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Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo

Posté par atempodiblog le 24 février 2022

Uno sguardo di fede sull’attualità
Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo
Tratto da: La lettura cristiana della cronaca e della storia di Padre Livio Fanzaga

Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo dans Anticristo Ges-nostra-unica-speranza

Cari amici,

la notizia che temevamo è diventata una realtà: Putin ha dato ordine di invadere l’Ucraina.

Papa Francesco ha ammesso di provare un grande dolore per questa situazione che porta alla follia della guerra e ha invocato la Regina della pace dicendo: «La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra» e ha invitato soprattutto i credenti a dedicare la prima giornata di Quaresima alla preghiera e al digiuno per la pace.
È chiaro che queste parole sono particolarmente significative in quanto riecheggiano quanto la Madonna in tutti questi anni ci ha raccomandato.

La Madonna anche nel messaggio del 25 marzo 2021 (giorno dell’Annunciazione) ha ribadito che Lei è qui come Regina della pace perché satana vuole l’odio e la guerra. Questa è la nostra speranza, questa è la nostra gioia, questa è la nostra certezza!

In questi anni di pandemia la Madonna è intervenuta dodici volte per dirci che satana vuole l’odio e la guerra. In particolare vuole distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale viviamo.

La Madonna è già intervenuta nel 1991, quando crollò Unione Sovietica ed era latente il pericolo di una conflagrazione mondiale che Lei stessa sventò. La stessa cosa fece nel 1984, quando l’Europa venne minacciata da un attacco nucleare da parte dell’Unione Sovietica ma il 13 maggio, quando le forze del Patto di Varsavia si apprestavano a dare l’assalto all’Europa occidentale e meridionale, all’ultimo istante un imprevisto fa saltare i piani dello stato maggiore sovietico: un deposito strategico di armi e missili destinati alla Flotta dell’Artico, che avrebbe dovuto tagliare la strada ai rifornimenti dall’America del Nord all’Europa aggredita da Mosca, esplose rovinosamente e l’operazione fu annullata.

Spesso sottovalutiamo l’intervento del Cielo. La potenza di Dio è illimitata. Arriva a compiere miracoli, come ha fatto fino ad ora preservando il mondo dalla distruzione che satana brama e persegue in tutti i modi.

Abbiamo questa grande grazia della presenza di Maria. Non dobbiamo dimenticare quello che la Madonna ha detto in più occasioni, ovvero che molti l’hanno accolta ma un numero enorme neanche la prende in considerazione.

Siamo ovviamente tutti molto ansiosi di sapere che cosa dirà la Regina della pace domani nel messaggio a Marija. Non aspettiamoci chissà quali novità o rivelazioni, ci basti la sua presenza e il fatto che Lei venga ogni giorno sulla terra a pregare con noi.

Con la preghiera e il digiuno si possono fermare anche le guerre peggiori.

Quando la Madonna dice che “satana regna” si riferisce al fatto che proprio la governance internazionale è in una prospettiva che a satana piace molto perché si contendono il dominio, il potere, l’egemonia sul mondo. La Madonna conosce bene le follie umane.
Dio è sempre intervenuto nella storia della salvezza e con il suo popolo di persone umili e semplici che sanno pazientare, sopportare, pregare e amare, preparerà il suo futuro.

Raccomando a tutti di entrare in una prospettiva nuova, alla luce del fatto che durante la pandemia non ci siamo messi in allarme per quanto riguarda la nostra situazione esistenziale in rapporto a Dio. Ci siamo affidati alla scienza. Le preghiere sono state poche o nulle. Il mondo ha continuato la sua deriva sulla via dell’apostasia rifiutando la fede e la Croce.
Con l’incombere di questa calamità gravissima sul mondo, l’umanità rischia di distruggere se stessa in pochi minuti perché nei cuori c’è l’odio accecante e porta sempre a soluzioni inimmaginabili, come il ricorso all’uso di armi atomiche.
Nel tempo delle apparizioni a Medjugorje abbiamo rischiato due volte un’ecatombe nucleare non casuale, ma voluta. Nel 1984 e nel 1991. La Madonna è in grado di fermare una deriva che satana persegue in tutti i modi.

Pur comprendendo l’apprensione e il senso di angoscia umano che ci accomuna in questo  momento, vi esorto a non perdere di vista il punto di riferimento fondamentale dei nostri tempi, ovvero la presenza della Madonna e soprattutto le parole che lei stessa ci ha detto, cioè che con la preghiera e il digiuno possiamo fermare le guerre per quanto violente esse siano.

Facciamo nostre le parole del Santo Padre e le nostre intenzioni di preghiera siano di richiesta di Sua intercessione per la pace:
La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra.

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Dieci curiosità sul Beato Angelico

Posté par atempodiblog le 21 février 2022

Dieci curiosità sul Beato Angelico
Il pittore che dipingeva in ginocchio, pregava prima di dipingere e altre 8 curiosità
di Maria Paola Daud – Aleteia

Dieci curiosità sul Beato Angelico dans Fede, morale e teologia Madonna-delle-Ombre

L’artista e frate domenicano Guido di Pietro nacque a Vicchio (Firenze) nel 1395.

I manoscritti
Iniziò la sua carriera artistica realizzando manoscritti in testi religiosi come i messali.
Divenne presto un grande maestro nell’arte della miniatura, una disciplina rigorosa, che gli servì nelle sue opere successive.

Tre nomi diversi
Nel 1423 entrò tra i Domenicani del convento di Fiesole, e Guido di Pietro divenne fra’ Giovanni da Fiesole.
In seguito divenne noto come Beato Angelico, appellativo che gli venne dato dallo storico dell’arte Giorgio Vasari, che lo considerava “angelico” per la toccante religiosità di tutte le sue opere e per la sua umanità e umiltà.

Prima di dipingere pregava
Si dice che l’artista non dipingesse se prima non aveva pregato, e che non correggesse mai le sue opere. Era convinto che ogni pennellata avesse un’origine divina.

Il suo lavoro angelico
I suoi dipinti vennero infuenzati dal gotico internazionale, e inserì la prospettiva architettonica per collocare le immagini dando loro volume e profondità.
Univa l’estetica gotica a quella rinascimentale, utilizzando l’arte per diffondere il Vangelo.
La sua arte testimonia una vita trascorsa nella pienezza cristiana.

