stanno realizzando, con l’educazione dei minori, la cultura dominante, i costumi e le leggi che riportano i popoli cristiani a ridiventare pagani. Il capitolo più provocatorio per noi, uomini d’oggi, è quello finale col titolo Anticristo Superstar (che è quello del libro divulgativo), dove Agostino Nobile dimostra che nel nostro tempo la “guerra mortale contro il cristianesimo” è giunta quasi al termine, poiché i sogni di Nietzsche stanno influenzando e orientando i governi dei paesi cristiani (cioè occidentali) e l’Onu con i suoi organismi.

Ecco un solo esempio di questa corrente della cultura e della legislazione che si sta imponendo nel nostro tempo. Noi anziani o persone di mezza età non ce ne accorgiamo, ma la massima autorità mondiale della sanità vuol imporre ai bambini delle scuole aberrazioni di questo. L’Oms dell’Onu (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha diffuso a tutti i governi europei un vademecum per promuovere nelle scuole corsi di sessuologia: “Standard dell’Educazione Sessuale in Europa” (consultabile su Internet), dove tra l’altro si legge: “ai bimbi da 0 a 4 anni gli educatori dovranno trasmettere informazioni sulla masturbazione infantile precoce e scoperta del corpo e dei genitali, mettendoli in grado di esprimere i propri bisogni e desideri, ad esempio nel gioco del “dottore”… Dai 4 ai 6 anni i bambini dovranno essere istruiti sull’amore e le relazioni con persone dello stesso sesso… Con i bambini dai 6 ai 12 anni i maestri terranno lezioni sui cambiamenti del corpo, mestruazione ed eiaculazione, facendo conoscere i diversi metodi contraccettivi. Nella fascia puberale tra i 12 e i 15 anni gli adolescenti dovranno acquisire familiarità col concetto di “pianificazione familiare” e conoscere il difficile impatto della maternità in giovane età, con la consapevolezza di un’assistenza in caso di gravidanze indesiderate e la relativa presa di decisione”.

Leggendo questo documento dell’Onu, che suscita sgomento e paura, mi vengono in mente i molti testi di Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto su questo tema: “La questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica” (Caritas in Veritate, 75), in questo senso: nel secolo scorso il “problema sociale” più grave era l’equa distribuzione della ricchezza e del benessere fra ricchi e poveri; oggi il maggior “problema sociale” è la distruzione della famiglia naturale e il pansessualismo che riducono rapidamente la popolazione mondiale promuovendo l’aborto, il matrimonio fra persone dello stesso sesso, l’eutanasia e l’eugenetica e tante altre aberrazioni, fino alla clonazione di esseri umani, oggi tecnicamente possibile e già sperimentata. Benedetto XVI scrive (Caritas in Veritate, 75): “Non si possono minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti che la “cultura della morte” ha messo nelle mani dell’uomo. Alla diffusa, tragica piaga dell’aborto si potrebbe aggiungere in futuro, che è già abusivamente in atto, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite”.

Si giungerebbe così alla meta finale di quanto Nietzsche sognava: “Un mondo abitato e dominato da Superuomini che hanno imposto la loro volontà di potenza agli uomini inferiori, mediocri e comuni”, per cui era necessario “stabilire i valori della società e dello Stato in favore dell’individuo più forte, del Superuomo (l’uomo eletto, geniale, l’artista creatore che vince l’uomo medio) e della superiorità di razza e di cultura” (“Enciclopedia cattolica”, Città del Vaticano 1952). Non meraviglia che Nietzsche, messosi al servizio del nazionalismo tedesco, abbia profondamente influenzato il nazismo e la sua nefasta ideologia!