Da Firenze a Roma e in tutto il mondo
Nel corso della sua vita dipinse vari temi sacri: Annunciazione, scene della Passione, Vergini intronizzate e santi.
Realizzò i suoi dipinti a Firenze, ma gli vennero commissionati lavori anche a Orvieto, Perugia e Roma, dove venne chiamato da Papa Eugenio IV e poi da Papa Nicolò V, che gli fece dipingere la sua famosa cappella.
Molte delle sue opere si trovano anche al Museo del Prado di Madrid (Spagna).

Affreschi che dovevano ispirare
Nel convento di San Marco di Firenze, dipinse insieme al suo discepolo Benozzo Gozzoli 50 affreschi, la cui unica funzione era ispirare i monaci nella meditazione.

In ginocchio
Il Beato Angelico dipingeva in genere in ginocchio. La pittura era per lui un atto di devozione, e diceva: “Per dipingere le cose di Cristo si deve vivere con Cristo”.

Ispirò Leonardo da Vinci
Il suo messaggio artistico influì fortemente sul più grande pittore fiorentino del XV-XVI secolo, Sandro Botticelli, e su altri artisti come Domenico Veneziano, Piero della Francesca e perfino Leonardo da Vinci, per il suo uso innovativo del paesaggio e la composizione.

La sua tomba si trova a Roma
Il Beato Angelico morì a Roma nel 1455. Si trovava nella casa generalizia dei Domenicani, accanto alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva, dove oggi c’è la sua tomba.

Beato prima della beatificazione
Anche se veniva chiamato beato già dal XV secolo per il suo esempio di santità, è stato beatificato solo il 3 ottobre 1982 da San Giovanni Paolo II.

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L’amore ha un nome, è una persona: Cristo Gesù

Posté par atempodiblog le 14 février 2022

L’amore ha un nome, è una persona: Cristo Gesù
di don Antonello Iapicca

L'amore ha un nome, è una persona: Cristo Gesù dans Don Antonello Iapicca L-amore-ha-un-nome-di-don-Iapicca

Buon San Valentino a tutti! Perché no? C’è infatti Uno che è follemente innamorato di ciascuno di noi. Non ci regala cioccolatini, ma la sua vita, che è eterna. Basta riceverla, meglio se con l’entusiasmo di una ragazza innamorata, sognando un futuro meraviglioso con la persona amata. Allora dai, accogli il suo amore, e comincia a scartarlo e ad assaporarlo. Gusterai il dolce della misericordia, ma anche l’amaro della sofferenza, perché l’amore, qui sulla terra, o sale sulla Croce o è una finzione, passione e cuore palpitante, ma nulla di più.

Come accadde a Cirillo e Metodio che la Chiesa festeggia oggi. Avevano conosciuto e accolto l’amore di Dio fatto Parola di carne in Cristo. Se n’erano innamorati al punto che avrebbero voluto chiudersi in un monastero per goderne senza ostacoli e distrazioni. Ma per loro Dio aveva pensato qualcosa di diverso: apostoli inviati ad annunciare il Vangelo innanzitutto, e poi pastori di quanti avrebbero accolto lo stesso dono che aveva trasformato loro. Nella loro vita brillava il volto sollecito della Chiesa. Essa, infatti, “esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio” (Paolo VI). Il loro monastero divennero le terre slave sulle quali l’amore li spinse senza posa.

L’amore più grande, infatti, è annunciare l’amore, che ha un nome, è una persona, Cristo Gesù.

L’annuncio del Vangelo è sempre un’apparizione di Cristo risorto: ovunque giungano i suoi messaggeri, si rinnova il prodigio della sera di Pasqua: Pace a voi! Pace a questa casa. San Paolo scriveva agli Efesini che “Egli è venuto ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini”. Egli nei suoi apostoli, Egli nella sua Chiesa, “è venuto”, e “viene” ogni giorno, passando attraverso la porta sprangata dietro la quale si nasconde l’uomo deluso e sofferente di ogni tempo, che nega l’eterno facendo delle proprie vuote parole l’assoluto su cui fondare l’esistenza.

Come canta John Lennon in “Imagine”: Immagina che non esiste paradiso, è facile se provi. Nessun inferno sotto di noi, nient’altro che il cielo su di noi. Immagina tutta la gente vivere per l’oggi, immagina non ci sono patrie. Immagina tutta la gente vivere la vita in pace. E questa sarebbe la pace che desiderano gli uomini? Non è possibile, non è vero, perché l’inferno non è sotto di noi, ma accanto a noi, spesso anche in noi. Per questo Cristo è venuto ad annunciare la Pace quale testimonianza e caparra di quel Paradiso che Lennon invitava a negare come un’utopia malvagia.

Come gli esploratori inviati da Mosè nella Terra di Canaan tornarono con le primizie ivi raccolte, Gesù ha fatto ritorno dal Paradiso portando il suo frutto più squisito, la Pace che rompe ogni barriera tra gli uomini. La Pace che stringe nel perdono chi stava per divorziare, che fa accogliere il frutto del proprio grembo anche se malato, che ti fa entrare nel cancro e nella morte nella certezza che di là c’è davvero il Paradiso. Accogliere oggi il dono di Cristo è lasciare che questa Pace entri in noi per creare, come fecero Cirillo e Metodio, un alfabeto nuovo per tradurre in una lingua comprensibile a tutti, le parole e i gesti dell’amore. Così, ci troveremo come loro, agnelli in mezzo ai lupi, nelle città e nei luoghi dove Cristo “deve” venire, per annunciare la pace in mezzo alla guerra, il perdono che polverizza il rancore.

Che san Valentino ci aspetta fratelli… Altro che fiori e cioccolatini, potremo curare i malati senza speranza, perché è la nostra vita spogliata d’ogni sicurezza umana ma piena e felice in Cristo il dono che aspetta ogni persona promessa sposa di Cristo, il Regno di Dio che si fa vicino chiunque incontreremo.

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Freccia dans Viaggi & Vacanze Alcune tra le più belle dichiarazioni d’amore tra Dio e l’anima (di Aleteia)

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Perché gli eventi dei dieci segreti vengono rivelati tre giorni prima

Posté par atempodiblog le 1 février 2022

Il combattimento spirituale
Perché gli eventi dei dieci segreti vengono rivelati tre giorni prima

di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Perché gli eventi dei dieci segreti vengono rivelati tre giorni prima dans Apparizioni mariane e santuari Maria-a-Medjugorje-Radio-Maria

Gli eventi dei segreti di Medjugorje verranno annunciati tre giorni prima che accadono, specificando che cosa accade, dove accade e in che momento accade ( minuto, ora, durata dell’evento).