Ma è ancora più scandaloso che il nostro Occidente, con profonde radici cristiane, che si ritiene libero, democratico, istruito, laico, evoluto, popolare, sia incamminato, senza forse averne coscienza, sulla stessa via che conduce al nichilismo, alla distruzione della natura umana e alla morte. Come popolo, abbiamo tolto il Sole di Dio dal nostro orizzonte umano, vogliamo fare a meno di Dio e di Gesù Cristo e non abbiamo più nessuna luce di speranza nel nostro futuro.

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Festeggiamenti in onore della Beata Vergine al Santuario di Lourdes di Napoli

Posté par atempodiblog le 6 février 2016

SANTUARIO MADONNA DI LOURDES – NAPOLI
Missionari Vincenziani

Gradini San Nicola da Tolentino, 12 al Corso Vittorio Emanuele (Cariati)

Santuario Madonna di Lourdes

Bernadette Soubirous è vissuta 35 anni: ventidue a Lourdes (1844 – 1866), tredici a Nevers (1866 – 1879). Nel 1858, nella Grotta di Massabielle, a Lourdes, la Vergine Maria le appare diciotto volte. La vita di Bernadetta ne fu trasfigurata. La nostra lo sarà, se noi accettiamo come lei di metterci alla scuola di Maria, alla scuola del Vangelo.
Diceva spesso: “Maria SS.ma Immacolata è così bella, che dopo averla vita una volta, non si attende altro che di rivederla in Cielo per sempre”. E andò a vederla, “la sua Madre del Cielo”, il 16 aprile 1879.
Insieme con Bernadette seguendo le sue orme di semplicità, di servizio e soprattutto di preghiera incontreremo in questi giorni Maria “la Signora vestita di bianco”.

Festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria di Lourdes

8 – 11 febbraio / 18 febbraio – 4 marzo 2016

Per approfondire le notizie sul Santuario alla Beata Vergine di Lourdes di Napoli cliccare 2e2mot5 dans Diego Manetti QUI

PROGRAMMA
a cura di p. Giuseppe Fiorentino C. M., Rettore del Santuario e Padri Vincenziani

8 febbraio (lunedì) – Apertura delle Celebrazioni Mariane
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio della GMV di Napoli – P. Giuseppe Martinelli, C. M. – Santa Messa
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

9 febbraio – martedì
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio Parrocchia Medaglia Miracolosa, Rione Traiano – Celebrazione Eucaristica presieduta dal Parroco p. Lorenzo Manca, C. M.
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

10 febbraio – mercoledì delle Ceneri
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta
Ore 18:00 Celebrazione Eucaristica
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

11 febbraio – giovedì
Ore 8:00 – 9:00 Sante Messe

Ore 10:00 Celebrazione Eucaristica presieduta da p. Salvatore Farì, C. M., parroco della Parrocchia “San Gioacchino”
Ore 11:00 Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rev.mo p. Giuseppe Guerra, C. M.
Ore 12:00 Supplica – Santa Messa presieduta dal Rev. p. Antonio Colamarino, Parroco Santa Maria Apparente
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Ecc. Rev.ma mons. Beniamino De Palma, Arcivescovo-Vescovo della Diocesi di Nola con la partecipazione della Parrocchia “San Gaetano” in Pianesi, Cava dei Tirreni
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

18 febbraio (giovedì) – Inizio della quindicina
Ore 8:30  Santo Rosario
Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta

1 marzo – martedì
Ore 8:30 Santo Rosario
Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio  del Decanato. Santa Messa presieduta da Mgr. Giuseppe Carmelo, decano

2 –3 marzo (mercoledì – giovedì)
Ore 8:30 Santa Rosario
Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione

4 marzo – venerdì – Chiusura delle Celebrazioni Mariane
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio Parrocchia Santa Maria Apparente con la partecipazione della Parrocchia “Concordia”, Parroco Don Mario Ziello
Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rev.mo don Antonio Colamarino, Parroco di Santa Maria Apparente e processione del Santissimo Sacramento.