La Madonna ha chiesto a Mirjana di scegliere un Sacerdote che dia questo annuncio per ognuno dei dieci segreti. Il Sacerdote non dovrà fare altro che leggere, senza nulla omettere o aggiungere, quanto scritto sulla pergamena che la Madonna ha dato a Mirjana nella apparizione del Natale del 1982, giorno in cui le fu svelato il 10 segreto.

Su questa pergamena sono scritti, con una calligrafia particolare, i dieci segreti, dedicando ad ognuno poche righe. Nessuno è in grado di leggere questa pergamena se non Mirjana stessa e il Sacerdote che dovrà annunciare il segreto. Il Sacerdote incaricato sarà in grado di leggere solo il segreto indicato, ma non i successivi.

La pergamena verrà mostrata al Sacerdote una settimana prima dell’annuncio. Questa settimana sarà dedicata alla preghiera e al digiuno. L’annuncio dovrà essere dato tre giorni prima che accada l’evento.

Non vi è dubbio che un annuncio profetico che si realizza attira l’attenzione e nel medesimo tempo aumenta la credibilità delle apparizioni di Medjugorje. Man mano che gli annunci si mostrano veritieri tale credibilità aumenta.

In questo senso l’annuncio del terzo segreto che riguarda un segno (visibile, indistruttibile, durevole, che viene dal Signore) che comparirà improvvisamente sulla collina delle prima apparizioni, diverrà un evento scioccante dalla risonanza mondiale.

La Madonna non ha spiegato perché la rivelazione di ogni segreto viene fatta tre giorni prima. Però, parlando a Mirjana, ha detto di averle mostrato “cose terribili”. Ivan e la stessa Mirjana hanno affermato che i segreti riguardano il mondo e la Chiesa, con una sottolineatura per la Chiesa.

Questo porta a concludere che l’annuncio tre giorni prima ha un valore salvifico di grande importanza. Infatti in quei tre giorni le persone hanno il tempo per riflettere se credere o non credere e quali decisioni prendere.

Si tratta infatti di eventi localizzati, dei quali viene specificato il momento e la durata. Dalla decisione delle persone può dipendere la loro salvezza o la loro rovina. Per quanto Dio sia misericordioso non può salvarci se noi non crediamo.

Di qui l’importanza di arrivare a questi appuntamenti decisivi, per se stessi e per l’umanità, interiormente preparati dalla fede e dalla preghiera. Questi momenti arriveranno per quelli che credono e per quelli che non credono. Ci è stato offerto tutto il tempo necessario per prepararci. Ma questo tempo è sempre più breve.

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Un pio esercizio di memoria

Posté par atempodiblog le 16 janvier 2022

Un pio esercizio di memoria dans Don Giustino Maria Russolillo Preghiera-di-memoria

Vi suggerisco allora un esercizio, che ci può fare molto bene. Proviamo oggi a frugare tra i ricordi alla ricerca dei segni che il Signore ha compiuto nella mia vita. Ognuno dica: nella mia vita, quali segni il Signore ha compiuto? Quali accenni della sua presenza? Segni che ha fatto per mostrarci che ci ama; pensiamo a quel momento difficile in cui Dio mi ha fatto sperimentare il suo amore… E chiediamoci: con quali segni, discreti e premurosi, mi ha fatto sentire la sua tenerezza? Quando io ho sentito più vicino il Signore, quando ho sentito la sua tenerezza, la sua compassione? Ognuno di noi nella sua storia ha di questi momenti. Andiamo a cercare quei segni, facciamo memoria. Come ho scoperto la sua vicinanza? Come in me è rimasta nel cuore una grande gioia? Facciamo rivivere i momenti in cui abbiamo sperimentato la sua presenza e l’intercessione di Maria. Lei, la Madre, che come a Cana è sempre attenta, ci aiuti a fare tesoro dei segni di Dio nella nostra vita.

Papa Francesco (Angelus, Piazza San Pietro, 16 gennaio 2022)

Divisore dans San Francesco di Sales

Lo vuole il Signore un ricordo periodico, perpetuo delle grazie sue maggiori delle grazie sue maggiori fatte all’anima nel corso della vita!

L’ho compreso da molto tempo e non l’ho ancora eseguito! Non temere vanità, Memoria memor ero et tabescet in me anima mea – Ben se ne ricorda e si accascia dentro di me la mia anima.

Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

Divisore dans San Francesco di Sales

La preghiera di memoria

Si parla poco di una preghiera che è importante: la preghiera di memoria. Io ho imparato ad esercitarla leggendo i salmi perché molti salmi sono una preghiera di memoria, cioè ripercorrono tutto ciò che Dio ha fatto per il popolo di Israele e dicono “eterna è la Sua misericordia”. La preghiera di memoria deve essere praticata anche a livello personale, in che modo? Fissando nella memoria tutti gli eventi di grazia nella nostra vita e magari anche scriverli per non dimenticarli.

Questi momenti di grazia, ogni tanto vanno ripassati, tutti, uno per uno ringraziando Dio. Devono essere conservati nello scrigno del cuore per i momenti difficili, quando magari siamo nelle tenebre e pensiamo che Dio non ci aiuti più, che Dio ci abbia abbandonato, allora in questi casi si va a rivedere tutto ciò che Dio ha fatto e questo riaccende in noi la speranza. Fra questi momenti di grazia c’è quando abbiamo sperimentato la dolcezza di Dio, non dimenticare la delicatezza con la quale Dio si è avvicinato alla tua anima, senza tentare di condizionarla o di sottometterla, conserva il ricordo della tenerezza infinitamente più grande di qualsiasi padre o di qualsiasi madre, sappi che non troverai mai altrove qualcosa di simile, solo Dio sa amare, e quelli che amano lo fanno perché ricevono nel cuore l’amore di Dio. Egli si è avvicinato a te per riempire del Suo amore il tuo cuore, non vi è altra medicina che possa guarire la condizione umana di infelicità.