Una città... da favola: Bergamo, gioiello dell'Alta Italia dans Viaggi & Vacanze sb0nxu

COME ARRIVARE AL SANTUARIO DI LOURDES DI NAPOLI
a cura dei Padri Vincenziani

1. Dalla stazione ferroviaria:
Metropolitana – scendere a Mergellina. Pulmann C16 – fermata Piazza Cariati.
Oppure dalla stazione: qualsiasi pullman diretto a Piazza del Plebiscito – a 100m in Piazzetta Augusteo prendere funicolare-misto, scendere alla prima fermata (Corso Vittorio Emanuele);

2. Dall’autostrada:
All’uscita del casello, imboccare la Tangenziale – uscire a Fuorigrotta – imboccare il tunnel e quindi il Corso Vittorio Emanuele – Piazza Cariati;

3. Dalla città:
L’unico pullman che percorre l’intero Corso Vittorio Emanuele è il C16 – Capolinea: Mergellina-Piazza Canneto, fermata a Piazza Cariati.

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2 gennaio 2016: “sabato privilegiato” alla Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2016

Immacolata di don Placido

Ogni anno, il primo sabato successivo al 30 dicembre (giorno dell’incoronazione della statua), si celebra il “sabato privilegiato”, in memoria della promessa fatta dall’Immacolata a don Placido: “Beati i sacerdoti che celebreranno al mio altare e i fedeli che vi faranno la Santa Comunione il primo sabato dopo la mia Incoronazione”.

di Luigi Vinciguerra – Radici Cristiane

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Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti La Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli e la devozione del “sabato privilegiato”

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L’Immacolata (di Clemente Rebora)

Posté par atempodiblog le 7 décembre 2015

L’Immacolata
di Clemente Rebora (12 novembre 1955)

Immacolata A tempo di blog
Federico Barocci – Immacolata Concezione

I

L’Amante Padre aveva in suo consiglio

la Tuttabella a modellar le cose

secondo l’Esemplare di suo Figlio:

del gioire di lei Egli gioiva

mentre ponendo i cardini del mondo

il ciel voltava sull’informe abisso.

Così il creato, ov’è più meraviglia,

sorse per lei, e stelle e rose, e i cuori

presero a lei a palpitar di Dio

quando da lei il Sol che tutto avviva

sorse in luce d’amor per ogni nato,

onde con lei nei secoli portenti

di carità degli infuocati eroi

fan lieto il Regno, e sorgono i viventi,

per ben risorger dopo la vigilia

dei tempi a quella festa che già piglia

sembianza dall’Assunta tutta santa.

E tu, la Pura il Creatore esprimi

Ond’ogni creatura a lui somigli;

sul tenebroso mal, risorto Cristo,

a nuova terra, e a nuovo cielo, eterni,

che qui prepara ognun se ha buona fede,

la creazion geme tutta intera,

e geme chi nel parto della Madre

da quel Sangue è figliato che a lui diede.

O creazion, che ansiosa aneli,

non più al peccato ma servir d’ascesa

marianamente per Gesù al Padre:

perché, finito il tempo, giunga l’ora,

– assorbita in vittoria e guerra e morte –

allor che il Padre ogni lagrima asciughi:

e sia, ecco, tutto in tutti il nostro Dio.


II

Ignare a quella sete che per noi

patì là in Croce Cristo benedetto

onde sgorga la Fonte da Maria

che quanti appaga infin l’imparadisa,

urlan le genti, dopo aver mangiato

terra per cibo: – bruciamo di sete!

e come pazze si scontran cercando

sorsi a ristoro, e le sorgive tutte

di loro stragi sfociano inquinate.

Tu l’unica sorgente, o Immacolata,

donde fluisce acqua di vita al Cielo

che per l’amore in vino e vino in sangue

a Cana è pregustata e sul Calvario

versata al mondo dal Cuore Divino!

 

III

Beati son gli immacolati in via,

in custodia docili, Maria!

Nel labirinto dei giorni tu sei,

certezza di speranza, in ogni inciampo,

filo d’Arianna a quanti van sperduti:

e il mostro è vinto, il Tesoro è trovato;

tesoro ai cuori, nascosto nel campo.

Dal mareggiar del mondo più diviso

Vedo le folle accorrere alla Grotta

Tua, Vergine, Regina della Storia,

dove è fiumana il flusso della grazia

a quanti il mal in mente o in corpo strazia,

per raddrizzar la rotta al Paradiso.

Per te, com’Eva si rivolse in Ave,

in Àmor Roma suo mister rivela,

dov’è materna Chiesa che dà pace.

Rigenerati, a noi per te vien detto:

Prendi questo vestito di candore,

immacolato portalo al Signore,

onde avere con Lui eterna vita.

O vita di Gesù, e vera e nuova,

canto di chi la serba,

schianto di chi la perda,

gaudio se si ritrova!

A noi chiamati in te promesso il giorno:

Prendi l’amor, questa lampada accesa;

splenda il tuo segno, che avvenga il suo Regno:

onde, giungendo lo Sposo alle Nozze

tutto palese senza nascondiglio

incontro possa corrergli con luce

che Sua bellezza svelata riveli,

e insieme ai santi fratelli felici

dentro la sala regale dei cieli

vivere amante senza fine in festa

gloriando al Padre per la Madre il Figlio.

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Maria, luce sul nostro cammino

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2015

Maria, luce sul nostro cammino dans Avvento Benedetto-e-Maria

“Vogliamo [...] ringraziare il Signore per il grande segno della Sua bontà che ci ha donato in Maria, Sua Madre e Madre della Chiesa.

Vogliamo pregarlo di porre Maria sul nostro cammino come luce che ci aiuta a diventare anche noi luce e a portare questa luce nelle notti della storia”.

Benedetto XVI (Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Giovedì, 8 dicembre 2005)

Botti di Capodanno, l'appello dei medici degli ospedali: “E' una tradizione negativa e pericolosa” dans Articoli di Giornali e News Santo-Natale

Oggi inizia la novena a Maria SS. Immacolata (da recitarsi dal 29 novembre al 7 dicembre)

Vi segnalo quella del Beato Giustino Maria Russolillo, per recitarla cliccare  Freccia dans Riflessioni Novena a Maria SS. Immacolata

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Il Duomo di Milano

Posté par atempodiblog le 18 octobre 2015

madonnina
Dedicazione del Duomo di Milano, solennità liturgica celebrata dalla Chiesa latina di Rito Ambrosiano la III Domenica di ottobre

Ogni tanto alzava gli occhi ai fastigi del duomo, che gli apparivano da prospettive diverse: dovunque sulle guglie gotiche c’erano statue, fatte dello stesso marmo delle pareti, erano centinaia e centinaia. Pensò ai maestri scalpellini che le avevano scolpite: uomini sconosciuti i quali, qui e altrove, avevano spesa la vita intera, soprattutto nel medio evo, a scolpire con pazienza, e spesso con arte mirabile, le statue delle cattedrali, anche quando sapevano che una volta issate al loro posto, nessuno avrebbe potuto ammirarle: nessuno, tranne Dio. Lui dopo tutto non si era sempre considerato uno scalpellino? Sebbene scolpisse pagine anziché pietra. Cos’era dunque questa pena che l’attanagliava perché la gente non avrebbe forse mai conosciuta la sua opera? Certo, come dice il Vangelo, non si accende un lume per metterlo sotto il moggio: tuttavia il suo dovere era di continuare a scrivere senza lasciarsi turbare, seguisse o no il successo. Delle sue opere avrebbe certamente goduto Iddio; e anche suo padre, lo scalpellino–scultore, che si trovava con Dio là in alto.

di Eugenio Corti – Il cavallo rosso

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Quando la misericordia di Maria supera l’immaginazione degli scettici