Caro amico gli uomini, anche i più buoni, giudicano e condannano, anche tu hai sempre fatto così, pronto a vedere la pagliuzza nell’occhio degli altri ma non la trave che ingombra il tuo. Temevi che anche Dio facesse lo stesso, ora scopri, con tua grande gioia che Dio è diverso. Gesù lascia che la donna peccatrice si accovacci dietro ai Suoi piedi e piangendo li bagni di lacrime, poi li asciuga con i suoi capelli, mentre Li ricopre di baci e Li cosparge di profumo, ma il fariseo che Gli sedeva accanto disse fra se “se Costui fosse un profeta, saprebbe di quale genere è la donna che Lo tocca”, Gesù, invece, sapeva bene chi era quella donna come sa chi sei tu, sei una  Sua creatura, creata per il Cielo ma precipitata nell’abisso. Egli è disceso fino in fondo nella nostra abiezione per riportarci alla luce, alla vita e alla speranza. Ora che hai scoperto l’esistenza di un tale amore non hai più nulla da cercare.

Padre Livio Fanzaga

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Una somiglianza che dice tutto

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2022

Una somiglianza che dice tutto

Una somiglianza che dice tutto dans Fede, morale e teologia Maria-e-Suo-Figlio

Marija ci ha detto quattro particolari che a me sembrano molto importanti: prima di tutto ha detto di che i capelli di Gesù sono né biondi né neri, a mezza strada, poi ha detto che gli occhi di Gesù sono azzurri come quelli di sua Madre. Sono particolari molto belli, molto interessanti. Ma a mio parere la cosa più bella che ha detto Marija è che i due si assomigliano molto, cioè il volto di Gesù bambino e quello di Sua Madre si assomigliano molto, tanto che la Madonna sembra il prolungamento di Gesù e Gesù sembra il prolungamento di Sua Madre. Questa è una cosa meravigliosa che ha detto Marija, che non so come dire… che dice tutto! Una somiglianza che dice tutto.

Poi la tenerezza con cui la Madonna tiene il Bambino, lo copre col velo, pur facendo vedere la faccina e gli occhi. Tutto questo quadro è circonvulso di una luce così luminosa e così meravigliosa che non si può descrivere, un quadro divino meraviglioso, estasiante. Si capisce perché Marija ho dovuto pressarla, lei è molto riservata quando racconta le sue apparizioni. Ma la cosa unica, a mio parere, è che Gesù Bambino ha dato la benedizione insieme con la Madre: “la benedizione che vi diamo”.

di Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Divisore dans San Francesco di Sales

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Freccia dans Viaggi & Vacanze Commento al messaggio del 25 Dicembre 2021 alla veggente Marija

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Vigila sull’inquinamento spirituale quotidiano

Posté par atempodiblog le 3 décembre 2021

Consigli per il cammino spirituale
Vigila sull’inquinamento spirituale quotidiano
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Vigila sull’inquinamento spirituale quotidiano dans Fede, morale e teologia Padre-Livio

Caro amico,
giustamente ci esortano a stare attenti al cibo che mangiamo, perché potrebbe farci male e persino rovinare la salute a lungo andare. Questo però non basta per stare bene, perché non siamo animali, ma abbiamo una dimensione spirituale che dobbiamo custodire. Abbiamo una mente da nutrire con la verità, un cuore da preservare dalle passioni, un libero arbitrio da allenare e da rendere capace di scegliere. Tutto questo richiede una disciplina e una vigilanza continue, perché sei circondato da messaggi che ti assediano giorno e notte e che, se non sei forte, prendono il sopravvento.

Devi fare attenzione a ciò che leggi, a ciò che senti, a ciò che vedi, alle persone che frequenti. Basta poco perché i veleni entrino e abbruttiscano la tua anima. La società è organizzata in modo da catturare le persone e non lascia nulla di intentato per attirare la loro attenzione e ottenere il loro consenso. Ognuno di noi è una preda che il mondo vuole sedurre e conquistare. Nell’oscurità sei pedinato dalle serpe astuta che attende il momento propizio per assestare il morso mortale.

Hai notato come il mondo è riuscito a cambiare l’anima dei nostro popoli, che erano cristiani ed evangelizzatori, ma che in poco tempo sono diventati dei pagani? Se vuoi preservare la tua vita dalla catastrofe spirituale, chiedi la grazia del discernimento, in modo che nel tuo intimo entri solo ciò che è vero. bello, buono e santo. Sarai una persona di luce in questo mondo di tenebre.

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Nella festa di Cristo Re/ Un Re dal cuore di carne

Posté par atempodiblog le 20 novembre 2021

Nella festa di Cristo Re/ Un Re dal cuore di carne
di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: OPUS DEI

Nella festa di Cristo Re/ Un Re dal cuore di carne dans Fede, morale e teologia Cristo-Re-dell-Universo

“Voi tutti, nel considerare la santa Umanità di Nostro Signore, sentite nelle vostre anime una gioia immensa: un Re dal cuore di carne, come il nostro, che pur essendo l’autore dell’universo e di ogni singola creatura, non impone il suo dominio con prepotenza, ma viene come un poverello a chiedere un po’ d’amore, mostrandoci, in silenzio, le sue mani piagate.
E’ Gesù che passa, 179

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Freccia dans Viaggi & Vacanze Nella festa di Cristo Re

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La recita del rosario dei sette dolori

Posté par atempodiblog le 6 novembre 2021

La recita del rosario dei sette dolori
di Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

“Io non vengo soltanto per Kibeho, non soltanto per la diocesi di Butare, non soltanto per il Rwanda, non soltanto per l’Africa, ma per il mondo intero. Questo mondo è sull’orlo di una catastrofe.
Meditate sulle sofferenze di Nostro Signore Gesù e sul profondo dolore di Sua Madre. Pregate il Rosario, specialmente i Misteri Dolorosi, per ricevere la grazia di pentirvi”. Nostra Signora di Kibeho (Rwanda)

La recita del rosario dei sette dolori dans Apparizioni mariane e santuari Kibeho

Cari amici,
il principale messaggio dato alle veggenti di Kibeho si riferisce alla recita del rosario dei sette dolori. Sette misteri composti ciascuno da sette Ave Maria in cui si considerano i sette dolori principali nella vita della Madonna. Lei la definisce la sua “preghiera preferita”.

L’ ingratitudine degli uomini ferisce il Cuore della Madonna e di suo Figlio, nostro Signore.