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2015

Quando la misericordia di Maria supera l’immaginazione degli scettici
di Dom Antoine Marie O.S.B. – Radici Cristiane

vergine del pilar
Immagine tratta da: Mis ilustraciones

Nel 1874, Émile Zola visita il santuario di Lourdes. Davanti ai numerosi ex-voto della grotta, egli dichiara, con ironia: “Vedo molti bastoni, molte stampelle, ma non vedo nessuna gamba di legno”. Voleva dire che mai, a Lourdes o altrove, si era visto un arto mancante o amputato riprendere vita e ricrescere.
Analogamente, Jean-Martin Charcot, celebre neurologo della sua epoca: «Consultando il catalogo di guarigioni cosiddette “miracolose” di Lourdes, non si è mai constatato che la fede abbia fatto rispuntare un arto amputato».
Queste dichiarazioni sotto forma di sfida miravano a distruggere, nel nome della ragione e dello spirito critico, la credenza nell’esistenza di un mondo soprannaturale. Ernest Renan dichiara senza ambagi: «Quello che noi confutiamo è il soprannaturale (…) Fino ad ora, non è mai avvenuto un “miracolo” che potesse essere osservato da testimoni degni di fede e constatato con certezza» (Prefazione della Vie de Jésus).

Renan smentito
Il miracolo che racconteremo è di molto anteriore a Renan. Si tratta non di un sogno, né di una favola, ma di un fatto, attestato con tutte le sue circostanze da prove storiche irrefutabili. Questo fatto smentisce categoricamente l’affermazione di Renan…
Per una curiosa anomalia, è rimasto pressoché sconosciuto al di fuori della Spagna per circa tre secoli. Il beneficiario, Miguel Juan Pellicer, è perfettamente noto grazie alle numerose informazioni conservate dagli archivi della parrocchia di Calanda (provincia di Aragona, Spagna settentrionale), che una persona coraggiosa ha sottratto al saccheggio e alle distruzioni durante la Guerra Civile del 1936.
Miguel Juan Pellicer riceve il battesimo il 25 marzo 1617. Egli è il secondo degli otto figli di modesti agricoltori che conducono una vita virtuosa. L’istruzione del bambino si riduce al catechismo. Questa formazione religiosa elementare radica in lui una fede cattolica semplice e solida, fondata sui Sacramenti ricevuti regolarmente e su un’ardente e filiale devozione alla Vergine Maria, venerata a Saragozza con il titolo di “Nuestra Señora del Pilar” (Madonna del Pilastro), Patrona della Spagna.
Verso l’età di diciannove o vent’anni, Miguel si stabilisce come bracciante, al servizio di uno zio materno, nella provincia di Valencia. Alla fine del luglio 1637, mentre guida verso la fattoria due muli che tirano un carro carico di grano, cade dal dorso di uno degli animali e una delle ruote del carro gli passa sulla gamba, al di sotto del ginocchio, provocando la frattura della tibia.
Lo zio Jaime trasporta senza indugio il ferito alla cittadina vicina, poi a una sessantina di chilometri di là, a Valencia, dove arriva il 3 agosto. Miguel vi rimane cinque giorni, nel corso dei quali gli vengono applicati vari rimedi che rimangono senza effetto.
Egli ritorna allora a Saragozza dove giunge nei primi giorni dell’ottobre 1637. Sfinito e febbricitante, viene ricoverato al Real Hospital de Gracia. Lì, viene esaminato da Juan de Estanga, docente all’università di Saragozza, primario del reparto di Chirurgia, e da due maestri chirurghi, Diego Millaruelo e Miguel Beltran. Questi medici, avendo constatato la cancrena avanzata della gamba, concludono che l’unico modo di salvare la vita del malato è l’amputazione.
Quando testimonieranno davanti ai giudici, questi medici descriveranno la gamba come «molto flemmonosa e incancrenita», al punto di apparire «nera».
Verso la metà di ottobre, Estanga e Millaruelo procedono all’operazione: essi tagliano la gamba destra «quattro dita sotto il ginocchio». Anche se assopito dalla bevanda alcolica e narcotica usata a quei tempi, il paziente prova atroci dolori: «Nei suoi tormenti - diranno i testimoni - il giovane invocava di continuo e con molto fervore la Vergine del Pilar».
Uno studente di chirurgia, di nome Juan Lorenzo Garcìa, è incaricato di raccogliere la gamba tagliata e di sotterrarla degnamente nella parte del cimitero dell’ospedale riservata a questo uso. In quell’epoca di fede, il rispetto verso il corpo destinato a risuscitare imponeva che anche i resti anatomici fossero trattati con pietà. Garcìa testimonierà in seguito di aver seppellito il pezzo di gamba, orizzontalmente, «in una buca profonda un palmo», cioè ventun centimetri secondo la misura aragonese.

La potenza della Vergine
Dopo alcuni mesi di permanenza nell’ospedale, prima ancora che la sua piaga sia perfettamente cicatrizzata, Miguel si reca al santuario “del Pilar” distante circa un chilometro, e ringrazia la Vergine «di avergli salvato la vita, affinché potesse continuare a servirla e a manifestarle la sua devozione»; poi la prega con insistenza di «poter vivere del suo lavoro».
Nella primavera 1638, l’amministrazione dell’ospedale gli fornisce una gamba di legno e una stampella. Per sopravvivere, il giovane non ha altra soluzione che farsi “pordiosero”, cioè mendicante autorizzato dal Capitolo dei canonici del santuario del Pilar.
Saragozza conta allora 25.000 abitanti: la maggior parte si recano “a salutare la Vergine” ogni giorno. L’attenzione di questi innumerevoli visitatori è attirata dal viso sofferente di questo giovane storpio che sollecita la loro carità.
Miguel partecipa ogni giorno alla Santa Messa nel santuario; alla fine di questa, egli unge il suo moncone con l’olio delle lampade che ardono continuamente davanti alla statua della Madonna del Pilar. Il professor Estanga ha un bel spiegargli che queste unzioni avranno come effetto di ritardare la cicatrizzazione della sua piaga, Miguel continua il suo gesto di devozione: questo atto di fede nella potenza della Vergine prevale, per lui, sulle regole sanitarie.
All’inizio del 1640, Miguel rientra nel suo paese natale. Egli arriva a Calanda, a dorso di un asinello, nel mese di marzo. Il suo viaggio di circa 120 chilometri l’ha sfinito; ma l’accoglienza affettuosa dei suoi genitori gli restituisce le forze. Miguel sta per compiere 23 anni. Non potendo aiutare i suoi con il suo lavoro, ricomincia a chiedere l’elemosina.
Molti sono coloro che testimonieranno di aver visto il giovane mutilato nei villaggi dei dintorni di Calanda, a dorso di un asinello, con la gamba tagliata in vista, per fare appello alla carità degli abitanti.
Il 29 marzo 1640, si festeggia, quell’anno, il 1600° anniversario della «venuta in carne mortale» della Vergine Maria sulle rive dell’Ebro, secondo la convinzione della gente di quei luoghi. È qui l’origine della venerazione secolare degli spagnoli per la Vergine del Pilar.
Quel giovedì 29 marzo, Miguel si sforza di aiutare i suoi riempiendo di letame delle gerle caricate sul dorso dell’asinello. Lo fa nove volte di seguito, nonostante la sua difficoltà a reggersi sulla sua gamba di legno. Venuta la sera, rientra a casa, stanco, con il moncone più dolente del solito.
Quella notte, i Pellicer devono ospitare, per ordine del governo, uno dei soldati della Cavalleria reale che è in marcia verso la frontiera per respingere le truppe francesi: Miguel è costretto a lasciargli il suo letto e va a dormire su un materasso posato per terra, nella camera dei suoi genitori. Vi si corica, verso le dieci. Dopo essersi tolto la gamba di legno, si stende addosso un semplice mantello, troppo corto per coprire tutto il corpo, perché ha prestato la sua coperta al soldato, poi si addormenta…