I sette dolori dell’Addolorata che compongono la Corona sono quelli che la Chiesa da sempre commemora nella Liturgia e nella pratica:

Primo dolore: Il vecchio Simeone annuncia a Maria che una spada di dolore le trapasserà l’anima;
Secondo: Maria fugge in Egitto con Gesù e Giuseppe;
Terzo: Lo smarrimento di Gesù;
Quarto: Maria incontra suo Figlio carico della Croce;
Quinto: Maria sta presso la Croce del Figlio;
Sesto: Maria riceve il corpo inanimato di suo Figlio;
Settimo: Maria si reca alla tomba di Gesù.

Le apparizioni di Kibeho iniziarono nel 1981, la Madonna si presenta come Madre del Verbo. Gli eventi durano otto anni, dal novembre 1981 sino a novembre 1989, lungo i quali la Madonna consegna i suoi messaggi a tre giovani ragazze: Nathalie (18 anni), Marie Claire (21 anni) e Alphonsine (16 anni).

Uno dei fatti più impressionanti sta in una visione che la Madonna mostra alle ragazze, il 15 agosto 1982. Fiumi di sangue, fuoco ardente, uomini che si uccidono a vicenda e una fossa enorme dove molte persone stanno per precipitare… le ragazze vedono tutto questo mentre Nyina wa Jambo appare loro piangente.

Questo messaggio della Madonna non è rivolto solo al Ruanda, ma all’umanità intera che continua ancora oggi.

“Il mondo va assai male”, dice la Madonna a Nathalie, una delle veggenti, il 15 agosto 1982, “se voi non fate nulla per pentirvi e per rinunciare ai vostri peccati, guai a voi!”. E poi: “Il mondo è in ribellione contro Dio, vi si commettono troppi peccati, non c’è più né amore né pace… Se voi non vi pentite e non convertite i vostri cuori, voi cadrete tutti in un baratro. Io voglio liberarvi dal baratro perché voi non vi cadiate, ma voi rifiutate”. “Verrà il tempo in cui voi desidererete pregare, pentirvi e obbedire, senza più la possibilità di farlo, a meno che non lo cominciate a fare subito adesso, pentendovi e facendo tutto quello che io attendo da voi”. A Kibeho la Madonna mette in guardia contro la perdita della fede e l’apostasia.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Corona dei 7 dolori di Maria Santissima chiesta dalla Madre del Verbo

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Anime del Purgatorio…

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2021

Anime del Purgatorio... dans Citazioni, frasi e pensieri san-padre-pio

Anime sante, anime del Purgatorio, pregate Iddio per me, ch’io Lo pregherò per voi, affinché vi doni presto la gloria del Paradiso”.

di San Pio da Pietrelcina

Divisore dans San Francesco di Sales

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Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena alle Sante Anime del Purgatorio

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Sant’Antonio Maria Claret e i “Quindici minuti con Gesù”

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2021

Sant’Antonio Maria Claret e i “Quindici minuti con Gesù”
Scrittore fecondo e molto devoto dell’Eucaristia, Antonio Maria Claret vedeva in Cristo un Amico, seppur divino. Nel suo dialogo “mistico” intitolato Quindici minuti con Gesù, emerge, in 11 domande, la grande confidenza del santo con il Signore e la fiducia nella Sua onnipotenza.
di Antonio Tarallo – La nuova Bussola Quotidiana

Sant’Antonio Maria Claret e i “Quindici minuti con Gesù” dans Fede, morale e teologia Sant-Antonio-Maria-Claret

“Spirito grande, sorto come per appianare i contrasti: poté essere umile di nascita e glorioso agli occhi del mondo; piccolo nella persona però di anima gigante; modesto nell’apparenza, ma capacissimo d’imporre rispetto anche ai grandi della terra; forte di carattere però con la soave dolcezza di chi sa dell’austerità e della penitenza; sempre alla presenza di Dio, anche in mezzo ad una prodigiosa attività esteriore; calunniato e ammirato, festeggiato e perseguitato. E tra tante meraviglie, quale luce soave che tutto illumina, la sua devozione alla Madre di Dio”. Sono parole di Pio XII al momento della canonizzazione, nel maggio 1950, di Antonio Maria Claret.

Come si comprende dalle parole di Pio XII, Antonio Maria Claret è un personaggio difficile da descrivere perché ha toccato, nella sua ricca vita sacerdotale, una molteplicità di aspetti che ne fanno un monumento della storia della Chiesa. Scrittore fecondo, mistico, devotissimo dell’Eucaristia e apostolo del Cuore di Maria.

Nell’Eucarestia sant’Antonio Maria Claret trova una culla dei suoi pensieri, delle sue preghiere, del suo sentimento verso i poveri e i sofferenti. La preghiera, mirabile strumento di dialogo continuo con Dio. Preghiera e scrittura, vivacità di pensiero e di azione. In lui si fondono i due elementi in un equilibrio del tutto particolare. L’azione è per lui delineata, soprattutto, in una parola: carità. Una carità del tutto paolina. Basterebbe ricordare il suo stemma episcopale che reca la frase “L’amore del Cristo ci spinge”, tratta dalla Seconda Lettera ai Corinti. Questa è la sintesi estrema della sua spiritualità profondamente apostolica. Lo scriverà bene nella sua Autobiografia: “Lo dico e lo ripeto: la virtù di cui ha maggiormente bisogno il missionario è l’amore. Il missionario deve amare Dio, Gesù Cristo, la Madonna e i fratelli. Mancando di amore, egli vanifica tutte le sue qualità; ma se l’amore informa la sua vita, il missionario ha tutto”. Dunque, al Cristo povero, mansueto e umile di cuore, saranno rivolti i suoi pensieri.

Chi vedeva in Cristo, sant’Antonio Maria Claret? Chi era, per lui, il Figlio dell’Uomo? Alla domanda si potrebbe rispondere con un solo termine, profondo, che reca in sé una diversità di sentimenti di non poco conto: Cristo è, per il santo, un Amico. Con la “A” maiuscola, s’intende. Con Lui parla, con Lui prega, con Lui si interroga e Lo interroga sulla sua missione apostolica. È bello questo rapporto perché rende Cristo – seppur Re dei re, seppur di natura divina, come direbbe sempre il suo amato Paolo di Tarso – profondamente umano. E, allora, leggere la sua preghiera-dialogo dal titolo Quindici minuti con Cristo non ci scandalizza per la sua confidenzialità con il Re Gesù.

Il tono che usa il santo per scrivere questo dialogo “mistico” (così potrebbe essere definito) ci dà l’indice dell’intero testo. Già l’incipit ci dice tutto: “Non è necessario, figlio mio, sapere molto per farmi piacere. Basta che tu abbia fede e che ami con fervore. Se vuoi farmi piacere ancora di più, confida in me di più, se vuoi farmi piacere immensamente, confida in me immensamente. Allora parlami come parleresti con il più intimo dei tuoi amici, come parleresti con tua madre o tuo fratello”. Ciò che Gesù chiede è semplice: amarlo. E avere fede in Lui. Come è possibile notare, il tema dell’Amore ritorna in questo scritto così profondo, ma di una semplicità assoluta, disarmante. Ricambiare Cristo con l’Amore per ciò che ci dona – che poi non può che non essere Amore – è fondamentale per instaurare un rapporto dialogico con Lui. Questo ci insegna sant’Antonio Maria Claret.

Il testo è suddiviso in undici domande che Cristo pone al fedele in preghiera. È un fedele che non appartiene solo al tempo di ieri, ma anche a quello di oggi. Ma non solo. Il tempo non è definito, perché potrebbe essere benissimo il fedele di domani. Cristo è padrone del tempo, quindi, qualsiasi persona può ritrovarsi in quelle domande che Gesù pone in grande semplicità. Sono domande che stanno ad indicare la sua attenzione per ogni nostra necessità o richiesta. È possibile suddividere questo libretto in undici paragrafi, corrispondenti alle undici domande che Gesù pone: “Vuoi farmi la supplica in favore di qualcuno? E per te hai bisogno di qualche cosa? Per te hai bisogno di qualche grazia? E per oggi che ti occorre? Hai adesso fra le mani qualche progetto? Cosa posso fare per i tuoi amici? E per i tuoi genitori? C’è qualche familiare che ha bisogno di qualche favore? E per me? Sei forse triste o di malumore? Vuoi raccontarmi di qualche gioia?”.

Sono domande di un amico sincero che ascolta chi gli si pone davanti con cuore altrettanto sincero. Il dialogo – in cui le risposte sono silenti nel nostro animo – è schietto e anche molto pragmatico, se vogliamo. Cristo ci pone domande ben specifiche. E aspetta da noi una risposta precisa. Ma soprattutto ci chiede di parlare a Lui, come se il dialogo fosse tra il più intimo dei nostri amici, con nostra madre o con nostro fratello. E dopo aver parlato con Lui, allora è possibile “ritornare alle proprie occupazioni”. Il congedo di Cristo che sant’Antonio Maria Claret descrive è sublime: “Ma non dimenticare questi quindici minuti di gradevole conversazione che abbiamo avuto qui nella solitudine del santuario. Conserva più che puoi il silenzio, la modestia e la carità con il prossimo. Ama mia Madre, che è anche Madre tua. Ricorda che essere buon devoto della Vergine Maria è segno di sicura salvezza”.

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Nostra Signora del Pilar. Quel solido pilastro nel cuore della Spagna

Posté par atempodiblog le 11 octobre 2021

Nostra Signora del Pilar. Quel solido pilastro nel cuore della Spagna
di Matteo Liut – Avvenire

Nostra Signora del Pilar. Quel solido pilastro nel cuore della Spagna dans Apparizioni mariane e santuari Pilar

La tradizione vuole che quello della Vergine del Pilar sia il Santuario più antico della Spagna, tanto che la devozione mariana legata a questo luogo è sentita come parte integrante dell’identità spagnola in tutto il mondo. A costruire a Saragozza la prima cappella dedicata a Maria sarebbe stato san Giacomo il Maggiore, che volle rendere grazie alla Madre di Dio apparsagli in quel luogo su un pilastro («pilar» in spagnolo) per sostenerlo davanti alle delusioni per i scarsi risultati nella sua opera di evangelizzazione. Storicamente è accertata la presenza della chiesa mariana prima dell’invasione araba del 711. Di certo la Madonna del Pilar ha accompagnato la storia della Spagna ed è cresciuta nel cuore dei fedeli anche grazie ad alcuni segni prodigiosi. Il suo messaggio è chiaro: la fede è un pilastro saldo che non teme i nostri insuccessi.

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Il Santuario dell’“Aparecida”, cuore mariano del Brasile

Posté par atempodiblog le 11 octobre 2021

Il Santuario dell’“Aparecida”, cuore mariano del Brasile
di Bruno Simonetto – Madre di Dio

Il Santuario dell’“Aparecida”, cuore mariano del Brasile dans Apparizioni mariane e santuari Aparecida
12 ottobre: memoria liturgica di Nostra Signora Aparecida

Il Santuario dell’Aparecidanel Nord dello Stato di São Paulo, è il centro spirituale del Brasile, dove si dice che la Madonna è nera per restare accanto ai poveri e agli oppressi, come anche in questo grande Paese dell’America Latina sono molto spesso i neri. Ma eccone la storia.

Si tramanda che un gruppo di pescatori gettarono le reti per la pesca, le gettarono tutta la notte nel fiume Paranaba, nei pressi di Guaratinguetá, ma quella notte niente pesci. Delusi, quasi tutti ormeggiarono le loro imbarcazioni, tranne tre di loro, più ostinati, che vollero prendere di nuovo il largo in cerca di pesci. Ma inutilmente.

Era la prima volta che il fiume negava loro da mangiare, il rio Paranaíba che, a quei tempi, era il principale, se non l’unico, sostegno economico per la gente del posto. Proprio quando si presentava una giornata di vendita proficua poiché il Governatore della regione aveva organizzato un banchetto. I pescatori perciò non si arresero. Nelle prime ore dell’alba uno di loro, di nome João Alves, tirò dalla rete una minuscola statua di terracotta, decapitata. Una “pesca” inaspettata e alquanto singolare.

João l’avvolse nella sua camicia, adagiandola in un angolo della barca. Gettò ancora le reti, e questa volta emerse dalle acque una piccola palla di creta: era la testa della piccola statua di argilla nera, che rappresentava una figura di donna. A questo punto un senso di stupore colse i tre pescatori che gettarono nuovamente le reti. E lo stupore fu ancora più grande quando a fatica tirarono su le reti vedendovi impigliati un gran numero di pesci, e per di più anche di ottima qualità.