Due piedi e due gambe
Tra le dieci e mezzo e le undici, la madre di Miguel entra nella camera, con in mano una lampada a olio. Essa avverte subito «un profumo, un odore soave». Sorpresa, solleva la lampada: dal mantello che copre suo figlio profondamente addormentato sporgono non uno, ma due piedi, «l’uno sull’altro, incrociati».
Colta dallo stupore, va a cercare il marito; questi solleva il mantello: non c’è dubbio, sono proprio due piedi, ognuno all’estremità di una gamba! Non senza difficoltà, riescono a svegliare il figlio. Prendendo a poco a poco coscienza di quello che è avvenuto, Miguel ne è meravigliato; le prime parole che gli vengono sulle labbra sono per chiedere a suo padre che «gli dia la mano e che lo perdoni per le offese che ha potuto fargli».
Questa reazione spontanea e immediata di umiltà, in lui che è il beneficiario di un prodigio, è un segno molto forte dell’origine divina di quest’ultimo. Quando gli si chiede, con emozione, se ha «qualche idea del modo in cui questo è avvenuto», il giovane risponde che non ne sa nulla, ma che quando è stato scosso dal suo sonno, «stava sognando che si trovava nella Santa Cappella di Nostra Signora del Pilar e che si ungeva la gamba tagliata con l’olio di una lampada, come aveva l’abitudine di fare».
Egli tiene subito per certo che è Nostra Signora del Pilar ad avergli riportato e rimesso a posto la gamba tagliata. Davanti al notaio, il lunedì seguente, i genitori affermano a loro volta di «giudicare e tenere per verità che la Vergine Santissima del Pilar ha pregato suo Figlio, Redentore nostro, e che da Dio ha ottenuto questo miracolo, grazie alle preghiere di Miguel, o perché tali erano le Sue vie misteriose».
Riavutosi dalla sua prima emozione, il giovane comincia a muovere e a palparsi la gamba. Osservandola, si scoprono su questa dei segni di autenticità: il primo è la cicatrice lasciata dalla ruota del carro che ha fratturato la tibia; vi è anche la traccia dell’asportazione di una grossa cisti, quando Miguel era ancora piccolo; due graffi profondi lasciati da una pianta spinosa; infine, le tracce del morso di un cane sul polpaccio.
Miguel e i suoi genitori hanno quindi la certezza che «la Vergine del Pilar ha ottenuto da Dio Nostro Signore la gamba che era stata sepolta più di due anni prima». Essi lo dichiareranno sotto giuramento e senza esitazione, davanti ai giudici di Saragozza.
Un giornale del tempo, L’Aviso Histórico, scrive in data 4 giugno 1640, il giorno prima dell’apertura del processo, che, nonostante le ricerche fatte nel cimitero dell’Ospedale di Saragozza, la gamba sepolta non è stata ritrovata: la buca che la conteneva era vuota!

Tutti sono sbalorditi
Fin dall’alba del 30 marzo, venerdì della settimana di Passione, ricorrenza della Beata Vergine Addolorata, l’incredibile notizia si diffonde in tutto il villaggio. Don Juseppe Herrero, vicario della parrocchia, arriva dai Pellicer, segito dal “justicia” che riunisce le funzioni di giudice di pace e di responsabile dell’ordine pubblico, dal sindaco e dal suo vice, dal notaio reale e da due medici di Calanda. Si forma una processione per accompagnare il giovane miracolato alla chiesa parrocchiale, dove lo aspetta il resto degli abitanti. Tutti, dicono i documenti, sono sbalorditi vedendolo di nuovo con la sua gamba destra, mentre l’avevano visto con una sola gamba fino alla sera precedente. Il miracolato si confessa, e riceve la santa Comunione nel corso della Messa di ringraziamento celebrata dal vicario.
Tuttavia, la gamba non ha, all’inizio, un bell’aspetto: colore violaceo, dita del piede ricurve, muscoli atrofizzati e, soprattutto, lunghezza inferiore a quella della gamba sinistra di alcuni centimetri. Ci vogliono tre giorni perché la gamba riprenda il suo aspetto normale, con la sua scioltezza e la sua forza.
Queste circostanze, diligentemente osservate e studiate nel corso del processo, confermano che non si tratta di un numero di illusionismo; esse provano che la gamba restituita è proprio la stessa di quella che era stata sepolta due anni e cinque mesi prima, a più di 100 chilometri di distanza…
Nel mese di giugno seguente, i testimoni affermano davanti ai giudici di Saragozza che Miguel «può appoggiare il tallone a terra, muovere le dita del piede, correre senza difficoltà». Si constata inoltre che, a partire dalla fine di marzo, l’arto ricuperato si è«allungato di quasi tre dita», e che è attualmente lungo quanto l’altro. Un solo segno non scompare: la cicatrice che forma un cerchio rosso nel punto in cui il pezzo di gamba si è riunito all’altro. È come un marchio indelebile del prodigio.
«Bisognerebbe quindi che venisse constatato un miracolo da un certo numero di persone sensate che non avessero alcun interesse alla cosa», affermava Voltaire. «E bisognerebbe che le loro testimonianze fossero registrate in debita forma: in effetti, se noi abbiamo bisogno di tante formalità per atti come l’acquisto di una casa, un contratto di matrimonio, un testamento, quante non ne occorrerebbero per appurare delle cose naturalmente impossibili?» (Voce “Miracle” del suo Dizionario filosofico). Ora, cent’anni prima, è avvenuta precisamente la stesura di un simile atto a Calanda. Il lunedì 1° aprile 1640, quarto giorno dopo il prodigio, il parroco e un prete vicario di Mazaleón, villaggio alla distanza di 50 km, si spostano con il notaio reale del luogo per verificare la realtà dei fatti e ne stendono un atto ufficiale.

Nessuna voce discordante
Alla fine dello stesso mese di aprile, la famiglia Pellicer decide di andare a ringraziare la Vergine del Pilar. A Saragozza, il Comune chiede che si apra un processo, perché sia fatta tutta la luce possibile sull’avvenimento. Il 5 giugno, quindi due mesi e una settimana dopo l’evento, si apre ufficialmente il processo canonico. Esso è pubblico e non a porte chiuse. Vi prendono parte più di cento persone di svariate condizioni sociali.
Contro l’affidabilità di questo processo, non si è mai sollevata nessuna voce discordante. Il 27 aprile 1641, l’arcivescovo pronuncia solennemente la sua sentenza. Egli dichiara «mirabile e miracolosa» la restituzione della gamba destra, precedentemente amputata, di cui ha beneficiato Miguel Juan Pellicer, nativo di Calanda.
Il miracolo di Calanda, impensabile eppure perfettamente attestato, è di natura tale da confortare la nostra fede nell’esistenza di un mondo invisibile, quello di Dio e del suo Regno eterno, al quale siamo chiamati a partecipare in quanto figli adottivi. È questa la realtà suprema ed eterna, alla quale dobbiamo riferire tutte le altre, come un uomo prudente ordina i mezzi al fine.
I miracoli ci rivelano soprattutto il Cuore amante e misericordioso di Dio per l’uomo, in particolare per l’uomo che soffre, che è nel bisogno, che implora la guarigione, il perdono e la pietà. Essi contribuiscono a fondarci in una speranza indefettibile nella misericordia di Dio e ci incoraggiano a dire spesso “Gesù, confido in Te!”.

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