La pesca fu talmente abbondante che a stento la barca si manteneva in equilibrio sulle acque. Era il 17 ottobre 1717. I pescatori, prima di andare al mercato, pensarono di lasciare la statua rinvenuta nel fiume nelle mani di Silvana, la moglie di João, che subito ne incollò la testa al corpo e la tenne con sé per circa dieci anni.

Tutti i giorni la famiglia di João Alves, alla fine del lavoro, recitava insieme il rosario davanti alla prodigiosa statua. Nel 1726 questa venne affidata ai figli Atanasio e Pedroso che la deposero in una piccola nicchia di legno, e subito cominciarono i miracoli, e con i miracoli la storia della devozione alla Madonna Aparecida, che nel corso di quasi tre secoli ha conquistato i cuori di milioni e milioni di latino-americani.

Subito dopo la “pesca miracolosa” di quel lontano ottobre 1717, fu la gente semplice, incolta, ma con una fede profonda, a ricevere per prima dei grandi miracoli. Si racconta, fra gli altri, di uno schiavo di nome Zaccaria che viveva in una piantagione di caffè e, non riuscendo più a sopportare la ferocia dei suoi padroni, era scappato verso la città di São Paulo.

Il responsabile degli schiavi gli aveva dato la caccia, e alla fine lo aveva trovato in un bosco. Gli aveva messo alle mani e ai piedi delle catene pesanti sette chili e lo aveva trascinato per la strada. Sennonché, passando davanti alla cappella della Madonna Aparecida lo schiavo aveva implorato con tutto il cuore il suo aiuto e subito si erano aperte le catene che portava alle mani e ai piedi. Di fronte a tale fatto il suo aguzzino lo lasciò andare. Ecco perché la tradizione dice che la Madonna è nera: perché vuole essere accanto ai poveri e agli oppressi; e a quel tempo gli oppressi erano i neri.

La festa dell’Aparecida, il 12 ottobre, è festa nazionale
La Vergine Apparsa, come indica il nome stesso Aparecida, è la patrona di tutto il Brasile. La sua festa, il 12 ottobre, è proclamata festa nazionale. E il suo Santuario è, dopo Guadalupe, il Santuario mariano più frequentato di tutta l’America Latina, con i suoi dieci milioni circa di visitatori ogni anno.

Dal primitivo e grezzo oratorio, l’“altare di legno” di cui si parla nei documenti più antichi, alla cappella che lo sostituì e, con le successive aggiunte, fino all’antica Basilica eretta alla fine del XIX secolo e quindi alla costruzione di un tempio più grande e più adeguato, per rispondere alle esigenze dei pellegrini sempre più numerosi, che poté vedere la luce dopo anni di incessante lavoro e fu consacrato il 4 luglio 1980 da Giovanni Paolo II, la storia di questo Santuario rappresenta l’opera di fede dell’intero popolo brasiliano e il suo singolare amore alla Santissima Vergine.

Fu in tale circostanza che il venerabile Giovanni Paolo II affidò alla Madonna Aparecida la cura dell’intero popolo brasiliano, osservando che, un po’ di tempo prima, per un increscioso incidente, aveva saputo che la piccola statua della Madonna si era rotta in tanti pezzi. «Mi dicono – soggiunse allora il Papa – che tra tanti frammenti furono trovate intatte le due mani della Vergine, unite in preghiera. Ciò è come un simbolo: le mani giunte di Maria, in mezzo alle rovine, sono un invito ai suoi figli a dare spazio nella loro vita alla preghiera e all’ascolto di Dio, senza il quale tutto il resto perde senso e valore».

A maggio e ad ottobre in tutto il Paese si organizzano in continuazione numerosi pellegrinaggi ai santuari mariani: nel Brasile del Sud la meta preferita è appunto Nossa Senhora Aparecida, mentre al Nord, a Belém, si accorre a quello di Nossa Senhora de Nazareth.

Tradizionali poi nei mesi mariani sono un po’ ovunque le processioni in forma di Peregrinatio Mariae, in cui l’immagine della Vergine passa di casa in casa e, attorno ad altarini festosamente addobbati, la famiglia si raccoglie ogni sera, con parenti e vicini, per la recita del rosario. Alla fine del mese la processione termina in parrocchia con l’incoronazione della statua: un gesto di devozione che il popolo fa a Maria, riconoscendola regina; e sono proprio i bambini della prima Comunione, aiutati dalle loro catechiste, a preparare solitamente quest’omaggio alla Mamaezinha, alla Mammina.

La Basilica di Nossa Senhora Aparecida è lunga 173 metri e larga 168, è a forma di croce e può contenere fino a 45.000 persone. I mattoni forati di terracotta, dalla suggestiva forma di fiori, nella struttura architettonica costituiscono le finestre e sono tanti spazi di luce filtrata dall’esterno che invitano il pellegrino al raccoglimento interiore e alla preghiera silenziosa a Dio e alla Vergine. Questi può addirittura contemplare, da qualsiasi punto della chiesa egli si trovi, la statua nera di terracotta della Madonna Aparecida, del peso di circa tre chili e lunga 30 cm, al cui rinvenimento miracoloso è legata la storia di questo venerato Santuario.

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Siamo nati e non moriremo mai più

Posté par atempodiblog le 13 août 2021

La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Siamo nati e non moriremo mai più
di don Luigi Maria Epicoco – L’Osservatore Romano

Siamo nati e non moriremo mai più dans Chiara Corbella Petrillo Maria-assunta-in-Cielo

C’è così tanta luce nella festa dell’Assunzione di Maria al cielo, che si fa fatica a tenere gli occhi aperti. È la fatica che si prova davanti al Mistero che non riusciamo mai ad addomesticare fino in fondo nella formula giusta, nella teologia più capiente. Per quanto ci sforziamo di dare voce e corpo ai dogmi cristiani (e tra di essi anche quelli che si riferiscono specificamente a Maria), l’unica cosa che rimane è riuscire ad intravedere qualcosa di quel Mistero in una immensa luce. Ecco perché potremmo dire che la festa dell’Assunzione di Maria al cielo è una di quelle feste che evangelizzano lo sguardo. È verso l’alto che dobbiamo guardare. «Siamo nati e non moriremo mai più», scrisse quella straordinaria donna di nome Chiara Corbella che ci ha lasciato una bellissima testimonianza di donna, di moglie, di madre, di amica. Perché la morte è solo quella direzione di cielo che prendiamo con una rincorsa un po’ misteriosa e un po’ carica di paura. Maria che varca il cielo ci ricorda che quello è il nostro destino, cioè quella è la nostra destinazione. Ed è per questo che Maria è per ciascuno di noi “segno sicuro di speranza”, perché guardando Lei capiamo un po’ che fine faremo anche noi.

La liturgia che accompagna la festa di oggi ci fa leggere un brano dell’evangelista Luca in cui si racconta l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta (Lc 1, 39-56). È un incontro in cui l’effetto collaterale si chiama gioia: «Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo», dice Elisabetta, e Maria risponde: «L’anima mia magnifica il Signore». Il segno distintivo che siamo fatti per il cielo lo si vede dalla gioia che proviamo e che portiamo. Un cristiano o è un portatore di gioia o non è cristiano. Ma non la gioia dei sorrisi, ma la gioia di sapersi amati definitivamente. È la gioia di chi riesce a vedere che Dio rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili. Dà conoscenza agli umili e confonde le idee ai superbi. Provvede a chi si riconosce povero e lascia a bocca asciutta coloro che pensano di bastare a se stessi. La festa di oggi quindi, come una seconda Pasqua tutta mariana, accende una luce di speranza sul nostro destino. Questa luce però non è solo una luce che ci parla del dopo, ma è una luce che ci parla del qui ed ora. Infatti è proprio pensando a Maria che tutta la nostra vita di adesso assume una profondità nuova. Ha ragione quindi Dante a dire di Maria: «Sei di speranza fontana vivace».

Un ultimo aspetto riguarda lo “scandalo del corpo”. Fintanto che penseremo alla fede e alla vita spirituale come qualcosa che tocca solo la nostra anima, un nostro principio spirituale, interiore, non ci discosteremo di molto dalle altre esperienze religiose. Ma la fede cristiana è fede nel “corpo del Risorto”, è fede nella risurrezione della carne. Il fatto che Maria sia in cielo non solo con la sua anima, ma con il suo corpo, ci interroga profondamente sulla nostra fede nella risurrezione. Il cristianesimo poggia o cade proprio su questo: sullo scandalo del nostro corpo che non è, come diceva Platone, «la tomba dell’anima», ma bensì «tempio dello Spirito Santo» (1 Cor 6, 13), anch’esso, quindi, in attesa di redenzione. Potremmo quindi aggiungere che oggi è la festa della riconciliazione con il nostro corpo.

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Perché le cose più buone ce le hanno i monaci?

Posté par atempodiblog le 4 avril 2021

Una riflessione di don Luigi Maria Epicoco
Perché le cose più buone ce le hanno i monaci?
“La miglior cioccolata, la miglior birra, i migliori liquori, i migliori infusi, i migliori manufatti? Perché chi è allenato alla presenza del Signore, a servirlo perché lo riconosce in qualcosa di sacro, comprende che il profano è ugualmente sacro e per questo fa tutto con amore”. (don Luigi Maria Epicoco)
Fonte: Pane e focolare

Perché le cose più buone ce le hanno i monaci? dans Articoli di Giornali e News Monaco-ghiottone

Cari amici del blog, prima che scoppiasse la pandemia avevo dei bellissimi progetti che stavano prendendo il volo, nei quali mettevo tutto il mio entusiasmo. Poi è andata come sappiamo e ho dovuto mettere tutto momentaneamente nel cassetto. Ma quando questa emergenza finirà, tutto ripartirà e quegli eventi saranno realizzati con la soddisfazione di poterci rivedere e riabbracciare.

Nel frattempo non sto con le mani in mano, ho scritto un saggio per un libro di prossima uscita (spero al più presto di darvi notizie in proposito), posso trovare gioia e soddisfazione nell’aggiornare il mio blog e approfondire i temi che mi stanno a cuore. Sono molto compiaciuta quando, leggendo qua e là, trovo in libri autorevoli la conferma di tutto quanto vi sto raccontando ormai da molti anni. Sono volumi che magari parlano di tutt’altro ma poi dedicano un passo al tema del cibo e al suo simbolismo, alla cultura della tavola, al valore dei prodotti monastici, all’importanza della bellezza nelle piccole cose quotidiane. Proprio a questo proposito, vi presento un brano tratto dal libro di don Luigi Maria Epicoco: Sale, non miele. Per una fede che brucia (Ed. San Paolo). Ve lo suggerisco come piccola meditazione in vista della Settimana Santa, mentre stiamo pensando alla tavola di Pasqua.

«Perché le cose più buone ce le hanno i monaci? La miglior cioccolata, la miglior birra, i migliori liquori, i migliori infusi, i migliori manufatti? Perché chi è allenato alla presenza del Signore, a servirlo perché lo riconosce in qualcosa di sacro, comprende che il profano è ugualmente sacro e per questo fa tutto con amore, con cura, con dedizione, con passione, con totalità, con gusto, perché riesce ad avere cura di una cosa che normalmente consideriamo banale, rallentando, gustando, mettendoci tutto sé stesso. Ecco, quando si riesce a fare questo, si tira fuori la sacralità del resto della creazione, di una pietra, di una pianta, di un posto, di un libro. Realtà che normalmente sono profane, ma che quando sono amate, lavorate e vissute da chi è allenato a riconoscere la presenza del Signore, vengono tutte trasfigurate da questa Presenza.

S’intende che noi non crediamo che un tavolo contenga Dio, non siamo panteisti. Ma crediamo che questo tavolo è un pretesto per amare Dio. Qui non c’è Dio, ma uso questo tavolo come pretesto per dire a Dio: «Ti amo». Ecco perché lo vivo bene, lo faccio bene, lo curo bene, lo pulisco bene, ne ho cura. Non riconosco nessuna divinità nelle cose ma capisco che ogni cosa è pretesto per amarLo

N.B. Don Luigi Maria Epicoco, nato a Mesagne, in Puglia, nel 1980, è stato ordinato sacerdote a L’Aquila nel 2005. Insegna filosofia alla Pontificia Università Lateranense e all’ISSR “Fides et Ratio” a L’Aquila. Si dedica alla predicazione per la formazione di laici e religiosi e ha al suo attivo diversi volumi di carattere filosofico, teologico e spirituale.

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